Paladin sicura: «Con Consonni siamo complete e più competitive»

04.01.2025
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Stimoli, aspettative, incognite. Quando si cambia squadra bisogna tenere conto di tanti aspetti per non fare salti nel vuoto. Non l’ha fatto sicuramente Chiara Consonni quando ha detto di sì alla proposta della Canyon-Sram Zondacrypto aiutata anche da Soraya Paladin, che per lei è stata una perfetta “insider” cui chiedere consigli prima della firma (in apertura foto Saskia Dugon).

La trevigiana è nel team tedesco dal 2022 e si era ambientata subito, diventando la compagna di squadra ideale che tutte vorrebbero sia in gara che fuori. Zero polemiche e tanto lavoro prima per le altre e poi per sé. Così l’esperienza di Paladin è diventata preziosa anche per la velocista bergamasca ancor prima di vestire la stessa maglia. Abbiamo approfondito il discorso, guardando anche come cambierà la fisionomia della squadra.

Paladin è alla quarta stagione nella Canyon e la sua esperienza è stata preziosa nella scelta di Consonni (foto Pohlmann)
Paladin è alla quarta stagione nella Canyon e la sua esperienza è stata preziosa nella scelta di Consonni (foto Pohlmann)
Soraya come sono iniziate le chiacchierate con Consonni?

Ne abbiamo parlato assieme alle prime voci di mercato. Era estate, eravamo durante il Giro Women. Avevo capito che a Chiara piaceva molto la nostra squadra, ma allo stesso tempo era preoccupata perché si sarebbe trovata in un ambiente nuovo dopo tanto tempo. In UAE c’era una buona parte del blocco Valcar in cui è cresciuta ed aveva sempre un punto di riferimento tra compagne o staff. Alla Canyon invece, a parte me non conosceva nessuno e temeva di trovarsi spaesata.

Cosa le hai detto?

L’ho tranquillizzata subito dicendole che l’avrei aiutata certamente ad inserirsi e che comunque si sarebbe inserita molto bene anche da sola. In quel periodo al Giro Women avevo sondato il terreno in squadra e tutte le compagne erano contente di un suo eventuale arrivo. Ricordo che più di tutto avevo detto a Chiara che uscire dalla propria comfort zone l’avrebbe aiutata a crescere tanto. E considerando che ha solo 25 anni, ne sono estremamente convinta.

Alla fine tra i diesse è arrivato “Capo” Arzeni. Secondo te questo agevolerà ulteriormente Consonni nell’inserimento?

Quando ho parlato con Chiara all’inizio, non si sapeva ancora nulla dell’ingaggio di Arzeni. Certamente la sua presenza la farà stare meglio o più al sicuro rispetto alle sue aspettative iniziali. Però bisogna fare attenzione perché da noi ci sono delle gerarchie da rispettare e persone a cui rendere conto.

Di sicuro andate a rafforzare il reparto delle velociste, che era forse il vostro punto debole.

Assolutamente sì. Premetto però che non è che noi non fossimo soddisfatti delle nostre sprinter, è solo che alcune si erano adattate in volata o non avevano vinto quanto Chiara in carriera. Ad esempio avevamo già Maike Van der Duin che è giovane e sta crescendo bene. A Parigi ha conquistato il bronzo olimpico nella madison vinta propria da Chiara e Guazzini. Credo che questo risultato le abbia fatto capire le sue potenzialità. Secondo me Maike e Chiara possono imparare l’una dall’altra oltre che aiutarsi in corsa. Mi sento di dire che ora per le volate siamo ben coperte, abbiamo colmato un gap con la concorrenza.

Soraya Paladin ha fatto parte del team che ha conquistato il Tour Femmes con Niewiadoma
Soraya Paladin ha fatto parte del team che ha conquistato il Tour Femmes con Niewiadoma
L’arrivo di una velocista significa anche organizzare un treno. Ne avete già parlato in squadra?

Ancora non in modo dettagliato, ma abbiamo già in mente quali potrebbero essere i ruoli. Una delle più contente dell’arrivo di Chiara è stata Chloé (Dygert, ndr), che si difende bene in volata e si è dovuta adattare, ma non è una velocista. Parlando con lei nel ritiro di dicembre in Algarve, mi ha detto si sentirebbe adatta a fare da leadout a Chiara, sfruttando anche le sue doti a cronometro.

E il compito di Soraya Paladin diventerebbe ancor più quello di regista?

Mi piace il ruolo che la squadra mi ha assegnato in questi anni. Quello di “equilibratrice” nell’economia della corsa. Nelle volate l’idea sarebbe quella di dirigere le operazioni fino ai 500 metri al massimo, poi spazio alle atlete che sono più esperte per quei frangenti. Anche a me è capitato di buttarmi in volata in certe corse, ma il caos degli ultimi metri non mi piace. Bisogna essere capaci di stare là in mezzo, altrimenti si combinano solo guai.

Di conseguenza per te potrebbero aprirsi situazioni diverse?

Certo, ora che abbiamo una velocista di alto livello come Chiara ed una in crescita come Maike, posso puntare ad azioni da lontano o anche attacchi nel finale. Così facendo loro possono restare coperte in gruppo e sfruttare le circostanze, mentre prima si doveva sempre fare di necessità virtù. Tuttavia in questo ciclismo femminile che sta cambiando tanto, è difficile trovare i propri spazi. Quindi prima di tutto vorrei che vincessimo tanto come squadra, poi eventualmente guarderò le mie occasioni.

Quanto incide ora nella vostra squadra la presenza di una velocista come Consonni?

Ora siamo siamo più complete e più competitive. Speriamo di poter raccogliere più risultati possibili tra velociste e scalatrici. Prima erano sempre le seconde a farlo e a lunga andare può diventare stressante perché sono sempre chiamate a risolvere loro la situazione. Invece così pensiamo che anche i piazzamenti possano aiutarci a trovare poi le vittorie. Il successo al Tour Femmes con Kasia (Niewiadoma, ndr) ci ha dato più morale e consapevolezza. Adesso non solo vorremmo vincere più gare possibili, ma diventare una formazione di riferimento.

A proposito di questo, il mercato femminile mai come quest’anno è stato in fermento e sulla carta sembra esserci più equilibrio rispetto al passato. Cosa ne pensi?

In effetti il 2025 ha portato a tanti mescolamenti. Sarà strano ad inizio anno vedere in gruppo tutti questi cambiamenti. Alcuni team secondo me potrebbero metterci più del dovuto a carburare anche se hanno preso atlete forti. Noi della Canyon siamo andati in controtendenza perché siamo quasi rimaste le stesse. Oltre a Chiara, l’altra big che è arrivata è Ludwig che alza ulteriormente il nostro livello. Il nostro progetto dura da tanti anni. Era partito con giovani interessanti che ora sono delle realtà come Bradbury o Niedermaier. Sotto il punto di vista dell’amalgama di squadra, penso che noi potremmo partire avvantaggiate rispetto alle altre formazioni.

Il mercato femminile ha mescolato le carte portando equilibrio. La Canyon ha cambiato poco, ma in modo mirato (foto Pohlmann)
Il mercato femminile ha mescolato le carte portando equilibrio. La Canyon ha cambiato poco, ma in modo mirato (foto Pohlmann)
Il tuo programma gare è già stato pianificato?

Sì, una parte, prima però dall’8 al 22 gennaio andremo in ritiro in Spagna. A differenza dei dieci giorni in Algarve dove abbiamo fatto distanza e fondo, in quelle due settimane faremo una preparazione specifica mirata alle prime corse. Io dovrei iniziare a correre a Mallorca a fine gennaio, poi UAE Tour, Omloop Nieuwsblad e tutto il calendario delle classiche tra quelle del Nord e le italiane. Insomma, manca poco al via del 2025.

Consonni, buon umore contagioso, conquistata dalla Canyon

25.12.2024
5 min
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MILANO – L’uniforme delle Fiamme Azzurre le sta benissimo e dal sorriso che sfoggia pensando all’inizio del nuovo anno, si capisce che Chiara Consonni stia attraversando un bel momento. Le vittorie su strada, l’oro olimpico nella madison e l’adrenalina per il cambio della squadra renderanno il 2024 una stagione indimenticabile. Auspicando che ne vengano altre, quando la incontriamo a margine del Giro d’Onore, dopo averla aiutata assieme a Marta Bastianelli a fare il nodo della cravatta (foto di apertura), ci lasciamo investire dal buon umore e le sue risate.

Dopo due stagioni al UAE Team Adq, la bergamasca ha accettato l’offerta della Canyon-Sram. Non tanti lo avrebbero immaginato e quando te lo giocavi come indovinello, nessuno lo azzeccava. Tantopiù che l’offerta è arrivata ben prima che sull’ammiraglia del team tedesco arrivasse Davide “Capo” Arzeni. Ma Chiara appare parecchio sodisfatta della scelta e questo basta per festeggiare bene il Natale, concedersi un bel Capodanno e poi buttarsi nella mischia.

Giro d’Italia 2024, Consonni vince la seconda tappa davanti a Kopecky e Balsamo
Giro d’Italia 2024, Consonni vince la seconda tappa davanti a Kopecky e Balsamo
Che cosa ti ha convinto?

Forse il progetto. Alla fine è una delle squadre più forti al mondo, ma senza una velocista di punta, quindi ho pensato che forse gli mancavo proprio io. Il fatto che ci sia Arzeni sicuramente sarà un punto di riferimento, però nel frattempo ho cambiato allenatore e ho già conosciuto le compagne. Non dico che mi sento già a casa, però è un gruppo molto bello e aperto. Mi hanno accolta a braccia aperte e speriamo di lavorare bene insieme.

Come sono stati questi due anni alla UAE Adq?

Come una seconda famiglia, per un po’ è parso di portare avanti la Valcar. Sicuramente avevano qualcosa su cui lavorare e so che lo stanno già facendo. Gli auguro il meglio, però sentivo la necessità di cambiare e dopo quest’anno penso che per me sia stata la scelta migliore.

Si capisce che è una squadra tedesca?

Decisamente. Da come si devono rispettare gli orari. Tutto deve essere come vogliono loro, si deve arrivare dove vogliono loro e quando vogliono loro. Quindi penso che mi faranno crescere anche da quel punto di vista. Avrò anche delle grandi compagne importanti come Niewiadoma, Chloe Dygert e Soraya Paladin, ragazze con palmares importanti. So che devo imparare tanto da loro e speriamo di riuscirci al meglio.

La Canyon Sram del 2025 ha 18 atlete, solo due le italiane: Consonni e Paladin (pohlmann_photo)
La Canyon Sram del 2025 ha 18 atlete, solo due le italiane: Consonni e Paladin (pohlmann_photo)
Sarai tu la velocista del team?

Sì, mi hanno detto che si aspettano questo, ma senza mettermi tanta pressione. Sanno che ho dimostrato con i fatti che sono lì, poi sicuramente dovrò conoscere anche le altre ragazze veloci della squadra. Ad esempio c’è Maike (Van der Duin, ndr), che è una buonissima velocista, quindi ci divideremo le corse. Però in quelle importanti sarò io la punta e voglio dimostrare di essere all’altezza.

Dovrai vedertela con Wiebes, Kool, Balsamo, Kopecky, Fidanza…

Bisognerà avere un treno formidabile e stiamo cercando di crearlo. Nelle corse importanti, è ancora più decisivo avere le compagne giuste e la loro fiducia. Ma sono convinta che troveremo l’intesa e con quella arriverà la fiducia.

Come si adatta lo spirito della Conso ai rigori tedeschi?

Bene (ride di gusto, ndr), benissimo! Hanno già imparato a conoscermi e io sto imparando a conoscere loro. E’ sempre bello cambiare atmosfera, conoscere persone da zero e costruire nuovi rapporti. E’ uno scambio reciproco, è sempre un’emozione.

Soraya Paladin sarà la miglior guida per Chiara Consonni nelle dinamiche del nuovo team
Soraya Paladin sarà la miglior guida per Chiara Consonni nelle dinamiche del nuovo team
Hai cambiato allenatore?

Si chiama Dan, è inglese e sta portando tanti cambiamenti, che però definiremo quando ci saremo conosciuti davvero bene. Gli inglesi sono abituati a uscire sotto la pioggia, a me non tanto (ride, ndr), ma per adesso mi sto trovando bene. Devo ancora abituarmi, conoscerlo meglio. Dobbiamo conoscerci. Poi impareremo a lavorare meglio insieme, penso sia solo questione di tempo.

Una volta ti chiedemmo a cosa servono le ripetute e rispondesti che sono perfette per farsi i selfie…

Adesso un po’ meno (ride, ndr). Sono appena tornata dal ritiro. Si vede che un gruppo è unito anche dalle piccole cose, come quando ti fermi per prendere la barretta e ti aspettano. Cerchiamo di partire sempre tutte insieme. Cerchiamo di cambiare le coppie quando siamo in allenamento, in modo da imparare a parlare con tutte. Ci sono delle buone basi e speriamo che si continui così.

Giro d’Onore, Consonni con Alzini e Vittoria Guazzini (immagine Instagram)
Giro d’Onore, Consonni con Alzini e Vittoria Guazzini (immagine Instagram)
La presenza di Soraya Paladin in squadra ti sta aiutando a inserirti?

Sicuramente, mi ha detto che sono tutte contentissime di avermi. A dire la verità, ero un po’ agitata. Entravo in un mondo completamente nuovo, non mi conosceva nessuno. Aver saputo che anche da parte loro c’è la volontà di lavorare con me e che magari l’anno scorso mancava una velocista per cui lavorare, è stato un bello stimolo. Ti dà qualcosa in più per dire: «Ok, ci sono. Lavoriamo bene e mettiamocela tutta».

Alzini a cuore aperto. Volta pagina e riparte con nuovi stimoli

17.11.2024
8 min
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Aveva bisogno di respirare aria nuova. Martina Alzini aveva bisogno di ricaricare completamente le batterie psicofisiche per ritrovarsi. Manca poco alla fine del 2024, ma la 27enne velocista della Cofidis ha già iniziato a mettersi alle spalle una stagione che lei stessa definisce “distruttiva”.

Ce lo dice a malincuore dopo qualche botta e risposta, tirando tuttavia un sospiro di sollievo sapendo che è iniziata la discesa dopo un’ardua salita. Perché Alzini anche davanti alle difficoltà che più la colpiscono nel profondo non perde l’occasione per sdrammatizzare o sapersi fare forza con un sorriso. D’altronde non è semplice per un’atleta di alto livello svelare gli intoppi che la limitano dentro e fuori le gare, ma il saper “farsene una ragione in fretta” è una virtù che appartiene a pochi. L’Olimpiade le è costata molto, forse troppo, però Martina ne esce con ulteriori convinzioni e insegnamenti che valgono come medaglie. E la ringraziamo una volta di più per essersi aperta con noi.

Buon umore

Dicevamo, un motivo per sorridere Alzini lo ha sempre trovato, anche grazie a situazioni curiose. Quando qualche settimana fa scopre di essere diventata una “cover girl” su un sito generalista di sport che tratta pochissimo il ciclismo, appare confusa: «Non capisco se sia importante o meno, anche se mi fa piacere e forse serve anche questo per il nostro sport». Oppure durante la vacanza a Sharm El Sheikh con le sue amiche-compagne di sempre Guazzini, Consonni e Vece.

«Nel nostro resort – racconta divertita Martina – c’era un centro SPA ed un giorno decidiamo di concederci una seduta di massaggi. Ci accomodiamo nella stanza, entrano due ragazze egiziane per i trattamenti ed una delle due riconosce subito Vittoria (Guazzini, ndr). L’aveva riconosciuta dai riccioli e sapeva benissimo che era una campionessa olimpica del ciclismo in pista. Poi questa ragazza ha messo a fuoco anche noi tre. E’ stata una scena bellissima, dove ci siamo messe tutte a ridere come pazze. In quel momento ho pensato alla potenza comunicativa dell’Olimpiade. Questo viaggio e la loro compagnia mi hanno aiutata molto da punto di vista morale».

Adesso Martina cosa stai facendo?

Sono ancora in una fase post-vacanza, quindi molto tranquilla. Farò tutto novembre a casa a Calvagese col mio gatto Olly. Quest’inverno non ho gli europei in pista da preparare come l’anno scorso che erano a gennaio, anche se poi spero di fare quelli del prossimo febbraio. Ho ricominciato a pedalare da qualche giorno, andando anche in palestra. Dal 5 dicembre mi troverò con la squadra. Il giorno successivo avremo la presentazione a Lille, poi faremo gli incontri con gli sponsor e infine ci trasferiremo a Denia per il ritiro. Rimarremo in Spagna fino al 19 dicembre dove faremo anche alcuni test. Il ciclismo femminile ogni anno diventa sempre più esigente e già lì si gettano le basi per la stagione.

Perché invece il 2024 è stato distruttivo?

Ho chiuso l’annata male di testa ed esausta fisicamente. Sento di essermi trascinata. Fino al 6 agosto ho avuto in mente solo di andare a Parigi. Avevo la pressione di prepararmi a dovere per quell’appuntamento e ho sempre cercato di fare il massimo durante l’avvicinamento. Poi sono state fatte delle scelte da parte del cittì, ma non ne voglio più parlare perché bisogna guardare oltre. Dopo l’Olimpiade ho avuto tante emozioni che non ho saputo gestire.

E come hai risolto questa situazione?

Ho cominciato a farmi seguire da uno psicologo che è fuori dal mondo del ciclismo e che ho trovato vicino a casa attraverso mie conoscenze in accordo con la Cofidis. Non mi vergogno a dirlo perché vorrei essere di aiuto o esempio anche per altri ragazzi che corrono in bici. Non bisogna mai arrivare al punto di stare male per iniziare a farsi seguire. Io non me ne rendevo conto lì per lì, ma dovevo fare qualcosa.

Ora come va?

Decisamente bene. Da quando ho chiuso l’attività ho visto tanti cambiamenti e miglioramenti. Ho notato subito un cambio di mentalità. Sono molto più serena. Adesso nel mio percorso guardo avanti un passo alla volta senza inutili pressioni. Non fisso obiettivi a medio o lungo termine perché al momento serve di più raggiungere bene quelli a breve termine. Ma c’è stato un momento in cui mi sarei avvelenata se mi fossi morsicata la lingua da tanto ero al limite (dice ridendo, ndr).

C’erano motivi in particolare?

A parte le battute, era tutta una questione di stress. Innanzitutto mi ha fatto rabbia sentire sempre dire che ormai da noi donne si aspettano di più solo perché siamo pagate bene o che prendiamo stipendi come gli uomini. Per la serie, avete voluto la parità di trattamento e allora dovete fare di più come i maschi. La gente però non considera a fondo che nel ciclismo femminile sono aumentate le ore di gara, le corse stesse e soprattutto le pressioni. Forse anche più che nel maschile. Poi c’era anche un’altra questione che condizionava me e che mi incontrava.

Per caso c’entra il fatto che sei a casa da sola col gatto?

Diciamo di sì (risponde col suo solito sorriso, ndr). Non sono una ragazza a cui piace sventolare ai quattro venti certe questioni ed infatti a molta gente rispondevo come non fosse cambiato nulla, però la realtà adesso è un’altra. Dopo Parigi, Ben ed io (riferendosi al suo compagno Thomas, ndr) abbiamo deciso di separarci. Siamo rimasti in buonissimi rapporti, non si possono cancellare questi anni assieme, ma ci siamo trovati entrambi ad anteporre la carriera alla nostra relazione. Sono cose che capitano tra sportivi che puntano entrambi a grandi traguardi, forse il più alto. Poi qualcuno dirà che lui ha vinto l’oro olimpico ed io invece sono stata esclusa all’ultimo, ma non siamo tutti uguali. Non tutti i contesti sono identici, soprattutto nello sport dove succede spesso che puoi perdere.

“Mamma Marti”. Alzini per la 19enne Bego è diventata un riferimento a cui chiedere consigli su e giù dalla bici
“Mamma Marti”. Alzini per la 19enne Bego è diventata un riferimento a cui chiedere consigli su e giù dalla bici
La ritieni una sconfitta questa cosa?

No, la ritengo un insegnamento. Dopo l’Olimpiade, considerando che avevo fatto anche quella di Tokyo, ho capito cosa non vorrei più fare per preparare certe gare. Ad esempio sacrificare la mia vita, perché nonostante tutto, la vita va avanti. Anche il fatto di parlare un pochino più serenamente rispetto a prima di questa novità mi rende più leggera, anche se mi costa. Sicuramente tolgo certi imbarazzi. Ho capito che noi atleti possiamo parlare di tutto, non solo delle cose belle o che ci vanno bene. Possiamo parlare anche delle circostanze più avverse in modo discreto e comunque con persone che conosciamo meglio o di cui ci fidiamo.

Possiamo dire quindi che il 2025 sarà la stagione della rinascita di Martina Alzini?

Direi che sarà una stagione piena di motivazioni in un ambiente che conosco bene e in cui sto bene. Sono contenta di aver rinnovato con Cofidis, che ringrazio per essermi stata molto vicina durante l’annata, dandomi la possibilità di curare la pista per Parigi. Così come l’Esercito. Ho capito che non sono un numero per loro e che credono in me. Anzi, penso che col mio modo di fare, cercando di dire le cose con onestà rispettando il lavoro di tutti, mi sia ritagliata un ulteriore ruolo all’interno della Cofidis. E ne sono felice.

Ancora non si sa se nel 2025 la Cofidis prenderà la licenza Professional (foto Face to Face Richez)
Ancora non si sa se nel 2025 la Cofidis prenderà la licenza Professional (foto Face to Face Richez)
Quale in particolare?

Quest’anno mi sono molto legata a Julie Bego, che è il talento della squadra ed ha rinnovato fino al 2027. Lei ha 19 anni e mi chiama “mamma Marti” perché le ho dato tanti consigli e supporto su e giù dalla bici. Durante il Giro Women alla sera veniva spesso a chiedermi come aveva corso o cosa doveva fare per essere più attenta. Io non sarò la ciclista più forte del pianeta, ma questo tipo di rapporto con una compagna di squadra mi appaga e mi fa piacere. Poi certo, resto sempre pronta a sprintare nelle gare più adatte a me.

L’estate full gas di Consonni, ai mondiali dopo l’oro di Parigi

06.10.2024
5 min
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Viene da pensare a quando chiamammo suo fratello Simone pochi giorni dopo l’oro di Tokyo. Eravamo curiosi di sapere come fosse cambiata la sua vita e rimanemmo colpiti dal fatto che il bergamasco avesse resettato tutto. Si era rituffato subito nell’attività su strada, con la maglia della Cofidis che vestiva tre anni fa. Allo stesso modo, quando dall’altra parte del telefono la voce di Chiara Consonni arriva sorridente come sempre, abbiamo la stessa sensazione. La bergamasca è in pista preparando i mondiali di Copenhagen che inizieranno il 16 ottobre.

Fratelli Consonni, tre medaglie in due. Qui Chiara con il suo oro. L’indomani arriverà l’argento di Simone nella madison
Fratelli Consonni, tre medaglie in due. Qui Chiara con il suo oro. L’indomani arriverà l’argento di Simone nella madison

Un mazzo di fiori

Il 9 agosto sul far della sera, Chiara Consonni è diventata campionessa olimpica della madison assieme a Vittoria Guazzini. Il racconto della toscana lo avevamo fatto a caldo e lo abbiamo ripreso pochi giorni fa a Zurigo. Mancava all’appello la bergamasca, alle porte di un cambio di squadra e di una stagione in cui rendere più concreti i suoi sogni di stradista.

«E’ la stessa storia – ride – non è cambiato niente. Ci sono stati un po’ di impegni ufficiali, due mesi full. Ho capito che ci fosse qualcosa di diverso perché sono venuta per due volte a Roma, ma vi giuro che per strada la gente non mi riconosce. E’ stata diversa l’accoglienza in gruppo alla prima gara e quelle dopo. Mi hanno accolto bene e ogni volta che sul palco chiamano il mio nome e dicono che sono campionessa olimpica, un po’ mi fa effetto. Una volta mi hanno anche dato un mazzo di fiori…».

GP d’Isbergues, una settimana dopo Parigi: sul palco Consonni presentata come campionessa olimpica
GP d’Isbergues, una settimana dopo Parigi: sul palco Consonni presentata come campionessa olimpica

Riscattare Parigi

Chiara è un concentrato di allegria e tigna. Passa con identica naturalezza da foto da copertina glamour al ghigno feroce della campionessa in caccia. E quando dice che ai mondiali pista vuole andarci per rifarsi del quartetto di Parigi, bisogna credere che già nella testa il piano ha preso forma. Perché il quarto posto di Parigi è un boccone rimasto indigesto.

«Non sarà la rivincita olimpica – dice – ma vogliamo riscattarci. Ci motiva fare un bel quartetto e personalmente, è bello fare un mondiale da campionessa olimpica. Ci arriviamo un po’ sparpagliati. Facciamo tutte il Simac Ladies Tour, tranne Martina Fidanza e la Vittoria Guazzini che farà con la squadra la Chrono des Nations. Non so ancora invece quali saranno i programmi di Elisa Balsamo. Siamo state al matrimonio, è stato bellissimo. Correrà anche lei in Olanda, ma non so i mondiali».

Incredulità, felicità, stupore, aggiungete pure voi il resto: a Parigi, Consonni conquista l’oro olimpico
Incredulità, felicità, stupore, aggiungete pure voi il resto: a Parigi, Consonni conquista l’oro olimpico

La madison in extremis

Proprio grazie a quella tigna, Parigi ha portato l’oro della madison. Per non andarsene a mani vuote. Senza il senso che la fatica e l’impegno profuso nell’ultimo anno, con un piede su strada e l’altro in pista, fossero caduti nel vuoto.

«Ho saputo tre giorni prima che avrei corso la madison – ricorda Consonni – perché inizialmente non era nei miei programmi, ma in quelli di Elisa Balsamo. Sapevamo però che a causa della sua caduta, sarebbe potuta esserci una sostituzione e per questo avevo cercato di prepararla. Assieme a Vittoria (Guazzini, ndr) ho corso e vinto a Gand ai primi di luglio. E’ vero che lei ultimamente aveva corso sempre insieme a Elisa, ma ricordo che nel 2018 avevamo fatto due o tre Coppe del mondo, cavandocela bene. Non abbiamo problemi di compatibilità come carattere, anche per via del tanto tempo passato insieme. Mentre tecnicamente l’equilibrio è lo stesso. Lei è forte nel passo, io sono veloce».

Giro d’Italia 2024, 2ª tappa a Volta Mantovana: 1ª Consonni, 2ª Kopecky, 3ª Balsamo. Una volata regale
Giro d’Italia 2024, 2ª tappa a Volta Mantovana: 1ª Consonni, 2ª Kopecky, 3ª Balsamo. Una volata regale

Anno nuovo, vita nuova

Il prossimo sarà un anno di maglie e compagne nuove. Si aspetta l’ufficialità, non si entra nei dettagli, ma è un fatto che Chiara Consonni sia sulla porta di un altro cambiamento netto, come quando dalla Valcar-Travel&Service lo scorso anno passò al UAE Team Adq.

«Finora ci ho pensato poco – dice – ho avuto la testa sulle gare e non ho metabolizzato la decisione, che spero sia quella giusta. Spero di trovare un bel gruppo di ragazze e un bello staff, che mi permetta di vivere le corse sempre col sorriso. Sono soddisfatta della mia stagione. Non ho vinto una classica del Nord, ma il terzo posto alla Gand-Wevelgem è un bel risultato. M’è rimasto il rimpianto per la Roubaix, perché ho bucato nel punto sbagliato. Penso che dal prossimo anno, visto l’aumento di distanze e dislivelli, dovrò continuare ad aumentare il lavoro su strada. Ho visto che al Giro soffrivo le tappe più dure, perché lavorando in pista probabilmente mi mancava il fondo. Ma la pista non la abbandono. Perciò adesso testa ai mondiali e poi quest’anno niente Cina, la squadra ha deciso così. Sarà un inverno diverso, in cui avrò tante cose da ricordare, su tutte il fatto di aver potuto condividere l’oro con mio fratello e la mia famiglia. Fra tanti premi di questa estate così fitta, questo è stato sicuramente il più bello».

Il guizzo, il genio, l’istinto e l’oro. Ritorno a Parigi con Guazzini

02.10.2024
6 min
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GOSSAU (Svizzera) – Un colpo di genio. Forse meno dell’attacco con cui Pogacar ha conquistato il mondiale, ma comunque un colpo imprevisto che ha portato all’Italia l’oro olimpico della madison. Roba seria, insomma. Il colpo di genio è l’attacco con cui in la sera del 9 agosto alle porte di Versailles, Vittoria Guazzini ha guadagnato il giro, gettando la base per la vittoria. L’ha fatto con l’istinto e in barba alle raccomandazioni con cui Chiara Consonni le aveva appena raccomandato una tattica meno aggressiva.

La crono di Zurigo è stata per Guazzini uno degli ultimi impegni 2024. Mancano i mondiali pista di Copenhagen
La crono di Zurigo è stata per Guazzini uno degli ultimi impegni 2024. Mancano i mondiali pista di Copenhagen

Tutti stanchi

Perciò, approfittando di un momento di attesa prima della cronometro di Zurigo 2024, abbiamo intercettato Vittoria, cercando di capire come nasca effettivamente un colpo di genio. Da quale combinazione di istinto e calcolo. Soprattutto avendo di fronte una cronoman e un’inseguitrice di valore internazionale, abituata a scandire le sue prestazioni con il ritmo del cronometro. Lei ascolta e sorride, è raro che la “Vitto” non sorrida. E forse questa leggerezza di spirito è stata la molla per l’attacco.

«Sicuramente la madison è una gara diversa dal quartetto e dalle crono – dice – perché lì è tutto un po’ più matematico, numeri, watt. Serve tanta intesa con la compagna e poi un po’ di estro, mettiamola così. Quella di Parigi è stata una gara tirata dall’inizio e già da un po’ mi ero accorta che quasi tutte facessero fatica. Non potevamo essere stanche solo noi. Avevo visto che le altre nazioni avevano fatto tutti gli sprint quindi a un certo punto ho pensato che fosse arrivato il momento. E mi sono detta: “Adesso attacco. E se va male, ricomincio come prima”».

Un attacco improvviso di Guazzini e l’Italia prende il Giro: la madison svolta all’improvviso
Un attacco improvviso di Guazzini e l’Italia prende il Giro: la madison svolta all’improvviso

Una trappola per Chiara

Sembra facile, non lo è affatto. La madison è un girare frenetico e per cogliere l’attimo giusto serve avere le gambe e la capacità di leggere nei movimenti degli avversari. Serve l’istinto del velocista e la rapidità d’esecuzione del chitarrista rock. Vittoria è più quella che improvvisa o quella dei secondi e dei millesimi?

«Dipende – ride – Vittoria si trasforma in base a quello che la gara richiede. Sicuramente in una crono come qui in Svizzera, non so quanta improvvisazione ci sia, soprattutto se il percorso è impegnativo e c’è da spingere. E’ stato bello vivere quelle emozioni a Parigi. Ed è vero che Chiara mi avesse detto di non fare colpi di testa, infatti io non le ho detto niente. Ho pensato: “Vedrai, quando sono lì, il cambio me lo deve dare!”. Però sapevo che aveva la gamba, quindi non l’ho detto solo per non turbarla mentalmente. Non avevo dubbi che ce l’avremmo fatta».

Ultimo cambio, sarà Guazzini a chiudere la madison di Parigi, quando la vittoria diventerà matematica
Ultimo cambio, sarà Guazzini a chiudere la madison di Parigi, quando la vittoria diventerà matematica

Tornare a mani vuote

Alla fine Consonni ha apprezzato, inevitabile che fosse così. Anche lei si era accorta dei movimenti delle altre coppie ed è stata ben contenta alla fine di assecondare il gioco della compagna, che intanto continua il suo racconto.

«Erano tante volate che le altre nazioni continuavano a buttarsi dentro – ricorda – e si era sempre tutti al limite, quindi era da un po’ già che ci pensavo. Dicevo fra me e me: “Sto qui, sto qui, sto qui e quando vedo, parto!”. E quando siamo arrivati che mancava una quarantina di giri, ho ritenuto che fosse il momento giusto e sono andata. Venivamo dal quartetto, una grande delusione per tutti, perché ci speravamo. Sono tanti anni che lavoriamo insieme, inutile dire che ce lo meritassimo perché penso che tutti i quartetti se lo meritassero. Nessuno arriva lì per caso. Però mi sembrava che non ci meritassimo di tornare a casa a mani vuote. Diciamo che quella delusione è stata una motivazione in più per dare tutto».

Fra Balsamo e Consonni

Il fuori programma, oltre l’attacco, è che l’abitudine della madison azzurra negli ultimi anni ha visto Guazzini in coppia con Balsamo più che con Consonni. Il rammarico di Tokyo forse fu proprio aver smontato la coppia che aveva appena vinto i campionati europei della specialità. Ma qui il discorso si innesta sui trascorsi comuni in maglia Valcar e gli anni nella nazionale sin dagli juniores, che hanno fatto di questo gruppo una banda molto affiatata.

«Diciamo che Elisa e Chiara – dice – sono molto veloci rispetto a me, che magari sul passo ho qualcosa in più. Quindi come caratteristiche ci completiamo. E’ vero che forse ho corso più con Elisa, soprattutto nell’ultimo periodo. Però con Chiara c’è una grande intesa sia su che giù dalla bici, quindi poi alla fine non è stato così difficile adattarci. Sono molto diverse anche per il carattere, Chiara è più estroversa. Però poi sulla bici, si tira tutti fuori la giusta cattiveria agonistica.

«Ho capito che avevamo vinto le Olimpiadi quando ho preso l’ultimo cambio. Eravamo lì con le olandesi, mentre le inglesi erano avanti e avrebbero preso gli ultimi dieci punti, ma ne avevano più di dieci di distacco, quindi a quel punto era fatta. Mi sono goduta veramente a pieno gli ultimi giri. Ho capito che avevamo vinto la gara, però da lì a realizzare di aver vinto le Olimpiadi è stato qualcosa di incredibile. Guardavo sugli spalti le ragazze, i ragazzi, i miei genitori che erano lì e pensavo che questa volta l’avevamo combinata grossa».

Olimpiadi di Parigi 2024, 9 agosto: Chiara Consonni e Vittoria Guazzini sono campionesse olimpiche della madison
Olimpiadi di Parigi 2024, 9 agosto: Chiara Consonni e Vittoria Guazzini sono campionesse olimpiche della madison

Ha rivisto la gara una sola volta, almeno finora. «La mattina con Chiara – ammette – perché siamo rientrate in hotel che era mattina. Abbiamo fatto una doccia e poi ci siamo dette: “Dai, guardiamo la gara, che non ci abbiamo capito niente”. Poi è capitato di vedere qualche spezzone che hanno mandato qua e là. Adesso per finire la stagione su pista mancano i mondiali di Copenhagen. Ma non saranno quelli che ci permetteranno di rifarci della delusione del quartetto. Quello potremo farlo solo a Los Angeles, ma è presto parlarne adesso».

Fiamme Azzurre, l’oro di Consonni uno tsunami di entusiasmo

23.08.2024
7 min
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Le Fiamme Azzurre del ciclismo sono tornate da Parigi con un sorriso che ancora non va via. Il tempo di fare festa per il bronzo di Francesco Lamon ed è arrivato come uno tsunami l’oro di Chiara Consonni, l’ultima arruolata. Il responsabile della Sezione Ciclismo si chiama Augusto Onori e dalle sue parole traspare un entusiasmo coinvolgente. Lo troviamo durante il rientro dalle ferie, entrambi guidando e ripercorrendo i giorni olimpici di Parigi (in apertura abbraccia la bergamasca subito dopo la vittoria).

Nel frattempo le corse sono ricominciate e la campionessa olimpica della madison ha ripreso a correre con la maglia del UAE Team Adq, ma questa pagina merita ancora un racconto. Per i gruppi sportivi dei corpi di Polizia infatti, le Olimpiadi sono la vera ragion d’essere. Per il resto della stagione restano un passo indietro, salvo diventare protagonisti nei campionati nazionali. Eppure il loro non è assolutamente un ruolo di secondo piano, tutt’altro. E’ grazie a loro che tanti atleti negli anni sono riusciti a coltivare il loro sogno.

A Casa Italia, nella sera dell’oro, Chiara Consonni con Irene Marotta (a capo del GS Fiamme Azzurre) e Augusto Onori
A Casa Italia, nella sera dell’oro, Chiara Consonni con Irene Marotta (a capo del GS Fiamme Azzurre) e Augusto Onori
E allora cominciamo proprio da Chiara Consonni: quando l’avete presa pensavate che fosse già in grado di portarvi un oro?

Non voglio dire che sia stata una scoperta, perché comunque è un’atleta di alto profilo, ma certo l’oro che non era scontato. E’ stato una bella scommessa vinta. Ci aspettavamo un risultato importante, ma questo è stato davvero un risultato immenso. Da quando è arrivata, viene monitorata dal nostro staff, per cui l’abbiamo seguita. Forse grazie alla serenità e la tranquillità che diamo ai nostri atleti, è uscito fuori quello che poi abbiamo visto a Parigi. E questo sarà l’inizio di un lungo percorso di successi.

Le Olimpiadi per chi fa il vostro lavoro sono il momento clou, giusto?

Per quanto riguarda il nostro lavoro, si va a pari passo con quello dell’atleta. Lavoriamo e viviamo quattro anni per quattro anni. Diciamo che il percorso verso Parigi è stato lungo, duro, intenso. Abbiamo avuto molti bassi, ma anche molti alti che fanno parte della storia di un atleta di alto profilo. Però abbiamo vissuto gli ultimi mesi con molta serenità. Siamo riusciti con le nostre tre donne (Cecchini, Consonni, Paternoster, ndr) ad avere le carte olimpiche e quindi già quello per noi è stato un grandissimo risultato. In più Lamon si è confermato. Non è facile prendere una seconda medaglia e quel bronzo è stato stupendo al pari dell’oro. E’ stata una medaglia sofferta e combattuta. E sono certo che questi risultati siano arrivati proprio facendo lavorare i ragazzi con la massima serenità e tranquillità

Letizia Paternoster ha colto il quarto posto nell’inseguimento a squadre e ha poi corso l’omnium
Letizia Paternoster ha colto il quarto posto nell’inseguimento a squadre e ha poi corso l’omnium
Anche perché forse Lamon dei quattro era quello per cui le Olimpiadi sono davvero il grande obiettivo, al confronto di Consonni, Ganna e Milan che comunque corrono nel WorldTour.

Perfetto. Come Fiamme Azzurre, abbiamo gli stessi intenti della nazionale, quindi non ci discostiamo assolutamente dai programmi della nazionale. Siamo sempre a disposizione ed è così per tutti i gruppi sportivi riconducibili allo Stato. Per cui Francesco è a disposizione al 100 per cento della Federazione ciclistica italiana.

In che modo gli alti gradi delle Fiamme Azzurre seguono la vostra attività sportiva? Vi mettono pressione?

Abbiamo il piacere di condividere queste esperienze con i nostri vertici. A capo della struttura del gruppo sportivo c’è la dottoressa Irene Marotta, con cui ho avuto il piacere di condividere questi straordinari successi proprio a Parigi. Le pressioni sono quelle date dal lavoro. Abbiamo degli standard da soddisfare e gli atleti devono dare il loro contributo per raggiungerli. Le medaglie che abbiamo preso e anche il quarto posto del quartetto femminile testimoniano che il lavoro funziona, anche grazie alla tranquillità in cui ci viene consentito di svolgerlo.

Gli atleti vestono la maglia dei gruppi di Polizia solo ai tricolori. Qui Consonni e Paternoster all’italiano 2024 dopo il secondo posto di Chiara
Gli atleti vestono la maglia dei gruppi di Polizia solo ai tricolori. Qui Consonni e Paternoster all’italiano 2024 dopo il secondo posto di Chiara
In che modo gli agenti che lavorano effettivamente nei penitenziari vivono i successi dei loro colleghi atleti?

Proprio per rispondere a questa domanda, vorrei citare le parole che ha avuto il Presidente Giovanni Russo, a capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Si è detto felice e orgoglioso per le medaglie e l’impegno delle Fiamme Azzurre. E mi sento di dire che il lavoro quotidiano dei nostri atleti rispecchia lo stesso impegno che i colleghi in uniforme mettono tutti i giorni durante il loro orario di servizio.

Un’Olimpiade come questa diventa anche la molla a fare di più?

E’ il nostro lavoro e i nostri obiettivi sono quelli di mantenere un livello altissimo. L’obiettivo è vincere, abbiamo questo obbligo che non è amatoriale, ma professionale. Devo dire grazie alla Federazione, sia per la parte politica sia per i tecnici Sangalli e Villa, con cui si è creata una bella collaborazione che ha contribuito al raggiungimento di questi importantissimi traguardi. E mi sento di dire che un oro olimpico è fonte di ispirazione, di arricchimento e di pensiero. E’ un risultato che mi fa lavorare sempre con maggior spinta e credo di poter dire che sia così anche per i miei collaboratori, che vorrei ringraziare. Fabio Masotti e Carlo Buttarelli sono stati miei compagni di viaggio e lo saranno per le sfide che ci attendono.

A Parigi il terzetto femminile delle Fiamme Azzurre era completato da Elena Cecchini
A Parigi il terzetto femminile delle Fiamme Azzurre era completato da Elena Cecchini
Masotti che al momento è in Cina con i mondiali juniores su pista…

E tra l’altro stanno riportando titoli iridati e record del mondo. Ecco perché ci tengo a sottolineare il loro ruolo, perché veramente stanno facendo un lavoro egregio.

Per tornare con i piedi nella realtà, quest’anno scade la convenzione tra FCI e gruppi sportivi militari già rinnovata l’ultima volta da Renato Di Rocco, pensi che sarà rinnovata?

Di questa cosa devo ancora parlare. Ovviamente faremo a breve un tavolo tecnico, visto che ai primi di settembre ricominciano a muoversi tutti gli ingranaggi. Siamo rimasti con il presidente Dagnoni e il segretario generale Tolu di incontrarci, magari anche a Montichiari, per capire cosa fare. Come avrete capito, per noi si tratta di un passaggio molto importante per lo sviluppo del settore pista. Ci sono molte difficoltà tecniche e quindi vogliamo capire bene come si possa gestire la situazione.

C’è anche da dirimere la problematica di atleti professionisti che risultano dipendenti dell’Amministrazione pubblica, che potrebbe sembrare strano.

Non è strano. Diciamo che il team principal degli atleti dei gruppi sportivi di Polizia è lo Stato stesso. E’ il suo datore di lavoro principale, quindi per quanto riguarda gli atleti delle Fiamme Azzurre, il datore di lavoro è l’Amministrazione Penitenziaria. Dopodiché la possibilità di fare un secondo tesseramento con una società esterna è contemplata. Non è un grosso problema, perché comunque è attinente all’allenamento dell’atleta. Quindi per noi non è un problema che Chiara Consonni corra con la UAE Adq. Fino ad ora è c’è stato grande affiatamento con questi team e quindi parlo anche della Cecchini o comunque anche dei ragazzi, che però corrono in team minori. Con il nostro staff riusciamo ad avere degli ottimi rapporti, sapendo che il lavoro delle Fiamme Azzurre viene prima di tutto il resto.

Alla vostra amministrazione sta bene così?

Diciamo che fino ad ora non ci sono stati problemi. A livello amministrativo, i nostri atleti e tutti quelli dei gruppi sportivi dello Stato, sono dipendenti statali. Quindi, in quanto tali, non possono fare un secondo lavoro con un contratto, perché non è possibile. La franchigia che c’è stata finora era stata creata per proprio per far lavorare questi atleti in entrambi i settori. Ora dobbiamo ridiscuterla e definirla bene. E poi sapremo ragguagliarvi in tal senso. Ma nel frattempo continuate a guardare verrso Parigi. Alle Paralimpiadi avremo Claudia Cretti e sono sicuro che ci darà un altro motivo per sorridere.

Parigi, gli ultimi appunti alla fine del viaggio

15.08.2024
6 min
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PARIGI (Francia) – La città va in bicicletta. Lo slogan è “Vive la vélorution”, gioco di parole ben riuscito che trovi un po’ ovunque. Se non è in francese, è in inglese. “Love vélo”. Quando vogliono, anche i francesi usano l’inglese. Da tempo in città è in corso una campagna del Comune per spingere i cittadini ad andare in bici e per i Giochi sono arrivati altri 60 chilometri di piste ciclabili. Ce n’erano già mille. Questi si chiamano “Olimpiste”, perché con le parole si gioca, questo s’è capito, e collegano tutti i siti delle competizioni.

Anche il velodromo di Saint Quentin en Yvelines, che è quasi 20 chilometri fuori Parigi e che davanti all’ingresso ha una strana scultura con un podio dove sul primo gradino c’è un gatto, sul secondo una tartaruga e sul terzo una lumaca. L’ha realizzata Philippe Geluck, uno scultore belga che è anche fumettista e ha rappresentato sul podio “Le chat”, cioè il suo personaggio. L’opera si chiama “Il Dio dello Stadio”. Il senso è, spiegato dall’autore: “Se vuoi vincere, devi sceglierti gli avversari”. Cioè una lumaca e una tartaruga. Ci torneremo, purtroppo non in bicicletta.

L’urlo di Madiot

Non abbiamo visto né lumache né tartarughe a Parigi. Gli ultimi sono stati applauditi come i primi, sia sulla collina di Montmartre (foto Paris 2024 in apertura), dove il popolo del ciclismo ha fatto sentire tutto il suo entusiasmo, sia all’arrivo. Applausi per Jakob Soederqvist, svedese, arrivato a 14’22” da Remco Evenepoel. Applausi per Phetdarin Somrat, thailandese, arrivata a 14’19” da Kristen Faulkner. Applausi per i secondi, per uno in particolare: Valentin Madouas.

Dall’ultima fila della tribuna stampa, a un certo punto sale forte un urlo. Dice più o meno così: «Vieni piccolo mio! Per la tua famiglia! Per i bretoni! Per la Francia! Prendi questa medaglia, ce la meritiamo!». Chi urla è Marc Madiot, il suo manager alla Groupama-Fdj. Fece una cosa simile per Thibaut Pinot in vetta al Tourmalet nel 2019, ma non c’era tutta una tribuna a sentirlo.

Madouas in marcia verso l’argento, sospinto dal tifo di Madiot in tribuna
Madouas in marcia verso l’argento, sospinto dal tifo di Madiot in tribuna

I Giochi delle vecchie glorie

Non avrebbe potuto sentirlo nessuno se ci fosse stata la stessa pioggia che c’era durante la cronometro e che non ha condizionato solo la prova di Filippo Ganna, che ha sbandato ed è stato bravissimo a rimanere in piedi. Ogni postazione era coperta da plastica trasparente, per salvare computer e tutto ciò che avesse bisogno di elettricità dall’acqua. Nonostante ciò, sono scappati tutti. Anche Laurent Jalabert, che sprintava come ai vecchi tempi. Anche Cadel Evans, al riparo sotto un ombrello gigante offerto dalla tv australiana.

Non le uniche “vecchie glorie” incontrate. Abbiamo visto anche Jeannie Longo dare il via alla prova femminile, Peter Sagan a quella maschile e Annemiek van Vleuten assistere alle finali del nuoto. Lei ama l’acqua e sarebbe rimasta anche senza plastica e senza ombrelli ad assistere alle prove a cronometro. Quella maschile si è conclusa con l’argento di Ganna, sul podio tra l’oro Evenepoel e il bronzo van Aert. Podio curioso, perché da Pont Alexandre III si vedeva, correttamente, Ganna sulla sinistra, Evenepoel al centro e van Aert sulla destra. Cioè dove devono stare il secondo, anche se non è una tartaruga, il primo, anche se non è un gatto, e il terzo, anche se non è una lumaca. Poi vedi alzarsi le bandiere e vedi due bandiere del Belgio a sinistra e al centro e quella dell’Italia a destra. Tutte con i colori invertiti. Per vederle giuste serviva uno specchietto retrovisore, oppure guardarle in tv. La regia francese infatti aveva previsto l’inquadratura da un lato della Senna per gli atleti e da quello opposto per le bandiere.

Peter Sagan dà il via alla prova su strada dei professionisti (foto UCI)
Peter Sagan dà il via alla prova su strada dei professionisti (foto UCI)

Fra Mattarella e Remco

Sono stati Giochi pensati per la tv, non solo per le cerimonie di apertura e per le location. Comunque vive la Velorution, ma senza accento. Velo nel senso di Marco, Ct della cronometro, specialità in cui per la prima volta un italiano sale sul podio, per quella che è anche la prima delle quaranta medaglie di tutta la spedizione italiana. C’è anche il presidente Mattarella.

«Mi spiace di averla fatta aspettare sotto la pioggia», gli dice Filippo Ganna, che è un po’ triste. «A 28 anni, era la mia ultima occasione». Incarnerà il diritto di ognuno di noi a contraddirsi dopo il bronzo col quartetto. «A 28 anni, penso già al 2028». Per età, a Los Angeles, salvo imprevisti, ci sarà anche Evenepoel. Difficile pensare di vederlo nel baseball, disciplina che tornerà nel programma olimpico, almeno come ricevitore. Appena si siede in conferenza stampa, stremato, implora i presenti: «Qualcuno ha qualcosa da mangiare?». Dall’alto (la conferenza si tiene in un cinema) gli tirano una merendina e lui non riesce a prenderla. Si china per raccoglierla, gliene tirano un’altra, ma niente da fare. Battitore in prima base.

Tanta pioggia sulla crono di Ganna, mentre Mattarella lo aspetta senza ombrello
Tanta pioggia sulla crono di Ganna, mentre Mattarella lo aspetta senza ombrello

L’Italia, una squadra

Saint Quentin en Yvelines è un mondo a parte. All’ingresso trovi tifosi travestiti da tigre o da ape, forse giusto per contrastare lumache, gatti e tartarughe. I volontari creano un corridoio umano e applaudono gli spettatori che entrano come se fossero ciclisti e che poco prima hanno scommesso tra di loro sull’esito delle gare.

All’interno trovi David, il papà di Vittoria Guazzini scambiato per un olandese perché si veste di arancione per scaramanzia. Chiara Consonni che piange dopo il quarto posto nell’inseguimento e salta in braccio al fratello dopo l’argento di Simone nella madison. Nel frattempo, ha regalato all’Italia una delle immagini più belle dei Giochi con il suo: «Ma cosa abbiamo fatto?», dopo averla vinta lei, la madison, che fino a poche ore prima non era neanche sicura di fare. Ma la cosa che colpisce di più è vedere come ogni risultato dell’Italia sia stato accolto come un risultato di tutti. Non c’è stata gara in cui, a meno che non ci fossero i rulli a chiamare, tutti i convocati del Ct Villa siano stati lì a sostenere chiunque fosse in pista, in qualsiasi posizione. Sì, l’Italia è stata una squadra e forse è questo che andrebbe detto al giornalista inglese che chiede: «Ma come mai siete sempre forti, se non avete piste?».

Sembra Montichiari, ma è Saint Quentin en Yvelines. L’11 agosto il velodromo chiude e si trattiene tante emozioni. E per un attimo cala ancora un velo, un velo di tristezza. Poi esce l’Italia e vedi Elena Cecchini ed Elia Viviani che si guardano. E pensi a come, dopo la madison, lei ha guardato lui mentre piangeva. «E’ arrabbiato, ma capirà che è un campione». E cala un velo di dolcezza.

Alzini, Thomas e le sue “sorelle”: in pista fra sorrisi e ferite

15.08.2024
8 min
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C’è stato un momento, mentre gli italiani erano avviliti per l’opaco omnium di Viviani, in cui un’azzurra si è alzata dalla tribuna, saltando al collo del nuovo campione olimpico francese. Sarebbe stato strano, se non fosse che Alzini e Thomas sono compagni nella vita e Martina ha vissuto accanto al suo “Ben” una rincorsa impegnativa come poche. Il tempo di un tramonto e l’indomani era nuovamente in lacrime ai piedi del podio di Guazzini e Consonni, sue… sorelle dai giorni della Valcar. Emozioni diverse che hanno dato alla trasferta olimpica di Martina un sapore diverso.

Da lunedì e fino a ieri, Alzini è stata al Tour Femmes e il passo non è stato breve. Ha dovuto trovare nuove motivazioni, resettare la mente e passare dalla bici da pista a quella da strada. Dice però che certi passaggi appartengono alla routine di ogni atleta. Si è fermata ieri perché le alture della Liegi si sono rivelate troppo ripide per un’atleta che ha svolto la preparazione più recente su pista.

«Dipende dalla tua personalità e dall’esperienza – dice – io da questo sport ho imparato che la testa per il cambiamento devi averla tu. Ogni giorno possiamo svegliarci, trovare scuse, lamentarci delle cose che non vanno bene. Qualunque cosa ti succeda, devi essere capace di fare lo switch. Sta a te cambiare, rimboccarti le maniche e ripartire. Che sia stata una caduta, una sconfitta, un contrattempo, una malattia… Qualsiasi cosa».

Martina Alzini e Benjamin Thomas a Desenzano del Garda, durante un’intervista dello scorso inverno
Martina Alzini e Benjamin Thomas a Desenzano del Garda, durante un’intervista dello scorso inverno
Che esperienza è stata per te Parigi?

Mi ha insegnato tanto. Nonostante non abbia corso, mi ha dato più di Tokyo. Il bello della pista è che ogni giorno puoi provare un’emozione diversa, perché le gare sono tante. Un giorno ti va male e sei deluso, quello dopo ti va bene o vedi vincere qualcun’altro cui vuoi bene. Poi è chiaro che personalmente non posso essere soddisfatta, però non ho alcuna recriminazione.

Perché?

A gennaio mi sono messa in testa di affrontare questo percorso a tutto gas e senza mai guardarmi indietro. O meglio, sperando che nel momento in cui mi fossi guardata indietro, non avrei avuto recriminazioni. Ce l’ho messa tutta. Ad Adelaide ho provato la mia prima madison. In Canada volevo fare un bel quartetto per dimostrare a Villa che ho il livello delle altre e penso di esserci riuscita perché abbiamo fatto dei bei tempi. Poi ci sono state le Olimpiadi e io non ho gareggiato, ma le parole di Marco mi hanno fatto piacere.

Che cosa ti ha detto?

Che per colpa dei regolamenti ha dovuto fare delle scelte a malincuore. Io non posso dire nulla, le scelte vanno accettate. Non ho alcuna critica da fare o lamentela. Spesso appaio un po’ insicura o metto in dubbio tante cose di me stessa. Questa volta però so che, essendomi allenata con le ragazze fino all’ultimo, mi sentivo al loro stesso livello. Sono delle individualità forti che fanno parte di un gruppo fortissimo e io sono come loro. Ecco, questo mi sento di dirlo.

Nello stesso velodromo delle Olimpiadi, Alzini ha vinto il mondiale del quartetto nel 2022
Nello stesso velodromo delle Olimpiadi, Alzini ha vinto il mondiale del quartetto nel 2022
Non hai recriminazioni, ma resta il fatto che avresti voluto gareggiare, no?

Mi è dispiaciuto tantissimo. Quando mi è stata data questa notizia, tremavo. All’inizio ti passano davanti il percorso e i sacrifici fatti. E’ una scelta che va accettata, ma quando in cuor tuo sai di essere arrivata davvero pronta e di avere basato tutta la stagione su quel momento, il cuore non può che essere spezzato. Mi reputo una ragazza solare. La prima quando c’è da scherzare a tavola, da fare la risata in più. E per farvi capire quanto tenga al gruppo, in quella giornata mi sono sentita di stare chiusa il più possibile nella mia stanza.

Perché?

Non volevo mandare onde negative alle altre ragazze. Non volevo che si vedesse intorno a me quell’aura di delusione e di tristezza. Il giorno dopo invece mi sono ripresa, ho iniziato a fare il tifo per le altre e dare il mio supporto.

Hai parlato di cuore e in due giorni hai festeggiato due ori diversi: uno di Ben e uno delle tue sorelle…

Non ci sono grandi differenze. Ho la fortuna di allenarmi nel quotidiano con la “Vitto” e con la “Conso”, così come di vivere nel quotidiano Ben quando siamo a casa. So cosa abbiamo passato. Di solito non metto bocca nelle situazioni che toccano ad altri, ma in questo caso posso permettermi di parlare. So cosa c’è dietro alla medaglia di ognuno di loro e le varie emozioni.

L’oro di Guazzini e Consonni è venuto dopo il quarto posto del quartetto, che ha lasciato l’amaro in bocca
L’oro di Guazzini e Consonni è venuto dopo il quarto posto del quartetto, che ha lasciato l’amaro in bocca
Che cosa c’è dietro?

Per quanto riguarda Ben, lo definisco un oro costruito. A Tokyo sembrava che avesse perso tutto, ne è uscito distrutto, anche se con la medaglia di bronzo. Non era quella la sua aspettativa e l’ho visto fare un percorso psicologico enorme. Per me non c’è da vergognarsi a parlare di questo, perché dimostra l’importanza della mente. E’ un oro che ha preso con la testa, nel momento in cui aveva addosso una pressione pazzesca. E come se non bastasse quella degli altri, c’era quella che si è messo da sé.

Come ne è uscito?

Ha lavorato. Ha intrapreso un percorso per capire come arrivare lì il più tranquillo possibile. E ha sacrificato tanto. E’ stato a lungo via da casa. Ha disinstallato i social dal telefono fino al giorno della gara. Dopo Tokyo era stata una delle cose che gli aveva fatto più male. La cattiveria della gente, gli insulti pesanti. Gli hanno scritto che non meritasse di andare in bici e che fosse la vergogna della Nazione. Cose anche più gravi. Ed è vero che vengono da persone che non conosci e non te ne frega nulla, però lasciano il segno. Anche perché magari sono gli stessi che ora gli dicono che è un eroe.

Si spiega così la tua commozione?

Molti mi hanno fatto notare quanto io abbia pianto. Ragazzi, se aveste passato la metà di quello che ho passato io con lui dai giorni peggiori ai giorni di gloria… Quelle erano lacrime di sfogo. In questi tre anni ho visto la dedizione, il sacrificio e i momenti no. Mi auguro che questa medaglia sia d’ispirazione per le tante persone che non si sentono mai al posto giusto e non perché lo siano davvero, ma perché qualcuno le fa sentire così. E’ possibile cambiare e ottenere quello che vuoi dalla vita. Secondo me il messaggio che deve passare dall’oro di Ben è questo. Non è solo una medaglia olimpica, è il lieto fine di un lungo percorso. C’è una frase di Viviani della sera dopo l’omnium che mi dà ancora i brividi.

La caduta di Thomas durante l’omnium, dopo cui si è rialzato ed è ripartito
La caduta di Thomas durante l’omnium, dopo cui si è rialzato ed è ripartito
Che cosa ha detto?

Stavamo tornando in macchina verso l’hotel e lui ha raccontato che le prime parole dette a Ben sono state che lo capiva e capiva cosa significasse vincere un oro dopo una caduta. Perché a Rio gli era successa la stessa cosa e io lo ricordavo perché ero una ragazzina (aveva 19 anni, ndr) e lo avevo visto alla televisione. Mi sono resa conto di quanto sia stata grande e meritata la vittoria di Ben. E’ caduto, si è rialzato pieno di adrenalina ed è andato a prendersi quello che voleva. E’ bello, molto toccante.

Hai pianto anche per le ragazze il giorno dopo…

Ho cominciato appena le ho viste mettere i piedi sul podio. Ho letto diversi articoli secondo cui sarebbe un oro venuto a caso o inaspettato. Magari è vero che non se lo aspettavano nemmeno loro, ma non c’è stato niente di casuale. Per me Vittoria Guazzini è uno dei più grandi talenti che abbiamo in Italia e Chiara Consonni uno dei più grandi motori. Se guardiamo quello che hanno fatto fino ad oggi, niente è per caso. Hanno vinto diversi titoli mondiali. Hanno vinto tappe al Giro e anche crono. Un risultato casuale è un’altra cosa, quella è stata una bella sorpresa, una bella rivelazione che secondo me in futuro ci farà ancora divertire.

Perché?

Perché secondo me adesso hanno più consapevolezza di cosa possono fare. E il messaggio che deve passare è anche che si sono anche divertite. Vedi che si conoscono, dove non arriva una arriva l’altra. Il giorno prima scherzavamo con la Conso. Mi diceva se la Vitto avesse attaccato, l’avrebbe ammazzata. Così appena è partito l’attacco, ho pensato a cosa fosse passato nella testa di Chiara e mi sono messa a ridere. E’ stato super emozionante. Sono stati giorni indimenticabili da cui spero prendano la giusta consapevolezza.

Invece Martina cosa prende da quei giorni?

La consapevolezza che prima mi mancava. Zero rabbia, quella no. Fino a qualche anno fa mi guardavo attorno e vedevo Balsamo, Paternoster, Consonni, tutti grandi nomi che stravincono su strada oppure hanno sempre fatto un numero in qualche gara importante. E io tante volte non mi sono sentita a quel livello. Sono andata avanti in punta dei piedi. Già il mondiale di due anni fa mi diede la consapevolezza di non essere da meno.

Mentre adesso?

Sono ripartita da Parigi con questa certezza: sono come loro. Me l’ha detto Marco (Villa, ndr), l’ha detto Diego (Bragato, ndr), l’ha detto il cronometro. Ma soprattutto l’ho detto io a me stessa. Ho dimostrato che quando voglio e ho un appuntamento importante, anch’io so costruirmi il percorso, la forma fisica, la mentalità giusta e veramente forte. Quindi spero che questa mentalità mi aiuterà in primis per i mondiali pista che verranno, perché ovviamente il mio riscatto deve iniziare da lì.

La madison è d’oro, festa grande con Guazzini e Consonni

10.08.2024
6 min
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PARIGI (Francia) – «E’ stata una Chiara Vittoria». Inizia con un gioco di parole del presidente federale Cordiano Dagnoni l’analisi della bellissima, inattesa e per questo meravigliosa vittoria nella madison da parte di Chiara Consonni e Vittoria Guazzini. La serata a Casa Italia è rumorosa e bellissima. L’arrivo delle due ragazze è scenografico e travolgente. E quando sul maxischermo scorrono le immagini della vittoria, la commozione si unisce a un moto collettivo di orgoglio. Le due atlete azzurre dopo una buona partenza sono finite nelle retrovie, poi Vittoria Guazzini è riuscita a prendersi un giro di vantaggio su tutte le altre. Chiara Consonni ha gestito bene il vantaggio e così la pista di Versailles ha celebrato l’Italia.

Erano rimaste indietro, poi Guazzini ha preso il giro e l’hanno difeso con le unghie e i denti fino alla medaglia d’oro
Erano rimaste indietro, poi Guazzini ha preso il giro e l’hanno difeso con le unghie e i denti fino alla medaglia d’oro

La madison di famiglia

E pensare che due giorni prima, dopo il quarto posto del quartetto, quando a Chiara Consonni veniva detto: «La famiglia tornerà con una sola medaglia», aveva risposto: «Ma manca ancora la madison. La madison di Simone». Non la sua. Alla quale non avrebbe neanche dovuto partecipare, perché insieme a Vittoria Guazzini sarebbe dovuta esserci Elisa Balsamo.

E invece, fa notare adesso Chiara: «mancava la mia madison. Non ce l’aspettavamo, eravamo una coppia inedita. Avevamo fatto giusto qualche prova nei mesi scorsi. E’ un successo inatteso, forse però proprio per questo ancora più bello. La gara è stata difficile. Abbiamo iniziato bene, ci siamo persi in mezzo, poi l’attacco di Vittoria al momento giusto ha condizionato i tempi».

Fratelli Consonni: Chiara fresca olimpionica, Simone l’oro l’ha vinto a Tokyo e adesso tocca a lui, in coppia con Viviani
Fratelli Consonni: Chiara fresca olimpionica, Simone l’oro l’ha vinto a Tokyo e adesso tocca a lui, in coppia con Viviani

Fratello e sorella

Euforica, Chiara Consonni avrà bisogno di tempo per metabolizzare l’impresa: «Non mi ricordo quasi niente. Vittoria ha fatto l’attacco al momento giusto e ora siamo qui con la medaglia d’oro al collo. Spero di non star male come Simone dopo l’oro di tre anni fa. Ma è indescrivibile condividere ciò che è successo con lui, con i miei genitori, con il mio ragazzo e con chi mi vuole bene. E’ incredibile. Il primo pensiero dopo aver tagliato il traguardo è stato chiamare Simone.

«Non diamo tanto a vedere di volerci bene, ma siamo fratello e sorella che condividono i momenti importanti insieme. Non dimenticherò mai questa emozione. Il mio obiettivo di stagione era essere qui. Vedere che ora è una medaglia d’oro è diverso. Con Vittoria poi è ulteriormente speciale. Ci conosciamo da quando siamo piccole e ora eccoci qua».

Vittoria s’è desta

Ed eccola Vittoria Guazzini. Aveva grande gamba, ha avuto la capacità di capire quale fosse il momento in cui attaccare.

«Dopo aver rivisto le immagini inizio a realizzare, ma ci vorrà un po’ per rendermene conto. E’ incredibile. Questo oro pesa tanto e sono contenta di condividerlo con Chiara. Ci siamo aiutate tanto in questo periodo. Non sapevamo bene cosa fare. Ci siamo dette di non restare indietro e ci siamo ritrovate ultime. Invece alla fine è andata bene. La madison è una specialità un po’ pazza e imprevedibile. In un attimo ho spento il cervello, mi sono detta che bisognava andare a tutta. Mi hanno anche preso in giro per questo, ma è andata bene. Ho capito che era il momento giusto e bisognava cogliere l’attimo».

Il tricolore sulle spalle

Hanno continuato a girare in pista per un po’, prima di convincersi che fosse vero. Poi Vittoria si è avvicinata alla tribuna in cui, vestita di arancione, la sua famiglia l’ha abbracciata e le ha passato la bandiera tricolore. Una serie di gesti increduli e sorrisi radiosi. Campionesse olimpiche.

«Quando ho sentito l’inno di Mameli – prosegue Guazzini – non stavo realizzando bene che cosa stava accadendo. Questa medaglia d’oro pesa tanto. Ho avuto tanti momenti no, infortuni. Ma in quei momenti ho avuto grandi persone attorno a me che mi hanno aiutata a non perdere il focus. Dalla famiglia allo staff e le compagne di nazionale. Le ho fatto ammattire, ma ne è valsa la pena. Parte della medaglia è di tutte le altre ragazze del nostro gruppo».

Una madison provata poche volte e improvvisata senza troppi schemi, tattiche o tabelle
Una madison provata poche volte e improvvisata senza troppi schemi, tattiche o tabelle

Coppia nata in Belgio

Parola anche al cittì Marco Villa. «Questa medaglia è nata tre anni fa – dice – quando è partito il progetto e ho iniziato a lavorare con le ragazze. Avevo pensato a Elisa Balsamo, ma è stata sfortunata. Non ci abbiamo lavorato bene come volevamo. Nel frattempo l’hanno fatto Chiara Consonni e Vittoria. Siamo andati a una gara in Belgio, l’abbiamo vinta».

Già, cosa è successo in Belgio? «Lì abbiamo capito che Chiara potesse essere una ottima sostituta. Ho aspettato Elisa fino a due giorni fa. Evidentemente però non aveva recuperato e ho schierato Chiara. Mi spiace per Elisa, che è molto preparata e professionale. Complimenti a Chiara Consonni, che si è fatta trovare pronta. Sono state brave, si sono gestite bene, hanno fatto la differenza nel modo che hanno visto tutti».

Tutti i migliori

Come si prepara una madison? «Non dico niente prima. A volte me lo chiedono, ma non sono un mago, non posso sapere come andrà. Posso dire come interpretarla, quali gesti tecnici fanno risparmiare. Non c’è il prima, c’è il dopo. Io posso correggerli, ma in pista vanno loro». E ai Giochi Olimpici è diverso: «L’Olimpiade è una cosa diversa. L’oro ti lascia il titolo di campione olimpico, è una soddisfazione. Affrontare i Giochi è una cosa difficilissima, perché nel corso di un quadriennio può capitare di incontrare avversari non al meglio, ma all’Olimpiade no. Ognuno porta i migliori».

E i migliori stavolta – in questa madison cui forse nessuno pensava – siamo stati noi.