Fontana e l’alimentazione nel freddo del ciclocross

18.01.2024
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«Anche con l’alimentazione ho imparato cosa mangiare in giornate così fredde, perché cambia veramente tutto». Filippo Fontana ha appena rivinto il tricolore di ciclocross e questa sua frase nell’immediato dopo-gara meritava un ulteriore sviluppo.

Le temperature particolarmente rigide di Cremona, unite all’umidità della nebbia, se non hanno condizionato le prestazioni, certamente non sono state molto gradite agli atleti. In queste situazioni diventa più difficile fare le scelte giuste. A parte l’assetto della bici, bisogna considerare sia che abbigliamento indossare sia cosa mangiare. E magari queste ultimi due aspetti legati fra loro. Così abbiamo chiesto il personale parere al ventitreenne campione italiano del Centro Sportivo Carabinieri Cicli Olympia.

Un abbigliamento non troppo pesante per Fontana nel cross. Una scelta anche in funzione del pasto pre-gara (foto Alessio Pederiva)
Un abbigliamento non troppo pesante per Fontana nel cross. Una scelta anche in funzione del pasto pre-gara (foto Alessio Pederiva)
Filippo ripartiamo dalla tua dichiarazione. Cosa intendevi?

Ho iniziato a correre in bici nel 2013 e come tutti i giovani non prestavo molta attenzione all’alimentazione pre-gara. Non che non mi interessasse, ma perché a quell’età mangi in modo normale. Ricordo che ad esempio le colazioni prima di un allenamento e di una gara erano quelle tradizionali che faceva un tredicenne. Latte, fette biscottate con marmellata, biscotti, un succo di frutta o magari anche una brioche.

Quando hai iniziato ad avere qualche attenzione in più per l’alimentazione?

Fino agli juniores avevo ancora un po’ di incoscienza in materia (sorride, ndr). Col passare degli anni però, i ragazzi devono sapere qualcosa su ciò che mangiano, ma senza assilli com’è giusto che sia. Personalmente non ne ho mai avuti, forse perché sono cresciuto in una famiglia di ciclisti. Grazie a mio padre che ha corso per tantissimi anni (Alessandro è stato dilettante su strada ed azzurro nel ciclocross e mtb con molte vittorie, ndr) abbiamo sempre mangiato in modo corretto, soprattutto in funzione della bici.

Ora che sei “più grande” come gestisci questo aspetto?

Quando si diventa elite bisogna alzare il livello su certi dettagli se si vuole migliorare. L’alimentazione può fare la differenza. Su strada lo hanno capito e ci sono arrivati da un po’ di tempo. Nel ciclocross e nella Mtb invece solo negli ultimi due anni. Che poi forse più nella Mtb che ha una durata di sforzi più vicini alla strada.

Filippo Fontana (qui nel 2005) ha appreso tanti insegnamenti nell’alimentazione grazie a papà Alessandro, ex azzurro del fuoristrada (foto instagram)
Filippo Fontana (qui nel 2005) ha appreso tanto grazie a papà Alessandro, ex azzurro del fuoristrada (foto instagram)
In cosa hai cambiato maggiormente negli ultimi anni?

Premetto che ho praticamente la stessa routine sia inverno che in estate, sia che si esca in bici al mattino che al pomeriggio. Non sono seguito da dietologi o nutrizionisti. Ogni stagione cerco di migliorare. Sono autodidatta, cerco sempre di apportare miglioramenti facendo prove di diversa alimentazione in allenamento. E poi confrontandomi con altri atleti.

C’è qualche cibo che preferisci prima di una gara?

Ad esempio fino all’anno scorso mangiavo sempre la pasta, ma ho visto che col porridge stavo meglio, sia nelle corse al mattino che al pomeriggio. Non ho mai incontrato problemi con gli alimenti. Le uova le mangio praticamente tutti i giorni. E personalmente in giornate freddissime come quelle di Cremona cerco di prendere qualche proteina in più. Ovvio che ci sono prodotti che possono darti assuefazione, ma come dicevo cerco sempre di cambiare nel mio essere abitudinario. Vi faccio un altro esempio. Bevo poco caffè prima delle gare perché mi dà l’effetto contrario. Quasi di sonnolenza, che ci crediate o no (sorride, ndr).

Per Filippo Fontana l’alimentazione può essere correlata anche al tipo di abbigliamento che si indossa?

Ai campionati italiani di ciclocross vi ho detto che ho preferito correre vestito pesante perché c’era veramente troppo freddo. Quello è stato un caso limite, però anche questo va in base alle abitudini del corridore. Anche se in inverno abbiamo un dispendio maggiore di energie, io mi alleno quasi sempre con un abbigliamento leggero. Maglia termica e manica corta, giacca primaverile e gilet smanicato per evitare di stare troppo sudato. Questo perché durante le uscite mi porto tanti paninetti misti e mangio veramente tanto. Mi permette di tenere il mio corpo sempre nella giusta temperatura. In estate invece sto attento di più all’idratazione. Tanti sali minerali e il bicarbonato, che è tornato di moda ultimamente.

In estate Fontana in Mtb cura molto anche l’idratazione mantenendo le proprie abitudini alimentari (foto Alessio Pederiva)
In estate Fontana in Mtb cura molto anche l’idratazione mantenendo le proprie abitudini alimentari (foto Alessio Pederiva)
Nel post gara o allenamento com’è la tua alimentazione?

In inverno, per quello che dicevo poco fa e facendo sempre una buona colazione, non mangio molto quando rientro. Mi tengo leggero con qualche insalatona mista. Più o meno lo stesso discorso anche in estate, dove invece talvolta mi concedo la sosta-bar con una brioche e una coca-cola. Diciamo che in generale mi adatto ai cambiamenti del ciclismo, compresa l’alimentazione. Mi piace farlo e il giorno in cui non lo farò più, sarà probabilmente la volta che smetterò di correre.

L’assolo di Casasola, il tricolore di Cremona è tutto suo

14.01.2024
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CREMONA – Quando il timido sole compare sul rettilineo d’arrivo del campionato italiano di ciclocross, Sara Casasola sta completando il suo assolo tricolore con un margine incolmabile per le inseguitrici. Una gara condotta in testa dal primo all’ultimo metro, gestendo curva dopo curva anche gli inequivocabili favori del pronostico.

Alle spalle della friulana della Fas Airport Services Guerciotti Premac chiude ad 1’17” Letizia Borghesi (EF Education Cannondale), brava prima a recuperare piano piano su Rebecca Gariboldi, lesta poi ad approfittare di una caduta della stessa lombarda del Team Cingolani, terza al traguardo. Casasola torna a vestire la maglia “verde-bianco-rossa” dopo il titolo da U23 nel 2019, quando anche allora la gara era valevole come Trofeo Guerciotti. Per lei questo è stato il sesto successo della sua buonissima stagione, ennesimo risultato dove spiccano il bronzo europeo e tre top cinque in Coppa del Mondo. Ed ora lo sguardo si sposta un po’ più avanti di qualche settimana.

Per Casasola è il secondo tricolore dopo quello del 2019 da U23. Ed è anche la sesta vittoria stagionale (foto De Negri)
Per Casasola è il secondo tricolore dopo quello del 2019 da U23. Ed è anche la sesta vittoria stagionale (foto De Negri)

Vista dal fidanzato

Sotto il podio delle premiazioni c’è anche Davide Toneatti, fidanzato di Casasola ed anche lui con un passato da crossista, nel quale vinse il campionato italiano da U23 nel 2022. L’atleta della Astana Qazaqstan Development Team sorride, ben contento dei progressi complessivi fatti da Sara.

«Penso che quest’anno abbia fatto un bel salto in avanti – racconta Toneatti mentre la attende sotto le scale del palco – e naturalmente sono felice per lei. Tutto il lavoro che ha fatto la scorsa estate, anche con una stagione su strada corposa, sembra aver ripagato. Adesso ha gli ultimi obiettivi. Spero che vadano bene anche perché la scorsa settimana non è stata bene. Teoricamente potrebbe anche migliorare di condizione.

«Ho notato che ultimamente – prosegue Toneatti – sta anche attenta alla cosiddetta dieta. Infatti si è asciugata. Su strada ha sempre corso abbastanza, ma non seriamente. La vedeva più come preparazione al ciclocross. Credo che quest’anno ci punterà un po’ di più, ora che è in una squadra con un buon progetto. Secondo me le capacità le ha. Se nel cross vai forte, significa che il motore c’è. Ovvio che poi su strada le gare sono diverse può fare bene. Se posso cerco di rendermi utile dandole consigli (ride, ndr), però anche lei ne dà a me».

Casasola ha spinto forte fin dal primo metro, restando concentrata fino alla fine
Casasola ha spinto forte fin dal primo metro, restando concentrata fino alla fine

Una vittoria da favorita

Vincere quando hai tutti gli occhi addosso e quando tutti ti pronosticano, non è mai facile. Però Casasola sembra non averci pensato tanto. Da quando al via ha spinto sui pedali, per le altre non c’è stata partita. La concentrazione era evidente ad ogni passaggio, quando ormai aveva scavato il solco e il campionato italiano stava diventando realtà.

«Sono molto contenta per come è andata – spiega Casasola – anche se all’inizio ero titubante perché sono stata poco bene. Era un’incognita per me, ma sono partita forte, cercando di allungare subito. Quando ho visto che avevo guadagnato qualche secondo, ho insistito e tirato dritto fino alla fine. Ringrazio il mio team che mi ha sostenuto tutto l’anno e questo è stato il mio modo ringraziamento a loro. La dedica la divido fra il team, la mia famiglia ed anche Davide.

«I prossimi obiettivi – continua – sono le ultime due prove di Coppa del Mondo ed il mondiale di Tabor in Repubblica Ceca. Spero che vada tutto bene. Poi dovrei iniziare anche la stagione su strada, magari sfruttando la condizione prima di un doveroso periodo di riposo. A quel punto mi focalizzerò sulle corse di aprile e maggio, però sto definendo i programmi con la squadra (la Hess Cycling Team, ndr)».

Letizia Borghesi ha conquistato l’argento tra le elite, come la sorella Giada (U23) e la mamma Lara (master 5)
Letizia Borghesi ha conquistato l’argento tra le elite, come la sorella Giada (U23) e la mamma Lara (master 5)

Tris tricolore

Ci sperava e forse ne era sicuro Alessandro Guerciotti. Quando prima di Natale lo avevamo sentito, si era augurato di poter realizzare un bel tris nelle categorie femminili. Detto fatto, anche se con qualche piccolo brivido.

Detto di Casasola nelle elite, tra le U23 la maglia tricolore è andata, o meglio è rimasta a Valentina Corvi che di fatto ha cucinato a fuoco lento Giada Borghesi, a lungo in testa alla gara, andando a bissare il titolo dell’anno scorso a Roma tra le junior. Terzo posto per Carlotta Borello. Curioso invece il weekend vissuto dalla famiglia Borghesi. Oltre agli argenti raccolti Letizia e Giada, anche la loro mamma Lara Torresani ha chiuso seconda nelle Donne Master 5.

«Nonostante l’influenza – dice Corvi nel dopo corsa – sapevo di avere una discreta condizione ed essendo questo italiano organizzato dalla mia società, ci tenevo a fare bene. Credo di essere stata brava a gestire le difficoltà di metà gara senza perdere di vista Giada. Nel finale sono rientrata sulla testa della gara e rilanciare la mia azione. Questa vittoria la dedico in particolare a mio nonno».

A completare l’en-plein della Fas Airport Services Guerciotti Premac c’è il successo di Elisa Ferri nelle junior in un’altra gara a senso unico. Dietro la pisana classe 2007, a più di un minuto sono giunte la veneta Ilaria Tambosco (S.S. Fiorese) e la valdostana Sofia Guichardaz (Beltrami Tsa Tre Colli).

Italiani ciclocross, Fontana più forte di gelo e avversari

14.01.2024
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CREMONA – Dal freezer del Parco del Po “Maffo Vialli” spuntano nella nebbia alla spicciolata i nuovi campioni italiani di ciclocross. Le temperature non mollano praticamente mai. Gli atleti devono spremere a fondo il proprio motore per non sentire il costante “sottozero” che li accompagna nel fettucciato e sull’argine del Grande Fiume del percorso.

Gli elite maschili vengono anticipati al mattino per esigenze televisive rispetto al programma originario e per qualcuno, paradossalmente, è stato meglio così. La corsa è senza storia. Filippo Fontana (CS Carabinieri Cicli Olympia) bissa il tricolore del 2023 distanziando Jakub Dorigoni (Torpado Kenda Factory) di 1’07”, bravo a sua volta ad anticipare di una manciata di metri Gioele Bertolini (CS Esercito), uno dei favoriti della vigilia.

Fontana ha preso subito il largo e alle sue spalle Dorigoni ha tagliato il traguardo a 1’07” (foto Giorgio De Negri)
Fontana ha preso subito il largo e alle sue spalle Dorigoni ha tagliato il traguardo a 1’07” (foto Giorgio De Negri)

Il giusto assetto

Nel ciclocross una componente importante la ricopre la scelta dell’assetto. Sul tracciato di Cremona bisognava fare tanti pensieri e forse qualche azzardo. Quello delle gomme ha parzialmente influito sull’esito della corsa.

«Ho totalmente sbagliato la scelta dei copertoni – dice Bertolini dopo le premiazioni – e ho pagato strada facendo. Tuttavia devo riconoscere onestamente che non è per quello se non ho vinto e ho chiuso terzo. Oggi Fontana è stato decisamente superiore a tutti».

«Stamattina – spiega qualche minuto dopo Fontana sotto la tenda adibita a spogliatoio – durante le prove avevo deciso per l’asciutto posteriore e il fango anteriore, però c’era troppo ghiaccio. Solo all’ultimo giro, praticamente dieci minuti prima della partenza si stava sciogliendo e così ho optato per fango davanti e dietro. In pratica come avevamo provato ieri durante la ricognizione quasi allo stesso orario».

Per Fontana, la sesta maglia tricolore è un ottimo inizio di 2024. Dietro di lui Dorigoni e Bertolini (foto Giorgio De Negri)
Per Fontana, la sesta maglia tricolore è un ottimo inizio di 2024. Dietro di lui Dorigoni e Bertolini (foto Giorgio De Negri)
Filippo che valore ha questo tricolore?

Riconfermarsi è sempre difficile. L’anno scorso avevo vinto sul filo dei secondi una gara molto tirata. Quest’anno con Gioele (Bertolini, ndr) molto in forma mi aspettavo una gara molto imprevedibile. Ho affrontato un inverno molto buono, sapevo di stare bene e la corsa è andata benissimo.

Questo inverno hai dosato molto le energie. C’è un motivo in particolare?

Noi come Centro Sportivo Carabinieri Cicli Olympia facciamo la stagione completa di Mtb. Quest’anno però le qualificazioni olimpiche sono ad aprile, quindi avevo spostato la stagione col ciclocross in modo da tirare dritto fino alla primavera.

Obiettivo quindi Parigi?

Sarà dura perché ci sono tanti atleti che si stanno giocando i posti. Tuttavia penso e spero di fare la mia piccola parte. Anche se le possibilità sono poche, bisogna giocarsele fino in fondo.

Agostinacchio ha vinto il titolo degli U23, precedendo Barazzuol e Calligaro (foto Giorgio De Negri)
Agostinacchio ha vinto il titolo degli U23, precedendo Barazzuol e Calligaro (foto Giorgio De Negri)
Correre con questo freddo quanto incide sulla prestazione?

Con certe temperature c’è poco da fare, ma vi dirò che è stato meglio aver corso al mattino. Portare avanti una intera giornata con questo freddo sarebbe stato molto più dispendioso. Alla fine mi sono alzato alle 7, ho fatto colazione e alle 9 ho iniziato a provare. A quel punto con tutta l’adrenalina non senti più il freddo. Quindi meglio così, anche perché…

Cosa?

E’ un fattore molto personale, ma bisogna stare molto attenti. Sono tanti anni che corro in bici e ho fatto un po’ di errori prendendo più freddo del dovuto. Usavo abbigliamento sbagliato. Con l’esperienza ho capito come gestirmi. Oggi infatti ero molto vestito con una maglia termica manica lunga, il body lungo e i gambali. Ho preferito stare caldo (sorride, ndr). Anche con l’alimentazione ho imparato cosa mangiare in giornate così fredde, perché cambia veramente tutto. Ovvio che bisogna essere abituati ad allenarsi al freddo.

A livello psicofisico quanto ti dà il ciclocross in funzione della Mtb?

Anche questo è un aspetto personale. Nella Mtb ci sono tanti atleti forti, italiani e non, la cui maggior parte non fa ciclocross in inverno o comunque lo fanno in una quantità minima. Quest’anno non posso dire di averlo fatto ad altissimo livello perché ho partecipato solo a gare nazionali vicino a casa. La mia preparazione è stata fatta come se non ci fossero gare. Come fosse un inverno a casa fatto per la Mtb. Poi alla domenica andavo in gara con l’obiettivo di vincere o fare il miglior risultato. E soprattutto per metterci dentro un po’ di adrenalina. Anche perché se devo stare a casa ad allenarmi col brutto tempo, tanto vale andare a correre e fare un’ora di gara che mi aiuta di più.

Nella gara juniores, prima maglia tricolore per Stefano Viezzi, leader di Coppa del mondo (foto Giorgio De Negri)
Nella gara juniores, prima maglia tricolore per Stefano Viezzi, leader di Coppa del mondo (foto Giorgio De Negri)

Conferme e… riconferme

Nel gelo cremonese, sono stati gli juniores ad aprire la giornata di gara dove il vincitore ha rispettato i pronostici. Stefano Viezzi (DP 66) vince nettamente il titolo, migliorando il secondo posto dell’anno scorso e soprattutto confermando il suo favoloso momento di forma, grazie al quale è leader di Coppa del mondo. Alle spalle di Viezzi chiudono Lorenzo De Longhi (Zanolini Q36.5 Sudtirol) e Mattia Proietti Gagliardoni (Fas Airport Services Guerciotti Premac).

Così come negli elite, anche negli U23 la maglia tricolore non cambia padrone. Filippo Agostinacchio (Beltrami Tsa Tre Colli) vince con circa mezzo minuto di vantaggio su Enrico Barazzuol (Team Bosco di Orsago) e Cristian Calligaro (KTM Alchemist Powered Brenta).


«E’ stata la peggior gara che ho fatto – confida Agostinacchio – perché non riuscivo ad alzare il cuore, anche a causa del freddo. Diciamo che oggi era importante solo il risultato ed andata bene così».

Venturelli è diventata grande. Si parte subito con gli europei

09.01.2024
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L’Università a Brescia. L’ingresso nel mondo delle pro’ poche settimane fa in ritiro in Spagna. Il suo primo evento ufficiale da domani in Olanda agli europei su pista. Tutto il resto più avanti. E’ diventata grande Federica Venturelli, che ha iniziato il 2024 subito calata perfettamente nella parte (in apertura foto K13/Luis Solana).

E questa settimana non si farà mancare nulla. Il fiato lo userà non solo per pedalare, ma anche per soffiare sulle candeline della torta di compleanno. La cremonese della UAE Development Team festeggerà i 19 anni venerdì nel velodromo di Apeldoorn, prima di potersi concentrare a fondo sulla disciplina che le ha assegnato il cittì Villa. Domenica 14 gennaio correrà l’inseguimento individuale, in cui è già stata campionessa continentale e mondiale in entrambe le stagioni da junior. Fra un impegno e l’altro, siamo riusciti a sentire Venturelli, ormai navigata negli incastri del suo personale “tetris”e sempre brava a spiegare tutto quello che fa.

Federica, nemmeno il tempo di realizzare di essere passata elite, che c’è già una corsa importante che ti attende.

Proprio così, anche se inizialmente non ero sicura di farli, non era nei programmi. Lo abbiamo deciso circa un mese fa. Quando sono rientrata dal ritiro con la squadra, sono andata a Montichiari per lavorare con le altre ragazze. Ho cercato di affinare la condizione ed anche l’intesa con le compagne nelle prove di quartetto, che però non farò.

Cosa ti aspetti da quella prova?

Intanto parto sapendo che sarà più lunga e più difficile da gestire. Da junior l’inseguimento individuale è di due chilometri, mentre da elite sono tre, quindi mezza gara in più da fare. Per me sarà un tipo nuovo di sforzo. Non se ne parla di medaglie o piazzamenti (sorride, ndr). L’obiettivo al momento è fare esperienza e cercare di realizzare una buona prestazione. Sono migliorata anche nella cosiddetta ansia da prestazione, perché ho capito che la gara è il solo momento in cui si mette in pratica il lavoro degli allenamenti. Credo di essermi preparata bene, pertanto sono serena e tesa il giusto. Sicuramente essere già agli europei elite nell’anno olimpico è un motivo di grande orgoglio per me. Poi ovvio che spero di andare forte e superare le qualificazioni per le fasi successive.

Agli europei di Apeldoorn Venturelli disputerà l’inseguimento individuale, dove da junior è stata campionessa continentale e mondiale
Agli europei di Apeldoorn Venturelli disputerà l’inseguimento individuale, dove da junior è stata campionessa continentale e mondiale
Come ti sei trovata col gruppo azzurro delle grandi?

Benissimo (risponde raggiante, ndr). Sono molto contenta di come mi hanno accolta. Pensavo che avrei fatto più fatica, invece si vede subito che è un gruppo affiatato. Con Chiara (Consonni, ndr) c’era un briciolo di confidenza in più perché eravamo assieme al ritiro della UAE, però tutte le ragazze mi hanno dato consigli.

Ecco, il training camp in Spagna con il tuo nuovo club invece com’è andato?

Molto bene anche quello. Sia la prima squadra che noi del devo team eravamo nello stesso hotel. Facevamo chiaramente allenamenti separati, ma per le riunioni e le cene eravamo assieme. Anzi a tavola ci siamo sempre sedute mischiate per favorire la conoscenza fra tutte. Lì abbiamo avuto modo di confrontarci con le atlete più esperte ed è un aspetto importante per potersi migliorare.

Tra le ragazze della prima squadra con chi ti sei rapportata maggiormente?

Come dicevo prima per Consonni, conoscevo già bene Silvia (Persico, ndr) per il ciclocross. Lei è sempre stata un mio riferimento, anche per il salto di qualità che ha fatto negli ultimi anni. Devo dire però che mi hanno colpito molto Bertizzolo e Magnaldi per la loro forte personalità. Quando mi ricapiterà l’occasione, vorrei approfondire la conoscenza con loro per avere i loro punti di vista.

Altri particolari?

Tutte le ragazze sono molto precise nell’alimentazione. Ho capito che una buona prestazione passa da qui. Nel complesso ho notato subito una grande cura dei dettagli, della grande organizzazione che c’è dietro e degli allenamenti più intensi. E poi mi ha fatto una buona impressione l’essere state valutate dalla fisioterapista della squadra. Non mi era mai capitato prima di avere uno screening di questo genere. Lo reputo molto interessante.

Il programma gare di Federica Venturelli cosa prevede?

L’agenda è fitta, contando anche l’Università dove ho l’obbligo di frequenza (è iscritta alla facoltà di Farmacia a Brescia, ndr). Lo studio non potevo lasciarlo perché mi piace e mi serve, ma a dire il vero non ho idea di come farò per conciliare tutto (sorride, ndr). Battute a parte, farò il calendario del devo team, ma potrebbero esserci anche le gare con la nazionale. Sia in Nations Cup su pista sia su strada con le U23. So che ci verrà data l’occasione di correre anche col team WorldTour, ma non saprei quando tra tutti questi impegni. Infine ci sarebbe ancora il ciclocross. C’è un’ipotesi-mondiale, sempre che arrivi la convocazione, ma prima ci sarebbe anche la prova di Coppa del mondo a Benidorm a metà gennaio.

Campionessa in bici e a scuola. Ad ottobre Venturelli ha ricevuto l’onoreficenza di “Alfiere del Lavoro” da Mattarella
Campionessa in bici e a scuola. Ad ottobre Venturelli ha ricevuto l’onoreficenza di “Alfiere del Lavoro” da Mattarella
Ti sei posta degli obiettivi per questa stagione?

Premetto che la scelta di andare in un devo team è dovuta proprio anche per prendere meglio coscienza dell’impegno tra studio e ciclismo. Arrivando dalla categoria juniores, sapevo che erano due mondi totalmente differenti e l’ho visto subito. Fino all’anno scorso ero un’atleta che su strada faceva un po’ tutto, quest’anno invece non credo. Ad esempio farò gare a tappe più lunghe di quelle di due-tre giorni da junior. Avrò modo di capire quali sono i miei limiti ovunque. D’altronde sono una ragazza a cui non piace stare con le mani in mano…

Arzuffi cerca su strada lo stesso percorso del cross

04.01.2024
6 min
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Il suo processo di trasformazione in stradista ha avuto una netta e decisiva impennata durante il 2023. Nella stagione alle porte, Alice Maria Arzuffi è pronta per fare uno step ulteriore in questa nuova parte di carriera (in apertura foto Arne Mill).

Un dato che aiuta meglio a capire la tendenza intrapresa dalla brianzola di Seregno sono i giorni di gara. Quest’anno sono stati 51 – il massimo per lei – con un podio di tappa al Baloise Ladies Tour e circa una decina di top 10, di cui una ottenuta nella quarta frazione del Tour de France Femmes. D’altronde, prima Baldinger la scorsa primavera e poi Lacquaniti pochi giorni fa ci avevano spiegato quanto credano nelle doti di Arzuffi, specialmente nelle corse a tappe. Così, tra un’uscita in bici e l’altra in Friuli a casa del suo fidanzato Luca Braidot, abbiamo voluto sentire l’ex tricolore di ciclocross per conoscere le sue mire con la Ceratizit-WNT.

Arzuffi al Tour Femmes 2023 ha conquistato un decimo posto di tappa al termine di una lunga fuga
Alice che stagione è stata quella passata?

E’ stato un anno buono. Anzi direi che il 2023 è stato un anno di rodaggio. Il primo in cui ho fatto praticamente solo strada, a parte tre gare di ciclocross lo scorso gennaio corse senza troppe tensioni. Ho capito quanto sia importante fare una sola attività per andare meglio. Attualmente è difficile essere competitive in entrambe le discipline. Quest’anno ho avuto la possibilità di restare ben concentrata sulle corse, sapendo che poi in questo periodo avrei avuto un break per rifiatare e riprendere con più calma.

Non sono mancati nemmeno i risultati.

E’ vero, sono soddisfatta di ciò che ho raccolto. Tuttavia il miglior risultato credo sia stato quello di aver trovato una maggiore consapevolezza. Certo quando arrivi davanti ne acquisisci molta di più, però le prestazioni sono state buone. Poi per me è stato un motivo di orgoglio e stimolo sapere che i miei diesse hanno fiducia in me.

Alla tua prima annata con la Ceratizit hai ritrovato Lacquaniti dopo dieci anni. Ha contribuito a farti ambientare meglio?

Sì, esatto, Fortunato è stato il mio primo diesse quando ero in Faren nel 2013, anche se abbiamo fatto pochissime corse assieme perché all’epoca avevo la maturità. L’ho trovato un po’ cambiato da allora, ma il mio rapporto con lui è molto positivo. Anzi mi piace molto lavorare con lui. In alcune corse in Spagna ha saputo farmi tirare fuori il massimo da me stessa. In generale però mi sono trovata benissimo con tutta la squadra, anche con i materiali. Dopo gli anni di ciclocross avevo bisogno di trovare un ambiente sereno, dove si puntano agli obiettivi con meno pressione, pur mantenendo molto alto il livello.

Che effetto fa quindi ad Alice Maria Arzuffi passare l’inverno senza ciclocross?

Sicuramente è tanto diverso, ma onestamente sto meglio adesso. Ero arrivata ad un punto, specie negli ultimi due anni, che non riuscivo più a sostenere quella vita né fisicamente né psicologicamente. Ho vissuto quattro anni da sola in una casa nelle campagne di Herentals, il paese di Van Aert. Mi passavano a prendere solo per le gare e lassù l’inverno è difficile lontano dalle corse. Tornavo a casa con una frequenza irregolare. Solo 2-3 giorni ogni due o tre settimane. Spesso ero l’unica italiana in corsa. Ho saputo adattarmi, ma iniziava a mancarmi la famiglia.

Nel ciclocross sei stata l’unica italiana a vincere nel Superprestige. Su strada vuoi ripetere lo stesso percorso?

Diciamo che l’intenzione è quella, anche se è passato del tempo e quest’anno compirò trent’anni (il 19 novembre, ndr). Nel ciclocross sono voluta andare in Belgio per crescere ancora e sono riuscita nel mio intento. Fare altrettanto su strada è difficile, ma ci sto lavorando. Vorrei avere più coraggio. Dovrei osare di più rispetto a quello che potevo fare già nel 2023, perché non ero sicura delle mie potenzialità. Vorrei fare un salto in più, visto che oltretutto sia per me che per la Ceratizit sarà il primo anno nel WorldTour.

Avete già stilato il tuo programma gare?

Indicativamente sì. La mia predisposizione fisica è quella per le gare a tappe, nelle quali ho sempre cercato di fare bene. Inizierò a Maiorca, poi Valenciana e classiche del Nord. Gand, Fiandre e Liegi su tutte. A maggio farò le gare in Spagna. Ai Paesi Baschi dovrei fare classifica come prova generale in vista del Giro d’Italia Women. Al Tour Femmes invece dovrei correre in appoggio alle compagne o giocare le mie carte per le tappe. La seconda parte di stagione la vedremo più avanti.

Come giudichi il percorso del Giro?

Sarà una gara in cui si dovrà centellinare le energie. Già la crono di Brescia non è così semplice come sembra. Bisognerà perdere pochi secondi sia lì che in tutte le tappe prima delle ultime tre. Personalmente il tracciato mi piace, si addice alle mie caratteristiche e alla mia buona capacità di recupero. In compenso non sono per niente veloce e mi sto allenando per colmare questa mia lacuna.

Obiettivo Giro Women. Arzuffi punta a fare classifica sfruttando le sue doti in salita e di recupero (foto Arne Mill)
Obiettivo Giro Women. Arzuffi punta a fare classifica sfruttando le sue doti in salita e di recupero (foto Arne Mill)
Nel ciclocross hai vestito l’azzurro tante volte. Ci fai un pensierino anche su strada?

Certo, perché no?! E’ sempre un onore indossare quella maglia. Nel cross ho il rammarico di non aver mai corso il mondiale al top della forma, su strada mi basterebbe guadagnarmi una convocazione. In realtà però penso che se metterò assieme prestazioni o risultati, la chiamata in nazionale potrebbe essere una conseguenza. Intanto un mio primo obiettivo sarà la Strade Bianche. Vorrei migliorare il piazzamento del 2023 (19° posto, ndr) e restare più a lungo e fino in fondo nel gruppo di testa.

Thibau Nys: «Il cross è magia, la disciplina più impegnativa»

02.01.2024
6 min
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Un’interessante intervista a Thibau Nys, giovane corridore della Lidl-Trek, è stata pubblicata di recente sul canale Youtube di Challenge Tyres, l’azienda che produce gli pneumatici usati dal belga nel ciclocross (in apertura, immagine tfoto.be). Ovviamente fra le domande, alcune riguardano proprio le scelte tecniche del giovane Nys, altre però portano alla luce la sua passione per il cross e un interessante confronto a distanza di tempo con il celebre padre.

La scena si svolge a Baal, in Belgio. Si compone di un muro bianco, davanti al quale è seduto l’atleta della Baloise-Trek, con accanto la sua bici e la maglia iridata U23 conquistata lo scorso anno ai mondiali di Hoogerheide. Da quest’anno Thibau è diventato elite e ha vinto tre gare, fra cui l’apertura di Coppa del mondo a Waterloo, negli USA, e il Koppenbergcross.

A gennaio 2023, Nys si è laureato campione del mondo U23 a Hoogerheide
A gennaio 2023, Nys si è laureato campione del mondo U23 a Hoogerheide
Perché hai scelto il ciclocross?

E’ una domanda abbastanza facile. Sono cresciuto vedendo mio padre Sven correre e andare alle gare ogni fine settimana, per cui per me è diventato una specie di idolo. Era esaltante vedere quanto andasse veloce. E ora che sto correndo le sue stesse gare, trovo che il cross sia la disciplina più impegnativa. Tutto deve essere al posto giusto, al momento giusto, nella posizione giusta. Tutti i dettagli contano. Ed è tutto così necessario, che basta manchi una sola parte perché la gara vada male. Penso che sia questa la bellezza del cross.

Come ti alleni?

Durante la settimana, il grosso del lavoro si fa su strada. Però c’è anche il giorno in cui facciamo un allenamento specifico di gruppo nel bosco. E’ un lavoro ad elevata intensità, tecnico ed esplosivo. Servono rapidità e intelligenza, si fanno passaggi stretti, lavoro a intervalli molto brevi e tratti di corsa e questa è la parte più divertente da fare.

Da quest’anno sei diventato elite.

Penso sia stato un grande salto, soprattutto perché ho vinto le prime due gare, quindi molto meglio di quanto mi aspettassi. C’è una grande differenza nel passaggio fra gli elite, rispetto a quando si passa da junior a U23. Devi essere al 100 per cento per gareggiare con i grandi. Ma se riesci a gestire lo sforzo e ad arrivare in finale e vincere, allora il risultato è una delle emozioni più grandi che si possano provare.

L’intervista fatta a Nys si è svolta a Baal, in Belgio (tfoto.be)
L’intervista fatta a Nys si è svolta a Baal, in Belgio (tfoto.be)
A quale pneumatico Challenge ti potresti paragonare?

Al Limus 30, è il mio preferito. Mi piace utilizzarlo per la maggior parte del tempo. E’ la gomma che mi si addice davvero e si adatta anche al tipo di gare che mi piacciono. Sia sulle superfici super scivolose, ma anche su percorsi duri e veloci. Pressione leggermente più alta e poi posso fare quello che più mi piace.

Fango, erba o sabbia?

Fango, di sicuro.

La giusta pressione o il giusto disegno?

Non è facile, a dire la verità. Diciamo la giusta pressione.

Ostacoli da saltare o da fare con la bici in spalla?

Da saltare.

Pneumatici Grifo o Limus per vincere il Koppenbergcross?

Limus. 

Incollare i tubolari o ripulire la bici dal fango?

Forse non si dovrebbe dire, ma non ho mai incollato le gomme da solo, quindi preferirei pulire la bici.

Prima di una gara dai un bacio alla tua ragazza o bevi un energy drink?

Un bacio alla mia ragazza.

Birra belga o vino italiano?

Non c’è dubbio: vino italiano.

Vacanze al mare o in montagna?

Li farò entrambi dopo la stagione di cross, ma preferisco il mare

Cantare sotto la doccia o ballare davanti allo specchio?

Cantare sotto la doccia.

Bici Trek Boone, ruote Bontrager, pneumatici Challenge: il kit completo (tfoto.be)
Bici Trek Boone, ruote Bontrager, pneumatici Challenge: il kit completo (tfoto.be)
Come avresti fatto per battere tuo padre quando era in attività? Qualche tempo fa dicesti che ti avrebbe preso a calci…

Ho fatto alcune gare molto forti quest’anno e sono sicuro al 100 per cento che lui nella sua miglior condizione avrebbe avuto problemi a battermi, ad esempio nella Coppa del mondo di Waterloo. Il fatto però è che mio padre era costante ad alto livello per tutto l’anno, quindi avrei difficoltà a contrastarlo sempre. Ma sono abbastanza sicuro che qualche volta potrei batterlo.

Pensi di avere quel che serve per raggiungere Van der Poel, Van Aert e Pidcock?

Sono fiducioso al riguardo, ma non quest’anno. Forse nemmeno il prossimo, ma ci arriverò e cercherò di crescere passo dopo passo per sfidarli.

Descriveresti il ciclocross in una sola parola?

Magia.

Perché le gomme Challenge?

Penso che mi offra la migliore gamma di possibilità per ogni tipo di scenario di gara. Puoi davvero personalizzare la scelta in base alle tue preferenze e ai tuoi punti deboli e forti. Penso che questo sia davvero importante. Mi trovo bene con le Limus 30, ma anche con le Grifo. Le usiamo forse per il 60 o 70 per cento dell’intera stagione. Mi danno più di supporto rispetto a quello che farebbero gli altri marchi, sento la differenza. E poi mi piacciono molto le gomme da gravel.

Nys Thibau Sven
Europei juniores di Trento: Thibau Nys con suo padre Sven, grande campione del ciclocross, iridato nel 1997, 1998, 2005 e 2013
Nys Thibau Sven
Europei juniores di Trento: Thibau Nys con suo padre Sven, grande campione del ciclocross, iridato nel 1997, 1998, 2005 e 2013
Come scegli le gomme da usare?

E’ un processo difficile. Si inizia già prima della gara, osservando le bici che arrivano dai giri di prova. Vedendo quanto fango c’è e come si regolano anche gli altri. Poi esci a tua volta sul percorso e fai la tua valutazione. Può capitare che faccia cambiamenti anche 30 minuti prima dell’inizio, in cerca dell’opzione migliore per partire. E a quel punto si può cambiare anche durante la gara, se le condizioni lo richiedono. Sono abbastanza contento di come riusciamo a gestire ogni volta questa scelta.

Quanto è importante avere la giusta pressione?

Davvero tanto. Nella maggior parte dei casi dipende da quanto sia morbido il fondo del percorso, se vuoi affondare un po’ o restare sopra. Se la superficie è dura oppure no. C’è da valutare la larghezza dell’appoggio sul terreno, capire se devi tagliare la crosta superficiale oppure se è meglio galleggiarci sopra. E’ diverso ogni settimana, si cerca sempre di trovare l’equilibrio.

Ultimamente hai alternato gomme da 30 con gomme da 33 millimetri, come mai?

Come ho detto, dipende tutto da come è la superficie. A volte hai bisogno che il 33 provi davvero a galleggiare sulla sabbia o sul fango quando lo strato è molto spesso e pesante per non farti risucchiare completamente. Altre volte è più sottile e scivoloso e ho la sensazione che con il 30 riesco a passarci meglio, magari quando mi infilo in un solco o una sezione fangosa. In quel caso mi dà davvero molta trazione permettendomi di andare più veloce anche in curva.

Sugli ostacoli meglio saltare che scendere e prendere la bici in spalla
Sugli ostacoli meglio saltare che scendere e prendere la bici in spalla
Dove tieni tutte le tue gomme?

La maggior parte delle volte le conserviamo nel deposito delle biciclette o nel camion dove ho tutte le ruote. Dopo averle pulite, le asciughiamo e questo credo sia il miglior consiglio, perché con la giusta manutenzione i tubolari dureranno molto più a lungo.

Un consiglio per un giovane che si avvicina al cross?

Prova semplicemente a trovare la tua strada. Fai le tue cose, non ascoltare e non copiare quello che dice la gente. Puoi imparare dai consigli, ma soprattutto devi ancora capirlo da te. Solo così potrai davvero crescere passo dopo passo e conoscere te stesso, la tua bici, i percorsi. In questo modo farai progressi e affronterai nel modo giusto la tua carriera.

X-One R e X-One RS: nuova gamma per il cross

27.12.2023
3 min
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Schwalbe fa un ulteriore passo in avanti nella sua gamma di pneumatici dedicati al fuoristrada. Il marchio tedesco trasferisce la sua tecnologia Souplesse anche ai nuovi X-One R e X-One RS, pensati e studiati per il ciclocross.

La costruzione Souplesse è la combinazione della carcassa Turn-Up Super Race e dell‘inserto antiforatura V-Guard. Offre quindi la sinergia perfetta di ottima sensazione di guida e di sicurezza, offrendo un’eccellente elasticità della gomma. I due strati della carcassa sotto il battistrada creano una morbidezza unica e un‘aderenza costantemente elevata grazie all‘adattabilità ad ogni superficie.

Il risultato è uno pneumatico che offre una guida fluida ed un controllo preciso anche a basse pressioni d‘aria. Il tessuto V-Guard di Schwalbe, in fibra hightech, garantisce un‘ottima protezione contro le forature.

I tre strati della carcassa sul fianco conferiscono allo pneumatico un elevato livello di stabilità laterale
I tre strati della carcassa sul fianco conferiscono allo pneumatico un elevato livello di stabilità laterale

X-One R: a 360°

Il copertone X-One R ha un disegno del battistrada che risulta completamente nuovo per il mondo del ciclocross. E’ un prodotto studiato e progettato per offrire le migliori prestazioni a tutto tondo. Ha una grande trazione in curva, merito anche della tecnologia Souplesse. A questo si aggiungono le eccellenti caratteristiche di rotolamento. Tutti questi fattori hanno fatto diventare i copertoni X-One R i preferiti dei campioni tedeschi nel ciclocross. Judith Krahl e Sascha Weber, si affidano a questo pneumatico.

E’ disponibile nei negozi nelle misure 33-584 (con peso di 375 grammi) e 33-622 (dove il peso passa a 396 grammi). Prezzo di vendita consigliato: 74,90 euro. 

La parte centrale dell’X-One R è nata per sviluppare grandi velocità nei tratti rettilinei
La parte centrale dell’X-One R è nata per sviluppare grandi velocità nei tratti rettilinei

X-One RS: veloci

Il secondo modello presentato da Schwalbe per il mondo del ciclocross è il copertone X-One RS. L’obiettivo del marchio tedesco per questo prodotto è chiaro: ridurre al minimo la resistenza al rotolamento. Questo viene garantito dal design semi-slick del copertone nella parte centrale, in modo tale che nei tratti veloci l’atleta possa spingere al massimo. Si tratta del primo pneumatico della gamma ciclocross. 

Uno pneumatico dedicato così tanto alla velocità, nella gamma ciclocross di Schwalbe, non era ancora stato sviluppato.

L‘X-One RS è disponibile da subito in misura 33-622 (peso di 380 grammi). Prezzo di vendita consigliato: 74,90 euro.

Schwalbe

Cross: quando servono i motori potenti, Lucinda Brand c’è

13.12.2023
6 min
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CALPE (Spagna) – Tra i tanti corridori della Lidl-Trek che vanno e vengono nell’immenso Hotel Diamante Beach c’è anche Lucinda Brand. Quando arriviamo si sta godendo il sole incredibilmente caldo della Costa Blanca. Parla al telefono. E’ il suo momento di relax.

La campionessa olandese arriva da noi sgranocchiando una mela. Aveva impostato la sveglia per l’ora dell’intervista. Ma si presenta con un paio di minuti di anticipo e quando iniziamo a parlare l’allarme scatta poco dopo. 

Lucinda è da anni una super big della strada, ma ormai anche del ciclocross. E’ soprattutto da quando è arrivata alla Lidl-Trek, o poco prima, che ha potuto riprendere il rapporto col fango. A 34 anni, in questa stagione ha vinto due gare in appena sei apparizioni. 

Brand vince a Flamanville, secondo successo stagionale che la rilancia anche in Coppa (foto UCI/Sporti Pic Agency)
Brand vince a Flamanville, secondo successo stagionale che la rilancia anche in Coppa (foto UCI/Sporti Pic Agency)
Sei gare di cross sin qui e peggior risultato un terzo posto. Lucinda, una partenza sprint…

Sì, è stato davvero bello riprendere così. Sono contenta di essere tornata subito ad alti livelli. Devo dire che mi sono allenata bene. Ho pedalato molto nella foresta e in offroad. Ho fatto parecchie sessioni per il ciclocross.

Dal 2016, il tuo numero di gare di cross è notevolmente aumentato: sei passata dalle 5-6 apparizioni al farne anche 33 nella stagione 2021-22. Come mai?

Quando ero più giovane, una junior o anche prima, facevo il cross e lo trovavo divertente per pedalare in inverno, anche perché non mi piaceva molto allenarmi, specie con il brutto tempo. Poi sono diventata un’elite, sono andata in squadre che non erano così entusiaste che facessi il ciclocross, in quanto credevano fosse troppo dispendioso e difficile da combinare con la strada. Così avevo smesso. Se puoi fare solo 2-3 gare, che senso ha? Ma mi dispiaceva.

Però hai ripreso fino ad arrivare al titolo iridato!

Sì, anche nella tecnica non ero affatto brava, dovevo ricostruire tutto o quasi. Dopo tanti anni solo su strada, iniziavo ad annoiarmi. Sempre le stesse cose, le stesse gare, persino gli stessi hotel. Perciò avevo bisogno di fare qualcosa di nuovo, di diverso e ho deciso di riprendere il ciclocross e allenarmi davvero per questa disciplina. Curando molto anche la tecnica.

Brand (classe 1989), nonostante un palmares enorme, continua a lavorare molto sulla tecnica. Un lavoro che si ritrova anche su strada
Brand (classe 1989), nonostante un palmares enorme, continua a lavorare molto sulla tecnica. Un lavoro che si ritrova anche su strada
Alvarado, Bakker fanno tutta la stagione inanellando successi, poi però arrivano le grandi e loro finiscono in secondo piano. E’ solo questione di “motore” o c’è dell’altro?

Credo sia soprattutto una questione di forza. Le corse su strada stanno aiutando molto la mia potenza e la mia resistenza nel cross. E questo è utile soprattutto quando il terreno è molto fangoso ed è necessaria tanta forza. Poi certo, conta anche avere un buon “flow”, un buon feeling… ma questo c’è solo quando anche la tua tecnica funziona. Altrimenti devi spendere troppo e non è facile perché il livello nel cross è notevolmente aumentato. Una volta potevi commettere più errori ed eri comunque sempre lì, adesso no.

Eppure ti abbiamo vista dal vivo in azione a Dendermonde, prima tua gara dell’anno tra l’altro, e con tutto quel fango ci sei sembrata piuttosto a tuo agio…

Sì, era la prima gara, ma dopo la prima parte ero un po’ stanca. C’è stato un inizio super veloce, ma ero fresca, ovviamente, venivo solo dagli allenamenti ed ero anche super eccitata e ho spinto. Ma è stato uno shock! Un colpo per il corpo. Okay, mi ero allenata in tutto, anche a correre, ma finché non metti tutto insieme, non sai mai come può andare. Quel giorno ero davanti, poi sono finita dietro. A quel punto ho cercato di trovare il mio ritmo. Ho cercato di “recuperare”. In quel caso è servita parecchia esperienza. Dopo il primo giro non ero sicura di poter arrivare al secondo posto.

Hai parlato spesso di tecnica, ebbene cosa ti dà il cross anche per la strada: solo la tecnica?

Ti aiuta nel gestire la tua bici in corsa, nella guida, e ti aiuta anche dal punto di vista atletico come negli sforzi brevi e intensi. Ogni volta nel cross è un piccolo sprint. E anche su strada le gare, specie nei finali, non sono molto costanti.

Nel 2021 per l’atleta di Dordrecht è arrivato il titolo mondiale nel cross, preceduto da quello europeo (foto Instagram)
Nel 2021 per l’atleta di Dordrecht è arrivato il titolo mondiale nel cross, preceduto da quello europeo (foto Instagram)
E avverti realmente questi benefici su strada dopo aver terminato una stagione di ciclocross?

Sì, ma anche perché mi piace molto e già questo è importante per la testa. Poi quando sei al limite su strada ti ritrovi quell’esplosività. Dopo diversi anni, credo che se non avessi fatto il cross, avrei perso la mia esplosività del tutto. Mentre adesso è tornata quella di un tempo.

Van Empel, Brand, Bakker, Pieterse, Alvarado… perché il ciclocross femminile è il regno delle olandesi?

Prima di tutto credo sia legato alla cultura che c’è nei Paesi Bassi, dove andare in bici è normale e farlo come sport è molto bello. Abbiamo molte squadre ciclistiche ed ognuna ha il suo circuito, dove si può pedalare in sicurezza, senza traffico cosa ideale per i bambini. C’è un allenatore fisso che ti segue, spesso anche su strada. Tutto questo va unito al fatto che siamo vicini al Belgio, dove il cross è importantissimo, e abbiamo l’opportunità di andare a correre da loro.

Interessante. Vai avanti…

Un altro vantaggio è che in questo momento forse i belgi non hanno così tante ragazze. Però hanno le squadre… che vogliono atlete. A quel punto prendono le olandesi. Le squadre belghe vorrebbero puntare su atleti belgi chiaramente, ma alla fine essendo il ciclismo femminile in crescita, vanno bene anche le olandesi. Credo dunque ci sia un mix di opportunità favorevoli a noi. Senza contare che spesso ci alleniamo insieme e questo ti spinge sempre un po’ più in alto.

Brand è stata terza alla Roubaix 2022, grazie anche alle sue doti di crossista. La classica delle pietre è forse il suo primo obiettivo 2024
Brand è stata terza alla Roubaix 2022, grazie anche alle sue doti di crossista. La classica delle pietre è forse il suo primo obiettivo 2024
Hai cambiato qualcosa sulla tua bici?

No, tutto come lo scorso anno. L’anno scorso avevo cambiato un po’ la posizione, volevo essere un po’ più bassa con il manubrio, ma quest’anno nulla. Va bene così. Mi trovo molto bene anche con le gomme Dugast.

Sei una top rider sia per la strada che per il cross, cosa prevedono i tuoi programmi in entrambe le discipline?

Il periodo di Natale è piuttosto impegnato, cercherò di bilanciarlo tra strada e cross. Ho una gara a breve, poi tornerò in Spagna. Qui, a gennaio, ci sarà una prova di Coppa del mondo (a Benidorm 21 gennaio, ndr) e potrò combinarla più facilmente con il camp di gennaio appunto. Successivamente lavorerò per i campionati del mondo, dove finirò la mia stagione di cross. Due settimane di riposo, una piccola vacanza, poi si riprenderà con la strada. Adesso non conosco nel dettaglio il mio calendario, lo stiamo decidendo in questi giorni, ma probabilmente farò le classiche delle Fiandre e spero la Roubaix… Quella mi piacerebbe davvero vincerla. Sono già salita sul podio ed è stato davvero bello. Ma ovviamente non sono l’unica che la vuol vincere!

E le corse a tappe?

Saranno principalmente le piccole gare a tappe. Da maggio in poi ne abbiamo molte in calendario noi donne. Probabilmente farò anche un grande Giro, ma come ripeto, va deciso adesso. Sarà un calendario un po’ diverso con le Olimpiadi di mezzo. 

Il concetto di manubrio fa passi da gigante anche nel cross

12.12.2023
5 min
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Il manubrio è uno dei punti di contatto che influisce in modo esponenziale sulla bicicletta. Per molti atleti la leggerezza non è fondamentale, per altri è importante anche nel ciclocross. La maggior parte dei corridori cerca il giusto compromesso tra rigidità ed ergonomia.

Abbiamo messo insieme quattro considerazioni di altrettanti atleti, molto differenti nello stile di guida e nel modo di aggredire i tracciati di ciclocross. Manon Bakker (vittoriosa tra le donne a Vermiglio) e Laurens Sweeck, Ryan Kamp e Michael Vanthourenhout. Tutti (e non sono i soli) utilizzano la piega Deda Superzero e nessuno di loro ama particolarmente l’integrato in ambito cx. Cambiano le scelte per quello che concerne l’attacco manubrio: c’è chi lo preferisce più “morbido” e chi invece lo cerca rigido.

Bakker, leggerezza al top

«Ritengo che anche in ambito ciclocross – spiega l’atleta olandese – la leggerezza sia importante. Lo è perché dove si possono risparmiare dei grammi, senza compromettere la sicurezza del componente, è importante farlo e per me una bici leggera è più funzionale. La leggerezza è importante perché influisce anche sulla rigidità complessiva e un manubrio troppo rigido nel ciclocross può essere controproducente.

«Questo è uno dei motivi – prosegue Bakker – che orientano la mia scelta su un binomio non integrato. Inoltre, non utilizzando le leve troppo inclinate verso l’alto, per me è fondamentale avere una piega che mi permetta di appoggiare i polsi sulla piega, visto che per la maggior parte del tempo il palmo delle mani è sui comandi».

Sweeck, compromesso semi-aero

«Al di là delle scelte soggettive e delle sponsorizzazioni – spiega il ciclocrossista belga – il fatto di avere a disposizione una piega con la parte superiore più larga, una sorta di concezione aero, offre dei vantaggi sfruttabili per l’appoggio del palmo delle mani. Un manubrio del genere ti aiuta nel controllo della bici quando è fondamentale tirare con la parte superiore del manubrio.

«Rispetto ai manubri completamente rotondi il feeling è migliore e così anche la sensazione di rigidità. Diventa importante anche la scelta dell’attacco manubrio, a mio parere più rigido è, meglio è».

Kamp, come su strada

«Dal manubrio passa tutto – spiega Ryan Kamp – il giusto manubrio ti permette di guidare bene la bicicletta, di avere un buon feeling e di essere comodo. Ti supporta e ti sostiene, ma nel ciclocross non deve essere estremamente rigido. Preferisco la piega e l’attacco manubrio separati che lasciano sempre un margine di elasticità, rispetto ad un integrato che nel cx può diventare eccessivo, anche se entrano in gioco gli sponsor tecnici e le scelte personali.

«Nel corso della stagione di gare – ci racconta il ventitreenne olandese – uso la bici da ciclocross anche per allenarmi su strada e mi piace avere sempre il medesimo setting».

Vanthourenhout, Superzero e Zero100

«La scelta della tipologia di piega – spiega infine il campione europeo Vanthourenhout – è condizionata dal fatto che a me piace utilizzare i manettini con una inclinazione rialzata. Ho iniziato ad usare il Superzero Carbon e forse non tornerei ad un manubrio rotondo di tipo standard. Se è vero che noi crossisti passiamo buona parte del tempo con le mani alte sui comandi, è altrettanto vero che quando le spostiamo sulla parte centrale dobbiamo avere un manubrio rigido, ma che ci permette di non modificare eccessivamente le caratteristiche della bici sull’avantreno.

«Rigido sì – conclude – ma non troppo. Un’altra caratteristica importante è la larghezza: troppo stretto non è funzionale quando la guida diventa molto tecnica e tutto il corpo si muove in parallelo alla bicicletta».