Giro del Belvedere 2025, Lorenzo Mark Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies

Pasqua in Veneto con Piva, Belvedere e Recioto: le Classiche U23

03.04.2026
6 min
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Il fine settimana di Pasqua mette in fila le tre classiche italiane del calendario under 23 di primavera: Trofeo Piva, Giro del Belvedere e Palio del Recioto. Una tre giorni di gare che danno il via a un periodo intenso e impegnativo. Per le squadre, italiane ma anche straniere, questi impegni ravvicinati rappresentano un primo banco di prova importante per capire la condizione dei propri corridori in vista dei mesi di maggio e giugno. 

Solitamente il Trofeo Piva, che cade sempre nel primo fine settimana di aprile, apre la primavera under 23. Mentre Giro del Belvedere e Palio del Recioto sono l’appuntamento fisso della Pasquetta ciclistica e del martedì successivo. Il 2026 ci propone invece queste corse una in fila all’altra, con un trittico tutto da correre in territorio veneto

Spazio agli scalatori

Da qualche anno queste gare sono diventate terreno di caccia degli scalatori, ricordiamo le vittorie di Pavel Novak e di Filippo Turconi al Trofeo Piva. Mentre al Giro del Belvedere dello scorso anno fu Lorenzo Finn a vincere davanti a Jakob Omrzel, con il Recioto preda del talento di Lorenzo Nespoli. 

Proprio con Alessio Mattiussi, diesse del devo team della Bahrain Victorious, analizziamo l’importanza di queste tre gare, e il fascino di averle una in fila all’altra. Un trittico che porterà i grandi nomi del ciclismo giovanile a scontrarsi sugli strappi e le salite venete

«Con Piva, Belvedere e Recioto – racconta Alessio Mattiussi – si apre un bel ciclo di corse, infatti poi saremo alla Roubaix Espoirs, In Flanders Field U23 e altre corse al Nord. La cosa positiva è che le tre classiche italiane e le altre all’estero ci permettono di schierare tutti i corridori. Aspetto non secondario nella gestione delle energie». 

Come si affrontano?

Con il fatto che non si tratta di una gara a tappe, ma di tre corse distinte, c’è la possibilità di schierare atleti diversi in ognuna. Infatti tra Trofeo Piva, Giro del Belvedere e Palio del Recioto avremo con noi sei o sette ragazzi, uno o due in più di quelli che possono gareggiare (le squadre possono schierarne cinque per gara, ndr). 

Scelta legata anche ai percorsi?

A diversi aspetti. Sono gare molto belle ma estremamente impegnative, avere uno o due corridori in più ci permette di fare qualche rotazione. Inoltre questa scelta è legata al fatto di far correre tutti e di dare ai ragazzi la possibilità di mettersi alla prova come capitano. 

Entriamo nel tecnico, che corse sono?

Piva e Belvedere da un lato sono abbastanza simili: gare da all-rounder dove c’è da avere doti di fondo ma anche esplosività. Generalmente hanno uno scenario più aperto, mentre il Palio del Recioto premia lo scalatore migliore. Una cosa è certa, sono percorsi esigenti.

Raccontaci…

Nessuna delle tre ha una partenza facile, con un tratto in pianura, ma si sale subito. I vari circuiti portano il gruppo a scalare diverse volte le stesse salite, o comunque a mettere subito tanto dislivello nelle gambe. Inoltre i finali sono tosti, parecchio. Piva e Belvedere sono più da strappi brevi e intensi, mentre il Recioto propone due salite lunghe

I percorsi di queste corse sono insidiosi, con continui sali e scendi e strade strette (foto Bolgan)
I percorsi di queste corse sono insidiosi, con continui sali e scendi e strade strette (foto Bolgan)
Hai parlato di scalatori, voi con chi arriverete?

Jackowiak, Borremans, Feldhoffer, Rosato, Basso e De Gendt. Forse avremo un settimo, ma decideremo all’ultimo momento. 

Tre ragazzi di primo anno, due di secondo e uno di terzo, insomma tanti giovani…

Si tratta di una scelta “obbligata”. Nel senso che sono gare da scalatori e noi abbiamo fatto un ricambio in squadra e i nostri corridori da salita sono tutti di primo o secondo anno. Un bel banco di prova per loro, perché il livello sarà altissimo vista la grande partecipazione di devo team e formazioni continental forti.

Si parla di scalatori e salite, che risposte arrivano da queste tre gare?

Di solito ci si segna i nomi che poi saranno protagonisti al Giro Next Gen. Pensate allo scorso anno con Lorenzo Finn e il nostro Jakob Omrzel, che si sono giocati il Belvedere. Con Omrzel che ha vinto il Giro Next Gen all’ultima tappa

Dal punto di vista logistico come farete?

Andremo su il sabato (domani, ndr) per fare qualche sopralluogo. Abbiamo scelto un hotel per tutti e tre i giorni, così chi non corre avrà l’appoggio per allenarsi. Avendo tutte e tre le corse una dietro l’altra abbiamo modo di fare una bella attività, anche se molto intensa. 

L’appuntamento è al Piva, per dare il via a tutto…

Esatto! Porteremo anche l’uovo di Pasqua, così festeggiamo insieme.

Red Bull-BORA-hansgrohe, Davide Donati, Lorenzo Finn, Giro di Sardegna 2026

Benedetti: uno sguardo ai giovani talenti azzurri della RedBull

01.04.2026
5 min
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LODI (LO) – Cesare Benedetti è alla sua seconda stagione in ammiraglia della Red Bull-BORA-hansgrohe, anche se il debutto ufficiale era arrivato a pochi mesi dal ritiro dalle corse, nel 2024. Qualche esperienza per prendere le misure e poi lanciarsi in questa avventura, che lo ha tenuto nel mondo del ciclismo ma guardandolo da un’altra prospettiva. Può sembrare banale, ma quando passi una vita in bici, non è facile scenderne e osservare tutto da un’angolazione differente

«Nel 2025 ho spaziato dalla categoria under 23 ai professionisti, passando anche da un paio di esperienze con la formazione juniores», ci racconta mentre si prepara tra le ammiraglie per la seconda tappa della Coppi e Bartali. «Ho avuto modo di vedere tutti gli aspetti di questo nuovo mestiere, sia a livello tattico, ma anche logistico e organizzativo».

Red Bull-BORA-hansgrohe, Cesare Benedetti
Cesare Benedetti e alla sua seconda stagione come diesse del team Red Bull-BORA-hansgrohe
Red Bull-BORA-hansgrohe, Cesare Benedetti
Cesare Benedetti e alla sua seconda stagione come diesse del team Red Bull-BORA-hansgrohe
Come definiresti la prima stagione da diesse?

Intensa, anche solo per imparare a usare la strumentazione, computer, file, documenti, presentazioni. Tutte nuove applicazioni e metodi di lavoro che prima non erano nei miei pensieri. Però una volta presa la mano si va sempre più veloci. Quest’anno avrò ancora un bel programma, sarò sempre con under 23 e team WorldTour. Inoltre ci sono corse come questa dove insieme ai pro’ abbiamo corridori della squadra Rookies. 

L’approccio con le categorie giovanili è stato facile?

Mi sono dovuto abituare a tante cose, ma soprattutto mi sono dovuto rifare un’idea delle categorie under 23 e juniores. Rispetto a quando ci correvo io, vent’anni fa, si fa tutto in maniera più professionale. E’ stato quasi uno shock, già con gli juniores, perché alla fine si lavora in maniera abbastanza simile al WorldTour. 

Red Bull-BORA-hansgrohe, Lorenzo Finn, Settimana Internazionale Coppi e Bartali 2026
Lorenzo Finn è in crescita, secondo Benedetti un altro anno nel devo team gli sarà utile per crescere e migliorare ancora
Red Bull-BORA-hansgrohe, Lorenzo Finn, Settimana Internazionale Coppi e Bartali 2026
Lorenzo Finn è in crescita, secondo Benedetti un altro anno nel devo team gli sarà utile per crescere e migliorare ancora
In cosa vedi certi somiglianze?

I carichi di lavoro sono ancora diversi, ovviamente, anche perché bisogna lasciare ai giovani quel margine di crescita che servirà loro quando passeranno professionisti. Però i ragazzi hanno tante informazioni in più, quindi a livello di approccio tecnico e di conoscenza sono mondi ormai molto vicini. 

Hai lavorato tanto con Lorenzo Finn, uno che il talento sembra proprio averlo…

Siamo consapevoli che ci sia una grande dose di talento, ha vinto due mondiali consecutivi in due categorie differenti. Tuttavia allo stesso modo si deve cercare di non metterlo sotto pressione. E’ una cosa che si fa soprattutto per lui, anche perché le cose non vanno sempre bene. Possono capitare dei momenti di difficoltà in cui non gira tutto secondo le aspettative

Giro della Sardegna 2026, Davide Donati
Donati ha iniziato alla grande il suo secondo anno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, con due vittorie di tappa al Giro di Sardegna
Giro della Sardegna 2026, Davide Donati
Donati ha iniziato alla grande il suo secondo anno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, con due vittorie di tappa al Giro di Sardegna
Certi momenti fanno parte della carriera, no?

Assolutamente, quando uno è abituato che gli vengono le cose facili, a livello psicologico, non è facile se ci sono imprevisti o dei periodi in cui si va meno forte di quanto ci si sarebbe aspettati. Lorenzo (Finn, ndr) è un ragazzo molto attento, sia dal punto di vista tecnico che umano. 

Che cosa pensi della sua scelta di restare nel devo team?

Avrà comunque modo di correre con i professionisti, come fatto in Sardegna, qui alla Coppi e Bartali e come farà poi al Tour of the Alps. Nel frattempo le gare under 23 gli permetteranno di fare esperienza nel gestire la squadra e i momenti della gara. Correre senza radioline costringe i ragazzi a imparare a comunicare, e questo credo sia parte del processo per abituarsi a diventare leader.

Con il fatto che al Tour de l’Avenir parteciperà con la squadra cambia qualcosa nella preparazione?

Non cambierà molto, perché è vero che nel 2025 aveva corso l’Avenir con la nazionale, ma comunque aveva seguito un programma di avvicinamento fatto da noi. Al momento però ci concentriamo sull’arrivare pronti al Giro Next Gen, che sarà il primo vero obiettivo stagionale. 

Alessio Magagnotti, Red Bull-BORA-hansgrohe, Settimana Coppi e Bartali 2026
Alessio Magagnotti, qui nella volata di Massalengo all’ultima Coppi e Bartali, sta facendo diverse esperienze che gli saranno utili in futuro
Alessio Magagnotti, Red Bull-BORA-hansgrohe, Settimana Coppi e Bartali 2026
Alessio Magagnotti, qui nella volata di Massalengo all’ultima Coppi e Bartali, sta facendo diverse esperienze che gli saranno utili in futuro
Un altro profilo interessante è quello di Davide Donati…

E’ cresciuto fisicamente, ma già l’anno scorso mentalmente era pronto come corridore. Ha una buonissima visione di corsa e sa dove deve essere al momento giusto. Per cui credo che nelle prossime gare, soprattutto in quelle under 23 potrà dire la sua. 

Tra i nuovi c’è Magagnotti, che già si è fatto vedere e si è preso qualche responsabilità.

Ha un carattere molto tranquillo, come molti velocisti. Sicuramente un po’ di pressione la sentirà, può essere normale quando si entra in un devo team, ma al momento lo vedo sereno. Il potenziale c’è, questo sicuramente, ma anche per lui vale il discorso che deve crescere e maturare. Avrà modo di fare una stagione più programmata, aspetto che può permettergli di fare un bel salto di qualità. 

Giro della Sardegna 2026, Davide Donati

Sardegna, Donati show: 1,87 di effervescenza naturale

03.03.2026
5 min
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OLBIA (OT) – «Non ho fretta». Davide Donati chiude con più fatica la valigia per il viaggio che lo riporta a casa dalla Sardegna. Rispetto a quando è partito deve fare spazio a due trofei e alla maglia bianca, con il nuraghe che premia il vincitore della classifica a punti. Un bottino invidiabile per un ragazzo di vent’anni che ha assaggiato l’anno scorso il mondo dei pro’ e vive la propria avventura con ambizione ma senza presunzione.

Giro della Sardegna 2026, Davide Donati, Cesare Benedetti
Il Giro della Sardegna è concluso, Donati fa un bilancio don il ds Cesare Benedetti
Giro della Sardegna 2026, Davide Donati, Cesare Benedetti
Il Giro della Sardegna è concluso, Donati fa un bilancio don il ds Cesare Benedetti

In volata (controvento) con il 56×10

L’ultimo Giro della Sardegna (allora si diceva “di”, adesso la preposizione è stata articolata) aveva visto dominare un altro ventenne: Peter Sagan. Sarebbe sbagliato dire che si rivelò in quel 2011, perché lo slovacco aveva già vittorie pesanti nel carniere. Tuttavia non si era mai imposto in Italia e lo fece tre volte in Sardegna, portandosi via anche la classifica generale. Il bresciano non ha fatto classifica e il tris l’ha sfiorato soltanto, perché a Tortolì l’ha beffato per centimetri il marpione serbo Dusan Rajovic.

«Magari quel secondo posto mi ha dato una spinta in più per vincere l’ultima tappa», ha riconosciuto Davide, che distribuisce una contagiosa simpatia lungo un metro e 87 di altezza. Un fisico affilato (76 chili) ma potente, dato che sullo stesso rettilineo olbiese che nel 2017 raccontò la favola rosa dell’austriaco Lukas Postlberger, ha spinto controvento il 56×10.

Veloce, ma non velocista

E allora tanto vale ripartire da lì per presentarsi: «Non posso dire di essere un velocista, ma credo che l’esempio migliore per definirmi possa essere la tappa di Carbonia». E’ la sua prima vittoria in Sardegna: tappa breve, di 138 km, partita da Oristano e arrivata nella città creata nel 1937 attorno alle miniere, resa più complicata dai saliscendi della costa sudorientale sarda. Quelli – per capirci – dove si allenava il giovane Fabio Aru. Superando senza danni Genna Sciria, Bidderdi e Montecani, Donati si è preso il traguardo più anomalo della corsa a tappe, piazzato a 50 metri da una curva in pavè, su una breve rampa.

«Sono uno veloce che rispetto ai velocisti tiene parecchio. Sulle tappe dure, quando i velocisti mollano, posso dare il massimo. Certo negli arrivi di gruppo faccio più fatica», spiega il corridore lombardo, al secondo anno con la Red Bull-Bora-Hansgrohe Rookies.

Giro della Sardegna 2026, Davide Donati, Bora Hansgrohe Rookies, Rocce Rosse di Arbatax
La Red Bull-Bora-Hansgrohe Rookies, qui alle Rocce Rosse di Arbatax, ha corso con Due italiani: Donati in maglia bianca e Finn, a destra

Coppia fissa con Finn

Donati non ha ancora vent’anni, ha fatto la scelta di restare tra gli under 23 come Lorenzo Finn, ma queste parentesi tra i pro’ lo aiutano. «Credo che potremmo essere entrambi già nel WorldTour – dice – magari non vincenti, ma a un buon livello. Però la squadra ci permette di crescere bene e non vedo perché dovremmo affrettare le cose.

«Certo – prosegue – dalla Sardegna mi porto via un po’ più di consapevolezza. Avevo vinto una gara tra i pro’ lo scorso anno (la 3ª tappa al Tour de Wallonie, ndr), ma a luglio. Ripetersi così presto nella stagione significa che sto crescendo anno per anno e mi dà buone prospettive».

Farà Laigueglia, poi Nokere Koerse con la formazione WorldTour a metà marzo e poi le classiche under 23. Con lui, coppia fissa anche in Sardegna, c’è Finn, iridato under 23 che nell’Isola non ha brillato.

«Siamo quasi sempre in camera assieme – prosegue Donati – siamo molto amici. Io lo aiuto spesso e mi piace farlo. Alla fine se sarà il campione che tutti dicono, saprò di aver avuto una parte nei suoi successi». Una professione di amicizia e umiltà: «Sento più lui come il vero campione del futuro. Io faccio il mio, lavoro su me stesso e se arriveranno i risultati, tanto meglio».

Gran Premio della Liberazione U23, 2024, Davide Donati, Andrea Montoli, Federico Biagini
La vittoria del GP Liberazione 2024 in maglia Biesse-Carrera ha segnalato Donati al grande pubblico
Gran Premio della Liberazione U23, 2024, Davide Donati, Andrea Montoli, Federico Biagini
La vittoria del GP Liberazione 2024 in maglia Biesse-Carrera ha segnalato Donati al grande pubblico

La svolta da esordiente

Davide il feeling con la vittoria l’ha sempre avuto. In Sardegna (dove ha corso anche suo fratello minore Andrea, con la Biesse-Carrera-Premac) ha condiviso il palco con altri due vincitori del Gran Premio della Liberazione come Gianni Bugno e Alberto Loddo ed è stata proprio una vittoria a fargli scegliere la bici.

«Per tanti anni da bambino – ricorda – ho fatto vari sport: rugby (è tutt’ora grande appassionato e tifoso della nazionale, così come di basket, ndr), tennis, nuoto, calcio e bici. Quando ero esordiente però ho capito che dovevo scegliere se fare calcio o ciclismo, ma siccome avevo vinto il campionato provinciale di mountain bike ho capito che era quello che mi riusciva meglio».

E un’altra scelta l’ha fatto al primo anno da junior, quando la Trevigliese gli ha dato la possibilità di dividersi tra mountain bike e strada: «Ma la mountain per andare bene la devi usare tanto e alla fine ho fatto solo strada».

A Olbia, nella città di Maurizio Pisciottu, al secolo Salmo, ammette di prediligere il rap italiano e di non rinunciare a qualche sgarro a tavola, soprattutto per i dolci. A un ragazzo di vent’anni che sa già come si vince, glielo si perdona volentieri.

Lorenzo Finn, settimana tipo

Settimana tipo: nella routine del campione del mondo U23 Finn

04.01.2026
5 min
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Ritorna la “settimana tipo”, vero must quando si parla di preparazione di bici.PRO. Oggi ci intrufoliamo nella quotidianità di Lorenzo Finn, giovane gioiello iridato, per capire come vive i giorni in cui è a casa e lontano dalle gare e tra i due ritiri invernali, quello appena andato in archivio e quello che verrà (in apertura foto @friesoooooo).

Emerge subito la meticolosità del ligure del Red Bull-BORA-hansgrohe e l’importanza che dà alle fasi di recupero. Ma allo stesso tempo emerge anche la sua naturalezza nell’affrontare gli allenamenti e la vita da ciclista. Una notizia affatto scontata e, a nostro avviso, molto positiva. Significa che il ragazzo la vive ancora senza stress.

E infatti: «Partiamo dal fatto – ci dice subito Finn – che adesso ho finito la scuola e sono più rilassato. Posso pensare solo a pedalare. Quindi mi alzo con calma, senza sveglia e questo rende tutta la distribuzione della mia giornata molto più facile».

Lorenzo Finn, settimana tipo
Finn in questa fase dell’anno sta lavorando molto sulla base. Poca soglia, tanta forza (foto Instagram)
Lorenzo Finn, settimana tipo
Finn in questa fase dell’anno sta lavorando molto sulla base. Poca soglia, tanta forza (foto Instagram)
Ti alzi con calma. E come inizia la tua giornata?

Sì, comunque non più tardi delle otto, otto e trenta al massimo. Faccio colazione e a seguire un po’ di attivazione generale.

Cosa intendi per attivazione?

Prima di uscire in bici eseguo qualche esercizio con gli elastici per svegliare i muscoli, sia quelli delle braccia che quelli delle gambe.

Passiamo al lavoro in bici. Partiamo dal lunedì?

Fatto il riscaldamento, svolgo un lavoro al medio. Può essere, per esempio, un 3×20’. In alternativa c’è il lavoro sulla forza, molto comune in questo periodo. In ogni caso sto fuori dalle tre alle quattro ore, dipende.

Martedì?

Martedì faccio un lungo tranquillo, quindi quattro ore e mezza regolari, inserendo per ora non troppo dislivello, ma comunque qualche salitella c’è. Anche perché dalle mie parti è inevitabile. Di pianura e propria non ce n’è. Alla sera, se non ho fatto la forza il lunedì, inserisco la palestra.

Lorenzo Finn, settimana tipo
Al mattino Finn ricorre all’utilizzo degli elastici per attivare la muscolatura
Lorenzo Finn, settimana tipo
Al mattino Finn ricorre all’utilizzo degli elastici per attivare la muscolatura
Quindi doppia seduta. E mercoledì?

Scarico o riposo. Se è scarico faccio un’ora e mezza molto blanda. Se invece è riposo significa che sto fermo del tutto.

E siamo al giovedì: cosa prevede il menù?

Torno a lavorare sulla forza. In questa fase della stagione è davvero importante. In tutto faccio circa tre ore tra qualche specifico e l’uscita di base.

Venerdì?

Ripeto il lavoro del lunedì, quindi il medio, ma con qualche cambio di ritmo. Si tratta di variazioni di pochi minuti. Nulla di esagerato, non vado sopra la soglia per ora.

Quindi siamo al sabato…

Al sabato faccio tre ore con qualche sprint. E’ comunque un allenamento semplice: si tratta di fare 4-5 volate da 15”-20” ogni tanto. Non c’è una tabella rigida con recuperi prestabiliti. Li faccio quando voglio nell’arco dell’uscita. Aiuta a mantenere un po’ di brillantezza.

E chiudiamo con la domenica: cosa fai?

Ripeto quanto fatto il martedì, quindi quattro ore al mattino, più palestra alla sera. Di nuovo il dislivello c’è, ma non troppo: 1.500-1.600 metri sicuri.

Lorenzo Finn, settimana tipo
Il Colle Caprile è la salita che Finn deve affrontare ogni giorno. Svetta a 452 m di quota e presenta pendenze dolci tutto sommato
Lorenzo Finn, settimana tipo
Il Colle Caprile è la salita che Finn deve affrontare ogni giorno. Svetta a 452 m di quota e presenta pendenze dolci tutto sommato
Qual è la tua salita di riferimento?

Una che faccio spesso è il Colle Caprile. Quella la devo fare per forza, sia per partire sia per rientrare a casa (Finn vive appena nell’entroterra ligure, zona Est di Genova, ndr).

Quando fai i medi, tu che sei un cronoman usi la bici da crono?

In generale sì, ma in questo periodo magari la utilizzo nel giorno di scarico.

Passiamo all’alimentazione. Cosa mangia Lorenzo Finn?

La mia alimentazione è abbastanza simile ogni giorno. Sono piuttosto abitudinario, quello che cambia sono le quantità. Se faccio un allenamento più duro o più lungo mangio di più.

E cosa porti in bici?

Normalissime barrette di carboidrati e gel. Ma ammetto che se sento la gamba un po’ vuota mi fermo al bar: una Coca Cola, anzi una Red Bull, un caffè, un pezzo di crostata.

Lorenzo Finn, settimana tipo
A colazione: yogurt, cereali e banana… per Finn
Lorenzo Finn, settimana tipo
A colazione: yogurt, cereali e banana… per Finn
A colazione invece cosa mangi?

Tendo sempre a mangiare le stesse cose. Preparo il mio porridge con yogurt, Coco Pops e una banana. E’ una bella porzione, un pasto sostanzioso. Il caffè, se ne ho voglia, lo prendo più tardi al bar.

E poi?

A pranzo e a cena faccio due pasti molto simili. La pasta, per esempio, non me la privo quasi mai. Noi ciclisti ci alleniamo parecchio e possiamo concederci di mangiare. Di solito mangio un primo, che sia pasta o riso, poi il secondo e una verdura.

E i massaggi li fai mai a casa?

Ogni tanto sì. Cerco di andare da un mio amico, che è il mio massaggiatore sin da quando ho iniziato. Si trova a circa mezz’ora da casa, ma non ho un giorno fisso. Capita più spesso che ci vada nel giorno di scarico quando ho meno impegni.

Lorenzo Finn

Finn: il ritiro coi campioni e il Giro Next che già frulla in testa

21.12.2025
5 min
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PALMA DE MAIORCA (Spagna) – Capita che esci dall’hotel in cui alloggi in questa splendida isola delle Baleari e la prima persona che incontri sia Lorenzo Finn. O meglio, vedi due bici chiaramente della Red Bull-Bora appoggiate alla vetrina di un bar. Una è da cronometro e l’altra è da strada. Ti affacci e dentro ci sono Daniel Martinez e Lorenzo Finn che prendono un caffè.

Che strana coppia. Un giovane italiano e un veterano colombiano. Un passista-scalatore e un grimpeur. Ma il bello del grande ciclismo è anche questo. Alla fine una squadra è come una famiglia. E Finn è l’ultimo dei figli. Ma uno prezioso.

Qualche ora dopo ritroviamo Finn, stavolta in veste ufficiale, per le interviste di rito previste dalla squadra in questo pomeriggio di dicembre. A prima vista il ligure appare semplice, quasi timido, senza lo sguardo feroce di un Remco Evenepoel, per intenderci. Ma poi, quando risponde così, capisci tutto: «A dire la verità, sono le solite cose di novembre e dicembre, un po’ noiose: palestra, lunghi, tranquilli. Niente di emozionante. Non c’è l’adrenalina della corsa». Capisci che è un vero “animale” da gara.

Lorenzo Finn
Lorenzo pizzicato durante una pausa café in un sobborgo di Palma de Maiorca
Finn pizzicato durante una pausa café in un sobborgo di Palma de Maiorca
Lorenzo, ma dove ti trovi ?

Siamo a Palma di Maiorca, nel ritiro di dicembre con la squadra – replica Finn con orgoglio – ci stiamo preparando per l’anno prossimo. Da una parte c’è Roglic, dall’altra c’è Remco. Guardi dritto, trovi Lipowitz e poi vai a prendere il caffè con Martínez. Fa effetto, ma ormai questa è la nuova realtà.

Si pensa sempre che il giovane chieda consigli al veterano. E’ stato così o è successo il contrario?

Non è un questionario, si conversa come tra compagni di squadra. Domande vere e proprie no, ma quasi tutti mi chiedono quando farò il salto definitivo nel WorldTour.

E quando lo farai questo salto? E’ vero che sei stato tu a voler restare tra gli under?

Sì, è stata una decisione presa insieme alla squadra. Avevo firmato due anni fa, quando sono arrivato da junior nel devo team e non ho voluto cambiare questo patto. Ho ancora un anno da fare qui. In più ho comunque la possibilità di correre alcune gare con i professionisti. Il mio sarà un calendario misto. Senza contare che posso indossare la maglia di campione del mondo nelle gare under 23 ed è un bel privilegio.

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Lorenzo Finn fa il gesto dell'arco sul traguardo
Per il ligure doppietta iridata: juniores nel 2024 e under 23 nel 2025. Un talento in netta crescita
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Lorenzo Finn fa il gesto dell'arco sul traguardo
Per il ligure doppietta iridata: juniores nel 2024 e under 23 nel 2025. Un talento in netta crescita
E’ anche piuttosto raro…

Esatto. Cerco di godermi la stagione e di migliorare in vista dell’anno prossimo. Non conosco ancora nel dettaglio tutto il mio calendario, ma so già quali saranno le gare under 23: la Liegi-Bastogne-Liegi U23, il Giro Next Gen e il Tour de l’Avenir. Questi sono i miei obiettivi tra gli under.

Nel mezzo ci sarà anche qualche gara con i professionisti, magari come preparazione?

Sì, è così. Per esempio dovrei fare il Tour of the Alps, che è un appuntamento davvero importante. Poi, prima del Giro Next Gen, ci sarà anche il lavoro in altura.

A livello di allenamenti stai cambiando qualcosa? Continui ad aumentare i carichi?

Sì, di solito il mio allenatore deve un po’ frenarmi. Io sono sempre in spinta. Stiamo ultimando due settimane intense, piene di ore, test, lavori… e interviste. La voglia di fare bene è davvero tanta.

Lorenzo Finn
Lorenzo Finn (classe 2006) e Giulio Pellizzari sono le promesse italiane in casa Red Bull
Lorenzo Finn
Lorenzo Finn (classe 2006) e Giulio Pellizzari sono le promesse italiane in casa Red Bull
Qual è la cosa che senti più cambiata rispetto all’anno scorso?

Non saprei indicarne una in particolare. Per ora l’obiettivo è tornare al livello dell’anno scorso, ritrovare quella condizione. Lo stacco invernale ti toglie sempre qualcosa. Se devo parlare di cambiamenti concreti invece, ho rivisto leggermente la posizione in bici perché sono cresciuto. Piccoli ritocchi alle misure.

Ti abbiamo visto spesso in giro con la bici da cronometro. Come mai?

Perché questa settimana abbiamo fatto dei test aerodinamici e volevo riprendere feeling con la bici da crono. Inoltre farò una cronosquadre a Maiorca con la squadra del Tour, una bella occasione (e attestato di fiducia, ndr). Ma soprattutto perché voglio prepararmi bene per le cronometro che affronterò in stagione.

Lorenzo vuole la maglia rosa. Il lavoro per realizzare questo sogno è iniziato (foto La Presse)
Lorenzo vuole la maglia rosa. Il lavoro per realizzare questo sogno è iniziato (foto La Presse)
Qual è l’obiettivo principale della prossima stagione?

Fare un buon Giro Next Gen e lo stesso all’Avenir. Guardando al futuro, vorrei centrare questi due grandi obiettivi non per forza per vincerli, anche se ovviamente mi piacerebbe, ma per correrli bene. Per sentirmi competitivo in una gara a tappe lunga. Poi ci sono tante altre gare importanti: voglio dire la mia anche tra i professionisti, se non altro per aiutare la squadra e non dimentico il mondiale a fine stagione.

Più il mondiale o il Giro Next Gen?

Il mondiale l’ho già vinto, quindi direi che il Giro sarebbe davvero bello portarlo a casa. Non dico che ci sia il dente avvelenato per come è andata l’anno scorso, ma una maglia rosa è sempre speciale. E poi si corre in casa.

Lorenzo Mark Finn, Red Bull-BORA-Hansgrohe

28 domande per scoprire il mondo di Lorenzo Finn

11.10.2025
8 min
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La prima stagione tra gli under 23 di Lorenzo Mark Finn si è conclusa sulle strade del Gran Piemonte giovedì 9 ottobre scorso. Trentotto giorni di corsa conditi da tre vittorie, tra le quali spicca il bis iridato di Kigali. Uno dei prospetti di maggior talento del movimento italiano ha terminato la sua prima stagione con la Red Bull-BORA-Hansgrohe, e noi non vediamo l’ora che inizi la prossima per vedere quanto ancora potrà crescere il giovane ligure. 

Il suo talento è esploso quando è entrato nella categoria juniores, prima con il CPS Professional Team, poi con la Grenke-Auto Eder. E’ stato il primo azzurro a lasciare l’Italia per correre all’estero, seguendo il programma della formazione juniores tedesca. Infine entrando nel devo team Red Bull. 

Lorenzo Mark Finn, Red Bull-BORA-Hansgrohe Rookies, Coppa San Daniele (Photors.it)
Alla Coppa San Daniele Lorenzo Finn ha messo il suo terzo e ultimo sigillo sulla stagione 2025 (Photors.it)
Lorenzo Mark Finn, Red Bull-BORA-Hansgrohe Rookies, Coppa San Daniele (Photors.it)
Alla Coppa San Daniele Lorenzo Finn ha messo il suo terzo e ultimo sigillo sulla stagione 2025 (Photors.it)

Racchetta e pallone

La storia sportiva di Lorenzo Finn non parte subito con la bicicletta, ma nasce con due sport totalmente differenti: tennis e calcio

«Ho iniziato a giocare a questi due sport fin da piccolo, non ricordo l’età esatta ma avrò avuto cinque o sei anni – racconta Finn – e ho continuato fino ai dodici. La scelta di giocare a calcio direi che arriva dal fatto che in Italia sia lo sport nazionale, quindi per un bambino è più facile guardare in quella direzione. Mentre il tennis non ricordo esattamente se fosse una passione mia o se volessi provare per curiosità. Poi mio padre ha sempre giocato a calcio, per cui guardandolo mi sono avvicinato a questo sport».

Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
Il ciclismo nella vita di Lorenzo Finn è arrivato all’età di 12 anni (foto Instagram)
Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
Il ciclismo nella vita di Lorenzo Finn è arrivato all’età di 12 anni (foto Instagram)
Il ciclismo com’è arrivato?

La bici è arrivata perché ho avuto un po’ di problemi al ginocchio, durante l’età della crescita ho sofferto del morbo di Osgood-Schlatter. Non riuscivo a correre bene a causa del dolore, mentre andando in bici non avevo alcun tipo di problema. A parte che andavo già in bicicletta, sempre insieme a mio padre. 

Senza il pensiero di gareggiare?

No, facevamo qualche giro il sabato o la domenica e passavamo il tempo insieme. Visto il problema al ginocchio ho voluto provare questo nuovo sport e me ne sono innamorato subito. 

Quale era la cosa che ti piaceva di più nel pedalare con tuo padre? 

Stare all’aria aperta, fare le strade dove non c’era traffico. Mi ha sempre affascinato la fatica della salita, comunque la solitudine che si prova in quei momenti è qualcosa di piacevole. Quella sensazione di smarrimento, sei lì con te stesso e pensi. Una volta che la provi la capisci subito.

Sei arrivato subito alla bici da strada?

Ho iniziato al Bici Camogli, dove facevano principalmente mountain bike e ho provato a fare qualche giretto ma non mi è piaciuto molto. 

Una volta al Bici Camogli cosa ti ha conquistato?

Pian piano ho conosciuto tutto il mondo delle gare. Seguivo già il Tour de France, comunque sapevo delle grandi corse, però ho scoperto i vari ambienti del ciclismo. Nelle prime gare ho iniziato a interessarmi anche un po’ della preparazione e dei vari impegni che richiede la bicicletta. 

Ti è piaciuta questa parte analitica?

Da subito mi sono interessato all’ambito tecnico e scientifico. Non i primi anni, lì mi allenavo con il gruppo del Bici Camogli senza guardare a questi aspetti. 

Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
In bici Lorenzo Finn ha subito scoperto la passione per il suo habitat naturale: la salita (foto Instagram)
Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
In bici Lorenzo Finn ha subito scoperto la passione per il suo habitat naturale: la salita (foto Instagram)
Cosa ricordi di quegli anni?

Ci trovavamo a Uscia, un paese vicino a casa mia, facevamo un giro e il nostro allenatore ci seguiva nel furgoncino e ci allenavamo un po’ a sentimento. Ci divertivamo sui percorsi che trovavamo e magari facevamo qualche gara sulle salite.

Hai sempre avuto questo aspetto della competizione? 

Mi è sempre piaciuta. All’inizio non ero troppo agguerrito, però con gli anni si è sempre più sviluppato. Sì, alla fine è venuta col tempo. Mi è sempre piaciuta la sfida nel mostrare il meglio che si è in grado di fare. Tirare fuori il massimo da sé stessi e dal proprio fisico, capire dove si può arrivare lavorando al massimo. 

La voglia di provare a vincere quando è arrivata?

Da allievo, quando ho iniziato a prendere il ciclismo più seriamente. Con il tempo è arrivata anche questa sensazione

Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
Le vittorie sono arrivate più avanti, ma la prima non si scorda mai (foto Instagram)
Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
Le vittorie sono arrivate più avanti, ma la prima non si scorda mai (foto Instagram)
Ti ricordi la prima volta che l’hai provata?

Con la prima vittoria in Toscana. E’ stata veramente una bella giornata, inaspettata. Ero un po’ sotto shock, però da quel momento ho sbloccato il concetto di voler vincere. 

Sul passaggio alla categoria juniores?

Vedendo come si stava evolvendo il ciclismo moderno ho capito subito quanto fosse importante, che era giunto il momento di fare le cose seriamente. Anche con la scuola e la difficoltà dello studio era comunque fondamentale mantenere la concentrazione al 100 per cento su questi due aspetti. 

Nel frattempo hai studiato al liceo scientifico?

Sì, quando ho scelto l’indirizzo di studio in terza media non sapevo che poi la mia vita sarebbe andata in questa direzione. A livello accademico volevo fare un percorso che mi permettesse di crescere e svilupparmi al meglio

Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
La bici per Finn è sempre stata un po’ il luogo dei pensieri (foto Instagram)
Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
La bici per Finn è sempre stata un po’ il luogo dei pensieri (foto Instagram)
Dall’esterno traspare questo tua parte analitica…

Sì è parte della mia natura, quindi anche a livello scolastico mi sono sentito più incline alle materie scientifiche

In bici emerge una parte meno razionale?

Quando pedalo i pensieri sono più sciolti, la mente è libera di svagare e a volte non sempre in maniera positiva. Sono ragionamenti tra alti e bassi, magari a volte mi fermo a pensare ai pericoli della strada o a varie vicissitudini. 

Hai qualche percorso che preferisci?

Sì, vicino a casa c’è una bella salita che è quella del Monte Cornua. E’ una salita che mi è sempre piaciuta, sia per i ricordi del passato visto che la facevo anche con mio padre, ma anche a livello tecnico, è esigente ma una volta che arrivi in cima hai una vista su Recco e Sauri molto bella. 

Il passaggio tra gli juniores al CPS Professionale Team è stato il trampolino di lancio per la sua carriera
Il passaggio tra gli juniores al CPS Professionale Team è stato il trampolino di lancio per la sua carriera
Ti alleni solo o in compagnia?

Spesso da solo, però anche in compagnia non mi dispiace ma dipende dai lavori che ci sono da fare. 

Giornata lenta e tranquilla o ad alta intensità?

Un allenamento ad alta intensità se sto bene, passa più in fretta. 

Quando torni dagli allenamenti sei uno che ama cucinare o mangi la prima cosa che capita?

Se l’uscita è stata intensa e lunga mangio quello che trovo, altrimenti mi piace mettermi ai fornelli per fare qualcosa di più elaborato. Due dei miei piatti forti sono la pasta con zucchine e tonno e il risotto con i funghi

Nel 2024 Lorenzo Finn è passato al Team Grenke-Auto Eder per il secondo anno nella categoria juniores
Nel 2024 Lorenzo Finn è passato al Team Grenke-Auto Eder per il secondo anno nella categoria juniores
Una volta messa la bici nel box come passi il tempo?

Mi piace viaggiare, anche se non ho avuto ancora molto tempo per farlo. Però vorrei visitare l’America o l’Asia, insomma uscire dall’Europa e vedere il mondo. 

Viaggio preferito fino ad ora?

Ho un bel ricordo di alcune vacanze fatte insieme ai miei genitori e un’altra famiglia di amici quando avevo tra gli otto e gli undici anni. Siamo andati per diversi anni in giro per l’Europa e abbiamo visitato tanti posti in bici: Olanda, Spagna, Austria. Ho un ricordo piacevole di quel periodo e dei posti visitati.

Quando sei a casa?

Generalmente guardo film, serie su Netflix, ascolto podcast e inizio anche a interessarmi di politica e attualità.

The Office, Dwight Schrute
Dwight Schrute è il suo personaggio preferito della serie The Office (foto NBC)
The Office, Dwight Schrute
Dwight Schrute è il suo personaggio preferito della serie The Office (foto NBC)
Cosa guardi?

Film un po’ di tutto. Mentre tra mie serie preferite c’è The Office e Breaking Bad. La prima è comica e mi piace il senso dell’umorismo che c’è. 

Personaggio preferito di The Office?

Dwight (interpretato dall’attore Rainn Wilson, ndr) per il taglio comico. 

Quali podcast ascolti?

Quello di Geraint Thomas insieme al Luke Rowe mi piace molto (Watts Occurring, ndr). Parlano di cose molto interessanti, di com’è cambiato il ciclismo e toccano aspetti che mi piacciono. E’ bello sentire le differenze e gli aspetti che sono cambiati nel tempo.

Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Lorenzo Finn con i genitori
I genitori di Lorenzo Finn hanno seguito i figlio in Rwanda, ma gli hanno sempre lasciato grande libertà
Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Lorenzo Finn con i genitori
I genitori di Lorenzo Finn hanno seguito i figlio in Rwanda, ma gli hanno sempre lasciato grande libertà
Ti piace anche leggere?

Preferisco guardare, sono un po’ pigro fuori dalla bicicletta. Però dovrei riprendere a leggere qualche libro. 

Hai mai pensato di continuare gli studi?

Non ancora, la scuola è finita da poco e non ho avuto tempo di rifletterci. Però è anche una cosa che si può fare in futuro. Mi piacerebbe imparare qualche lingua nuova come il francese, l’ho studiato alle medie e sarebbe bello riprenderlo. 

Come vivi tutta questa attenzione mediatica nei tuoi confronti?

Il rischio è che sia impegnativo, per fortuna c’è la squadra che mi dà una mano a gestire il tutto. Se non è ogni giorno, mi piace come aspetto, soprattutto quando magari mi fanno delle domande diverse da solito. 

Ora riposo meritato?

Abbiamo ancora un incontro a Salisburgo, quello classico senza le bici. Poi un po’ di meritato riposo.

La forza del singolo è nel gruppo: la grande lezione di Amadori

10.10.2025
6 min
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Nella serata di festa a Kigali in cui Finn è stato chiamato a dire qualche parola per celebrare la maglia iridata, i cori degli altri tre azzurri (Borgo, Gualdi, Mattio, nella foto di apertura) trasmettevano il senso di un gruppo coeso e vincente. Le birre sul tavolo, la voglia di stare insieme. Lo stesso era accaduto a Leuven nel 2021, quando a vincere fu Baroncini e attorno a lui brindavano e cantavano Gazzoli, Frigo, Zana, Coati e Colnaghi. E’ facile cantare quando si vince, ma certo non si vince se il gruppo non è unito. E Marino Amadori, che sul gruppo ha costruito le sue squadre migliori, su questo è assolutamente d’accordo. Con lui riprendiamo i fili del discorso avviato in Rwanda.

Il cittì degli azzurri under 23 sta tirando le fila della stagione. Martedì era a San Daniele del Friuli, appena rientrato dagli europei. E questi giorni di autunno sono l’occasione giusta per fare il punto e guardare anche un po’ avanti. L’UCI con un colpo di spugna ha cancellato la Nations Cup della categoria, lasciando intendere forse manovre più ampie per il futuro.

Campionati del mondo U23, Kigali 2025, Marino Amadori, intervistato dopo la vittoria di Lorenzo Finn
Marino Amadori, romagnolo di 68 anni, pro’ dal 1980 al 1990, ha guidato al mondiale U23 Battistella, Baroncini e Finn
Campionati del mondo U23, Kigali 2025, Marino Amadori, intervistato dopo la vittoria di Lorenzo Finn
Marino Amadori, romagnolo di 68 anni, pro’ dal 1980 al 1990, ha guidato al mondiale U23 Battistella, Baroncini e Finn
Marino, quanto era bello quel gruppo di azzurri che cantavano al loro capitano?

Sapete come la penso, io vengo da una grande scuola e per me la squadra è fondamentale. Sono riuscito a fare un bel gruppo anche quest’anno. Anche se eravamo in quattro, erano veramente molto coesi. Così anche un leader come Lorenzo Finn, un bravissimo ragazzo tra parentesi, ha potuto dare qualcosina in più. E’ stato più sereno, più tranquillo, come è successo anche al Tour de l’Avenir, in cui aveva intorno ugualmente un bel gruppo. Quando fai il tecnico, devi anche cercare di mettere il corridore nelle condizioni migliori perché possa provare a fare risultato. Ho sempre lavorato in questo modo e cerco sempre di seguire questa linea. I quattro ragazzi che erano con Lorenzo ai mondiali sono bravi ragazzi e mi fa piacere che siano in orbita WorldTour. Questo vuol dire che abbiamo lavorato bene anche in questo contesto.

Quando Amadori ha capito che Finn fosse forte abbastanza per essere leader al primo anno?

Già alla prima corsa che ha fatto con la nazionale di Marco Villa giù a Reggio Calabria, arrivando terzo, anche se in un contesto di livello non altissimo. Però era comunque una gara di professionisti e lui un ragazzino al prim’anno da U23. Quel giorno mi si è accesa la spia, perché ho capito quanto ci tenesse alla maglia e quanto lo abbia spinto a dare qualcosa di più. Da lì siamo partiti. Dico la verità: volevo coinvolgerlo anche in una Coppa delle Nazioni. Però aveva un calendario molto buono con la sua squadra e così abbiamo deciso di puntare sul Tour de l’Avenir e da lì sul mondiale, che era adattissimo alle sue caratteristiche.

Campionati del mondo U23, Kigali 2025, Lorenzo Finn nella conferenza stampa del vincitore
Finn ha vinto il mondiale U23 al primo anno, dopo aver vinto quello juniores nel 2024. Secondo Amadori la sua gestione è molto azzeccata
Campionati del mondo U23, Kigali 2025, Lorenzo Finn nella conferenza stampa del vincitore
Finn ha vinto il mondiale U23 al primo anno, dopo aver vinto quello juniores nel 2024. Secondo Amadori la sua gestione è molto azzeccata
Avere dei devo team così ben strutturati fa sì che tu sia ormai un selezionatore, al pari di Villa, giusto?

Verissimo. Le squadre fanno già tutto alla perfezione, con il programma di preparazione dall’inizio della stagione e fino all’ultima gara. Io devo cercare di gestire al meglio gli obiettivi che mi interessano. Posso dire che con le devo si lavora benissimo: si sono visti i risultati di quello che abbiamo programmato. Anche le squadre ci tengono a fare bene al Tour dell’Avenir. Anche se qui è passato un po’ in secondo piano, il quarto posto ha dimostrato che Lorenzo sia stato molto forte anche lì. Sicuramente è un ragazzo che deve crescere, deve maturare, deve fare le sue esperienze, deve sbagliare e ci mancherebbe altro. Tramite gli sbagli si cresce, ricordatevi. 

Fa parte del processo di crescita…

Esatto. Mi dispiace che l’europeo non sia andato come volevamo, ma questo non significa che dobbiamo disperarci. Sapevamo quali sarebbero stato gli avversari. Widar è un buonissimo corridore, ha quei 3-4 minuti che fanno male davvero. Ti bruci a stargli a ruota. Eppure ha avuto la sua giornata storta ai mondiali, come Finn l’ha avuta agli europei.

Campionati europei U23, Ardeche 2025, Hector Alvarez, Simone Gualdi in volata per il terzo posto
Gualdi ha sfiorato il podio agli europei, aiutato da Finn. Secondo Amadori lo spirito di squadra degli azzurri è stato da applauso
Campionati europei U23, Ardeche 2025, Hector Alvarez, Simone Gualdi in volata per il terzo posto
Gualdi ha sfiorato il podio agli europei, aiutato da Finn. Secondo Amadori lo spirito di squadra degli azzurri è stato da applauso
Però, nonostante questo, ha lavorato per la squadra.

Avevamo impostato l’europeo in un certo modo. Non avendo la possibilità di comunicare, fatta la riunione e date le dritte, poi sono loro che devono gestire, capire come muoversi e cosa fare. Quando nel finale Lorenzo si è accorto di non avere la giornata migliore, si è messo al lavoro per cercare di prendere il bronzo di Gualdi (che ha dovuto accontentarsi del quarto posto, ndr) e questo mi ha fatto molto molto piacere. Vuol dire che ha riconosciuto il lavoro che i suoi compagni hanno fatto per lui all’Avenir e al mondiale. Senza dire nulla si è messo a disposizione, con la maglia da campione del mondo addosso: non è da tutti.

Approvi il fatto che abbia scelto di restare un anno ancora negli U23?

Condivido in pieno. Quest’anno ha fatto 38 giornate di gara, un numero limitato che gli ha permesso ugualmente di togliersi delle soddisfazioni. Il prossimo anno ne farà 50 con qualche corsa a tappe in più. E’ una crescita graduale e quando fra due anni passerà nel WorldTour, sarà già pronto per certi risultati. E’ un ragazzo intelligente, la squadra crede in lui e mi fa piacere quello che ha scelto di fare.

Campionati del mondo U23, Kigali 2025, le biciclette di Lorenzo Finn e Jakob Omrzel
Secondo Amadori, i materiali fanno la differenza. Qui le bici di Finn (Red Bull) e Omrzel (Bahrain) a Kigali, le stesse dei corridori WorldTour
Campionati del mondo U23, Kigali 2025, le biciclette di Lorenzo Finn e Jakob Omrzel
Secondo Amadori, i materiali fanno la differenza. Qui le bici di Finn (Red Bull) e Omrzel (Bahrain) a Kigali, le stesse dei corridori WorldTour
Lavorando con loro, si vede tanta differenza fra i ragazzi dei devo team e quelli delle nostre continental?

E’un insieme di cose. Potremmo scrivere un libro su quanto si è fatto negli ultimi 15 anni per avere delle continental anche in Italia, però il livello è diverso. Se la differenza la fai con i dettagli, avere materiali top scava un solco. Senza parlare dell’alimentazione, la preparazione, la programmazione delle gare e tutto quello che ne consegue. Al Giro Next Gen arrivano squadre che prima di quel momento non hanno ancora fatto una gara a tappe e che non hanno le bici da crono. Siamo nella stessa categoria, ma su due piani diversi. E questo fa sì che se c’è qualche ragazzino interessante fatica per riuscire a emergere.

A chi tocca aiutarlo?

Bisogna cercare di individuarlo e aiutarlo noi come nazionale a venire fuori.

Allora forse la cancellazione della Nations Cup non è a nostro favore in questo senso…

Purtroppo è così. Non so quali saranno le scelte della Federazione, però sicuramente è un problema. Come nazionale dovremmo cercare di tutelare il ragazzino interessante che non vada in un devo team o in una squadra estera. Dovremmo dargli un supporto, stargli vicino, per cercarli di farlo crescere nei migliori dei modi, ma si dovrà ragionare sul budget.

Gran Premio Capodarco 2025, Tommaso Bosio, General Store, in azione sul muro (photors.it)
Tommaso Bosio, classe 2006 della General Store, è uno dei talenti fuori dai devo team, già adocchiati da Amadori (photors.it)
Gran Premio Capodarco 2025, Tommaso Bosio, General Store, in azione sul muro (photors.it)
Tommaso Bosio, classe 2006 della General Store, è uno dei talenti fuori dai devo team, già adocchiati da Amadori (photors.it)
Ci sono davvero questi ragazzini interessanti?

Io penso di sì. A San Daniele ho visto Tommaso Bosio, che è arrivato undicesimo. L’ho già avuto con me in nazionale a fare la Course de la Paix Grand Prix Jeseníky in Repubblica Ceca. Un altro è Mellano stesso, anche se lui è già nella XDS-Astana. Però abbiamo dei ragazzini del 2006 che sono interessanti però purtroppo, per un motivo o per l’altro, non sono in queste grandi squadre. Sta a noi dargli l’occasione per emergere.

Finn tra passato e futuro. Wakefield traccia la strada

10.10.2025
6 min
Salva

Il titolo mondiale U23 di Lorenzo Finn, al suo primo anno nella categoria, gli ha permesso di eguagliare Mohoric in un’impresa autentica, conquistare due maglie iridate nelle due diverse categorie giovanili a distanza di 12 mesi. Impresa che ha sorpreso molti ma non il suo team, la Red Bull Bora Hansgrohe che sin dallo scorso anno ha creduto nelle sue qualità e lo sta facendo crescere con i dovuti passi. Tanto è vero che hanno deciso di assecondare la sua scelta di fare ancora un anno nel loro devo team, per crescere nei tempi giusti.

Per capire come ci si è arrivati e come si lavorerà ulteriormente sul ligure, la voce più autorevole non poteva essere che quella di John Wakefield, responsabile performance della multinazionale tedesca e suo allenatore, che su Finn investe molte delle sue speranze.

John Wakefield, responsabile Sviluppo Tecnico della Red Bull Bora Hansgrohe
John Wakefield, responsabile Sviluppo Tecnico della Red Bull Bora Hansgrohe
John Wakefield, responsabile Sviluppo Tecnico della Red Bull Bora Hansgrohe
John Wakefield, responsabile Sviluppo Tecnico della Red Bull Bora Hansgrohe
Qual è stata la prima impressione che hai avuto conoscendo Lorenzo?

Se ti riferisci a quando ho iniziato a lavorare con lui, credo fosse la fine del 2021 o del 2022. Già prima che arrivasse nell’allora team Grenke Auto Eder. Era un ragazzo molto tranquillo, molto giovane, molto rispettoso dal punto di vista caratteriale. Quando l’ho guardato dal punto di vista sportivo, i dati mi dicevano che c’era sicuramente qualcosa di speciale. Quello che mi è piaciuto molto di lui è stata la sua consapevolezza tattica nel modo in cui corre. Ho pensato che fosse maturo nonostante la sua età, corre già come un professionista esperto.

Si è adattato velocemente alla nuova categoria?

Anche da under 19 si è adattato molto bene, molto velocemente, e poi è passato agli under 23, quindi nella categoria di sviluppo, era come se fosse al suo secondo o terzo anno. Si è adattato davvero in fretta, ha bruciato le tappe, per questo i suoi ultimi risultati non mi hanno sorpreso.

Dopo mondiali ed europei, il trentino ha disputato le classiche italiane in mezzo ai professionisti
Dopo mondiali ed europei, il trentino ha disputato le classiche italiane in mezzo ai professionisti
Dopo mondiali ed europei, il trentino ha disputato le classiche italiane in mezzo ai professionisti
Dopo mondiali ed europei, il trentino ha disputato le classiche italiane in mezzo ai professionisti
Il suo Giro NextGen ti aveva soddisfatto?

Ovviamente volevamo un risultato di classifica generale con lui. Tuttavia, tutto è cambiato quando Luke Tuckwell ha conquistato la maglia rosa e Lorenzo è passato molto rapidamente e con grande maturità dall’essere uno dei nostri leader all’aiutarlo in ogni modo possibile. Quindi, se la prendo nel complesso, la risposta è: sì sono stato molto contento del suo Giro Next Gen, perché si è adattato molto rapidamente a un nuovo ruolo.

Rispetto all’inizio della stagione, quanto pensi che sia migliorato in termini di prestazioni?

Dipende da cosa si intende per prestazioni. Solo i numeri che sta spingendo o la sua tecnica di gara, il suo approccio al professionismo e la sua crescita nel corso della stagione? Ha fatto progressi in tutti questi ambiti. Penso che il miglioramento più importante sia in termini di maturità, ma la sua potenza è aumentata. Se consideri il suo miglioramento complessivo dall’anno scorso a quest’anno, è notevole, ma i numeri sono numeri, non dicono tutto.

Finn resterà un altro anno nel devo team, facendo poi esperienze con la squadra maggiore
Finn resterà un altro anno nel devo team, facendo anche esperienze con la squadra maggiore
Finn resterà un altro anno nel devo team, facendo poi esperienze con la squadra maggiore
Finn resterà un altro anno nel devo team, facendo anche esperienze con la squadra maggiore
Il prossimo anno sarà ancora nel team Rookies: pensi che abbia ancora bisogno di correre nella categoria Under 23?

Sì, certo. Credo che rimanere nella squadra dei rookie e in quell’ambiente under 23 sia molto positivo per lui. Può ancora crescere ulteriormente. Sarà più concentrato e con più specificità in un ambiente più controllato. Se prendiamo in considerazione gli obiettivi sportivi, il piccolo Giro è ancora un grande target per lui, come anche il Tour de l’Avenir, puntando sempre alla classifica generale. Ma ci sono ancora alcuni aspetti in cui deve migliorare come atleta professionista fuori dalla bici. Non dimentichiamo che ha finito la scuola due mesi fa. Vive ancora a casa. Cambiare completamente l’ambiente e farlo partecipare al WorldTour come giovane corridore va fatto per gradi. Quindi, per noi, ci sono alcuni aspetti che vogliamo migliorare con Lorenzo prima di mandarlo nel WorldTour.

Nelle sue corse con la prima squadra, come lo hai visto muoversi, aveva soggezione verso i compagni e l’ambiente?

No, per niente. Il feedback che abbiamo ricevuto dai corridori del team WorldTour che hanno corso con lui è stato che si muoveva nel gruppo in modo eccezionale. Era sempre al posto giusto al momento giusto e faceva il lavoro richiesto, che si trattasse di tirare in testa, portare borracce, qualsiasi cosa accadesse quel giorno specifico. O che fosse proprio come abbiamo visto al mondiale, correre in modo molto aggressivo. E’ stato un feedback molto, molto positivo.

Nel 2026 Finn difenderà la maglia iridata, puntando con decisione a Giro NextGen e Tour de l'Avenir
Nel 2026 Finn difenderà la maglia iridata, puntando con decisione a Giro NextGen e Tour de l’Avenir
Nel 2026 Finn difenderà la maglia iridata, puntando con decisione a Giro NextGen e Tour de l'Avenir
Nel 2026 Finn difenderà la maglia iridata, puntando con decisione a Giro NextGen e Tour de l’Avenir
Quanto sarà importante il prossimo anno fargli fare altre corse con i più grandi?

E’ un vincente, quindi vuole sempre risultati. Per noi saranno test importanti perché puoi seguirne i progressi, capire se siamo sulla strada giusta. Ma non è che se non ottiene un risultato in gara, sia una delusione o un fallimento. Ne impariamo qualcosa e ne capiamo il motivo.

Sai che in Italia Lorenzo è indicato come corridore che potrà rilanciare il ciclismo italiano, riportarlo alla sua tradizione. Tanta pressione potrebbe pesare su di lui?

Questo è un bel tema. Sì, la pressione è reale. La questione è come noi come squadra lo aiutiamo ad affrontarla, come la affronta lui stesso come corridore e quali sistemi vengono messi in atto per gestirla. Personalmente so con certezza che questa è la visione che l’Italia ha di lui. Qualcuno ha detto che lui è il prossimo Vincenzo Nibali o qualcosa del genere. Io rispondo semplicemente che lui è il primo Lorenzo Finn, non è il secondo Nibali. Riporre le speranze di un Paese su un solo atleta, certo, è fantastico, c’è passione. Sappiamo tutti quanto siano appassionati gli italiani. Ma lui deve prendere questo per sostenerlo e aiutarlo. Perché se c’è un risultato negativo per il Paese, poi a volte ha effetti negativi su un atleta e questa è l’ultima cosa che chiunque desidera. Quindi è importante che i tifosi lo sostengano, ma senza assillarlo se non vince subito…

Al suo primo anno da U23, Finn ha colto 3 vittorie con 6 podi di contorno
Al suo primo anno da U23, Finn ha colto 3 vittorie con 6 podi di contorno
Al suo primo anno da U23, Finn ha colto 3 vittorie con 6 podi di contorno
Al suo primo anno da U23, Finn ha colto 3 vittorie con 6 podi di contorno
C’è un corridore del presente o del passato a cui potresti paragonarlo e perché?

Difficile rispondere, perché nel ciclismo moderno, al giorno d’oggi, essere un corridore da classifica generale non è più una gran cosa. Devi essere molto versatile. Effettivamente il nome che viene in mente è Vincenzo Nibali, ha vinto corse di un giorno molto importanti, corse di una settimana e grandi giri, quindi un corridore molto versatile, molto impegnato, super professionale. Quindi suppongo che si dovrebbe guardare a qualcuno del genere, che è in grado di fare corse a tappe di una settimana o grandi giri, ma capace di emergere anche in corse di un giorno molto, molto dure.

Campionati del mondo Kigali 2025, Marino Amadori, Lorenzo Finn, Cordiano Dagnoni, taglio della torta

EDITORIALE / La vittoria di Finn sia una spinta e non un freno

29.09.2025
6 min
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KIGALI (Rwanda) – Lorenzo Finn e lo strepitoso manipolo degli under 23 hanno portato un oro così abbagliante da spingere anche la Gazzetta dello Sport a dedicargli uno spazio in prima pagina e ben quattro pagine a seguire. L’oro è prezioso, ma se lo fissi troppo a lungo tende a sfocare lo scenario intorno. Finn ha davvero quello che serve per arrivare alla mensa dei grandi. Siamo certi tuttavia che il nostro ciclismo sia in grado di intercettare tutti i potenziali campioni che produce? Ecco perché è necessario che la vittoria di Lorenzo si trasformi in una spinta e non in un freno, come quando ci si siede convinti di avere quanto basta.

Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Alessandro Borgo, PSimone Gualdi, Pietro Mattio, gesto dell'arco come Lorenzo Finn
Anche Borgo, Mattio e Gualdi, tagliando il traguardo, hanno scoccato la freccia come Finn
Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Alessandro Borgo, PSimone Gualdi, Pietro Mattio, gesto dell'arco come Lorenzo Finn
Anche Borgo, Mattio e Gualdi, tagliando il traguardo, hanno scoccato la freccia come Finn

Tre amici al box

Vi raccontiamo al riguardo un interessante scambio di opinioni fra Johnny Carera, Dino Salvoldi e il sottoscritto, avvenuto davanti al box dell’Italia. La teoria dell’agente di Pogacar (e svariati altri corridori) suggerisce che ormai è impossibile che un atleta sfugga agli osservatori. Persino un cicloturista che vince le gran fondo viene “pesato” e indirizzato verso i devo team o le squadre WorldTour. Ci sono così tanti dati a disposizione, che tutto il meglio viene a galla e gli altri probabilmente farebbero meglio a smettere, non avendo i mezzi per andare avanti. Un tema che con lui avevamo già affrontato in precedenza, scrivendone un primo editoriale.

A nulla in un primo momento sono valse le nostre obiezioni, secondo cui non tutti i dati di tutti i corridori sono realmente disponibili. Ci sono infatti parecchie società giovanili incapaci di seguire i loro ragazzi come meriterebbero. Di conseguenza, l’Italia perde una percentuale significativa di atleti senza averli neppure valutati.

Niente da fare: secondo Carera non si sfugge. Chiaramente il suo è il punto di vista di chi intercetta i più giovani non per mecenatismo, ma per ricavarne un utile in prospettiva futura. Se i numeri sono alti e il parco atleti è pieno, l’agente può dirsi soddisfatto. La percentuale di quelli che vengono portati al professionismo in tenera età e poi smettono è un dato su cui ci soffermeremo in altra occasione.

I talenti poco seguiti

Salvoldi, che da tre anni ha preso in mano la categoria juniores, ha ascoltato e poi ha detto la sua. In tante squadre più piccole ci sarebbero pure dei tecnici capaci, ma devono arrestare il loro slancio davanti a presidenti avanti con gli anni. Imprenditori che usano la squadra per raccontare il lavoro delle aziende e per vantarsi con i loro concorrenti. Oppure presidenti che ingaggiano corridori con tanti punti, senza guardare quelli del loro paese che magari avrebbero margini inesplorati. Loro non hanno interesse a sposare le metodologie del ciclismo moderno e forse non ne vedono la necessità.

Questo fa sì che il talento ci sia – ha fatto notare il cittì degli juniores – ma non venga seguito come richiederebbe. In questo ciclismo così spinto ormai anche fra gli allievi, è realmente possibile che dei ragazzi non riescano ad emergere? I test fatti in pista lo confermano: in Italia tanti atleti si perdono lungo il percorso. Perché non tutti hanno alle spalle società all’altezza e non tutti finiscono nei radar degli agenti. E poi è normale che siano quasi unicamente gli agenti a gestire il futuro del ciclismo italiano? A quel punto Carera ci ha pensato un istante e ha ammesso che la posizione di Salvoldi (che è anche la nostra) sia effettivamente centrata.

Campionati del mondo Kigali 2025, donne junior, Chantal Pegolo
Chantal Pegolo argento fra le donne junior: fra le ragazze le problematiche non sono da meno
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Il modello britannico

Ma Salvoldi è andato oltre e ha spiegato che in Gran Bretagna, il giovane che voglia iniziare a praticare ciclismo si rivolge ai centri locali di British Cycling, la loro federazione. Viene inserito in un processo di valutazione e indirizzato dove meglio il suo talento sarà valorizzato. In questo modo, prima ancora che si capisca se il ragazzino sarà un campione oppure un brocco, il suo profilo sarà stato valutato da chi governa il ciclismo del Paese.

In Italia, il bambino che voglia iniziare deve necessariamente iscriversi a una società. La scelta magari avviene per vicinanza, senza sapere più di tanto quale contesto troverà. Senza sapere se sarà guidato in un cammino di crescita che saprà valorizzarlo. Arriverà all’attenzione della Federazione e degli agenti soltanto se sarà in grado di fare dei risultati. Ma questi non sono scontati se la crescita si svolgerà lungo un percorso inadeguato.

Le scuole calcio sono un’altra cosa. Intanto sono una presenza più ramificata sul territorio e poi anche le più piccole hanno l’occhio di una grande squadra che periodicamente analizza le schede dei bambini. E’ interesse delle società farli crescere, anche per il valore economico dell’atleta, che nel ciclismo per le società di base è davvero poca cosa. La qualità del lavoro di Salvoldi di questi anni si basa sui test che il tecnico azzurro ha iniziato a svolgere sui territori, attirando i corridori che avrebbero difficoltà a raggiungerlo a Montichiari e facendone una prima valutazione. «Il ciclismo non è per tutti – ha detto giustamente Carera – poiché richiede mentalità e dedizione fuori dal comune». Ma se il ciclismo si ferma in Toscana e scendendo verso il Sud e le Isole ha grosse difficoltà per l’assenza di squadre e calendario, quanti sono i giovani corridori che avrebbero delle potenzialità e al ciclismo neppure ci pensano?

Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Lorenzo Finn con i genitori
I genitori di Lorenzo Finn hanno seguito i figlio in Rwanda. Hanno raccontato di avergli sempre lasciato grande libertà
Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Lorenzo Finn con i genitori
I genitori di Lorenzo Finn hanno seguito i figlio in Rwanda. Hanno raccontato di avergli sempre lasciato grande libertà

Un sistema superato

La nazionale non può fare tutto, soprattutto in questi anni di spese ridotte. Su pista allena i suoi ragazzi e i risultati si vedono, ma non può sostituirsi alle società. Può offrire ai ragazzi un calendario di crescita senza la pressione del risultato che magari è tipica delle squadre, ha spiegato Salvoldi, con la finalità di crescere con la giusta consapevolezza. Quello che invece potrebbe fare la Federazione (in apertura con il ct Amadori e Finn, c’è il presidente Dagnoni) è cercare di avvicinarsi al modello britannico diventando con i suoi Comitati Regionali un hub per l’accesso allo sport.

La famiglia si rivolge al settore tecnico regionale: saranno loro a fare una prima valutazione del bambino e ad indirizzarlo verso le società che lavorano meglio. Per le altre (ad esempio quelle che fermano il ragazzino che per l’anno successivo ha comunicato di voler cambiare maglia) non deve esserci posto, a meno che non cambino registro. A monte, una fase di formazione e screening per chi gestisce le società di base permetterà di avere il vero polso della situazione. Va sradicato un sistema che ormai non va più bene, creando un meccanismo più esatto e in linea con le esigenze attuali. La Federazione ha tutte le armi per riprendere in mano lo sviluppo dei corridori, facendo in modo che gli agenti siano figure necessarie, ma non gli arbitri dello sviluppo. Servono voglia e capacità, il resto c’è tutto.