Christian Scaroni

Siamo allo Scaroni 3.0? Mazzoleni e il percorso di Christian

13.03.2026
6 min
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In questi giorni Christian Scaroni è (volutamente) ai box, come una vera F1 pronta ad entrare in pista quando serve. Come poi vediamo fare sempre più spesso i big. Il corridore, ormai leader della XDS-Astana, ha già chiuso un primo blocco della sua stagione. E questa prima tranche si può archiviare con un segno più che positivo.

Non solo: questa pausa è anche il momento giusto per una riflessione, che vogliamo fare con Maurizio Mazzoleni, sport manager della XDS, ma che segue ancora Scaroni. A che punto davvero è arrivato il bresciano? Un tempo, quando da poco era arrivato in Astana, Mazzoleni parlò dell’obiettivo “Scaroni 2.0”: ora siamo alla versione 3.0?

Maurizio Mazzoleni
Maurizio Mazzoleni è lo sport manager della XDS-Astana
Maurizio Mazzoleni
Maurizio Mazzoleni è lo sport manager della XDS-Astana
Tempo fa, Maurizio, ci parlasti di uno Scaroni che piano, piano sarebbe cresciuto. L’upgrade a “3.0” è dunque fatto?

Sicuramente Christian ha acquisito una capacità sia di gestione personale sia di gestione tattica della gara di un livello veramente alto. Le classifiche lo dimostrano e questo inizio di stagione ha rafforzato quello che aveva già fatto lo scorso anno. Quindi siamo contenti e lui ne è consapevole chiaramente.

Quest’ultimo Scaroni che stiamo vedendo, che comincia a vincere corse importanti, è figlio soprattutto di un miglioramento tattico ancora prima che fisico?

E’ la combinazione di entrambe le cose. Spesso dei corridori hanno una crescita più graduale e si tratta proprio del caso di Christian. Altri ce l’hanno con tempistiche diverse, ma lui è cresciuto anno dopo anno sia fisicamente, sia nella gestione tattica della corsa. Tutto questo lo ha portato anche ai successi recenti: basta pensare a come al Tour of Oman si è gestito bene nella salita finale. E lo ha fatto sia a livello tattico sia a livello di performance.

Sul piano fisico Maurizio come ci stai lavorando? Rispetto all’anno scorso, per dire, quanto e cosa è cambiato?

Torno un po’ a quello che dicevo prima. Non è che lo Scaroni precedente non lavorasse su qualcosa in particolare. Adesso sta affinando la sua crescita professionale in tutte quelle caratteristiche che servono per essere un atleta d’alto livello. Non gli si fa mancare niente sul piano dell’allenamento, ma anche su quello della nutrizione con i nostri nutrizionisti. O dei materiali. E’ un abbinamento, quello dell’allenamento e quello della performance nutrizionale che viaggia di pari passo. Più l’atleta si evolve, più noi allenatori e nutrizionisti riusciamo a lavorare al meglio con lui. Il fatto di avere Christian già da qualche anno in squadra ci aiuta ad avere un ottimo rapporto fra queste tre componenti: allenatore, nutrizionista e atleta.

Christian Scaroni e Ulissi
Scaroni è ormai un leader riconosciuto anche dai compagni, aspetto determinante per la crescita di un atleta
Christian Scaroni e Ulissi
Scaroni è ormai un leader riconosciuto anche dai compagni, aspetto determinante per la crescita di un atleta
Certo, si dà continuità al progetto…

I direttori sportivi si trovano un corridore che arriva alle corse con un livello competitivo veramente alto. Poi la palla passa a loro e stiamo lavorando tutti nel migliore dei modi. Ma chiaramente dipende dal singolo atleta e, ripeto, Scaroni è cresciuto. Sono contento di aver insistito con Vinokourov nell’anno di chiusura della Gazprom-RusVelo, quando quell’estate (2022, ndr) finalizzammo il passaggio nel team. Era una buona opportunità per entrambe le parti: l’UCI aveva dato la possibilità in quell’anno di sforare i 30 atleti per squadra proprio per aiutare gli atleti del caso Gazprom a trovare squadra. Entrambi siamo stati contenti di quella scelta.

Quanto conta la consapevolezza in questa crescita? Come si dice, vincere aiuta a vincere. La vittoria in Oman è stata importante, davanti a un big come Adam Yates…

L’atleta arriva ad avere consapevolezza nei propri mezzi quando ha un riscontro nei risultati. Senza risultati è tutto più difficile. Non è impossibile, ma è più complicato. Da quando sono arrivati i risultati, la consapevolezza di Scaroni è aumentata, ma torno a dire che fa comunque parte di un percorso. Magari dall’esterno ci può essere curiosità o stupore in questa crescita. Per noi che ci lavoriamo da anni invece sono passaggi naturali, che lui con forza, volontà e determinazione ha raggiunto mese dopo mese di lavoro.

Scaroni
Mazzoleni ha parlato di un lavoro sinergico fra preparatore, diesse e nutrizionista. E il fatto che ormai lavorino insieme dall’estate 2022 è un vantaggio
Scaroni
Mazzoleni ha parlato di un lavoro sinergico fra preparatore, diesse e nutrizionista. E il fatto che ormai lavorino insieme dall’estate 2022 è un vantaggio
Maurizio, torniamo un attimo invece al discorso della preparazione proprio tecnica. Hai parlato di un miglioramento costante, di un lavoro fatto negli anni. E’ possibile stabilire una percentuale di miglioramento o nei carichi di lavoro?

Difficile rispondere. Quando si arriva a questi livelli top, i margini di miglioramento sono ridottissimi. Semmai si lavora di più sull’arrivare ai picchi di condizione nei momenti giusti, quando anche la squadra ti richiede prestazioni importanti. Adesso Scaroni quando va a correre lo fa principalmente nel ruolo di leader e va a finalizzare il lavoro suo e del team. Quindi l’abbinata calendario e picchi di condizione deve essere costruita in maniera molto meticolosa.

Che poi è quello che sta accadendo nei principali team…

Noi abbiamo la fortuna in XDS-Astana di lavorare molto bene: il gruppo performance è molto legato al gruppo dei direttori sportivi nella scelta dei calendari gare. Penso che per Scaroni la scelta del calendario dello scorso anno e conseguentemente anche di quest’anno sia indirizzata proprio a raccogliere risultati nel momento di picco di condizione. E’ un binomio che sta funzionando bene. Chiaramente non si può applicare a tutti gli atleti, perché non è semplice, ma ai nostri leader sì.

E infatti proprio lì volevamo arrivare: il suo essere leader. Tra l’altro la questione dei punti non è neanche più una priorità e finalmente qualcuno può puntare deciso senza dover stare sempre al 95 per cento per essere pronto a ogni occasione e cogliere un piazzamento…

Certo, possiamo selezionare. In realtà con lui, anche l’anno scorso, proprio per i punti, essendo uno dei nostri leader abbiamo lavorato in questa selezione. Anche il fatto stesso che con il Trofeo Laigueglia abbia chiuso questo primo blocco la dice lunga. Christian ha raccolto veramente tantissimo: forse è uno degli atleti italiani con il maggior punteggio UCI.

Christian Scaroni
Una suggestiva foto di @aurelien_vialatte: Scaroni, stremato, dopo la vittoria nella tappa principale del Tour of Oman
Christian Scaroni
Una suggestiva foto di @aurelien_vialatte: Scaroni, stremato, dopo la vittoria nella tappa principale del Tour of Oman
Qual è adesso il suo programma?

Sta osservando una breve fase di recupero per poi andare in altura e affrontare tutto l’avvicinamento alle Ardenne e al Giro d’Italia tramite i Paesi Baschi. Sta andando tutto come avevamo programmato. Ma, ripeto, questo secondo me è proprio uno dei segreti per mantenere un livello di performance alto.

Chiudiamola con una caratteristica che ti piace di Scaroni, Maurizio…

Di sicuro la tenacia, che dimostra anche in gara, come ha fatto pure con il quarto posto all’europeo. Penso che tutti gli italiani abbiano visto con che tenacia ha tentato di raggiungere il podio. La stessa tenacia con cui ha vinto la tappa del Giro d’Italia a San Valentino Brentonico e direi anche la sua meticolosità, quella con cui arriva agli appuntamenti. Christian è un corridore che sento spesso anche nei giorni precedenti alle gare. Non lascia nulla al caso, studia il percorso, studia le varie performance sulle salite che dovrà affrontare. Sì, tenacia e meticolosità sono le due caratteristiche principali dello Scaroni 2026. O 3.0, come avete detto voi.

Tour of Oman 2026, 5a stageJabal Al Akhdhar (Green Mountain), Christian Scaroni

Scaroni, tappa e maglia in Oman. Schiantato Yates

12.02.2026
5 min
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Racconta Scaroni che gli ultimi chilometri della salita di Jabal Al Akhdhar, nota meglio come Green Mountain, ultimo arrivo del Tour of Oman, sembrava che non dovessero finire mai. Ma quando sono cominciate le transenne, questo bresciano di 28 anni con ancora tante cose da dire, ha tirato su la catena, ha saltato Plapp ed è andato come una scheggia fino al traguardo. Tappa e maglia al Tour of Oman, piegando Adam Yates che con la UAE Emirates le ha provate tutte per conquistare la corsa e lassù aveva già vinto nel 2024.

Ancora una volta i consigli di Diego Ulissi gli hanno permesso di gestire il finale e conquistare quella che ad ora è la sua vittoria più importante. Nel dirlo Christian quasi si commuove, al culmine di una serata di brindisi e festa nel ristorante subito fuori dall’hotel. La sua solidità si fa più evidente dopo ogni corsa, così come la serenità nel parlarne.

«Abbiamo appena finito di festeggiare – racconta Scaroni – stanotte si sta svegli un po’ di più, così riprendiamo il fuso dell’Italia. Ne parlavo giusto stasera, penso che sia la vittoria più completa, nel senso che ci sono state gambe, tantissima testa e tanta consapevolezza. E’ la vittoria più bella e la più importante».

Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c'è Scaroni
Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c’è Scaroni
Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c'è Scaroni
Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c’è Scaroni
Eri partito per l’Oman convinto che si potesse vincere o è venuto un po’ giorno per giorno quando hai visto che stavi bene?

A Mallorca e nelle primissime corse in Spagna avevo dimostrato di avere una buonissima condizione (Scaroni ha vinto la prima corsa di stagione, la Classica Camp de Morvedre a Mallorca, ndr). La mia unica incognita è sempre stata quella del caldo. Ci siamo basati tanto sulla condizione che avevo in Spagna, ma non sapevamo cosa aspettarci. Però il fatto che stessi bene ci dava un motivo in più per crederci. Giorno dopo giorno ho sentito che mi adattavo bene alle temperature più calde. Così stamattina (ieri per chi legge, ndr) sono stato il primo a dire ai miei compagni che ci potevamo credere e che avevamo il dovere di provarci.

Quali sono stati i momenti chiave della tappa?

Alla fine, come tutte le tappe dure, si è decisa sull’ultima salita. La UAE Emirates ha tirato perché era interessata alla vittoria e agli abbuoni per ribaltare la classifica. Abbiamo chiuso sulla fuga e poi Yates ha impresso subito un ritmo fortissimo già dalla prima parte della salita. Ai meno 2 chilometri ha sferrato il secondo attacco e lì sono andato un po’ in difficoltà, non volevo fare fuori giri, anche su consiglio di Diego (Ulissi, ndr) che questa salita l’aveva fatta già un bel po’ di volte.

Che cosa ti ha detto?

Che l’importante era non fare fuori giri, perché il tratto determinante dove si guadagnava e dove si perdeva, era l’ultimo chilometro. Così ho mollato, ho perso qualche metro, mentre evidentemente davanti qualcuno il fuori giri l’ha fatto davvero. Mi hanno permesso di rientrare e poi è successo quello che forse non mi aspettavo, cioè che mi portassero all’arrivo.

Ulissi arriva con 1'08" da Scaroni che corre a ringraziarlo
Ulissi arriva con 1’08” da Scaroni che corre a ringraziarlo
Ulissi arriva con 1'08" da Scaroni che corre a ringraziarlo
Ulissi arriva con 1’08” da Scaroni che corre a ringraziarlo
Come è andata?

Eravamo forse tutti al gancio, ma io sapevo che se mi facevano respirare avevo un discreto spunto veloce. Mi hanno portato ai 150 metri e lì ho creduto di poter vincere anche la tappa, mentre fino all’ultimo chilometro e mezzo avevo pensato solo a difendere la maglia virtuale che indossavo in quel momento.

A costo di ripeterci, bisogna dire che se Ulissi non ci fosse, bisognerebbe inventarlo…

Sì, decisamente. Diciamo che Diego ha cambiato il volto della squadra, sia mentale sia l’attitudine con la quale andiamo ad affrontare la corsa. E’ sempre stato accanto a me, mi ha sempre protetto anche dal vento. E’ stato magnifico il lavoro che mi ha portato a vincere, gliene sono grato ogni giorno.

Adam Yates è un signor corridore, credi che vederti a questi livelli stia cambiando la considerazione del gruppo?

Sarebbe da chiedere agli avversari. Sicuramente quello che interessa a me è la consapevolezza che ho acquisito nell’ultimo anno. Vedere che sono riuscito a tenere testa anche a Yates, che è uno degli scalatori più forti nel mondo, mi dà grande motivazione anche per il seguito della stagione. Siamo partiti molto bene. Avere già tre vittorie all’attivo fa lavorare con serenità e siamo solo febbraio. La stagione è ancora lunghissima, gli obiettivi principali devono ancora arrivare, vediamo di continuare così.

Inizi a somigliare allo Scaroni che hai sempre sognato di diventare?

Questa è una vittoria bella grossa, anche perché arriva su una salita veramente dura, che era un’altra incognita. Quei 20 minuti di scalata potevano essere tantini per me, che sono più per corse molto nervose e salite da massimo 10 minuti. Era un’incognita e vedermi lì è un motivo d’orgoglio, quindi sì: diciamo che ci siamo.

Grande festa stasera?

C’era un ristorante giusto fuori dall’hotel e abbiamo brindato con tutti. I massaggiatori che hanno lavorato tutti i giorni, i direttori. E’ sempre bello condividere un momento di gioia tutti insieme e con i compagni di squadra. Domani finalmente torniamo a casa dopo un periodo davvero lungo, io sono via dal 6 gennaio. Poi correrà in Francia al Tour des Alpes Maritimes, che ho vinto l’anno scorso, ma questa volta è corsa di un giorno. Quindi Drome et Ardeche, Laigueglia e poi andrò sul Teide.

E poi arriveranno i primi obiettivi di cui per scaramanzia non parleremo?

Esatto, giusto così. Siamo partiti bene, un altro brindisi e domani si torna a casa. Una settimana per stare con la ragazza e con gli amici è quello che ci vuole.

Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar

Pogacar non molla niente e si prende l’Europa. Scaroni da applausi

05.10.2025
7 min
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Stavolta di chilometri ne mancavano 75. Ormai bisogna contare questi dati per sorprendersi ancora, almeno un po’, quando si parla di Tadej Pogacar. Lo sloveno però non voleva – come a Kigali del resto – restare da solo tanto presto. Semplicemente e giustamente voleva togliersi di mezzo da una situazione tattica a dir poco fastidiosa con cinque belgi.

Il problema per Pogacar è che Remco Evenepoel ha retto la sua ruota per circa un minuto, poi si è spostato nel vero senso della parola, prima di esplodere del tutto. E forse questa è stata la decisione più giusta di giornata, quella che ha tenuto un filo di suspense per questo campionato europeo.

Momento decisivo della corsa: 75 km all’arrivo, troppi belgi per Pogacar che decide di attaccare
Momento decisivo della corsa: 75 km all’arrivo, troppi belgi per Pogacar che decide di attaccare

Difendersi attaccando

E così dopo il mondiale, Tadej Pogacar conquista anche il Campionato Europeo. Una maglia che, a parte la foto di apertura, non vedremo mai di fatto. Completano il podio appunto Remco e uno stratosferico ragazzino di 19 anni, Paul Seixas, beniamino di casa. Sarebbe stato bello che sul podio ci fosse un gradino in più. La medaglia di legno è andata a Christian Scaroni. L’azzurro è stato bravissimo, generoso, coraggioso… ma contro questi mammasantissimi cosa vuoi fare? E sì che ne ha anche staccato uno, Juan Ayuso.

«Sapevamo – ha raccontato Pogacar – che la gara sarebbe stata molto difficile dal terzo giro con la salita lunga in poi, ma il Belgio ha attaccato dal secondo e ho iniziato a perdere compagni di squadra. Al terzo giro, appunto, mi sono accorto di essere solo, mentre i belgi erano in quattro o cinque (a tratti anche in sei vista la generosità dello slovacco Martin Svrcek, compagno di club di Evenepoel, ndr). Così mi sono detto che era meglio attaccare io piuttosto che avere troppi avversari che avrebbero potuto mettermi in mezzo».

L’arrivo di Pogacar, cannibale dell’era moderna. La Slovenia, che lo ha scortato bene nella prima metà della gara, lo attendeva dopo la lineaa
L’arrivo di Pogacar, cannibale dell’era moderna. La Slovenia, che lo ha scortato bene nella prima metà della gara, lo attendeva dopo la lineaa

Tadej il ragioniere

A quel punto è iniziata la sua lunga cronometro. Quasi due ore da solo faccia al vento. Non solo, ma per quasi 30 chilometri Pogacar aveva solo due rifornimenti fissi, quello dei box e quello in cima allo strappo, in quanto l’ammiraglia non era stata fatta passare.

«Mi sono trovato davanti – ha ripreso Tadej – e ho cercato di mantenere il mio vantaggio intorno al minuto perché sapevo che il distacco era buono. Non ritengo di aver dominato totalmente la gara perché Evenepoel era molto forte e mi inseguiva sempre. Non ho potuto mollare fino al traguardo e sono stato costretto a dare il massimo. Sono contento di aver conquistato un altro titolo».

Come ormai ci ha abituato a fare dal mondiale dell’anno scorso, quando si trova in queste situazioni Pogacar cerca di costruirsi un margine di sicurezza e poi si attesta su quel distacco, in modalità “velocità crociera”. Centellina energie e controlla. Alla fine in questo modo non è mai a rischio di saltare. E ci riesce molto bene anche senza radioline.

Non solo, ma modula la velocità anche in base a chi segue. Lo stesso Pogacar ha detto che, una volta saputo che ad inseguirlo era Remco da solo, ha aumentato un po’. Quel po’ che ha fatto sì che il belga non recuperasse troppo e restasse attorno al minuto o poco più.

«Ogni volta – ha concluso il neo campione europeo – voglio dare il massimo e acquisire esperienza provando gare diverse. Sono fortunato a vincere tutte queste corse e devo sfruttare al meglio tutto ciò finché posso». Ormai questo senso di consapevolezza che più su non può andare lo ripete ogni volta.

Lo strano tris di Evenepoel

Ancora secondo, come sette giorni fa. Quasi una gara “copia e incolla”, anche se non è stato affatto così.
«E’ stata una delle prime volte in cui sono riuscito a rispondere all’attacco di Pogacar – ha spiegato Evenepoel – ma è durato un po’ troppo a lungo per me. Ho dovuto mollare la presa sull’ultimo tratto ripido prima di riprendermi dallo sforzo. Sono poi riuscito a trovare un buon ritmo. In cima, il distacco era di soli 30”, quindi non eravamo stati completamente spazzati via. Purtroppo, la collaborazione nel nostro gruppetto non è stata ottimale».

E ancora Remco: «Serge Pauwels dall’ammiraglia è venuto a dirmi che dovevo attaccare, che potevo guadagnare qualcosa, ma il distacco è rimasto complessivamente lo stesso. Pogacar ha meritato la vittoria e io ho fatto la mia gara. Nel complesso, sono contento di aver resistito bene e di essere riuscito a mettergli un po’ di pressione. Ho lottato bene, è il posto che meritavo. Mi spiace solo che nelle gare dei titoli quest’anno sia finito sempre secondo: europei, mondiali e campionato nazionale».

Christian Scaroni è arrivato quarto, ma è stato assoluto protagonista dell’europeo. Impegno massimo per il bresciano
Christian Scaroni è arrivato quarto, ma è stato assoluto protagonista dell’europeo. Impegno massimo per il bresciano

Applausi a Scaroni

Ma in questa giornata francese il giusto spazio lo deve avere Christian Scaroni. L’azzurro è stato bravissimo. Ha mostrato gambe e coraggio. Gli è mancato davvero poco per un bronzo che sarebbe stato tanto, tanto per la sua stagione e anche per la sua carriera, che comunque è in piena luce.

«Mi hanno tolto diversi anni di vita – ci racconta scherzando Scaroni – penso che passerò un po’ di giorni a letto!». E in effetti glielo abbiamo fatto notare: dalla tv si vedeva quanto fosse impegnato nel gesto della pedalata per seguire Ayuso, Seixas e soprattutto Evenepoel. Questo vuol dire che ce ne metti più degli altri e che non ti spaventi di fronte a chi ne ha più di te. Davide contro Golia, per questo va applaudito.

«Mi è scappato Seixas proprio nel finale, su quel falsopiano dopo la Cote de Val d’Enfer. Ma proprio non ne avevo più. Paul ha dato una botta secca, violenta. Ho perso quei dieci metri, un po’ di vento e non ho più chiuso. Da questo punto di vista non posso proprio rammaricarmi di niente. Certo, dispiace per il podio. E dire che quando si era staccato Ayuso avevo iniziato a crederci per davvero, ma l’altro aveva una buonissima gamba. E dalla sua, questo talentuosissimo ragazzino, aveva anche il tifo. Un pubblico pazzesco per lui… com’era normale che fosse, visto che eravamo in Francia».

Quello che diceva Scaroni in una foto. Su ogni strappo e ad ogni sua tirata, Remco allungava il quartetto e tirando il collo a tutti. Non certo la mossa ideale per creare collaborazione
Quello che diceva Scaroni in una foto. Su ogni strappo e ad ogni sua tirata, Remco allungava il quartetto e tirando il collo a tutti. Non certo la mossa ideale per creare collaborazione

I nervi di Remco

Con “Scaro” si continua a parlare del suo sforzo e di come fosse impressionante vedere Remco in pianura filare stabile e quasi pacato, mentre gli altri dietro “sventolassero” alla sua ruota, come si dice in gergo.
«Vero – spiega il bresciano – Remco è devastante in pianura. Magari da fuori non ci si rende conto di quanto va forte. Però magari non ne capisce troppo di certe cose, di tattiche. Si arrabbiava con noi perché tiravamo poco. Ci richiamava, parlava. Ma dico: se sugli strappi acceleri e ci metti in croce, se in pianura vai il doppio cosa chiedi i cambi? E soprattutto non puoi pretendere che andiamo come te… vista quanta ne hai. Vi dico: è stato un bene quando se n’è andato. Almeno noi tre abbiamo potuto collaborare e prendere il nostro passo».

Un altro pregio della corsa odierna di Scaroni è l’aver tenuto il punto, quando la scorsa settimana per un po’ sembrava dovesse partire al volo per il Rwanda in sostituzione di Pellizzari. Christian aveva impostato un programma, ci credeva, e ha detto di no. Aveva le idee chiare.
«Sapevo che il percorso era adatto alle mie caratteristiche. Lo avevo già fatto a febbraio, quando quel giorno ci fecero sbagliare strada alla rotatoria. Conoscevo bene sia la salita lunga che lo strappo. Con il cittì Marco Villa se ne era iniziato a parlare già a giugno di questo europeo. Ho solo tremato un po’ la scorsa settimana quando ho avuto un po’ d’influenza, ma essendo la condizione buona tutto è andato bene.

Ora Scaroni cercherà di sfruttare la gamba per queste ultime gare. «Dal Gran Piemonte le farò tutte fino alla Veneto Classic. Sto bene, speriamo di divertirci».

Scaroni e il sogno europeo: il premio per una grande stagione

15.09.2025
4 min
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Una stagione vissuta sempre a contatto con i primi, vincendo e piazzandosi spesso. Dalle gare di inizio anno a Maiorca alle classiche italiane di fine stagione. Christian Scaroni ha trovato quello che gli era sempre mancato, o forse è riuscito a portare tutto a un livello superiore. Il corridore della XDS Astana Team ha vinto sei gare in carriera. Due nel periodo più nero quando tutto sembrava perso, e le altre quattro durante questa stagione, nel momento in cui il suo team cercava di risalire la china della classifica UCI.

Christian Scaroni è riuscito a dare il meglio di sé in due momenti complicati, tirando fuori la grinta e le sue qualità migliori. E’ andato per gradi e obiettivi, combattendo nelle corse di inizio stagione e vincendo poi una tappa al Giro (la sua prima vittoria in una gara WorldTour). Prestazioni che hanno acceso un faro sul suo nome anche in ottica nazionale.

«Nelle corse in Toscana – racconta Scaroni – così come al Pantani e al Matteotti, ho visto che la condizione è buona. Penso possa crescere ancora, anche perché arrivo da un periodo in altura per preparare gli ultimi due mesi di corse».

Scaroni è tornato in corsa dopo l’altura sul Pordoi al GP Industria e Artigianato cogliendo un secondo posto alle spalle di Del Toro
Scaroni quest’anno ha colto tanti piazzamenti e podi, spesso alle spalle di atleti del UAE Emirates
Hai messo insieme 50 giorni di gare in un periodo di tempo lungo, hai iniziato a correre a fine gennaio…

Vero, infatti dopo il Giro ero un po’ stanco. Era andato tutto bene fino alla caduta delle Strade Bianche, riprendermi da quell’infortunio è stato difficile perché ho accelerato molto per arrivare pronto alle corse successive. A fine Giro mi sono ammalato, ho provato a recuperare per il Giro dell’Appennino e per l’italiano ma ho avuto una ricaduta. 

Sei tornato in corsa durante l’estate ripartendo alla grande.

E’ mancata solamente la vittoria, ma sono sempre stato presente entrando spesso in top 10 e salendo più volte sul podio. La stagione sembra finita, ma le gare più importanti non sono ancora arrivate: nel mirino ci sono l’europeo e il Lombardia. 

Ad agosto per Scaroni è arrivato il terzo posto nella classifica generale dell’Arctic Race of Norway
Ad agosto per Scaroni è arrivato il terzo posto nella classifica generale dell’Arctic Race of Norway
Ti aspettavi qualcosa in più?

Se a inizio stagione mi avessero detto che avrei vinto quattro gare di cui una tappa al Giro avrei firmato. Vero che in proporzione ai quindici podi le vittorie sono quasi poche, ma spesso sono finito dietro a corridori della UAE. Sappiamo quanto siano dominanti in questo momento. Del Toro ha vinto tutte le corse di settembre in Italia, più o meno come aveva fatto un anno fa Hirschi. 

Come hai lavorato in vista degli ultimi impegni della stagione?

Una volta tornato dalle corse in Spagna e dall’Arctic Race Sono stato in altura sul Pordoi per una ventina di giorni. Mi sono allenato bene con l’obiettivo di essere pronto per le corse di ottobre. Per l’europeo ho già parlato con chi di dovere (il cittì Marco Villa, ndr).

Il profilo del bresciano è entrato nella lista di Villa per l’europeo del prossimo 5 ottobre
Il profilo del bresciano è entrato nella lista di Villa per l’europeo del prossimo 5 ottobre
Villa aveva detto di voler creare un blocco Astana per l’europeo…

Per mondiali ed europei ci saranno due squadre diverse, è difficile riuscire a correre entrambi visto il lungo viaggio che attende chi andrà in Rwanda. 

Si era aperta anche una finestra per il mondiale?

Ne avevamo parlato ma c’è già “Cicco” (Giulio Ciccone, ndr) come uomo di riferimento per la nazionale. Mi sarebbe piaciuto prendere parte a questa trasferta, ma confrontandomi con Villa è emersa la possibilità di provare a correre da protagonista l’europeo

Scaroni allunga in testa alla classifica della Coppa Italia delle Regioni
Scaroni allunga in testa alla classifica della Coppa Italia delle Regioni
L’ultima volta che avevi indossato la maglia della nazionale era all’Adriatica Ionica Race, in un momento difficile della tua carriera…

Ringrazierò per sempre la Federazione e il cittì di allora, Daniele Bennati. Mi hanno dato una grande occasione e l’opportunità di rimettermi in gioco. Senza di loro non sarei qui a sognare una convocazione europea (manca solo l’ufficialità, ndr). Tornare a vestire questa maglia sarebbe motivo di orgoglio. Sono scaramantico, non mi sbilancio fino al momento dell’ufficialità.

Si riparla di Scaroni: nell’estremo Nord in cerca di vendette

31.07.2025
5 min
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Avevamo lasciato Christian Scaroni ancora ebbro di gioia per il successo di tappa al Giro d’Italia, ciliegina sulla torta di una prima parte di stagione che ha visto il bresciano sempre protagonista e fondamentale nella rincorsa del suo team, l’XDS Astana verso la salvezza nel WorldTour. Ma che cosa è successo da allora? E’ successo che il lombardo dopo un lungo periodo di assenza dalle gare è tornato a correre in Spagna, con tre classiche a fine luglio e ha ripreso esattamente come aveva lasciato: da protagonista.

In Spagna due podi per il bresciano. Qui è terzo alla Vuelta Castilla y Leon vinta da Etxeberria
In Spagna due podi per il bresciano. Qui è terzo alla Vuelta Castilla y Leon vinta da Etxeberria

Nel parlare con lui non si può non partire dalla grande giornata di San Valentino, che a mente fredda assume un sapore ancora più dolce rispetto alla stretta attualità: «Ho l’orgoglio di aver vinto una tappa al Giro che era un po’ l’obiettivo che mi ero prefissato a inizio stagione, non ne avevo fatto mistero che il mio lavoro era puntato su quel risultato. Io però sono rimasto il ragazzo che ero prima, con la stessa fame di vincere altre corse, con le stesse ambizioni. So però che una tappa al Giro resta un punto fermo in una carriera, che porterò sempre nel cuore, anche per come è arrivata insieme a Lorenzo Fortunato.

Cos’è successo dopo? Cosa hai fatto?

Dopo il Giro d’Italia avrei dovuto proseguire col programma facendo Gippingen, Appennino e il campionato italiano. Solo che dopo l’arrivo a Roma mi sono ammalato. O meglio già nella Capitale ero malato, come tantissimi corridori. Ho fatto subito un ciclo di antibiotici per provare a tornare competitivo nelle corse di giugno, tra cui anche il campionato italiano e ho ripreso a pedalare. Solo che dopo 5 giorni ho avuto una ricaduta e di conseguenza mi sono dovuto fermare completamente.

A Roma Scaroni aveva iniziato a sentirsi poco bene ed è stato costretto a fermarsi oltre 40 giorni
A Roma Scaroni aveva iniziato a sentirsi poco bene ed è stato costretto a fermarsi oltre 40 giorni
A che cosa pensi sia dovuto questo lungo stop? Sei rimasto fermo dalle gare oltre un mese e mezzo…

Io credo che molto abbia influito l’aver affrettato i tempi per arrivare ad una condizione buona per il Giro Italia dopo il mio infortunio di marzo, questo ha condizionato anche la mia salute. Pertanto insieme alla squadra abbiamo ritenuto fosse più utile ricaricare le batterie. Già da inizio luglio ero a Livigno per allenarmi in altura, per poi rientrare in queste tre corse di Spagna che erano un banco di prova per la seconda parte di stagione.

La cosa che colpisce molto è il fatto che sei uno dei corridori più costanti tra quelli del WorldTour, nel senso che dall’inizio stagione stai ottenendo sempre grandi risultati, non ci sono buchi nel corso della tua stagione…

Sì, questa sicuramente è una cosa che mi conforta, vuol dire che alla base c’è un lavoro fatto bene sia da parte mia che della squadra nella programmazione. Sono arrivato al Giro che non ero al massimo, ero lontano dalla condizione dei primi mesi, ma sono cresciuto nell’arco delle tre settimane. La costanza sicuramente nel ciclismo di oggi è fondamentale e premia il lavoro che viene fatto lontano dalle gare.

Scaroni insieme a Fortunato. La loro fuga vittoriosa alla corsa rosa ha lasciato il segno
Scaroni insieme a Fortunato. La loro fuga vittoriosa alla corsa rosa ha lasciato il segno
Tu nelle gare spagnole ti trovi particolarmente bene…

Sì, anche se nell’arco della mia carriera il caldo l’ho sempre un po’ sofferto, ma quest’anno ho fatto un bel lavoro cercando di adattarmi meglio. E quest’anno le prime tre corse, che erano un po’ più calde, sono riuscito a gestirle abbastanza bene. Comunque, a parte le corse in Spagna, anche in Francia non sono mai andato male, ho raccolto lì tre vittorie, quindi sì, la Spagna mi porta bene, ma anche la Francia. Speriamo di farci entrare anche l’Italia…

Resti in Spagna per le prossime corse?

Intanto sabato sono alla Clasica di San Sebastian, ma da lì ripartirò quasi subito, andrò a fare l’Arctic Race, con la quale ormai ho un conto aperto da due anni, da quel maledetto secondo del 2023. Mi piacerebbe chiudere quel cerchio, anche se troverò una squadra attrezzata come la Uno-X che corre in casa e porterà i pezzi migliori che ha. E poi anche Pidcock dovrebbe esserci. Ma io voglio provarci, e poi è una corsa fredda e come tutti sanno, a me piace correre al freddo.

Alla XDS Astana il clima è ora più sereno, grazie ai punti che tutti hanno portato. Qui Christian con Ulissi
Alla XDS Astana il clima è ora più sereno, grazie ai punti che tutti hanno portato. Qui Christian con Ulissi
Com’è l’atmosfera in squadra relativamente alla permanenza nel ranking del WorldTour?

Rispetto a inizio anno la situazione è più serena. Allora avevamo addosso la pressione del risultato, sembrava una missione quasi impossibile, ma la squadra ha programmato tutto per bene, abbiamo lavorato in maniera egregia e di conseguenza stiamo vedendo che bene o male tutti stanno rendendo.  Anche al Tour con Velasco, Ballerini. Siamo in tanti ad esserci distinti, di conseguenza è un’atmosfera molto serena. Ma la stagione è ancora lunga e come ci hanno detto ai piani alti della squadra, bisogna rimanere sul pezzo fino a ottobre.

Scaroni mette la ciliegina sulla torta e ringrazia Fortunato

27.05.2025
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SAN VALENTINO – Christian Scaroni alza le braccia al cielo nel segno della sua prima vittoria in un Grande Giro e lo fa nella corsa di casa, al suo fianco c’è Lorenzo Fortunato: il Folletto dello Zoncolan che oggi ha consolidato la maglia blu dei GPM. La prima vittoria italiana a questo Giro d’Italia coincide con l’impresa dei due corridori della XDS Astana. Scaroni ha gli occhi che fuggono a destra e sinistra, un po’ per inseguire le voci che gli fanno le domande durante l’intervista e un po’ per ricordare. Il bresciano riavvolge il nastro fino a stamattina quando a Piazzola sul Brenta si è affacciato dal pullman e ha visto delle nuvole grigie.

«Siamo partiti con la pioggia – racconta mentre il rosso del cordino della medaglia gli fascia il collo – in giornate come queste sono in grado di esprimermi al 110 per cento. Amo la pioggia, forse in discesa faccio ancora un po’ fatica (dice con una risata, ndr). L’obiettivo di tappa era consolidare la maglia blu di Fortunato. Poi sulla penultima salita, Santa Barbara, ci siamo messi a fare un buon forcing e il gruppetto si è assottigliato sempre più. Ai piedi dell’ultima scalata Fortunato e io ci siamo resi conto di essere i più forti, così abbiamo parlato, mi ha detto che la tappa sarebbe stata mia perché lui aveva già preso tanti punti sugli altri GPM».

Christian Scaroni brinda al suo primo successo al Giro d’Italia con un grazie di cuore a Fortunato
Christian Scaroni brinda al suo primo successo al Giro d’Italia con un grazie di cuore a Fortunato

Ultimi mille metri

E altrettanti pensieri. La scalata fino ai prati verdi di San Lorenzo illuminati di bronzo dal sole che volge al tramonto è stata lunga. Una salita per chi ha pazienza e i due corridori della XDS Astana sono stati bravi a gestire la loro superiorità. Quando anche Jefferson Cepeda ha mollato il colpo si è trattato di spingere fino alla fine volando sulle ali dell’entusiasmo. 

«L’ultimo chilometro a ruota di Fortunato – continua Scaroni – è stato lungo, avevo le gambe distrutte. Lui è stato un uomo di parola e mi ha aspettato sincerandosi di avermi sempre al suo fianco. Non potrò far altro che ringraziarlo per il resto della mia vita. Lui e anche la squadra. Gli altri componenti della fuga non ci hanno fatto troppa paura, l’unico capace di impensierirci era Pello Bilbao e quando ha allungato nell’ultima discesa ci siamo subito messi alla sua ruota. Per il resto abbiamo gestito lo sforzo. Una volta rimasti in tre con il Movistar (Cepeda per l’appunto, ndr) ci siamo detti di attaccare e metterlo in mezzo».

Nella fuga del mattino era presente anche Masnada, un lavoro importante il suo al servizio di Fortunato
Nella fuga del mattino era presente anche Masnada, un lavoro importante il suo al servizio di Fortunato
Arrivavi da un inizio di stagione positivo e tutto ad un tratto la caduta alle Strade Bianche ha frenato tutto, quanto è stato complicato ripartire?

Credo che sia stato il momento più difficile. Quando si vola in alto e poi si cade (metaforicamente e fisicamente, ndr) ci si fa male. Ero in un periodo dove le cose mi riuscivano bene e arrivavo da vittorie, tantissimi piazzamenti e prestazioni convincenti. Ritrovarsi all’improvviso a casa, seduto sul divano e senza poter fare nulla, è stato complicato. Ho cominciato la preparazione per il Giro in maniera graduale, sapevo che non sarebbe stata una corsa facile per me. Passata la prima settimana ho iniziato a sentirmi meglio, lo switch è arrivato nella tappa di Vicenza (venerdì scorso, ndr).

In un ciclismo in cui nei Grandi Giri è difficile che una fuga arrivi al traguardo quanto è complicato per un corridore da corse di un giorno come te cogliere dei risultati? 

Per me il punto di domanda principale era sul come mi sarei approcciato a questo Giro d’Italia. A causa dell’infortunio non sono riuscito ad andare in altura ed è stata la prima volta nella mia carriera in cui ho preparato un Grande Giro senza quel passaggio. Sapevo avrei potuto fare fatica nel recuperare gli sforzi tra un giorno e l’altro viste le mie caratteristiche. Sinceramente questa tappa non l’avevo cerchiata, non pensavo potesse arrivare la fuga e invece con il passare dei chilometri ci abbiamo creduto sempre più. Meglio oggi che un altro giorno (dice con una risata, ndr). 

12 chilometri all’arrivo: Scaroni allunga su Cepeda e poco dopo Fortunato ritorna sulla sua ruota
12 chilometri all’arrivo: Scaroni allunga su Cepeda e poco dopo Fortunato ritorna sulla sua ruota
In una lotta per i punti sempre più accesa questa doppietta ha un peso importante, quale pensi sia stata la svolta per il team quest’anno?

Il gruppo. Ci conosciamo bene e anche i ragazzi nuovi sono entrati alla grande. Avere tra noi corridori esperti come Ulissi, Bettiol o Teunissen è un elemento aggiunto che dona valore. Questo ha permesso ad atleti di buon livello, come me, di fare quel gradino in più e di correre con maggiore intelligenza e ottimizzare i risultati. 

Quale step senti di averlo fatto? 

Fin da inizio anno sento di aver cambiato marcia e ora riesco a competere con i migliori. Manca ancora un gradino per entrare nella scala dei campioni ma bisogna farlo con i giusti tempi, passo dopo passo. Sto vivendo tutto come un esame e si deve cercare di passarli tutti per confermarsi. Sicuramente queste tre vittorie da inizio anno mi hanno dato grande consapevolezza nei miei mezzi. Oggi può essere stata la ciliegina sulla torta.

Se ti guardi indietro e ripensi al periodo difficile della Gazprom cosa provi?

Sono passati tre anni, anche quello è stato un periodo difficile della mia carriera. Sicuramente sopravvivere a quel momento delicato è stato importante e ha fatto uscire una parte del mio carattere che era un po’ nascosta. A distanza di tutto questo tempo mi viene da pensare al percorso positivo che ho fatto e sono contentissimo di aver raggiunto questa vittoria che che tutti i corridori sognano fin da bambini.

XDS-Astana: inizio da incorniciare. Sentiamo coach Anastopoulos

21.04.2025
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E’ evidente che quell’aria di rinnovamento percepita già nei ritiri invernali fosse reale. In casa XDS-Astana le cose stanno davvero cambiando. Pensate che, al netto dell’Amstel Gold Race di ieri, se si stilasse la classifica per team dall’inizio della stagione, la squadra di Alexandre Vinokourov sarebbe terza, dietro solo a UAE Emirates e Lidl-Trek. Sei vittorie e la possibilità di riacciuffare il 18° posto, che garantisce il WorldTour, che resta difficile, ma non è più impossibile.

Un cambio di passo netto, che abbiamo voluto approfondire con uno dei coach del team turchese: Vasilis Anastopoulos. Già questo inverno, il capo dei preparatori Maurizio Mazzoleni – figura sempre più centrale nel progetto – ci aveva illustrato il nuovo piano tecnico. Ora il discorso si completa con la voce del tecnico greco.

Anastopoulos con Ballerini durante il training camp in Grecia (foto Instagram)
Anastopoulos con Ballerini durante il training camp in Grecia (foto Instagram)
Vasilis, partiamo da Ballerini, al netto della sfortuna alla Roubaix. E’ stato al training camp ad Atene con te, come Cavendish l’anno scorso. Come avete lavorato? Era la prima volta che veniva da te in Grecia?

Abbiamo notato che negli anni precedenti Ballerini si ammalava spesso dopo la Tirreno-Adriatico o la Parigi-Nizza. Così abbiamo deciso di cambiare qualcosa per portarlo nelle migliori condizioni alle Classiche del Nord. Invece di correre quelle gare a tappe, abbiamo preferito fare un training camp intenso di dieci giorni in Grecia, dove il clima è migliore.

Avete modificato qualcosa anche nella sua preparazione?

L’anno scorso Davide è stato sfortunato, ha avuto un infortunio al ginocchio proprio durante la campagna del Nord e ha saltato tutto. Quest’anno ci siamo concentrati molto sulla sua condizione generale. Abbiamo fatto anche un ritiro in altura al Teide, che si è rivelato perfetto come avvicinamento alla Sanremo e alle corse belghe. Abbiamo replicato scenari di corsa facendo dietro motore sia in salita che in pianura. Abbiamo lavorato tanto sulla resistenza alla fatica, perché oggi è fondamentale saper esprimere potenza non quando sei fresco, ma quando sei stanco. Su questo abbiamo lavorato molto, sia al Teide che in Grecia.

Ti aspettavi che andasse così forte a Gand e al Fiandre? E cosa ti aspettavi dalla Roubaix?

Credo che tutti abbiamo visto che Davide è stato tra i più forti e veloci. In questo momento è in una forma eccellente. Per la Roubaix, ovviamente, serve anche un po’ di fortuna (cosa che non ha avuto, ndr), ma penso che ci è arrivato davvero bene. Dal punto di vista della prestazione, sono pienamente soddisfatto.

Harold Martin Lopez (classe 2000) è il colombiano che ha vinto il Tour of Hellas
Harold Martin Lopez (classe 2000) è il colombiano che ha vinto il Tour of Hellas
Al Tour of Hellas avete vinto con Martin Lopez. In passato l’hai vinto anche tu: in questo caso sono serviti di più i consigli del coach o del corridore greco?

Direi entrambi. Una combinazione. Detengo ancora il record di vittorie di tappa e conosco ogni angolo di quella corsa. Abbiamo costruito la squadra attorno a Lopez e Ulissi, insieme ai nostri giovani della squadra devo. Abbiamo vinto la classifica generale, che era il nostro obiettivo. I bei ricordi da corridore ora si sono completati con quelli da tecnico grazie a questa vittoria con la XDS-Astana.

Lavori spesso con i velocisti: Malucelli ha vinto in Cina. Come avete lavorato con lui? Avete cambiato qualcosa?

“Malu” è seguito da Claudio Cucinotta giorno per giorno, secondo le linee guida che abbiamo stabilito nei training camp di dicembre e gennaio. Ha un piano specifico con sessioni mirate, che in passato hanno già funzionato bene con Cavendish e Ballerini, e ora sembra che diano risultati anche con lui.

In generale, si vede una XDS-Astana più viva e presente. Un bel cambio rispetto all’anno scorso. Come lo spieghi? Cosa è cambiato?

Da agosto 2024 lavoriamo a stretto contatto con il data analyst Morgan Saussine per costruire il miglior calendario possibile in base alle caratteristiche dei corridori. E’ stato necessario cambiare molto. Abbiamo inserito tante gare 1.1 e Pro-series, sempre su misura per ogni atleta. Volevamo partire forti fin dall’inizio. Abbiamo fatto due ritiri molto produttivi a dicembre e gennaio, con il supporto di Maurizio Mazzoleni. Poi sono seguiti i training camp in altura per i leader. Ora abbiamo anche Alex Dowsett come Performance Engineer e in questo momento è qui con noi in Belgio.

Malucelli ha vinto la 1ª tappa del Tour of Hainan, tre giorni dopo è toccato al compagno Aaron Gate
Malucelli ha vinto la 1ª tappa del Tour of Hainan, tre giorni dopo è toccato al compagno Aaron Gate
Chiaro…

I risultati che stiamo ottenendo dimostrano che abbiamo lavorato bene prima. Dobbiamo continuare così. Abbiamo avuto anche un po’ di sfortuna con infortuni e malanni, ma quando torneranno gli assenti ci aspettiamo altri risultati importanti.

C’è un corridore da cui ti aspetti molto o che può esplodere?

Mi aspetto molto da Sergio Higuita, che ha avuto brutte cadute e finora non ha potuto mostrare il suo vero potenziale. Sono dispiaciuto per la malattia di Bettiol, che in Belgio ha già dimostrato di saper vincere, ma spero che rientri forte. Tutti gli altri stanno rendendo al massimo. Scaroni è stata una bella rivelazione a inizio stagione, anche se sapevamo già dall’anno scorso che era forte e poteva ottenere risultati. Non voglio sottovalutare nessuno: tutti stanno dando il massimo per il team.

Romele: un gran debutto al Nord. Cosa puoi dirci di lui?

Alessandro è uno dei nostri progetti migliori. E’ salito dalla devo l’anno scorso e ha già ottenuto buoni risultati. Abbiamo deciso di dargli l’opportunità di correre le Classiche, per questo ha fatto tutta la preparazione con i big al Teide. Ha lavorato sodo e si sono visti i frutti anche qui in Belgio. Anche Davide Toneatti si sta mettendo in luce con prestazioni notevoli in gare così importanti.

Per Christian Scaroni dopo tanti piazzamenti ad inizio stagione è arrivato il successo alla Classic Var 
Per Christian Scaroni dopo tanti piazzamenti ad inizio stagione è arrivato il successo alla Classic Var 
C’è anche uno scambio continuo con il devo team, che ha già 5 vittorie. Chi può emergere da quel gruppo?

Tutto il gruppo sta andando bene ed è molto utile anche per la squadra WorldTour. Abbiamo un programma fitto e ci scambiamo spesso i corridori. Al Tour of Hellas, ad esempio, c’erano solo 2 atleti della WorldTour e 4 della Devo, ma ha funzionato tutto alla perfezione. Devo e WT: noi la consideriamo una squadra unica e siamo contenti di questo.

Per le Ardenne: cosa vi aspettate? E vedremo Scaroni? Come sta Christian?

Ci aspettiamo un buon Scaroni (ieri sfortunato e caduto, ndr), insieme a Champoussin e Velasco, che è andato molto bene al Giro dei Paesi Baschi. Sono curioso di vederli all’opera alla Freccia e alla Liegi.

Laigueglia: dietro al sorriso di Ayuso, la grinta di Scaroni

05.03.2025
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LAIGUEGLIA – La Liguria in questo mese di marzo è terreno di caccia dei corridori del UAE Team Emirates che iniziano alla grande la stagione delle gare italiane. Juan Ayuso conquista il Trofeo Laigueglia e dimostra di essere una delle pedine fondamentali della formazione emiratina per il futuro. Tra poche settimane toccherà a Tadej Pogacar provare a fare sua la riviera ligure con l’obiettivo della Milano-Sanremo. Per lo spagnolo, che è cresciuto nel segno di Alberto Contador, è arrivato il secondo successo nelle tre gare disputate fino a ora. 

«Uno dei miei obiettivi stagionali – racconta Ayuso mentre la voce viene soffocata da quelle mascherine che avevamo quasi dimenticato – era partire forte. E’ da inizio anno che sto bene e questo mi dà tanto morale. Sono venuto a correre tre volte qui al Laigueglia e dopo un secondo e un terzo posto negli anni passati finalmente ho vinto. La squadra ha lavorato tutto il giorno e vinto una corsa non facile sia per durezza che imprevedibilità. Aver raccolto già due successi mi permette di guardare con fiducia verso i prossimi obiettivi che sono la Tirreno-Adriatico e il Giro d’Italia

Lo sguardo di Scaroni

Nell’aria calda di Laigueglia, a due passi dal mare che si nasconde timido dietro le case, quello che rimane è l’idea di aver assistito a un duello bellissimo tra Ayuso e Scaroni. Il bresciano è partito come meglio non avrebbe potuto immaginare nel 2025. Proprio nell’anno in cui la XDS Astana aveva bisogno di trovare un punto di riferimento “Scaro” ha risposto presente raccogliendo lo scettro. I colpi sui pedali tra i due pretendenti alla vittoria sono state come stoccate di fioretto, rapide e dolorose, ma nessuna ha lasciato il segno. A spuntarla è stato lo spagnolo che arriva da Barcellona, in una volata che non ha ammesso repliche

«Ho provato a rispondere agli attacchi di Ayuso – racconta sotto al podio Scaroni – e poi ad allungare in qualche occasione. Sapevo di essere il meno veloce e quando è partita la volata ci ha lasciato fermi al palo. Peccato perché la gamba gira bene. Ci voleva un’altra vittoria ma ci si deve anche accontentare a volte».

Un ottimo inizio di stagione il morale è già alle stelle?

Sicuramente è alto. La squadra sta facendo bene e tutti stiamo cavalcando l’onda di questo ritrovato entusiasmo. Oggi abbiamo corso ancora una volta bene. Io avevo il compito di rimanere alla ruota di Ayuso, dovevo essere la sua ombra. Sapevo avrebbe attaccato e così è stato, ora vediamo per la Strade Bianche di sabato, la forza c’è.  

Due vittorie, come nel maledetto anno del caso Gazprom

Sono vittorie tanto diverse, quelle all’Adriatica Ionica Race erano di rabbia e cattiveria. Volevo dimostrare di meritare un posto tra i grandi, ora ci sono dentro l’obiettivo è far capire che ci sono anche io. 

Come sono state le ultime due stagioni?

Mentalmente queste due vittorie sono arrivate in un momento importante. Mi sono tolto un peso di dosso perché negli anni scorsi cercavo il successo con ossessione, tante volte mi muovevo male. Anche in questo inizio stagione a volte ho sbagliato i tempi. Aver vinto mi ha permesso di ritrovare la serenità che mi era mancata e in corsa so cosa fare, riesco a essere lucido. 

La UAE Team Emirates ha corso tutta per Ayuso, qui Morgado a fare il forcing nel finale
La UAE Team Emirates ha corso tutta per Ayuso, qui Morgado a fare il forcing nel finale
Tornando a quelle due vittorie che ti avevano aperto le porte dell’Astana senti di aver ritrovato quella motivazione? 

Quella non mi è mai mancata. Rispetto alle vittorie all’Adriatica Ionica ho cambiato programma e metodo di lavoro. In quelle gare non c’erano campioni forti come oggi: Storer, Powless, Ayuso. Riuscire a sfidare questi corridori mi fa capire di aver aggiunto un tassello al mio status di corridore. La mia carriera è stata un insieme di spazi vuoti: il Covid, poi il caso Gazprom… 

In questi due anni con l’Astana è arrivata la continuità che cercavi?

E’ l’anno della maturazione e vediamo di continuare così. L’anno scorso avevo molte squadre che mi cercavano. Tuttavia ero consapevole che rimanendo qui avrei avuto un ruolo da capitano, da leader e questo avrebbe fatto bene alla mia crescita. Se avessi scelto di andare via avrei ricoperto il ruolo di gregario e non è quello che avrei voluto per il prosieguo della mia carriera. 

Scaroni dopo due stagioni non facili sembra aver trovato la via giusta per emergere
Scaroni dopo due stagioni non facili sembra aver trovato la via giusta per emergere
Sei il miglior corridore per punti raccolti in squadra. 

Sono e siamo partiti nel migliore dei modi. La programmazione era pensata per partire forte e fare tanti punti fin da subito. La squadra ha l’obbligo di provare a mantenere la licenza WorldTour. Sapevo che nei primi mesi dell’anno di solito rendo al meglio e abbiamo cambiato i programmi per massimizzare questo fattore. Quest’anno sono improntato maggiormente verso le corse di un giorno. Credo che sia stata la carta vincente che mi ha permesso di fare quel salto di qualità che mi mancava.

Dopo il Laigueglia?

Dopo Strade Bianche, Milano-Torino e Coppi e Bartali mi fermerò un attimo per preparare il Giro. La condizione non può durare in eterno.

L’XDS Astana vola nel ranking e Conci ci mette del suo

26.02.2025
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Tutti parlano della UAE Emirates, capace nella scorsa settimana di fare en plein di vittorie parziali nello stesso giorno nelle tre principali corse a tappe e di sfiorare il filotto nelle classifiche finali, scongiurato solo da Vingegaard nella Volta ao Algarve. La squadra degli Emirati domina la classifica parziale del ranking Uci per questa stagione, ma la cosa che stupisce è che alle sue spalle c’è l’XDS Astana, capace di un inizio di stagione col botto non solo grazie alle imprese di Christian Scaroni, ma anche di Nicola Conci (i due insieme in apertura).

La volata in Francia premia Godon, alla sua sinistra Conci è terzo davanti a Champoussin
La volata in Francia premia Godon, alla sua sinistra Conci è terzo davanti a Champoussin

Una sfrenata caccia ai punti Uci

La formazione kazaka è alla forte ricerca di punti per evitare la retrocessione dal WorldTour e tutti si sentono parte in causa in questo ambizioso progetto. Nel quale si è subito immerso Conci, arrivato dall’Alpecin per trovare una nuova dimensione. E i risultati premiano anche lui, che domenica al Tour des Alpes Maritimes è tornato ad assaporare il podio.

«La stagione è iniziata bene, team nuovo, nuove motivazioni, un inverno trascorso lavorando senza intoppi – racconta il 28enne trentino mentre si sottopone a una seduta sui rulli – ma se devo essere sincero non mi sento ancora al punto che vorrei, perché in corsa continuo a far fatica, a non sentire che mi viene tutto facile. Significa che devo lavorare ancora e che c’è margine e considerando il risultato di Vence è un bel segnale».

Per Conci il lavoro all’XDS Astana cambia rispetto al passato, ora è anche un finalizzatore
Per Conci il lavoro all’XDS Astana cambia rispetto al passato, ora è anche un finalizzatore
In Francia però sei stato protagonista non solo come spalla di Christian…

Paradossalmente la cosa che mi è piaciuta di più non è tanto il podio della seconda giornata, quanto il lavoro fatto nella prima per posizionarlo davanti all’imbocco della salita. Era fondamentale per permettergli di giocarsi la vittoria, come poi è stato. Io ho tenuto fino a 400 metri dall’arrivo, poi le gambe erano diventate di piombo… Il giorno dopo, quando abbiamo messo al sicuro la vittoria in classifica, Scaroni ci ha lasciati liberi di giocarci le carte in volata, a me e Champoussin e infatti abbiamo fatto 3° e 4°.

E’ quel che ti aspettavi cambiando squadra?

Diciamo che ho trovato un team in piena ricostruzione, teniamo conto che sono stati cambiati più della metà dei corridori. E’ chiaro che questo significa una piena ristrutturazione anche nell’impostazione del gruppo, delle corse. Noi abbiamo portato uno spirito nuovo, forse anche inconsapevolmente. Tutti sappiamo che l’obiettivo in ogni corsa è fare più punti possibile, quindi cambiano completamente le strategie. Ognuno è chiamato a tener duro fino alla fine, a conquistare anche quel piazzamento nelle retrovie che però ti garantisce un gruzzoletto di punti sempre utile alla causa. E’ un bel gruppo, che si sta cementando intorno alla causa.

Conci dopo lo sprint con Fortunato. Il gruppo è l’arma in più della formazione kazaka, che punta alla salvezza
Conci dopo lo sprint con Fortunato. Il gruppo è l’arma in più della formazione kazaka, che punta alla salvezza
Questo però significa anche strategie completamente diverse da quelle alle quali eri abituato, con un team (l’Alpecin Deceuninck) che aveva un leader dichiarato prima del via…

Qui non è che tutti partono per vincere, sia chiaro. Le tattiche le costruiamo in corso d’opera. In Francia ad esempio avevamo tre giovani che lavoravano per gli altri nelle prime fasi di corsa, permettendoci di arrivare più freschi alla fase cruciale. Di base i capitani erano Scaroni e Champoussin che erano gli uomini più in forma. In Australia, dove avevo corso prima, avevamo invece Higuita come leader, che però all’inizio aveva avuto problemi, quindi siamo anche in grado di cambiare in corso d’opera. Infatti abbiamo lavorato per Gate che ha avuto ottimi riscontri. Domenica eravamo davanti io, il francese e Fortunato, almeno uno doveva fare risultato, alla fine l’abbiamo fatto in due… Comunque, per tornare alla domanda, qui la prospettiva è diversa, ci sono sempre almeno 2 o 3 punte.

Il trentino ha fatto la campagna di gennaio in Australia, dove la fatica si è fatta sentire
Il trentino ha fatto la campagna di gennaio in Australia, dove la fatica si è fatta sentire
Quanto influisce questo su di te?

Basterebbe pubblicare i dati per capire a che livello siamo. Domenica era una corsa 2.1, ma i riscontri sono da WorldTour. Noi comunque non guardiamo al livello delle corse perché sono tutte di valore, sappiamo che dobbiamo arrivare davanti e fare di tutto per riuscirci. La sera di sabato, ad esempio, ero in camera con Scaroni e mi ha preannunciato che, se avesse difeso la maglia, nel finale avrebbe dato libertà a noi per fare risultato. Essere coinvolti tutti dà morale, ognuno gioisce per il risultato dell’altro, è questo lo spirito di cui parlavo prima e probabilmente il nostro attuale livello nella “classifica” scaturisce da questo.

E ora che cosa ti aspetta?

Sono ancora in Francia per la Faun Ardeche e la Drone Classic, non dovevo farle ma alcune defezioni mi hanno chiamato in causa e mi fa piacere perché sono corse che mi piacciono molto. Poi avrò il blocco delle corse italiane: nella Strade Bianche per ora sono riserva nel team, invece so che andrò a Laigueglia, Tirreno-Adriatico e Milano-Torino. Poi una pausa prima delle classiche ardennesi, quando a correre sarà il gruppo che attualmente si sta caricando in altura al Teide.

Passato all’Alpecin nel 2022, nello stesso anno aveva colto il suo ultimo podio al Veneto Classic
Passato all’Alpecin nel 2022, nello stesso anno aveva colto il suo ultimo podio al Veneto Classic
Sei tornato sul podio dopo 3 anni, alla vittoria ci pensi?

Come si fa a non farlo? Io sono passato pro’ dopo soli due anni da dilettante, tutti si aspettavano molto, ma la vittoria non è ancora arrivata. Ora so che è però nelle mie corde e devo dire che ho anche un grande mezzo a mia disposizione. Me ne sono accorto sin da quando sono arrivato, per me la bici del brand cinese è all’altezza delle migliori del WorldTour. Ho tutto a disposizione per centrare l’obiettivo, devo solo trovare l’occasione giusta.