Marco VIlla, Jonathan Milan, Fabio Masotti, Montichiari, 2020

Bertazzo e Scartezzini positivi. Villa, cosa fai?

08.11.2020
4 min
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«Il virus è proprio invisibile – diceva venerdì Marco Villa – e non è facile da capire come gira. Comunque oggi facciamo tutti i tamponi programmati e li ripetiamo domani o domenica, se troviamo il modo di farne una serie rapidi. Pippo è stato in pista solo martedì col tampone fresco negativo. Sono stati sempre lontano giù dalla bici, come avete potuto vedere anche voi. Ma a questo punto avere due tamponi qualche giorno prima di partire mi tranquillizza di più».

Altri due

Il virus è stato davvero invisibile e ha giocato un brutto scherzo al cittì della nazionale della pista e ad altri due dei suoi atleti.

«Gli azzurri Liam Bertazzo e Michele Scartezzini – si legge infatti nel comunicato della Federciclismo rilasciato nella notte di sabato 7 novembre – che sarebbero dovuti partire nella giornata di domani, domenica 8 novembre, per gli Europei Pista in Bulgaria, dall’ultimo tampone effettuato oggi, sabato 7 novembre, sono risultati positivi al Covid-19.

«Gli atleti stanno bene e sono in isolamento presso il proprio domicilio. Tutti gli altri azzurri selezionati per la prova continentale e sottoposti anche loro nella giornata odierna al tampone, sono risultati negativi.

«In via precauzionale, la partenza della Nazionale Uomini fissata per domani, domenica 8 novembre, è stata posticipata nella giornata di martedì 10 novembre, per effettuare un ultimo tampone prima di raggiungere la Bulgaria, nella giornata di lunedì 9 novembre».

Michele Scartezzini, Montichiari 2020
Michele Scartezzini positivo al tampone di sabato 7 novembre
Michele Scartezzini, Montichiari 2020
Scartezzini positivo al tampone del 7 novembre

Ha senso partire?

Marco Villa ha accolto la notizia con la consueta flemma e quel pizzico di rassegnazione di chi non può fare altro che aspettare e sperare. E alla domanda se abbia senso partire, la sua risposta è piena di responsabilità.

«Lo stesso senso che aveva prima – dice – è sempre un campionato europeo. Mi sembra giusto rispettare il tipo di competizione. Enrico Della Casa (segretario generale dell’Unione europea di ciclismo, ndr) ha fatto di tutto per riuscire a mettere in piedi gli europei e in ottica olimpica, visto che è da marzo che non facciamo un quartetto, ci faceva e ci fa ancora comodo. Voltargli le spalle perché non ho i top non mi sembra giusto. Non andare vuol dire perdere punti e magari perdere posti nel ranking e il primo posto nel ranking del quartetto. Ai mondiali partire per ultimi non è tanto bello».

Chi arriva?

Poi la testa corre ai rimedi. Così se da un lato ci saranno altri screening e altri tamponi, dall’altro c’è la necessità di richiamare altri atleti per il quartetto.

«Ho il pulmino con materiale e parte dello staff già al velodromo – dice Villa – mi restano Milan, Lamon e Moro. Per averne almeno 4 per il quartetto, prendo Gidas Umbri della Colpack. Ha corso domenica la cronosquadre del campionato italiano ed era nel quartetto under 23 di Fiorenzuola, che ha fatto secondo assieme a Milan, Boscaro, Masotto e Nencini. Quindi un corridore in attività, che ha girato in pista fino a 15 giorni fa. Poi penso di portare Donegà per completare il gruppo in qualche gara di gruppo. Questo è il piano B. Se mi salta ancora qualcuno e non è Milan (i due sono insieme nella foto di apertura, ndr), il piano C sarà andare con lui per provare a vincere l’inseguimento di sabato. Poi spero in un 2021 meno stressante, altrimenti salto!!!

«Domani comunque faccio partire lo staff previsto in aereo. I ragazzi ed io restiamo qui fino a martedì, così lunedì faccio un altro tampone. E martedì mattina, se tutto okay, partiamo. Arriviamo verso le 15 in pista e ho chiesto a Della Casa se mi sposta l’allenamento all’ultimo turno, verso le 18-19,30».

Jonathan Milan, Liam Bertazzo, Montichiari, 2020
Milan, in primo piano, resta in ballo per gli europei. Bertazzo, dietro, il secondo positivo
Jonathan Milan, Liam Bertazzo, Montichiari, 2020
Milan c’è ancora, Bertazzo (dietro) no

Record di tamponi

La conclusione è un grido di battaglia, con i pugni chiusi e le dita incrociate.

«A me non piace mollare facilmente – dice Villa – sempre cercando di fare i passaggi giusti e non avventati per non mettere a rischio gli altri. Ne ho parlato con lo staff medico della Fci e il Presidente. La possibilità di avere ancora 2-3 giorni per ulteriori incubazione e quella di fare un altro tampone lunedì ci mette un po’ più in tranquillità. Poi l’ho già detto. Questo virus è incalcolabile e imprevedibile… e invisibile. E molti calcoli diventano inutili. Ma almeno abbiamo fatto un percorso di controllo al massimo livello. Partiremo con 4 tamponi in 8 giorni».

Mattia Cattaneo, Gianni Savio, Mario Androni, Fausto Masnada

L’Androni va via, Savio cosa fai?

06.11.2020
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Gianni Savio è in ufficio a pianificare per quel che il nuovo… giro di covid permette di fare. La sua Androni Giocattoli-Sidermec è uscita tutto sommato bene dal Giro d’Italia. I ragazzi infatti sono stati ogni giorno in fuga e questo gli ha permesso di salire per due volte sul podio finale di Milano: con Simon Pellaud per la classifica dei traguardi volanti e con Mattia Bais per i chilometri in fuga. Tra le grane di questo fine stagione, l’uscita di Androni Giocattoli non è certo la notizia migliore, anche se Savio si guarda bene dal drammatizzare.

«Un’azienda svizzera – spiega – era molto interessata, ma alla luce del covid hanno congelato le sponsorizzazioni. Altre due aziende hanno valutato le richieste, ma dovremo approfondire. Una è la Work Service. E poi speriamo sempre di poter parlare ancora con Androni. Potremmo aspettare gennaio, perché la copertura per i corridori che abbiamo c’è già con Sidermec e gli altri. Comunque le garanzie all’Uci sono state date tutte per avere la licenza. Spero però di concludere per novembre, per tranquillità e anche per ragioni logistiche».

Manuel Belletti, tricolore 2020, Cittadella
Belletti ai campionati italiani. Per lui niente Giro a causa di risultati opachi
Manuel Belletti, tricolore 2020, Cittadella
Belletti fuori dal Giro per pochi risultati
Savio, come va?

Siamo qua fra restrizioni e dubbi. Il progetto è sempre quello di continuare con la filosofia dei giovani, adottata tre anni fa, che ci ha permesso di lanciare sei corridori nel WorldTour. Ballerini, Vendrame, Sosa, Bernal, Cattaneo e Masnada (nella foto di apertura Savio è al Giro dell’Appennino del 2019 con Mario Androni e gli ultimi due corridori, ndr).

Quindi da quali nomi partiamo?

Partiamo da Jerman Ziga, uno sloveno di 22 anni che mi è stato presentato da Andrej Hauptman. Mi ha detto di aver avuto due giovani forti di recente: Pogacar e Ziga. Nel 2018 ha vinto la Gand-Wevelgem under 23 e poi è andato alla Groupama Continental.

E poi?

E poi Leonardo Marchiori, che era alla Ntt Continental e ha vinto la Firenze-Empoli. Altri li stiamo monitorando, per chiudere il buco lasciato da Conca e Colleoni. Però ho nel mirino un giovanissimo colombiano che vale più di Conca.

E poi ci sono quelli del Giro 2020, no?

Tutti confermati. Sono giovani e aver fatto il Giro produrrà certo un miglioramento. Cepeda è un bambino. Mattia Bais è davvero un atleta interessante: vi pare facile vincere la classifica dei chilometri in fuga? Il vecchio del gruppo è Pellaud, che ha 25 anni. E’ quello con il peso specifico più elevato, sul piano tecnico/sportivo e quello della comunicazione.

Chi meglio conosce Bais dice che se fosse andato in fuga con maggior lucidità avrebbe potuto giocarsi una vittoria.

Noi abbiamo l’obbligo di provarci per la visibilità, ma anche perché se aspettassimo i migliori, avremmo davanti tanti corridori più forti di noi.

In effetti, la differenza con le squadre WorldTour è stata notevole.

Enorme. Vuoi perché avevano fame e quindi hanno dato il massimo, vuoi perché il nostro è un budget di 2,5 milioni, il loro parte da 18. Se hai soldi, fai quello che vuoi. Altrimenti peschi corridori giovani e selezioni obiettivi alla tua portata. L’attacco quotidiano è il solo modo per provare a vincere.

Jefferson Alexander Cepeda, Giro d'Italia 2020
Jefferson Alexander Cepeda ha 22 anni
Jefferson Alexander Cepeda, Giro d'Italia 2020
Jefferson Cepeda ha 22 anni
E qui arriviamo alla selezione degli uomini del Giro…

Abbiamo portato giovani non appagati. Abbiamo fatto scelte impopolari, non portando al Giro Belletti, Gavazzi, Pacioni e Rivera. Sarebbero rimasti ad aspettare il finale e non è quello che volevo. Belletti non vince in volata con Gaviria e Demare e magari restando in gruppo, condiziona i più giovani. A loro abbiamo mandato anche una lettera per dirgli che non li avremmo confermati.

Qualcuno dice che non sono stati portati perché si sono ribellati al taglio degli stipendi durante il lockdown.

Non è vero. Sono voci maligne e invidiose. Per il discorso stipendi magari qualcuno si è lamentato. Però abbiamo detto che, al pari delle vecchie premondiali, avremmo fatto la squadra del Giro fra coloro che fossero andati bene nelle gare precedenti. Lo sapevano tutti. Nessun conto del palmares, ma avremmo guardato il rendimento nelle corse. E il rendimento di quei corridori è stato carente.

Pare che Rivera andasse forte.

Ma noi non lo avevamo già confermato. E’ un corridore di grandi potenzialità fisiche espresse però in laboratorio. Ha vinto la tappa regina del Tour of Langkawi grazie al gruppo arrivato compatto sotto l’ultima salita. Si è ritirato alla Tirreno. Ha bisogno di trovare il suo equilibrio.

Avete dovuto discutere?

Abbiamo avuto una trattativa. Con qualcuno abbiamo discusso perché non era d’accordo, ma io dirigo una squadra e porto al Giro quelli che danno garanzie.

Che fine ha fatto Venchiarutti?

E’ stato sfortunato. Ha corso poco e in condizioni critiche, ma credo che il prossimo anno si farà vedere.

Savio avrebbe preso Visconti se fosse stato Reverberi?

Diciamo che Bruno ha avuto pochi risultati negli ultimi anni, basta guardare la classifica di Coppa Italia, quella Uci o quella dello Europe Tour. Hanno cercato sul mercato e trovato un corridore in grado di fargli risultato.

Tu lo avresti preso?

Non cerco corridori di esperienza. Se uno è più vecchio che esperto, di solito porta più teoria che pratica. E poi il corridore anziano non è sempre contento dei giovani e dei loro risultati. 

Perché Androni va via?

Una situazione personale, per la quale ha perso entusiasmo per il ciclismo. Poi il covid che ha fermato la produzione. Ci sono state grandi discussioni all’inizio dell’anno che per fortuna poi si sono chiarite.

Marco Villa, Filippo Ganna, mondiali pista Berlino 2020

Ganna, il tampone conferma i sospetti

06.11.2020
2 min
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Quando siamo arrivati in pista, mentre Jonathan Milan si lanciava in un inseguimento individuale di 3.000 metri, l’assenza di Ganna si è notata all’istante.

«Pippo non c’è – ha detto subito Marco Villa – è andato a fare il tampone. E siccome si sentiva debole, l’ho mandato a casa e sarà pronto domenica per partire assieme a noi. Si è caricato la macchina da solo. E’ andato al centro Synlab. Gli hanno misurato la febbre all’entrata. Ha fatto il tampone, poi ha guidato verso casa. Non stava male, solo mal di testa forte, diceva, e poca fame. E questo per lui è strano».

La giornata è cominciata così con un po’ di preoccupazione e la necessaria dose di ottimismo, dato che Ganna e tutti gli altri avevano già fatto un tampone e lunedì erano tutti risultati negativi. Pippo, in particolare, si era ritrovato in pista inizialmente poco convinto, poi gasato dal buon ritmo di pedalata che riusciva ancora a tenere malgrado le fatiche del Giro.

«Nonostante abbia fatto di tutto per schivarla – aveva sorriso Viviani incontrato al campionato italiano delle donne – non c’è stato verso. Va davvero forte. Io invece non sto in piedi e la chiudo qui».

Per rispettare la privacy del piemontese, tuttavia, si è così deciso di pensare agli altri al lavoro per gli europei di Plovdiv, in attesa dell’esito del nuovo tampone.

Marco Villa, azzurri, distanziamento, Montichiari 2020
All’interno della pista di Montichiari, distanziamento fra i corridori della nazionale
Marco Villa, azzurri, distanziamento, Montichiari 2020
A Montichiari distanziamento fra gli azzurri

Purtroppo la notizia è arrivata in casa Italia intorno alle 22, nonostante di solito i tamponi arrivino di mattina, tramite un messaggio con cui Ganna ha avvertito Villa della poco simpatica novità.

«Villa ci vediamo a febbraio».

Era la conferma che purtroppo nessuno avrebbe voluto avere, data appena pochi minuti prima al Team Ineos. E dire che Ganna era già stato fermato subito dopo i campionati italiani della crono, per aver fatto il sopralluogo del percorso assieme al compagno Leonardo Basso, cui un tampone aveva dato un falso esito positivo.

«Speravo fosse altro – dice Villa – e col tampone negativo di tre giorni prima ci speravo forte. Invece è proprio invisibile e non è facile da capire come gira. Comunque oggi facciamo tutti i tamponi programmati e li ripetiamo domani o domenica, se troviamo il modo di farne una serie rapidi. Pippo è stato in pista solo martedì col tampone fresco negativo. Sono stati sempre lontano giù dalla bici, come avete potuto vedere anche voi. Ma a questo punto avere due tamponi qualche giorno prima di partire mi tranquillizza di più».

La nazionale che partirà per la Bulgaria avrà dunque cinque uomini per il quartetto: Lamon, Bertazzo, Milan, Scartezzini e Moro e si deciderà nelle varie prove chi utilizzare nella qualifica. Nell’inseguimento individuale, salvo sorprese, correrà invece soltanto Jonathan Milan.

Giulio Ciccone, Monaco, autunno 2020

Ciccone e un inverno per… ricostruirsi

06.11.2020
3 min
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Il comunicato della Trek-Segafredo è arrivato nel mattino della crono di Valdobbiadene: Ciccone non parte. Dopo una serie di esami presso l’ospedale di Bassano del Grappa, l’abruzzese si ferma. Il suo Giro finisce qui. Giulio si ferma e poi sparisce. Conoscendolo, non è difficile immaginare il fastidio di abbandonare la squadra alla vigilia delle tappe più importanti. Ma se Cicco decide di mollare, allora sta male davvero. E magari ne avrà le tasche piene di questa stagione che doveva spalancargli la porta del paradiso e si è trasformata in un baratro.

Sono passati venti giorni e di Giulio si erano perse le tracce. Era giusto lasciargli lo spazio per rielaborare la delusione, ma adesso il tempo è maturo. E il timbro di voce dell’abruzzese da Monaco è migliore di quanto si potesse immaginare, anche se la situazione non ancora del tutto superata e questo dà la misura di quanto il Covid sia materia sconosciuta.

Cicco, come va?

Mi sono curato, mi sto ancora curando. Ho dovuto fare altri accertamenti, il covid non era passato del tutto. E adesso sono totalmente fermo. Così fermo che, per passare il tempo, sto giocando con i Lego.

E’ stato incauto partire per il Giro?

I dati erano buoni, non è stata una scelta casuale. Avevo i test giusti, ma il freddo è stato più forte. Il covid non è un’influenza che passa e riparti, ma è talmente sconosciuto che fai fatica a inquadrarlo. Il Giro d’Italia non è una cosa banale. Porti il fisico al limite e te ne accorgi.

Giulio Ciccone, Roccaraso, Giro d'Italia 2020
Il freddo di Roccaraso, nonostante la buona prova, ha dato inizio ai problemi
Giulio Ciccone, Roccaraso, Giro d'Italia 2020
I primi problemi per il freddo di Roccaraso
Quando te ne sei accorto?

I primi giorni facevo fatica a livello di gambe. Lo sapevo, venivo da una lunga sosta. Poi piano piano sono iniziati i segnali positivi, soprattutto a Camigliatello. Però contemporaneamente col freddo sono arrivati i primi problemi di respirazione e ogni giorno si è fatta più dura. Il primo giorno veramente negativo l’ho avuto quando ha vinto Sagan a Tortoreto. Lì ho cominciato ad accusare.

Come stavi a quel punto?

Il morale era alto, il fisico perdeva colpi. E dire che aspettavo solo la terza settimana…

E’ stato duro fermarsi ancora?

Per un verso sì, per l’altro era il modo di chiudere definitivamente questa stagione orrenda. Tolto Laigueglia, non è mai andata bene. Almeno adesso si riparte da zero. Gli accertamenti hanno detto che ne sto uscendo. Era già nei miei piani fare 20 giorni di stop, adesso mi hanno fermato completamente. Devo recuperare.

Dicono che con te in corsa, lo strapotere degli stranieri sarebbe sembrato meno importante.

Sono abbastanza critico su questa cosa degli stranieri e mi infurio. Noi italiani ci pestiamo i piedi da soli. Ci esaltiamo e ci buttiamo giù. L’anno scorso e non perché ci sia di mezzo proprio io, dopo Giro e Tour ero l’erede di Nibali, ma siccome il Giro è andato male, non esisto neanche più. Abbiamo tanti giovani forti, davanti ai quali io mi sento un po’ vecchio. Ma sono più che convinto che in una stagione normale, avrei potuto dire la mia. Invece è saltato tutto.

Con che spirito ripartirai?

Riparto arrabbiato. Non come l’anno scorso, che ero quasi senza aspettative. Ovviamente non rischierò di strafare, perché la squadra mi segue, ma sono carico a molla.

Cosa resta del primo anno ad imparare da Nibali?

Un anno zero sul piano dell’esperienza. Al ritiro di San Pellegrino abbiamo lavorato tanto e bene. Al Giro invece è stato tutto storto, l’opposto di quello che ci aspettavamo. Si è creato un bel gruppo, ma il nostro obiettivo principale si è trasformato in un calvario.

Hai seguito il resto del Giro in tivù?

Un po’, ma siccome mi giravano, guardavo solo i finali.

Come sta tua madre?

Bene, grazie. Ha finito un ciclo di terapie e adesso si riguarda.

Sei stato in Abruzzo dopo il Giro?

Sì, qualche giorno, poi sono venuto a Monaco per riprendere la stagione. Fra un paio di settimane ricomincerò ad allenarmi e vorrò il clima più caldo.

Axel Merckx

Merckx, la crisi e quei sorrisi al Giro

30.10.2020
4 min
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Axel Merckx risponde al telefono dal Canada in uno dei momenti più critici della sua carriera di manager. Il Covid ha spazzato via il ciclismo dal Nord America, facendo cancellare praticamente ogni corsa. E la Hagen Bermans Axeon, che a inizio stagione era una squadra in salute e pronta a giocare le proprie carte, adesso è ad un soffio dal chiudere i battenti per l’assenza di sponsor.

Fucina di talenti

Del team americano si è parlato più volte durante il Giro d’Italia, perché dalle sue file sono approdati al professionismo Tao Geoghegan Hart, che il Giro l’ha vinto; Joao Almeida, che lo ha comandato per due settimane; Ruben Guerreiro, che si è portato a casa la maglia dei gran premi della montagna. Tutti hanno speso parole di elogio per Axel che, da quando ha iniziato a portare avanti questo progetto oltre l’Oceano (nato negli anni di Livestrong da cui si è poi affrancato), ha smesso di essere il figlio di Eddy. Prima di loro e fra gli altri, Merckx ha mandato nel WorldTour corridori come George Bennett, Jasper Stuyven, Taylor Phinney, Neilson Powless e Mikkel Bjerg.

Tao Geoghegan Hart, crono Monreale-Palermo,, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart ha corso con Merckx dal 2014 al 2016
Tao Geoghegan Hart, crono Monreale-Palermo,, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart con Merckx dal 2014 al 2016

Colpa del Covid

Dice che avevano cominciato il 2020 super ambiziosi, poi sono sparite le corse, non si riusciva a venire in Europa. Insomma… un disastro.

«Sto ancora cercando – dice – e non dispero. E’ complicato. Ho contatti, ne vorrei di migliori. Il Covid non ha aiuta, anzi ci ha mandato al tappeto. Gli sponsor sono in difficoltà. Per questo non cerchiamo soltanto negli Stati Uniti o in Canada, ma in tutto il mondo. Del resto la squadra è affiliata negli Usa, ma abbiamo il servizio corse in Belgio e viviamo la maggior parte dell’anno in Europa. Siamo stati in Italia per il Piccolo Lombardia e il Giro U23 puntando su Quinn, ma non è andato benissimo. Ho anche pensato di legarmi a un team WorldTour, ma non tutti hanno budget per un team Development».

Il Giro, che sorpresa

A consolarlo è arrivato il Giro d’Italia, con quei tre ragazzi che hanno stupito lui per primo. Anzi, si dice stupito più di Tao e Joao che di Guerreiro, che le doti per la maglia della montagna le ha sempre avute.

«Ho seguito la corsa in tivù – dice – con tutte le complicazioni del fuso orario. E’ stato una grande sorpresa. Sapevo che sono ragazzi di talento e che sarebbero arrivati, ma come facevo a prevedere i quindici giorni in rosa di Almeida? E poi Tao… Avrei detto che avesse i numeri per una top 10, al massimo top 5. Ha talento. Vede bene la corsa, va bene a crono ed è forte in salita. Era al Giro per aiutare Thomas, ma ha giocato benissimo la sua carta. E’ stato lucidissimo e lui in questo è un esempio. Sono abbastanza sicuro che non cambierà la sua mentalità e tornerà a fare il suo lavoro. Pensa che mi ha chiamato prima di salire sul podio finale, super in fretta. L’ho trovato molto sicuro nella voce, ma posso aggiungere poco, perché per il resto della chiamata non abbiamo fatto altro che ridere…».

Joao Almeida, Giro d'Italia 2020
Joao Almeida, con Axel Merckx nel 2018 e 2019
Joao Almeida, Giro d'Italia 2020
Almeida con Merckx nel 2018 e 2019

Nessun segreto

C’è anche lui però nella loro storia ed è bello ricordarlo, soprattutto per capire come mai dal suo team siano usciti tanti corridori così forti e pronti.

«Ne faccio parte – ammette – ma sono loro ad aver fatto i sacrifici necessari. Non so se ci sia un segreto, parlerei piuttosto di metodo di lavoro. Un mix fra mentalità Usa e tradizione europea. Probabilmente non è un modello che funziona con tutti. Andando a stringere, ho bisogno di avere un buon feeling con il corridore e che lui lo abbia con i compagni. Solo così l’esperienza diventa insegnamento. Cerco il talento. Va bene guardare ai risultati, ma ci sono anche corridori di qualità che arrivano da periodi sfortunati e non hanno piazzamenti. Quel che conta è la mentalità con cui vengono e la voglia di far parte del progetto, cosa possono fare gli uni per gli altri. Da noi non sono numeri, sono persone. E credo che abbiamo fatto un buon lavoro».

Andrea Vendrame, Giro d'Italia 2020

Vendrame, mano tesa al Giro d’Italia

26.10.2020
3 min
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Andrea Vendrame se ne è andato dal Giro d’Italia con il quinto posto nella tappa di Sestriere, che nell’ambito dei piazzamenti più belli, si è aggiunto al quarto di Villafranca Tirrena e il sesto di Matera. Ma il veneto della Ag2R La Mondiale si è lasciato andare anche a dichiarazioni piuttosto pessimistiche sulla sicurezza del Giro d’Italia. Perciò parlarci per raccontare la corsa e la sua sicurezza ci è sembrato un passaggio necessario. Soprattutto per come lo conosciamo da anni. E la voglia di chiarire tutto, scopriremo alla fine, era anche la sua.

Che Giro è stato? Che anno è stato?

Stavo contando proprio poco fa. Siamo quasi a novembre e ho fatto 55 giorni di corsa, con tre mesi di chiusura. L’anno scorso ne ho fatti una ventina in più, al primo anno da pro’ ero arrivato a 64. Ma parliamo di stagioni piene.

Tanti piazzamenti in questo Giro, soddisfatto?

Ho provato in diverse occasioni e la più limpida è stata quella di San Daniele, dove abbiamo sbagliato come squadra essendo in quattro nella fuga che è arrivata. A Sestriere l’Astana ha tirato per vincere la tappa e non abbiamo avuto tropo margine, ma stavo bene. Anche se sullo Stelvio ho pensato di mollare.

Perché?

Dopo San Daniele sono stato poco bene, non riuscivo a mangiare e sulla seconda salita, il Castrin, mi sono ritrovato fra le ammiraglie e fuori dal gruppetto. Ho voluto finirla perché è il mio lavoro, ma rientrare è stato duro.

Andrea Vendrame, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Andrea Vendrame, animatore di parecchie fughe del Giro
Andrea Vendrame, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Andre Vendrame, un Giro spesso in fuga
Nelle prime tappe sei stato protagonista delle volate.

Lo voleva la squadra, pur sapendo che contro Demare, Sagan e gli altri non avrei mai vinto. Volevano i piazzamenti, ma intanto la condizione è cresciuta e ho provato nelle tappe più nervose.

La mattina di Rivolto, hai sganciato la bomba: secondo te il Giro non era al sicuro dal Covid. Confermi?

Ho detto la verità, per come la stavo vivendo. Si parlava di bolla, ma lungo le strade c’era gente senza mascherina che ci urlava i suoi incitamenti. Se erano positivi, ci contagiavano. Negli hotel c’era altra gente, anche negli ascensori. Poi ho capito che Rcs su queste cose non poteva avere controllo e a questo punto della storia dobbiamo tutti dargli atto, io per primo, che sono stati bravi a organizzare e portare a casa un Giro in questo anno. Complimenti a Vegni e Papini, di cuore.

A Monselice, nel tratto dall’arrivo ai pullman, abbiamo visto corridori fermarsi a parlare con mogli, genitori e amici. Cosa poteva farci Rcs?

Hai ragione, per questo ho cambiato subito registro. Dopo tanto tempo fuori casa e magari avendo fatto anche il Tour, qualcuno non ha resistito. E ha sbagliato mettendo a rischio tutti gli altri. So bene che non era sempre possibile parcheggiare i pullman attaccati agli arrivi, stava anche a noi avere i comportamenti giusti.

Stare in una squadra francese può aver influito?

Siamo arrivati a Milano e sono contento, ma tanti dalla seconda settimana hanno cominciato a dire che ci saremmo fermati. Per questo abbiamo preferito vivere alla giornata, come se ogni giorno fosse l’ultimo.

Che voto dai alla tua stagione?

Non ho vinto, ma ho fatto 17-18 piazzamenti nei dieci, per cui mi do un 8. Ho fatto vedere di essere migliorato e di avere margini. Per questo alla vigilia del Giro abbiamo rinnovato in contratto fino al 2023.

Quindi non sei stato tu l’anima della rivolta di Morbegno?

Vorrei davvero stringere la mano a Mauro Vegni. Quel giorno ero alla partenza con i ragazzi della Androni e della Bardiani. Stavo mangiando un panino in attesa di partire e a un certo punto ho chiesto a quelli con me dove fossero gli altri. Solo dopo un po’ è arrivata via radio notizia di quel che stava succedendo. Mi hanno messo nella chat del Cpa a mezzogiorno di quello stesso giorno, mentre eravamo nei pullman. Perciò, per favore, che su questo si sappia la verità.

Smarzaro, mattatore senza squadra

20.10.2020
3 min
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Daniel Smarzaro è stato il mattatore del finale di stagione. Il corridore della General Store dopo aver passato un’estate a rincorrere la forma, ha trovato il picco proprio nelle ultime gare. Due secondi posti e una vittoria. E che vittoria. Il trentino si è portato a casa la prestigiosa Coppa San Daniele.

Corridore completo

«Ho iniziato con i pro’ – dice Daniel – a Laigueglia. Dopo il lockdown ho ripreso ad ExtraGiro. Rispetto ad altri ho capito subito che la quarantena sarebbe stata lunga. Così ho mollato del tutto all’inizio. Poi ho fatto rulli ed esercizi a corpo libero. Quando ci hanno liberato ho cercato di ricostruire subito il fondo, facendo tanti chilometri».

Daniel, 23 anni appena compiuti, con il covid ci ha rimesso più di altri. Per un ragazzo della sua età, questa stagione era fondamentale. Aveva impostato la preparazione invernale molto bene. L’idea era quella di partire forte e ci era anche riuscito.

«Speravo di raccogliere di più. Volevo partire forte visto che c’erano gare adatte alle mie caratteristiche. Sono un corridore completo, con un ottimo spunto veloce. Tengo bene sulle salite brevi. Però non ho potuto fare quelle corse su cui avevo puntato. Alla ripresa abbiamo corso spesso con i pro’. Le gare con loro sì sono belle, ti fanno crescere, ma è anche vero fai tanta fatica e prendi tante bastonate. Questo lavoro almeno ha fatto arrivare la condizione a fine anno».

Smarzaro corre con la General Store dal 2018 (foto Scanferla)
Smarzaro corre con la General Store dal 2018 (foto Scanferla)

A scuola da Fruet e Conci

Smarzaro è trentino della Valsugana. “Vicino di casa” di Nicola Conci e del grande biker Martino Fruet, spaziale nella guida.

«Da due come loro c’è sempre da imparare. Con Conci usciamo spesso insieme. I suoi consigli sono utili. Si vede che viene dal WorldTour. E Martino è un maestro, in discesa cerca di fare i Kom e ogni planata con lui si fa a tutta. E’ un kamikaze. Non riusciamo a tenerlo, però ti dà sicurezza».

E adesso?

Purtroppo il futuro immediato di Smarzaro non è sgombro di nuvole. La General Store sembra non lo riconfermi e a questo punto dell’anno non è facile trovare squadra. 

«Sinceramente non so neanche se continuerò a correre. Il mio team mi ha comunicato tardi che non voleva più tenermi. Le altre Continental sono già piene. E con due squadre WorldTour che chiudono anche le Professional si riempiono. Deciderò a fine mese».

Sarebbe un peccato se un ragazzo, che in questi anni ha dimostrato costanza di rendimento, dovesse dire addio ai suoi sogni a soli 23 anni, nonostante il bel finale di stagione.

«Quella di San Daniel è stata una vittoria cercata, a tutti i costi. Anche perché pochi giorni dopo sarebbe stato il mio compleanno e quello della mia ragazza Valentina. Volevo farle un regalo. Quando ho visto quell’arrivo su quello strappo mi sono detto che non avrei potuto sbagliare». 

Fabio Felline, crono Valdobbiadene, Giro d'Italia 2020

Senza Lopez e Vlasov, Felline fa per tre

18.10.2020
3 min
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Non si può neanche dire che Fabio Felline la crono di Valdobbiadene l’abbia fatta piano. Il 40° posto a 4’10” da Ganna lascia immaginare che il piemontese dell’Astana abbia quantomeno onorato la prova, ma che poi abbia tirato i remi in barca pensando alle fatiche che lo attendono nei prossimi giorni.

Fabio al Giro non è venuto per fare la sua corsa, puntare a una tappa o magari a qualche maglia di classifica. Come è già successo a Colbrelli, portato al Tour de France soltanto per aiutare Landa, a Felline è stato chiesto di correre in appoggio a Jakob Fuglsang. Per lui sarebbe stata in ogni caso la prima volta in questo ruolo, ma quando Lopez è caduto e Vlasov si è ritirato, sulle sue spalle si è abbattuto un peso ben maggiore di quello che aveva previsto.

Fabio Felline, Giro d'Italia 2020
Fabio Felline al Giro d’Italia 2020 senza (troppe) ambizioni personali
Fabio Felline, Giro d'Italia 2020
Felline al Giro senza (troppe) ambizioni

«La Astana ha avuto vari inconvenienti – spiega – così il mio primo Giro da uomo squadra, dopo anni da jolly, ha cambiato faccia. Da una parte ho il rammarico del terzo posto di Matera, dall’altro la consapevolezza che per me sino a Milano non ci sarà mai più un giorno di riposo o di disimpegno, perché dovrò rimanere il più a lungo possibile accanto a Jakob».

Alla vigilia della crono, nella discesa che portava verso Monselice, Fabio si è ritrovato improvvisamente a terra mentre la fila marciava a 50 all’ora. Lo ha tirato giù Battaglin, certo inavvertitamente. Il vicentino ha scartato di colpo, probabilmente toccato a sua volta, e il piemontese è finito a terra con la paura poi sfumata di aver rotto qualcosa.

Che effetto fa essere al Giro solo per lavorare?

Lo sto sperimentando e devo ancora ben capire. Già nel 2017 avrei dovuto correre il Giro in questo modo per aiutare Contador, ma presi la toxoplasmosi e non se ne fece nulla. Quel che aiuta è il buon rapporto fra tutti nel team.

La crono di Fuglsang non è andata bene.

Non è andata come si pensava. Ma una cosa che ho imparato è che nei Giri si vive giorno per giorno, perciò oggi è un altro giorno e domani si riposa. E questo non guasta, perché devo rimettermi in sesto.

Dolori per la caduta?

Avevo paura per la rotula, ma ieri nella crono ho avuto sensazioni non male. Sono stato fortunato e va bene così.

Fabio Felline, Memorial Pantani 2020
Fabio vince a braccia alzate il Memorial Pantani 2020
Fabio Felline, Memorial Pantani 2020
Fabio a braccia alzate al Memorial Pantani 2020
Sei un vincente, come va a lavorare per un altro?

Quando c’è superiorità, fa piacere. Il problema è se ti chiedono di tirare per uno che percepisci uguale o peggio di te.

Cosa cambiava per te con Lopez e Vlasov?

Che forse certi giorni avrei potuto mollare prima e magari ragionare su qualche vittoria di tappa. In questo senso però le loro uscite di scena hanno cambiato tutto. Quando Jakob ha bucato il giorno di Cesenatico, ero il suo ultimo uomo e gli ho dato la bici. Con Vlasov accanto, invece, ne avrebbe avuta una della misura giusta.

Una tappa che ti piacerebbe provare?

Ho un vago ricordo della corsa di San Daniele fatta da under 23, quello potrebbe essere il giorno buono. Ma allo stesso modo in cui lo dico, sono pronto a farmi indietro se Jakob avrà bisogno.