Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar, Siena,

Pogacar, poker stellare. Ma sul percorso ha qualcosa da dire…

07.03.2026
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SIENA – Scende le scale e intanto chiede all’ispettore dell’antidoping se la sala sia sempre la stessa. Quando quello annuisce e gli fa la battuta che dopo quattro vittorie conosce bene la strada, Pogacar si mette a ridere. E’ di buon umore, non potrebbe essere altrimenti, ma ha freddo e così Luke Maguire si sfila lo smanicato e glielo porge. Meglio che prenda freddo l’addetto stampa che il campione, però intanto Luke si premura di chiederci se stamattina siamo riusciti a parlare con Gianetti.

La giornata è finita come meglio non potevano augurarsi. Anzi, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci si poteva aspettare il secondo posto di Del Toro. Invece Seixas se l’è tolto di ruota sullo strappo di Santa Caterina e un minuto dopo l’arrivo di Tadej ha conquistato il piazzamento di rincalzo.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora

La prima gara dell’anno

Per vincere la quarta Strade Bianche – dice di non averne una prediletta – Pogacar ha attaccato a 78 chilometri dall’arrivo e ai meno 73 aveva già un minuto di vantaggio. Potrebbe sembrare che sia stato facile e a guardarlo in faccia magari lo è stato, ma questa volta il campione del mondo è stato visto muovere le spalle più del solito: forse perché la minaccia di Seixas alle sue spalle è stata più incisiva di quanto possiamo aver pensato.

«Nella prima gara dell’anno – spiega Pogacar, che per due volte ha vinto la Strade Bianche al debutto stagionale – ti trovi in un territorio un po’ sconosciuto. Lavori duramente tutto l’inverno e ogni anno è la stessa cosa. Nella prima gara sei sempre un po’ nervoso, ma anche quest’anno ricominciare la stagione e vincere la Strade Bianche è stato una sensazione fantastica. Ma riuscirci è stato complicato, su questo non c’è dubbio».

Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla

I lunghi attacchi? Una necessità

Il momento in cui ha attaccato è stato quello in cui ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ci risiamo! Non è perché si tifi contro, ma perché con il suo livello indiscutibile, Pogacar sta rendendo difficile anche il racconto. Quindi ci stupisce quando, con il suo solito spirito ti dice che, se fosse per lui, di certi attacchi così lunghi farebbe volentieri a meno.

«Chiariamo una cosa – dice – questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata.

«Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo».

Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro

La minaccia di Seixas

E’ la conferma del suo modo di correre e avere ragione della concorrenza semplicemente stroncandola con la forza: quello che non sempre gli riesce alla Sanremo e che per pochissimi istanti ha temuto di non poter fare oggi con Seixas.

«Su Monte Sante Marie – spiega – a un certo punto mi sono voltato in un pezzo più pianeggiante. Oddio, non è così pianeggiante, ma la salita molla un po’ e c’è lo spazio per respirare. Mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio. Perciò sono contento di come è andata a finire».

Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo

L’incognita della Sanremo

Sarà diverso alla Sanremo? Qualche tempo fa, analizzando il suo modo di correre, Nibali ci fece notare che negli assalti alla Sanremo fatti finora, Pogacar ha sbagliato cercando di staccare tutti con la forza e non cercando soluzioni più scaltre. E in qualche modo le parole di Tadej confermano che la Sanremo, la prossima corsa cui prenderà parte, ha ancora qualche punto che gli sfugge e lo rende meno sicuro.

«La Sanremo – dice – è davvero diversa rispetto alla Strade Bianche oppure alla Liegi o al Fiandre. Quando arrivi sulla costa, non è più una gara dura, in compenso però inizia a essere nervosa. Ci sono un sacco di città, un sacco di curve a destra e a sinistra, tanti su e giù e le velocità sono incredibilmente alte. In più, i corridori della Sanremo sono un po’ più grossi rispetto a quelli che trovo nelle altre gare che mi piacciono (sorride, ndr). Corridori da classiche, anche velocisti, e questo significa anche che le velocità sono più elevate anche in pianura. Quindi, in un certo senso, è davvero spaventoso partecipare a quella gara, soprattutto per arrivare alla Cipressa.

«Lì devi essere non al 100, ma al 110 per cento e anche in quel caso è tutta una questione di posizionamento. Non più dietro della seconda posizione, sarebbe un rischio, meglio essere in pole position. E le salite sono velocissime, andiamo a 40 all’ora quindi devi guidare con attenzione e capisci che è difficile fare la differenza. La Sanremo non è solo la salita del Poggio, ma bisogna fare i conti anche con la discesa perché poi non c’è più molto. E’ una gara davvero particolare, in un certo senso davvero bella e molto interessante da correre».

Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto pèarla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro

La solutidine e la folla

L’ultimo pensiero di questo sabato che sembra domenica per l’atmosfera di festa che si respira nelle strade di Siena, Tadej Pogacar lo dedica alla sua solitudine nelle due ore di attacco, quando i soli suoni sono il baccano della gente e il rombo delle moto dei fotografi che si alternano davanti a lui scattando foto.

«All’inizio, quando ho attaccato – spiega – ho pensato che il vantaggio fosse buono, ma che dovevo migliorarlo e farlo crescere il più velocemente possibile. Non sapevo quanto distacco avessi. Poi ho iniziato a chiedermi dove potesse essere Isaac (Del Toro, ndr) e cose del genere. Quello che succedeva dietro. E poi, una volta ottenute queste informazioni, ho iniziato a pensare alla strada da percorrere e mi sono goduto la folla. Ho pensato anche a gestire lo sforzo, mangiare e bere, arrivare bene al traguardo. E a volte, penso anche: ho i miei pensieri personali».

Una solitudine beata, con la sensazione di volare su una nuvola al di sopra delle fatiche degli altri. Quando è salito sul podio per la premiazione c’erano ancora tanti corridori sul percorso. Il fuoriclasse è questo, non può fare altro che vincere, e gli altri alle sue spalle danno profondità alla scena e sono anche loro preziosi. Come i compagni di squadra più invisibili che ha ringraziato citandoli uno a uno: Christen, Grosschartner, Novak, Vermaerke e Vermeersch. Quelli che fanno il lavoro sporco, ma prezioso. Lo seguiamo finche non sparisce all’interno dell’antidoping, con la certezza di aver vissuto un’altra magia e la sensazione che questa volta non sia stato facile come potrebbe esserci sembrato.

Strade Bianche Donne 2026, Siena, Elisa Longo Borghini, Kasia Niewiadoma, Elise Chabbey

Longo generosa, Chabbey tenace e la Strade se ne va…

07.03.2026
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SIENA – Scena degna d’un palio quella della penultima curva di questa Strade Bianche. Longo Borghini ha attaccato nuovamente sulla salita di Santa Caterina: rapporto lungo e tutte le forze nei pedali, con Niewiadoma e Chabbey a ruota. La piemontese ha scollinato e voltato a destra, rilanciando l’andatura. Le altre sono rimaste un passo indietro e quando sono arrivate alla curva a sinistra che spalanca la traiettoria su Piazza Il Campo, la trappola è scattata.

Koch ha cercato di passarla sulla destra ed Elisa si è spostata verso di lei trovando la traiettoria strozzata. Contemporaneamente Niewiadoma ha provato a infilarsi nel varco al centro e le due spalle si sono toccate. Elise Chabbey che fino a quel momento era sempre rimasta a ruota ne ha approfittato e ha attaccato. Sarebbe bastato che Elisa allargasse il gomito, ma non ha avuto la prontezza oppure ha preferito giocare pulito e con le prime tre ha visto sfuggirle il podio della Strade Bianche, nonostante sia stata lei quella che ha fatto la corsa.

«Se devo dire la verità – sorride Chabbey – non ricordo bene come sia andata, ho seguito l’istinto. L’unica cosa che sapevo è che se passi per primo l’ultima curva, hai buone possibilità di vincere. Quando Francesca (lei chiama così la compagna Franziska Koch, ndr) è passata a destra, Longo e Kasia si sono spostate un po’ a sinistra. Io ho trovato un varco e ho provato a passare e poi sono andata a tutta fino al traguardo e l’ho passato per prima».

Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva

Applausi alla Longo

Dopo la vittoria al UAE Tour, Elisa Longo Borghini voleva vincere la Strade Bianche e farlo con chiarezza, di forza e possibilmente da lontano, senza trovarsi invischiata in una lotta a spallate all’ultima curva. Dopo l’arrivo si è seduta per terra, col torace che si gonfiava per recuperare il respiro. Ha le gambe sporche di terra, gli occhiali specchiati con gocce di polvere e il tono di voce che torna fermo.

«Se non si prova a vincere – dice – le corse non si vinceranno mai. Io ho provato a farlo, ma a volte rischi anche di perderla. Credo che sia molto meglio così. Ho fatto diversi attacchi, mi sono sentita bene. E’ stata una bella battaglia fino alla fine, l’ho rischiata e penso che sia meglio rischiare che perdere da perdenti. A un certo punto mi sembrava che Niewiadoma, sparendo dalla mia vista, avesse mollato, invece mi ha infilato bene. E’ stata brava. Forse avrei dovuto allargare i gomiti, però è sempre meglio non farlo».

Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso
Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso

L’errore di percorso

E’ stata la Strade Bianche in cui tutto il gruppo inseguitore a un certo punto ha sbagliato strada, seguendo un motociclista. Quando se ne è accorto, ha voltato la moto ed è ripartito, lasciando le ragazze su una strada di campagna a lottare contro il tempo per recuperare la via maestra. Senza che le atlete davanti ne sapessero nulla.

«Sono veramente frustrata – dice fra le lacrime Letizia Borghesi – perché mi sentivo davvero bene. Ero nel primo gruppo e ho forato prima delle Tolfe, è stata dura, ma sono rientrata con l’aiuto di Kim (Lecourt Pienaar, ndr). Mi sentivo davvero forte, ma poi quando sono arrivata sulla testa del gruppo, la motocicletta ha sbagliato e io l’ho seguita. Quando vai così forte in discesa, non puoi che fidarti e seguirle. Poi è tornata indietro e non mi ha aspettato, quindi ero da sola nel mezzo del nulla.

«Alla radio non dicevano nulla. E’ tanto frustrante, perché la Strade Bianche è una delle gare più grandi e questo ha rovinato completamente non solo la mia prova, ma quella della nostra squadra. Non sono più rientrata, ho finito la gara, però dalla rabbia volevo quasi fermarmi».

Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch

L’abbraccio di Vollering

L’errore di percorso ha spalancato la porta per Elise Chabbey, che si è ritrovata da gregaria in fuga a unica carta rimasta alla FDJ Suez per giocarsi la gara. Era stanca e poco convinta di riuscire a combattere sino in fondo ed è stata proprio Franziska Koch a darle coraggio.

«Avevamo un piano – racconta Chabbey – per vincere con Demi Vollering e prevedeva che io entrassi in fuga e cercassi di mettere pressione alle altre squadre. Poi però Demi ha avuto un problema e sapevamo che non sarebbe riuscita a recuperare. Perciò mi sono ritrovata da sola con Francesca e insieme abbiamo cercato di unire le forze e fare del nostro meglio. Ci siamo incitate e questa voglia di fare bene è stata la chiave per vincere, perché tutte le atlete erano molto forti. Il livello della squadra oggi è stato fantastico, abbiamo tenuto duro anche per ripagare il lavoro di ragazze come Lea e Amber (Curinier e Krach, ndr), che hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno.

«Non avrei mai pensato di poter vincere la Strade Bianche fino a quando ho passato il traguardo. E quando Demi è venuta ad abbracciarmi, ho pensato che fosse contenta per me, perché l’anno scorso ho lavorato tanto per lei. La cosa speciale di questa squadra è che siamo tutti così uniti. Oggi è toccato a me, la prossima volta ci sarà un’altra».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey

Due storie dal finale diverso

Elisa Longo Borghini si avvia verso il podio, con il senso di aver dato tutto e un quarto posto che non ha sapore. Si ferma per abbracciare Kasia Niewiadoma. La gente della Strade Bianche l’ha eletta a sua beniamina e ad ogni attacco – a Colle Pinzuto, sulle Tolfe e sulla salita finale – il pubblico è esploso. Ieri, camminando al suo fianco dalla presentazione al pullman, abbiamo avuto la chiara sensazione della popolarità e assieme della disponibilità con cui si è lasciata avvicinare per una firma e una foto.

Elise Chabbey invece lascia la conferenza stampa ancora incredula. Il massaggiatore le stampa un bacio sulla guancia. Fa in tempo a dire di essersi messa a disposizione della compagna Koch per aiutarla a vincere e che l’altra le abbia risposto di non pensarci nemmeno e di dare tutto, perché anche le altre erano stanche.

Ce ne andiamo a scrivere con la consapevolezza che questo movimento sia cresciuto davvero a dismisura. Fino a qualche anno fa, le ragazze stramazzavano sul selciato della piazza e impiegavano dei lunghissimi minuti per prendere fiato. Ora arrivano, si siedono, bevono, commentano e in breve sono già pronte per parlare. Forse è davvero arrivato il momento di allungare le distanze di gara.

Suzuki, Giro d'Italia

Giro d’Italia 2026: Suzuki ancora Moto Ufficiale della Corsa Rosa

07.03.2026
3 min
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La filiale italiana di Suzuki ha rinnovato il proprio impegno nel grande ciclismo internazionale. Per il secondo anno consecutivo sarà difatti Moto Ufficiale del Giro d’Italia edizione 2026. Una partnership strategica con RCS Sport che non si limita alla Corsa Rosa, ma abbraccia l’intero calendario delle grandi classiche firmate RCS.

L’accordo coinvolge eventi iconici del panorama WorldTour e Under 23. Tra questi Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo, Il Lombardia e Milano-Torino. Spazio anche al ciclismo femminile con Strade Bianche Women, Sanremo Women e Giro d’Italia Women. Completano il calendario Giro d’Abruzzo, Giro Next Gen e Gran Piemonte.

Un programma ampio. Una presenza costante. Un segnale forte di continuità nel mondo del ciclismo professionistico.

Suzuki, Giro d'Italia
Suzuki sarà ancora Moto Ufficiale del Giro d’Italia
Suzuki, Giro d'Italia
Suzuki sarà ancora Moto Ufficiale del Giro d’Italia

Mobilità sostenibile e cultura della strada

La scelta di RCS Sport rafforza un forte legame valoriale. Suzuki condivide difatti con il ciclismo una visione moderna della mobilità. Rispetto reciproco tra utenti della strada. Attenzione alla sicurezza. Sensibilità verso soluzioni sostenibili.

Il supporto tecnico alle gare non è solo logistica. E’ presenza attiva lungo ogni chilometro. Le moto accompagnano atleti, direzione corsa, staff medico e organizzazione. Sono parte integrante dello spettacolo. Garantiscono tempestività, controllo e sicurezza in gara.

Lungo il percorso del prossimo Giro d’Italia, Suzuki schiererà oltre settanta moto. Una flotta ampia e diversificata. Mezzi scelti per affidabilità, prestazioni e versatilità.

Tra i protagonisti assoluti del Giro sarà il modello GSX-S1000GT. Grand Tourer con motore quattro cilindri in linea da 999 cc. Circa 152 CV. Erogazione fluida. Telaio in alluminio leggero. Impianto frenante super performante… Pensata per l’utilizzo prolungato. Ideale per chi deve coprire centinaia di chilometri al giorno.

A integrare la flotta anche il modello GSX-S1000GX. Crossover ad alte prestazioni. Sospensioni elettroniche. Pacchetto completo di assistenze alla guida. Comfort elevato e grande capacità di assorbimento delle asperità.

Suzuki, Giro d'Italia
I mezzi del marchio giapponese saranno a supporto delle diverse figure a seguito della corsa negli eventi RCS Sport & Events
Suzuki, Giro d'Italia
I mezzi del marchio giapponese saranno a supporto delle diverse figure a seguito della corsa negli eventi RCS Sport & Events

Una visione condivisa

Il Giro d’Italia è fatica. Strategia. Emozione. E’ sfida contro sé stessi prima ancora che contro gli avversari. Suzuki si inserisce in questo racconto con coerenza. Supporta l’organizzazione. Sostiene la sicurezza. Accompagna ogni tappa con mezzi affidabili e performanti.

Quest’anno la presenza di Suzuki al fianco di RCS Sport sarà ancora più strutturata. Più visibile. Più integrata. Un segnale chiaro. La Casa di Hamamatsu conferma così il proprio ruolo nel grande ciclismo internazionale. Al fianco degli atleti. Al fianco degli organizzatori. Lungo ogni chilometro della Corsa Rosa.

Suzuki

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Le Samyn 2026

Mattio è già un riferimento per Brennan e Van Aert

07.03.2026
5 min
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L’esordio sulle pietre nel WorldTour per Pietro Mattio è stato anticipato di ventiquattro ore rispetto al piano iniziale. La febbre che ha stoppato Wout Van Aert ha portato il ragazzo piemontese a correre alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Kuurne-Brussel-Kuurne. In principio il programma prevedeva solamente la seconda delle due gare dell’Opening Weekend. 

L’altra novità per Pietro Mattio arriva invece con la convocazione alla Strade Bianche e che partirà tra poche ore, anche in questo caso a causa del forfait di un compagno di squadra. Insomma, nemmeno tre mesi nel WorldTour e sono già iniziati gli straordinari. 

«E’ un bene – dice con una risata quando lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era in viaggio verso Siena – perché vuol dire che il team ha fiducia in me, inoltre credo che più esperienze si facciano e meglio sia. Mettere insieme tutte queste corse già al primo anno tra i professionisti vuol dire portarsi avanti».

Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
E così ti sei fatto tutte e due le corse dell’Opening Weekend, che esperienza è stata?

Fantastica, davvero bella ed emozionante, per i belgi penso sia il fine settimana più importante dell’anno, dopo quello del Giro delle Fiandre ovviamente. Però è il primo della stagione, riparte tutto e l’atmosfera che si respira sulle strade e i settori di pavé è unica. 

Partiamo dalla Omloop Nieuwsblad, dove sei stato chiamato in causa per sostituire Van Aert…

Solo numericamente (ride, ndr). Mi hanno chiamato a una settimana dalla gara dicendomi che sarei dovuto partire un giorno prima del previsto per andare in Belgio e correre. Alla fine non è stato un grande cambiamento di piani. 

Che esordio è stato?

Prima di partire sapevo che si sarebbe andati forte e così è stato, forse mi sarei aspettato di trovare ritmi ancora più alti. Invece sono riuscito a svolgere al meglio il mio lavoro ed essere competitivo, nonostante una preparazione non ottimale. Arrivavo dal Tour Down Under e dal UAE Tour, non il percorso di avvicinamento perfetto alle pietre del nord. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Alla Kuurne-Brussel-Kuurne Brennan ha concretizzato il grande lavoro fatto dai compagni, elogiando personalmente quanto fatto da Mattio
Qual era il tuo compito?

Stare vicino ai capitani. Alla Omloop Nieuwsblad la corsa era in mano alla Alpecin, con noi e gli altri team pronti a giocare di rimessa. Mentre alla Kuurne-Brussel-Kuurne siamo stati noi della Visma Lease a Bike a tenere in mano il pallino del gioco fin da subito, per arrivare in volata con Brennan. Abbiamo lavorato alla grande, tenendo sempre alto il ritmo e facendo staccare tutti gli altri velocisti. Lo sprint finale è stata quasi una formalità. 

Anche se Brennan a un certo punto è andato in difficoltà e sei stato tu a riportarlo sotto…

Non si è capito se per un momento abbia avuto un calo di concentrazione o se abbia tirato il freno per paura di cadere, come successo il giorno prima. Però ci ho messo una pezza e l’ho riportato sotto (tanto che Brennan nell’intervista post gara ha ringraziato pubblicamente Mattio per il lavoro fatto, ndr). 

Ti riferivi a questo quando hai detto di aver avuto ottime sensazioni?

Sicuramente è stato un bel segnale, riuscire a fare ciò che il team mi ha richiesto è un ottima cosa. Vedere un problema, risolverlo e poi arrivare alla vittoria. Non male direi. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Gli anni nel devo team quanto sono stati importanti per conoscere certi meccanismi?

Molto. Essere cresciuto con questa mentalità e imparare a mettersi a disposizione dei compagni mi ha aiutato per farmi trovare nel posto giusto e al momento giusto

Hai corso anche a Le Samyn, passando da Brennan a Van Aert…

Non avrei mai detto di riuscire a correre con Van Aert, invece c’è stata questa occasione e ne sono felice. Rientrava dallo stop per febbre, quindi in corsa eravamo più liberi. Tanto che sono entrato nella fuga insieme a un mio compagno. 

Poi nel finale eri di nuovo accanto al capitano, passando la bici a Van Aert quando ha forato…

Una volta ripreso dopo la fuga ero abbastanza al limite e mi trovavo in fondo al gruppo. L’ho visto con la ruota a terra e mi è venuto istintivo dargli la mia bici (i due hanno corporatura simile, ndr) anche perché le ammiraglie erano molto più indietro. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Come ti sei trovato sui muri del Nord?

La Omloop Nieuwsblad è stata parecchio impegnativa, mentre alla Kuurne mi sentivo meglio. I percorsi erano abbastanza diversi, con il secondo decisamente più semplice. Aver già corso sulle pietre da under 23 mi ha dato sicuramente una mano nel prendere dimestichezza. La grande differenza con il WorldTour sta nel ritmo, anche da under si fa forte, ma qui negli ultimi 80 chilometri si accelera ulteriormente

Sai già quali saranno i prossimi impegni?

Finita la Strade Bianche ho una settimana di pausa, poi correrò ancora in Belgio. Da lì vedremo, per il periodo delle Classiche sono inserito come riserva in diverse corse e sono nella long list per la Roubaix.

Strade Bianche 2026, Tadej POgacar

Strade Bianche, la strategia alimentare di Pogacar e la UAE

06.03.2026
6 min
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Domani si corre e non c’è occhio che non sia puntato sulla maglia iridata che giusto ieri ha scoperto il cippo con cui gli è stato intitolato il tratto di Colle Pinzuto. La quarta Strade Bianche non l’ha vinta mai nessuno, anche Cancellara è fermo quota tre, e ci si chiede se qualcuno riuscirà a mettersi di traverso per impedire a Pogacar di abbattere anche questo primato.

Lui sta facendo il suo e negli ultimi giorni assieme ai compagni sta dando consistenza al carico di carboidrati per presentarsi al via con le scorte di glicogeno belle piene. Se è vero che l’alimentazione è la frontiera che più si è spinta in avanti nel determinare le performance degli atleti, l’attenzione del UAE Team Emirates su questo aspetto è davvero capillare (in apertura, Pogacar sta bevendo il Magic Cherry post corsa, ndr). Se altri usano varie app per la distribuzione dei nutrienti nell’arco della giornata, loro ne hanno messa a punto una in esclusiva. Parlando con Gorka Prieto, responsabile della nutrizione per Pogacar e la sua band, si capisce come nulla sia lasciato al caso.

Tadej Pogacar, Fabian Cancellara, inaugurazione cippo Colle PInzuto
Avendo vinto tre Strade Bianche, ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: a Cancellara fu dedicato Monte Sante Marie
Avendo vinto tre Strade Bianche, da ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: qui con Cancellara, cui fu dedicato quello di Monte Sante Marie
Avendo vinto tre Strade Bianche, ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: a Cancellara fu dedicato Monte Sante Marie
Che tipo di corsa è la Strade Bianche per quello che riguarda il tuo lavoro?

Alla fine è una corsa come un’altra, variano le distanze, ma il cibo si gestisce più o meno come in una grande classica. Alla fine noi definiamo il feed plan che sia una classica, una tappa di montagna o una tappa piatta e la Strade Bianche la trattiamo come una classica.

Il fatto che siano frequenti passaggi da asfalto a sterrato rende più complicato agli atleti il compito di mangiare?

Loro sono bravissimi per quello. La squadra ha questo approccio con la nutrizione da 6-7 anni e i corridori sanno che se non mangiano la quantità precisa nel punto preciso, possono ritrovarsi in una crisi di fame dopo due ore di corsa. Quindi stanno attenti e anche il direttore sportivo è bravo a ricordarglielo alla radio.

Quando comincia il feed plan di una classica come la Strade Bianche?

Dall’inizio della settimana. Ogni corridore ha il programma determinato dal suo allenatore e, sulla base di quello, bisogna fare per ognuno un piano di nutrizione. Quantità diverse l’uno dall’altro, in base ai watt che fa e all’obiettivo che abbiamo per ciascuno dei corridori in gara. Negli ultimi due giorni hanno iniziato a fare il carico di glicogeno, quindi in questi ultimi due giorni hanno avuto un cibo più ricco di carboidrati.

Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, che deve imparare a mettere in atto
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, alla Strade Bianche come in qualsiasi altra corsa, cui deve attenersi
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, che deve imparare a mettere in atto
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, alla Strade Bianche come in qualsiasi altra corsa, cui deve attenersi
Sarà personalizzata anche la colazione del giorno di gara?

Ognuno ha il suo piano, anche Tadej, non posso dire quello che prendono perché lo scelgono loro. Io indico il target di macronutrienti che devono rispettare: a qualcuno faccio io il menù mentre altri preferiscono farlo da sé, attenendosi a quello che c’è scritto sull’app. Quel che faccio per tutti è indicare la quantità che bisogna prima, durante e dopo la corsa. Quanti carboidrati per ora nella gara, come pure la quantità di sodio, ma la scelta degli alimenti viene lasciata al corridore. E anche il recupero è personale: dipende dai watt che hanno fatto, dal tempo e da tutti i fattori della corsa.

Quindi la mattina quando il massaggiatore gli mette le borracce sulla bicicletta, ognuno ha la sua scelta, non è tutto uguale per tutti?

Come sapete, abbiamo prodotti di Enervit che sono uguali per tutti. Tuttavia la quantità delle cose che mangiano per ora varia per ogni corridore. Dipende dal fisico e anche dal suo ruolo. Ad esempio la colazione non sarà uguale per Tadej e per Florian (Vermeersch, iridato nel gravel, ndr), perché se guardiamo il peso ci sono tanti chili di differenza (Pogacar pesa 66 chili, mentre il belga arriva a 85, ndr). Uno più grande mangia di più di uno più piccolo (Gorka ride, ndr).

In base al ruolo in corsa anche l’alimentazione sarà sbilanciata?

Chi deve tirare da subito, mangerà di più a colazione, prima della gara e anche in gara. Non deve perdere la sua energia, per questo anche l’alimentazione del giorno precedente è diversa. Guardiamo sempre al peso di un corridore. Se pesi di più, visto che sono tutti magri, è perché hai più muscoli, no? Quindi più muscolo e maggiore riserva di glicogeno, per cui possono mangiare di più. Ecco perché è diverso fra un corridore di 80 chili, che in corsa esprimerà una potenza complessiva superiore rispetto a uno che che pesa 60 chili. Per questo sono capaci e hanno bisogno di mangiare di più anche in gara.

Enervit, Tadej Pogacar
La UAE Emirates di serve di prodotti Enervit in gara e fuori gara. La Strade Bianche viene pianificata come le altre grandi classiche
Enervit, Tadej Pogacar
La UAE Emirates di serve di prodotti Enervit in gara e fuori gara. La Strade Bianche viene pianificata come le altre grandi classiche
Uno come Tadej, che deve fare il finale, sbilancerà l’alimentazione nella seconda parte di gara oppure l’apporto di carboidrati per ora deve rimanere costante?

Rimangono più o meno fissi. Alla fine quello che cambia è che forse in finale prenderà un gel alla caffeina, perché gli dà l’effetto di essere più sveglio. Fra i prodotti Enervit, abbiamo il gel con la caffeina, con il sodio, ma anche senza caffeina, quindi dipende dal punto in cui dovrà attaccare, ma la quantità dei carboidrati che prende fra gel e borracce più o meno è la stessa dall’inizio alla fine.

Invece per il discorso del sodio, quanto cambia con la temperatura?

E’ un discorso molto particolare e soggettivo, si deve fare un test per vedere quanto perde ogni corridore. A parità di temperatura e umidità, uno può perdere un grammo di sodio ogni ora, un altro solo 300 mg. Non si può dire una cifra generale, ma nelle indicazioni che mandiamo ai massaggiatori, dividiamo le giornate in calde, fredde e quelle che chiamiamo warm, cioè che non sono calde e nemmeno fredde. Come domani alla Strade Bianche, che sarà fra i 13 e i 18 gradi.

I rifornimenti alla Strade Bianche si prendono dalla macchina o sempre dalla strada?

Ci sono tanti punti proprio per non andare alla macchina e dovrebbero bastare. Forse a qualche gregario sarà chiesto di andare alla macchina, ma stiamo parlando di una gara particolare, non è facile andare indietro e poi tornare avanti, per quello ci sono tanti punti per i rifornimenti.

La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei tempi più delicati
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei temi più delicati. Domani la Strade Bianche si correrà fra 13 e 18 gradi
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei tempi più delicati
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei temi più delicati. Domani la Strade Bianche si correrà fra 13 e 18 gradi
Sul manubrio hanno indicato solo quello che devono mangiare o anche i punti in cui lo troveranno?

Soprattutto quello che devono prendere e i punti in cui trovano i rifornimenti. Ai GPM, quando finisce la salita. Le quantità sono stabilite prima e anche se io non sono in corsa e un direttore sportivo ha qualche dubbio, mi chiama e tramite l’app io riesco a vedere quel che stanno facendo. E tutte queste informazioni poi diventano preziose anche per gestire il recupero. Quello che devono mangiare subito dopo la tappa e anche a cena. Il fatto di avere gli chef più bravi del WorldTour aiuta molto. Già da dicembre abbiamo lavorato per le ricette che piacciono ai corridori e il resto abbiamo smesso di portarlo.

Hai detto che per la Strade Bianche si ragiona come per una classica, ma ad esempio è più corta del Fiandre: che cosa cambia?

Cambia sicuramente che l’energia consumata sarà più bassa rispetto al Fiandre. Quello che cambia alla fine non solo è la quantità, ma anche il timing di quando si mangia e di quando inizia la digestione prima della gara. Si tiene conto di tutto, anche di quello che mangeranno in bici. A questi livelli non può davvero sfuggire niente.

Strade Bianche

Nei dettagli (e nei tranelli) della Strade Bianche con Bennati

05.03.2026
5 min
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Archiviato anche il Trofeo Laigueglia è già altissima la febbre per la Strade Bianche. Il grande appuntamento di inizio stagione, quella che è ritenuta, non a torto, il “sesto Monumento”. L’esordio di Tadej Pogacar, gli sterrati, le colline toscane, la polvere e le derapate fino a Piazza del Campo: lo spettacolo è già cominciato.

Per entrare ancora più a fondo nei meandri della corsa senese abbiamo sentito Daniele Bennati. Toscano, che la Strade Bianche l’ha disputata più volte in carriera, arrivando anche undicesimo pur essendo un velocista puro. Ma quando la gamba gira, con coraggio e abilità di guida, anche uno sprinter può togliersi soddisfazioni.

Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Daniele, eccoci alla Strade Bianche: quest’anno 14 settori. Oltre a Colle Pinzuto e Monte Sante Marie, i settori più noti, quali possono essere i tranelli inattesi?

Tranelli… il percorso della Strade Bianche è abbastanza conosciuto ormai. Monte Sante Marie è sempre il tratto che può risultare quasi decisivo, ma non è detto che lo sia in modo definitivo. Anche prima, per esempio, c’è il settore di Lucignano d’Asso, lungo più di 10 chilometri. Lì spesso c’è vento laterale e non sono rare le cadute.

E come dimenticare quella di Alaphilippe?

Non è un tratto difficile dal punto di vista tecnico, ma quando la strada scende con vento laterale è completamente esposta. In quelle condizioni diventa molto pericoloso e bisogna stare davanti. Quando tutti vogliono le prime posizioni la velocità aumenta, la corsa si accende e il rischio di cadute cresce. Non solo, ma usciti da questo settore ci sono circa 800 metri di asfalto, poi si gira a sinistra e si attacca subito Pieve a Salti.

Un tratto che presenta anche begli strappi

Esatto. Poi si va verso Asciano, c’è il rifornimento e subito dopo inizia San Martino in Grania, il settore che precede Monte Sante Marie. Ed è un punto chiave della corsa.

Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Perché, cosa accade a San Martino in Grania?

Qui spesso le squadre più forti, come la UAE Emirates, che ultimamente sta dominando, prendono in mano la situazione. E’ un tratto, anche piuttosto lungo (9,4 chilometri, ndr) in cui si può fare grande selezione per arrivare a Sante Marie e mettere fatica già nelle gambe degli avversari.

Si parla sempre degli sterrati, Daniele, ma c’è anche qualche tratto asfaltato che può incidere?

No, non mi vengono in mente punti particolarmente complicati su asfalto. Forse la discesa di Montalcino prima di imboccare lo sterrato di Lucignano d’Asso. Ma in generale sono strade belle, larghe, veloci. Parliamo di zone patrimonio UNESCO, quindi l’asfalto è buono. Tra l’altro la discesa di Montalcino è stata sistemata di recente.

Prima hai accennato al fatto che tutti vogliono stare davanti e aumenta la bagarre. Ma è così fondamentale stare sempre davanti anche alla Strade Bianche? In fin dei conti non sono le stradine di un Fiandre o di una Roubaix…

Stare davanti è importante, ma certamente si può stare più coperti rispetto al Fiandre o alla Roubaix. Nella prima metà di gara soprattutto, tra uno sterrato e l’altro, si può correre anche più tranquilli. E’ chiaro che dentro i settori tutti vogliono le prime posizioni, ma nella prima parte non è obbligatorio stare sempre a limare. Anche in caso di foratura si riesce a rientrare senza grossi problemi insomma.

Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Tolto Pogacar, che può vincere come vuole: qual è il tratto più decisivo secondo te?

Spesso è sottovalutato il segmento tra l’uscita delle Sante Marie e prima dello sterrato di Monteaperti. Dopo Sante Marie, quando si va verso Castelnuovo Berardenga, c’è spesso una fase di assestamento. Se davanti manca l’accordo qualcuno può rientrare e partire in contropiede.

E Santa Caterina, l’ultima impennata sul basolato di Siena? E’ davvero così tagliagambe?

Sì, perché sei nel finale e molte edizioni si sono decise lì. Pogacar a parte, che è sempre arrivato da solo, ricordo vittorie costruite proprio su quella rampa, come nel caso di Stybar o Cancellara.

E la volata? Bisogna entrare davanti nella curva ai 270-250 metri?

Spesso chi scollina Santa Caterina in testa resta davanti. Non c’è spazio per superare: mancano circa 400 metri, è tutto un destra-sinistra e sorpassare è difficilissimo. Chi passa per primo lì di solito ha più gambe e difficilmente si fa rimontare. Un corridore sveglio non si fa passare.

Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
La Strade Bianche è più selettiva con l’asciutto o con il bagnato?

Quest’anno dovrebbe essere piuttosto asciutta, con temperature intorno ai 20 gradi. Con il bagnato il terreno è più morbido, la bici scorre meno perché affonda un po’, ma in alcuni tratti tiene meglio. Alla fine diventa più selettiva con l’asciutto e la polvere, perché le velocità sono più alte e chi ha più gambe fa la differenza. Con la pioggia aumenta l’imprevisto, tra forature e freddo. Se piove tutto il giorno cambiano le dinamiche, ma più per le condizioni meteo che per il tracciato in sé.

C’è una curva che ricordi in modo particolare? Noi pensiamo, per esempio, a quella in fondo allo “sciacquone” di Monte Sante Marie, dove inizia la salita finale di quel segmento. Non a caso lì Pidcock fece bei numeri…

Ce ne sono diverse di pericolose, soprattutto quelle in discesa percorse ad alta velocità, perché si tratta di una tenuta sempre meno stabile rispetto all’asfalto. Molto dipende anche da come vengono sistemate le strade: quanta ghiaia c’è, quanta ne viene smossa. Spesso sistemano questi sterrati: aggiungono terra e o ghiaia e il fondo resta più “morbido”. Bisogna conoscere quelle sensazioni e avere certe attitudini.

Rispetto ai tuoi tempi è cambiato anche il materiale?

Sì. Oggi si corre almeno con coperture da 30 millimetri, molti usano il 32. Io la prima volta montavo il 25, tubolare. E’ cambiato tanto, ma questi ragazzi sono bravissimi a guidare.

Cetilar Nutrition Official Nutrition Partner Giro d'Italia 2026

Cetilar con RCS Sport: nel 2026 è ancora Official Nutrition Partner del Giro

30.01.2026
3 min
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Cetilar Nutrition conferma il proprio impegno nel grande ciclismo e sarà Official Nutrition Partner del Giro d’Italia anche per la corrente stagione 2026. Per il secondo anno consecutivo, dunque, il brand toscano specializzato in nutrizione sportiva affiancherà la Corsa Rosa, evento simbolo del ciclismo italiano e internazionale, rafforzando così un percorso iniziato con successo appena l’anno scorso.

Dopo il ritorno storico a Pisa nel 2025, che ha riacceso l’entusiasmo del pubblico con una cronometro attesa da oltre quarant’anni, Cetilar Nutrition si prepara a vivere un’altra annata da protagonista. L’obiettivo resta chiaro: supportare gli atleti impegnati in una delle competizioni più dure e affascinanti del calendario WorldTour, dove ogni dettaglio può fare la differenza.

Energia e recupero

La 109ª edizione del Giro d’Italia prenderà il via l’8 maggio dalla Bulgaria e si concluderà il 31 maggio a Roma, al termine di 21 tappe. Il percorso svilupperà 3.459 chilometri complessivi, con un dislivello totale che sfiora i 50.000 metri. Il tracciato sarà come al solito variegato e selettivo. Otto tappe di pianura si alterneranno a sette frazioni di media montagna e cinque di alta montagna, con sette arrivi in salita. E‘ prevista anche una cronometro individuale tra Viareggio e Massa: breve ma potenzialmente decisiva per la classifica generale.

Tra i momenti chiave più attesi va messo in evidenza il ritorno del Passo del Giau, che con i suoi 2.233 metri di quota sarà la Cima Coppi. Una salita iconica, assente da alcune edizioni, destinata a segnare in modo profondo l’economia della corsa.

Il Giro 2026 richiederà completezza assoluta. Le lunghe giornate ad alta velocità in pianura si sommeranno alle tappe esplosive sulle Dolomiti e agli sforzi prolungati sugli Appennini e sulle Alpi. In un contesto così denso e senza vere tappe “di recupero”, la gestione delle energie diventa centrale.

Cetilar Nutrition, Bardiani CSF 7 Saber
Cetilar Nutrition è fornitore ufficiale del team Bardiani CSF 7 Saber
Cetilar Nutrition, Bardiani CSF 7 Saber
Cetilar Nutrition è fornitore ufficiale del team Bardiani CSF 7 Saber

Il Giro-E, Next Gen e Woman

Recupero, resistenza e strategia nutrizionale saranno fattori chiave, tanto quanto la condizione atletica e la tattica di squadra. E’ in questo scenario che si inserisce il contributo di Cetilar Nutrition, con protocolli studiati per sostenere la performance, ottimizzare la durata dello sforzo e favorire il recupero muscolare giorno dopo giorno.

In qualità di Official Nutrition Partner, Cetilar Nutrition sarà attiva anche nei principali eventi collegati alla Corsa Rosa. Il percorso di avvicinamento inizierà l’8 marzo con la Gran Fondo Strade Bianche, per proseguire con Giro-E, Giro Next Gen e il Giro d’Italia Women, fino alla Gran Fondo Il Lombardia in programma a ottobre.

Lungo le strade del Giro d’Italia, il brand sarà inoltre al fianco del team Bardiani CSF 7 Saber, di cui è fornitore ufficiale, confermando un impegno concreto nel supporto al movimento delle squadre professionistiche.

Cetilar

Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (Cyclingmedia Agency)

Gualdi: la fusione Lotto-Intermarché e il progetto di crescita

22.01.2026
5 min
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Il mese di gennaio di Simone Gualdi ha il colore rosso della Lotto-Intermarché, formazione con licenza WorldTour nata dalla fusione tra Lotto e Intermarché-Wanty. Lo scenario per il resto non cambia, la stagione si prepara nel clima mite delle coste spagnole a L’Albir, a metà strada tra Benidorm e Altea. Nonostante si scappi lontano dal freddo continentale qualche goccia di pioggia cade sulla testa dei corridori, ma questo non frena i piani di lavoro.

«Purtroppo in questo primo inverno nel WorldTour – racconta Gualdi – ho avuto un problemino al ginocchio, un’infiammazione alla bandelletta ilotibiale. Nulla di grave ma sono stato fermo per una quindicina di giorni, cosa che mi ha portato a rallentare la preparazione nel mese di dicembre. Ho perso un po’ di ore di lavoro e di volume, ma ora tutto si è risolto per il meglio e sono tornato a regime».

Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)
Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)
Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)
Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)

Impegni slittati

Un fastidio, quello al ginocchio, che non ha creato alcun problema successivo per Simone Gualdi. Tuttavia il rallentamento non previsto ha avuto un effetto domino sul suo inizio di stagione. Il bergamasco dovrà aspettare qualche giorno in più prima di attaccare il numero sulla schiena e dare il via alla sua avventura nel WorldTour. 

«L’esordio stagionale era previsto con le gare della Challenge Maiorca – spiega Simone Gualdi – ma parlando con il team abbiamo deciso di non voler correre rischi e si è deciso di posticipare l’esordio. Partirò dall’Oman a febbraio, alla fine quei quindici giorni di stop si sono tradotti in una decina di giorni di ritardo sul calendario delle gare. Nulla di cui preoccuparsi».

Simone Gualdi nei due anni da under 23 ha fatto vedere grandi qualità, qui alla Liegi di categoria chiusa al terzo posto (foto Flavio Moretti)
Simone Gualdi nei due anni da under 23 ha fatto vedere grandi qualità, qui alla Liegi di categoria chiusa al terzo posto (foto Flavio Moretti)
Qual è l’obiettivo in questo primo anno di WolrdTour?

In questi due anni di devo team con l’Intermarché ho avuto modo di fare una crescita progressiva che mi ha portato a debuttare nelle gare professionistiche. Adesso avrò modo di vedere cosa vuol dire correre nel WorldTour e fare gare di un livello ancora superiore. In questa prima stagione sarà importante imparare e migliorare, per poi comunque giocarsi le proprie chance quando mi sarà data l’occasione.

Sai già quale sarà la tua prima gara WorldTour?

Da programma la Strade Bianche, una gara di livello altissimo che si corre in Italia, questo mi dà tanta motivazione e una gran voglia di essere lì a lottare e mettermi alla prova. Fino all’anno scorso la vedevo in televisione, ora ho modo di correrla. In questo primo anno ci saranno tante corse che continuerò a guardare da uno schermo, però posso dire di essere arrivato tra i grandi e di poter lavorare per correre a questi livelli.

Arrivi dall’Intermarché e hai vissuto da dentro la fusione dei due team, che periodo è stato?

Alla fine le cose sono andate solo per il meglio, all’inizio c’è stato un periodo di incertezza viste le voci che rimbalzavano in giro. Però da quando il progetto è partito l’ambiente è positivo e abbiamo subito trovato un bell’equilibrio. 

A livello di staff le cose sono cambiate?

Personalmente poco, lavorerò con lo stesso preparatore e avrò intorno persone che arrivano dall’Intermarchè come me. Direi che è stato trovato un perfetto equilibrio anche in questo caso. Il mio diesse di riferimento è cambiato, ma arrivando dal devo team questo sarebbe successo comunque. 

Gualdi nella passata stagione ha avuto modo di fare esperienze nelle corse professionistiche, prendendo le misure con il nuovo modo di gareggiare
Gualdi nella 2025 ha avuto modo di fare esperienze con i pro’, prendendo le misure con il nuovo modo di gareggiare
Quando eri entrato in Intermaché avevi un progetto a lungo termine, questo è cambiato con la fusione?

No, direi che è rimasto invariato. Gli accordi prevedevano che nel 2026 sarei entrato nel team WorldTour e così è stato. Di questo sono felice, i patti sono stati rispettati e il percorso di crescita proseguirà come programmato. 

Hai parlato di giocarti le tue carte, sai già che ruolo avrai nel team?

Con il passare delle corse capiremo meglio. Sicuramente quando ci sarà Van Eetvelt saremo in suo supporto, poi come detto avrò le mie occasioni in gare di secondo piano. Ad esempio al Laigueglia lo scorso anno ho ottenuto un decimo posto, quest’anno sarò ancora lì e credo proprio che mi sarà lasciato lo spazio per provare a fare del mio meglio

Non resta che aspettarti in corsa…

Manca sempre meno, non vedo l’ora di iniziare!

Pidcock e la Q36.5: impatto positivo. Ora serve affinare il sistema

05.08.2025
5 min
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La prima stagione di Tom Pidcock con la Q36.5 Pro Cycling proseguirà con la sua seconda grande corsa a tappe: La Vuelta. Nel frattempo il britannico è tornato a correre e vincere anche in mountain bike. Q36.5 ha voluto anche celebrare questo esordio con un kit speciale dedicato al successo delle Olimpiadi di Parigi 2024. L’arrivo di un corridore del calibro di Pidcock in una formazione professional cattura l’attenzione e diventa anche un modo per confrontarsi, con pari diritto, nel ciclismo dei grandi. 

Alle spalle il deserto, è l’esordio di Pidcock in maglia Q36.5 Pro Cycling all’AlUla Tour, che ha portato due vittorie di tappa e la generale
Alle spalle il deserto, è l’esordio di Pidcock in maglia Q36.5 Pro Cycling all’AlUla Tour, che ha portato due vittorie di tappa e la generale

Partenza col botto

Il britannico ha esordito alla grande all’Alula Tour con due successi di tappa e la vittoria della generale. Il grande exploit è stato però sugli sterrati della Strade Bianche, dove Tom Pidcock ha conquistato uno spettacolare secondo posto alle spalle di Pogacar. E’ mancato forse lo squillo in una corsa importante, con tanti piazzamenti che hanno sicuramente reso orgoglioso il team, ma che non possono aver soddisfatto al 100 per cento un corridore del suo calibro. 

«L’impatto di Tom sul team è stato più che positivo – racconta Gabriele Missaglia, diesse che lo ha affiancato per gran parte della stagione – avevamo bisogno di un corridore del suo livello. Ci siamo messi al lavoro fin dal primo ritiro, a dicembre, e abbiamo capito di aver preso un campione. Fino al Giro le nostre strade sono andate di pari passo, poi ci siamo divisi vista anche la sua pausa dalle corse. Ci troveremo nuovamente insieme a Torino per ripartire con La Vuelta».

Sugli sterrati delle Strade Bianche Pidcock ha lottato contro Pogacar in un duello che ha emozionato i tifosi
Sugli sterrati delle Strade Bianche Pidcock ha lottato contro Pogacar in un duello che ha emozionato i tifosi
L’impatto positivo sul team si è visto già dalla prima gara in Arabia…

E’ partito fortissimo, con il dominio all’AlUla Tour e il bel successo di tappa alla Vuelta Andalucia. Dopo quei primi appuntamenti ci siamo concentrati sulle gare italiane con Strade Bianche, Sanremo e Tirreno-Adriatico. Il secondo posto a Siena dietro Pogacar è stato forse il momento migliore della stagione, mentre il grande rammarico è stata la Sanremo. 

Come mai?

Perché è caduto proprio all’imbocco della Cipressa, in un momento cruciale che era stato approcciato al meglio. Quel giorno era in grande forma ed era uno dei favoriti, la sfortuna esiste e fa parte del ciclismo, ma abbiamo visto che la Sanremo è una gara adattissima a lui

Le Classiche delle Ardenne sono le preferite da Pidcock, per sua stessa ammissione
Le Classiche delle Ardenne sono le preferite da Pidcock, per sua stessa ammissione
Poi avete fatto rotta sulle Classiche delle Ardenne.

C’è stato un periodo di pausa dalle gare per arrivare pronti anche al Nord. Ci siamo concentrati solamente sulle Ardenne, non correndo Fiandre e Roubaix. Anche in questo caso Pidcock ha raccolto ottimi risultati con un terzo posto alla Freccia Vallone e due top 10 a Amstel e Liegi. 

Ancora non si sapeva nulla sull’invito al Giro, che è arrivato poco dopo…

Una volta confermata la nostra presenza alla Corsa Rosa abbiamo deciso di tirare dritto. Credo che Tom abbia onorato la gara, come tutti noi, visto che non c’è stato modo di lavorare al meglio per arrivare pronti. Ha messo insieme diversi piazzamenti di spessore con il tentativo di curare la classifica generale, cosa che in passato non aveva mai fatto volentieri. 

Pidcock ha corso il Giro curando la classifica generale, anche se non è riuscito a prepararlo al meglio
Pidcock ha corso il Giro curando la classifica generale, anche se non è riuscito a prepararlo al meglio
Un sedicesimo posto finale senza grandi acuti, eravate soddisfatti?

Pidcock quando mette il numero sulla schiena parte per vincere, quindi direi che una vittoria di tappa sarebbe stata una buona moneta per ripagare quanto fatto. Però con gli inviti arrivati così tardi era difficile pensare di preparare il Giro al meglio. Se devo guardare a una tappa nella quale avremmo potuto raccogliere di più, dico quella di Siena. Pidcock sulle strade bianche si esalta e quel giorno ha fatto il diavolo a quattro, peccato per la doppia foratura. Avrebbe meritato qualcosa in più. 

Si può pensare di fare classifica nei Grandi Giri?

Forse siamo arrivati a capire che c’è una buona possibilità di fare bene. Al Giro, fino alla tappa di Bormio, Pidcock era vicino alla top 10. Poi nell’ultima settimana ha dovuto tirare fuori le ultime gocce di energia. Serve capire su quali gare concentrarsi, ma è anche vero che siamo una professional e il calendario non è mai una certezza. 

Difficile fare programmi anche con un campione in squadra come Pidcock?

Conta sempre il ranking, per noi sarà fondamentale rientrare tra le prime quattro professional. Ci sarà da vedere alla fine del triennio come saremo messi e quali squadre WorldTour rimarranno. 

Per la Vuelta quali ambizioni ci sono?

Innanzitutto vedremo Tom come tornerà in corsa all’Arctic Race, poi quando lo incontrerò alla Vuelta parleremo e inquadreremo gli obiettivi. Non dimentichiamo che il mondiale in Rwanda è adatto alle sue caratteristiche…