Montichiari, giorni di lavoro e un’attesa che logora…

16.06.2021
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«Cerco di stare tranquilla – dice Elisa – di guardare a quel che faccio io e non le altre. Voglio migliorare me stessa per non aver recriminazioni. Perché se mai andrò a Tokyo, come ha detto Viviani, guardandomi indietro in quei giorni non vorrò vedere cose che potevo fare e non ho fatto».

E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo parlato con Elisa Balsamo. Il Giro d’Italia ha portato con sé ogni cosa come una piena, ma in quel periodo la piemontese (un palmares con otto titoli europei e tre mondiali fra strada e pista) si allenava in altura. Adesso però, con la tensione olimpica che monta e memori delle parole di Martinello sul fatto che Elisa sia ormai la leader carismatica del quartetto, siamo tornai alla sua porta. Per fare il punto, certo, ma anche per il piacere di ragionare con una ragazza mai banale. Immaginando anche che nelle lunghe ore a Montichiari (ieri sera, come negli ultimi giorni, le ragazze hanno lasciato l’impianto dopo le 19), lavorando senza sapere chi sarà convocato e chi no, la tensione sia ormai alle stelle. Ci sono nove ragazze fra cui Salvoldi dovrà scegliere e l’assenza degli europei ha reso tutto più impalpabile.

Il Ceratizit Festival Elsy Jacobs è stato l’ultima gara di un’intensa primavera
Il Ceratizit Festival Elsy Jacobs è stato l’ultima gara di un’intensa primavera
Sarebbe servito correre a Minsk?

Mi scoccia tanto che gli europei siano saltati. Quest’anno fra una cancellazione e l’altra abbiamo dovuto reinventarci la stagione più di una volta, questa è stata l’ennesima. Sarebbe stato utile in primis ai tecnici, perché secondo me si fanno meglio le selezioni guardando delle gare. E poi sarebbero stati un bel modo per vedere a che punto sei. Nessuno ci sarebbe arrivato al top della forma, ovviamente, sarebbero stati un passaggio. Il riferimento degli altri serve, anche se poi ciascuno nei giorni che mancano deve lavorare per trovare il suo livello migliore.

Quanto pesa nel gruppo questa attesa?

C’è un bell’ambiente, ma avendo ritardato così tanto le selezioni, c’è anche tensione. Tutte ci tengono, chiaramente, ti senti messa alla prova in ogni cosa. Spero che nel giro di dieci giorni vengano fuori questi nomi. Almeno chi andrà a Tokyo potrà concentrarsi sulla preparazione e chi fosse fuori potrà pensare ad altri obiettivi.

Ai Laghi di Cancano a fine maggio prima del rientro alle corse e in pista (foto Instagram)
Ai Laghi di Cancano a fine maggio prima del rientro alle corse e in pista (foto Instagram)
Un bell’ambiente, ma anche un bello stress insomma?

Ha poco senso secondo me concentrare le scelte in due giorni di test, se così dovesse essere, quando sono anni che Dino ci conosce. E soprattutto non è giusto che, se una in quei due giorni sta poco bene, rischi di rimanere fuori. Non penso che sapendo di essere fuori, non sarei più venuta in pista e lo stesso credo sarebbe per le altre. Le Olimpiadi sono importanti, ma non sono la fine di tutto. Poi ci sono comunque europei e mondiali e c’è anche la strada, anche se riprendersi da tanti lavori specifici fatti per la pista non è semplice.

Quindi le ultime corse sono state funzionali alla pista?

Sì, blocchi di lavoro da integrare con quello specifico.

Nei tuoi programmi c’è il Giro d’Italia come parte dell’eventuale avvicinamento a Tokyo?

Se sarò convocata, comunque non andrò al Giro. Correrò a Fiorenzuola in pista, non mi sento pronta per una corsa a tappe così impegnativa in questo momento e per la preparazione che sto facendo. Però al contempo ringrazio la Valcar per avermi fatto correre tanto questa primavera, perché è stato molto gratificante. Non ce l’avrei fatta ad allenarmi soltanto in pista. Mentre pare che il gruppo di Tokyo potrebbe partecipare a una corsa a tappe, forse il Baloise Ladies Tour, come gli uomini correranno al Giro di Sardegna.

Il 14 marzo ha vinto in Belgio il Gp Oetingen, battendo Marianne Vos
Il 14 marzo ha vinto in Belgio il Gp Oetingen, battendo Marianne Vos
Riesci anche a studiare in tutto questo periodo?

Ci sto provando, porto con me i libri ovunque vada. Volevo dare un esame a fine giugno, Storia della Lingua Italiana (il corso avanzato, avevo già fatto il livello base), ma non c’è il tempo materiale per studiare. Mi mancano quattro esami, l’idea è di andare un solo anno fuori corso.

Martinello dice che sei il riferimento del quartetto.

Io invece non ho la certezza di nulla, anche perché sono parecchio scaramantica. Ognuna di noi ha il suo ruolo. C’è quella che fa battute e sdrammatizza. Quella che vede le cose con più lucidità. Quella con cui puoi andare a parlare se hai qualche problema. Il mio ruolo? Dovreste chiederlo alle altre

Un’ultima cosa, stiamo puntando molto anche sul tema sicurezza in strada, parlando anche della storia di Silvia Piccini…

Una delle cose belle del fare tanta pista è che mi sento sicura. Devo avere occhi per le rivali, per i cambi del quartetto, ma non devo guardarmi dalle auto. Quando esco su strada, cerco strade poco trafficate, ma lo stesso si vedono cose incredibili. Loro devono rispettare noi, noi dobbiamo rispettare loro. Chi pedala per mestiere, sa che deve stare in fila e se ci mettiamo affiancati, sappiamo quando e come possiamo farlo. Ugualmente qualche tempo fa, eravamo appunto in due a fare lavori specifici, quindi in fila, e un tale ci ha superato urlando che avrebbe voluto tagliarci la gola.

Settima alla Dwars door de Westhoek vinta da Loreno Wiebes
Settima alla Dwars door de Westhoek vinta da Loreno Wiebes
Chi pedala per mestiere, mentre gli altri?

Vedo amatori che a volte si allargano e occupano tutta la strada e questo è sbagliato. Ma se accade di domenica mattina, che fretta hai di superarli rischiando di ammazzarli? Devi andare al lago? Non ci sono grandi regole né sanzioni, ma c’è una mentalità difficile da sradicare. Chi ha la macchina dovrebbe rendersi conto del rapporto di forza. E drammi come quelli di Silvia non dovrebbero esistere per nessuna ragione al mondo…

Balsamo, rischio pazzesco. Il podio va bene…

07.04.2021
3 min
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Certi giorni devi prendere il buono che viene e rendere grazie. Questo pensa forse Elisa Balsamo mentre racconta la sua disavventura e il podio arrivato in modo ormai inaspettato

Dopo l’arrivo, le compagne si sono strette per chiederle come fosse andata
Dopo l’arrivo, le compagne si sono strette per chiederle come fosse andata

«A meno 10 più o meno dall’arrivo – dice – il gancio della ruota davanti di una si è agganciato nei raggi della mia. Siamo rimaste incastrate. Sono stata fortunata a non cadere. Ho distrutto la scarpa strisciando. Lei continuava ad andare avanti, io avevo un piede giù e pattinavo ancora. Non pensavo neanche di riuscire a rientrare per fare la volata. Alla fine è arrivato il podio, sono un po’ dispiaciuta, ma va bene così».

Prova al debutto

Un freddo cane, da ragionare alla partenza se valesse la pena correre. Nevica da ieri, in certe zone i prati sono bianchi. Anche tutto intorno alla villa presa in affitto dalla Valcar la campagna era congelata e bianca, mentre nel salone al pianterreno Elisa studiava e di tanto in tanto guardava fuori per capire che tempo avrebbe trovato l’indomani. E stamattina a Schoten c’era solo un freddo cane. E’ la prima edizione della Scheldeprijs per le donne, dopo che quella degli uomini ha visto la luce nel 1907 ed è la corsa più antica del Belgio.

Interviste in inglese per Elisa, prima del podio
Interviste in inglese per Elisa, prima del podio

Con i bar tutti chiusi, ti salvano la vita gli amici delle squadre con un bicchierino bollente che ti salva la vita. Alle 10 la riunione dei tecnici ha stabilito che gareggerà sull’intera distanza e quando la corsa è cominciata, nessuna delle ragazze si è tirata indietro oppure è parsa disposta a farsi regali.

Giornata storta

Dopo l’arrivo le compagne le sono corse incontro, chiedendo il risultato, raccontando le proprie disavventure, alcune scusandosi per l’apporto forse non all’altezza. E chissà se senza il ritiro di Vittoria Guazzini il finale sarebbe stato diverso. Probabilmente sì. ma come dice Elisa, con i se e con i ma non si va da nessuna parte.

«Sono dispiaciuta – dice – perché questa campagna del Nord è andata molto bene, sono arrivati tanti piazzamenti positivi, ma mi è mancato il podio a De Panne e a Gand. Oggi eravamo qui per vincere, poi il podio va bene, ma dispiace un po’».

Podio finale per Wiebes che ha vinto, davanti a Norsgaard e Balsamo
Podio per Wiebes davanti a Norsgaard e Balsamo

Viaggio a Roma

Eppure il suo viaggio è appena iniziato. Stasera intorno all’ora di cena, le ragazze di Arzeni avranno il volo di ritorno e domattina di buon’ora Balsamo e Guazzini sono attese a Roma per il vaccino, poi torneranno a casa in attesa di ripartire con gli allenamenti in pista. Da qui a Tokyo non ci saranno tanti periodi di recupero. Tanto che scherzando, nella casa sperduta nella campagna belga, ieri si dicevano fra loro di approfittare di quelle ore di attesa. Presto davvero ne sentiranno la mancanza.

Balsamo vincerà a Cittiglio: parola di “Capo” Arzeni

23.03.2021
3 min
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Sarà che quelli della pista vanno spesso cauti nelle previsioni su strada, ma il giorno dopo la cautela di Ganna alla Sanremo (poi smentita da una prova maiuscola), Elisa Balsamo a Cittiglio ha parlato di sé mettendo le mani avanti e ha poi centrato il settimo posto.

«Sapevo che nelle prime corse sarei stata un po’ penalizzata – diceva la piemontese alla partenza – perché durante l’inverno ho fatto quasi solo pista e l’annullamento delle gare in Spagna ci ha impedito di adattarci alla strada. La vittoria in Belgio al Gp Oetingen è stata inaspettata, ma anche il 12° posto del mercoledì alla Nokere Koerse è stato un buon piazzamento in una corsa estrema. Ma il Trofeo Binda è troppo duro per la Elisa di questo momento. Però correre in casa è sempre bello».

La Strade Bianche è stata pesante per la poca attività su strada
Strade Bianche pesante per la poca attività su strada

Il piano del Capo

Certe corse vanno secondo i numeri, ma a volte una buona strategia può fare la differenza. E quella del “Capo” per il Trofeo Binda era sufficientemente diabolica per funzionare.

«Se davanti si fossero guardate un po’ – dice Davide Arzeni, tecnico della Valcar&Travel Servicessaremmo rientrati e magari ci sarebbe scappato un podio. Siamo stati sfortunati, perché mezza squadra s’è disfatta fra guai fisici e problemi meccanici. Altrimenti, visto che dalla fuga era rimasta fuori anche la Sd Worx, si poteva puntare a chiudere. Elisa Longo Borghini ha fatto un’impresa straordinaria, ma se non si fosse mossa, c’era quasi la possibilità di arrivare con un gruppo di 25 e allora cambiava tutto».

Il 14 marzo ha vinto in Belgio il Gp Oetingen, battendo Marianne Vos
Il 14 marzo ha vinto in Belgio il Gp Oetingen, battendo Marianne Vos

Strada e pista

Il quadro è chiaro. Mentre il venerdì tutte le stradiste erano sul percorso di Cittiglio a fare le prove generali, le ragazze della Valcar erano a Montichiari girando in pista.

«Quest’anno – sorride Arzeni, che al momento si trova in Belgio – dobbiamo giocare in difesa, non avendo fatto preparazione su strada. Sapevamo che c’erano cinque ragazze più forti e che avremmo dovuto limare per non fare i fuori giri che ci avrebbero impedito di arrivare bene in fondo. Per questo l’avete vista sempre in gruppo e in grande controllo: ci eravamo detti di fare proprio questo. Ma detto questo, io credo che in futuro, Elisa possa andare a Cittiglio per vincere. Se devo fare un paragone con un professionista, la vedo molto simile a Valverde. Nelle gare veloci è già adesso una sicurezza, ma credo che presto possa arrivare anche in una Liegi».

La piemontese ha vinto la volata per il 7° posto a 2’46” da Balsamo
La piemontese ha vinto la volata per il 7° posto a 2’46” da Balsamo

Dopo Tokyo

E qui la proiezione futura è esaltante. Con Tokyo come orizzonte più immediato, è evidente che fino ad agosto la pista sarà il faro della sua arrività.

«Certamente – conferma Arzeni – anche se da ora e fino all’Amstel, parleremo soltanto di attività su strada. Poi, nell’anno dopo Tokyo, faremo una stagione dedicata integralmente alla strada. Si seguiterà ad andare in pista ogni 15 giorni e durante l’inverno, perché in pista si fanno lavori utili anche su strada, ma una bella stagione su strada per capire di cosa saremo capaci da grandi è davvero una bella prospettiva».

Chiara ed Elisa: gli opposti che si attraggono

24.01.2021
< 1 min
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Nome. Cognome. Anno di nascita… Inizia così questo viaggio divertito e divertente nella stanza di Elisa Balsamo e Chiara Consonni nel Rifugio Sapienza, ai piedi della magia dell’Etna.

Due giovani campionesse della pista, con storie diverse alle spalle e personalità diametralmente opposte. Le abbiamo fatte sedere davanti alla telecamera, sottoponendo loro domande identiche.

Ci sono momenti in cui si deve essere seri e altri in cui si può scherzare. Davanti all’obiettivo di bici.PRO, Elisa e Chiara hanno tirato fuori la loro simpatia, la personalità e il loro essere ragazze vere e splendide. Il futuro della nostra pista è in ottime mani.

Balsamo sull’Etna con lo sguardo verso Tokyo

22.01.2021
5 min
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Elisa Balsamo pedala sempre in testa al gruppo, l’Etna sullo sfondo, con la sua maglia azzurra e la Cannondale gialla della Valcar-Travel&Service. Non la vedi fare selfie o acrobazie in mezzo alla strada, come se là davanti portasse sulle spalle il gruppo di cui per risultati e carisma sta diventando il riferimento. Questo non significa che sia una ragazza seriosa e poco incline allo scherzo, perché quando poi c’è da mollare, è una di quelle che più sta al gioco e sa sorridere e spesso anche ridere. E’ probabilmente un fatto di concentrazione, l’aver capito di essere sulla porta di una nuova dimensione.

«Le ultime due gare del 2020 – dice – quindi Madrid e l’europeo, sono state molto incoraggianti. Sono carica, non vedo l’ora di ricominciare. Nella speranza che le gare riprendano…».

Balsamo, Guazzini, Alzini, Consonni, ottima base per il quartetto olimpico
Balsamo, Guazzini, Alzini, Consonni, ottima base per il quartetto olimpico

Da Noto all’Etna

Il ritiro della nazionale si è spostato dal velodromo di Noto al Rifugio Sapienza, tra le raffiche di vento e il pinnacolo di fumo sulla cima dell’Etna che proprio nei giorni dell’arrivo delle azzurre ha regalato lo spettacolo di un’eruzione. Il ragazzo del bar dice che qui con la montagna c’è un rapporto così stretto, che lui per primo sfrutta ogni occasione per camminare sui sentieri neri di lava per percepirne la forza.

Al mattino, dopo la ginnastica delle 8,30, il mini convoglio azzurro scende verso Catania sui furgoni e svolge il proprio allenamento al livello del mare. Poi, concluso il programma, si torna a dormire ai 1.910 metri del Rifugio. E mentre fuori la temperatura è sotto zero, all’interno del Sapienza le ragazze fanno esercizi a corpo libero e dopo cena si sfidano in interminabili partite di burraco. Ci sono i telefoni e i social e ogni tanto vedi che una o l’altra si distrae leggendoci dentro qualcosa. Ma la tendenza è vederle in gruppo facendo qualcosa insieme, come in un bel team. E le risate, le battute, il prendersi in giro dimostrano che la squadra c’è. E lo staff azzurro di Salvoldi e Sangalli (accompagnati questa volta dall’osteopata Saul Barzaghi e dal meccanico Andrea Foccoli) ha fatto un bel lavoro.

Sul telaio della Cannondale di Elisa Balsamo, la sua figurina sorridente
Sul telaio della sua Cannondale, la figurina sorridente

Vulcani lontani

Sulla montagna ci sono anche Luca Chirico e Mattia Viel della Androni, che avrebbero dovuto cominciare alla Vuelta San Juan e hanno dovuto spostare tutto in avanti fino al Laigueglia del 4 marzo. Mattia è amico di Davide Plebani, compagno di Elisa Balsamo, così capita che quando il bergamasco chiami dalle Canarie, in cui è in ritiro con la nazionale di Marco Villa, la telefonata la prenda Viel. Per scherzare un po’ e salutarsi da due vulcani così lontani.

«Dice che hanno sempre 25 gradi – scherza Balsamo – e che fuori dalle stanze hanno una piscina enorme. Invidia…».

Poi il discorso riprende e la piemontese, trapiantata a Sarnico, racconta di sé e dei suoi obiettivi di stagione.

Pensi che dopo Tokyo sceglierai da che parte stare, se strada oppure pista?

A me piacerebbe portarle avanti ancora entrambe. In realtà se mai ricominceranno a fare le sei Giorni invernali, in cui avevano iniziato a coinvolgere anche le donne, sarei curiosa di parteciparvi, perché sono uno spettacolo indescrivibile.

Balsamo-Fidanza, due ragazze d’oro della pista azzurra
Balsamo-Fidanza, ragazze d’oro della pista azzurra
Pensi mai che Tokyo potrebbe essere alla fine solo una grande illusione?

Non voglio pensarci, davvero. Se dovessi farlo, probabilmente non avrei la forza di alzarmi tutti i giorni e di stare qui ad allenarmi. Quindi l’idea di tutte noi è quella di farci trovare pronte, lavorare per l’appuntamento e sperare che nel frattempo le cose possano migliorare.

Prima della Sicilia con la nazionale, la Puglia con la Valcar. Ci sono differenze fra i due ambienti?

Alla fine fra noi ragazze non ce ne sono molte, per certi versi siamo le stesse. Sicuramente con la squadra il clima è più rilassato, perché come ho sempre detto quel gruppo per me è davvero come una famiglia. Qua con la nazionale le cose sono più ordinate, precise, schematizzate, programmate.

La collaborazione fra squadra e nazionale prosegue bene?

Sono due realtà che collaborano molto. Il motivo per cui ho deciso di andare avanti con la Valcar, oltre al fatto che mi trovo molto bene, è proprio perché si riesce ad avere questo tipo di collaborazione.

Elisa con Silvia Zanardi in una delle serate sull’Etna giocando a burraco
Elisa con Silvia Zanardi in una delle serate sull’Etna
Pensi che il ricambio generazionale del vostro ciclismo sia prossimo come sembra stia per accadere tra i professionisti?

In pista penso sia prossimo, perché siamo tante giovani ad andare forte. Su strada invece credo che alcune di loro, delle ragazze più esperte, abbiano ancora tanto da dare.

Ti senti già una che in gruppo guardano perché può decidere la corsa?

In realtà non ancora. Anzi, mi piace pensare di essere quella che ogni tanto viene sottovalutata e spara la sorpresa.

Una risata di gusto, gli occhi che ridono e dicono: adesso scusate ma devo andare. Ho lasciato la Consonni da sola in camera e non so che cosa potrebbe combinare…

Plebani tra pista, progetti e… cucina

05.01.2021
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Davide Plebani è uno degli uomini storici del clan di Marco Villa. E da qualche tempo è anche il compagno di Elisa Balsamo. Con lui abbiamo fatto una simpatica chiacchierata che spazia appunto dalla pista… alla cucina! E arriva fino a Tokyo, se non a Parigi 2024.

La casa dei campioni

Da qualche mese i due campioni convivono. La vita da atleti è bella, ma può anche non essere sempre facile, tanto più se lo sport è lo stesso e la si condivide in tutto e per tutto. C’è il rischio che si parli sempre di quello e che tutto diventi monotematico in qualche modo.

«Sono fortunatissimo – dice Plebani – a casa di ciclismo ne parliamo veramente poco. Emergono solo a volte dei temi tecnici, se magari in quella cosa si può migliorare. Ma non siamo i tipi che accendono la tv e si mettono a guardare il ciclismo. Variare è importante. E’ come se fai il commesso in un centro commerciale e in quel sabato libero… vai al centro commerciale».

Davide Plebani ed Elisa Balsamo
Davide Plebani ed Elisa Balsamo

In generale però Plebani dice che la vita in casa è per loro più facile. Le esigenze sono le stesse e la comprensione non manca.

«Un vantaggio è che riusciamo a sintonizzarci bene su molte cose, a partire da alimentazione e allenamenti. E i sacrifici si smezzano. Il cioccolatino lo dividiamo a metà! Ognuno è uno stimolo per l’altro e i problemi si affrontano in due. Lo svantaggio è che magari sei fuori per 200 giorni l’anno e quando torni parte lei. Almeno abbiamo la fortuna che per alcuni eventi partiamo insieme e questo è buono anche per supportarci, per l’agitazione della gara».

Davide ed Elisa escono spesso insieme, quasi sempre a dire il vero, ma non si lasciano influenzare. Ognuno fa il suo lavoro. Il riscaldamento lo fanno insieme ma poi si rincontrano lungo la strada. Ad entrambi inoltre piace allenarsi da soli.

E in cucina? «Lì sono più bravo io! Ma perché ce l’ho dentro, la famiglia che aveva un ristorante. Quando mi ci metto le cose vengono bene. Però devo dire che Elisa ha una capacità di apprendimento superiore alla media. Mi osserva cucinare e poi capita che magari rientro e mi fa: ti ho preparato questo piatto. Adesso abbiamo preso anche la macchina per fare la pasta fresca».

Idea velocità

Qualche tempo fa Ivan Quaranta ci disse che uno come Plebani, molto forte e veloce, ma che a suo dire avrebbe la strada sbarrata nel quartetto, dovrebbe puntare alle specialità veloci. Se non subito almeno in vista di Parigi 2024. Cosa ne pensa Davide?

«A dire il vero non ci ho mai pensato. Sinceramente non mi reputo così veloce dal passare a quelle discipline. Magari nel tempo scoprirò di avere questa qualità. Se proprio dovessi dire una specialità veloce? Bah, forse il Keirin, mi piace e soprattutto perché ci sono tanti giri da fare. Insomma non è una velocità esagerata. Il mio best è sui 20″-30” e non sui dieci. Sarebbe troppa esplosività. 

«Con Villa non ho mai parlato di questa cosa. Magari ci si può lavorare in futuro. Ho la fortuna di essere nelle Fiamme Oro e se dovessi prendere questa strada sarei supportato».

Plebani (a sinistra) con gli azzurri agli Europei 2019 quando furono argento
Plebani (a sinistra) con gli azzurri agli Europei 2019

Il quartetto in testa

Ma per adesso l’obiettivo di Plebani si chiama inseguimento a squadre, quel quartetto che è già leggenda per noi italiani. Tuttavia, come i suoi colleghi Scartezzini, Lamon, Bertazzo… Plebani è a rischio in vista di Tokyo

«Ne sono consapevole. A Tokyo ne andranno sei (e due dovranno fare anche le altre specialità: Omnium e Madison, ndr) e forse solo uno o due hanno la certezza di esserci. Ma i miei compagni non saranno mai avversari. Anche perché semmai dovessi andare io all’improvviso tornerebbero ad essere compagni? No…

«Io sono un buono e non girerei mai le spalle ai miei compagni. Magari questo è un punto a mio sfavore, ma ripeto: non saremo mai avversari. Semmai ci sono più stimoli. Non so, c’è quello che fa una partenza più forte e allora anche tu vuoi fare meglio. Per me adesso comunque l’importante è ritrovarmi. Ho avuto la mononucleosi e anche una ricaduta ad ottobre. Sento che ogni giorno sto meglio e questo è l’importante».

Plebani è un terzo uomo, colui che già in tabella di marcia deve mantenere la velocità e possibilmente fare un giro un più.

«Sono un buon terzo – conclude Plebani – un ruolo che sembra facile, ma che non lo è. E’ vero che sei già lanciato e sei in “tabella”, però nel secondo cambio devi cercare di tirare un giro in più. E se è così Ganna, o comunque il quarto, si “riposa” di più. Quando tira Pippo si sente. Se sei a ruota va bene, se sei in coda meno… In galleria del vento abbiamo visto che lui essendo grande impatta di più con l’aria e protegge il resto del quartetto. E infatti più sta là davanti e meglio è!».

Dino Salvoldi, Elisa Balsamo, europei Plovdiv 2020

Salvoldi/2. Balsamo guida la carica delle “ragazzine

20.12.2020
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Dopo aver parlato delle ragazze della strada, con Dino Salvoldi parliamo del gruppo pista, che è uscito dal 2020 con il sottofondo dell’Inno di Mameli e lo scintillare delle medaglie.

«Con loro – dice il tecnico della nazionale – abbiamo ricominciato già da qualche settimana e sono contento dell’adesione. Ho incontrato i team e i loro preparatori. Ho richiesto la presenza assidua, che è abbastanza impegnativa dato che l’obiettivo è lontano. Ma ho percepito che per loro la priorità è esserci e in pista la partecipazione rende più efficace il lavoro di preparazione. Di fatto, stiamo parlando di un gruppo che funziona come una vera squadra e che poi, nei weekend, corre con altre maglie. Su strada è differente».

Letizia Paternoster
Salvoldi aspetta con curiosità il ritorno di Elisa Paternoster dopo i problemi al ginocchio
Letizia Paternoster
Grande attesa di Salvoldi per il ritorno di Paternoster
Il 2020 ha segnalato una rosa di ragazze vincenti molto più ampia che in passato. Come si fa a scegliere partendo da una base così forte e così ampia?

Sarà veramente un dramma, perché con tutte vivremo lo stesso avvicinamento. Quelle che si sentono più a rischio sanno di doversi far trovare pronte. Ma come la Longo su strada, si può dire che alcune come Balsamo, Guazzini e Paternoster, purché le cose vadano bene, possono avere un percorso di avvicinamento più chiaro. Il resto del gruppo dovrà darmi conferme.

Il cronometro renderà la vita di Salvoldi più facile?

La continuità degli allenamenti e le verifiche continue non mentono. Anche se non ci saranno dei trials, dei veri momenti di selezione, gli atleti capiscono. Quando fai 30 partenze, ti accorgi se alla lunga qualcuna cala. Poi ci saranno le prove di Coppa del mondo e gli europei a chiudere i discorsi. Ma onestamente vorrei che a quel punto, vale a dire a luglio, la squadra fosse già fatta.

Quante ragazze partiranno dall’Italia?

Potrò portare 5 atlete, più una riserva. E’ chiaro che di queste, 4 devono saper fare il quartetto; almeno 4 devono saper fare l’americana; 2-3 devono saper fare l’omnium, con la variabile che questa volta l’americana si corre prima dell’omnium mentre di solito è l’ultima. La quinta ragazza nella mia testa è il jolly che esce bene dagli europei e avrà una gran condizione.

Elisa Balsamo, Vittoria Guazzini, europei pista, madison, 2020
Vittoria Guazzini, a destra, è una delle certezze per il quartetto e la madison
Elisa Balsamo, Vittoria Guazzini, europei pista, madison, 2020
Guazzini, a destra, fra le più sicure per quartetto e madison
Come gestirai il gruppo?

Ho chiesto alle squadre di lasciarmi la disponibilità infrasettimanale per lavorare in pista e io mi impegno a lasciarle libere nei weekend per correre con i club. A patto che si evitino trasferte fuori dall’Europa e si concordi l’eventuale partecipazione a piccole gare a tappe. Quanto a gareggiare su strada con la maglia azzurra, ho visto che durante il Giro d’Italia c’è una corsa a tappe in Belgio. Potrebbe essere utile in determinate circostanze, però mi frenano i rischi di una gara di gruppo così a ridosso delle Olimpiadi (23 luglio-8 agosto, ndr) per cui magari resteremo a lavorare in pista.

Farete dei collegiali?

Ne faremo uno a fine gennaio in Sicilia. Dal 13 al 18 gennaio in pista a Noto e poi fino al primo febbraio sull’Etna, con la certezza che nella seconda parte le avrò tutte. Poi non ne faremo altri per un po’. Sino a fine maggio lavoreremo a Montichiari durante la settimana e alla fine del mese andremo a recuperare in quota a Trepalle, sopra Livigno, quasi a 2.100 metri. Invece dal 6 al 20 luglio faremo una prima settimana di soggiorno e allenamento in quota ancora a Trepalle. Poi ci sposteremo per altri 7 giorni al passo Maniva, che si trova a un’ora e mezza di macchina da Montichiari. Per cui dormiremo in alto e ci alleneremo in pista, facendo però anche qualche uscita di scarico su strada. Diciamo una ogni due giorni in pista.

A Montichiari prima degli europei dicesti che Tokyo per questo gruppo sarà un punto di passaggio verso Parigi, ma sentendole vanno tutte per vincere…

Ed è lo spirito giusto, andare per il risultato. Si gareggia per l’oro olimpico e farlo senza avere nulla da perdere è la condizione migliore. Resta tuttavia un passaggio, perché parliamo di ragazze molto giovani. Mentre per le nostre avversarie sarà un punto di arrivo, quindi ci arriveranno forti come non mai. Di sicuro però troveranno un’Italia in gran forma. Giovane, ma cattiva…

Valentino Vila, Elisa Balsamo, tricolore donne junior, Boario Terme 2016

Il signor Valentino: padre, manager e tifoso

19.11.2020
6 min
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«Vuole davvero sapere – chiede Valentino Villa – chi sia Elisa Balsamo? Glielo dico. Lei magari non vorrebbe, ma mi ascolti e scusi se mi commuovo. L’anno scorso salta fuori un grosso sponsor. E’ la svolta. Invece dopo un po’ mi chiamano e dicono che salta tutto, perché sono stati acquisiti. Rischiavo il tracollo e ho trovato giusto dirlo alle ragazze. Eravamo in mezzo alla strada. Io parlavo e loro piangevano: mi chiedo che cosa abbia pensato la gente che passava. Forse avrei dovuto chiudere, ma a quel punto Elisa prese la parola. “Valentino – disse – se ti può essere utile, visto che mi hai dato la possibilità di entrare nelle Fiamme Oro, prendi pure il mio stipendio”. Sul momento mi sono sentito gratificato. Poi mi sono rimboccato le maniche. Prendo energia da queste cose, come fai a tradirle?».

Chiara Consonni, Plouay 2020
Chiara Consonni vincitrice a Plouay: «Lei è il direttore d’orchestra!»
Chiara Consonni, Plouay 2020
Chiara Consonni prima a Plouay 2020

Prima la persona

Valentino Villa è un brav’uomo. Cominciamo facendogli notare il bene che Elisa Balsamo ci ha detto sul suo conto e già basta perché si commuova ancora (i due sono insieme nella foto di apertura, datata 2016).

«Ho sempre pensato che per avere un buon rapporto con l’atleta – dice – devi creare un legame con la persona. Avere questa squadra mi è servito tanto. Ho quattro figli e ho capito di non averli ascoltati abbastanza. Grazie alle mie ragazze, anche nei momenti difficili, ho scoperto che dentro questi ragazzi c’è tanta roba. E allora ho imparato a starmene zitto ad ascoltare…».

Strade di Bergamo

La Valcar-Travel Services è una delle più forti squadre italiane, che spesso le suona agli squadroni WorldTour. Iniziano dalle esordienti e arrivano alle elite: 31 ragazze in tutto. E lassù, fra coloro che lasciano il segno, ci sono campionesse d’Europa e del mondo. Da Elisa Balsamo a Chiara Consonni, da Martina Alzini a Marta Cavalli, da Vittoria Guazzini a Miriam Vece passando per Elena Pirrone.

Valcar fa da trent’anni fresatura e tornitura di metalli a Bottanuco, in provincia di Bergamo. Travel & Service effettua noleggi con conducente, ugualmente nella bergamasca.

Marta Cavalli, Giro dell'Emilia 2018
Marta Cavalli tricolore al Giro dell’Emilia 2018: dal 2021 passa in Francia alla Fdj
Marta Cavalli, Giro dell'Emilia 2018
Cavalli, tricolore al Giro dell’Emilia 2018
Come mai il ciclismo?

Ho corso da ragazzino. A 14 anni ero tornitore e frequentavo la scuola serale, ma due volte a settimana riuscivo ad allenarmi. Poi ho capito che non si può fare tutto e mi sono buttato sul lavoro. A 21 anni mi sono sposato e guardavo le corse in tivù, ragionando sulle tattiche come i grandi diesse. Seguire una corsa dalla macchina è l’unica cosa che invidio al mio direttore sportivo. 

Poi cosa è successo?

Avevo due sogni. La mia squadrettina di esordienti e allievi. E seguire una Roubaix sull’ammiraglia della Mapei. Finché mia figlia, la più piccola, cominciò a correre. E lì mi si aprì il mondo. Andai a seguirla nella prima gara a Bologna, che fu vinta da Elisa Longo Borghini. Non credevo che fra le ragazze ci fosse quella serietà e quel bel clima. Così di ritorno chiamai mia moglie e il mio socio davanti alla macchina del caffè, chiedendo che mi permettessero di esaudire il mio sogno nel cassetto. Loro accettarono, era il 2009. La prima ammiraglia la comprammo usata dalla Lampre e la verniciammo.

Parlano di lei come un padre.

E loro sono le mie figlie. Ho la fortuna di essere sempre presente. In tanti anni ho perso a dir tanto 7-8 gare. Per seguire tutte le categorie, mi è capitato di fare fino a 1.350 chilometri nello stesso giorno.

Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
Elisa Balsamo vince a Madrid la Ceratizit Challenge by La Vuelta
Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
Poi è arrivata una certa Elisa Balsamo…

Vivendo il vivaio, vedo il cammino delle ragazze. Vado a conoscere i genitori. Chi si perde è solo perché non trova le condizioni giuste. Vidi Elisa, era il 2014. Aveva ancora 16 anni e le dissi: “Tu sei come Ronaldo”. Sentivo il peso di questa responsabilità, perché avevo già in mente di fare la squadra elite e sapevo che al primo anno da junior avrebbe corso da sola.

E lei?

Capì benissimo. Le dissi che avrebbe dovuto fare goal da sola. Vennero tanti piazzamenti, ma a fine anno vinse il mondiale nello scratch. Il primo lampo di Ronaldo.

Cosa fa Valentino nella squadra?

Sono quello che le chiama quando sono in crisi. Nel ciclismo sono l’ultimo arrivato, ma credo che la loro tensione sia soprattutto psicologica. Non mi piacciono le pressioni eccessive, quando vanno forte non serve incalzarle. Quando le ragazze arrivano alla gara, devono essere felici.

Felici?

La gioia di vivere deve far parte del gioco. Sono una bella banda, a volte anche a me è capitato di tenerne a bada l’esuberanza. Una volta in Belgio ho dovuto chiedere che abbassassero la voce al ristorante, con Chiara Consonni direttrice d’orchestra. Ma se l’atleta è felice, se il suo sguardo è felice, ti dà il 100 per cento. Va bene tutta la tecnologia, ma è fondamentale che ogni ragazza sia in armonia con la squadra.

Un po’ manager e un po’ psicologo, insomma?

Se ne vedo una pensierosa, prima faccio una battuta, poi la invito a fare due passi e parlare. Si confidano. L’uomo puoi insultarlo e motivarlo, la donna va ascoltata e capita. Ci dicono che le viziamo, ma si confidano più con noi che con i genitori.

Vittoria Guazzini, Fiamme Oro
Vittoria Guazzini in azione ai tricolori di Breganze
Vittoria Guazzini, Fiamme Oro
Guazzini ai tricolori di Breganze
Valentino, come va con gli sponsor?

Sono spesso in ufficio a ragionare. Chiamo il sabato, anche la domenica o alle otto di sera. Chiedo scusa sempre a tutti, è il mio limite. Spero capiscano. Valcar ha un significato, ma se ci fosse la possibilità di un grosso nome, non sarebbe un problema. Vedo le cifre che offrono alle nostre ragazze, io non ci arrivo. Così già da tempo ho deciso. Ma se dovessi trovare un grosso nome, basta chiamarsi Valcar, ma ugualmente vorrei carta bianca. E’ quella la nostra forza.

Teme che dopo le Olimpiadi arriveranno gli squadroni con i soldi?

Se sei ricco e le vuoi tutte, non riesci a prenderle. Se il nostro gruppo non c’è più, il giocattolo si frantuma. Siamo noi il collante, per quello sto provando di tutto per tenerle insieme. Ho avvicinato dei team manager dei pro’. Ho chiesto un incontro per ragionare, non sapendo che opinioni avessero del ciclismo femminile. E l’incontro è stato addirittura rifiutato. Che modi sono? Questa gente non è mai stata nel mondo del lavoro.

Qualcuna andrà via?

Capisco la scelta di Marta Cavalli, che ha scelto di andare alla Fdj in Francia. Non posso e non sarebbe giusto trattenerle, è la loro vita. Quello che chiedo scherzando sarà semmai che mi invitino al matrimonio.

Perché non la vediamo mai in giro, signor Valentino?

Non voglio essere fotografato. Alle gare sono sempre defilato, l’apparire non mi appartiene. Poco prima di sposarmi, dissi a mia moglie che era il giorno più brutto della mia vita. Lei per poco non svenne, poi capì. Non volevo essere al centro dell’attenzione. Qualche foto di squadra l’ho fatta, ma poco più.

Che cosa è cambiato?

Ho scelto di farmi vedere. Prima ho rifiutato le interviste, ma per il bene della squadra ora le faccio. E’ d’obbligo per un manager, d’obbligo per le mie ragazze.

Dino Salvoldi, Elisa Balsamo, europei Plovdiv 2020

Ragazze in vacanza, ma dicembre è già qui…

17.11.2020
3 min
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Europei e stagione finita anche per Dino Salvoldi, tecnico delle ragazze. Per lui chiusura col botto, grazie all’oro di Balsamo-Guazzini e il bronzo di Miriam Vece nei 500 metri, a 50 centesimi dall’argento. E dire che l’ultimo giorno era anche iniziato col brivido per Vittoria Guazzini che non si sentiva troppo bene.

«Non era pretattica – si schermisce Salvoldi – era vero. Negli ultimi trenta giri l’ho vista in riserva piena e ho spostato il peso dei giri su Elisa. E quando ci siamo accorti che eravamo sbagliati e Guazzini si sarebbe trovata per ultima, Vittoria è stata bravissima».

Elisa Balsamo, Vittoria Guazzini, europei pista, madison, 2020
Elisa Balsamo, Vittoria Guazzini, madison spettacolare ma sofferta
Elisa Balsamo, Vittoria Guazzini, europei pista, madison, 2020
Balsamo, Guazzini: madison spettacolare e sofferta

Un bilancio si può fare. E quando una nazionale torna a casa con tre ori, quattro argenti e un bronzo mettersi a sottilizzare potrebbe far passare per antipatici.

Che cosa si può dire?

Che ci aspettavamo meglio dalle inglesi, soprattutto nell’ultima madison. Sapevamo quale sarebbe stata la tattica della Russia, ma con poche coppie forti in pista, devi fare tutte le volate. Invece allargando lo sguardo, è stata una stagione davvero compressa, che ha reso difficile programmare gli eventi. Una situazione di grande incertezza…

Chiara Consonni, Plouay 2020
Chiara Consonni a Plouay: la Valcar ha fornito un bel gruppo di atlete alla pista
Chiara Consonni, Plouay 2020
Chiara Consonni, una dei gioiellini della Valcar
Ma guardando i risultati, l’avete ben gestita, no?

Con il gruppo della Bulgaria è andato tutto bene e le ragazze si sono presentate con un’ottima condizione. Se lotti alla pari o arrivi davanti alle inglesi, vuol dire che ci sei.

A sentire le ragazze è un peccato che non si facciano le Coppe del mondo quest’anno…

Si era deciso che nell’anno olimpico non si sarebbero fatte e quando Tokyo è slittato, non si è rimesso mano al calendario. Però posso dire che non condividiamo la scelta di spostarle ad aprile, maggio e giugno come vorrebbero fare. Meglio correrne tre fra febbraio e marzo, per le ragazze non sarebbe un problema. Più avanti si va a interferire con l’attività su strada.

Alzini, Balsamo, Consonni, Guazzini e Vece sono tutte ragazze della Valcar: c’è buona collaborazione?

Non è una cosa ricercata, a cicli c’è sempre una squadra che fornisce un bel numero di atlete alla nazionale, ma devo dire che con loro c’è grande condivisione e mi sento davvero di ringraziarli. Hanno voluto sostenere il progetto olimpico fino a Tokyo. Elisa Balsamo ha ormai un grande valore di mercato, ma non è voluta scendere a compromessi ed è rimasta nella Valcar che per lei è davvero una seconda famiglia.

Vittoria Guazzini, Elisa Paternoster, 2019
E per Tokyo tornerà in pista anche Letizia Paternoster, qui con Guazzini
Vittoria Guazzini, Elisa Paternoster, 2019
Paternoster è guarita. Qui è con Guazzini
C’è da temere che dopo le Olimpiadi, gli squadroni le portino via tutte?

Le ragazze della nazionale si fanno forti della maglia azzurra, che è gratificante come risultato e come visibilità. Se stessimo parlando di professionisti uomini, direi di sì. Ma le ragazze di cui parliamo sono tutte inserite nei corpi militari e, calcolatrice alla mano, non è che gli stipendi che prenderebbero nei team WorldTour giustifichino la rinuncia allo stipendio fisso.

Quindi adesso si va tutti in letargo?

Un paio di settimane per tirare il fiato ce le concediamo. Però come ci siamo già detti a Montichiari, a dicembre si ricomincia a scaldare il motore. Non sappiamo ancora se a febbraio ci saranno gli europei, ma sappiamo per certo che a luglio ci saranno le Olimpiadi. E per quelle c’è da programmare e lavorare tanto.