Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che risultò decisivo

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che fu decisivo

20.03.2026
4 min
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E se Pogacar provasse l’attacco per aggiudicarsi la sua prima Classicissima già dal Turchino? L’ipotesi rimbalza in questi giorni di vigilia, in attesa della grande sfida sulle strade della Milano-Sanremo, una delle pochissime gare ancora tabù per lo sloveno che cerca la tattica migliore per dare scacco matto all’altro grande specialista, l’olandese Mathieu Van der Poel, il campione uscente.

Il Turchino era ritenuto una voltaun’asperità che poteva avere un peso nell’evoluzione della corsa, ma da molti anni è visto solo come uno degli “strappi di trasferimento”, utile magari per chi vuole mettere la testa fuori dal gruppo senza avere velleità di vittoria. Ultimo a sfruttarlo come trampolino di lancio fu Claudio Chiappucci nel 1991. Il Diablo non era davvero un cacciatore di classiche, il suo pane erano i Grandi Giri, ma quel giorno una concatenazione di eventi unita alla sua proverbiale inventiva favorirono il successo.

L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?

Riguardando quanto avvenuto con gli occhi della maturità, Chiappucci riconosce che fu qualcosa di anormale, attaccare su quella salita: «Il Turchino non è una grande salita, ma è un qualcosa che ha fatto la storia per la Milano Sanremo. Nei tempi moderni però – prosegue – ha perso quel valore tecnico. Per me fu importante perché lo cercai fortemente. Se fai l’azione lì è perché l’hai pensata, ti sei costruito una strategia, ma oggi sono cambiate tante cose».

Che cosa ha influito in particolare?

Una volta c’era il fattore sorpresa. Potevi cambiare il destino della corsa prendendo tutti in contropiede. Oggi ci sono gli auricolari, la televisione in diretta, insomma puoi tenere tutto sotto controllo.

Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Come ti venne l’idea di attaccare lì?

Era una giornata brutta, alla mattina in partenza c’era grande tensione perché il cielo era minaccioso. Così mi venne l’idea di attaccare e rendere la corsa dura se il clima avesse mantenuto quel che prometteva. Ma io pensavo alla discesa, era lì che sapevo di poter fare la differenza, quindi il mio attacco è stato più che altro nella discesa del Turchino.

La salita come fu?

La salita venne fatta velocissima, come se il traguardo fosse là, in modo da mettere tutti in fila indiana, in difficoltà. L’azione ne doveva mandare in crisi in tanti. E così fu.

L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
Tu eri visto chiaramente come uomo da Grandi Giri, uomo da corse a tappe. Quel giorno partivi un po’ nascosto da questo punto di vista, ciò ti favorì?

Beh, nascosto relativamente perché sapevano che comunque avrei preparato una Sanremo di quel genere. Non sapevano esattamente come e dove sarebbe nata un’azione. L’attacco sul Turchino colse tutti di sorpresa, partendo un po’ più da lontano, più lontano del solito mio. Mancavano 140 chilometri, pioveva come mai, insomma pensarono che non ce l’avrei fatta.

C’è un punto caratteristico del Turchino, una curva particolare, un tratto con maggiore pendenza?

No, direi che è un po’ tutto l’insieme che la rende caratteristica, la salita insieme alla discesa, diciamo che nel complesso è abbastanza sinuosa. Se l’affronti normalmente non succede niente. Tutto sta a vedere se poi viene fuori la selezione, perché magari si fa veloce, magari succede in quel momento qualcosa che fa prendere un ritmo un po’ più forsennato.

Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Considerando la salita anche al di fuori del discorso Sanremo, anche per chi l’affronta in maniera amatoriale, è più la salita o più la discesa da valutare con attenzione?

Sicuramente la discesa. E’ tortuosa, lunga, immagina se dovesse piovere, diventa ancora più difficile. Bisogna affrontarla con grande attenzione e serve molto manico, prudenza. E’ chiaro che in corsa, se ci fossero situazioni climatiche sfavorevoli, potrebbe ancora influire, non tanto sul decretare il vincitore, quanto sullo scremare la lista dei pretendenti al successo.

Considerando che la Sanremo, per sua stessa ammissione, è per Pogacar la corsa più difficile da interpretare strategicamente, potrebbe essere il Turchino un cambiamento nella sua strategia?

E’ una domanda difficile, perché per quanto lo sloveno abbia abituato a stupirci, non è una grande salita dove puoi staccare tutti così facilmente. Forse la discesa potrebbe fare qualcosa di più, ma siamo lontani, siamo tanto lontani. Sarebbe complicato anche per lui fare una notevole differenza.

Milano-Sanremo 2025, Pogacar, Van Der Poel, Ganna

Sanremo, Ganna c’è: colpo a sorpresa contro Tadej e VdP?

20.03.2026
5 min
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Mathieu Van Der Poel, Filippo Ganna e Tadej Pogacar, questo è il podio dell’ultima Milano-Sanremo. Domani da Pavia partirà la 117ª edizione della Classica di Primavera e le carte torneranno a mischiarsi, nell’infinito mazzo delle probabilità e degli imprevisti, che rendono affascinante e unica la Sanremo. Tuttavia i risultati e le prestazioni messe in campo dai tre corridori che hanno conquistato il podio nella passata edizione hanno tenuto banco. Van Der Poel e la sua vittoria alla Omloop Nieuwsblad, poi le due tappe alla Tirreno-Adriatico e l’azione in salita nell’ultima tappa. Ganna e la cronometro di Camaiore, un segnale importante. E infine Pogacar, con l’ennesimo capolavoro sugli sterrati di Siena

Prestazioni monstre che abbiamo voluto analizzare insieme a un tecnico, per capire quali sono stati i segnali lanciati dai tre tenori di Sanremo. Ne parliamo con Pino Toni, e il preparatore toscano ha le idee chiare.

«Stanno tutti e tre molto bene – ci dice – lo hanno dimostrato in maniera abbastanza evidente. Van Der Poel e Ganna sono passati dalla Tirreno-Adriatico, mentre Pogacar ha preferito fare un altro tipo di avvicinamento».

Partiamo da qui, chi ha fatto la Tirreno può essere un passo avanti?

Non direi, soprattutto se leghiamo il discorso a questi tre corridori. Tadej Pogacar ha dimostrato di sapersi preparare al meglio anche allenandosi da solo, a casa. In passato non correre alla Tirreno-Adriatico o alla Parigi-Nizza era un limite, ora non più. Non è facile simulare uno sforzo del genere, come quello della Sanremo, rimanendo a casa.

Cosa ci passa nel mezzo?

Devi avere una concentrazione elevatissima, perché in corsa hai l’adrenalina che ti guida e spinge a fare il massimo. Mentre da solo replicare quei fuorigiri è difficile.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
In termini di carico e recupero ci sono grandi differenze?

Penso che Pogacar possa avere quella punta di freschezza in più, al netto del fatto che sia Van Der Poel che Ganna abbiano comunque avuto una settimana di riposo e avvicinamento dove recuperare al meglio. Pogacar in questa settimana avrà lavorato per rifinire la condizione, facendo allenamenti con maggior carico e intensità. Mentre gli altri due non hanno avuto bisogno di rifinire, ma di mantenere. 

Parliamo di Van Der Poel?

Dalla sua ha il finale a favore, in volata rispetto a Pogacar e Ganna è superiore. Tuttavia alla Tirreno-Adriatico l’ho visto meno esplosivo, lo sprint contro Del Toro e Pellizzari lo ha vinto ma di misura. Poi a Martinsicuro nella quarta tappa ha fatto una volata lunghissima, che è il suo vantaggio reale. Van Der Poel ha quel minuto a tutta dove non ha rivali. 

Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Nell’ultima tappa della Tirreno ha fatto una prova del Poggio…

Sta bene, ma veramente bene. Quella è stata una prova di sforzo al termine di una settimana impegnativa, nell’economia di una corsa a tappe quella salita può essere paragonata a un finale di Sanremo. Arrivi con la giusta stanchezza addosso e provi a fare qualcosa di extra

La cronometro di Ganna può essere un segnale?

Non troppo, lui in quello è il migliore al mondo. Poi è uno sforzo talmente diverso che non può essere paragonato a una corsa in linea, il vero segnale lo ha dato quando ci ha provato ad anticipare a Martinsicuro. Per fare un’azione del genere vuol dire che stai bene, sei pronto e preparato. Vuoi cercare qualcosa di diverso. 

Può essere una chiave in ottica Sanremo?

A Ganna deve andare tutto bene, però lo vedo davvero tirato, pronto e in condizione. Credo che l’anticipo su via Roma sia possibile, ma non è facile trovare il tempo giusto. Tuttavia se uno come lui prende due, tre, poi dieci metri chi lo riprende? Soprattutto se il finale rimane ristretto a pochi corridori come lo scorso anno. 

Da fine discesa del Poggio al traguardo c’è spazio.

Quanto saranno, quattro minuti di gara? E’ come un inseguimento individuale, lì saranno tutti stanchi e al limite. E Ganna è uno dei pochi al mondo, forse l’unico, che può fare i 60 all’ora anche nel finale di corsa.

Sanremo 2025, Pogacar, Van der Poel

Enigma UAE, quando attaccheranno Pogacar e Del Toro?

20.03.2026
5 min
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Ancora 24 ore e sarà la Milano-Sanremo. E come ogni anno eccoci a fare piani, congetture, ipotesi. Tra queste ce ne torna in mente una, in modo preponderante, a firma di Valerio Piva, direttore sportivo della Jayco-AlUla. Tempo fa, il mantovano ci disse: «Per vincere la Sanremo, a Tadej Pogacar serve un compagno che la possa vincere a sua volta». Ebbene, l’occasione è quanto mai ghiotta quest’anno e quel compagno ha il nome di Isaac Del Toro.

Ecco il nostro scenario, seguendo questo ragionamento di Piva: Pogacar fa un primo scatto sulla Cipressa, facendo saltare il gruppo. Gli rispondono Mathieu van der Poel, forse Filippo Ganna e qualcun altro, insieme a Del Toro. Il messicano rilancia e a quel punto a chiudere deve essere Van der Poel. E se spende energie, se prende aria, magari non ne ha per resistere a Pogacar sul Poggio, visto che lo sloveno sarebbe stato passivo alla sua ruota. Facile, no? Ma si sa: tra il dire e il fare c’è di mezzo… il DNA della Sanremo!

Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Ci può stare questo scenario, Valerio?

Del Toro è uno dei papabili vincitori della Sanremo, quindi avere un corridore così in squadra permette di giocare diversamente il finale. Puoi correre di rimessa e costringere gli altri a muoversi, visto che controllano anche lui. Di certo la situazione cambia rispetto a quando sei l’unico favorito e l’unico corridore che può attaccare forte per davvero. Però è anche vero che in questo modo rischi che vinca l’altro.

In effetti è un rischio, ma la UAE Emirates porterebbe a casa la corsa…

Tutti sanno che Pogacar vuole vincere la Sanremo, però sarebbe una strategia. Ai tempi della BMC, per esempio, vincemmo un’Amstel Gold Race giocandoci Samuel Sanchez. Lo feci attaccare sul Cauberg e poi di rimessa partì Philippe Gilbert. Tutti reagirono a Sanchez e poi Gilbert scattò in contropiede. Avere un corridore che sulla carta può vincere la corsa fa muovere inevitabilmente gli altri favoriti: è uno scenario possibile.

Ecco, parliamo proprio di scenari, Valerio. Secondo te il primo scatto dovrebbe farlo comunque Pogacar?

Potrebbe essere così, ma anche il contrario. Si può far muovere prima Del Toro sulla Cipressa, aspettando il Poggio con Pogacar. Magari pensando di far arrivare la corsa molto più sfilacciata e tirata sul Poggio. In questo modo Pogacar può dare la stoccata decisiva, ma il problema è sempre lo stesso per lui.

Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Quale?

Che il Poggio è troppo corto (e facile) per lui. Deve staccarli tutti da ruota e c’è sempre qualcuno che gli resta agganciato: Van der Poel, Wout Van Aert o qualche giovane emergente. Le velocità sono pazzesche e non è facile staccarli. L’obiettivo è far arrivare gli avversari il più stanchi possibile sul Poggio. E in questo Del Toro può fare tanto: può rendere la corsa dura ben prima dell’ultimo strappo, selezionando il gruppo.

Certo, un Van der Poel deve rispondere perché sa che Del Toro può arrivare fino in fondo…

Chiaro che se uno vuole vincere la corsa, non lascia andare Del Toro e questo è il vantaggio di Pogacar. In ogni caso non è facile fare previsioni: la Sanremo è una corsa che può risolversi in tanti modi.

Proviamo a fare un po’ di fantaciclismo liberamente. Se guidassi tu l’ammiraglia con Del Toro e Pogacar come te li giocheresti?

Farei la corsa dura dalla Cipressa, perché sul Poggio rischi di non staccarli tutti. Lancerei Del Toro per primo, provando a smuovere la corsa… almeno in ottica di successo di squadra. Se invece devo pensare a far vincere Pogacar, allora punterei ad arrivare sul Poggio e lì farei partire fortissimo Del Toro e poi a seguire farei partire Pogacar. Il problema è che l’unico punto davvero selettivo sono quei 300-400 metri vicino alla cima. E ormai lo sanno tutti.

Del Toro e Van der Poel
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
Del Toro e Van der Poel
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
E al contrario addormentarla fino sull’Aurelia, senza fare nulla sulla Cipressa? Troppo alto il rischio di portarsi dietro i velocisti?

Più che altro a quel punto non c’è più spazio per fare la differenza. Come detto, ci sono solo quei 300-400 metri. Io, pensando a una vittoria di squadra con due atleti di quel calibro, farei corsa dura già prima della Cipressa.

Tu quindi scarti la nostra ipotesi che il primo scatto lo debba fare Pogacar?

Pogacar ha la possibilità di fare due scatti forti, questo è vero. Ma mettiamo che dopo questa azione si ritrovi da solo in testa e dietro ci siano due o tre uomini che collaborano, o peggio una squadra che tira per il proprio leader: come ci arriva al Poggio? Anche 20”-30” potrebbero non bastargli. Se anche solo gli si avvicinano, qualcuno potrebbe essersi risparmiato sull’Aurelia e avere più energie nel finale. E sappiamo che la Classicissima si regge su questi sottili equilibri. Alla Sanremo non è come nelle altre corse per Pogacar, dove decide quando partire e può vincere anche con grandi margini.

Goss (un po' a sorpresa e un po' per bravura sua e dell'ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po' a sorpresa e un po' per bravura sua e dell'ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Un bell’intrigo insomma?

E’ la Sanremo. Anzi, il bello della Sanremo: anche se sei il favorito non è sicuro che tu possa vincere. Però quest’anno, avendo un compagno fortissimo che può davvero trionfare, magari cambia qualcosa. Io ho vinto una Sanremo con Mark Cavendish alla sua prima partecipazione e con la salita delle Manie. E due anni dopo l’ho vinta con Matthew Goss, l’unico corridore che mi era rimasto davanti, perché avevano fatto le Manie a tutta per eliminare i velocisti.

E quest’anno? Tanto più che non avrai Michael Matthews fermo ai box: su chi punterà la tua Jayco-AlUla?

Diciamo che Andrea Vendrame può essere il suo sostituto. Fin qui ha dimostrato buone cose, è in ottima condizione e puntiamo su di lui. Lo stesso discorso vale per Mauro Schmid. Saranno loro due le nostre punte domani.

Edoardo Zamperini, Team Cofidis, Tour de la Provence 2026 (foto Florian Frison/DirectVelo)

Zamperini un anno dopo: la Cofidis e l’esordio alla Sanremo

19.03.2026
5 min
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Milano-Torino e poi Milano-Sanremo, la settimana che ci porta definitivamente ad assaporare la primavera e le grandi classiche del ciclismo si apre con una doppietta interessante e altrettanto impegnativa per Edoardo Zamperini. Quest’anno corre nel Team Cofidis e nonostante sia al primo anno tra i professionisti è già alle prese con un calendario interessante e stimolante (in apertura foto Florian Frison/DirectVelo). 

«Ora sto bene, anche se qualche giorno fa, al Trofeo Laigueglia – spiega Zamperini – sono stato male, ho avuto un’indigestione la sera prima della corsa. Non sono riuscito a dormire e la mattina nemmeno ho fatto colazione, ho provato a partire ma dopo pochi chilometri sono stato costretto ad alzare bandiera bianca. Mi sono fermato qualche giorno, in via precauzionale, per poi ripartire con gli allenamenti in vista di Milano-Torino e Sanremo».

Zamperini, raccontaci come è questo Campagnolo 13
Edoardo Zamperini è passato professionista nel 2026 con il Team Cofidis, qui all’esordio all’AlUla Tour a gennaio
Zamperini, raccontaci come è questo Campagnolo 13
Edoardo Zamperini è passato professionista nel 2026 con il Team Cofidis, qui all’esordio all’AlUla Tour a gennaio

Novità e posizioni

Al termine di quello che è stato il suo quarto anno da under 23, corso con il devo team dell’Arkea B&B Hotels, Edoardo Zamperini ha trovato spazio in un altro team francese. Con la Cofidis, retrocessa da WorldTour a professional al termine del triennio 2023-2025, è passato professionista al termine di un cammino lungo e complicato

«Sono davvero felice di essere qui – racconta ancora Zamperini – perché ho sentito subito molta fiducia nei miei confronti. In poco tempo ho trovato la mia posizione in squadra, che al momento è quella di dare supporto ai vari capitani in gara. Quando serve capire come si evolve la corsa, le tattiche e il percorso mi faccio trovare pronto».

Edoardo Zamperini, Team Cofidis, Tour de la Provence 2026 (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Aver già corso in un team francese, l’Arkea, lo ha aiutato nell’ambientarsi nella nuova realtà (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Edoardo Zamperini, Team Cofidis, Tour de la Provence 2026 (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Aver già corso in un team francese, l’Arkea, lo ha aiutato nell’ambientarsi nella nuova realtà (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Un bel biglietto da visita…

Siamo partiti bene già all’AlUla Tour, quando in tre tappe sono usciti altrettanti ventagli e tutte le volte mi sono fatto trovare nel primo gruppo. E’ stato un buon segnale, ho fatto capire che magari mi manca uno step a livello atletico, ma che tatticamente ci sono. Direi che è una parte fondamentale del ciclismo in realtà, soprattutto se sei chiamato a dare supporto ai compagni. 

Sei in linea con quanto ci avevi detto questo inverno?

Assolutamente, la Cofidis mi ha preso perché ha riconosciuto queste mie capacità e mi sta dando fiducia facendomi lavorare nei momenti chiave della gara. E’ chiaro che il mio desiderio sia quello di migliorare atleticamente e crescere per guadagnarmi fiducia e posizioni all’interno del team, così da sfruttare qualche occasione. 

Edoardo Zamperini, Cofidis, stagione 2026 (foto Instagram Team Cofidis)
Dopo quattro anni da under 23 Zamperini sta ancora crescendo e si vedono i margini di miglioramento (foto Instagram Team Cofidis)
Edoardo Zamperini, Cofidis, stagione 2026 (foto Instagram Team Cofidis)
Dopo quattro anni da under 23 Zamperini sta ancora crescendo e si vedono i margini di miglioramento (foto Instagram Team Cofidis)
Anche l’anno scorso eri passato dal Laigueglia, a un anno di distanza hai notato miglioramenti dopo una stagione in un devo team?

Nel 2025, in questo periodo, quando uscivo da corse a tappe di tre o quattro giorni sentivo una stanchezza maggiore rispetto ad adesso. Una crescita c’è stata, anche se quello con la formazione sviluppo dell’Arkea lo considero un anno a metà.

In che senso?

Ero in un devo team, ma ho fatto qualche gara con i pro’: una quindicina in tutta la stagione. Ora sono finalmente tra i grandi e posso dire che le cose sono diverse, non che l’anno scorso non sia cresciuto.

Ma ci sono delle differenze…

Certo. Vedo tanti neo professionisti, anche parlando con altri ragazzi in gruppo, che al primo anno fanno tanta fatica. Il vero step di crescita arriva con la seconda stagione, quando hai messo alle spalle un bel blocco di lavoro e di gare ad alti livelli. Per questo non ho fretta, la cosa importante era trovare il giusto feeling e la fiducia da parte del team.

Edoardo Zamperini, Cofidis, stagione 2026 (foto Instagram Team Cofidis)
In questo inizio di stagione 2026 si sta mettendo a disposizione dei compagni e del team (foto Instagram Team Cofidis)
Edoardo Zamperini, Cofidis, stagione 2026 (foto Instagram Team Cofidis)
In questo inizio di stagione 2026 si sta mettendo a disposizione dei compagni e del team (foto Instagram Team Cofidis)
Aver già corso in un team francese ha aiutato?

Dico sempre che l’inglese serve, però quando sei una formazione con un’impronta così evidente è importante sapere la lingua. Ti dà una marcia in più. Questo non significa che se non conosci la lingua del team non sarai mai leader, ma per integrarsi e sentirsi davvero parte della squadra è un aspetto importante. 

Va bene il francese ma in squadra hai un diesse come Damiani, che è un grande riferimento…

Soprattutto per l’esperienza che ha con il team. Damiani è in Cofidis da nove anni, inoltre è sempre attento a noi corridori e alle nostre esigenze. Mi chiama due o tre volte a settimana e parliamo tanto, tornando al discorso della lingua direi che confrontarsi in italiano rende tutto più semplice.

Edoardo Zamperini, Cofidis, stagione 2026 (foto Instagram Team Cofidis)
Edoardo Zamperini sabato 21 marzo correrà la Milano-Sanremo, la sua prima Monumento (foto Instagram Team Cofidis)
Edoardo Zamperini, Cofidis, stagione 2026 (foto Instagram Team Cofidis)
Edoardo Zamperini sabato 21 marzo correrà la Milano-Sanremo, la sua prima Monumento (foto Instagram Team Cofidis)
Il metodo di lavoro è diverso?

Sono tornato ad allenarmi lavorando tanto sulle due soglie, aerobica e anaerobica. Sto curando molto anche le salite lunghe, aspetto che l’anno scorso avevamo accantonato. Mi piace, sento di stimolare aspetti e caratteristiche che sento più affini a me. 

Emozionato per la Sanremo?

Tanto, è la prima Monumento della mia carriera e sono felicissimo di farla. Avrò il compito di scortare Aranburu fino ai piedi della Cipressa, tenendolo davanti, poi lì finisce il mio lavoro. Poi si tratta di arrivare a Sanremo, provando a fare del mio meglio.

Ci vediamo in via Roma allora?

Va bene, promesso!

Tirreno-Adriatico 2026, cronometro Lido di Camaiore, Filippo Ganna

Tirreno, Ganna avvisa Tadej e VdP: per Sanremo c’è anche lui

09.03.2026
7 min
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Al pari di Pogacar l’altro giorno a Siena, Ganna è contento come succede quando hai tanto lavorato senza riferimenti e la vittoria conferma che l’hai fatto bene. Dopo Tadej e Van der Poel, un altro dei tre di Sanremo ha battuto il colpo. Sul lungomare il sole ha costretto tutti a sfilare giacche e maglioni, Pippo indossa la maglia di leader della Tirreno e dal colletto affiora quello del body tricolore. La cronometro della Versilia lo ha visto vincitore in 12’08” alla media di 56,858. Un treno, sfrecciato sul traguardo con un fruscio. Su 38 vittorie ottenute finora, 31 sono venute a cronometro.

«Sì, ne avrò vinte anche 38 – sorride Ganna, di ottimo umore – ma quanti sono i secondi posti? Sono tanti quanti le vittorie, per questo bisogna investirci e migliorare. Bisogna rimanere aggiornati perché da vittoria al secondo posto a volte è un pelo, a volte è proprio niente, a volte è un’eternità. L’anno scorso all’europeo ho visto come nei punti più adatti a me potevo difendermi anche contro Remco, però dove la strada sale, il peso fa la differenza.

«Perdo molti secondi, quindi ogni volta devo cercare di essere più veloce dove posso e limitare i danni dove non posso essere veloce. I rumors dicono che la crono della prossima Olimpiade avrà l’arrivo in salita, quindi magari mi dovrò concentrare su altre cose (ride, ndr)».

Il pubblico italiano lo ha acclamato come ogni anno, in questa crono che è diventata una classica e al mattino ha visto fra gli juniores la vittoria di Patrick Pezzo Rosola, anche lui con copriscarpe della Ineos Grenadiers che da pochi giorni ha affiancato la sua Nord est Petrucci Assali Stefen. Sua madre Paola, due ori olimpici nella mountain bike, l’abbiamo vista nell’ultimo chilometro che aspettava il passaggio degli ultimi prima di andare via.

Però intantoGanna risponde e parla, con la voglia di raccontarsi. Stamattina prima del via, Marco Villa ci ha raccontato che dopo la Volta ao Algarve, il suo pupillo è andato ad allenarsi da solo e spesso dietro moto a Gran Canaria e che quindi è arrivato qui un po’ stanco.

Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Come Pogacar e Van der Poel: l’allenamento solitario è la nuova chiave di Ganna per il successo?

Quest’anno ho speso tanto tempo ad allenarmi al caldo. A Gran Canaria ho avuto prima una settimana con un po’ di mal di gola e un po’ di tosse per il cambio di clima. Però non mi sono fatto demoralizzare, sapevo che comunque dovevo allenarmi per arrivare agli obiettivi che mi ero proposto durante l’inverno. Quindi sono rimasto tanto tempo concentrato. Ho avuto compagni di avventura diversi, all’inizio con Matteo (Sobrero, ndr), poi compagni di squadra nei vari ritiri. Però sì, tanti allenamenti da solo.

E come è andata?

Quando pensavo di mollare, avevo in mente l’obiettivo principale della stagione che ovviamente è la Sanremo. Però non volevo neanche strafare e l’allenatore più di una volta mi ha tirato il freno a mano. E mi ha detto: «Filippo non andiamo in condizione adesso, gli obiettivi sono più avanti». Quindi spero di essere sulla rotta giusta, con le condizioni giuste, senza aver dato né troppo né troppo poco.

Questa vittoria si può considerare una risposta a quello che hanno fatto Van der Poel all’Omloop Nieuwsblad e Pogacar alla Strade Bianche?

Diciamo che sono corse differenti, sono tipologie differenti di corsa. Ho grande stima di questi due corridori. Credo che Tadej sia rientrato dall’inverno facendo vedere che è veramente forte. E lo stesso Mathieu ha fatto grandi cose per tutto l’inverno. In ogni caso non mi posso confrontare con lo stesso metro di paragone, però credo di aver fatto tutto il meglio per fare un ottimo risultato.

Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Hai detto che sulla crono c’è da investire e migliorare: quanto sono cambiate le bici negli ultimi dieci anni?

Alla fine credo che già con i freni a disco la situazione sia molto cambiata. Oggi abbiamo visto anche Van Aert partire con una doppia lenticolare. C’è tanta tecnologia che progredisce, tante cose comunque belle e interessanti, perché se rimanessimo ancora con i freni a bacchetta sarebbe una strana situazione. Tutto il mondo continuerebbe a evolversi e noi rimarremmo fermi. L’unica cosa che non è cambiata negli anni è attaccare ancora il numero con le spille. Quello ricorda il ciclismo di una volta e fa un po’ ridere. Tutti controllano l’aerodinamica, poi si attacca il numero con le spille cercando di farlo il più aderente possibile.

Hai detto di non esserti sentito al 100 per cento, eppure hai vinto: pensi che sia un bel segnale?

Magari non ho ancora l’elasticità muscolare che potevo avere fino a qualche anno fa, forse l’età comincia a farsi sentire. Dite che sono ancora giovane, però comincio ad essere uno dei vecchi del gruppo. Speriamo che la condizione possa arrivare nei prossimi giorni e darmi quello che mi serve per arrivare senza pensieri dove conta. Di sicuro sono consapevole di aver lavorato bene. Forse non ho ottenuto ancora la condizione che volevo, però ho imparato che anche quando la gamba non è della migliore, la testa può fare la differenza.

Hai raccontato di aver parlato tanto della Sanremo con Piero Baffi, quasi a voler cercare riscontri fuori dalla cerchia dei tecnici. Preferisci avere un confronto meno schematico?

Al contrario di tanti, non ho nessun mental coach, preferisco confrontarmi con gli amici che magari sanno meno di ciclismo, perché mi piace avere il punto di vista di qualcuno che non è esperto. L’esperto ha chiaramente una sua opinione e riesce subito a dare un punto negativo o positivo alla performance. Mi piace confrontarmi con amici e parenti perché di sicuro non hanno in testa i watt, l’alimentazione e tutte queste cose qua e sono un po’ più all’acqua di rose. Mi piace più avere un confronto di questo tipo che avere un confronto minuzioso.

Si può dire che a Ganna non piaccia il ciclismo troppo scientifico?

Quest’anno ho provato a seguire minuziosamente l’alimentazione e dopo una settimana sono saltato. Quindi ho continuato a fare quello che facevo prima e forse riuscirò a tornare ai livelli dell’anno scorso, che mi sono sembrati più che dignitosi. Però ho notato che in certi momenti mangiavo meno di quello che avrei dovuto. Forse per mia ignoranza, scambiavo il fatto di mangiare poco come il modo per dimagrire, invece mangiando di più ho meno deficit e mi aiuta a perdere peso più velocemente. Quindi mi piace il ciclismo metodico, mi piace la ricerca, ma non sono esasperato come tanti.

Come chi, ad esempio?

Ogni tanto sui social vedo i reel che mi passano, dove ragazzi di categorie molto giovani seguono già diete o grammature. La cosa che mi fa sorridere è pensare che il mio primo mondiale l’ho vinto mangiando Nutella, uova strapazzate e bacon. La nutrizione è importante, essere metodici è importante, ma credo che la leggerezza di testa sia molto più importante.

A proposito di leggerezza, trovare sull’ammiraglia Viviani e Geraint Thomas è un valore aggiunto?

Qui doveva esserci Cioni, ma è malato e lo saluto: «Ciao Dario, torna presto qui!» (ride, ndr). Mi ha seguito Leo Basso e mi ha spinto bene. Elia l’ho sempre visto come un direttore sportivo anche quando era un mio compagno, perché tanti consigli glieli ho sempre chiesti e ho voluto sempre confrontarmi con lui. Credo che avere accanto lui e Thomas mi dia la tranquillità che potrà portarmi dove voglio senza essere troppo pesante di testa o senza troppe pressioni.

Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contanto i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Cercherai di difendere la maglia?

Sincero, fino ad oggi non avevo pensato che domani c’è lo sterrato e può essere una tappa di classifica. Ero rimasto solo alla cronometro, non ho pensato a domani. Di sicuro stasera, quando arriverò in hotel, ci saranno i vari meeting con direttori e allenatori e penseremo anche a domani. Cercheremo di vedere il finale e capire come affrontarlo, come arrivare nelle migliori condizioni per riuscire anche ad agevolare i nostri compagni di squadra. Proverò a difendermi senza strafare e se poi nei prossimi giorni ci scappasse un giorno di gloria personale, sarei altrettanto felice.

L’obiettivo è un altro, insomma…

Sono qui per trovare il miglior feeling possibile per affrontare le prossime settimane e non vedo l’ora che venga quella fra la Tirreno e la Sanremo per potermi riposare un po’. Il giorno in cui avrò messo il mio ping, se arriverà il risultato, sarò molto felice. Se invece non dovesse, vuol dire che qualcuno è stato più forte di me.

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026

Maestri e un viaggio nel talento di Belletta, ancora da svezzare

05.03.2026
6 min
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Mirco Maestri sta contando i giorni che mancano alla Milano-Sanremo come un innamorato sfoglia i petali delle margherite. In mezzo ci sarà la Tirreno-Adriatico, che scatterà da Camaiore lunedì 9 marzo: «La più difficile delle corse a tappe che abbia mai fatto», così la descrive il corridore della Polti VisitMalta. Si tratta di lavorare sodo, recuperare bene, correre mettendocela tutta e ripetere. Così fino al Giro d’Italia, poi si tira il fiato e sarà il tempo di bilanci. Maestri è uno dei più esperti all’interno del team di Ivan Basso, i diesse e lo staff ne riconoscono il valore e i giovani lo seguono

«La squadra gira bene – racconta Mirco Maestri da casa – abbiamo raccolto qualche buon risultato. Ogni anno è peggio, la caccia ai punti è spietata e non si può sbagliare nulla. Si deve partire con la mentalità giusta, vincere o almeno andarci vicino è l’obiettivo in ogni gara. Però sono contento, siamo riusciti a ingranare bene. I giovani si sono subito ambientati e anche i più esperti stanno dando il loro contributo. Di solito mi piace essere autocritico, ma se il buongiorno si vede dal mattino…».

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, Giro di Sardegna 2026
Mirco Maestri dopo le fatiche, utili, del Giro di Sardegna prepara Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo
Mirco Maestri, Polti VisitMalta, Giro di Sardegna 2026
Mirco Maestri dopo le fatiche, utili, del Giro di Sardegna prepara Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo

Rifinitura

La settimana di Maestri trascorre tra il recupero post Giro di Sardegna e la preparazione alla Tirreno-Adriatico. Solita routine, ci dice, con allenamenti di qualità e non di quantità. Dietro moto e intensità alta, con il mirino puntato sulla Corsa dei Due Mari. 

«Aver fatto una corsa a tappe di cinque giorni già a inizio stagione – ci dice Maestri – vuol dire aver messo nelle gambe un bel blocco di lavoro. Ora si tratta di mantenere alta la condizione. Adesso si chiama supercompensazione, quando ho iniziato ad andare in bici si diceva “tenere allenata la gamba”. Non cambia il succo del discorso, voglio arrivare pronto alla Tirreno e poi alla Sanremo. Sono due gare che amo molto, mi piacerebbe ritagliarmi il mio spazio».

«L’anno scorso a Trasacco – ricorda – sono andato davvero vicino alla vittoria. Peccato perché arrivo sempre al 99 per cento, manca sempre quell’uno. Dicono che provandoci e riprovandoci prima o poi arrivi, ma le stagioni passano (ride, ndr)».

Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, stagione 2026
Dario Igor Belletta arriva dall’esperienza al devo team Visma e l’anno in Solme Olmo ed è uno dei volti nuovi delle Polti Visit Malta
Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, stagione 2026
Dario Igor Belletta arriva dall’esperienza al devo team Visma e l’anno in Solme Olmo ed è uno dei volti nuovi delle Polti Visit Malta
A proposito di giovani, durante una delle prime interviste della stagione Giovanni Ellena ha detto di aver visto in Dario Igor Belletta qualcosa di speciale…

Ha dei numeri pazzeschi e non intendo in termini di watt o di watt per chilo, ma in un senso generale, come si muove in gruppo e il modo in cui corre. Nella prima gara si è fatto trovare subito pronto. Si deve fidare di più di noi, arriva da un contesto diverso, da un devo team e ora è in una professional. Qui siamo una famiglia, c’è un gruppo affiatato che è anche la nostra forza. 

Sono passati pochi mesi, si deve ancora ambientare?

Sicuramente e, da questo punto di vista, spetta a noi farlo entrare ancora di più nei meccanismi, dobbiamo essere un esempio. Quando sono passato professionista il mio primo “vecchio” è stato Sonny (Colbrelli, ndr), da lui ho imparato tantissimo. Mi ha insegnato come si corre e cosa vuol dire fare questo lavoro. Ora tocca a me con i giovani, è un ruolo che mi piace parecchio. 

Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli, dimostrando di saperci fare in certe situazioni di gara
Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli, dimostrando di saperci fare in certe situazioni di gara
Da cosa dici che Belletta è sul pezzo?

Il modo in cui si muove in gara. Abbiamo anche Dario Giuliano, francese classe 2005, pure lui è uno che sa cosa fare. Li vedi che limano, corrono nelle prime posizioni del gruppo, si mettono a disposizione. 

Si vede che un ragazzo come Belletta è cresciuto in un devo team?

Sì, gli hanno insegnato tanto dal punto di vista tattico. A Valencia, nella prima gara, ci sono stati dei ventagli e lui era tra i primi. Questo vuol dire avere gambe, ma anche testa. Si vede che non dorme. Si capisce che arriva da una squadra dove si pretendevano già certe cose.

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026
Mirco Maestri è una figura di grande importanza all’interno del team di Basso, un anello di congiunzione tra giovani, corridori esperti e staff
Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026
Mirco Maestri è una figura di grande importanza all’interno del team di Basso, un anello di congiunzione tra giovani, corridori esperti e staff
E’ più avanti di altri…

Era abituato a certe dinamiche: preparatore, nutrizionista, cuoco. Quando parliamo di ciclismo e allenamento vedi che ne sa. Forse si potrebbe dire che è quasi esagerato.

In che senso?

Non lui, ma l’approccio che hanno i devo team. Ti insegnano tanto ma poi ognuno ci deve mettere del suo, altrimenti c’è il rischio di vedere tanti piccoli robot. A mio avviso entrare da giovane in certi meccanismi alza il rischio di sentirsi soli. Invece nel ciclismo il fattore squadra conta tanto, soprattutto a 18 o 19 anni. 

Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, Trofeo Laigueglia 2026
Al momento il calendario di Belletta è proporzionato alla sua condizione e preparazione, qui in azione al Trofeo Laigueglia corso ieri
Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, Trofeo Laigueglia 2026
Al momento il calendario di Belletta è proporzionato alla sua condizione e preparazione, qui in azione al Trofeo Laigueglia corso ieri
Esistono anche i caratteri.

Vero, però se già da giovane ti abitui a vedere i tuoi compagni di squadra in ritiro e poi quando corri è difficile creare la giusta alchimia. Questo in Belletta, ma anche in altri ragazzi passati dai devo team, lo vedo, devono imparare a fidarsi. E’ giusto che un devo team ragioni in un certo modo, ma si deve anche capire cosa e quanto prendere. 

Ad esempio?

Vanno bene i dati, il nutrizionista, il preparatore, il cuoco, ma non devi farti inghiottire da questo mondo. Anche lasciare giù il telefono e non concentrarsi sempre sulla bici e l’analisi dei numeri è importante. Il rischio è di entrare in un confronto diretto e costante, dove si mette in dubbio quello che si sta facendo. Per questo per i giovani è sempre più importante avere un sostegno psicologico, noi compagni possiamo dare una mano ma non sempre basta. 

Quanto pensi che Belletta sia più avanti rispetto ai suoi coetanei?

Tanto, ma non dobbiamo farci ingannare. E’ giusto che faccia ancora esperienze intermedie, come fatto fino ad adesso. Magari poi farà comunque esperienze in corse importanti, ma sempre con i giusti passi e compiti.

Giro d'Italia 2024, Roma, Tadej Pogacar, Vincenzo Nibali

Non solo con la forza: uno spunto di Nibali per Tadej

01.01.2026
3 min
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Un discorso nato proseguendo con Nibali il ragionamento sui quattro nuovi direttori sportivi che arriveranno in gruppo. In particolare, parlando di De Marchi, del suo modo di correre e del fatto che pochi oggi attacchino come faceva lui, il siciliano aveva usato un grande pragmatismo.

«Il gruppo – aveva detto Nibali – adesso ha un livello altissimo e poi ci sono quelli fuori misura. Una volta facevamo i 42 di media, oggi fai 47. Cinque chilometri di differenza che non sono legati solo alla preparazione, ma anche al pacchetto gara. Alla bici, il manubrio, la sella, il reggisella, le ruote, le scarpe, il calzino, il pantaloncino. E’ tutto più performante. E per attaccare quando si va a 45 di media, serve andare a 50 all’ora. Si alza l’asticella e devi tenere la velocità per più tempo, perché il gruppo non lascia andare. Ecco perché oggi è diventato più difficile andare in fuga e tanti rinunciano».

Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Anche perché un conto è partire a 45 all’ora, altro quando si va a 50: fai lo scatto e poi ti pianti…

L’eccezione è Pogacar, che ha un’esplosività notevole, poi si mette al suo ritmo, mandando tutti in acido. E quando sei in acido, per recuperare ci metti un sacco di tempo. Prima che riesci a smaltire l’acido, le gambe vanno in crisi e ci sta che la recuperi anche una settimana dopo. Quando corri contro Tadej, il problema principale è questo.

Forse il suo limite, se di limite si può parlare, è che pensa di poter gestire tutto con la forza. Vedi la Sanremo: prova a staccare tutti in salita, senza pensare di poterla vincere come fece Nibali in discesa…

E’ quello che dico io, perché lui è abituato a staccarli di forza. Qualsiasi gara la vince di forza, non tatticamente. Attacca perché è più forte, mentre chi è che vince con astuzia e tattica? Van der Poel. Mathieu ha vinto l’ultima Milano-Sanremo con la tattica, un concetto differente. E’ forte però allo stesso tempo ha una tattica.

Come è andata alla Sanremo?

Quando Pogacar ha attaccato e Van der Poel l’ha tenuto nel mirino, ho detto subito che se Tadej non fosse stato attento, l’altro sarebbe ripartito e lo avrebbe lasciato lì. Ebbene, un secondo dopo è successo proprio questo e per poco non lo stacca davvero. Poi in cima si sono guardati, però Tadej ha capito che l’altro ne aveva per lasciarlo là e quasi c’è rimasto. Secondo me, ha perso la Sanremo proprio in quel momento.

Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Però l’altro capolavoro Van der Poel lo ha fatto in volata, gestita come fa chi sa in che modo si gestiscono certe situazioni.

In una Milano-Sanremo il velocista è sempre più forte. Anche se ci sono da fare 300 chilometri, non c’è tanta differenza. E’ diverso se ne hai fatti 270 ma con 5.000 metri di livello, perché allora i valori si livellano e allora la volata magari la vinci.

E comunque Pogacar ci riproverà di certo.

Ha fatto il disegno di quello che vuole provare a vincere. Ci ha messo lo Svizzera, il Romandia, ha messo la Roubaix e la Milano-Sanremo. Quelle che gli mancano. E non farà il Giro d’Italia perché ha da fare tutte queste altre gare. E correrà ancora al suo modo, provando a staccarli tutti.

La Sanremo “spezzettata” di Ganna, ora in rotta sul Fiandre

01.04.2025
5 min
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Ganna che risponde ai primi scatti. Poi Ganna che si siede, li vede andare, ma non li perde di vista. Ganna che ritrova il battito e il passo. Ganna che fa la discesa del Poggio come un missile (foto di apertura). E ancora Ganna che nel tratto dell’Aurelia va più veloce di Van der Poel e Pogacar. Ganna secondo a Sanremo, dopo il secondo alla Tirreno.

Cioni racconta e intanto la stagione ha visto Pippo sul podio di Harelbeke e lo vedrà domenica inaspettatamente al Fiandre e la settimana successiva alla Roubaix. Quanto è stato bravo Ganna a gestirsi alla Sanremo e quando quel tipo di esercizio, che ha avuto solide basi nella profonda convinzione di poterlo fare, tornerà utile nelle prossime gare?

«E’ stato bravo a non mollare – dice Cioni – anche perché l’hanno portato abbastanza al limite. La Cipressa l’hanno fatta forte, non tutti allo stesso livello, però non sono andati a passeggio, finché Pogacar è partito secco. Avevamo ragionato di tenere duro per 5 minuti sul Poggio, ma visto l’attacco sulla Cipressa, i minuti sono diventati 9».

Lo scatto di Pogacar sulla Cipressa è stato il più duro da contrastare, ma in cima Ganna era in scia
Lo scatto di Pogacar sulla Cipressa è stato il più duro da contrastare, ma in cima Ganna era in scia
Dov’è che l’hanno messo più a dura prova, guardando il file della gara?

Probabilmente sul Poggio, perché hanno iniziato da sotto e sono andati forte. Anche il primo attacco, su cui fra l’altro ha chiuso Pippo, non è stato indifferente.

Ti aspettavi di trovarlo così forte?

La speranza è che questo sia il suo livello. Alla fine è un cammino di maturazione e penso che stiamo vedendo il miglior Ganna in assoluto. Un po’ più pesante del 2020, ma più asciutto. Il peso giusto per il periodo.

L’impressione è che lui sapesse esattamente quello che doveva fare per arrivare in volata con gli altri.

Secondo me era cosciente che il pericolo più grosso era rispondere scatto su scatto e quindi ha fatto la sua gara. Sappiamo anche che ha fatto la discesa del Poggio più veloce degli altri. Sicuramente è stato il più veloce anche dal fondo del Poggio fino al momento in cui è rientrato. Se avesse risposto agli scatti, probabilmente sarebbe esploso. Ha giocato le sue carte. Lo scatto più forte l’ha fatto sull’accelerazione più potente di Pogacar sulla Cipressa.

Alla partenza, Ganna sapeva esattamente cosa fare, con il percorso suddiviso in traguardi parziali
Alla partenza, Ganna sapeva esattamente cosa fare, con il percorso suddiviso in traguardi parziali
Poi li ha lasciati sfogare…

Esatto, non ha più risposto. Quando gli altri due scattavano, lui si staccava e veniva su al suo passo cercando di avvicinarsi al suo limite. Deve essere così per sperare di vincere, per questo aveva dei mini traguardi, che potevano essere l’approccio alla Cipressa, scollinare la Cipressa, scollinare il Poggio e poi l’ultimo chilometro. A un certo punto si è disinteressato di quello che stavano facendo gli altri due.

Ma non li ha mai persi di vista.

Nel non rispondere allo scatto c’è anche la consapevolezza di poter saltare e perdere molto terreno. Invece li ha lasciati fare, sapendo che se li avesse ripresi, avrebbe giocato la sua chance.

Ad esempio venerdì sul Qwaremont ha provato a rispondere, ma forse non poteva fare altrimenti per non perdere contatto, no?

Alla Sanremo invece c’era ancora la discesa e poi comunque il podio era assicurato. Magari sarebbe stato diverso se ci fosse stato un gruppetto più corposo. E poi conosceva benissimo il percorso, anche se il finale della Sanremo ormai lo sanno tutti a memoria, tra chi abita lì vicino e chi va per allenarsi. Il discorso è che lui da solo è riuscito a recuperare anche nella discesa, una cosa che per tutti era impossibile. Invece lo ha fatto e poi è rientrato, quindi la sua gestione era proprio volta ad arrivare.

Prima di Sanremo, secondo anche alla Tirreno grazie alla difesa di Frontignano, tenendo duro in salita
Prima di Sanremo, secondo anche alla Tirreno grazie alla difesa di Frontignano, tenendo duro in salita
Vuole anche dire che ha scollinato ancora lucido, altrimenti non avrebbe fatto quella discesa.

Questo forse l’ha imparato dal mondiale a cronometro, dove ha scollinato a tutta, però poi ha perso in discesa. A Sanremo sapeva di dover fare la discesa al massimo, ma anche che non avrebbe chiuso appena fosse finita. Per questo finita la discesa, ha fatto dei watt molto alti, probabilmente il finale è stato il settore in cui è andato più forte in assoluto. Non l’hanno aspettato, ha veramente spinto ancora e questo vuole dire che in cima al Poggio non c’è arrivato totalmente al gancio.

C’è differenza dal punto di vista del suo impegno tra questo secondo posto e quello di due anni fa?

Questo è un secondo posto nella Sanremo più bella degli ultimi anni, quindi è un secondo posto più consapevole, figlio anche di qualche aspettativa importante. L’altra volta quasi è venuto, questo è stato cercato. Si era partiti per far risultato e lo avevamo dichiarato.

Come mai il cambio di programma e la scelta del Fiandre?

Alla fine i programmi devono essere sempre un po’ flessibili. La condizione che ha non richiede che debba spingere più di tanto e fare dei blocchi particolari per migliorare. Avrebbe saltato il Fiandre per spezzare il programma, semplicemente abbiamo deciso di spezzarlo diversamente. Al momento è a casa perché domani si laurea sua sorella.

Sull’Oude Kwaremont, il passo migliore per non perdere di vista Van der Poel e Pedersen
Sull’Oude Kwaremont, il passo migliore per non perdere di vista Van der Poel e Pedersen
Fiandre e Roubaix sono diverse, saranno affrontate con obiettivi diversi?

Il Fiandre è un’aggiunta, l’obiettivo resta comunque la Roubaix. E’ chiaro se uno arriva bene al Fiandre, non ci sputa sopra. Però a livello di attitudine e percorso, sicuramente la Roubaix è più adatta. Va con delle aspettative, mentre al Fiandre vai sapendo di avere un’ottima condizione e vediamo cosa si può combinare. Poi resterà su. L’altro giorno non è riuscito a fare la ricognizione sul percorso della Roubaix e per questo lo farà la prossima settimana. La Roubaix è il grande obiettivo di aprile.