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Il ritorno di Hirschi, con un sogno iridato nel cassetto

02.06.2023
5 min
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Specialista delle classiche, poi leader “di riserva” al Uae Team Emirates, ora vincitore anche nelle corse a tappe, dopo essere tornato competitivo anche nelle prove d’un giorno. Gli ultimi anni di Marc Hirschi sono stati vissuti sull’otto volante, dopo che in quel 2020 così fuori dalle righe aveva sorpreso tutti cogliendo in una settimana il bronzo mondiale, la vittoria alla Freccia Vallone e la piazza d’onore alla Liegi-Bastogne-Liegi.

Quest’anno è tornato a brillare riagguantando la Top 10 a Liegi, finendo ai piedi del podio a Francoforte, sbancando il Giro d’Ungheria e portandosi a casa proprio oggi il Giro dell’Appennino. Il tutto dopo una partenza tranquilla come risultati, ma certamente non come stato d’animo e a spiegare il perché è lo stesso svizzero.

In Ungheria Hirschi ha vinto la terza tappa in solitudine, amministrando poi nell’ultima
In Ungheria Hirschi ha vinto la terza tappa in solitudine, amministrando poi nell’ultima

«Stava andando tutto secondo i piani – racconta Hirschi – ma alla Volta ao Algarve sono caduto rompendomi il radio all’altezza del polso e questo ha comportato una lunga sosta, anche se sono tornato in sella abbastanza velocemente anticipando i tempi previsti. Dopo un mese e mezzo ero già in gara, ma al Paesi Baschi ho sofferto tantissimo proprio perché mancavano lavori importanti, ma penso fosse importante per poter crescere di livello. I primi effetti si sono visti a Francoforte, una gara veloce dove mi sono sentito davvero bene. E poi in Ungheria ho sentito delle gambe veramente al top».

Che corsa era quella ungherese e si adattava alle tue caratteristiche?

Per me era perfetta, soprattutto per il momento. La terza tappa con un piccolo strappo, la quarta con un finale movimentato. Lì ho fatto la differenza e la squadra era davvero forte. Non tutti stavano benissimo, ma hanno dato l’anima andando oltre ogni problema. Mi hanno supportato in tutto e portato alla prima vittoria stagionale. Quindi è stato qualcosa di veramente speciale per me.

Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Hirschi alla Liegi 2020 con Alaphilippe. Alla fine sarà terzo completando la sua settimana magica
Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Hirschi alla Liegi 2020 con Alaphilippe. Alla fine sarà terzo completando la sua settimana magica
Tu sei diventato famoso nel 2020 con la settimana fra Mondiali e Liegi. Dopo quei grandi risultati ti aspettavi qualcosa di più negli anni successivi?

Sì, sapevo che sarebbe stato difficile, perché la prima volta è sempre più facile, non ti conosce nessuno e nessuno chiede, ma ripetersi ha un altro sapore. Quando mi guardo indietro, penso che allora sia andato tutto alla perfezione. Mi aspettavo risultati leggermente migliori nel 2022, eppure non ero tanto male, anche se qualche attenuante c’è stata, come il problema all’anca del 2021 che mi ha portato all’operazione. Dicono che dopo un intervento del genere ci vuole almeno un anno fino a quando non ti riprendi completamente. Ancora oggi faccio un po’ fatica. Quindi, date le circostanze, sapevo che sarebbe stato difficile realizzare lo stesso, ma ho sempre sperato di farlo. Ma ora mi sento fiducioso di poter tornare a quel livello.

Tu sei un corridore di primo piano soprattutto per le classiche, ma sei nello stesso team di Pogacar che corre sempre per vincere. Questo ti toglie spazio?

In questa squadra, se sei il più forte, ottieni sempre il tuo spazio. Tadej mi dice sempre che nella grande corsa a volte è anche bello anticipare le mosse degli altri. Non mi toglie spazio, penso che possiamo combinarci l’un l’altro, alla fine è normale quando oggi hai così tante gare, così tante occasioni per emergere. E poi è anche bello per me aiutarlo.

Lo svizzero insieme a Pogacar. A suo dire lo sloveno non occupa tutti gli spazi
Lo svizzero insieme a Pogacar. A suo dire lo sloveno non occupa tutti gli spazi
Secondo te team come Jumbo-Visma o Ineos Grenadiers hanno qualcosa di diverso rispetto al tuo?

Dipende da che cosa s’intende per diverso. Siamo ancora una squadra piuttosto giovane rispetto a loro. Quando guardo la Jumbo-Visma, penso che siano una specie di Rabobank. Hanno una storia alle spalle molto più lunga della nostra. Ma questo divario ogni anno si riduce un po’. Noi stiamo ancora crescendo come squadra e loro sono già ai massimi livelli.

Hai vinto una corsa particolare come la Freccia Vallone emergendo in salita, hai vinto il titolo mondiale emergendo in discesa: quali sono i percorsi che preferisci?

A me piace la discesa, ma penso anche che per me la gara perfetta è quella che ha al suo interno brevi strappi, curve secche, cambi di ritmo, insomma un percorso difficile e vario. A me la salita piace molto, non mi spaventa e so che posso fare la differenza.

Non vediamo il tuo nome fra coloro che saranno al Tour. Che cosa prevede ora il tuo programma?

Gareggerò a Gippingen, al Giro di Svizzera e poi ai campionati svizzeri. Poi faccio una piccola pausa e vado in quota per essere pronto per San Sebastian e i mondiali. Abbiamo deciso con la squadra che per quest’anno non farò alcun grande giro per concentrarmi maggiormente sulle altre gare e preparare bene i mondiali.

Al Eschborn-Frankfurt, vinto da Kragh Andersen, si erano visti i primi segnali di ripresa, con il 4° posto in volata
Al Eschborn-Frankfurt, vinto da Kragh Andersen, si erano visti i primi segnali di ripresa, con il 4° posto in volata
La Svizzera è famosa per i tanti campioni che ha nella mountain bike. Ora chi è più popolare fra loro e corridori come te e Kung, chi ha più risalto sui media?

In Svizzera, penso che l’attenzione sia abbastanza simile. La strada ha sempre avuto fascino, ma la Mtb è davvero speciale, perché è come uno sport tutto nostro. E’ molto diffusa, ma a livello di attenzione si può dire che le due discipline si equivalgano quando ci sono buoni risultati.

Il mondiale di Glasgow è adatto a te?

Penso di sì, può essere davvero buono per me. Per ora ho potuto vedere solo quel che c’è online, ma da quel che leggo diventerà una gara super dura perché ci sono 3.600 metri di dislivello che faranno male a tanti. Una gara difficile di quelle che piacciono a me, quel che conta è farsi trovare pronti al momento giusto.

Hai 24 anni e stai maturando ora: hai un sogno speciale, una gara alla quale tieni di più?

Per me, il sogno più grande sarà diventare campione del mondo e indossare quella maglia. Se vivi di questo mestiere, non c’è soddisfazione più grande e che duri più a lungo.