Caro De Clercq, quale futuro prevedi per Masciarelli?

19.01.2022
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Mario De Clercq ha 55 anni e quando alle gare di cross dalle sue parti in Belgio si presenta lui, la folla continua ad aprirsi. Merito dei tre mondiali e delle altre 57 vittorie. Nelle sue gambe ci sono anche tre vittorie su strada da dilettante e due da professionista, con la partecipazione a tre Tour de France e ad una Vuelta.

Fu lui un paio d’anni fa ad accorgersi di quell’italiano magrolino andato a correre in Belgio dall’Abruzzo e fu così che ingaggiò Lorenzo Masciarelli nella Pauwels Sauzen-Bingoal di cui è coordinatore tecnico, una delle squadre di ciclocross più forti d’Europa. Quella di Iserbyt e Vantourenhout, per intenderci. Così, approfittando della sua gentilezza e del suo ottimo inglese, abbiamo pensato di vederci più chiaro. Che cosa spinge un fiammingo di tanta fama a investire su un italiano tutto da scoprire? E come sta andando il primo anno da under 23?

«Ho visto Lorenzo la prima volta – dice – durante una gara di allievi a Gavere. Arrivò 10° scattando da una pessima posizione di partenza. Così, su consiglio di Nico Mattan lo abbiamo inserito nelle giovanili».

Mario De Clercq è coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal (foto Belga News)
Mario De Clercq è coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal (foto Belga News)
Perché un corridore italiano in una squadra belga?

Eravamo curiosi di scoprire la mentalità di un corridore italiano ed è stata una sfida per noi lavorare con lui. Era davvero la prima volta per me, ma finora non me ne sono ancora pentito. La famiglia Masciarelli sono persone molto amichevoli e rispettose.

Lorenzo sta crescendo come speri?

Poco prima che iniziasse la stagione di cross, abbiamo completato una fase di allenamento con tutta la squadra e Lorenzo è stato uno dei migliori. Le sue prime gare come U23 sono state promettenti. Dopo essere tornato dalla Coppa del mondo in America però, non è stato più molto brillante. Può aver speso troppo oppure ha inciso il jet-lag, non lo so. Ma dopo non è stato più il Lorenzo che conosco. Il primo anno da U23 è sempre difficile, ma con noi avrà tempo per crescere e concentrarsi fino al suo 3° e 4° anno.

Lorenzo Masciarelli con Vanthourenhout e De Clercq in uno degli allenamenti di squadra
Lorenzo Masciarelli con Vanthourenhout e De Clercq in uno degli allenamenti di squadra
Quale poteva e può ancora essere un buon obiettivo per lui in questa stagione?

Non ci sono molti obiettivi per lui come U23. Quest’anno deve fare esperienza. Tutto quello che fa è buono. La prossima estate diventerà più forte partecipando a gare su strada più lunghe, corse a tappe, e vedremo.

E’ importante per lui allenarsi con ragazzi come Vanthourenhout e Iserbyt?

Naturalmente. Questa è la cosa più importante per Lorenzo. Può imparare moltissimo da quei ragazzi in allenamento, perché non li vede mai durante le gare tra un ciclocross e l’altro. L’intenzione è che raggiunga lo stesso livello nei prossimi anni e che ora si metta al servizio dei nostri leader. Non solo durante gli allenamenti, ma anche durante la prossima stagione su strada.

Nel 1994, De Clercq arriva 14° nella Roubaix vinta dal suo capitano Tchmil
Nel 1994, De Clercq arriva 14° nella Roubaix vinta dal suo capitano Tchmil
Pensi che possa competere ai massimi livelli nel ciclocross o ha un futuro su strada?

Lorenzo per il momento non è il tipico crossista. E’ un tuttofare, va bene su tutti i terreni. Mi ricorda un po’ Franzoi. Anche lui era un corridore forte sia su strada che nel ciclocross. Il tempo lo dirà.

I percorsi di cross qui in Italia sono pieni di curve, abbiamo gare piuttosto lente: pensi che sia un limite per un atleta come Lorenzo?

In Belgio il ciclocross è uno sport di potenza, in Italia infatti è tutto curve e tutto più basato sulla flessibilità. Ma non ci sono limiti per un buon crossista. Devi solo essere in grado di affrontare ogni percorso. Devi essere in grado di gestire ogni tipo di sfida, altrimenti non ha senso fare ciclocross.

Agli ultimi tricolori di cross a Variano, Lorenzo si riscalda e il padre Andrea sistema la pressione
Agli ultimi tricolori di cross a Variano, Lorenzo si riscalda e il padre Andrea sistema la pressione
Che tipo di gare su strada farà nel 2022?

Lorenzo correrà probabilmente 3 o 4 gare a tappe, tra cui il Giro del Belgio e il Tour De Wallonie. Gare di alto livello per un under 23 di 1° anno, in cui saranno presenti anche squadre WorldTour.

E’ importante correre su strada per un crossista?

Questa è la parte più importante dell’intero sviluppo di un giovane corridore. Se sei capace di andare forte su strada, dovresti riuscire a emergere anche nel cross, se mantieni la tua tecnica. Grazie alle gare su strada Lorenzo diventerà ogni anno più forte del 10 per cento.

Masciarelli ci racconta il Vanthourenhout dietro le quinte

27.12.2021
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Quando hai diciotto anni e vivi in Belgio per respirare ed imparare il ciclocross, devi avere buoni esempi da seguire. Lorenzo Masciarelli è un talento nato in una famiglia di ciclisti e per lui uno di quegli esempi è Michael Vanthourenhout, suo compagno alla Pauwels Sauzen-Bingoal. 

Il belga classe ’93 è una garanzia di risultato anche se forse, dopo il titolo europeo U23 nel 2013 e mondiale U23 nel 2015, tra gli elite ha raccolto meno di quello che avrebbe dovuto o potuto. La concorrenza poi di due Dioscuri come Van Aert e Van der Poel non l’ha aiutato molto.

Lo scorso 19 dicembre, però, Vanthourenhout ha saputo ritrovare il sorriso conquistando la prova di Coppa del mondo a Namur, la seconda dopo quella di Tabor a novembre 2020, e centrando così l’undicesima vittoria in carriera.

Contattiamo il giovane Masciarelli – ormai fisso ad Oudenaarde nel cuore delle Fiandre, che nella foto di apertura è il primo da sinistra, con Vanthourenhout e il grande capo Mario De Clercq – per parlarci di questo alto e magro crossista. Siamo al termine del collegiale, nel giorno deputato alla cosiddetta distanza per chi fa questa disciplina. Due ore scarse su strada, una e mezza di ciclocross e, se le temperature non sono troppo basse, un’altra mezzora su strada per rientrare a casa.

Lorenzo com’è allenarsi con Vanthourenhout?

Molto bello, si impara sempre qualcosa. E io lo studio bene da vicino. Ho la fortuna di essere in una squadra molto forte. Anche Iserbyt, seppur più solitario nelle uscite, e Sweeck sono dei riferimenti per noi giovani.

Lo conoscevi già da prima?

No, mi piaceva curiosare su Instagram. E ho iniziato a farlo quando da allievo, venendo qui in Belgio, mi sono reso conto di quanto fosse seguito dal pubblico. E poi, naturalmente, va fortissimo.

Che tipo di crossista è?

Tecnicamente è pazzesco, è un esempio di completezza. Ma è sulla sabbia, sul fango alto o nella neve, quindi dove si scende tanto con la ruota, che dà veramente il meglio di sé. E’ uno dei migliori in quelle condizioni. Poi è forte e velocissimo nel saltare gli ostacoli con la bici, anche più di Van Aert e Van der Poel. Su alcuni percorsi può guadagnare tanti secondi rispetto agli avversari con queste manovre. Gli manca forse un po’ di potenza. Rispetto a Iserbyt o al solito Van Aert, riesce a spingere un po’ meno.

A Vermiglio, nella Coppa del mondo corsa sulla neve, è arivato secondo
A Vermiglio, nella Coppa del mondo corsa sulla neve, è arivato secondo
Fra voi ci sono dieci anni di differenza. Che rapporto hai con lui?

Splendido. Siamo diventati buoni amici e per me, che lo vedevo come un idolo, è davvero una grande emozione. Alla fine di ogni allenamento mi fermo a parlare con lui, ci scambiamo impressioni. Mi dà sempre consigli sulla pressione delle gomme, sul vestiario o su altro. Pensate che lo scorso ottobre a Fayetteville, nella prova di Coppa del mondo, lui era tutto concentrato nel riscaldamento pre-gara. E quando mi ha visto passare accanto, mi ha fermato per darmi gli ultimi suggerimenti sulle gomme. Non me lo sarei mai aspettato, aveva altro a cui pensare.

Ci sembra di capire che caratterialmente sia una persona alla mano…

Sì, molto. Con lui ho molto dialogo. E’ un ragazzo cui piace stare in compagna e scherzare, anche in allenamento. Si vede poi che ama andare in bici. Si diverte quando pedala, come se stesse giocando.

Secondo te su strada potrebbe fare bene?

Va molto forte anche lì, ha caratteristiche da scalatore. Di gare su strada ne fa, ma non gli interessano tanto. La realtà del ciclocross qui in Belgio è clamorosa, è lo sport nazionale. Credo guadagni di più che andando su strada. Qua gli ingaggi alle corse per i crossisti forti come lui sono alti, secondo me anche migliori di qualche stradista.

A proposito di Fayetteville, dove Vanthourenhout ha fatto terzo a ottobre, il 30 gennaio ci saranno i mondiali. Che risultato può fare?

Bisogna vedere se cambieranno o meno il percorso, so che gli organizzatori ci stavano pensando. Forse non è un tracciato molto tecnico, come potrebbe piacere a lui. Secondo me può lottare per la top five e Iserbyt lo vedo un po’ più avvantaggiato di lui. Attenzione però, se ci sarà il fango, allora è Michael ad essere favorito. Ha già fatto un secondo posto ad un mondiale col fango (dietro a Van Aert a Valkenburg nel febbraio 2018, ndr). Poi la vittoria di Namur gli ha dato tanto morale e quando lui sta bene è sempre là davanti per la vittoria.

Lorenzo chiudiamo con te. Come sta procedendo la tua crescita?

Bene, sono contento. Sto facendo tanta esperienza e sto migliorando. La squadra mi dà tranquillità, non ho pressioni da nessuno.

In attesa dei tre giganti, Iserbyt folletto imprendibile

28.11.2021
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Dodici vittorie su diciotto gare, fatto salvo il mezzo passo falso degli europei, la stagione invernale di Eli Iserbyt è da urlo. Oggi ha vinto anche a Besancon, lasciando a 10 secondi Toon Aerts, allo stesso modo in cui al mattino Lucinda Brand aveva rifilato 26 secondi alla canadese Rochette.

Fisico da scalatore

La sua dimensione è in netta crescita. E anche se l’imminente ritorno in gara di Van Aert, Van der Poel e Pidcock potrebbe ridimensionare la sua stella, è un fatto che a 24 anni Iserbyt sia uno degli specialisti più forti al mondo. E dato che pochi lo conoscono, proveremo a raccontarne la personalità attraverso le sue stesse parole.

Lo scorso anno, Iserbyt ha vinto l’europeo di ciclocross
Lo scorso anno, Iserbyt ha vinto l’europeo di ciclocross

«Non mi vedo come uno dei migliori al mondo – dice il fiammingo, alto 1,65 per 56 chili – mi considero un atleta che fa del suo meglio e questo è stato il filo conduttore della mia crescita. Mi rendo conto che tutto intorno a me è diventato più grande, ma l’obiettivo è vincere il più possibile. In Belgio vengo riconosciuto perché tutti guardano il ciclocross d’inverno. Io cerco sempre di essere poco appariscente, in questo la mascherina aiuta. La popolarità è bella e aiuta, ma ci sono così tante rivalità, che se non sei a favore di uno, sei automaticamente contro. Questo è il bello del ciclismo in Belgio. Immaginate che cambio di clima, quando l’anno scorso a causa del Covid si correva senza pubblico…».

Vincere tanto

Il pubblico dovrà imparare a conoscerlo. Difficile dire se parli perché ha avuto contatti con i tre giganti di specialità, ma certo l’ipotesi che possano mollare la presa sul cross non è peregrina e questo potrebbe aprire anche a lui la strada verso il tetto del mondo.

«Penso che anche il pubblico abbia bisogno di questo periodo di transizione – dice – perché Van der Poel e Van Aert correranno sempre meno cross. E’ la nostra occasione, ma non dovremo essere ingenui. Loro corrono sempre per vincere e non è detto che spariranno come Stybar. Per ora sono ancora in modalità full cross e non vogliono perdere. Grazie a questo le gare saranno ancora più belle. Il mio obiettivo a breve termine è vincere tanto prima che arrivino». 

Cent’anni di storia

La sua osservazione sul cross, le sue origini e il fatto che sia una specialità autoctona del Benelux è fondata. Così come è pertinente l’osservazione sulla coerenza storica della specialità.

Iserbyt e la sua compagna. Il belga è stato a lungo insieme a Puck Moonen, anche lei ciclista (foto Instagram)
Iserbyt e la compagna attuale. Il belga è stato a lungo insieme a Puck Moonen, anche lei ciclista (foto Instagram)

«Non credo che una maggiore internazionalizzazione si tradurrà in corridori stranieri più forti – dice – il cross è uno sport con forti radici regionali. E’ molto specifico e tecnico ed è nel nostro Dna. Se vedi dei bambini che si allenano, è normale che venga voglia anche a te. Ho iniziato quando avevo 13-14 anni. Da piccolo al sabato giocavo a calcio e la domenica guardavo il cross in televisione. Dieci minuti dopo la gara, prendevo la bici e andavo a giocare sulle salitelle dietro casa.

«Il nostro solo problema è che non siamo uno sport olimpico. Tutti gli specialisti britannici o francesi più forti dopo un po’ abbandonano. Ma anche con uno status olimpico, penso che i belgi continueranno a fare la differenza. In un mondo che cambia sempre, il ciclocross è lo stesso da 100 anni. E’ la tradizione che rende questo sport così grande».

Suggestione strada

Sulle sue prospettive di crescita, i margini di miglioramento e un possibile coinvolgimento nell’attività su strada della sua squadra, la Pauwels Sauzen-Bingoal, Iserbyt sembra avere idee chiare.

«Ho 24 anni – dice – e quest’estate ho svolto un carico di lavoro superiore e per la prima volta lavori di endurance. Forse la prossima estate proverò a fare bene in una corsa a tappe, anche se non ho mai avuto un picco di forma nella stagione su strada. La stagione del ciclocross richiede un periodo di picco molto lungo, per cui mentalmente e fisicamente ho bisogno dei mesi estivi per recuperare».

Settimana tipo

La sua è una vita da… sacerdote del cross. La devozione e la dedizione con cui ne parla fa anche pensare a un ragazzo consapevole di dover essere al massimo per combattere contro i giganti.

Anche Lucinda Brand è inarrestabile: vince anche a Besancon e consolida la leadership di Coppa
Anche Lucinda Brand è inarrestabile: vince a Besancon e consolida la leadership di Coppa

«La mia settimana tipo è sempre uguale – dice – faccio un giro facile il lunedì e poi un lungo di 4 ore il martedì. Mercoledì allenamento specifico di 2 ore e mezza per la gara del fine settimana. Cerchiamo di lavorare su un percorso simile. Dopo l’allenamento invece sono solo sul divano e la mia ragazza lo sa. Mi riposo più che posso. Non vedo i miei amici durante la stagione perché lavorano durante la settimana e fanno festa nei weekend. E’ un sacrificio facile da fare quando vengono i risultati».

La prossima fermata della Coppa del mondo sarà ad Anversa il 5 dicembre, poi finalmente il circo del cross sbarcherà in Italia, sui sentieri ghiacciati di Vermiglio, in Val di Sole. La testa del ranking è saldamente nelle mani di Iserbyt e Lucinda Brand. In attesa che tornino i giganti, la strada del folletto di Bavikhove continua a sembrarci eccezionale.

Addio deragliatore con PowerShift di Classified

01.11.2021
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C’è un’alternativa per il deragliatore anteriore, è la tecnologia PowerShift di Classified. L’azienda belga dopo un periodo di 7 anni di sviluppo, offre un’innovazione che potrebbe rivoluzionare il modo di cambiare.

Consiste in un sistema wireless a 2 velocità, integrato nel mozzo posteriore, che consente di cambiare rapporto in una frazione di secondo, a pieno carico e su qualsiasi terreno. Una novità che ha attirato la curiosità di molti e anche di ex campioni delle due ruote, come Boonen, che ha deciso di metterci la faccia e non solo. Tom infatti è diventato azionista e utilizzatore di questa innovazione.

Dopo un periodo di lancio del prodotto, venduto solo su bici già assemblate, ora Classified ha messo in commercio 3 coppie di ruote in carbonio per implementare il prodotto su qualunque bici con freno a disco e perno passante. Per il gravel la CF G30 costruita per resistere alle avventure più impegnative. Per la strada la CF R35 versatile e leggera. Infine la CF R50 rigida e aerodinamica con un profilo da 50 millimetri. 

Sono tre i modelli di ruote strada complete: CF G30, CF R35 e CF R50
Sono tre i modelli di ruote strada complete: CF G30, CF R35 e CF R50

Come funziona 

Addio deragliatore. Ma qual’è il vero funzionamento di questa tecnologia? Il cuore del meccanismo si trova all’interno del mozzo e viene azionato tramite un impulso wireless.

Il sistema è suddiviso in più fasi. Il trasmettitore sul manubrio sfrutta un cambio senza fili o un cambio Di2 che manda il segnale. Il perno smart riceve l’impulso e lo trasmette al mozzo che contiene gli ingranaggi e lì avviene la magia.

I rapporti contenuti nel mozzo PowerShift Hub sono due: 1/1 e 0,686. Quando si utilizza il primo, non ci sono variazioni di pedalata. Mentre quando si cambia, si ha una rapportatura proporzionata alla monocorona scelta. Con un 52t si ottiene un 36t. Compatibilmente con questa tecnologia, Classified offre una scelta varia per le cassette in acciaio monopezzo coniche da 11 e 12 velocità. Il sistema garantisce una carica di circa 3 mesi, con 10.000 cambiate ed è ricaricabile tramite microUSB. In caso di sostituzione della ruota durante una competizione, non c’è bisogno della risincronizzazione. Il perno passante infatti fa sia da batteria che da ricevitore

Il cuore del meccanismo si trova all’interno del mozzo e viene azionato tramite un impulso wireless
Il cuore del meccanismo si trova all’interno del mozzo e viene azionato tramite un impulso wireless

Quali vantaggi

Classified sfrutta tutti i pregi del monocorona e li eleva, dando la possibilità della doppia rapportatura con un range di cambiata del 451%. La velocità di cambiata è di 150 millisecondi. E’ possibile effettuare una cambiata perfetta fino a 1.000 watt di potenza impressa. Garantisce la catena sempre in asse su cassette da 11v e 12v, difficilmente replicabile su un doppia corona per motivi di usura e corretto funzionamento.

Classified stima un’efficienza del 99%, oltre a un 45% in meno di stress sulla trasmissione paragonata alla 2x. Il sistema non soffre gli agenti atmosferici e permette di avere un sistema di ingranaggi protetto da sporco e corpi esterni. A livello aerodinamico, la parte del tubo verticale rimane libera e filante. Nel complesso la casa belga dichiara un prodotto ugualmente leggero o più leggero di un gruppo elettronico tradizionale.

Prezzi e partnership

I tre modelli di ruote complete: CF G30, CF R35 e CF R50 hanno un prezzo di 2.399 euro, con un deposito cauzionale di 250 euro e rispettivo saldo da pagare al ritiro presso il rivenditore selezionato.

L’azienda belga inoltre ha siglato una partnership con Officine Mattio: realtà specializzata nella realizzazione di telai su misura 100% made in Italy. Il sistema Classified sarà presentato ufficialmente durante gli Open Days organizzati dal punto vendita Cicli Mattio di Piasco, in provincia di Cuneo, il prossimo 6-7 novembre. Nell’occasione sarà possibile provare il sistema Classified montato sulle ultime novità Officine Mattio ed incontrare Andrea Nicolosi, responsabile per l’Italia dell’azienda.

Classified Cycling

Officine Mattio

Segaert, stagione superba, conclusa col botto

26.10.2021
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Il punto esclamativo lo ha messo domenica 24 ottobre a Lendelede, il suo paese, vincendo la gara di casa. Sessanta chilometri di fuga solitaria e traguardo tagliato sollevando la bici al cielo per il suo decimo successo stagionale. Non un gesto irriverente quanto più di congedo dalla categoria che lo ha fatto conoscere al mondo. E al Cafe de Kluisberg, il pub del paese e sede del suo fans club, si prepara già la festa di fine stagione.

Il belga Alec Segaert – junior della Gaverzicht Be Okay, che il prossimo 16 gennaio compirà diciannove anni – quest’anno è stato una delle rivelazioni giovanili. Lo abbiamo scoperto proprio qui in Italia, a Stradella, il 30 maggio mentre conquistava il Memorial Cinerari-Siori. L’8 settembre poi, sempre qui da noi, a Trento, è diventato campione europeo a cronometro, venendo ingaggiato per il 2022 dalla Lotto-Soudal U23. Aveva riempito lo spazio tra queste due date con altre vittorie e dopo il titolo continentale ha progressivamente scalato un proprio podio personale in tre gare di portata internazionale: terzo nella crono mondiale, secondo alla Parigi-Roubaix e primo nella Chrono des Nations.

Da quel giorno di fine maggio abbiamo continuato a seguire questo ragazzo fiammingo nato a Roeselare grazie alle parole di Andrea Bardelli (ds del Team Franco Ballerini) che già lo conosceva bene. 

A Trento ha vinto la crono, malgrado la brutta caduta delle settimane precedenti
A Trento ha vinto la crono, malgrado la brutta caduta delle settimane precedenti
Alec che tipo di stagione è stata per te? 

La stagione in Belgio è partita tardi a causa del Covid, ma l’ho iniziata molto bene in Italia. Ho corso fino a pochi giorni fa e ho centrato la decima vittoria su 36 gare. Compresa quella all’europeo, non potrei essere più felice.

Il momento migliore e quello peggiore di quest’anno? 

Il migliore è il connubio tra gli europei e i mondiali. In Trentino per il risultato ovviamente, nelle Fiandre per l’atmosfera pazzesca e anche per una bellissima medaglia di bronzo. Il momento più brutto della stagione è stato probabilmente il mio incidente alla Course de la Paix (il 26 agosto, ndr) appena due settimane prima del campionato europeo. Lì mi sono rotto la spalla quindi avevo un po’ paura per le gare imminenti, ma è andato tutto abbastanza bene (lo afferma ridendo felice, ndr).

Chi è il tuo idolo? 

Il mio idolo è Mathieu Van der Poel. E’ incredibile quanto sia forte in ogni disciplina e lo fa sembrare così facile.

Alla fine di una stagione come questa, che tipo di corridore pensi di essere?

Credo di essere abbastanza versatile. Ho vinto delle gare collinari, come a Stradella, e una delle gare più dure del Belgio, la Course de côte Herbeumont, che ha un albo d’oro importante e che ha vinto anche Van der Poel (nel 2012, ndr). Ho anche vinto una classifica generale in Austria, due prove a cronometro e sono arrivato davanti in una classica come la Parigi-Roubaix.

Secondo alla Roubaix in una giornata di tregenda: risultato enorme (foto @grandducalcycling)
Secondo alla Roubaix in una giornata di tregenda: risultato enorme (foto @grandducalcycling
Dove ti senti migliorato e dove devi migliorare?

Penso di essere migliorato nella tattica di gara. Spesso ho attaccato nei momenti giusti per cercare la vittoria. Spero invece di poter migliorare il mio sprint nei prossimi anni.

Ti aspettavi una stagione come questa? 

Sapevo che se tutto si fosse evoluto normalmente, sarei potuto stare con i migliori corridori belgi. Non vedevo l’ora che arrivassero le gare nelle Fiandre, ma sono state cancellate per Covid. Poi ho iniziato la stagione con una vittoria in Italia a fine maggio. Sapevo di essere in buona forma e che potevo solo migliorare durante la stagione. A luglio ho vinto la mia prima gara Uci, la Juniorenrundfahrt in Austria. A settembre e ottobre i risultati hanno continuato a venire. Non mi aspettavo di vincere tutte queste grandi gare e questo ora mi rende ancora più orgoglioso.

Com’è tuo fratello come allenatore?

Loic è un allenatore fantastico. Investe molto tempo su di me e mi dà le tattiche prima di ogni gara. Sa tutto sugli avversari e sui percorsi di ogni gara in cui parto. Ma soprattutto mi conosce molto bene e sa di che cosa sono capace. Mi imposta sempre il perfetto ritmo da tenere in una cronometro.

Suo fratello Loic (a destra) è ora il suo allenatore, dopo aver corso a sua volta
Suo fratello Loic (a destra) è ora il suo allenatore, dopo aver corso a sua volta
L’anno prossimo che cosa ti aspetti?

Il prossimo anno sarà un’altra sfida. Una nuova categoria e gare più lunghe. Sono molto motivato a tirare fuori il meglio di me con la Lotto Soudal.

Qual è la gara dei sogni?

Ho sempre amato le classiche con pavé e brevi salite. Mi è dispiaciuto non poterle correre per due anni per colpa del Covid. Fortunatamente il 3 ottobre sono partito nella leggendaria Parigi-Roubaix finendo secondo. E’ una gara fantastica, penso di avere il profilo giusto per farla e spero in futuro di tornare sul podio di Roubaix, possibilmente sul gradino più alto.

Gaia Tortolina 2021

Un’italiana in Belgio. Tortolina, com’è la vita lassù?

08.10.2021
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Abbiamo già avuto modo di parlare del Grote Prijs Beerens e della particolare storia che contraddistingue la sua vincitrice Thalita De Jong. Nella stessa gara belga, fa capolino nella Top 10 Gaia Tortolina e anche la sua è una storia interessante perché stiamo parlando di una ragazza di 24 anni che un giorno, da poco maggiorenne, ha fatto le valigie e si è trasferita in Belgio non solo per seguire il suo sogno di correre in bici, ma bruciando le tappe è arrivata a diventare un’imprenditrice.

A raccontare la sua curiosa parabola è lei stessa, appena tornata dall’ennesima corsa, disputata sotto l’acqua come spesso succede da quelle parti. Ma la fatica dalle sue parole non si sente, quel che traspare è entusiasmo.

«Vengo da una famiglia sportiva, con mio padre che, dopo una carriera anche professionistica nel calcio si è dedicato al triathlon coinvolgendo anche mia madre. Io ho iniziato da piccolissima, in altri sport andavo anche meglio, ma il ciclismo è stato sempre il mio preferito, sono arrivata a livello junior e a 18 anni sono diventata professionista in una squadra di Asti».

Tortolina 2019
La prima vittoria di Gaia Tortolina da pro’, a Wenduine nel settembre del 2019
Tortolina 2019
La prima vittoria di Gaia Tortolina da pro’, a Wenduine nel settembre del 2019
Quando ti sei trasferita in Belgio e perché?

Non mi trovavo bene nel team italiano, non trovavo gli spazi che volevo. Una compagna di squadra belga mi suggerì di provare a raggiungerla, perché nel calendario belga ci sono tante gare in più per le donne. Misi la bici e una valigia in macchina e partii, senza assolutamente sapere che cosa mi aspettasse. Pensavo a un breve periodo per mettermi alla prova e imparare, era il 2017… Insomma sono ancora qui.

Come ti sei trovata?

Se ami il ciclismo questo è il paradiso, da ogni punto di vista. Innanzitutto perché le Fiandre sono un ambiente a forte vocazione ciclistica: non c’è nessuno che non abbia una bici e non la usi, anche solo per spostarsi in città. I luoghi delle classiche, ad esempio, sono quasi oggetto di culto, nel fine settimana ogni passaggio del Fiandre o della Liegi sono metà di escursioni e di pedalate anche solo per dire “l’ho percorso anch’io”. Inoltre la società fiamminga è da sempre molto aperta con gli stranieri, basta parlare un po’ d’inglese e ci si intende con tutti. Le società ciclistiche sono tutte multietniche e anche queste considerazioni mi hanno portato a creare un’esperienza tutta mia.

Com’è successo?

Con lo stop dettato dalla pandemia mi sono ritrovata di punto in bianco senza squadra, ma non volevo mollare. Potevo cercarne un’altra, ma sarebbe stato un terno al lotto,. Allora su consiglio del mio compagno, che è belga e fa il meccanico, ho deciso di creare una squadra dal nulla, nella quale investire soldi, tempo, ma soprattutto passione e valori. Voglio che le ragazze attraverso lo sport crescano anche interiormente, acquisiscano coscienza della propria dignità: tante volte ad esempio ho sentito dire in Italia che se non pesi 45 chili non sei una ciclista e questo per me è inaccettabile, un abuso psicologico. In Belgio certe cose non accadono.

Tortolina Finotti 2021
La Tortolina sulla bici del team, Finotti Carbon Light con componentistica Fsa e Vision. Abbigliamento Alka-Sport
Tortolina Finotti 2021
La Tortolina sulla bici del team, Finotti Carbon Light con componentistica Fsa e Vision. Abbigliamento Alka-Sport
Che ruolo hai nel team?

Io sono un’atleta a tutti gli effetti e visti i regolamenti non potrebbe essere altrimenti, ma è chiaro che seguo un po’ ogni aspetto della squadra, curo le trasferte e tutto il resto, è un impegno forte, ma nel vale la pena.

Parlaci del tuo team…

Siamo una dozzina di ragazze, in prevalenza italiane, ma con due belghe, una norvegese e un’argentina. L’affiliazione del Women Cycling Project, così si chiama, è stata affiliata in Italia ma la maggior parte delle gare sono in Belgio, almeno per le straniere e me. Le italiane gareggiano per quanto possono in Italia, poi d’estate vengono a fare attività qui.

Perché dici “per quanto possono”?

Il livello di attività è ben diverso fra Belgio e Italia, non solo qualitativamente. In Belgio il calendario è strapieno, ci sono le prove World Tour, quelle nazionali e tantissime gare regionali e considerando che geograficamente il Belgio è abbastanza piccolo, le trasferte sono minime, spesso non serve neanche dormire sul posto. Questo influisce anche sulla qualità: il calendario italiano è troppo ridotto, le ragazze non hanno modo di gareggiare abbastanza e crescere, perdono motivazioni e alla fine mollano e lo stesso dicasi per i team, costretti a spendere tanto e avere pochi rientri.

Van Der Meeren 2021
Glenn Van Der Meeren, compagno di Gaia e meccanico del team, del quale però cura ogni aspetto organizzativo
Van Der Meeren 2021
Glenn Van Der Meeren, compagno di Gaia e meccanico del team, del quale però cura ogni aspetto organizzativo
Perché allora secondo te il ciclismo femminile belga non emerge?

E’ un tema interessante, per me è un controsenso. L’idea mia è che le atlete di qui, avendo tante gare a disposizione, perdano alla lunga la voglia di emergere, si accontentino, ma d’altronde va anche considerato che nella maggior parte dei casi le ragazze abbinano il ciclismo al lavoro, è una sorta di seconda entrata economica, pur sempre ridotta e sono quindi poche che fanno il grande salto. Ciò non significa che non siano professionali nell’affrontare le gare, ognuna ha il suo preparatore e non trascura nulla, anzi in Belgio si punta molto sull’allenamento di forza per usare rapporti più lunghi. Un altro fattore che secondo me incide è il grande salto che compi da quando sei junior fino alle Elite: il livello cambia, gli spazi si riducono e le motivazioni cedono.

Sei sempre convinta della tua scelta ciclistica?

Assolutamente, in Italia ci sono troppe poche occasioni agonistiche. Il ciclismo femminile italiano avrebbe bisogno di un grande aumento delle sue prove, un po’ come avviene nel ciclismo under 23 dove il calendario è sempre stato ricco. Se fossi rimasta in Italia avrei smesso, questo è sicuro. Un incentivo che c’è in Belgio è che non tutto è dovuto, anche a livello tecnico: bici, accessori, materiale, la squadra ti dà in base all’attività che fai e ai risultati, devi anche guadagnartelo e posso dire che è un sistema che funziona.

Sei molto giovane, ma hai pensato a cosa fare finita la carriera, se rientrare in Italia?

Sinceramente non lo so, amo moltissimo l’Italia, ho preso da poco la laurea triennale in psicologia e vorrei un domani lavorare attraverso di essa in ambito sportivo. Il futuro è tutto da scrivere.

Belgio: nella patria dei campioni mancano le quote rosa…

24.09.2021
5 min
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Il popolo belga aspetta l’acuto iridato, quello mancato domenica per “colpa” di un certo Filippo Ganna. Il tifo per Wout Van Aert, Remco Evenepoel e gli altri campioni è palpabile in patria. Bastano le foto della gente ammassata ai bordi delle strade e inneggiante ai propri beniamini per capire che il ciclismo da queste parti è un’istituzione. Guardando bene, però, si nota una particolare contraddizione: a fronte di un movimento maschile che sforna campioni a getto continuo quasi monopolizzandone la storia, in campo femminile non c’è un simile panorama, anzi.

Kopecki Tokyo 2021
Lotte Kopecki è l’unica belga di livello internazionale. Sarà così anche nel mondiale nella sua patria?
Kopecki Tokyo 2021
Lotte Kopecki è l’unica belga di livello internazionale. Sarà così anche nel mondiale nella sua patria?

Poche” campionesse

L’unica vera stella del ciclismo rosa in Belgio è stata Yvonne Reynders, quattro volte iridata dal 1959 al ’66 e capace di salire sul podio anche dieci anni dopo, ma erano quasi anni pionieristici. L’ultimo alloro risale addirittura al 1973 con Nicole Vandenbroeck. Poi il nulla, acuito dalla crescita mastodontica delle vicine olandesi, che monopolizzano il settore ancor più di quanto facciano i belgi al maschile.

La differenza si sente, pesa, è sotto gli occhi di tutti. Una differenza che ha radici antiche, secondo il direttore tecnico della Federazione belga Frederik Broché: «E’ questione di cultura, di storia. Il Belgio ha sempre avuto campioni al maschile, grandi se non grandissimi e questi hanno influenzato le generazioni successive in un ciclo continuo. Non altrettanto si può dire per le donne. E in questo dobbiamo fare tutti un mea culpa, perché forse sia la federazione che i media potevano fare di più, anche se a dirsi è facile, farlo molto meno».

Broché 2021
Frederik Broché, 42 anni, ha corso da pro’ dal 2003 al 2006. Dal 2017 è direttore tecnico del ciclismo belga
Broché 2021
Frederik Broché, 42 anni, ha corso da pro’ dal 2003 al 2006. Dal 2017 è direttore tecnico del ciclismo belga

Mancano i numeri…

Broché lavora proprio a un’inversione di tendenza: «Ma non sono cose che realizzi dall’oggi al domani. Abbiamo aumentato le gare, ma il primo impegno deve essere quello della promozione, del fare proselitismo perché dalla quantità arriverà poi la qualità. Per avere una nazionale di livello serve un gruppo più grande di praticanti, ma perché ciò avvenga bisogna lavorare alla base e portare le bambine a fare ciclismo».

Perché, le donne nella patria belga non vanno in bici? «Ci vanno, ma non tanto per agonismo. Faccio un esempio: all’ultima edizione dei Campionati nazionali junior su strada hanno partecipato 40 ragazze. Non sono numeri questi che consentono di avere un’adeguata selezione. Perché ciò succede? Come ho detto, è questione di cultura: molte ragazze identificano il ciclismo come uno sport pericoloso, da praticare nel traffico con il rischio di cadere».

L’Olanda da decenni ormai domina. Domani schiererà tra le altre: Van Der Breggen, Van Dijk, Brand, Van Vleuten e Vos
L’Olanda da decenni ormai domina. Domani schiererà tra le altre: Van Der Breggen, Van Dijk, Brand, Van Vleuten e Vos

L’Olanda domina…

E’ davvero singolare il fatto che nella vicinissima Olanda il ciclismo femminile abbia invece soppiantato come risultati quello degli uomini, un paragone che fa soffrire?: «Soffrire è una parola grossa – risponde Broché – ma certamente il loro dominio un po’ influisce. Io penso che per certi versi sia un vantaggio, perché le ragazze olandesi sono un esempio per capire come fare. Vi garantisco comunque che i media locali fanno spesso paragoni, in certi casi impietosi…».

Il calendario internazionale ormai protende sempre più verso il parallelismo, ogni classica maschile ha il suo corrispettivo rosa, questo può aiutare?

«Sicuramente, in federazione si è deciso che le gare devono essere sia per uomini che per donne, con sviluppi separati. Il problema è che le cifre di partecipazione sono ancora ben diverse e non sufficienti al femminile per sostenere un calendario adeguato, per questo bisogna lavorare sulla promozione. Un risultato importante nella gara in linea di sabato aiuterebbe. Noi ci speriamo, Lotte Kopecki è stata quarta ai Giochi di Tokyo su un percorso più duro e non adatto a lei. La speranza c’è, ma contro le olandesi sarà durissima, certamente una sua medaglia sarebbe un incentivo per le giovani, sarebbe un regalo meraviglioso».

Lorenzo Masciarelli già da qualche anno vive, studia e corre in Belgio, con ottimi risultati
Lorenzo Masciarelli già da qualche anno vive, studia e corre in Belgio, con ottimi risultati

In bici per escursionismo

Fin qui Broché, ma abbiamo voluto saperne di più e per farlo abbiamo sentito uno che è testimone diretto non solo delle gare, ma della vita di tutti i giorni, l’azzurro di ciclocross Lorenzo Masciarelli che corre e vive in Belgio: «Qui il calendario su strada per gli juniores è anche più ricco di quello italiano. La partecipazione è ricca numericamente quando si tratta di gare internazionali, nelle regionali un po’ meno e questa differenza è amplificata a livello femminile. Nel ciclocross ad esempio, nelle gare delle categorie giovanili le praticanti sono molte meno che in Italia».

Allarghiamo il discorso prescindendo dall’agonismo, le donne vanno in bici?: «Se la consideriamo come puro mezzo di spostamento, allora sì, ne vedi tante in bici e anche la domenica, per le escursioni in gruppi, ce ne sono molte che pedalano, ma la maggior parte non ama l’agonismo, neanche a livello amatoriale. E’ davvero un problema di cultura, i ragazzi sognano di diventare campioni, le ragazze guardano ad altro. La Kopecki è abbastanza conosciuta, ma è un fiore nel deserto».

Baroncini e Ayuso litigano e Nys se la gode

11.09.2021
5 min
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Si gioca tutto nella doppia curva finale, che è come quella in cima a via Santa Caterina, prima di piazza del Campo alla Strade Bianche. Il gruppetto dei sei al comando del campionato europeo under 23 non perde un colpo. Prima ha provato Zana, che un po’ ha spiazzato Baroncini. Poi si sono preparati per la volata. Baroncini contro Ayuso, quasi un anno insieme al Team Colpack. In scia c’è un belga, si chiama Nys…

Sin dai primi Giri, la Spagna forza il ritmo sulla salita di Povo
Sin dai primi Giri, la Spagna forza il ritmo sulla salita di Povo

Volata fratricida

I due si guardano. Si danno spallate. Si conoscono, devono solo convincersi di essere avversari. Ma è chiaro che abbiano occhi l’uno per l’altro e non si siano accorti che Thibau Nys dalle retrovie si sta lanciando per la più classica delle rimonte. Fra i due litiganti gode lui, uomo del cross, figlio di Sven, portento del fango.

«Non credo che tutti sapessero quanto sono veloce – sorride il belga, fresco campione europeo – mentre io ho dovuto faticare per stare con loro in salita. La sola cosa di cui ero certo, è che se fossi arrivato davanti con il gruppo di testa, con il mio sprint avrei potuto giocarmi una medaglia. Il finale è tecnico e sarebbe pericoloso in un gruppo numeroso, ma affrontarlo in sei è stato perfetto».

E’ Garofoli nell’ultima giro a suonare la carica: il marchigiano dà tutto
E’ Garofoli nell’ultima giro a suonare la carica: il marchigiano dà tutto

L’ultima curva

Baroncini ha l’argento al collo e più parla e più capisce che Nys li ha proprio messi nel sacco. E un po’ sorride, perché comunque di più non poteva fare e il secondo posto era tutto fuorché scontato.

«Sono uscito per primo dall’ultima curva – dice – era una cosa fondamentale. Ma lui è stato più veloce e non me lo aspettavo. Ero più concentrato su Ayuso, abbiamo fatto a spallate per 300 metri. Ho fatto il possibile per la squadra e ci riproveremo al mondiale. Pensavo che Zana mi tirasse la volata, ma ha fatto bene a provare. Certi colpi di mano sono quelli che spesso danno risultato. Quanto a Nys, è rientrato dalle retrovie ed è stato fortunato a prendere il momento giusto».

Ultimo giro, Zana sta per uscire dal gruppo, mettendo il belga in fuga nel mirino
Ultimo giro, Zana sta per uscire dal gruppo, mettendo il belga in fuga nel mirino

Amico Ayuso

Ayuso, l’altro caduto nel tranello di sottovalutare Nys, la vive con apparente leggerezza. Alle interviste se la cava super bene con l’inglese, confermando che frequentare la scuola americana stia dando ottimi risultati.

«Nell’ultima curva – ride – fra Baroncini e me non si sa quante gomitate ci siamo dati. Ma è un amico e se proprio doveva vincere un altro, avrei voluto che fosse lui. Non ero al massimo dopo la caduta del Tour de l’Avenir, ma ho imparato che quando non sei al 100 per cento, devi dare il 100 per cento. Ma oggi non potevo fare di più. E quando Nys è partito, è arrivato così forte che ho potuto farci poco. Mi ha passato con 10 chilometri all’ora di più. Perciò ora andrò al Giro del Lussemburgo con la squadra (UAE Team Emirates, ndr) e poi al mondiale under 23. Ho tanta strada da fare, sempre con l’idea di vincere un giorno un grande Giro. Del resto, sono cresciuto guardando il Tour in televisione».

Thinay Nys è il nuovo campione europeo, l’emozione è grande
Thinay Nys è il nuovo campione europeo, l’emozione è grande

Il colpo di Zana

L’ultima parola la regaliamo a Zana, per aver chiuso nell’ultimo giro sull’attacco del belga Van Eetvelt, poi per aver provato l’allungo nel finale, quando il gruppetto dei sei ha iniziato a guardarsi.

«Pensavamo che venisse una corsa dura – dice il corridore della Bardiani – ma non così tanto, con la Spagna che ha fatto avvero da subito il forcing. Però negli ultimi giri abbiamo attaccato e siamo stati protagonisti anche noi. Ho provato a chiudere quel buco e ne è venuta fuori una buona selezione. Non abbiamo vinto, ma questa medaglia ci dà tanto morale per il mondiale. Quanto al mio allungo finale, non ho parlato con Baroncini, ma volevo che tirassero un po’ gli altri. Le corse possono andare bene o male, a noi oggi è andata benino…».

Sul podio, Nys fra BAroncini e Ayuso che in volata lo hanno sottovalutato
Sul podio, Nys fra BAroncini e Ayuso che in volata lo hanno sottovalutato

Una squadra unita

Adesso tocca alle donne elite, gli under 23 riguadagnano il pullman con il sorriso a metà. Hanno fatto tutti il possibile, compreso Benedetti che a un certo punto se ne è andato da solo. Soprattutto hanno corso da squadra, dato che hanno avuto tempo per unirsi al Tour de l’Avenir e prima ancora nel ritiro di Sestriere. Quello che è mancato ieri agli juniores, selezionati come una volta nell’ultima settimana, mescolati frettolosamente alla fine e poi gettati nella mischia.

Tokyo passa il testimone a Parigi 2024, prime anticipazioni

06.08.2021
2 min
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Un’Olimpiade all’insegna del ciclismo. I Giochi di Tokyo volgono al termine, ma noi vogliamo farvi sognare e pensare già a quello che accadrà tra tre anni, ovvero l’edizione di Parigi 2024 che si prefissa l’obiettivo di aprire le porte come non mai agli appassionati delle due ruote, un bel messaggio di ripartenza dopo quella che speriamo sia l’unica avventura a cinque cerchi stravolta dalla pandemia.

Gran Fondo olimpica

Una delle novità più sensazionali proposta dal Comitato organizzatore per chi ama la bici è che ci sarà una sorta di Gran Fondo sul percorso olimpico aperta a tutti, in stile maratona di New York assicurano gli organizzatori, con tempi e modi ancora da definire, anche se l’idea sarebbe di farla persino lo stesso giorno di coloro che si giocheranno le medaglie olimpiche. Un’idea visionaria che già ci proietta lì, sognando di essere in griglia e vi promettiamo di darvi maggiori ragguagli appena ce li forniranno.

Ciclismo al centro

«Come sapete, il ciclismo è uno sport molto importante per la Francia e avrà differenti location per le sue prove – ci risponde Tony Estanguet, presidente del Comitato organizzatore di Parigi 2024 nonché tre volte campione olimpico nella canoa – la Bmx freestyle sarà a Place de la Concorde, poi utilizzeremo strutture già esistenti come il velodromo per le prove su pista, perché come sapete il nostro concetto è di utilizzare la maggior parte di strutture già esistenti per tutti gli sport. Vi prepariamo anche qualche bella sorpresa per gara su strada, perché Parigi è Parigi e creeremo un tracciato davvero spettacolare che scoprirete l’anno prossimo».

Tre anni a Parigi 2024 e già suggestioni enormi
Tre anni a Parigi 2024 e già suggestioni enormi

Tutti in bici

La sindaca Anne Hidalgo rilancia: «Faremo fare tantissima bici anche agli spettatori, grazie alle nostre piste ciclabili che stiamo ampliando, così ci potrà spostare ovunque su due ruote. E anche ai giornalisti».

Insomma, cominciate a segnarvi le date e gonfiate le gomme delle vostre biciclette: Parigi vi aspetta dal 26 luglio all’11 agosto 2024 per l’Olimpiade e dal 28 agosto all’8 settembre 2024 per la Paralimpiade.