Trek e Giorgia al lavoro per una Longo Borghini sprint

18.02.2021
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Giorgia Bronzini è in ritiro da quasi un mese in Spagna con la Trek-Segafredo, preparando il debutto all’Het Nieuwsblad in Belgio. Qui è volata anche Letizia Paternoster dopo il lunedì in pista, per cui al gruppo mancano soltanto Lucinda Brand, reduce dalla stagione del cross, e Lizzie Deignan. A ben guardare, si tratta di un ritiro riparatore, nato dopo la cancellazione della Valenciana. E dato che Lizzie non avrebbe disputato la prova spagnola e aveva già prenotato a Tenerife con la famiglia, si è pensato di non scombinarle i piani.

Sofia Bertizzolo, Giorgia Bronzini
Giorgia Bronzini dopo gli ultimi campionati italiani vinti da Elisa Longo Borghini
Sofia Bertizzolo, Giorgia Bronzini
Giorgia dopo gli ultimi tricolori vinti da Longo Borghini

E’ Giorgia oggi a gestire le atlete, mentre Ina Teutenberg è più proiettata sui contratti e la programmazione. Per cui a lei ci siamo rivolti per sapere in che modo la squadra seguirà Elisa Longo Borghini nell’anno olimpico e se davvero si sia creata la straordinaria chimica di cui ci aveva già parlato Lizzie Deignan.

«Tokyo è un obiettivo di Elisa – dice – ma ci sono anche quelli di squadra e per fortuna alcuni coincidono, come il Giro d’Italia. Punteremo alla classifica. L’esperienza dello scorso anno è stata utile per capire che è giusto supportare il leader con uno staff adeguato. Per cui a giugno con due compagne andremo in altura a Sestriere, approfittandone per fare qualche sopralluogo, dato che la corsa partirà dal Piemonte».

A Plouay 2020 vince Deignan con l’aiuto di Longo Borghini
A Plouay 2020 vince Deignan con l’aiuto di Longo Borghini
Si va al Giro per vincere?

L’idea è quella. Il fatto che la corsa sia stata declassata dal WorldTour perché non c’è il broadcast delle immagini televisive lo trovo sgarbato per tutto quello che ha fatto Rivolta l’anno scorso, organizzando il Giro con dei costi in più, nonostante intorno rinviassero corse su corse. Sono mancate le immagini anche l’anno prima? Si poteva ugualmente chiudere un occhio.

Marta Cavalli ci ha raccontato che alla Fdj stanno lavorando sulla cronosquadre, pensando proprio al Giro e soprattutto al Tour del 2022.

Ci lavoriamo anche noi, soprattutto nei ritiri. Confesso che non stiamo pensando al Tour, ma bisogna dedicarsi alla specialità, perché le prove a squadre incidono parecchio. Il guaio del Covid è che fissare ritiri e spostare atlete e mezzi non è tanto semplice.

Giorgia, è vero quello che ha raccontato Deignan sul clima in squadra?

Lizzie è la leader indiscussa, le ragazze lo hanno riconosciuto e il suo modo di correre le amalgama tutte. Ha davvero fatto un salto di qualità mentale. Prima la vedevo come la regina Elisabetta, sempre sulle sue. Ora si è inserita come qualsiasi altra donna di grande qualità, capendo che coinvolgendo le altre il livello si alza anche per lei. Ha sempre lavorato per il team, ma adesso lo fa con il cuore, non so se c’entri l’essere diventata mamma. Dover pensare a qualcuno che dipende totalmente da te di sicuro cambia le attitudini. E lei in questa fase ci tiene davvero tanto alle altre.

Il Giro Rosa sarà l’obiettivo numero uno di Elisa Longo Borghini
Il Giro Rosa sarà l’obiettivo numero uno di Elisa Longo Borghini
Come convivono le sue ambizioni con quelle di Longo Borghini?

L’istinto di Lizzie è più vincente, non foss’altro perché è veloce, quindi la fame di vittoria diventa più evidente. Per Elisa al contrario, averla accanto può essere stimolante. Alla Course by Le Tour, avrebbe potuto impuntarsi e voler fare la sua corsa. L’avremmo seguita e avremmo perso. Invece si è lavorato per Lizzie, che ha vinto. Al Giro le parti si sono invertite. Sono due persone adulte che collaborano.

La non velocità di Elisa è una condanna?

Se sei veloce, vinci di più. Ma stiamo lavorando per gestire diversamente i finali, se si trovasse assieme a un’atleta veloce. Sarà importante prevedere tattiche diverse, muoversi per anticipare la volata, non andare verso la sconfitta senza provarci. Detto questo, secondo me Elisa potrebbe essere più veloce, ma a volte gli sprint nemmeno li fa perché non ci crede. Agli europei poteva giocare più d’astuzia contro la Van Vleuten che aveva tirato tutto il giorno. Per questo ho avuto quasi piacere che nel finale dei mondiali di Imola abbia rischiato la scorrettezza per fare la volata. La abbiamo analizzata.

E cosa è venuto fuori?

Che l’abitudine a fare gli sprint va coltivata, per cui sarà un obiettivo quello di provarci. Anche nelle corse minori, anche fosse solo la volata del gruppetto inseguitore. 

A Giorgia Bronzini sarebbe piaciuto correre in questo WorldTour?

Sei matto? Ho smesso in tempo. Adesso sclererei, se fossi corridore. Oggi si vive di dati e numeri e io purtroppo non ci credo troppo. Sto facendo il corso per il 3° livello federale e a volte mi confondo. Credo che anche i corridori ormai non si conoscano più. Parlano attraverso i numeri che spesso non corrispondono alla realtà, soprattutto in corsa. In corsa il 50 per cento viene dalla testa e dall’emotività.

E tu gestivi bene l’emotività…

Se le selezioni per le corse le facessero sui numeri, rimarrei a casa. Se le facessero sulle sensazioni, vincerei ancora tanto. Glielo dico sempre di abbinare le sensazioni ai numeri e poi di raccontarmele a voce, non con un messaggio. Voglio sentire la loro voce, le emozioni. Per il resto, è bello essere equiparate agli uomini, ma non prenderei solo l’estremizzazione. Il ciclismo femminile era un piccolo mondo, salire di livello così velocemente non è banale.

Dopo il breve passaggio in pista di lunedì, ora Paternoster è in ritiro con la Trek Segafredo (foto Instagram)
Dopo il passaggio in pista, Paternoster è in ritiro (foto Instagram)
Come l’hai trovata la Paternoster?

Sono rimasta colpita che sia dovuta andare in pista, quando il nostro ritiro era fissato già da un pezzo. Lei è un talento importante, ma ha troppa gente attorno e non riesce a dire di no. Poteva andare in pista un’altra volta, credo. Anche il personaggio che si è costruito forse non sempre la aiuta ad esprimere il suo talento, che è grande. A volte mi dispiace per quello che potrebbe fare. Ma non mi perdo in certi bicchieri d’acqua, c’è già chi la consiglia, la protegge e la coccola.

Invece a Giorgia come vanno le cose?

Bene, sono in Spagna da un mese. Dopo un anno e mezzo, mi sento più pronta. Inizialmente ero un po’ spaventata, non sapevo cosa si potesse e non si potesse dire, visto che venivo da squadre in cui il direttore sportivo spesso neanche c’era. Adesso entro meglio nelle dinamiche del ruolo e ai ritiri riesco a imparare tanto. Qua mi sono trovata spesso a parlare con De Jongh e per me è un’ottima scuola. Per cui fra poco torno a casa, cambio la valigia e poi finalmente si comincia.

“Lizzie” sogna la Roubaix e un Tour di 3 settimane

18.01.2021
4 min
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Se cercate in un archivio fotografico le immagini di Lizzie Deignan, ricordate che fino al 17 settembre del 2016 si chiamava Armitstead e a quel punto davanti ai vostri occhi si apriranno pagine e pagine di foto bellissime. Oltre ad essere fortissima, la ragazza britannica, che in quel giorno di 4 anni fa sposò il professionista irlandese Philip Deignan, alla Trek-Segafredo ha portato la capacità di essere una leader che aggrega e non una che divide. L’esempio più eloquente viene dall’aver accolto Elisa Longo Borghini a Monaco dal 1° gennaio e fino all’inizio del ritiro spagnolo, nonostante la compagna piemontese potrebbe essere vista come una rivale interna.

Ha vinto il mondiale del 2015 a Richmond, battendo Anna Van der Breggen
Ha vinto il mondiale del 2015 a Richmond, battendo Anna Van der Breggen

«L’idea del team – ha detto Deignan, spigliata su Zoom come dal vivo – è quella di consolidare la nostra forza e restare ad alto livello. La cosa più difficile da fare sarà mantenere il più alto livello di prestazioni. Ma penso che siamo tutte sulla stessa barca e che siamo determinate a farlo. Io ed Elisa ci completiamo a vicenda per il nostro diverso stile di corsa. Davvero spero di poterla ripagare nel 2021 per tutte le volte che mi ha aiutato l’anno scorso. Penso che la maggior parte delle mie vittorie siano derivate direttamente dal suo lavoro in gara».

Cambio di rotta

Nel 2020 del Covid, la britannica s’è portata a casa Plouay, La Course by Le Tour, la crono inaugurale del Giro e la Liegi. Ma siccome dà l’idea di non voler tornare nei posti in cui ha già vinto, la sua idea di 2021 ha presto cambiato forma. La squadra ha ingaggiato due velociste come Chloe Hosking e Amalie Dideriksen, che garantiranno il numero di vittorie, e le altre potranno selezionare gli obiettivi. Lizzie ha così deciso di spostare lo sguardo sulle classiche del pavé. Farà il Fiandre, poi la Roubaix, prima edizione per le donne, quindi le Olimpiadi e i mondiali, che si correranno ancora nelle Fiandre.

Lizzie Deignan, da ragazza Armitstead, è nata nel 1988 nel Regno Unito
Lizzie Deignan è nata nel 1988 nel Regno Unito
Basta Ardenne?

Sarebbe bello essere la prima a vincere la Roubaix, anche perché con il mondiale nelle Fiandre, vorrei spostare la mia attenzione sule classiche del pavé, piuttosto che sulla settimana delle Ardenne. In un primo momento si poteva pensare di fare il Fiandre e poi Freccia e Liegi, ma ora c’è la Roubaix di mezzo e dovrò lavorare per specializzarmi su quei terreni.

Per vincere?

La Parigi-Roubaix è un’ambizione molto alta, perché non ho mai nemmeno pedalato su quelle pietre. Quindi sembra un po’ audace dire che voglio vincerla. Mi piacerebbe sicuramente essere nella mia forma migliore.

E’ vero che non credevi si sarebbe corso nel 2020?

Durante il lockdown della scorsa primavera ho deciso di concentrarmi su qualcosa di tangibile. E siccome non sapevamo se ci sarebbe stato un 2020, ho cominciato a fare progetti a lungo termine, guardando ai campionati del mondo di quest’anno. Sono stati il motivo per lavorare duro e ora sono il mio grande obiettivo.

L’anno scorso sul podio de La Course dicesti che ti sarebbe piaciuto un Tour de France femminile.

E subito dopo il presidente dell’Uci Lappartient ne ha parlato, ha tirato in ballo Aso per il 2022, ma non si è saputo altro. A me non piacerebbe un Tour più corto. Perché sia davvero il Tour de France, dovrebbe replicare in tutto l’edizione maschile. Sarebbe pieno di tappe diverse dalle solite. Penso che sarebbe bello se includesse grandi passi di montagna, montagne iconiche dove di solito non possiamo correre mai.

Così ha vinto con grande autorità a Plouay, battendo Banks
Così ha vinto con autorità a Plouay, battendo Banks
Non sarebbe troppo duro?

Dal punto di vista del corridore, vorrei avere l’opportunità di correre per tre settimane in quella che potrebbe essere la nostra gara più impegnativa.

Squadre WorldTour, Ardenne, Roubaix, forse il Tour… il mondo sta cambiando in fretta!

Tempo fa ci siamo ritrovate a tavola con ragazze della mia età (Lizzie ha 32 anni, ndr). E ci siamo dette che è un dolore essere diventate vecchie e vedere tanti progressi. Però è eccitante per le più giovani, anche se sono un po’ gelosa. Però ci tengo a dire che la generazione cui appartengo può essere orgogliosa di ciò che ha fatto per contribuire a tutto questo. E’ fantastico che il ciclismo femminile stia crescendo così. Sono conquiste che non riusciranno a portarci via

Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020

Longo Borghini, l’obiettivo è staccarle tutte…

09.01.2021
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Elisa Longo Borghini ha ritrovato le sensazioni, il morale e di conseguenza il sorriso. La conseguenza di tutto ciò sono stati tre vittorie e nove podi, compresi quelli del Giro e dei mondiali. Il dato che più piace sottolineare alla vigilia della stagione olimpica, è che pur avendo davanti un paio di mostri sacri come Van Vleuten e Van der Breggen, la piemontese ha ridotto il gap che da loro la divide.

«Il lockdown le ha fatto bene – disse scherzando Paolo Slongo commentando il suo ritorno ad alto livello – perché finalmente non ha potuto allenarsi troppo».

Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, europei Plouay 2020
Elisa Longo Borghini e Annemiek Van Vleuten, testa a testa agli europei
Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, europei Plouay 2020
Longo Borghini-Van Vleuten, testa a testa agli europei

«Credo in effetti di aver lavorato meno – disse lei – ma non di aver lavorato poco. Con Paolo abbiamo pianificato di fare una media di 18-20 ore a settimana, con un programma per ripartire tranquilli senza perdere troppa condizione. Nelle prime tre corse sono arrivata, seconda, terza e quarta. Poi sono stata in ritiro con la Trek-Segafredo, nello stesso agriturismo dei professionisti con altre due compagne, Ragot e Plitcha. Il bello è che Slongo ha potuto seguirci ogni giorno. Quel ritiro mi ha cambiato la stagione, l’ho vissuto bene e ne sono uscita meglio».

Il gap scende

Abbiamo ripreso il discorso con il tecnico trevigiano, cercando di capire quale Elisa vedremo sulla strada verso Tokyo

«Secondo me – dice Slongo – Elisa ha trovato la vera dimensione, negli anni scorsi si era persa anche lei. Quest’anno si è messa a pari ed è tornata al suo livello. Certo, anche lei ha davanti l’Eddy Merckx delle donne. Lei va forte, però quando trovi la Van Vleuten che fa quello che ha fatto… Però la cosa buona è che a partire dall’europeo il gap si è ridotto. Elisa si è avvicinata molto ed è positivo per il 2021».

Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
Spalla a spalla finale con la Van Vleuten nella volata di Impla
Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
Spalla a spalla nella volata di Imola

Sin da junior

La collaborazione tra i due è di vecchia data, ma quando Slongo è passato al Team Bahrain era stato costretto a interromperla.

«Ho lavorato con lei da juniores – spiega – quando è passata fra le elite. Era alla Fassa Bortolo, a Spresiano, e io ho un ufficio a Treviso. E a quelli della zona do sempre una mano. In più avevo lavorato col fratello in Liquigas, così abbiamo cominciato a lavorare insieme. Al primo anno con il Bahrain sembrava che il progetto dovesse essere diverso anche per noi, che fossimo parte in causa in modo più importante. Per cui le ho detto: “Se vuoi io ti seguo, ma mi secca che un’atleta di alto livello come te sia seguita così poco”. Eravamo costretti a rimandare i test, perché magari io non c’ero e non era giusto. Le ho detto che se voleva guardarsi attorno… Così è passata con con Mattia Marcellusi, che sta a Vicenza e lavora con la Ntt. Hanno collaborato per un anno e mezzo, poi non si è trovata bene e ha interrotto».

Elisa Longo Borghini, Fiamme Oro
L’arrivo di Breganze che vale il tricolore su strada 2020
Elisa Longo Borghini, campionato italiano Breganze, 2020
Così a Breganze conquista il tricolore

La svolta del 2017

Slongo tornava dalla Vuelta del 2017, quella di Froome davanti a Nibali. E quando Paolo Longo Borghini lo chiama e gli dice che la sorella non vuole nemmeno andare al mondiale di Bergen, perché non sta in piedi, i due ricominciano a sentirsi.

«Mi aveva chiamato prima il fratello – conferma – dicendo che Elisa non andava avanti. Diceva di essere in overtraining. Non voleva andare (in realtà la piemontese parteciperà, ma si ritirerà, ndr). Siccome avevo capito che il progetto del Bahrain non aveva le promesse iniziali, le proposi che avremmo potuto ricominciare a collaborare. E dall’anno successivo abbiamo ricominciato. Quest’anno poi la squadra ha anche il femminile ed è stato più facile lavorare insieme. Al primo ritiro ora in Spagna ci sono anche loro. Una cosa è avere l’atleta con te, altro è dire cose e basta. Ha più qualità viverci assieme, fare dietro moto, fare i test. sono cose che pagano. Il suo programma prevede di correre di più e, per come sta andando, potrebbe andare subito forte. Ma fatto un periodo di stacco dopo le classiche, il clou della stagione per lei ci sarà fra Giro d’Italia e Olimpiadi. Vincere di più? Le sue fibre sono rosse, grandissima resistenza e poca velocità, anche se ci lavoriamo. Si deve lavorare sulla tattica di corsa, dovremo staccarle tutte. E la forza davvero non le manca».

Elisa Longo Borghini, Olimpiadi di Rio, 2016

Salvoldi/1. Verso Tokyo con le azzurre della strada

20.12.2020
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L’anno sta finendo e nel bilancio di Dino Salvoldi, accanto alle inevitabili criticità, brillano alcuni segni positivi che fanno ben sperare per la stagione che viene e che porta diritta a Tokyo. Il segno meno, a ben vedere, è legato a un paio di situazioni dalle quali l’Italia delle ragazze è uscita comunque in modo positivo, aggrappandosi alle sue bandiere. Il Giro deludente di alcune e l’annata del ginocchio malconcio di Elisa Paternoster sono stati riportati in attivo dalla affidabilità di Elisa Longo Borghini (in apertura, sul podio di Rio con la medaglia di bronzo) fra europei e mondiale e dalla grande solidità del gruppo pista. Perciò si può cominciare a lavorare in modo deciso verso l’obiettivo olimpico. Anzi, su pista hanno già ricominciato da un pezzo.

Capire in che modo il tecnico azzurro gestirà il gruppo strada è l’obiettivo di questo primo passo della marcia su Tokyo 2020. Se la pista infatti è un po’ come una squadra a se stante, su strada c’è da ragionare con le esigenze dei team. E dato che le azzurre sono in molti casi inserite in squadre WorldTour, la pianificazione dell’attività va gestita con attenzione.

Marta Cavalli è stata tra le rivelazioni del 2020. Dalla Valcar è passata alla Francaise des Jeux
Cavalli
Marta Cavalli fra le rivelazioni del 2020
Sei selezionatore più che tecnico, in questo caso?

Su strada si va alla ricerca di un coinvolgimento di tutti e si raccolgono in continuazione feedback sulle atlete che compongono la rosa iniziale. Non è prioritario che si confrontino fra loro, ma che lo facciano con le grandi avversarie nelle gare WorldTour. Abbiamo ragazze in grado di vincere, che hanno bisogno del supporto della squadra. Alcune che devono fare da sé. Altre ancora che non hanno obblighi e corrono per il piazzamento e chi invece deve lavorare e non compare in nessun ordine di arrivo. Per questo bisogna comunque essere sul campo, sarebbe limitativo basarsi sulle classifiche.

Partono tutte alla pari?

Concettualmente sì, ma è chiaro che in base alla loro affidabilità e in assenza di problematiche, con alcune si può ragionare un percorso di avvicinamento, che passa attraverso certe gare e le relative fasi di recupero, che sarà poi verificato. Può essere il caso di Elisa Longo Borghini.

Quanto incide il percorso di Tokyo su questi ragionamenti?

E’ una componente importante e va associato alla particolarità unica della gara olimpica, in cui si corre con 60 ragazze e squadre che ne hanno 4 e altre ancor meno. Per cui è molto più importante la qualità delle atlete che la definizione dei ruoli. La situazione ideale è quella dell’Olanda, che ha 4 individualità che possono coprire ogni situazione di corsa. Senza considerare l’altra anomalia della gara olimpica, in cui conta certo la vittoria, ma anche il podio non sarebbe male.

Se una buca, fermi le altre?

Non tutte e dipende da chi ha bucato. Bisogna ragionare se correre tutte per una oppure averne 4 in grado di garantire il risultato. Ad ora è difficile fare nomi, perché proprio nel 2020 sono uscite ragazze che non erano previste. Per cui fino alla Liegi del 25 aprile il ventaglio resta aperto.

Cosa succede dopo?

Se avrò certezze, saranno rese pubbliche, perché le ragazze possano impostare il loro percorso. Altrimenti aspetterò ancora fino ai campionati italiani (weekend 19-20 giugno, ndr) o l’inizio del Giro d’Italia, quindi il 2 luglio. Diciamo che l’obiettivo potrebbe essere definire tre nomi fino alla Liegi e poi tenersi un posto per il jolly.

Tatiana Guderzo, Innsbruck 2018
Tatiana Guderzo (qui a Innsbruck 2018) fa parte di diritto della rosa di partenza
Tatiana Guderzo, Innsbruck 2018
Guderzo (qui a Innsbruck 2018) fa parte della rosa
La abbiamo incontrata da poco, Tatiana Guderzo farà parte della rosa per Tokyo?

E’ nel gruppo, certo. Sarà una gara in cui servirà tanto coraggio, per come sono fatti gruppo e percorso. Se entrano in fuga un’italiana e un’olandese, la corsa è chiusa. Tatiana certe cose sa farle. Trovare il punto dove questo potrebbe succedere si vedrà sul momento. Un po’ come è successo al mondiale

Cosa si può dire del percorso di Tokyo?

Ha una salita… facile di 40 chilometri in avvio, dal chilometro 40 a 80. Già quella scremerà il gruppo e già lì secondo me si capirà il podio. E poi c’è l’arrivo che è pure particolare. L’ipotesi più verosimile è che arrivi una ragazza da sola o che siano in due. Poi dietro 6-7 in volata per giocarsi l’ultima medaglia.

Alloggerete al Villaggio Olimpico?

No, questa volta sarà diverso. Il gruppo strada starà in hotel, perché il percorso è lontano da Tokyo. Invece pista e Mtb alloggeranno in un piccolo Villaggio decentrato, visto che anche i loro percorsi sono lontani dalla città.

Correrete il 25 luglio, quando partirete per Tokyo?

Andremo via il 17, per stare là una settimana prima. Ma a primavera, dal 3 all’8 maggio, ho in programma un sopralluogo sul percorso. Andremo con il gruppo strada dopo la prima parte di stagione. Sono certo che vista la posta in palio, quel giorno saranno tutte all’aeroporto con la loro valigia…

Trek, gare virtuali Zwift

Trek ti invita a sfidare i suoi campioni

03.12.2020
2 min
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Con l’avvicinarsi della stagione invernale Trek ha pensato di organizzare 11 appuntamenti virtuali per dare la possibilità a tutti gli appassionati di potersi misurare “virtualmente” con i campioni dei team professionistici strada o mountain bike che sponsorizza.

Per gli appassionati di ciclismo su strada sono state organizzate 5 social ride con il team Trek-Segafredo mentre per gli amanti del cross country sono stati programmati 6 eventi con gli atleti del Trek Factory Racing. Basterà collegarsi a Zwift per poter pedalare con atleti del calibro di Mads Pedersen, Lizzie Deignan, Elisa Longo Borghini, Stéphane Tempier e Jolanda Neff.

Gli appuntamenti 

Le pedalate virtuali con gli atleti saranno programmate nei seguenti giorni:

8 dicembre: Toms Skujins, vincitore di tre tappe al Tour of California e della Tre Valli Varesine e Elisa Longo Borghini, bronzo olimpico e sei volte campionessa nazionale tra strada e cronometro.

15 dicembre: Mads Pedersen, campione del mondo nel 2019 e vincitore della Gand-Wevelgem 2020 e Lucinda Brand, ciclista su strada e ciclocrossista olandese.

22 dicembre: Lizzie Deignan, argento olimpico, un titolo mondiale e vincitrice della Liegi-Bastogne-Liegi 2020 e Jacopo Mosca, ciclista su strada e professionista dal 2017.

29 dicembre: Elisa Longo Borghini e Jacopo Mosca professionista dal 2017.

Tutti i partecipanti avranno la possibilità di condividere la propria storia taggando @Trek_italia. Le storie più simpatiche saranno condivise sul profilo ufficiale.

trekbikes.com

Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020

Balsamo, una freccia nel cuore di Madrid

08.11.2020
4 min
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Elisa Balsamo è al settimo cielo e ne ha ben donde. Per come si era messa la stagione, dopo la caduta della Gand-Wevelgem che le aveva portato 18 punti sul ginocchio sinistro, chiunque altro avrebbe accompagnato la bici mesta in garage, dandole appuntamento alla prossima stagione. Ma Elisa Balsamo non è chiunque altro. Si è rimboccata le maniche. E’ tornata in gruppo dieci giorni dopo a De Panne. E’ uscita in crescendo dal campionato italiano dopo aver lavorato sodo per Elisa Longo Borghini. Ed è partita per conquistare la Spagna. Ma prima, dovendo partecipare anche agli europei in Bulgaria, si è concessa le giuste sessioni di lavoro in pista, che magari le hanno messo nelle gambe la velocità giusta. E oggi, sul rettilineo di Madrid che un po’ sale, nella terza e ultima tappa della Ceratizit Challenge by La Vuelta, la sua volata (foto di apertura di Twila Muzzi) è stata un bel capolavoro di freddezza e istinto.

«Proprio istinto – sorride Balsamo – perché quando sei lì, non hai tanto tempo per pensarci. Il velocista lo vedi anche in queste situazioni. La squadra mi ha portato fino ai 200 metri con un lavoro eccezionale e a quel punto è partita la Wiebes. Ho capito che era troppo presto e ho aspettato, anche perché la strada saliva leggermente. Ed è stata la decisione giusta».

Elisa Balsamo, Chiara Consonni, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
L’abbraccio di Chiara Consonni dopo la vittoria (foto Twila Muzzi)
Elisa Balsamo, Chiara Consonni, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
L’abbraccio di Chiara Consonni (foto Twila Muzzi)

Valcar in caccia

La Valcar-Travel è arrivata in Spagna sapendo di incontrare terreno adatto per le sue ruote e così è stato.

La prima tappa a Escalona, con il secondo posto di Elisa dietro la Wiebes, più che un boccone di traverso è stata letta come un presagio.

La crono di Boadilla del Monte, in cui Elisa Longo Borghini è salita al secondo posto in classifica, è stata per la Valcar una giornata di… riflessione, con Cavalli e Guazzini meglio di Balsamo, ma comunque tutte ben lontane da Brennauer che ha vinto.

Infine a Madrid, la ciambella è riuscita col buco, grazie al lavoro eccezionale Vittoria Guazzini e Ilaria Sanguineti, che sono uscite a circa un chilometro dal traguardo per pilotare la compagna nello lo sprint. E questa volta Elisa non ha sbagliato una pedalata, lasciandosi dietro l’olandese, poi la ritrovata Bastianelli e una sfilza di italiane, a cominciare dalla compagna Consonni e via via con Zanardi e Guarischi

Volata all’insù

Il circuito di Madrid sembra piatto, ma non lo è. La Gran Via da un lato scende, ma dall’alto sale e proprio da quella parte viene messo per tradizione l’arrivo.

«E per me è stato un bene – spiega Balsamo – perché preferisco le volate più impegnative. E poi il treno è stato davvero impeccabile. Ho una buona condizione, anche se quest’anno la sfortuna non è mancata, Covid a parte. Venire in Spagna è stato giusto e devo dire che era tutto talmente transennato e sotto controllo, che in gruppo ci siamo sentite sempre molto tranquille e al sicuro. Piuttosto anche oggi in volata si è fatta sentire la mancanza del pubblico. E domattina abbiamo il volo per Sofia e da lì andremo subito in pista a Plovdiv. Speriamo di disputare un bell’europeo. Farò quartetto, madison e omnium. Abbiamo lavorato tanto in pista, speriamo vada tutto bene. Il covid ha decimato la spedizione italiana, ma sono dell’idea che quello che è successo a Pippo, Scartezzini e Bertazzo può capitare a tutti. E’ impossibile stare attenti a tutto, ti puoi contagiare anche in hotel con il pulsante dell’ascensore. Perciò prendiamo il buono che viene e poi ce ne andremo un po’ in vacanza fino a metà dicembre».

Selfie Marta Bastianelli, Ale BTC Ljubljana, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta
Un selfie per Marta Bastianelli e la Ale BTC Ljubljana a Madrid, prima del via
Selfie Marta Bastianelli, Ale BTC Ljubljana, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta
Bastianelli, un selfie prima del via

Sorrisi azzurri

A margine della vittoria di Elisa, meritano un applauso Elisa Longo Borghini e Marta Bastianelli.

La prima in Spagna nemmeno voleva andarci, ricordate le sue parole alla vigilia dei tricolori? Invece il nuovo approccio rilassato alle corse e lo spirito libero con cui quest’anno ha affrontato ogni sfida le hanno portato in dote il secondo posto finale. Sarebbe stato meglio per lei avere la crono, una tappa dura e poi la volata finale, ma gli spagnoli questa volta hanno disegnato con troppo garbo.

La seconda, partita per onore di firma dopo il periodo di quarantena forzata in Belgio, non è riuscita a fare la prima volata, ha sofferto nella crono, ma ha centrato il podio nell’ultimo giorno.

«Non sono sicuramente nelle condizioni fisiche migliori – ha detto Bastianelli –  sinceramente non pensavamo nemmeno al podio. Però l’esperienza insegna che la testa ti permette sempre di spingerti oltre i tuoi limiti e quindi sono comunque contenta, più che per me devo dire per tutta la squadra. Io devo rimettermi in forma e punterò tutto sul prossimo anno, ma sono felice per il team perché è sempre una bella vetrina conquistare un podio in una gara WorldTour importante come questa e dopo il brutto periodo che abbiamo passato ultimamente».

Giorgia Bronzini, Maria Giiulia Confalonieri, Sarcedo, tricolori 2020

Bronzini felice, ma vittoria non semplice

31.10.2020
2 min
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Giorgia Bronzini, più tirata di quanto correva, non fa che abbracciare le sue ragazze all’arrivo. Lungo il percorso le ruote Bontrager e vari personaggi in appoggio facevano pensare che la Trek-Segafredo avesse messo in atto il piano perfetto per lanciare la sua leader, seppure oggi abbia corso con le insegne delle Fiamme Oro.

Giorgia Bronzini, Elisa Longo Borghini, Sarcedo, tricolori 2020
L’abbraccio con Longo Borghini dopo la vittoria
Giorgia Bronzini, Elisa Longo Borghini, Sarcedo, tricolori 2020
Con Longo Borghini dopo la vittoria

Mai scontato

«Ma non c’è mai niente di scontato nelle gare in bicicletta – dice Bronzini – sapevo che Elisa aveva i numeri e le gambe per vincere, soprattutto perché era supportata da una squadra in forma e da una grande Marta Cavalli. Ci eravamo già immaginate questo scenario, appunto con Marta, Ragusa e Longo Borghini. Elisa aveva fatto vedere nelle ultime gare il suo scenario di forma, per cui abbiamo detto loro di parlarsi. E Marta è stata molto umile pensando alla sua capitana di nazionale, che si meritava questa maglia oggi. Sicuramente per Marta ci saranno altre occasioni in cui questo sacrificio tornerà utile».

Contro le arancioni

Meritava di vincere, oggi. La stagione ha portato vittorie, ma anche una serie di piazzamenti alle spalle delle olandesi più forti, dal Giro d’Italia al mondiale di Imola. E sul fatto che Elisa vinca in Italia, ma fuori si ritrovi spesso a piegarsi per lo strapotere delle Olandesi, la diesse della Trek ha le idee chiare.

Giorgia Bronzini, Sofia Bertizzolo, Sarcedo, tricolori 2020
Con Sofia Bertizzolo, prima di andare via
Giorgia Bronzini, Sofia Bertizzolo, Sarcedo, tricolori 2020
Con Bertizzolo prima di ripartire

«Facendo parte di una società internazionale – dice Bronzini – dove abbiamo atlete che potevano essere avversarie e invece sono dalla parte di Elisa, tutte insieme possiamo vincere e battere le arancioni. Chiaro che Elisa è la miglior pedina che in Italia abbiamo per le salite e le gare toste. Vedo però Marta Cavalli che sta crescendo molto bene e anche Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini. Tutte queste ragazze hanno un grande potenziale per contrastare l’ondata arancione. E magari presto la tendenza si invertirà».

E la Vuelta in Spagna?

Spero non si vada, che senso avrebbe? Cosa potrebbe pensare la gente vedendoci correre nelle vie di Madrid che è in lockdown? Ma ad ora è tutto confermato, staremo a vedere…

Elisa Longo Borghini, campionato italiano Breganze, 2020

Tricolore bis, stamattina Elisa sorrideva

31.10.2020
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Stamattina Elisa Longo Borghini sorrideva. E riallacciandoci a quanto scritto nei giorni scorsi, era chiaro che per le altre sarebbero stati dolori. Il campionato italiano delle elite ha seguito più o meno il copione che il gruppo aveva immaginato e quando la piemontese ha aperto il gas al penultimo passaggio sulla salita di Sarcedo, dietro è stato chiaro che il tricolore fosse andato. Per la Longo, seconda maglia tricolore dell’anno, dopo quella della crono.

Elisa Longo Borghini, campionato italiano Breganze, 2020
Alla partenza sorrideva, brutto segnale per le avversarie
Elisa Longo Borghini, campionato italiano Breganze, 2020
Un sorriso alla partenza, voglia di fare bene

Salita vera

La salita di Sarcedo non era banale, soprattutto perché non finiva mai. Tirava e poi mollava e poi dietro l’ennesima curva riprendeva ad arrampicarsi in modo serio. Alla fine sono saltati fuori più di 2.200 metri di dislivello, con l’aggravante che dalla cima all’arrivo non era per niente corta. Eppure quando Elisa è partita, alle sue spalle si è scavato il vuoto. Ha attaccato al penultimo giro ed è andata, scollinando con quasi un minuto di vantaggio.

Katia Ragusa ci ha provato. Quella salita porta a casa sua, non c’è curva, albero o roccia che non abbia riconosciuto e forse per questo è stata l’ultima ad arrendersi e la più veloce nello sprint per il secondo posto.

Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, campionato italiano Breganze, 2020
Attacco in salita al penultimo giro, risponde Ragusa
Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, campionato italiano Breganze, 2020
Attacco al penultimo giro, Ragusa risponde

Elisa via a tutta

«Ho seguito Katia Ragusa che ha risposto a Sofia Bertizzolo – sta raccontando Elisa dopo il traguardo – poi Marta Cavalli è riuscita a restare con noi e a quel punto sono andata via di passo».

Sul fatto che il suo livello sia tale da permetterle di vincere agevolmente con le avversarie di casa, la risposta è chiara.

«Ero un po’ a tutta, sì. E’ la verità – spiega Elisa – non bisogna dare mai niente per scontato. E soprattutto bisogna giocarsela sino alla fine. Sono abituata a non vincere, quindi quando sono davanti mi voglio assicurare di arrivare bene. Ho una buona condizione, è un momento in cui mi sento molto bene. Sapevo di avere le gambe per vincere. E non è più facile vincere in Italia, solo è difficilissimo vincere in ambito internazionale. Quando pensando alle olandesi (sorride, ndr) mi sento come Gimondi con Merckx? Mi sento Elisa con le olandesi. A volte loro sono più forti. A volte si vince e a volte si perde. Questo è lo sport».

Katia Ragusa, campionato italiano Breganze, 2020
Per Katia Ragusa, tricolore sulle strade di casa
Katia Ragusa, campionato italiano Breganze, 2020
Katia Ragusa, Astana, correva in casa

Katia in estasi

Katia Ragusa si è fermata un metro più in là. La mascherina fa divampare ancora di più i suoi occhi.

«E’ la mia salita – sorride – la conosco bene, perché è sulle strade di casa. E’ stata una bellissima emozione, perché erano tutti per me, a ogni angolo. C’erano scritte dovunque: Vai Katia. Era impossibile non fare bene oggi. Si sapeva che era Elisa quella più forte. Però si è cercato di raccogliere il meglio possibile per onorare, l’evento, l’organizzazione, tutta la gente».

Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, Marta Cavalli, campionato italiano Breganze, 2020
Sul podio, Elisa Longo Borghini con Katia Ragusa e Marta Cavalli
Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, Marta Cavalli, campionato italiano Breganze, 2020
Sul podio, Longo Borghini con Ragusa e Cavalli

Alla fine del 2020 manca la Vuelta Espana, tre giorni di corsa che tutte eviterebbero volentieri. Così si possono fare i primi bilanci.

«E’ stato un anno molto positivo – dice – non me lo aspettavo. Nonostante il lockdown che mi ha messo un po’ in subbuglio, poi ho fatto un salto di qualità e quindi posso solo che essere soddisfatta. Non so se questo sia il giorno più bello della stagione. Si gioca il primato con con la giornata del mondiale».

Tutti a casa. E poi?

Lo staff messo in piedi da Davide Casarotto ha ottimamente gestito il tricolore. Riprendiamo la via di casa portando via il sorriso di Elisa e i saluti fra ragazze che ancora non sanno, come tutti noi, quando si rivedranno.

Elisa Longo Borghini, Het Nieuwsblad 2019

Se la Longo sorride, per le altre sono guai…

30.10.2020
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Chi la incontra di tanto in tanto, si è stupito nel vedere che quest’anno Elisa Longo Borghini sia come sbocciata. La piemontese ha vissuto la ripresa con un sorriso nuovo e questa leggerezza le ha portato anche risultati eccellenti. Campionessa italiana a crono. Due tappe e terzo posto finale al Giro Rosa Iccrea. Seconda ai campionati europei, terza ai mondiali di Imola 2020. Perché ciò sia successo è quello che abbiamo cercato di scoprire con lei, alla vigilia dei campionati italiani per i quali è una delle favorite d’obbligo.

Elisa Longo Borghini, campionato nazionale cronometro, 2020
Quest’anno Elisa ha già conquistato la maglia tricolore della cronometro
Elisa Longo Borghini, campionato nazionale cronometro, 2020
Quest’anno già tricolore della crono
Quasi in vacanza?

Quasi. Dopo l’italiano ci sarebbe la Vuelta Espana, dal 6 all’8 novembre, ma per la situazione attuale mi chiedo se sia il caso di correrla.

Che stagione è stata?

Pazzesca, forse la parola giusta è balorda. Sono partita il 5 luglio per il ritiro al San Pellegrino e fino a settembre sono stata a casa a dir tanto 12 giorni. Uno stress fisico e mentale mai visto prima. Dal ritiro siamo andate in Navarra, poi alla Strade Bianche, quindi un ritiro a Isola 2000 e da lì il Giro dell’Emilia, gli europei, Plouay, Giro d’Italia e mondiali. Ste stai bene, vai liscia, se hai un intoppo butti via l’annata.

Secondo Giorgia Bronzini, il lockdown ti ha impedito di sfinirti in allenamento.

Credo in effetti di aver lavorato meno, ma non di aver lavorato poco. Con Paolo Slongo abbiamo pianificato di fare una media di 18-20 ore a settimana, con un programma per ripartire tranquilli senza perdere troppa condizione. Nelle prime tre corse sono arrivata, seconda, terza e quarta.

Ritiro di San Pellegrino con Nibali e compagni?

Ed è andata molto bene. Ero nello stesso agriturismo con altre due compagne, Ragot e Plitcha e il gruppo Giro degli uomini della Trek-Segafredo. Il bello è che Slongo ha potuto seguirci ogni giorno. Quel ritiro mi ha cambiato la stagione, l’ho vissuto bene e ne sono uscita meglio.

Giro d’Italia: frustrante essere sempre dietro Van Vleuten e poi Van der Breggen?

Non provo fastidio, semmai mi dispiace per la seconda tappa, dove per il caldo torrido ho perso qualche minuto di troppo. Da un lato la classifica è andata, dall’altro senza quel blackout non mi sarei divertita tanto nel resto della corsa.

Traduci, per favore?

Ho perso tanto tempo e ci è successo quello che al Giro degli uomini è capitato alla Ineos-Grenadiers dopo aver perso Thomas. Ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette che avremmo puntato alle tappe. E’ iniziato per noi un Giro divertente, magari un po’ meno per le ragazze che hanno dovuto tirare. Non tutti i mali vengono per nuocere, ma intanto abbiamo vinto tre tappe con la musica a tutto volume e tante risate.

Può essere la chiave per affrontare le prossime corse importanti?

Di sicuro un po’ di leggerezza non guasta, anche se essere sempre controllati tende a disperderla.

Elisa Longo Borghini, campionati europei Plouay, 2020
Nel 2020 seconda agli europei e poi terza ai mondiali di Imola
Elisa Longo Borghini, campionati europei Plouay, 2020
Nel 2020 seconda agli europei
Davvero al mondiale non avresti potuto seguire Van der Breggen quando è partita?

Sono stata colta di sorpresa. Non avevo considerato Anna, perché avevo testa solo per Annemiek Van Vleuten, che mi ha mandato fuorigiri e poi ha bloccato la corsa. A quel punto ho aspettato la squadra, ma era già tutto scritto.

In che posizione collochi questa stagione?

Al netto del marasma generale, è strano, ma la metto in pole position. Non ci credo neanche io, per come si era messa. Ero serena, lo sono ancora. Amo correre, penso di essere fatta per correre. Essere stata per tanto tempo sui rulli, sia pure per una buonissima causa, mi ha fatto capire quanto io ami andare in bicicletta. Volevo correre e forse la paura di perdere ciò che più amo mi ha fatto cambiare anche stato d’animo.

Bello anche il tuo piglio al mondiale nel rispondere a Van Vleuten, secondo cui le olandesi vanno più forte perché sono più libere di scegliere il loro sport.

Semplicemente non la trovavo una ricostruzione congrua con la realtà. Loro hanno un maggior bacino di utenza, per cui vengono fuori più ragazze di talento. Non è un fatto di emancipazione e forse non era nemmeno quello che intendeva.

Che inverno sta per cominciare?

Metterei la firma ora per un buon periodo di preparazione e una stagione come l’ultima. Di sicuro mi allenerò il giusto e lo farò con leggerezza.

Come arrivi al campionato italiano?

Bene, con la testa leggera. Il tricolore è sempre una corsa particolare e so benissimo che mi guarderanno. Vado forte, forse c’è anche il terreno per fare selezione. Andrò a farci prima qualche giro per capire.

Cosa ti è parso del Giro di Ganna?

Del Giro e della sua stagione. La nostra provincia del Vco è tornata dai mondiali con due medaglie ed è stato bello seguire Pippo al Giro. Come ho già detto a Imola, siamo simili. Entrambi nati nella stessa terra, entrambi figli di sportivi, entrambi legatissimi alla famiglia. Lui ha vinto tanto, ma resta sempre uguale. E quando lo senti parlare in inglese, capisci che è di Vignone. Ed è bello anche questo…