Andriotto, casa Eolo-Kometa: «Coi giovani facciamo così»

14.09.2021
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Dario Andriotto è il responsabile dell’area giovani della Eolo-Kometa, così lo ha definito Ivan Basso alla Coppa d’Oro pochi giorni fa. E dato che le parole del varesino al riguardo ci sono parse molto interessanti, siamo andati direttamente alla fonte, trovando Dario in una fase priva di corse, ma in procinto di andare con la prima squadra al Memorial Pantani e al Trofeo Matteotti.

«Questo fatto di scambiarci fra un team e l’altro – dice – quindi fra giovani e professionisti, è un’idea di Stefano Zanatta. Così tutti riusciamo a vedere come lavorano gli altri, troviamo spunti utili per crescere e soprattutto conosciamo i ragazzi con cui a vario titolo ci troveremo a lavorare. La stessa regola la usiamo per lo staff. Siamo nati da un anno, stiamo trovando la quadra, crediamo molto nei nostri sistemi».

Dario Andriotto, classe 1972, è stato pro’ dal 1995 al 2010
Dario Andriotto, classe 1972, è stato pro’ dal 1995 al 2010
Basso ci ha detto che state creando una filiera interagendo con varie società giovanili.

Esatto. Il mio lavoro è andare a vedere corse juniores e under 23. Parlando con i vari direttori sportivi, cerchiamo di scegliere i ragazzi più interessanti.

Come è fatto per Andriotto un ragazzo interessante?

Alcuni sono forti da juniores e poi si perdono. Prendere un super vincente che però non ha margini non ci interessa. Per questo guardiamo il tipo di allenamento che fanno, le motivazioni e il modo di correre.

Come corre un corridore interessante?

Se corre sempre all’attacco e alla fine dell’anno ha vinto solo due corse, è un conto. Se sta sempre in gruppo e ne vince dieci, è un altro. Noi cerchiamo qualcuno che sia abituato a prendere il vento in faccia, che sia abituato a fare la corsa. Le squadre WorldTour non fanno abbastanza scouting e spesso pescano in base al numero di vittorie…

Quanta attività fanno all’estero le squadre con cui hai a che fare?

Poca, anche se a volte andare fuori potrebbe essere molto utile. Il discorso è sempre quello del budget che manca.

Sul podio del tricolore crono del 2020, Piganzoli (Trevigliese) terzo, dietro Milesi e Garofoli
Sul podio del tricolore crono del 2020, Piganzoli (Trevigliese) terzo, dietro Milesi e Garofoli
Che impressioni ha Andriotto davanti agli juniores che incontra?

I ragazzi sono molto curati, anche troppo. Il rischio è che le squadre se ne approfittino, facendoli allenare perché vincano 10 corse l’anno. Quando accade, in automatico abbassi il loro margine di miglioramento. Capisco le squadrette che con le vittorie trovano gli sponsor per andare avanti, ma per l’interesse dei ragazzi serve altro.

Per questo alla Bustese Olonia avete dato il vostro nome?

Esattamente, perché i risultati non servano a portare soldi. Il risultato di base non conta. E’ una squadra storica, in cui si lavora all’antica. Ci sono passati Sobrero, Puppio e anche Oldani. Ma ce ne sono anche altre. Piganzoli, che corre nella under 23, viene dalla Trevigliese dove si lavora bene. Montoli (foto di apertura, ndr), che è già più talentuoso, veniva dal Canturino. E anche Pellizzari era nella nostra orbita, ma se lo sono venuti a prendere..

A Borgo Valsugana, Santiago Basso (a destra) con la maglia della Bustese Olonia
A Borgo Valsugana, Santiago Basso (a destra) con la maglia della Bustese Olonia
Ecco, Andriotto, parliamo di procuratori…

E’ un problema, bisogna andare coi piedi di piombo. Se un ragazzino va bene, lo accerchiano in cinque e cominciano a fargli promesse e raccontargli favole. Se le famiglie sono al di fuori del ciclismo, a volte firmano e la storia segue il corso voluto da altri.

A volte poi arrivano proprio gli squadroni…

Carlos Rodriguez era un nostro corridore, cresciuto nella squadra juniores della Fundacion Contador. Quando si è trattato di passare con noi alla continental, è arrivata la Ineos che ha messo i soldi sul tavolo e se lo è portato via. Credo che questo non sia giusto, al punto che forse l’Uci potrebbe pensare a un indennizzo per chi cresce i talenti. Nel basket, lo squadrone che prende un giovane continua a pagare un contributo alla società di origine. Noi adesso prenderemo Oioli dalla Bustese Olonia, pagando giustamente i suoi punti. Lo faremo crescere, ma se poi lo portano via, noi non avremo niente

Dal 2021 nelle file della Bustese Olonia c’è anche Marco Della Vedova (foto Instagram)
Dal 2021 nelle file della Bustese Olonia c’è anche Marco Della Vedova (foto Instagram)
Proprio Oioli ha vinto due tappe al Lunigiana ed è arrivato quinto agli europei, con qualche strascico polemico…

L’attività della nazionale è cambiata tanto rispetto a quando facevo io la Cento Chilometri. Prima il tecnico era anche nostro allenatore, per le gare cui puntavamo. Ora da un lato è tutto più professionale, dall’altro ricordo che in nazionale imparavamo nozioni e metodologie di allenamento che in squadra non c’erano. I nostri ritiri di agosto erano anche un modo per tutelare i corridori dall’eccesso di attività. Ora hanno fatto dieci giorni a Livigno e poi si sono rivisti a Trento.

Le società erano contente ai tuoi tempi?

C’era spesso battibecco, perché perdevano i corridori per parecchio tempo. Però si lavorava bene sull’obiettivo. E quando arrivava il mondiale, perché arrivava spesso, vedeste com’erano contente di mostrare la maglia in giro…

Coppa d’Oro, un papà speciale, con le idee tanto chiare…

12.09.2021
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Borgo Valsugana, un’ora alla partenza della Coppa d’Oro. A Trento i professionisti si preparano per il via degli europei. Lo speaker chiama e presenta i quasi 400 allievi venuti da tutta Italia e da qualche angolo d’Europa per la classica più bella. Ai piedi del palco, Ivan Basso dà le ultime dritte a suo figlio Santiago, che corre con la maglia della Bustese. La Coppa torna dopo il Covid grazie al coraggio del Veloce Club Borgo e del suo presidente Stefano Casagranda. E’ mancato qualcosa nelle celebrazioni della vigilia, ma la piazza è il solito ribollire di sguardi nervosi e gambe guizzanti.

«Sono qui in triplice veste – ha detto Basso poco fa al microfono – come padre, come ex vincitore di questa corsa nel lontano 1993 e come dirigente sportivo».

La chiamata dei corridori dura quasi un’ora, i ragazzi vengono presentati, poi attendono il via
La chiamata dei corridori dura quasi un’ora, i ragazzi vengono presentati, poi attendono il via

Impossibile sottrarsi alla curiosità, mentre a turno i tifosi di ieri e di oggi chiedono di farsi la foto, sotto lo sguardo divertito di suo figlio Levante, che sta un passo indietro. Lui di correre al momento non ha troppa voglia, però ha chiesto al padre che scuole si debbano scegliere per fare il mestiere di Stefano Zanatta

Quando sentisti parlare per la prima volta di questa corsa?

Quando ero esordiente di secondo anno. Questa è la corsa che inizia a proiettarti nella lista dei predestinati. Non è cruciale per la carriera, ma da qui si comincia a tracciare una linea particolare. Erano le prime trasferte, le prime volte che con la squadra si andava in un albergo. E poi ovviamente il contesto. Nelle categorie giovanili, la maggior parte delle gare gare si fa nella provincia, quella era la prima volta che anche andavo fuori regione.

Alla partenza anche Gianni Bugno, vincitore della Coppa d’Oro nel 1980
Alla partenza anche Gianni Bugno, vincitore della Coppa d’Oro nel 1980
Tanta emozione?

C’erano delle emozioni particolari. L’albo d’oro e la storia di questa corsa fanno alzare la tensione, era la prima volta che sentivo quel dolore allo stomaco da prestazione. Prima si andava alla Sagra del Brinzio a Varese, insomma…

Cosa ricordi di Ivan Basso da allievo?

Ero pieno di ricci (ride, ndr)! Ivan basso allievo era già un ragazzo che sognava di diventare un ciclista professionista. Dopo la vittoria in questa gara, sono iniziati i primi articoli sui giornali, le prime attenzioni particolari nei tuoi confronti, soprattutto le squadre che ti cercavano. I primi soldini. Significava anche che arrivavo nella categoria juniores dove potevo già vestire l’azzurro. Il passaggio più emozionante dopo aver vinto la Coppa d’Oro fu vestire la maglia azzurra da junior.

Si corre per il proprio direttore sportivo, ma cosa significò vincerla?

C’era l’orgoglio di diventare un ciclista professionista. Facendo un piccolo parallelo con oggi, la categoria allievi era gestita con le metodologie di allora. In questo momento c’è stata un’evoluzione anche nelle categorie giovanili, ma non sempre se c’è troppa esasperazione la crescita del giovane continua con lo stesso trend. Una volta questa era considerata un momento di passaggio nella crescita, non uno spartiacque.

Quanto è diverso oggi?

Premetto che non mi intrometto e con Santiago parlo di tutto fuorché di ciclismo. E’ Dario Andriotto che si occupa del settore giovanile e anche di mio figlio, ma ritengo che fra i giovanissimi e gli juniores ci siano società che lavorano bene e altre che hanno probabilmente delle aspettative troppo alte per quella categoria

Basta guardare le bici con cui corrono…

Però io non sono d’accordo che un allievo debba avere una bicicletta come quella che usa Fortunato al Giro d’Italia. Ritengo che sia una categoria dove ci vuole il buon senso. Sono ragazzi di 15 anni, devono allenarsi, imparare a mangiare. Ogni anno devi crescere un po’, a questa età è un controsenso dare tutto al massimo. Porto l’esempio di Santiago…

Stefano Casagranda è il presidente del Vc Borgo, organizzatore della Coppa d’Oro
Stefano Casagranda è il presidente del Vc Borgo, organizzatore della Coppa d’Oro
Prego…

Tu non puoi trattare Santiago come un under 23, quando poi lo vedi che un minuto dopo la gara, si mette a giocare a nascondino coi suoi fratelli di sei e nove anni. Non hanno ancora la capacità e la tenuta psicologica. Per cui puoi mettergli dei tubolari velocissimi e gli ingranaggi più belli, ma non cambia niente. Questa è un’età secondo me dove bisogna ancora lasciare libertà e la possibilità di fare altri sport. Ci sono atleti che iniziano a correre 17-18 anni che magari hanno qualche difficoltà nel gruppo, ma a livello di forza ne hanno di più e fanno risultato meglio di chi magari ha iniziato da giovanissimo.

Santiago aveva le tue stesse emozioni venendo a Borgo?

Le stesse. Qual è il genitore appassionato di ciclismo che non ha l’ambizione che suo figlio possa fare il ciclista? Però tutto a suo tempo. Sono convinto che se deve arrivare, arriverà.

Come vi regolate con i ragazzi che escono da squadre un po’ troppo… spinte?

Non li prendiamo. Perché comunque i nostri responsabili dello scouting sono ex atleti, persone che hanno corso con me e sanno distinguere. Per evitare questo problema stiamo cercando di creare una filiera, non una filiera unica perché altrimenti sarebbe penalizzante per le altre società, creando dei gemellaggi con società satelliti. Tant’è vero che stiamo già prendendo ragazzi di 15-16 anni da inserire nelle nostre squadre, ad esempio i due gemelli Bessega. E seguiamo bene tutto. Andriotto oggi è al Buffoni e io sono qua. Ma vorrei aggiungere una cosa…

Quale?

La stragrande maggioranza lavora nel modo giusto, non è tutto sbagliato. Però cercare il risultato e l’esasperazione nella categoria allievi, poi negli junior e anche negli under 23 fa dei grossi danni. Perché comunque non hanno la testa per sopportare i carichi di lavoro o diete particolari. Non hanno la testa per sopportare la pressione e soprattutto devono imparare a perdere. Quindi rischi che a spingere sul fatto che devono vincere le corse, poi non sanno usare il cambio, non sanno frenare, non sanno dare i cambi, non sanno fare una doppia fila, fanno le volate con le mani alte

Vittoria 2021 a Tommaso Alunni su Perracchione e Brunori (foto Natascia Graziola/Mosna)
Vittoria 2021 a Tommaso Alunni su Perracchione e Brunori (foto Natascia Graziola/Mosna)
Tu sei sempre stato molto attento alla preparazione, daresti loro il misuratore di potenza?

No! Ritengo che il misuratore di potenza inizi a dare delle indicazioni utili al secondo anno da e solo in allenamento. Sono d’accordo con l’intervista che ha fatto Andrea Morelli. E’ il cardiofrequenzimetro la vera innovazione. Perché con il cuore l’atleta dovrebbe iniziare a capire e ad ascoltare il proprio corpo. Perché la vera differenza non sarà quanti watt hai al chilo. Quello che fa la differenza tra il campione il corridore normale è la capacità di andare oltre con la testa. Vince chi sa soffrire di più e che basta tener duro ancora un po’. Sono le cose che non insegni, che il corridore impara da sé.

Fortunato sulle tracce di Basso. Ivan racconta…

13.08.2021
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Dopo l’intervista con Lorenzo Fortunato e quel che ci ha detto ci è venuto in mente il suo team manager Ivan Basso quando era lui ad essere un giovane corridore in rampa di lancio. La sua voglia, le sue aspettative, i metodi di lavoro… E cosa abbiamo fatto? Abbiamo chiamato il due volte vincitore del Giro!

Fortunato sulle strade di casa. La scorsa settimana ha simulato una gara a tappe
Fortunato sulle strade di casa. La scorsa settimana ha simulato una gara a tappe
Ivan, Lorenzo Fortunato, ma quanto entusiasmo in quell’intervista…

Lui è stato fortemente voluto da me alla Eolo-Kometa. Lo ricordo quando fece lo stage alla Tinkoff. Era un predestinato, poi per diversi motivi non ha ingranato subito. Ho un rapporto con il suo manager, Luca Mazzanti, molto franco. Per dirla breve quando correvamo abbiamo anche condiviso la camera e credo che una simbiosi così tra manager e team manager sia molto meglio. Il manager sa capire quale possa essere la squadra migliore per il suo atleta e non mira solo a guadagnare di più. E c’è più dialogo fra tutti.

Lorenzo era alla Vini Zabù…

E quando c’è stata l’opportunità di prenderlo lo abbiamo fatto. Prima non si poteva. Ma grazie all’ottimo rapporto con Citracca il passaggio si è potuto realizzare. Io con Zanatta e gli altri tecnici ci abbiamo lavorato. Un lavoro soprattutto di testa.

In cosa?

Prima ho detto che era un predestinato non a caso. Ma uno che vince e poi si “abitua” a non vincere si trova di fronte ad un problema psicologico, almeno per quelli forti. Entri in una “pseudo-patologia” che comporta sfiducia, continui cambi di programmi, scarsa progettualità… un corto circuito che va a ripercuotersi anche sugli aspetti tecnici.

Lorenzo che corridore è?

E’ un corridore estremamente determinato e preciso, che segue alla lettera ciò che gli viene detto. La cosa che più mi ha impressionato è stato il controllo del successo. Dopo queste vittorie è rimasto esattamente come prima.

Quando ci parlava ci sei venuto in mente: i tuoi allenamenti, i tuoi obiettivi… Dover restare con i big in salita pensando all’anno successivo… Ci state già lavorando?

Quest’ultima settimana ha simulato una gara a tappe di sei giorni, come feci io con Aldo Sassi. Ha fatto sei giorni di dietro moto finendo l’ultima tappa con il Giro dell’Emilia. Direi che è determinato.

Bello tosto…

Io cerco di essere fonte d’ispirazione per i miei ragazzi. Poi tutti sono diversi e non è che debbano fare per forza quello che ho fatto io.

Per l’emiliano un finale di stagione ricco di gare in Italia
Per l’emiliano un finale di stagione ricco di gare in Italia
Come avverrà questo primo passaggio di crescita in vista del prossimo anno?

Terminando bene la stagione. Lorenzo ha colto dei risultati strameritati e che sono al suo livello, ma questo adesso comporta responsabilità. Da adesso in poi in corsa c’è Fortunato: gli addetti ai lavori e il pubblico se lo aspettano davanti. Se vuoi essere tra i 10-15 corridori migliori devi esserci. Io non voglio che Fortunato adesso prepari il Giro 2022. Il Giro si prepara all’Emilia, al Lombardia, presentandosi bene al ritiro, facendo i migliori tempi in salita guadagnandosi anche il rispetto dei compagni, facendo sapere ai diesse chi sei e che sei “sul pezzo”. E’ stato lui, per esempio, che mi ha chiesto di fare quella settimana di simulazione. E questo mi è piaciuto… 

Se dovessi paragonare il Fortunato di adesso a quale Ivan Basso lo paragoneresti?

Al Basso nel passaggio tra la Fassa Bortolo alla Csc (anno 2005, ndr), perché quello è stato il momento in cui ho dato i primi segnali di essere un corridore vero, di avere possibilità importanti. Alla Fassa avevo vinto il Mediterraneo, avevo preso la maglia bianca al Tour finendolo in 11ª posizione, poi feci settimo l’anno dopo (il 2004, ndr). Ed ero pronto ad un salto.

Sul fronte tecnico in cosa deve migliorare Fortunato?

Deve andare forte sia a crono che in salita. Ma io ho un credo: chi va forte in salita, può andare forte anche a crono se ben messo, chiaramente riferito ai suoi competitor e non ai cronoman puri. E quindi sta già lavorando su questa specialità, ma in ogni caso deve lavorare su tutte le aree, non solo quelle tecniche. Fare il campione è diverso che fare il corridore…

Nel 2004 il passaggio di Basso alla Csc. Eccolo vincere il Giro dell’Emilia dopo aver fatto 3° al Tour. La continuità che reclama Ivan
Nel 2004 il passaggio di Basso alla Csc. Eccolo vincere il Giro dell’Emilia dopo aver fatto 3° al Tour. La continuità che reclama Ivan
Però! Bella questa…

Ma lì sta anche la bravura dei tecnici che sanno fare il loro lavoro e lasciano che il corridore sia spensierato e faccia il proprio compito. Spetta a me, a Zanatta, a Yates, ad Hernandez creargli le condizioni per andare forte.  E chi lo aiuta deve sapere che stiamo parlando di un professionista.

Beh, non sono tutti pro’? Spiegaci meglio…

Non devono fare né le granfondo, né le ultracycling… ma non credete che chi abbia una licenza da professionista sia poi davvero un professionista. C’è chi è svogliato, chi va in sovrappeso, chi non fa il corridore per 365 giorni l’anno. Vi faccio un esempio.

Spara…

Quanti corridori ci sono che ad agosto hanno 2-3 chili in più? Tanti. Come mai il Laigueglia, che è ad inizio stagione, lo finiscono in tanti, o comunque restano in gara a lungo, e nelle gare d’estate solo in pochi vanno all’arrivo? Perché in pochi sono dei veri professionisti. C’è chi ha già staccato, chi tanto ha un contratto in tasca per l’anno successivo, chi è sovrappeso, chi ha già fatto i suoi risultati e lascia andare. Non lo nascondo, ho dei corridori che in tal senso mi hanno deluso e dai quali mi aspetto un atteggiamento diverso.

Insomma Basso sa il fatto suo. Ivan era uno stakanovista del lavoro. Se Fortunato, come sembra stia già facendo, farà sua questa mentalità potremmo contare su un italiano in più che lotta per i grandi Giri.

La Eolo-Kometa U23, il Valle d’Aosta, i giovani: Ivan Basso a 360°

19.07.2021
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Tra coloro che sedevano nelle ammiraglie del Giro della Valle d’Aosta c’era anche Ivan Basso. Il due volte vincitore del Giro d’Italia come è noto è uno dei dirigenti della Eolo-Kometa che ha anche la squadra under 23, battente bandiera spagnola, ma decisamente italiana.

Ivan ha seguito la corsa e gli abbiamo chiesto la sua opinione sull’evento e sui ragazzi che vi hanno preso parte. Al via 28 squadre, solo quattro italiane (Colpack-Ballan, Ctf, Lan Service ed Iseo Rime Carnovali) per un totale di 138 atleti ma di livello elevatissimo. Mentre firma autografi all’ombra del Gran Paradiso, ne approfittiamo per fare due chiacchiere con lui.

Andrea Montoli, al primo anno tra gli U23, ha vinto l’italiano juniores 2020
Andrea Montoli, al primo anno tra gli U23, ha vinto l’italiano juniores 2020
Ivan partiamo dai tuoi. Com’è andata?

Noi puntavamo su Davide Piganzoli. Dopo il buon Giro d’Italia U23 e il podio del campionato italiano a cronometro avevamo preparato bene questo appuntamento, nonostante la maturità. Purtroppo è stato male il giorno prima della corsa e non è riuscito a rendere come voleva. Questa poi è una prova estremamente esigente. Così senza Piganzoli abbiamo puntato su Alex Martin, un ragazzo molto bravo. Lui era la nostra riserva rispetto a Davide, era colui che avrebbe dovuto sostenerlo e quando perdi il leader, poi alla fine devi cercare di arrangiarti come puoi.

Martin è andato bene, ha chiuso sesto…

Essendo la nostra squadra under 23 siamo qui per imparare. E’ un vivaio. E’ da considerarsi come la primavera di una squadra di calcio. Non guardiamo solo l’ordine d’arrivo. La vediamo in proiezione sulla massima categoria. Non abbiamo insomma una squadra U23 che ci serve per fare dei risultati, poi se vengono ovviamente siamo contenti. Per noi è importante come corrono i ragazzi, come sono posizionati in gruppo… Devono imparare a fare i ventagli, a prendere le salite in buona posizione, ad avere una buona cadenza, a saper usare il cambio, a prendere le borracce dalla macchina… Tutte cose che poi quando passano nella massima categoria sono acquisite. Ne vedo tanti che non sanno fare tutto ciò. 

Per Basso la prima tappa non è stata troppo dura. Qui la tremenda salita di Terreblanche
Per Basso la prima tappa non è stata troppo dura. Qui la tremenda salita di Terreblanche
E di Andrea Montòli cosa ci dici?

Ha appena finito la scuola. Subito dopo la maturità è andato a Livigno. E’ un grande talento che dobbiamo avere la pazienza di aspettare. Sono convinto che nelle nelle prossime gare farà bene. Tra agosto e settembre lo aspetta un calendario importante e già in proiezione della prossima stagione. E poi c’è ancora una cosa che non sapete.

Cosa?

L’anno prossimo la nostra squadra under 23 avrà sei italiani che correranno da noi. Tutti i fine settimana correremo in Spagna (col gruppo spagnolo, ndr) e in Italia. In più avremmo un calendario comune per le gare più importanti. Avremmo in tutto 15-16 corridori. Quindi la parte italiana seguirà un calendario italiano a tutti gli effetti.

Parlando della corsa più in generale ci dai un giudizio sul percorso? Okay il Valle d’Aosta è duro, ma forse nella prima tappa si è esagerato. Terreblanche è stata mostruosa e anche prima ci sono stati molti “muri”…

Il Giro della Val d’Aosta è così da sempre. E quindi no: per me non è stata troppo dura quella tappa. Non ritengo ci sia un troppo duro per questa categoria. Il troppo è vedere dei Giovanissimi che si scaldano sui rulli sotto il gazebo a 7 anni. O gli esordienti e gli allievi che si allenano come gli juniores e gli under. Non va bene. Un under 23 vuol dire che ha meno di 23 anni, se penso che un ragazzo di quasi 23 anni ha vinto il Tour…

Non si è esagerato dunque…

Il giudizio sulla durezza è sindacabile. Ritengo che le corse dure bisogna farle. E poi questi ragazzi sono giovani, sono forti, hanno recupero, hanno la capacità di gestirsi e si divertono anche. Se fate un giro nel paddock tra i camper non ce n’è uno steso per terra da “rianimare”. Sono tutti felici e orgogliosi di aver finito una corsa importante. E poi è luglio, vengono da molte gare, hanno tanti chilometri nelle gambe. Ripeto, è sbagliato quello che si fa prima, no che qui le tappe siano durissime.

George Steinhauser, primo sull’arrivo di Cogne
George Steinhauser, primo sull’arrivo di Cogne
C’è qualche ragazzo che ti ha colpito?

Sì, ovviamente abbiamo un’attenzione particolare per i nostri, ma il ragazzo che ha vinto oggi (ieri per chi legge, ndr) Steinhauser è molto bravo. E’ uno di coloro che con ogni probabilità verrà con noi la prossima stagione. Lo avevo già visto al Tour of the Alps. Ho dei responsabili scouting molto bravi e stiamo monitorando i ragazzi a livello generale e non solo nelle gare a cui prendiamo parte. E come noi tanti altri lavorano così. Magari anche tra i nostri ventenni c’è un Pogacar.

Quale è stato il tuo rapporto con il Giro della Valle d’Aosta? E c’è stato qualcuno in cui ti sei rivisto?

Il Valle d’Aosta l’ho fatto solo un paio di volte perché… – ci pensa un po’ Ivan – non so perché! Non ricordo bene, il tempo passa, divento saggio! I corridori che ti assomigliano sono quelli a cui magari sei più portato a dare dei consigli perché ti rivedi in loro. Questa è una gara che in qualche modo esaltava le mie caratteristiche di fondista, di corridore che viene fuori alla alla distanza. Perciò mi rivedo nei corridori che sono arrivati davanti. E per questo quando mi avete fatto la domanda se fosse troppo dura ho detto di no!

Solo cinque atleti per squadra, non è facile controllare la corsa così (foto Roberto Aresca)
Solo cinque atleti per squadra, non è facile controllare la corsa così (foto Roberto Aresca)
Hai parlato di proiezione, di saper usare il cambio, di venire a prendere le borracce… Ti piacerebbe allora vedere squadre con uno, due, tre uomini in più così da poter lavorare in gara come i pro’?

Ci sono due modi di vedere questa categoria: fare dei risultati o preparare i corridori. La prima magari può essere più gratificante sul momento. Ma tornando all’esempio del calcio, è chiaro che la società è contenta se la primavera gli vince il campionato, ma è più contenta di portare dei giocatori in prima squadra, di trovare il Donnarumma o il Locatelli di turno. Secondo me è così che andrebbe interpretata questa categoria ed è così che lavoriamo in Eolo-Kometa.

E riguardo al numero dei corridori per team?

E’ chiaro che per fare un certo gioco di squadra ci vuole il numero giusto di atleti, però qui si entra anche nel discorso degli organizzatori riguardo a permessi e costi, perché un conto è organizzare un evento per 140 corridori e un conto è farlo per 180-190. Certamente più questa categoria, che è una scuola, si avvicina in tutto e per tutto a quella dei professionisti e meglio è. Pertanto se si può partire con uno o due corridori in è tutto di guadagnato.

Il folletto dello Zoncolan, 25 domande e 25 risposte

22.06.2021
7 min
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Adesso che è andato anche lui in vacanza e che lo rivedremo in gruppo per settembre, abbiamo sommerso di domande Lorenzo Fortunato, il folletto dello Zoncolan. Il modo per conoscerlo un po’ meglio e capire dove vuole arrivare.

1) Come ti chiami e da dove vieni?

Mi chiamo Lorenzo Fortunato, vengo da Bologna e sono nato il 9 maggio del 1996.

2) Pensavi che avresti vinto sullo Zoncolan?

Assolutamente no, volevo andare in fuga e pensavo solo a quello e così è stato. Poi mi sono ritrovato in fuga e da lì è nato tutto.

3) Quando hai sentito che gli altri si sarebbero adoperati per portarti davanti, hai pensato che sarebbe stata una gran fatica? 

Prima della riunione mi chiedevo se fosse davvero il caso di andare in fuga, perché non era certo che sarebbe arrivata. Poi c’è stata la riunione e mi hanno detto secco: «Fortu, devi andare in fuga!». A quel punto mi toccava per forza. Ci ho creduto e i miei compagni ci hanno creduto più di me nel portarmi allo scoperto. E ho vinto la tappa…

4) Che cosa sapevi dello Zoncolan?

Che era la salita più dura del Giro e che gli ultimi 3 chilometri sarebbero stati infernali. Però io non pensavo a nient’altro che a spingere e intanto aspettavo i 3 chilometri per staccare Tratnik. Alla radiolina mi dicevano «Aspetta, aspetta, aspetta». Allora ho aspettato e quando la strada si è impennata, ho pedalato più forte, ho guardato sotto la ruota e lui non c’era più. E ho continuato fino alla fine.

Ha vinto a sorpresa sullo Zoncolan, come un folletto, staccando Tratnik nel finale
Ha vinto a sorpresa sullo Zoncolan, come un folletto, staccando Tratnik nel finale

5) Da junior facevi lo junior, poi hai fatto l’under 23 e ti sei laureato. Quanto è stata importante finora questa gradualità?

E’ importante perché sono arrivato a 25 anni e ho vinto una tappa al Giro, arrivando davanti in classifica. Alla Adriatica Ionica ho vinto. Magari alcuni giovani lo fanno prima, io l’ho fatto adesso. Ognuno ha il suo percorso e la sua crescita. Io ho sempre lavorato anche quando le cose non andavano bene. Continuavo a pensare che prima o poi tutto quel lavoro mi sarebbe tornato indietro e alla fine è successo quando meno me lo aspettavo. Nel frattempo mi sono laureato in Scienze Motorie quando ero dilettante. 

6) Anche questo è importante.

Sì, almeno sai quello che fai. Sai perché ti alleni e magari lo fai più volentieri o comunque capisci perché lo stai facendo. 

7) Nei tuoi sogni c’era posto per tutto questo?

Ho fantasticato, ho sognato… Però non me lo sarei mai aspettato di vincere tutto questo nel giro di 20 giorni. Adesso mi fermo e per circa venti giorni stacco la spina diciamo per poi riprendere a settembre, ma se fosse per me io continuerei a correre.

8) Le due vittorie dello Zoncolan e del Monte Grappa sono in qualche modo collegate?

Secondo me sì. Dopo lo Zoncolan, ho preso morale e l’ultima settimana del Giro andavo forte in salita, rimanevo davanti. Poi alla Adriatica Ionica ho messo la ciliegina sulla torta.

Dopo i primi chilometri del Grappa, la selezione è subito netta
Dopo i primi chilometri del Grappa, la selezione è subito netta

9) Cos’è per te la salita?

Io non vedo l’ora che cominci la salita per fare meno fatica, perché in pianura soffro troppo.

10) Cos’è per te la fatica?

E’ una presenza fissa nel ciclismo. Siamo un po’ tutti abituati e la fai volentieri. Anzi senza fatica, non sarebbe neanche ciclismo. La fatica ha il suo gusto. Molte volte fai fatica e non arrivi, allora la fatica è brutta. Mentre quando fai fatica, arrivi e vinci, non la senti neanche.

11) A casa cosa hanno detto di queste vittorie?

Non ci credevano. Quando hanno visto lo Zoncolan, Castel de Britti è esplosa. In proporzione la vittoria sul Monte Grappa ha fatto meno scalpore. Il boom c’è stato sullo Zoncolan, perché non me l’aspettavo nemmeno io e l’ho realizzata dopo il Giro. Però portare a casa la classifica generale con la tappa del Monte Grappa… anche quello è stato importante soprattutto come fase di crescita.

12) Ti sei accorto che stavi per perdere tutto per un buco in volata?

Non mi sono accorto di niente. Ero ruota di Albanese, siamo arrivati, giornalisti, ho festeggiato, nessuno ha detto niente. Sono andato alle interviste, sul podio, alle premiazioni. E quando stavano smontando l’arrivo, vado al pullman e a quel punto l’ho scoperto. Però non c’è stato il momento dopo l’arrivo in cui ho avuto paura di non aver vinto. 

Ha vinto ancora sul Monte Grappa, arrivo della seconda tappa della Adriatica Ionica Race: un po’ meno folletto, più leader
Ha vinto ancora sul Monte Grappa: un po’ meno folletto, ma più leader

13) Che cosa significa correre alle dipendenze di Basso e Contador?

Ti insegnano a fare il corridore, come non facevo prima. Anche le piccole cose che fanno la differenza. Ti motivano, ti insegnano e soprattutto ti danno quella forza in più che magari prima non avevo e che mi trasmettono come quando correvano. Contador parla tanto. Certe volte siamo insieme sul bus, mi parla, io ascolto poi, con le mie gambe e con la mia forza, metto in atto quello che mi insegna.

14) Hai avuto dubbi nell’accettare la loro offerta?

Neanche per un secondo. La proposta è arrivata a fine stagione e ho detto subito di sì. Alberto lo seguivo quando ho iniziato a correre, perché c’era lui in televisione. Ivan invece mi ha seguito per tutto il Giro d’Italia, quando Alberto lo sentivo per messaggio perché ha avuto problemi con il Covid. Sono due grandi riferimenti.

15) Sei uno che scatta o vai di passo?

Sono uno che tende a stare un po’ più col rapportone. Sto seduto oppure in piedi, però non faccio cambi di ritmo. Vado su del mio passo regolare, tendenzialmente non guardo gli scatti e nel finale ne ho uno, però quell’uno che faccio, lo faccio forte!

Dopo la tappa di Comacchio, la Eolo festeggia la vittoria alla Adriatica Ionica Race: il folletto è diventato capitano
Dopo la tappa di Comacchio, la Eolo festeggia la vittoria alla Adriatica Ionica Race: il folletto è diventato capitano

16) Lo Zoncolan è la salita più dura che hai mai fatto in corsa? 

Forse le salite più dure che ho fatto sono state nelle Asturie prima del Giro. Però, avendo il 36 e il 29, molte volte la salita la fai dura in base a come la fai. A volte è più duro un falsopiano col vento che la salita in sé, almeno per me. Sullo Zoncolan avevo il 36×32 e andavo comunque duro, ma è un’altra cosa rispetto al 39×25 di una volta.

17) Ti capita di essere riconosciuto in strada?

Da dopo lo Zoncolan, succede spesso. In Lombardia, perché vivo a Erba con la mia la fidanzata, alle Fontane quando ci sono tanti amatori evito, perché sennò fermo mezz’ora. Però è piacevole, lo diventa un po’ meno se in una distanza devo fermarmi per quattro volte.

18) Ti alleni solo oppure in gruppo?

In gruppo, da solo faccio fatica. Poi c’è il giorno che esco da solo, ma è l’eccezione.

19) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Sicuramente un buon finale di stagione, all’Emilia, al Lombardia e alle classiche in Italia. Per finire bene e avere essere già uno step avanti per il prossimo anno.

Ecco la Aurum Magma Zoncolan consegnata a Fortunato (foto Maurizio Borserini)
Ecco la Aurum Magma Zoncolan consegnata a Fortunato (foto Maurizio Borserini)

20) Cosa rispondi alle offerte delle altre squadre?

La mia idea, l’ho detto fin da subito, è quella di rimanere alla Eolo-Kometa, perché qui mi sono trovato bene e in futuro cresceranno e crescerò con loro.

21) Tre aggettivi per descrivere la bici perfetta?

Leggera, siamo a 6,8 chili. Scorrevole e su questo Ceramic Speed non si batte. Poi deve essere bella, pulita.

22) Com’è la bici con la scritta Zoncolan?

Me l’hanno data la mattina dell’Alpe di Motta e mi sono detto che sarei dovuto arrivare nei 10 e infatti sono arrivato nono. Era l’ultima tappa di montagna del Giro, tutti volevano vincere e io sono rimasto lì. Mi sono staccato negli ultimi 4-5 chilometri della salita finale. E quando ero a tutta guardavo in basso, leggevo il nome sulla bici, e mi dicevo che non potevo staccarmi a Madesimo. Insomma, ho vinto sullo Zoncolan…

La crono non è mai stata motivo di attenzione: ora si cambia
La crono non è mai stata motivo di attenzione: ora si cambia

23) Quanto pesi?

Sonop 57-58. Chiaro che non posso tenerlo tutto l’anno, però non mi pesa mangiare insalata, pasta in bianco e petto di pollo anche per un mese.

24) La crono è un nemico?

No, la cronometro non è mai stata preparata, perché nessuno pensava che andassi così al Giro. Ma comincerò a farlo già dal prossimo ritiro in altura, in vista del prossimo Giro d’Italia.

25) Prima dello Zoncolan, quale era stato il tuo maggior momento di gloria in bici?

Passare a San Lazzaro, nel mio paese. Quando sono passato, ho salutato tutti e già era una vittoria. Essere al Giro d’Italia e passare da San Lazzaro…

Remco a casa è una dura lezione per la Deceuninck

27.05.2021
4 min
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Remco Evenepoel lascia il Giro e torna a casa pieno di lividi, anche se forse le ferite peggiori se le porta dentro. Vero che il ragazzo è giovane e abbastanza sicuro di sé da farsene presto una ragione, eppure in tutta la storia c’è più di qualcosa che non convince. E la Deceuninck-Quick Step forse questa volta non è stata impeccabile. Si disse prima del via e si ripete oggi: quale senso ha avuto far rientrare il ragazzo al Giro dopo 9 mesi che non correva, puntando per giunta al bersaglio grosso? Serve a poco ora dire che così non era, basta andarsi a rileggere le dichiarazioni e ripercorrere le tattiche giorno dopo giorno.

Remco va a casa dopo la caduta di ieri, ma anche dopo la paura di Montalcino, la fatica dello Zoncolan e la batosta di Cortina. «Ovviamente – ha detto – è triste lasciare la gara e il mio primo grande Giro troppo presto, ma alla fine è stata una bella esperienza e spero di tornare un giorno di nuovo. Auguro il meglio a tutti i miei compagni di squadra per le tappe rimanenti».

Settimo nella crono di Torino, si parlava già di prodigio
Settimo nella crono di Torino, si parlava già di prodigio

Basso, 21 anni fa

La vicenda ne ha richiamata alla memoria una ancora più insolita, per le abitudini italiane, che nel 1999 riguardò Ivan Basso. Il varesino allora era campione del mondo under 23, uno dei giovani più promettenti a livello mondiale, e come tale aveva ripreso la stagione con la Zalf Fior. La Riso Scotti di Davide Boifava, con la quale aveva firmato, aveva acconsentito a lasciarlo per la primavera nella squadra di Castelfranco, finché qualcosa iniziò a scricchiolare. Perché non farlo restare tutto l’anno, chiesero, fino al mondiale di Verona? Quando Boifava capì che la stagione rischiava di prendere una brutta piega si impuntò. E Basso, terzo al Palio del Recioto e sesto al Gp Liberazione, cambiò maglia e senza alcun assaggio di professionismo debuttò al Giro d’Italia.

Bloccato psicologicamente sugli sterrati, con Almeida che lo aspetta
Bloccato psicologicamente sugli sterrati, con Almeida che lo aspetta

Damiani racconta

Sull’ammiraglia della squadra viaggiava Roberto Damiani, oggi alla Cofidis, che di lì a poco proprio per le sue attitudini sarebbe passato nella Mapei Giovani, antesignana delle attuali continental. Che cosa ha visto Damiani in questa gestione di Evenepoel? E in che modo l’avrebbe impostata se avesse vuto fra le mani il giovane talento belga, come a suo tempo ebbe Basso, poi Cancellara e Pozzato?

«Quella volta con Basso – ricorda – alla fine decidemmo noi. Ivan non prendeva una posizione, ma del resto era ingiusto pretendere che un ragazzo di 19 anni potesse scegliere una cosa del genere. Così lo portammo al Giro con un’idea precisa. Doveva fare esperienza. E dopo una settimana sarebbe andato a casa. Ricordo che lo presentammo ai vecchi del gruppo, a sceriffi come Cipollini e anche Pantani, e lui riuscì a farsi benvolere. La difficoltà più grande di quel Giro fu mandarlo a casa».

L’arrivo di Evenepoel è stato meno sommesso. Anzi, non sono mancati gli squilli di tromba…

E chi le ha suonate le trombe? Non so perché abbiano deciso di farlo debuttare qui, senza fare un Tour of the Alps o il Romandia. Lo ha deciso la squadra. Si sarebbe potuto dire che veniva per fare una prova. E se poi fosse andato davvero bene, ci sarebbe stato tutto lo spazio per esaltarlo.

Il suo caso è diverso da quello di Basso, ma…

Ma un corridore di 20 anni con quel talento resta comunque un patrimonio da tutelare, nonostante quello che dice e che gli si permette di dire. E’ vero che Evenepoel ha già più esperienza di quel Basso, ma il Giro d’Italia resta il Giro d’Italia.

Sullo Zoncolan, il primo cedimento vero, con 1’30” da Bernal
Sullo Zoncolan, il primo cedimento vero, con 1’30” da Bernal
Ora dicono che non fosse venuto per vincere.

Neanche io ho mai creduto che sarebbe successo. Quando sul pullman si parlava della corsa e dei protagonisti, eravamo tutti abbastanza sicuri, direttori e soprattutto i corridori, che non avrebbe potuto fare classifica nella terza settimana. Ma la Deceuninck-Quick Step è venuta perché credevano che potesse fare un grosso exploit.

Da cosa si capiva?

Dal fatto che dovunque andasse, aveva sempre tre uomini accanto. Dal fatto che Almeida è stato messo al suo servizio praticamente da subito. In questi casi si dice che le aspettative modificano il risultato. E loro erano venuti per vincere e provarci.

Lefevere ha rilasciato un’intervista a Het Laaste Nieuws, dicendo che Remco non aveva mai perso, che l’euforia di venire al Giro montata nelle Fiandre sia stata difficile da gestire e che il ragazzo esce da questo Giro con il morale ammaccato…

Non ho letto l’intervista, ma portarlo qui non è stata necessariamente una buona operazione. L’ego è proprio quello che ha permesso a Evenepoel di fare le grandi cose che tutti abbiamo visto. Ha dimostrato qualità non comuni. E non credo fosse necessario danneggiare il suo ego, mandandolo contro un muro alto come il Giro d’Italia e poi a casa così malridotto. Tutelare il talento, anche dalle aspettative troppo alte, significa proprio questo.

Ammiraglie in festa: Basso commosso, Zanatta pure

22.05.2021
3 min
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Sulla strada infangata che porta alla seggiovia per tornare al Quartier Tappa, le ammiraglie della Eolo-Kometa sono una dietro l’altra. Nella prima che incontriamo, Jesus Hernandez parla al telefono e ride di gusto. Bussiamo al finestrino e ci regala un sorriso da settimo cielo, il pollice in alto. Quella subito avanti ha lo sportello aperto e Ivan Basso è in piedi che guarda verso la montagna. Lui, che quassù vinse nel 2010 in un giorno certamente meno gelido, sta vivendo emozioni profonde, come accade quando inizi un’impresa e la vittoria fuga i dubbi che ti camminano accanto.

«Bisognava prendere la fuga con gli uomini giusti – dice – ma per noi questa è un’impresa, perché Fortunato è un nostro talento, che non aveva fino a questo momento espresso tutto il suo valore. Siamo contenti che sia riuscito a farlo con noi. E adesso Zanatta ha vinto due Zoncolan. Fu bello quando vinsi io, ma è bellissimo anche oggi. Quando si vince è sempre bello».

E’ emozionato. Sale nell’ammiraglia, mentre Zanatta ha il sorriso dei giorni migliori. Il ritorno in gruppo sta dando ottimi frutti. C’era davvero lui su quella della Liquigas quando Ivan domò lo Zoncolan e risalì dall’undicesima alla terza posizione, lanciandosi verso la seconda maglia rosa.

Albanese in fuga? Per portare con sè Fortunato: missione compiuta
Albanese in fuga? Per portare con sè Fortunato: missione compiuta

Azione di squadra

Il piano è scattato a 194 chilometri dall’arrivo o forse sarebbe meglio dire 11 chilometri dopo la partenza da Cittadella, dove le mura e ogni pietra ricordavano il tricolore di Nizzolo. Nella fuga degli 11, fra le coppie della stessa squadra con Affini-Bennett e Mosca-Mollema, la presenza di Albanese e Fortunato era forse quella che incuteva meno timore.

«Il guaio – dice ridendo Zanatta – è che Fortunato stava bene, ma non riusciva a prendere le fughe. Così, visto che aveva buoni valori, stavolta gli abbiamo messo accanto Albanese e inizialmente Gavazzi, perché lo portassero fuori e ci sono riusciti. In questi giorni la Ineos ha lasciato fare, ma certo alla fine la paura che il gruppo tornasse l’abbiamo avuta. Eravamo qui per fare bella figura e già il secondo posto di Gavazzi a Guardia Sanframondi ci era sembrato una cosa grandissima. Di certo non pensavamo di vincere e di certo ancora non ci rendiamo bene conto di quello che è successo».

Il Giro e le Asturie

Fortunato il posto per il Giro ha dovuto conquistarselo, con la sua storia fra Mastromarco e Hopplà, poi due anni alla Vini Zabù.

«Ha fatto un buon ritiro a Sierra Nevada – racconta – poi è andato alla Vuelta Asturias e l’ultimo giorno è arrivato settimo all’Alto del Naranco, conquistandosi il posto in squadra. A Sestola si era staccato in discesa. A Campo Felice era nel gruppo dei migliori… Insomma, sapevamo che stesse bene e già da tre giorni ci eravamo messi a pensare a questo arrivo. Credo che si sia creata una bella alchimia in squadra, lo spirito giusto, fra l’entusiasmo dei giovani e l’esperienza mia e di Yates, che qualcuna l’abbiamo vista fin qui». 

Subito dopo l’arrivo, Fortunato è stato placcato e portato nella zona premiazioni
Subito dopo l’arrivo, Fortunato è stato placcato e portato nella zona premiazioni

Una lunga storia

La colonna delle ammiraglie inizia a incanalarsi lungo la stradella dell’incolonnamento. I primi stanno già scendendo in bici verso i pullman fermi ai piedi del tratto più duro. Quassù, sull’ultima salita che vide grande Marco Pantani, ha vinto un bolognese, in una sorta di tributo inconsapevole al Pirata e cercato e voluto a Ivan Basso che ha saputo motivarlo. La sua ultima vittoria porta la data del 12 giugno del 2016, quando a Lamporecchio batté proprio il compagno di squadra Albanese. Forse davvero nulla è mai per caso, mentre lo Zoncolan registra la quarta vittoria italiana in questo Giro d’Italia. Dopo Ganna, Vendrame e Nizzolo, stasera brinderemo alla vittoria di Lorenzo Fortunato.

Basso Dorelan 2021

Strade bianche al Giro? Per Basso non saranno decisive…

19.05.2021
2 min
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Nei pronostici d’inizio Giro, la tappa da Perugia a Montalcino era considerata una delle grandi incognite per la classifica: inserire il percorso della Strade Bianche all’interno della Corsa Rosa poteva essere una variabile impazzita, in funzione della classifica. Ivan Basso, responsabile della Eolo Kometa, quei percorsi li conosce bene e ridimensiona un po’ l’attesa per l’evento: «Lo sterrato non è più una novità per il Giro e l’averla fatta più volte ha tolto un po’ quell’aura di incertezza che lo caratterizzava».

A tuo parere potrà ancora avere un peso importante sulla classifica?

Dipende quasi esclusivamente dal clima: con la pioggia è chiaro che sarà un’incognita e che potrà succedere di tutto, in caso di bel tempo non credo che influirà tantissimo. E’ chiaro che si tratta sempre di una frazione con salite, quindi qualcosa succederà, non credo che ci sarà un arrivo in volata…

strade bianche dorelan 2021
Un’immagine dell’ultima Strade Bianche: in caso di pioggia la situazione sarà diversa
strade bianche dorelan 2021
Un’immagine dell’ultima Strade Bianche: in caso di pioggia la situazione sarà diversa
Si può paragonare il peso della Strade Bianche nel Giro con una frazione sul pavé al Tour?

No, c’è una differenza. Innanzitutto la tappa del pavé è di pianura e lì le incognite sono veramente create in maniera esclusiva dal terreno e dalle sue insidie. Da noi saranno le salite a influire, non il terreno. Inoltre c’è anche un discorso di predisposizione tecnica diversa, sul pavé devi saperci andare…

Come si affronta una tappa del genere?

Senza particolari tensioni – sentenzia Basso – sapendo che in condizioni normali è probabile che ci si marchi stretto. Magari qualche corridore andrà in difficoltà, ma dipenderà da situazioni pregresse. Io credo che per la tappa le squadre saranno pronte, non sarà una frazione decisiva, anche se qualcuno potrà pagare dazio.

A proposito di squadre, nell’affrontare una frazione simile bisogna avere accortezze particolari, diverse rispetto alle altre tappe?

Non particolarmente, salvo com’è logico per gli pneumatici. Si dovranno usare tubolari particolari e soprattutto pressioni diverse rispetto a quelle delle tappe su asfalto, ma sono soluzioni ormai chiare anche ai profani. Molto, come detto, dipenderà dal clima, in caso di pioggia diventerà una tappa difficilissima e allora sì che ci saranno sconquassi in classifica…

Albanese perde 5 chili e ricomincia a sognare

12.05.2021
3 min
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La maglia che indossa è nuovamente azzurra, ma non è più quella degli scalatori. Del resto Vincenzo Albanese uno scalatore non lo è mai stato, però averne indossato il simbolo per due giorni lo ha fatto riemergere dal periodo un po’ opaco in cui era lentamente scivolato negli ultimi anni con la Bardiani. Alla partenza da Stupinigi, tutto intorno al pullman della Eolo-Kometa si respirava un’atmosfera di quasi cospirazione. I tecnici infatti avevano individuato lungo il percorso, che avrebbe portato i corridori a Novara, l’unica salita di giornata – quella di Montechiaro d’Asti – su cui Vincenzo avrebbe potuto prendere la maglia azzurra. La missione era andata a buon fine e il giorno dopo nella più dura frazione di Canale il salernitano era riuscito ad infilarsi nella fuga, ad aumentare i suoi punti, ma non a reggere il ritmo di Taco Van der Hoorn.

«Ho provato – dice – ma lui aveva veramente una condizione superiore alla mia ed ha fatto un numero eccezionale».

Ancora in fuga nella tappa di Canale. Alla fine si è staccato, ma ha fatto altri punti
Ancora in fuga nella tappa di Canale. Alla fine si è staccato, ma ha fatto altri punti

Cinque chili

L’ultima volta che lo avevamo visto di persona era stato alla Tirreno-Adriatico, mentre Basso osservandolo da lontano storceva la bocca aspettandosi di trovarlo più in forma.

«Rispetto alla Tirreno – ammette – ho 5 chili in meno e la differenza si sente. Sono andato anche bene in Turchia. Vedremo giorno dopo giorno come andrà, ma sono venuto per puntare ad una tappa. Sapevo che avrei potuto perderla a Sestola, ma le fughe dei giorni scorsi non erano per quella maglia, ma per provare a vincere. Ci riproverò di sicuro, magari nella tappa di casa, perché ci tengo molto».

In un periodo in cui le cattive abitudini alimentari sono sotto i riflettori, quei 5 chili di Albanese non sono il frutto dell’esasperazione, ma il minimo per avere un rendimento accettabile. Avendolo seguito fra gli U23, lo ricordiamo vincente malgrado la forma spesso approssimativa. Per correre al massimo livello, questo non è più consentito.

Con Zanatta

Quando il suo arrivo alla Eolo-Kometa fu ufficiale, la sua massima soddisfazione era legata al fatto di tornare a lavorare con Stefano Zanatta, da cui era stato diretto alla Bardiani.

«Stefano ci sa fare – dice – ma sono bravi anche Jesus Hernandez e Sean Yates. Mi piace seguire i loro consigli, ma con Stefano ho riallacciato alcuni fili che si erano interrotti alla Bardiani e con lui si lavora in modo spettacolare. E poi c’è anche Basso che ci segue da vicino, il più delle volte da dietro le quinte. Lui è uno che ci martella, ma se insiste su qualcosa è per il nostro bene e non solo per il gusto di darci il tormento. Ad esempio per quei 5 chili mi è stato molto dietro e alla fine non lo faceva per bersagliarmi, ma perché sapeva che con una condizione migliore avrei potuto rendere di più. Mi trovo bene in questa squadra, spero di restarci a lungo».

Anche alla Tirreno aveva lottato per la maglia dei Gpm, piazzandosi 6° nella classifica
Anche alla Tirreno aveva lottato per la maglia dei Gpm, piazzandosi 6° nella classifica

Esempio Basso

Grande talento con la tendenza a volte a perdere il filo della concentrazione. Inspiegabile per uno come Basso che dopo l’ottimo ritiro in Spagna, Vincenzo si fosse presentato alle corse in condizioni tutt’altro che perfette. I due stanno imparando a conoscersi e se c’è un aspetto per il quale il varesino può essere di ispirazione ai suoi ragazzi, Albanese compreso, è proprio quello della dedizione al lavoro e della concentrazione nel fare qualsiasi cosa. Il Giro di Albanese prosegue con l’obiettivo di andare in caccia il prima possibile. Le somme le tireremo alla fine.