Bennati e il ballo delle coppie fra Cipressa, Poggio e volata

21.03.2025
6 min
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Poco più di 24 ore e conosceremo il vincitore della Milano-Sanremo numero 116. Una Classicissima di campioni, di grandi squadre e, soprattutto, di super coppie. Jasper Philipsen e Mathieu Van der Poel per la Alpecin-Deceuninck, Tadej Pogacar e Jonathan Narvaez per la UAE Emirates, Jonathan Milan e Mads Pedersen per Lidl-Trek, Filippo Ganna e Ben Swift per la Ineos Grenadiers: quasi tutti possibili vincitori, con strategie che si incrociano e soluzioni tattiche che possono ribaltare l’esito della corsa. Viene quasi da pensare che la Classicissima si trasformi in un grande ballo, dove il percorso è la strada fra Cipressa, Poggio e lo sprint finale, in cui ogni coppia proverà a dettare il proprio ritmo.

Di queste super coppie parliamo con Daniele Bennati, ex corridore e, fino a pochi mesi fa, commissario tecnico della nazionale italiana. Molti di questi atleti li ha conosciuti da vicino, li ha studiati e sa bene cosa possono fare sulla strada per Sanremo. Il “Benna” di Classicissime ne ha all’attivo ben 14, la prima delle quali nel 2003, come si nota nella foto di apertura, in cui tirò per Cipollini iridato. Qualcosa di buono dunque potrà dirci!

Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse
Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse

Van der Poel e Philipsen

Daniele, si sta delineando uno scacchiere particolare, un ballo delle coppie. Partiamo dai due dell’Alpecin: come se la possono giocare? Perché possono essere favoriti?

Beh, sicuramente sono tra i favoriti. Sono gli ultimi due vincitori e hanno caratteristiche complementari. Van der Poel, se arriva in volata, può fare un lavoro eccezionale per Philipsen, come ultimo uomo di lusso, quello che tutti vorrebbero avere. Ma allo stesso tempo può giocarsi le sue carte prima, attaccando sul Poggio e affrontando la discesa da solo, come ha già dimostrato di saper fare. E aggiungerei: e se alla fine VdP tirasse la volata all’altro compagno, Kaden Groves?

Forse anche tatticamente i due dell’Alpecin sono quelli con l’interpretazione più semplice della corsa…

Vero, loro fino al Poggio non dovranno fare assolutamente nulla. VdP dovrà seguire Pogacar, mentre Philipsen dovrà difendersi fino allo sprint. La UAE avrà la responsabilità di fare la corsa più dura possibile, ma ammesso che alla Sanremo si possa veramente selezionare il gruppo. Il meteo quest’anno potrebbe essere determinante: se dovesse piovere (come sembra, ndr), Pogacar avrebbe più possibilità.

Perché?

Perché se dovesse piovere un corridore come Pogacar può fare la differenza. Un certo meteo è come avere un compagno di squadra forte. Se non c’è mal tempo è veramente difficile fare la selezione, anche se ti chiami Pogacar. Quando ha vinto Vincenzo Nibali, che non l’ha vinta a caso perché comunque ci ha sempre creduto, c’erano delle condizioni meteo favorevoli. Io c’ero quel giorno. Sul Poggio c’era un forte vento laterale e Vincenzo è riuscito a fare la differenza. Quindi il meteo può sempre essere un fattore determinante per il risultato della Milano-Sanremo. Oggi si va talmente veloci che sulla Cipressa è sempre più difficile fare selezione, mentre se la discesa dovesse essere bagnata allora sì che ci sarebbe un bello sparpaglìo.

Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar
Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar

Pogacar e Narvaez

Passiamo al grande atteso Tadej Pogacar, che ha in Narvaez una spalla vincente, uno con la botta secca come abbiamo visto lo scorso anno a Torino al Giro…

Narvaez è forte, non ha grandi risultati alla Sanremo, ma può essere un’alternativa molto interessante a Pogacar perché va forte in salita ed ha un’alta punta di velocità. La sua velocità lo rende una valida alternativa. La UAE però a mio avviso avrà una sola carta da giocare: Pogacar. La squadra lavorerà per lui, cercando di rendere la gara dura già dalla Cipressa.

Valerio Piva ci disse che per Pogacar sarebbe stato ideale avere un co-capitano con reali chance di vittoria, magari per un’azione sulla Cipressa o addirittura sul Poggio Narvaez può essere mandato in avanscoperta…

Ci sta, ma più passa il tempo, più diventa difficile fare la differenza in salita. La UAE dovrà rendere la Cipressa più veloce possibile per stancare gli avversari, poi Pogacar dovrà trovare l’attacco giusto sul Poggio.

Questo attacco Pogacar deve anticiparlo o sempre nella parte finale del Poggio?

La Sanremo è imprevedibile. Quando Van der Poel ha vinto, ha attaccato negli ultimi 200 metri del Poggio, ha preso 25 metri a Tadej ed è arrivato al traguardo con una quindicina di secondi. Non conta solo dove attacchi, ma anche come e soprattutto la continuità che riesci a dare sulla discesa, che è tecnica e richiede continui rilanci. E Van der Poel in tal senso è bravissimo tecnicamente. Nella discesa del Poggio serve tecnica, ma anche tanta potenza. Ogni rilancio è una volata.

Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen
Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen

Pedersen e Milan

La coppia della Lidl-Trek sembra la più simile come caratteristiche: due bestioni di potenza. Cosa ci dici di loro?

Io non li vedo così simili. Pedersen ha un grande fondo ed è stato campione del mondo, ha le caratteristiche per vincere una Milano-Sanremo. Milan è fortissimo allo sprint. Qualcosa di differente potrebbero fare. Jonathan deve cercare di perdere il meno possibile sul Poggio per potersi giocare le sue carte allo sprint.

E Pedersen?

Pedersen avrà l’obbligo di anticipare. Non ha paura di attaccare da lontano e sa stare dietro a chi vuole fare la corsa dura. È una coppia interessante, entrambi possono vincere.

Loro dovranno solo difendersi?

Non necessariamente. Pedersen come detto può fare anche altro. Alla Parigi-Nizza l’abbiamo visto bene e sa andare forte anche dopo una lunga distanza e anche col maltempo. Mads è un lottatore. Non sarei stupito se provasse a seguire i grandi attacchi.

Mentre Milan?

Jonatahn non deve fare assolutamente niente. Deve stare a ruota, cercare di prendere le salite più avanti possibile e stare tranquillo. Tenere duro. E una volta sull’Aurelia se sarà ancora lì davanti, dovrà fare lo sprint. Immagino che si sfilerà e sull’Aurelia dovrà cercare di ricompattarsi con il gruppetto. Perché per poter vincere lui ci deve essere un gruppetto. A quel punto Pedersen, che in teoria dovrebbe esserci, potrebbe aiutarlo alla grande.

Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio
Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio

Ganna e Swift

Daniele, passiamo all’ultima super coppia: Filippo Ganna e Ben Swift. Qui il vincente designato è uno solo però, ovvero Pippo…

Filippo sta benissimo e Swift è un compagno fondamentale. Ha una grandissima esperienza, soprattutto alla Sanremo, dove ha disputato dieci edizioni senza mai ritirarsi, chiudendo due volte sul podio (terzo nel 2014 e secondo nel 2016, ndr). Sarà cruciale per Pippo nel tenere le posizioni nel finale. Ben sa fare molto bene il road capitain

E Ganna come potrà giocarsi le sue carte?

Può aspettare fino all’ultimo e attaccare sull’Aurelia, può provare sul Poggio, oppure giocarsi la volata ristretta. Con Philipsen sarebbe battuto, ma ricordiamoci che alla Sanremo lo sprint arriva dopo 300 chilometri e questo cambia tutto.

Con Van der Poel, Pogacar, Philipsen e magari qualche altro uomo veloce isolato, come Girmay per esempio, giocarsela allo sprint è un bel rischio…

Sì, ma Ganna ha dimostrato di essere veloce anche dopo corse lunghe. Se fossi in lui, con un gruppo ristretto sull’Aurelia, tenterei di attaccare.

Ma un attacco di Ganna se lo aspettano tutti…

Anche quando vinse Cancellara, tutti sapevano che avrebbe attaccato lì. Ma se hai il motore giusto, anche se te lo aspettano, non è facile prenderti. Sicuramente questa è la carta migliore per Pippo.

Il top per Ganna sarebbe avere Swift pronto a chiudere…

Alla Sanremo, nel finale, ci sono sempre pochi compagni. Ma con queste coppie potrebbe cambiare qualcosa. Chi chiude su Ganna sa che ha perso la corsa. Per questo, per lui, l’attacco è una delle migliori strategie. Tuttavia sono convinto che potrebbe anche vincere in volata.

Cadute e cure: l’arte del fisioterapista e l’arte di saper cadere

18.03.2025
5 min
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Pogacar che cade, rotola, passa indenne in mezzo a vari ostacoli, si rialza, si toglie la polvere di dosso e vince la Strade Bianche. Milan che cade, batte forte, si rialza, stringe i denti per due giorni e poi vince l’ultima volata della Tirreno. I corridori sono gatti, ma dietro le quinte hanno un esercito di personale altamente specializzato che è capace di rimetterli in sesto in tempi rapidissimi dalle loro cadute. Oggi parliamo proprio di questo con Michele Del Gallo, veneto di 50 anni: uno dei fisioterapisti e osteopati più preparati del gruppo, che lavora al UAE Team Emirates.

Che cosa succede, specialmente in una corsa a tappe, quando un corridore cade e in apparenza è conciato per le feste? Se cadute come quella di Pogacar alla Strade Bianche si verificassero durante il Giro d’Italia, quale sarebbe il modo di agire?

«Il primo intervento – comincia Del Gallo, aprendo la porta alle domande – viene fatto quando arrivano al bus. Abbiamo sempre del ghiaccio pronto e un macchinario che fa contemporaneamente pressoterapia e freddo, affinché la parte interessata si gonfi il meno possibile. Poi il medico valuta se ci sia il rischio di una frattura. Se ha il dubbio che sia così, si va diretti in ospedale per gli approfondimenti del caso e poi si torna in albergo».

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates
Cerchiamo di essere ottimisti ed escludiamo la frattura.

Se non c’è quel dubbio, sul bus si fa solo ghiaccio e quando si arriva in albergo si prende in mano la situazione e si valuta il problema. In base a questo, si cerca di intervenire attraverso tutto quello che una squadra ha a disposizione.

Il primo soccorso, tolto semmai il medico di gara, compete al direttore sportivo e al meccanico: come viene fatta la prima valutazione?

Nel nostro caso negli allenamenti abbiamo sempre il medico in macchina. Le cadute non accadono soltanto in corsa. Se il medico non c’è, il da farsi viene valutato dal direttore o eventualmente il manager.

Torniamo sul pullman: ghiaccio, macchinario che fa pressoterapia e freddo, ma potrebbe servire anche qualche medicazione?

Le cadute hanno spesso come primo effetto delle abrasioni. Per questo vanno in doccia e si usano dei saponi che servono per disinfettare. Una volta fatto questo, si chiude la ferita con garze e bende, perché altrimenti diventerebbe difficoltoso anche vestirsi per rientrare in albergo.

Hai parlato di ricorrere a tutto quello di cui una squadra dispone. In caso di colpo molto forte, come quello di Milan alla Tirreno, si fa ugualmente il messaggio?

Il massaggio lo fai dovunque riesci, perché è importante. Nel punto interessato dalla botta, si usa invece qualche macchinario per sopperire alla mancanza del massaggio e far riassorbire più velocemente possibile il gonfiore.

Milan è caduto nella terza tappa della Tirreno, dopo tre giorni è tornato a vincere
Milan è caduto nella terza tappa della Tirreno, dopo tre giorni è tornato a vincere
Macchinari come la Tecar e altri che sfruttano gli stessi principi?

Esattamente. Macchine che sfruttano le radiofrequenza per generare calore e stimolano i processi di riparazione dell’organismo. Quello che crea più problemi, oltre all’abrasione che ti dà fastidio dal punto di vista superficiale al contatto, è infatti il versamento, che può impedirti di piegare bene il ginocchio oppure la caviglia.

C’è anche il rischio di problematiche posturali come conseguenza delle cadute?

E’ scontato che ci siano. A causa delle cadute ci sono spesso dei problemi a livello del bacino, con l’anteriorizzazione o la posteriorizzazione dell’osso iliaco. E’ molto probabile che insorga una serie di complicanze dal punto di vista osteopatico ed è per questo che in tutte le squadre c’è anche un osteopata per trattare quel tipo di situazioni.

Dopo la caduta si parla di un solo intervento oppure è necessario ripeterlo dopo cena e anche il mattino successivo?

Non si smette mai. Lo fai appena arrivi in albergo, appena finito il massaggio, dopo cena e la mattina prima di partire dall’hotel. In qualsiasi momento ci sia la possibilità di fare qualcosa, si cerca di farlo. Oggi l’uso di macchinari specifici offre la possibilità di intervenire su varie sintomatologie, dal gonfiore delle articolazioni a tutto ciò che può interessare i legamenti. Ogni squadra ha i suoi strumenti per cercare di far riassorbire più in fretta possibile gli effetti di una caduta.

Per Pogacar, abrasioni su gambe, schiena e spalle, dopo l’arrivo le prime medicazioni
Per Pogacar, abrasioni su gambe, schiena e spalle, dopo l’arrivo le prime medicazioni
Quanto sono decisive queste tecnologie?

Fanno la differenza. Noi siamo sempre sotto, se serve portiamo le macchine sul bus anche prima della partenza. Logisticamente, il ciclismo è un disastro. Non c’è la possibilità di avere la tua struttura dove far venire il corridore, avendo il tempo per trattarlo. Tante volte devi improvvisare. Mi è capitato che il corridore fosse sul bus e attaccasse il numero sulla maglia e io intanto gli facevo un trattamento termico al ginocchio fino alla partenza della gara.

Quindi, riepilogando, si parte dalla valutazione del medico e poi l’atleta viene affidato a voi?

La supervisione è sempre del medico. Eliminato il rischio di complicanze severe, si affida alla nostra esperienza, perché abbiamo una competenza diversa e più specifica. L’atleta passa a noi e il medico si impegna a tenere monitorata la situazione. E si va avanti finché il dolore sparisce, tenendo conto che abbiamo a che fare con atleti giovani che prima della caduta erano perfettamente sani. Quindi i tempi di recupero rispetto a una persona normale sono notevolmente più rapidi. E poi considerate il modo in cui cadono…

Vale a dire?

Avete visto com’è caduto Tadej? Partiamo dal fatto che il professionista cade in maniera diversa rispetto a una persona normale. Non è andato giù come un sacco di patate. E’ andato giù che stava già rotolando, come se ci fosse uno spirito di conservazione grazie al quale il rotolare lo porta a dissipare la forza di impatto che potrebbe causare maggiori problemi se concentrata in un solo punto. Quello ce l’hai di istinto, ti viene perché sei giovane e sei abituato a cadere. Quale corridore non è mai caduto? Uno che corre in bici prima o dopo l’asfalto lo assaggia, no? Quindi imparano anche a cadere e c’è anche chi cade con classe. Il campione cade con classe.

Tirreno, festa per due: brinda anche Milan. Che farà a Sanremo?

16.03.2025
5 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Non so se è troppo presto pensare di poter fare una bella Sanremo – dice Milan – so però che ci arriveremo con una squadra molto forte e unita, quindi vedremo. Io cercherò di dare il meglio, di tenere il più duro possibile sul Poggio e soprattutto sulla Cipressa. So che faranno un passo fortissimo. Come sempre, ci saranno degli attacchi. Per me sarà fondamentale scollinare nelle prime posizioni per poi magari giocarmela in volata. Però sono cose che si potranno capire solamente quando saremo là. Sarà fondamentale, durante questa settimana prima della Milano-Sanremo, recuperare bene, soprattutto dalle botte. Anche se non sto male, anzi. Va meglio di quello che pensavo e poi vedremo sabato…».

Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010
Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010

Dalla caduta alla volata

Con la vittoria di ieri a Frontignano, Juan Ayuso mette la firma sulla sessantesima edizione della Tirreno-Adriatico. Jonathan Milan ha vinto la tappa conclusiva dopo quella di Follonica, quarto successo italiano, dimostrando che se un velocista ha il richiamo dell’ultima volata, ha qualche incentivo in più a tenere duro. E Milan di motivi per andare prima a casa ne ha avuti anche parecchi, vista la caduta nel giorno di Colfiorito e le pene dei giorni successivi per superarne i postumi.

«Era importante portare a termine questa Tirreno-Adriatico – dice Milan – un po’ come chiudere il cerchio. Era un obiettivo, avremmo voluto cogliere qualche altro risultato durante la settimana, però non sono stato tanto bene ed è stato importante recuperare. Subito dopo la caduta ho pensato davvero di fermarmi. Ero veramente dolorante e avevo problemi soprattutto per il gomito e la caviglia. La botta sul fianco è uscita solo dopo, quando mi sono reso conto che non riuscivo a fare forza con la gamba sinistra.

«Ovviamente quando si cade, i momenti subito successivi sono quelli più dolorosi. Però essendo ripartito e avendo ancora qualche chilometro prima del traguardo – prosegue Milan – sono riuscito a sciogliere il tutto e non è andata nemmeno così male. Aver potuto pedalare mi ha fatto capire che non ci fosse niente di rotto, solo tante botte. Ed è andata veramente bene così. Da quel giorno, ho cercato semplicemente di sprecare meno energie possibili e fare gruppetto quando si poteva fare. Giorno dopo giorno, è stato fondamentale il lavoro della squadra. Quindi ringrazio i miei ragazzi per tutto quello che hanno fatto e sono contento per questo sprint».

I tanti treni di Milan

Sia Milan sia Ganna hanno evitato accuratamente di entrare nello specifico della collaborazione che proprio in questa ultima tappa li ha visti aiutarsi a vicenda. Milan per spianare la strada di Ganna nella volata al traguardo volante, che gli ha reso il secondo posto in classifica finale. Ganna nel tirare per arrivare senza scossoni alla volata finale. E’ stato come se sul gruppo fosse sceso lo spirito del quartetto azzurro. E l’assenza di Consonni nel treno di Milan è stata sopperita dall’aiuto dell’altro compagno di nazionale.

«Purtroppo Simone è andato a casa qualche giorno fa perché è stato male – prosegue Milan – anzi spero che si rimetta anche lui. Oggi è stato un po’ diverso, il suo lavoro l’ha fatto Teuns. Questi lead-out li abbiamo già provati nei training camp di dicembre e di gennaio, per essere pronti a cambiare nei momenti in cui qualcuno mancasse. Penso che sia anche una chiave che rende il mio treno molto forte. Tutti hanno fatto il loro grandissimo lavoro e spero che Jasper (Stuyven, caduto ai 150 metri, ndr) si rimetta per le prossime gare. Spero che non si sia fatto tanto male e che siano solo escoriazioni, dopo l’arrivo non l’ho visto tanto bene. Se ho parlato con Ganna? Gli ho fatto i complimenti per la sua settimana, quanto all’aver collaborato, penso che si siano sommate un po’ di cose fra loro».

Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco
Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco

Non solo Pogacar

La Sanremo torna come il rintocco di un pendolo nelle domande e nelle risposte. Il suo favorito è Ganna, per averlo visto andare fortissimo e averne offerto abbondante prova in questi giorni. Del suo ruolo ha già detto, ma è difficile che Jonathan Milan si lasci condizionare dalla posta in palio. Non fu così anche quando venne schierato alle Olimpiadi di Tokyo e a vent’anni trascinò il quartetto verso l’oro olimpico?

«Per me tutte le gare che faccio sono importanti – conferma Milan, rispondendo a una domanda sulla vigilia della Sanremo – da quella che sulla carta vale un po’ meno a quella più chiusa. Le prendo tutte in maniera molto seria, perché è bene concentrarsi e mantenere la routine di partire e dare sempre il 100 per cento. E’ quello che cerco di fare, per arrivare al risultato e anche per divertirmi. Anche per questo, dopo la Roubaix farò una settimana di stacco e poi vorrei andare un paio di giorni ad allenarmi in pista. Per fare qualche lavoro di forza, qualche sprint, lavorare sull’agilità e anche per allenarmi con i ragazzi.

«Non ho rituali, tranne essere concentrato e cercare di essere rilassato nei giorni prima della gara e anche in allenamento. Non parto mai battuto. Va bene che alla Sanremo ci sarà Pogacar, ad esempio, ma non sarà il solo. Ci saranno molti top rider e penso che un altro grande nome da fare è quello di Ganna. Oltre a Pogacar bisognerà guardare anche lui, ma io personalmente non parto mai per il secondo posto. Poi è chiaro che se si parla di una tappa di salita o di una corsa troppo dura per me, non posso farci tanto».

Milan mostra i muscoli alla Tirreno, ma con in testa le Classiche

11.03.2025
5 min
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Dopo lo spettacolo offerto dalla Strade Bianche e dal duello tra Tadej Pogacar e Thomas Pidcock è arrivato il momento di togliere il velo alla stagione delle Classiche. Se la gara tra gli sterrati delle Crete Senesi ha lasciato poco spazio agli sfidanti del campione del mondo in carica questo non accadrà di certo nei prossimi appuntamenti. I percorsi e il parterre ricco, cosa che è un po’ mancata alla Strade Bianche, metteranno davanti a Pogacar molti più rivali di spessore. Si partirà con la Milano-Sanremo, i cui ultimi preparativi arrivano proprio in questi giorni vista la concomitanza della Tirreno-Adriatico e della Parigi-Nizza.

I riflettori, per quanto riguarda la Corsa dei Due Mari, sono puntati su Jonathan Milan. E’ sulle sue qualità, e su quelle di Filippo Ganna, che si concentra la curiosità degli addetti ai lavori. I due giganti azzurri hanno già lanciato i primi segnali, ieri Ganna ha demolito la concorrenza nella cronometro di Camaiore. Mentre oggi nella volata di Follonica Milan ha messo tutti in fila (foto di apertura). Per il velocista friulano inizia un periodo fondamentale della stagione, con l’avvicinamento alla Milano-Sanremo e poi la stagione delle Classiche. Partendo proprio dalla Classicissima il dubbio riguarda la capacità da parte di Milan di tenere certi ritmi su salite brevi ma esplosive come Cipressa e Poggio

Jonathan Milan durante il riscaldamento della cronometro di Camaiore, inizia un periodo cruciale della stagione
Jonathan Milan durante il riscaldamento della cronometro di Camaiore, inizia un periodo cruciale della stagione

Un mese intenso

Per capire in che modo sta lavorando l’atleta della Lidl-Trek siamo andati a chiedere direttamente e Mattias Reck, suo coach. L’anno scorso Jonathan aveva detto che il suo obiettivo era arrivare sotto la Cipressa per aiutare la squadra

«Non alleno Milan in modo così specifico da concentrarmi sulla Milano-Sanremo – dice Reck – cerco piuttosto di costruire il suo motore e la sua resistenza in modo che sia il più preparato possibile ad affrontare le Grandi Classiche. Questo prevede ovviamente che arrivi pronto alla Sanremo, ma non è l’unico obiettivo. Il mio obiettivo è fargli avere una condizione stabile nel corso delle quattro settimane in cui sono distribuite quelle corse».

Jonathan Milan e Filippo Ganna saranno i due atleti di riferimento per il movimento italiano alla Sanremo
Jonathan Milan e Filippo Ganna saranno i due atleti di riferimento per il movimento italiano alla Sanremo

Le conferme

I primi passi di Milan in questo 2025 hanno mostrato quanto sia migliorato e cresciuto ulteriormente. Nelle volate di inizio anno ha fatto vedere di essere uno dei migliori velocisti al mondo, quello che serve ora è il giusto avvicinamento alla stagione delle Classiche.

«La Tirreno-Adriatico – continua Mattias Reck – svolge un ruolo fondamentale in questo senso, in quanto fornisce un grosso carico di lavoro al suo corpo per fare l’ultimo passo verso la primavera. Milan ha dimostrato già l’anno scorso alla Gent-Wevelgem di avere le carte in regola per diventare un forte concorrente nelle Classiche. Anche la recente Kuurne-Brussel-Kuurne (nella quale Milan ha conquistato il sesto posto finale, ndr) ha fatto vedere cose positive. La forma è buona, stabile e in crescita, quindi siamo fiduciosi per il prossimo periodo».

Quei 28 chilometri in più…

Tornando a parlare della Milano-Sanremo ricordiamo che nella stagione passata Jonathan Milan era arrivato fino ai piedi della Cipressa, fornendo un importante supporto alla squadra e al suo compagno Mads Pedersen. La prima delle due salite finali si trova a 28 chilometri dal traguardo, riuscire ad aggiungere questa distanza sembra facile ma diventa un lavoro difficile dove ogni dettaglio conta. Serve avere una resistenza importante, senza però perdere lo spunto veloce che permetterebbe a Milan di giocarsi la volata. 

«Per combinare allenamenti aerobici e anaerobici – spiega ancora coach Reck – non ci sono veri e propri segreti. Essendo Milan un corridore esplosivo mi concentro soprattutto sulla resistenza e sugli intervalli ad alta intensità, evitando di lavorare troppo nelle zone medie come Z3 e Z4. Con un velocista anaerobico forte bisogna stare attenti a non esagerare, perché può scavare molto in profondità e svuotarsi con una potenza molto elevata in un tempo molto breve. Quindi, anche se lo sprint è uno dei suoi punti di forza, non deve concentrarsi troppo. Direi che l’80-85 per cento, a volte anche il 90, del suo allenamento è costituito da resistenza aerobica di base, mentre il resto è un mix delle altre zone».

Milan dovrà provare a resistere al ritmo di Pogacar su Cipressa e Poggio

L’equilibrio

Le prestazioni del velocista della Lid-Trek sono legate alla costante ricerca di equilibrio tra resistenza e forza. Un lavoro non semplice, aiutato però dalle grandi doti naturali di Milan. 

«Non è un problema allenare forza e resistenza insieme – conclude – sono due cose completamente opposte e non interferiscono più di tanto. Gli sprint brevi e la resistenza si adattano bene. Jonathan (Milan, ndr) ha una combinazione unica di Vo2Max molto elevata, quindi un grande motore aerobico, ma anche una potenza anaerobica e di sprint importante. Quello che stiamo facendo ora è lavorare sulla sua resistenza ed efficienza per essere in grado di usare il suo motore e i suoi picchi ancora di più nelle lunghe gare di un giorno. Con il suo peso, che è intorno ai 90 chilogrammi, non possiamo guardare troppo a Pogacar, Van Aert o Van der Poel e quello che sono in grado di fare loro sul Poggio. Quello su cui possiamo lavorare noi è raggiungere la miglior forma possibile».

Salvoldi già all’opera, con qualche bella notizia

08.03.2025
4 min
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Tra le tante novità legate alle nomine dal parte della Fci dei nuovi quadri tecnici nazionali ce n’è una… a metà. Nel senso che Dino Salvoldi resta al suo posto come titolare degli juniores, ma allarga il suo ambito a tutto il settore della pista maschile. Una scelta ragionata, perché consente di continuare a seguire ragazzi che ha cresciuto in questi due anni passati, portando numerosi risultati soprattutto su pista, ma chiamandolo anche a confrontarsi con nuove realtà.

Il tecnico milanese ha ottenuto in carriera qualcosa come 270 medaglie con i suoi atleti
Il tecnico milanese ha ottenuto in carriera qualcosa come 270 medaglie con i suoi atleti

Si comincia subito

Salvoldi ha preso di petto il suo nuovo ruolo e le sue giornate sono davvero lunghissime e dense, anche perché l’esordio è dietro l’angolo, la prova di Nations Cup su pista prevista per la prossima settimana. Intanto però il tecnico continua a seguire i ragazzi anche perché c’è una nuova nidiata di juniores da visionare sempre tenendo presente che per quella categoria il suo impegno è totale, comprendendo anche la strada.

La chiacchierata parte da un assunto: il tecnico attraverso la pista si riaffaccia nell’agone olimpico lasciato quand’era alla guida del settore femminile assoluto: «Per me è una soddisfazione che ha il sapore della novità, perché cambio completamente settore. Lavorare con gli elite rappresenta uno stimolo enorme comprendendo anche le difficoltà del ruolo assunto da Marco Villa, che ha portato la pista italiana ai vertici mondiali».

Stella e Sierra, la coppia madison U23: lavorare su loro è uno degli obiettivi di questo biennio
Stella e Sierra, la coppia madison U23: lavorare su loro è uno degli obiettivi di questo biennio
Sarà il tuo un approccio soft, considerando che questi due primi anni non sono in programma le qualificazioni olimpiche?

Non direi, penso invece che non ci sia tempo da perdere considerando che siamo in mezzo a un cambio generazionale. Ci sarà molto da lavorare con quei ragazzi appena passati di categoria per fare in modo che fra un paio d’anni siano maturi anche per competere proprio con l’obiettivo olimpico. Qualificarsi non sarà per nulla facile, la concorrenza è sempre più ampia e forte, attendiamo di sapere quali saranno i criteri considerando naturalmente il quartetto come specialità primaria anche per le sue ripercussioni sulle altre. Ma c’è anche altro da considerare…

Ossia?

In questi due anni si andrà avanti nell’evoluzione tecnica ma anche dei materiali, quindi non dobbiamo farci trovare impreparati. Saranno due anni che ritengo molto importanti per costruire tutto il cammino olimpico.

Salvoldi continuerà a seguire gli juniores su strada e programma alcune trasferte all’estero (foto Rubino)
Salvoldi continuerà a seguire gli juniores su strada e programma alcune trasferte all’estero (foto Rubino)
Assumi la guida del settore in un momento di passaggio importante, con Ganna, Milan, Consonni che si sono sfilati lasciando però una porta aperta per Los Angeles 2028. Come ti approccerai alla questione?

In realtà l’ho già fatto – sottolinea Salvoldi – ho parlato con loro e ritengo la loro scelta di concentrarsi sulla strada molto giusta, dopo aver dovuto dedicarsi a tempo quasi pieno alla pista per il breve quadriennio precedente. Ho avuto da loro ampie assicurazioni sul futuro, anzi non è detto che qualcuno di loro non possa anche tornare alla pista già ai mondiali di ottobre, considerando che la stagione su strada sarà conclusa.

Tu, seguendo tutte le categorie, potrai anche continuare a lavorare con quei ragazzi che avevano ottenuto il record mondiale nel quartetto juniores…

Sì, sono stati con me due anni, abbiamo stretto un rapporto personale, ma loro sanno come me che ora cambia tutto. L’impegno fra gli under 23 è complesso, sono in team che giustamente devono impiegarli e farli maturare su strada. Dovremo valutare in corso d’opera come muoverci, rientriamo in quel discorso fatto prima sulla maturazione di questi talenti in modo da averne qualcuno pronto per il 2027. In questo senso è fondamentale il dialogo con i team.

Milan dopo il titolo mondiale d’inseguimento. Che potrebbe difendere a ottobre
Milan dopo il titolo mondiale d’inseguimento. Che potrebbe difendere a ottobre
Villa aveva rapporti stretti con tutti i responsabili delle squadre WorldTour e Professional, farai lo stesso?

Ho già iniziato a farlo, ho avuto già contatti che mi hanno dato molta fiducia. Ho trovato una pressoché totale disponibilità a strutturare il lavoro dei vari ragazzi tenendo conto delle diverse esigenze. Devo dire che le risposte che ho ricevuto sono andate anche al di là delle mie aspettative. Ora è importante che i ragazzi stessi si immergano nella nuova realtà nella maniera giusta.

Con gli juniores continuerai sulla scia del lavoro svolto nel precedente quadriennio, facendoli lavorare in entrambe le discipline?

Sicuramente, coinvolgendone un ampio gruppo, portandoli quando possibile a gareggiare all’estero per far fare loro esperienza. Avere tanto lavoro davanti non mi spaventa perché penso che sia una buona cosa poter operare su questi ragazzi attraverso più anni di attività in una fascia molto delicata. Inoltre è in questo modo agevolata la ricerca del talento, del quale il ciclismo italiano ha molto bisogno.

Kuurne a Philipsen. Tanti auguri all’uomo di Sanremo

02.03.2025
4 min
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La corsa di Kuurne, la città degli asini nel ricordo dei contadini che se ne servivano per raggiungere il mercato della vicina Kortijk, finisce nuovamente in volata. Tanti ci provano, ma pochi negli anni ci sono riusciti. Questa volta gli ultimi si sono arresi al primo passaggio sul traguardo, dopo che anche Van Aert aveva provato a rientrare sulla fuga per tentare il colpo da lontano. Ma quando nel gruppo ci sono le squadre dei velocisti, non c’è fuga che tenga. Wout s’è trovato alle spalle il freddo Adrià che non gli ha dato un solo cambio e ha dovuto rialzarsi. E alla fine la vittoria è andata a un cecchino di nome Philipsen, vincitore uscente della Milano-Sanremo e di altre otto corse nel 2024.

La quiete di Philipsen

Le grandi manovre sono iniziate quando poco prima che la corsa si ricompattasse. E al netto delle strappate e dei tentativi di mettere in fila il gruppo, ciò che ha davvero sorpreso per tutto il giorno è stata la calma serafica di Jasper Philipsen.

Merlier non faceva che sfilarsi e risalire. Milan ha fatto capolino un paio di volte ottimamente scortato da Stuyven. La Decathlon sgomitava per Bennett. Invece Philipsen, forse pensando che nel giorno del suo 27° compleanno poteva prendersela con filosofia, è sempre rimasto a centro gruppo. Era ben al coperto anche a 5 chilometri dall’arrivo, mentre Merlier faceva a spallate con Olav Kooij.

«E’ incredibile vincere il giorno del mio compleanno – ha detto dopo l’arrivo – sono già tutti in ottima condizione, ma ci siamo comunque presentati qui forti e siamo riusciti a gestire la nostra corsa quando sono finite le salite. Sono contento di come sono andate le cose. Negli ultimi anni per noi il weekend di apertura non è mai stato un successo. Ieri alla Omloop Het Nieuwsblad è stata una giornata con sentimenti contrastanti, il terzo posto dietro Wærenskjold era da capire. Diciamo che questa vittoria gli dà un significato diverso. Non una sconfitta, ma il primo passo verso la vittoria».

Milan è stato ottimamente supportato dalla squadra, ma si è perso nella volata
Milan è stato ottimamente supportato dalla squadra, ma si è perso nella volata

Groves per amico

Si pensava che potesse essere proprio Philipsen il favorito, ma non vedendolo dannarsi per guadagnare posizioni, qualcuno ha pensato che oggi sarebbe toccata ad altri. Lo stesso Milan, arrivato fra squilli dal UAE Tour, sembrava un possibile predestinato. Anche se il friulano, nelle interviste al via, aveva detto saggiamente che si trattava di ben altra corsa e sarebbe stata necessaria una grande concentrazione. Invece nell’ultimo chilometro, la Alpecin-Deceuninck ha ricordato al gruppo che il suo ultimo uomo di giornata era Kaden Groves, velocista che nel 2024 ha vinto tre tappe alla Vuelta. E a quel punto forse qualcuno ha capito che non sarebbe finita bene.

«Il lead-out è ovviamente uno dei nostri punti di forza – ha raccontato Philipsen – soprattutto oggi con Rickaert e Groves, che si sono divisi i compiti. Kaden è uno che può vincere da sé degli sprint contro i più forti e per quest’anno il piano è che venga anche al Tour. Siamo una combo molto forte».

Sul podio con Philipsen, Kooij e Hofstetter
Sul podio con Philipsen, Kooij e Hofstetter

Merlier disperso

Amara la riflessione di Merlier, che non è mai contento quando perde da Philipsen. E’ stato a causa sua, in qualche modo, che ha dovuto lasciare la Alpecin-Deceuninck. E anche se da lì è approdato alla Soudal-Quick Step, il tempio dei velocisti, fra i due belgi continua a serpeggiare una discreta antipatia.

«In realtà mi ero già perso a un chilometro dal traguardo – ha dovuto ammettere Merlier ai microfoni di Sporza – eravamo un po’ troppo lontani. In uno sprint a volte dipende dai dettagli e io nel finale ho dovuto anche saltare sopra un’isola spartitraffico. Questa è un’occasione mancata. E’ stata una corsa molto nervosa e io non l’ho interpretata come avrei voluto, ma sono sempre stato lì. Sono stato chiuso più volte, è stato frustrante, ma ci ho sempre creduto. Penso di avere le gambe per vincere, ma oggi non è andata bene».

Parlando di Milan, va segnalato il sesto posto ottenuto lanciando la volata dalle retrovie. Se fosse partito alla pari degli altri, le forze che ha messo per rimontarli, lo avrebbero portato alla vittoria. Ma al Nord non è sempre e solo un fatto di forza. Bisogna sapersi disimpegnare fra curve, rotonde e avversari che non cedono un metro. Jonathan impara in fretta e ha preso nota, la prossima volta saprà anche lui come muoversi.

Consonni: «Quando sprinta Jonny, la bici si contorce»

26.02.2025
6 min
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«Alla Valenciana dopo che mi sono spostato ed è scattato Jonathan, prima che passasse il secondo ho dovuto contare fino a cinque. Sapevo che avrebbe vinto». Appena uscito da una sessione dall’osteopata, in seguito ad caduta a suo dire fantozziana in un rifornimento dell’UAE Tour, Simone Consonni ci porta con sé dentro lo sprint. E’ Simone l’apripista, oggi leadout, di Jonathan Milan.

E proprio con il recente UAE Tour possiamo ufficialmente dire che si è aperta anche la stagione delle grandi volate. Nella prova emiratina infatti c’erano tutti i migliori sprinter del pianeta. E tra questi ha brillato proprio Jonathan Milan. Per il velocista della Lidl-Trek due vittorie, altrettanti podi e la maglia a punti, merito anche della sua spalla fedele e sempre più valida: Simone Consonni appunto.

Consonni e Milan: i due oltre che essere compagni sono anche amici. Per Simone avere un buon feeling di squadra è fondamentale per gli sprint
Consonni e Milan: i due oltre che essere compagni sono anche amici. Per Simone avere un buon feeling di squadra è fondamentale per gli sprint
Al netto di questa caduta, come stai Simone? Che ti è sembrato di queste prime corse dell’anno?

Stiamo abbastanza bene. L’abbiamo dimostrato già alla prima tappa della Valenciana con la crono a squadre: prestazione incredibile della squadra, dove abbiamo rifilato un bel gap alla seconda. Abbiamo fatto la ricognizione a gennaio, ci puntavamo e l’abbiamo vinta con 46″ di vantaggio. Questo ci ha dato grande morale per la settimana, culminata con la vittoria di Jonathan nell’ultima tappa.

Ma la prova del nove c’è stata al UAE Tour, dove la concorrenza era spietata…

Esatto. Abbiamo fatto tante cose belle, anche se c’è stato qualche dettaglio da rivedere, specie nelle ultime due volate. Non tutte le ciambelle escono col buco. Nelle ultime due volate la ciambella non ci è proprio riuscita. Noi comunque ci poniamo l’asticella sempre alta, anche quando la competizione è di livello mondiale.

Tu hai un ruolo cruciale nei successi di Milan. E quali sono gli aspetti da migliorare per rendere perfetto il treno?

Io sono l’ultimo uomo, ma il mio lavoro dipende molto da chi mi precede. In tutta la struttura che stiamo costruendo, la cosa fondamentale è il lavoro dei compagni che mi portano nella posizione giusta. Per esempio, il lavoro che fa Edward Theuns è cruciale: ci prepara l’entrata nell’ultimo chilometro e mi lascia in una posizione ideale.

Chiaro: è una catena, in cui il tuo lavoro non dipende solo da te…

E’ così. Se guardiamo la volata della Valenciana, mi hanno portato a 500 metri in testa, io non dovevo pensare a nulla: solo sprintare vicino alle transenne, lasciare spazio a Jonathan e poi lasciar fare lui. Ed è andata bene. Però qual è il problema: è che più ci avviciniamo al traguardo, più ogni errore è difficile da correggere. Ma se arrivi ben preparato a quel momento, anche un piccolo errore si può recuperare. Per arrivarci bene, tutto deve funzionare come si deve prima.

Un occhio avanti e uno indietro: Consonni deve spingere forte ma anche scortare Milan. Spesso comunicano con urlo o con uno sguardo d’intesa
Un occhio avanti e uno indietro: Consonni deve spingere forte ma anche scortare Milan. Spesso comunicano con urlo o con uno sguardo d’intesa
Simone stiamo entrando sempre di più nel discorso dello sprint: raccontaci il momento in cui lanci la volata. E magari capisci se Milan la vincerà, il suo modo di pedalare, la cadenza…

Jonathan ha uno stile inconfondibile. Non è armonioso, ma vedendolo da vicino capisci quanto spacchi la bici a ogni pedalata. Ogni colpo di pedale sembra far male alla bici, ma è proprio questo che lo rende così efficace. Lui è così. A 24 anni ormai è un corridore fatto. Sì, potrà limare qualcosina, ma è quello ormai. Qualcuno dice che dovrebbe cambiare stile, secondo me invece deve rimanere così: quello è il suo modo di essere veloce.

Quando ti sposti cosa succede: cosa vedi? Cosa pensi?

Alla Valenciana, quando mi ha passato ho contato fino a cinque prima di vedere sfilarmi il secondo. Lì ho capito che avevamo vinto. Al UAE Tour invece, con gente come Merlier e Philipsen, fino alla linea del traguardo non potevi mai essere sicuro. Io vedo le volate da una posizione privilegiata. Quando mi sposto, vedo la bici di Jonathan che si contorce. Che le fa male. Ed è bello, fa impressione. Capisci perché lo chiamano il Toro di Buja!

Dal modo in cui sprinta, magari un certo rapporto, certe cadenze, riesci a capire prima se vincerà o meno?

Dipende dalle situazioni. Lui sprinta con cadenze alte, questo gli viene molto dalla pista. Il movimento della testa è sempre quello, non ci sono volte in cui lo fa di più e altre in cui lo fa meno.

Gli sprint sono sempre molto concitati, riuscite a parlare mentre si arriva alla volata? C’è comunicazione tra voi?

Ci parliamo, ci urliamo. Nell’approccio all’arrivo ci diciamo se ci siamo, se bisogna aspettare. Però lui e io siamo diversi. Io sono più razionale, ragiono di più. Lui è più istintivo. A volte ha ragione lui, a volte io. Per esempio, nella seconda vittoria al UAE Tour (vinta per 7-8 centimetri, ndr), lui voleva partire prima, io ho aspettato un po’ di più. Alla fine è andata bene e ho avuto ragione io. Jonny era lungo. Invece nell’ultima volata, quando Merlier ha anticipato, lui voleva che uscissi prima, io ho aspettato e abbiamo perso l’attimo. In quel caso ha avuto ragione lui.

Consonni deve fare uno sprint vero e proprio. Poi si sposta, entra in gioco Milan e a quel punto Simone di gode la scena da dentro (screenshot a video)
Consonni deve fare uno sprint vero e proprio. Poi si sposta, entra in gioco Milan e a quel punto Simone di gode la scena da dentro (screenshot a video)
Come hai detto tu: è un gioco di squadra…

Penso che il nostro lavoro nello sprint sia come una piramide: ognuno che lavora da più lontano. Io sono il penultimo pezzetto della piramide, Jonathan l’ultimo e quando riesce a finalizzare è importante per tutti. Milan è esigente, vuole sempre vincere. Aveva vinto due tappe al UAE Tour, ma voleva anche la terza e la quarta. Questo atteggiamento si trasmette a tutta la squadra e ci spinge a dare sempre di più.

Tu sai sempre quando lui è dietro di te?

Più o meno sì, ma torno al discorso di prima. Molto conta anche come è stata preparata la volata e anche da chi c’è. Con il livello del UAE Tour non è facile neanche se sei messo bene. Io alla fine quando parto devo tenere i 63 all’ora o più, per dire, e fare uno sprint vero e proprio. Ma dietro c’è gente che quella tua botta la tiene bene, che è ancora al 60-70 per cento della propria potenza massima. Perché è così: gente come Milan, Philipsen, Merlier hanno questi margini, quei wattaggi per fare certe volate e alzare ancora la velocità. E quindi anche se lo lanci bene e ti sposti al momento giusto non è detto che si vinca.

Qual è il tuo prossimo impegno, Simone?

Farò la Tirreno-Adriatico. Non farò le classiche di apertura in Belgio: come l’anno scorso del resto. Quando hai in squadra frecce come Pedersen, Stuyven, Simmons e Vacek, è normale. E neanche la Sanremo. Lì il team magari porta Jacopo Mosca, che tira 200 chilometri. Io non sarei utile nel finale. Mi piange il cuore non fare la Sanremo, da italiano mi piacerebbe aiutare Milan, ma bisogna essere onesti con se stessi. Me la guarderò da casa… e spero di poter stappare una bella bottiglia di champagne per la vittoria di Jonathan o di qualche mio altro compagno.

Prima volata di Milan al UAE Tour: «Uno sprint da pistard»

18.02.2025
4 min
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Il suo collo stantuffava (come ci ha abituato) veloce quanto le sue gambe. Giusto ieri, Jonathan Milan si è aggiudicato la prima tappa del UAE Tour, dominando il complicato arrivo di Liwa Palace. Gli ultimi 1.300 metri erano un crescendo di pendenza, con gli ultimi 250 al 6,9 per cento. Roba da acido lattico solo a sentirne parlare! «E con l’acido lattico Milan ci sa fare», dice subito ficcante Pino Toni, il preparatore con cui commentiamo lo sprint emiratino.

Uno sprint che ha visto protagonista addirittura Tadej Pogacar. Anzi, lo sloveno è stato importantissimo nell’economia dello sprint stesso. Il corridore della Lidl-Trek ha duellato con Jasper Philipsen, la ruota veloce più forte del momento. Lo scontro tanto atteso è arrivato al dunque. Poi il belga è stato declassato per uno scarto sulla linea d’arrivo, ma poco cambia. Jonny lo aveva sverniciato.

Tappa “tranquilla” nella prima parte in pieno deserto
Tappa “tranquilla” nella prima parte in pieno deserto
Pino: 1.580 watt massimi nello sprint, 1.070 watt medi nei 45” finali e 45,4 chilometri orari. Questi i dati Velon. A te un commento a braccio libero.

Che dire: è andato forte! Molto bravo. Io credo che Milan abbia azzeccato molto bene il rapporto, oltre ad avere un’ottima gamba, questo è ovvio. Ha sfruttato l’agilità.

Quell’agilità che l’anno scorso in qualche occasione gli è stata vicina…

Nonostante fosse salita, aveva davvero un’ottima cadenza. Io credo fosse anche al di sopra delle 100 rpm. E poi ha avuto una grande resistenza. Una resistenza all’acido lattico, tipica di chi va in pista. Ha saputo mantenere a lungo lo sforzo massimale.

Una volata da pistard dunque: che rapporto ha usato Milan?

Secondo me l’ha fatta con un 17 dietro, più o meno. Quindi aveva anche la catena abbastanza allineata, dritta. Un altro piccolo vantaggio: meno attriti, più scorrevolezza. Anzi, è buono che non l’abbia rotta!

Guardate quanto tirava il rettilineo finale. Si è trattato davvero di uno sprint di forza
Guardate quanto tirava il rettilineo finale. Si è trattato davvero di uno sprint di forza
Scherzi…

No, no, davvero… Una volta, quando facevano gli sprint certi “bestioni” o le partenze da fermo, le corone grandi si “sfogliavano”, si aprivano verso l’esterno. La scelta del monocorona ci sta, la condivido.

Milan aveva perso un uomo, si è guardato attorno, poi ecco l’attacco di Pogacar…

Di fatto gli ha tirato la volata. Milan aveva perso il suo uomo e senza Tadej si sarebbe trovato avanti troppo presto. Almeno un centinaio di metri Tadej glieli ha coperti. Milan gli si è messo a ruota e poi gli altri hanno fatto lo sprint dietro di lui. Tutto perfetto.

Quando Pogacar si siede, Milan quasi si ferma e “riparte”…

Tadej si vedeva che non è uno sprinter, era compostissimo ancora. Vero, Milan riparte e credo che il picco di quei 1.580 watt li abbia fatti in quel momento: in quelle 4-5 pedalate e 3”. Ha spinto forte, forte. Nulla da dire.

Persino Pogacar è arrivato con la lingua di fuori. Da ieri Tadej sa che per la Sanremo avrà un rivale in più
Persino Pogacar è arrivato con la lingua di fuori. Da ieri Tadej sa che per la Sanremo avrà un rivale in più
Ieri arrivo che tira forte e Milan che vince lo sprint. Qualche giorno fa in Spagna, alla Valenciana, aveva fatto secondo in cima ad una salita di oltre 2 chilometri, basta ricordare che aveva vinto Buitrago. Cosa significa tutto questo?

Che è in forma. Ma una bella forma, non un picco di pochi giorni: Milan ha una condizione generale molto buona. E questo gli consente di recuperare molto bene questi sforzi.

E questa condizione si può portare fino alla Sanremo?

Dunque alla Sanremo manca circa un mese, se fa le gare giuste io credo proprio di sì.

Il suo calendario dice che dopo UAE Tour farà la Kuurne-Bruxelles-Kuurne, la Tirreno e quindi la Sanremo…

Tutte intervallate di una settimana l’una dall’altra. Direi che è un avvicinamento perfetto. Alla Tirreno deve fare tre volate: prima, seconda e ultima tappa, e poi può gestire gli sforzi. Potrà fare davvero bene. Jonny sta bene… e si vede.

Costruiamo il velocista con Fusaz: potenza, endurance e testa

08.02.2025
6 min
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La vittoria allo sprint di Davide Stella al Tour of Sharjah, primo successo azzurro del 2025, è stata una delle prime sorprese positive della stagione. Il velocista del UAE Team Emirates Gen Z è appena passato under 23 e ha già trovato modo di mettersi alle spalle corridori più esperti. Non di certo un parterre di primi della classe ma in pochi, forse nemmeno lo stesso Stella, avrebbe immaginato di iniziare così la sua avventura nel devo team emiratino. 

Parlando con Giacomo Notari, preparatore dei ragazzi alla UAE Gen Z, è emerso che Stella nel ritiro di dicembre già dava del filo da torcere a velocisti del calibro di Molano. Lo stesso coach non si era detto troppo sorpreso, sottolineando però come il processo di crescita fosse ancora lungo. 

Davide Stella e la volata al Tour of Sharjah che gli è valsa la prima vittoria con la UAE Team Emirates Gen Z (foto Tour of Sharjah)
Davide Stella e la volata al Tour of Sharjah che gli è valsa la prima vittoria con la UAE Team Emirates Gen Z (foto Tour of Sharjah)

Resistenza

Abbandonando le gesta sportive dello sprinter e del pistard azzurro ci siamo interrogati più ad ampio raggio. La domanda che ci frullava per la testa era: “come si costruisce un velocista?”. Siamo così andati a parlare con Andrea Fusaz, allenatore della Bahrain Victorious, per allargare il discorso e capire come si lavora per far emergere le qualità di un grande sprinter. 

«Vero – ci dice subito – un ragazzo di 18 anni può competere nello sprint secco contro un velocista più maturo. Se ha raggiunto una maturità fisica e già lavora bene sia in bici che in palestra il picco di potenza ce l’ha. La cosa difficile è farlo arrivare fresco dopo gare da 180, 200 o 250 chilometri. Oppure deve riuscire a fare una volata anche dopo una settimana di gara. Il primo passo è quindi inserire dei lavori di resistenza, che nel tempo però rischiano di far abbassare il picco di potenza massima».

L’endurance si migliora in allenamento e in gara, accumulando ore in bici
L’endurance si migliora in allenamento e in gara, accumulando ore in bici
Bisogna trovare il giusto equilibrio tra potenza e resistenza…

La vera sfida è riuscire a portare quel picco di potenza e di forza che di solito hanno dopo 120 chilometri a quando ne percorrono 250. 

Il picco di potenza quindi anche da giovani può essere importante?

Tendenzialmente sì, vi faccio un esempio: un corridore come Skerl a 20 anni aveva un picco di potenza di 1.800 watt. Il lavoro che si può fare, da questo punto di vista, è quello di metterli nelle condizioni di mantenere quei valori per più tempo, magari 12 secondi invece che 8 secondi. Si tratta di allungare la durata dello sprint e di creare resistenza, ma entra in gioco anche la durability

Ovvero?

La capacità di riuscire a performare, quindi a fare i tuoi numeri migliori, nonostante si siano consumate tante energie prima. Il primo sintomo che tende a farci fermare nel momento in cui andiamo a cercare di aumentare la resistenza di un atleta è il fatto che comincia a perdere potenza. 

La durability invece incrementa con il passare delle stagioni e degli anni
La durability invece incrementa con il passare delle stagioni e degli anni
Come si può compensare questa perdita di potenza?

Con le sedute in bici si va ad allenare la componente aerobica, a quel punto è naturale che si perda leggermente quel picco di forza, che va compensato con la palestra ed esercizi in bici. 

Tutti i ragazzi riescono a fare questo passo, ovvero aumentare la resistenza in maniera importante mantenendo comunque lo spunto veloce?

Ci sono vari esempi: alcuni atleti riescono a mantenere comunque il loro picco nonostante comincino a inserire tanto lavoro aerobico. Altri, invece, migliorano abbastanza sul passo, ma poi non sono più in grado di fare quei numeri che gli permettevano di vincere. E’ un equilibrio abbastanza leggero, si parla di uno sport che comunque è di endurance, quindi se il corridore spende troppo la prima parte non sarà in grado di farti lo sprint dopo.

Cosa intendi con tante ore di endurance?

L’endurance alla fine sono ore in bici, quindi cominci con allenamenti da quattro a cinque ore. Tendenzialmente un velocista non fa 30 ore alla settimana, si ferma a volumi molto minori. Il “problema” è riuscire a fare in modo che l’atleta sia in grado di sostenere un consumo di chilojoule elevato e che poi riesca a sprintare. 

In che modo si riesce a vedere se un atleta sta perdendo il picco di potenza?

Dall’allenamento. In una seduta di solito si mettono degli sprint all’inizio e alla fine. In questo modo si ha un doppio riferimento: da freschi pieni di energie e con tanto zucchero nel sangue e poi alla fine quando il fisico ha consumato 2.000-3.000 kcal. Se analizzando i dati si vede una grande differenza di valori vuol dire che ci si sta concentrando troppo sull’endurance. In quel caso si riducono le ore.

Quanto contano le caratteristiche fisiche? Tu hai parlato di Skerl che pesa 77 chili ed è alto 177 centimetri, ma hai allenato anche Milan che pesa 85 chili ed è alto 193 centimetri…

Milan è un velocista atipico. L’ho allenato da quando era junior e si è sempre visto come fosse in grado di fare numeri ottimi. Per la sua dimensione e la sua stazza forse Greipel faceva meglio. Però Milan arriva alla volata con una forza che nessuno riesce a mantenere. Per fare un altro esempio: Cavendish per i numeri che aveva riusciva a tenere e poi fare una volata alla fine di un Grande Giro e vincerla. Lui è stato veramente un velocista fenomeno con i numeri che aveva. Ma c’è un altro dettaglio che conta.

Quale?

La testa. A mio modo di vedere i velocisti che sono riusciti a primeggiare veramente sono quelli che hanno imparato dalle loro volate. Tutti gli sprinter arrivano all’ultimo chilometro, ma solo uno vince e tutto si gioca in secondi. C’è una componente di lucidità e di serenità che non può essere messa in secondo piano. 

Bruttomesso (sullo sfondo) dopo un anno nel WT si sta avvicinando ai velocisti più forti del gruppo
Bruttomesso (sullo sfondo) dopo un anno nel WT si sta avvicinando ai velocisti più forti del gruppo
Un altro ragazzo giovane con il quale state lavorando è Bruttomesso…

Lui sta crescendo un sacco. Sia lui che Skerl sono giovani di primo o secondo anno e il loro percorso è appena iniziato. Stanno facendo i passi giusti, l’endurance e la durability migliorano invecchiando. Con il passare delle stagioni riesci a percorrere quei 200 chilometri consumando sempre meno. Migliora la resistenza e l’ossidazione lipidica, ma allo stesso tempo rimane alta la capacità di produrre acido lattico e quindi potenza nel breve tempo. 

Quanto è importante far correre gli atleti su percorsi misti, anche da under 23?

Tanto. Tornando al discorso durability di prima: una corsa ondulata porta ad avere 150 variazioni di ritmo e 150 punti in cui si producono otto picchi di potenza per brevi tratti. Il velocista deve riuscire a sprintare dopo tutti questi sforzi, sia a livello metabolico che a livello muscolare e neuro muscolare. Poi se si parla di ciclismo moderno dobbiamo dire che la palestra ha un ruolo cruciale per lo sviluppo della forza esplosiva. Così com’è importante l’alimentazione, quindi la quantità di carboidrati che mangiano durante la gara o l’allenamento.