LILLE (Francia) – Il caso ha voluto che, mentre Tadej Pogacar ufficializzava la sua partecipazione alla Parigi-Roubaix, noi ci trovassimo proprio da quelle parti, per di più in compagnia di chi la Roubaix la organizza: Amaury Sport Organisation, vale a dire Christian Prudhomme.
Nella cerimonia dei 100 giorni al via della Grande Boucle, lo sloveno in qualche modo è riuscito a rubarsi la scena o almeno a prendersene un bel pezzetto. E di certo ha abbattuto le ultime resistenze, più che comprensibili, di Mauro Gianetti e della squadra (quiil video). Un rischio sì, ma di fronte alla volontà, all’ambizione e all’estro di un atleta che può riscrivere la storia, come opporsi?
Christian Prudhomme ha parlato della presenza di Pogacar alla RoubaixPrudhomme ha parlato della presenza di Pogacar alla Roubaix
Prudhomme gongola
Avevamo affrontato il discorso con Sonny Colbrelli, quando uscì il video dello sloveno ad Arenberg, ora a tornare sull’argomento è proprio Prudhomme.
«E’ insolito vedere corridori così leggeri puntare alla Roubaix – ha detto il direttore del Tour – specie nel passato, ma i campioni di oggi sono un po’ diversi, Pogacar soprattutto. Lui sa guidare benissimo, ha una classe enorme, tanta potenza e non posso che essere contento della sua presenza nella classica delle pietre».
Tra l’altro, parlando proprio di pietre, dove i settori dell’Inferno del Nord sono così vicini, Prudhomme ha detto che non li hanno voluti inserire nella Grande Boucle così presto per evitare rischi. In effetti se si affrontano dopo 5 o 6 tappe è diverso rispetto a farlo nella prima o nella seconda frazione, per di più con la maglia gialla in palio per un enorme numero di atleti.
Dopo aver vinto Il Tour nel 2012, Wiggins è tornato alla Roubaix, ma di fatto già aveva rinunciato a fare classifica nei grandi GiriDopo aver vinto Il Tour nel 2012, Wiggins è tornato alla Roubaix, ma di fatto già aveva rinunciato a fare classifica nei grandi Giri
Che parterre
«Pogacar – va avanti Prudhomme, subito informatissimo – è il terzo vincitore del Tour alla partenza della Paris-Roubaix negli ultimi trent’anni, più o meno. Mi ricordo che una decina d’anni fa (era il 2014, ndr) eravamo felici di avere Bradley Wiggins, re del Tour 2012, al via. Ed era una vera particolarità. Ora questo sarà amplificato perché Pogacar è campione in carica e perché verrà per vincere».
Dopo le fatiche di Sanremo, Pogacar, per essere al via della Roubaix, ha rivisto il suo programma. Era atteso alla E3 di Harelbeke e alla Gand-Wevelgem, ma le salterà entrambe. Lo vedremo direttamente al Fiandre e poi, appunto, alla partenza di Compiègne.
«Abbiamo appreso della sua presenza dalla comunicazione della sua squadra. Prima avevamo visto solo quel video in ricognizione sulla Foresta di Arenberg. Questo mi colpisce. Onestamente, non pensavo che venisse subito, ma, come ripeto, siamo felici di averlo al via, soprattutto dopo una Milano-Sanremo da antologia. Abbiamo visto tre campioni enormi giocarsi la vittoria e questa battaglia si rinnoverà alla Roubaix, magari con un asso in più come Van Aert ed altri ancora».
Pogacar al Tour 2022 (Lille-Wallers Arenberg) finì settimo. Eccolo all’attacco con StuyvenPogacar al Tour 2022 (Lille-Wallers Arenberg) finì settimo. Eccolo all’attacco con Stuyven
Sfida antica…
Prudhomme è davvero “sul pezzo”. Si aspetta una buona gara da Pogacar, rimarca la sua abilità di guida, la sua scioltezza e ricorda come si trovò a suo agio sul pavé nel Tour del 2022.
«Era riuscito a seguire un atleta forte e possente come Jasper Stuyven. E poi, anche alla Strade Bianche, sugli sterrati va forte. Oltre alla sua forza fisica e alla sua classe, Pogacar è anche ben pilotato dal team. E’ capace di tutto su una bicicletta. Certo, Mathieu Van der Poel è un avversario fortissimo, ma con un Pogacar così ci sarà una grande lotta».
Nella storia, i corridori che sono riusciti a vincere sia la Roubaix che il Tour si contano sulle dita di due mani. La maggior parte di questi sono tutti dei primi del ’900. L’ultimo a centrare l’impresa è stato Bernard Hinault, che prese parte, quasi per sfida, a chi lo accusava di evitarla. Il “Tasso”, in effetti, non l’amava, ma, come diceva Giulio Cesare: Veni, vidi, vici. Venne, partecipò e vinse. Questo per dire: pensate che particolarità stiamo vivendo con Pogacar.
Conclude Prudhomme: «Il fatto che i grandi campioni ci siano tutto l’anno mi piace molto. Mi ricorda quando ero bambino, con Eddy Merckx che era in lotta dall’inizio alla fine della stagione. E’ fantastico e se Pogacar riuscirà a vincere tutti e cinque i Monumenti sarà eccezionale».
Archiviata con la vittoria di Pogacar la prima tappa pirenaica. In classifica non cambia nulla. Forze al lumicino. Pesa sempre di più la crisi del Granon
«Diciamo che se la Roubaix fosse su Zwift – sorride Angelo Furlan – la vincerebbe Pogacar. Per fortuna il ciclismo reale è fatto del fascino del mestiere, della tecnica, della conoscenza, delle cose non dette all’interno del gruppo. Ci sono eventi fulminei, nei tratti di pavé e anche sull’asfalto, le incognite sono tante. Per cui lui si può svegliare la mattina e decidere che correrà all’attacco, ma gli servirà essere concentrato dal chilometro zero e per i 259 successivi. Forse proprio il suo impeto potrebbe essere un problema, in una corsa dove bisogna ragionare molto più di quello che si pensa. Pogacar fa sognare le folle perché tante volte non fa calcoli, così come Van Der Poel. Però l’irruenza, data da una forza incredibile, potrebbe essere un problema soprattutto nella prima parte della corsa».
Furlan ha 47 anni e si porta dentro un’esperienza antica, ascoltata dai vecchi direttori quando era un ragazzino, maturata durante la carriera da professionista e poi elaborata e rimasticata in questi anni da preparatore, biomeccanico, teorico e filosofo del ciclismo. Su Pogacar alla Roubaix ha fatto un video social chiedendo il parere dei suoi follower, ma il tema a nostro avviso meritava un approfondimento fatto di dieci domande. Cominciamo, dunque.
Angelo Furlan segue la biomeccanica di alcuni corridori, fra cui Francesco BusattoEcco invece il vicentino alla Roubaix del 2009 con una Wilier in alluminio e tubolari da 25Angelo Furlan segue la biomeccanica di alcuni corridori, fra cui Francesco BusattoEcco invece il vicentino alla Roubaix del 2009 con una Wilier in alluminio e tubolari da 25
Pogacar ha un gran motore, non pesa 50 chili come Piepoli, per cui sul pavé non dovrebbe rimbalzare. Però qualche insidia c’è…
Qualche insidia c’è sicuramente. Ragionavo tra me e me in questi giorni. Fino a 2-3 anni fa sarebbe stato azzardato pensare che un corridore così, da corse a tappe, andasse alla Roubaix per vincerla, soprattutto alla prima esperienza. Nel ciclismo prima di Van der Poel, prima di lui e di tutti i talenti che ci sono in giro, questa sarebbe stata una cosa fuori da qualsiasi schema. Ma non è forse vero che tutto il ciclismo degli ultimi 3-4 anni è fuori da qualsiasi schema?
Perché?
Certi attacchi, la maniera in cui corrono… Fanno il contrario di quello che i direttori sportivi consigliavano fino a 5-6 anni fa, ovvero stare coperti, aspettare, non sprecare energie. Questi sono talmente forti, che fanno il contrario. Per cui se uno ragiona un attimo, non sarebbe così fuori luogo che Tadej fosse uno dei favoriti alla Roubaix. Poi se ragioniamo in termini tecnici, c’è anche un’altra cosa da dire, una riflessione da fare.
Quale?
Si è sempre pensato che per vincere la Roubaix devi avere una sorta di destrezza nel guidare la bici, cosa che a lui non manca. Eppure negli ultimi vent’anni, ci sono stati corridori con una condizione stratosferica che sono arrivati davanti alla Roubaix, anche sul podio, pur non essendo dei draghi nel guidare la bici. Non faccio nomi perché sono amici miei e poi si arrabbiano. Se metti sul piatto della bilancia un corridore con condizione stratosferica e gamba e sull’altro uno con la tecnica, vince quello con condizione e gamba. Tadej ha condizione e gamba, in più è anche bravo a guidare…
Roubaix del 1995, Andrei Tchmil con la forcella ammortizzata e ruote basseE’ il 1995 e Franco Ballerini porta alla vittoria una Colnago C40 in carbonio, ma con ruote basseEdizione 2024, Van der Poel con telaio in carbonio, ruote alte e tubeless generosiRoubaix del 1995, Andrei Tchmil con la forcella ammortizzata e ruote basseE’ il 1995 e Franco Ballerini porta alla vittoria una Colnago C40 in carbonio, ma con ruote basseEdizione 2024, Van der Poel con telaio in carbonio, ruote alte e tubeless generosi
E’ anche vero che il pavé con le bici di una volta era più scomodo di adesso.
Questo è verissimo. Noi avevamo il telaio in alluminio dedicato alla Roubaix e guai farla col carbonio perché ti distruggevi. Adesso il carbonio è rigido dove serve e assorbe le sconnessioni in maniera longitudinale, per cui scatta quando ti alzi sui pedali e assorbe gli urti sul pavé. Corrono senza guanti, con le ruote ad alto profilo, le leve girate in dentro, la sella tutta avanti, un assetto da gare su pista, i tubeless giganti. Usano quasi delle gravel veloci, le bici di adesso sono una cosa pazzesca. L’evoluzione degli ultimi 3-4 anni è paragonabile a quella dell’ultimo ventennio.
E questo fa così tanta differenza?
Il materiale ha fatto dei passi da gigante, ma i wattaggi alla soglia non sono così diversi. Togli un Van Aert che ha 460 di FTP, almeno per quello che ti fanno sapere, Pogacar con la zona 2 che ha dichiarato (5 watt/kg, ndr) è capace di andare avanti a botte a 450 watt, per esempio nell’Arenberg o anche nel Carrefour dell’Arbre, dopo aver fatto la prima ora 300 watt di media. L’incognita per lui, a mio avviso, non è tanto dal punto di vista prestazionale, ma nella prima parte di gara.
Quella prima del pavé?
Avrà accanto dei corridori di esperienza che probabilmente dovranno aiutarlo, però il primo settore di pavé a Troisvilles arriva dopo una novantina di chilometri. E’ nel tratto non inquadrato, che solitamente vengono fuori dei casini. Tante volte si comincia a guardare la Roubaix che la gara è già quasi decisa. Non è raro che nella prima parte ci siano cadute stupide, perché chi è alle prime armi un po’ dorme e paga l’andare piano e subito dopo molto forte.
Pogacar sfinito dopo il pavé del Tour 2022, alle spalle di Stuyven. Alla Roubaix ci saranno molti più specialisti Pogacar sfinito dopo il pavé del Tour 2022, alle spalle di Stuyven. Alla Roubaix ci saranno molti più specialisti
Questo per Pogacar è un problema?
Il suo modo di correre, con la spregiudicatezza dovuta al fatto che per lui le leggi della gravità non esistono e forse neanche il CX vista la tanta aria che prende, potrebbe essere una spada di Damocle. L’anno scorso, complice il vento a favore, la Alpecin distrusse la corsa molto prima dell’Arenberg. E se qualcuno la imposta di nuovo così, visto il tanto vento che prenderebbe, Tadej potrebbe avere qualche problema.
Lo vedi come il solito Pogacar all’attacco?
Proprio così, anche se a Roubaix non sempre funziona. Nel senso che non lo puoi fare con quei manzi da Belgio, anche se si corre in Francia, che ci sono lì. Mentre nei Grandi Giri ha affrontato il pavé correndo con i suoi simili a livello di watt per chilo, alla Roubaix conta di più il watt assoluto.
Vent’anni fa nessuno si sarebbe immaginato che un corridore di questa taglia andasse alla Roubaix, pensiamo a Nibali e prima a Bartoli. Perché?
Il ciclismo era più a compartimenti stagni, c’era un atteggiamento conservativo perché la paura di farsi male era tanta. Alla mia prima Roubaix, mi dissero di stare attento perché se mi fossi fatto male, avrei saltato il Giro. Per tanti quelle corse erano il focus della stagione. Iniziavano un mese prima e dopo la Roubaix tiravano una linea. Quel tipo di corridore non c’è più, ma prima era condizionante, nel senso che quelli più leggeri avevano paura di mischiarsi con questi bestioni che si giocavano il tutto per tutto. Correre contro di loro era come vivere in trincea e non avrebbero avuto problemi a piantarti una leva del freno nel costato.
Lo scorso anno la Alpecin sfaldò il gruppo ben prima della Foresta di ArenbergLo scorso anno la Alpecin sfaldò il gruppo ben prima della Foresta di Arenberg
E se invece piove?
Se piove, cancelliamo tutte queste riflessioni. Uno a uno, palla al centro. Se piove e viene fuori una Roubaix come quella di Colbrelli, allora forse si livella tutto. Quello che potrebbe fregare Tadej è non conoscere bene il pavé, l’arte di stare in cima alla schiena d’asino. Tante volte chi affronta la Roubaix per la prima volta va a cercare il lato della strada, che quando piove nasconde più insidie. Se piove basta che uno starnutisca e sei già per terra e in più devi spostarti velocemente, sennò gli altri ti salgono sopra. E se per caso inizi ad aver paura di farti male, ti irrigidisci ed è la volta che cadi davvero. Tadej non farà il Giro d’Italia, ma chiaramente non vuole farsi male e la squadra vorrà preservarlo. Secondo me deciderà lui: se si sveglia che vuole fare la Roubaix, non lo tengono certo fermo.
Lui lo ha già fatto capire…
E chissà che ora non stiano cercando di dissuaderlo. Secondo me ha voglia di farla solo perché vuole divertirsi. E il dibattito mediatico che si è creato intorno fa solo bene al nostro sport.
Abbiamo chiesto a Conci come sia correre alla Alpecin all'ombra di VdP. La risposta è semplice: tutti trattati allo stesso modo, però Mathieu è numero uno
Baldato è pronto per guidare Pogacar al Fiandre. Come si fa a tenere pronta la squadra quando il capitano corre così poco e arriva solo alla vigilia della gara?
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Santini celebra le prossime corse di categoria WorldTour del calendario francese: la Parigi-Nizza e la Parigi-Roubaix. Due appuntamenti iconici per gli appassionati di ciclismo che per questa stagione avranno due linee speciali realizzate dal maglificio bergamasco. Si tratta di kit composti da maglia, pantaloncini, maglietta intima e diversi accessori. I colori e la grafica sono ispirati agli elementi caratteristici di queste due corse.
La realizzazione di queste due linee di abbigliamento sportivo sono inserite in quello che è l’accordo tra il Tour de France e Santini. L’azienda italiana infatti fornisce tutte le maglie distintive delle gare organizzate da A.S.O.
Il primo dei kit presentato è quello dedicato alla Parigi-NizzaI pantaloncini sono uguali per tutte e due le collezioni, cambiano le grafichePer la sottomaglia Santini ha optato per un capo altamente traspiranteNonostante la bella stagione si stia avvicinando meglio avere una giacca smanicata a portata di manoIl kit si completa con diversi accessori, queste le calzeAnche il cappellino richiama i colori della Course du SoleilCosì come i guantiniIl primo dei kit presentato è quello dedicato alla Parigi-NizzaI pantaloncini sono uguali per tutte e due le collezioni, cambiano le grafichePer la sottomaglia Santini ha optato per un capo altamente traspiranteNonostante la bella stagione si stia avvicinando meglio avere una giacca smanicata a portata di manoIl kit si completa con diversi accessori, queste le calzeAnche il cappellino richiama i colori della Course du SoleilCosì come i guantini
La Course du Soleil
Per la collezione dedicata alla Parigi-Nizza Santini ha voluto rendere omaggio alle bellezze della Costa Azzurra e della città che ospita il finale. Il kit è caratterizzato da disegni esclusivi che si ispirano ai panorami di questa terra e ai suoi colori: l’azzurro, il bianco e il giallo. Ogni piccolo dettaglio richiama quella che è l’armonia e l’energia della Costa Azzurra, trasformando ogni capo in un tributo al fascino di una delle corse più iconiche del calendario ciclistico internazionale.
I pantaloncini del kit offrono una media compressione e hanno un fondello GITevo. Sono studiati per offrire il giusto supporto e comfort in sella. La maglietta ha dei dettagli che si ispirano a quelli che si trovano su quella dedicata al leader della corsa a tappe. Da quelle parti il clima inizia a diventare sempre più piacevole, ma è meglio munirsi di una sottomaglia. Quella proposta da Santini è altamente traspirante e rimarrà asciutta anche nelle performance più estreme. La collezione Paris-Nice include anche cappellino, guanti e calzini.
Il kit pensato per la Parigi-Roubaix si ispira al settore in pavé “Pont Gibus”In questo caso Santini ha scelto di realizzare una giacca più pesante, visto il clima del NordLa sottomaglia traspirante permette di avere sempre alte prestazioniI calzini completano il kit iPer gli appassionati dell’Inferno del Nord ecco anche un cappellinoE completano la collezione i classici guantiniIl kit pensato per la Parigi-Roubaix si ispira al settore in pavé “Pont Gibus”In questo caso Santini ha scelto di realizzare una giacca più pesante, visto il clima del NordLa sottomaglia traspirante permette di avere sempre alte prestazioniI calzini completano il kit iPer gli appassionati dell’Inferno del Nord ecco anche un cappellinoE completano la collezione i classici guantini
Enfer du Nord
La seconda collezione proposta da Santini vuole celebrare uno dei protagonisti della Parigi-Roubaix: Gilbert Duclos-Lassalle. Soprannominato “Gibus” e vincitore della corsa nel 1992 e nel 1993. Uno dei più iconici settori in pavé della corsa, quello che porta da Waller a Hélesmes è stato ribattezzato “Pont Gibus” proprio in suo onore.
Un kit che prende ispirazione da questo settore e dalle sue particolarità, come il passaggio ferroviario. Il tutto diventa un mix perfetto tra storia e modernità. Nelle Classiche del Nord il clima è diverso da quello che si trova sulla Costa Azzurra, per cui Santini ha previsto una giacca a maniche lunghe in grado di proteggere dall’aria fredda. La maglia, con tessuto elastico che dona grande libertà di movimento, ha un design aerodinamico e traspirante. Anche in questo caso la collezione si completa con cappellino, guanti e calzini.
Insieme a Edoardo Affini riviviamo la vittoria di Van Aert alla Roubaix, una rincorsa durata otto anni (di cui sei vissuti insieme) ma il lavoro non finisce qui
Dopo gli impegni olimpici del 2024, quest’anno Filippo Ganna si è preso un anno sabbatico dalla pista, e si concentrerà solo sulle prove in strada. A luglio tornerà al Tour De France, ma prima lo aspetta una primavera su cui punta molto, con gli obiettivi dichiarati della Milano-Sanremo e della Parigi-Roubaix.
Alla Classicissima l’abbiamo già visto a suo agio sia l’anno scorso, quando è stato fermato solo da un problema meccanico nella discesa del Poggio, che il precedente, quando ha colto il 2° posto. Alla Roubaix torna dopo il buon 6° posto del 2023, quando ha dimostrato di potersela giocare con i migliori specialisti. Come si è preparato per questi appuntamenti? Cos’è cambiato rispetto agli inverni precedenti? Ne abbiamo parlato con Dario Cioni, l’allenatore di Top Ganna.
Cioni controlla la bici di Ganna al Tour de Wallonie del 2023 (foto Ineos Grenadiers)Cioni controlla la bici di Ganna al Tour de Wallonie del 2023 (foto Ineos Grenadiers)
Dario, com’è andata la preparazione di Filippo?
L’inverno è andato bene, senza inconvenienti, solo un mezzo raffreddore. Filippo ha fatto due ritiri a Gran Canaria dove c’è un meteo ottimale rispetto ad altri luoghi, e ci può concentrare solo sul lavoro senza perdere neanche un giorno. Si è allenato bene, i valori dei test sono postivi, ora si tratta solo di vedere se abbiamo fatto tutto giusto.
Avete cambiato qualcosa rispetto alla passata stagione?
Rispetto all’anno scorso non ci sono le Olimpiadi, questo ci ha permesso di fare un avvicinamento completamente diverso già dall’inverno. L’anno scorso è partito un pochino più tranquillo perché l’obiettivo principale era più avanti nella stagione, invece quest’anno ha potuto concentrarsi al 100% sulle classiche. Come avvicinamento è più simile al 2023 e anche i valori nei test sono in linea con quell’anno.
Parigi-Roubaix 2023, Filippo Ganna con Stefan Kung a ruota Parigi-Roubaix 2023, Filippo Ganna con Stefan Kung a ruota
Nel 2024 però, nonostante la preparazione più “lenta”, Filippo alla Sanremo è andato fortissimo, e senza quel problema meccanico chissà come sarebbe finita
Il problema non era stato tanto per la Sanremo quanto per la Roubaix. Alla Sanremo c’è sì un sforzo importante, ma solo nel finale. La Roubaix invece è tutto un altro discorso a livello di dispendio energetico e quindi di preparazione.
Ha già fatto le ricognizioni sui percorsi?
Non ancora, ma sono entrambe in programma. Dopo la Tirreno-Adriatico andrà a provare la Sanremo e dopo il primo blocco di classiche andremo sulle strade della Roubaix.
Ganna alla Sanremo del 2023, che ha chiuso al 2° posto Ganna alla Sanremo del 2023, che ha chiuso al 2° posto
Restando alla classica del pavè, nel 2023 Filippo è arrivato sesto, giocandosela con i migliori per buona parte della gara. Cos’ha imparato da quell’esperienza?
Difficile dirlo, sicuramente ha imparato molto perché ha corso ad altissimi livelli, con i più forti al mondo. Credo che lo capiremo quel giorno. Poi in due anni alcuni materiali sono progrediti, credo che quest’anno userà i tubeless da 32mm. Sono comunque cose che deciderà dopo la ricognizione.
Negli ultimi giorni si rincorrono voci sulla presenza di Pogacar alla Roubaix. Tu come la vedi?
Sarebbe certamente un avversario in più da tenere d’occhio, ma potenzialmente anche un alleato in più.
Un alleato?
Sì perché se qualcun altro va via, lui può essere un importante uomo in più che aiuta nell’inseguimento.
In questo 2025 Ganna ha già dimostrato una buona forma, cogliendo un 3° posto in volata alla Volta ao AlgarveIn questo 2025 Ganna ha già dimostrato una buona forma, cogliendo un 3° posto in volata alla Volta ao Algarve
Passiamo alla Sanremo. Avete già pensato ad una tattica?
Il punto chiave è l’inizio della Cipressa, la cosa più importante, anzi fondamentale, è essere nelle prime posizioni quando il gruppo la imbocca. Altrimenti, con le velocità con cui si fa quella salita oggi, recuperare diventa molto dura.
In squadra saranno tutti per Filippo o magari avrete anche una seconda punta?
Dipende un po’ da come andrà la corsa. Sarà importante avere qualcuno che possa entrare in certi attacchi pericolosi, specie se uno degli altri big cercherà di anticipare. Comunque siamo fiduciosi, Filippo sta bene come si è visto in questo inizio di stagione dove è stato anche un po’ sfortunato. Alla Volta ao Algarve ha fatto un ottimo terzo posto in volata in rimonta, sarebbe bastato pochissimo per vincere.
Svegliateci pure, è (quasi) tutto vero. Ieri Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport ha lanciato la news: Tadej Pogacar alla Parigi-Roubaix. Manca l’ufficialità, ma la non smentita del team vale quasi altrettanto. L’avevamo lasciato in quel video in cui “volava” sulle pietre della Foresta di Arenberg. Sembrava non avesse fatto altro prima di allora. E quando ne è uscito, ci aveva raccontato Baldato, era contento come un bambino al parco giochi.
Alla luce di tutto questo abbiamo parlato con Sonny Colbrelli. I due hanno una cosa in comune: presentarsi alla prima Roubaix con serie possibilità di vittoria. Sonny ci è riuscito, Tadej vedremo. L’attuale direttore sportivo della Bahrain-Victorious ha un possibile erede del quale non poteva non parlare.
Sonny Colbrelli in quella gloriosa Roubaix del 2021. Anche per lui si trattava della prima partecipazioneSonny Colbrelli in quella gloriosa Roubaix del 2021. Anche per lui si trattava della prima partecipazione
Sonny, Pogacar alla Roubaix…
Guardate – parte d’entusiasmo Colbrelli – quando un campione come Pogacar va a provare le corse e vede che può farcela, sicuro che vuole provarci. Sinceramente non pensavo che lo facesse già quest’anno, però dicono che ormai sia certa la sua presenza. Di certo è più facile che vinca una Roubaix che una Sanremo, perché la Sanremo è sempre più difficile.
Per di più ad inizio stagione con tanti campioni con le gambe piene…
Esatto, Pogacar a Sanremo deve arrivare da solo, ma con corridori così esplosivi come Van Aert, Van der Poel, Philipsen e gli altri è davvero complicato per lui. Però la sua presenza sul pavé mi incuriosisce molto perché può dare filo da torcere a tutti, anche a gente come Van der Poel. La notizia fa rumore, perché un corridore come lui si adatta a ogni gara.
Tu vincesti al debutto. Vedi similitudini tra te e Pogacar?
Sì e no. Lui ha la stoffa. Io quello che ho ottenuto l’ho costruito con gli anni, con maturità ed esperienza. E persino guardando le corse in tv. Lui invece è il Maradona del ciclismo, il Messi, il Ronaldo. Sono talenti che sbocciano così, a cui serve la metà o un quarto dell’allenamento o dei tentativi per ottenere risultati che altri raggiungono in una vita. Il paragone è molto diverso. Pogacar non ha eguali, entusiasma sempre. Quando attacca, è un altro sport.
Tadej il giorno in cui ha provato la Roubaix. Eccolo nella mitica Foresta di Arenberg, quasi sempre settore cruciale della corsaTadej il giorno in cui ha provato la Roubaix. Eccolo nella Foresta di Arenberg, quasi sempre settore cruciale della corsa
Quando si muove un corridore così, che succede in gruppo. Davvero ha delle chances concrete?
Sì, sì… Chiunque deve aver paura, che sia Van der Poel, Van Aert o chiunque altro. Quando si muove Pogacar, tutti devono stare attenti, anche il suo stesso team.
Quale potrebbe essere la sua difficoltà alla Roubaix?
Quando hai gambe come le sue è difficile sbagliare. Forse l’unico timore è una caduta, una foratura. In quel caso serve anche fortuna, oltre a delle buone gambe.
Tadej ha provato la Roubaix con Wellens, in teoria il capitano. Cambieranno i ruoli?
Giocheranno su più frangenti. Penso che anche Florian Vermeersch possa essere un’opzione per la UAE Emirates. Non so se sia stato preso come gregario o come capitano, ma è già arrivato secondo alla Roubaix quando ho vinto io. Hanno una squadra fortissima. Meglio avere due capitani che uno solo. Se uno ha una giornata no, si punta sull’altro. Se uno cade o fora, c’è l’altro. Sempre meglio avere più opzioni, specie in una gara del genere.
Pogacar va molto bene con il maltempo e la pioggia, ma alla Roubaix potrebbe essere un problema? Un problema diverso?
Magari Tadej non avrà l’occhio di un corridore da classiche o di uno che corre sul fango come Van der Poel e forse un po’ gli si complicheranno le cose. Forse… Però, ripeto, parliamo di Pogacar, l’eccellenza del ciclismo. Quello che tocca è oro. Che sia pioggia o sole, lui si adatterà, ne sono sicuro.
Pogacar al Tour 2022 (Lille-Wallers Arenberg) finì 7°. Il posizionamento nei primi settori potrebbe essere complicato per un peso leggero come luiPogacar al Tour 2022 (Lille-Wallers Arenberg) finì 7°. Il posizionamento nei primi settori potrebbe essere complicato per un peso leggero come lui
Quindi ti stupirebbe se vincesse subito?
No, assolutamente no. Uno che fa certi numeri al Fiandre e in tante altre corse può fare tutto.
In effetti non è nuovo ai tratti in pavé, giusto?
No, ha già corso su pavé, ha già capito, e vinto il Fiandre. E non solo (il pensiero va alla tappe del pavé al Tour del 2022, ndr). La stoffa ce l’ha.
Sonny, tu dici che ce la può fare, che ci sa fare e che si adatterà. Ma ci deve pur essere un dettaglio per chi non è del tutto uomo da classiche e che al debutto in una gara tanto complicata come la Roubaix che potrebbe metterlo in difficoltà?
Forse la poca conoscenza del percorso. Magari potrebbe cercare di evitare il pavé andando sul lato della strada, dove è vero che non ci sono le pietre e si scorre di più, ma al tempo stesso ci sono più insidie. Lì può esserci di tutto: buche, “crateri”, rischi di forature o cadute. Quella, se non hai esperienza, potrebbe essere l’unica vera incognita.
La sua presenza cambia l’economia della corsa?
Sicuro. Tutti lo guarderanno. Anche Van der Poel ci penserà. E le altre squadre lo aspetteranno. La corsa potrebbe ruotare su di lui.
In una recente intervista rilasciata alla testata belga Het Nieuwsblad, Tiesj Benoot ha parlato dei piani della Visma-Lease a Bike per le prossime classiche di primavera. Tra le altre cose Benoot ha espresso la convinzione che la sua squadra sia la più attrezzata ad affrontare le gare del Nord, soprattutto il Fiandre e la Roubaix.
A partire ci siamo posti una domanda: ma quanto conta la squadra al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix? Conta più in una rispetto che in un altra? Per provare a rispondere abbiamo raggiunto al telefono Andrea Tafi, l’unico corridore italiano ad aver vinto queste due classiche monumento, la Roubaix nel 1999 e il Fiandre nel 2002.
Andrea Tafi è stato un grande uomo da classiche: qui il suo allungo alla Roubaix del 1999 Andrea Tafi è stato un grande uomo da classiche: qui il suo allungo alla Roubaix del 1999
Andrea, andiamo dritto al sodo. Quanto conta la squadra sulle pietre?
Tantissimo, in entrambe le gare. Si tratta di competizioni molto diverse naturalmente, ma alla fine la difficoltà è quasi uguale, cioè molto alta. E quando le gare si fanno dure essere in una grande squadra fa la differenza.
Quindi non vedi differenza tra le due per quanto riguarda l’importanza del lavoro tra compagni?
Il pavè della Roubaix tende a fare selezione naturale, o sei portato o no. Mentre il Fiandre è più una gara normale, passami il termine, devi essere forte ma anche intelligente nel dosare le forze e arrivare ancora fresco nei momenti decisivi. In entrambi i casi la squadra è fondamentale e senza non si va da nessuna parte. Per esempio io l’anno in cui ho vinto il Fiandre ho avuto un grande Daniele Nardello che mi ha protetto quando sono scattato nel finale. Ma lo stesso l’anno della Roubaix, la differenza l’hanno fatta i compagni che erano dietro di me.
Parigi-Roubaix 2024, Mathieu Van der Poel a ruota di Gianni VermeerschParigi-Roubaix 2024, Mathieu Van der Poel a ruota di Gianni Vermeersch
Quasi più un aiuto passivo che attivo…
Ma non si tratta di un aiuto passivo, anzi. Quando alla Roubaix sono scattato a 46 km dall’arrivo l’ho fatto sapendo che alle mie spalle avevo corridori che mi avrebbero protetto in tutti i modi, e così è andata. In quelle corse sono aspetti davvero fondamentali. Faccio un altro esempio. Durante la Parigi-Bruxelles del ‘96 un certo Johan Museeuw è venuto da me e mi ha detto: «Vai, qui ci penso io». L’ho ascoltato e lui ha fatto di tutto per tamponare gli attacchi e poi infatti è arrivata la mia vittoria.
Un po’ quello che ha fatto Philipsen con Van Der Poel alle ultime due Roubaix. La vostra Mapei era davvero una corazzata, rimane leggendario il podio monocolore del 1996. Come si gestiva tutta quella qualità?
Eravamo un mix molto ben equilibrato e dentro la squadra c’era molta voglia di fare, è quella che ci ha portato ai successi. Partivamo in diversi che se la potevano giocare, poi faceva il capitano chi era più in condizione.
Tra gli anni ’90 e i primi 2000 la Mapei dominava nelle classiche: qui il famoso arrivo in parata alla Roubaix del ’96: 1° Museeuw, 2° Bortolami, 3° TafiTra gli anni ’90 e i primi 2000 la Mapei dominava nelle classiche: qui il famoso arrivo in parata alla Roubaix del ’96: 1° Museeuw, 2° Bortolami, 3° Tafi
Quindi si decideva anche durante la corsa?
Certo, appunto perché eravamo una squadra fortissima era difficile fare una previsione prima di partire. Non potevi dire a Museeuw, a Ballerini e forse neanche a me di lavorare per un altro. Si davano le indicazioni sul bus e poi si vedeva, decideva la strada. Ma sempre con grande spirito di squadra. Per esempio l’anno in cui ho vinto il Fiandre non dovevo essere io il capitano, ma le situazioni di corsa ci hanno portato a cambiare strategia. E’ anche vero che forse ce lo potevamo permettere.
Torniamo ai tempi d’oggi. Sei d’accordo con Benoot sul fatto che la Visma sia la squadra più attrezzata per le pietre?
Sicuramente sono forti, ma non sono i soli. In generale le squadre belghe e olandesi, come la Alpecin-Deceuninck di Van Der Poel, sono le più forti perché quella è casa loro, conoscono le strade, molti corridori abitano lì, e in generale ci tengono moltissimo. Secondo me però ci saranno anche altre formazioni da tenere d’occhio, delle outsider, come la Tudor di Cancellara, uno che da quelle parti ha fatto grandi cose.
Secondo Tafi una delle sorprese di questa primavera potrebbe essere la Tudor Pro Cycling, magari con Alaphilippe al FiandreSecondo Tafi una delle sorprese di questa primavera potrebbe essere la Tudor Pro Cycling, magari con Alaphilippe al Fiandre
Magari con Alaphilippe al Fiandre?
Perché no. Lui certamente ha voglia di riscatto, di rifarsi dopo gli ultimi anni sfortunati. La Tudor sta facendo i giusti step, un passo alla volta, sono convinto che possano fare bene. Poi come si sa, le gare le fanno i corridori e non si può mai sapere. Anche perché le corse importanti iniziano adesso, da ora in poi si vedrà un po’ alla volta la condizione con cui i vari protagonisti arriveranno ai grandi appuntamenti.
Quindi non ci dai un pronostico per le due classiche monumento sulle pietre?
Secondo me adesso è ancora troppo presto, non si può dire. Ma la Milano-Sanremo potrà già darci delle indicazioni e allora ne sapremo qualcosa di più.
Era il 25 febbraio del 1995, giusto 30 anni fa, quando Franco Ballerini vinse l’Het Volk e, leggendovi un auspicio, di lì a poco conquistò la prima Roubaix. Nel 2008, la Het volk è diventata Omloop Het Nieuwsblad, si correrà sabato da Gand a Ninove e non c’è guerriero del Nord che non brami di mettersi alla prova. Questi erano i suoi giorni. Il tempo di un passaggio alla Sanremo e il Ballero sarebbe sparito per tre settimane sulle strade del Nord. Come si faceva una volta, quando quel viaggio era una missione per veri soldati. Si prendeva possesso di un hotel, di solito piccino perché le grandi catene non c’erano ancora, e si passava il tempo allenandosi sui muri e sul pavé con lo stesso gruppo di compagni, giorno dopo giorno.
Sono passati 15 anni da quando Franco ci ha lasciato e da quel giorno, soprattutto quando si comincia a guardare verso il Nord, non c’è un solo momento in cui la mente di chi l’ha conosciuto non torni da lui. Per questo e per sentire come vadano le cose, abbiamo pensato di rinfrescare i ricordi con l’aiuto di Sabrina Ricasoli, sua moglie e mamma di Gianmarco e Matteo. I figli di Franco. Quelli che ti mostrava nel telefonino ogni volta che gliene chiedessi notizie e ti raccontava almeno un aneddoto di ciascuno, da cui emergevano come i gioielli che sono divenuti crescendo.
Het Volk del 1995: Franco Ballerini vince nell’opening weekend del Nord e getta le basi della prima RoubaixHet Volk del 1995: Franco Ballerini vince nell’opening weekend del Nord e getta le basi della prima Roubaix
La campagna belga, Sabrina, ti ricordi?
Mi ricordo sì. La campagna del Nord è che Franco si trasferiva in Belgio per 20-25 giorni e quando iniziava l’anno era tutto un’attesa di quei giorni lassù. Faceva dietro moto con mio babbo (i due sono insieme nella foto di apertura a Roubaix, dopo la vittoria del 1995, ndr). Le uscite di tutti i giorni, però non ricordo che avesse un pezzo di pavé dove fare le prove. La distanza lunghissima durante la settimana. La dieta, perché non doveva prendere peso. Un test dietro l’altro. Ogni cosa nella preparazione invernale era fatta per la campagna belga.
E’ vero che a un certo punto cambiava anche l’umore?
Per capirci, vi racconto questo. Matteo gli assomiglia tantissimo, come aspetto ma di carattere anche di più. Lui ovviamente non è un personaggio pubblico, quindi magari non ci si fa caso. Però capita anche che stia zitto per un’intera settimana. E se ci parlo, parlo da sola. Anche Franco poteva restare in silenzio per un’intera settimana, ma non perché non fosse più una persona allegra. Era solamente la sua concentrazione, non lo so quel che era. Io so che molte volte parlava da solaanche con lui, ecco.
Giro di Lombardia 2003, Franco e Sabrina Ballerini in un weekend da commissario tecnicoGiro di Lombardia 2003, Franco e Sabrina Ballerini in un weekend da commissario tecnico
Visto il tuo essere spesso allegra, era un bell’andare, no?
Sì, sì, esatto. Che poi, aspetta, il bello è che doveva filare tutto liscio con la preparazione. Non ci doveva essere un raffreddore, non ci doveva essere assolutamente un’influenza. Se i bambini, in quel periodo c’era Gianmarco, riportavano un virus o un’influenza dall’asilo, Franco ovviamente dormiva in un’altra stanza. Le situazioni erano queste, poi magari era il primo che si ammalava e noi no. La prevenzione al quel tempo si faceva così.
Doveva stare a dieta?
Era molto concentrato nell’alimentazione, una tragedia familiare enorme. Franco purtroppo aveva la tendenza a prendere peso, specialmente d’inverno. Quando non c’erano le gare non faceva delle mangiate incredibili, proprio perché ci stava attento. Secondo me mangiava molto di più quando iniziava ad allenarsi. Sono arrivata a cuocergli tantissima pasta, però senza olio e senza burro, senza panne, senza condimenti. Forse per questo non so fare niente da mangiare, tra il fatto che non mi piace cucinare e il fatto che ho imparato solamente a fare carne ai ferri e pasta al pomodoro. Ma le insalate te le lavo come ti pare… (ride, ndr).
Quella scritta sulla maglia, preparata proprio con Sabrina, fu il commiato di Ballerini dalla RoubaixQuella scritta sulla maglia, preparata proprio con Sabrina, fu il commiato di Ballerini dalla Roubaix
Per quello sei sempre così magra, ecco il segreto…
Infatti! Gianmarco è stato parecchio a mangiare dalla mia mamma, perché per i primi 2-3 anni da quando è nato si viveva da lei. Lui è un mangione incredibile, gli piace tutto e quando mi dice: «Mamma, sono a cena da te!», mi faccio il segno della croce, perché lui non l’accontenti con una pietanza. Franco mangiava in modo più salutare, che a me piace, perché è semplice da preparare.
Finché arrivava il momento in cui si faceva la valigia per il Nord…
La fase della valigia in realtà era normale, non è che ci fosse tensione o emozioni. Si sapeva che era il momento più importante dell’anno per lui e per noi come famiglia. Però la situazione era tranquilla, non ci dava tanto da pensare. Nel 1998 nella valigia ci mise un portachiavi fatto all’asilo da Gianmarco per la festa del papà. Invece quando poi diventò cittì, non partiva per il mondiale senza l’orologio rosso. Prima che arrivassero i figli capitò anche a me di andare su, ricordo un anno con la moglie di Cipollini e ci divertimmo tantissimo. Poi s’è smesso, mentre mio padre continuava ad andare con i tifosi. Ma senti cosa è successo l’altro giorno…
La bici della seconda Roubaix di Ballerini ha ancora il fango ed è un oggetto sacro per il popolo del ciclismoLa bici della seconda Roubaix di Ballerini ha ancora il fango ed è un oggetto sacro per il popolo del ciclismo
Che cosa?
Ora i miei figlioli sono tutti e due fidanzati, Gianmarco ha anche un bambino: Cristian. E l’altro giorno la sua compagna diceva: «Perché non si va a Roubaix un giorno?». Per Matteo, la morte di Franco è stata un tabù fino a quasi tre anni fa. Non se ne poteva parlare assolutamente e, se capitava, se ne andava. Non è mai stato a manifestazioni o commemorazioni. Invece da quando si è fidanzato, devo dare il merito alla sua ragazza, le cose sono cambiate. In più, lavorando in una concessionaria, si ritrova con il pubblico e capita che la gente gli chieda se sia il figliolo di Franco. E quindi s’è trovato a dover buttare giù, mattone dopo mattone, questo muro che aveva intorno. E ora gli piace, ne parla e riguarda le gare del babbo. Ne parla anche troppo, per essere un tipo così chiuso. Chissà quindi se tutti e quattro un giorno prendono e vanno a Roubaix, per vedere il velodromo e quei posti lassù.
Cosa ricordi di quando Franco vinse la prima Roubaix? Noi eravamo con lui e ricordiamo la telefonata a casa e Gianmarco che diceva: «Babbo, rubé! Babbo, rubé!».
Sì, perché Gianmarco aveva due anni, nel 1995. Anzi, doveva ancora compierli. Lì è stato un casino. La gente del paese da tutte le parti, questo bambino che non lo ritrovavo neanche e me lo prendevano per tenermelo. Insomma, un vortice incredibile. E come si fa a dimenticare? E’ stata la nostra vita, impossibile non ricordarlo.
Gruppo di famiglia. Con Sabrina, Gianmarco e il figlio Cristian, Matteo e le loro compagne (immagine Facebook)Gruppo di famiglia. Con Sabrina, Gianmarco e il figlio Cristian, Matteo e le loro compagne (immagine Facebook)
Uno dei ricordi più belli venendo da voi poco dopo quella vittoria furono i cimeli tutti infangati esposti in casa.
Ci sono ancora. Lo sai, ci si abitua a tutto nella vita, no? Però capisci che sono cose di un certo valore quando incontri una persona che te lo fa capire. E io, guarda il destino, l’ho incontrata a una cena di beneficenza fatta nel giorno di San Valentino per il Meyer (l’ospedale pediatrico di Firenze, ndr) nel nome di Franco. C’era un ragazzo e noi avevamo la bici dell’ultima Roubaix, quella che c’è rimasto tutto il fango. E a un certo punto lui dice che deve alzarsi per andare a vederla da vicino ed è andato. Si è emozionato e poi è venuto accanto a me e non credeva che avessi ancora le scarpe di quel giorno. E lo vedevo che era proprio emozionatissimo, quindi mi sono detta che è proprio vero che sono ricordi preziosi. E insomma, quand’è così, gli dai ancora più valore…
«Si è visto in qualche tweet – diceva qualche giorno fa Baldato a proposito della Roubaix, dopo il sopralluogo con Wellens e Pogacar – ma è una cosa che avevamo già previsto l’anno scorso. Si entra nell’Arenberg da una parallela nella parte sinistra. Si fa prima sinistra-destra e poi destra-sinistra a 90 gradi, invece che mettere una chicane come l’anno scorso. Non era bellissima, ma ha consentito di entrare nella Foresta a 30 all’ora invece che a 60 e non è successo niente. Quest’anno sarà simile, con la differenza che la via laterale allunga il gruppo e poi si rientra sulla strada principale 100 metri prima della Foresta. Si andrà a 40 all’ora invece di infilarsi là dentro senza rallentamenti».
Dopo aver provato la chicane realizzata lo scorso anno, Van der Poel la definì pericolosaDopo aver provato la chicane realizzata lo scorso anno, Van der Poel la definì pericolosa
La chicane con le barriere
Mathieu Van der Poel commentò la scelta di ASO con un post su X: «Ma è uno scherzo?». Però era vero. Visto il continuo verificarsi di cadute, lo scorso anno l’organizzazione della Roubaix aveva optato per costruire una chicane fatta di barriere. Sebbene la Foresta di Arenberg si trovi a più di 90 chilometri dall’arrivo, si è spesso rivelata un momento chiave nell’Inferno del Nord.
L’introduzione della chicane ha fatto sì che il gruppo di testa, che a quel punto della corsa era composto da una trentina di corridori, sia passato indenne attraverso quel lunghissimo settore di pavé. Restava la perplessità per la bruttezza di quella curva artificiale e così si è pensato di agire diversamente.
Questa la scena che si presentava davanti ai corridori nel 2024: strada chiusa, svolta a destraFatta la curva a destra, si girava attorno alle barriere e si entrava molto lentamente nella ForestaQuesta la scena che si presentava davanti ai corridori nel 2024: strada chiusa, svolta a destraFatta la curva a destra, si girava attorno alle barriere e si entrava molto lentamente nella Foresta
Due nuovi settori
Per l’edizione 2025 della Parigi-Roubaix, la 122 esima della lunga storia, l’immissione alla Foresta prevede per un anello attorno all’abitato di Querenaing, con due nuovi settori rispettivamente di 1.300 e 1.200 metri di lunghezza. «Non sono molto difficili – ha spiegato il direttore di corsa Thierry Gouvenou – ma ciò significa che avremo cinque settori di fila senza asfalto».
Una volta superati i due nuovi settori, i corridori faranno una deviazione attraverso il sito minerario di Arenberg, con la conseguenza di trovare quattro curve ad angolo retto nell’ultimo chilometro prima dell’imbocco della Foresta.
Il settore dell’Arenberg sarà il numero 19. A destra, la deviazione prima di immettersi nella ForestaLa foresta di Arenberg è il settore di pavé numero 19 della Roubaix 2025Questa la deviazione che costringerà il gruppo ad allungarsi e rallentare prima di entrare nella Foresta
Il fascino della Foresta
La Foresta di Arenberg resta il passaggio più suggestivo della corsa. Il nome ufficiale del settore è Trouée d’Arenberg, mentre la strada in pavé che lo percorre ha un nome ancora diverso: La Dreve des Boules d’Herin. Fu inserita nella corsa a partire dal 1968 su insistenza di Jean Stablinski.
Si tratta di un rettilineo di 2,3 chilometri che nel senso della corsa tende a scendere. Le pietre del fondo sono così mal ridotte, che spesso la corsa ha qui la prima svolta decisiva, anche se, come detto, mancano ancora 90 chilometri all’arrivo. Per questo non c’è un solo corridore che non dica che la cosa più importante è avere il giusto posizionamento per stare alla larga da scivolate e cadute. La strada del resto è scivolosa più di altre dei dintorni perché, essendo chiusa al traffico per tutto l’anno, arriva al periodo della corsa coperta di fango ed erbacce.
Ottobre 2021, nessuna chicane e pioggia. Caduta nell’Arenberg: Van der Poel e Colbrelli attaccano. Vincerà Sonny!Ottobre 2021, nessuna chicane e pioggia. Caduta nell’Arenberg: Van der Poel e Colbrelli attaccano. Vincerà Sonny!
Fra storia e progresso
Dopo aver detto che la trovata della chicane gli sembrava uno scherzo, Van der Poel si schierò apertamente contro la nuova soluzione, dicendo che a suo avviso avrebbe reso quel tratto ancora più pericoloso. Poi si adeguò al volere generale e ugualmente si servì dell’Arenberg per ipotecare la Parigi-Roubaix, conquistata con la maglia di campione del mondo.
Gli organizzatori di ASO hanno però fatto tesoro di tutte le osservazioni raccolte e la nuova soluzione appare molto più funzionale e coerente con il resto del percorso. In questa ricerca giusta della sicurezza, annotiamo che non potendo/volendo intervenire sulle bici per ridurre le velocità, si modificano i percorsi perché siano meno pericolosi. L’ingresso nell’Arenberg era uno dei momenti più forti nello svolgimento della Roubaix: averlo modificato significa che la storia si adegua al progresso. E che il progresso va avanti nonostante la storia.
Negli ultimi giorni il video di Pogacar nella foresta di Arenberg ha fatto il giro del mondo. Tutti ne hanno parlato, dagli avversari (intimoriti) ai tifosi (sognanti). In una recente intervista Fabio Baldato ci ha rivelato che quella ricognizione faceva parte di una due giorni più generale sulle strade del Nord, e che per quest’anno la Roubaix non è nei programmi del campione del mondo. Pogacar però non ha mai fatto mistero di voler correre la regina delle classiche e la sensazione generale è che abbia tutte le carte in regola per poterla vincere.
Un’idea – un corridore da corse a tappe che se la gioca sulle pietre francesi – che solo cinque anni fa sembrava impensabile. Non a caso l’ultimo vincitore del Tour de France a trionfare alla Roubaix è stato Bernard Hinault nel 1981, 44 anni fa. Abbiamo raggiunto al telefono Giuseppe Martinelli per chiedere la sua opinione su questa difficile quanto affascinante convivenza.
Dopo quasi 40 anni in ammiraglia Giuseppe Martinelli ha terminato nel 2024 la sua carriera da direttore sportivoDopo quasi 40 anni in ammiraglia Giuseppe Martinelli ha terminato nel 2024 la sua carriera da direttore sportivo
Martinelli, che effetto le ha fatto vedere Pogacar sfrecciare nella foresta di Arenberg?
Ci sono due cose che mi fanno pensare. La prima è che andato a provare perché non si sa mai, se dovesse sentirsi bene in quel periodo potrebbe anche dire: vado e provo. La seconda è che secondo me gli piace proprio andare in bici, in sella gli viene tutto facile e allora ci è andato anche giusto per divertirsi. Non possiamo saperlo. Quello che è chiaro è che sicuramente è l’unico corridore in questo momento che può pensare di fare una cosa del genere, vincere un Grande Giro e la Parigi-Roubaix. Sono molto curioso di vederlo ora all’inizio della stagione, perché credo che quest’anno andrà ancora più forte. Sa che Vingegaard arriverà al Tour più forte rispetto alla scorsa stagione, quindi anche lui arriverà ancora più preparato.
L’ultimo vincitore di Tour a fare sua la Roubaix è stato Hinault nel 1981. E’ davvero così difficile coniugare le due cose?
Abbastanza. Roubaix e Tour si potrebbe anche fare forse, ma Roubaix e Giro è davvero difficile.
Troppo ravvicinati?
Sì, alla Roubaix una caduta è dietro l’angolo e non hai tempo di recuperare. In più una gara del genere ti lascia strascichi anche nelle gambe. E per uno che prepara il Giro sono tossine e fatiche che possono rimanere per molto tempo. Ma soprattutto il problema sono le incognite, gli incidenti. Quando programmi una stagione valuti anche i rischi, è normale, è alla fine di solito dici di no. E’ una questione di strategia e di rischi calcolati.
Nel 2014 Nibali costruì gran parte del suo successo al Tour sul pavèNel 2014 Nibali costruì gran parte del suo successo al Tour sul pavè
Lei era in ammiraglia nella famosa tappa del pavè al Tour 2014, quando sulle pietre Nibali fece la differenza in maglia gialla. Anche considerando il suo passato in mtb avrebbe potuto provarla?
Quel giorno Vincenzo aveva una condizione eccezionale e accanto compagni fortissimi, Contador prese qualcosa come 4 minuti. Sono quelle giornate in cui viene tutto facile. Per quanto riguarda il provare a fare la Parigi-Roubaix ci abbiamo pensato molto, l’idea c’era ma non c’è stata l’occasione. Il problema, oltre ai rischi di cui parlavo prima, è che se un uomo di classifica va lì trova gli specialisti che si concentrano su quelle gare. Ai tempi di Vincenzo per esempio c’erano Sagan e Cancellara. Quindi era difficile andarci solo per provare, correndo quegli inevitabili rischi.
Magari avrebbe potuto andarci a fine carriera?
Nel 2022 volevamo provare, ma Vincenzo alla fine ha rinunciato e anch’io ho tirato un po’ indietro. Dispiace un po’ perché avrà quel piccolo rimorso, ma alla fine uno come lui non ha bisogno di quello per ampliare un palmares già straordinario. Poi nel 2022 c’erano già campioni più forti di lui e a quel punto non ne valeva più la pena.
La tendenza è di usare coperture sempre più larghe. Baroncini, in questa ricognizione del 2024, montava tubeless da 32 mm (foto UAE Team Emirates)La tendenza è di usare coperture sempre più larghe. Baroncini, in questa ricognizione del 2024, montava tubeless da 32 mm (foto UAE Team Emirates)
Oggi sarebbe più facile rispetto al passato con i nuovi materiali che si hanno a disposizione?
Forse sì, è più semplice, con le nuove bici e i copertoni tubeless, magari si corrono meno rischi. Ma il punto vero è sempre un altro, cioè il fatto che, oggi soprattutto, alla Roubaix ci sono tre o quattro corridori fortissimi contro cui scontrarsi. Per un corridore da Grandi Giri pensare davvero di battere gente come Van Aert o Van Der Poel è dura, campioni del genere se non hanno problemi se la giocano tra loro. Quindi finisci con l’andare solo per partecipare, e un 6° o 7° posto secondo me non vale il rischio.
Considerazioni che valgono per tutti tranne che per Pogacar…
Non c’è dubbio. Se dovessi buttarla lì, per lui è quasi più facile vincere la Roubaix che la Sanremo. Perché sul pavè contano le gambe e la tecnica, e lui ce l’ha tutte e due. Ha anche una squadra forte, con compagni come Wellens e Politt che lo possono pilotare molto bene.
Tadej Pogacar probabilmente non sarà al via della Roubaix 2025, ma l’appuntamento è solo rimandatoTadej Pogacar probabilmente non sarà al via della Roubaix 2025, ma l’appuntamento è solo rimandato
Se lei fosse il suo DS quando gliela farebbe fare?
Intanto se fossi il suo tecnico, sarei molto contento, in generale. A parte gli scherzi, lascerei decidere a lui. Gli direi: «Quando vuoi farla, io ci sono». Poi ha il vantaggio che non deve preparare più di tanto una gara del genere, perché lui è sempre pronto, basta fargli trovare la bici a posto e lui va. Ora che non sono più dentro il ciclismo ho proprio voglia di godermelo, mi è piaciuto dal primo giorno. Perché semplicemente è un fenomeno e quindi fa cose impensabili per gli altri, anche vedendole da fuori. Io ho seguito il ciclismo tutta la vita, ma quando l’ho visto attaccare al mondiale a 100 chilometri dall’arrivo ho spento la tv e sono andato a farmi una passeggiata.
Perché credeva che la gara fosse già finita lì?
No, al contrario, perché pensavo l’avesse buttata via. Poi dopo un’ora e mezza sono tornato, ho riacceso la tv ed era ancora lì, in testa. Qualcosa di davvero incredibile. Non mi sono mai divertito tanto a guardare il ciclismo come gli ultimi tre-quattro anni, perché se ami questo sport non puoi non voler bene a corridori del genere che ti fanno saltare sulla sedia e avvicinano tanti giovani alla disciplina. Speriamo che tutto questo aiuti anche il movimento italiano.
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