Ai 300 metri Van der Poel aveva già vinto. Bettini spiega

26.03.2025
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«La Sanremo è stata bella – dice Bettini – perché finalmente abbiamo visto, su un percorso sicuramente non perfetto per le sue qualità, che il numero uno del ciclismo attuale si può battere. Ci portiamo a casa questa sensazione. La parte veramente emozionante, parlo da italiano, è stato vedere Ganna che non è saltato di testa. Si è staccato due/tre volte. A ogni azione andava in difficoltà, ma con la testa era già all’arrivo, nel senso che sapeva quello che doveva fare. Peccato che non sia abituato a trovarsi troppo spesso in una volata del genere, credo che questa contro Van der Poel sia stata la prima volta…».

Paolo Bettini è in giro per l’Italia con la compagna Marianella Bargilli, lavorando dietro le quinte del Giro d’Italia. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Per il quarto anno consecutivo, RCS Sport sta realizzando i video di Giro Express, in cui si raccontano le località toccate dalla corsa rosa. Sono già stati in Albania, martedì quando ci siamo sentiti erano a Roma. Il viaggio dura 45 giorni e così il finale della Sanremo, Paolo l’ha visto nel cellulare durante uno degli spostamenti. E noi non potevamo esimerci dall’interpellarlo. Un po’ perché anche lui nel 2003 vinse la Sanremo con una volata a tre, anche se uno degli altri due era il suo amico e luogotenente Paolini. E un po’ perché la sua lettura di uno sprint come quello di via Roma è di quelle che ti lasciano senza dubbi, perché ti porta nella mente dei tre protagonisti.

Ganna non molla e rientra ancora, Van der Poel se ne accorge
Ganna non molla e rientra ancora, Van der Poel se ne accorge
Si diceva di Ganna e la volata.

Si vede che era la prima di un certo livello. Magari il risultato non cambiava, però parla uno che s’inventava l’impossibile per battere gli avversari più forti. So che ho perso, per cui mi dimentico di avere Pogacar a ruota e Van Der Poel da solo dalla parte della strada non ce lo mando neanche morto. Piuttosto gli entro in tasca. La volata affiancato a Van der Poel, uno a destra e uno a sinistra, non si fa.

Perché?

Prendiamo vento tutti e due, ma io ho speso di più perché sono rientrato già tre volte. E parto a fare la volata con te che sei più forte di me, col vento in faccia e via Roma che un po’ tira all’insu? Neanche morto, ma un Ganna così forte lo giustifichiamo, gli diamo una grandissima giustificazione come si faceva a scuola. Perché ha fatto un numero solo ad essere lì con i due fenomeni attuali del ciclismo. Possiamo dire che Ganna c’è e ci apprestiamo a un mese di aprile molto interessante, perché un Ganna così alla Roubaix me lo voglio proprio gustare.

Van der Poel parte in anticipo, Ganna deve spostarsi: il gap è incolmabile
Van der Poel parte in anticipo, Ganna deve spostarsi: il gap è incolmabile
E’ Ganna che ha sbagliato o è stato più furbo Van der Poel a partire così lungo?

Vi spiego la psicologia di una volata così. Van der Poel è il più forte, però si trova in testa, quindi nella posizione sbagliata. E’ anche giusto, perché è il più veloce e gli avversari lo hanno fregato. Ganna che è rientrato va a cercare proprio lui e si trova nella posizione migliore. E Van Der Poel cosa fa? Si sposta tutta a destra, guardandoli, come per dire: che si fa? E loro lo lasciano fare. Ganna non l’ha seguito, Pogacar è stato a ruota di Ganna e Van Der Poel si è trovato solo.

Cosa poteva fare Ganna?

Guardate, via Roma, quando è tutta pulita dalle macchine e transennata a destra e a sinistra, è larga quasi 9 metri. Se sono Ganna e siamo pari – ma non lo erano perché Van der Poel era leggermente più avanti – per compensare e venire a cercarti, posso fare la mia volata, sapendo di avere Pogacar a ruota. Oppure parto lungo, però Van der Poel mi vede dato che siamo paralleli. Ma lui è più veloce e mi batte. E sicuramente mi salta anche Pogacar. Se non gli sto a ruota da subito, ho perso la volata.

Non c’è più spazio per chiudere, Ganna ha lasciato troppo spazio. Pogacar è sfinito
Non c’è più spazio per chiudere, Ganna ha lasciato troppo spazio. Pogacar è sfinito
Infatti Van der Poel ha anticipato tutti…

E’ il più veloce e ha fatto quello che non nessuno si aspettava: finché ci pensi, io ti anticipo e poi vienimi a prendere se sei capace…. Mathieu è molto più esplosivo, quando è partito gli ha preso 3 metri e come fai a chiudere? Anche perché non è uno qualunque, è il più forte della volata, non lo rimonti più. E poi un’altra cosa: quante volate di questo tipo, vinte e perse, ha fatto Van der Poel? E quante volate di quel tipo, vinte e perse, ha fatto Ganna? Secondo me era la prima vera volata che si trovava a gestire.

Invece Pogacar?

Ha fatto il tutto per tutto per staccarli e ha speso anche tanto. E’ veloce, ma non ai livelli di Van der Poel. In più si è un po’ perso nella volata, come quando perse il primo Fiandre sempre con Van der Poel, ma perché non è un velocista. Non ha l’occhio per gestire due avversari in una volata di quel tipo, un po’ come Ganna, forse qualcosina di più.

Il 22 marzo 2003, Paolo Bettini conquista la Milano-Sanremo su Celestino e il compagno Paolini
Il 22 marzo 2003, Paolo Bettini conquista la Milano-Sanremo su Celestino e il compagno Paolini
La tua volata del 2003 fu diversa, non ci fu rallentamento, ma uno degli altri due era Paolini…

Fu completamente diversa. Non avevo con me un gregario, ma l’altro capitano che ha gestito tutto. E’ stato facile, tra virgolette. Giù dal Poggio e toccata l’Aurelia, Paolini non mollò un metro. Nelle ultime due curve entrammo a tutta e il Gerva non smise mai di tirare. Tenne l’andatura a 50 all’ora finché io non partii con la volata.

Si può dire che per Ganna sia stata una grande esperienza?

Enorme, come lo sarebbe andare al Fiandre e prendere le misure al percorso e agli avversari. Vedrete che se l’anno prossimo arriva in via Roma allo stesso modo, chiunque si sposti dall’altro lato della strada, lui lo segue. Abbiamo un Ganna di tutto rispetto, per cui gli perdoniamo quella volata e lo aspettiamo alla Roubaix.

Dal video alla realtà. I piani sulla Cipressa in casa UAE

26.03.2025
5 min
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E’ impossibile non parlare ancora di Milano-Sanremo, vista l’edizione superba alla quale abbiamo assistito. E se questa è stata così memorabile, il merito è quasi del tutto di Tadej Pogacar, cosa che ha sottolineato anche Van der Poel, poi vincitore in via Roma. Il campione del mondo ha attaccato sulla Cipressa e lo ha fatto con una violenza inaudita. Un attacco frutto non solo di gambe e fantasia, ma anche di un piano ben progettato.

E torniamo proprio a quel momento, grazie alla UAE Emirates. La squadra di Pogacar, infatti, ha pubblicato un video (appena in basso) davvero coinvolgente: il retroscena della Sanremo visto dall’interno del team.

In particolare, vogliamo soffermarci su quanto accaduto nella riunione pre-gara, che nel video va dal minuto 2’15” al minuto 4’56”. Parlano i protagonisti. E allora facciamo un parallelo tra quanto detto in riunione e quanto accaduto nella realtà.

Cipressa in vista

Partiamo dalle parole del direttore sportivo Andrej Hauptman. «La corsa misura 239 chilometri con un dislivello di 2.000 metri. Non è la gara più difficile, ma il finale sarà sicuramente duro. Almeno questo è il nostro obiettivo. Dobbiamo risparmiare energie, arrivare freschi fino ai Capi, ma non dobbiamo spendere tanto per stare davanti e poi arrivare così (col dito sotto al mento, come a dire “col collo tirato”) all’imbocco della Cipressa».

E così è andata. Sino ai Capi, la UAE Emirates quasi non si è vista. Tanto è vero che Dillier, di cui abbiamo parlato, si è sciroppato oltre 220 chilometri d’inseguimento individuale (o quasi) per contenere il ritardo della fuga entro i 5’.

Ancora Hauptman: «La Cipressa sarà il nostro punto principale domani: 5,6 chilometri a una media del 4,4 per cento. Il primo chilometro e mezzo non è così facile, ma è comunque “facile” al 5 per cento. Non dobbiamo pensare a cosa faranno gli altri. La Cipressa va presa “a fuoco”, in avanti. E quando il tutto si farà molto difficile, Tadej andrà».

Ancora una volta, quel che è stato detto in riunione ha corrisposto con la realtà.

Pogacar spiega a Del Toro come e quando entrare in scena sulla Cipressa. Spiegazione perfetta, ma il messicano ha mancato l’appuntamento
Pogacar spiega a Del Toro come e quando entrare in scena sulla Cipressa. Spiegazione perfetta, ma il messicano ha mancato l’appuntamento

Pogacar sale in cattedra

Sul grande schermo all’interno del bus, dopo i dati generali della corsa, appare la planimetria della Cipressa. Importantissima per incrociare segmenti, curve e pendenze. A questo punto, sale in cattedra proprio sua maestà Pogacar. E lo fa con la spontaneità di chi è leader per natura.

«Questo – indica Pogacar rivolgendosi a Del Toro – è il momento perfetto. Siamo a 2 chilometri, ma ne resta uno ancora di salita e uno e mezzo di falsopiano. Qui (punto 1 nella mappa in basso, ndr) devi già essere avanti prima e questa è la parte difficile fino a qui».

La planimetria della Cipressa e i punti nevralgici indicati da Pogacar
La planimetria della Cipressa e i punti nevralgici indicati da Pogacar

In questo segmento, però, la riunione non ha combaciato con la realtà. Questo lavoro infatti non è stato svolto da Del Toro, ma da Narvaez. Nella foto di apertura si nota l’esatto momento in cui l’ecuadoriano si sposta e scatta Pogacar. Nel post-gara, Gianetti ci aveva spiegato che Del Toro era rimasto dietro all’imbocco della Cipressa. Come dicevano in riunione, infatti, non sarebbe stato facile presentarsi freschi in quel punto.

«Io – riprende Pogacar – qui (punto 1, ndr) sarò ancora a ruota. Questa parte è più facile (punto 2, ndr). In questa curva (punto 3, ndr) fai un respiro profondo, Isaac, e fuori da questa curva fai 25” secondi a tutta, “full gas”. Qui (4a, ndr) o qui (4b ndr) scatto io. Cercherò di partire stretto, dopo la curva a destra. In quel punto se prendi 5”, il gruppo non ti vede».

E Tadej è scattato esattamente in quel pezzetto di strada (4a), dopo la curva. Pazzesco! Pogacar dice anche dove respirare profondo, come e quanto deve durare il lancio del suo attacco. E’ evidente che, dopo i sopralluoghi, hanno incrociato i valori degli atleti e i tempi degli attacchi.

Il forcing mostruoso di Wellens sulla Cipressa, seguito dopo 2 chilometri da quello di Narvaez
Il forcing mostruoso di Wellens sulla Cipressa, seguito dopo 2 chilometri da quello di Narvaez

I rischi di Wellens

Spiegata, almeno per quel che si vede nel video, la Cipressa, la riunione prosegue. Stavolta a parlare è Tim Wellens, altra punta e soprattutto uno degli atleti più esperti in casa UAE Emirates. Questo il senso delle sue parole.

«Per ricapitolare all’inizio non lasciamo tracce, non ci facciamo vedere. Se in fuga ci sono fino a 10 ragazzi non è la fine del mondo. Al limite bluffiamo e vediamo cosa succede. Sul Turchino stiamo davanti solo se è freddo o piove. Se è asciutto rilassiamoci. Prendiamo il rischio di arrivare davanti solo da Alassio (poco prima di Capo Mele, ndr). Lì ci saranno delle cadute, la corsa è nervosa, ma prendiamoci il rischio comunque di non spendere. Io credo sia meglio: magari perdiamo un ragazzo per niente».

Anche le parole di Wellens hanno trovato riscontro nella realtà. La UAE Emirates infatti si è affacciata davanti solo in prossimità dei Capi. E lì è entrato in scena proprio Wellens che ha dato una “trenata” pazzesca sulla Cipressa, riducendo il gruppo a una trentina di unità, prima dell’affondo di Narvaez e dello scatto di Pogacar.

Il video della riunione si conclude con una voce, forse quella di Hauptman, che dice: «Questo è il piano, facciamolo! A domani». Il tutto accompagnato da applausi di incoraggiamento.

Malgrado la sconfitta, un capolavoro di Pogacar

24.03.2025
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La Milano-Sanremo di Van der Poel, Ganna e Pogacar ha battuto diversi record. E’ caduto quello della Cipressa, stabilito nel 2001 da Casagrande in 9’36”. Pogacar l’ha abbassato a 8’57” (media di 37,100) lanciato da gregari che con altre maglie sarebbero capitani. E’ arrivato il record di ascolti, con un 20 per cento di share e 2,2 milioni di spettatori come picco massimo, che hanno permesso a Rai 2 di essere il primo canale. E soprattutto è cambiato il destino di una corsa che sembrava votata alla noia e piccoli sbalzi di umore ed è invece esplosa come una polveriera. Merito di Pogacar: senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile.

Se ne è ragionato con Michele Bartoli, un altro che tentò di disintegrare la corsa sulla Cipressa assieme a Pantani, ma fu poi risucchiato sul Poggio. Si è parlato di campioni e grandi assenti. Del loro livello e delle scelte di rivali che evitano il confronto con precisione scientifica.

«La Sanremo – dice il toscano – la possono vincere in tanti. Difficilmente Alaphilippe vincerà la Roubaix come per Van der Poel e Ganna è difficile vincere il Lombardia. La Sanremo invece è aperta a tutti e finché ci sarà Pogacar a fare il lavoro principale, questo sarà il suo svolgimento. Non ha il terreno per staccare tutti. E se trova due come Ganna e Van der Poel al 100 per cento, è difficile che possa toglierseli dalle scatole…».

Bartoli e Pantani all’attacco sulla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Bartoli e Pantani all’attacco sulla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Diciamo che la lotta è ristrettissima. Impensabile che Roglic, Vinegegaard oppure Evenepoel vadano a sfidarlo alla Sanremo. Si nasconde anche Van Aert…

Per determinati corridori è più complicato. Magari se ci fossero stati, sarebbero rimasti agganciati anche loro. Però alla fine chi fa corsa dura è Pogacar e gli altri non vanno più di lui. Ai miei tempi c’era il Panta, c’ero io, c’erano Boogerd e Vandenbroucke, c’era Casagrande: ognuno leader della sua squadra. Quindi se volevi fare forte la Cipressa, l’unico modo era metterne d’accordo più d’una, altrimenti non combinavi nulla. Sabato la menata per Pogacar l’hanno fatta dei capitani che sono anche suoi gregari, quindi ci sta che il record della Cipressa sia stato battuto. Per questo dico che se Pogacar vuole la corsa dura, visto il budget della UAE Emirates, il copione sarà sempre questo.

Gli assenti hanno sempre torto?

Van Aert non lo capisco. Salta la Sanremo per andare in altura prima di Fiandre e Roubaix, ma i periodi per fare l’altura sono talmente ampi che non è una settimana prima o una settimana dopo che ti impedirà di vincere al Nord. Probabilmente non si sente al livello degli altri e preferisce puntare alle corse in cui si sente più vicino a loro. Ho letto un’intervista di Roglic che, non potendo battere Pogacar, va a correre dove lui non c’è.

Senza Pogacar e i suoi attacchi, Van der Poel avrebbe vinto la Sanremo?

Forse no. Perché tutta quella selezione non sarebbe venuta e Mathieu si sarebbe ritrovato con Philipsen a ruota e gli sarebbe toccato tirargli la volata come l’anno scorso. Pogacar favorisce i forti e taglia fuori gli altri.

Per contro il ciclismo senza Pogacar si è visto alla Tirreno-Adriatico, in cui nell’unico arrivo in salita Ayuso ha vinto con 10 secondi di vantaggio.

E magari se c’erano due arrivi in salita, non vinceva Ayuso e toccava a Pidcock. Il ciclismo senza Pogacar sarebbe aperto come prima. Però è chiaro che se lo evitano, le cose per lui sono ancora più facili. Se lo sfidano, probabilmente vince lo stesso, ma deve faticare di più. Quantomeno nelle corse meno dure, dove non può far valere il suo strapotere in salita.

La selezione sulla Cipressa per mano di Wellens, potenzialmente un capitano
La selezione sulla Cipressa per mano di Wellens, potenzialmente un capitano
La Roubaix è una di queste corse?

No, al contrario. La Roubaix è complicata, ma il pavé in finale è quasi come una salita dura. Se hai più energie, fai la differenza. Quando arrivi al Carrefour de l’Arbre, se hai il serbatoio ancora al 90 per cento e gli altri ce l’hanno al 60, la differenza la fai e anche senza troppa difficoltà.

Il tuo rammarico è averla corsa una sola volta?

Il ciclismo di quegli anni era diverso anche per le informazioni che ti davano le squadre. Ti indirizzavano nelle scelte, era l’inizio della specializzazione. Ora l’abbiamo abbandonata e a me questo ciclismo piace di più, perché ora la differenza la fa l’essere forte. Quando sei forte, ti adatti a qualsiasi tipo di percorso, perché si lavora per portare in alto la prestazione. Quando la prestazione è alta, se sei un corridore forte, puoi dominare ovunque: a Sanremo, a Roubaix, al Lombardia e al Giro d’Italia.

Una volta si parlava tanto del recupero…

Sono d’accordo che qualcuno recupera meglio, ma sono convinto che recupera peggio quello che ha un livello di prestazione inferiore e si spreme di più per andare ai ritmi dei più forti. Se lavori bene, c’è così tanta conoscenza, che è difficile assistere a veri crolli in un Grande Giro, purché il corridore abbia il livello di prestazione adeguato per supportare il ritmo dei migliori. Allo stesso modo non ci sono più le crisi di fame. Oggi se ti prendono in crisi di fame, ti devono arrestare. I nutrizionisti lavorano benissimo, ogni 20 minuti ti dicono cosa devi mangiare, in base a quanto spendi.

Fare il Poggio a ruota concede anche qualche vantaggio aerodinamico: Van der Poel è stato anche astuto
Fare il Poggio a ruota concede anche qualche vantaggio aerodinamico: Van der Poel è stato anche astuto
Quindi chi evita il confronto sa di non avere il livello che serve e sta alla larga?

Esatto. Non è bello, ma ognuno seleziona in base alle proprie caratteristiche. E’ chiaro che Van der Poel non possa permettersi di non fare la Sanremo e Ganna sta facendo le belle cose che abbiamo sempre immaginato. Non si può accontentare di vincere le crono in un Grande Giro, per il motore che ha anche non mandarlo al Fiandre è una cosa che non capisco.

Dicevi di Van der Poel?

Nella sua testa sa che se è al 100 per cento, può tenere Pogacar sul Poggio. I calcoli sono facili: quando vai a 40 all’ora su quel tipo di slaita, stando a ruota risparmi il 20 per cento. Se invece vuoi stare a ruota sul Qwaremont, spendi quanto quello davanti, perché la resistenza dell’aria è praticamente nulla. E allora al Fiandre sai che soffri di più, ma alla Sanremo puoi puntare sull’acume tattico.

Tanto che alla fine, Van der Poel è stato onesto, dicendo che il grosso lavoro l’ha fatto Pogacar e lui si è limitato a seguire.

Esatto. Come se poi seguirlo fosse una cosa facile…

Van der Poel piega Tadej con le gambe e l’astuzia

22.03.2025
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SANREMO – La classica monumento che secondo molti sarebbe la più banale del lotto si è infiammata sulla Cipressa quando Tadej Pogacar ha deciso che fosse arrivato il momento di farla esplodere. Mai visto negli ultimi anni, tanti anni, che sulla Cipressa scollinassero i tre corridori che si sarebbero giocati la corsa. Invece è andato proprio così. Pogacar. Van der Poel. Ganna. E il copione si è ripetuto sul Poggio. E quando tutti pensavano che il campione del mondo avrebbe fatto un sol boccone dell’olandese, Mathieu gli è scattato in faccia, facendo accendere una spia rossa sul cruscotto dello sloveno.

La volata di via Roma ha ricordato il Giro delle Fiandre del 2022, quando Pogacar fece il diavolo a quattro e poi si perse nella volata, spalancando le porte a Van der Poel. Oggi il rientro di Ganna ha confuso Tadej e lanciato l’olandese verso il bis di Sanremo. E quando alla fine è venuto a raccontarsi davanti alla stampa, Van der Poel ha ammesso che questa Sanremo è stata la vittoria più bella fra le tante nel suo palmares.

Dillier ha tirato la Sanremo per tutto il giorno: il successo della Alpecin-Deceuninck si deve anche ai gregari
Dillier ha tirato la Sanremo per tutto il giorno: il successo della Alpecin-Deceuninck si deve anche ai gregari
E’ stato il tuo miglior giorno su una bicicletta, quello con la forma migliore?

Uno dei migliori. Mi sono sentito davvero bene alla Tirreno e sapevo che con una settimana di riposo avrei avuto il mio giorno migliore. Ero abbastanza sicuro che avrei potuto seguire Tadej sul Poggio, mentre che sarebbe stato più difficile sulla Cipressa. Quando ha provato da così lontano, ho dovuto stringere i denti. Non ero sicuro che ci sarei riuscito, ma alla fine ce l’ho fatta.

Alla fine sembravi particolarmente emozionato. E’ stata una vittoria molto difficile, puoi raccontarci qualcosa?

Le prime 3-4 ore sono state orribili. Abbiamo avuto cattivo tempo ogni santo giorno alla Tirreno. E quando abbiamo passato il Turchino e ho visto il sole, quando la temperatura ha cominciato a salire, mi è cambiato l’umore. Ho cominciato a sentirmi sempre meglio mentre pedalavamo lungo la costa. E penso che questo sia stato uno dei motivi per cui siamo riusciti a fare quello sforzo sulla Cipressa, rimanendo in tre. Qualcuno ha pagato quelle prime ore al freddo. Ovviamente non sono le più difficili come percorso, ma con questo meteo il corpo ne risente parecchio.

Hai battuto Tadej per sette volte, lui ha battuto te altre sette. Si parla tanto della tua rivalità con Van Aert, ma finirà che il tuo rivale numero uno sarà Pogacar?

Penso che Tadej sia il rivale di tutti. Se puoi battere lui, sei vicino alla vittoria in questi momenti, ma lui resta impressionante. Non è solo uno dei migliori corridori da classiche, ma anche uno dei migliori nei Grandi Giri. Ha un talento eccezionale, sono felice di lottare contro lui, soprattutto quando riesco a batterlo.

La Cipressa è stato il momento più duro per Van der Poel, per rispondere alle bordate di Pogacar
La Cipressa è stato il momento più duro per Van der Poel, per rispondere alle bordate di Pogacar
Prima della corsa hai detto che una vittoria qui sarebbe stato un piccolo extra alla tua carriera. La pensi ancora così?

Sono molto orgoglioso e felice di aver vinto la Sanremo per la seconda volta. Ogni Monumento è speciale, ma questa è un po’ più speciale per il modo in cui si è sviluppata. Come squadra l’abbiamo vinta per il terzo anno consecutivo, non era mai successo e chissà se mai accadrà ancora.

Sul Poggio hai cercato di staccare Pogacar: volevi colpirlo nel morale o hai cercato di andare da solo?

Ho cercato di andare via da solo, perché non sai mai come può finire uno sprint con lui dopo una gara così. Tadej è veloce e dopo una gara così dura lo è anche Filippo. Non vince il più veloce, ma chi ha più forze. Sapevo che Tadej avrebbe attaccato un paio di volte per staccarmi, così ho provato anche io a contrattaccare, ma è stato forte abbastanza da rispondermi. E’ stato molto emozionante proprio perché la gara è stata così difficile.

Puoi raccontarci gli ultimi 500 metri della corsa?

Penso che tutti sappiano che lo sprint corto per me sia la soluzione migliore. Però durante l’inverno ho lavorato tanto per allungarlo. E siccome tutti pensavano che avrei fatto di tutto per partire molto vicino al traguardo, ho deciso di lanciare la volata ai 300 metri. Non se lo aspettavano e non sono riusciti a rimontare. Penso che questo sia stato un elemento fondamentale per vincere.

La seconda Sanremo di Van der Poel (7ª monumento) ha avuto davvero il sapore della conquista insperata
La seconda Sanremo di Van der Poel (7ª monumento) ha avuto davvero il sapore della conquista insperata
Hai parlato di settimana di riposo, come l’hai passata?

Non è stato davvero una settimana di riposo. Lunedì ero molto stanco e ho fatto a dir tanto un’ora di bici. Martedì ho fatto tre ore. Mercoledì quattro ore sul percorso del Fiandre ed è venuto un allenamento molto duro. Poi due giorni dietro moto per avvicinarmi bene alla Sanremo. Negli ultimi anni abbiamo raccolto abbastanza dati per sapere come fare. Questa è stata una delle ragioni per le quali ho fatto la Tirreno, perché ho bisogno di una gara come quella per essere in buona forma in una gara come questa.

Pensi che questa Sanremo sia stata un grande spettacolo per chi l’ha vista in televisione?

Ho guardato questa gara molte volte in televisione e non avevo mai visto una Cipressa così, ma è stato più merito di Tadej che mio. Io l’ho seguito. Sapevo avrebbe provato qualcosa per vincere questa gara e credo che abbiano fatto un lavoro perfetto. Non è riuscito solo per dei dettagli. Sarebbe bastato che le mie gambe fossero solo un po’ meno brillanti e adesso sareste qui a parlare con lui. Sicuramente ci proverà ogni anno e probabilmente prima o poi riuscirà a vincere anche lui la Sanremo.

Pogacar stanco (e deluso) ma non molla. «Tornerò ancora»

22.03.2025
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SANREMO – Saranno contenti i suoi detrattori, quelli che “tanto vince sempre lui”. Oggi Tadej Pogacar non ha vinto, ma che corsa ci ha regalato? Se questa è stata una delle Milano-Sanremo più belle di sempre, il merito è anche e soprattutto suo. Forcing incredibile sulla Cipressa, i tre favoriti che scappano e ancora scatti nei denti. Fa-vo-lo-sa.

Ma se la Classicissima numero 116 è stata bellissima, lo stesso non si può dire delle reazioni in casa UAE Emirates. Attenzione, lo ribadiamo prima di ogni benché minima polemica: nessun funerale, nessuna tragedia. Anzi, sempre massima disponibilità nel parlare, cosa non scontata in certi momenti, ma è chiaro che il terzo posto non basta. E questo dimostra quanto Pogacar e i suoi ci tenessero… e ci tengano ancora. La battuta strappata già a microfoni spenti prima di uscire dalla mix zone vale oro: «Ci riproverò ancora».

L’azione di Pogacar, VdP e Ganna è iniziata sulla Cipressa
L’azione di Pogacar, VdP e Ganna è iniziata sulla Cipressa

Terzo posto

Dunque anche i supereroi possono non vincere. La Sanremo sfugge ancora una volta a Pogacar, che da tempo non vedevamo così stanco. Quando parte lo sprint è ormai troppo schiacciato e quei cinque metri regalati a Van der Poel, forse per lanciarsi, gli risultano fatali.
«Secondo me – dice il team principal di UAE Mauro Gianetti – Mathieu se ne è accorto ed è partito. Ma non è facile». A quel punto, forse Van der Poel e soprattutto Pogacar si aspettavano che Ganna tirasse dritto. Invece, tutto si è mischiato.

Forse il terzo posto è figlio di uno scatto di troppo sul Poggio o di aver tirato troppo dopo essere scappati sulla Cipressa. Forse, forse… quanti sono. Troppi. E la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. A mettere le cose in chiaro è stato proprio Pogacar.

«Io credo – ha detto lo sloveno stanco come poche volte lo abbiamo visto – di aver disputato una delle migliori gare della mia carriera. Nelle prime tre ore e mezza di corsa mi sono sentito davvero bene. L’ultima parte è stata bellissima. Sono felice di come abbiamo corso con la squadra. Ci abbiamo provato in ogni modo. E’ stato un ottimo lavoro. Ho dato il 100 per cento e sono arrivato terzo».

Sul Poggio scollinano in due: i tre tentativi di Pogacar non sono bastati a fare la differenza
Sul Poggio scollinano in due: i tre tentativi di Pogacar non sono bastati a fare la differenza

Nessun rimpianto

«Negli ultimi 300 metri tutti e tre abbiamo avuto le stesse possibilità di vincere. Rivedendo la volata, abbiamo iniziato a sprintare allo stesso tempo. Ripeto, non si poteva fare nient’altro, né io, né la squadra. Sono molto orgoglioso di come abbiamo corso oggi. Ogni anno facciamo meglio. Mostriamo più aggressività e volontà. Analizzeremo il tutto e vedremo se abbiamo sbagliato. Ma oggi semplicemente c’è stato qualcuno più forte».

La folla resta accalcata attorno al bus della UAE Emirates. E’ incredibile quanta gente ci sia. Tutti con gli smartphone in mano, pronti per una foto o magari un selfie con Pogacar. La gente lo ama e forse questa sconfitta lo rende ancora più grande.
«Non ho rimpianti – conclude Pogacar, che man mano ritrova un timido sorriso – Sono felice di essere riuscito a dare tutto. Per un tratto sulla Cipressa avevo cinque metri? Sì, ma non è facile fare la differenza. Dovrò aggiungere un po’ di muscolatura».

Sprint tirato, alla fine VdP che aveva quei 5 metri di vantaggio li ha mantenuti. I tre sono arrivati nell’ordine in cui erano posizionati ad inizio volata
Sprint tirato, alla fine VdP che aveva quei 5 metri di vantaggio li ha mantenuti. I tre sono arrivati nell’ordine in cui erano posizionati ad inizio volata

Che finale

«Siamo comunque soddisfatti – dice Gianetti – è stata una gara bellissima in cui tre grandissimi campioni si sono scattati nei denti senza risparmiarsi e alla fine siamo contenti. Non corriamo da soli. Certo, nei primi cinque minuti dopo l’arrivo, mentre si cambiava, non era soddisfattissimo, ma ora già va meglio».

Gianetti spiega come, in fin dei conti, si aspettassero una corsa così. Sapevano che avrebbero trovato un grande Van der Poel.
«Alla fine questa rivalità fa bene allo sport. Tadej è consapevole che non è da solo e che non è facile staccare certi corridori su certe salite. Salite che si fanno a più di 40 all’ora e a ruota si sta bene. Anche risparmiare solo 10 watt in questo ciclismo può fare la differenza. Anzi, oltre a Ganna e VdP, ci aspettavamo anche Pedersen, che alla Parigi-Nizza ha lavorato benissimo. Sapevamo che VdP ci sarebbe stato. Anche se non ha fatto una Tirreno brillante, lui è un cecchino nel centrare gli appuntamenti cerchiati in rosso e si sa preparare molto bene».

Forcing mostruoso di Wellens, prima (in foto), e Narvaez, poi, sulla Cipressa
Forcing mostruoso di Wellens, prima (in foto), e Narvaez, poi, sulla Cipressa

Cipressa diversa?

La Sanremo è andata, insomma, come si aspettava la UAE. Magari non si aspettavano il contrattacco di VdP sul Poggio, ma quello scatto poteva anche costare caro all’olandese stesso in volata. Torniamo al discorso dei “se” e dei “ma”.

Tuttavia qualcosa di più concreto c’è invece riguardo alla Cipressa. A Gianetti, infatti, abbiamo chiesto se gli è mancato un uomo, Del Toro nello specifico.

«In parte è mancato, ma non corriamo da soli. Prenderla davanti non è stato facile per nessuno: né per Tadej né per Del Toro. A quel punto, se anche lui fosse stato lì, ne avremmo avuti ben quattro che potevano giocarsi la Sanremo. Chiaro che Narvaez non avrebbe quella trenata così forte e dietro, di rimessa, ci sarebbe stato uno fra Del Toro, Wellens o Narvaez stesso. Noi volevamo fare la corsa dura sulla Cipressa e l’abbiamo fatta».

Un Ganna gigantesco a un passo dal paradiso

22.03.2025
4 min
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SANREMO – Ganna ha quasi vinto la Milano-Sanremo e quella parolina di cinque lettere che non si può togliere produce un fastidio quasi doloroso. Pippo arriva nella zona mista e restare in piedi fra i colleghi che spingono diventa una mezza impresa. Dopo aver tagliato il traguardo, il piemontese della Ineos Grenadiers è andato a fermarsi in fondo al rettilineo, quando la bicicletta non ha voluto più saperne di andare avanti, poi è tornato indietro. Non si è fermato a parlare né fare altro con i suoi massaggiatori. E’ andato dritto nella zona del podio per restare un po’ da solo e riflettere su un secondo posto che poteva davvero essere vittoria e che è venuto grazie alla grande condizione e alla testa dura con cui ha corso dal primo chilometro.

Difficile immaginarsi un Pogacar all’attacco dalla Cipressa, anche se ridendo dice che sarebbe stato peggio se si fosse mosso dal Turchino. In breve quei 5 minuti fuori soglia di cui si era tanto ragionato a proposito del Poggio, Ganna ha dovuto inventarseli almeno per tre volte. Con i suoi 86 chili, sa solo lui la fatica che ha fatto per rispondere al campione del mondo e allo straordinario Van der Poel. Eppure li ha sempre tenuti nel mirino.

Inseguimento senza respiro

E’ rientrato e quelli lo hanno staccato. E’ rientrato ancora e loro sono ripartiti. Finché li ha agganciati nell’ultimo chilometro e a quel punto ha avuto chiara la possibilità di giocarsi la Sanremo. E’ stato un inseguimento al contrario rispetto all’attacco della Longo Borghini due ore prima. Ganna li vedeva ed è piombato su di loro poco prima della volata. E di colpo la Sanremo che sembrava bella e chiusa si è riaperta in modo imprevedibile.

L’inseguimento di Ganna dopo il Poggio ha riaperto la Sanremo e condannato Pogacar al terzo posto
L’inseguimento di Ganna dopo il Poggio ha riaperto la Sanremo e condannato Pogacar al terzo posto

Il suo solo rammarico, dice, è aver aspettato troppo la volata: il cambio di ritmo del crossista Van der Poel è stato decisivo. Ricordate lo scherzetto che giocò a Van Aert nel finale dei mondiali di cross a Hoogerheide?

Ganna si siede e sembra aver messo ordine nei pensieri. Nel retropalco ha avuto modo di parlare con Pogacar e Van der Poel e guardandosi intorno si è reso conto che il livello della compagnia non sia mai stata così elevato. Fare secondi brucia, ma farlo a capo della Sanremo più bella degli ultimi (tanti) anni ha un sapore diverso.

Alla fine sei comunque soddisfatto?

Sì, credo di aver fatto una delle mie migliori performance. Anche come squadra abbiamo fatto un ottimo lavoro, più di così io non so cosa fare, ragazzi. Ero davanti con un campione del mondo, uno che è stato campione del mondo, uno che ha vinto tanti monumenti che neanche io so contarli e l’altro che ha perso il conto fra Giro e Tour. Sono felice, ho fatto il mio massimo e più di così non potevo chiedere.

Comunque ci hai creduto fino alla fine?

Eh, la speranza è l’ultima a morire. Credo che abbiamo fatto divertire il pubblico, era un po’ che non si vedeva una Sanremo così. Quei due ragazzi mi hanno fatto perdere anni di vita, però credo di essere arrivato con il meglio che potevo. Più che scatti, ho cercato di andare a regolare, perché di più non potevo fare, ma se non avessi seguito Pogacar al primo attacco, sarei arrivato esimo. Per cui, è stato meglio rischiare.

Dopo l’arrivo, Ganna è andato a sbollire l’amarezza in fondo al rettilineo, poi è tornato indietro
Dopo l’arrivo, Ganna è andato a sbollire l’amarezza in fondo al rettilineo, poi è tornato indietro
Un rimpianto in volata?

L’unico, forse sì. Magari avrei potuto anticipare l’allungo di Van der Poel, ma per come si era messa, il secondo posto va più che bene. Comunque, ripeto, credo di aver fatto una delle performance migliori della vita. Ci sono stati campioni che ci hanno messo 14 anni per vincere questa corsa, speriamo di metterci meno perché altrimenti mi toccherà allungare di troppo la carriera.

Quanto è stato difficile rientrare quando eri 10 secondi dietro Mathieu e Tadej?

Uno dei momenti più difficili della gara. Sul Poggio ho sofferto molto, ma poi in discesa ho provato a rientrare e mi sono detto che non mi importava se fossi caduto. Dovevo fare una grande prova per rientrare e devo dire di esserci riuscito. Ovviamente non posso essere felice di avere fatto un secondo posto, però essere il primo degli sconfitti e aver dato il massimo mi fa dire che va bene così. E poi, ragazzi, se volete la prossima volta do a voi la bici e ci pensate voi.

Adesso si fa rotta su Roubaix?

Manca quasi un mese, quindi aspettiamo, ci sono ancora tante corse da fare. La prossima settimana correrò il GP E3 ad Harelbeke, quindi la Gand e poi tornerò a casa per la laurea di mia sorella. E’ giusto oltre al lavoro far parte della famiglia, fare una vita normale. Quindi tornerò a casa per la laurea di Carlotta e poi vedremo come sarà l’avvicinamento a Roubaix. Ma lasciatemi dire che la Sanremo corsa in Italia è stata una grande cosa. Da italiano, aver sentito per 300 chilometri urlare il mio nome mi ha dato uno sprint in più. Quindi grazie a tutti per il sostegno e ci vediamo alla prossima.

Pavia, ore 7: a colazione con Tadej Pogacar

22.03.2025
4 min
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Mancano poche ore alla partenza della 116ª Milano-Sanremo, che da tre anni ha cambiato diverse volte la sede di partenza allontanandosi sempre più dal Castello Sforzesco. Dallo scorso anno il gruppo quindi parte da Pavia per andare sempre alla volta di Sanremo. E’ cambiata anche la distanza, ora di 289 chilometri, che fino a due anni fa era di 294.

Gorka Prieto è il nutrizionista del UAE Team Emirates-XRG (foto Instagram)
Gorka Prieto è il nutrizionista del UAE Team Emirates-XRG (foto Instagram)

Una distanza che costringe il gruppo a partire presto, la gara degli uomini inizierà alle ore 10,15. In una corsa così particolare la strategia alimentare può fare la differenza, così siamo andati a bussare da uno dei team favoriti: il UAE Team Emirates-XRG di Tadej Pogacar (foto Instagram in apertura). Quali saranno le attenzioni del campione del mondo? Ci risponde Pietro Gorka, nutrizionista del team. 

«Partiamo dalla colazione – racconta – i nostri ragazzi la fanno sempre tre ore e mezza prima della partenza. Mentre un’ora prima del via fanno un piccolo snack per immagazzinare le ultime energie. Se si parte troppo presto, però, la colazione slitta in avanti di un’ora. Per la Sanremo i ragazzi si siederanno a tavola tra le 7 e le 7,30».

Si sveglieranno quindi molto presto?

Esatto, questo è il problema di quando ci sono delle gare lunghe (e quando l’hotel, come in questo caso, è distante dal via: la UAE Emirates ha dormito ad Assago, 36 chilometri da Pavia, ndr). E’ successo di recente anche alla Tirreno-Adriatico nella frazione di Colfiorito che misurava 239 chilometri. Noi abbiamo un menù che viene mandato al cuoco e lui prepara tutto con pesi e porzioni calibrate. Ogni corridore ha la sua quantità di cibo che deve mangiare in base al suo ruolo, al peso e tanti altri fattori. 

Cosa troverà in tavola Pogacar?

Diversi tipi di pancake, waffles, porridge di avena, porridge di riso e tante tipologie di pane. Poi quello che i ragazzi avranno in tavola cambia a seconda di quello che comunico al cuoco, sabato si troveranno: waffles, pane con uvetta e porridge.

Nella colazione di Pogacar non può mancare l’omelette, ottima fonte di proteine e grassi
Nella colazione di Pogacar non può mancare l’omelette, ottima fonte di proteine e grassi
Siccome tutto sarà calibrato che porzioni avranno?

Tadej (Pogacar, ndr) avrà 230 grammi di carboidrati e 30 o 35 grammi di proteine e altrettanti di grassi. Poi un’ora prima del via facciamo il solito spuntino che prevede altri 40 grammi di carboidrati. Di solito questo consiste in una torta di riso al gusto marshmallow. 

Porridge di riso o avena?

Di riso, perché avendo meno ore dalla colazione alla partenza riesce ad avere la stessa quantità di carboidrati con una porzione ridotta. 

In una gara così lunga ma senza ostacoli nella parte iniziale l’alimentazione in gara cambia?

Non troppo, la quantità di carboidrati che vanno ad assumere è sempre tra i 100 e i 130 grammi l’ora. Nelle prime ore si riescono a ingerire alimenti solidi come rice cake e barrette che ci fornisce Enervit e una borraccia con dentro 60 grammi di carboidrati, così si arriva all’apporto desiderato. Considerando che la partenza è più tranquilla perché non si va forte per tutto il giorno c’è più tempo per caricare le tasche con tutto il cibo che serve. In una gara del genere poi è facile per i corridori venire all’ammiraglia e prendere un rifornimento.

Bennati e il ballo delle coppie fra Cipressa, Poggio e volata

21.03.2025
6 min
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Poco più di 24 ore e conosceremo il vincitore della Milano-Sanremo numero 116. Una Classicissima di campioni, di grandi squadre e, soprattutto, di super coppie. Jasper Philipsen e Mathieu Van der Poel per la Alpecin-Deceuninck, Tadej Pogacar e Jonathan Narvaez per la UAE Emirates, Jonathan Milan e Mads Pedersen per Lidl-Trek, Filippo Ganna e Ben Swift per la Ineos Grenadiers: quasi tutti possibili vincitori, con strategie che si incrociano e soluzioni tattiche che possono ribaltare l’esito della corsa. Viene quasi da pensare che la Classicissima si trasformi in un grande ballo, dove il percorso è la strada fra Cipressa, Poggio e lo sprint finale, in cui ogni coppia proverà a dettare il proprio ritmo.

Di queste super coppie parliamo con Daniele Bennati, ex corridore e, fino a pochi mesi fa, commissario tecnico della nazionale italiana. Molti di questi atleti li ha conosciuti da vicino, li ha studiati e sa bene cosa possono fare sulla strada per Sanremo. Il “Benna” di Classicissime ne ha all’attivo ben 14, la prima delle quali nel 2003, come si nota nella foto di apertura, in cui tirò per Cipollini iridato. Qualcosa di buono dunque potrà dirci!

Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse
Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse

Van der Poel e Philipsen

Daniele, si sta delineando uno scacchiere particolare, un ballo delle coppie. Partiamo dai due dell’Alpecin: come se la possono giocare? Perché possono essere favoriti?

Beh, sicuramente sono tra i favoriti. Sono gli ultimi due vincitori e hanno caratteristiche complementari. Van der Poel, se arriva in volata, può fare un lavoro eccezionale per Philipsen, come ultimo uomo di lusso, quello che tutti vorrebbero avere. Ma allo stesso tempo può giocarsi le sue carte prima, attaccando sul Poggio e affrontando la discesa da solo, come ha già dimostrato di saper fare. E aggiungerei: e se alla fine VdP tirasse la volata all’altro compagno, Kaden Groves?

Forse anche tatticamente i due dell’Alpecin sono quelli con l’interpretazione più semplice della corsa…

Vero, loro fino al Poggio non dovranno fare assolutamente nulla. VdP dovrà seguire Pogacar, mentre Philipsen dovrà difendersi fino allo sprint. La UAE avrà la responsabilità di fare la corsa più dura possibile, ma ammesso che alla Sanremo si possa veramente selezionare il gruppo. Il meteo quest’anno potrebbe essere determinante: se dovesse piovere (come sembra, ndr), Pogacar avrebbe più possibilità.

Perché?

Perché se dovesse piovere un corridore come Pogacar può fare la differenza. Un certo meteo è come avere un compagno di squadra forte. Se non c’è mal tempo è veramente difficile fare la selezione, anche se ti chiami Pogacar. Quando ha vinto Vincenzo Nibali, che non l’ha vinta a caso perché comunque ci ha sempre creduto, c’erano delle condizioni meteo favorevoli. Io c’ero quel giorno. Sul Poggio c’era un forte vento laterale e Vincenzo è riuscito a fare la differenza. Quindi il meteo può sempre essere un fattore determinante per il risultato della Milano-Sanremo. Oggi si va talmente veloci che sulla Cipressa è sempre più difficile fare selezione, mentre se la discesa dovesse essere bagnata allora sì che ci sarebbe un bello sparpaglìo.

Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar
Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar

Pogacar e Narvaez

Passiamo al grande atteso Tadej Pogacar, che ha in Narvaez una spalla vincente, uno con la botta secca come abbiamo visto lo scorso anno a Torino al Giro…

Narvaez è forte, non ha grandi risultati alla Sanremo, ma può essere un’alternativa molto interessante a Pogacar perché va forte in salita ed ha un’alta punta di velocità. La sua velocità lo rende una valida alternativa. La UAE però a mio avviso avrà una sola carta da giocare: Pogacar. La squadra lavorerà per lui, cercando di rendere la gara dura già dalla Cipressa.

Valerio Piva ci disse che per Pogacar sarebbe stato ideale avere un co-capitano con reali chance di vittoria, magari per un’azione sulla Cipressa o addirittura sul Poggio Narvaez può essere mandato in avanscoperta…

Ci sta, ma più passa il tempo, più diventa difficile fare la differenza in salita. La UAE dovrà rendere la Cipressa più veloce possibile per stancare gli avversari, poi Pogacar dovrà trovare l’attacco giusto sul Poggio.

Questo attacco Pogacar deve anticiparlo o sempre nella parte finale del Poggio?

La Sanremo è imprevedibile. Quando Van der Poel ha vinto, ha attaccato negli ultimi 200 metri del Poggio, ha preso 25 metri a Tadej ed è arrivato al traguardo con una quindicina di secondi. Non conta solo dove attacchi, ma anche come e soprattutto la continuità che riesci a dare sulla discesa, che è tecnica e richiede continui rilanci. E Van der Poel in tal senso è bravissimo tecnicamente. Nella discesa del Poggio serve tecnica, ma anche tanta potenza. Ogni rilancio è una volata.

Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen
Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen

Pedersen e Milan

La coppia della Lidl-Trek sembra la più simile come caratteristiche: due bestioni di potenza. Cosa ci dici di loro?

Io non li vedo così simili. Pedersen ha un grande fondo ed è stato campione del mondo, ha le caratteristiche per vincere una Milano-Sanremo. Milan è fortissimo allo sprint. Qualcosa di differente potrebbero fare. Jonathan deve cercare di perdere il meno possibile sul Poggio per potersi giocare le sue carte allo sprint.

E Pedersen?

Pedersen avrà l’obbligo di anticipare. Non ha paura di attaccare da lontano e sa stare dietro a chi vuole fare la corsa dura. È una coppia interessante, entrambi possono vincere.

Loro dovranno solo difendersi?

Non necessariamente. Pedersen come detto può fare anche altro. Alla Parigi-Nizza l’abbiamo visto bene e sa andare forte anche dopo una lunga distanza e anche col maltempo. Mads è un lottatore. Non sarei stupito se provasse a seguire i grandi attacchi.

Mentre Milan?

Jonatahn non deve fare assolutamente niente. Deve stare a ruota, cercare di prendere le salite più avanti possibile e stare tranquillo. Tenere duro. E una volta sull’Aurelia se sarà ancora lì davanti, dovrà fare lo sprint. Immagino che si sfilerà e sull’Aurelia dovrà cercare di ricompattarsi con il gruppetto. Perché per poter vincere lui ci deve essere un gruppetto. A quel punto Pedersen, che in teoria dovrebbe esserci, potrebbe aiutarlo alla grande.

Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio
Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio

Ganna e Swift

Daniele, passiamo all’ultima super coppia: Filippo Ganna e Ben Swift. Qui il vincente designato è uno solo però, ovvero Pippo…

Filippo sta benissimo e Swift è un compagno fondamentale. Ha una grandissima esperienza, soprattutto alla Sanremo, dove ha disputato dieci edizioni senza mai ritirarsi, chiudendo due volte sul podio (terzo nel 2014 e secondo nel 2016, ndr). Sarà cruciale per Pippo nel tenere le posizioni nel finale. Ben sa fare molto bene il road capitain

E Ganna come potrà giocarsi le sue carte?

Può aspettare fino all’ultimo e attaccare sull’Aurelia, può provare sul Poggio, oppure giocarsi la volata ristretta. Con Philipsen sarebbe battuto, ma ricordiamoci che alla Sanremo lo sprint arriva dopo 300 chilometri e questo cambia tutto.

Con Van der Poel, Pogacar, Philipsen e magari qualche altro uomo veloce isolato, come Girmay per esempio, giocarsela allo sprint è un bel rischio…

Sì, ma Ganna ha dimostrato di essere veloce anche dopo corse lunghe. Se fossi in lui, con un gruppo ristretto sull’Aurelia, tenterei di attaccare.

Ma un attacco di Ganna se lo aspettano tutti…

Anche quando vinse Cancellara, tutti sapevano che avrebbe attaccato lì. Ma se hai il motore giusto, anche se te lo aspettano, non è facile prenderti. Sicuramente questa è la carta migliore per Pippo.

Il top per Ganna sarebbe avere Swift pronto a chiudere…

Alla Sanremo, nel finale, ci sono sempre pochi compagni. Ma con queste coppie potrebbe cambiare qualcosa. Chi chiude su Ganna sa che ha perso la corsa. Per questo, per lui, l’attacco è una delle migliori strategie. Tuttavia sono convinto che potrebbe anche vincere in volata.

Con Chiappucci parlando di Sanremo e strategie vincenti

21.03.2025
5 min
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«Vengo per vincere e spero di fare un gran casino». Con questa frase Claudio Chiappucci si approcciava alla Milano-Sanremo del 1991, vinta poi in solitaria sul traguardo di Via Roma. L’azione decisiva da parte del “Diablo” arrivò sul Passo del Turchino quando, sfruttando un meteo particolarmente avverso, fece sgretolare il gruppo in discesa. Da lì in poi la corsa prese forma sotto i colpi di Chiappucci. Il corridore di Uboldo, in provincia di Varese, aveva da poco compiuto 28 anni ed era sulla porta dell’esplosione ai massimi livelli, dopo essere stato secondo nel Tour de France dell’anno precedente.

«La mia dichiarazione – ci dice Chiappucci appena lo raggiungiamo al telefono – non era buttata lì a caso. Arrivavo da un periodo di ottima forma, confermato dalla Setmana Catalana dove vinsi due tappe. Non ero andato a correre alla Tirreno e alla Parigi-Nizza perché il tempo era troppo incerto. Mi sentivo bene, nonostante la Sanremo fosse una corsa difficile per un corridore dalle mie caratteristiche. Un percorso che non dà troppi spunti per attaccare e nemmeno tante chance, a volte se ne ha solo una».

Nell’edizione del 1991 quando la corsa arrivò sull’Aurelia il copione era già scritto
Nell’edizione del 1991 quando la corsa arrivò sull’Aurelia il copione era già scritto

Da lontano

L’impresa di Chiappucci ci è sembrata molto attuale, nonostante poi di anni ne siano passati 34 da quel 23 marzo 1991. Lo scalatore lombardo vinse con un’azione coraggiosa a oltre 100 chilometri dall’arrivo. Una situazione che trova terreno fertile anche nelle dinamiche attuali, con uno scalatore del calibro di Pogacar che negli anni ha provato a sorprendere corridori dalle caratteristiche diverse. 

«Ricordo – continua Chiappucci – che la mia voglia di vincere era legata al fatto di voler ribaltare i pronostici che non mi vedevano tra i favoriti. Anche io, come Pogacar sabato, avevo attorno avversari agguerriti e con caratteristiche da veri uomini da Classiche. La difficoltà per un corridore come me era doppia, non dovevo sbagliare l’attimo e allo stesso tempo trovare quello giusto. La stessa cosa deve fare Pogacar e nelle ultime due edizioni abbiamo visto come abbia cambiato strategia. Il primo anno aveva attaccato in cima al Poggio. Nella passata edizione aveva iniziato a far lavorare la squadra fin dalla Cipressa».

Il meteo avverso potrebbe essere l’alleato speciale di Pogacar per rendere la corsa ancora più dura
Il meteo avverso potrebbe essere l’alleato speciale di Pogacar per rendere la corsa ancora più dura
Come nel 1991 sabato sulle strade della Sanremo è previsto brutto tempo…

Per la mia vittoria fu un fattore determinante. La pioggia aveva reso insidiosa la discesa del Turchino e insieme alla mia squadra avevamo fatto una gran selezione. Il maltempo per Pogacar può essere un’arma a doppio taglio, perché anche lui non è immune dalle cadute. Lo abbiamo visto al Tour due anni fa e alla recente Strade Bianche

Dici che può essergli rimasta in testa?

Non si sa, dipende come reagisce. A me è successo di cadere ma sono tornato più forte ancora. Per lui è un punto di domanda.

Nel 2024 il UAE Team Emirates fece la Cipressa a tutta, ma non bastò per fare la selezione voluta
Nel 2024 il UAE Team Emirates fece la Cipressa a tutta, ma non bastò per fare la selezione voluta
La vittoria alla Strade Bianche, nonostante la caduta, è stato un messaggio chiaro per gli avversari…

Ha fatto vedere che è il più forte, perché una vittoria di quel tipo lascia un solo messaggio agli altri. Ovvero che non ce n’è per nessuno. Già spesso succede che quando attacca gli altri non lo seguono, se poi ci mettiamo la netta superiorità mostrata anche alle Strade Bianche. Non so a voi ma quando lui attacca sembra che in gruppo si pensi alle posizioni di rincalzo. 

Al mondiale era andata così, un attacco a 100 chilometri dall’arrivo e non si è più visto. 

In pochi hanno reagito. Pogacar ha una progressione impressionante e quando gli altri naturalmente calano lui mantiene watt altissimi. Riallacciandomi al discorso di prima, questa potrebbe essere una soluzione tattica a suo favore.

Negli anni Pogacar ha visto che attaccare in cima al Poggio non basta, se lo facesse fin dai primi metri?
Negli anni Pogacar ha visto che attaccare in cima al Poggio non basta, se lo facesse fin dai primi metri?
Spiegaci…

Pogacar ha capito che attaccare in cima al Poggio non gli permette di fare troppa differenza, in gruppo ci sono corridori potenti che possono seguirlo sullo scatto secco (come Van Der Poel, ndr). Altri, invece, possono rientrare in discesa. Ma se Pogacar partisse ai piedi del Poggio in quanti avrebbero la capacità di stargli a ruota? A giudicare dal mondiale e dalla Strade Bianche direi nessuno. In questo caso la discesa del Poggio non basterebbe per rientrare. 

Senza contare che la squadra è davvero forte.

La strategia di fare la Cipressa a velocità sostenuta non deve cambiare. Quando i suoi compagni di squadra tirano fanno la differenza e questo gli permetterebbe di isolare tanti avversari. Poi Pogacar è uno che corre d’istinto, quindi sa decidere cosa fare a gara in corso. Se gli altri rimangono soli lui avrebbe campo libero e in quel caso diventerebbe difficile fermarlo.