La “prima” di Villa su strada. Tante idee e un talento cristallino

18.04.2025
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Al Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria vinto da Luca Colnaghi, c’è stato l’esordio di Marco Villa sull’ammiraglia della nazionale italiana. Una prima assoluta? Non proprio, considerando che nel lungo periodo di permanenza del cittì azzurro nel mondo della pista, spesso ha portato i suoi ragazzi a competere nelle gare su strada con la maglia azzurra. Resta però il fatto che la classica italiana era la prima occasione per indossare le “nuove” vesti di responsabile chiamato a rilanciare il mondo della strada, quello guida del ciclismo italiano.

Villa però resta attaccato fortemente alla pista, tanto è vero che in queste ore è a Gand, con la Fidanza e la Baima chiamate a raccogliere punti in una competizione nel velodromo insieme a 6 ragazzi. Sa bene però che tutti guardavano alla prova calabrese con una certa curiosità e il pluripremiato tecnico non si tira indietro.

Gli azzurri alla partenza da Reggio Calabria, alla sinistra Finn, alla destra Viviani (foto Mazzullo)
Gli azzurri alla partenza da Reggio Calabria, alla sinistra Finn, alla destra Viviani (foto Mazzullo)

«Parlare di esordio mi pare un termine eccessivo, non solo per il fatto che sono già stato su un’ammiraglia azzurra, quanto perché un vero e proprio esordio è quando affronti una gara titolata. Questa era una rappresentativa nazionale in una corsa per club e con questo non intendo minimamente sminuirla, anzi credo che esperienze simili, che ho già affrontato, siano utilissime».

Come ti sei regolato nelle convocazioni?

Ho scelto di portare una squadra di giovani insieme a Elia Viviani, che ringrazio sempre per la sua disponibilità e che ha fatto un po’ da “chioccia” per i suoi compagni. Era importante sfruttare quest’occasione per far capire che una nazionale è qualcosa di diverso da una normale corsa vissuta nel proprio team, si ha una responsabilità diversa vestendo quella maglia con tutto il suo carico di storia e devo dire che ho trovato fra i ragazzi uno splendido affiatamento.

L’arrivo vittorioso di Colnaghi. Per Finn il primo podio da pro’ (foto Mazzullo)
L’arrivo vittorioso di Colnaghi. Per Finn il primo podio da pro’ (foto Mazzullo)
Come sei stato ricevuto dagli altri dirigenti delle formazioni italiane, è cambiato qualcosa?

Non direi, paradossalmente era più complesso parlare con loro prima, quando bisognava affrontare la programmazione di un quadriennio. Ora da questo punto di vista è tutto molto più semplice. E’ chiaro che alla base dei mio lavoro c’è sempre il dialogo costruttivo con i manager e i team per quegli atleti che ritengo utili alla causa azzurra e in questo senso ho già avuto segnali molto positivi.

In quale misura?

Io ho già in testa una certa intelaiatura per la nazionale per mondiali di settembre ed europei di ottobre, in base ai percorsi. La gran parte degli atleti che mi interessano, faranno programmi che contemplano Giro e Vuelta e questo ai fini delle prove titolate è un programma che mi va benissimo. Il Tour è lontano, significa chiedere ai ragazzi di avere un terzo picco di forma che non si raggiunge con facilità. Poi ci può essere l’eccezione, ma io devo ragionare su dati reali. Anche perché io avrò bisogno di una nazionale composta da corridori tutti al 100 per cento della forma.

Con Finn e Viviani, Villa ha portato anche D’Amato, Fancellu, Garibbo, Raccani e Belletta
Con Finn e Viviani, Villa ha portato anche D’Amato, Fancellu, Garibbo, Raccani e Belletta
Che impressione hai tratto dalle classiche nella tua nuova veste, le hai viste con occhio nuovo?

Non direi, d’altronde non è che prima la strada non la guardavo, anzi. Ho fatto il professionista per 11 anni, i miei corridori su pista hanno sempre gareggiato su strada, non avrei potuto non avere un occhio interessato oltre che appassionato. La mia esperienza mi dice ad esempio che non bisogna guardare solo ai risultati: il Fiandre con tanti italiani davanti è stato un bellissimo segnale.

Tu hai detto che guardi soprattutto ai giovani, la maggior parte dei quali è all’estero…

Anche su pista ero chiamato a parlare con i team esteri per i vari Ganna, Viviani, Consonni e compagnia. Dobbiamo abituarci a un ciclismo globalizzato, avere rapporti con tutte le squadre del WorldTour, era ed è ancora di più il mio compito. Se quelle squadre investono sui nostri ragazzi, significa che il talento non è minimamente venuto meno.

Podio finale per Colnaghi, Bais e Finn nell’ordine (foto Mazzullo)
Podio finale per Colnaghi, Bais e Finn nell’ordine (foto Mazzullo)
La tua prova calabrese si è chiusa con il podio di Lorenzo Finn, chiaramente sul campione del mondo junior c’è tanta attenzione addosso. Tu come lo hai visto?

Avevo visto il mondiale e quel successo non è stato casuale – afferma Villa – Ho parlato di lui con Gasparotto e mi ha detto che nei ritiri prestagionali ha visto un ragazzo molto talentuoso ma anche maturo, che era già all’altezza di corridori molto più esperti e blasonati. Ha iniziato la stagione in ritardo per colpa della frattura alla clavicola, ma io l’ho visto alla Coppi e Bartali trovandolo già brillante. Sapendo che doveva correre nelle Ardenne gli ho chiesto se voleva mettere dentro un’altra gara, l’ha chiesto al team e mi ha dato la sua adesione.

Che corridore hai trovato?

Ho trovato un gran talento, ma non parlo solo delle sue qualità fisiche. Ha già la testa del professionista, dall’alimentazione alla vita in hotel, anche a come organizzarsi per le trasferte. In gara ha corso da leader: ha attaccato nella prima salita e si è innervosito perché non aveva collaborazione, ha attaccato nella seconda portando con sé il solo Fiorelli con lui e gli ho detto di non spingere troppo ma aspettare la rampa finale. Così ha fatto portando via la fuga decisiva. Per essere all’inizio della sua avventura da pro’, ha fatto vedere belle cose.

Il ligure Finn ha attaccato più volte nel corso della gara, impressionando il suo cittì per la sua autorevolezza
Il ligure Finn ha attaccato più volte nel corso della gara, impressionando il suo cittì per la sua autorevolezza
C’è da attendersi una nazionale imperniata sulla gioventù?

Chi mi conosce sa che sono sempre stato abituato a lavorare con corridori giovani ma anche con gente esperta – sentenzia Villa – Io mi baso su due principi che valevano prima come adesso: un corridore esperto, a prescindere dall’età, che può darmi qualcosa troverà sempre la porta aperta da me, se sarà utile per il team. Dall’altra parte non mi sono mai fatto scrupoli nel gettare nella mischia ragazzi che hanno talento, anche qui a prescindere dalla data di nascita. Il metodo di lavoro non cambia…

Obiettivi chiari per Finn: esperienza, maturità e Giro NextGen

04.04.2025
5 min
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RICCIONE – Il suo approccio nel mondo dei grandi è in linea con la personalità che abbiamo imparato a conoscere. Basso profilo, idee chiare, poche parole e tanti fatti a parlare per lui. Lorenzo Finn è un diciottenne atipico per questa generazione di baby-fenomeni cui si vuol far bruciare le tappe più del dovuto. Lo splendido mondiale vinto l’anno scorso a Zurigo tra gli juniores non lo ha cambiato più di tanto, nonostante stia crescendo in uno dei vivai più importanti del WorldTour.

Lui sa che ora deve accumulare esperienza di qualsiasi genere tra gli U23. Perché anche se Finn può apparire come un predestinato, al momento non c’è la necessità di caricarlo di responsabilità. Ha avuto un debutto stagionale da più giovane in gara che non lo ha spaventato e che fa parte del percorso di crescita graduale. Infatti un mese dopo essere diventato maggiorenne (essendo nato il 19 dicembre 2006), il ligure a Mallorca ha aperto il 2025 direttamente con la prima squadra della Red Bull-Bora-hansgrohe benché faccia parte della “Rookies”, ovvero il devo team. Dopo un piccolo stop fisico, è poi tornato ad attaccarsi il numero sulla schiena alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali dove lo abbiamo incontrato.

Lorenzo ha aperto il 2025 correndo a Mallorca e mettendosi subito alla prova tra i pro’ (foto Getty Sport)
Lorenzo ha aperto il 2025 correndo a Mallorca e mettendosi subito alla prova tra i pro’ (foto Getty Sport)

Avvio ad ostacoli

Quando scende dal pullman, Lorenzo Finn indossa la tuta ed il piumino della squadra. Piove, fa freddo, la riunione pre-gara è già finita è meglio tenersi ancora un po’ al caldo prima di cambiarsi e andare verso la partenza. Notiamo un tape verde che spunta dal polso sinistro e non possiamo chiedergli cosa sia successo.

«Al termine della seconda tappa – racconta – sono caduto a circa quattro chilometri dal traguardo di Sogliano al Rubicone quando iniziava l’ultima salita. Siamo caduti in tre della mia squadra, assieme ad altri atleti. E’ stata a centro gruppo e non ho potuto fare nulla. A quel punto non aveva senso provare a rientrare, ormai era andata. Peccato perché il finale mi piaceva ed ero curioso di vedere cosa avrei potuto fare.

«Per fortuna – prosegue Finn – il polso non è gonfio e non mi ha dato troppe noie con la pioggia e l’umidità. Diciamo che avevo già dato in quel senso. A fine febbraio mi sono rotto la clavicola in allenamento. Era una frattura composta, quindi un male e un disagio sopportabili. Sono riuscito a fare una decina di giorni di rulli e poi sono riuscito ad allenarmi su strada per prepararmi a questa gara e alle altre».

Il meteo inclemente della Coppi e Bartali non ha condizionato le prestazioni di Finn, che sotto la pioggia vinse il mondiale di Zurigo
Il meteo inclemente della Coppi e Bartali non ha condizionato le prestazioni di Finn, che sotto la pioggia vinse il mondiale di Zurigo

Osservato speciale

La lente di ingrandimento su Finn c’è dai tempi del suo primo anno juniores quando aveva dimostrato le sue grandi doti in salita. Ed è continuata quando ad inizio 2024 era diventato il primo italiano di quella età ad andare a correre in una formazione estera, il Team Grenke-Auto Eder. Mentre ci sta spiegando la sua nuova vita da corridore, spuntano Marino Amadori e Marco Villa, rispettivamente i cittì delle nazionali U23 e professionisti.

«Di sicuro – ci dice – il mondiale vinto l’anno scorso è un ricordo che rimarrà per sempre, che terrò per tutta la vita e che non me lo potrà togliere nessuno. Ripensandoci mi dà ancora morale, però con questa categoria è iniziata una nuova carriera per me. Chiaramente con nuovi obiettivi».

Ma correre davanti ai due tecnici azzurri che effetto crea? «Tutte le gare sono sempre toste – risponde mentre li saluta con un cenno della mano – a maggior ragione correndo in mezzo ai pro’. Inevitabilmente so di avere gli occhi puntati addosso, però non la vivo con pressione. So che è tutta esperienza. Dall’anno scorso con gli juniores ai pro’ è un salto comunque è enorme. Sono tutte gare impegnative».

Finn a colloquio con Villa e Amadori, cittì dei pro’ e U23. Un corridore che può tornare utile ad entrambi
Finn a colloquio con Villa e Amadori, cittì dei pro’ e U23. Un corridore che può tornare utile ad entrambi

Tra scuola e ciclismo

Per un ragazzo dell’età di Lorenzo che corre in bici, il primo anno tra gli U23 coincide quasi sempre anche con l’ultimo di scuola. Il diploma da conseguire tra i libri e i banchi è il primo vero appuntamento della categoria, che verosimilmente diventa più “semplice” da luglio in poi. Il ligure della Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies ha sempre avuto buone medie scolastiche, così come in bici. Merito della sua gestione in cui cerca di conciliare anche la programmazione agonistica.

«Quest’anno ho la maturità e devo organizzarmi – va avanti Finn – è ancora dura per decidere tutto, ma intanto sono già riuscito a farmi posticipare l’esame di stato dopo il Giro NextGen, che è un grande obiettivo per noi. Anzi non nascondo che è il grande obiettivo della mia prima parte di stagione. Assieme agli altri cinque ragazzi con cui farò il Giro andremo in altura ad Andorra per tre settimane prima dell’inizio e lo prepareremo. Prima di allora farò tutto il calendario U23 con Liegi, Belvedere, Recioto e altre corse. Fino all’estate non credo che correrò ancora con la formazione WorldTour. Eventualmente vedremo nella seconda parte di stagione se si presenterà nuovamente l’occasione di fare qualche gara di un giorno».

La Coppi e Bartali per Finn è stato uno step importante per acquisire subito ritmo dopo l’infortunio alla clavicola
La Coppi e Bartali per Finn è stato uno step importante per acquisire subito ritmo dopo l’infortunio alla clavicola

Ammiraglia italiana

In ammiraglia può contare su Cesare Benedetti, all’esordio da diesse e prima ancora atleta-simbolo del gruppo sportivo dal 2010 fin quando si chiamava NetApp ed era un team continental.

«Con Cesare mi trovo molto bene – chiude Finn – per me è una grande fonte di esperienza e consigli. Non ho problemi con l’inglese, ma ogni tanto è anche bello parlare in italiano col tuo diesse. Sta procedendo bene anche l’inserimento con i nuovi compagni. Naturalmente ho legato un po’ di più con Davide (Donati, ndr), ma siamo un bel gruppo e si è creata subito sintonia fra tutti. Siamo convinti di fare tutti assieme una bella annata e di crescere bene».

In Australia il battesimo di Philipsen, il “bimbo prodigio”

15.01.2025
5 min
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21 gennaio. Una data fatidica per Albert Withen Philipsen che non solo indosserà per la prima volta in gara la divisa della Lidl-Trek, ma inizierà anche ad assaggiare la realtà del WorldTour attraverso il Santos Tour Down Under, quindi partendo direttamente dalla cima.

Il danese, intercettato proprio in aeroporto prima di effettuate il lunghissimo viaggio, non è per nulla spaventato, anzi ha una gran voglia di mettersi all’opera e forse mettersi alle spalle un biennio da junior che gli ha dato tantissimo a livello di risultati, ma che cominciava a sentire un po’ stretto.

Per il danese due anni di grande crescita su strada, con titolo mondiale in linea ed europeo a cronometro nel 2023
Per il danese due anni di grande crescita su strada, con titolo mondiale in linea ed europeo a cronometro nel 2023
Come sono state queste prime settimane alla Lidl-Trek?

È stato davvero bello. Il team mi ha supportato molto e mi ha dato molta spinta per avvicinarmi a questo che rispetto agli juniores è un mondo tutto nuovo. Esco da questo periodo di allenamento molto carico, con una buona condizione e mi sento davvero felice nell’affrontare questa trasferta che farà da rompighiaccio.

Sei il più giovane del team e sei passato subito alla squadra WorldTour, che cosa ti aspetti da questo primo anno?

Penso che sia un anno delicato, io non voglio avvicinarmi al nuovo mondo con l’atteggiamento sbagliato. Credo che sia importante soprattutto per imparare, acquisire un po’ più di esperienza e abituarsi a essere al livello dei grandi. Intanto mettendomi a disposizione e svolgendo i compiti che mi verranno dati. D’altronde è difficile avere grandi aspettative perché non so nulla del livello, intanto si tratta di abituarmi al nuovo livello di corsa.

21 giorni di gara nel 2024, con 9 vittorie e qualche delusione, come alla Roubaix e al mondiale
21 giorni di gara nel 2024, con 9 vittorie e qualche delusione, come alla Roubaix e al mondiale
Partirai subito dall’Australia, che sentimenti provi ad affrontare subito una corsa a tappe WorldTour contro molti grandi corridori?

In realtà mi sento abbastanza carico, sono contento di iniziare subito e anche di farlo a un livello così alto. Penso che anche la squadra sia un po’ più rilassata al riguardo. Non hanno aspettative molto alte per me per fare qualcosa di folle perché è così presto nella stagione. E’ la mia prima gara, sarà un po’ un test che mi incuriosisce ma che affronto con tranquillità e il fatto di rientrare nel gruppo, di mettere da parte tutto quel che è successo in questi due anni non mi dispiace. Io comunque voglio crescere velocemente e guardo già alle gare più avanti nella stagione.

Com’è stato il tuo 2024?

La mia stagione è stata piuttosto buona. Ho raggiunto quasi tutti i miei obiettivi, tranne per i campionati del mondo, dove ho dovuto fare i conti con la sfortuna, che si è un po’ accanita… Alla fine comunque posso dirmi soddisfatto.

Philipsen e Finn nella fuga decisiva dei mondiali. Una rivalità che potrebbe svilupparsi fra i grandi
Philipsen e Finn nella fuga decisiva dei mondiali. Una rivalità che potrebbe svilupparsi fra i grandi
Torniamo al mondiale, senza la caduta pensi che vi sareste giocati il titolo tu e Finn e che cosa pensi del corridore italiano?

Devo dire che Finn stava andando davvero forte. Per questo mi è spiaciuto come sono andate le cose, sarebbe stata una bella sfida, incerta, un ultimo giro tutto da vivere, ma nel ciclismo bisogna anche pagare dazio. Io penso che anche lui avrebbe voluto giocarsi la vittoria ad armi pari e credo che anche il pubblico, a prescindere dal tifo, avrebbe gradito. Vorrà dire che ci affronteremo nella categoria superiore…

Continuerai a fare strada e mountain bike?

Per quest’anno ho intenzione di continuare sia per la strada che per la mountain bike, concentrandomi principalmente sulla corsa su strada e poi facendo solo una manciata di gare di mountain bike parallelamente. Diciamo che quest’anno la bilancia penderà molto più che in passato verso il ciclismo su strada e non potrebbe essere altrimenti, è un grande investimento che sto facendo io su me stesso e che sta facendo la squadra.

Philipsen intende continuare nella mtb, dove vanta 2 titoli mondiali e uno europeo da junior
Philipsen intende continuare nella mtb, dove vanta 2 titoli mondiali e uno europeo da junior
Il ciclocross lo hai abbandonato del tutto?

Qualcosa dovevo per forza lasciarla da parte. Ho deciso di non fare più il ciclocross solo per potermi allenare meglio in inverno e prendermi una pausa mentale dalle gare. A questo punto era diventata una necessità.

Perché hai scelto la Lidl-Trek?

E’ difficile dire esattamente perché ho scelto il team. Direi che sono stati loro che mi hanno dimostrato grande interesse e prospettato un programma ideale per la mia crescita, devo dire che la cosa che mi ha colpito di più è che erano davvero entusiasti. In generale ero una buona atmosfera e poi mi piace molto anche l’attrezzatura che utilizzano, sono davvero contento delle bici da corsa e anche degli altri corridori che corrono nel team. Soprattutto in squadra ho trovato un buon numero di corridori danesi che possono aiutarmi e darmi qualche consiglio importante.

Il diciottenne di Holte è molto cresciuto a cronometro, il che ne fa un elemento di punta per le corse a tappe
Il diciottenne di Holte è molto cresciuto a cronometro, il che ne fa un elemento di punta per le corse a tappe
In questi due anni da junior hai vinto molto, ma al di là di questo, come stradista quanto pensi di essere cresciuto?

Molto, sono stati gli anni in cui mi sono concentrato davvero sulle corse su strada, quindi la mia curva di apprendimento è stata piuttosto ripida. Certamente non sono più il Philipsen vincitore a sorpresa del titolo mondiale nel 2023, sono migliorato molto a livello tattico e su come comportarmi in gruppo e come correre. Ma so di avere ancora molto lavoro da fare. Comunque mi sento molto più a mio agio con la bici da strada e mi sento più sicuro del mio stile di corsa e di come affronto le gare.

Benedetti alla guida di Finn, Donati e… Capello: Come farà?

27.10.2024
5 min
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Da pochi giorni Cesare “Cece” Benedetti ha tra le mani i suoi ragazzi della Red Bull-Bora Hansgrohe Rookies, in particolare i due italiani: Lorenzo Finn e Davide Donati. «E anche Roberto Capello, che fa parte della squadra juniores, il Team Grenke – Auto Eder (la squadra da cui viene Finn stesso, ndr)». Benedetti è quindi già nel pieno dei lavori e inizia a sentirli come “suoi” ragazzi (in apertura foto @anderl_haartmann).

Proprio ieri si è concluso il primo “raduno” dell’anno per la Red Bull-Bora Hansgrohe. Più che altro si è trattato di visite mediche, team building, colloqui… In questo contesto c’erano anche i team giovanili della corazzata di Ralph Denk.
«Anche se io – dice Benedetti – come direttore sportivo, resto ancora un po’ qui nei pressi di Salisburgo per alcune riunioni con i coach e il management».

L’intera Reb Bull-Bora si è ritrovata in Austria, nei pressi di Salisburgo per le prime riunioni in vista della stagione 2025
L’intera Reb Bull-Bora si è ritrovata in Austria, nei pressi di Salisburgo per le prime riunioni in vista della stagione 2025
Cesare, qual è stata la tua prima impressione su questi ragazzi?

Con gli under 23 abbiamo davvero un bel gruppo, valido sia dal punto di vista atletico che personale. Mi sembrano già uniti e ben integrati. Questi quattro giorni in Austria mi lasciano ottimista. Ho visto tanto talento e ambizione, e per questo uno degli obiettivi principali sarà farli lavorare bene insieme. Nei primi colloqui abbiamo detto, e loro hanno capito, che non serve essere individualisti.

Su cosa vertevano i colloqui?

Sul conoscerli meglio. Abbiamo fatto sia dei colloqui di gruppo che uno a uno, soprattutto per capire i loro obiettivi, le loro personalità, chi è più aperto e chi più timido. Con gli juniores abbiamo parlato anche di scuola e di come adattarla agli allenamenti. Oltre al fatto che il ciclismo, come si suol dire, è una scuola di vita… specie a quell’età, aggiungo io.

Hai parlato di obiettivi: ma i ragazzi scelgono loro quali corse fare? Oppure vi riferite a grandi obiettivi, come un sogno in carriera da realizzare?

No, obiettivi molto più concreti. Dove vogliono migliorare? Dove sentono di dover crescere di più? Nella cronometro, sulla resistenza… Poi, chi è al secondo o terzo anno di categoria è naturale che, avendo visto il calendario, abbia puntato l’attenzione su alcune gare.

Con la vittoria iridata juniores, Lorenzo Finn (classe 2006) è la stellina dei Reb Bull Rookies
Con la vittoria iridata juniores, Lorenzo Finn (classe 2006) è la stellina dei Reb Bull Rookies
Veniamo ai tre italiani: Finn, Donati e Capello…

Donati e Capello sono due atleti che seguo direttamente io, insieme al preparatore ovviamente. Abbiamo coach specifici per juniores e under 23. In tal senso è come se fossimo “distaccati” dalla struttura centrale, anche se poi tutto è collegato. Finn, invece, è seguito dai piani alti… diciamo così! Lorenzo viene da una stagione davvero brillante, e io comunque mi relazionerò soprattutto con lui come persona e poi in gara.

Sei freschissimo di addio alle corse, ad agosto avevi ancora il numero sulla schiena… Cosa dici ai ragazzi? Qual è il tuo approccio?

Che devono divertirsi e apprezzare quello che fanno. Che devono fare tesoro dei momenti di gruppo, delle esperienze che vivranno. La mia filosofia è: anche se lavoro su un progetto che punta ai risultati, la cosa più importante è la crescita e la formazione dell’atleta e della persona. Va bene se vinci il Recioto per esempio, una gara under 23 importante, ma preferisco che fai quinto al Recioto e fra due anni mi vinci una tappa al Giro d’Italia.

Che programma seguiranno i ragazzi?

Per ora sappiamo dei ritiri che faremo con la prima squadra, quindi a dicembre e gennaio a Majorca. Gli juniores però non saranno a gennaio: visto che la loro stagione inizia più tardi, faremo qualcosa verso fine gennaio o febbraio.

GP Liberazione 2024, Davide Donati (classe 2005) si prende le strade di Roma
GP Liberazione 2024, Davide Donati (classe 2005) si prende le strade di Roma
E per quanto riguarda i carichi di lavoro? Si parla già di aumenti?

Questo è un discorso che stiamo affrontando con i preparatori, delicato e, a mio avviso, anche logico. Mi spiego: chi ha fatto quest’anno un grande salto di qualità non può aspettarsi di crescere altrettanto. Se sei migliorato del 40 per cento quest’anno, non puoi pensare che anche il margine di quest’anno sarà così ampio. Detto questo, però, i margini di miglioramento ci sono: anche solo a occhio mi sembrano acerbi fisicamente. Negli ultimi anni di carriera, io stesso mi trovavo accanto a ventenni già fisicamente formati. Bene così, quindi, vuol dire che margine ce n’è.

Passiamo ai ragazzi. Partiamo da Lorenzo Finn, campione del mondo juniores e al primo anno nella categoria under 23…

È un ragazzo molto tranquillo e al tempo stesso sicuro di sé. Spero solo che la stampa italiana non esageri con lui. È ovvio che Lorenzo avrà molta attenzione, ma è importante evitare paragoni, pressioni eccessive o aspettative. Ognuno ha la sua storia e a 18-19 anni non è facile gestire tutto questo. Anche se uno dice di non sentirla, una parte del cervello ci pensa sempre. Credo comunque che Lorenzo farà bene. Ha un grande talento.

Davide Donati…

Anche lui mi sembra un ragazzo tranquillo, a posto. Quest’anno Davide era partito molto bene, poi nella seconda parte di stagione ha pagato un po’, forse anche per la scuola di mezzo. Ecco, lui è uno di quelli che ha un grande margine di crescita. Lo vedo bene nelle classiche.

Roberto Capello (classe 2007) trionfa a Montecampione (immagine Youtube)
Roberto Capello (classe 2007) trionfa a Montecampione (immagine Youtube)
Roberto Capello, lo junior…

Roberto è molto convinto e determinato. Bisognerà tenerlo un po’ calmo! Non vedeva l’ora di ricominciare. Quasi non ha staccato e la sua stagione inizia fra cinque mesi… Sarà dura frenarlo! È interessante che questo giovane piemontese vada in bici solo da tre anni, e posso capire il suo entusiasmo. È molto forte in salita.

Secondo te, Cesare, questi ragazzi hanno consapevolezza dell’opportunità che hanno di fronte?

Sì, sì… specie dopo questo ritiro e i primi contatti con la squadra WorldTour sono rimasti molto colpiti in positivo.

E tu?

Per ora lavoro come devo, mi trovo bene e ho la giusta pressione. Da corridore ce n’era di più! Anzi, va meglio di quanto mi aspettassi. Devo e voglio capire bene cosa posso dare ai ragazzi, come parlargli, lasciargli più spazio e far vedere loro come vanno le cose. Ma vedremo: dobbiamo ancora iniziare!

Juniores o under 23? Per Ballan è il momento di scegliere

12.10.2024
5 min
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Inutile nasconderselo: i mondiali di Zurigo hanno dimostrato una volta di più come ormai il ciclismo guardi molto più alla categoria juniores che a quella Under 23. L’Uci vuole correre ai ripari, ha detto che dal prossimo anno chi è nelle WorldTour non potrà più fare le gare titolate di categoria, si pensa anche a una riduzione dell’età da 23 a 21 anni, ma questo è come spalare acqua con un colapasta. Le gare juniores hanno avuto molto più risalto di quelle della categoria superiore, questo è stato un dato di fatto.

Tutto ciò si ripercuote a livello generale e infatti nell’ambiente sono giorni di grandi discussioni. Chi vuole lanciarsi nel mondo degli under è visto con occhio critico, ma dall’altra parte chi punta sui più giovani si trova a fare i conti (è davvero il caso di dirlo) con grandi problemi economici. Lo sa bene Alessandro Ballan, ex iridato oggi commentatore Tv, ma anche responsabile del team juniores UC Giorgione.

Europei e mondiali hanno dimostrato come gli juniores abbiano ormai più appeal degli U23
Europei e mondiali hanno dimostrato come gli juniores abbiano ormai più appeal degli U23

«La gestione di un team – spiega – sta raggiungendo costi esagerati. Questo avviene proprio perché team, procuratori, tecnici, tutti guardano a questa categoria quindi devi avere materiale all’altezza. Una volta si partiva da zero, si doveva imparare, si faceva attività per crescere. Qui oggi vogliono tutti corridori già svezzati, campioni in erba».

Quando parli di costi esagerati a che cosa ti riferisci in particolare?

Non puoi accontentarti, quindi devi avere bici all’avanguardia, accessori all’altezza, garantire a chi corre per te un livello organizzativo quasi da squadra pro’. E questo ha un costo. Io dico sempre grazie a chi investe nel ciclismo, a quelle aziende che ci sostengono ma non possono fornire il materiale gratis… Se mi fermo a pensare mi accorgo che le difficoltà sono grandi anche perché chi corre pretende e mi riferisco ai ragazzi ma anche alle famiglie. Io ho fatto i calcoli: l’attività di un ragazzo costa dai 12 ai 15 mila euro e noi ne abbiamo poco meno di una decina, i conti sono presto fatti.

I ragazzi dell’Uc Giorgione. Ballan sottolinea i costi che ha un’attività come la loro
I ragazzi dell’Uc Giorgione. Ballan sottolinea i costi che ha un’attività come la loro
In che consistono i costi pro capite?

Una bici ultimo modello costa almeno 5.500 euro, poi 1.000 di abbigliamento, 600 di accessori, e mettiamoci anche trasferte, gasolio, usura del materiale… I genitori aiutano, ma certamente non per cifre del genere, considerando anche che hanno paura. Noi siamo sul filo del rasoio.

Gli juniores sono ormai i veri dilettanti, la porta di accesso al ciclismo che conta…

Già, ma non si possono prendere come riferimento solo Evenepoel, Del Toro o pochissimi altri. Io dico sempre che nel ciclismo d’oggi non sarei mai passato pro’, persi i primi due anni da U23 e non mi avrebbe seguito più nessuno. Ma come me ce ne sono tanti, non tutti maturano così presto, anzi sono eccezioni. Tanti ragazzi sviluppano dopo i 17-18 anni, ma così li perdiamo tutti. Non tutti sono fenomeni, ma i procuratori vanno dietro solo a quelli, guardano troppo a questa categoria e non più a quella successiva che tecnicamente avrebbe ancora un senso.

Lorenzo Finn, qui vincitore al Ghisallo, è da vedere come un’eccezione nel suo percorso di crescita (foto Berry)
Lorenzo Finn, qui vincitore al Ghisallo, è da vedere come un’eccezione nel suo percorso di crescita (foto Berry)
E’ anche un problema di calendario?

Se ne parla tanto, ma il problema non è ridurre il numero di gare, quanto aumentare il numero di società. 25 anni fa, se eri un ragazzino che voleva fare ciclismo trovavi posto in una società, dappertutto. Oggi è impensabile, ci sono tanti allievi che non trovano spazio e mollano e magari tra loro ci sono potenziali campioni inespressi. Ormai per andare avanti devi portare sempre risultati, ma così i ragazzini li spremi molto prima del dovuto. Il bacino è ampio, per questo dico che bisogna apprezzare e spingere a creare più società per juniores, partire da qui e non dalle categorie superiori. Ivan Basso ad esempio lo ha capito.

E’ un serpente che si morde la coda: l’attività U23 servirebbe, ma servono più società nella categoria inferiore…

Dobbiamo guardare la realtà e raggiungere un compromesso. Se vuoi fare un team devi avere un progetto solido, a medio-lungo termine e per primissima cosa andare a caccia di partner. Trovarti un’azienda ciclistica e di abbigliamento – per fortuna in Italia ce ne sono tantissime e sono le migliori – che ti supportino economicamente. Bisogna sfruttare anche qualche agevolazione che finalmente a livello governativo arriva, ad esempio la proroga del credito d’imposta per investimenti pubblicitari per le società sportive, portata da agosto al 15 novembre. Così le aziende possono recuperare il 50 per cento delle spese.

Non è solo un problema di calendario. E’ necessario rivedere anche il marketing del prodotto ciclismo
Non è solo un problema di calendario. E’ necessario rivedere anche il marketing del prodotto ciclismo
Il tuo discorso però vale anche per la categoria superiore…

Certo, c’è bisogno anche lì, ma devi innescare un effetto a catena. Partire dai più piccoli e spingere perché l’onda arrivi anche a livello superiore. La storia della Zalf che chiude dopo una vita è l’emblema del momento che stiamo vivendo. Io sono convinto che un’azienda che investe nel ciclismo ne verrà ripagata: la Mediolanum è sponsor del Giro d’Italia da vent’anni, avevano preventivato 7 anni di partenariato e sono ancora lì. Il ciclismo è appetibile, ma dobbiamo venderlo meglio.

Ti riferisci anche alle gare?

Sì. Una volta prove come il Trofeo Laigueglia o la Coppa Agostoni avevano un’attenzione enorme, ora io che sono addetto ai lavori spesso vengo a sapere di gare e vincitori il giorno dopo, a cose fatte. E questo è folle nell’era dei social, del “tutto e subito”. Abbiamo avuto sulle strade italiane la rivincita del mondiale fra Pogacar ed Evenepoel, perché se n’è parlato così poco?

Salvoldi: il lavoro continua tra pensieri e voglia di cambiare

11.10.2024
7 min
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Il tempo di smaltire e mettersi alle spalle l’euforia del successo iridato di Zurigo e Dino Salvoldi è già tornato al lavoro. A livello di calendario il triennio alla guida della nazionale juniores si è concluso con la prova iridata e la vittoria della maglia arcobaleno di Lorenzo Finn. Tuttavia il cittì non ama rimanere con le mani in mano. Un successo del genere porta felicità, ma non fa di certo terminare gli impegni e il lavoro iniziato ormai tre anni fa

«Il ricordo di Zurigo – dice Salvoldi mentre in sottofondo si sente lo scorrere dell’auto sull’asfalto – è vivo e bello nella mia testa. Ma nel mio lavoro si deve sempre volgere lo sguardo avanti. Ieri e oggi (mercoledì e giovedì, ndr) sono stato a Montichiari a visionare gli allievi 2008. Ovvero coloro che nel 2025 passeranno juniores».

Il lavoro continua

Tre anni passano in fretta, in particolare se al termine di questi c’è un successo grande come la vittoria di un mondiale che mancava da 17 anni. Salvoldi ha capito l’importanza di tale traguardo, ma non si è fatto distrarre. Il lavoro svolto è tanto, ma non manca quello futuro (in apertura una foto del Giro della Lunigiana foto Duz Image / Michele Bertoloni).

«Partiamo con ordine – analizza – perché quando sono arrivato in una fase di cambiamento del ciclismo giovanile. Questa era già in atto tra gli juniores, seppur da poco tempo. Nel frattempo c’è stata una grande evoluzione e un cambiamento radicale della categoria a livello internazionale. Tuttora mi sento di dire che l’Italia fa un po’ fatica nell’attività di vertice. La vittoria di Finn riempie di felicità e orgoglio ma non mancano i passi da fare per adattare tutta la categoria a quello che è il livello internazionale».

Salvoldi ha unificato sotto il suo controllo pista e strada, dando una programmazione al lavoro dei ragazzi
Salvoldi ha unificato sotto il suo controllo pista e strada, dando una programmazione al lavoro dei ragazzi
A riguardo ci sono delle motivazioni?

Certo, più di una. In primo luogo come Italia siamo molto legati alla nostra storia, alla tradizione e alle strutture presenti. Un po’ di anni fa eravamo il riferimento internazionale, ora però le cose sono cambiate. Il ciclismo è una questione globale, è inutile chiudersi in abitudini e tradizioni. Il rischio è di avere un limite di crescita importante. 

C’è un cambiamento sempre più evidente rispetto al passato. 

In primo luogo credo la prima risposta data dalla mia gestione sia stata quella di riunire l’attività di strada e pista. Questo ha fatto sì che ci fossero maggiori possibilità di crescita e programmazione. Abbiamo preso ragazzi con caratteristiche e potenzialità per fare entrambe le cose. In passato questo non sarebbe stato possibile, con il senno di poi direi che è stata una mossa corretta. 

La vittoria di Finn a Zurigo è stato il coronamento di un lavoro lungo tre anni (foto Federiciclismo / Maurizio Borserini)
La vittoria di Finn a Zurigo è stato il coronamento di un lavoro lungo tre anni (foto Federiciclismo / Maurizio Borserini)
Le squadre come l’hanno presa all’inizio?

C’è stata comprensione e collaborazione. Quasi oltre alla possibilità di gestire certi numeri. Come tecnico credo che tutti dovrebbero allenarsi su strada e pista, è una cosa che aiuta dal punto di vista formativo. E chiaro che non posso occuparmi personalmente di 800 ragazzi, ma il modello deve essere da esempio. Noi come Federazione abbiamo modo di poterci occupare di 40 atleti e solo sei di questi saranno poi selezionati per le competizioni principali. Quello che deve passare è che i restanti 34 non hanno perso tempo, ma hanno comunque svolto un’attività formativa. 

Serve una programmazione, da parte di tutti. 

Credo che in questo periodo il ciclismo non sia una questione europea ma mondiale. Questo comporta che non si può pensare di sopravvivere grazie alla casualità del super talento. Ora il fuoriclasse può nascere in ogni angolo del mondo e ogni nazionale è in grado di scovarlo. Anni fa il ciclismo era una questione tra 20 Paesi, ora siamo in 50, se non di più. Fino a 15 anni fa gli juniores erano 3.000, ora 800. E’ evidente che la selezione naturale non è più possibile. Si deve essere bravi a programmare per alzare il livello medio ed essere competitivi. 

Il confronto con gli organizzatori e le squadre è costante e volto alla ricerca dell’attività migliore per i ragazzi
Il confronto con gli organizzatori e le squadre è costante e volto alla ricerca dell’attività migliore per i ragazzi
La speranza è che la vittoria di Finn possa fare da traino?

E’ chiaro che avere un campione in casa aiuti a crescere. Guardate il tennis ora, grazie a Sinner aprono scuole e la gente si appassiona. Se voglio guardare il bicchiere mezzo pieno riguardo la vittoria di Finn direi che può essere un esempio. E’ un ragazzo che ha cambiato realtà e calendario andando all’estero, ma ha vissuto la sua quotidianità in Italia andando a scuola e facendo quello che fanno tutti i ragazzi. 

Può essere un insegnamento…

Se fai quel che hai sempre fatto rimani dove sei. Invece bisogna avere il coraggio di cambiare, anche contro le proprie tradizioni. Fare calendari differenti o avere regole diverse per permettere una crescita globale. 

Si parla di aggiungere un anno alla categoria, passando da due a tre.

Negli altri sport, soprattutto quelli di squadra, tutti gareggiano contro i propri pari livello. Nel calcio la Primavera del Milan non gioca contro quella del Montichiari, ad esempio. Nel ciclismo un ragazzo meno preparato compete contro quelli più forti e a fine stagione è destinato a smettere. Penso sia giusto parlarne a tutela dei numeri. Se parliamo di aggiungere un anno alla categoria mi trovate d’accordo. E può anche essere una regola nazionale, solo italiana. D’altronde i francesi hanno sempre corso con il rapporto libero, anche quando a livello internazionale c’era il blocco al 52×14. Perché non possiamo aumentare la categoria di un anno a favore di chi ha ancora bisogno di crescere e maturare?

Bessega e Sambinello nel 2025 passeranno in due devo team entrando nel mondo WorldTour
Bessega e Sambinello nel 2025 passeranno in due devo team entrando nel mondo WorldTour
Modificare il calendario passando da gare di un giorno a gare a tappe è un argomento tanto discusso tra gli addetti ai lavori. 

Se si dovesse passare a più gare a tappe va da sé che una squadra non potrebbe farle tutte, ma sarebbe costretta a scegliere e quindi programmare. In più una gara a tappe vede diversi sforzi al suo interno: salite, volate, cronometro… I ragazzi dovrebbero prepararsi per essere in grado di correre ovunque, altrimenti rischiano di essere tagliati fuori. L’idea è di fare qualcosa che non si fa di solito, altrimenti si coltiva sempre il proprio orticello. Però, se si vuole diventare un corridore professionista è importante sapersi destreggiare su ogni terreno. In più, per concludere, se si fanno 10 corse a tappe durante l’anno si arriva comunque a 40 giorni di gara, il che sarebbe diverso dal correre 40 domeniche. 

A sentir parlare Dino Salvoldi si capisce come la sua voglia sia quella di continuare un cammino che non reputa finito. Per lui, ma come per tutti gli altri commissari tecnici nazionali, un grande spartiacque saranno le prossime elezioni federali. Chiunque dovesse vincere dovrebbe tenere conto di quanto fatto e dei percorsi iniziati. Tutte queste considerazioni fatte dal cittì dovrebbero diventare tema di confronto sui tavoli federali, per evitare che il ciclismo italiano sia costretto a rincorrere. Al contrario si potrebbe provare ad anticipare i tempi. L’arcobaleno di Finn ha brillato nel cielo di Zurigo e del Ghisallo. Il ragazzo però l’anno prossimo passerà under 23 e continuerà la sua crescita con il devo team della Red Bull-Bora hansgrohe. Cosa rimarrà della sua vittoria e della maglia iridata? Speriamo possa essere un insegnamento per tutto il movimento e non solo un ricordo destinato a sbiadire nel tempo.

Su Finn lo sguardo di Schrot: in un anno passi da gigante

10.10.2024
6 min
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L’anno scorso di questi tempi, a bassa voce come un segreto, iniziò a circolare la notizia che uno junior italiano sarebbe andato all’estero. Fulmini e saette, sembrava di essere in pieno attacco. Un anno dopo quel ragazzo, Lorenzo Mark Finn, è diventato campione del mondo degli juniores. Ha lavorato in modo diverso. Si è interfacciato spesso con il cittì della nazionale. E in Germania ha trovato un ambiente che lo ha fatto crescere.

Il regista di questi suoi progressi si chiama Christian Schrot. Lo conoscemmo qualche tempo fa, quando decidemmo di guardare un po’ meglio dentro alla Auto Eder che arrivava dalla Germania e si portava via le migliori internazionali. E se nel ritiro sul Garda di inizio marzo gli chiedemmo di spiegarci come avrebbe lavorato con Lorenzo, questa volta dopo il mondiale gli abbiamo chiesto se se lo aspettasse (nella foto di apertura, il tecnico tedesco accoglie Finn sull’arrivo di Zurigo).

Contento di questa vittoria?

Sono molto contento soprattutto per lui. E’ stato l’ottimo finale di una stagione fantastica. Un bel risultato anche per la squadra e tutti coloro che vi hanno partecipato.

Pensavi che Finn potesse vincere i mondiali oppure è stata una sorpresa?

Non per me. Vincere è sempre la cosa più difficile, ma sicuramente era il favorito guardando i nostri corridori in gara. Lui e Paul Fietzke. Dipendeva da come si sarebbe svolta la gara, perché tutti sapevano che sarebbe stata dura. Ma era abbastanza difficile perché vincesse uno scalatore in solitaria? Questo non lo sapeva nessuno. Ma con le condizioni difficili che abbiamo avuto, come la pioggia e il freddo, sapevamo dal giorno prima che c’era un’altissima probabilità che Lorenzo potesse salire sul podio o vincere la gara.

Siamo rimasti tutti molto sorpresi dal suo atteggiamento nel finale, l’apparente distacco. Forse non ci credeva ancora?

Il grande favorito era Albert Withen Phillipsen e tutti lo sapevano. Sarebbe stato difficile batterlo, in più c’era anche Paul Seixas che aveva dimostrato di essere in grandissima forma. Quindi sognavamo sicuramente di vincere e abbiamo dato tutto nella preparazione, ma credo che esserci riuscito sia stato travolgente e per un po’ non ci abbia creduto.

I blocchi di lavoro del 2024 hanno dato a Finn maggiore tenuta atletica e visione di corsa (foto Grenke-Auto Eder)
I blocchi di lavoro del 2024 hanno dato a Finn maggiore tenuta atletica e visione di corsa (foto Grenke-Auto Eder)
In cosa lo hai visto crescere durante la stagione?

Credo che con l’allenamento fatto insieme, Lorenzo sia migliorato in diversi aspetti. Prima di tutto, dal punto di vista fisico. Abbiamo potuto fare dei grossi passi avanti nei suoi livelli di resistenza, ma anche nella capacità di essere più potente e anche più esplosivo. Era quello che gli mancava per vincere le grandi gare. Però abbiamo lavorato molto anche sulla tattica e sulla comprensione delle situazioni di gara. Credo che anche questo sia stato una conquista importante di questa stagione.

E’ ben inserito all’interno della squadra?

Ha certamente una dimensione internazionale, perché suo padre viene dal Regno Unito e sua madre dall’Italia. Ha una mentalità aperta e fin dall’inizio si è integrato bene. In squadra si parla inglese e il suo è eccellente, quindi la comunicazione non è mai stata un problema. E’ un corridore aperto e facile da gestire. Una persona intelligente, capace di ragionare, quindi è bello parlare con lui e approfondire i discorsi. E questo è stato molto apprezzato anche dai compagni.

In Italia si è parlato molto del lavoro fatto dal cittì Salvodi: che tipo di rapporto avete avuto con lui?

In generale, abbiamo avuto un ottimo scambio. Lorenzo era nella nostra squadra, tutto il coaching veniva da me, quindi lavoro quotidiano e programmi. Ma è molto importante anche che i corridori siano integrati nelle nazionali, perché alla fine le grandi corse come gli europei e i mondiali sono gestite dalle federazioni. Per questo sono stato a stretto contatto con Salvoldi e ho apprezzato molto il suo lavoro con Lorenzo. Io l’ho tenuto informato sugli allenamenti e sugli step fatti, in modo che lui sapesse cosa aspettarsi nelle gare. E poi per la preparazione finale, la Federazione ha fatto un ritiro e abbiamo parlato anche di cosa aspettarsi e quale fosse il suo livello. Infine abbiamo concordato l’avvicinamento per il campionato del mondo e tutto è andato bene.

Vincendo l’ultima tappa a Stavelot, ad agosto Finn ha conquistato la Aubel-Thimister-Stavelot (foto Fleche Ardennaise)
Vincendo l’ultima tappa a Stavelot, ad agosto Finn ha conquistato la Aubel-Thimister-Stavelot (foto Fleche Ardennaise)
Sei rimasto un po’ sorpreso quando hai visto Lorenzo, uno scalatore, nella squadra degli europei su quel percorso da velocisti?

Non tanto, perché proprio il tecnico della nazionale mi aveva informato in anticipo che lo avrebbe portato. E penso che proprio guardando i grandi corridori come Pogacar, sia molto importante per un corridore giovane non concentrarsi solo sulle salite, se è uno scalatore. E’ utile anche imparare a gestire la bicicletta e a provarla in diverse situazioni. Sapevamo che avrebbe corso in supporto dei compagni, ma anche alla Grenke-Auto Eder a volte non è capitano, ma aiuta gli altri. Credo che anche questo faccia parte dell’apprendimento nelle categorie giovanili, quindi mi è piaciuta molto l’idea di portarlo. E anche Lorenzo voleva andarci, è stato subito un suo desiderio.

Hai capito qualcosa di più su di lui, sul corridore che potrebbe diventare?

Credo che il prossimo passo sia quello di passare al livello under 23 e dimostrare allo stesso modo ciò che è in grado di fare. Nel calendario del prossimo anno si punterà a gare di un giorno più dure, come certe classiche più famose. E poi sicuramente anche le corse a tappe, che gli si addicono molto se ci sono salite. Ai campionati del mondo ha dimostrato anche di essere tra i migliori nella cronometro e questo è molto importante se si vogliono vincere le gare a tappe. Quindi penso che questo sia il prossimo passo. Andare magari al Giro Next Gen oppure al Tour de l’Avenir, il piccolo Tour de France. Queste gare saranno i prossimi passi della sua carriera.

E’ presto per fare previsioni, insomma?

Vedremo dove porterà tutto questo. Credo che abbia le carte in regola per raggiungere un livello top anche nel professionismo, ma senza mettergli pressione. Penso che sia troppo presto per dire dove arriverà, ma ha tutte le capacità per raggiungere grandi obiettivi anche da grande.

I mondiale di Finn è il secondo in tre anni per Schrot: dopo 14 anni alla Bora, il tedesco cambierà squadra
I mondiale di Finn è il secondo in tre anni per Schrot: dopo 14 anni alla Bora, il tedesco cambierà squadra
I tecnici della WorldTour si sono mostrati interessati?

Voglio dire, la Grenke Auto Eder è lo junior team della Red Bull-Bora-Hansgrohe, quindi Lorenzo è molto conosciuto nel team maggiore e rimarrà nella struttura per continuare il suo sviluppo. Credo che questo sia il prossimo passo e non passare troppo presto fra i professionisti. Credo che la categoria under 23 sia molto importante per avere un livello stabile di prestazioni prima di fare il salto nella grande avventura del WorldTour.

Però adesso, Christian, parliamo un po’ di te. E’ vero che lascerai la squadra?

Sì, è così. Per me questo campionato del mondo è stato la fine di una lunga avventura. Sono stato per 14 anni con la stessa squadra, con la Bora-Hansgrohe. Ho creato con il Team Auto Eder, da quest’anno Grenke-Auto Eder, la migliore squadra juniores del mondo. Zurigo è stato il terzo mondiale di fila in cui abbiamo avuto da festeggiare. Abbiamo vinto con Herzog nel 2022, preso l’argento lo scorso anno con Fietzke e l’oro con Finn pochi giorni fa. Ora ho deciso di iniziare un nuovo capitolo, il campionato del mondo a Zurigo è stato la mia ultima gara con il gruppo Bora. Dove andrò adesso non posso dirlo, probabilmente verrà fuori entro un paio di settimane, ma resterò nel ciclismo professionistico. Vi tengo aggiornati. Spero presto di potervi raccontare qualcosa di interessante.

Sportful e la maglia iridata di Finn: da casa al Ghisallo

04.10.2024
4 min
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Lorenzo Finn è il nuovo campione del mondo della categoria juniores, l’azione in solitaria lunga quasi 20 chilometri di Zurigo è stata incoronata dalla maglia iridata. Dal podio della città Svizzera, dove ha indossato la divisa classica disegnata da Santini, che continuerà a collaborare con l’UCI per i prossimi sette anni, è passato alla sua divisa Sportful. L’azienda veneta che disegna le divise per il team tedesco della Grenke Auto Eder ha realizzato in tempi record il kit iridato (foto Berry in apertura). Una maglia con la classica banda orizzontale arcobaleno, contornata dai vari sponsor, e un pantaloncino nero da abbinare. 

Rispetto alla solita posizione la banda iridata ha costretto Sportful a spostare qualche sponsor
Rispetto alla solita posizione la banda iridata ha costretto Sportful a spostare qualche sponsor

Tutto in due giorni

Come lo sappiamo? Semplice, visto che Lorenzo Finn dopo le fatiche del mondiale ci ha messo solamente tre giorni per trovare il primo successo con la divisa di campione del mondo realizzata da Sportful. Domenica 29 settembre alla Olgiate Molgora-Ghisallo, vinta anche nel 2023, Finn ha alzato nuovamente le braccia al cielo. Questa volta con l’arcobaleno sul petto. Siamo andati così da Sportful per capire in che modo un’azienda realizza la maglia iridata da consegnare ai propri corridori. 

«Il processo con il quale abbiamo realizzato la divisa di Finn – spiega Federico Mele, Head of Global Marketing – non è diverso da quello utilizzato per i professionisti. Come azienda abbiamo la capacità produttiva per realizzare una divisa del genere in poche ore. Abbiamo una sala, chiamata dei prodotti speciali, adibita proprio a queste esigenze. La notizia della vittoria di Lorenzo Finn è arrivata giovedì, il giorno dopo la maglia e i pantaloncini erano pronti. Sabato un mio collega glieli ha consegnati a casa e domenica ha vinto».

Prima uscita ufficiale a prima vittoria con la maglia iridata per Lorenzo Finn alla Olgiate Molgora-Ghisallo (foto Berry)
Prima uscita ufficiale a prima vittoria con la maglia iridata per Lorenzo Finn alla Olgiate Molgora-Ghisallo (foto Berry)

Le regole UCI

Quando si parla di divisa di campione del mondo si devono rispettare quelli che sono i dettami imposti dall’UCI. La banda orizzontale composta dai colori dell’arcobaleno blu, rosso, nero, giallo e verde, deve essere posizionata al centro della maglia. I loghi degli sponsor, invece, devono essere inseriti a una distanza compresa tra 10 e 30 millimetri. Ogni colore delle strisce arcobaleno deve essere rappresentato in egual misura. Le bande arcobaleno devono, inoltre, essere presenti anche sul colletto e i bordi delle maniche. 

«Naturalmente – spiega Federico Mele – la maggior importanza la ricoprono le strisce che distinguono il campione del mondo. Poi gli sponsor vanno posizionati sulla maglia a seconda degli spazi e degli accordi commerciali. Chiaramente un nome che prima compariva nella parte frontale in alto deve rimanere in una zona simile. Comunque comandano i contratti fatti con gli sponsor».

«A Finn – dice ancora Mele – abbiamo realizzato solamente un kit base composto da maglia e pantaloncini. Quest’ultimi sono stati colorati di nero per una questione cromatica, visto che il colore originale della Grenke Auto Eder non si abbina particolarmente con la maglia iridata. Poi è bello avere un kit completo. Sui pantaloncini l’iride va messo nel bordo basso con un’altezza massima di cinque centimetri, un centimetro per colore».

Finn ha dato un gran da fare a Sportful, quest’anno ha cambiato maglia due volte (foto Zoé Soullard/DirectVelo)
Finn ha dato un gran da fare a Sportful, quest’anno ha cambiato maglia due volte (foto Zoé Soullard/DirectVelo)

Subito vincente

Lorenzo Finn ha sfruttato la buona condizione di Zurigo per mettere nel palmares la sua seconda Olgiate Molgora-Ghisallo. Il primo successo in maglia iridata nonché l’ultimo, per quanto riguarda la categoria juniores.

«Avevo deciso di terminare il 2024 con Zurigo – racconta – ma dopo la vittoria ho deciso di indossare la maglia iridata almeno una volta. Quando stai bene tutto gira e anche sul Ghisallo è andata parecchio bene. Ricevere la maglia il giorno prima della gara a Como è stato bello, ringrazio Sportful per lo sforzo e il gesto. Vederla dal vivo con la scritta della squadra sopra mi ha fatto un certo effetto. Ho realizzato un pochino di più quanto fatto a Zurigo, non dico che vincere sul Ghisallo sia stato meglio ma sicuramente mi ha dato una grande emozione. C’erano tanti amici e molta gente che conoscevo, salire sul palco delle premiazioni è stato speciale».

«Ora non resta che tornare alla vita di tutti i giorni – conclude – purtroppo da dopo il Ghisallo il meteo è stato sempre brutto. Spero di trovare il clima giusto per indossarla anche in allenamento, d’altronde ho vinto e voglio godermi questa maglia fino al 31 dicembre».

Ulissi in cabina di regia, fiutando la fuga buona

29.09.2024
5 min
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OPFIKON (Svizzera) – Ulissi e Lorenzo Finn si sono incrociati nella sera della vittoria del genovese nel mondiale juniores (in apertura immagine da video Lello Ferrara/FCI). Era dal 2007, appunto dalla seconda vittoria iridata di Diego che l’Italia non conquistava quella maglia ed è parso a chi c’era una singolare coincidenza.

«Le cose non avvengono per caso – sorride il livornese – penso di avergli portato anche bene a Lorenzo, visto che sono arrivato la sera stessa. Lo sapevo di essere l’ultimo ad aver vinto il mondiale juniores. L’altro giorno con i ragazzi ci siamo collegati per vedere la gara e mi sono reso conto di quanto tempo sia passato. Se riguardo quelle foto, eravamo proprio dei bimbetti. Acerbi sotto tanti aspetti e consapevoli che dovevamo affrontare ancora tanta gavetta prima di affacciarci al professionismo ed essere competitivi. Adesso gli juniores più validi vengono presi e messi nelle squadre satellite. E già a 19 anni corrono già tra i professionisti. Lo vedo bene alla UAE. Maturano molto più velocemente, anche fisicamente, e sono subito pronti a vincere».

Ulissi corse il primo mondiale nel 2012 a Valkenburg. Eccolo sul Cauberg a ruota di Contador
Ulissi corse il primo mondiale nel 2012 a Valkenburg. Eccolo sul Cauberg a ruota di Contador

Fa quasi strano sentire parlare così questo ragazzo di 35 anni, conosciuto quando era anche lui uno junior. Nelle sue gambe ci sono 15 anni di professionismo, nel suo sguardo tante storie ancora da raccontare. Bennati lo ha portato al mondiale confidando nella sua esperienza, vedendo in lui un leader e un ispiratore per la banda dei ragazzi di cui è composta la nostra nazionale qui ai mondiali di Zurigo 2024.

E’ arrivato il mondiale. Cosa ti è parso del circuito dopo averlo assaggiato?

E’ un circuito parecchio esigente, mi sembra. Soprattutto la prima parte, subito dopo l’arrivo, con lo strappo e poi subito la seconda salita. Sono almeno 12-13 minuti di sforzo pieno e poi dopo ci sono altri strappi dopo le discese, che sicuramente allungheranno il gruppo e metteranno sicuramente in difficoltà.

Bennati dice di aver trovato un Ulissi molto più solido di altre volte in passato, in cui al mondiale eri fra i primi a doversi muovere.

E’ normale che dopo dieci, quindici anni si maturi e si abbia più esperienza. Soprattutto a 35 anni, in una squadra così giovane, sicuramente posso cercare di aiutarli e di dare qualche consiglio utile. Fisicamente mi sento ancora bene, quindi penso di poter essere di grande supporto per la nazionale.

Quale può essere il tuo ruolo in una corsa così?

Sicuramente avremo due o tre corridori che attenderanno di più il finale. E poi corridori come me e altri magari con cui dovremo cercare di anticipare per entrare in qualche azione importante.

Conosci bene Pogacar, lo hai aiutato anche a vincere belle corse, la domanda che tutti si fanno è se si possa batterlo.

Ho sentito i vari ragionamenti sulle tattiche e sul provare ad anticiparlo. Ma Tadej quando sta bene è imprevedibile, magari è lui che anticipa tutti. Se capisce che ci sono troppe nazionali che lo possono attaccare, potrebbe partire anche da molto lontano. E’ il corridore più forte al mondo, su un percorso che penso gli piaccia in particolar modo. Però noi sicuramente dobbiamo fare la nostra gara, non guarderemo tanto quello che fa lui e vediamo tutti insieme di riuscire a fare bene.

Da corridore a corridore, c’è qualche spia del fatto che lui possa essere in difficoltà oppure è il classico avversario illeggibile?

E’ illeggibile. Penso che cercherà di controllare la prima parte di gara con gli uomini che ha. Non dimentichiamo che ha due compagni di squadra come Tratnik e Novak che sicuramente nelle fasi più calde saranno lì e potranno aiutarlo. Poi quando lui trova l’occasione per attaccare, che manchi tanto o poco, di certo non aspetterà troppo.

Sanremo 2022, Ulissi e Pogacar alla sua ruota: Diego ha lavorato spesso per lanciare lo sloveno
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Ti sei mai immaginato a braccia alzate sull’arrivo di questo mondiale?

No. Alla fine ho 35 anni, bisogna essere obiettivi nelle cose. Sto bene, cerco di fare un grande mondiale da protagonista, però sono consapevole che ci sono corridori che ora come ora hanno tante marce in più. L’hanno dimostrato tutto l’anno. Come ho già detto tante volte, sono soddisfatto della carriera che ho fatto. Di campioni ce ne sono realmente pochi, si contano su una mano, però penso di aver fatto ottime cose e sono soddisfatto di ognuna.

Stai già pensando al prossimo anno con l’Astana?

Sto pensando al mondiale, sono concentratissimo. Quindi penserò a finire la stagione con la maglia della UAE Emirates. E poi, solo alla fine, inizierò a pensare alla nuova vita che mi attende.