Pino Toni, predestinati

I cinque predestinati sotto la lente d’ingrandimento di Toni

02.05.2026
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Tengono banco. Sono forti. Sono giovani, alcuni un po’ meno, ma in qualche modo sono i cinque prodigi del momento. Di chi parliamo? Beh, uno neanche ve lo diciamo, gli altri quattro sono Ayuso, Del Toro, Seixas e Remco. Di Pogacar e company, in questo periodo di intermezzo fra classiche e Giro d’Italia, facciamo il punto (tecnico) con Pino Toni.

Toni è la nostra conoscenza della preparazione, ma la sa lunga anche sugli aspetti umani e le dinamiche di squadra che ci sono dietro a un corridore. Quindi cosa piace al tecnico toscano e cosa piace di meno di ognuno. Punti di forza, analisi del momento…
«Sono cinque corridori fortissimi che, almeno a questo punto della loro giovane età, si sono però affacciati alla ribalta con vie simili, tranne uno: Tadej Pogacar», va subito nel merito Toni.

Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno
Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno

La crescita di Pogacar

Toni chiama dunque in causa immediatamente il campione del mondo. Partiamo proprio da lui, Tadej Pogacar.

«Pogacar – spiega Toni – non lo conosceva quasi nessuno, a parte il suo procuratore e quelli che gli erano strettamente vicini. Da junior ha fatto delle stagioni relativamente anonime, meno note rispetto agli altri e non si sapeva nemmeno da quanti anni andasse in bicicletta (ma se lo volete sapere leggete qui). Io ho avuto la fortuna di vederlo vincere all’esordio, in quella Vuelta del 2019. Conquistò le due tappe più difficili strapazzando Roglic che a quei tempi andava forte veramente».

Toni poi parla anche dell’aspetto più tecnico e da preparatore è ammirato dal fatto che Pogacar sia cresciuto lentamente e che continui a farlo in qualche modo.
«Parlando con dei suoi compagni di squadra, fino all’anno scorso non stava neanche tanto attento al mangiare. Non che mangiasse la frutta prima delle corse, sia chiaro, ma neanche era lì a pesare ogni cosa. Adesso invece mi dicono abbia insistito anche su questo aspetto. E’ cresciuto piano ed è per questo che ha ancora dei miglioramenti, lì pronti nel cassetto. Sì, di lui mi piace questo, che non è arrivato tra i pro già a tutta».

Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere

Ayuso, doppio carattere

Scorrendo la lista troviamo Juan Ayuso. Lo spagnolo, classe 2001, è un altro di quelli che graffiano e che ha una grande ambizione. Ha già raccolto molto, ma secondo alcuni poteva raccogliere anche di più.

«Di certo – dice Pino – Juan è passato che era più a tutta rispetto a Pogacar. Non solo, ma era già uno molto più incoraggiato, sapeva dove voleva arrivare, aveva già il supporto della squadra dietro. Tra l’altro una UAE Emirates che non era quella che aveva Pogacar all’esordio, ma già ben più evoluta».

«Un suo punto di forza? Nel bene e nel male il carattere. A Juan non piace perdere. Un corridore così nasce forte e le occasioni che perdi sono veramente poche, quindi se imparerà a gestire meglio certi momenti, quelli in cui ti va male insomma, anche da un punto di vista emotivo potrà fare tanto».

Viene da chiedersi se Ayuso, oggi alla Lidl-Trek, sia nella squadra giusta per ovviare a questo problema. Toni dice che sul fronte umano assolutamente sì. La Lidl-Trek è una famiglia e ha un ottimo personale, persino nei massaggiatori, forse dovrebbe avere un supporto tecnico migliore.
«Però aggiungo che proprio da un punto di vista tecnico Ayuso ha la fortuna di portarsi dietro un bel bagaglio dalla UAE e se non è un ragazzo sciocco quelle conoscenze potrà metterle a frutto. Se oggi io fossi in una squadra cercherei di ingaggiare dei corridori dalla UAE e farmi dire metodi, allenamenti, strategie».

Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono
Tre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36" da Ganna
Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono

Del Toro, talento cristallino

Isaac Del Toro è forse il primo alter ego di Ayuso, colui che probabilmente ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso per l’addio alla UAE Emirates.

«Isaac è il nuovo Ayuso, ma un po’ diverso secondo me – riprende Toni – Intanto viene da una nazione, il Messico, che non ha tutta questa tradizione ciclistica, almeno non a quei livelli. E’ una gemma che ha ancora tanto margine. E dico questo perché corre in UAE. Non ha la necessità di essere a tutta tutti i giorni. Tante volte si può concentrare molto meglio sugli allenamenti piuttosto che sul risultato. Tanto c’è qualcuno che lo fa per lui».

Del Toro attrae l’ammirazione di Toni soprattutto per la sua età e la sua classe. Sin qui ha già dimostrato belle cose. E proprio con Toni parlammo della sua forza e di quel modo di andare di rapportone.
«Sapete, quelle sono delle situazioni che si creano anche durante la stagione. Magari veniva da un periodo in cui aveva lavorato tanto in palestra e in generale sulla forza e in quei giorni ne aveva così tanta che tirava il rapportone. Ma vedrete che man mano che andrà avanti con la stagione questa scemerà un po’ e Isaac andrà meno duro. Di certo col caldo non spingerà quei rapporti».

Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare

Remco e la sua testa

E veniamo al capitolo Remco Evenepoel. Quello che poteva essere più spinoso in qualche modo. E infatti il preparatore toscano non si tira indietro. Se i numeri di Remco non si discutono, il suo comportamento sì. Ultimo esempio il nervosismo e il relativo flop (comunque ha fatto terzo) della Liegi.

«Evenepoel – spiega Toni – è fortissimo ma è attaccabile proprio dal punto di vista psicologico. Lì c’è da fare più lavoro mentale che tecnico e francamente non saprei come. Lui, come gli altri che abbiamo visto fin qui, non ama perdere o fare secondo. Quando va a correre vuole vincere. Si vede da come gareggia, però dovrebbe arrivarci con meno pressione addosso e cercare di divertirsi un pochino di più. Anche se la corsa gli si mette male. Tanto più che lui è uno di quelli super forti che la può raddrizzare anche se fora, o fa una piccola caduta o ha qualche altro inconveniente. Si è visto anche alla Roubaix. VdP e Pogacar sembravano fuori gioco e sono rientrati. Alla Liegi non può arrabbiarsi se gli altri non tirano con lui. Sanno che alla prima salita li stacca… a quel punto si giocano il piazzamento. Tanto più che davanti già ce ne sono altri due».

Nonostante tutto, Pino Toni sostiene di apprezzare la determinazione che Remco ha nelle corse di un giorno, specie quelle legate ai titoli in palio: le Olimpiadi, i mondiali a crono. «Per me alla fine dovrebbe essere anche più supportato dalla squadra».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar
Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar

Seixas, il prescelto

Infine arriviamo a Paul Seixas, l’enfant prodige, quello che davvero può far saltare il banco e mettere alle strette persino Tadej Pogacar. Cosa ne pensa Toni?

«Ha già dimostrato di poterci lottare. Considerando che è un 2006 e che non ha ancora compiuto 20 anni questo è un vero fenomeno. Intanto stacca tutti gli altri. E come li stacca. E non penso solo alla Liegi ma anche al Giro dei Paesi Baschi. Lì non sono riusciti minimamente a stargli dietro. Non solo, ma ha vinto anche col maltempo e per chi è giovane e ancora acerbo come lui questa è una contrarietà non da poco».

A questo punto, da buon tecnico qual è, Toni fa un’analisi estremamente interessante del talento della Decathlon-CMA. Parla di margini, di aree in cui può lavorare.

«Essendo del 2006 ha chiaramente ancora dei margini di crescita. E intendo proprio fisiologici, fisici. Margini enormi e margini anche sul fronte della tecnica. Spalleggia ancora tantissimo quando è a tutta. Potrebbe anche alzarsi un pochino di più sui pedali. Mentre la sua parte alta del corpo è ancora un pochino troppo leggera, almeno per supportare quello che spingono le sue gambe. Deve trovare un equilibrio, un bilanciamento proprio fisico. Però ha il tempo e modo per farlo. Il tempo è dalla sua. Seixas è un corridore che deve solo gestire il suo futuro».

Lidl-Trek, Larrazabal

Ayuso e non solo. Con Larrazabal nei piani della Lidl-Trek

11.01.2026
7 min
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DENIA (Spagna) – Quando si parla con un direttore tecnico, in questo caso il performance manager, di un team si riesce ad avere un quadro generale di come quello stesso team si muoverà in stagione. La volta scorsa abbiamo parlato con Matxin per quanto concerne la UAE Emirates, stavolta siamo andati in casa della Lidl-Trek. Qui il leader tecnico è Josu Larrazabal, preparatore basco dalla sensibilità unica nel sapere entrare nella testa degli atleti e anche nelle gambe (in apertura foto Lidl-Trek).

Da Ayuso a Milan, da Pedersen alla Balsamo, la squadra diretta da Luca Guercilena e dallo stesso Larrazabal si appresta ad affrontare una stagione importantissima. Inutile nascondere che gli obiettivi sono davvero giganti. Inizia, tra l’altro, anche un nuovo triennio WorldTour. Il mercato è stato sostanzioso, non ultimo l’arrivo di Derek Gee e con la Visma – Lease a Bike che perde uno dei suoi leader, Simon Yates, ecco che la Lidl-Trek può davvero diventare l’anti-UAE.

Lidl-Trek, Larrazabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek
Larrazzabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek

I pistard italiani

Il primo argomento gettato sul piatto riguarda i nostri atleti, in particolare i tre pistard e sprinter delle due Lidl-Trek, quella maschile e quella femminile. Ci riferiamo, ovviamente, a Jonathan Milan, Simone Consonni ed Elisa Balsamo. Quest’anno inizia la qualificazione olimpica, va da sé che il mix asfalto-parquet torna centrale.

«Certamente – attacca Larrazabal – il pass olimpico è qualcosa di cui teniamo conto e a cui teniamo anche come squadra per il blasone che ci dà. Nel costruire i programmi lo facciamo sempre insieme alla vostra Federazione. Tra poco, a febbraio, c’è l’Europeo, poi le prove di Coppa del Mondo sono dappertutto. Si deve girare per tutto il pianeta e dobbiamo trovare l’equilibrio con la strada. La qualifica inizierà soprattutto partendo dal mondiale però. E sarà importante fare un po’ di punti soprattutto ».

Negli ultimi anni Larrazabal e la nostra Federazione hanno dialogato, Salvoldi e Bragato in primis, ma anche Villa, gli interlocutori principali. Il tutto va poi mescolato con i programmi e le richieste degli atleti. Anche Larrazabal, insomma, ha il suo bel “Tetris” da fare. Anche perché i tre atleti in questione sono tutti fortissimi, tutti medagliati olimpici e iridati e vanno gestiti al meglio.

«Non saprei dire chi tra di loro è più attaccato alla pista, perché sono davvero appassionati. Forse però dico Simone (Consonni, ndr), perché fa anche più gare durante l’anno, ogni tanto fa anche qualche “Sei giorni”… anche se non sono più sei giorni. In più va detto che rispetto a lui, Elisa e Jonny hanno obiettivi importanti su strada, mentre Consonni ha un ruolo che gli permette di girare maggiormente sul parquet e far diventare la pista anche un extra allenamento, con qualche blocco di lavoro specifico. Forse è proprio questo aspetto che condiziona la mia percezione».

Balsamo, Larrazabal
Elisa Balsamo, come Consonni e Milan, da quest’anno tornerà ad aumentare i periodi in pista (foto Lidl-Trek)
Balsamo, Larrazabal
Elisa Balsamo, come Consonni e Milan, da quest’anno tornerà ad aumentare i periodi in pista (foto Lidl-Trek)

L’arrivo di Ayuso

E’ però Juan Ayuso il vero terremoto (in positivo) del 2026. Il talento spagnolo modifica e incide moltissimo sui piani della Lidl-Trek. Prima la squadra tedesca andava ai Grandi Giri con intenti specifici: conquistare tappe e maglie a punti. Nel 2025 le hanno vinte tutte e tre: Pedersen al Giro d’Italia e alla Vuelta e Milan al Tour. Pertanto le formazioni erano fatte con un determinato criterio. Ora le cose cambieranno. Anche perché l’investimento Ayuso è di quelli grossi, grossi. Si parla di 2 milioni l’anno per cinque stagioni.

«Juan è un corridore che ti cambia la squadra – continua Larrazabal – Hai un ciclone. Lui e Skjelmose hanno fatto un anno eccezionale, sono competitivi dall’inizio alla fine, dall’UAE Tour fino al Lombardia».

Larrazabal sposta subito il discorso sull’organizzazione del team, aspetto cruciale secondo il suo punto di vista: «Tante volte facciamo la doppia se non tripla attività e con due leader fai fin dove puoi. Adesso ne abbiamo un terzo e questo inizia a moltiplicare le opzioni per noi. Faccio un esempio: andiamo con Skjelmose alla Parigi-Nizza e Ciccone alla Tirreno-Adriatico come abbiamo fatto l’anno scorso, ovunque andrà Juan saranno già almeno in due leader. E in quelle situazioni di corsa, quando hai due corridori di quel livello, come squadra sei già messo in un’altra situazione. Poi ovviamente Juan ha fatto vedere che a crono va fortissimo, che nelle classifiche generali va bene e allora aggiungiamo anche del potenziale, non solo un corridore in più. Ayuso ha un potenziale altissimo e siamo veramente motivati».

Ayuso, Larrazabal
Juan Ayuso (classe 2001) ha firmato un contratto quinquennale con la Lidl-Trek
Ayuso, Larrazabal
Juan Ayuso (classe 2001) ha firmato un contratto quinquennale con la Lidl-Trek

Un lavoro certosino

Ayuso è un talento cristallino e non si discute, però ha uno spigolo: il suo carattere, la sua forza e il suo limite al tempo stesso. Che poi è quello che lo ha fatto rompere con la UAE. Un carattere così forte va gestito ed è questa probabilmente la sfida maggiore di Larrazabal e Guercilena.

«Ditemi però chi tra i grandi leader non si arrabbia?». Noi ribattiamo che Ayuso però si arrabbia un po’ di più. Allora Larrazabal continua. «Magari lo hanno fatto arrabbiare! Si parte sempre da zero. Non possiamo giudicare, non sappiamo cosa c’è dietro. È successo più di una volta. Corridori che arrivano da una squadra circondati da voci: “hai sentito”, “hanno detto”… No, la realtà è che ti trovi un’altra persona di fronte. Ora siamo noi, lui Ayuso e l’ambiente in cui ci troviamo. Sono sicuro che vedremo un altro Juan. Sull’Ayuso che ho conosciuto negli ultimi due mesi, non ho niente da dire. Stiamo creando un rapporto come quello che abbiamo con Ciccone, con Skjelmose o Pedersen».

«Ovvio che sono corridori esigenti: staff, materiali, tattiche, atleti che puntano sul dettaglio. Ma, ragazzi, siamo anche abituati a tutto ciò. Abbiamo avuto Cancellara, Degenkolb, Contador, Nibali… non siamo nati due giorni fa».

Intanto Ayuso si sta integrando bene. Sembra aver legato subito con due dei leader di questo gruppo, Mads Pedersen, manco a dirlo, e Giulio Ciccone, con il quale Ayuso aveva un ottimo rapporto già prima di cambiare squadra. I due parlottavano spesso in gruppo. «Secondo me – aggiunge Josu – anche perché sono culturalmente vicini. Anche Verona e Bagioli gli sono vicini. Insomma quelli con cui correrà di più».

Il motore di Ayuso non si discute, discorso diverso per il suo carattere. Ma Larrazabal dice: «Qui ripartiamo da zero»
Il motore di Ayuso non si discute, discorso diverso per il suo carattere. Ma Larrazabal dice: «Qui ripartiamo da zero»

Nel motore di Juan

Larrazabal è soprattutto un tecnico però. Okay la serenità psicologica, ma per sfidare Pogacar e compagnia bella serviranno soprattutto le gambe. Tante gambe. In quanto a numeri Ayuso non è lontano, ma un gap c’è ed è innegabile.

«Ci credete – spiega il basco – se vi dico che da quando lo abbiamo preso non ho guardato ancora un dato di Ayuso? Certi numeri, certi aspetti così strettamente tecnici li ha in mano il suo allenatore, Aritz Arberas.

«Hanno fatto il piano dell’anno. So che sta crescendo e quest’anno ha fatto ancora un passo rispetto all’anno scorso. Tutto ciò mi ricorda quando prendemmo Milan. Mi dissero: “Josu vuoi l’accesso ai dati di Jonathan?” No, non mi serve, risposi. Milan vince le corse e so come le vince. Che dato devo vedere? Qua non è il dato, qua è la corsa. Juan ha battuto Ganna a crono. Ha vinto in salita contro grandi campioni. Per questi aspetti ci sono allenatori che stanno già sul pezzo. Io devo gestire altre cose di Juan: il suo adattamento alla squadra, il suo programma, il suo piano dell’anno, i ritiri, il performance team che lo segue. Il mio incarico è quello di coordinare tutto il lavoro che c’è intorno a lui: nutrizionista, psicologo, dottore, direttore, allenatore».

Larrazabal, Skuijns
Tom Skujins, talento lettone, di pura sostanza… Oltre a lui la Lidl-Trek vanta una lunga lista di campioni
Larrazabal, Skuijns
Tom Skujins, talento lettone, di pura sostanza… Oltre a lui la Lidl-Trek vanta una lunga lista di campioni

Una Lidl-Trek in crescita

L’ultimo aspetto menzionato da Larrazabal ci è parso fondamentale. Ci dà un quadro d’insieme del suo lavoro e di quello del team. «Coordinare lo staff tecnico del ragazzo». Ma di leader in Lidl-Trek ce ne sono diversi. E allora forse il ruolo più delicato di Larrazabal (e anche di Guercilena) è quello di trovare l’equilibrio fra i campioni.

Pedersen, che appare davvero il leader numero uno se non altro per il suo carisma, è stato molto chiaro quando c’è stato da spartire i grandi appuntamenti con Milan. Tuttavia sa mettersi a disposizione e pretende (giustamente) supporto quando serve. Parole chiare, obiettivi ben segnati a inizio stagione e così si procede.

Sarà più delicata la convivenza fra Skjelmose e lo stesso Ayuso, però viste le sfide a cui sono chiamati probabilmente sarà la strada a decretare leadership e quant’altro. Devono sfidare Pogacar, Vingegaard e Remco nelle maggiori gare a tappe e anche in qualche classica. In questo gioco di equilibri potrebbe avere un ruolo cruciale Ciccone, che è si chiamato fuori dalle classifiche per i Grandi Giri, ma è uno di sostanza, che sa fare gruppo ed è anche un leader riconosciuto.

E poi c’è la lunga lista dei battitori liberi a cominciare da Quinn Simmons a Lennard Kamna, dato in ripresa. Da Andrea Bagioli all’astro nascente Albert Philipsen, senza dimenticare un corridore di una sostanza mostruosa, poco appariscente magari, ma sempre presente quando serve: Toms Skujins.

«Siamo consapevoli di essere chiamati a grandi sfide – conclude Larrazabal – ma come detto non è la prima volta che abbiamo tanti campioni e con caratteristiche tanto diverse. Quel che posso dire è che possiamo vincere, magari anche il Tour, ma certo non il primo anno. Il nostro è un progetto al lungo termine e abbiamo il vantaggio che i nostri leader sono giovani. Ma per vincere le grandi corse non basta che sia forte il leader, tutta la squadra deve crescere».

La grande sfida insomma è appena iniziata.

Training camp, ritiro Lidl-Trek, Denia, dicembre 2025, Juan Ayuso

Ayuso, niente domande sulla UAE. Si comincia con la Lidl

13.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – Juan Ayuso si presenta in conferenza stampa in ritardo. Arriva con passo rapido e, mentre si siede, inizia immediatamente a leggere un foglio. C’è scritto che ringrazia la UAE Emirates, soprattutto Gianetti e Matxin, che la squadra gli ha dato tanto… E chiude questa lettura dicendo: «Non risponderò più a domande sui miei tempi alla UAE».
Per fortuna, però, con le domande successive gli animi si sciolgono e rispetto a come si era presentato lo spagnolo appare decisamente più disponibile e anche sereno.

Nel media day della Lidl-Trek è senza dubbio lui quello più atteso. La vera novità. Di fatto non aveva più parlato dai mondiali in Rwanda. La prima cosa che rivela è il suo calendario. «Il Tour de France è il grande obiettivo 2026. Andrò in altura sul Teide, quindi inizierò con Algarve, Parigi-Nizza, Paesi Baschi, Freccia Vallone, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Delfinato».

Juan Ayuso
I ragazzi e le ragazze della Lidl-Trek sono usciti alla spicciolata. Ayuso è stato tra i primi a partire e tra gli ultimi a rientrare
Juan Ayuso
I ragazzi e le ragazze della Lidl-Trek sono usciti alla spicciolata. Ayuso è stato tra i primi a partire e tra gli ultimi a rientrare

La Lidl è già casa

E quindi si guarda subito avanti. Anzi, al presente. E’ il presente dei primi approcci con la nuova squadra. Per patron Luca Guercilena e il suo staff, Juan Ayuso rappresenta una vera sfida. Se si riuscirà a smussare il carattere forte di questo atleta – che è forte anche grazie a quel carattere – allora il manager milanese avrà messo a segno un altro grande colpo.

«Sono davvero felice di essere qui – ha detto Ayuso – è stato un lungo percorso per arrivare in questa squadra. La mentalità è quella giusta, mi sono subito sentito a casa e la prima cosa che ho fatto è stata quella di lavorare. Ho subito cercato di essere concentrato soprattutto in questi primi giorni del ritiro qui a Denia. Perché nel ritrovo che abbiamo fatto in Germania è stata più una riunione di squadra, per divertirci e relazionarci».
A proposito di relazioni: Larrazabal, capo dei tecnici, ci ha detto che ad introdurlo è stato Mads Pedersen, il vero leader della Lidl-Trek. Lo ha letteralmente preso sottobraccio.

«Qui sono giorni intensi e anzi, grazie anche per avermi aspettato. Era il primo giorno in cui mi sono potuto allenare bene per davvero per questo ho fatto tardi. La squadra è molto felice di avermi qui e cercherò di ripagarla dando il mio massimo.
«I rumors che mi volevano alla Movistar? Chiaro, quelli ci sono sempre: uno spagnolo nella più grande squadra spagnola… è anche marketing. Ma in realtà quando mi ha contattato Luca (Guercilena, ndr) tutto è andato molto velocemente perché ci capiamo alla grande. Devo ringraziarlo per l’opportunità che mi sta dando e per credere in me».

Juan Ayuso
In questi giorni lo spagnolo è stato pizzicato in allenamento con la nuova bici, la Trek Madone, sapientemente di colore nero e senza scritte per questioni di sponsor (foto Instagram)
Juan Ayuso
In questi giorni lo spagnolo è stato pizzicato in allenamento con la nuova bici, la Trek Madone, sapientemente di colore nero e senza scritte per questioni di sponsor (foto Instagram)

Tra fiducia e ambizione

Sentire Ayuso parlare di fiducia è insolito. Lui sembra sempre non scalfirsi mai, ma forse il solo fatto di aver cambiato ambiente ha modificato qualcosa in lui. Che si senta leader non c’è dubbio, che sia al centro di un progetto è qualcosa di nuovo anche per lui. In UAE chiaramente non poteva esserlo.

«Sono un uomo da corse a tappe – va avanti Ayuso – e sono un uomo molto ambizioso. Vogliamo essere competitivi nei Grandi Giri. Vero c’è anche Mattias Skjelmose: ci capiremo, ci aiuteremo. Ho trovato una squadra molto aperta, dove si parla e si ascolta. Una delle cose che più mi ha colpito della Lidl-Trek è l’etica del lavoro. Ho suggerito alcune cose. C’è grande supporto, ad alto livello, in ogni settore. Per esempio, ho già lavorato in galleria del vento, cosa che prima non avevo fatto».

Il clima si fa più disteso domanda dopo domanda. Ayuso si apre. E sembra farlo con sincerità. Risponde in modo netto, ma al tempo stesso cerca le parole più giuste. A chi gli chiede se vincerà il prossimo Tour de France risponde sicuro.

«Penso che non sia impossibile – dice – però bisogna anche essere realisti. Dobbiamo sapere dove siamo e contro chi lottiamo. Il nostro è un progetto a lungo termine. Tra l’altro io non ho mai fatto un Tour de France per me stesso in ottica classifica, quest’anno sarà la prima volta. E come primo passo dobbiamo puntare al podio. Chiaro che se ci dovessero essere opportunità per vincere cercheremo di sfruttarle. Ma se Tadej (Pogacar, ndr) mantiene il livello che ha, anche per il 2026 c’è poco da fare. È il miglior corridore del mondo. E poi il vero leader del Tour sarà Mads Pedersen: non ha mai vinto la maglia verde e questo è un obiettivo».

Juan Ayuso
Ridurre il gap con Pogacar: questo è uno dei maggiori obiettivi di Ayuso
Juan Ayuso
Ridurre il gap con Pogacar: questo è uno dei maggiori obiettivi di Ayuso

Ayuso come Remco

Ayuso, come Remco, si trova al centro di un progetto grande e ambizioso, un progetto che inevitabilmente finirà per mettergli pressione. Anche lui come Remco ha il suo Lipowitz, che è Skjelmose. E anche lui viene da un 2025 non proprio superbo. Il tema pressione quindi è centrale per entrambi. Ayuso dice che non la sente e che qui si sente già a suo agio. Chiaramente le cose saranno diverse quando inizieranno le gare.

«Quello che voglio – spiega lo spagnolo – dal 2026 non è questa o quella corsa, ma continuare a migliorare. Ho cambiato allenatore, direttore sportivo, bici, team… Voglio fare un passo in avanti, magari due. Voglio divertirmi in un nuovo ambiente in cui mi sento il benvenuto. Poi, se guardo indietro, nel 2023 ho avuto una malattia che mi ha fatto stare due mesi senza pedalare. Nel 2024 ho avuto il Covid nel pieno del Tour, mi sono ritirato e non sono tornato al mio livello. Nel 2025 sapete com’è andata… Quindi spero prima di tutto di avere una stagione regolare nella quale poter mantenere il mio livello tutto l’anno e non solo per pochi mesi».

Tappa 20 della Vuelta. Sulla Bola del Mundo l’ultima corsa di Ayuso con la maglia della UAE
Juan Ayuso
Tappa 20 della Vuelta. Sulla Bola del Mundo l’ultima corsa di Ayuso con la maglia della UAE

Sognando il Tour

Ayuso è un fiume in piena. Continua a ringraziare per la fiducia che gli è stata data e promette massimo impegno. Migliorare per lui resta un dogma e, tutto sommato, ha anche ragione.

«Alla fine ho solo 23 anni – dice – a ogni stagione continuo a migliorare. Vingegaard, Remco, Pogacar… Loro sono tutti nomi che ancora sono sopra a me. Ma ogni anno gli sono più vicino. Credo che alla fine sia in parte una progressione naturale e in parte una progressione che dovrò fare con il supporto del team. Ed abbiamo tutte le carte in regola per farlo.

«Qual è il mio sogno? Vincere il Tour de France. Parlare di sogni è sempre difficile, un sogno è qualcosa di molto grande. Quando ne parli poi, in tanti sono critici, alcuni ti ridono anche in faccia, ma io ho grandi speranze e, come ho detto, sono una persona molto ambiziosa. A volte ottimista, ma sempre realistica. Ed è quello che mi aiuta ogni mattina a lavorare di più».

Juan Ayuso

Ayuso e la UAE: l’idea di Saronni sul divorzio “in corsa”

02.10.2025
5 min
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Ayuso in crisi al Giro d’Italia, Ayuso fuori dalla lotta per la maglia amarillo, Ayuso poi trionfatore di tappa alla Vuelta con imprese di spicco. Si è parlato tanto del giovane talento spagnolo quest’anno, ma in fin dei conti più per questioni “fuori gara” che per i suoi successi. L’iberico lascia la UAE per passare alla Lidl-Trek e la sensazione è che nel team degli Emirati siano pochi a piangere per il suo addio.

Ha destato sensazione però l’annuncio del suo passaggio arrivato già a Vuelta in corso e proveniente direttamente dal suo team, mettendolo in chiara difficoltà. Testimonianza ulteriore di rapporti che si erano incancreniti. Giuseppe Saronni conosce bene quell’ambiente e dall’alto della sua esperienza a 360 gradi nel mondo del ciclismo si è fatto una sua idea.

Lo spagnolo ha corso finora 59 giorni con 8 vittorie e 11 top 10
Lo spagnolo ha corso finora 59 giorni con 8 vittorie e 11 top 10

«Non essendo più responsabile della squadra – spiega Saronni – guardo le cose un po’ al di fuori pur sapendo alcune situazioni che ci sono. Ayuso è un corridore che ha delle buone potenzialità, ma questo si sapeva, è già da qualche anno che è ai vertici. Io credo che il problema fondamentale sia che non è mai entrato in sintonia con i compagni di squadra. Si è notato che anche con i corridori di una certa esperienza della squadra si è sempre un po’ scontrato, si sono creati attriti. Ma questo può anche capitare, perché i ragazzi di oggi sono sempre un po’ esuberanti, magari non rispettano certe situazioni nei confronti dei corridori che hanno più esperienza ma questo ci sta».

E’ chiaro però che il team non potesse sopportare a lungo una certa atmosfera negativa…

Teniamo presente che in una squadra come la UAE hai dei compiti e dei ruoli che vanno rispettati avendo compagni di grandissimo peso specifico. E’ chiaro che a volte non puoi fare solo quello che ti pare, ma devi anche stare a certe regole, a certe gerarchie. Quindi secondo me si è scontrato un po’ con l’esuberanza giovanile e un po’ con le esigenze di alcuni corridori della squadra.

Con i compagni, Ayuso non sempre ha legato. Alla Lidl-Trek andrà diversamente?
Con i compagni, Ayuso non sempre ha legato. Alla Lidl-Trek andrà diversamente?
All’annuncio del suo approdo alla Lidl-Trek, Skjelmose ha detto che ha dubbi sul fatto se collaborerà con gli altri in un ipotetico grande giro. Non è che adesso si è fatto una brutta fama che lo accompagna?

In corsa i corridori vedono e sanno, vedono i comportamenti, vedono il carattere, vedono tante cose più di noi che guardiamo da fuori. Anche se ormai le corse le vediamo per intero, ma in mezzo al gruppo le prospettive sono molto diverse. E quindi anche gli altri corridori sanno di questo caratterino. Quindi certe domande se le pongono. Poi dipende da tante cose, soprattutto dal rendimento, da come gira la ruota. Certo che i corridori in gruppo probabilmente hanno visto che questo ragazzo ogni tanto fa un po’ troppo quello che vuole. Poi sul talento non si discute, ma se sei giovane devi capire, devi valutare, devi migliorare e crescere, io dico che sicuramente lo farà.

Il Saronni corridore come avrebbe vissuto la vicenda del cambio di squadra durante una corsa, cioè la comunicazione da parte della tua squadra che andrai via?

Io questo problema non l’ho mai vissuto perché ai nostri tempi le regole erano diverse, quindi un corridore non poteva lasciare la squadra a metà anno o durante la stagione. Oggi questi ragazzi crescono con una mentalità e con norme diverse e quindi crescono in base ad esse. Io credo che se non si sentiva più di rimanere in questo gruppo, sicuramente per lui è una liberazione andare a fare altre esperienze. Alla fine è stato quasi un naturale evolversi delle cose.

Dopo l’annuncio dell’addio in piena Vuelta, lo spagnolo si è risentito attraverso media e social
Dopo l’annuncio dell’addio in piena Vuelta, lo spagnolo si è risentito attraverso media e social
Ma secondo te la squadra poteva gestire la vicenda in maniera diversa, proprio sapendo le difficoltà che Ayuso aveva di coesistenza in quel gruppo?

E’ stata una sorta di liberazione un po’ per tutti, per questo ha anticipato rispetto ai tempi previsti. Sto facendo un ragionamento su sensazioni personali, non ho chiesto notizie nell’ambiente. Alla fine quando la convivenza non può più esserci, credo che sia una soluzione giusta per tutti. La UAE ha talmente tanti corridori, oltre a Pogacar su cui far conto, quindi per il team Ayuso era un valore aggiunto, ma se le cose avessero funzionato. Io credo che anche a lui farà bene cambiare aria, trovare nuovi spazi.

Credi che alla UAE ne avesse?

Secondo me abbastanza, perché mi sembra che avesse un ruolo importante, che poi il corridore ha un po’ sprecato, giocandosi la fiducia riposta in lui.

Un freddo saluto al Giro con il compagno di colori Del Toro. La frattura era già in essere…
Un freddo saluto al Giro con il compagno di colori Del Toro. La frattura era già in essere…
Allargando un attimo il discorso, i tempi attuali del ciclomercato, dove dopo il 31 agosto si possono già ufficializzare i contratti per il nuovo anno, sono qualcosa che funziona?

A volte l’UCI tira fuori delle norme anche abbastanza discutibili. Io sono un po’ vecchia maniera, dell’idea che un corridore può cambiare squadra a fine anno. Poi è anche vero che il ciclismo di oggi ha delle esigenze diverse, oggi dietro i corridori ci sono i procuratori che hanno rivoluzionato ogni rapporto. Io sinceramente preferivo la regola di prima in cui tu cambi squadra a fine stagione. Era molto più semplice e più chiaro…

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, massaggiatore Pablo Lluna

Matxin e l’addio di Ayuso: erano davvero tutti convinti?

30.09.2025
6 min
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KIGALI (Rwanda) – Juan Ayuso ha chiesto di andarsene. Il messaggio che deve passare è però che la decisione sia stata presa dalle tre parti coinvolte: la UAE Emirates, l’atleta e la Lidl-Trek. Sta di fatto che lo spagnolo ha chiesto di lasciare i numeri uno al mondo, subito accolto dalla squadra di Guercilena.

Le spie del suo disagio c’erano da tempo. Lo scorso anno i dissapori del Tour passarono in sordina con il suo ritiro. Anche se nelle dichiarazioni dopo il Galibier la squadra gettò acqua sul fuoco, ci risulta che quella sera a Valloire, Pogacar in persona avesse tuonato contro la condotta del compagno. Da allora i due si sono incrociati davvero raramente. Quest’anno il Giro e la Vuelta hanno confermato che il giovane spagnolo diventa insofferente ogni volta che gli viene affiancato un secondo leader. Al Giro, con Adam Yates e soprattutto Del Toro. Alla Vuelta con Almeida. E proprio durante la Vuelta, nonostante si fossero accordati per una comunicazione condivisa a fine corsa, è stata la UAE Emirates a comunicare la partenza di Ayuso.

Vuelta Espana 2025, Jotxean Matxin, Giovanni Lombardi, procuratore di Juan Ayuso
Lombardi, qui con Matxin, è l’agente che ha trattato il passaggio di Ayuso dalla UAE Emirates alla Lidl-Trek
Vuelta Espana 2025, Jotxean Matxin, Giovanni Lombardi, procuratore di Juan Ayuso
Lombardi, qui con Matxin, è l’agente che ha trattato il passaggio di Ayuso dalla UAE Emirates alla Lidl-Trek

Ayuso a Kigali

In questi giorni, lo spagnolo ha parlato e ha rivelato di essere rimasto in buoni rapporti con i compagni e con Matxin, meno con Gianetti. E probabilmente nella decisione di lasciarlo andare, il general manager svizzero ha avuto un ruolo decisivo, dopo che all’inizio dell’anno gli era stato prospettato un rinnovo fino al 2030.

«Queste decisioni non si prendono dall’oggi al domani – ha detto Ayuso in un’intervista a Domestique – credo che fosse una sensazione che si avvertiva gara dopo gara. La cosa importante per me era che internamente non ci fosse un buon coordinamento. Anche se capisco quanto sia difficile in una squadra dove si hanno così tanti impegni con così tanti bravi corridori. E’ andata male quando Gianetti si è reso conto che non c’era modo, per quanto lo desiderasse, di tenermi. Da quel momento in poi, il suo atteggiamento è cambiato».

Nel post che ha pubblicato su Instagram all’indomani dell’annuncio della squadra, lo spagnolo ha inteso ringraziarla e dichiarare la sua volontà di andare in cerca di altri obiettivi e di un ambiente più in linea con i suoi valori e il suo modo di essere. Un ambiente in cui possa crescere con fiducia e tranquillità.

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Tadej Pogacar, Mount Kigali
Kigali 2025, inizia l’attacco di Pogacar a Mount Kigali: Ayuso lo segue: sembra un regolamento di conti, ma la pagherà cara
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Tadej Pogacar, Mount Kigali
Kigali 2025, inizia l’attacco di Pogacar a Mount Kigali: Ayuso lo segue: sembra un regolamento di conti, ma la pagherà cara

Lombardi e il Tour

Nel raduno di partenza del mondiale su strada, Matxin è una sorta di calamita per corridori e addetti ai lavori. Il tecnico spagnolo è quello che più ha spinto per avere Ayuso alla UAE Emirates, avendolo seguito sin da quando era un ragazzino. Ora che il passaggio alla Lidl-Trek è ufficiale, si affacciano alla mente degli spicchi di memoria e la sensazione che se fosse stato per lui, non si sarebbe mai arrivati a questo punto.

Nel secondo riposo del Tour, una scena ci aveva incuriosito. Eravamo in attesa di parlare con Gorka Prieto, nutrizionista del team, per un confronto fra Pogacar e Milan, quando ci accorgemmo che a un tavolo del giardino assieme a Matxin era seduto il general manager Gianetti. E mentre i due confabulavano a bassa voce, Giovanni Lombardi li aveva avvicinati. Aveva chiesto come andassero le cose, poi si era allontanato. Una battuta sarcastica fra gli altri due ci aveva sorpreso, quasi a sottolineare che si trattasse di un interessamento poco sentito. Pochi giorni dopo sapemmo che Ayuso si era affidato al manager pavese, che in questo ruolo ha preso il posto di suo padre.

Che cosa pensa Matxin della fuga del suo corridore? Anche Covi è andato via per trovare più occasioni per sé, ma che effetto fa vedere andar via il primo corridore giovane su cui la squadra ha puntato con convinzione? «Non è una questione di andare via – dice – e non è neanche questione se sia il primo oppure no. E’ una situazione individuale con lui e credo che l’accordo raggiunto sia stato voluto da tutte le parti».

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Dopo il fuori giri per seguire Pogacar, Ayuso si è ritrovato con Ciccone, futuro compagno, chiudendo alle sue spalle
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Dopo il fuori giri per seguire Pogacar, Ayuso si è ritrovato con Ciccone, futuro compagno, chiudendo alle sue spalle
Perchè secondo te è voluto andar via?

Il perché magari lo devi chiedere lui. Con Juan ho un rapporto buono, ho volato con lui dalla Spagna, non è cambiato niente. Ovviamente a livello sportivo, lui vuole qualcosa di più che noi, a suo parere, non possiamo dargli. Abbiamo parlato sempre molto chiaro. Quest’anno doveva fare il Giro da capitano. Una volta che non l’ha finito per le circostanze che sapete (la puntura sul volto di una vespa, ndr), ha chiesto subito se poteva fare la Vuelta.

Ma alla Vuelta doveva andare Pogacar…

Infatti gli ho detto di stare in stand by, perché ovviamente se Tadej avesse corso in Spagna, sarebbe stato leader unico. Non si tratta di non volere Juan con lui alla Vuelta, solo avremmo preferito che andasse alle altre corse per cercare di vincere. E’ stata una decisione di squadra.

Ayuso ha fatto sempre un po’ di fatica ad aiutare Pogacar nei Giri…

Alla fine lui è un campione, per cui forse non è una questione di fatica. Juan è sempre convinto delle sue prestazioni e delle sue condizioni e noi crediamo che quando ha il livello per vincere, lo portiamo da capitano. Proprio per questo, se serve lavorare per un altro leader, preferiamo portare un altro. Siamo onesti e anche realisti.

Il dado è tratto, ma intanto alla Vuelta Ayuso vince la settima tappa e Matxin corre ad abbracciarlo
Vuelta Espana 2025, 7a tappa Cerler, Juan Ayuso
Il dado è tratto, ma intanto alla Vuelta Ayuso vince la settima tappa e Matxin corre ad abbracciarlo
Quest’anno ci avevi detto che fosse pronto per vincere il Giro, che però è andato male. Credi che a 23 anni sia pronto per diventare leader di uno squadrone con tutto il peso sulle spalle?

E’ quello che vuole. La domanda in più per lui è se non gli andasse bene essere un co-leader come era con noi, perché di certo ha un’opinione anche su questo. Io ovviamente la rispetto, ma so anche che alla UAE decide la squadra, in questo caso tocca a me, come programma e come tattica. Lo abbiamo portato come leader al Giro d’Italia. Però, come sapete bene, avevamo anche due alternative per fare eventuali movimenti tattici. Uno era Adam Yates e l’altro era Del Toro. E’ ovvio che quando Isaac è davanti, si rispetta il leader. Anche questo l’ha deciso la squadra e lo trovo giusto.

Quale sarebbe stato secondo te lo sviluppo di Ayuso se fosse rimasto con voi?

Secondo me poteva fare come quest’anno. Cioè puntare il Giro o la Vuelta. Qualche anno farne uno, qualcun altro doppiarli come quest’anno, che non era d’accordo a farlo. Salvo che, non avendo finito il Giro, è stato lui a chiedere di fare la Vuelta. E noi abbiamo approntato un piano A e un piano B. Non è stato lui a volerlo né ad imporlo. Se Tadej avesse corso la Vuelta dopo il Tour, Ayuso sarebbe andato a fare San Sebastian, Polonia, Plouay, Canada e le cose di fine stagione, provando a vincerle. Una volta che Pogacar ha rinunciato, cambiare è stato naturale. Il Canada a Tadej al posto di Juan, mentre Ayuso alla Vuelta.

Tour de France 2024, Presentazione squadre Firenze, Tadej POgacar, Juan Ayuso
Il Tour de France 2024 parte da Firenze, Ayuso è con Pogacar, ma lascerà la corsa dopo qualche frizione e per Covid alla 13ª tappa
Il Tour 2024 parte da Firenze, Ayuso è con Pogacar, ma lascerà dopo qualche frizione e per Covid alla 13ª tappa
Ti dispiace che cambi squadra?

Ovviamente sì. Mi dispiace a livello personale perché ho grande considerazione e mi dispiace a livello professionale, perché so che è un corridore eccezionale. Credo che se lui voleva fare questa scelta, era giusto ascoltarlo. Lo abbiamo fatto e alla fine la decisione l’abbiamo presa in tre. Noi, lui e la squadra che ha deciso di prenderlo. Non è che Juan abbia deciso di andare, questo sia chiaro: abbiamo deciso tutti insieme di fare così.

Juan Ayuso, Bola del Mundo, Vuelta 2025, passaggio Lidl-Trek

Ayuso alla Lidl-Trek: Guercilena spiega com’è andata la trattativa

26.09.2025
5 min
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Finalmente l’ufficialità è arrivata. Juan Ayuso sarà un corridore della Lidl-Trek. Dopo tante voci che lo volevano nella squadra americana e dopo alcuni indizi che lo vedevano virare prima alla Ineos Grenadiers e poi alla Movistar, alla fine ad avere la meglio è stato Luca Guercilena, team manager della Lidl-Trek.

Noi stessi, in un post basato su voci attendibili, avevamo anticipato che l’affare Ayuso fosse ormai cosa fatta. Lo spagnolo passava al team americano per un’operazione che, stando alle nostre fonti, ha avuto un costo complessivo di circa 25 milioni: si stima che 10 siano andati alla UAE Emirates e 15 (3 all’anno) al corridore che ha firmato un quinquennale, quindi fino al 2030. Scelta saggia visto che ha appena 23 anni.

Per sapere come è andata questa trattativa abbiamo parlato proprio con Guercilena, che si è mostrato piuttosto entusiasta di iniziare una nuova sfida con Ayuso, ragazzo dalle grandi possibilità e dal talento indiscusso.

Luca Guercilena (classe 1973) è il general manager della Lidl-Trek
Luca Guercilena (classe 1973) è il general manager della Lidl-Trek
Insomma, Luca, la news è arrivata ufficialmente…

Era chiaro che avessimo un certo interesse nei confronti di un atleta ideale per la classifica generale. Nel momento in cui è riuscito a trovare un accordo con la squadra per l’uscita, ci siamo organizzati per portare a casa il risultato. Mai come questa volta, era un’occasione che non potevamo perdere.

Sapendo quanto vanno forte Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel, se si deve investire su un quarto, questo è Ayuso?

Esatto, soprattutto nel 2022-2023 aveva dimostrato di essere competitivo per le classifiche, anche nelle gare di una settimana. Ovvio che se c’era una possibilità sul mercato e questa era Ayuso, andava investigata, conclusa: siamo riusciti a convincerlo.

Cosa ci puoi dire su come è andata questa trattativa?

Le possibilità che poteva avere Ayuso all’interno della sua ex squadra erano chiaramente limitate, anche per la presenza di altri grandissimi campioni. Per un atleta che cercava più possibilità di essere leader in un Grande Giro, la nostra squadra poteva essere la differenza. Gli abbiamo proposto il nostro progetto a medio e lungo termine, offrendogli opportunità che in quel contesto, quello della sua ex squadra, erano più complicate da ottenere per lui.

Le scaramucce tra la UAE e Ayuso avvennero lo scorso anno al Tour. Sul Galibier lo spagnolo (qui in seconda ruota) sembrò non dare tutto in vista dell’attacco di Pogacar
Le scaramucce tra la UAE e Ayuso avvennero lo scorso anno al Tour. Sul Galibier lo spagnolo (qui in seconda ruota) sembrò non dare tutto in vista dell’attacco di Pogacar
Quando è iniziata la trattativa: già durante il Giro d’Italia, vista la situazione che c’era in casa UAE?

Un po’ più tardi direi. Ovvio che si era iniziato a prestare attenzione. Come nostra linea di manovra non rompiamo i contratti a destra e a sinistra. E’ chiaro che se un atleta si mette sul mercato in una situazione di disagio, noi stiamo attenti. Però una chiacchierata è una cosa, un’offerta formale è un’altra. Parlo proprio di un offerta con tutti i crismi e nel rispetto dei regolamenti. I contatti reali sono avvenuti dopo il Tour de France.

Ayuso aveva un contratto di diversi anni con la UAE Emirates: avete dovuto pagare una clausola?

No, l’accordo è stato trovato in base all’investimento totale che volevamo fare. Poi è stato compito del suo agente trovare la soluzione con il team di provenienza. La nostra proposta è stata fatta esclusivamente all’agente del corridore (Giovanni Lombardi, ndr).

Ayuso cambia molto anche i piani generali della tua squadra, Luca. Vedremo due Lidl-Trek, una per le tappe e una per la classifica?

E’ chiaro che se vogliamo essere competitivi ad alto livello e provare a vincere uno dei tre Grandi Giri o la classifica a squadre, l’idea è puntare su un leader con una squadra dedicata. Sugli altri due Giri, invece, ci si può concentrare più sulle tappe, ciò che abbiamo fatto fino ad oggi. Poi quale sia il Grande Giro dipenderà dai percorsi. Ma se si punta alla classifica, è evidente che serva una squadra completamente dedicata, come dimostrano la Visma-Lease a Bike e la UAE. Questo non significa escludere a priori altri atleti di talento, ma per vincere serve un gruppo costruito attorno al leader.

Con la UAE, Ayuso ha ottenuto 16 vittorie, tra cui il podio nella generale alla Vuelta 2022 e la Tirreno 2025 (in foto)
Con la UAE, Ayuso ha ottenuto 16 vittorie, tra cui il podio nella generale alla Vuelta 2022 e la Tirreno 2025 (in foto)
Dove è avvenuta la firma?

Ormai si fa quasi tutto online, non c’è più l’esigenza di firmare i documenti a mano. Dopo il Tour de France, quando abbiamo percepito che c’era la possibilità concreta di che si liberasse, abbiamo fatto un incontro per allinearci sulle aspettative sportive e del suo essere leader. Una volta trovato l’accordo, tutta la parte burocratica è stata gestita dall’agente. Infine si è firmato in digitale.

Dov’eri quando hai firmato?

Io ero a casa in quel momento, immagino anche lui. C’è un software certificato per le firme legali digitali: il documento viene caricato su un cloud e firmato da entrambe le parti.

In casa Lidl-Trek l’head coach è lo spagnolo Josu Larrazabal: c’è già feeling tra i due iberici?

Qualche chiacchierata c’è stata, ma non siamo ancora entrati nei dettagli. Rispettiamo sempre il lavoro dei colleghi: dato che Juan non è in squadra con noi, programmi e discorsi di performance verranno affrontati più avanti. Nei ritiri di dicembre e gennaio.

Juan Ayuso, Bola del Mundo, Vuelta 2025, passaggio Lidl-Trek
Nel comunicato di arrivo alla Lidl-Trek, Guercilena ha esaltato anche le doti di cronoman di Ayuso, oltre che il talento in salita e i margini di crescita
Juan Ayuso, Bola del Mundo, Vuelta 2025, passaggio Lidl-Trek
Nel comunicato di arrivo alla Lidl-Trek, Guercilena ha esaltato anche le doti di cronoman di Ayuso, oltre che il talento in salita e i margini di crescita
Ayuso ti ha fatto qualche domanda particolare o detto qualcosa che ti ha colpito?

No, credo che ormai le strutture siano simili per tutte le squadre. Mi è piaciuto però che si sia interessato al nostro progetto a lungo termine, alla stabilità e alle ambizioni del gruppo sportivo. Lui sa che vogliamo diventare una squadra di riferimento e che deve essere parte importante di un progetto in cui la priorità è sempre la squadra.

Chi ti ricorda Ayuso, per quel poco che ci hai raccontato sin qui?

Dal punto di vista tecnico non saprei dire, perché noi non abbiamo avuto grandi leader da classifica. Per il carattere, invece, mi ha ricordato Paolo Bettini. Ho visto un ragazzo diretto, deciso, che va dritto al punto senza troppi giri di parole… come faceva Paolo.

Vingegaard si diverte, Ciccone salta, Almeida rimugina

31.08.2025
4 min
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Era prevedibile che qualcosa in casa UAE Emirates non andasse. Ayuso s’è tappato le orecchie e forse anche questa volta preferirà non ascoltare. Dopo l’arrivo e il secondo posto alle spalle di Vingegaard, Almeida non ha fatto nomi. Tuttavia il fatto che all’inizio della salita (pedalabile) di Estación de Esquí de Valdezcaray lo spagnolo si sia staccato resta un comportamento da decifrare. Da uno che due giorni fa ha dominato sul traguardo di Cerler, dopo 4.203 metri di dislivello, ci si poteva aspettare di più.

«Siamo stati colti di sorpresa – ha detto Almeida parlando dell’attacco di Vingegaard a 11 chilometri dall’arrivo – non me l’aspettavo. Ero ben posizionato, ma loro hanno attaccato molto forte e per questo non sono riuscito a recuperare. E’ andata così… Ho visto che i ragazzi erano al limite e non potevano fare molto, oggi mi sono mancati particolarmente i miei compagni di squadra. Alla fine non avevo accanto nessuno… Non era molto ripido, quindi penso che avrei potuto seguire Jonas diversamente. Ma non lo sapremo mai».

Almeida ha inseguito Vingegaard andando quasi alla sua stessa velocità: a 27 anni, Joao è nella piena maturità
Almeida ha inseguito Vingegaard andando quasi alla sua stessa velocità: a 27 anni, Joao è nella piena maturità

Il fuori giri di Ciccone

E’ stato così che Jonas Vingegaard ha deciso di affondare i denti, dopo che fino a inizio salita i più attivi erano stati gli uomini della Lidl-Trek. Jorgenson ha tirato e di colpo il danese è andato via da solo. L’ha seguito Ciccone, con un gesto più spavaldo che bello: quello è Vingegaard, per fare classifica contro di lui, bisogna usare la testa e non i muscoli. Ma certe prove vanno fatte e Ciccone a un certo punto ha detto basta.

«Penso che Jonas sia andato troppo veloce per me – ha commentato Giulio, laconico – e ho fatto del mio meglio. Forse seguirlo è stato un errore, era meglio tenere un po’ il passo. Eravamo ancora ai piedi della salita, ma le sensazioni erano buone ed eravamo davvero fiduciosi di provare a vincere questa tappa. Lui a volte è forte e a volte meno. Oggi è stato fortissimo, ma sicuramente ci riproveremo».

Il linguaggio del corpo: bocca chiusa, bocca aperta, il destino di Ciccone era segnato
Il linguaggio del corpo: bocca chiusa, bocca aperta, il destino di Ciccone era segnato

Lo stupore di Vingegaard

Vingegaard non l’ha fatto da super cattivo, anzi alla fine ha scherzato sull’imprudenza di attaccare da tanto lontano. Si è anche voltato spesso, senza scavare solchi profondi. Del resto, fra i rivali davanti è il solo ad aver corso il Tour lottando sino alla fine con Pogacar e a non essersi preparato in altura.

«Oggi mi sentivo benissimo – ha detto Vingegaard – quindi ho chiesto alla squadra di accelerare e hanno fatto un lavoro fantastico. Sono entusiasta di essere riuscito a concludere. A dire il vero, non sapevo che fossi così lontano quando ho attaccato. Non ho fatto i compiti molto bene e sono rimasto sorpreso quando ho visto il cartello dei 10 chilometri. Una volta che ho guadagnato un po’ di vantaggio, ho continuato. Non cercavo la maglia rossa. Il mio obiettivo principale era vincere la tappa e guadagnare tempo sui miei rivali».

La tappa di oggi misurava 195,5 chilometri, attraverso la provincia autonoma di La Rioja
La tappa di oggi misurava 195,5 chilometri, attraverso la provincia autonoma di La Rioja

La promessa di Pidcock

Per una singolare coincidenza del calendario, si è visto oggi sugli scudi anche Tom Pidcock. Il britannico della Q36.5 ha scalato la salita finale assieme ad Almeida. E’ parso troppo a lungo a rimorchio e solo nel finale ha dato il suo contributo, limando una decina di secondi al margine di Vingegaard.

«Mi sentivo davvero bene – ha detto il campione olimpico della moutain bike – ma quando Jonas parte è sempre difficile seguirlo. Ha sempre tanti compagni con sé. Ho creduto che Almeida fosse la ruota perfetta da seguire, ho pensato che saremmo potuti rientrare insieme. Chapeau a lui, non sono proprio riuscito a dargli il cambio. Mi ha urlato contro, ma nel tratto più veloce della salita, sembrava un trattore. E’ ripartito nell’ultimo chilometro ed è stato impressionante, sono riuscito a superarlo solo all’arrivo. Sono contento, a essere sincero. So che è difficile conoscere appieno le mie capacità, ma ci stiamo divertendo».

Dopo un Giro a dir poco anonimo, il Pidcock della Vuelta è molto più propositivo
Dopo un Giro a dir poco anonimo, il Pidcock della Vuelta è molto più propositivo

La singolare coincidenza del calendario sta nel fatto che proprio oggi Van der Poel è tornato a correre in mountain bike, centrando un buon sesto posto a Les Gets, in Francia. Mathieu ha nel mirino il mondiale che si correrà nel Vallese il 14 settembre, proprio nel giorno finale della Vuelta a Madrid. Magari l’olandese si starà già fregando le mani sapendo che nel gruppo non ci sarà la vera star attuale del movimento. Anche se Pidcock dopo la Vuelta volerà in Africa e si giocherà da par suo il mondiale di Kigali.

Ayuso contro Frigo, scontro fra due rabbie diverse

29.08.2025
6 min
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Sul traguardo di Cerler, Ayuso si tappa le orecchie. Dite pure tutto quello che vi pare, io non voglio starvi a sentire. Lo spagnolo è arrivato alla Vuelta con i favori del pronostico, messo dentro al posto di Pogacar, quasi a sottolineare che con Tadej non avrà più a che fare. Leader con Almeida, difficile dire se con qualche diritto di prelazione. Sta di fatto che ieri ad Andorra, sul primo arrivo in salita nemmeno troppo crudele, Juan è tornato in hotel con quasi 12 minuti di passivo. Poche gambe o la voglia di prendere le distanze dalla coppia e fare la sua corsa nonostante tutto?

Nella fuga con Ayuso viaggiava anche Marco Frigo, alla Vuelta per puntare alle tappe
Nella fuga con Ayuso viaggiava anche Marco Frigo, alla Vuelta per puntare alle tappe

La Bahrain rinunciataria

Non parlate, non vi sento. Così Ayuso ha attaccato sulla prima salita e ha fatto un’ora da solo, prima che lo raggiungessero gli altri fuggitivi. Ha pedalato con loro, girato con loro, condiviso con loro la fatica. Ma quando mancavano 9 chilometri all’arrivo e al suo fianco c’era soltanto Marco Frigo, Ayuso si è scosso e l’ha lasciato lì.

«Ho trovato il peggiore con cui andare in fuga – ammette Frigo – sappiamo tutti che corridore sia Ayuso. Quando ho visto attaccare lui e Vine, ho capito che saremmo potuti arrivare. Dietro era chiaro che la Bahrain Victorious non avrebbe tirato fino all’ultima salita, per poi mettere la vittoria in palio, sapendo che il suo uomo in maglia è vulnerabile. Questo ci ha dato fiducia sul fatto di arrivare. Bisognava essere in fuga e penso che sia stata una delle giornate più dure per esserci. Detto in gergo ciclistico, la salita iniziale l’abbiamo ben spianata».

Il gruppo ha lasciato andare: la Bahrain non aveva interesse a cucire sulla fuga
Il gruppo ha lasciato andare: la Bahrain non aveva interesse a cucire sulla fuga

500 metri di sforzo inutile

Nel gruppetto all’attacco, quando sulla penultima salita Jay Vine ha provato l’allungo, Frigo deve aver pensato che l’australiano avrebbe rifatto quel che gli era riuscito ieri ad Andorra. Attacco in cima alla salita, discesa da kamikaze e scalata finale in testa fino al traguardo.

«In realtà poteva essere pericoloso – conferma il vicentino della Israel Premiertech – che lui andasse avanti e dietro rimanesse un gruppetto con Ayuso che non collaborava. Per questo ho deciso di andargli dietro e in un attimo in discesa e poi nella valle avremmo potuto guadagnare un minuto. Ovviamente poi abbiamo capito che lavorava per Ayuso e in quel momento m’è venuta anche la frustrazione di aver fatto 500 metri a tutta per prenderlo e non è servito a niente».

Quando la vittoria di Ayuso era al sicuro, Almeida ha fatto il forcing: con lui Vingegaard e Ciccone
Quando la vittoria di Ayuso era al sicuro, Almeida ha fatto il forcing: con lui Vingegaard e Ciccone

Cinque chili di differenza

Ayuso ha attaccato e Frigo l’ha seguito. La salita finale andava avanti a gradoni su cui i cinque chili di differenza fra Ayuso e Frigo (65 lo spagnolo, 70 l’italiano) rischiavano di trasformarsi in un altro step difficile da sormontare.

«Sono sincero – spiega Frigo – quando ha attaccato ai piedi della salita, io stavo bene e per questo sono riuscito a tornare sotto. Anche quando tiravamo, mi sono messo a collaborare perché credevo di stare bene e avevo buone sensazioni. Però alla fine, forse lui un po’ ha bleffato, non lo so. Sta di fatto che quando ha fatto il secondo attacco, mi ha lasciato lì. Ho cercato di prendere il mio ritmo e per un po’ sono riuscito a tenerlo a tiro, però pian piano mi stavo spegnendo. Ho visto che stava entrando García e sapevo che poteva darmi una mano, però intanto Ayuso è diventato imprendibile. C’è da dire che probabilmente lì davanti, dopo Pedersen, io ero quello più pesante. Nella salita c’erano dei punti in cui si poteva respirare, ma quando tirava in su, diventava bella ripida e ovviamente il mio peso e la mia altezza non mi hanno aiutato…».

L’amarezza di Frigo

Dice e sottolinea di voler tenere la testa sulla Vuelta, senza nulla che porti via la concentrazione. Anche il mondiale e l’europeo, se ci saranno, si affronteranno dopo la corsa spagnola. Dopo la cronosquadre in cui per una protesta pro Palestina la squadra è stata rallentata, la sera Marco avrebbe avuto voglia di mollare. Lo ha detto ai microfoni di Andrea Berton e lo ripete ora qui con noi.

«Superare quello che è successo nella cronosquadre – dice – è stato pesante, sono sincero che la pietra sopra non ce l’ho ancora messa. Proprio perché forse è stata l’escalation di una situazione che forse mi portavo avanti da un po’ e mi ha messo davanti alla realtà com’è. Per metterci la pietra sopra ci vorrà del tempo oppure bisognerà prendere altre decisioni. Però intanto devo concentrarmi ed è quello che sto provando a fare e che probabilmente oggi sono riuscito a fare meglio di ieri. Pensare che sono qui alla Vuelta e concentrarmi su me stesso, sui sacrifici che ho fatto per avere questa gamba e non sprecarla solo perché ci sono persone che ignorano la situazione e il fatto che la nostra squadra sia una realtà privata».

Dalla cronosquadre, non sono stati giorni facili per Frigo, che spiega perché
Dalla cronosquadre, non sono stati giorni facili per Frigo, che spiega perché

Domenica si riprova

E se di Vuelta si deve parlare, l’analisi riparte brevemente dal secondo posto dietro Ayuso. Per capire se un secondo posto è la più grande delle beffe o comunque va bene.

«Ho già fatto secondo anche l’anno scorso – ricorda Frigo – dietro a Ben O’Connor in forma strabiliante. Io conosco bene le mie potenzialità e fare secondo dietro Ayuso è comunque un buon risultato, segno che la gamba c’è. Magari bisogna giocarla in un modo diverso, su una salita finale meno ripida in cui la pendenza non mi sfavorisca. Oggi tanti scalatori che erano in fuga me li sono messi dietro, quindi su un finale un po’ meno pendente o con un arrivo in pianura, avrei potuto giocarmela diversamente».

Ha appena… disegnato la tappa di domenica a Estación de Esquí de Valdezcaray e c’è da scommettere che lo troveremo davanti ancora una volta. Per stasera intanto è arrivato il momento di rispondere ai messaggi da casa, dopo che per quasi un’ora il telefono in questa valle che conduce all’hotel è rimasto isolato dal mondo.

Domani Andorra dirà chi comanda fra Almeida e Ayuso

27.08.2025
6 min
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SUSA – Almeida o Ayuso, questo è il dilemma. Mentre tutti si interrogano su chi sarà l’avversario principale di Jonas Vingegaard, in casa UAE Emirates si parla sempre di coppia di leader e di responsabilità condivise, sin da quando la squadra è stata annunciata ed è stata confermata l’assenza di Tadej Pogacar, fresco del poker giallo.

Già dalla prima conferenza stampa congiunta al J-Hotel nel giorno della presentazione delle squadre a Torino, il gioco di carte è diventato provare a capire chi dei due bluffasse e chi, invece, nascondesse l’asso nella manica. «La mia forma è un’incognita perché ho pochissimi giorni di gara nelle gambe dopo il Giro, mentre Joao va davvero forte», spiegava Ayuso, uscito con morale e fisico a terra dalla Corsa Rosa e a caccia di riscatto nella Vuelta che, ironia della sorte, è scattata proprio dall’Italia. «Mi sento bene, ma sono certo che anche Juan andrà forte e la cosa più importante è che vinca la squadra. Noi, senza dubbio le proveremo tutte», gli faceva eco Almeida.

Tutti contro Vingegaard

Il primo arrivo in salita, con l’allungo di Soler sulle ultime rampe che portavano all’arrivo di Limone Piemonte, è stato fin troppo esplosivo per il tandem UAE. I due però si sono difesi con gli artigli, sfruttando anche il lavoro di Soler: quinto Almeida, ottavo Ayuso, che si è preso la maglia bianca. Lunedì, invece, nel tortuoso finale di Ceres, con il tornante ai -75 metri, il portoghese ha chiuso 28° e lo spagnolo 35°. Qualche chilometro prima del finale della terza tappa, trovandoci accanto a Mauro Gianetti ad attenderne l’esito, ci siamo fatti raccontare come procede la convivenza dopo queste prime tappe italiane. 

«Stanno bene entrambi – ci ha detto – e l’hanno già dimostrato nell’arrivo di Limone Piemonte. Abbiamo questa opportunità di avere due leader e quindi bisogna giocarseli bene. Anche perché per provare a battere Jonas Vingegaard bisogna essere veramente forti. Essere in due è un piccolo vantaggio. Certo, rimane il fatto che Jonas è fortissimo e ha una squadra di altissimo livello ma, con due carte a disposizione, c’è qualche chance in più. Quindi, è importante proprio avere questa coppia perché, nei giorni più difficili, la superiorità numerica può girare a nostro favore».

Di certo, non è una situazione abituale per la UAE, che di solito fa la parte del leone con Pogacar e che, stavolta, è costretta a raddoppiare le forze per contrastare il “solito” rivale danese. Gianetti replica: «E’ chiaro che Tadej è il numero uno al mondo, ma Almeida è un corridore straordinario, così come lo è Ayuso. Entrambi possono sfruttare la presenza dell’altro a proprio vantaggio e dividere le responsabilità».

Ayuso ha conquistato la maglia bianca e per ora corre in posizione di attesa
Ayuso ha conquistato la maglia bianca e per ora corre in posizione di attesa

Chi va e chi resta

Al netto dei tatticismi però, l’incerto futuro di Ayuso per il 2026 (persistono le voci che lo danno in uscita con la Lidl-Trek in pole position) fa propendere la tesi che sia Almeida l’uomo di punta per queste tre settimane a cavallo tra Italia e Spagna con la breve parentesi francese di ieri. Oltre alla preparazione non ottimale sbandierata a più riprese, il ventiduenne catalano è per la prima volta al via di due Grandi Giri nella stessa stagione e questo rappresenta un ulteriore punto interrogativo. Il portoghese, invece, prima del ritiro nella nona tappa del Tour de France, aveva impressionato facendo filotto tra Paesi Baschi, Romandia e Svizzera. Senza dimenticare che era stato l’unico, oltre a Pogacar, a battere Vingeegard in salita, con l’acuto nella quarta frazione della Parigi-Nizza.

Sul portoghese, Gianetti aggiunge: «Ha dimostrato negli ultimi due anni di riuscire ancora a crescere, poco alla volta. Grazie alla sua costanza nelle tre settimane può impensierire Vingegaard che, dal lato suo, ha un Tour de France sulle gambe, molto impegnativo sia dal punto di vista fisico sia mentale». Al punto da convincere anche un alieno come Pogacar a rifiatare. Il doppio impegno potrebbe pesare sulle gambe del danese. A questo si aggiunge, l’indole della Vuelta degli ultimi quindici anni, ovvero di prestarsi spesso a sorprese e colpi di scena: in casa Uae si è pronti a più scenari. 

Matxin è da sempre il mentore di Ayuso, qui parla con Almeida: è importante che regni l’equilibrio
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Pogacar da tutelare

Sul mancato nuovo atto del dualismo Vingegaard-Pogacar, il team manager risponde così: «Tadej ci aveva pensato a venire alla Vuelta, sin da inizio stagione, perché è una corsa a cui tiene. Non si può però pensare di fare le classiche, il Tour e la Vuelta, perché le prime tolgono parecchie energie. In una corsa a tappe di una settimana, hai tempo magari per rifiatare. Nelle corse di un giorno come Strade Bianche, Milano-Sanremo, Fiandre sei sempre a tutta e richiedono una preparazione ad hoc e complicata. Tra le classiche e il Tour, Tadej ha staccato soltanto 2 giorni. Se avesse fatto la Vuelta, ne avrebbe avuti altrettanti di riposo prima della Corsa spagnola e sarebbe stato un po’ troppo poco per essere al top fisicamente e mentalmente».

Anche perché poi nel finale di stagione ci sono tanti altri appuntamenti che fanno gola al cannibale sloveno come mondiali, europei e Lombardia. E per un’altra ragione più a lungo termine a cui Gianetti tiene: «Vogliamo che il pubblico possa godersi il suo talento cristallino più a lungo possibile. Ovvio, in una Vuelta disegnata così, Tadej avrebbe potuto vincere parecchie tappe, ma bisogna fare delle scelte e preservarlo».

A ruota di Vingegaard, Ayuso vuole rifarsi dello smacco del Giro
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Ayuso guarda avanti

Gianetti poi rimescola le carte e dà ancora una carezza ad Ayuso, che vede in crescita di forma e non distratto dalle voci di mercato: «Purtroppo al Giro è andata com’è andata, malgrado la sua volontà, ma questo gli ha permesso di essere qui in corsa oggi alla Vuelta. Bisogna guardare avanti e lui non è certo un corridore che guarda indietro. Al massimo, lo fa per analizzare se c’è stato qualche errore o qualcosa nella preparazione che non ha funzionato. Senza dimenticare poi la caduta e la puntura dell’ape che l’hanno costretto al ritiro. Questa è una grande occasione per lui ed è concentrato soltanto su quest’obiettivo».

Dunque, la strana coppia Ayuso-Almeida continua a braccetto. Almeno fino all’arrivo in quota in Andorra di giovedì 28, quando potrebbe essere già la strada a svelare l’arcano, costringendo l’Uae a giocare a carte scoperte.