Manca ancora all’appello la Veneto Classic di domani, ma già di parla di stacco invernale. Michele Bartoli ci ha detto di come ci si dovrebbe comportare con l’allenamento, Erica Lombardi dietista dell’Astana Qazaqstan, ci dice invece cosa bisogna fare con l’alimentazione.
Quanto si può ingrassare? Ci si può lasciare andare del tutto? Quantità e qualità dei cibi possono (o devono) variare? Per molti corridori, specie quelli quelli over 30, cresciuti con altre teorie alimentari, questa porzione dello stacco è forse quella più delicata.
Per limitare la fame e aumentare il senso di sazietà bisogna mangiare bene e spesso invertendo l’ordine canonico dei macronutrientiPer limitare la fame e aumentare il senso di sazietà bisogna mangiare bene e spesso invertendo l’ordine canonico dei macronutrienti
Erica, Bartoli dice che un paio di chili in più fanno bene per lo stacco invernale. E’ così?
Di base di direi di sì, ma non c’è una regola univoca. Il pilastro fondamentale è: come finisco la stagione? Se l’ho finita bene, con un ottimo peso forma, allora imposto lo stacco in un certo modo. Se invece ho corso poco magari per il covid e non sono nel peso forma dovrò regolarmi in altro modo. Il tutto pensando che cambieranno le nostre abitudini.
Certo, non si corre, non ci si allena e ci sono tutti altri ritmi…
La TID – termogenesi indotta dalla dieta – va a diminuire. Correndo è più “facile” gestire un atleta dal punto di vista alimentare. Hai un timing serrato, tra corsa e riposo nel quale mangi cibi più semplici. Mangi di più e più spesso. A casa senza attività non puoi farlo.
Quindi come si fa?
I cibi per essere digeriti richiedono uno sforzo, per esempio per bruciare i grassi consumo più calorie. E questo è un aiuto. Di contro non bisogna fare l’errore di assumere cibi molto digeribili perché si ha paura d’ingrassare e poi non essere sazi. Un esempio classico: lo yogurt scremato. Dopo 10 minuti hai di nuovo fame. Quindi ci si può togliere qualche sfizio, qualche peccato di gola. Carne rossa, qualche cibo più grasso… cose che sono anche più lente da digerire e allontanano il senso di fame.
Durante lo stacco invernale, anche se si esce poco, l’obiettivo è saziarsi senza ingerire troppe calorie. Qui Andrea BagioliDurante lo stacco invernale, anche se si esce poco, l’obiettivo è saziarsi senza ingerire troppe calorie. Qui Andrea Bagioli
Se abbiamo ben capito meglio un piatto di pasta all’amatriciana, che è ben condito e delizia il palato, piuttosto che mangiare cibi sani ma in più quantità?
Sì, purché non diventi la regola. Bisogna invece sfruttare al meglio la ripartizione del pasto e magari invertire l’ordine dei cibi. Iniziare quindi con la verdura, passare poi alle proteine e infine ai carboidrati. Carbo che è preferibile siano grani antichi, farro, pasta integrale, tanto più che nel pieno della stagione assumere molte fibre non è indicato.
Perché bisogna invertire l’ordine dei cibi?
Perché cambi il risultato metabolico: le calorie sono quelle ma con altri effetti. In pratica “fai meno glicogeno”. E mangiando prima le fibre (verdure) e poi le proteine si ha più senso di sazietà e si mangiano anche meno carboidrati. E la digestione è più lenta.
Una buon piatto di amatriciana accontenta stomaco, palato… e occhiUna buon piatto di amatriciana accontenta stomaco, palato… e occhi
Il limite dei due chili di Bartoli quindi è attendibile?
Andare troppo oltre non fa bene, ma bisogna valutare caso per caso e anche la struttura dell’atleta (2 chili su un corridore di 60 chili sono una cosa, su uno di 80 ne sono un’altra, ndr). E poi tutti i cambiamenti in eccesso e in difetto portano scompensi. Bisogna essere equilibrati.
Equilibrio, parola chiave nella tua “filosofia”…
Soprattutto in questo periodo. L’inverno serve per costruire. E per costruire bene servono mattoni solidi, altrimenti a febbraio, alla prima tempesta crolla tutto. Quei 2-3 chili in più sono importanti per le riserve, sono la base. La base per poter incamerare poi bene il glicogeno e quindi fare delle buone prestazioni. Servono per le difese immunitarie.
Tra la fine del Gran Piemonte e la partenza del Giro di Lombardia ci sono 42 ore precise. La gara piemontese si è conclusa alle 16:10 di giovedì e la “Corsa delle foglie morte” scatta questa mattina alle 10:10. Un lasso di tempo che i corridori hanno gestito tra routine e quel po’ di tensione per l’ultima classica monumento dell’anno. Andrea Bagioli è uno degli atleti che prende parte ad entrambe le prove.
Il corridore della Quick Step-Alpha Vinyl l’altro ieri ha concluso in ottava posizione e oggi potrebbe essere ancora tra i protagonisti. L’operazione recupero era scattata appena tagliata la linea di arrivo a Beinasco. Le prime sorsate di bevande ad hoc e poi via sul sul bus per il trasferimento che avrebbe portato lui e i suoi compagni al Lombardia.
Appena finito il Gran Piemonte la Quick Step è partita per il Lombardia. I ragazzi di Bramati avevano fatto il sopralluogo già il martedìAppena finito il Gran Piemonte la Quick Step è partita per il Lombardia. I ragazzi di Bramati avevano fatto il sopralluogo già il martedì
Andrea, il Gran Piemonte era finito da poco e già eravate in “modalità” Lombardia?
Dopo il Gran Piemonte ci siamo trasferiti verso Bergamo, dove avevamo l’hotel del Lombardia. Sono state due ore di viaggio. Siamo arrivati verso le 19:30 e poco dopo abbiamo cenato. E sì, eravamo già con la testa al Lombardia tanto che sul bus Bramati ci ha parlato dei punti critici, discutevamo del percorso.
Obiettivo recupero dunque: quanto è stato dispendioso il Gran Piemonte?
Ho bruciato 3.600 calorie e fatto 210 watt medi (Bagioli pesa 62 chili, ndr) in 4 ore e 20′ di gara. Al termine della corsa ho preso subito uno shake di proteine e un po’ di riso. Ma poco davvero perché volevo arrivare con un po’ di fame a cena.
La sera del Gran Piemonte cosa hai mangiato a cena?
Pasta e carne rossa, visto che il giorno dopo non avevo molto da fare, giusto una sgambata. Era una giornata di recupero.
Nella mattina di ieri tra sveglia e cibo come ti sei regolato?
Sveglia libera e molto comoda, perché siamo usciti alle 11. Ho iniziato il carico di carboidrati in vista del Lombardia. E per questo ho mangiato del porridge, del pane, un pezzo di crostata, un’omelette e un avocado per introdurre qualche grasso. Da bere, come mia abitudine un paio di bicchieri d’acqua al risveglio, e un caffè.
Lo scorso anno al Lombardia Andrea fu 70°, aveva lavorato per i compagniLo scorso anno al Lombardia Bagioli fu 70°, aveva lavorato per i compagni
E poi sei uscito… Cosa hai fatto in bici?
Io che avevo corso il giorno prima ho fatto davvero un giretto facile, facile… Un’oretta o poco più, giusto per rientrare per l’ora di pranzo. Non è mancata la pausa caffè al bar. Chi non aveva corso ha fatto qualcosina in più, piccoli lavori di attivazione.
Quando un pro’ fa una sgambata simile, come va, tutto di 39?
No, 53… cioè 54 ormai: 54×23-21 a 90-95 rpm.
Quindi ecco il pranzo…
A pranzo ho mangiato della pasta, del pesce bianco leggero non del salmone o simili. Questo per variare un po’ la parte proteica e perché a cena avrei ripreso della carne bianca. Verdure poche, perché prima delle corse non sono indicatissime. E le ho prese più “colorate”, tipo barbabietole, carote… che hanno qualche fibra in meno.
Bagioli preferisce verdure colorate prima degli appuntamenti importantiBagioli preferisce verdure colorate prima degli appuntamenti importanti
Come hai passato il pomeriggio?
Relax. Una mezz’oretta di sonno dopo pranzo. In attesa del massaggio, mi sono distratto con un film, un po’ di musica. Sono stato al telefono con la mia ragazza. E prima di cena ho fatto un po’ di stretching.
Niente merenda?
Una banana. In alternativa in queste situazioni prendo una galletta di riso e del latte vegetale con un po’ di muesli.
A cena?
Ho preso una porzione di pasta. Come dicevo, non è mancata una fetta di carne bianca e, sempre pensando ai carboidrati, una fetta di crostata.
Niente proteine aggiuntive prima di andare a dormire?
Io non le prendo, ma c’è chi si fa uno shake o mangia uno yogurt prima di andare a letto, cosa che avviene attorno alle 22:30.
Tante volte il momento più duro tra una gara e l’altra è far passare il tempo nell’ennesimo hotel (foto Wout Beel)Tante volte il momento più duro tra una gara e l’altra è far passare il tempo nell’ennesimo hotel (foto Wout Beel)
Quindi eccoci al mattino che precede il via. Cosa mangi a colazione e a che ora suona la sveglia?
Sveglia alle 6:50, colazione alle 7. Ho proseguito con il carico di carboidrati, ma al posto della pasta preferisco il riso prima della corsa perché è un po’ più leggero. Poi uova, pane e qualche zucchero semplice tipo miele o marmellata da mettere sul pane. Da bere come sempre acqua e caffè. E il solito avocado per i grassi.
E si va alla partenza! In queste fasi, in queste 42 ore nello specifico, cosa ti piace di più e cosa di meno?
Di meno, il far passare il tempo nel pomeriggio che precede la corsa, quando sei in stanza. Invece mi piace l’atmosfera prima della gara sul bus. I momenti in cui si arriva al via, ci si cambia, c’è silenzio, vedi i tifosi che cominciano ad arrivare… si avverte la tensione. Mi piace!
Essere corridore ed essere vegetariano, un abbinamento che apparentemente stride un po’. La carne dà forza, dicevano i vecchi adagi. E allora gli atleti come possono trovare le energie sufficienti per correre?
Laura Martinelli, nutrizionista della BikeExchange-Jayco, ci accompagna in questo viaggio curioso. Uno dei primi atleti dei tempi più “recenti” a dire di essere vegetariano fu Levi Leipheimer. Ma già prima di lui c’era stato qualche caso. Davide Rebellin è quasi vegetariano e stupisce come lo siano stati campioni del calibro di Carl Lewis e persino quell’ammasso di muscoli di Mike Tyson.
Tra i nomi di spicco vegetariano è quello di Leipheimer. Ma anche Cavendish sembra non ami troppo carne e pesceTra i nomi di spicco vegetariano è quello di Leipheimer. Ma anche Cavendish sembra non ami troppo carne e pesce
Laura, tu hai a che fare con atleti vegetariani?
Nel mio team attuale non ce ne sono, ma privatamente seguo diversi atleti vegetariani, alcuni anche di sport duri come il triathlon.
Si può fare attività sportiva ad alto livello per essendo vegetariani?
Decisamente sì, soprattutto se si è latto-ovo-vegetariani, cioè vegetariani che mangiano anche latte, latticini e uova, quindi escludono solamente carne e pesce dalla loro alimentazione. E si può fare anche se si è vegani, ma a quel punto bisogna fare un distinguo tra ciò che è fattibile e ciò che è ideale. L’essere vegetariano non implica un impatto a livello prestativo, anche se è chiaro che serve qualche accortezza in più. Mentre per il vegano le cose cambiano: a parer mio si riesce a raggiungere un buon supporto nutrizionale alle necessità prestative dell’atleta ma, appunto, non il supporto ideale, e comunque certamente inferiore all’onnivoro e al vegetariano..
Sostanzialmente la differenza è nelle proteine. Ebbene, come si sostituisce la carne?
Ammesso che non mangino solo la carne, perché di solito anche il pesce non è mangiato. Un vegano latto-ovo sostituisce abbastanza facilmente quelle proteine. Però a mio avviso va fatto un preambolo.
La piramide alimentare del vegetarianoLa piramide alimentare del vegetariano
Cioè?
Sostanzialmente si tratta di sostituire le proteine di origine animale con quelle vegetali. Le proteine sono delle “collane di venti perle”. Di queste, circa la metà sono costituite da aminoacidi essenziali, cioè che il corpo non produce autonomamente, e l’altra metà da aminoacidi non-essenziali, che l’organismo invece sintetizza da sé. Se mangio una bistecca avrò tutte le venti perle necessarie per la “collana proteica”, ma se invece mangio un’unica fonte di proteine vegetali, dei legumi per esempio, a questa collana mancheranno delle perle. Quindi devo recuperarle da qualche parte.
Come?
Nel caso dei legumi li devo associare con dei cereali. I cerali, infatti, hanno le perle mancanti ai legumi, e viceversa. Insieme, cereali e legumi, hanno le venti perle necessarie per la mia collana: dalla loro combinazione ottengo infatti quello che viene definito un profilo aminoacidico completo..
Perché è quello l’obiettivo del vegetariano: arrivare a mangiare proteine…
Esatto, avere delle proteine complete. Il nostro corpo è un po’ come un artigiano e se gli manca una perla, un pezzo della sua opera, si deve fermare. L’esempio dei piselli e del riso. Al riso mancano due perle, la lisina e il criptofano, che sono invece presenti nei piselli.
Anche i brand d’integratori si sono adeguati alle esigenze attuali dei vegetariani e dei veganiAnche i brand d’integratori si sono adeguati alle esigenze attuali dei vegetariani e dei vegani
Quindi, una volta completata la “collana” i vegetariani sono alla pari con gli onnivori?
Sì, solo che le loro fonti proteiche sono di origine vegetale. E sono più ricche di altri componenti: fibre, carboidrati. Per esempio la famosa bistecca non ha carboidrati, mentre i piselli sì. E infatti è più complicato far dimagrire un vegetariano.
In pratica completano la collana di perle ma questa è meno “pura” in quanto contiene anche altro. Ci sono altri metodi per fargli assumere le proteine?
Ci sono delle proteine in polvere di origine vegetale (i.e. proteine in polvere isolate del pisello o della soia) che si possono sciogliere in bevande vegetali, ma tutto è più complesso. Pensate a questi atleti che oggi sono spesso in giro, viaggiano, sono in aeroporto… tutto è meno pratico. Poi okay, oggi ci sono cibi preparati come affettati vegani con valori proteici simili alla bresaola, hamburger di soia, panetti di tofu… e in qualche modo ti barcameni..
E in corsa cambia qualcosa per i vegetariani?
Nel 90% dei casi no, si va lisci. Questo perché gel e barrette non contengono proteine animali, anche se in qualche caso la pellicola edibile di alcuni supplementi è di cellulosa che è di origine animale. Semmai cambia qualcosa nel recupero, in quanto si deve ricorrere a proteine in polvere di origine vegetale e non animale: quindi si evitano proteine dell’uovo o del latte e si scelgono proteine del pisello, della soia, del riso o mix di più fonti vegetali. Se però un atleta è vegano allora c’è l’esigenza di una supplementazione giornaliera sublinguale di vitamina B12, perché questa in natura si trova solo in alimenti animali.
So.Group, azienda trevigiana di distribuzione, fornisce alla BikeExchange il mopur, affettato vegano con apporto proteico simile alla bresaolaSo.Group, azienda trevigiana di distribuzione, fornisce alla BikeExchange il mopur, affettato vegano con apporto proteico simile alla bresaola
Per andare pari la classica bistecchina corrisponde a quante uova?
Ripeto, se prende l’uovo non ci sono problemi. Basta pensare che ad ogni pasto il limite massimo di proteine che possiamo assimilare è di 30-35 grammi e ogni uovo ne contiene 4-5, bastano quindi una o due uova intere e un totale di 7 albumi. Vendono anche l’albume separato oggi, se non altro per ne gettare 5 tuorli. Oppure servono 100 grammi di cereali e 80 grammi di legumi secchi (o 220 grammi se in scatola).
E oltre quei 30-35 grammi?
Si va in accumulo e si trasforma in grasso. Infatti tante volte a cena dico ai corridori di non spaventarsi se la bistecca è piccola, tanto di più non serve.
E in tutto ciò il Parmigiano?
E’ fondamentale. E’ considerato un aminoacido ramificato naturale tipo BCAA ed è davvero importante nel bilancio della dieta dei vegetariani.
Le ore di fuso orario tra l’Italia e l’Australia sono ben otto. Per raggiungere l’altro capo del mondo gli atleti sono chiamati ad un viaggio che dura oltre 24 di ore, scali e attese incluse. Una bella “botta” a quella che è la routine della loro vita scandita da ritmi sempre uguali e salutari, soprattutto in tema di alimentazione.
Per affrontare questo viaggio nulla è lasciato al caso, neanche sul fronte dell’adattamento alimentare. Laura Martinelli, nutrizionista della BikeExchange-Jayco, ci spiega come si affronta questo trasferimento verso i mondiali di Wollongong. Lei seguirà i “suoi” atleti, tra quelli privati e quelli del team anche se in altre nazionali, da remoto.
Laura Martinelli da quest’anno è alla Bike Exchange. Segue dall’Italia diversi atleti impegnati ai mondiali in AustraliaLaura Martinelli da quest’anno è alla Bike Exchange. Segue dall’Italia diversi atleti impegnati ai mondiali in Australia
Laura, come ci si adatta a questi lunghi viaggi?
I corridori sono abituati a viaggiare, ma ultimamente le trasferte sono state più verso Ovest che verso Est. Però in molti hanno anche l’esperienza maturata in passato con il Tour Down Under (anche se era una corsa tappe ad inizio stagione e il clima era un po’ più disteso, ndr).
Vero, i corridori sono abituati a viaggiare e hanno già le contromisure da prendere, ma stavolta la posta in gioco è alquanto elevata: c’è in palio la maglia iridata. Come si affronta questo viaggio dunque dal punto di vista dell’alimentazione per essere al meglio?
Ci sono tre fasi: una prima del viaggio, una durante e una al momento dell’arrivo e questi sono i giorni più delicati, quelli che vanno a concludere l’adattamento.
La prima fase…
Inizia una settimana prima del volo. Consiste nell’anticipare gli orari in modo molto graduale così da ridurre il fuso orario e avvicinarsi agli orari australiani. Quindi bisogna svegliarsi prima, mangiare prima, coricarsi prima. Ridurre l’esposizione alla luce, aiutarsi con degli occhiali per le luci blu degli schermi. Da un punto di vista strettamente alimentare non cambia nulla, in quanto in quella settimana gli atleti continuano ad allenarsi. Vengono modificati solo gli orari.
Spesso i cibi che si mangiano in volo non sono super per quantità e qualità, specie in economy classSpesso i cibi che si mangiano in volo non sono super per quantità e qualità, specie in economy class
Seconda fase: il volo vero e proprio…
Si deve modulare i pasti a ridosso del volo. Bisogna aumentare i carboidrati prima di partire da casa. Questo perché nelle due giornate di viaggio i periodi di digiuno possono anche essere abbondanti. Cosa molto importante è che da quando si arriva in aeroporto bisogna pensare e mangiare con gli orari australiani. Se laggiù è mezzogiorno qui devo pranzare.
Una domanda forse sciocca, ma come è possibile mangiare ad orari diversi sull’aereo? Ci si mette d’accordo con la hostess?
Dipende anche dalla classe aerea in cui si viaggia: in prima si hanno più comfort. Ma generalmente sia a livello qualitativo che quantitativo i pasti in aereo non sono il top. I liquidi non si possono portare da casa (per le norme antiterrorismo, ndr), ma i solidi sì. Ai miei atleti faccio preparare dei pasti sani. Li portano nelle vaschette Tupperware: riso, pollo, verdure. Liquidi e snack, tipo frullati o yogurt possono comprarli dopo il check-in, ma i pasti principali glieli faccio portare da casa.
Un bell’impegno…
Sì, ma ci siamo abituati. Alla fine per noi è l’ennesimo viaggio dell’anno o della carriera. Anzi, per certi aspetti con tanti giorni di adattamento, 7-10, è anche più facile gestire tutto ciò. E’ un lusso in questa occasione.
Laura Martinelli fa preparare a casa dai suoi atleti il cibo che poi mangeranno in voloLaura Martinelli fa preparare a casa dai suoi atleti il cibo che poi mangeranno in volo
E poi c’è la terza fase…
Si va a scalare quella che è la supplementazione di melatonina e si va a ristabilire il ritmo circadiano.
Ritmo circadiano: cos’è?
In parole povere il nostro orologio interno, quello che va a regolare la produzione di ormoni e le funzioni vitali. Le abitudini. Il nostro corpo, per esempio, sa che deve essere più tranquillo la sera e più attivo al mattino. E infatti al mattino c’è più insulina in quanto si è più attivi. Il jet-lag alla fine è questo: è il dover riadattare l’orologio interno, accompagnarlo gradualmente al fine di ridurne lo shock.
E quanto tempo serve?
In tre, quattro giorni ci si deve adattare e poi in questo caso abbiamo il favore delle temperature. A Wollongong sono simili alle nostre e anche un po’ più fresche. Non abbiamo anche la problematica climatica insomma.
Per adattarsi servono 3-4 giorni, ci si allinea in tutto: alimentazione, sonno, allenamenti (foto Belgian Cycling)Per adattarsi servono 3-4 giorni, ci si allinea in tutto: alimentazione, sonno, allenamenti (foto Belgian Cycling)
Prima hai detto: “Si va a scalare la supplementazione”: cosa intendevi?
Ogni squadra e ogni nutrizionista ha i suoi prodotti, possono essere dei mix di valeriana o melatonina… sostanze che servono per lo “spegnimento”. Ma al contrario si va a dosare anche la caffeina, che invece “accende” il fisico.
C’è un protocollo alimentare definito per quei tre, quattro giorni dopo l’arrivo?
No, si mangiano le cose di sempre in base agli allenamenti. La risposta al fuso orario poi è soggettiva, c’è chi si adatta più facilmente e chi impiega un po’ di più. Solitamente chi è più attivo di mattina, come i corridori che a quell’ora si allenano, si adatta meglio nei viaggi verso l’Est, come l’Australia. E viceversa. Chi gioca a basket, chi si allena al pomeriggio, probabilmente è favorito nei viaggi verso Ovest. No, non c’è un protocollo definitivo. Si agisce molto di esperienza.
Alla fine quindi ci si deve adattare più sugli orari che sui cibi?
Esatto, anche perché sia io che i corridori vogliamo che sia tutto il più standard possibile. Non vogliamo cambiare, soprattutto a questo punto della stagione, un’alimentazione che per dieci mesi li ha fatti stare bene.
Nel dibattito sui disordini alimentari interviene Marino Rosti. Il modo di affrontare il problema nei team è sbagliato. La privazione ne è la conseguenza
Esiste la dieta unica per il ciclista? No, specialmente se si parla di discipline differenti come la strada e il cross o mtb. Per scoprire i piccoli dettagli che valgono la vittoria, abbiamo intervistato una coppia polivalente: Alice Arzuffi, campionessa italiana donna elite di ciclocross 2020, che gareggia anche su strada, e Luca Braidot (i due sono insieme in apertura, foto Instagram), che nel cross country quest’anno ha conquistato due prove di Coppa del mondo, il bronzo mondiale concludendo la stagione al primo posto nella classifica UCI.
Su strada, Arzuffi punta alle tappe di salita: qui al Giro d’ItaliaSu strada, Arzuffi punta alle tappe di salita: qui al Giro d’Italia
Il peso e la dieta
Per cominciare abbiamo chiesto di valutare da 1 a 10 l’importanza del peso nella performance delle due discipline: strada, con le gare a tappe che costringono i ciclisti a rimanere in sella per molte ore, e cross, assimilando il ciclocross di Alice al cross country di Luca, con sforzi intensi e di durata tra l’ora e l’ora e mezza.
«Su strada 10. Si sa che è determinante – inizia Alice – soprattutto per chi come me, punta alle tappe di salita. Nel cross posso permettermi anche uno o due chili in più».
«Nella mtb cross country – svela Luca – ci sono tante più variabili in gara. Il peso conta, ma è più importante la testa. Io sono sempre stato magro, ma ora con l’aiuto della nutrizionista, mangio gli alimenti giusti e sono sicuro al 100% che ho energia a sufficienza fino a fine gara, a differenza degli anni passati».
Braidot ha vinto due prove di Coppa del mondo e il bronzo ai mondiali di Les Gets (foto Michele Mondini)Braidot ha vinto due prove di Coppa del mondo e il bronzo ai mondiali di Les Gets (foto Michele Mondini)
Prima di strada e cross
Se si vuole curare il dettaglio a tavola, bisogna considerare di adattare la dieta al soggetto, a ciò che ha in programma, e non è sufficiente fare sempre lo stesso carico di carboidrati.
«Prima delle gare su strada, specialmente quelle a tappe – dice Alice – sono molto rigorosa. Gli ultimi giorni prima dell’appuntamento prediligo i carboidrati di riso e pasta riducendo le verdure. Il giorno della gara poi mangio 3h45’ prima e rispetto al cross mangio di più. Se la gara è in tarda mattinata, faccio una colazione abbondante con dolce e salato. Invece se è più tardi nel pomeriggio, mi prendo una piccola porzione di riso con albicocche disidratate. Per le gare di cross sto più leggera e a differenza della strada non mangio assolutamente più nulla nelle tre ore prima, ad eccezione di un gel in partenza».
Il riso, uno dei pasti a base di carboidrati più usato dagli atleti: anche da ArzuffiIl riso, uno dei pasti a base di carboidrati più usato dagli atleti: anche da Arzuffi
Prima della Mtb
In mtb Luca fa un’ulteriore distinzione tra la gara della domenica su distanza olimpica, quindi di 80 a 100 minuti circa e la short track, una gara sprint di 20-25 minuti che gli stessi atleti affrontano al venerdì sera e che, come una sorta di qualifica, determina l’ordine di partenza della domenica.
«Da venerdì sera aumento i carboidrati – spiega – eliminando però la verdura. Scelgo poi proteine più leggere come il pollo, l’albume o il pesce bianco. Nel pasto pre gara cerco di cuocere pasta o riso mantenendo più amido possibile, tipo risottando la pasta, e senza aggiungere sale. Completo con una piccolissima porzione di proteine, sempre delle più facili da digerire. Un’ultima differenza è che nella gara della domenica mangio anche una barretta 2 ore prima e un gel alla partenza, nelle short track solamente il gel, non meno di 15 minuti prima».
Dal venerdì sera prima della gara, Braidot punta su proteine leggere come il polloDal venerdì sera prima della gara, Braidot punta su proteine leggere come il pollo
Crisi di fame o crisi di sete
Se su strada la difficoltà è di introdurre sufficienti quantità di nutrienti per preservare la gamba anche nei giorni successivi, nel cross il problema riguarda più l’idratazione, soprattutto per il XC in cui le gare si svolgono sotto il sole estivo.
«Su strada cerco di raggiungere i 60-80 grammi di carboidrati all’ora, usando gel, barrette e bevendo almeno una borraccia di malto e fruttosio», rivela Alice.
«Io invece – continua Luca – prendo un gel ogni 15 minuti circa, quando passo dai box. E’ quello generalmente l’unico punto in cui i percorsi, altrimenti tecnici ed impegnativi, concedono un attimo per rifornirsi».
Lo scorso anno Braidot si è sperimentato in gravel nella SerenissimaLo scorso anno Braidot si è sperimentato in gravel nella Serenissima
La dieta per il recupero
La compostezza degli stradisti si nota soprattutto nel recupero, quando con un calendario fitto di gare, spesso a tappe, non si può lasciare nulla al caso.
«Su strada appena tagliato il traguardo – spiega Alice – il massaggiatore è li che ci aspetta con il “recupero”, una borraccia con le soluzioni di carboidrati e proteine che diversi brand offrono. Dopo essermi cambiata mangio del riso freddo con delle proteine, un panino o a volte dello yogurt con i cereali come merenda, per poi cenare in hotel. Nel cross invece tendo a prendere solamente degli amminoacidi e a mangiare qualcosa di completo e sano a cena».
In mtb sembra tutto più semplice, perché non avendo gare a tappe o particolarmente ravvicinate c’è tempo per recuperare, ma Luca confessa che anche nel XC non c’è niente da sottovalutare.
«Come Alice nel ciclocross – spiega Luca – dopo gara prendo amminoacidi e faccio un pasto completo. Devo però stare più attento al recupero dopo la short track, che essendo una gara serale, condiziona la qualità del mio sonno, nonostante non sia un amante dei gel alla caffeina. Con la dottoressa Martinelli, sto ancora lavorando per trovare la combinazione di alimenti migliore per me dopo la short track».
Alice Maria Arzuffi si divide fra cross e stradaAlice Maria Arzuffi si divide fra cross e strada
Due approcci diversi
Riassumendo, possiamo dire che tendenzialmente per uno sforzo di endurance bisogna preparare il fisico con più anticipo, con un buon carico di carboidrati, una giusta quantità di proteine e una corretta idratazione.
In una gara più corta ed intensa, è invece più importante essere reattivi fin da subito, senza appesantimenti da pasti troppo abbondanti o ricchi di verdure e proteine difficili da digerire. Per quanto riguarda i gel alla caffeina? Non sono essenziali. Luca e Alice preferiscono assumerli solo se ci sono meno di 25 gradi, e sempre con parsimonia per evitare tachicardie e crampi.
Qualche tempo fa, parlando della Coca Cola con il dottor Andrea Giorgiun’importante “fetta del discorso” riguardava la caffeina, sostanza che dà una certa verve. Per questo motivo la caffeina è tanto amata dai corridori. Ma al tempo stesso è anche temuta.
Ed è “temuta” perché va presa con qualche precauzione. E forse anche perché c’è ancora un bel po’ da sapere in merito ai suoi effetti, almeno ai più alti livelli sportivi.
Il dottor Giorgi ieri ha accolto i suoi atleti al Giro di Toscana. Per loro subito Coca Cola dopo l’arrivoIl dottor Giorgi ieri ha accolto i suoi atleti al Giro di Toscana. Per loro subito Coca Cola dopo l’arrivo
Non più doping
«La caffeina – spiega Giorgi, medico della Drone Hopper-Androni – è uscita dalla lista dei dopanti nel 2004. Pertanto si può assumere in libertà, ma restano comunque dei limiti. Oltre una certa quantità (9 milligrammi per chilo) infatti diventa tossica.
«Si utilizza principalmente per migliorare la performance, ma i suoi dosaggi restano comunque molto bassi rispetto a quella soglia e oscillano dai 3 ai 6 milligrammi per chilo. Favorisce la performance in quanto la caffeina è un’antagonista dell’adenosina (volgarmente la sostanza del rilassamento, ndr)».
Si dice, e questo è vero, che la caffeina sia uno stimolante. Ma poi alcuni aspetti di tale definizione vanno verificati e approfonditi quando si parla di attività fisica intensa. E allora perché si prende la caffeina? E come va assunta?
Il classico caffè prima del via. Specie per chi deve andare subito in fuga può essere efficaceIl classico caffè prima del via. Specie per chi deve andare subito in fuga può essere efficace
Contro la fatica
Secondo il dottor Giorgi per l’assunzione della caffeina molto dipende dall’obiettivo. Chi deve fare una partita di calcio la cui durata è di 90′ o magari una cronometro, che con ogni probabilità dura meno di un’ora, ha effetti più precisi per così dire.
«Discorso diverso – riprende Giorgi – se si parla di una gara di ciclismo che dura molto di più. Con sforzi come quelli prima elencati si dovrebbe assumere 60′-120′ prima della prestazione, in una gara di ciclismo invece si assume prima del via e poi anche in corsa. E più che per andare forte, la si prende per sentire meno la fatica. E’ questa la sua vera valenza».
Spesso per assumere caffeina in corsa ci si regola con i punti chiave individuati anche con i diesseSpesso per assumere caffeina in corsa ci si regola con i punti chiave individuati anche con i diesse
Come si assume
«La caffeina – spiega Giorgi – è presente in molte bevande: il caffè, la Coca Cola, il the… e persino in alcune gomme da masticare, soluzione che deriva dagli eserciti. Per esempio in Quick Step-Alpha Vinyl le utilizzano, le hanno tra i loro sponsor.
«Una volta assunta, come detto, va a contrastare il neurotrasmettirore del rilassamento, l’adenosina, e pertanto si è un po’ più brillanti. Anche per questo motivo non bisognerebbe prendere il classico caffè cinque ore prima di andare a dormire».
«Tuttavia questo ultimo aspetto è molto soggettivo. Ad alcune persone infatti la caffeina fa effetto ad altre no. Dipende da specifici enzimi che quel soggetto ha o non ha».
Nel caso di una gara lunga la caffeina va dosata con attenzione. Magari si concerta la sua assunzione in vista dei punti critici, analizzati in precedenza con i direttori sportivi. Pensando di dover andare forte in quei momenti ci si organizza per farsi trovare pronti. Mentre se si parte per andare subito in fuga, la si prende un’ora prima del via.
«In linea di massima – spiega Giorgi – tutti i corridori prendono un caffè (70-110 milligrammi, ndr) prima del via, fa bene ma è giusto ricordare che la sua dose resta comunque molto, molto bassa e non è così stimolante come si pensa. Perché la caffeina diventi davvero stimolante e abbia effetti sulla prestazione ne servono 200 milligrammi e quindi iniziamo a parlare di quei 3 milligrammi per chilo (ipotizzando un corridore di 60 chili, ndr)».
Il dibattito scientifico fra crampi e caffeina è ancora aperto (immagine Eurosport)Il dibattito scientifico fra crampi e caffeina è ancora aperto (immagine Eurosport)
E con i crampi?
L’assunzione della caffeina si lega poi al discorso dei crampi ed è questo che più di altri mette i corridori sul “chi va là”. Si diceva, e in parte di dice ancora, che la caffeina favorisce i crampi: questo non dovrebbe essere vero, però non è un aspetto ancora del tutto chiaro.
«Questo è un discorso molto ampio – dice Giorgi – e il dibattito scientifico è aperto. Sembra che la relazione crampi-caffeina sia più frequente per chi è a riposo. In quel caso altera il metabolismo muscolare. Mentre è meno rilevante e ha meno effetti su chi sta facendo attività».
Sul bus della Drone Hopper-Androni presenti degli integratori a base di caffeinaSul bus della Drone Hopper-Androni presenti degli integratori a base di caffeina
Caffeina e integratori
Oggi si trovano molti integratori che contengono caffeina, ma il loro apporto non è così sostanzioso sul singolo pezzo. Ci vorrebbe una ricetta medica, andare in farmacia e farseli fare per assumerne certe dosi come i 200-250 milligrammi in un’unica soluzione. Ma poi si va incontro alle controindicazioni quali ipertensione, irritabilità, tachicardia e in qualche caso anche mal di stomaco… per questo va presa con cautela.
«Gli integratori a base di caffeina – riprende Giorgi – ormai li hanno un po’ tutti i marchi. Alcuni integratori solidi ne contengono 60-70 milligrammi. Le fiale di caffeina arrivano anche a 160-170 milligrammi e si avvicinano a quella soglia dei 200 milligrammi. Occhio ad abusarne, perché contenendo anche zuccheri si va incontro ad altre problematiche.
«Sono integratori che i corridori chiedono, ma ho notato che li chiedono soprattutto in base al tipo di percorso e non sempre. E li chiedono non solo in gara, ma anche d’inverno per dimagrire.
«Per esempio escono a digiuno, dopo un po’ prendono della caffeina. Questa gli fa sentire meno la fatica e pedalano più a lungo senza aver mangiato. E a proposito di dimagrimento: la caffeina ha anche un effetto lipolitico, cioè favorisce il consumo dei grassi»
EthicSport Ramtech Hydro è un integratore di BCAA con Istant Formula, di pronta assimilazione anche durante l'attività fisica e solubile nella borraccia
Quante volte abbiamo visto i corridori mandare giù una lattina di Coca Cola in corsa? E’ lecito chiedersi perché e quali benefici apporti. E soprattutto perché, ancora oggi con la scienza alimentare così avanti e con le squadre che ne sanno una più del diavolo, ancora si ricorre alla mitica lattina.
Chi pedala, che corra o che inforchi la bici per passione, almeno una volta l’ha provata nella sosta bar o durante una gran fondo. E provandola ha saggiato quella “botta di adrenalina” che dà la bevanda in questione.
Si dice: «Perché la Coca Cola è ricca di zuccheri».
Vero, ma la questione, soprattutto sulle sue proprietà, è meno banale di quel che sembra, tanto più dopo averne parlato con il dottor Andrea Giorgi, della Drone Hopper-Androni.
Il dottor Andrea Giorgi, qui con Mattia Bais…Il dottor Andrea Giorgi, qui con Mattia Bais..
Cola, l’integratore in più
Giorgi è interessatissimo al nostro discorso. «Spesso – dice – i corridori mi chiedono se prenderla o meno, quando e quanta prenderne. La Coca Cola e i suoi simili, ma la Coca Cola soprattutto, hanno diverse componenti principali: zuccheri, caffeina e anidride carbonica, almeno in relazione al nostro discorso. Queste componenti vanno ad agire sull’atleta sia durante che dopo la prestazione.
«L’assunzione della Coca Cola può rientrare in una strategia alimentare di gara. In primis è uno zucchero rapidamente assorbibile. Contiene quel minimo di caffeina che, se inserito in un protocollo di assunzione giornaliera, ha una sua valenza e quindi ritengo che la Cola nel suo insieme possa aiutare».
Elisa Balsamo si concede una Coca Cola per recuperare gli zuccheri appena tagliato il traguardoElisa Balsamo si concede una Coca Cola per recuperare gli zuccheri appena tagliato il traguardo
La digestione
Parlando con chi fa sport di endurance come il ciclismo, ma anche come il triathlon o le ultramaratone, effettuando un sforzo di parecchie ore e assumendo tanti integratori, solidi, liquidi e semiliquidi si ritrova a fare i conti con una digestione non sempre facile e lineare. Anche in virtù di un organismo posto sotto stress…
Tra le proprietà della Coca Cola ci sarebbe anche quella di favorire appunto la digestione. Che poi, se ci si pensa, è quello che fanno le persone comuni quando al termine di un pasto un po’ più abbondante o quando hanno dei disturbi lievi di stomaco, la cercano.
«Anche il discorso inerente la digestione – spiega Giorgi – sembra essere vero. Questo perché la Coca Cola “frizza” in quanto contiene anidride carbonica. E l’anidride carbonica che fa? Va a stimolare la formazione del bicarbonato nell’intestino. Questo a sua volta favorisce la produzione di acido cloridrico, il quale degrada le proteine e tutto il resto. Quindi sì: la Coca favorisce la digestione. E’ l’effetto dell’anidride carbonica sullo stomaco».
Tra gli anni ’90 e 2000 al Tour il rifornimento era griffato Coca Cola, ma il più delle volte le borracce erano riempite con l’acqua!Tra gli anni ’90 e 2000 al Tour il rifornimento era griffato Coca Cola, ma il più delle volte le borracce erano riempite con l’acqua!
Effetto psicologico
E questo aiuto tante volte è anche psicologico. La Coca Cola di certo ha un gusto forte. Un gusto e una consistenza (le bollicine) che non passano inosservate al palato.
«Io credo che l’aiuto sia fisico e anche psicologico – conferma Giorgi – di fatto si assumono zuccheri e caffeina.
«E in tal senso per me agendo sulla digestione assume anche un beneficio psicologico. Tante volte il corridore sotto sforzo non digerendo bene, paninetti, integratori, rice cake… si sente un po’ gonfio e ingolfato. Quel goccio di Coca lo libera. All’improvviso si sente meglio e di conseguenza rende di più».
Mikel Landa con una Coca Cola in mano al termine della calda tappa di Torino all’ultimo Giro Mikel Landa con una Coca Cola in mano al termine della calda tappa di Torino all’ultimo Giro
Ideale nel post gara
Non tutto però è oro. La Coca Cola è per esempio ricca di sodio e, come abbiamo visto anche quando parlammo dei sali, il sodio fa ritenere i liquidi (ritenzione idrica). Anche se quando fa caldo avere trattenuto qualche liquido in più non è male.
E il sodio è presente anche nella Coca Zero. «La Cola senza zuccheri – dice Giorgi – se utilizzata in corsa si pensa possa essere esclusa dal computo dell’assunzione di zuccheri e calorie durante la gara. Per me in corsa non ha senso. Così come non ha senso dopo l’arrivo.
«E questo è stato tema di discussione con i miei atleti. A fine corsa la volevano senza zuccheri. Ma perché? Meglio inserirla nel computo degli zuccheri da assumere nella finestra di recupero dopo gara, che prendere una Coca Zero e poi mangiare anche altro».
E a proposito di post gara. Nel dopocorsa la Coca Cola è usatissima. I suoi benefici sono decisamente più concreti.
«Si vedono spesso – riprende Giorgi – i massaggiatori passare delle lattine di Coca (o di Fanta) ai corridori. Noi le chiamiamo “cochine” perché sono in formato più piccolo (20 ml). Contengono meno zucchero. Anziché i 30 grammi classici della 33 cl, ce ne sono circa 15 grammi. E questi grammi entrano nel conteggio degli zuccheri rapidi da assumere nel post gara. E poi c’è della caffeina».
Una stima del quantitativo di caffeina per comuni bevandeUna stima del quantitativo di caffeina per comuni bevande
Sulla caffeina…
E il discorso della caffeina sembra quasi essere il più importante per Giorgi. Si è abituati a pensare alla caffeina solo come ad un eccitante.
«E qui – dice Giorgi – si entra in un capitolo molto vasto. Anche i dosaggi di caffeina devono rientrare nei range giornalieri. E non per questioni di doping: dal 2004, se ben ricordo, non è più nella lista dei dopanti. Se ne può assumere quanta se ne vuole. Ma per avere degli effetti sulla prestazione bisogna assumerne dai 3 ai 6 milligrammi chilo. Sopra ai 9 milligrammi per chilo è tossica. E’ pericolosa».
Cento millilitri di Coca Cola contengono in tutto 8-9 milligrammi di caffeina. Una lattina circa 35 milligrammi: pertanto è pochissima. Per avere effetti sulla prestazione e la sensazione di fatica, un atleta di 70 chili dovrebbe assumerne 210 milligrammi (una differenza enorme, ndr). Quindi la caffeina nella Coca Cola è minima, quel che fa è che agevola l’assorbimento degli zuccheri stessi.
«Poi favorisce anche l’utilizzo dei grassi “come benzina”, in quanto lipolitica, e favorisce anche la contrazione muscolare in quanto influisce sul rilascio del calcio muscolare».
Di nuovo, più o meno indirettamente, si riapre il capitolo dell’integrazione liquida e salina, che tanto è centrale d’estate.
I crampi non dipendono dalla Coca Cola. Qui Bettiol la scorsa estate alle Olimpiadi di Tokyo (immagini Eurosport)I crampi non dipendono dalla Coca Cola. Qui Bettiol la scorsa estate alle Olimpiadi di Tokyo (immagini Eurosport)
Crampi e caffeina
Tanti sportivi ancora pensano che la Coca Cola faccia venire i crampi proprio perché contiene caffeina. Chi ha più di 40 anni e ha avuto a che fare con le corse di certo ha sentito questo vecchio adagio.
«Ma i crampi – chiarisce Giorgi – non sono dovuti dalla riduzione degli elettroliti, ma dalla fatica muscolare. C’è un’alterazione dei movimenti muscolari e quindi della biomeccanica. C’è un’alterazione del sistema neurovegetativo. In pratica il muscolo sente che qualcosa non va e “crea il crampo” per evitare danni maggiori.
«Si pensava dunque che la caffeina favorisse la disidratazione e interagisse direttamente con il muscolo: questo non è dimostrato. Anzi…»
Le variazioni del ferro nel sangue condizionano le prestazioni. La necessità di integrare passa attraverso la valutazione medica. Differenze fra uomini e donne
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Il Giro d’Italia U23 ha osservato oggi il suo giorno di riposo. La carovana si è spostata dalla zona di Chiavenna, sede di arrivo di ieri, a quella di Cuneo. La “Provincia Granda” ospiterà il finale della corsa rosa.
E come per i pro’, anche per gli under 23 questo è un giorno particolare. Un giorno che va gestito con cura, specie per quel che riguarda l’alimentazione e la sgambata.
L’Astana ha deciso di concludere il trasferimento verso il cuneese in bici
La Colpack-Ballan come l’Astana è arrivata nel nuovo hotel in bici. Scelta che ottimizza i tempi
La Hopplà-Petroli Firenze ha puntato tutto su un pomeriggio più tranquillo
L’Astana ha deciso di concludere il trasferimento verso il cuneese in bici
La Colpack-Ballan come l’Astana è arrivata nel nuovo hotel in bici. Scelta che ottimizza i tempi
La Hopplà-Petroli Firenze ha puntato tutto su un pomeriggio più tranquillo
Due opzioni
Le scelte sono state sostanzialmente due. La prima: partire dalla Lombardia, fare il grosso del trasferimento in macchina e concludere il viaggio in bici. In questo modo ci si allenava nella tarda mattinata o comunque a cavallo dell’ora di pranzo per fare poi una “merenda” al rientro. La seconda: fare tutto il trasferimento in auto, pranzare nel nuovo hotel e uscire al pomeriggio.
Colpack-Ballan e Astana, per esempio, hanno optato per la prima opzione. Mentre il Cycling Team Friuli ha scelto la seconda. La Hopplà-Petroli Firenze invece ha fatto un ibrido (più vicini alla prima scelta). Si è svegliata presto. Ha affrontato subito il trasferimento e i suoi ragazzi hanno pedalato poco prima di pranzo direttamente nel cuneese.
E proprio con il diesse della squadra friulana, Andrea Fusaz, che è anche un preparatore, analizziamo la gestione del giorno di riposo.
Sin qui i ragazzi hanno corso a tutta. Non si sono mai risparmiati. Nella tappa di Santa Caterina Valfurva hanno speso tantissimo e anche ieri hanno impiegato 2 ore 14′ per fare 101 chilometri, tre quarti dei quali con il vento contro. Un dispendio energetico pazzesco. Il riposo è più che meritato.
Andrea Fusaz è diesse e preparatore del CTFAndrea Fusaz è diesse e preparatore del CTF
Andrea, due scelte diverse dicevamo: chi è uscito all’ora di pranzo o in tarda mattinata ha mangiato di più a colazione. Mentre chi è uscito dopo pranzo ha mangiato di meno.
Due scelte diverse ma uno stesso obiettivo: ridurre l’apporto calorico e dei carboidrati soprattutto. Assumere tanti carboidrati senza consumarli infatti significa assumere tanto glicogeno che si lega all’acqua. Alla fine risulta che i ragazzi s’ingolfano, si appesantiscono. C’è l’esigenza di “buttare fuori” l’acqua, prima di tornare a sentirsi performanti. E non è facile questa gestione perché i ragazzi hanno fame. Mangerebbero di tutto: glielo chiedono la loro testa e il loro fisico.
Però nella prima scelta, quella di uscire a cavallo o un po’ prima dell’ora di pranzo si mantiene la routine dei giorni precedenti e di quelli successivi quando c’è la tappa…
Sì, ma l’obiettivo primario come detto è quello di non farli arrivare ingolfati domani. Come di fatto succedeva qualche tempo fa anche tra i pro’. C’è chi superava meglio il giorno di riposo e chi invece aveva bisogno di una tappa, nella quale soffriva, per riprendersi.
Come mai hai scelto di far uscire i tuoi ragazzi nel pomeriggio?
Noi abbiamo prediletto il discorso di farli dormire un po’ di più. Sveglia alle 8:30, colazione e siamo partiti. Il trasferimento era di quattro ore. Siamo arrivati verso le 13 e hanno subito mangiato. Non hanno atteso le canoniche due ore, due ore e mezza prima di uscire, ma non ce n’era neanche tutta questa necessità, perché si è trattato di un allenamento tranquillo. In più avevamo gestito il carico alimentare anche tenendo conto della colazione.
Non è stato facile rispettare il bilancio energetico. Solo nel tappone del Mortirolo spese oltre 5.000 calorie. Giorno di riposo fondamentaleNon è stato facile rispettare il bilancio energetico. Solo nel tappone del Mortirolo spese oltre 5.000 calorie. Giorno di riposo fondamentale
Cosa hanno mangiato a colazione?
Rispetto a coloro che sono usciti prima di pranzo, i mei ragazzi hanno ridotto fortemente l’apporto dei carboidrati. Meno pane, meno fette biscottate, meno cereali. Mentre hanno aumentato la quantità di uova e prosciutto, le proteine insomma. Caffè e latte non li abbiamo modificati. Non c’è bisogno di arrivare a tanto. Già è un bel cambio così.
E a pranzo? Gli altri in questo giorno di riposo hanno fatto un pasto veloce e molto piccolo per arrivare a cena. Voi?
Un pranzo classico, ma con dosi di carboidrati ridotte. Un piatto di pasta da 120-130 grammi, anziché i canonici 200-250 grammi. Un po’ di prosciutto e di mozzarella ma senza pane.
In allenamento, gli altri hanno fatto due ore. Voi uscendo dopo pranzo quanto avete fatto?
Un’ora e mezza. Un’ora e 40′ per la precisione. Un’uscita tranquilla, sui 30 di media forse meno. Qualcuno ha voluto dare una piccola sgasata, altri neanche quella.
Però, Andrea, uscendo di pomeriggio non si riduce il tempo d recupero?
Osservazione corretta, ma bisogna fare anche i conti con la logistica. Però è anche vero che sono andati molto tranquillamente e comunque avevano riposato un po’ di più al mattino. In più c’era il tempo per i massaggi.
L’importanza del dopo corsa inizia dall’integrazione dei liquidi, anche con bevande zuccherateL’importanza del dopo corsa inizia dall’integrazione dei liquidi, anche con bevande zuccherate
Dicevamo all’inizio, che è stato un Giro corso al massimo sin qui. Quanto è stato il dispendio energetico?
Molto elevato. Specie nella tappa di Santa Caterina Valfurva. Solo in quella uno come De Cassan, che è sui 60 chili, ha speso 4.700 calorie. Miholjevic, che è oltre i 70 chili, è arrivato a 5.500.
E si recuperano, tra gara, metabolismo basale e vita normale?
In gara no, nel complesso sì… certo sono molto “tirati”. Essere pronti per un Giro a tappe significa anche questo. Essere in grado di recuperare anche dal punto di vista alimentare. Avere il fisico in grado di recepire i carboidrati. Il problema, semmai è non esagerare. Più si riesce ad avere un certo approccio alimentare e più si riesce ad assorbire i carboidrati senza sovraccarico. I ragazzi vorrebbero una fetta di torta, quando magari gli servirebbe la pasta che dà meno picco glicemico.
Domanda scontata a questo punto, ma anche gli under 23 nell’immediato post gara hanno lo stesso protocollo dei pro’?
Sì. Cerchiamo di sfruttare al meglio quella “finestra” temporale di 10′-15” dopo lo sforzo entro la quale recepiscono meglio gli zuccheri: in pratica non si alza la glicemia perché il glucosio va direttamente nei muscoli. Per questo prendono subito una bevanda molto zuccherata tipo una Coca Cola o, meglio ancora, una Fanta che contiene più zuccheri. Poi dopo 30′-40′ si passa alla razione di riso e successivamente agli shaker di sali, aminoacidi e proteine.
Riallacciandoci alla cronometro di Matteo Sobrero, c’è un altro aspetto fondamentale dietro la sua prestazione ed è l’alimentazione. Il protocollo che c’è dietro ci fa capire in modo concreto il livello a cui si è arrivati. E a svelarci questo protocollo è la nutrizionista della BikeExchange-Jayco, Laura Martinelli.
Una prestazione del genere non si ottiene solo con le gambe. Tutto deve essere a posto e non è un caso che per certi aspetti la prova contro il tempo di Sobrero sia iniziata già sulla linea d’arrivo della Marmolada.
Laura Martinelli è arrivata quest’anno alla BikeExchange, prima aveva avuto molte esperienze in altri team Laura Martinelli è arrivata quest’anno alla BikeExchange, prima aveva avuto molte esperienze in altri team
Laura, come vi siete regolati con Matteo?
La situazione era particolare in quanto c’era una crono dopo un tappone. Per di più una crono abbastanza breve. Pertanto, da un lato c’era la necessità di far recuperare bene il corridore, dall’altro di non appesantirlo. Un equilibrio non facile da trovare.
Pinotti ci accennava che siete partiti dalla parte idrica, se così si può dire…
Il recupero avviene reintegrando le scorte di glicogeno che è legato all’acqua, ma doveva essere un recupero “senza esagerare”, non un recupero pieno. Faccio un esempio: se il giorno dopo ci fosse stato un altro tappone avremmo fatto una supercompensazione, reintegrando il 110% delle scorte di glicogeno spese, ma vista la tappa che lo attendeva abbiamo deciso di non andare oltre il 100%.
In senso pratico in cosa si traduce tutto ciò?
Abbiamo, ci metto anche Marco Pinotti, comunicato molto con il corridore per conoscere le sue sensazioni e questo è importante, credetemi. Matteo dopo la Marmolada chiaramente aveva fame, ma è stato razionale, sapendo che non avrebbe dovuto mangiare troppo, mentre l’istinto in quel momento avrebbe richiesto più cibo. Ma in questo devo dire che Sobrero è un maestro. Sapeva che se si fosse appesantito avrebbe compromesso la tappa del giorno dopo.
Concetto chiaro…
Per questo motivo abbiamo iniziato il recupero subito, vale a dire già sul bus. Nel trasferimento verso l’hotel ha iniziato il protocollo. Matteo ha mangiato un po’ di più del solito, per essere più leggero a cena e anche al mattino successivo per la colazione. Questo è un protocollo che abbiamo messo a punto questo inverno e che abbiamo affinato fra Tirreno, Romandia e la prima crono di Budapest.
Tra i cibi mangiati da Sobrero a colazione anche l’omeletteTra i cibi mangiati da Sobrero a colazione anche l’omelette
Cosa significa affinare un protocollo?
Tutto è partito da dicembre, quando lui è arrivato in BikeExchange. Ci siamo seduti ad un tavolino e mi ha detto come era abituato a fare. Io gli ho proposto delle modifiche, alcune hanno subito funzionato, altre no. Da qui, abbiamo elaborato un primo protocollo. Abbiamo fatto anche dei test a casa, facendo delle simulazioni.
Cosa non ha funzionato?
Alcuni supplementi non li tollerava di pancia. Magari erano utili alla prestazione, ma se poi non stava bene perché si sentiva gonfio o faceva fatica a digerire non aveva senso. Individuati i cibi, dal Romandia abbiamo modificato le quantità soprattutto quelle del pasto precorsa, quello delle tre ore prima. Mentre le tempistiche erano già okay. In più abbiamo limato qualche dettaglio sulla colazione.
E tornando alla crono di Verona?
Abbiamo ragionato come un countdown, dalla sveglia allo start: -4 ore, -3 ore… Matteo ormai sa cosa mangiare e cosa bere. Ha poche variabili. E avere poche variabili lo aiuta. Gli dà certezze, sa come muoversi e soprattutto rende il tutto ripetibile e modificabile in caso di necessità. Insomma siamo molto chirurgici.
Per Sobrero, qui in azzurro, oltre al protocollo del riscaldamento c’è quello dell’alimentazione (notare la borraccia sempre pronta)Per Sobrero, qui in azzurro, oltre al protocollo del riscaldamento c’è quello dell’alimentazione (notare la borraccia sempre pronta)
Anche nelle quantità di acqua?
Sì, conteggiamo anche i sorsi. Questo come ho detto ci è davvero utile perché sia ripetibile.
Laura, facciamo la “tabella del pasto” dal termine della tappa Marmolada?
Sul bus, Sobrero ha preso una porzione di riso e delle proteine liquide. La sera ha fatto una cena molto essenziale. Niente fibre, quindi niente verdure. Ha mangiato pasta (che lui preferisce al riso) e una fetta di carne bianca senza pane. A colazione, ha assunto gli stessi cibi di sempre, ma in minori quantità. Quindi pane, marmellata, porridge, omelette con prosciutto.
E prima del via?
Come per ogni nostro corridore c’era il “pacchetto del bus”, la scatola del cibo “tipo Tupperware”. Ognuno aveva le sue razioni personalizzate. Una porzione di pasta o di riso e una proteina magra. Nel caso di Sobrero, lui ha assunto pasta e una frittata di albumi. Il problema in questa fase è quasi il contrario del giorno prima e cioè farlo mangiare. Matteo non mangerebbe nulla. Però è bravo e professionale e alla fine sforzandosi prende tutto quello che deve. Anche se nel caso di Verona l’ho visto più tranquillo del solito.
Il pasto sul bus quando lo ha consumato?
Alle 12,15 più o meno, appena dopo la ricognizione. Tre ore prima della sua prova. Quello è stato l’ultimo pasto solido.
L’entrata trionfante di Sobrero nell’Arena di Verona, merito anche dell’alimentazione chirurgica, come l’ha definita Laura MartinelliL’entrata trionfante di Sobrero nell’Arena di Verona, merito anche dell’alimentazione chirurgica, come l’ha definita Laura Martinelli
Perché poi c’è dell’altro?
Sì, dopo c’è un mix di acqua e sali e anche due gel, uno con caffeina e uno senza. In questa fase ha ingerito tre borracce: due di acqua e una di sali. Ha assunto un gel ad un’ora e mezza dal via e un altro, quello con la caffeina, 30′ prima, durante il riscaldamento. In questa fase dico sempre che deve mangiare spesso ma poco, per partire con la pancia vuota e le gambe piene!
Ci siete riusciti bene a riempirgli le gambe!
Sì! Merito di Matteo, ma anche di Marco Pinotti. Ci tengo a dire che con lui lavoro spalla a spalla e c’è una sinergia totale, soprattutto per quel che riguarda la cronometro. Con Marco facciamo davvero squadra. E anche quando ci sono stati dei problemi, sono stati sempre affrontati in modo positivo, mai polemico. Per risolverli e non per lamentarsi.
Chiudiamo con un piccolo dettaglio. Il piemontese ha corso senza borraccia. In questo modo ha risparmiato qualcosina in termini di peso e di aerodinamica. Si è trattato davvero di poca cosa. In più, la temperatura che c’era a Verona domenica scorsa (ben al di sotto dei 20°) ha agevolato questa scelta.
Adesso sappiamo anche perché ha potuto lasciare a terra la borraccia. Ogni goccia di acqua e ogni grammo di cibo erano stati studiati alla perfezione e calibrati sui 22′-23′ di sforzo previsti.