Drali Milano, Milano-Sanremo, Pavia

Nella Sanremo di Pogacar ha brillato il marchio Drali

08.04.2026
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MILANO – L’ultima edizione della Milano-Sanremo ha avuto un protagonista assoluto: Tadej Pogacar. L’asso sloveno ha saputo conquistare la Classicissima di primavera sfatando quello che sembrava essere un tabù. Se Pogacar ha illuminato il finale della corsa a partire dalla Cipressa, passando per il Poggio, fino all’arrivo di via Roma, la Sanremo 2026 ha visto brillare anche il marchio di Drali. Ad occhi attenti non sarà infatti sfuggito che il logo Drali era presente sugli striscioni posizionati sul viale di arrivo, ma soprattutto su una mongolfiera collocata a pochi metri dallo scollinamento del Poggio. 

L’azienda milanese, superato lo scorso anno il traguardo del primo secolo di vita, si è voluta fare un bel regalo diventando official bike di tre gare firmate RCS Sport: Milano-Torino, Sanremo e Gran Piemonte (in apertura foto Matteo Cicerone). Per saperne qualcosa di più abbiamo deciso di sentire Alessia Martini, Sponsorship & Marketing Coordinator di Drali.

Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, Drali Milano
Alle spalle di Tadej Pogacar sul podio della Milano-Saremo ecco apparire il marchio Drali Milano (foto Mirror Media)
Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, Drali Milano
Alle spalle di Tadej Pogacar sul podio della Milano-Saremo ecco apparire il marchio Drali Milano (foto Mirror Media)
Come è nata la decisione di diventare official bike di Milano-Torino, Sanremo e Gran Piemonte?

Ad inizio anno si è creata questa opportunità visto che si era concluso il rapporto fra RCS Sport e il precedente partner bici. Ne abbiamo parlato internamente qui in Drali e abbiamo pensato che fosse una buona occasione per dare ulteriore visibilità al nostro brand. Gli ultimi dettagli dell’accordo li abbiamo definiti a metà febbraio in occasione del camp che il team Drali-Repsol ha organizzato in Spagna, dove eravamo presenti io e il mio collega Manuel Colombo.

Quale obiettivo volete raggiungere con questa collaborazione?

Come detto volevamo dare ulteriore visibilità a Drali e ci sembrava un’opportunità da cogliere al volo. In un certo senso, pur non avendo un team WorldTour, la presenza alla Sanremo del nostro brand ci ha permesso per un giorno di respirare l’aria del professionismo di alto livello.

Drali Milano, Milano-Sanremo
Drali Milano è stato official bike brand di Milano-Torino, Milano-Sanremo e Gran Piemonte (foto Mirror Media)
Drali Milano, Milano-Sanremo
Drali Milano è stato official bike brand di Milano-Torino, Milano-Sanremo e Gran Piemonte (foto Mirror Media)
La prima gara come official bike è stata la Milano-Torino, che si è svolta qualche giorno prima della Sanremo. Come si è strutturata la vostra presenza?

Alla Milano-Torino è stato previsto l’inserimento del nostro logo sul sito della corsa, sui comunicati stampa ufficiali, sulla brochure di presentazione della gara e la collocazione di striscioni con il nostro logo in alcuni punti strategici del percorso. Mi riferisco in particolare al tornante posizionato all’interno dell’ultimo chilometro che portava in cima a Superga e che ha visto due volte il passaggio dei corridori.

Qualche giorno dopo è arrivata la Milano-Sanremo. Immaginiamo che l’impatto per voi sia stato decisamente maggiore.

Certamente. In aggiunta a quanto previsto per la Milano-Torino, alla Sanremo la nostra visibilità si è raddoppiata visto che i nostri striscioni erano presenti anche alla partenza. Il nostro logo poi ben visibile presso il foglio firma. Avevamo poi una mongolfiera, sempre con il nostro logo, in cima al Poggio. Sull’arrivo erano presenti i nostri striscioni e soprattutto il logo Drali era ben visibile sul podio alle spalle di Pogacar nel momento in cui ha ricevuto il trofeo del vincitore.

Drali, Iridio, Milano-Sanremo 2026, Pavia
A Sanremo nel villaggio d’arrivo Drali ha esposto diversi suoi modelli, tra cui la Iridio con la livrea del team Drali-Repsol (foto Mirror Media)
Drali, Iridio, Milano-Sanremo 2026, Pavia
A Sanremo nel villaggio d’arrivo Drali ha esposto diversi suoi modelli, tra cui la Iridio con la livrea del team Drali-Repsol (foto Mirror Media)
Vista l’importanza della gara, avevate previsto qualcosa di particolare?

A Sanremo nel villaggio di arrivo avevamo un nostro stand dove erano esposte le nostre biciclette. Tra queste anche la Iridio con la livrea del team Drali-Repsol. Abbiamo ricevuto tantissime visite e soprattutto tanti complimenti per le nostre biciclette. L’importanza della Sanremo ci ha permesso poi di realizzare una sorta di “experience” con una decina di negozianti che sono stati nostri ospiti alla partenza da Pavia e che poi abbiamo portato con noi fino a Sanremo per vedere dal vivo il finale della corsa. Avevamo negozianti dalla Svizzera, dall’Olanda, dalla Spagna e naturalmente dall’Italia. A tutti loro abbiamo permesso di vivere una giornata davvero emozionante.

Se volessimo tracciare un bilancio di questa prima esperienza come official bike delle corse firmate RCS Sport che cosa possiamo dire?

Direi che siamo molto soddisfatti. La visibilità ottenuta è stata davvero tanta. Ora ci aspetta l’ultima corsa, il Gran Piemonte a ottobre. Prima però speriamo di vedere le nostre bici, questa volta davvero protagoniste in corsa, in un altro evento targato RCS Sport. Mi riferisco al Giro NextGen dove speriamo di vedere al via anche il team Drali-Repsol. Non ci resta che incrociare le dita.

Drali

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Tom Pidcock

«Una sbavatura è costata a Pidcock la volata della vita»

28.03.2026
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POMARANCE (PI) – Abbiamo approfittato di una pedalata con Paolo Bettini, in ricognizione sui percorsi che sta tracciando per il suo evento GeoGravel Tuscany del 6-7 giugno, per tornare, ad una settimana di distanza, sulla Milano-Sanremo vinta da Pogacar, con un particolare focus sulla volata contro Pidcock. L’inglese, non certo il favorito numero uno della vigilia, è stato l’unico a tenere lo scatenato sloveno su Cipressa e Poggio. Per cui, il secondo posto in via Roma a mezza ruota dal campione del mondo può far sembrare il bicchiere mezzo pieno. Ma è così? Sentiamo Bettini, come lo sentimmo nel 2025 quando la vittoria fu di Van der Poel

«A posteriori siamo sempre tutti bravi – inizia il toscano – però vediamo di cogliere qualche indizio di questa volata. Pogacar è stato super, qui non ci piove: ha fatto la corsa, ha fatto quello che voleva. E’ caduto, si è rialzato, ha staccato tutti, tranne Pidcock. Pidcock ha avuto la grande occasione della vita, quando è partita la volata ha scelto di andare alla sua destra, praticamente si è infilato nell’imbuto tra Pogacar e le transenne».

La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo l’ha giocata di gambe e di astuzia
La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo l’ha giocata di gambe e di astuzia
Tutto regolare però…

Certo, Pogacar non ha chiuso, non è stato scorretto, ha semplicemente dato il “cenno” di appoggiarsi verso le transenne, cosa che Pidcock ha capito subito. Infatti, se riguardate la volata, esce fuori, gli gira intorno e passa dalla parte sinistra. Alla fine ha perso per pochi centesimi, una trentina di centimetri.

Pidcock poteva fare qualcosa di diverso?

Forse, se fosse uscito dalla parte ampia della strada, dove aveva tutto lo spazio per esprimersi senza indecisioni, non lo so come sarebbe potuta andare a finire. Magari si sarebbe parlato del “fotofinish della storia” e quei due centesimi diventavano pochi millimetri, per giunta, chissà, a favore suo.

La mossa di Pogacar è stata dettata da un po’ di malizia?

Direi di… professionalità. Ripeto, non ha commesso alcuna scorrettezza. E’ normale che, se tra me e le transenne ho un metro, bastano dieci centimetri d’appoggio. A volte basta solo allargare il gomito che già chiudi un varco. E’ astuzia.

Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne: per Pidcock porta chiusa, dovrà andare verso centro strada
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock per un attimo pensa di infilarsi. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock esita. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock per un attimo pensa di infilarsi. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Diciamo che Pidcock è caduto in un tranello?

Se fosse passato da subito a centro strada, avrebbe avuto tutta la sede stradale libera. A quel punto Pogacar per “appoggiarsi” avrebbe dovuto cambiare traiettoria. In quel caso, sì, sarebbe stata una scorrettezza. Pertanto l’inglese avrebbe avuto tutto lo spazio per rimontarlo dalla parte sinistra.

Secondo te Pidcock ha qualcosa da recriminare in questa Sanremo?

No, se la riguarderà e dirà: «Come poteva andare la mia volata della vita se uscivo subito a sinistra?». Ma con i “se” e i “ma” non si vincono le Sanremo.

L’anno scorso Pogacar arrivò a giocarsi lo sprint con Van der Poel e Ganna, partendo dall’ultima posizione, leggermente defilato, un po’ passivo. Stavolta invece si è messo in testa con un atteggiamento più rabbioso. Cosa è cambiato?

Lui è abituato a svegliarsi la mattina e sapere che le gare praticamente le vince. La Milano-Sanremo rimaneva una delle poche dove al mattino poteva anche contemplare la sconfitta. La caduta gli ha tirato fuori ancora più adrenalina, si è esaltato ancora di più e, sì, la voleva davvero vincere questa gara…

Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Abbiamo detto che con i “se” e con i “ma” non si fanno le storie delle corse. Ma se Van Aert fosse rientrato ai 500 metri o se Van der Poel avesse tenuto i due battistrada, Pogacar avrebbe impostato la volata allo stesso modo?

Beh, visto com’è andata con Pidcock, viste queste piccole sbavature dell’inglese che abbiamo analizzato, penso che Pogacar avrebbe perso la volata sia da Van der Poel che da Van Aert.

Anche tu, nel 2003 facesti uno sprint vittorioso sul traguardo della Sanremo dovendo marcare un solo avversario, Mirko Celestino, perché l’altro era il tuo compagno di squadra, Luca Paolini. Che ricordi hai di quella volata?

Avevo sfiorato la Sanremo già un paio di volte. In un’occasione venni ripreso all’ultimo chilometro, un’altra alla fontana. Quell’anno arrivai a vedere via Roma aperta e avevo un compagno di squadra eccezionale come Luca Paolini.

Ti disse qualcosa?

No, però mi servì il rettilineo d’arrivo come a dire: «Adesso sbagliala!». Pertanto, partii dalla terza posizione che in realtà era la seconda perché sapevo che Luca si sarebbe sacrificato fino all’ultimo metro.

E’ il 22 marzo del 2003: Bettini vince la Sanremo indossando la maglia di leader di Coppa del mondo. Dietro, Celestino e Paolini
Paolo Bettini, Luca Paolini, Milano-Sanremo 2003, Quick Step
E’ il 22 marzo del 2003: Bettini vince la Sanremo indossando la maglia di leader di Coppa del mondo. Dietro, Celestino e Paolini
E poi?

Io dovevo aspettare il momento giusto per anticipare e per mettere la ruota davanti a Celestino. Così è stato. Un’emozione incredibile anche perché quella Sanremo la vinsi con una maglia speciale per me: la maglia di Coppa del mondo che non esiste più, bellissima. C’era stato da poco il cambio di squadra dalla Mapei alla Quick Step, dall’Italia siamo andati a correre sotto bandiera belga. Partire con la prima grande classica Monumento e centrarla subito è stato veramente, veramente emozionante.

A proposito di Monumento, Pogacar può centrarle tutte e cinque?

Sì, magari anche non quest’anno, però ricordo che di vittorie grandi gliene mancano due: oltre alla Roubaix c’è anche l’Olimpiade…

Andrea Vendrame, Centro Alto rendimento di Sierra Nevada, marzo 2026

La Sanremo di Vendrame, uno squillo deciso verso le Ardenne

28.03.2026
6 min
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Da martedì Vendrame è a Sierra Nevada, preparando il primo assalto alle Ardenne da leader della squadra. Con lui nel Centro di Alto Rendimento oltre i 2.000 metri ci sono l’allenatore Fabio Baronti e un gruppetto di ragazze della Jayco-AlUla in preparazione delle classiche. Alla vigilia del sesto posto alla Sanremo, in cui Vendrame è stato il migliore degli italiani, se lo sono filati davvero pochi giornalisti, tre al massimo. Chiaramente tutti gli occhi erano per Pogacar, Van der Poel e semmai Ganna, anche se da giorni Brent Copeland, team manager della squadra australiana, continuava a dire che Andrea fosse in grande condizione.

Se in quel finale asfissiante Van Aert non fosse riuscito ad anticipare il gruppo e prendersi il terzo posto, Vendrame avrebbe sprintato per il podio. E va bene che con certi ragionamenti non si va lontano, resta però il fatto che tolto il marziano Pogacar e lo sfidante Pidcock, nel gruppo dei migliori c’era anche lui.

«Avrei firmato per questo risultato – Vendrame sorride con la sua educazione – poi se fosse arrivato qualcosa di meglio, per carità di Dio, non avrei detto di no. Come vi avevo detto nell’intervista del giorno prima, dal mio punto di vista bisogna essere realisti. Non sono Pogacar che può partire a 60 chilometri dall’arrivo o quando gli pare, quindi devo capire le mie potenzialità e dove possa portarmi la mia forma del momento. Per questo il sesto posto non lo butterei via e anzi può essere un punto di partenza per i prossimi».

Finale della Sanremo: Van Aert ha colto il terzo posto, Pedersen è quarto, Vendrame sesto
Finale della Sanremo: Van Aert ha colto il terzo posto, Pedersen è quarto, Vendrame sesto
Finale della Sanremo: Van Aert ha colto il terzo posto, Pedersen è quarto, Vendrame sesto
Finale della Sanremo: Van Aert ha colto il terzo posto, Pedersen è quarto, Vendrame sesto
Con Van Aert imprendibile, lo sprint per il quarto posto si è fatto da cattivi oppure un po’ rassegnati?

Se sei davanti in una classica così, anche la volata per il decimo è importante come quella che vale il terzo. Dal mio punto di vista, si lotta fino a dopo la linea di arrivo. Non tutti hanno la possibilità di fare la top 10 in una Monumento e non mi pare proprio il caso di buttarla via. La grinta e la cattiveria che metto nella volata per vincere sono le stesse che ho messo a Sanremo. Non cambia niente, è il mio lavoro. So quanto valgono i punti al giorno d’oggi, ma se entriamo in questo argomento non la finiamo più. Però è ovvio che i piazzamenti fanno una differenza enorme a livello di team. Quindi io sogno, arrivo e lotto sempre al massimo.

Avresti firmato perché sapevi di stare bene?

Uscivo da una buona Tirreno, quindi c’erano tutti i presupposti per attendermi qualcosa più di un semplice piazzamento. E alla fine è arrivato il sesto posto che mi rende contento e ha reso contento anche il team.

Dietro la Lidl-Trek e la Visma tiravano forte: c’è mai stato un momento in cui pensavate di riprendere Pogacar e Pidcock?

Dopo la Cipressa, ci ho sperato. Sarò ripetitivo, ma la Sanremo è una corsa ambigua, la definisco così, perché sono 300 chilometri, ma se sbagli, a mettere fuori un attimo la testa, ne paghi le conseguenze. Quindi anche la Lidl-Trek avrà fatto i suoi calcoli per portare Pedersen al miglior piazzamento possibile, ma non è bastato. Di sicuro, se li avessimo ripresi, la volata finale sarebbe stata qualcosa di strano.

Che cosa sarebbe successo?

Abbiamo visto Van Aert che ha anticipato, rischiando il tutto per tutto. Invece io, piuttosto che rischiare di attaccare all’ultimo chilometro, avrei aspettato la volata. Ho giocato le carte migliori che avevo in mano e abbiamo portato a caso un sesto posto che a me dà morale e fiducia nel lavoro che abbiamo svolto fino ad ora e che andremo a svolgere per le prossime gare.

La Tirreno-Adriatico ha confermato a Vendrame la sua buona condizione, con due piazzamenti nei 10
La Tirreno-Adriatico aveva confermato a Vendrame la sua buona condizione, con tre piazzamenti nei 10: San Gimignano, Martinsicuro, Camerino
La Tirreno-Adriatico ha confermato a Vendrame la sua buona condizione, con due piazzamenti nei 10
La Tirreno-Adriatico aveva confermato a Vendrame la sua buona condizione, con tre piazzamenti nei 10: San Gimignano, Martinsicuro, Camerino
Come è stato ritrovarsi capitano della squadra?

Diciamo che già in settimana i direttori hanno iniziato a mettermi un po’ di pressione, ma senza esagerare. La squadra era al mio servizio. Il venerdì dopo la presentazione, abbiamo fatto una riunione in cui per la prima volta nella mia carriera mi hanno chiesto di cosa avessi bisogno. Ammetto di essermi trovato anche un po’ impreparato e me la sono cavata con la mia esperienza. L’unica cosa che ho chiesto era di correre sempre vicini. Ho detto che avevo piena fiducia in Alessandro Covi che doveva fare il lavoro sporco sulla Cipressa e sul Poggio e così è stato. Alessandro è stato eccezionale anche per lanciarmi la volata nell’ultimo chilometro.

Quali sono stati i momenti in cui la squadra ha lavorato per te?

La squadra aveva un’altra punta in Mauro Schmid, cui è stato affiancato un corridore (Kelland O’Brien, ndr), mentre il resto del gruppo era tutto al mio servizio. Se mi fermavo per fare i bisogni, mi aspettavano. Sono stati presenti nei tre o quattro punti chiave della Sanremo, per affiancarmi e portarmi avanti. Ho avuto supporto per tutto il giorno, non ho mai preso una borraccia. Hanno evitato che spendessi energie inutilmente, per averle nei punti più importanti.

Sulla Cipressa il gran lavoro della Jayco-AlUla, Vendrame sta coperto sulla destra, dietro Foldager e Covi
Sulla Cipressa il gran lavoro della Jayco-AlUla, Vendrame sta coperto sulla destra, dietro Foldager e Covi
Sulla Cipressa il gran lavoro della Jayco-AlUla, Vendrame sta coperto sulla destra, dietro Foldager e Covi
Sulla Cipressa il gran lavoro della Jayco-AlUla, Vendrame sta coperto sulla destra, dietro Foldager e Covi
Fra tutti, sui social hai avuto bellissime parole per Covi.

Da inizio anno, dalle prime corse in Spagna, ci siamo trovati subito bene. Lui sa come portarmi avanti, sa cosa voglio, sa quando voglio qualcosa. Diciamo che fino ad ora abbiamo trovato una fiducia reciproca, che ci ha permesso di essere spesso davanti.

Questo stesso schema con Vendrame leader si ripeterà anche nelle prossime gare?

I prossimi impegni saranno Amstel, Freccia e Liegi, che non ho mai fatto e dove bene o male ritroverò lo stesso team. Quindi ci saranno sicuramente Schmid e Covi e altri che hanno esperienza e dovranno essermi maggiormente di supporto. Però i direttori sportivi sono molto bravi e competenti, idem i miei compagni di squadra. Uno come Michael Matthews, sebbene sia ancora infortunato, alla partenza della Sanremo ci ha fatto una videochiamata mentre eravamo in riunione sul pullman e ci ha dato ulteriori consigli. Quindi al Nord, anche chi non sarà presente darà delle dritte per me fondamentali.

La risalita fino a Sierra Nevada, in basso c'è Granada, l'arrivo è a quota 2.320 metri sul mare
La risalita di Vendrame fino a Sierra Nevada, in basso c’è Granada, l’arrivo al Centro di Alto Rendimento è a quota 2.320
La risalita fino a Sierra Nevada, in basso c'è Granada, l'arrivo è a quota 2.320 metri sul mare
La risalita di Vendrame fino a Sierra Nevada, in basso c’è Granada, l’arrivo al Centro di Alto Rendimento è a quota 2.320
Quanto c’è voluto per passare dalla mentalità francese a quella del team australiano, in cui c’è anche tanta Italia?

Sto rinfrescano l’inglese, perché nei sei anni in Francia parlavamo solo francese e l’inglese l’avevo praticamente accantonato. Abbiamo parecchio staff italiano, quindi se qualcosa mi sfugge, mi affido a loro. Se ho bisogno di qualcosa di più importante, faccio riferimento al mio preparatore Fabio Baronti, che poi trasmette le mie idee e i miei problemi. Mi sento di dire che la Jayco-AlUla sia una famiglia in cui tutti lavorano per lo stesso obiettivo.

Visto che è la prima volta, andrai a provare i percorsi del Limburgo e delle Ardenne?

Abbiamo previsto di scendere dall’altura verso il 10 aprile e poi salire in Belgio per vedere tutti i punti chiave. Ho la fortuna di avere come tecnico Valerio Piva e l’hotel della sua famiglia è proprio vicino ai percorsi di quelle gare. Abbiamo già organizzato quasi tutto quello che c’è da fare e non fare prima di quelle tre classiche. Sarò quassù da solo anche a Pasqua, ma c’è un ottimo motivo. Non mi resta che continuare a lavorare nel modo che abbiamo stabilito.

Milano-Sanremo 2026, Team Novo Nordisk

Team Novo Nordisk è tornato alla Sanremo con un obiettivo condiviso

23.03.2026
4 min
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Il ciclismo si conferma ancora una volta molto più di uno sport. In occasione della recente Milano-Sanremo, una delle corse più iconiche e longeve del calendario mondiale, è stato protagonista anche il Team Novo Nordisk (in apertura Andrea Peron e David Lozano in azione nella fuga che ha caratterizzato la corsa). L’unica squadra ciclistica professionistica composta interamente da atleti con diabete di tipo 1.

Dopo cinque anni di assenza, il team americano è difatti tornato alla “Classicissima” con una missione chiara. Non solo competere. Ma dimostrare che anche convivendo con una malattia cronica è possibile raggiungere performance di altissimo livello e vivere lo sport senza limiti.

La presenza del Team Novo Nordisk è stata ufficializzata a Milano, presso Palazzo Lombardia, durante una conferenza stampa che ha coinvolto istituzioni, rappresentanti dello sport e l’azienda Novo Nordisk.

La squadra è stata selezionata come una delle quattro wild card. In gara sette atleti. Quattro italiani: Andrea Peron, Umberto Poli, Filippo Ridolfo e Antonio Polga. Con loro anche Hamish Armitt, Sam Brand e David Lozano. Un gruppo compatto, unito da una stessa condizione e – soprattutto – da un obiettivo condiviso.

Presentazione Team Novo Nordisk Regione Lombardia, 2026
Il giorno prima della Milano-Sanremo, a Palazzo Lombardia, si è svolta una conferenza stampa per parlare del team e della sua partecipazione alla Classicissima
Presentazione Team Novo Nordisk Regione Lombardia, 2026
Il giorno prima della Milano-Sanremo, a Palazzo Lombardia, si è svolta una conferenza stampa per parlare del team e della sua partecipazione alla Classicissima

Un messaggio che va oltre il ciclismo

La partecipazione del team ha assunto un valore ancora più significativo perché ha coinciso con la Giornata Nazionale del Movimento per la Salute.

Il Team Novo Nordisk rappresenta una testimonianza concreta. Dimostra che una gestione consapevole del diabete può convivere con lo sport ad alto livello. Trasforma la competizione in uno strumento di sensibilizzazione e promuove un cambiamento culturale nella percezione delle malattie croniche.

In Italia il tema è centrale. Oltre 24 milioni di persone convivono con almeno una patologia cronica. Il diabete riguarda circa 4 milioni di individui, a cui si aggiungono molti casi non ancora diagnosticati. Numeri che evidenziano la necessità di un approccio integrato, basato su prevenzione, stili di vita e attività fisica.

Milano-Sanremo 2026, presentazione squadre Pavia, Team Novo Nordisk, Apis Bull, mascotte
Alla presentazione delle squadre, a Pavia, è salita sul palco anche la mascotte di Novo Nordisk: Apis Bull
Milano-Sanremo 2026, presentazione squadre Pavia, Team Novo Nordisk, Apis Bull, mascotte
Alla presentazione delle squadre, a Pavia, è salita sul palco anche la mascotte di Novo Nordisk: Apis Bull

Il valore dello sport nella gestione delle cronicità

Durante la conferenza stampa è stato ribadito un concetto chiave: lo sport è uno strumento fondamentale di salute pubblica.

«Gestire una malattia cronica significa andare oltre l’aspetto sanitario – ha dichiarato Gian Marco Centinaio, Vicepresidente del Senato – e lo sport aiuta a costruire benessere nel tempo e a ridurre il peso delle cronicità».

Anche Regione Lombardia ha sottolineato l’importanza di esperienze come quella del Team Novo Nordisk. «Lo sport è uno strumento straordinario di inclusione e benessere – ha commentato l’assessore Elena Lucchini – in quanto in grado di dimostrare che anche con una patologia cronica è possibile vivere in modo attivo e realizzarsi».

Team Novo Nordisk
Oggi il Team Novo Nordisk è un simbolo internazionale e un progetto che va ben oltre l’agonismo
Team Novo Nordisk
Oggi il Team Novo Nordisk è un simbolo internazionale e un progetto che va ben oltre l’agonismo

La missione del Team

La storia della squadra professionistica Novo Nordisk affonda le proprie radici nel 2006. Phil Southerland, fondatore del progetto, ricevette una diagnosi di diabete di tipo 1 quando aveva appena sette mesi. Una condizione che avrebbe potuto rappresentare un limite. Invece è diventata il punto di partenza. Fin da giovane, Southerland ha utilizzato la bicicletta come strumento per gestire la malattia. Da questa esperienza nasce il Team Type 1, fondato insieme al ciclista Joe Eldridge. Una squadra inizialmente dilettantistica, composta da atleti con e senza diabete.

I risultati arrivano rapidamente. Nel 2008 il team passa al professionismo. Poi, nel 2012, nasce ufficialmente il Team Novo Nordisk grazie alla partnership con l’azienda danese, leader globale nella ricerca e nella cura del diabete. Da allora, il progetto cresce costantemente. Non solo risultati sportivi, ma anche educazione, ispirazione e responsabilizzazione.

Oggi il Team Novo Nordisk è un simbolo internazionale. Gli atleti non sono solo corridori, ma veri ambasciatori. Partecipano a competizioni in tutto il mondo. Incontrano migliaia di persone ogni anno. Raccontano la loro esperienza. Dimostrano che il diabete non definisce una persona.

«La Milano-Sanremo è stata speciale per noi – ha spiegato Phil Southerland – ma la nostra missione va oltre le corse. Vogliamo difatti dimostrare che il diabete non limita il potenziale delle persone».

Il 2026 segna la quattordicesima stagione del Team Novo Nordisk nel circuito professionistico UCI. Una presenza consolidata nel panorama internazionale. Novo Nordisk ha recentemente rinnovato la partnership con il team fino al 2031. Si tratta della più lunga collaborazione nella storia della squadra. Un segnale forte di impegno nella lotta alle malattie croniche.

Le sfide restano importanti. In Europa, le patologie croniche rappresentano il 70–75% delle cause di morte. Cresce anche il problema dell’obesità, sempre più diffusa anche tra i giovani.

«Serve un nuovo paradigma – ha dichiarato concludendo l’incontro Jens Pii Olesen, General Manager Novo Nordisk Italia – non solo cura, ma prevenzione, movimento e benessere».

Novo Nordisk

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Tom Pidcock

EDITORIALE / La vittoria più sofferta ha cambiato la prospettiva

23.03.2026
5 min
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Quale valore ebbe nella storia del Giro d’Italia la vittoria nel 1930 di Luigi Marchisio, ventun anni, il più giovane vincitore della maglia rosa, almeno fino all’arrivo nel 1940 dell’altro piemontese Fausto Coppi?

Sarebbe certo interessante poterlo chiedere all’allora direttore della Gazzetta dello Sport (Emilio Colombo) e al fondatore della Legnano (Emilio Bozzi), che alla vigilia della 18ª edizione della corsa si sentì chiedere proprio da Colombo di lasciare a casa il suo capitano Alfredo Binda.

Binda vinse 5 Giri, 3 mondiali, 4 Lombardia, 2 Sanremo: come valutare la sua fatica?
Binda vinse 5 Giri, 3 mondiali, 4 Lombardia, 2 Sanremo: nel 1930, dopo la terza vittoria consecutiva, fu escluso dal Giro per manifesta superiorità
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Il cannibale Binda

Il campione di Cittiglio aveva dominato quattro edizioni – nel 1925 e poi consecutivamente dal 1927 al 1929 – e i corridori e le squadre avversarie avevano iniziato a fare pressioni sul giornale organizzatore affinché Binda non venisse invitato. Fra gli argomenti portati da Colombo al commendator Bozzi, c’era che quel modo di correre e di vincere senza lasciare neppure le briciole agli avversari non rendesse una grande pubblicità alla sua marca. Dopo il 1925 in cui vinse soltanto una tappa e la classifica finale dovendo vedersela con Girardengo, Binda vinse 12 tappe su 15 nel 1927, 7 su 12 nel 1928, 8 su 14 nel 1929.

Bozzi prese atto e incredibilmente accettò. E quando Binda andò personalmente a chiedere spiegazioni, Colombo gli disse che sul piano sportivo aveva ragione e per questo gli offrì un indennizzo di 22.500 lire. Tale era infatti la somma in palio per la vittoria del Giro d’Italia. Il campione, che di lì a poco avrebbe conquistato la seconda maglia iridata, fece buon viso a cattivo gioco. Prese quei soldi e nelle tre settimane senza il Giro, se ne andò a cumulare ingaggi all’estero, raddoppiando – dicono – quella cifra. E la vittoria di quel Giro orfano di Binda se la prese, appunto, Marchisio. Quale valore ebbe nella storia del Giro d’Italia quel trionfo ottenuto perché il vincitore annunciato fu pagato per restare a casa?

Per ottenere la vittoria, a Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
A Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
Per ottenere la vittoria, a Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
A Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata

La rivelazione di Sanremo

Fino alla Strade Bianche, sia pure scherzando, avremmo condiviso l’idea che qualcuno proponesse una soluzione del genere a Gianetti. Ovviamente Mauro non avrebbe accettato né si capisce perché avrebbe dovuto farlo. Tuttavia lo strapotere di Pogacar che aveva appena ottenuto la quarta vittoria senza quasi sudare e sorridendo in cima allo strappo di Santa Caterina (dimostrando che il livello del suo impegno fosse in quel momento elevato ma non massimale) ci era parso quasi irriverente nei confronti degli avversari.

Invece sabato, dopo avergli visto ottenere a quel modo la vittoria di Sanremo, la valutazione dei suoi successi ha cambiato faccia. Il troppo stanca, a meno che non sia l’espressione di una superiorità di cui non si possa fare a meno: quasi imbarazzante quando tutto va bene, ma che resta ugualmente schiacciante quando si cade, si insegue, si cerca di staccare un avversario che non vuole perdere e per vincere si deve dare fondo a tutte le energie. Lo sguardo di Tadej quando realizza di aver centrato la vittoria tanto a lungo inseguita ricorda lo stupore del primo Tour: una spontaneità che nelle vittorie successive si è andata affievolendo.

Finalmente la Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la vittoria di Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la vittoria di Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato

I punti deboli di Pogacar

La vittoria di Sanremo ha mostrato il Pogacar delle origini, lo stesso che probabilmente troveremo alla Roubaix. Un conto sono le corse che può vincere per manifesta superiorità, un altro sono quelle che lo costringono a cercare la selezione nei dettagli e che probabilmente in questo momento esercitano su di lui il fascino maggiore.

In questo suo impegnarsi sempre per vincere, acquisiscono valore anche le prestazioni di avversari come Vingegaard, Van der Poel, Van Aert e ora Pidcock. Non perché siano condannati a inchinarsi, ma perché la presenza in gara del campione del mondo sloveno li costringe a esprimersi al livello più alto che solo in rare occasioni può bastare per fare la differenza. Perché anche Pogacar ha dei punti deboli, ma per trovarli, approfittarne e strappargli la vittoria bisogna essere al massimo e azzeccare la mossa giusta.

Van der Poel è riuscito a farlo lo scorso anno a Sanremo e a Roubaix, sabato non è stato capace. Vingegaard lo ha battuto in due Tour de France, con grandi prestazioni, approfittando delle sue difficoltà e con un immenso gioco di squadra. E Pidcock che ha detto di non averlo potuto staccare nella discesa del Poggio, perché Tadej la conosceva troppo bene, è andato a sua volta a studiarla metro dopo metro per metterlo in difficoltà?

Tour de France 1994, Indurain vince il quinto Tour, Pantani è 3°. Fu lui il primo a staccare lo spagnolo, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Pantani è 3°. Fu lui al Giro dello stesso anno, il primo a staccare Indurain, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Indurain vince il quinto Tour, Pantani è 3°. Fu lui il primo a staccare lo spagnolo, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Pantani è 3°. Fu lui al Giro dello stesso anno, il primo a staccare Indurain, ritenuto imbattibile

Un periodo eccezionale

Non serve invocare che Tadej non venga fatto correre, serve invece lavorare come fa lui per essere il migliore. Impossibile dire se sia il più grande della storia e tutto sommato non è una consapevolezza che aggiunga qualcosa alla sua grandezza. I numeri probabilmente gli sono contro, ma il livello del ciclismo attuale, unito a quel che serve per primeggiare davanti ad avversari poco meno che imbattibili, confermano che stiamo vivendo un periodo eccezionale. E si farà meglio a goderne e raccontarlo come merita, magari sperando che nel frattempo maturi coi suoi tempi un giovane rivale (magari italiano) che un giorno sia capace di farlo soffrire.

Perché una cosa è certa: prima o poi anche Pogacar, come a suo tempo Merckx, Hinault e Indurain, inizierà a scoprire il lato più pesante della fatica e troverà qualcuno capace di farlo soffrire. Speriamo che accetti la sfida e non si fermi prima di aver assaporato la sconfitta: in questo modo contribuirà a rendere grande il campione del futuro, come altri in precedenza hanno reso grande lui.

Milano-Sanremo 2026, UAE Team Emirates, Isaac Del Toro, Tadej POgacar

UAE Emirates, perché è stato un travolgente gioco di squadra

22.03.2026
5 min
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SANREMO (IM) – Il pullman della UAE Emirates è preso d’assedio da tifosi, tanti bambini e un gruppetto di messicani che inneggiano al nome di “Torito”, chiamando Del Toro affinché scenda per salutarli. Isaac però ancora non si vede. Alla spicciolata arrivano i corridori che, finito il loro compito, hanno raggiunto il traguardo e poi si sono fermati per salutare Pogacar in attesa del podio. Ogni volta che uno sale gli scalini, dall’interno si sente un’esplosione di urla. Finché dopo un po’ il primo a scendere è Matxin.

Lo sports manager del UAE Team Emirates, pur abituato a grandi vittorie (l’ultima in ordine di tempo è stata la Strade Bianche) ha gli occhi lucidi. Vincere la Sanremo è stato il coronamento di un lunghissimo viaggio, il solo che finora fosse sfuggito alla logica del dominio del campione del mondo: un mistero che questa volta si è finalmente svelato.

«In questo momento – dice – provo tanta felicità e voglia di abbracciare i ragazzi, come ho appena fatto. A Del Toro ho detto che gli voglio bene. Ho voglia di gridare dentro al pullman, voglia di festeggiare per questa corsa che da anni stava diventando complicata. E proprio nell’anno più complicato, l’abbiamo vinta. Sono emozionato ovviamente, molto emozionato».

Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo: la prima della UAE Emirates
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo: la prima della UAE Emirates

Un attaccante anticonformista

E’ magico ripercorrere il lavoro che i ragazzi della UAE Emirates hanno fatto per il loro capitano caduto e per qualche istante spaesato. L’hanno raddrizzato, preso per mano e condotto di nuovo nel cuore della corsa, lasciandogli fare poi quello che meglio gli riesce: vincere.

«Ci abbiamo creduto dall’inizio – prosegue Matxin – perciò nel momento in cui Tadej è arrivato davanti, non gli abbiamo neanche chiesto come stesse. Brandon (McNulty, ndr) si è messo a menare, poi Isaac (Del Toro, ndr) ha fatto il forcing e ha fatto il buco a Van der Poel e Ganna, due dei migliori corridori al mondo. Tutti credono in questo team e credono nella forza del gruppo, Tadej è stato fortissimo, senza dubbio il migliore del mondo, nella UAE Emirates – sottolinea con orgoglio – la squadra migliore del mondo.

«Negli ultimi quattro anni abbiamo cambiato il concetto di questa gara, con un Tadej attaccante e anticonformista, rendendo la corsa sempre più dura. Però la caduta ci ha spiazzato e ha rischiato di vanificare tutto il lavoro. E’ molto più difficile vincere quando tutto sembra perduto…».

Foto di festa in casa UAE. Da sinistra Borselli, Matxin, Agostini e i massaggiatori Marini e Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra: Borselli, Matxin, Agostini, l’osteopata Marini e il massaggiatore Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra Borselli, Matxin, Agostini e i massaggiatori Marini e Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra: Borselli, Matxin, Agostini, l’osteopata Marini e il massaggiatore Lima (immagine Instagram)

Gianetti: Pidcock faceva paura

Gianetti lo ritroviamo che ancora festeggia dopo il traguardo, con l’entusiasmo di chi ha vissuto lo sport e sa che cosa significhi raggiungere la vittoria tanto a lungo sognata. A lui capitò con la Liegi del 1995 (peraltro indossando la maglia che il Team Polti ha riproposto per questa Sanremo) e vedere Tadej riuscire nello scopo in questo giorno che rischiava di essere compromesso dalla caduta ha fatto esplodere una gioia sfrenata.

«Quando c’è stata la caduta – dice il capo della UAE Emirates – non ho pensato che fosse finita, ma era evidente che si sarebbe complicato tutto. McNulty è stato grandissimo e ha fatto il lavoro di tutta la squadra. Poi c’è stata l’accelerazione potente di Isaac. Sulla Cipressa si era visto che Van Der Poel non fosse brillantissimo, che ci fosse un po’ di differenza, mentre si era visto invece che Pidcock stava veramente molto bene. Ogni volta ha chiuso con facilità, ha reagito velocemente agli attacchi e quindi ci faceva paura e alla fine si è giocato la Sanremo».

Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro della UAE dopo la caduta: McNulty ha riportato Pogacar in testa sulla Cipressa. A quel punto, è toccato a Del Toro
Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro della UAE dopo la caduta: McNulty ha riportato Pogacar in testa sulla Cipressa. A quel punto, è toccato a Del Toro

La rabbia dopo la caduta

Gianetti la corsa l’ha vista nello schermo di un cellulare, perché i televisori sul traguardo non funzionavano. Ha raccontato che nonostante tutto, la squadra sia riuscita a mettere in atto il piano che avevano studiato, con la differenza di non aver potuto preparare l’attacco nel modo migliore.

«Tadej ha scalato la Cipressa 20 secondi più velocemente degli altri – dice ancora il team principal della UAE – ma avendoli dovuti recuperare, è stato uno sforzo importante (Tadej ha percorso i 5,7 chilometri in 8’50” alla media di 37,8 orari e abbassando il record di scalata di 10″, ndr). Per questo durante l’attacco, Tadej è parso un po’ imballato, non è stato proprio uno scatto violento. Ma veniva subito dopo una caduta, aveva fatto un recupero impressionante, quindi era anche difficile pensare che in quel momento potesse fare di più.

«E’ chiaro che la caduta gli abbia dato lo scatto mentale di dire: non è possibile, con tutto il lavoro che ho fatto per questa Sanremo, non è possibile buttare così un anno di lavoro. Così ci ha creduto, ha tirato sempre, forse anche più degli altri. Ci ha provato in ogni modo. Andando in progressione sul Poggio, dove però ha trovato un Pidcock in grande giornata, e quindi ha dovuto giocarsela in volata, sempre partendo dal davanti e anche questo non aiutava…».

L'11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L’11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L'11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L’11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)

Stando ai dati diffusi da Velon, lo scatto con cui Pogacar ha staccato Van der Poel è durato 1’10”, durante i quali la media è stata di 40,8 ad una punta massima di 44,2 orari. Potenza media di 620 watt e massima di 890.

Gianetti ci saluta dicendo che la vittoria vale oro per la squadra, non a livello di soldi, ma a livello puro di prestigio. Con questo circoletto attorno alla Sanremo, la sola Monumento che manca a Pogacar è la Roubaix. Ma prima, dice scherzando, vediamo di pensare al Fiandre…

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026

Appunti tecnici della Sanremo: tifo, monocorona e molto altro

22.03.2026
6 min
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PAVIA – La monocorona è il tema tecnico principale della Milano-Sanremo 2026. Tre trasmissioni 1X sui tre gradini del podio, ma in realtà le curiosità non mancano in ogni categoria di prodotto. La corona singola per la trasmissione diventa protagonista anche per le trasmissioni Shimano di casa UAE-XRG.

Dai tubeless prototipo montati sulle Canyon di casa Alpecin-Premier Tech e Lidl-Trek, passando per la sella unofficial di Van Aert, fino ad arrivare all’attacco manubrio da 19 centimetri di Norsgaard (e non è tutto). Ecco il nostro resoconto.

Monocorona da esposizione

Buona parte delle bici montate Sram, potremmo dire il 90% di marchi differenti e team diversi sono state settate con la corona singola anteriore (quasi tutti con il plateau da 54, il solo Magnus Cort con la 56). Una sorta di conferma che apre anche un ulteriore ragionamento su quante opzioni e scelte tecniche fornite da Sram (considerando anche l’1×13 in vista della campagna belga) ai team supportati. Dalle Trek alle Canyon del Team Movistar, passando per le Van Rysel del Team Decathlon, alle Ridley in dotazione ai norvegesi di Uno-X Mobility, fino ad arrivare alle Pinarello del Team Pinarello-Q36.5.

Ci hanno colpito le trasmissioni 1X, con corona singola anteriore da 56 denti Carbon-Ti (per tutti i corridori) sulle Colnago Y1Rs degli atleti UAE-XRG che invece hanno il pacchetto Shimano. Una bella novità e chicca tecnica già sbirciata durante la trasferta dell’UAE Tour (utilizzata da Del Toro). Monocorona ufficialmente sdoganata per tutti? Ci viene da pensare che sia proprio così.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Slick e tanto poroso, tubeless aero in occasione della Milano-Sanremo?
Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Slick e tanto poroso, tubeless aero in occasione della Milano-Sanremo?

Pirelli “PROTOTYPE”

Nuovi tubeless Pirelli in arrivo? Tutti i corridori del Team Alpecin-Premier Tech (bici Canyon Aeroad CFR), alla partenza della Milano-Sanremo 2026 hanno montato un prototipo Pirelli completamente slick. «Per quasi tutti i corridori la pressione di esercizio è di 4,5/4,6 atmosfere – ci dicono i meccanici – difficilmente andiamo oltre».

Un tubeless molto poroso alla vista, all’apparenza meno tondeggiante e maggiormente puntuto al centro, rispetto all’attuale P Zero RS TLR. Che sia un nuovo pneumatico aero firmato dalla casa lombarda? Le stesse coperture le abbiamo notate in casa Lidl-Trek, dove però le scelte hanno preso 2 direzioni separate, tra il nuovo tubeless “PROTOTYPE” (foto in apertura) e proprio la versione RS già nota.

Ruote nuove per Canyon e Trek

Restiamo in casa Alpecin-Premier Tech e Lidl-Trek. Le bici Canyon sono di fatto gli unici mezzi del WorldTour ad essere full Shimano (extra WorldTour si sconfina in ambito Novo Nordisk con le Argon 18). Qui abbiamo notato le (probabili) nuove ruote Dura Ace del futuro (le avevamo già spoilerate al Tour de France 2025). Cerchio wide, raggi in carbonio e nuove geometrie per i mozzi, molto belle in fatto di approccio estetico.

Dopo averle spoilerate alla partenza della Strade Bianche, sulle Trek arrivano i profili maggiorati delle nuove Bontrager RSL. Ci sono i profili differenziati tra anteriore e posteriore, rispettivamente 67 e 64 millimetri, con un canale interno da 23 millimetri con aggancio tubeless standard (non hookless).

La sella Visma e la lente dell’UCI

Notata già alla Strade Bianche. Sulle Cervélo S5 di Van Aert e Timo Kielich abbiamo visto una sella Prologo, componente che prima della partenza per la Milano-Sanremo 2026 è stata oggetto di check approfondito da parte dei commissari UCI.

Le note tecniche da sottolineare. La sella adotta un canale di scarico (PAS) che divide il pad dell’imbottitura dalla punta fino al retro. Tutta la sezione anteriore, quella centrale e parte di quella posteriore è calotatta in modo da coprire i rail che ancorano la sella al seat-post. Non è completamente piatta e adotta un design rialzato nella sezione posteriore. Ricorda l’ultima versione della Prologo Nago R4 e quella da noi fotografata non integra gli inserti CPC.

Nuovo Met aero in vista?

Tutti i corridori del team emiratino si sono presentati al via della Milano-Sanremo con quella che potrebbe (e dovrebbe) essere la futura versione del casco aero di Met. Si chiamerà ancora Manta? Rispetto al versione attuale è più basso dietro e tende ad essere maggiormente curvato già dalla parte centrale.

Porta in dote una sezione frontale tutta diversa, caratterizzata da tre feritoie centrali e due laterali allungate. Non presenta aperture laterali. Come tutti i Met della collezione si alza abbondantemente sopra le orecchie.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Ecco finalmente la nuova Giant Propel al debutto alla Milano-Sanremo
Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Ecco finalmente la nuova Giant Propel al debutto alla Milano-Sanremo

La nuova Giant Propel in gara

Alla Strade Bianche la bici era già disponibile per alcuni (non tutti) i corridori del Team Jayco-ALUla e considerando anche le complicazioni del tracciato la nuova Propel è rimasta a cuccia. Alla Milano-Sanremo (in un certo senso) fa il suo esordio ufficiale. Trasmissione Shimano Dura Ace con doppio plateau anteriore 55/40 e 11/34 posteriore. Ruote Cadex Max 50 gommate Cadex.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar

Caduta, rincorsa, attacco e volata: la Sanremo di Pogacar

21.03.2026
7 min
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SANREMO (IM) – Al sesto tentativo, quando una caduta sembrava aver compromesso la sua corsa e il coriaceo Pidcock sembrava poterlo ammaestrare in discesa e poi in volata, nell’anno in cui tutto sembrava remargli contro, Tadej Pogacar ha vinto la Milano-Sanremo.

La storia sembrava definitivamente compromessa quando a 33 chilometri dall’arrivo il campione del mondo ha provocato la caduta che ha rischiato di tagliarlo fuori dalla corsa. Nel momento in cui si è rialzato e ha controllato la bicicletta, si è capito che non si fosse fatto male e che non avrebbe rinunciato. E’ successo quello che avevamo già visto lo scorso anno alla Strade Bianche, ma a quel punto era ancora presto per credere che fosse nuovamente possibile.

«Non esiste un buon posto per cadere – dice nella conferenza stampa – ma certo non è mai bello cadere a Imperia, dopo il Capo Berta, perché si va davvero veloci ed è una guerra per arrivare alla Cipressa. Tutti devono stare davanti e c’erano troppi corridori su una strada troppo stretta. Forse non sono stato pronto al 100 per cento per frenare, mi sono ritrovato in una specie di sandwich e sono caduto. Ho trascinato con me un sacco di gente e spero che ora stiano tutti bene. Mi sono rialzato subito. E’ stata una scivolata piuttosto lunga, più lunga di qualsiasi scivolo sull’acqua che abbia mai fatto.

«Così ho provato a sollevare la bici, ma sopra c’era un corridore della Alpecin. Gli ho chiesto se stesse bene, ma lui deve aver pensato che volessi solo prendere la bici e continuava a dirmi che non riusciva a muoversi. Lui era bloccato, io ero stressato. E allora gli ho detto che forse, se avessi tolto la mia bici, sarebbe riuscito a muoversi. Per la mente mi sono passate un sacco di cose…».

Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento

Il capolavoro della UAE Emirates

Il suo recupero ha avuto del prodigioso, con la squadra che ha dimostrato perché abbia conquistato nelle ultime due stagioni il titolo di numero uno al mondo. La UAE Emirates ha affidato il suo campione alla scia di Brandon McNulty, che prima lo ha riportato in coda al gruppo, poi sulla Cipressa lo ha scortato fino alle prime posizioni. A quel punto l’americano ha ceduto il testimone a Del Toro e il messicano ha svolto perfettamente il suo compito. Ha rinunciato alla piccola possibilità di fare la sua corsa, ha accelerato e ha fatto il buco che Ganna e Van der Poel hanno faticato a chiudere.

«Ho visto subito Florian e Felix che mi aspettavano (Vermeersch e Grosschartner, ndr) – racconta Pogacar – e hanno fatto un lavoro incredibile per riportarmi in gruppo ai piedi della Cipressa e questo mi ha dato speranza. Ero pieno di adrenalina, quando ho visto Brandon che mi aspettava e mi ha riportato sui primi. La squadra mi ha dato tanta fiducia, anche via radio. Sono stati di un supporto incredibile, non potevo arrendermi e alla fine non ho speso troppe energie per rientrare».

Il lavoro dell’ammiraglia

Il direttore sportivo Andrei Hauptman, che già in passato qui a Sanremo ha dovuto fare i conti con sconfitte e beffe, mima con buffe espressioni del viso il momento in cui il suo corridore è caduto. Come accade spesso nelle corse, ma come forse accade meno spesso con Pogacar, l’ammiraglia ha dovuto improvvisare una strategia di recupero inserendo nel ragionamento tutti i parametri a sua disposizione. Dagli uomini ancora in corsa, alla distanza che mancava per l’inizio della Cipressa, fino ad una valutazione più attendibile dei postumi della caduta.

«Non c’era tanto tempo – racconta ai piedi del pullman accerchiato da decine di tifosi – guardavo quanto c’era fino alla Cipressa, quanto fossimo indietro. Sul momento Tadej ha detto di avere male al ginocchio, poi ci siamo messi subito nella posizione di fare il meglio possibile e la squadra ha reagito in modo perfetto. Prima Novak, Grosschartner e Vermeersch, poi McNulty l’ha riportato sotto. Non credo che gli servisse una caduta per essere determinato, ma certo ce l’ha messa davvero tutta.

«Qualche giorno fa gli ho detto che avrebbe vinto la Sanremo quando fosse partito senza essere il favorito e forse oggi dopo la caduta è stato un po’ così. Ieri sera nella riunione avevamo programmato tutto. Del Toro sapeva di poter anticipare sulla Cipressa per vedere come avrebbero reagito gli altri, però con la caduta è cambiato tutto».

Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede

La paura di perdere

Il finale è stato un frullatore di emozioni. C’era la voglia di staccare tutti e insieme la paura di finire nella stessa trappola dello scorso anno. Sulla Cipressa si è accorto che Van der Poel sembrasse meno brillante (anche l’olandese è finito a terra grazie a lui e aveva una mano insanguinata), ma Pidcock non aveva smorfie né cedimenti. E lentamente, dopo la botta di adrenalina successiva alla caduta, nella mente di Pogacar si è fatto largo il dubbio.

«Penso, sicuramente – ammette Pogacar – che sia stata una delle più grandi vittorie della mia carriera. Ho bisogno di dormire un po’ per smaltirla, non so molto di quello che è successo in finale. Ero al massimo e anche sprintare testa a testa contro Pidcock è stato anche folle. Ho dubitato fino al traguardo e anche dopo, non sapevo se ce l’avessi fatta. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per capire. Ho avuto paura di essere arrivato ancora una volta secondo.

«Quando mi sono ritrovato con Van der Poel e Pidcock sulla Cipressa, ho pensato: “Ok, prendo un altro podio e rimango deluso”. Poi ho pensato che avrei potuto provare sul Poggio, ma avrei avuto 50 possibilità su 100 di riuscirci. Potevo staccare Mathieu, ma non Pidcock, che è davvero in forma e ha un’ottima volata. Non sapevo se potevo batterlo, ma almeno sapevo che se fossi arrivato secondo, avrei migliorato il mio risultato rispetto agli anni scorsi (ride, ndr)».

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)

Gli allenamenti con Bonifazio

Pidcock ha capito che non avrebbe potuto staccarlo in discesa, perché Pogacar ha dimostrato di conoscere troppo bene ogni curva e ogni pendenza della discesa. I tanti allenamenti dietro allo scooter di Bonifazio hanno dato i loro frutti, segno che uno come lui per vincere la Sanremo a modo suo – cioè con la forza – ha avuto bisogno di una cura quasi maniacale dei dettagli.

«Penso che finalmente – Pogacar ride di gusto – potrò smettere di venire ad allenarmi qui a Sanremo ogni settimana, per due volte a settimana E’ stato davvero difficile mentalmente venire su queste strade per tutto l’inverno. Mi ha aiutato molto il fatto che Florian Vermeersch sia venuto spesso con me e certo con Nicolò Bonifazio abbiamo fatto dei begli allenamenti.

«In pratica conosce questa corsa meglio di chiunque altro al mondo. Penso che averlo avuto come una sorta di mentore sia stato un grande vantaggio. Mi ha mostrato molti modi per migliorare in questa corsa. Sono grato di aver trovato un buon gruppo con cui allenarmi e che mi mostri anche tante piccole cose. Magari non sono stato perfetto, ma certo ero molto determinato.

«Venendo qui ogni volta, ho corso anche i miei rischi. Senza che nessuno si offenda, sulle strade italiane a volte il traffico è un po’ criminale. Ma stanno facendo dei bei tratti ciclabili, quindi forse tra qualche anno sarà davvero bello pedalare lungo la costa. Ribadisco che per questa gara serve molto impegno». 

La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico

Fra goduria e nostalgia

Se ne va con un’ultima promessa sulla porta, felice come un bambino e desideroso di tornare sul pullman. Ogni volta che un suo compagno è salito a bordo dopo l’arrivo, dall’interno rimbombavano urli selvaggi: chissà che baccano faranno quando salirà lui.

«Sono così felice di aver vinto la Sanremo – saluta – che qualsiasi cosa verrà da adesso in avanti, andrà bene e non mi farò prendere dallo sconforto se qualcosa andasse storto. La forma è buona e andrò al Fiandre e alla Roubaix con una squadra forte. Andremo per vincerle entrambe, ci proveremo e non solo per me. Ho vinto la Sanremo, una delle gare più imprevedibili che abbia mai fatto, penso una delle più imprevedibili al mondo. Vincerla è stata un sollievo e in fondo, nonostante tutto, penso che tutto questo allenarmi per vincerla mi mancherà».

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5

Le parole di Pidcock: a metà tra il sogno e la delusione

21.03.2026
5 min
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SANREMO (IM) – Chissà cosa deve aver pensato Tom Pidcock quando gli hanno comunicato via radio che Tadej Pogacar era caduto e il suo svantaggio prima della Cipressa era di oltre trenta secondi. La mente gli sarà tornata alla Strade Bianche dello scorso anno, al momento in cui si è trovato uno contro uno con lo sloveno in maglia iridata. Anche questa volta il britannico del Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team è stato l’unico che è riuscito a seguire le sfuriate di un Tadej Pogacar ferito e arrabbiato

Nel momento in cui, sul Poggio, Mathieu Van Der Poel ha sventolato bandiera bianca, arrendendosi al ritmo indiavolato dello sloveno, il duello tra Pogacar e Pidcock è diventato di nervi prima che di forza. Dietro il gruppo ruggiva, con i due fuggitivi attenti nel marcarsi a vicenda e allo stesso tempo preoccupati a non farsi inghiottire dagli inseguitori.  

Quattro centimetri 

Tanto vale un secondo posto alla Milano-Sanremo, dopo quasi 300 chilometri tutto si risolve in un battito di ciglia, decimi, istanti. Quando Tom Pidcock sale sul secondo gradino del podio accenna un sorriso, che sembra però nascondere tanto altro dietro: forse ben più di un pizzico di amarezza. 

«Non posso fare a meno di essere deluso – analizza il britannico una volta arrivato davanti ai microfoni – perché ci sono andato davvero molto vicino. Quando salirò sul pullman, una volta rientrato a casa e nel momento in cui tutta l’adrenalina sarà andata via, potrò avere una visione più ampia della situazione. Credo che alla fine prevarrà l’orgoglio di aver vissuto una giornata del genere. Anche se non posso ignorare il fatto di essere arrivato a pochi centimetri da una Classica Monumento». 

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel
Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel

L’onore delle armi

Hanno lottato Tom Pidcock e Tadej Pogacar, si sono sfidati a viso aperto su tutti i terreni. Il campione del mondo ha addirittura provato ad attaccare in discesa, nei tre chilometri che dalla cima del Poggio portano su via Roma. Ma Pogacar si è dimostrato il più forte, oggi come altre volte, anche se in questa Sanremo ha dovuto tirare fuori una forza e una rabbia ancora più profonde, viscerali.

«Quello che ha fatto Tadej è impressionante, mi colpisce», continua a dire Pidcock mentre probabilmente in testa gli scorrono le immagini della corsa. «E’ il più grande, non so se addirittura il più forte di tutti i tempi in questo sport. La giornata di oggi lo ha dimostrato: lottare in quel modo dopo essere caduto, combattere, attaccare, ha una mentalità incredibile, fuori dal comune. Ha vinto tantissime gare eppure non si ferma nemmeno davanti alla sfortuna. Oggi ha subito una caduta abbastanza grave, è risalito in bici e ha continuato a lottare». 

Aver dato tutto

Quando un collega chiede a Tom Pidcock se fosse possibile correre qualche rischio in più la risposta è secca e decisa. 

«No. Tadej (Pogacar, ndr) ha affrontato la salita del Poggio a ritmi elevatissimi. In una curva entrambi abbiamo messo le ruote oltre la riga bianca dell’asfalto, superando i limiti della carreggiata. Oggi ho capito che posso vincere la Sanremo, ma ho anche imparato che non è così semplice. Bisogna cogliere le opportunità, in questo sport come in altri e quest’anno ne ho persa una. Ne restano poche altre. Ogni anno sento di migliorare, ed è bello vedere i progressi ma non è solamente una questione di gambe». 

«Gli interrogativi ci sono – conclude – come ogni volta che arrivi così vicino al successo. Però oggi fare qualcosa in più era difficile, alla fine sono l’unico ad essere rimasto con Pogacar. Ma lui conosceva queste strade molto meglio di me, vive a soli trenta chilometri da qui. Non ho nemmeno fatto il sopralluogo perché ho preferito correre alla Tirreno e poi alla Milano-Torino (dove ha vinto, ndr). Mi servirà del tempo per spiegarmi cos’è successo e metabilizzarlo al meglio. Ora andrò alla Volta a Catalunya, strade diverse e nuove sfide».

Le ombre si allungano, il traguardo si svuota e la folla torna verso casa. Noi ci mettiamo a scrivere, aspettando anche le parole del vincitore Tadej Pogacar, che oggi ha messo un altro trofeo sulla sua bacheca, forse quello che temeva di non riuscire a conquistare mai.