Persico a cuore aperto, per mettere il sigillo al 2024

18.10.2024
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Con l’argento conquistato domenica ad Asiago agli europei gravel, Silvia Persico ha potuto mettere da parte la sua stagione 2024 riuscendo finalmente a trovare un accenno di sorriso. Neanche il tempo di rimettere la maglia azzurra in valigia che la ciclista di Alzano Lombardo si è messa alle spalle tutto e già alla sera era partita per le vacanze, destinazione Isole Canarie.

Davanti al fantastico tramonto delle isole iberiche, la portacolori dell’Uae Team Adq ha accettato di ripercorrere i temi di un’annata che sicuramente non è stata come se l’aspettava, almeno non all’altezza di quelle precedenti. Con l’aggravante che era una stagione particolare: quella olimpica.

Una stagione stressante e senza i risultati che voleva. La Persico guarda già al 2025
Una stagione stressante e senza i risultati che voleva. La Persico guarda già al 2025

«Almeno ho potuto chiudere ritrovando quei risultati che mi sono consoni, prima la piazza d’onore alla Tre Valli Varesine, poi l’argento continentale nel gravel. Sono piccole cose, ma che mi danno molta fiducia per la prossima stagione».

La forma, anche se tardi è arrivata. Avevi preparato la gara continentale?

Non nello specifico, ma nella seconda parte di stagione avevo lavorato molto per i mondiali, poi non essere convocata mi aveva un po’ spiazzato i programmi. Sono stata una settimana senza bici, ma poi avevo ancora voglia di dimostrare qualcosa e sono arrivati questi risultati. Forse l’europeo è andato bene perché correvo senza assilli, per divertimento.

Al Tour la lombarda è sempre rimasta lontana dai vertici, limitandosi a compiti di gregariato
Al Tour la lombarda è sempre rimasta lontana dai vertici, limitandosi a compiti di gregariato
Aver mancato l’appuntamento mondiale è stata l’amarezza estrema di questa annata così diversa dalle tue aspettative?

Sicuramente. Nelle ultime due edizioni ero andata una volta sul podio e l’altra vicina alla top 10, avevo lavorato duramente per raggiungere la miglior condizione per la gara di Zurigo e penso che avrei potuto essere utile. Poi il compito delle scelte spettava a Sangalli, mi aveva detto di tenermi pronta anche per il Team Relay ma se ha valutato di lasciarmi a casa non posso biasimarlo, avrà avuto le sue ragioni valutando l’andamento della stagione nel suo complesso.

E’ innegabile che le premesse a inizio anno erano ben diverse, considerando il tuo valore…

Io posso dire di aver sempre dato il massimo, di essermi impegnata come sempre senza mai risparmiarmi. L’inizio era stato anche abbastanza buono, a Mallorca con un 5° posto nella prima uscita, poi è emerso un problema a un ginocchio e da lì è stata una sequela di ostacoli fisici. Dal punto di vista della condizione di salute è stato sempre un su e giù che mi ha sconcertato, ma se guardo ai wattaggi toccati quest’anno, sono superiori a quelli del passato.

Le Olimpiadi dell’azzurra si sono chiuse con un 55° posto non all’altezza delle aspettative su quel percorso
Le Olimpiadi dell’azzurra si sono chiuse con un 55° posto non all’altezza delle aspettative su quel percorso
E allora come ti spieghi questa carenza di risultati?

Quando la salute non ti sostiene appieno, è difficile competere in un ciclismo femminile dove anno dopo anno il livello generale cresce. Se guardiamo a com’è stata questa stagione, è evidente che si è andati generalmente più forte anche del 2023. Ma io sono passata dal problema al ginocchio al Covid preso a giugno e dal quale riprendersi non è stato facile. Avevo lavorato tanto per le Olimpiadi e stavo anche bene, ma il giorno di gara no, non ero io. Poi mi ero ripresa, ma non è bastato per meritarmi la maglia azzurra.

Hai sentito maggiore pressione su di te, proprio per il fatto che questa era un’annata particolare, quella olimpica?

Sì, indubbiamente, ma non solo dall’esterno. Ero io stessa che mi mettevo pressione, che tenevo particolarmente agli eventi di quest’anno e non volevo farmi trovare impreparata. Ho fatto tanta altura in questa stagione proprio perché tanti erano gli eventi importanti. Poi, vedendo che le cose non andavano come volevo, che fisicamente non stavo bene, è chiaro che è intervenuto anche un po’ di scoramento. Stagioni del genere possono esserci nell’arco di una carriera, peccato che sia stata nell’anno più importante.

A Parigi, Silvia non stava bene e non ha potuto dare l’apporto al team che ci si aspettava
A Parigi, Silvia non stava bene e non ha potuto dare l’apporto al team che ci si aspettava
Molti hanno imputato questo tuo calo alla mancanza del ciclocross…

Lo so e mi aspettavo che alla fine saremmo arrivati a parlare di questo… Io volevo un inverno più tranquillo, avevo bisogno di staccare dopo anni praticamente senza interruzioni, perché abbinare ciclocross e strada con i calendari che hanno è sempre più difficile. La preparazione invernale era stata ottima, quella che volevamo, considerando anche il fatto che nel frattempo avevo cambiato preparatore. Volevo concentrami sulla strada, chiaramente quando abbiamo iniziato mi sono accorta che mancavo un po’ di quell’intensità che ti arriva dall’attività invernale.

Pensi di ovviare alla cosa inserendo qualche gara in quest’inverno, anche senza seguire tutta la stagione?

Stiamo valutando, qualche gara nella seconda parte della stagione vorrei anche farla, anche se bisogna mettere a punto almeno due bici e tanto materiale tecnico sui quali dover fare dei test di adattamento. Nelle prossime settimane faremo una valutazione con il team e capiremo se ci sono delle possibilità, sempre nell’ottica però dell’attività su strada.

Un bronzo mondiale e due titoli italiani nel ciclocross. Il proposito è quello di tornarci
Un bronzo mondiale e due titoli italiani nel ciclocross. Il proposito è quello di tornarci
Parlavi della Uae: la sensazione è che man mano tu abbia trovato sempre meno spazi per emergere, che tu sia stata utilizzata sia al Giro che al Tour come supporto, che quasi ti abbiano tarpato le ali…

Non è proprio così. La squadra mi ha sempre dato fiducia, ma poi i problemi fisici hanno cambiato le carte in tavola. Al Giro partivo con delle responsabilità, ma il Covid aveva limitato di molto le mie possibilità. Questo ha un po’ spinto i tecnici a puntare su altre, così anche al Tour non ero capitana e anche nella seconda parte dell’anno ho dovuto anche un po’ recuperare energie correndo quindi meno. Certe scelte vanno fatte nell’interesse del team e io quest’anno non sempre sono stata al top per via dei già citati problemi fisici e di salute.

Ora sei in vacanza, con che spirito sei pronta a ripartire?

Ho tanta voglia di rifarmi, di riguadagnarmi la fiducia non solo del team o degli altri, ma la mia. Valuteremo bene il calendario: nel 2024 ho fatto 42 giorni di gara che non sono neanche tanti, ma alcuni appuntamenti avrei forse dovuto saltarli. Non è stato possibile perché nel ciclismo attuale a un calendario straricco corrispondono organici ancora ristretti e quindi bisogna rispondere presente a ogni chiamata. Io comunque sono convinta di una cosa: se sto bene sono ancora quella degli anni scorsi. Domenica l’ho dimostrato.

Mondiali di gravel, ad Halle Pontoni punta in alto

04.10.2024
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Un clima tipicamente autunnale ha accolto la nazionale italiana ad Halle dove domenica si correrà il mondiale gravel. Il gruppo di Daniele Pontoni è arrivato in Belgio mercoledì e nella giornata di ieri ha preso contatto con il percorso, facendo subito i conti con il clima e le caratteristiche del tracciato.

«Al nostro arrivo abbiamo trovato tempo ancora piovigginoso, ma in occasione della nostra uscita, affrontando i primi 80 chilometri abbiamo notato che il tracciato si stava già asciugando e questo fa ben sperare per domenica. Nella parte finale, il circuito probabilmente decisivo, ci sono ancora dei tratti fangosi. Però se il tempo regge e soprattutto il vento continuerà a tirare, credo che sabato, quando gareggeranno le donne, sarà già tutto asciutto».

Gli azzurri ieri sul percorso iridato, 134 chilometri per le donne, 181 per gli uomini
Gli azzurri ieri sul percorso iridato, 134 chilometri per le donne, 181 per gli uomini
Che percorso avete trovato?

E’ stato parzialmente rivisto rispetto all’europeo gravel dello scorso anno. E’ disegnato prevalentemente su piste ciclabili e strade battute, quindi io credo che si svilupperanno alte velocità, con 2-3 single track dove sarà utile la capacità di guida, ma nel complesso sono tutte traiettorie veloci dove non ci sono particolari difficoltà di guida. Certamente serve attenzione, soprattutto nei tratti dove si procede in fila indiana per sapere dove mettere le ruote, considerando che stando alle spalle non si vedono subito le buche. Preservare i copertoni sarà un aspetto importante.

Secondo te è quindi un percorso che privilegia gli stradisti?

Sicuramente, è un percorso come detto da grandi velocità, tecnicamente abbordabile e il fatto che siano quasi 300 i concorrenti che si schierano al via lo dimostra. Io credo che la gara si svilupperà attraverso gruppetti, anzi non è escluso che soprattutto la prova femminile si possa chiudere con uno sprint a ranghi ristretti.

Il podio dello scorso anno con Silvia Persico che ci sarà anche stavolta, punta delle azzurre
Il podio dello scorso anno con Silvia Persico che ci sarà anche stavolta, punta delle azzurre
Veniamo alle tue convocazioni: stupisce il fatto che a fronte di una nazionale femminile abbastanza ampia, con 7 effettive al suo interno, ci siano solamente 4 uomini convocati. Perché questa differenza?

Ho semplicemente dovuto prendere atto della situazione, della concomitanza con un calendario ancora ingolfato. A molti team ho chiesto di poter mettere a disposizione uomini, ma con Emilia, Bernocchi, Agostoni non ho avuto risposte positive. Ho quindi potuto scegliere Oss e De Marchi che sono specialisti puri del gravel, poi c’è Matteo Zurlo campione d’Italia lo scorso anno e che questo percorso lo conosce bene per averlo affrontato lo scorso anno, infine c’è Filippo Agostinacchio che ha una condizione ottima.

Questa differenza numerica ti porterà a fare scelte tattiche differenti?

Sì, andranno impostate due corse completamente diverse ma questo non dipende solamente dai numeri. Bisogna guardare al materiale a disposizione, alla concorrenza, alla lunghezza del percorso. Valuteremo le scelte più adatte al caso.

Matej Mohoric in trionfo nel 2023. A sfidarlo grandi nomi come Van der Poel e Merlier
Matej Mohoric in trionfo nel 2023. A sfidarlo grandi nomi come Van der Poel e Merlier
Sono le stesse nazionali che vedremo la settimana dopo all’europeo?

Non del tutto, infatti mi sono riservato di effettuare le convocazioni fra lunedì e martedì. Al femminile sarà una nazionale che ricalcherà per la maggior parte quella presente qui in Belgio, ma al maschile avrò più uomini a disposizione. Anche perché rientrerà gente dalla trasferta di Coppa del Mondo di mtb. Quello di Asiago – percorso che voglio comunque rivedere – è molto diverso dal percorso belga, più impegnativo sia tecnicamente che altimetricamente e dove la capacità di guida avrà un peso molto superiore. Per questo penso che ci sarà maggiore equiparazione fra specialisti della strada e della mountain bike.

Saranno molti i reduci dal mondiale su strada di Zurigo della scorsa settimana, pensi che la fatica di allora influirà?

No, ormai a questo punto della stagione influiscono più altri fattori, prima di tutto quello mentale e della volontà di emergere. Non sono, quelle di gravel, gare di attesa, si va subito a tutta e come abbiamo visto anche su strada ormai ci si sta avvicinando sempre più a questo principio che fino a pochi anni fa era patrimonio di specialità dallo sviluppo temporale più breve come il ciclocross.

La polacca Niewiadoma difende il suo titolo, ma percorso e condizione non sembrano dalla sua parte
La polacca Niewiadoma difende il suo titolo, ma percorso e condizione non sembrano dalla sua parte
Ti sei fatto un’idea su chi saranno i favoriti?

Sabato fra le donne sarà quasi una rivincita di Zurigo considerando che mancheranno solo Vollering e Longo Borghini, ma ci saranno Kopecki, Wiebes, l’olimpionica di mtb Ferrand Prevot, la Niewiadoma che comunque su questo tracciato gravel non vedo favorita e direi di tenere sotto controllo l’australiana Cromwell. In campo maschile ci sono Van der Poel, il campione uscente Mohoric, Merlier, ma sono in tanti a poter dire la loro. Io spero che fra questi ci saremo anche noi, abbiamo squadre e nomi in grado di far bene su questo tracciato.

Nazionale per Zurigo: gruppo in condizione al servizio della Longo

19.09.2024
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C’è stato un verbo nel racconto della squadra di Parigi che a Paolo Sangalli non è andato giù. Lo dice subito, ridendo a denti stretti. E’ il verbo scricchiolare, che avevamo usato per descrivere il suo ragionamento sulla presenza di alcune atlete piuttosto di altre nella nazionale delle Olimpiadi. E ora che si va verso il mondiale e che le scelte sono state fatte in modo più netto, la differenza salta subito agli occhi. Alle atlete non si può dire nulla, il loro impegno è stato per tutto l’anno sotto gli occhi di tutti. Sul modo in cui vengono gestite invece si potrebbe aprire lo stesso file da anni sul tavolo parlando degli uomini. Nelle squadre straniere non sempre le italiane vengono tenute nella considerazione che ci aspetteremmo. E quest’anno in qualche caso tutto ciò è parso ancora più evidente.

«E’ il motivo per cui non ci sono under 23 nel gruppo – spiega il cittì delle donne – perché non hanno dimostrato di essere all’altezza. Al Tour de l’Avenir avrebbero potuto dimostrarlo, parlo di Francesca Barale ad esempio. Però ci sono state scelte diverse, che ho rispettato come adesso lei rispetta la mia scelta e me lo ha anche detto. Andare a tirare al Tour de France è sempre un lavoro pesante e lo capisco. Però a quell’età, quando hai un’opportunità di confrontarti con le pari età, dovresti coglierla. Anche perché chi ha vinto il Tour de l’Avenir (Marion Bunel, ndr) aveva fatto anche il Tour de France, arrivando molto avanti e dimostrando di aver trovato una grande condizione».

Nazionale per la Longo

Andremo in Svizzera con una nazionale per certi versi inedita e votata alla causa di Elisa Longo Borghini, che dopo il lungo periodo di riposo post olimpico è tornata in gruppo giusto ieri con il secondo posto al Grand Prix de Wallonie.

Il cittì ammette che gli sarebbe piaciuto avere anche altri nomi. Marta Cavalli, ad esempio. Oppure Bertizzolo o Persico al top. Ma visto che la prima non corre da tempo e le altre due non hanno la condizione sperata, si è scelto di lasciare spazio alle altre. Quindi, in rigoroso ordine alfabetico: Arzuffi, Balsamo, Longo Borghini, Malcotti, Magnaldi, Paladin e Realini.

Percorso e squadra per Longo Borghini, ti aspetti che si possa arrivare da soli oppure siamo aperti a tutto?

C’è uno zampellotto nel finale che può anche fare la differenza, dipende anche dalla situazione di gara. Logico che con una squadra così, andremo a fare una gara dura. Per le caratteristiche delle ragazze, non abbiamo alternative: tenteremo di arrivare alla fine con il minor numero di corridori. Mi preoccupano Kopecky e Vollering, oltre a Niewiadoma e magari anche Ludwig, anche se ultimamente non ha brillato. Però nella gara di un giorno può essere pericolosa…

Giusto per non usare più la parola scricchiolare, ti ha colpito che alcuni nomi molto attesi alla fine non siano venuti fuori?

Alcune ragazze hanno avuto stagioni storte. Prendiamo Silvia Persico. Lei resta disponibilissima, si era anche pensato che potesse fare il team relay, però dopo il Tour non è più stata al livello che speravamo. Tour che dal mio punto di vista poteva benissimo non fare, arrivando meglio magari al Romandia e ritrovandosi oggi nelle sette della nazionale per Zurigo. Ha avuto un anno no, dovrà resettarsi e ripartire. Stessa storia per Bertizzolo, che avrei voluto sia alle Olimpiade che qua, ma si è infortunata. Lei è uno di quei corridori che ti dice: «Guarda, non sono in condizione. Non vengo in nazionale solo per mettere la maglia e partire». Quindi è un’atleta onesta, come poi lo sono tutte.

Che mondiale ti aspetti?

Lo vedo più come una Liegi che come una tappa alpina. Andiamo con le armi che abbiamo ed è giusto che sia stato selezionato chi ha dimostrato di essere in condizione. Alice Arzuffi, ad esempio, mancava da tanto dal giro azzurro, però è stata determinante al Tour. Ha lavorato tantissimo anche al Giro, quindi va assolutamente premiata. Ha fatto un un percorso per arrivare bene sino a qui, quindi sono davvero contento per lei e sono sicuro che darà il suo contributo. Stesso discorso che vale per Barbara Malcotti e anche per Elisa Balsamo, che per una volta correrà solo in appoggio dell’altra Elisa.

Il 2024 di Persico è nato sotto una cattiva stella. Non fare il cross è stato un guaio
Il 2024 di Persico è nato sotto una cattiva stella. Non fare il cross è stato un guaio
Forse dalla lista manca Eleonora Gasparrini, terza agli europei e prima a Stoccarda…

Dal mio punto di vista il percorso è duro per lei. Ha trovato la condizione, preparando l’europeo. E’ stata brava, a Zurigo avrebbe potuto fare il lavoro che secondo me farà Elisa Balsamo. Però visto il livello delle under 23, il percorso per la “Gaspa” sarebbe troppo duro.

Longo Borghini era uscita a pezzi da Parigi, come la senti?

Tanto motivata, ha voglia di riscatto. Prima di Parigi arrivava da un Giro logorante. Ieri ha fatto seconda al Wallonie, quindi ha già dato un segnale. Da qui in avanti recupererà e il 25 settembre farà il team relay, che tra l’altro si corre sul circuito finale, quindi è adattissima a lei. Farà una prova generale. Arriverà su il 23, io parto stasera con le ragazze della nazionale crono. Ormai ci siamo, fra poco si comincia.

La dura stagione di Silvia Persico: l’analisi con il suo coach Zenti

14.08.2024
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Silvia Persico è una delle nostre più grandi cicliste e sta vivendo una stagione tormentata da malanni e infortuni ed è stato un dispiacere non poterla vedere al top come ci aveva abituato in queste ultime annate.  Spesso si è discusso su di lei e nel calderone e tra i vari punti in esame si è parlato anche del cambio di preparazione della portacolori dell’UAE Team Adq .

E’ innegabile che sia cambiato qualcosa e che qualche problema ci sia stato. Lei stessa nel ritiro di dicembre ci disse che si apprestava ad un inverno senza ciclocross, da sempre colonna portante dei suoi allenamenti. Per fare chiarezza a 360° attorno a Persico abbiamo parlato direttamente con il suo coach, Luca Zenti.

Il preparatore Zenti con Silvia Persico (foto da Facebook)
Il preparatore Zenti con Silvia Persico (foto da Facebook)
Luca, dicevamo di un anno difficile per Silvia. Tanti cambiamenti e nel calderone è finita anche la preparazione. Partiamo da un quadro generale che ci dica di questo suo 2024.

Direi che è stata in effetti una stagione complicata. Anche in virtù di precise direttive di squadra, dichiarate apertamente ad inizio stagione, si è deciso di non fare il cross e certamente questo ha inciso. Non è facile adattarsi per chi, per 9 anni, ha impostato un certo tipo di preparazione. Non è stato un cambio banale.

Quindi è vero che l’assenza del cross ha inciso?

Certo, ma non c’è stato solo quello, bisogna dirla tutta. Silvia è incappata in moltissime sfortune, molti malanni. A gennaio, dopo una buona preparazione, poco prima dell’inizio della stagione, ha avuto un problema con un ginocchio e si è fermata per due settimane. Non era brillantissima, e nonostante tutto, proprio perché aveva lavorato bene, non è andata malissimo all’UAE Tour Women.

Lei ci disse che in quell’occasione aveva fatto il suo personal best sui 30’.

Esatto, proprio perché come ho detto in quel mese e mezzo avevamo lavorato bene. Alla Strade Bianche, dopo l’UAE Tour non era stata brillante, successivamente aveva preso un filo di continuità e nelle classiche del Nord non era andata male. Poi però ha avuto un problema familiare, la perdita della nonna, a cui era legatissima, e alle Ardenne di nuovo non era super. Passano queste gare ed ecco la mononucleosi. Quindi siamo andati avanti senza poter fare carichi di lavoro. Ad inizio maggio è andata a Burgos e lì Silvia era forse al 50 per cento.

Sul Jebel Hafeet all’UAE Tour ad inizio stagione una buona prestazione che dava fiducia…
Sul Jebel Hafeet all’UAE Tour ad inizio stagione una buona prestazione che dava fiducia…
A quel punto cosa avete fatto?

Ne è seguita una settimana di stop per poter recuperare un po’ e successivamente abbiamo ripreso con un blocco di lavoro ripartendo quasi da zero. Da lì siamo andati anche sul San Pellegrino in altura. Per questa fase ho deciso di impostare un lavoro polarizzato: parecchio volume, inserendo poi anche degli stimoli a soglia e di Vo2 Max, quindi stimoli di una certa intensità. Successivamente è andata all’italiano ma era in una fase di pieno carico in vista del Giro Women.

Come è andata la corsa rosa? Anche lì non possiamo negare che Persico abbia avuto le sue difficoltà.

Vero, così come è vero che eravamo andati lì con l’idea di non fare classifica. E infatti sul primo arrivo in salita Silvia si è volutamente staccata proprio per uscire di classifica e avere più spazio per le fughe. Poi però per ordini di scuderia è dovuta restare al fianco delle migliori e dulcis in fundo ecco il Covid.

Un calvario insomma…

In vista di Parigi pertanto non si è potuta allenare bene e infatti Silvia è partita per le Olimpiadi con il morale a terra. Sì, tra Giro e Giochi abbiamo fatto qualche piccolo lavoro di richiamo, ma neanche troppo intenso visto lo stato infiammatorio che porta il Covid. E poi tra cadute e tutto il resto non è stata una prova a cinque cerchi fortunata. E’ facile comprendere che in mezzo a tutte queste sfortune non è facile impostare un lavoro, trovare la continuità necessaria per le gambe e anche per la testa. Non abbiamo avuto il tempo per poter lavorare sull’intensità.

Stando al tuo racconto, giusto in inverno siete riusciti a lavorare bene.

Esatto e infatti, come detto, all’UAE Tour Silvia ha espresso buoni valori. Anche in quel caso è mancata solo la parte anaerobica perché guarda caso si era dovuta fermare quelle due settimane per il problema al ginocchio.

Indirettamente Persico al Giro non è stata faorita da alcune scelte tattiche del team
Indirettamente Persico al Giro non è stata faorita da alcune scelte tattiche del team
Tante sfortune vero, ma poi immaginiamo che, Luca, tu abbia dovuto fare i conti appunto con la mancanza del cross. Come hai sostituito quella parte? Quella parte della preparazione che dà lo spunto forse per lottare con le più grandi…

La prima cosa è stato un approccio differente: come essere performante dopo i 2.000-2.500 chilojoule? Abbiamo provato con un approccio polarizzato: quindi tanta Z2 ma al tempo stesso anche parecchi stimoli lattacidi. In generale è aumentato il suo volume di lavoro. Silvia ha fatto molte più ore a settimana che in passato, ma questo tutto sommato sarebbe successo comunque senza il cross che, correndo almeno una volta a settimana, ti porta a ridurre i carichi di lavoro complessivi. E sempre in sostituzione del cross quest’inverno 2-3 volte a settimana facevamo degli stimoli lattacidi.

Quindi i fuorigiri non sono mancati?

No, poi è chiaro che fatti i vari test a fine febbraio la sua tolleranza al lattato difettava un pochino rispetto agli altri anni. Quell’intensità complessiva che ti dà il cross, con il solo allenamento non riesci a replicarla. Però almeno fin lì Silvia non stava male.

Lei prima della Strade Bianche ci disse anche di un buon lavoro in palestra…

Anche questo è sempre stato legato al discorso della forza e dell’intensità. Abbiamo lavorato molto con il bilanciere, facendo anche parecchia forza massima che a ridosso delle gare diventava forza esplosiva. Alla fine anche a secco abbiamo cercato di simulare il cross, mettiamola così.

Persico, in seconda ruota, al Tour Femmes dove la UAE Adq ha presentato una maglia nuova
La lombarda, in seconda ruota, al Tour Femmes dove la UAE Adq ha presentato una maglia nuova
E’ vero che avete fatto meno SFR?

Qualcosina in meno è vero. In generale c’è stato un approccio diverso alla forza. Abbiamo aumentato un po’ il lavoro a secco e neuromuscolare. In bici Silvia ha fatto partenze da ferma, volate e, fedele al lavoro polarizzato, anche Vo2Max e lavori molto intensi di 2′-3′. Ma il problema, credetemi, non è stato la forza, il cross o chissà cosa… il problema è che a parte il mese e mezzo iniziale non siamo mai riusciti a lavorare con continuità a causa di tutti i problemi fisici e di salute che l’hanno tormentata quest’anno.

E ora cosa farai? Tu come preparatore come potrai recuperare la tua atleta anche mentalmente?

Conosco Silvia da molto tempo e so che potenziale abbia. Io sono convinto che un mese e mezzo ben fatto, senza stop, le consentirebbe di fare un buon finale di stagione. Lei non ha bisogno di molti mesi per entrare in forma. Mentalmente: la prima cosa è ritrovare il piacere di correre, che poi va di pari passo con la condizione e in generale con un ambiente favorevole. Il tutto innescherebbe un circolo virtuoso.

In questi giorni Silvia Persico è impegnata al Tour de France Femmes, speriamo vivamente che il lavoro in Francia possa esserle utile per il recupero delle motivazioni e della condizione fisica in vista del finale di stagione… che può ancora offrile molto.

Sangalli su Parigi, viaggio in una squadra nata in salita

08.08.2024
5 min
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Tornato da Parigi con il nono posto di Elisa Longo Borghini nella gara su strada delle donne, Paolo Sangalli sta preparando valigia e appunti per il Tour de l’Avenir delle U23. Poi da lì sarà la volta di un ritiro in altura con le ragazze del mondiale, il campionato europeo e appunto la trasferta a Zurigo di fine settembre che chiuderà la stagione azzurra. Eppure c’è rimasta qualcosa in testa su Parigi. Non tanto per la prova della “Longo”, che ha fatto quel che ha potuto e alla fine s’è presa tutto sulle spalle, scusandosi per il risultato opaco. Quanto piuttosto per la scelta delle altre azzurre, che avrebbe avuto a nostro avviso un senso durante l’ultimo inverno, ma che i risultati della stagione avrebbero potuto mettere in discussione. Si sono portati i nomi o le migliori atlete a disposizione?

«A Parigi – dice il cittì azzurro – abbiamo fatto quello che ci eravamo proposti, a prescindere dalla giornata storta di Elisa. Avevamo impostato la gara perché prendesse meno aria possibile nei primi 110 chilometri e di fatto non ha mai messo fuori la testa. Pensavo che Silvia Persico (foto di apertura, ndr) tenesse di più, ma è rimasta attardata nella stessa caduta a 50 chilometri dall’arrivo che ha bloccato la Wiebes. Su quel circuito anche 20 secondi erano impossibili da recuperare. Volevamo fare come la Faulkner, ma non sempre le cose vanno bene. Parlando con loro ci siamo detti che abbiamo fatto il percorso ideale di avvicinamento e forse aver chiuso il Giro d’Italia all’ultimo metro dell’ultima tappa ha contribuito al fatto che Elisa sia arrivata a Parigi più stanca di quel che si pensava».

Nelle corse dure, Longo Borghini è la più solida. A Parigi un giorno nero
Nelle corse dure, Longo Borghini è la più solida. A Parigi un giorno nero
Non si può dare la croce addosso a lei, infatti. Corre troppo. Classiche, Vuelta, Giro di Svizzera, Giro d’Italia, Olimpiadi, adesso il Tour e Plouay e poi il mondiale…

Questo è il ciclismo femminile su strada di adesso. Anche la Kopecky è arrivata tirata, perché se fosse stata quella che conosciamo, l’oro lo avrebbe vinto lei. Non le scappava nessuno. La Vos è un’atleta che conosciamo benissimo, è arrivata dopo un mese e mezzo che non correva e ha preso l’argento. Le olandesi forse avrebbero dovuto correre tutte per la Wiebes, ma la caduta ha cambiato tutto.

Quanto è stato difficile fare questa squadra? Hai mai pensato di cambiare le tue scelte?

Ma no, perché a quel punto il cambiamento era possibile solo con un certificato medico. Avrei potuto farlo in caso di caduta o di Covid. Ma l’Olimpiade è anche una sintesi degli ultimi anni. E se andate a vedere, tre su quattro delle azzurre venivano da risultati a livello mondiale e io voglio in squadra gente che è capace di arrivarci.

Balsamo ha amato il percorso di Parigi al primo sguardo, ma le sue condizioni erano lontane dal meglio
Balsamo ha amato il percorso di Parigi al primo sguardo, ma le sue condizioni erano lontane dal meglio
Non dovrebbero avere però anche la condizione con cui sono arrivate a quei risultati? Persico da un po’ non è quella del bronzo di Wollongong e forse Elisa Balsamo dopo il ritiro al Giro non era una carta da rischiare…

Con la Persico abbiamo fatto un percorso per arrivare a Parigi nella massima condizione. Poi dopo il Giro, ha avuto il Covid. Una con cui sostituirla poteva essere la Bertizzolo, ma era out anche lei per la stessa caduta della Balsamo. Chi avrei dovuto portare?

Forse Soraya Paladin avrebbe garantito una base di lavoro di alto livello?

Credo che avrebbe potuto fare quello che ha fatto la Persico, magari qualcosa in più. E’ logico che con il senno di poi si può dire qualsiasi cosa, ma negli ultimi anni i risultati hanno parlato chiaramente. Persico avrebbe dovuto fare il Giro in progressione, poi invece è stata male. Aveva investito su quella corsa gli ultimi quattro mesi e siamo andati avanti. I segnali erano buoni e se non fosse rimasta intruppata in quella caduta, ci sarebbe stata un giro per dare una mano alla Longo. Perché su questo siamo d’accordo: in una gara così, l’unica che poteva arrivare davanti era la Longo.

Soraya Paladin, già azzurra a Tokyo, avrebbe rinforzato il team azzurro?
Soraya Paladin, già azzurra a Tokyo, avrebbe rinforzato il team azzurro?
Oppure una Balsamo al 100 per cento….

Che avrebbe fatto come la Wiebes, anche lei penalizzata dalla caduta. Alla fine lei puntava proprio alla vittoria. Balsamo ha fatto il massimo per la situazione che aveva. E comunque io sono uno molto deciso nelle cose e purtroppo non ho avuto neanche la scelta di Sofia Bertizzolo perché quella maledetta caduta in Spagna ha coinvolto sia lei sia Elisa Balsamo. Quanto alla Paladin, è una ragazza che considero molto ed è infatti già nei piani per il mondiale.

Si volta pagina?

Si volta pagina, lo sport è così. Siamo andati via da Parigi con un nono posto, dopo che Elisa veniva da due medaglie. Ma ugualmente, il primo bronzo venne per la caduta di Van Vleuten in discesa, sono cose che capitano. Le corse vanno così, ma non tolgono nulla allo spessore di Longo Borghini che per le grandi classiche è il corridore italiano di riferimento. Lei non ci sarà per gli europei, perché la lascio recuperare, ma per i mondiali conto di averla nuovamente al massimo.

Elena Cecchini è entrata nella fuga di giornata, come lo scorso anno ai mondiali di Glasgow
Elena Cecchini è entrata nella fuga di giornata, come lo scorso anno ai mondiali di Glasgow

Ci sono punti che scricchiolano, ma la posizione è condivisibile. Le Olimpiadi possono essere la sintesi dei risultati del triennio (in questo caso) precedente, ma a patto che gli atleti coinvolti abbiano lo stesso livello e forse il 2024 ha detto cose differenti. Almeno per i mondiali dovremmo averle tutte al meglio, sperando nel frattempo che Silvia Persico ritrovi lo smalto che a Wollongong nel 2022 la portò a tanto così dal vincere il mondiale.

Gara donne, ci siamo. Regia affidata a Cecchini e Persico

04.08.2024
4 min
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VERSAILLES (Francia) – Tre volte campionessa italiana, più di 20 medaglie internazionali. Elena Cecchini arriva alla prova olimpica senza ansie particolari.

«Gli ultimi mesi sono andati lisci – racconta – ho corso il Giro ed è stata una tappa importante in questa tappa di avvicinamento. Poi abbiamo fatto qualche giorno di ritiro in Val di Fassa (foto Instagram di apertura, ndr) con Silvia Persico. Ci ha raggiunti anche Elisa per qualche giorno. In questi giorni abbiamo rivisto il percorso in linea, che avevamo già visto a maggio e abbiamo rinfrescato la memoria. Penso che faremo una bella gara come squadra. Poi le gare secche possono andare in mille modi, ma l’obiettivo è fare il meglio possibile».

Il sopralluogo a maggio delle azzurre sul percorso di Parigi è stato il primo passo
Il sopralluogo a maggio delle azzurre sul percorso di Parigi è stato il primo passo
Ti aspetti alleanze trasversali, legate alle squadre per le quali si corre durante l’anno?

Il legame con le squadre è imprescindibile. Ieri abbiamo fatto la ricognizione, eravamo tutte insieme, è normale che ti cerchi con le compagne di squadra con cui corri tutto l’anno. Io sono stata con le mie compagne, Longo Borghini con le sue, ma da qui ad accordarci il passo è lunghissimo. La verità è che un’Olimpiade del genere potrebbe essere facile per Longo Borghini e dura per Balsamo. Altre Nazioni hanno una leader che potrebbe vincere. Noi siamo outsider, ma ho capito che per alcune delle avversarie questo è un grande obiettivo.

Quale sarà ilì ruolo in gara di Elena Cecchini?

Il mio ruolo potrebbe essere quello di dover leggere la gara, come è stato l’anno scorso a Glasgow, dove senza la Longo Borghini abbiamo provato a fare bella figura. E’ un bel ruolo, ma mi sentirei un po’ sprecata a fare questo. Per me e Silvia vedo più un ruolo dedicato a entrare nelle fughe. Certo, sono gare difficili da interpretare. Le squadre non sono mai così piccole. Ci sono molte ragazze che sarebbero adatte a questo tipo di percorso, ma non hanno la squadra. Bisognerà essere per 160 chilometri con la testa lì. Oltre che con le gambe, naturalmente.

Lo scorso anno ai mondiali di Glasgow, Elena Cecchini in fuga: un copione che rivedremo?
Lo scorso anno ai mondiali di Glasgow, Elena Cecchini in fuga: un copione che rivedremo?
Ti piace gareggiare in un contesto diverso dal solito?

Mi piace. Ci sono almeno 40 ragazze che possono aspirare al podio. E questo è bello. A Rio sapevamo già con che ruolo partivamo, per esempio. Così sarà più aperta, più tattica.

Percepisci il clima olimpico?

Siamo stati in una bolla ultimamente. Ci troviamo bene, abbiamo il cuoco italiano, stiamo tranquilli. Del Villaggio Olimpico ho bellissimi ricordi a Rio, ma sono certa che per la prestazione sia meglio stare qui in hotel, dove appena usciamo abbiamo strade per poterci allenare.

Ti sei mai immaginata con una medaglia olimpica al collo?

Più che immaginare, ho sognato. Questa gara è bella perché tutto può succedere. Ho lavorato tanto, al Giro ho avuto in alcune tappe le risposte che volevo, in altre ho sofferto. So comunque che potrò contribuire e sognare non costa nulla.

Persico ha preso il Covid dopo il Giro d’Italia, ma ora è in ottima condizione
Persico ha preso il Covid dopo il Giro d’Italia, ma ora è in ottima condizione

Emozione Persico

Accanto a lei c’è Silvia Persico, abituata a indossare la maglia azzurra anche nel ciclocross e pronta per l’avventura a cinque cerchi, nonostante un imprevisto.

«Dopo il Giro ho preso il Covid – spiega – e non sono stata bene. Per 8 giorni sono stata positiva. Ora però sento di avere una buona gamba. Sono molto felice di essere qui e partecipare alle Olimpiadi. Siamo una squadra forte e possiamo giocarci le nostre carte».

Come ti trovi in gare del genere, spesso totalmente diverse da quelle cui siete abituate?

Sono contenta di partecipare a una gara del genere. Sarà dura nella prima parte e molto veloce nella seconda, in città, con il circuito. Siamo al massimo in 4 per ogni Nazione, quindi in poche, sarà una bella battaglia e sono molto contenta di esserci.

Il bronzo di Wollongong 2022 dietro Van Vleuten e Kopecky fa capire che una Persico in forma può lasciare il segno
Il bronzo di Wollongong 2022 dietro Van Vleuten e Kopecky fa capire che una Persico in forma può lasciare il segno
Cosa ti aspetti da te stessa?

Sia io sia Elena Cecchini dovremo coprire gli attacchi delle avversarie ed essere di supporto alle due Elise.

Che emozione senti?

La maglia azzurra mi emoziona ogni volta. Indossarla per le Olimpiadi è speciale. L’ho indossata anche nel ciclocross e dal 2022 sono nella Nazionale di strada. Di sicuro mi regala una grande carica. 

Dal Giro Women alle Olimpiadi, quali indicazioni per il cittì Sangalli?

18.07.2024
6 min
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Che il Giro d’Italia Women regalasse spettacolo ed incertezza fino agli ultimissimi metri di gara forse non era stato preventivato da nessuno. Che potesse invece fornire utili indicazioni in vista delle Olimpiadi era piuttosto assodato da tempo. Ed in questo senso cosa si è segnato il cittì Paolo Sangalli sul suo taccuino?

A parte qualche assenza dovuta a diverse scelte di programmazione, al Giro Women erano presenti tante ragazze che saranno protagoniste a Parigi. Dalle atlete che si sobbarcheranno il lavoro oscuro alle cosiddette seconde linee – quanto meno per ciò che riguarda il borsino delle favorite – fino alle big che puntano dritto alle medaglie. Il primo appuntamento a cinque cerchi sarà la crono del 27 luglio poi si farà rotta verso la prova in linea del 4 agosto, dove c’è condensata la maggior parte dell’attesa. Prima di allora le azzurre di Sangalli – Balsamo, Cecchini, Longo Borghini e Persico – svolgeranno un raduno in altura per rifinire condizione e tattiche, seppur con qualche differenza. Andiamo a scoprire quindi quali sono gli ultimi appunti del cittì (in apertura con Balsamo, foto Il Ciclista Fotografo).

Dopo il testa a testa al Giro Women, anche a Parigi si rinnoverà la sfida Longo Borghini-Kopecky?
Dopo il testa a testa al Giro Women, anche a Parigi si rinnoverà la sfida Longo Borghini-Kopecky?
Paolo, partiamo naturalmente da Longo Borghini, splendida vincitrice del Giro Women.

Elisa l’avevo vista in grande forma durante il ritiro sul Passo San Pellegrino, dove avevamo sviluppato un bel blocco di lavoro con tutte le altre ragazze. Devo dire che non mi ha sorpreso la sua vittoria al Giro, o meglio, è andata oltre le mie previsioni. Ad esempio non ha avuto quel famoso giorno di crisi che aveva sempre avuto gli altri anni. La sua prestazione complessiva mi ha trasmesso tanta tranquillità. E so che porterà questa condizione fino a Parigi.

Lei farà anche la prova contro il tempo olimpica. Seguirà un programma diverso?

Sì, Elisa salirà a Parigi col gruppo crono il 23 luglio, mentre noi della strada andremo a Soraga in Val di Fassa dal 25 al 30 luglio assieme alla nazionale maschile di Bennati, per poi partire in aereo per la Francia il giorno successivo. Già nella crono di Brescia al Giro Women, Elisa è andata molto forte. Una prova solida. E per quella olimpica sono molto fiducioso. Il podio è ampiamente alla sua portata. Anzi, ritengo che sia un bene che corra la crono, così avrà già scaldato il motore.

Cosa possiamo dire delle altre azzurre?

Balsamo non è stata fortunata, ma non sono preoccupato. Ha preso la tonsillite e avevo messo in preventivo che potessero saltare fuori questi virus visto il grande caldo e i relativi sbalzi termici per raffreddarsi. Elisa ha fatto solo quattro tappe, nelle quali ha lavorato bene. Sono molto contento per il suo terzo posto di Volta Mantovana perché si è buttata nuovamente in volata, in un finale tutt’altro che semplice e con avversarie di altissimo livello. Arriverà pronta anche lei per Parigi.

Da Cecchini e Persico ti aspettavi qualcosa in particolare?

Hanno avuto compiti diversi al Giro Women, facendo tuttavia ciò che avevo chiesto. Elena si è confermata la “solita” atleta fidata che dà garanzie ed equilibrio. Ha lavorato tantissimo per Kopecky sia in volata che negli ultimi due giorni, che erano durissimi. Ha dimostrato di stare bene. Silvia invece è partita con l’obiettivo Parigi in testa, forse più delle altre. Ha lavorato su sforzi da 5/6 minuti come troverà sul percorso olimpico. Aveva messo nel mirino alcune tappe, ma ha dovuto giustamente adattarsi alle tattiche della sua formazione. A Chieti poteva fare qualcosa in più, ma aveva Magnaldi in fuga e non si è mossa. E’ comunque uscita in crescita dal Giro.

L’hai nominata prima. La Kopecky vista al Giro Women sarà l’avversaria numero uno oppure pensi che abbia consumato troppo?

Magari fosse solo lei quella da tenere d’occhio (sorride, ndr). Kopecky era partita per puntare alle tappe e rifinire la condizione. Si è trovata poi a giocarsi la generale e sappiamo che atleta sia quando è in lizza per una vittoria, specie se di quella portata. Non ha recuperato dallo sforzo del Blockhaus e all’ultima tappa ha pagato, anche se per me Elisa avrebbe vinto ugualmente perché era più forte. In ogni caso Kopecky sarà la principale nemica per le Olimpiadi.

Chi saranno le altre rivali per l’Italia?

Beh, prima facevo riferimento a chi non abbiamo visto al Giro Women, ovvero Vollering, Vos e Wiebes. Quest’ultima sta correndo al Baloise Tour (fino al 21 luglio, vincendo ieri il prologo d’apertura, ndr) e vedremo come sta. Prevedo una sfida a tre tra noi, Olanda e Kopecky, perché penso proprio che il Belgio sarà tutto per lei. Poi bisognerà fare attenzione alle outsider, ammesso che si possano definire così…

A chi fai riferimento?

Ci sono tanti nomi da tenere sotto osservazione. Niewiadoma non va mai sottovalutata perché lei c’è sempre. Però attenzione a quelle che hanno finito il Giro Women in crescendo. Grace Brown ha fatto una grande crono a Brescia (seconda per un solo secondo dietro Longo Borghini, ndr) e ci ha provato in diverse occasioni. Ludwig è stata protagonista nelle frazioni mosse e nella generale. Lippert ha vinto la tappa di Chieti, la più lunga del Giro, e mi è piaciuta tantissimo. Mi limito a loro, ma lista può essere più lunga.

In sostanza che gara si aspetta il cittì Paolo Sangalli?

Sicuramente sarà dura, fin dai primi chilometri. Il 2 agosto faremo una ricognizione collettiva sul circuito di Parigi quasi chiuso al traffico, anche se lo conosciamo bene perché ci eravamo stati nei mesi scorsi. E’ una gara che si presta a tante soluzioni, tipo il mondiale di Wollongong nel 2022. Difficile dire se si arriverà con un gruppetto di venti atlete o in solitaria, una ad una. Dall’ultimo scollinamento di Montmartre al traguardo ci sono ancora nove chilometri e quindi il tempo di recuperare. Di sicuro sarà un finale imprevedibile, soprattutto dal punto di vista mentale. Però io sotto quell’aspetto sono sereno. So di essere ben coperto dalle mie ragazze, pronte ad ogni evenienza.

La strada di Persico per Parigi passa dal Giro d’Italia Women

03.07.2024
5 min
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Silvia Persico sta pedalando sulle strade di San Pellegrino, in altura, da oltre un mese. L’atleta della UAE Team ADQ è salita prima con la squadra, poi è andata al campionato italiano e infine è risalita in cima alla montagna con la nazionale (foto Maurizio Borserini in apertura). 

«Sono qui – racconta dopo il massaggio – dal 29 maggio. In una prima parte del ritiro sono stata con la squadra, il 18 giugno siamo scese per il campionato italiano. Dopo la corsa sono tornata al San Pellegrino il 25 giugno e rimarrò fino a giovedì. In questi giorni le mie compagne di allenamento sono Paladin, Cecchini e Longo Borghini. Diciamo che è un ritiro in vista dell’Olimpiade di Parigi, anche se le convocazioni ufficiali saranno il 5 luglio. Con la squadra ho lavorato tanto sul fondo, mentre con la nazionale abbiamo alzato i ritmi curando la qualità».

Le ragazze del UAE Team ADQ sono salite sul San Pellegrino il 29 maggio
Le ragazze del UAE Team ADQ sono salite sul San Pellegrino il 29 maggio

Ambizioni diverse

Un mese di allenamento è tanto tempo, soprattutto se a breve ci sarà il Giro d’Italia Women. Corsa passata nelle mani di RCS Sport dal 2024 e nella quale la scorsa stagione Persico colse un ottavo posto finale. 

«A dire il vero – continua – io l’altura la soffro un po’ vedremo come scenderò, ma sto lavorando bene. Il Giro sarà un bel trampolino di lancio verso Parigi, non andrò per curare la classifica ma per puntare alle tappe. Ora mi sto allenando da un mese con temperature di 20 gradi, mentre al Giro ci saranno tra i 10 e i 15 gradi centigradi in più. Dal Giro del 2023 ho imparato che è difficile curare la classifica per un’atleta come me.

«In salita mi difendo ma non sono una scalatrice pura come Realini o la Longo Borghini. Penso che la scalata del Blockhaus e la tappa seguente saranno davvero toste. Una frazione che mi intriga è quella di San Marino, anche se dovremo capire che cosa avranno in mente le ragazze di classifica. Noi come UAE Team ADQ saremo più incentrate sulle tappe, per cercare di portare a casa qualche successo singolo».

Lavori in corso

Il ciclismo moderno ha costretto, se così vogliamo dire, Silvia Persico a cercare di concentrare le proprie forze sulle corse che più si addicono alle sue caratteristiche. 

«Fino ad ora ho fatto solo 23 giorni di corsa – afferma Persico – anche se ho cominciato presto, a gennaio con due gare in Spagna. Poi sono andata al UAE Tour e infine diretta verso la campagna del Nord con Fiandre, Amstel e Liegi. Ho chiuso con la Vuelta Burgos, ma non ero al 100 per cento della condizione. Da lì, era il 19 maggio, ho staccato cinque giorni e sono venuta in ritiro. Da quel momento ho corso solamente il campionato italiano, era un percorso adatto a me ma non stavo benissimo. Quindi mi sono messa a disposizione della Gasparrini, è stata la cosa giusta da fare».

«Rispetto al 2023 ho cambiato un po’ i piani – riprende – innanzitutto perché ho un nuovo preparatore: Luca Zenti. Davide Arzeni non poteva più seguirmi così sono passata con lui. Abbiamo messo nel mirino la prima parte di stagione, eliminando il ciclocross in inverno e aumentando le ore in bici. Ho avuto una preparazione meno stressante e questo mi ha permesso di iniziare la stagione presto».

Mirino su Parigi

Scendere dall’altura appena due giorni prima del via del Giro d’Italia Women è un dato indicativo. Come detto anche da lei Silvia Persico non punta tutto sulla corsa rosa, ma ha nel mirino anche la gara a cinque cerchi. 

«In questo secondo ritiro abbiamo potuto parlare dell’Olimpiade – conclude Persico – della quale siamo andate a vedere il percorso proprio con il cittì Sangalli. Devo ammettere che mi piace molto, la prima parte in linea è abbastanza semplice, poi si entra nel circuito cittadino. Quello è davvero tosto, ci saranno da fare tre giri ed è un continuo salire e scendere e con tanti rilanci. Se il Giro dovesse andare come previsto uscirò con una buona gamba, cosa utile in vista della gara di Parigi. Sarà una giornata difficile da gestire ma è un appuntamento importantissimo».

Uae Team Adq, in piena espansione. Parla Cherie Pridham

19.05.2024
5 min
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Se in campo maschile tutti guardano all’Uae Team Emirates come la squadra attualmente più forte del lotto (grazie soprattutto alle imprese di Pogacar), fra le donne la situazione è più complessa. L’Uae Team Adq è sicuramente un team di riferimento, ma il suo peso specifico pur importante non è paritetico. Quest’anno sono arrivate finora 6 vittorie, un bilancio lontano da quello non solo della Sd Worx, riferimento del settore, ma anche di altre formazioni.

Parliamo di una formazione in crescita, da considerare in piena evoluzione nella ricerca di un’identità definita. Cherie Pridham, manager della squadra si sta adoperando per dargliela conscia del fatto che serve tempo.

«Ovviamente vogliamo sempre più risultati. Vogliamo far crescere ogni squadra, quella maggiore come il devo team e stanno crescendo rapidamente. Sono piuttosto soddisfatta del punto dove siamo arrivati sotto la nuova gestione, con l’impegno mio e del team di direttori sportivi. Ci sarebbe piaciuto di meglio, soprattutto nel periodo delle classiche belghe, ma abbiamo colto piazzamenti importanti, che valgono».

Una delle 6 vittorie in casa Uae, quella di Eleonora Gasparrini a La Classique Morbihan
Una delle 6 vittorie in casa Uae, quella di Eleonora Gasparrini a La Classique Morbihan
Che cosa è mancato nel periodo delle classiche?

Semplice: un po’ di fortuna. Ovviamente ci vogliono le gambe, ma alcuni risultati non sono andati come volevamo. A volte abbiamo avuto degli incidenti, come con Consonni alla Gand-Wevelgem. Ma dobbiamo prendere quanto di buono c’è stato in ogni situazione.

Il roster di 16 atlete è troppo ristretto per affrontare tutta la stagione?

Nel WorldTour mondiale ci sono molti più corridori, ma il nostro è un movimento che si è sta sviluppando ora. Un paio di elementi in più farebbero comodo, ma bisogna crescere piano e in modo sostenibile economicamente. La partecipazione è ristretta a poche atlete, inoltre al fianco del team principale c’è quello development, insomma di carne al fuoco ce n’è tanta. Le corse femminili crescono rapidamente dobbiamo seguire il flusso senza però esagerare. Dobbiamo far crescere le nostre punte come Consonni o Persico, gestire il team nel suo complesso. Sappiamo che dobbiamo rafforzarci e lo faremo, a ogni livello. Ma occorre procedere passo dopo passo.

La devastante caduta alla Vuelta a Burgos. Per Bertizzolo, a terra, il responso è la frattura a un braccio
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L’infortunio della Bertizzolo quanto peserà nel prosieguo della stagione?

Ho parlato con Sofia dopo la diagnosi del radio rotto. Ma le gambe funzionano. Servirà solo un po’ di recupero dall’incidente iniziale. So che Sofia tornerà preso, stiamo già pensando ad un ritorno strategico. Il Giro potrebbe ancora essere un’opzione, ma sempre in accordo con il team medico.

Ci saranno novità il prossimo anno, sia a livello manageriale che di atlete?

Per quanto mi riguarda, no, penso che ci stiamo stabilizzando bene. Naturalmente io sono il manager, quindi non è mio compito discutere di contratti. Per quanto riguarda lo staff verrà consultato ovviamente, ma non spetta a me deciderlo. Non sono a conoscenza di alcun cambiamento al momento.

Davide Arzeni, uno dei diesse, portato in trionfo dopo la tripletta al GP Liberazione
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A Giro e Tour con quali ambizioni andate, per puntare alle tappe o alla classifica?

Dobbiamo essere realistici e con la squadra che abbiamo, le vittorie di tappa sono un obiettivo chiaro per noi. Per salire di livello e di ambizioni serviranno ancora 1-2 anni. Poi nello sport non si può mai sapere, il podio della classifica generale al Tour de France può sempre arrivare, non c’è nulla di impossibile. Hai bisogno che tutto vada per il verso giusto, ma per il futuro di questa stagione, penso che saremo contenti delle vittorie di tappa.

Voi avete in squadra un forte numero di italiane: quanto è utile che ci sia un gruppo della stessa nazione?

È un gruppo di corridori e staff che ho ereditato, ma non è una situazione diversa da quando lavoravo alla Lotto, dove c’era uno zoccolo duro belga perché era un team belga. Qui le radici sono italiane. Nel destino del team c’è una maggiore internazionalizzazione, aprendo la porta a esperienze diverse, nazionalità diverse, culture diverse. E’ un passaggio importante. Ma questo avverrà in futuro. Per ora stiamo lavorando con un buon gruppo di staff e persone motivate e, ovviamente, le ragazze si stanno abituando allo stile di gestione. I progressi ci sono e sono evidenti.

Silvia Persico dovrebbe essere la punta della Uae nei grandi giri, con uno sguardo alla classifica
Silvia Persico dovrebbe essere la punta della Uae nei grandi giri, con uno sguardo alla classifica
Quale risultato da qui alla fine della stagione renderebbe il vostro bilancio completamente positivo?

Penso che una vittoria di tappa in un Grand Tour sia lo snodo più significativo. Dobbiamo essere aggressivi nelle gare e non essere solo un numero, vogliamo lottare per quella vittoria e se questo ci permette di vincere tappe al Giro e al Tour, questo mi renderà molto felice.

Hai lavorato a lungo nell’ambiente maschile: questi anni con le ragazze sono più facili o difficili?

Domanda delicata, bisogna stare attenti qui – afferma ridendo la Pridham – Sono cresciuta come atleta e so quanto fosse difficile quando lo ero. Penso che il ciclismo femminile stia diventando sempre più professionale. C’è una crescita continua, anche nella percezione stessa del nostro mondo da parte delle sue protagoniste. La squadra e i corridori stanno spendendo molto di più, investendo molto di più in se stessi per diventare più professionali. Con le donne l’approccio è un po’ diverso. Quando ti rivolgi a una squadra professionistica maschile, puoi essere un po’ più diretto. Come donne, per natura vogliamo sapere tutto. Vogliamo più spiegazioni, più ragionamenti. Ma diventeranno sempre più coinvolte nella loro carriera.