Primo anno WorldTour finito: cosa sappiamo di Gaia Realini?

06.10.2023
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Matteo Azzolini è uno degli allenatori di Mapei Sport, che da quest’anno è stato distaccato alla Lidl-Trek, per integrare il lavoro dei tecnici. Fra gli atleti da seguire, gli è stata assegnata Gaia Realini: un diamante da raffinare affinché possa splendere al suo massimo. Di lei e delle sue possibilità avevamo già parlato con Josu Larrazabal, responsabile degli allenatori, ma sentire dopo un anno insieme colui che effettivamente lavora con l’abruzzese ci ha permesso di avere un’idea più definita.

Gaia Realini è nata il 19 giugno 2001 a Pescara. E’ alta 1,50 e pesa 40 chili. Quest’anno, il primo nel WorldTour, è stata terza al Giro, alla Vuelta, al Tour de l’Avenir e alla Freccia Vallone, seconda al UAE Tour e ha vinto una tappa della Vuelta e il Trofeo Oro in Euro. Sabato scorso è arrivata quarta al Giro dell’Emilia (foto di apertura) e ha chiuso nel primo gruppo alla Tre Valli Varesine.

Matteo Azzolini lavora per Mapei Sport, ma è stato distaccato alla LIdl-Trek (foto Mapei Sport)
Matteo Azzolini lavora per Mapei Sport, ma è stato distaccato alla LIdl-Trek (foto Mapei Sport)
Qual è stato il tuo approccio con lei?

L’approccio e la professionalità che si mette è uguale per tutti gli atleti. Nello specifico di Gaia, chiaramente era molto interessante, perché dai risultati e dalle caratteristiche fisiche, si presentava come un’ottima scalatrice. Quindi iniziare ad allenarla è stato anche molto curioso. Andando avanti si è sviluppato ancora più interesse.

Dopo un anno, che idea ti sei fatto di Gaia?

Come atleta, secondo me dobbiamo ancora scoprirla al 100 per cento. E’ un atleta molto giovane, sta crescendo. Quest’anno ha fatto una stagione eccezionale. E’ riuscita a stupire non solo per le prestazioni in salita, ma anche per la sua capacità di resistere in pianura, che magari sarebbe il terreno a lei meno favorevole. E’ sicuramente molto professionale, totalmente dedita al ciclismo e questo per un’atleta professionista è un aspetto a mio modo di vedere fondamentale.

Sul traguardo di Comano Terme, Realini vince il tricolore U23, nella gara vinta da Elisa Longo Borghini
SUl traguardo di Comano Terme, Realini vince il tricolore U23, nella gara vinta da Elisa Longo Borghini
Si ragiona già di margini di crescita?

E’ difficile individuarli già. Però quest’anno abbiamo impostato bene la stagione, nonostante sia stata comunque impegnativa. Se continuiamo a rispettare la sua fase di crescita, aspetto cui la squadra e anch’io stesso teniamo molto, secondo me in futuro potrà stupirci ancora.

Oggi si vive sul rapporto watt/chilo. Gaia è leggerissima, si può pensare che aumenti la sua potenza?

Sicuramente con la maturazione fisica potrà guadagnare un po’ di potenza. La cosa che mi ha stupito, al di là delle prestazioni in salita e degli ottimi numeri che ha fatto, è come dicevamo che già adesso è forte in pianura. Anche con lei prendo sempre come punto di riferimento Ellen Van Dijk, che è sua compagna di squadra e in pianura e a cronometro è una delle atlete più forti del gruppo. Le dico che non dobbiamo diventare come lei, però dobbiamo continuare a lavorare per esempio sulla cronometro, perché ha la base per fare bene. Il punto sarà cercare di perdere il meno possibile.

La crono non è per Realini così penalizzante: secondo Azzolini può lavorarci e anche bene
La crono non è per Realini così penalizzante: secondo Azzolini può lavorarci e anche bene
E’ davvero così forte in pianura?

Credo che già oggi non sia un grosso fattore limitante nella sua prestazione. E’ chiaro che diventando più abile in gruppo e con la crescita, sicuramente qualche nuovo watt nelle gambe riusciremo a metterlo. Sono abbastanza tranquillo del fatto che la sua composizione fisica da scalatrice pura non sia un fattore limitante per le sue prestazioni anche in pianura.

Durante l’inverno quindi lavorerete sulla crono?

Gli allenamenti con la bici da cronometro cerchiamo di inserirli con una cadenza regolare, anche quando siamo abbastanza lontani dalle gare, facendo qualche uscita di scarico o qualche allenamento sulla bici aerodinamica, anche se a Gaia non piacciono molto. Serve più che altro per mantenere gli adattamenti alla posizione e il feeling nel guidare quella bici.

Il terzo posto del Giro e della Vuelta dicono che potenzialmente potrebbe essere già vincente
Il terzo posto del Giro e della Vuelta dicono che potenzialmente potrebbe essere già vincente
E come farà invece per migliorare in discesa, che è un tallone d’Achille?

Durante i training camp, la squadra mette a disposizione un tecnico che dà informazioni a tutti i ragazzi sull’allenamento in discesa. Quello che noi facciamo è prendere le informazioni che ci vengono date sia sul campo sia in video, ad esempio su come distribuire il peso o come affrontare le traiettorie. Dopodiché cerchiamo di utilizzarle e di allenarci anche durante la stagione. Negli allenamenti facciamo tanta salita e di conseguenza c’è la discesa. Anche quello diventa un momento per prestare attenzione, anche se si sta recuperando fisicamente. Il modo di curare la tecnica finché tutti quegli apprendimenti fatti sulla carta diventano degli schemi consolidati, che vengono in automatico senza pensarci troppo. Gaia ha grossi margini di miglioramento anche in discesa ed è un aspetto che stiamo curando.

C’è anche palestra nella preparazione di Gaia Realini?

Ne abbiamo parlato proprio l’altro giorno, quando ci siamo incontrati. Quest’anno siamo riusciti a fare un buon allenamento in palestra, sia durante il periodo invernale che durante la prima parte della stagione, fino ad arrivare al Giro d’Italia. Poi per i viaggi, gli spostamenti e i ritiri, abbiamo un po’ ridotto. Nei nostri ragionamenti e anche in previsione della futura stagione, una cosa che ci piacerebbe fare sarà mantenerla durante tutta la stagione.

Terza alla Freccia Vallone, alle spalle di Vollering e Lippert: la salita è il suo pane quotidiano
Terza alla Freccia Vallone, alle spalle di Vollering e Lippert: la salita è il suo pane quotidiano
E’ giovanissima, ma è anche già vincente nei grandi Giri o ha bisogno di crescere?

Credo che quest’anno abbia dimostrato che le grandi corse a tappe le si addicono e che può fare bene. Il fatto di vincere è dettato anche dal percorso e tante situazioni di gara. L’obiettivo per l’anno prossimo sarà prima di tutto riconfermare i risultati di quest’anno, che è già abbastanza difficile. La riconferma è sempre molto difficile. La squadra d’altra parte la supporta nella crescita, quindi potenzialmente potremmo anche aspirare alla vittoria in una grande corsa a tappe. Però chiaramente non abbiamo la pressione di doverlo fare per forza, l’obiettivo principale è che cresca, che metta un altro tassello e consolidi quello che ha fatto quest’anno.

Ha una grinta pazzesca…

E’ motivata in tutti gli allenamenti, dallo scarico a quelli più intensi. L’altra cosa che mi piace, ne abbiamo discusso anche diverse volte, è il fatto che quando per esempio c’è qualcosa in corsa che non funziona, la testa ragiona da vincente. Nonostante magari abbia fatto una buona prestazione e lei ne è consapevole, capisce che c’è un margine di miglioramento. Così pensa subito a come colmare quel margine. Con questo approccio, va sempre a curare anche i dettagli o gli aspetti della prestazione che possono farla migliorare ancora.

Cosa farà durante l’inverno?

Ne abbiamo discusso proprio pochi giorni fa. Abbiamo tracciato le linee generali della preparazione invernale, soprattutto la prima parte: quella legata al recupero. Per impostare l’allenamento invece, stiamo aspettando il programma gare dell’anno prossimo, che sarà deciso dalla squadra, che detterà la distribuzione delle fasi di carico e scarico.

Nel weekend Gaia Realini affronterà il mondiale gravel. La sua provenienza dal cross potrebbe aiutarla a fare bene
Nel weekend Gaia Realini affronterà il mondiale gravel. La sua provenienza dal cross potrebbe aiutarla a fare bene
Nel weekend correrà il mondiale gravel, cosa ne pensi?

Potrà essere una bella esperienza, perché si presenta con la buona condizione dimostrata al Giro dell’Emilia (quarta all’arrivo, ndr). Ha tutte le carte in regola per divertirsi e fare l’ultimo sforzo della stagione. Nella settimana che segue il mondiale gravel faremo ancora qualche sessione di allenamento, ma molto tranquilla per avvicinarci alla fase di recupero completo che sarà di circa 15-20 giorni.

L’hai vista convinta nell’accettare la convocazione?

E’ in un buon momento, non va a accavallarsi con altre corse, in quanto la stagione su strada è finita. Il percorso pare sia molto duro e di conseguenza potrebbe essere adatto alle sue caratteristiche. Sfruttando il fatto che ha un buono stato di forma e che, venendo dal ciclocross, un po’ di abilità anche sullo sterrato ce l’ha, la convocazione è stata ben accettata. Vediamo come andrà…

Pro’ e amatori, da Santini si lavora alle divise del 2024

06.10.2023
6 min
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Il mercato dei corridori è ancora nel vivo e mai come quest’anno si attendono novità roboanti. E’ la fase della stagione in cui le aziende iniziano a lavorare su tutto ciò che deve essere personalizzato, dalle bici alle scarpe, passando per l’abbigliamento. Di solito il primo fitting per il vestiario si far proprio nei giorni successivi al Lombardia, quando gli atleti sono ancora in buona forma e non portano con sé i (pochi) chili di troppo che di solito arrivano con le vacanze. Ma se questo è un momento ad alta intensità nel mondo dei professionisti, è chiaro che i fatturati si fanno con gli amatori. Ed è così che parlando con Stefano Devicenzi di Santini viene fuori che in questi stessi giorni i team di persone… comuni si fanno avanti per creare il kit della prossima stagione. Loro sono quelli che traggono i benefici maggiori dal grande lavoro dell’azienda bergamasca con i professionisti, potendo scegliere fra le soluzioni che sono state sviluppate con i campioni.

Stefano Devicenzi, a destra. Si può arrivare con una propria idea di grafica o affidarsi ai designer di Santini
Stefano Devicenzi, a destra. Si può arrivare con una propria idea di grafica o affidarsi ai designer di Santini
Insomma Stefano, par di capire che realizzate il meglio per le squadre professionistiche, ma il grosso del pubblico è quello che poi acquista i capi nei negozi oppure online?

E’ proprio così. Realizziamo maglie e kit su misura per i più grandi nomi del professionismo, sia nel triathlon sia nel ciclismo. Però la nostra produzione, sia la collezione sia quella custom, è rivolta anche ad altri utilizzatori della bicicletta. L’appassionato che partecipa a una gran fondo o semplicemente pedala per passione e magari ha piacere anche di avere una divisa specifica da usare con i propri amici. Quindi è vero: realizziamo le divise delle squadre amatoriali, che in realtà sono anche gruppi di amici orgogliosi di avere un’immagine che li identifichi quando sono insieme a pedalare.

E’ la clientela vera che gode delle soluzioni messe a punto per i professionisti?

Tutto quello che realizziamo per i team è a disposizione degli utenti finali. Di solito il professionista utilizza in anteprima materiali che non sono ancora disponibili, proprio perché è un banco di prova. Però il passo successivo è offrire il meglio a livello di tecnicità al cliente finale, che a quel punto, dopo i test delle corse, può usufruire delle stesse performance.

Qual è la prassi per un team amatoriale o un gruppo di amici? Si viene qui da Santini, oppure ci si può rivolgere a un rivenditore?

Possono andare da un rivenditore, che li metterà in contatto con l’agente di riferimento. Però nella stragrande maggioranza dei casi, si rivolgono direttamente a noi, spesso scrivendoci, e dal primo contatto si inizia a sviluppare il progetto. Non ci sono altri intermediari. Ci arriva la richiesta e iniziamo a lavorare con i referenti della squadra, in modo da capire quali siano le loro esigenze, sia tecniche sia di design. Abbiamo la possibilità di realizzare internamente il disegno senza rivolgersi a esternamente. Il processo di realizzazione inizia così.

E’ questo il momento in cui tutto comincia?

La progettazione della divisa della stagione successiva, considerando l’anno solare, parte alla fine dell’anno in corso, quindi indicativamente tra fine ottobre e dicembre. Questo però non preclude il fatto di poter entrare in contatto e realizzare anche numeri ridotti di prodotti già all’interno della stagione. Potrebbe essere benissimo che tra gennaio e febbraio si abbiano i primi contatti e si possono realizzare i prodotti. Chiaramente la tempistica produttiva è più breve se si lavora durante l’inverno. Nella bella stagione la nostra produzione passa a 60-90 giorni, dipende dai volumi che abbiamo in quel momento.

L’amatore può scegliere anche i capi usati dai pro’?

C’è a disposizione tutta la gamma, cioè le maglie che utilizzano le squadre professionistiche come la Lidl-Trek e la Colpack-Ballan. Sono maglie disponibili anche per l’utente finale. Poi può esserci qualche accorgimento diverso per la squadra WorldTour, ma sono delle attenzioni riservate a loro. Spesso hanno necessità di un prodotto che copra le esigenze di una stagione agonistica, di un calendario molto impegnativo. Però di base tutti i prodotti sono a disposizione per l’acquisto.

Esiste un numero minimo di corridori da servire per poter fare la divisa sociale con voi?

Sono 15 pezzi, non è un numero grande. La nostra politica è quella di permettere anche a gruppi ristretti, non necessariamente società sportive, di avere la loro divisa. Magari sono in 8 e hanno bisogno di qualche divisa in più per esigenze o cambi taglia, ed ecco che con 15 pezzi possono avere la divisa coordinata.

Il team Colpak-Ballan veste Santini e così anche gli amatori che a gennaio erano in ritiro a Calpe con il team
Il team Colpak-Ballan veste Santini e così anche gli amatori che a gennaio erano in ritiro a Calpe con il team
Quando vi contattano, chiedono il materiale visto nel catalogo o vogliono i capi che hanno visto indossare ai pro’?

Non chiedono tanto il materiale visto ai professionisti, ma guardano il disegno delle maglie delle squadre, per provare a replicarlo. Per quanto riguarda invece il materiale, a prescindere dal disegno, lo valutano di persona. Nel momento del primo approccio, se è possibile vengono qui per vedere e toccare con mano le basi da cui partire, quali sono i prodotti su cui lavorare. Altrimenti vengono inviati dei kit perché siano consapevoli veramente della scelta. Altri ancora vengono anche con la grafica o con un’idea che noi, avendo un reparto design dedicato, adattiamo ai nostri modelli e ai nostri impianti.

Vi capita di fare lavorazioni su misura?

Abbiamo una scala taglie e per i non professionisti ci atteniamo a quella, rispettando gli aspetti tecnici dovuti al posizionamento dei loghi. Diciamo però che la customizzazione che può avere una squadra di professionisti non è possibile per tutti. Può capitare che magari si facciano piccoli interventi su maniche e gambe, ma è estremamente difficile da immaginare per una squadra amatoriale, soprattutto calcolando le tante richieste che ci arrivano ogni anno. Sarebbe impensabile farlo per tutti.

Una delle fasi più delicate è apporre i loghi sulle varie pezze di cui si compone la nuova maglia
Una delle fasi più delicate è apporre i loghi sulle varie pezze di cui si compone la nuova maglia
Il fondello è motivo di attenzione?

Il fondello è molto importante, ma non è sempre facile capirne la performance senza provarlo. Quindi spesso e volentieri, le squadre scelgono partendo dal prezzo. Poi a volte succede che cambiano idea e puntano al fondello migliore, perché nella fase in cui i prodotti vengono inviati per essere provati in bici e toccati con mano, ci si rende conto davvero se un fondello è sufficiente per le proprie necessità o serve qualcosa di diverso. I corridori sono corridori, a qualunque categoria appartengano. Giusto avere per tutti le stesse attenzioni.

Verso il gran finale: come ha lavorato e come sta Ciccone?

29.09.2023
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Giulio Ciccone è pronto ad affrontare il suo ultimo blocco di gare del 2023. L’abruzzese sarà di scena domani al Giro dell’Emilia, quindi Tre Valli Varesine e Giro di Lombardia. In realtà poi il suo programma prevede anche l’appendice asiatica della Japan Cup. 

Il corridore della Lidl-Trek è rientrato in gara dopo le fatiche del Tour de  France e lo ha fatto al Giro di Lussemburgo, anche se prima c’era stata la parentesi del Trofeo Matteotti. Come ha lavorato dunque Ciccone nel suo post Tour? Cosa ci possiamo attendere? Ce lo ha detto Giulio stesso… E lo ha fatto con un tono brillante che ci ha lasciato davvero una piacevole impressione.

Giulio Ciccone (classe 1994) in maglia a pois a Parigi con sua moglie Annabruna
Giulio Ciccone (classe 1994) in maglia a pois a Parigi con sua moglie Annabruna
Giulio, ultime fatiche. Una stagione tutto sommato buona a parte la parentesi del Covid che non ti ha permesso di fare il Giro…

E’ quasi fatta dai! E’ stata una buona stagione, altroché. Io dico sempre che se non avessi preso il Covid non avrei vinto la tappa al Delfinato, non sarei andato al Tour e non avrei portato a casa la maglia a pois. Magari se fossi andato al Giro d’Italia chissà cosa avrei fatto. Questi intanto sono stati risultati concreti.

Partiamo proprio dalla fine del Tour: come è andata?

La settimana successiva alla Grande Boucle sono stato ancora in giro per mezza Europa per i circuiti, avendo vinto la maglia c’erano questi impegni. Quindi mi sono riposato una settimana, una settimana scarsa. Ne avevo bisogno. Avendo cambiato i piani nel corso della stagione sono arrivato a fine Tour che ero davvero stanco.

E come hai lavorato?

Ho fatto una parte di giorni, 5-6, di riposo assoluto, poi qualche piccola uscita e dal 10 agosto ero di nuovo nel pieno degli allenamenti. Non sono andato in altura. Subito dopo il Tour, Bennati mi ha chiamato e mi ha detto del Matteotti. Io ho accettato immediatamente. Sapevo che qualche gara mi serviva e l’ho vista come un’ottima occasione. E infatti è stata ottima per tornare a fare un po’ di ritmo. E poi era anche un po’ la corsa di casa.

Ciccone è tornato in gara al Matteotti (in azzurro), vale a dire 55 giorni dopo la fine del Tour (foto Instagram)
Ciccone è tornato in gara al Matteotti (in azzurro), vale a dire 55 giorni dopo la fine del Tour (foto Instagram)
Il Matteotti si è tenuto il 17 settembre, a seguire c’è stato il Lussemburgo: che sensazioni hai avuto? Hai riconosciuto la gamba “fotonica” del Tour?

Riprendo il discorso del cambio dei piani nel corso dell’anno. Dopo il Tour mi serviva quel periodo di stacco e il Lussemburgo lo abbiamo preso proprio per fare ritmo. L’ho disputato in un’ottica di carico di lavoro. E tutto sommato le sensazioni sono state buone nonostante il livello alto. I valori non erano malvagi, ma come detto, mancava il ritmo corsa. E quella gara era perfetta: cinque tappe, l’ultima delle quali a sei giorni dall’Emilia, percorsi vallonati con salite brevi… L’unico piccolo rammarico è che nei giorni più difficili faceva freddo, c’erano sette gradi e pioveva, e in questi casi è difficile testarsi o avere indicazioni precise.

Sei giorni tra Lussemburgo ed Emilia: come li hai gestiti?

Nei primi due ho continuato a recuperare, ma andando in bici: senza avrei avuto l’effetto opposto e il Lussemburgo anziché farmi bene mi avrebbe fatto male. Poi ho fatto un giorno di lavoro intenso e quindi in questi ultimi due giorni prima dell’Emilia ancora recupero, scarico. In bici ovviamente. Alla fine non ho fatto molto (esattamente il discorso che faceva Notari qualche giorno fa, ndr).

Giro dell’Emilia: cosa ci possiamo aspettare da Giulio Ciccone?

L’Emilia è una di quelle gare che mi piace tanto, ma proprio tanto… devo però ancora capire se è adatta a me! Certo, con i corridori che ci sono quest’anno è dura, soprattutto per essere a fine stagione. Però io ho lavorato bene e anche di testa sono propenso, sono motivato. E in questa fase della stagione magari si riesce a cogliere qualcosa di più proprio perché si ha voglia. Mettiamola così: le aspettative sono buone, il risultato vedremo.

Al Lussemburgo un buon lavoro, peccato per il freddo in un paio di tappe chiave
Al Lussemburgo un buon lavoro, peccato per il freddo in un paio di tappe chiave
Fai lo stesso discorso per il Lombardia?

E’ un po’ diverso perché il Lombardia è l’obiettivo grande, grande. Arriva alla fine e lo si prepara come fosse un mondiale… ma è così per tutti. Io mi aspetto di stare bene.

Preferivi il finale più duro di Como o quello più classico di Bergamo che andrà in scena il prossimo 7 ottobre?

A me piace di più questo di Bergamo. Primo, perché sono strade che conosco molto bene (Ciccone è stato alla Colpack, team bergamasco, ndr). Secondo, perché l’arrivo a Bergamo presuppone un tracciato diverso, con salite più lunghe e regolari prima. Vero, il finale di Como è più duro, ma anche più esplosivo se vogliamo, mentre qui c’è lo strappo della Boccola (Bergamo Alta, ndr), ma come ho detto ci si arriva facendo scalate più lunghe. E’ una corsa diversa.

Allora vedremo Ciccone fare a “sportellate” con Pogacar!

Il Lombardia è il mio grande obiettivo. In questa corsa ho colto un quinto posto nel 2020. La condizione c’è, manca ancora qualcosa e spero di trovarla con Emilia e Tre Valli Varesine. Se tutto va come deve andare sarò competitivo come voglio io.

Geoghegan Hart saluta la Ineos e si prepara a un nuovo inizio

28.09.2023
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Tao Geoghegan Hart (foto Instagram in apertura) a fine stagione lascerà la sua “casa” ciclistica: la Ineos Grenadiers. Il britannico si trasferirà alla Lidl-Trek, una squadra che da quando ha cambiato nome, e sponsor, si è mossa tanto nel prendere nuovi corridori. Tao ha 28 anni, cambia squadra in quello che è sempre stato il periodo di maturazione per un ciclista professionista

Una decisione che merita un approfondimento, per questo abbiamo cercato di capire di più parlando con il suo procuratore: Joao Correia. Ex corridore portoghese che da qualche anno rappresenta alcuni dei corridori più importanti del gruppo con la sua agenzia Corso Sports, fra cui Almeida e Pedersen. Correia ha una vita “divisa” in tante parti del mondo: Stati Uniti, Portogallo e Italia. Quando si trova da noi sta in Toscana, dove ha un B&B con il quale organizza viaggi legati alla bici per i turisti stranieri, in particolare americani. 

Buongiorno Joao, innanzitutto, come procede la riabilitazione di Geoghegan Hart?

Ha terminato la settimana scorsa, è stata lunga: più di 3 mesi di lavoro per tornare in bici. A breve riprenderà a pedalare su strada e metterà nel mirino la preparazione verso la prossima stagione. Da quando abbiamo capito che nel 2023 non avrebbe più corso si è deciso di guardare al futuro. La squadra gli ha dato una grande mano, nonostante a fine stagione si saluteranno ha avuto un ottimo appoggio.

2024 che vede un grande cambiamento per l’appunto, cosa c’è dietro?

Dietro questa divisione c’è l’ambizione, che ogni corridore ha, di voler provare qualcosa di nuovo. Avere degli stimoli diversi fa bene agli atleti. In estate c’erano stati dei colloqui con la Ineos ma non tutto era chiaro, per esempio il ruolo che Tao avrebbe avuto. Lui vuole essere un uomo da grandi Giri, un leader. Non un capitano unico, perché nel ciclismo moderno è impossibile, l’abbiamo visto con la Ineos.

Ultima tappa del Giro, Almeida terzo: al centro Joao Correia, a destra il suo socio Ken Sommer (foto Fizza/UAE Emirates)
Ultima tappa del Giro, Almeida terzo: al centro Joao Correia, a destra il suo socio Ken Sommer (foto Fizza/UAE Emirates)
Quando è caduto al Giro, fratturandosi il femore, la Ineos aveva Thomas come “seconda punta”.

Esatto. Si sono invertite le parti rispetto al 2020, quando Geoghegan Hart vinse il Giro. A quell’epoca cadde Thomas e lui fu l’uomo di classifica, quest’anno è stato il contrario.

Allora com’è si è arrivati alla volontà di cambiare?

Tao ha un obiettivo: il Tour de France. Gara che ha disputato solamente una volta, nel 2021, in supporto a Carapaz e Thomas. Ormai è arrivato ad un’età in cui deve dire “ho vinto un grande Giro, ora ci voglio puntare in alto”.

Il cammino è proseguito lineare fino al Tour of the Alps, vinto da Tao
Il cammino è proseguito lineare fino al Tour of the Alps, vinto da Tao
Pensi che sia maturo per farlo?

Quest’anno al Giro d’Italia stava davvero bene, lo si è visto alla cronometro di Cesena. Lui è uno scalatore, quando un corridore del suo tipo fa una cronometro a quel livello vuol dire che sta molto bene. 

Com’è nato il contatto con la Lidl-Trek?

Ho un grande rapporto con Luca Guercilena, grazie al fatto che un mio corridore, Mads Pedersen, corre per loro. Così parlando con lui è uscita questa occasione ed è stato tutto molto veloce. La Lidl-Trek stava cercando un uomo per fare classifica nei grandi Giri e l’occasione era importante. Ci sono anche altri profili (Ciccone su tutti, come detto dallo stesso Guercilena, ndr). 

Al Giro, Geoghegan Hart aveva sorpreso tutti a crono fin dal primo giorno di Giro a Ortona
Al Giro, Geoghegan Hart aveva sorpreso tutti a crono fin dal primo giorno di Giro a Ortona
Geoghegan Hart ha corso sette anni con la Ineos: un corridore britannico in una squadra britannica, il cambiamento si farà sentire?

Non penso proprio. Tao è un ragazzo che sa stare molto bene in contesti internazionali, si trova a proprio agio a contatto con culture e lingue diverse. Quando è in Spagna parla spagnolo con grande disinvoltura e ha una speciale connessione con l’Italia. Ha un modo di pensare multidimensionale. 

Il cambiamento gli farà bene quindi?

Quando si cambia si assumono nuove responsabilità. Ora deve focalizzarsi sul recupero e fare un buon inverno, poi vedremo dal 2024 cosa succederà.

Consonni per Milan, Bagioli per vincere: Guercilena e la Lidl 2024

23.09.2023
5 min
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Luca Guercilena fa il punto della situazione sulla squadra che sta nascendo per la prossima stagione. E’ abbastanza evidente che l’arrivo di Lidl abbia portato più risorse, ma quello che ci interessa approfondire è la compagine italiana. Se infatti Tiberi e Baroncini hanno preso strade diverse, non si può negare che gli arrivi di Milan, Consonni, Bagioli e Felline abbiano rinforzato il contingente nostrano nella squadra che, pur avendo sponsor tedeschi e americani, ha una fortissima componente italiana.

Ad ora gli italiani sono sette, circa un terzo del totale. Da chi cominciamo?

Partirei da Dario Cataldo, un uomo storico del ciclismo italiano. Un gregario che conosce bene la storia del ciclismo. A prescindere dall’infortunio, è una persona che porta equilibrio all’interno del gruppo e sa soprattutto calmare i compagni, consigliarli nei momenti più complessi. Poi abbiamo il rientro di Fabio Felline.

Ciccone con Cataldo, rientrato dopo la frattura di primavera: il leader e il braccio destro
Ciccone con Cataldo, rientrato dopo la frattura di primavera: il leader e il braccio destro
Fabio era già stato con voi per sei anni, tanti…

Abbiamo sempre avuto un rapporto ottimo: fra noi e con la squadra in generale. Ci ha chiesto appunto l’opportunità di tornare con noi ed è stato più che ben accetto, ovviamente con un ruolo diverso da quello che aveva qualche anno fa. Con noi ha vinto delle belle corse, mentre ora insieme a Dario sarà uno degli uomini di esperienza, quelli che ormai vengono definiti “road captain”. Poi abbiamo Jacopo Mosca, che ormai è diventato uno dei pilastri del team. Dal punto di vista sportivo, nel senso che è il classico corridore che si fa trovare sempre pronto, che ha grinta, che lavora. Un gregario che sa fare bene il suo lavoro ed è ancora in crescita. E poi ha qualità, è una persona che riesce a fare veramente gruppo.

Finora sono stati due degli uomini di fiducia di Giulio Ciccone.

Giulio è uno dei nostri leader, con l’obiettivo chiaro di continuare a crescere. Credo che ormai si sia consolidato per le gare di una settimana. Sicuramente per i grandi Giri resta l’obiettivo delle tappe, insieme alla possibilità di fare classifica qualora ci fosse una componente maggiore di salita. Ovviamente Giulio si sta confermando come riferimento e deve continuare in questa direzione. Per noi è un grosso investimento per cui dobbiamo cercare di portare bene a casa i frutti.

Mosca si è scavato il suo spazio da uomo squadra: ha rinnovato fino al 2025
Mosca si è scavato il suo spazio da uomo squadra: ha rinnovato fino al 2025
Fra gli investimenti importanti, a quanto si dice, c’è Jonathan Milan.

Lo apprezzavo da tempo, fortunatamente non ho aspettato il Giro d’Italia. Jonathan ha fatto vedere a tutti un grandissimo potenziale, che chiaramente adesso va incanalato all’interno del gruppo. Ma soprattutto lui deve lavorare per sfruttare tutte le sue qualità, andando a vincere le corse importanti e non solo in volata. Credo infatti che un ragazzo come lui debba avere l’ambizione di essere forte in volata, ma anche nelle classiche. Con i dovuti paragoni, per l’amor di Dio, visto che è tutto da scoprire…

A chi ti fa pensare?

Lo vedo vicino a un Tom Boonen, con cui potevi fare determinati sprint di gruppo, determinati sprint ristretti, però poi la differenza vera andavi a giocarla alle classiche. Io credo che Milan possa avere certe qualità, anche se quest’anno al Nord ha avuto parecchie cadute, per cui è da scoprire. Oltre al fatto che ovviamente fino a Parigi la pista per lui sarà una cosa importante.

Felline torna alla corte di Guercilena, dove ha già corso per sei stagioni
Felline torna alla corte di Guercilena, dove ha già corso per sei stagioni
Simone Consonni, altro arrivo importante.

Con lui abbiamo fatto un’analisi e Simone chiaramente, da persona matura, ha capito che le sue chance di vittoria all’interno di un gruppo WorldTour possono esserci, ma chiaramente ridotte. Il suo desiderio in questo progetto era quello di affiancare Jonathan per fare il suo ultimo uomo, che è un ruolo che a noi effettivamente mancava. Di conseguenza, benvenga. Perché quando un ragazzo ha le idee chiare, abbiamo già fatto il 50 per cento del lavoro.

E poi c’è Bagioli, uno che da junior era fortissimo, poi è finito a fare spesso l’uomo di rincalzo…

Penso che Andrea abbia ancora grandissimi margini. Se si analizza la sua carriera da professionista, da under 23, ma anche delle categorie giovanili, è sempre stato vincente con regolarità. Secondo me, con più libertà in determinate corse, ad esempio Ardenne o altre corse miste, credo che lui possa fare un grande passo, per collocarsi su un livello nettamente superiore. Tutto lo fa presagire.

Bagioli è vincente e alla Lidl-Trek, su rassicurazione di Guercilena, avrà spazio per emergere nelle classiche
Bagioli è vincente: Guercilena gli darà spazio spazio per emergere nelle classiche
Su cosa ti basi?

Sul fatto che anche quest’anno, quando ha avuto le sue opportunità, ha vinto. E’ chiaro che vincere le corse più piccole è meno complicato e quando vai sui livelli superiori è più complesso. Però se il trend è quello e quando gli si dà spazio vince, allora io sono convinto che possa continuare a farlo. Negli ultimi anni abbiamo dimostrato che la nostra politica è quella di dare spazio, a volte forse esageriamo nel dare possibilità agli atleti, anche quando poi non ti mostrano niente. Io credo che con noi Bagioli avrà grandissime possibilità e un calendario ad hoc. Penso che possa realmente dimostrare tutto il suo valore. Sono sincero, secondo me lui è un ragazzo che può veramente fare tantissimo.

Come si batte Lorena Wiebes? La firma di Yaya Sanguineti

16.09.2023
6 min
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Wiebes è più velocista, ma si sta asciugando. Balsamo è più definita, forse meno potente, ma può vincere le volate a capo delle corse più dure o tecniche. Abbiamo lasciato Giorgia Bronzini con questa conclusione, cui si è unito l’invito per Elisa Balsamo di volersi più bene, tirando il fiato qualora sentisse di essere al limite. E visto che la piacentina poi ha attribuito al leadout l’80 per cento del merito delle volate vinte, ci sembrava il minimo scomodare Ilaria “Yaya” Sanguineti, che da quest’anno è tornata a fare il pilota per la piemontese. Si erano lasciate quando Balsamo lasciò la Valcar-Travel&Service per passare alla Trek e nella squadra americana, poi diventata Lidl-Trek, si sono ritrovate all’inizio del 2023.

Come si fa per battere Lorena Wiebes nel testa a testa? In che modo ragionano l ragazze del team di Luca Guercilena, sapendo di avere di fronte un simile avversario?

«Davanti a lei – dice Yaya – Wiebes ha una squadra strutturata molto bene. La portano veramente bene nel finale, poi è ovvio che lei ha grandi gambe. Ci sono anche altre squadre che corrono unite, ma non hanno la velocista del livello di Elisa, Wiebes e Kool, quindi non possono competere».

Women’s Tour 2021, ultima corsa di Balsamo con la Valcar: vinta una tappa anticipando Wiebes
Women’s Tour 2021, ultima corsa di Balsamo con la Valcar: vinta una tappa anticipando Wiebes
Come si fa per batterla?

Bisogna anticiparla. Dobbiamo evitare che ci veda fino all’ultimo, le dobbiamo arrivare da dietro: ormai l’abbiamo capito. Dobbiamo usare l’astuzia e poi sorprenderla. Deve avere lei il finale in mano, anche perché noi siamo strutturati bene, ma non abbiamo mai fatto un treno vero e proprio. Anche nelle riunioni tecniche viene detto che le altre devono portare a me ed Elisa nella miglior posizione possibile agli ultimi 2-3 chilometri, però io non sto mai a ruota delle mie compagne. Le tengo due o tre posizioni più avanti, in modo che siano un punto di riferimento.

Come è andata la tappa che avete vinto al Simac Tour?

Siamo state tranquille tutto il giorno. Poi mi sono messa ad aspettare la chiamata di Elisa nella radio: «Yaya, dove sei?». Mi chiama sempre ai meno 10, anzi questa volta era in anticipo perché ne mancavano 11. Ho risposto che stavo arrivando, poi si sono messe a lavorare Shirin Van Anrooij e Lauretta Hanson in testa al gruppo, mentre Lucinda Brand era un po’ più vicina a noi, perché si sa muovere bene in gruppo. Era un finale molto tecnico, ho detto alle mie compagne di tirare a blocco il più possibile, in modo che il gruppo rimanesse in fila e nessuna ci affiancasse. Elisa si fida ciecamente di me. Io penso di sapermi muovere bene, però le volate sono sempre un bingo.

Sanguineti spiega che la vittoria al Simac Ladies Tour è venuta costringendo Wiebes a una volata troppo lunga
La vittoria al Simac Ladies Tour è venuta costringendo Wiebes a una volata troppo lunga
E cosa è successo?

Shirin si è spostata che mancava circa un chilometro. Sulla destra ci ha passato il treno della DSM ed Elisa mi ha urlato di andare. Allora mi sono messa a ruota della Kool, l’ultima curva l’ho fatta con gli occhi chiusi e ho pensato: adesso ci ammazziamo, perché siamo entrati proprio come dei caccia. Sono arrivata in prima posizione che mancavano 200 metri, quando Elisa che mi ha urlato di partire e a quel punto la Wiebes mi ha visto ed è scattata a sua volta.

Vi ha anticipato?

Ha fatto una volata lunga per le sue abitudini, perché lei è molto esplosiva, però poi scende un po’ di velocità. Invece Elisa magari non è esplosiva come lei, però quei watt riesce a tenerli più a lungo e questo l’ha fatta vincere. E’ stata una volata dura, ma abbastanza ordinata. Lorena ha un’esplosività paurosa se l’arrivo è in un piattone che non è tanto tecnico, in quel caso puoi solo provare a partirle da dietro.

Al Baloise Tour, durante la convalescenza di Balsamo, Sanguineti ha scortato alla vittoria Brand
Al Baloise Tour, durante la convalescenza di Balsamo, Sanguineti ha scortato alla vittoria Brand
Era già successo al Women’s Tour, ultima vittoria di Elisa in maglia Valcar?

Esatto, l’ultima corsa che fece con noi da campionessa del mondo e anche la prima vittoria con quella maglia. Eravamo in Inghilterra, con un rettilineo di un chilometro e mezzo. Davanti c’era il treno della Wiebes e noi le siamo arrivate proprio da dietro, perché per batterla, devi… fregarla così. Altrimenti lei vede che stai partendo e piuttosto si fa 500 metri di volata per lanciarla prima di te.

Ha ragione Giorgia a dire che l’80 per cento delle volate è sulle tue spalle?

E’ vero. Quando ti abitui a farlo non è più nemmeno stressante. E’ un ruolo che mi piace tantissimo, lavorare con Elisa che si fida accecamento di me è un piacere. So che posso passare sotto il telaio di un’altra bicicletta e lei ci passa con me. Quando mi chiama ai 10 chilometri dall’arrivo e io arrivo che ne mancano 7-8, perché non è che arrivo subito (ride, ndr), lei si mette a ruota e so che non mi molla più. Se dietro succede qualcosa, mi urla. Mi dice solo «Ya», senza dirmi altro. Quando sento il mio nome, so che devo rallentare perché magari qualcuno ha preso la mia ruota. Sembra facile a dirsi, ma in effetti anche se sei abituato, un po’ stressante lo è davvero.

Cosa ha significato vincere dopo tutto quello che ha passato Elisa con l’ultimo infortunio?

Abbiamo pianto un bel po’. Sia per lei sia per me. Se vedo vincere la mia compagna, visto che abbiamo anche una grande amicizia, e un po’ di merito è il mio, mi emoziono. Perché io comunque so che una volata così non la potrei mai vincere. Se invece faccio bene il mio lavoro e lei lo concretizza, è bellissimo. Poi avendo vissuto quello che ha passato quest’anno, ricordando come stava quando è successo quel brutto incidente, è stato proprio bello rivederla così.

Sanguineti è estremamente soddisfatta della scelta Lidl-Trek: cè tutto per lavorare al meglio
Sanguineti è estremamente soddisfatta della scelta Lidl-Trek: cè tutto per lavorare al meglio
Com’è stato per te il periodo senza Elisa?

E’ stato diverso, perché quando tiro le volate per lei, sono nella mia comfort zone. Diciamo che mi sono giocata in altri ruoli. Ho fatto la leadout per prendere davanti una salita. Al Baloise l’ho fatto un paio di volte per Lucinda Brand che ha anche vinto, quindi diciamo che sono rimasta nella mia parte. Con Elisa c’è un rapporto diverso, avendo lavorato tanto tempo insieme, però mi rendo conto che anche le altre si fidano di me. Quindi sono rimasta allenata per lei.

Sei soddisfatta di questo primo anno alla Lidl-Trek?

Assolutamente sì. Non ti fanno mai mancare niente, devi pensare solo ad andare in bici e fare quello che ti dicono in riunione. Non devi preoccuparti di nulla, quindi penso che anche questa sia anche un’energia in più.

Il signor Mosca, maestro di scherzi, fughe e volate

07.09.2023
6 min
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Il video di Ganna che al via della tappa di ieri porta a spalla la Trek di Mosca e pedalando la deposita davanti al cambio ruote Shimano ha fatto il giro del web, diventando virale. I due non sapevano che di lì a poco sarebbero andati in fuga verso Laguna Negra, perché al momento erano presi soprattutto a farsi due risate.

«Uno scherzetto – ride Mosca durante i massaggi dopo la tappa – di quelli che fai quando puoi, quando si è un po’ tranquilli. Gli ho rubato il Garmin, perché alla firma avevo la bici accanto alla sua. Ho visto che non aveva il filo, l’ho preso e gli ho detto: “Tieni, se vuoi te lo vendo”. Lui non ha capito subito che era suo, poi però mentre eravamo sul palco, ho visto che tirava su la mia bici, dopo aver firmato qualche autografo. E mi ha fatto ciao-ciao con la mano…».

Questa la storia su Instagram in cui Ganna porta via la bici di Mosca: è diventata praticamente virale
Questa la storia su Instagram in cui Ganna porta via la bici di Mosca: è diventata praticamente virale

Dice che Cerea sta facendo un massaggio profondo e che in certi momenti gli fa anche male, ma va bene, almeno domattina (oggi, ndr) avrà le gambe sciolte. La Vuelta è ancora lunga e il compito del corridore piemontese, di cui pochi giorni fa è stato annunciato il rinnovo del contratto fino al 2025, è quello di entrare nelle fughe e tirare le volate per Edward Theuns.

Al momento dello scherzo avevate già previsto di andare in fuga insieme?

No, ognuno fa la sua corsa. Però non è che ci voglia un genio a capire che se loro vogliono andare in fuga con Thomas, è Pippo quello che la porterà via. Anche perché onestamente, la fuga l’ha proprio portata via lui. Aveva già provato prima con Bernal, ma credo ci fosse dentro qualcuno troppo vicino in classifica e la Jumbo ha chiuso subito. Poi dopo 30 chilometri ha portato via quella giusta. Ha fatto tutto lui. E sulla salita finale, mi ha fatto morire. Pensavo di star bene, poi l’ho visto passare davanti a tirare… Ma gliela farò pagare questo inverno, in qualche uscita me ne ricorderò (ride, ndr).

Decimo giorno di Vuelta alle spalle, metà corsa. Mosca va avanti con le fughe e le volate da tirare
Decimo giorno di Vuelta alle spalle, metà corsa. Mosca va avanti con le fughe e le volate da tirare
Come sta andando questa Vuelta per te?

Benone, direi. Tendenzialmente siamo venuti qua con l’obiettivo delle tappe e comunque ci stiamo provando ogni giorno. Chiaro che oggi (ieri, ndr) ci siamo trovati davanti Vergaerde ed io e non eravamo i due migliori per essere in una fuga con arrivo in salita. Però alla fine, dopo 60 chilometri di scatti, ci sta che non tutto vada secondo i piani. Anche perché lui ed io siamo qua per le tappe di pianura e finora nelle tre volate è andato tutto abbastanza bene. Vediamo domani a Saragozza se ne faremo un’altra buona, ma non credo avremo problemi a recuperare le fatiche di oggi.

Non sembrano volate con un treno che la fa da padrone, giusto?

Di molto organizzata c’è la Alpecin, per cui sono volate tanto caotiche proprio perché c’è una squadra sola che prova a controllarle. L’ultima volta c’è stata una caduta ai 5 chilometri e siamo rimasti tutti dietro. Per mia fortuna però, ho trovato Vlasov che era rimasto dietro, quindi la Bora ha fatto tutto il lavoro e ci riportato dentro a 1,5 chilometri dall’arrivo. E io mi sono ritrovato a ruota di Theuns e sono riuscito a tirargli la volata. Quindi ho avuto anche un po’ di fortuna.

Nella tappa di Oliva, Theuns ha colto il terzo posto: Mosca gli ha tirato la volata dopo una caduta di gruppo
Nella tappa di Oliva, Theuns ha colto il terzo posto: Mosca gli ha tirato la volata dopo una caduta di gruppo
Cosa si può dire delle polemiche sulla sicurezza e le varie neutralizzazioni?

Devo dire che le polemiche alla fine sono sempre fatte da chi non è sulla strada o in gruppo. Nella tappa di Barcellona, purtroppo, la sfortuna è stata che ha piovuto proprio la sera della cronometro ed è venuta giù tutta l’acqua che non era caduta negli ultimi tre mesi. Fino a poche ore prima c’erano 35 gradi. Il giorno dopo è veramente piovuto tanto e la strada, come succede nelle località di mare quando non piove da tanto tempo, era scivolosa e il finale di tappa era in ogni caso troppo pericoloso. Fortunatamente siamo arrivati a questa via di mezzo, per cui i tempi della generale sono sati presi ai 9 dall’arrivo, perché quelli di classifica non devono rischiare. Se metti un gruppo di 170 corridori alla prima tappa della corsa, dove tutti sono freschi e motivati, è chiaro che tutti i velocisti ci avrebbero provato e anche gli uomini di classifica avrebbero provato a tenere. E su quelle strade non c’era posto per tutti.

Invece l’altro giorno a Caravaca de la Cruz, con la neutralizzazione ai due chilometri?

Gli organizzatori hanno fatto una bella scelta. Chiaro che poi vengono le polemiche, perché uno dice che con l’arrivo in salita c’era margine per passare in sicurezza. Ma sinceramente, già noi corridori non siamo dei geni, per una volta che usiamo il cervello non è che ci si può dire tanto. Se è pericoloso, perché devo rischiare quando ormai la tappa è andata, la generale è già definita e a 200 metri dall’arrivo c’è una curva con il fango? Io sono passato dopo 80 corridori e ce n’era ancora parecchio. Immagino che i primi l’abbiano visto anche meglio, mentre nel parcheggio dopo l’arrivo si sono infossate le ammiraglie. Bisogna dire un’altra cosa sugli organizzatori…

La pioggia di Barcellona ha reso pericolosi i primi due giorni. Mosca applaude le decisioni degli organizzatori
La pioggia di Barcellona ha reso pericolosi i primi due giorni. Mosca applaude le decisioni degli organizzatori
Che cosa?

Stanno facendo delle gran belle cose, in quanto a sicurezza per noi. Ci sono delle discese dove vedi i materassi per fermare eventuali cadute, ci sono i segnalatori e tutto quel che serve. Poi è chiaro che ci sono sempre problemi, si può sempre migliorare, però per ora non possiamo lamentarci. Loro hanno questo modo di fare gli arrivi in mezzo al nulla, ma è una loro scelta: a noi non cambia molto.

Com’è stare in fuga, che ambiente c’è là davanti, che pubblico?

Oggi per la prima volta in una salita sono arrivato quando ancora la gente faceva veramente il tifo. Quando passi nel gruppetto è diverso, invece anche se all’ultimo chilometro ero già un po’ indietro, è stato bello vedere l’entusiasmo dei tifosi, quello vero.

L’annuncio del rinnovo del contratto è appena arrivato, ma l’accordo era stato raggiunto a marzo
L’annuncio del rinnovo del contratto è appena arrivato, ma l’accordo era stato raggiunto a marzo
Che effetto fa aver rinnovato il contratto per altri due anni?

Diciamo che è stato ufficializzato solo ora, però io avevo parlato con Luca Guercilena nel periodo della Sanremo e abbiamo impiegato veramente due minuti a trovare l’accordo. Io gli ho chiesto quale fosse la loro idea, lui si è detto contento del mio lavoro e che volevano tenermi. Il mio ruolo in squadra ormai è ben definito e fortunatamente è abbastanza solido. Sono contento, finalmente mi sento ritrovato dopo l’incidente. Purtroppo vado ancora un po’ troppo piano in salita, ma secondo me io vado forte come nel 2021, è il gruppo che ha accelerato…

Si va avanti fra altre battute. Sulle prossime fughe e le volate. Sulla campagna acquisti della Lidl-Trek e sulla compagna Elisa Longo Borghini ormai prossima al rientro, che intanto manda avanti tutto quello che serve per il matrimonio di ottobre. C’è la leggerezza del dopo tappa e c’è la serenità di aver trovato un ruolo ben definito in cui muoversi bene. Il resto sarà la strada a dirlo. A partire da quella verso Saragozza. Si parte alle 13,58, arrivo previsto per le 17,30. Lungo il percorso un paio di salitelle e l’annuncio di un’altra volata.

Realini, l’Avenir addentato in salita e perso in discesa

06.09.2023
5 min
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Gaia Realini ha sferrato l’attacco deciso alla classifica del Tour de l’Avenir Femmes, il primo della storia, nell’ultima tappa. Il giorno prima aveva vinto a Megeve (foto Anouk Flesh in apertura), la gamba era giusta. La aspettava un vero tappone, con il Col de Saisies e il Cormet de Roselend. Era la più forte in salita, ma ha scoperto che la discesa a volte può essere più incisiva. E la sua compagna di squadra Shirin Van Anrooij, che lo sapeva, l’ha messa nel mirino e alla fine si è portata a casa la maglia gialla delle under 23.

Ora Gaia è a casa in Abruzzo e si allena per il Giro di Romandia che inizia il 15 settembre e poi per gli europei, ma a quei giorni ci pensa ancora. Come in precedenza al Giro d’Italia, sul podio di Sainte Foy Tarentaise c’è salita al terzo posto, dietro all’olandese e alla britannica Shackley. E questo, al netto del rammarico per la vittoria mancata, le offre uno spiraglio su quello che sarà il suo futuro. Il primo anno nel WorldTour ha ancora tanto da offrirle, ma certo è stato una bella sorpresa.

«Direi proprio di sì – sorride – se all’inizio stagione mi avessero detto che avrei fatto tutto questo, sicuramente non ci avrei creduto. Tre vittorie, bei piazzamenti, il bilancio è positivo. Da questa annata devo solo apprendere per migliorare, è solo un punto di partenza».

Su una t-shirt gialla, gli autografi di tutte le partecipanti al primo Tour de l’Avenir Femmes (foto Anouk Flesh)
Su una t-shirt gialla, gli autografi di tutte le partecipanti al primo Tour de l’Avenir Femmes (foto Anouk Flesh)
Che esperienza è stato il Tour de l’Avenir?

Come prima edizione è stata… sperimentale anche per loro. Non è stata al top, però non ci hanno fatto mancare nulla. Per cui con alcuni accorgimenti e i suggerimenti dati dalle varie nazionali, sono certa che l’anno prossimo ci saranno sicuramente dei miglioramenti. Quanto a me, sapevo da tanto che lo avrei corso. Era uno dei degli obiettivi di stagione, tanto che avevo studiato il percorso sia con il cittì Sangalli sia con il mio preparatore. Sapevamo che la tappa più sfavorevole era la prima, perché comunque era una cronometro di 15 chilometri e avrei dovuto difendermi al massimo e così ho fatto. Però so di avere anche un altro punto debole che è la discesa…

Forse lo sapeva anche Van Anrooij? 

Diciamo che essendo mia compagna di squadra, Shirin ha giocato d’astuzia e intelligenza. Ha detto: «Okay, tu ci hai attaccato in salita, guadagnerai anche un minuto e mezzo, ma poi con 20 chilometri di discesa, ti faccio vedere io». E infatti me ne ha fatte vedere di tutti i colori, ma lo stesso  mi ritengo più che soddisfatta.

La nazionale italiana aveva investito dall’inizio dell’anno su Realini e il team ha fatto un ottimo lavoro (foto Anouk Flesh)
La nazionale italiana aveva investito dall’inizio dell’anno su Realini e il team ha fatto un ottimo lavoro (foto Anouk Flesh)
Perché?

Perché ho vinto una tappa e sono riuscita a portare a casa un bel piazzamento con la maglia azzurra, che ha tutto un altro sapore.

C’è differenza fra il terzo posto del Giro e questo dell’Avenir?

Diciamo di sì, perché il terzo posto al Giro d’Italia l’ho ottenuto davanti a tutte le migliori al mondo, a partire da Van Vleuten e altri nomi di grande rilievo nel panorama mondiale. C’erano avversarie forti anche all’Avenir, penso a Van Anrooij, Shackley e Van Empel, ma il livello generale era mediamente più basso.

Bernard Hinault ha presenziato a tutte le tappe, come ha fatto anche all’Avenir degli uomini (foto Anouk Flesh)
Bernard Hinault ha presenziato a tutte le tappe, come ha fatto anche all’Avenir degli uomini (foto Anouk Flesh)
C’è più da mangiarsi le mani per la crono o per la discesa?

Ma assolutamente per la discesa.

Di solito si dice che quelli che vengono dal ciclocross sono dei maghi a guidare…

Ma non è vero che chi viene dal cross è bravo nelle discese, perché è completamente diverso. Secondo me in discesa scatta il fatto di buttarsi e di tentare: chiudo gli occhi e tento il tutto per tutto. Io non sono una di quelle, ho ancora questo freno a mano. Quindi diciamo che è il mio punto debole, lo riconosco. Però con la squadra ci lavoreremo e se riuscirò a migliorare anche su questo fronte, poi ne vedremo delle belle.

Può dipendere anche dalla posizione in bici?

Sicuramente anche il fatto di tenere le mani sopra e di non avere tanta sicurezza con le mani sotto dà meno stabilità alla guida, però lo ripeto: ci sto lavorando e cercherò di migliorare il più in fretta possibile.

Gaia Realini è stata la più forte in salita, ma ha pagato inesorabilmente nelle discese (foto Anouk Flesh)
Gaia Realini è stata la più forte in salita, ma ha pagato inesorabilmente nelle discese (foto Anouk Flesh)
Van Anrooij alla fine ti ha chiesto scusa o ti ha preso in giro?

No, assolutamente: nessuna presa in giro. Soltanto tanti complimenti a lei e anche a me, per la tappa che ho vinto. In questa corsa eravamo avversarie, quindi ognuno ha guardato a sé, però poi amici più di prima, assolutamente.

Tanto più che sembrate un bel gruppo di amiche, prima che compagne di squadra…

E’ proprio così. Sicuramente nel WorldTour ci sarà più tensione e ci sono pretese maggiori, ma tra noi ragazze alla Lidl-Trek abbiamo creato un clima familiare. Quando ci mettiamo in sella, lavoriamo per un unico obiettivo. Se vince una, vincono tutte. Se perde una, perdono tutte. E nessuno dà la colpa all’altra. E’ fantastico lavorare così.

La vittoria finale è andata a Van Anrooij che ha preceduto Shackley e Realini (foto Anouk Flesh)
La vittoria finale è andata a Van Anrooij che ha preceduto Shackley e Realini (foto Anouk Flesh)
Cosa ti porti via da questa stagione?

Ha fatto uscire in me altre caratteristiche e quindi con la squadra lavoreremo per migliorarle e insieme anche per superare i punti deboli.

Ultima cosa: sapendo di avere quel punto debole, le discese di quell’ultima tappa le hai vissute serena o continuavi a voltarti?

Sicuramente sapendo di avere questa difficoltà, anche se il cronometro in cima alla salita dava un grande vantaggio, poi vedevo che svaniva sempre. Quindi ero lì, molto in tensione. E quando è così, non riesci a scendere serena, diventa tutto più complicato. Si sommano difficoltà a difficoltà. Che cosa ci volete fare? Questa volta è andata così. Ma non abituatevi…

Viviani: la perla di Pedersen ad Amburgo vissuta dall’interno

25.08.2023
5 min
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Elia Viviani era nel pieno della mischia di Amburgo – Bemer Cyclassics – quando Mads Pedersen è partito a 850 metri dal traguardo e ha fatto quel numero pazzesco, andando a vincere. Ma il veronese è anche in gara al Renewi Tour, nel Benelux. Il corridore della Ineos Grenadiers sembra aver trovato il miglior colpo di pedale della stagione (in apertura foto @gettysport).

Con il veneto ripercorriamo quel chilometro finale (che comunque potrete rivivere cliccando qui) e guardiamo anche avanti. Perché di obiettivi importanti Viviani ne ha ancora diversi per questa stagione. E anche per quella a venire.

Pedersen, vince ad Amburgo. Van Poppel (secondo) e Viviani (terzo e schiacciato sulla bici) lo riprendono sulla linea
Pedersen, vince ad Amburgo. Van Poppel (secondo) e Viviani (terzo e schiacciato sulla bici) lo riprendono sulla linea
Elia, ad Amburgo un tuo squillo importante, terzo, e un numero da manuale di Pedersen…

Sì, ho una buona condizione, ora bisogna aspettare la volata perfetta. Anche nella prima tappa del Renewi ho rimontato parecchio, avevo delle buone sensazioni, ma ero dietro.

Tu sei tecnico e hai l’occhio lungo: ripercorriamo gli ultimi 3.000 metri di Amburgo. Politt, McNulty e Lampaert davanti…

E noi dietro facevamo la guerra per la posizione anche se il gruppo non era grandissimo. E’ stato un finale concitato, come sempre in quella gara del resto. Io avevo Connor Swift che mi ha ben pilotato. Poi ai 2.500 metri ho visto i Bora-Hansgrohe che risalivano da dietro e mi sono messo dietro a loro. Tiravano, ma non proprio a tutta perché davanti comunque avevano Politt.

E c’è stata questa situazione “incerta” fino al chilometro finale?

Esatto, siamo arrivati al chilometro finale con un buon gap da parte dei fuggitivi. Ho pensato: «Se nessuno si muove, arrivano». Pedersen deve aver fatto questo stesso mio ragionamento… ed è andato. Alla fine veniva dalla sua “settimana santa”, aveva vinto tanto, non aveva nulla perdere e gli è riuscito questo “numeraccio”.

Eri a ruota di chi in quel momento?

Di Haller (della Bora, ndr) che tirava. Ho avuto l’istinto di partire, ma nel tempo in cui mi sono organizzato – sarà passato forse un secondo – Mads era già distante. Ricordo che ha affiancato me e Swift, e mi ha passato sulla sinistra, quindi all’interno della curva.

Vince: crono, classifiche generali, tappe in volata… Per Viviani, Pedersen sta vivendo la sua stagione migliore
Vince: crono, classifiche generali, tappe in volata… Per Viviani, Pedersen sta vivendo la sua stagione migliore
Il resto è storia. Pedersen spinge all’inverosimile e voi poi arrivate al doppio della velocità sul traguardo. Ma tardi.

Siamo arrivati al doppio della velocità sulla linea, ma visto dove erano quei tre e con dietro in testa la Bora che non tirava a tutta, l’unico modo per vincere era fare come ha fatto Pedersen.

Questo numeraccio, come lo hai chiamato tu, è paragonabile a qualche azione? Ti ricorda qualcuno?

A Cancellara che vinse la tappa al Tour in maglia gialla. Fabian aveva visto un buco e anziché rialzarsi ci si “buttò dentro”. Ma per fare certe azioni oltre all’istinto servono le gambe. Dopo l’arrivo ho fatto i complimenti a Mads. Gli ho detto che solo pochi corridori possono fare quello che ha fatto lui. Però serve una condizione che non ti faccia avere paura di perdere. Alla fine aveva vinto una tappa, la crono e la classifica finale del Danimarca il giorno prima. Si è fatto tre ore e mezzo di macchina per arrivare ad Amburgo… Se vinci così, puoi permetterti di fare tutto.

C’è anche una situazione psicofisica vantaggiosa.

Io dovevo portare a casa il risultato e quindi non me la sono sentita di prendere quel rischio, nonostante l’avessi letta bene. Nella sua situazione, non senti il mal di gambe se parti a 850 metri dall’arrivo, con davanti tre ottimi corridori, li riprendi e tiri dritto. Per me Pedersen sta vivendo l’anno migliore della sua carriera. Ha steccato il mondiale, o meglio, ha buttato il secondo posto, solo perché aveva sprecato tanto in precedenza. Ma se andiamo a vedere nelle classiche non è mai uscito dalla top cinque, ha vinto al Giro e al Tour.

Per te, tecnicamente quell’azione può essere paragonata a quella di un pistard o di una disciplina del parquet, magari il chilometro?

No, non c’è questo legame. C’è la lucidità di fare due conti in un secondo e andare. Perché poi il vero gesto atletico, la vera bellezza, non è stato tanto fare quel numero, ma pensarlo.

Elia ha chiamato in causa la vittoria di Cancellara a Compiegne al Tour del 2007, con Zabel che al colpo di reni lo riprende sull’arrivo
Elia ha chiamato in causa la vittoria di Cancellara a Compiegne al Tour del 2007, con Zabel che al colpo di reni lo riprende sull’arrivo
In quel momento, Elia, si guarda il potenziometro? Si spinge e basta?

Lui ha avuto il pregio di non guardare indietro. Ha preso quella decisione e l’ha portata avanti. Ha detto: «Tiro dritto e basta». Il suo riferimento all’inizio erano quei tre, poi la linea d’arrivo, dove ha trovato persino la forza di rialzarsi. Un numero da campione.

E a proposito di campioni. Tu come stai?

Io sto bene. Come sempre del resto dopo che passo da altura e pista. Dopo le Olimpiadi del 2021, stesso cammino, andai bene al Tour of Britain… e questo mi fa ben sperare per l’europeo, che in pratica è Drenthe, ma con il finale su uno strappetto. 

Come ti sembra questo Renewi Tour?

E’ il mondiale dei velocisti! Ma come ho detto all’inizio bisogna trovare la volata perfetta, la posizione giusta. E qui non sono messo male: ho Turner che mi guida bene e c’è Kwiatkowski, che ha un’esperienza formidabile ed è bravissimo nei finali. Da oggi in poi ci sono altre due possibilità. Vediamo di sfruttarle al meglio. 

Qual è il tuo programma?

Dovrei fare il Britain che è due settimane prima dell’europeo, altrimenti il piano B è il GP Plouay, che è più duro e misura 250 chilometri, ma è a tre settimane dall’appuntamento continentale. A quel punto potrei aggiungere qualche gara italiana. Finirò la stagione abbastanza presto e non osserverò uno stacco troppo lungo. Farò tre settimane anziché quattro, perché a fine gennaio, inizio febbraio ci sono gli europei su pista. Quindi a novembre e dicembre devi già spingere forte.