Mondiali ed europei a ranghi ristretti, ma Amadori ha le idee chiare

01.09.2025
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Il Tour de l’Avenir ha lasciato negli occhi del cittì della nazionale under 23, Marino Amadori, la certezza di aver tra le mani un futuro campione. Ma la corsa a tappe francese non ha solo mostrato le qualità di Lorenzo Finn, le risposte di tutti i ragazzi chiamati in causa sono state più che soddisfacenti. Così, una volta richiuse le valige e tornato a casa, il tecnico della nazionale si prepara per i prossimi impegni con le idee chiare (in apertura foto Philippe Predier/DirectVelo). 

«Lorenzo (Finn, ndr) ha fatto una bellissima corsa – racconta da casa Marino Amadori – era lì con i migliori e ci siamo giocati il podio fino all’ultimo momento. Le ultime tre tappe sono state divertenti, ma si è trattato di un Tour de l’Avenir complicato. La Francia ha corso all’attacco, anche quando la maglia gialla era sulle loro spalle. Sapevamo che i nomi da “bollino rosso” erano quattro: Seixas, Nordhagen, Widar e Torres. Tutti questi, a parte Widar, sono già nel WorldTour. Essere così vicini e riuscire a mettere dietro lo spagnolo (Torres, ndr) è stata un’ottima cosa per il nostro Finn».

Lorenzo Finn ha corso un grande Tour de l’Avenir e ha messo il suo nome tra i favoriti per i mondiali in Ruanda (foto Aurélien Regnoult/DirectVelo)
Lorenzo Finn ha corso un grande Tour de l’Avenir e ha messo il suo nome tra i favoriti per i mondiali in Ruanda (foto Aurélien Regnoult/DirectVelo)
Ci presentiamo ai mondiali e agli europei con una pedina importante…

Con una squadra importante, perché l’Avenir ha dimostrato questo. Siamo forti, e rispetto agli scorsi anni avevamo un nome concreto per la classifica generale. Però tutti gli atleti sono stati bravi, a partire da Turconi che è stato capace di inserirsi nella fuga dei diciannove atleti che ha caratterizzato la seconda tappa. Mattio e Donati hanno svolto un lavoro eccezionale, così come Borgo. Gualdi, invece, è stato bravo a risalire la classifica e arrivare nei primi 20. 

E’ mancata la vittoria di tappa?

Quando si corre con il mirino puntato alla classifica generale è difficile concentrarsi anche sulle vittorie di tappa. Nelle edizioni passate non arrivavamo con un corridore da podio, il nome di Lorenzo Finn faceva paura a molti. La Francia ci ha corso contro dal primo giorno, hanno tentato di metterlo in difficoltà in tutte le maniere. Essere arrivati a sette secondi dalla medaglia d’argento è un risultato notevole

Simone Gualdi e Lorenzo Finn saranno gli unici due a correre sia mondiali che europei (foto Aurélien Regnoult/DirectVelo)
In Ruanda sarà davvero una sfida a due con Widar?

Non saprei, perché le incognite per quella gara sono molte. Inoltre ci sono tanti altri corridori da attenzionare: Mateo Ramirez, Pavel Novak, Omrzel e soprattutto Jarno Widar. A Kigali arriveremo con una squadra ridotta, con quattro atleti. Visto che occupiamo la prima posizione nel ranking under 23 ne avremmo potuti schierare sei di ragazzi, ma la Federazione ha dovuto fare delle scelte legittime (l’Italia si presenterà a ranghi completi solamente nelle prove elite, ndr). 

Quattro nomi soltanto, scelte facili o difficili?

Facili, a essere onesti. Perché qualche corridore non mi ha dimostrato una solidità tale da poter pensare di schierarlo al mondiale. Sull’aereo per il Ruanda saliranno: Lorenzo Finn, Simone Gualdi, Alessandro Borgo e Pietro Mattio. I primi due sono le migliori pedine a disposizione per una gara come il mondiale, Mattio è una certezza e Borgo ha fatto vedere di essere forte anche in salita. 

Una trasferta impegnativa, non solo per la durezza del percorso…

Per tanti aspetti: il viaggio, i vaccini (non obbligatori ma consigliati, ndr), il fatto che si corre a quote elevate. L’obiettivo principale sarà di arrivare al giorno della gara, il 26 settembre. Partiremo il 18 settembre, perché Finn e Borgo faranno anche la cronometro, decisione presa insieme a Villa. 

All’europeo, invece, ci presenteremo con la squadra al completo?

No. La decisione, presa in accordo con la Federazione è di correre in quattro anche l’europeo in Francia. Anche perché il percorso sarà ancora più duro del mondiale, con una salita vera di sette chilometri da ripetere tre volte. Verrà fuori una gara individuale, se fatta a certi ritmi. Le uniche due certezze saranno Lorenzo Finn e Simone Gualdi, gli altri due nomi li capiremo strada facendo con le gare di settembre (Giro del Friuli, Pantani e Matteotti, ndr). 

Davide Donati, Italia, Tour de l’Avenir 2025 (foto Aurélien Regnoult/DirectVelo)
Davide Donati, Italia, Tour de l’Avenir 2025 (foto Aurélien Regnoult/DirectVelo)
Si correrà una settimana dopo Kigali, tempi stretti…

Strettissimi. Anche qui ci sarà da capire come rientreranno i nostri dal viaggio in Ruanda. Il ritorno è previsto per il 29 di settembre, quattro giorni prima dell’europeo. La cronometro non sarà un problema perché porteremo nomi diversi da quelli che correranno su strada, visto che si tratta di un percorso per specialisti pensavo a Davide Donati e Nicolas Milesi. Ma ci sarà modo di capire.

Vince, sbaglia, impara: Seixas saluta gli under 23

31.08.2025
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Diversi modi di avere 18 anni. Quello di Lorenzo Finn, che dal Tour de l’Avenir fa rotta sui mondiali del Rwanda per under 23. Quello di Paul Seixas, che l’Avenir l’ha vinto e in Africa correrà con i professionisti (in apertura un’immagine decathlonag2rlamondiale). Entrambi iridati a Zurigo nel 2024: l’azzurro su strada, il francese nella crono. Il fatto che Seixas non possa essere schierato nella squadra dei più giovani per le regole UCI, avendo già corso nel WorldTour, c’entra fino a un certo punto. Diversi modi di avere 18 anni e di crescere, senza sapere quale sia la ricetta migliore.

Seixas ne compirà 19 il 24 settembre (Finn dovrà aspettare il 19 dicembre). Lo vedi che è giovane, eppure in quelle sopracciglia folte e lo sguardo sempre fisso vedi un’età probabilmente superiore a quella effettiva. Chi lo ha vissuto da vicino al Tour de l’Avenir ha colto anche la voglia di godersi i 18 anni e di cadere in errori che presto non saranno più perdonati. «Mi è piaciuto correre senza radio – ha detto – non è un’opportunità che mi capita spesso tra i professionisti. Ho commesso piccoli errori, succede anche questo, fa parte del processo di apprendimento».

Il Tour de l’Avenir è stato vinto da Isabella Holmgren fra le donne e Seixas fra gli uomini (foto @jolypics / @lewiscatel)
Il Tour de l’Avenir è stato vinto da Isabella Holmgren fra le donne e Seixas fra gli uomini (foto @jolypics / @lewiscatel)

Avenir, tutto da perdere

Nel piccolo Tour aveva soltanto da perdere e lo sapeva bene. Non più ragazzino da scoprire, non ancora professionista fatto e finito. Tra i grandi era arrivato a febbraio senza pressioni, correndo il UAE Tour, il Tour of the Alps e il Delfinato (cercando di non strafare), dove ogni lampo di talento era stato ritenuto messianico e prodigioso. Al Tour de l’Avenir Seixas non poteva che vincere.

«Si è messo in una situazione difficile – ha raccontato a L’Equipe il tecnico francese Francois Trarieux – presentandosi a una gara U23 in condizioni diverse da quelle del Delfinato. Sapeva benissimo che tutti lo avrebbero aspettato. Gli ho detto che aveva vinto molto e con facilità da più giovane perché era di una categoria superiore. Questa volta invece si trovava contro corridori pronti, che volevano battere Paul Seixas. E anche questo lo ha messo in difficoltà».

Il Tour of the Alps aveva iniziato a mettere in mostra Seixas anche tra i pro’
Il Tour of the Alps aveva iniziato a mettere in mostra Seixas anche tra i pro’

I dubbi e le domande

Widar lo ha staccato per due volte, in entrambi i casi per appena cinque secondi che a Seixas sono sembrati come schiaffi in faccia davanti ai suoi amici. Prima a Tignes 2100 e poi l’indomani a La Rosiere, con Finn che in entrambi i casi si è piazzato a otto secondi dal vincitore, alle spalle del francese. Per vincere il Tour de l’Avenir gli è servita la crono finale, quando i secondi mollati a Widar sono stati 32 con buona pace del giovane talento belga.

«E’ ancora più bello vincere così – ha detto Seixas subito dopo – questo è lo sport. Sono stato nel vivo dell’azione, abbiamo avuto giornate combattute. Ho dovuto lottare sino alla fine, attraversando momenti difficili nella mia testa. Mi sono chiesto se davvero avessi quel che serviva per vincere. Anche prima che l’Avenir partisse, mi chiedevo se avessi fatto bene a venire, dati i miei valori in allenamento. La chiave è stata la resilienza. Le risorse mentali che ho dovuto raccogliere, i momenti di dubbio, le difficoltà. Ho dovuto accettare lo status di favorito senza essere al massimo».

Il francese Maxime Decomble ha guidato l’Avenir dalla seconda tappa all’ultima crono (foto @jolypics)
Il francese Maxime Decomble ha guidato l’Avenir dalla seconda tappa all’ultima crono (foto @jolypics)

Tignes, una lezione preziosa

C’è maturità nelle sue parole, tanta capacità di analisi. Al tempo stesso, Seixas ha dovuto capire che cosa si richieda a un leader. In testa all’Avenir è stato dal secondo all’ultimo giorno il compagno Decomble: toccava ad altri attaccarlo, invece a Tignes fra i primi a muoversi c’è stato Seixas. Al punto che l’indomani dalla squadra francese sono permeate le voci di un lungo debriefing per chiarire.

«Volevamo che la squadra restasse attorno al nostro leader – ha spiegato ancora Trarieux – ma c’è stata impazienza. Seixas deve padroneggiare la voglia di vincere e l’ha capito perché ne abbiamo parlato a lungo. Nella tappa finale, Decomble ha dovuto accettare di cedere a lui la maglia: è stato un importante atto collettivo. Si è fidato di lui e questo è fantastico. Paul non è un corridore completamente formato, ha bisogno di tempo e una tappa come quella di Tignes la ricorderà a lungo. Voleva staccare Widar, ma non era il più forte. Negli anni scorsi è sempre stato fisicamente superiore, ora si rende conto che più diventa grande, più i livelli si avvicineranno».

La cronoscalata a La Rosiere ha permesso a Seixas di conquistare la testa della classifica (foto Tour de l’Avenir)
La cronoscalata a La Rosiere ha permesso a Seixas di conquistare la testa della classifica (foto Tour de l’Avenir)

In Rwanda con i pro’

Tignes sarà la base di lavoro della nazionale francese U23 in vista dei mondiali di Kigali, ma laggiù Seixas non sarà con loro. Per il regolamento e anche per la chiara intenzione del cittì Voeckler che ha scelto di inserire Paul nella squadra dei pro’.

«Per me è un corridore selezionabile – ha dichiarato a L’Equipe l’ex corridore di Schiltigheim, 46 anni – non mi interessa la sua età. La decisione è di fare ciò che è meglio per lui e per gli interessi della squadra francese, senza necessariamente pensare a breve termine. Il mio compito è anche quello di lavorare di concerto con le persone che lo circondano».

Seixas ha conquistato il primato nella cronoscalata finale, vinta con 28″ su Nordhagen (foto @jolypics)
Seixas ha conquistato il primato nella cronoscalata finale, vinta con 28″ su Nordhagen (foto @jolypics)

Il Tour de l’Avenir potrebbe essere stata l’ultima corsa di Seixas fra gli under 23, mentre il mondo dei grandi lo aspetta a braccia aperte. E’ stato utile per prendere le misure e per sostenere la responsabilità di leader, mentre d’ora in avanti per lui inizierà la routine del professionismo. Dopo il mondiale infatti e anche a causa del mondiale, il suo programma sarebbe stato già cambiato. Si parla già infatti di campionati europei e Giro di Lombardia.

Finn e il primo Avenir: «Ho dimostrato di poter stare con i migliori»

31.08.2025
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Tre secondi hanno diviso Lorenzo Mark Finn dal podio finale del Tour de l’Avenir, vinto da Paul Seixas davanti a Jarno Widar e Jorgen Nordhagen. E’ facile pensare di avere davanti i campioni che potranno regalarci le sfide del futuro, al momento ce li godiamo consapevoli che siano in punti diversi della loro crescita e maturazione. Finn aveva tenuto l’Italia sul podio fino alla mattina dell’ultimo giorno di questo Tour de l’Avenir. Infatti nella semitappa corsa venerdì mattina gli uomini di classifica non sono riusciti a fare la differenza (in apertura foto Tour de l’Avenir). 

Podio Tour de l’Avenir 2025, Paul Seixas, Jarno Widar, Jorgen Nordhagen (foto Tour de l’Avenir)
Podio Tour de l’Avenir 2025: Paul Seixas, Jarno Widar, Jorgen Nordhagen (foto Tour de l’Avenir)

50 metri

E’ servita una prestazione monstre del talentino francese Paul Seixas nel pomeriggio per creare un gap importante. L’unico a percorrere i 10,6 chilometri che da Montvalezan portavano a La Rosiere con una velocità media superiore ai 25 chilometri orari. La voce del nostro Lorenzo Finn non fa trasparire delusione, è solida come le sue gambe. 

«La giornata finale di venerdì – racconta al telefono – con le due semitappe, è stata tosta. Al mattino la frazione era corta (solamente 41,6 chilometri, ndr) ma l’abbiamo fatta a fuoco. La cronoscalata del pomeriggio, invece, era parecchio lunga. Vero che il podio è sfumato per pochissimo, però sono contento della mia settimana. Alla fine ho concluso a soli tre secondi da Nordhagen e sette secondi da Jarno Widar. Vuol dire che il livello è buono, posso essere lì».

Già dal prologo iniziale avevi mostrato di stare molto bene…

Era, probabilmente, la mia migliore chance per vincere una tappa perché sapevo che su una prova così corta, e in salita, avrei potuto fare bene. Peccato essere arrivato dietro Seixas per così poco (il distacco è risultato di 7 centesimi, ndr). Nei giorni di ritiro in altura mi sentivo bene, ho sofferto un po’ il ritmo gara delle prime due o tre tappe ma poi sono stato sempre meglio. 

Sei arrivato pronto per la tappa regina, la quinta, dove però non sono emersi distacchi importanti…

Siamo rimasti tutti insieme noi favoriti: Seixas, Widar, Nordhagen e Ramirez. Non mi sarei mai aspettato che saremmo rimasti così attaccati. Nessuno è riuscito a fare la differenza nelle tappe in linea e questo fa capire che il livello era veramente alto. La quinta tappa prevedeva tre salite e 4.000 metri di dislivello, era veramente dura. 

Lorenzo Fin aveva fatto vedere un’ottima condizione già nel prologo iniziale nel quale era arrivato secondo (foto Tour de l’Avenir)
Lorenzo Fin aveva fatto vedere un’ottima condizione già nel prologo iniziale nel quale era arrivato secondo (foto Tour de l’Avenir)
Si sta creando un po’ il gruppo dei corridori del futuro per le corse a tappe?

Questo vedremo, non lo possiamo ancora dira. Seixas ha già fatto vedere che può arrivare nei primi dieci al Delfinato, se lui non ci riesce a staccare facilmente vuol dire che potremmo aggregarci tra qualche anno. Però non si può dire così, senza una controprova. 

Hai ritrovato Seixas dopo un anno nel WorldTour…

Vero, non correvamo uno contro l’altro dal mondiale di Zurigo. Il suo stile di correre non è cambiato molto, va sempre forte in salita, ma più o meno come lo scorso anno. Siamo migliorati entrambi rimanendo vicini nelle prestazioni. E’ riuscito a fare la differenza nella cronoscalata finale, e gli vanno fatti i complimenti. Io ho seguito i valori che la squadra mi aveva prefissato e di questo sono molto contento. Magari un po’ stanco dalla tappa del mattino ma non ho sottoperformato. 

I migliori si sono dati battaglia in salita ma nessuno è riuscito a fare la differenza nelle tappe in linea (foto Tour de l’Avenir)
I migliori si sono dati battaglia in salita ma nessuno è riuscito a fare la differenza nelle tappe in linea (foto Tour de l’Avenir)
Degli altri contendenti alla vittoria finale cosa hai visto?

Widar lo avevo già incontrato al Giro Next Gen e in altre gare, so che ha una “sparata” negli ultimi 500 metri che gli permette di fare la differenza. Ha vinto due tappe in questo modo, quindi ha rispettato le sue caratteristiche. Probabilmente mancava un arrivo in salita più selettivo o una frazione finale impegnativa e non due semitappe. 

Questo era il tuo secondo giro a tappe di una settimana, hai visto qualche miglioramento?

Nelle ultime tappe mi sono sentito molto meglio rispetto al Giro Next Gen, dove nelle frazioni conclusive ho accusato un po’ di fatica. Per questo dico che sono contento della mia prova qui all’Avenir. Alla fine è il mio primo anno da under 23 e queste due corse a tappe saranno un obiettivo anche nel 2026. 

Finn ha fatto molti progressi in questo primo anno da under 23 per quanto riguarda le corse a tappe (foto Tour de l’Avenir)
Finn ha fatto molti progressi in questo primo anno da under 23 per quanto riguarda le corse a tappe (foto Tour de l’Avenir)
Ora si conclude la stagione con mondiali ed europei?

Prima correrò al Memorial Pantani e al Matteotti, poi volerò in Rwanda. Però sì, mondiali ed europei saranno gli obiettivi di fine anno. Visto che Seixas, Nordhagen e Torres non ci saranno (l’UCI ha vietato ai corridori under 23 che già corrono tra i professionisti di partecipare a mondiali ed europei di categoria, ndr) direi che il grande rivale sarà Widar.

Amadori: «All’Avenir non vogliamo stare dietro a nessuno»

11.08.2025
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La prima notizia è che Marino Amadori si trova a casa e che sia costretto a preparare il Tour de l’Avenir affidandosi al lavoro svolti da propri ragazzi, i quali si sono dispersi per le diverse alture italiane. Lorenzo Finn si trova a Tignes, mentre Simone Gualdi e Alessandro Borgo sono a Livigno. Invece gli altri tre nomi selezionati per l’Avenir: Davide Donati, Filippo Turconi (in apertura al Giro Next Gen insieme a Finn, photors.it), avrà modo di vederli in corsa tra Poggiana e Capodarco. Mentre Pietro Mattio sarà impegnato con la Visma al PostNord Tour of Denmark.

«Preparare l’Avenir e avere i ragazzi lontani – dice Amadori – non mi darà modo di vedere come stanno giorno dopo giorno. Ho comunque massima fiducia nei loro confronti e nelle squadre che li supportano. La formazione l’ho comunicata un mese fa, ci vedremo il 21 agosto e partiremo tutti insieme. Avremo comunque modo di confrontarci e di parlare di tattiche. Faremo un piano d’azione che comprenderà tutte le possibili varianti».

Alessandro Borgo, qui insieme ad Amadori dopo aver vinto il tricolore U23, sarà uno dei protagonisti all’Avenir
Alessandro Borgo, qui insieme ad Amadori dopo aver vinto il tricolore U23, sarà uno dei protagonisti all’Avenir

Tanti impegni

Lontano dagli allenamenti il cittì della nazionale under 23 ha avuto modo di studiare il percorso e gli avversari. Sarà un Tour de l’Avenir impegnativo, sia per le tappe che per gli avversari che si presenteranno in Francia il prossimo 23 agosto. 

«C’è massima fiducia nei nostri mezzi e nei ragazzi – dice Amadori – penso di aver messo insieme una buona squadra. Dispiace per alcuni atleti che sono rimasti fuori come Agostinacchio, Sambinello, Zamperini, Savino. Però tra Avenir, mondiale ed europei ci sarà spazio per tutti».

Pietro Mattio è ormai uno dei pilastri della nazionale di Marino Amadori (foto Tour Avenir)
Pietro Mattio è ormai uno dei pilastri della nazionale di Marino Amadori (foto Tour Avenir)
Andiamo con ordine e pensiamo alla corsa a tappe francese?

Certo, un passo alla volta. In gara troveremo un livello altissimo, come gli altri anni. I nomi di spicco non mancheranno, il primo che mi viene in mente è quello di Paul Seixas. Il transalpino, passato direttamente dalla categoria juniores al WorldTour, ha già raccolto una top 10 al Delfinato e altri piazzamenti importanti. Sicuramente verrà con l’obiettivo di vincere, non possono di certo nascondersi. 

I contendenti che arrivano dal WorldTour non mancheranno…

Avremo anche Jorgen Nordhagen e Pablo Torres. Senza dimenticare Jarno Widar, il quale anche se è ancora nel devo team della Lotto ha già dimostrato di essere uno dei favoriti. 

Davide Donati ha ottenuto la sua prima vittoria in maglia Red Bull-BORA-hasgrohe al Tour de Wallonie con i pro’
Davide Donati ha ottenuto la sua prima vittoria in maglia Red Bull-BORA-hasgrohe al Tour de Wallonie con i pro’
I nostri?

Non ci nascondiamo, arriviamo con una formazione forte. Alla fine si scontreranno con i pari età e anche i nostri ragazzi hanno fatto gare di un certo livello. Vedremo dove ci metteranno e dove riusciremo a metterci noi. 

Partiamo con gli scalatori, ne avremo tre: Finn, Gualdi e Turconi…

Sono tre atleti che in salita hanno dimostrato di esserci, la loro crescita e maturazione durante questa stagione sono state evidenti. Per me la categoria under 23 è un passaggio, si deve fare esperienza e capire come si corre in certe gare. Finn è il nostro uomo di riferimento, al Giro Next Gen ha dimostrato di saper reggere gli otto giorni di corsa. 

Paul Seixas quest’anno sta già correndo nel WorldTour, arriverà all’Avenir come uno dei favoriti
Paul Seixas quest’anno sta già correndo nel WorldTour, arriverà all’Avenir come uno dei favoriti
Come giudichi il percorso?

Dopo il prologo di Tignes, di appena tre chilometri con 300 metri di dislivello, avremo quattro tappe mosse. Sono percorsi molto tosti sui quali le squadre dei favoriti proveranno a controllare la corsa per non far andare via fughe pericolose. Noi dovremo trovare la giusta strategia per raccogliere il massimo risultato. Gli ultimi due giorni, per un totale di tre tappe, avremo la sagra della salita e lì quelli forti verranno fuori per forza.

La scelta di portare Mattio, Donati e Borgo, è dettata dalle quattro tappe intermedie?

Questi ragazzi su delle frazioni del genere ci vanno a nozze. Poi Donati e Mattio sono due atleti che sanno gestire bene la corsa e leggerne i momenti, cosa fondamentale anche nel dare una mano a Lorenzo Finn. Mi aspetto un team unito e coeso, non saremo noi a dover gestire la corsa ma non dovremo nemmeno subirla. 

Dopo il ritiro al Giro Next Gen, Jarno Widar ha dominato il Valle d’Aosta scrivendo il suo nome tra i favoriti dell’Avenir
Dopo il ritiro al Giro Next Gen, Jarno Widar ha dominato il Valle d’Aosta scrivendo il suo nome tra i favoriti dell’Avenir
Cosa intendi?

Che dovremo sfruttare le occasioni che ci capiteranno, perché in sette giorni di gara arriverà il momento giusto per fare qualcosa. Non dovremo far scappare i migliori. Anzi, sarebbe un bel risultato metterli alle spalle in qualche occasione. Il nostro obiettivo deve essere quello di imporci. 

Non guardarsi troppo intorno…

Abbiamo le carte per correre da protagonisti. Ed è questo quello che mi aspetto. 

Da Tignes, Lorenzo Finn ha negli occhi il Tour de l’Avenir

09.08.2025
5 min
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Diciotto giorni a Tignes con il Tour de l’Avenir (23-29 agosto) nel mirino, questa è l’estate di Lorenzo Mark Finn. Anche se di estivo c’è ben poco nel suo abbigliamento, felpa e giacca invernale mentre si trova sul lago poco sotto al paese. Per questo ritiro, che dopo diversi anni non è più organizzato dalla nazionale, Finn ha trovato come compagni di allenamento Enea Sambinello e alcuni amici

«Sambinello – racconta Finn – è sceso dall’altura qualche giorno prima per correre alcune gare con il team (la UAE Emirates Gen Z, ndr). Io invece rimarrò qui a Tignes fino al 10 agosto e arriverò al Tour de l’Avenir senza fare corse intermedie. Ho fatto così anche per il Giro Next Gen e mi sono trovato bene». 

Lorenzo Finn ha scelto Tignes per preparare l’Avenir, per qualche giorno ha avuto la compagnia di Enea Sambinello
Lorenzo Finn ha scelto Tignes per preparare l’Avenir, per qualche giorno ha avuto la compagnia di Enea Sambinello

Da un Giro all’altro

Giro Next Gen e Tour de l’Avenir, le due corse a tappe più importanti della stagione under 23 sono il centro del programma del giovane ligure della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies. La corsa a tappe francese, che correrà con la maglia della nazionale che sarà guidata da Marino Amadori, è un secondo banco di prova importante

«Il programma di lavoro è sempre lo stesso – continua Lorenzo Finn – con un po’ di adattamento all’altura e poi ho iniziato a caricare. Ho diviso la settimana fra un giorno con distanze più brevi e maggiore intensità e l’altro con un classico allenamento lungo senza lavori. Per poi scaricare il terzo giorno. Riesco a stare sulle 25 ore di allenamento a settimana e va bene così».

Al Tour de l’Avenir Finn tornerà a sfidare Widar, qui nella terza tappa dello scorso Giro Next Gen vinta dal belga (foto La Presse)
Al Tour de l’Avenir Finn tornerà a sfidare Widar, qui nella terza tappa dello scorso Giro Next Gen vinta dal belga (foto La Presse)
Dal Giro Next Gen come eri uscito?

Le prime tappe stavo davvero bene, lo si era visto anche sul Maniva. La caduta della terza tappa mi ha lasciato qualche strascico, ma per il resto sentivo di aver lavorato bene e di essere arrivato pronto. Purtroppo al Giro dell’Appennino, pochi giorni dopo il Giro, sono caduto e mi sono rotto la clavicola. Mi sono ripreso bene dall’infortunio, però peccato non aver sfruttato la condizione. 

Con quali consapevolezze arrivi al Tour de l’Avenir?

Sicuramente sarà un bel percorso, molto duro. Siamo venuti apposta a Tignes ad allenarci così da vedere un po’ i percorsi. Due tappe si concluderanno qui (la cronoscalata inaugurale e la quinta tappa, ndr). Verrà fuori una gara più dura con molto dislivello, andremo molte volte sopra quota 2.000 metri. Per me sarà la prima volta in gara, anche questo sarà un fattore da tenere in considerazione. 

Terminato il Giro Next Gen il ligure ha voluto sfruttare la condizione correndo al Giro dell’Appennino, ma una caduta gli ha causato la frattura della clavicola
Finn ha voluto sfruttare la condizione correndo al Giro dell’Appennino, ma una caduta gli ha causato la frattura della clavicola
Ti senti a tuo agio da questo punto di vista?

Avendo fatto tre settimane di ritiro in quota diciamo che mi preoccupa meno. Poi è un fattore che vale per tutti gli atleti allo stesso modo. C’è l’incognita della gara, perché per quanto ci si possa allenare diventa difficile fare ritmi sostenuti o simulare la corsa. L’obiettivo è di abituare il corpo a fare determinati sforzi in certe condizioni. 

Con quali ambizioni arrivi?

Correrò con la nazionale, il che sarà un po’ diverso ma mi fa piacere tornare a vestire l’azzurro. Avrò al mio fianco compagni di squadra forti e anche Davide Donati. Corriamo insieme al team Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies e averlo con me è una bella cosa, a causa di un infortunio non è riuscito a partecipare al Giro Next Gen e condividere un’esperienza del genere con lui sarà molto bello. 

Lorenzo Finn e Paul Seixas torneranno a sfidarsi quasi un anno dopo il Lunigiana
Lorenzo Finn e Paul Seixas torneranno a sfidarsi quasi un anno dopo il Lunigiana
Cosa dici del percorso?

La cronoscalata iniziale è tosta, ma mi piace. E’ abbastanza esplosiva. Poi ci saranno tre tappe miste e un gran finale con tantissime salite sulle quali ci sarà una selezione naturale. Saranno scalate diverse rispetto a quelle del Giro Next Gen, sono salite da un’ora e ripetute una dopo l’altra. 

Per te è meglio avere salite più impegnative, in modo da cercare di fare la differenza sul passo?

Se le gambe girano bene non importa su quale salita ci si trova. Per esperienza posso dire che sono felice di avere questo appuntamento verso il finale di stagione, di solito riesco a dare il meglio di me nei mesi conclusivi. 

Come vi siete organizzati in questi giorni di ritiro?

Ci troviamo bene, abbiamo preso una casa in affitto e ci gestiamo noi la routine. Non avendo la squadra dietro abbiamo maggiore libertà sugli orari e i percorsi ma manca la parte del supporto tecnico. Senza l’ammiraglia ci si arrangia e se fa troppo freddo per fare la discesa verso valle in bici la facciamo in macchina e partiamo più in basso. 

Davide Donati sarà parte del team del Tour de l’Avenir, una bella notizia per Finn che ritrova il suo compagno di squadra
Davide Donati sarà parte del team del Tour de l’Avenir, una bella notizia per Finn che ritrova il suo compagno di squadra
Riuscite a godervi un po’ di tempo libero?

E’ difficile perché passiamo cinque o sei ore in bici e una volta tornati dobbiamo cucinare, fare la spesa, le pulizie e tanto altro. Però ci divertiamo, nei giorni di riposo facciamo un giro nel paese e la sera abbiamo tempo per cucinare qualcosa di più complesso. L’altro giorno Sambinello ha fatto un risotto con i peperoni davvero buono, altre sere ci cuciniamo una carne o un sugo più elaborato per la pasta. 

All’Avenir ci sarà qualche nome “nuovo” che hai già avuto modo di conoscere, come Seixas o Torres che arrivano dal WorldTour…

Non corro contro di lui dal mondiale dello scorso anno a Zurigo. Abbiamo visto quello che ha fatto in questi mesi con una top 10 al Giro del Delfinato e altri piazzamenti di rilievo. Credo che lui possa essere il faro della corsa, ma non vuol dire che sia il favorito. Certe gare a tappe ti danno una gamba differente, ma vedremo. Fino all’anno scorso ce la giocavamo in ogni gara. 

Widar-Finn: grande duello sul Maniva, la spunta il belga

17.06.2025
6 min
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PASSO DEL MANIVA – Lorenzo Finn e Jarno Widar in un duello testa a testa sulle montagne bresciane, guardandosi negli occhi, studiandosi a vicenda e in una sfida a colpi di pedali (in apertura foto La Presse). Vince il belga della Lotto Development Team, che ritrova la maglia rosa del Giro Next Gen dopo un anno. Sette secondi dividono i due contendenti sulla linea del traguardo, quando Widar esulta alzando un dito al cielo Lorenzo Finn sbuca dall’ultima curva ai cento metri dall’arrivo. Si stringono la mano e corrono a coprirsi dall’aria fredda. Una giacca e l’asciugamano intorno al collo per l’italiano della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, solo una maglia primaverile a maniche lunghe per il belga. 

Gli altri contendenti alla vittoria sono saltati quando Widar e Finn hanno alzato il ritmo nell’ultima parte di salita. E’ bastato poco per mettere un distacco non tanto ampio ma significativo. Quando a Lorenzo Finn domandano se si aspettasse di essere il più forte insieme a Widar risponde con un secco: «Sì»

Visma frettolosa

Finita la prima salita di giornata, il Passo dei Tre Termini, la testa del gruppo si è tinta di giallo. I corridori della Visma Lease a Bike Development si sono messi a fare il ritmo nella vallata che ha portato il gruppo all’inizio del Passo del Maniva. Probabilmente guidati da Nordhagen che pensava di poter fare la differenza, ma quando il norvegese è rimasto da solo mancava ancora tanto alla fine. 

«Oggi mi sentivo benissimo – afferma Widar mentre con un filo di voce racconta la giornata – e ho detto ai miei compagni di fare un buon passo fin dalla prima salita. Aldo (Taillieu, ndr) ha controllato bene il gap con la fuga. Nel momento in cui la Visma si è messa a fare il ritmo noi ne abbiamo approfittato. Il piano era di andare tutti insieme ma non ha funzionato. Non volevo attaccare troppo presto e ho aspettato gli ultimi trecento metri. Quando sono rimasto da solo con Finn lui ha rallentato un po’ il passo, ho pensato stesse giocando con me e non ci sono cascato rispettando il piano di attaccare nel finale». 

La rosa (di nuovo)

Jarno Widar torna sul podio del Giro Next Gen con lo stesso timido sorriso che aveva un anno fa. E’ un corridore più forte e solido, ci dice, ha la consapevolezza nei suoi mezzi che solo i campioni possono avere. Riuscire a mantenere il simbolo del primato fino a Pinerolo sarebbe una conferma della crescita fatta e del suo talento

«Quest’anno la maglia è un po’ diversa – dice rigirandola tra le mani – ha il logo differente rispetto allo scorso anno (nel 2025 anche la maglia rosa del Giro Next Gen è realizzata da Castelli, ndr). Ero abbastanza sicuro di poter vincere ma riuscire a farlo è un bel segnale. Sono più veloce di Lorenzo Finn. Lo avevo già incontrato al Giro della Lunigiana nel 2023 ma non lo conoscevo, posso dire che rispetto a due anni fa è migliorato tanto».

Le consapevolezze di Finn

Lorenzo Finn ha la calma dei corridori forti e lo sguardo sicuro di chi sa che può scrivere il proprio futuro in questa corsa con la forza delle gambe e della mente. Ce n’è voluta di freddezza per ripartire dopo la caduta, i segni all’arrivo sono evidenti

«La caduta sulla prima salita – spiega dopo le medicazioni – mi ha un po’ destabilizzato. I miei compagni sono stati bravi a tranquilizzarmi, abbiamo cambiato bici prima dell’ultima salita e siamo rientrati. Durante lo sforzo non l’ho sentita troppo, ora un po’ mi fa male ma vediamo. A Widar devo fare i complimenti per la vittoria, ha fatto un suo solito scatto negli ultimi metri e non sono riuscito a seguirlo. Conoscevo il suo spunto e ho provato ad attaccare prima ma ha resistito bene

La Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies ha piazzato tre dei suoi uomini tra i primi dieci in questo arrivo in salita. Una conferma della forza dei suoi componenti, cosa che Finn ha già accennato nei giorni scorsi

«Credo siamo la squadra organizzata meglio sia tatticamente che a livello di forze (prosegue il ligure, ndr). Quando è partito Nordhagen non ci siamo scomposti, accanto a me avevo ancora il mio compagno Luke (Tuckwell, ndr). Lo ha tenuto lì e ci ha riportato sotto con un lavoro perfetto. Quando lui ha finito il suo lavoro ho attaccato e siamo andati fino alla fine. Battere Widar sarà difficile, ma ci proveremo e abbiamo le nostre armi».

Le parole di Widar che torna in Italia per difendere la maglia rosa

14.06.2025
4 min
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Jarno Widar parla a monosillabi, a volte quando risponde alle domande dei giornalisti sembra che ti faccia un favore. Il sorriso è lo stesso che abbiamo imparato a conoscere lo scorso anno sulle strade del Giro Next Gen quando il giovane belga ha messo tutti in fila senza troppi complimenti. Ancora prima di passare under 23 la forza di Jarno Widar era emersa al Giro della Lunigiana, quando fu il mattatore indiscusso delle prime due semitappe. Una forza e una solidità che lo ha portato spesso a vincere fin da piccolissimo

Le stigmati del predestinato che tuttavia non è immune da giornate no. Lo scorso anno dopo aver dominati all’Alpes Isere Tour, al Giro Next Gen e quello della Valle d’Aosta sembrava essere lanciato verso la conquista del Tour de l’Avenir. Alla corsa a tappe francese invece crollò inesorabilmente e questo piccolo passo falso bastò per minare le sicurezze e la fiducia nel progetto che la Lotto gli aveva cucito addosso (in apertura foto Alexis Dancerelle/DirectVelo).

Jarno Widar ha vinto il Giro Next Gen nel 2024 al suo primo anno da U23 (foto LaPresse)
Jarno Widar ha vinto il Giro Next Gen nel 2024 al suo primo anno da U23 (foto LaPresse)

Più convinto 

Scongiurati addii prematuri e rinforzato il rapporto con il team, Jarno Widar ha ripreso il 2025 cambiando qualcosa ma non i risultati. Dopo un primo blocco di gare con il team professional è tornato sugli stessi passi fatti lo scorso anno per preparare il Giro Next Gen, nel quale tornerà a difendere il titolo conquistato a Forlimpopoli. 

«Mi sento abbastanza bene – racconta – credo di essere pronto per iniziare questa corsa. Il Giro Next Gen è un grande obiettivo ma non il più importante dell’anno. La preparazione nel complesso è andata bene, siamo stati in altura con la squadra e poi una volta tornato a casa ho lavorato sui cambi di ritmo e l’alta intensità». 

Il 2025 ha visto Widar confermare le sue qualità, qui vittorioso alla Liegi U23 (foto Alexis Dancerelle/DirectVelo)
Il 2025 ha visto Widar confermare le sue qualità, qui vittorioso alla Liegi U23 (foto Alexis Dancerelle/DirectVelo)
Avete già pensato a una tattica per la corsa?

Ci piace attaccare, quindi probabilmente cercheremo di farlo. Ma forse sto dicendo troppo. 

Chi pensi siano i rivali principali di questo Giro Next Gen?

Nordhagen e Lorenzo Finn. C’è anche Albert Whiten Philipsen da tenere sotto controllo. Però mi sento pronto e sicuro di me. Cos’altro devo dire? Farò del mio meglio, questa è la cosa più importante. Solo così potrò guardarmi indietro felice.

Widar ha già un contratto con il team professional per le prossime due stagioni (foto Alexis Dancerelle/DirectVelo)
Widar ha già un contratto con il team professional per le prossime due stagioni (foto Alexis Dancerelle/DirectVelo)
Qual è il più grande insegnamento che ti sei portato a casa lo scorso anno?

Non ammalarmi nei momenti più importanti. 

Sta iniziando un periodo dove lo scorso anno hai fatto vedere grandi cose, senti la pressione di doverti ripetere?

No, non mi stresso affatto. La pressione per me arriverà più avanti credo e sarà lì che mi preoccuperò un po’ di più. Al momento sono tranquillo. Sono sorpreso delle mie qualità e aver raccolto ottimi risultati mi motiva ulteriormente. 

La Ronde de l’Isard, vinta, ha rappresentato l’ultimo passo prima di preparare il Giro Next Gen (foto Florian Frison/DirectVelo)
La Ronde de l’Isard, vinta, ha rappresentato l’ultimo passo prima di preparare il Giro Next Gen (foto Florian Frison/DirectVelo)
Come ti sei preparato per questo Giro Next Gen?

Abbiamo fatto un periodo in altura a Sierra Nevada. E’ stata la prima volta per me in altura quest’anno ma mi sono sempre trovato molto bene con questo tipo di allenamenti. 

Hai guardato il percorso, cosa ne pensi?

La cronometro iniziale sarà un bel test. Sicuramente questo tipo di prove non sono mai state il mio punto forte ma ci abbiamo lavorato bene in quest’ultimo periodo. Poi altre frazioni fondamentali saranno la terza, la settima e l’ultima a Pinerolo. 

Giro Next Gen: gli azzurri al via e le speranze di Amadori

13.06.2025
5 min
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Il cittì della nazionale under 23 Marino Amadori prepara il taccuino degli appunti e si dice fiducioso per il prossimo Giro Next Gen. Mancano poco più di ventiquattro ore al via della cronometro di Rho e poi ognuno avrà le risposte che cerca. La corsa rosa under 23 arriva dopo due prove interessanti di Nations Cup nelle quali gli azzurri guidati da Amadori sono stati assoluti protagonisti. E proprio insieme al cittì, alla vigilia di uno degli appuntamenti più importanti della stagione, facciamo un punto sulle forze dei nostri ragazzi

«Penso che per i team – dice Amadori – non ci sia gara più importante. Tour de l’Avenir, mondiali ed europei sono una faccenda diversa, riservata alla nazionale, mentre qui siamo davanti a un impegno fondamentale per tanti ragazzi. Il Giro Next Gen è il palcoscenico di riferimento nel quale mettere in mostra le proprie qualità e tanti atleti sono chiamati a fare bene in ottica futura. Noi come Italia arriviamo da due gare a tappe di Nations Cup nelle quali abbiamo dimostrato di essere competitivi. Gualdi è uno dei nomi che mi sono segnato per la classifica generale, in Repubblica Ceca ha corso bene e non era ancora al 100 per cento (in apertura sul podio finale con Pau Martì e Simon Dalby, ndr)». 

Filippo Turconi è stato protagonista di un buon inizio di stagione e ha corso molto bene anche all’Orlen Nations Cup (foto Tomasz Smietana)
Filippo Turconi è stato protagonista di un buon inizio di stagione e ha corso molto bene anche all’Orlen Nations Cup (foto Tomasz Smietana)

Risposte azzurre

Dalle due prove di Nations Cup, prima in Polonia e poi in Repubblica Ceca, l’Italia è uscita con un bottino più che soddisfacente: due vittoria di tappa e in entrambe le prove anche un podio finale. 

«Abbiamo dimostrato di essere competitivi – analizza il cittì Amadori – anche perché la concorrenza non era di certo bassa. Ci siamo scontrati con diversi ragazzi interessanti tra cui Pau Martì, che l’anno scorso è arrivato terzo al Giro Next Gen. Gualdi, Savino, Mellano e Turconi hanno fatto vedere delle belle cose. Peccato per Mellano che a causa della maturità non potrà esserci. Però dai ragazzi che ho portato con me in nazionale mi aspetto mantengano lo stesso livello, se non qualcosa in più».

Squadre italiane

Le formazioni italiane al via saranno quattordici e per i loro ragazzi la corsa di casa rappresenta un palcoscenico importante nel quale dimostrare di poter essere competitivi nel ciclismo che conta. 

«Tutti gli atleti delle nostre realtà – continua Amadori – che siano esse squadre professional, continental o di club possono fare qualcosa di interessante. Questo è il momento giusto per cercare di fare il salto di qualità e mettersi in mostra. Nelle prove con la nazionale ho portato ragazzi da ogni realtà e abbiamo fatto vedere belle cose, vuol dire che il livello di base è alto. Una cosa bella che ho notato è che tutte le formazioni italiane hanno preparato al meglio questo appuntamento correndo altre corse a tappe prima e con periodi di altura.

«Mi aspetto qualcosa – dice ancora – da ragazzi come Chesini, Nespoli, Lorenzo Masciarelli, ma anche dai tre corridori della Vf Group-Bardiani: Scalco, Paletti e Turconi. Il percorso è vario e aperto a tante occasioni differenti». 

I devo team

Dalle sedici formazioni development invitate escono una dozzina di nomi interessanti.

«Per le volate – analizza Amadori – mi aspetto qualcosa da Delle Vedove e Matteo Milan. Mi sono segnato anche il nome di Lorenzo Conforti che corre nella Vf Group-Bardiani ma è pronto per far vedere quanto vale. Una menzione speciale va fatta anche a Pietro Mattio e Federico Savino, loro sono dei riferimenti per la nazionale e sono convinto faranno un grande Giro Next Gen. Mattio sarà chiamato a lavorare per Nordhagen che viene qui per vincere visto che da quest’anno era già stato aggregato alla formazione WorldTour della Visma. Però le sue qualità le conosco bene e sono convinto che farà un lavoro eccezionale. Altro nome importante è quello di Alessandro Borgo, da lui mi aspetto di vederlo vincente almeno in una tappa». 

Per Lorenzo Finn il Giro Next Gen è un primo obiettivo e un banco di prova importante ma da vivere senza ansia (foto Twila Federica Muzzi)
Per Lorenzo Finn il Giro Next Gen è un primo obiettivo e un banco di prova importante ma da vivere senza ansia (foto Twila Federica Muzzi)

Capitolo Finn

Il campione del mondo juniores merita una parentesi tutta per sé. Le qualità non mancano ma il Giro Next Gen è un primo passaggio in un percorso di crescita ben delineato. E’ giusto che le aspettative intorno a lui siano alte ma, come detto dallo stesso Finn e come ribadisce Marino Amadori, questo è un momento nel quale imparare.

«Lorenzo Finn – conclude il cittì – è sicuramente la nostra punta in prospettiva futura, ma al momento non ci devono essere pressioni. Lui stesso è di questa idea. Si tratta della sua prima corsa a tappe di otto giorni e andrà a sfidare corridori forti e potenzialmente pronti ad altri palcoscenici. Lui sa cosa può prendere dal Giro Next Gen e penso sia un’esperienza importante anche in ottica di europeo, mondiale e Tour de l’Avenir». 

Finn verso il Giro Next Gen: la crescita e la voglia di imparare

12.06.2025
5 min
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Una videocamera nella hall dell’hotel ad Andorra, posto scelto per i ragazzi del team Red Bull-BORA-Hansgrohe Rookies per il ritiro in preparazione al Giro Next Gen (in apertura foto Twila Federica Muzzi). Al centro Lorenzo Finn che con questi colori lo abbiamo visto correre lo scorso anno e vincere il mondiale juniores a Zurigo. A sinistra John Wakefield responsabile della parte di sviluppo della squadra, a destra Werner Muller-Schell responsabile della comunicazione e addetto stampa. Nonostante la presenza di cinque giornalisti italiani, compreso chi scrive, le domande vengono poste in inglese. E’ il ciclismo dei devo team e che piaccia o meno la piega è internazionale. 

Intorno al campione iridato juniores del 2024 c’è tanta curiosità. Le sue qualità alzano le aspettative ma la giovane età invita a restare calmi e avere pazienza. Quando si ha tra le mani un talento come quello di Lorenzo Finn serve programmare tutto con i giusti passi. Il lavoro dei tecnici Red Bull-BORA-Hansgrohe è volto a questo anche se l’inizio del Giro Next Gen porterà sicuramente un primo banco di prova. 

Pressioni? Poche

Il ragazzo nato e cresciuto in Liguria sfoggia la sua solita calma e risponde alle domande. Ogni tanto si lascia andare a qualche battuta ma la concertazione verso questo primo grande obiettivo di stagione è massima. 

«Non vedevo l’ora che arrivasse questa gara – racconta subito – sarebbe stato bello conoscere il percorso un po’ prima. Correrò vicino a casa (le ultime tre tappe non saranno lontane dalla sua Genova, ndr) e verranno parenti e amici a vedermi. Il Giro Next Gen è un grande obiettivo fin dall’inizio della stagione.  Sono al primo anno da under 23 e accanto a me avrò compagni più esperti. Mi limiterò a fare del mio meglio senza troppa pressione».

Arrivare alla gara di casa forte del titolo di campione del mondo juniores come ti fa sentire?

Sereno. Si tratta di un bellissimo risultato ma ottenuto in un’altra categoria. Sono molto orgoglioso di quanto fatto ma si parla dello scorso anno, ora sto lavorando per fare altri step. Il Giro Next Gen sarà la corsa a tappe a cui ho preso parte, saranno otto tappe impegnative. 

Come avete lavorato in questi giorni di ritiro ad Andorra?

Siamo stati qui per tre settimane (il team è tornato a casa domenica 8 giugno, ndr). All’inizio abbiamo lavorato in maniera tranquilla per abituarci alla quota perché ci trovavamo a 2.400 metri. Per il resto, una volta trovato il ritmo giusto, ci siamo concentrati su blocchi di due giorni con sforzi sulla media distanza e uno incentrato sulla resistenza. 

Durante le otto tappe del Giro Next Gen Finn si metterà alla prova e avrà il supporto di tutta la squadra (foto Flavio Moretti)
Durante le otto tappe del Giro Next Gen Finn si metterà alla prova e avrà il supporto di tutta la squadra (foto Flavio Moretti)
Quanto ti sei concentrato nel curare la cronometro? Visto che il Giro Next Gen partirà con una prova contro il tempo?

Ci siamo concentrati abbastanza su questo aspetto, in primavera una caduta mi ha causato la frattura della clavicola e non è stato facile allenarsi sulla bici da cronometro. Fino ad ora non abbiamo mai fatto gare contro il tempo ma non credo sia un problema, alla fine la cronometro di Rho misura otto chilometri. Non credo risulterà decisiva per la vittoria finale. 

Guardando il percorso che idea ti sei fatto?

Penso che la terza tappa sia più una scalata sola e darà già delle buone indicazioni. Ai fini della classifica finale le ultime due frazioni, quella di Prato Nevoso e di Pinerolo, saranno realmente decisive. La settima è un continuo sali e scendi con degli strappi che possono fare male. Personalmente credo di preferire un percorso del genere piuttosto che avere una sola salita nel finale. 

Hai detto che questo è il tuo primo obiettivo di stagione, come mai?

Perché da bambino ho iniziato a guardare il ciclismo con il Tour de France, quindi il sogno che ho coltivato è quello delle corse a tappe. Crescendo però ho scoperto che mi piacciono molto anche le corse di un giorno, la squadra sta lavorando molto per farmi diventare un corridore da corse a tappe viste le mie qualità però vedremo. Sto crescendo e vedremo cosa ci riserverà il futuro. 

Ultima domanda: sarai contento se a fine Giro?

Penso che sarò felice comunque perché la mia ragazza verrà a vedermi. A essere totalmente onesti mi piacerebbe vincere una tappa, sarebbe bello ma ci sono tanti corridori forti. Però direi che voglio dare il meglio senza subire infortuni e lavorando bene con la squadra.