Disordini alimentari: «E’ una roba brutta…»

16.02.2021
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«Oggi ho parlato con Laura – dice Marino Rosti – quello dei disordini alimentari è un argomento che rientra nelle mie competenze. Ma questa è una roba… brutta. La prima cosa che dicono: “Io non ho problemi”».

Laura Martinelli lo ha detto chiaramente: ad accorgersi che il corridore potrebbe avere disordini alimentari sono coloro che hanno il maggior contatto fisico: il preparatore e il direttore sportivo. Marino Rosti non è l’uno né l’altro, però nei suoi anni alla Liquigas e poi al team Bahrain-McLaren, era colui che, in sintonia con il preparatore Slongo, curava le sedute di ginnastica a corpo libero e di allungamento. Avendo anche un master in Psicologia dello Sport, gli è capitato spesso di notare comportamenti insoliti da parte di alcuni suoi atleti. Ma non ci sta a focalizzare tutto su di loro, come invece fa comodo in questi casi.

«Discende tutto dall’esasperazione – dice – dalla ricerca del massimo e dalla necessità di dare l’immagine dell’atleta sempre tirato. Accade in tutti gli sport e come in tutti gli sport, l’alimentazione è fondamentale. Se non mangi il giusto, non vai avanti. Bisognerebbe trovare le persone giuste, il nutrizionista capace di guidarti. E non lasciare che, soprattutto i giovani, vadano su internet e facciano le cose in modo sbagliato. Soprattutto perché, non ottenendo risultati all’altezza dei sacrifici, cosa fanno? Continuano con la privazione. E allora ti accorgi che anche un semplice gelato diventa il frutto proibito. Ecco fate caso ai corridori che davanti al gelato fanno un passo indietro…».

Qual è il confine fra magrezza sana e ossessione?
Qual è il confine fra magrezza sana e ossessione?
La letteratura del ciclismo è ricca di direttori sportivi che chiedono ai gelatai di segnalargli l’arrivo dei corridori.

Certo, perché a un certo punto lo fanno di nascosto e subito dopo li coglie il senso di colpa. Ma vi assicuro che è un regime insostenibile, dopo un po’ sbotti.

Quanto è diffuso nei team questo problema?

Ne ho conosciuti tanti che mangiavano e poi si mettevano il dito in gola. Solo che i campioni vengono seguiti, il problema colpisce soprattutto i giovani e quelli che sono in cerca di una dimensione. Conta l’immagine, come per le modelle. Alcune sono magre naturalmente, le altre non mangiano. Il corridore deve essere magrissimo. Braccia come grissini e gambe da superman.

Secondo Davide Cimolai il tema è molto discusso fra corridori, come ne parla lo staff del team?

Se ne parla tanto, come tanto si parla della necessità di avere il peso a posto, ma in modo sbagliato. Le parole dette a mezza bocca, le battute, il dire continuamente che sono grossi. A un soggetto debole questo martellamento fa effetto. Così arriva alla privazione e in men che non si dica diventa una malattia. I disordini alimentari non nascono a caso. Ne ho conosciuti. Quelli che si sentono a disagio per questi temi sono già una bella fetta. Alcuni lo superano. Ho conosciuto corridori robusti che se ne fregavano.

L’ossessione della magrezza attacca i giovani e gli scalatori
L’ossessione della magrezza attacca giovani e scalatori
Le parole dette a mezza bocca, le battute…

Il dire a qualcuno che deve essere magro è deleterio, semmai digli che deve essere forte. E’ come quando inizi la salita e dicono al corridore: «Non ti staccare». Che cosa metti nella sua testa? Che è destinato a staccarsi, che non ci credi. Allora digli: «Stai davanti e controlla», andrà certamente meglio. E se pensi che debba dimagrire, visto che parliamo di professionisti al massimo livello, mettigli accanto un esperto, non chiedergli di fare da sé. Il martellamento non funziona, soprattutto perché una volta lo sportivo era più forte dal punto di vista caratteriale, oggi i giovani sono mediamente più fragili e di conseguenza a rischio in situazioni che possono diventare patologiche e diventano di competenza di un medico, spesso lo psichiatra.

Il Team Ineos ne ha uno in organico.

Non uno qualunque, è Steve Peters, l’autore del “Paradosso dello Scimpanzè”. La sua tesi è che in ognuno di noi convivano l’umano e lo scimpanzè e lo sforzo quotidiano deve essere quello di tenere a bada l’istinto, mantenendo sempre l’autrocontrollo. L’appetito è fra gli istinti da controllare? Quando andavamo sul Teide, già dai primi tempi, erano sempre per i fatti loro, non salutavano, lo sguardo basso, a tavola non li sentivi. Tanto che noi facevamo quasi apposta a salutarli, abbracciarli, per capire a che punto arrivassero. Ora pare che un po’ anche loro stiano cambiando.

Indurre l’eccesso in soggetti già magri è una pratica a rischio
Rischioso indurre l’eccesso in soggetti già magri
Da cosa ti accorgi che un atleta ha disordini alimentari?

Hanno mille fissazioni, diventano quasi maniacali. Suscettibili sui dettagli. Sono i primi segnali del disagio, se hai l’occhio attento, lo sai cogliere. A tavola, prima mangiano e poi vanno in bagno. Hanno sempre una mela in mano, si guardano intorno. Carezzano spesso la gamba controllando che si veda la vena. In corsa non prendono il rifornimento, perché si fanno bastare la barretta. Il corpo manifesta quello che hai dentro.

Come si aiutano?

Con una persona all’interno che gli dia una mano, oppure cercando fuori un punto di riferimento. Anche loro si rendono conto di non andar bene, ma non sempre riescono a reagire in modo razionale.

Disordini alimentari, interviene Cimolai

15.02.2021
3 min
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Fra chi ha letto interessato e chi ha commentato che si tratta solo di banalità, in calce all’intervista con Laura Martinelli sui disordini alimentari è spuntato il “mi piace” di Cimolai, professionista dal 2010 e attualmente alla Israel Start-Up Nation. La cosa non è passata inosservata, per cui il primo passo è stato mandargli un messaggio chiedendogli il perché di quel giudizio, cui Davide ha risposto quasi immediatamente.

« Perché a mio avviso – ha scritto – tanti ragazzi soprattutto giovani vivono male il problema alimentazione. Purtroppo la “vecchia generazione” insegna ancora metodologie a mio avviso sbagliate».

Frank e Andy Schleck, entrambi magrissimi. Anche Andy ha smesso di colpo come Dumoulin
Frank Schleck esempio di magrezza estrema

Il mito leggerezza

Il passo successivo è stato chiedergli di parlarne e anche questa volta “Cimo” ha acconsentito.

«Il problema non è nato ieri – dice – l’ho vissuto io 12 anni fa quando sono passato. Basta guardarsi intorno, come vanno ancora le cose. Se chi ti guida ha la mentalità vecchia, se dopo cinque ore di allenamento ti danno una mela o un frutto, capisci che qualcosa non va? Così passi professionista e pensi che essere leggero sia l’unica cosa che conta, mentre magari quel chilo in più è la differenza tra andare forte e smettere di correre. Io l’ho imparato a mie spese».

Perché succede?

Ci sono due aspetti da scindere. Avrei preferito trovare sulla mia strada qualcuno che mi insegnasse a mangiare bene. Se non avessi capito da me, avrei davvero smesso di correre. Nelle squadre servirebbe qualcuno in grado di spiegarlo ai neopro’. All’estero ormai certe figure le trovi anche nelle categorie giovanili, in Italia c’è ancora troppa incompetenza. E poi c’è l’altro lato.

Che sarebbe?

Adesso come adesso, avere uno in squadra che si mette dietro di te a tavola a controllare quello che mangi, uno che non fa il nutrizionista, mi starebbe sulle scatole. Chi sei per dirmi certe cose? Ma questo succede prevalentemente in ambito italiano.

Capisci bene che se parli di un neopro’, è dura che possa gestirla da sé…

Devi avere carattere e la fortuna di ascoltare tanto i compagni più esperti. Se un giovane mi chiedesse di queste cose, io sarei ben contento di aiutarlo. Sapete che cosa davvero mi scoccia di questi ragazzi che arrivano e nemmeno ti guardano? Più ancora del poco rispetto in corsa, proprio il fatto che pensino di sapere tutto.

Fra corridori si parla dei disordini alimentari?

Sono l’argomento più importante. C’è stato chi per questo ha smesso di correre e per fortuna ce ne sono altri che hanno buttato via gli anni migliori, ma almeno si sono ripresi e sono ancora in gruppo. Uno era con me, un bel talento, e ci ha messo sei anni per tornare in sé. Un altro è passato con risultati eccezionali sulle spalle e a 19 anni già era al punto che non si concedeva nemmeno una pizza, ma dopo 4-5 anni si è messo a posto. Il discorso è: chi te lo dà tanto tempo?

Eneco Tour 2010, Cimolai è al primo anno da professionista
Eneco Tour 2010, Cimolai neoprofessionista
Hai detto che anche tu hai avuto disordini di questo tipo?

Ho buttato via 2-3 anni di carriera, i primi da professionista, poi ho cominciato ad emergere.

Ci sono squadre che hanno messo la magrezza estrema alla base di tutto.

E magari i risultati gli danno ragione. Spremono così tanto i corridori, che quando cambiano squadra, poi non vanno avanti.

Quando ricominci a correre?

Dovevo partire dalla Spagna, ma hanno cancellato. Per cui debutto nel weekend del 27-27 febbraio, con la  Royal Bernard Drome Classic e poi  Faun-Ardèche Classic, entrambe in Francia. E poi speriamo che a marzo si possa andare avanti normalmente.

Disordini alimentari, male oscuro di cui nessuno parla

11.02.2021
5 min
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I disordini alimentari. I corridori non ne parlano, soprattutto per paura di mostrarsi deboli agli occhi dei team manager e di non essere confermati. In questo quadro di ciclismo estremizzato, la pressione sugli atleti è spasmodica. Allenamenti monitorati. Spostamenti da dichiarare. Social cui rendere conto. Interviste. Il peso forma che non ti concede scampo. Quel numerino infernale che esprime il rapporto fra potenza e peso è l’asticella di una gara che si rinnova ogni giorno. Se più di tanto non si possono aumentare i watt, la convinzione che diminuendo i chili tutto andrà meglio rischia di diventare patologica e in parecchi casi lo è già. Per questo si smette di correre e tanti lo hanno fatto. Forse quando un pezzo da 90 come Dumoulin parcheggia la bici, dovremmo chiederci se non sia stato piuttosto il contesto a spingerlo.

I corridori a tavola hanno spesso dei bei problemi, soprattutto i più fragili: la pasta è un monte da scavalcare. In questo viaggio nell’argomento, ci siamo affidati a Laura Martinelli, nutrizionista del team Novo Nordisk, che per l’ennesima volta ha avuto la pazienza di ascoltarci e ci ha fornito argomenti estremamente interessanti.

Clement Chevrier ha smesso di correre, ha raccontato di aver sofferto di anoressia
Chevrier ha raccontato di aver sofferto di anoressia
Ci conferma che il problema dei disordini alimentari c’è davvero?

Purtroppo sì. In letteratura è sempre più legato alla sfera femminile, ma è presente anche in ambito maschile. Fra gli sport più soggetti, c’è sicuramente il ciclismo per il discorso già fatto sul rapporto fra potenza e peso. Poi gli sport con suddivisione in base a categorie di peso e gli sport estetici.

Perché non se ne parla?

Perché spesso una delle soluzioni è smettere di correre.

Esiste un regime alimentare minimo per un ciclista professionista?

Certo che esiste, ma non credo sia quello il focus. Se parliamo di apporto calorico minimo, quello c’è. Ciò che fa la differenza è la durata di certi regimi alimentari. Le scorte di grasso sono preziose risorse di energia. Se calo l’apporto calorico per un periodo breve, gestendo la situazione, non accade nulla di compromettente. Se invece la cosa si prolunga, avvengono cambiamenti nel metabolismo basale che si riduce. Mangio sempre uguale, ma l’organismo consuma meno e allora mangio meno, cadendo nell’anoressia. Altrimenti un’altra forma di compensazione è il vomito. E allora si parla di bulimia.

I corridori più fragili hanno un rapporto conflittuale con l’alimentazione, soprattutto con la pasta
Tanti corridori hanno un rapporto conflittuale con l’alimentazione
A chi capita di incorrere nei disordini alimentari?

La fascia più a rischio è quella dei giovani, che sono più suscettibili alle informazioni fuorvianti. E gli scalatori, per cui la leggerezza è un imperativo.

Parlando con alcuni corridori che non hanno voluto essere citati, la sensazione è che il problema sia più urgente nelle squadre piccole.

Forse perché c’è una certa ignoranza di base. Più scendi di categoria, più ti ritrovi con figure professionali che ricoprono più ruoli. Il manager, il direttore sportivo, il nutrizionista…

Lo stesso per uomini e donne?

Anche qui, le giovani sono sempre le più esposte. Spesso queste mancanze derivano dall’insicurezza e da un deficit di autostima. Gli atleti più esperti riescono a gestirsi meglio. E poi il passare degli anni rallenta il metabolismo e rende certi passaggi meno delicati.

Nei team si riesce ad affrontare il problema?

Soltanto se c’è buona collaborazione. Il professionista che in un team può accorgersi di queste cose è colui che è a più stretto contatto con l’atleta, quindi il preparatore o il direttore sportivo, che fisicamente rileva il problema. Una volta che lo si è individuato, va affrontato con il medico e lo psicologo o lo psichiatra esterno al team.

Brajkovic è sempre stato magrissimo e ha parlato della sua bulimia
Brajkovic, sempre magrissimo, ha raccontato della sua bulimia
Perché esterno?

Perché i team non hanno simili figure. Si trova uno specialista che viva vicino casa dell’atleta e si avvia un cammino di recupero.

Pisicologo o psichiatra?

Entrambi, ma dipende dalla storia della malattia. Perché di malattia si tratta.

Qual è la percentuale di riuscita?

Sembra brutto dirlo perché in ambito scientifico andrebbe valutata la possibilità di recupero, ma di solito l’insorgenza di simili problemi comporta la fine dell’attività.

Visto che il problema è così grave, nei team si fa attività di formazione sul tema?

Sì, ma dal nostro punto di vista, quindi con un approccio legato all’attività nutrizionale. Diciamo che si adotta una metodica preventiva. Se non si procede con la giusta periodizzazione, si crea un processo ossessivo che poi non si recupera. E’ qualcosa che si fa soprattutto nei ritiri e soprattutto con i giovani. Per fortuna sul tema c’è una sensibilità crescente. Dieci anni fa nel gruppo eravamo in due, oggi ogni squadra ha un nutrizionista di riferimento.

Gambe scavate pubblicate su Instagram, così come la foto di apertura
Gambe pubblicate su Instagram, come la foto di apertura
In una recente intervista, Moscon che corre alla Ineos ci ha detto: «E’ cambiato molto sul piano dell’alimentazione, dove si era arrivati a livelli un po’ ossessivi. Tra corridori ci si spinge spesso al limite e si arriva al punto quasi di patire la fame ». 

Meno male! Sono in contatto con il collega di Ineos e la sensazione che si fossero spinti un po’ all’estremo si aveva. Sembra brutto dirlo, ma al di là dell’aspetto etico, in certi ambienti la facilità di ricambio dei corridori rende la questione meno urgente. Se invece hai un solo leader e pochi altri atleti di vertice, sei anche spinto a tutelarli di più.

Perché non se ne parla?

Forse perché è una situazione sottostimata e tuttora non compresa. E’ un rischio per il ciclismo, perché fa perdere talenti buoni. Nella fase di passaggio al professionismo, ci sono delle fragilità che non andrebbero sottovalutate. Poi da grande, una volta che sei entrato nel sistema, capisci come gestirti e ti salvi. Ma se ci cadi…

Se ci cadi?

Se ci cadi e continui a correre, non ne esci più

La giornata alimentare di Rebellin ai raggi X

08.02.2021
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L’articolo sulla giornata alimentare di Davide Rebellin non è passato affatto inosservato al pubblico. Ha sollevato anche un certo dibattito. C’è chi lo ha ammirato e chi lo ha criticato, di certo l’alimentazione del corridore veneto non è per tutti.

Noi l’abbiamo sottoposta al giudizio dell’ormai nota nutrizionista del Team Novo Nordisk, Laura Martinelli, la quale lo anticipiamo non “boccia” Rebellin.

Rebellin ad agosto farà 50 anni ed è pro dal 1992. Qui alla Freccia Vallone del 2009
Rebellin ad agosto farà 50 anni ed è pro dal 1992. Qui eccolo nel 2009

Rebellin e la sua età insolita

«Ne sento di tutti i colori – spiega la Martinelli – e sono abituata ad approcci non convenzionali. L’importante è che ognuno trovi il proprio equilibrio e credo che in qualche modo Rebellin ci sia riuscito. Partiamo col dire che con l’età si compensa meno in modo naturale, devi essere sempre più attento. E dove non arriva il fisico devi aiutarti dall’esterno. E infatti il suo modo di alimentarsi non è convenzionale, come non è convenzionale la sua età per fare professionismo».

«La sua colazione è ricca e sempre a base di cereali: quinoa, grano saraceno… che sono inusuali per un italiano. Un altro aspetto che mi ha incuriosito è che lui cena presto, il che di base non è sbagliato. Così facendo, Rebellin fa del digiuno intermittente continuato. Lui cena alle 17 e poi fa colazione verso le 6 del mattino, sono 13 ore di digiuno. Di questa pratica avevamo parlato, lui lo fa in modo blando, ma costante. Rebellin va continuamente a stimolare il metabolismo e la produzione di energia».

Laura Martinelli con i ragazzi della Novo Nordisk (foto Alice Podenzana)
Laura Martinelli con i ragazzi della Novo Nordisk (foto A. Podenzana)

D’accordo sulla carne

Con la dottoressa si passa poi ad analizzare quello che è un po’ il fulcro del mangiare di Rebellin, vale a dire l’assenza di carne.

«Io  – spiega la Martinelli – non sono una nutrizionista per gli estremi. Sono per la riduzione del consumo di carne, ma non per toglierla. Nella scelta della carne andrebbe valutata la provenienza: dove pascolava l’animale, come ha vissuto, cosa mangiava… In breve: andrebbe fatta una scelta qualitativa della carne dal “macellaio di fiducia”. Una scelta che a mio avviso dovremmo fare tutti, non solo i corridori. E’ una scelta sostenibile. Ma ripeto non va tolta a prescindere. Anche perché ci sono produttori e famiglie che allevano in modo corretto. Un po’ quel che avete scritto con la pasta Hammurabi. Senza contare che serve al fisico.

«In generale Rebellin non segue una dieta vegana totale. Lui ogni tanto mangia pesce ed uova e nel complesso tutto è ben gestito ed equilibrato. Il vegano deve integrare per forza con prodotti di sintesi, come la B12. Senza contare che le fonti proteiche naturali contengono carboidrati, tutte. Ed è difficile togliergli o ridurgli i carboidrati.

«Lui per esempio non scola l’acqua del riso. In quell’acqua c’è disciolto dell’amido vuol dire che vuol prendere tutti i nutrienti. Se avesse voluto perdere peso non sarebbe stato facile per lui».

Uova e pesce danno equilibrio all’alimentazione di Rebellin
Uova e pesce danno equilibrio all’alimentazione di Rebellin

Pesce e uova salvano tutto

Durante gli allenamenti abbiamo visto che Rebellin non fa uso di barrette e gel, ma preferisce utilizzare prodotti fatti in casa.

«Per me questo è un fattore collegato all’età. Per decine di anni il suo fegato è stato sottoposto ad un sovraccarico epatico, assumendo prodotti di sintesi. Quindi adesso cerca prodotti naturali. Io lo dico sempre ai miei atleti: sarebbe meglio preferire rice cake, paninetti… cose fatte in casa. E in tal senso i più reticenti sono i giovani. Essendo meno esperti preferiscono far riferimento alle classiche barrette confezionate i cui valori nutrizionali sono ben stampati sull’etichetta. E’ giusto provare in allenamento quella che sarà l’alimentazione in gara e pertanto i prodotti confezionati, ma una volta accertato che sono tollerati sarebbe meglio, almeno per me, mangiare al naturale, anche per il recupero. Preferisco dare il Parmigiano agli aminoacidi BCAA, lo yogurt greco al posto delle caseine…

«In generale – conclude la Martinelli – l’alimentazione di Rebellin è equilibrata. Se non avesse mangiato di tanto in tanto pesce e uova sarebbe cambiato tutto. Poi sì, è molto impegnativa da un punto di vista delle preparazione dei cibi e delle tempistiche, ma questo è un altro discorso. E se sta bene a lui e alla moglie che gliele prepara…sta bene a tutti!».

La pasta del pro’ moderno arriva dal passato

03.02.2021
4 min
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Pasta, la benzina principale del ciclista. Eppure negli ultimi anni è stata spesso demonizzata, modificata, edulcorata. Diete, eccesso di glutine, picchi glicemici… l’hanno portata ad essere quasi bandita. I corridori non hanno fatto come Alberto Sordi: «Maccherone, tu me provochi e io me magno». No, tu mi provochi e io ti lascio lì.

Qualcosa però sta cambiando merito di ricerca e tradizione che si fondono. Si è riscoperta la pasta integrale e quella dei grani antichi. Cereali le cui proprietà sono molte e di elevata qualità. E non è un caso che alcuni team abbiano i loro fornitori speciali. La Pasta di Camerino per esempio riempie le scorte dell’Astana e della Colpack. I nutrizionisti che abbiamo imparato a conoscere cercano continuamente prodotti di qualità, con caratteristiche particolari e più naturali possibili, discostandosi dalle produzioni industriali.

I tre formati della Pasta Hammurabi
I tre formati della Pasta Hammurabi

Un’antico d’avanguardia

Fabio Lo Savio, responsabile della comunicazione di questa “piccola” realtà tutta italiana, appunto La Pasta di Camerino, ci spiega alcune cose che possono darci un’idea di come sia la “nuova vecchia” pasta.

«Tra i nostri prodotti abbiamo la pasta Hammurabi le cui farine provengono da un grano antico, di origine mesopotamica, da qui anche il nome. La particolarità della Hammurabi è che ha un elevato indice proteico, il 22%, e uno scarso indice di glutine, inferiore al 10%. Un elevato contenuto di sali minerali, a partire dal potassio e ha molto ferro. Questo la rende ideale per gli sportivi, sia per il recupero che per fare il pieno in vista degli allenamenti che verranno».

Ma come si è arrivati a riscoprire questo grano? Alla base c’è una grande ricerca.

«Hammurabi è un grano monococco, la sua resa in campo è abbastanza bassa e per questo si era perso, come tanti altri, nel corso degli anni quando c’erano altre necessità. Si preferiva coltivare grani che avessero una resa maggiore. Ha caratteristiche uniche, come abbiamo visto, a partire dal suo contenuto proteico. Sono proteine “buone”, naturali, assolutamente non trattate».

Manuele Boaro (33 anni) in azione all’ultimo Giro
Manuele Boaro (33 anni) in azione all’ultimo Giro

Digeribilità e glutine

La Pasta di Camerino, azienda la cui storia è legata alla famiglia Maccari, è un esempio dell’Italia che funziona (pensate che dopo il terremoto del 2016 ha assunto nuovi operai e in era di covid li ha supportati con un plus sullo stipendio). E in questo progetto la ricerca, legata alla tradizione, ha giocato un ruolo importantissimo. Non è facile infatti realizzare una pasta senza glutine o quasi. Il glutine infatti, come diceva qualche giorno fa la nutrizionista Laura Martinelli, dà consistenza alla pasta e quando lo si toglie si finisce per inserire dei grassi al fine di creare il prodotto.

«Vero – conferma Lo Savio – il glutine serve a dare consistenza alla pasta, che altrimenti non terrebbe la cottura. In passato, chi ha provato a fare paste con grani diversi ha spesso fallito. A quel punto subentra anche l’abilità del pastaio. Noi stessi abbiamo impiegato anni per riuscire nel nostro intento tra ricerca sul grano e appunto la realizzazione della pasta (la Camerino si trova in tre formati: tortiglioni, spaghetti e penne)».

Però il risultato è arrivato. La pasta tiene bene anche con pochissimo glutine, ha un processo di lavorazione naturale, un buon sapore ed è anche parecchio digeribile, altra qualità molto apprezzata dai corridori. A parlarci, già diversi mesi fa, di una pasta altamente digeribile e dei grani antichi fu Manuele Boaro, consigliato dalla sua nutrizionista Erica Lombardi.

Hammurabi ha fornito il pasta party dell’ultima Nove Colli
Hammurabi ha fornito il pasta party dell’ultima Nove Colli

Vicini al ciclismo

I grani vengono coltivati nella zona di Camerino, nelle Marche, e in Romagna. Un prodotto tutto italiano dicevamo il quale per essere di qualità ha bisogno anche di una certa lavorazione. Si diceva che uno dei segreti di una buona pasta fosse un’acqua “buona”.

«E’ così, ma serve anche una aria buona – conclude Lo Savio – noi sfruttiamo l’acqua dei Monti Sibillini, ma anche l’essiccazione avviene con l’aria delle nostre colline a 600 metri di quota. Un’essiccazione che richiede un processo molto più lungo rispetto a quelli industriali.

«Hammurabi è nata nel 2018 e abbiamo capito subito quanto le sue qualità potessero essere apprezzate dagli atleti. Non a caso abbiamo un testimonial che risponde al nome di Juri Chechi, siamo sponsor della Lube Civitanova di pallavolo (team che ha recentemente vinto al Coppa Italia e anche il mondiale, ndr) e siamo vicini al ciclismo. Abbiamo seguito il pasta party della Nove Colli. Supportiamo da vicino la Colpack perché è un team che persegue i nostri stessi valori, è al fianco dei giovani…. Inoltre sappiamo che la pasta Hammurabi è apprezzata anche dai pro’ dell’Astana».

E’ vero che il latte fa male? Risponde Giammattei

14.01.2021
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Latte e lattosio oggi sembrano essere il diavolo fatto cibo. Soprattutto nel mondo dello sport sono allontanati il più possibile. Ma perché? Lo abbiamo chiesto al dotto Carlo Giammattei, ora direttore U.O.S. Medicina dello Sport ambito territoriale Lucca-Versilia, ma in passato medico di molte squadre di primissimo livello: Saeco, Mapei, Fassa Bortolo, nazionale italiana…

Dottore, cos’è il lattosio? E perché in molti ne sono allergici o intolleranti?

Il lattosio è il principale zucchero del latte. Rappresenta il 98% degli zuccheri presente nel latte, oltre a essere presente anche in altri prodotti lattiero-caseari derivati. L’allergia alimentare si presenta unicamente in alcuni soggetti predisposti, dopo il contatto anche solo con minime quantità dell’alimento o tracce da contaminazione. L’intolleranza al lattosio invece si verifica in caso di deficienza dell’enzima lattasi che è in grado di scindere il lattosio, il principale zucchero presente nel latte (latte di mucca, di capra, di asina oltre che latte materno), in glucosio e galattosio. Il bimbo appena nato è in grado di produrre l’enzima lattasi ma con il passare degli anni questa capacità si riduce. Questo provoca la cosiddetta intolleranza al latte che, più propriamente, è un’intolleranza al lattosio.

Subito dopo l’arrivo i corridori integrano con borracce di proteine
Subito dopo l’arrivo i corridori integrano con borracce di proteine
E non si digerisce…

Se non viene correttamente digerito, il lattosio che rimane nell’intestino viene fatto fermentare dalla flora batterica intestinale con conseguente produzione di gas e di diarrea.

Nel ciclismo, ma non solo, viene demonizzato: perché?

Da alcuni anni il numero di italiani intolleranti al lattosio sembra in aumento, forse perché è cresciuta la consapevolezza e la conoscenza sulla patologia e di conseguenza anche i casi diagnosticati. C’è però anche un clima di allarmismo non giustificato nei confronti del latte e ormai da oltre 15 anni sono diffusi in Italia test alternativi per l’individuazione delle intolleranze alimentari, ma spesso non sono attendibili.

Integratori senza lattosio si trovano facilmente anche sui banchi del supermercato
Integratori senza lattosio si trovano facilmente anche sl supermercato
Che effetti genera questa intolleranza?

Non determina gravi problemi dal punto di vista clinico. Il lattosio non digerito viene fermentato dalla flora batterica intestinale creando meteorismo, come accade con molte fibre vegetali. Solo una piccola percentuale di persone intolleranti accusa sintomi di rilievo, come la dissenteria ed il gonfiore addominale. Poiché molta gente soffre di gonfiore addominale, frequentemente viene eliminato il latte sulla base di tale sintomo. Questa scelta di solito non apporta miglioramenti significativi, perché il meteorismo spesso è correlato ad altre cause molto diffuse come: sovrappeso, sedentarietà, insufficiente assunzione di frutta e verdura, insufficiente idratazione…

Molti integratori, a partire da quelli proteici, lo contengono… perché?

Il lattosio viene spesso utilizzato anche come additivo per le sue proprietà (conservante, addensante e stabilizzante): è possibile trovare lattosio nel dado, nel prosciutto cotto e altri insaccati e nella maggior parte dei prodotti da forno. Bisogna sempre leggere la composizione di tutti gli alimenti per evitare l’introduzione accidentale di quote di lattosio. Il lattosio si trova anche in molti farmaci da banco.

E come mai yogurt, parmigiano, ricotta…: alcuni cibi sono consentiti (anzi consigliati) pur appartenendo alla categoria dei latticini?

Oltre a cibi delattosati con un processo industriale, in commercio esistono diversi prodotti lattiero-caseari in cui il lattosio è normalmente assente o si trova in quantità molto ridotte, come gli yogurt (se non addizionati di panna), il Parmigiano, il Grana e in generale i formaggi stagionati, quindi questi alimenti possono essere consumati normalmente anche dai soggetti che sono intolleranti al lattosio.

Il latte al cioccolato agevola il recupero
Il latte al cioccolato agevola il recupero
Una volta si diceva che un bicchiere di latte caldo prima di andare a dormire conciliasse il sonno: è vero o è un falso mito?

Non c’è una giustificazione dal punto di vista biochimico. Il latte è sempre un alimento “ricco” che impegna comunque l’apparato digerente. E’ un effetto psicologico. Nel corso degli anni, diversi studi hanno cercato di capire cosa succede se bevi latte prima di dormire. Invece ci sono molti recenti studi che hanno dimostrato che l’assunzione di latte e cioccolato dopo allenamento ha portato ad una maggiore concentrazione di glicogeno nei muscoli 30 e 60 minuti dopo l’esercizio. I ricercatori hanno anche scoperto che bere il latte magro al cioccolato dopo l’esercizio fisico, ha aiutato a diminuire i marcatori di disgregazione muscolare rispetto al bere un comune sport drink e si ha un miglioramento della performance in vista degli sforzi successivi.

Oggi è impensabile vedere un professionista fare colazione con il caro vecchio cappuccino?

In effetti questa abitudine si è persa anche perché le nuove strategie nutrizionali per migliorare la performance negli sportivi prevedono per la colazione un elevato apporto calorico a base oltre che di carboidrati anche di proteine, che non ci possono fornire il classico cappuccino e brioche. Comunque il classico cappuccino può essere tranquillamente mantenuto. La maggioranza degli individui cui è diagnosticata l’intolleranza al lattosio digeriscono fino a 12 grammi di lattosio in una singola dose (in un cappuccino di solito siamo sotto i 7- 8 grammi). Con un apporto di 24 g, invece, si manifestano appieno i sintomi.

Gioele Bertolini

Termometro sotto zero? Si mangia così…

13.12.2020
4 min
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Freddo ed alimentazione. Cosa succede e come è meglio mangiare quando il termometro scende vicino o sotto allo zero? Ne parliamo con Francesca Della Bianca, nutrizionista della Bardiani CSF Faizanè.

Quel che è successo la scorsa settimana nel 1° Ciclocrss di Nalles è stato indicativo, dopo 40 minuti tutti, atleti ed atlete, hanno iniziato a non sopportare più il freddo. E’ vero nevicava, ma cosa è successo? Da Fruet a Dorigoni, da Bertolini a Francesca Baroni e tutti coloro che si sono ritirati (la maggior parte) hanno vissuto un giorno da tregenda.

Francesca, quanto incide l’alimentazione sul freddo?

Incide parecchio. Il nostro corpo ha riserve di zuccheri limitate, tanto più in situazioni estreme come una gara di ciclocross in cui devi dare tutto e subito, con temperature prossime allo zero e con un alto tasso di umidità, come suppongo ci fosse a Nalles.

barrette
Barrette miste di frutta secca e disidratata, ideali per l’inverno
barrette
Barrette miste di frutta secca e disidratata, ideali per l’inverno
Perché gli atleti hanno iniziato a sentire freddo estremo, soprattutto a mani e piedi, dopo un periodo così preciso, appunto 35-40′? Quello non è anche il limite temporale in cui si smette di bruciare principalmente gli zuccheri…

C’è stato un calo delle riserve, non si bruciavano più solo carboidrati e la termoregolazione ne ha risentito. Durante lo sforzo una parte di quei carboidrati è utilizzata per mantenere costante la temperatura del corpo, ma se stai facendo uno sforzo è chiaro che la stessa energia non la utilizzi più anche per quella funzione. Non c’è più un bilancio in equilibrio. E’ come quando si fa attività fisica durante la digestione. Questa toglie sangue al fisico e viceversa, per questo poi si allungano anche i tempi di digestione appunto. Poi ipotizzo che chi fa il cross sia al picco della forma, quindi abbia percentuali di grasso minime e pertanto si espone di più al freddo.

E come ci si alimenta prima di una prova simile?

Supponendo una colazione alle canoniche tre ore da via, ci devono essere carboidrati complessi, come pane e cerali, meglio se integrali. Grassi, come frutta secca o parmigiano. Proteine, come uova o ricotta. Se mangio solo zuccheri semplici come fette biscottate e marmellata e frutta a tre ore dal via, arriverò “scarico” al via, se invece aggiungo anche proteine e grassi durano più a lungo. “Sopravvivo” ma non farò una prestazione di livello con i soli zuccheri semplici.

Ed uscendo dal discorso del cross, come dovrebbe mangiare un corridore quando è particolarmente freddo? Cosa si mette in tasca quando fa la distanza?

Al di là degli integratori, io consiglio frutta secca per i grassi e frutta disidratata per gli zuccheri: si digeriscono bene, si possono frazionare senza problemi. Inoltre non è in questa fase dell’anno che serve la prestazione. Per chi fa di più va bene anche un paninetto (o due) col prosciutto.

E al rientro?

Entrando nell’ottica che dobbiamo assumere cibi che aiutano a scaldarci e a ripristinare la temperatura dell’organismo, dico che un the o una tisana calda possono andare bene. A pranzo quindi dei carboidrati integrali. In questi periodi sono molto indicate le zuppe di legumi. E poi è sempre meglio preferire le verdure di stagione.

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Spremuta di limone, ricca di vitamina C
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Spremuta di limone, ricca di vitamina C
E le quantità?

Chiaro che abbuffarsi non va mai bene, ma le quantità variano in base ai chilometri fatti.

E per il resto, i vecchi trucchi delle spremute d’arancia, vanno sempre bene?

Se proprio vogliamo assumere degli agrumi, meglio sicuramente la spremuta di limone e non di arancia. Ha più vitamine in assoluto. Inoltre l’arancia è acida, mentre il limone è basico. E’ più facile da digerire. Questa andrebbe presa a digiuno al mattino, 10-15′ prima di fare colazione.

Spremuta di limone al mattino, drink per coraggiosi!

Se proprio non piace, si può aggiungere un pizzico di miele ed allungarla con acqua tiepida. In ogni caso meglio evitare gli agrumi nel corso della giornata, specie la sera prima di andare a dormire, visto che la vitamina C è anche un “eccitante”. Il mio consiglio è di avere buon senso, di ascoltarsi e di preferire la stagionalità dei cibi, variando il più possibile.

I trucchi dei pro’ per non ingrassare

19.11.2020
4 min
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Autunno, tempo di stacco: croce e delizia del corridore. La paura è quella d’ingrassare e allora ci s’inventa un po’ di tutto. C’è chi salta il pranzo, chi digiuna, chi mangia di più e poi preso dai sensi di colpa tira la cinghia il giorno dopo. E quindi ecco venir fuori i trucchi del mestiere, anche se le cose stanno cambiando e l’alimentazione dei pro’, in generale, è vissuta con meno stress.

Uno dei trucchi più in voga, per esempio, è quello di mangiare una barretta 10-15′ prima di terminare l’allenamento ed evitare di arrivare a casa e “divorarsi anche il tavolino”. Tuttavia questo dello stacco è un periodo che va gestito seriamente.

Evitare i “cibi gara”

«Nell’off-season – dice Erica Lombardi, dietista dell’Astana – si passano più ore in casa e i ritmi si alterano. Senza lo stress dell’allenamento si ha anche più “energia” per digerire. E ci sta che si abbia più fame. Con la produzione dell’acido lattico spesso se ne avverte di meno. Quindi un po’ è un problema psicologico, ma un po’ è anche un problema fisiologico. E tutto sommato quando ci si allena gestire l’alimentazione nel suo complesso è più facile».

Le gallette vanno bene anche come spuntino
Le gallette vanno bene anche come spuntino

«Fra i trucchi principali, ma sarebbe meglio parlare di metodologia, c’è quello di ridurre i “cibi gara”. Durante le corse si mangiano molta pasta, patate lesse, riso, parmigiano. In qualche modo bisogna “disintossicarsi” da questi cibi. Meglio ricercare per esempio dei cereali antichi: quinoa, farro, grano saraceno. Questo è anche il periodo per mangiare più fibre. E poi è molto importante il timing. Il momento in cui si mangia e si distribuiscono i carichi alimentari non è secondario. Non bisogna eccedere nell’accumulo di calorie tutte in un pasto, soprattutto se questo è la cena. Meglio essere equilibrati». In poche parole è inutile tirare la cinghia e crollare la sera.

«Oggi i corridori – riprende Lombardi – sono talmente abituati ai loro timing e ai loro cibi che spesso mi cercano perché non sanno come devono comportarsi senza corse. Di certo diminuire un po’ i carboidrati non è sbagliato, ma neanche vanno eliminati. In passato, ci sono stati corridori che a forza di non mangiarne quando hanno ripreso a farlo hanno messo su quasi 10 chili».

I trucchi a tavola

«In nutrizione la somma degli addendi dà risultati diversi. Quindi è importante cosa e quanto mangiare e anche come lo si mangia, soprattutto in questa fase in cui si brucia di meno. Per esempio se ho sulla tavola petto di pollo, farro e insalata, il trucco è di mangiare la parte dei carboidrati per ultima. Perché in questo modo cambia il loro assorbimento e soprattutto arrivando a fine pasto magari anziché mangiarne 150 grammi essendo già un po’ sazi se mangeranno 100 grammi. Quindi l’ordine migliore è insalata, petto di pollo e farro.

«Altra cosa importante è la stagionalità. Vanno preferiti cibi del momento e ancora meglio quelli del posto. Un buon olio d’oliva fa la differenza».

Una zuppa di legumi, ideale la sera
Una zuppa di legumi, ideale la sera

Zuppa a cena

Una volta in questo periodo si diceva solo no. Non mangiare. Il risultato era che il corridore arrivava al ritiro già sfinito (aveva perso muscolo) e stressato (si era morso la lingua per non mangiare).

«Se si fanno due o tre ore – conclude la dietista dell’Astana – meglio mangiare nel finale di allenamento e soprattutto meglio cibi più proteici, come barrette si semi o frutta secca. Non me ne vogliano, ma eviterei gli integratori, almeno in questa fase di pieno scarico. Bisogna stare attenti poi alle calorie vuote. Se mandiamo giù un succo di frutta stiamo mangiando, non bevendo. Tra l’altro stiamo bevendo zucchero che dà il picco glicemico e poi senso di fame. In quel caso meglio un paio di gallette con una fetta di bresaola.

«Sono importanti anche i grassi, ma non da soli. Voglio le noci tipiche del periodo? Bene, ma meglio metterle nell’insalata piuttosto che mangiarle da sole, il volume gastrico (senso di sazietà, ndr) è maggiore».

Infine il dogma dei dogmi: «Cercare di evitare gli zuccheri prima di andare a dormire e la sera meglio le zuppe o i legumi».

Lombardi, parola d’ordine equilibrio

19.10.2020
3 min
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Erica Lombardi è la dietista dell’Astana. Cura l’alimentazione del team insieme al nutrizionista Marchel Hesseling. Nel team turchese che si sta giocando il Giro d’Italia con Jakob Fuglsang cerchiamo di capire come si lavora sotto il puto di vista della giovane e preparatissima dietista toscana.

Come si gestisce un corridore?

Il corpo umano è come una macchina: i grassi sono l’olio del motore, le proteine servono per il telaio e i carboidrati sono la benzina. A me sta il compito di trovare la benzina giusta. Noi vogliamo dare un preciso imprinting alimentare. Dobbiamo essere bravi a sfruttare al meglio la capacità lipidica e quella glicolitica. Durante un Giro d’Italia niente è inventato, tutto è già testato. 

Una borraccia per Fuglsang subito dopo l’arrivo. Il recupero parte da lì
Una borraccia dopo l’arrivo. Si recupera sin da subito
Cosa intendi?

Nei training camp proviamo le diverse situazioni di gara che si possono incontrare. Ci regoliamo sulle esigenze che ci possono essere giorno per giorno. Se c’è una tappa dura mangeranno in un certo modo. Se è più corta e facile in un altro. E soprattutto siamo molto attenti alle caratteristiche dei cibi, cercando quello che può essere più efficiente. Una mela è diversa da una pera. Le caratteristiche dell’una sono meglio per questa o quella tappa. Non si lascia nulla al caso.

Neanche prima del via di una crono?

Come detto ogni cosa è provata. La scienza della nutrizione ha fatto passi da giganti. Sfruttarla al massimo è il nostro “doping naturale”. E ci crediamo molto. Non si guarda solo alle calorie. Per una crono possiamo dire che di certo riduciamo fibre e cibi integrali.

Perché?

Perché servono tanti zuccheri pronti per uno sforzo così intenso e le fibre, che vengono soprattutto dalle verdure, rallentano l’assorbimento degli zuccheri. Trattengono acqua. E lo stesso vale per i grassi: la glicemia si abbassa.

La pasta e il riso sono la fonte primaria di carboidrati
Pasta e riso fonte primaria di carboidrati
Parola d’ordine equilibrio, quindi?

Esatto. In Astana siamo per l’equilibrio. Nessuna dieta strana, niente chetoni. Crediamo ancora nei carboidrati, per dirla semplice. Io ascolto molto i ragazzi. Spesso la quadra si trova proprio in base alle loro sensazioni. Sta a me coglierle. Se sono io ad imporre le mie conoscenze e non li ascolto sbaglio io. Se loro non ascoltano me, sbagliano loro. Lo scambio d’informazioni è importante. Per esempio, la “dieta” prevede che il corridore deve mangiare 200 grammi di pasta, ma magari lui ha più fame o al contrario ha già la pancia gonfia. E quella quantità è sbagliata.

E sono attenti?

In generale sì. Ormai si fidano. E sono anche contenti di avere vicino una figura come la mia. I più scrupolosi sono gli scalatori. Loro guardano anche il grammo. Sono attenti soprattutto nel pasto più importante, cioè quello subito dopo la tappa. Lì, ognuno ha la sua vaschetta (personalizzata) e va a rimpinguare le scorte di glicogeno. Per ripristinarle completamente servono 48 ore, ma noi non le abbiamo chiaramente. Per questo mangiare bene nella scelta e nelle quantità di cibo è fondamentale.

Voi tendete anche ad ascoltarle i corridori quindi?

Siamo una squadra. In teoria anche noi dovremmo sapere le tattiche e non solo le altimetrie o i chilometraggi della corsa, perché a seconda di come si corre ci sarà un diverso dispendio energetico. Se si pensa che cambiamo le verdure a seconda della tappa si può intuire come le esigenze di uno scalatore siano diverse da quelle di un velocista.