EDITORIALE / Il bilancio federale e il balletto dei numeri

20.06.2022
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Il Consiglio Federale (foto FCI in apertura) ha approvato il bilancio della stagione 2021: «Un bilancio consuntivo – si legge nel comunciato stampa – che chiude con un importante avanzo, di oltre un milione di euro, ed un consolidamento del Patrimonio Netto. Emerge il fatto che sono state aumentate sensibilmente, quintuplicate, le entrate proprie rispetto al quadriennio precedente. Crescono in particolare le voci relative a sponsorizzazioni e pubblicità. A questo si aggiunge la relazione positiva e favorevole dei Revisori dei conti, oltre a quella contabile e volontaria della società di revisione Deloitte Touche Tohmatsu Limited».

Cazzaniga, Gimondi, Dagnoni e Tolu, ieri a Milano il CF ha approvato il bilancio consuntivo 2021 (foto FCI)
Cazzaniga, Gimondi, Dagnoni e Tolu, ieri a Milano il CF ha approvato il bilancio consuntivo 2021 (foto FCI)

Il cesto delle mele

Quando si parla di soldi bisogna stare molto attenti, soprattutto se c’è di mezzo la Federazione. La politica è capace, avendo in mano lo stesso cesto di mele, di cambiarne l’ordine e la quantità semplicemente giocando con le parole. Per cui si potrebbe pensare di avere mele per sfamare un esercito e contemporaneamente di averne a malapena per una famiglia di quattro persone.

Se ad esempio chiedeste a Renato Di Rocco in quali condizioni di bilancio abbia consegnato la Federazione, direbbe di aver lasciato due milioni 400 mila euro di avanzo. Se ne dedurrebbe che l’attuale gestione ne avrebbe già spesi più di uno, cui sommare quanto dichiarato in tema di sponsorizzazioni. Aggiungerebbe inoltre che le loro erano portate in bilancio a 1,1 milioni (certificati dagli stessi revisori attuali), quindi se davvero gli sponsor sono stati quintuplicati, mancando quello principale sulla maglia azzurra, significa che il livello delle spese è salito ben oltre la prima stima.

Come detto in precedenza, è chiaro che buona parte di quell’utile sia maturato proprio nel 2020 del Covid, in cui a fronte di identici contributi Coni, l’attività è stata ferma e le spese sono state molto inferiori. In ogni caso, se quei soldi c’erano, probabilmente sono stati utilizzati.

Il passaggio di consegne tra Dagnoni e Di Rocco: fu il presidente uscente, non appoggiando Isetti, ad aprila la strada a Dagnoni
Il passaggio di consegne tra Dagnoni e Di Rocco: fu il presidente uscente, non appoggiando Isetti, ad aprila la strada a Dagnoni

Contenti e soddisfatti

Il presidente Dagnoni ha ovviamente un diverso punto di vista, a partire dallo sponsor sulla maglia azzurra: si sta valutando qualcosa, non c’è nulla di certo e piuttosto che mettere un marchio di poca rilevanza, si preferisce lasciare la maglia al suo azzurro integrale. Sacrosanto!

«Questo bilancio – dice – fa vedere come stanno le cose dopo il primo anno di gestione. Mi erano dispiaciuti i commenti su una gestione “scellerata” che lessi dopo il bilancio preventivo. Dicemmo subito che si sarebbe dovuto aspettare il consuntivo ed eccolo qua. Siamo contenti e soddisfatti. Anche perché lo scorso anno, anche se non era nostro dovere, abbiamo gratificato i nostri campioni, versando un milione di premi».

Buona parte dei fondi federali destinati agli impianti sono finiti a Montichiari
Buona parte dei fondi federali destinati agli impianti sono finiti a Montichiari

I fondi del PNRR

Il presidente parla di promozione dell’immagine della FCI, che risulta più dinamica e moderna, con riscontri migliori nei vari partner.

«In più – sottolinea – la gestione di Amadio si può paragonare a uno sponsor. Riuscire a risparmiare risorse ottimizzando la macchina è come aver trovato un nuovo finanziatore. Allo stesso modo, il segretario generale sta lavorando sulle risorse umane, cercando di snellire un organico che tra le varie federazioni rimane sovradimensionato. Quel bilancio preventivo non è stato per caso ed è stato motivato.

«Non siamo un’azienda che deve fare utile, noi dobbiamo fare attività. E anche se abbiamo risorse nostre superiori a 6 milioni di euro, per cui non lavoriamo a debito, l’idea è che a fronte della tanta attività, dovrebbe esserci un superiore sostegno da parte di Sport e Salute, che elargisce i fondi del Coni. Quando ci siamo visti hanno parlato di debito morale nei nostri confronti, ma poi alle parole non sono seguiti i fatti. Speriamo negli 80 milioni del PNRR di cui ha parlato il Governo in relazione agli impianti sportivi. E’ stato imbarazzante dover destinare i soldi che avevamo a Montichiari, non potendo sostenere altri progetti».

Scaroni (qui con Bennati) e poi Carboni hanno centrato la prima vittoria da pro’ con la maglia azzurra
Scaroni (qui con Bennati) e poi Carboni hanno centrato la prima vittoria da pro’ con la maglia azzurra

Nazionale e Giro d’Italia

E mentre si starebbe aspettando che l’ufficio della Vezzali, sottosegretaria allo sport, sblocchi la pratica per il velodromo di Spresiano, i cui fondi esistono e sono vincolati all’esecuzione dei lavori, Dagnoni racconta anche dell’impegno su fronti meno prevedibili, ma non per questo meno meritevoli di attenzione. Come ad esempio la parte riferita all’impegno con i corridori della Gazprom.

«Prima abbiamo mandato una lettera ferma all’UCI, che però si è trincerata dietro il ricorso al TAS che dal loro punto di vista blocca tutto. E allora abbiamo portato quei ragazzi in nazionale. E’ l’unico strumento che abbiamo a disposizione. Nonostante Reverberi si sia lamentato che così facendo gli azzurri rubano le corse a loro. Per fortuna che nel Consiglio di Lega è stato Mauro Vegni a rispondergli che Caruso al Giro di Sicilia lo avesse chiesto lui».

Sull’Etna Caruso ha conquistato il Giro di Sicilia indossando la maglia azzurra
Sull’Etna Caruso ha conquistato il Giro di Sicilia indossando la maglia azzurra

In questa fase di mele spostate e bilanci da interpretare, probabilmente non resta che attendere anche il prossimo. Se ha ragione l’opposizione, il margine netto sarà ancora inferiore. Se ha ragione il governo in carica, magari sarà superiore. Speriamo che nel frattempo non ne faccia le spese il ciclismo e che anzi continui a rinforzarsi. Contrariamente a certe previsioni, la sensazione di un movimento che va avanti strozzato noi l’abbiamo già da un pezzo. L’avevamo anche prima.

Milano torna ad abbracciare gli Emoving Days

24.05.2022
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A meno di un anno di distanza dalla prima edizione e dopo il successo di pubblico registrato nel 2021, Milano tornerà ad ospitare nel prossimo fine settimana gli Emoving Days, l’evento urbano sulla mobilità elettrica e sostenibile. Sarà una due giorni di festa in cui poter parlare di tematiche legate all’urban mobilty e provare i mezzi elettrici messi a disposizione dalle aziende presenti.

L’evento di Milano segue di poche settimane quello analogo organizzato per la prima volta a Genova. Una manifestazione che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e che si è tenuta presso il Porto Antico del capoluogo ligure.

La presentazione ufficiale della tappa milanese si è svolta nei giorni scorsi a Milano in occasione del press day organizzato dall’agenzia di comunicazione Green Media Lab SB. Quest’ultima è partner del progetto insieme al gruppo editoriale Sport Press Srl SB.

Si torna a CityLife

Sabato 28 e domenica 29 maggio Milano tornerà ad ospitare gli Emoving Days nella bellissima location di CityLife, uno dei quartieri più innovativi del capoluogo lombardo. Si tratta di una location suggestiva che, rispetto allo scorso anno, vedrà un incremento degli spazi a disposizione degli espositori.

Così come è avvenuto a Genova, anche a Milano i test ride potranno essere effettuati lungo i percorsi definiti da komoot, la app route partner dell’evento. Che si tratti di commuter, sportivi o semplici curiosi che vogliono provare l’esperienza di guidare un mezzo elettrico, i partecipanti potranno scegliere di percorrere tracciati molto semplici e veloci, così come mettersi alla prova su percorsi più lunghi e con differenti caratteristiche. Moltissimi i mezzi che i vari brand espositori metteranno a disposizione per le prove. 

Gli Emoving Days saranno improntati sulla sostenibilità ambientale
Gli Emoving Days saranno improntati sulla sostenibilità ambientale

Impegno per l’ambiente

Anche la tappa di Milano, dopo quella di Genova, vedrà gli Emoving Days rinnovare il proprio impegno ambientale confermando la volontà di essere carbon neutral. Non solo sarà limitata il più possibile la produzione di rifiuti e promosso l’uso responsabile dell’acqua, ma sarà analizzato con cura l’impatto indiretto della manifestazione. L’obiettivo finale è quello di calcolare quante e quali azioni vadano portate a termine per compensare il suo debito ambientale

Per scoprire i nomi delle aziende presenti il prossimo 28 e 29 maggio a Milano basta collegarsi al sito ufficiale della manifestazione.

Emoving Days

Adriatica Ionica Race e Marche, su il velo alla BIT di Milano

13.04.2022
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Sin dalla nascita della Adriatica Ionica Race, Moreno Argentin disse chiaramente che uno degli intenti della sua corsa fosse quello di valorizzare i territori che attraversava. Avendo rintracciato in questo il modo di diventare appetibili per le Amministrazioni che ogni volta sono chiamate a pagare per ospitare partenze e arrivi.

Un giorno alla BIT

Non è stato pertanto con stupore che abbiamo accolto la presenza del veneziano alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, dove ha raccontato le due tappe finali nelle Marche assieme a Guido Castelli, assessore regionale al Bilancio della Regione.

«Il nostro territorio è legato a doppio filo al mondo del ciclismo – ha detto Castelli – ed è proprio attraverso l’utilizzo della bicicletta che vogliamo incentivare i turisti di tutto il mondo a scoprire e visitare le bellezze delle Marche. La proposta avanzata da Moreno Argentin va esattamente in questa direzione: l’Adriatica Ionica Race ha un format studiato appositamente per dare risalto e visibilità alle città e ai territori attraversati dalla corsa. I prossimi 7 e 8 giugno vogliamo mandare in tutto il mondo una splendida cartolina delle Marche valorizzando la nostra Regione sia dal punto di vista artistico e paesaggistico sia per le proprie eccellenze culturali ed enogastronomiche».

Dal Friuli alle Marche

La corsa partirà il 4 giugno da Tarvisio, con la prima tappa fino a Monfalcone. Poi da Castelfranco Veneto arriverà sul Monte Grappa. Da Ferrara a Brisighella. Da Fano alla Riviera del Conero. E si concluderà l’8 giugno con la Castelraimondo-Ascoli Piceno. Ciascuna delle città coinvolte trasuda di storia e tradizioni gastronomiche, pertanto al racconto della corsa lo stesso Argentin vuole abbinare un percorso legato al gusto.

«Abbiamo sempre visto la gara ciclistica – ha spiegato Moreno – come uno strumento di vera promozione dei territorio. Un lavoro che è stato apprezzato non solo dalle amministrazioni regionali e locali interessate dalla nostra manifestazione, ma anche e sempre di più dai tifosi provenienti da tutte le parti del mondo. Per la quarta edizione, oltre agli 80 minuti di passaggi televisivi diffusi in 100 Paesi del mondo, abbiamo voluto mettere in campo anche un’iniziativa dedicata ad un’altra eccellenza tutta italiana: il mondo dell’enogastronomia. Per questo ad ogni tappa proporremo un piatto tipico regionale e lo promuoveremo attraverso la presenza non solo dei media che si occupano di ciclismo, ma anche di quelli che dedicano la propria attenzione al mondo del food».

Sul traguardo marchigiano di Carpegna alla Tirreno-Adriatico 2022, la vittoria di Tadej Pogacar
Sul traguardo marchigiano di Carpegna alla Tirreno 2022, la vittoria di Pogacar

Corse e promozione

Durante la conferenza stampa, più simile in realtà a un incontro fra amici, l’assessore Castelli ha avuto anche il modo di ribadire il legame con il grande ciclismo, che nel 2022 è già approdato nelle Marche con le due tappe della Tirreno-Adriatico (Carpegna e San Benedetto del Tronto) e prima della Adriatica Ionica Race, accoglierà il Giro d’Italia.

«Crediamo fortemente nella manifestazione proposta da Moreno Argentin – ha detto – e siamo felici di farne parte. Il ciclismo è un incredibile volano di promozione per la nostra Regione che è particolarmente vocata per questo sport: eventi come l’Adriatica Ionica Race, ma anche come la Tirreno-Adriatico e poi la tappa del Giro d’Italia che il 17 maggio arriverà a Jesi, ci consentono di mettere in evidenza tutte le nostre bellezze dal mare sino all’entroterra. Sarà uno spot preziosissimo per tutta la Regione Marche che assicurerà una grande visibilità alle eccellenze del nostro territorio».

Dai pro’ al turismo

Subito dopo l’incontro con Argentin, nello stand delle Marche si è svolto un altro interessante momento che ha visto lo stesso Castelli affiancato a Chiara Ercoli, responsabile di Marche Outdoor, e Andrea Tonti. Si è parlato di scoperta del territorio, di gravel, di accoglienza e di fatturati già buoni che nell’estate 2022 potrebbero migliorare ancora. Il Covid ha messo in bicicletta un esercito di nuovi turisti. Saperli intercettare farà decisamente la differenza.

«Le Marche – ha detto Chiara Ercoli – sono la seconda regione più strutturata per il settore Bike nonostante i tempi relativamente brevi in cui è stato lanciato come cluster e contiamo di recuperare ulteriori posizioni».

Exept porta i suoi gioielli nei Virgin Active di tutta Italia

28.03.2022
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Exept, primo brand al mondo a realizzare telai monoscocca in carbonio su misura, lancia una nuova collaborazione con Virgin Active Italia. Per chi non lo sapesse Virgin Active è un brand riconosciuto a livello mondiale, con più di 250 club dedicati al benessere fisico della persona distribuiti in 8 diverse nazioni. Oggi conta complessivamente 1 milione e 300 mila soci. In Italia i club sono 38 e tutti offrono un’esperienza di allenamento all’avanguardia grazie alla presenza di uno staff di allenatori altamente qualificato.

Finale, il top di gamma per quanto riguarda le e-mtb di casa Exept
Finale, il top di gamma per quanto riguarda le e-mtb di casa Exept

Partenza da Milano

Il lancio ufficiale della collaborazione fra Exept e Virgin Active Italia è avvenuto lo scorso 7 marzo. Nell’occasione è stata esposta una Finale presso il Virgin Active Collection Milano Cavour. Si tratta della e-bike che Exept ha ideato, progettato e testato sui sentieri di casa di Finale Ligure e che fin da subito ha riscosso un notevole successo.

A raccontarci qualcosa di più su questa prestigiosa collaborazione è Alessio Rebagliati, Ceo e Founder di Exept, che abbiamo incontrato a Milano in occasione della prima tappa di quello che sarà un vero e proprio “road show” che permetterà a tutti i soci dei club Virgin Active Italia di poter toccare con mano i gioielli dell’azienda di Finale Ligure.

Alessio Rebagliati, CEO e Founder di Exept
Alessio Rebagliati, CEO e Founder di Exept
Alessio come è nata questa singolare collaborazione?

Tutto è nato da un’amicizia comune con Luca Valotta, presidente e direttore generale di Virgin Active Europe. Luca ha acquistato una nostra e-bike e questo ci ha permesso di conoscerci. Siamo entrati subito in sintonia ed allora abbiamo pensato di proporgli la possibilità di iniziare a collaborare.

In che cosa consiste esattamente questa partnership?

Avete utilizzato il termine corretto. Si tratta davvero di una partnership che si propone di portare benefici a entrambe le parti. La strategia che ha guidato noi di Exept fin dalla nascita del brand è sempre stata ben definita. Il nostro obiettivo non è quello di entrare nei negozi. Vogliamo infatti entrare nei luoghi frequentati dagli sportivi come sono appunto i club Virgin Active. Questo ci permetterà di conoscere nuovi potenziali clienti. Contemporaneamente Virgin Active Italia avrà la possibilità di offrire alla propria clientela un servizio aggiuntivo. Per i loro soci abbiamo infatti riservato uno sconto del 10% sull’acquisto di un qualsiasi modello Exept. Ogni giovedì, a partire dalle 17.00, saremo a disposizione dei soci del club dove saranno esposti i nostri modelli e-bike o strada per offrire loro tutte le informazioni sui nostri prodotti.

In Exept l’attenzione verso il cliente è massima
In Exept l’attenzione verso il cliente è massima
Dopo la tappa inaugurale dove sarà possibile incontrare Exept?

Siamo partiti dal Virgin Active Collection Milano Cavour, uno dei loro club più esclusivi. Dal 7 marzo e per due settimane qui è stata esposta la nostra e-bike Finale. Attualmente siamo sempre a Milano nel loro club di Corso Como. In questi giorni stiamo lavorando al calendario del nostro tour. L’obiettivo è quello di toccare tutti i club Virgin Active più esclusivi toccando le principali città italiane. 

Le novità firmate Exept non si fermano qui. Da pochi giorni è stato lanciato il nuovo sito. A breve sarà implementato con un nuovo servizio che permetterà di effettuare una vera e propria visita, seppure virtuale, allo showroom di Finale Ligure. Anche questo è un modo per essere sempre più vicini all’utente finale.

Exept

Tonelli e Rivi, l’apertura più bella per lo show dei giganti

20.03.2022
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Tonelli e Rivi in fuga fino al Poggio. Come le band che aprono il concerto delle rockstar, anche alla Sanremo le professional hanno scelto la fuga come solo modo per avere ribalta e inquadrature. E’ l’unico spazio che viene loro concesso dalle WorldTour, per la disciplina non scritta e non necessariamente elegante che vige nel gruppo. Fa eccezione la Alpecin-Fenix che alla massima categoria approderà presto per merito. Per il resto, il gruppo esige che i più… piccoli restino al loro posto nelle retrovie. Al punto che l’undicesimo posto di Albanese e quel Fiorelli capace di prendere la Cipressa in venticinquesima posizione sono da annotare tra i fatti rilevanti della giornata.

Ieri lo scampolo di maggior gloria è spettato a Samuele Rivi e Alessandro Tonelli, partiti dall’inizio e capaci con il passare dei chilometri e delle ore di liberarsi dei due corridori della Drone Hopper, dei due Astana e di Conca, stremato dai crampi.

La fuga ha preso il largo in partenza, ma non ha guadagnato più di 7 minuti
La fuga ha preso il largo in partenza, ma non ha guadagnato più di 7 minuti

Un conto aperto

Alessandro Tonelli corre con la Bardiani-Csf-Faizané, ha 29 anni ed è professionista dal 2015. Con la Sanremo aveva un conto aperto e ieri probabilmente ne ha saldato una parte.

«Non pensavo di arrivare così avanti – ha detto dopo la doccia e poggiandosi all’ammiraglia – volevo almeno scollinare la Cipressa, perché è il quarto anno di fila che andavo in fuga e ogni anno sono arrivato più avanti. L’anno scorso mi hanno preso a metà salita, quest’anno volevo scollinarla, invece sono arrivato alle prime curve del Poggio, meglio di così non poteva andare…». 

Ricordi lontani

Rivi di anni ne ha 23 ed è professionista dallo scorso anno con la Eolo-Kometa. Lui la Sanremo l’aveva vista solo in televisione e quando si è ritrovato nella fuga, ha pensato che il gruppo avrebbe lasciato minuti a grappoli.

«Invece non ci hanno lasciato tanto spazio – ha ammesso – mi ricordavo quando le guardavo in tv, che alla fuga lasciavano anche 12 minuti. Invece ne abbiamo avuti al massimo 7, perciò mi sono detto che ci avrebbero preso presto e mi sarebbe toccato fare fatica anche dopo. La mattina mi hanno lasciato via libera, non vedevo l’ora. E’ stata una sorpresa arrivare così lontano, lo è stato per tutti. Il Poggio sarebbe stato comunque decisivo…».

Sul Capo Berta, è stato Rivi a forzare i tempi, tagliando fuori i due della Drone Hopper
Sul Capo Berta, è stato Rivi a forzare i tempi, tagliando fuori i due della Drone Hopper

Destini intrecciati

Dal momento dell’attacco, la loro giornata è stata parallela e intrecciata da scelte comuni. Come quando si sono resi conto che il resto della compagnia non aveva più gambe.

TONELLI: «Abbiamo sempre collaborato, poi la fatica si è fatta sentire e gli altri hanno iniziato a saltare i cambi. E’ salito un po’ di nervosismo, così Rivi ha voluto fare forte il Capo Berta e si sono rimescolate le carte. Sulla Cipressa invece ho accelerato io da metà in poi e siamo rimasti in due. Ho anche provato a staccarlo, ma non ci sono riuscito, però è stato meglio così, perché tra Cipressa e Poggio ci siamo dati due cambi».

RIVI: «Si è visto che cominciavano a tirare poco. Non avevano grandi gambe, però portarseli in giro non fa mai piacere. Abbiamo accelerato un po’ perché il gruppo si avvicinava. La visibilità in tv per una squadra come la nostra è sempre utile».

Il forcing della UAE Emirates sulla Cipressa ha iniziato a intaccare il vantaggio della fuga
Il forcing della UAE Emirates sulla Cipressa ha iniziato a intaccare il vantaggio della fuga

Un giorno lunghissimo

Una giornata interminabile, da dividere in frazioni per farla passare meglio. Anche se il vento ha reso ogni corsa frenetica e anche il tempo alla fine è passato.

TONELLI: «Quand’è così, si parla o vado nei miei pensieri e basta. Questa volta siamo stati molto fortunati, perché c’era vento a favore e siamo andati veloce. La prima parte mi è passata molto veloce fino al Turchino. Mi sembrava di non andare avanti da Genova ad Albenga e poi è volata. Sul Poggio non mi ero accorto che li avevo a ruota. Ho fatto la curva larga e nel rilanciare mi sono guardato dietro e c’era Laporte che tirava. Fuga finita. Se fossimo stati due in più, potevamo pensare di arrivare, ma così era impossibile».

RIVI: «Non abbiamo parlato tantissimo, un po’ sul Turchino, perché c’erano le condizioni migliori per fare due chiacchiere, per il resto siamo andati forte tutto il tempo. Il vento non è mai stato del tutto a favore. Siamo partiti ed era laterale, poi ci sono stati dei tratti a favore, ma sul mare e lungo la costa non era sempre da dietro. A volte venivano delle ventate contro che rendevano l’azione non troppo regolare. A tratti andavamo a 40 all’ora, a volte a 55. Era un po’ strano. Questo ha reso la corsa più facile soprattutto per noi in fuga, perché ci ha permesso di avere un ritmo più alto e il gruppo avrebbe dovuto andare troppo forte per chiuderci subito. Anche con un minuto in più non sarei riuscito ad arrivare davanti, ma è stato bello così».

Tonelli e Rivi si sono ritrovati sull’Aurelia dopo la Cipressa e sono arrivati al Poggio
Tonelli e Rivi si sono ritrovati sull’Aurelia dopo la Cipressa e sono arrivati al Poggio

Entrambi sono ripartiti acclamati dai compagni e dai tifosi che li hanno riconosciuti. Per Rivi si tratterà ora di correre la Coppi e Bartali, Tonelli andrà al Nord. Di certo le loro immagini rimarranno ancora per un po’ negli occhi del pubblico che ha seguito la diretta integrale e dei tifosi che lungo la strada aspettavano la corsa. Una fuga così non passa inosservata, degno antipasto per un finale da gran gourmet.

L’importanza di “essere” Ernesto Colnago

15.02.2022
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Si finisce di ascoltare Ernesto Colnago con la voglia di alzarsi dalla sedia e fare qualcosa di buono per cambiare il mondo. Perché lui, uno dei geni della bicicletta, ha appena compiuto 90 anni e ha quella capacità ormai rara da trovare, cioè di riuscire a trascinare le persone con la passione per quello che fa da una vita. Da quando aveva 13 anni per l’esattezza. E quello che fa è qualcosa che nasce nella sua mente e si materializza dalle sue mani e da quelle di chi lavora per lui.

L’incontro di Milano si è svolto nel Bocconi Sport Center
L’incontro di Milano si è svolto nel Bocconi Sport Center

Un artigiano, insomma, di quelli che ormai stanno scomparendo, sostituiti da macchine, robot o da persone altrettanto illuminate, ma che rincorrono la creazione di qualcosa di virtuale. Utilissimi per la nostra vita quotidiana – per carità – ma non così affascinanti al pari di uno che costruisce biciclette come lui.

Invito alla Bocconi

Ecco perché l’intuizione dell’Università Bocconi di Milano – che ha organizzato un evento per festeggiare Colnago alla presenza di nomi illustri del ciclismo italiano – è stata all’altezza del suo essere rivoluzionario. Ha permesso ai giovani di conoscere da vicino uno che può tramandare il suo sapere e il suo mestiere alle future generazioni. O quantomeno, che trasmetta ai posteri un’idea, un’intraprendenza, una necessità di trovare qualcosa di nuovo, sempre, ma che si ispiri a principi artigianali, antichi, frutto di studio e saggezza popolare.

Gianmario Verona è stato il padrone di casa in veste di Rettore della Bocconi
Gianmario Verona è stato il padrone di casa in veste di Rettore della Bocconi

«Sono figlio di contadini», ama sempre sottolineare lui. E Ernesto Colnago da Cambiago, manco a dirlo, ha subito centrato il cuore dell’incontro dicendo: «Ragazzi pedalate, perché la bici unisce». Già, la bicicletta, quella creatura tutta sua che negli anni è riuscito a cambiare, modellare, modificare, affinare, rivoluzionare, migliorare per dar modo ai campioni di vincere, agli amatori di sognare, ai giovani di sperare.

Le celebri forcelle dritte

Colnago che ha introdotto prima di tutti il carbonio per costruire i telai, la forcella dritta per migliorarli, le misure più corte per essere più scattanti, tirandosi addosso sguardi stralunati e dubbi sulla reale credibilità della cosa.

La storia del carbonio la conosciamo tutti; quella della forcella e delle misure basta guardare ogni bicicletta di oggi, non c’è bisogno di ripeterla. Tuttavia ricordarsi di certi aneddoti è utile a tutti. Rischiare e provarci è doveroso. E più gli altri ci osservano stralunati più è possibile che l’idea possa funzionare.

Del resto, non guardavano storto anche chi ha inventato il computer oppure il telefonino o – prima ancora – l’energia elettrica per non parlare di chi metteva in dubbio le teorie di Galileo Galilei?

Ernesto Colnago ha ispirato con i suoi interventi tutti i partecipanti
Ernesto Colnago ha ispirato con i suoi interventi tutti i partecipanti

Il rivoluzionario Ernesto

Insomma, Ernesto Colnago ha vissuto una vita da rivoluzionario e il connubio con le due ruote è stato come una bomba atomica perché l’idea di libertà e rivoluzione è intrisa in ogni tassello della bicicletta come mezzo e dello spirito di chi la fa avanzare.

Al cospetto di Colnago, alla Bocconi, giganti come Beppe Saronni, Gianni Bugno, Gianni Motta, Michele Dancelli, Davide Boifava, Mauro Vegni, Stefano Allocchio, Renato Di Rocco, Giovanni Mantovani, Dino Zandegù. Persone d’esperienza, con palmares straordinari. Eppure ognuno con gli occhi lucidi e un sorriso fanciullesco nell’osservare il maestro parlare, nel ricordare incontri, episodi, confronti, attimi di intimità.

Anche Capello e Norma Gimondi hanno testimoniato l’affetto per Colnago
Anche Fabio Capello fra coloro che hanno testimoniato l’affetto per Colnago

L’amico di Gimondi

Tanti nomi di cui si conosceva la stima reciproca e il lavoro di squadra per arrivare a certi successi; ma Colnago è uomo di sport e di ciclismo e dietro alle collaborazioni ufficiali c’erano tante amicizie nascoste, ma altrettante genuine. Come quella con Felice Gimondi, l’uomo Bianchi, acerrimo rivale di Eddy Merckx che correva proprio con una Colnago.

Famiglia, onestà, buone maniere e fiducia sono capisaldi della sua persona, di un uomo che ha sempre onorato e rispettato l’importanza di “essere” Ernesto piuttosto che cavalcare il fatto di “chiamarsi” Ernesto.

Un giorno nel vento con Nibali e Wilier studiando le crono

20.01.2022
7 min
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Un pomeriggio in galleria del vento, come non gli accadeva da tempo. Nei due anni scorsi, il lavoro sulla bici da crono si svolse in pista. Perciò venerdì scorso Vincenzo Nibali ha varcato i portoni del Newton Lab di Milano per dei test richiesti dalla squadra e da alcuni sponsor tecnici. Wilier Triestina con un prototipo. Limar per il casco. Giordana per i body. Nimbl per le scarpe. Con lui c’era anche De La Cruz, che ha cominciato di mattina e aveva di fronte interventi più importanti, tanto da aver sforato sui tempi.

«Sul fronte della posizione – conferma lo Squalo – sono messo bene, ho un bel Cx. Magari abbiamo anche ripetuto cose che per me direttamente non sarebbero state necessarie, ma se i feedback ti arrivano da un corridore esperto, per ricaduta sono utili a tutto il resto della squadra».

E allora andiamo a vedere con il campione siciliano su cosa si è lavorato nel pomeriggio contro il vento, con un collegamento dalla Spagna dove l’Astana Qazaqstan Team sta svolgendo il secondo ritiro e dove Vincenzo stesso resterà fino alla Vuelta Valenciana del 2 febbraio da cui partirà la sua stagione. La sensazione percepita è di ritrovato entusiasmo. Mentre parliamo Velasco è nel balcone della stanza a prendere il sole, si intuisce un pomeriggio molto luminoso.

La posizione delle mani è soggettiva, ma incide molto sul Cx (foto Astana Qazaqstan)
La posizione delle mani è soggettiva, ma incide molto sul Cx (foto Astana Qazaqstan)
Si è lavorato sulla bici da crono?

Su tutto il comparto, diciamo: dalla bici all’abbigliamento, passando per il casco. Abbiamo fatto due sessioni. In quella del mattino c’è stato De la Cruz, poi è toccato a me. Sono arrivato alle 13, ma ho cominciato leggermente più tardi per dar modo a David di concludere i suoi test.

Come è fatta la Wilier da crono?

E’ completamente nuova e non ho portato le misure dello scorso anno, perché non ho fatto prove in galleria del vento e non ho apportato variazioni alla mia posizione di sempre. La bici nuova è un prototipo da confermare, che a quanto dicono verrà fuori per il Giro d’Italia. Il telaio cambia e dovrebbe essere più leggero di 200 grammi. Il manubrio e le protesi saranno molto simile a quelli del 2021.

Durante il test sulla nuova Wilier, Nibali ha provato anche i copriscarpe (foto Astana Qazaqstan)
Durante il test, Nibali ha provato anche i copriscarpe (foto Astana Qazaqstan)
Come sono fatti?

Abbiamo montato delle protesi stampate che sono già nel catalogo di Wilier. Per usarle ho dovuto cambiare leggermente l’angolo di apertura delle braccia. Ci sono misure standard e volendo si possono personalizzare, ma io mi sono trovato benissimo con quelle che mi hanno proposto. La posizione delle mani è un punto cruciale…

Spiega…

Dipende da come ti trovi e da come impugni le protesi. Se ci fate caso, Ganna tiene le mani orizzontali, quasi aggrappato. Io le afferro dai lati, ma c’è stato un periodo in cui intrecciavo le mani sopra. Fra manubrio e casco si può lavorare tanto.

Come è fatto il casco Limar che hai provato?

Non è un casco a coda tronca, né lunga. Diciamo che è una via di mezzo. La coda corta, che va tanto di moda, è molto buona con il vento laterale. Quella lunga è veloce, ma ti costringe a una posizione perfetta, perché se abbassi la testa, la coda si solleva e ti frena. La soluzione di Limar per il 2022 è un casco di forma tondeggiante, che copre anche di più le spalle, riducendo le turbolenze di quella zona.

Parlando con Cattaneo e poi con Malori si è discusso della posizione da crono: se debba essere scomoda o confortevole…

La bici da crono non è mai comodissima. Quando si va in cerca della posizione migliore, si determina la migliore e quanto più riesci ad avvicinarti, maggiore sarà il guadagno. Per questo la differenza spesso la fa quanto usi la bici da crono. Oggi ad esempio (ieri per chi legge, ndr) abbiamo fatto tutti tre ore solo con la bici da crono.

Sul fronte dei body che cosa hai provato?

Diversi tipi, io credo di averne provati quattro. Semiforato, con le righe, con le palline, plastificato… Varie prove per valutare la vestibilità e ad esempio il taglio del collo, dove rischiano di formarsi delle pieghe, soprattutto se uno non ha le spalle larghissime, in cui si infila l’aria offrendo resistenza. Anche Giordana ha raccolto tutti i dati, li elaboreranno e alla fine si determinerà la soluzione più redditizia.

Sul fronte delle scarpe avete provato qualcosa?

Sì, ho usato dei copriscarpe, ma con Nimbl c’è un progetto per realizzare delle scarpe da crono speciali in carbonio. Loro hanno già una bella esperienza vincente in pista e quando saranno pronte, potrei anche non usare il copriscarpe.

Come ti trovi ad avere le scarpe su misura?

Sono molto leggere e performanti. Hanno fatto un calco del mio piede e su quella base hanno costruito una scarpa che ne asseconda le forme, le eventuali irregolarità. Le mie scarpe sono comode solo per me insomma (ride, ndr), qualcun altro potrebbe trovarle scomode, ma solo perché il mio piede… ce l’ho solo io. Sono come un guanto che asseconda alla perfezione la forma. Vengono fatte completamente in Italia, il valore non si discute.

Quanto peserà la crono nel tuo 2022?

E’ molto importante, è sempre stata l’ago della bilancia. Oggi magari non sono più lunghe come prima e forse proprio per questo la cura dei materiali è ancora più importante. Se risparmi un secondo a chilometro, è già tanto. Alla fine di una corsa, 30 secondi possono fare la differenza.

Il flusso d’aria mette alla prova l’efficienza del casco (foto Astana Qazaqstan)
Il flusso d’aria mette alla prova l’efficienza del casco (foto Astana Qazaqstan)
Passiamo per un attimo alle bici da strada: al Bahrain usavi la Reacto per le classiche e la Scultura in montagna…

Qui la situazione è simile, nel senso che abbiamo la Filante che è la più veloce e la Wilier 0 Slr che si presta di più per la salita. Io penso che userò più spesso la Filante, ma siccome gli angoli dei telai sono pressoché identici, magari prima di un tappone di montagna la 0 Slr è più prestante.

Soddisfatto di questi test?

Molto. La prova serviva soprattutto per i materiali e il fatto che sia stata la squadra a richiederla e non una mia esigenza dimostra che ci tengono e stanno investendo. Un bel modo di cominciare.

Ghiaia Vintage e Ghiaia New, il gravel di Cicli Drali Milano

06.11.2021
3 min
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Da sempre Cicli Drali Milano racconta storie e trasmette esperienza attraverso i suoi telai d’epoca e attuali. Con i modelli Ghiaia dedicati al gravel il concetto non cambia. Vi abbiamo parlato della famiglia Drali e dell’innovazione che sta portando su prodotti interamente realizzati in Italia. Con questo approfondimento presentiamo nello specifico Ghiaia Vintage e Ghiaia New. L’indole di questa bici è viaggiatrice, ama i fuoristrada e non disdegna l’asfalto. Gli aggettivi che si possono carpire sono quelli di una gravel: robusta, affidabile e divertente. 

Le versioni

Ghiaia Vintage fa della robustezza e affidabilità le sue caratteristiche migliori. E’ adatta per affrontare i percorsi più difficili con il gusto vintage del marchio Drali. Ghiaia New è creata su misura per gli appassionati del fuoristrada che non rinunciano alla leggerezza sui percorsi stradali. 

Entrambi i modelli sono in acciaio saldato Tig, il telaio ha un’ottima elasticità ed è completato da montaggi con freni a disco e monocorona. Adatta anche per lunghe distanze è predisposta per tre borracce, portapacchi e attacchi borse da viaggio. 

Ghiaia Vintage e New, bici per scoprire i dintorni verdi di casa, con prestazioni brillanti
Ghiaia Vintage e New, bici per scoprire i dintorni verdi di casa, con prestazioni brillanti

Design e caratteristiche

Il design tra le due versioni è sicuramente differente e balza subito all’occhio. Il modello Ghiaia Vintage ha colori d’altri tempi che abbracciano le tecnologie attuali e una sella che ricorda quelle del passato. I copertoni e il nastro manubrio sono di colore cuoio marrone, sempre per rimandare allo stile rétro. La ghiaia New invece rispetta i canoni attuali con una palette di colori più accesi per chi vuole uno stile moderno e accattivante.

Entrambi i modelli hanno le stesse caratteristiche tecniche. Il telaio pesa 2.200 grammi, realizzato con tubi di Dedacciai. La forcella è configurabile in carbonio o alluminio. Il movimento centrale è a filetto BSA e il gruppo montato è lo Sram Rival. Le taglie selezionabili sono 3: S (48-50), M (53-57) e L (58-62).

Cicli Drali Milano

Bennati cittì: succede a Cassani. A Milano i nuovi tecnici azzurri

02.11.2021
6 min
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«Ballerini mi ha insegnato una cosa importante – dice Bennati mentre è in auto di ritorno verso casa – che l’amicizia per un corridore è una cosa e il lavoro di tecnico è un’altra. Io e lui eravamo super amici, è stato anche mio testimone di nozze. Eppure nei due mondiali vinti da Bettini, io sono stato il corridore escluso. C’era una ragione tattica superiore e Franco tirò dritto».

Bennati cittì dell’Italia

Daniele Bennati succede a Davide Cassani nel ruolo di commissario tecnico dei professionisti (i due sono insieme nella foto di apertura alla Vigilia di Ponferrada 2014, quando il toscano fu per la prima volta regista della nazionale del romagnolo). Lo hanno ufficializzato stamattina a Milano durante una conferenza stampa organizzata dalla Federazione, ma se ne parlava da un pezzo. Con lui poi se ne ragionava da almeno quattro anni, da quando tra il serio e il faceto si cominciò a parlare di un possibile passaggio di Cassani alla guida del Giro d’Italia e dell’ammiraglia azzurra da occupare con qualcun altro. Le cose sono andate come tutti sappiamo e il risultato è che il Benna, 41 anni lo scorso 24 settembre, dal 2022 avrà le chiavi di quell’auto e tutte le incombenze che il ruolo comporta.

La strada corre sotto le ruote. Il navigatore l’ha mandato verso Cesena e poi da lì affronterà l’Appennino sulla via per Arezzo, dato che a Sasso Marconi a causa di un incidente la coda sembrava proibitiva

Oggi a Milano sono stati annunciati i nuovi tecnici federali. Bennati ai pro’, Salvoldi agli juniores
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Da quanto tempo ci pensavi a questo incarico?

In realtà mi sono sempre ispirato alla figura di Alfredo Martini, che pure è inavvicinabile. I suoi modi mi hanno sempre affascinato. Poi sono diventato amico di Franco (Ballerini, ndr) con cui è nato un bellissimo rapporto. Mi è sempre piaciuto il suo carisma, la capacità di confrontarsi con gli atleti guardandoli negli occhi. Poi quando a fine carriera ho cambiato ruolo, mettendomi a fare il regista in corsa, erano gli altri a dirmelo

Dirti cosa?

Che ero tagliato per quel ruolo, che potevo fare il tecnico della nazionale. E a forza di sentirmelo dire, ho cominciato a farmelo frullare per la testa. Nel frattempo durante il covid ho preso i tre livelli da direttore sportivo, ma non pensavo ancora a questo ruolo. Mi ero portato avanti, avevo parlato con Ineos e Movistar, ma non avevo la necessità impellente di salire su un’ammiraglia.

E allora come è successo?

Una mattina mi squilla il telefono e leggo il nome di Dagnoni. Avevo il numero perché durante le Olimpiadi, con Iuri Chechi s’era fatta una trasmissione dal Vigorelli e mi era servito il suo contatto. Non lo conoscevo, visto il risultato delle elezioni, ci avevo messo una pietra sopra. Invece mi chiama e dice che avrebbe piacere a incontrarmi. Non ci ho messo molto a capire il perché. Così c’è stato il primo incontro con lui. Al secondo c’era anche Roberto Amadio. E poi sono iniziate varie consultazioni.

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E ora ci ritroviamo con Bennati tecnico della nazionale…

Oggi ero in quella conferenza stampa con la maglia azzurra che non vestivo da Bergen 2017. Devo ancora metabolizzare la cosa. Sono sincero! Ho delle idee per la testa che mi piacerebbe mettere in atto, ma ancora devo ordinare i pensieri e incontrarmi con gli altri tecnici. Una cosa l’ho ben chiara e oggi l’ho detta. E’ bella questa cosa di far provare il professionismo ai giovani portandoli alle gare italiane con la maglia azzurra, ma quella maglia va assolutamente meritata. Forse perché ricordo bene quanto ho dovuto sudarla la prima volta per metterla in una gara internazionale in Italia nel 1997 da junior.

E’ un ruolo di scelte e decisioni da comunicare…

Bettini mi ha detto spesso che si tratta della fase più delicata e non stento a credergli. E’ un ruolo in cui si devono prendere decisioni e l’esempio di Ballero che mi lasciò fuori quelle due volte me lo porto dentro.

Obiettivo maglia iridata?

Per forza. Firmerei anche subito per i quattro campionati europei vinti da Cassani, ma la priorità è il mondiale che manca dal 2008. Lo vinci se hai il fuoriclasse, oppure se hai tanti buoni corridori, che in Italia non mancano. Nel 2019 Trentin ha perso un mondiale che sembrava già vinto contro Pedersen, che non è un fuoriclasse, ma un buon corridore. In Italia abbiamo almeno 5-6 corridori di quello spessore. Il ciclismo sta cambiando, ma possiamo dire la nostra. Per cui serviranno fortuna e lavorare bene, ma si può provare a vincerlo.

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Nella tua storia ci sono stati due mondiali controversi. Nel 2011 eri capitano e la squadra ti ha voltato le spalle. Nel 2016 eri il più forte, ma ugualmente si è corso per altri…

Il 2011 è stato una brutta parentesi personale. Magari non avrei vinto, ma potevo giocarmi il podio o perlomeno provarci. Non andavo piano. Ero uscito bene dalla Vuelta e in allenamento ero arrivato a fare 1.700 watt. Quella nazionale però era troppo giovane e io evidentemente non fui abbastanza leader. A causa di quel mondiale si rovinarono i miei rapporti con Bettini e anche lui in seguito ammise di aver sbagliato qualcosa nei miei confronti. Ci è capitato di parlarne, perché col tempo il rapporto si è ristabilito e adesso siamo buoni amici.

E il 2016?

Il 2016 e quello che feci forse sono il motivo per cui sono qui a fare il tecnico azzurro.

In che senso?

Il mondiale di Doha fu il giorno in cui io sono andato più forte di sempre sulla bici. Tutti sapevano che ero il più in forma, ma io da parte mia non potevo tradire i compagni e il tecnico con cui mi ero impegnato a lavorare per arrivare in volata. Non mi pento di quello che ho fatto, né in corsa ho mai pensato di rimangiarmi la parola. Quel mondiale è un esempio che porterò ai miei ragazzi parlando dei ruoli. Anche se nei giorni successivi feci fatica a dormire, perché se fossi stato un altro uomo, avrei potuto sfruttare l’occasione.

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Bennati sarà un tecnico capace di cambiare idea?

Nella vita normale sono capace di farlo. Ci deve essere la capacità di ripensare a un decisione presa, anche per avere un piano di riserva che non guasta. Certo al mondiale si complica tutto, perché non ci sono le radioline e ti devi fidare ciecamente dei tuoi compagni… Dei tuoi compagni, Benna… Non sei più un corridore (ride, ndr). Ti devi fidare dei tuoi uomini ed essere chiaro con loro prima del via.

Si parla di nazionale come un team, cosa vedi di diverso?

Ho corso quattro mondiali, non ho mai visto come venivano preparati dietro le quinte. Arrivavo in hotel che era tutto pronto. Vedo però che Amadio vuole dare il senso di una sola grande squadra, per cui ci troveremo a Milano la prossima settimana per impostare programmi che siano legati dallo stesso filo. Come idea mi è piaciuta dall’inizio, ma devo metabolizzare il tutto, conoscere le persone e il loro modo di lavorare.

E a casa Bennati come l’hanno presa?

Forse si sono abituati loro all’idea più di me. Dopo il secondo incontro erano sicuri, io mi ero preso del tempo per rifletterci ancora. Ma sono contenti, molto contenti…