Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Tudor Pro Cycling, Trento

A Trento vince Jasch, mentre i big iniziano a sfidarsi

23.04.2026
6 min
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TRENTO (TN) – Il sole illumina le montagne intorno a Trento facendo brillare le diverse tonalità di verde degli alberi, la primavera è nel suo massimo splendore in Trentino, come in tutte le altre tappe di questo Tour of the Alps. Lo dice anche Giulio Pellizzari in conferenza stampa, mentre si congratula con Lennart Jasch, vincitore di giornata. Il leader della classifica generale, che oggi ha faticato più di quanto fatto ieri per difendere la maglia verde, si è complimentato con il tedesco. «Nelle ultime edizioni non si era mai visto un meteo simile per tutte e cinque le tappe – dice sorridendo Pellizzari rivolto a Jasch – quindi goditi la giornata e il momento».

Lennart Jasch è entrato nella fuga dei cinque che ha animato la tappa regina della corsa dell’Euregio, insieme a lui c’erano anche Christopher Juul-Jensen, Rainer Kipplinger, Simone Raccani e Sean Quinn. Il tedesco della Tudor Pro Cycling U23, promosso in prima squadra per questo Tour of the Alps, aveva le gambe che gli scappavano dai pedali.

Si sentiva bene e ha attaccato, non uno scatto secco ma un allungo ai piedi della salita di Sant’Agnese: a una ventina di chilometri dall’arrivo.

Riaffiora Sobrero

Ha pedalato forte Lennart Jasch, resistendo al rientro di un ritrovato Matteo Sobrero e di Federico Iacomoni. I due italiani sono usciti dal gruppo con una bella azione, arrivando a pochi secondi da Jasch.

«Quando eravamo al suo inseguimento – dice Sobrero dopo l’arrivo – lo vedevamo e ovviamente ci abbiamo creduto. Devo fare i complimenti al vincitore, ma anche a Iacomoni, perché certe azioni non le fai se non hai le gambe giuste. Personalmente ogni giorno mi sento meglio, al termine di un ritiro in altura è difficile capire la reale condizione. Ma sono contento di come mi sento in questi giorni».

Tour of the Alps 2026, Matteo Sobrero, Lidl-Trek
A Trento si è rivisto un Sobrero in crescita, ottimi segnali in vista del Giro, anche se le convocazioni arriveranno più avanti
Tour of the Alps 2026, Matteo Sobrero, Lidl-Trek
A Trento si è rivisto un Sobrero in crescita, ottimi segnali in vista del Giro, anche se le convocazioni arriveranno più avanti

Il tedesco che pattinava

La Piazza del Duomo, in ciottolato, diventa il tappeto su quale Lennart Jasch si siede e riprende fiato, tornando a cercare il giusto equilibrio tra cuore e polmoni. Le mani in volto sembrano voler stropicciare via i sogni dagli occhi, ma è tutto vero: il tedesco che viene dal pattinaggio ha vinto la sua prima gara tra i professionisti.

«Avevo già vinto al Giro del Friuli (gara di categoria 2.2, ndr) ma questa vittoria è di un altro livello – racconta ancora emozionato – mi sento ancora fuori dal mondo. E’ stata una giornata incredibile, nella quale mi sono sentito bene fin dai primi chilometri. Anche se la temperatura elevata mi ha messo qualche dubbio sulla riuscita del mio piano.

«E’ solamente il mio terzo anno da ciclista – spiega ai giornalisti – perché fino al 2023 facevo pattinaggio di velocità. Un infortunio mi ha costretto a uno stop lungo e la bici è stata parte della mia riabilitazione, il ciclismo fa parte da tempo della mia vita, ma è da poco che è diventato un lavoro. Lo scorso anno ero nel devo team della Red Bull-BORA, mentre dal 2026 sono con quello della Tudor. In Germania c’è un detto: “Non è mai troppo tardi per smettere di imparare”, penso sia perfetto per descrivere me e le mie ambizioni nel ciclismo».

Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Trento
Jasch seduto sul ciottolato riceve i complimenti di Storer, una bella vittoria per la Tudor in un momento non semplice della stagione
Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Trento
Jasch seduto sul ciottolato riceve i complimenti di Storer, una bella vittoria per la Tudor in un momento non semplice della stagione

Imparare

Il ragazzo tedesco del devo team della Tudor Pro Cycling ha dimostrato di saper correre tra i grandi. Ha un sorriso che non finisce più e una voglia di raccontarsi forte come lo spirito che oggi lo ha portato a staccare tutti. La squadra non sta affrontando un periodo semplice, ieri Hirschi è caduto alla Freccia Vallone ed ha subito una frattura alla clavicola. Un infortunio che si aggiunge ai tanti altri che la formazione svizzera sta affrontando

«Non è un periodo semplice – dice Jasch – questa vittoria per me ha un significato diverso rispetto a quello che ha per il team, probabilmente. Spero possa far aprire un po’ gli occhi, ma alla fine non è una mia decisione (quella di passare professionista, ndr) e devo essere contento di ciò che la squadra fa per me. So di avere la loro piena fiducia e io ce l’ho in loro. C’è ancora tanto da imparare, ma di margine per crescere ne ho molto, ho visto in queste poche stagioni tanti miglioramenti e spero di poter continuare così».

Prime schermaglie

La tappa nel gruppo si è accesa nell’ultimo strappo, quello che all’europeo del 2021 aveva visto il duello tra Colbrelli ed Evenepoel, vinto poi dall’azzurro. Anche oggi i big si sono sfidati, Pidcock si è mosso per primo, con alla sua ruota un Pellizzari pimpante e pronto. Il marchigiano poi ha voluto provare un allungo, segnale positivo in vista del duello decisivo di domani dove tutto si giocherà sul filo dei secondi. 

«E’ stata una tappa davvero dura – racconta Pellizzari con la visiera del cappellino che gli copre la fronte – perché nei primi chilometri è andata via una fuga di trenta corridori. La squadra ha lavorato bene per chiudere e gestire la situazione. Nel finale mi era venuta voglia di provarci, ma il team è stato bravo a frenarmi perché non era la tappa giusta. Poi quando Pidcock si è mosso anche io ho provato a fare selezione».

«Vlasov ha preso i quattro secondi di abbuono – continua – ed è stato molto bravo e lo ringrazio. Non credo che la corsa si deciderà sui secondi, domani la tappa prevede una doppia scalata nel finale davvero impegnativa. Penso che ci saranno dei distacchi importanti e spero di essere quello che li crea e non quello che li subisce».