Domenica Alessio Magagnotti sarà impegnato nella Gand-Wevelgem U23 con i suoi compagni di squadra della Red Bull-BORA-hansgrohe. Una corsa importante che arriva dopo le fatiche e i successi (due di tappa) ottenuti al Tour de Bretagne (in apertura foto Damien). Per il ragazzone trentino c’è stato giusto il tempo di tornare a casa, disfare le valigie e riposare un po’.
«In questi giorni mi sono riposato – racconta Magagnotti – e mi sono goduto del tempo in famiglia. Il preparatore, dopo il Tour de Bretagne mi aveva detto di non toccare la bici per un paio di giorni, e così ho fatto. In Francia mi sono sentito subito bene, ma ho pagato un po’ di inesperienza. Nella prima tappa ho corso come se fossimo in una corsa di un giorno. Dopo quattro tappe ero finito, più di testa che di gambe, anche perché non ero abituato a tutto questo stress per sette giorni consecutivi».
Prima tappa del Tour de Bratagne e Alessio Magagnotti trova subito la vittoria (foto Gus Sev)Prima tappa del Tour de Bratagne e Alessio Magagnotti trova subito la vittoria (foto Gus Sev)
Rispetto alle altre corse a tappe questa è stata di un livello superiore?
In un certo senso sì, alla Coppi e Bartali non mi sentivo bene fisicamente, ero abbastanza stanco. Mentre in Croazia, all’Istrian Spring Tour, di tappe ne avevamo fatte quattro (di cui uno era un prologo, ndr), un numero che ancora riesco a reggere.
Com’è stato vincere due delle prime tre tappe e poi dover resistere per tutti gli altri giorni?
Non è stato semplice, anche perché erano tutte frazioni lunghe e impegnative, con tanto dislivello e davvero poca pianura. Farle ogni giorno in maniera consecutiva non è facile come sembra, perché sono comunque gare under e non c’è l’organizzazione di una gara di professionisti.
Fondamentale per il successo è stato il lavoro dei compagni di squadra (foto Gus Sev)Fondamentale per il successo è stato il lavoro dei compagni di squadra (foto Gus Sev)
Ci fai un esempio?
Nella prima tappa, che ho vinto, la fuga è andata via dopo due ore corse a tutta. E già da quel primo giorno ho imparato che devo gestirmi meglio sia di gambe che di testa. Volevo vincere a tutti i costi, quindi ho provato tantissime azioni e ho chiuso diversi buchi. Per fortuna stavo molto bene e mi sono rimaste le forze per fare la volata…
Cosa c’è di diverso tra le due vittorie di tappa che hai ottenuto?
Sicuramente nel secondo successo (quello della terza tappa, ndr) ho gestito di più le energie. Sapevo che sarebbe stata dura, nel finale c’era da fare un circuito di otto chilometri per quattro volte, con all’interno uno strappo di quasi due chilometri molto impegnativo. Lì mi sono reso conto di aver tenuto duro di testa, perché volevo vincere.
Terza tappa e altra vittoria per Magagnotti, che questa volta ha corso risparmiando le energie per la volata finale (foto Gus Sev)Terza tappa e altra vittoria per Magagnotti, che questa volta ha corso risparmiando le energie per la volata finale (foto Gus Sev)
Hai detto che la mente ha giocato un ruolo chiave, ci spieghi in che modo?
Oltre che per le vittorie è stato importante tenere duro e finire la corsa. Quelle sette tappe erano importanti anche in vista di una crescita fisica e atletica. Nelle giornate conclusive non mi sono mai staccato perché ero al limite, ma proprio perché pensavo di non avere le forze per restare davanti. Fortunatamente mi sono trovato spesso con Baruzzi e scherzando insieme la fatica si sentiva meno (ride, ndr).
La squadra contava su di te per le volate?
Sì, ma allo stesso tempo non mi hanno messo pressione. Nelle riunioni prima della tappa, se era adatta alle mie caratteristiche, mi dicevano di provare a giocarmi le mie possibilità. Devo dire che in alcune situazioni un po’ di pressione, o di aspettative, mi aiutano a tirare fuori il massimo.
Per Alessio Magagnotti i sette giorni di gara del Tour de Bretagne sono serviti per mettere tanti chilometri e fatica nelle gambe (foto Gus Sev)Per Alessio Magagnotti i sette giorni di gara del Tour de Bretagne sono serviti per mettere tanti chilometri e fatica nelle gambe (foto Gus Sev)
Tornare a vincere dopo un periodo più complicato quanto è importante?
Dopo la Coppi e Bartali mi sono riposato e ripreso bene, tanto che ho corso con i professionisti alla Scheldeprijs che abbiamo vinto con Merlier. Lì mi sono messo a disposizione e ho aiutato a fare il treno per la volata. Poi sono andato alla Roubaix U23, (anche la Red BUll-BORA ha vinto con Davide Donati, ndr) e sapevo di stare bene. Avevo buoni numeri che volevo trasformare in vittorie.
Successi che ti danno morale?
Partire tra gli under 23 con tre vittorie nella prima parte di stagione è qualcosa di bello. Se me lo avessero detto l’anno scorso avrei formato. Sicuramente fanno bene al morale, perché ho visto di essere già a un buon livello per essere al primo anno nella categoria.
Prossimi impegni?
Dopo la Gent-Wevelgem di domenica correrò alla Rund um Koln e alla Classique Dunkerque con i professionisti. Alternare corse under 23 a quelle dei pro’ mi dà qualcosa in più in termini di ritmo e di chilometraggi lunghi.
Con Cesare Benedetti facciamo un punto sul suo percorso da diesse e quelle che sono le aspettative sui giovani italiani nel team: Finn, Donati e Magagnotti
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LODI (LO) – Cesare Benedetti è alla sua seconda stagione in ammiraglia della Red Bull-BORA-hansgrohe, anche se il debutto ufficiale era arrivato a pochi mesi dal ritiro dalle corse, nel 2024. Qualche esperienza per prendere le misure e poi lanciarsi in questa avventura, che lo ha tenuto nel mondo del ciclismo ma guardandolo da un’altra prospettiva. Può sembrare banale, ma quando passi una vita in bici, non è facile scenderne e osservare tutto da un’angolazione differente.
«Nel 2025 ho spaziato dalla categoria under 23 ai professionisti, passando anche da un paio di esperienze con la formazione juniores», ci racconta mentre si prepara tra le ammiraglie per la seconda tappa della Coppi e Bartali. «Ho avuto modo di vedere tutti gli aspetti di questo nuovo mestiere, sia a livello tattico, ma anche logistico e organizzativo».
Cesare Benedetti e alla sua seconda stagione come diesse del team Red Bull-BORA-hansgroheCesare Benedetti e alla sua seconda stagione come diesse del team Red Bull-BORA-hansgrohe
Come definiresti la prima stagione da diesse?
Intensa, anche solo per imparare a usare la strumentazione, computer, file, documenti, presentazioni. Tutte nuove applicazioni e metodi di lavoro che prima non erano nei miei pensieri. Però una volta presa la mano si va sempre più veloci. Quest’anno avrò ancora un bel programma, sarò sempre con under 23 e team WorldTour. Inoltre ci sono corse come questa dove insieme ai pro’ abbiamo corridori della squadra Rookies.
L’approccio con le categorie giovanili è stato facile?
Mi sono dovuto abituare a tante cose, ma soprattutto mi sono dovuto rifare un’idea delle categorie under 23 e juniores. Rispetto a quando ci correvo io, vent’anni fa, si fa tutto in maniera più professionale. E’ stato quasi uno shock, già con gli juniores, perché alla fine si lavora in maniera abbastanza simile al WorldTour.
Lorenzo Finn è in crescita, secondo Benedetti un altro anno nel devo team gli sarà utile per crescere e migliorare ancoraLorenzo Finn è in crescita, secondo Benedetti un altro anno nel devo team gli sarà utile per crescere e migliorare ancora
In cosa vedi certi somiglianze?
I carichi di lavoro sono ancora diversi, ovviamente, anche perché bisogna lasciare ai giovani quel margine di crescita che servirà loro quando passeranno professionisti. Però i ragazzi hanno tante informazioni in più, quindi a livello di approccio tecnico e di conoscenza sono mondi ormai molto vicini.
Hai lavorato tanto con Lorenzo Finn, uno che il talento sembra proprio averlo…
Siamo consapevoli che ci sia una grande dose di talento, ha vinto due mondiali consecutivi in due categorie differenti. Tuttavia allo stesso modo si deve cercare di non metterlo sotto pressione. E’ una cosa che si fa soprattutto per lui, anche perché le cose non vanno sempre bene. Possono capitare dei momenti di difficoltà in cui non gira tutto secondo le aspettative.
Donati ha iniziato alla grande il suo secondo anno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, con due vittorie di tappa al Giro di SardegnaDonati ha iniziato alla grande il suo secondo anno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, con due vittorie di tappa al Giro di Sardegna
Certi momenti fanno parte della carriera, no?
Assolutamente, quando uno è abituato che gli vengono le cose facili, a livello psicologico, non è facile se ci sono imprevisti o dei periodi in cui si va meno forte di quanto ci si sarebbe aspettati. Lorenzo (Finn, ndr) è un ragazzo molto attento, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Che cosa pensi della sua scelta di restare nel devo team?
Avrà comunque modo di correre con i professionisti, come fatto in Sardegna, qui alla Coppi e Bartali e come farà poi al Tour of the Alps. Nel frattempo le gare under 23 gli permetteranno di fare esperienza nel gestire la squadra e i momenti della gara. Correre senza radioline costringe i ragazzi a imparare a comunicare, e questo credo sia parte del processo per abituarsi a diventare leader.
Con il fatto che al Tour de l’Avenir parteciperà con la squadra cambia qualcosa nella preparazione?
Non cambierà molto, perché è vero che nel 2025 aveva corso l’Avenir con la nazionale, ma comunque aveva seguito un programma di avvicinamento fatto da noi. Al momento però ci concentriamo sull’arrivare pronti al Giro Next Gen, che sarà il primo vero obiettivo stagionale.
Alessio Magagnotti, qui nella volata di Massalengo all’ultima Coppi e Bartali, sta facendo diverse esperienze che gli saranno utili in futuroAlessio Magagnotti, qui nella volata di Massalengo all’ultima Coppi e Bartali, sta facendo diverse esperienze che gli saranno utili in futuro
Un altro profilo interessante è quello di Davide Donati…
E’ cresciuto fisicamente, ma già l’anno scorso mentalmente era pronto come corridore. Ha una buonissima visione di corsa e sa dove deve essere al momento giusto. Per cui credo che nelle prossime gare, soprattutto in quelle under 23 potrà dire la sua.
Tra i nuovi c’è Magagnotti, che già si è fatto vedere e si è preso qualche responsabilità.
Ha un carattere molto tranquillo, come molti velocisti. Sicuramente un po’ di pressione la sentirà, può essere normale quando si entra in un devo team, ma al momento lo vedo sereno. Il potenziale c’è, questo sicuramente, ma anche per lui vale il discorso che deve crescere e maturare. Avrà modo di fare una stagione più programmata, aspetto che può permettergli di fare un bel salto di qualità.
Faccia a faccia con Lorenzo Finn: le gare con i professionisti, l'esordio tra gli U23 in maglia iridata, il test al Tour of the Alps e la voglia di restare ancorato alla realtà
La stagione under 23 è entrata nel vivo, che cosa ha visto il cittì Amadori e come cambierà l'approccio della nazionale in questa categoria che sta cambiando in continuazione?
Fausto Boreggio è il team manager della Autozai Contri, la squadra juniores che lo scorso anno ha portato Alessio Maganotti al devo team della Red Bull Bora. Dopo una lunga militanza in club under 23, il suo punto di vista può essere utile per fare un altro punto sulla categoria, ora che la stagione è cominciata e presto i nodi segnalati dal gruppo di lavoro promosso da Enrico Mantovanelli verranno al pettine.
«Nel 2023 sono entrato con gli juniores – racconta – e si è capito subito che la realtà fosse diversa rispetto a prima. Sono rientrato con una piccola squadra, il Team VCA di Anguillara Veneta, e le ho dato comunque una buona impronta organizzativa. Mi sono reso conto subito che già allora gli juniores fossero sullo stesso livello degli U23 che avevo lasciato anni prima. Ora invece tocco con mano che fra il 2023 e il 2025 il livello è cresciuto ancora in maniera esponenziale, tant’è che anche restare al passo diventa impegnativo».
Fausto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23Fausto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Sono cresciuti anche i ragazzi secondo te?
Sul piano dello sviluppo morfologico, di sicuro. E’ uno sviluppo che inizia dalle categorie inferiori, perché adesso anche gli esordienti cominciano ad allenarsi insieme a dicembre: stiamo arrivando alla follia. Esordienti che fanno 40 chilometri e, quando li vedi in bici, sembrano veramente dei professionisti. Possiamo discutere se sia un bene o un male, però è così. La differenza è che quando lavoravo con gli under 23 i ragazzi avevano determinate esigenze e ora che sono con gli juniores ne hanno altre. Perché la maturità è un po’ diversa e quindi c’è da rapportarsi in altro modo.
Qual è il messaggio che vuoi o riesci a far passare con gli juniors?
Io cerco di insegnargli che questo è un percorso necessario che dobbiamo fare insieme. Quindi cerco di proporgli un’attività in cui la vittoria non sia l’unica opzione, anche se è importante perché ti dà autostima, morale e tutto quello che porta con sé. Sto cercando anche di fargli capire che è sbagliato pensare che la carriera finisca se non vai in un devo team.
E’ quello che pensano?
Se dopo i due anni non approdano in una di quelle squadre, i più smettono di correre perché sembra che a quel punto il ciclismo sia finito. Ma non è così, non va bene. Io sto cercando di fargli capire anche che, sperando che cambi qualcosa, c’è la possibilità di andare in una squadra che ti permetta di maturare per uno o due anni. Chi ci dice che fra i 100-150 juniores che smettono non ce ne siano alcuni, anche pochi, che ancora non hanno la maturità giusta e che la raggiungeranno l’anno successivo? E qui mi allaccio al discorso che il terzo anno negli juniores secondo me sarebbe una cosa giusta.
La Autozai Contri si è presentata a Verona. Alla serata, ospite anche MagagnottiLa Autozai Contri si è presentata a Verona. Alla serata, ospite anche MagagnottiLo staff messo assieme da Boreggio è numeroso e qualificato
Hai esempi in questo senso?
Un paio di stagioni fa avevo un ragazzo che sicuramente, se fosse rimasto un altro anno, avrebbe avuto uno sviluppo diverso. E’ passato in una squadretta e adesso sta anche andando bene, però ce ne sono alcuni che fisicamente proprio non sono formati.Non tutti sono come Magagnotti.
Secondo te per il resto della squadra aver avuto Magagnotti è stato uno stimolo, un vantaggio, oppure li ha fatti sentire piccoli, perché lui è così grande?
Secondo me, dipende da chi li dirige. Per molti della squadra, Alessio è stato un insegnamento. Anzi, dirò di più e faccio l’esempio di Marco Pierotto. Lui è un ragazzo intelligente e con Magagnotti in squadra ha imparato, è migliorato e soprattutto lo ha sfruttato a suo vantaggio.
Sfruttato?
Tutti aspettavano Alessio e Pierotto ne approfittava. La tappa che ha vinto in Abruzzo è venuta proprio per questo. Avere in squadra un corridore così forte deve essere uno stimolo e un insegnamento. Se però il direttore sportivo trova il Magagnotti di turno e dice agli altri ragazzi, che hanno 16 anni, che c’è da tirare per lui, allora quella squadra non va lontano.
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamentoCon nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Le osservazioni fatte dalle squadre che vorrebbero riformare gli juniores sono pertinenti e fondate: perché tante società fanno fatica ad aderire?
Perché qualcuno potrebbe aver pensato che, essendo partito tutto dal mio general manager Mantovanelli, ci sia sotto la voglia di trarne un vantaggio personale. In realtà non è così, perché ci stiamo battendo per delle cose che mi sembrano ovvie e che dovrebbero essere cambiate dalla Federazione. Una su tutti è la partecipazione dei club al campionato italiano. Le donne junior lo fanno e gli uomini no, non capisco. Con la formula che vorremmo proporre, ci sarebbe ampio spazio per chi preferisce partecipare in una rappresentativa regionale.
La categoria è cambiata, ma resta imbrigliata in regolamenti superati?
Mi sembra la foto esatta della situazione. L’UCI dice una cosa, noi ne diciamo un’altra. Adesso possiamo andare a fare una gara internazionale con dei team misti, le devo possono farne finché vogliono.
Secondo il cittì azzurro Salvoldi, il livello dei tecnici della categoria è di buonissima qualità, mentre i presidenti non accettano il cambiamento.
Sono pienamente d’accordo. Vedo tanti giovani, alcuni che hanno voglia di imparare e alcuni che pensano di essere già arrivati. Non basta aver corso in bici per fare il direttore sportivo, un po’ di esperienza e di gavetta sono necessarie, però sbagliando si impara. Per fare il tecnico devi crescere e allargare il gruppo attorno a te…
La Autozai Contri juniores si rilancia nel dopo Magagnotti con un gruppo giovaneLa Autozai Contri juniores si rilancia nel dopo Magagnotti con un gruppo giovane
In che senso?
Se non ti costruisci intorno uno staff di assoluto livello, non vai da nessuna parte. Noi non obblighiamo nessun ragazzo, ma ad esempio abbiamo trovato un nutrizionista che insegna come costruire il propriopiano alimentare, partendo da quello che ti piace mangiare. Non è un discorso restrittivo, ma serve per imparare a bilanciare gli alimenti. Questo è solo un esempio. Ho trovato due meccanici giovani che hanno voglia di imparare, ho trovato un massaggiatore giovane. Se non coinvolgiamo i giovani, non andiamo da nessuna parte.
Come si riparte dopo Magagnotti?
Abbiamo fatto un cambio radicale, andando a pescare fra i giovani più promettenti del Veneto. Abbiamo nove primi anni, consapevoli che il collettivo è più forte, ma anche che un leader così ci manca. Sicuramente l’inizio, sarà un po’ difficile, ma bisogna avere almeno due o tre mesi per entrare nell’ottica giusta. Poi la strada dirà se abbiamo fatto bene o se abbiamo sbagliato tutto.
Nell'ultimo periodo tra gli juniores Pierluigi Garbi ha mostrato un'incredibile costanza di risultati, ma manca la vittoria. Ne abbiamo parlato con lui
Alessio Magagnotti risponde da Denia, in Spagna, dove si trova per perfezionare la condizione in vista dei prossimi impegni stagionali. Il tuffo nella nuova realtà Red Bull-BORA-hansgrohe è già stato fatto e il trentino ha anche avuto modo di entrare nelle dinamiche di gara. Al primo appuntamento stagionale, infatti, Magagnotti ha conquistato un terzo posto al Trofeo Palma (a destra nella foto di apertura). Un doppio salto visto che così il neo under 23 si è messo alla prova già con i professionisti.
«La squadra ha visto che in allenamento mi stavo muovendo bene – ci spiega Alessio Magagnotti – e mi ha dato fiducia. Eravamo in ritiro e nel fare qualche sprint con i grandi mi sono difeso, così hanno deciso di farmi correre al Trofeo Palma e con i gradi di capitano. Poi purtroppo a un paio di chilometri dal traguardo, quando mi trovavo a ruota di Arne Marit che doveva lanciarmi la volata, sono rimasto attardato per una caduta. Nel rientrare ero già fuori giri e in confusione, così ho fatto un brutto sprint».
Alessio Magagnotti ha fatto il suo esordio in maglia Red Bull-BORA-hansgrohe al Trofeo Palma l’1 febbraioAlessio Magagnotti ha fatto il suo esordio in maglia Red Bull-BORA-hansgrohe al Trofeo Palma l’1 febbraio
Hai raccolto comunque un terzo posto…
Vero, è stata una volata confusa ma se mi avessero detto che alla prima gara sarei arrivato sul podio non ci avrei mai creduto. Non mi aspettavo di iniziare la stagione così presto e già tra i professionisti, figuriamoci essere lì come uomo designato per lo sprint finale.
Com’è stato indossare questa nuova maglia?
Me la sono goduta. Ormai è da qualche mese che ci pedalo, però devo dire che quando mi è arrivato a casa lo scatolone con tutti i vestiti mi ha fatto un certo effetto. Mettere nell’armadio il kit della Red Bull-BORA, una squadra così importante fa rimanere quasi senza parole. Anche stare sul bus del team, prepararsi e fare la riunione tattica, è una cosa particolare quando la fai per la prima volta. Fino all’anno scorso avevo sopra la testa il gazebo dell’Autozai. Insomma è un passo importante.
Ecco la volata raccontata da Magagnotti, con la lingua di fuori, alle spalle di Arne MaritEcco la volata raccontata da Magagnotti, con la lingua di fuori, alle spalle di Arne Marit
Ti stai ambientando nella nuova squadra?
E’ un mondo diverso. Oltre al fatto di dover parlare in inglese, dove faccio ancora fatica, direi che è tutta un’altra cosa. Qui devo pensare solamente a fare l’atleta, curarmi, essere puntuale agli appuntamenti e guardare i programmi di lavoro e gare. Per il resto siamo seguiti a 360 gradi.
Hai tanti compagni di squadra italiani con cui confrontarti, e chiedere consigli…
Con Lorenzo Finn e Davide Donati mi trovo bene, anche con i corridori italiani del WorldTour mi sono subito sentito a mio agio e accolto. Ci siamo conosciuti al primo ritiro a ottobre, in Austria. Era fatto apposta per conoscersi, stare in gruppo e creare affiatamento, non abbiamo pedalato. Infatti quando ho firmato il contratto ho chiesto subito se avessi dovuto portare la bici, mi hanno detto di no.
Indossare per la prima volta la divisa di un team così importante fa un certo effettoIndossare per la prima volta la divisa di un team così importante fa un certo effetto
Avete iniziato a pedalare più avanti?
Nel primo ritiro, a dicembre, ci siamo trovati in bici per la prima volta tutti insieme. Lì ho capito come funziona il mondo Red Bull.
Come funziona?
Allenamenti totalmente diversi, una cosa che mi ha colpito è stata l’uscita di scarico. Si va davvero piano. Fino all’anno scorso ero abituato a fare scarico in Z2 alta e con qualche strappetto fatto forte. Ora invece stiamo bassi, in Z1. All’inizio magari mi andava di spingere, poi ti abitui. Insomma, quando ti dicono di andare piano non è che rifiuti (ride, ndr).
Ecco il team Red Bull-BORA-hansgorhe Rookies 2026Ecco il team Red Bull-BORA-hansgorhe Rookies 2026
L’approccio agli allenamenti, è tanto diverso?
E’ molto conservativo, non stiamo facendo tante ore. Ora siamo sulle quindici o diciassette a settimana. Poi sto facendo qualche lavoro specifico diverso, VO2 Max e potenziamento con rapporti lunghi e bassa cadenza tenendo comunque i battiti alti. La cosa bella è che ho un rapporto costante con il mio preparatore, Sylwester Szmyd, con cui mi trovo molto bene. Parla italiano e questo rende tutto più semplice.
Con i compagni nuovi ti trovi bene?
Sì, siamo tanti che sono under 23 di primo anno, sei o sette. C’è qualcuno che ho già visto alle gare, come quelli che sono passati dall’Auto Eder (il devo team juniores delle Red Bull-BORA-hansgrohe, ndr). Anche qualche ragazzo al secondo anno l’ho già conosciuto alle corse da junior, vista la differenza di età. Ad esempio con Fietzke e Clemmens ci avevo corso al GP del Perdono nel 2024.
Magagnotti ha già incontrato molti suoi compagni di squadra, da avversari, nella categoria juniores (foto Giro della Lunigiana)Magagnotti ha già incontrato molti suoi compagni di squadra, da avversari, nella categoria juniores (foto Giro della Lunigiana)
Messo alle spalle l’esordio ora che programmi hai?
Al momento sono a Denia, per fare un blocco di lavoro e di allenamenti. C’è qui anche l’Autozai e ho chiesto un supporto a loro, mi fa piacere ritrovarli e stare del tempo insieme. Questo inverno sono venuto, sempre qui a Denia, anche con Fantini. Messo alle spalle questo ritiro correrò a Le Samyn e poi la campagna del Nord con la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, in mezzo dovrei andare a correre in Croazia.
Prima volta sulle pietre?
Sì, vedremo come me la caverò. Penso di avere delle buone caratteristiche, però poi correrci sopra è un’altra cosa. Vediamo, parto senza aspettative ma con tanta curiosità. Alla fine erano le gare che guardavo e sognano davanti alla televisione.
Il Giro della Sardegna ci lascia 2 vittorie di Davide Donati, 20 anni del devo team Red Bull-Bora. Il buon umore coinvolgente. Le volate. L'amicizia con Finn
Alla base non tutto va come viene raccontato e neppure l’UCI sembra tanto sintonizzata sulle reali necessità degli juniores. I devo team e i procuratori passano attraverso il gruppo pescando a strascico, mentre a chi investe su un atleta di talento spettano indennizzi il più delle volte simbolici. Considerando che la categoria è ormai il vero accesso al professionismo, sarebbe forse il caso di ridiscuterne le regole.
Di questo avviso è senza alcun dubbio Enrico Mantovanelli, general manager dellaAutozai ContriTeam (in apertura con Alessio Magagnotti), che ci offre un viaggio avvincente tra le sue perplessità e le difficoltà che incontra nella gestione della sua squadra.
A partire dallo scorso anno, la Autozai juniores ha avviato un processo di crescita per tenere il passo dei team esteri (photors.it)A partire dallo scorso anno, la Autozai juniores ha avviato un processo di crescita per tenere il passo dei team esteri (photors.it)
Che cosa succede?
Succede che negli ultimi due anni la categoria juniores ha subito una trasformazione enorme, non accompagnata da un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni. Il movimento sta vivendo un momento difficile. Il numero di ciclisti praticanti su strada è in netta diminuzione, anche per problemi di sicurezza. Inoltre c’è un’esposizione della categoria a livelli altissimi, anche sopra agli U23. Questo ha spinto le società a un adeguamento del budget, per stare al passo con le realtà che arrivano dall’estero. La Grenke-Auto Eder arriva alle corse con un camion, 20 biciclette Specialized, divise, preparatori: un team chiaramente superiore a quelli italiani.
E ormai non sono soli…
Come loro ci sono la Visma, la Education First e tante altre squadre stanno facendo una filiera anche negli juniores. Si rischia che i pochi corridori buoni che ci sono, vadano a correre in queste società. Perciò alcuni si sono rimboccati le maniche per far fronte a questo sistema, altri hanno chiuso e altri ancora si sono salvate per il rotto della cuffia.
Che cosa significa rimboccarsi le maniche?
Noi abbiamo trovato un processo di rinnovamento e aumento del budget, che negli ultimi due anni è raddoppiato. Abbiamo avuto la fortuna di avere un atleta come Magagnotti che ci ha portato ad un livello altissimo, ma abbiamo sperimentato problemi da cui si capisce che l’UCI e la FCI non stiano capendo dove sta andando il movimento degli juniores.
Magagnotti ha vinto 16 corse su strada al secondo anno da juniores, più titoli mondiali ed europei in pista (immagine Contri-Autozai)Magagnotti ha vinto 16 corse su strada al secondo anno da juniores, più titoli mondiali ed europei in pista (immagine Contri-Autozai)
Su cosa ti basi?
Vi faccio proprio l’esempio di Magagnotti. Corridore da 16 vittorie su strada, due titoli mondiali e i campionati europei. Al primo ritiro con la Red Bull ha già fatto vedere i suoi valori, è uno che salvo imprevisti scriverà una pagina di ciclismo. E’ inammissibile che una società WorldTour venga a prendere il nostro corridore e ci paghino 4.500 euro di punteggio, che è il tetto massimo previsto dalla Federazione.
Senza alcuna trattativa?
Non abbiamo possibilità di dialogo con queste società, per capire se ci vengono incontro con qualcosa. Eppure quando noi abbiamo preso Magagnotti allievo dalla Forti e Velociabbiamo speso gli stessi 4.500 euro di punti, più altri 2.500 che abbiamo dovuto dare al Comitato regionale. In questi anni abbiamo investito sull’atleta. Ritiri, preparazioni, portarlo ovunque, mettergli una squadra a disposizione, dargli del materiale tecnico al suo livello. Ti capita di avere un gioiellino come lui, lo cedi e con le entrate che ne derivano, dovresti riuscire a proseguire l’attività.
Invece no?
Succede a noi e anche ad altri. I procuratori arrivano a prendersi i corridori fin dagli allievi, quindi a maggior ragione quello degli juniores è un mondo molto seguito. Non ci sarebbe niente di male, innanzitutto, se si rivedesse questo tetto massimo di punteggio che una società under 23 deve pagare per un atleta di questo livello. Altrimenti le società vanno a morire. Basta che l’anno prossimo saltino un paio di sponsor e anche noi chiudiamo. Poco importa che abbiamo fatto crescere Magagnotti e prima Affini, Mozzato, Zana e a suo tempo Rebellin.
Mantovanelli spiega che prendendo Magagnotti dalla Forti e Veloci, ha supportato la squadra trentina con materiale tecnicoMantovanelli spiega che prendendo Magagnotti dalla Forti e Veloci, ha supportato la squadra trentina con materiale tecnico
In che modo una società WorldTour potrebbe venirvi incontro?
Quando abbiamo preso Magagnotti dalla Forti e Veloci di Trento, così come facciamo con altre squadre, abbiamo avuto un minimo di riconoscenza verso la società dove l’atleta è cresciuto. Non in termini economici, ma di caschi, ruote, materiali. Una mano su qualcosa la diamo. Questo non avviene al livello superiore, anche se le WorldTour muovono budget di 60 milioni di euro. Nella trattavia con loro andrebbe prevista una normativa a parte.
Parlavi dei Comitati regionali.
La FCI sta facendo di tutto per non venire incontro alla società in termini di costi e non ha ancora capito che il ciclismo è uno sport, non è politica. Nel momento in cui io do un peso superiore ai Comitati regionali, è evidente che li porto dalla mia parte. Se però questo avviene a discapito delle società, non mi sta più bene. Se vado a prendere un corridore fuori regione, devo pagare i punti al suo Comitato regionale. Ma perché devo pagare questi punteggi? Cosa ha fatto il comitato regionale per questi ragazzi? Il Presidente Dagnoni dice che il Comitato regionale investe nel settore giovanile.
Non è vero?
No! Investe per creare della burocrazia, per creare delle visibilità, creare degli interessi di voti che a me, come società ciclistica, non interessano. Altro esempio, quest’anno per motivi nostri abbiamo spostato la sede legale e l’affiliazione da Verona a Trento. Ho dovuto pagare al Veneto i punteggi dei corridori che erano già miei, semplicemente perché ho spostato la sede da Verona a Trento. Ho buttato via più di 5 mila euro, che avrei potuto investire sulla mia squadra e sui miei corridori, invece li ho dati a chi non so cosa ci farà.
La Grenke-Auto Eder è il team juniores della Red Bull-Bora-Hansgrohe e ha mezzi tecnici ed economici superiori alla mediaLa Grenke-Auto Eder è il team juniores della Red Bull-Bora-Hansgrohe e ha mezzi tecnici ed economici superiori alla media
Cosa ci farà?
Una volta questo sistema era stato fatto per disincentivare il cambio di regione, ma oggi i corridori sono talmente pochi, che se non si spostano non si riesce a fare le squadre. Oggi il corridore veneto, anche se corre per una squadra trentina, quando va ai campionati italiani o al Lunigiana, corre con la maglia della regione dove risiede. Quindi perché devo dare dei soldi al Comitato veneto se i miei corridori veneti, se convocati, indosseranno la maglia del Veneto e non quella del Trentino?
Cosa c’è ancora?
I campionati italiani juniores non possono più essere per rappresentativa regionale, perché la gara viene falsata completamente. Lo scorso anno c’erano più di 30 corridori della Lombardia e quattro corridori del Trentino. Come fai a correre in quella maniera? Almeno diamo la possibilità alle prime 10-15 società del ranking nazionale di portare 5 corridori e per quelle al di sotto di un certo punteggio si faccia la rappresentativa regionale.
Cosa cambierebbe?
Se il mio corridore vince il campione italiano, lo vince con la maglia regionale. Ma farebbe fatica perché l’anno scorso Magagnotti, appena si muoveva, ne aveva dieci sulle ruote e non poteva farci niente. Quindi, perché fanno tutte queste cose? Per dare dei contentini ai Comitati regionali, perché sono poi quelli che appoggiano la struttura nazionale e che votano in un certo modo.
Nelle gare juniores in cui si corre con rappresentative miste, ciascun corridore milita nel team della regione in cui risiedeNelle gare juniores in cui si corre con rappresentative miste, ciascun corridore milita nel team della regione in cui risiede
Che cosa faresti?
Se vogliamo che il ciclismo degli juniores vada avanti e la categoria abbia un senso e soprattutto per competere con il resto delle strutture a livello europeo, dobbiamo cambiare assolutamente il registro. Dobbiamo mettere da una parte la politica e guardare di investire nel ciclismo. Gli juniores non sono una categoria promozionale, il mondo è cambiato. I costi sono aumentati.
Non si può più fare finta di niente?
Quando correvo io, ogni settimana c’erano corse a Padova, Treviso, a Verona, a Mantova… Oggi se ne sono 3-4 al massimo in tutta Italia e sono tutte gare di un certo livello. Vuol dire che le spese per portare gli atleti sono aumentate. E le squadre iniziano a chiudere – come hanno chiuso il Team Giorgi e la Aspiratori Otelli – e non è detto che l’anno prossimo chiudiamo anche noi. Qualcuno dovrà spiegare perché le società chiudono?
ll tema merita attenzione e si somma al quadro critico che l’avvento dei devo team ha prodotto fra gli under 23. Fare ciclismo di qualità restando in Italia è possibile, altrimenti perché verrebbero in massa dall’estero per prendere i nostri talenti? Si dia però alle squadre la possibilità di essere competitive, alleggerendo un carico che non spetta a loro sostenere. Può essere davvero questo sistema di tasse e gabelle a tenere in piedi le attività dei Comitati regionali?
Abbiamo chiesto a Paolo Slongo di leggere per noi la preparazione di Lenny Martinez. I volumi sono in linea con gli juniores, ma usa metodi troppo avanzati
I cent’anni della Forti e Veloci di Trento non potevano passare con le parole del comunicato e le foto della festa. Era il 1925 quando la squadra venne fondata, come fa a essere ancora qua a sfornare corridori come i fratelli Bais, Samuele Rivi, Magagnotti e Fedrizzi? Di mezzo c’è la storia del ciclismo, che poi è quella d’Italia. E così, quando ci siamo resi conto che c’è ancora in azione qualcuno che conobbe i primi fondatori, non abbiamo resistito alla tentazione di calarci in un racconto che per molte pagine sarà in bianco e nero. Lui si chiama Fulvio Valle, attualmente presidente onorario della squadra, ha 81 anni (nella foto di apertura è con l’attuale presidente Alessandro Groff).
«Sono stato in questa società per 57 anni – dice – e quando nel 1965 venne fatto il quarantennale, in quella foto fatta in Piazza Duomo c’erano forse tutti i fondatori del 1925. Io sono entrato tre anni dopo, ma li ho conosciuti. Uno che ha fatto il Giro d’Italia, Guido Janeselli che era del 1902. Lo stesso Dario Widmann, che era del 1905. Eppure sono fiero di dire che lo spirito di oggi, anche se completamente diverso nei concetti, ricalca lo spirito della fondazione».
I festeggiamenti per i 100 anni del Forti e Veloci presso l’Auditorium Sant’Orsola di Cirè di PergineRemo Mosna, Diego Nart e Giovanni Giovannini: le foto, i testi e l’impaginazione del libro sui 100 anniI festeggiamenti per i 100 anni del Forti e Veloci presso l’Auditorium Sant’Orsola di Cirè di PergineRemo Mosna, Diego Nart, e Giovanni Giovannini: le foto, i testi e l’impaginazione del libro sui 100 anni
La svolta epocale del 2019
Racconta di essere entrato nella Forti e Veloci a 24 anni nel 1968, anno di nascita di chi scrive questo articolo, e questo dà ancora di più il senso della profondità della storia. Dice di aver visto passare tre presidenti prima che venisse il suo turno e poi di averlo dovuto fare ancora quando morì Silvano Dusevich. E poi ridendo aggiunge che non si possono raccontare cent’anni di storia in pochi minuti: anni di risultati eclatanti e anche di difficoltà e scarsi riscontri.
«La società è molto attiva – dice – in fondo è sempre uguale. Nell’aprile del 2019 è scomparso il mio presidente, Silvano Dusevich, che era un vero filantropo. Era una persona che godeva nel dare alla società, nel senso schietto. Erano un tutt’uno. In quel momento ci siamo ritrovati e ci siamo guardati intorno. Nel direttivo c’erano dei personaggi storici, però si capiva che fosse arrivato il tempo di dare una sterzata. Diciamo che quei saggi di allora ci sono ancora oggi, quando c’è da dare una mano per organizzare una gara. Ma quel giorno c’è stata una svolta epocale, perché sono entrate delle persone giovani, persone super preparate, anche professionisti che hanno dato un’impronta completamente moderna».
E’ il 1925, nasce a Trento il Forte e Veloci con 19 atletiOttobre 1965: 40 anni dopo la fondazione i primi atleti della Forti e Veloci si ritrovano a TrentoE’ il 1925, nasce a Trento il Forte e Veloci con 19 atletiIl loro presidente è Tullio Dal Pra: la squadra si è staccata dal Club Trentino 1887Ottobre 1965: 40 anni dopo la fondazione i primi atleti della Forti e Veloci si ritrovano a TrentoSilvano Valle racconta di averli conosciuti: da Janeselli a Widmann
Gli ostacoli del presente
Il nuovo direttivo è composto da una varietà di persone che hanno consentito la svolta. Sono venute due vittorie consecutive alla Coppa d’Oro con Magagnotti e Brandon Fedrizzi. Edoardo Caresia ha vinto il campionato italiano a Boario.
«Eppure tutti loro – precisa Valle – credono nei colori della squadra. Non tanto al rosso e al blu che ci distingue da sempre, parlo dei valori che dal 1925 a oggi ci hanno consentito di tenere in piedi la società, nonostante oggi fare ciclismo anche a livello giovanile sia tutto fuorché facile. La burocrazia e gli impegni finanziari stanno facendo chiudere tantissime società. Possiamo girarci attorno finché vogliamo, ma ci sono esempi eclatanti dalla Zalf Fior alla Giorgi: ci rendiamo conto che qualcosa non funziona più? Noi proviamo a tenere duro e magari i ragazzini questo non lo capiscono. Non riescono a cogliere appieno i valori, loro vedono che ci sono i direttori sportivi preparati. Abbiamo Claudio Caldonazzi, direttore sportivo degli allievi negli ultimi 30 anni, che è conosciuto e stimato in tutta Italia.
«I ragazzi vedono che c’è questa attività e magari non si chiedono perché mai devono andare a correre sempre più spesso fuori regione. Il fatto è che in Trentino non c’è più calendario, mentre fino a dieci anni fa, si litigava per inserire la propria gara di allievi. Noi grazie all’organizzazione che ci siamo dati, riusciamo a fronteggiare bene la situazione, pur avendo mantenuto lo spirito iniziale».
Alla festa di Cirè di Pergine, tutti i ragazzi del Forti e Veloci. In prima fila, la bici di Guido Janeselli, che ha corso un GiroIl Forti e Veloci parte dai giovanissimi e arriva agli allievi: qui la maglia blu per il centenario (foto Simone Caldonazzi)Alla festa di Cirè di Pergine, i ragazzi di tutte le squadre del Forti e VelociIn prima fila, la bicicletta di Guido Janeselli, che ha corso un Giro d’ItaliaIl Forti e Veloci parte dai giovanissimi e arriva agli allievi: qui la maglia blu per il centenario (foto Simone Caldonazzi)
La vittoria non è tutto
C’è un passaggio nel racconto di Fulvio Valle che lascia il segno più di altri. Il Forti e Veloci Trento vince, ma la vittoria non è tutto e sarebbe profondamente sbagliato sostenerlo occupandosi di ragazzi fino agli allievi.
«Vincere la Coppa d’Oro – dice – è il massimo. Partono da Borgo in 400, poi la prima salita dopo Levico li dimezza e il finale è meraviglioso. L’abbiamo vinta, abbiamo fatto dei piazzamenti, ma non vorrei che queste mie parole facessero pensare che per stare in piedi bisogna vincere. Assolutamente no! Abbiamo passato periodi dove la china era davvero bassa e in quel momento probabilmente è stata la forza della società a farci continuare. E questa forza c’è anche adesso con Alessandro Groff presidente, che ha dato slancio ulteriore. Tutto con lo stesso spirito costruttivo nel senso dell’appartenenza ai colori sociali. Forse per questo ci siamo da cent’anni…».
E' nato "Progetto Alfabici", un piano gratuito che preparerà 16 allievi di tutta Italia attraverso figure professionali. Ne abbiamo parlato con gli ideatori
Un post su Instagram non basta per descrivere le potenzialità di un corridore. Ma se a scriverlo è un tecnico di esperienza come Gianluca Geremia, allora probabilmente vale la pena approfondire. E la settimana scorsa il tecnico regionale del Veneto ha scritto delle parole molto importanti sul trentino Magagnotti.
«Senza ombra di dubbio – ha scritto – questo è il ciclista junior più forte di che io abbia mai visto da quando sono tecnico regionale di categoria. Non mi ha stupito per le sue vittorie, ma per quanto forte andava sui percorsi meno adatti alle sue caratteristiche, facendo soffrire gli altri, non ultimo al giro della Lunigiana. Un vero fenomeno della categoria, (per me) con un unico difetto: per 5 km è trentino e non veneto! A parte la battuta, gli auguro davvero di affermarsi nei prossimi anni mantenendo l’umiltà e la determinazione che ha, sempre divertendosi! Forza @ale_magagnotti».
Un incontro della settimana passata e questa foto hanno dato a Geremia l’occasione per parlare di MagagnottiUn incontro della settimana passata e questa foto hanno dato a Geremia l’occasione per parlare di Magagnotti
Per chi non fosse sul pezzo, Magagnotti è un ragazzo trentino del 2007, arrivato fra gli juniores nel 2024 dopo una splendida carriera negli allievi: 6 vittorie al primo anno e 18 al secondo, fra cui la Coppa d’Oro. Un metro e 81 per 73 chili, con la maglia della Autozai-Contri ha vinto 7 volte lo scorso anno, raddoppiandole quest’anno, fra volate e cronometro (in apertura, la Coppa San Vito in un’immagine Autozai-Contri). In pista ha vinto l’europeo dell’inseguimento a squadre, doppiandolo ai mondiali e aggiungendo l’oro nella prova individuale. Di lui si è accorta la Red Bull che l’ha fatto firmare nel suo devo team.
Che cosa ha visto in lui Gianluca Geremia?
Era l’atleta che arrivava dalla categoria allievi con dei risultati pesanti ed è riuscito a mantenere le aspettative. E’ forte perché fisicamente è dotato, non lo dico io: lo dicono i test, lo dice la nazionale. A livello fisico è un fenomeno, uno che fa più notizia quando non vince. Ma quest’anno l’ho scoperto un po’ di più. Ci ho parlato in qualche occasione e ho avuto modo di osservarlo.
Hai scritto del Giro della Lunigiana…
Non tanto per la tappa che ha vinto, ma per quando si è messo a tirare il gruppo nella tappa di Fivizzano e ha fatto sfracelli. Lo ricordo malvolentieri, perché davanti avevamo Davide Frigo, però è stato Alessio a chiudere sulla fuga. E mi sono chiesto: come ha fatto uno come lui, che ha un fisico possente, a esprimere certi numeri su quel percorso che era tutto fuorché veloce?
Le volate non stupiscono (qui al Lunigiana): altro quando Magagnotti si esprime in tappe vallonate (foto Giro della Lunigiana)Le volate non stupiscono (qui al Lunigiana): altro quando Magagnotti si esprime in tappe vallonate (foto Giro della Lunigiana)
Ti sei dato una risposta?
Ha grandi numeri. Ho corso insieme a Cunego e Pozzato, ma fisicamente Magagnotti mi ricorda tanto Cancellara. Dopo Fabian, non avevo più visto un fisico del genere. Questo vuol dire tutto e non vuol dire nulla, salvo che in questo momento, con i valori che ha e per la categoria in cui si trova, Alessio è un fenomeno. D’altra parte vedo anche un ragazzo con tanta determinazione, che non si accontenta mai.
In base a cosa lo dici?
Ad esempio vedi che ha trasformato in impresa la vittoria di una gara regionale come Codognè. Ha attaccato in partenza e nessuno è più andato a prenderlo, quindi lì motore c’è. Poi ci vuole la testa, ci vuole la volontà di farlo, quindi diciamo che sta facendo vedere tante piccole cose che servono per diventare corridori.
Facciamo gli avvocati del diavolo: può essere così vincente perché è fisicamente più avanti degli altri?
Giusta domanda che ci permette di approfondire. Secondo me, sa che la strada è ancora lunga. L’ho trovato in alcune premiazioni e devo dire che tutte queste celebrazioni mi hanno sempre fatto paura. Sei davanti a un ragazzo che ha vinto in ogni categoria, ma tante premiazioni diventano dei pesi. Diventano quasi dei fastidi, se poi le cose non vanno bene. Per questo gli auguro veramente di avere intorno delle persone che non gli facciano sentire questo peso, perché a mio modo di vedere è un ragazzo proprio umile e tranquillo. Siamo noi che lo stiamo facendo volare tanto alto.
Per Magagnotti il doppio oro ai mondiali su pista: nell’inseguimento a squadre e in quello individuale (foto UCI)Per Magagnotti il doppio oro ai mondiali su pista: nell’inseguimento a squadre e in quello individuale (foto UCI)
Lui sta con i piedi per terra?
Quando sai di essere forte, quando hai certi valori, la possibilità di vincere il campionato del mondo è la normalità. Doveva farlo. E se non lo avesse fatto, poteva significare che non aveva voglia di allenarsi. Che mentalmente non è stabile per quel tipo di impegni, invece ha dimostrato l’esatto contrario. E’ l’aspetto che mi piace maggiormente, la consapevolezza che per diventare corridore devi avere voglia di fare sacrifici e la capacità di gestire la pressione. E lui secondo me le ha entrambe.
Hai detto di averci parlato più volte: ti dà l’impressione di essere un ragazzo che ascolta?
Quando parli, ti guarda fisso e ascolta. Poi elabora i suoi pensieri, ma vedi che assorbe qualsiasi cosa. Non è per caso che vada forte. Okay le gambe, però soffermandosi sulle altre sfaccettature, capisci che c’è qualcos’altro. C’è anche la testa, secondo me ce le ha tutte, è un ragazzo da far crescere nel modo giusto. Lo dissi anche su Lorenzo Finn, il talento che ha margine, che ha vinto due mondiali di seguito: uno che quando colpisce, lo fa in modo secco.
Magagnotti è uguale?
Alessio è un fenomeno. Arrivava dalla categoria allievi come fenomeno e ha dovuto dimostrarlo sul campo tra gli juniores. Bisognerà vedere quando il fisico maturerà ancora, se valori come il rapporto potenza/peso rimarrà vantaggioso. Ma se il prossimo anno lo vedessimo vincere qualche volata, non mi stupirei. Anzi, glielo auguro e sarebbe giusto, perché il motore c’è. Spero che sfrutti il dono che madre natura gli ha dato, che capisca di essere fortunato ad aver ricevuto questa dote.
Torna domenica la Coppa d’Oro per allievi, l’appuntamento di Borgo Valsugana che festeggia i suoi 60 anni. Una gara che da sola vale una stagione, basta guardare l’albo d’oro dell’evento: chi vince in terra trentina ha poi la strada spianata verso la categoria juniores, alla quale accede con molte aspettative. In pratica, la Coppa d’Oro è uno dei due eventi (insieme al campionato italiano di categoria) che da soli definiscono le gerarchie e nei quali si “assaggia” già quel che sarà, l’importanza della vittoria, anche se ci si arriva in maniera ben diversa che in qualsiasi gara junior.
Il vittorioso arrivo di Fedrizzi nel 2024, battendo Viero e il croato Zibert (foto Mosna)Il vittorioso arrivo di Fedrizzi nel 2024, battendo Viero e il croato Zibert (foto Mosna)
Un albo d’oro quanto mai prestigioso
L’ultimo a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro della prestigiosa competizione è stato Brandon Fedrizzi, che è succeduto ad Alessio Magagnotti. Nomi che sono i primattori ora fra gli juniores e che già hanno in tasca il passaporto per il ciclismo che conta. Il corridore altoatesino ha ancora ben presente quella magica giornata del 2024, dalla quale molto è dipeso della sua attuale realtà.
«E’ stata una grande giornata – racconta – una gioia anche personale perché essendo io di quelle zone ci tenevo in maniera particolare. Poi per me aveva anche un sapore molto particolare perché l’ha corsa anche mio padre, quindi per me era un evento diverso da tutti gli altri e volevo vincerla a ogni costo».
Alla Coppa d’Oro partecipano sempre più di 500 ragazzi, un paio d’anni fa fu sfondato il muro dei 700Alla Coppa d’Oro partecipano sempre più di 500 ragazzi, un paio d’anni fa fu sfondato il muro dei 700
Che tipo di corsa è? Perché dicono tutti che sia più difficile di quello che si pensi?
Perché si parte in tanti, c’è sempre un elevato rischio anche di foratura o d’incidente. L’anno scorso siamo partiti in 500 e quindi c’era tanta confusione come normalmente non succede in nessun’altra gara ciclistica. Io però ho corso meno rischi perché avevo vinto il titolo italiano ed essendo con la maglia tricolore sono partito avanti, evitando ogni problema, ma chi era nel gruppo faceva inizialmente fatica a emergere.
Proprio a questo proposito è una gara diversa da tutte le altre: passando junior ti sei trovato a gareggiare in corse molto diverse da quella, con un numero di partenti definito e ben inferiore, quanto cambia nell’evoluzione della corsa?
Sicuramente tutti sono più nervosi perché tutti vogliono stare davanti proprio per evitare incidenti e intoppi. Ecco quindi che la prima salita si prende sempre a tutta fino in cima, è come una lunga volata finché non si rimane in pochi, almeno l’anno scorso c’è stata una grande selezione e siamo rimasti in una trentina, poi sotto in pianura sono rientrati altri, ma alla fine era quel gruppo che si giocava la corsa. Quindi bisogna stare molto attenti perché già nella primissima parte ci si gioca tanto, dopo neanche 200 metri si comincia già a salire e bisogna spingere.
Fedrizzi sul podio con il suo tecnico. Alla Coppa d’Oro si vince per il proprio direttore sportivo (foto Instagram)Fedrizzi sul podio con il suo tecnico. Alla Coppa d’Oro si vince per il proprio direttore sportivo (foto Instagram)
Quanto conta come evento e che peso ha nell’evoluzione di un corridore giovanissimo?
Nella categoria allievi è un riferimento importante, per certi versi è la gara più prestigiosa che c’è, anche più del campionato italiano, almeno per me. Secondo me è una corsa storica che per la categoria è fondamentale, è il primo vero grande test che ci si trova ad affrontare, una sorta di passaggio dal punto di vista tecnico ma non solo, una porta verso il ciclismo che conta. E poi è anche bella da correre, c’è tanto tifo, molto più che in altre gare, con così tanta gente sulle salite.
Che cosa consiglieresti a chi la affronta? Soprattutto a chi è primo anno allievo e quindi non la conosce…
Direi di guardarla con attenzione il primo anno, di non pensare troppo al risultato ma di studiarsela e poi guardare le proprie caratteristiche e vedere col proprio allenatore come interpretarla al meglio.
La prova di Borgo Valsugana impone una dura selezione sin dalle sue prime battute (foto Mosna)La prova di Borgo Valsugana impone una dura selezione sin dalle sue prime battute (foto Mosna)
Qual è la parte più importante del percorso, secondo te, quella che poi risulta decisiva?
Premesso come ho detto la partenza per le difficoltà di cui accennavo, io direi dall’inizio dell’ultima salita a fine della discesa. Lì ci si gioca tutto, è stato così anche per me. E’ lì che io ho vinto la Coppa, rientrando sulla fuga che era nata per poi conquistare il successo in volata.
Da lì hai preso l’abbrivio verso questa stagione che finora è stata positiva…
Sì, è andata bene, a dispetto di qualche problema anche col cuore che mio ha tolto parte dell’annata agonistica. Un po’ di risultati sono arrivati, ma adesso penso di più al prossimo anno, a raccogliere quanto ho seminato. Il primo anno è sempre una prova, il secondo si punta a vincere. E’ proprio quel principio che ho imparato fra gli allievi.
Anche quest’anno la prova sarà anticipata dalle gare per esordienti (foto Mosna)Anche quest’anno la prova sarà anticipata dalle gare per esordienti (foto Mosna)
Il fatto di avere già in tasca il contratto per il devo team della Wanty Reuz per il 2027 quanto ti aiuta?
Sicuramente molto perché è qualcosa che è già iniziato, infatti sono seguito dal loro preparatore. Mi dà lui gli allenamenti proprio in funzione di quel che sarà. Ho già conosciuto lo staff e fatto anche un ritiro con loro. Posso pensare al prossimo anno senza assilli, ma sono io che voglio far fruttare questa situazione il più possibile.
Alessio Magagnotti ha chiuso il suo primo anno da juniores con tante vittorie, compresi gli ori europei e mondiali col quartetto. Ecco cosa ci ha detto
Apeldoorn ha aggiunto non solo due ori e un bronzo al suo curriculum, ma anche un altro tassello all’altissimo profilo che Alessio Magagnotti si sta disegnando nel mondo del ciclismo fin da quando era ragazzino, quando andò a cogliere un argento agli Eyof. Da lì è stata una cavalcata, tra gli allievi prima che tra gli juniores e il suo destino è già tracciato, attraverso un contratto già firmato con un devo team.
Ai mondiali su pista di categoria Magagnotti ha prima trascinato il quartetto al quarto oro consecutivo (e lui c’era anche lo scorso anno), poi ha vinto anche la prova individuale e subito sui social sono partiti paragoni importanti con chi questa doppietta l’ha fatta al massimo livello come Filippo Ganna. Attenzione però, perché con i paragoni bisogna andarci piano, per non schiacciare il ragazzo con troppe pressioni.
Alessio con gli altri iridati del quartetto, Colombo, Cornacchini, Matteoli e SaccaniAlessio con gli altri iridati del quartetto, Colombo, Cornacchini, Matteoli e Saccani
I paragoni possono anche schiacciarlo
Diego Bragato era ai mondiali di Apeldoorn non solo come responsabile della squadra femminile, ma anche come titolare del Team Performance che segue tutta l’attività ciclistica italiana e chiaramente ha avuto un occhio attento sul ragazzo, ma ci tiene innanzitutto proprio a chiarire perché fare paragoni significa non aiutarlo.
«I paragoni lasciano sempre il tempo che trovano, secondo me lui deve ancora avere la possibilità di cimentarsi in quello che a lui piace e quello che si sente di fare. Senza legami, libero, puntando anche a divertirsi. Etichettarlo magari può essere un freno, si rischia di ingabbiarlo in un quadro in cui magari non prova a fare delle cose che gli altri non si aspettano. Invece un ragazzo di quest’età, con la forza e il potenziale che ha può provare ancora a stupire chi lo segue perché ha i valori per farlo. E comunque, se proprio dobbiamo trovare un riferimento, io vedo sicuramente molto più contatti con Milan che con Ganna».
Diego Bragato, tecnico delle ragazze e titolare del Team Performance che segue tutto il ciclismo azzurroDiego Bragato, tecnico delle ragazze e titolare del Team Performance che segue tutto il ciclismo azzurro
Secondo te che corridore è e che corridore può essere?
A me piace molto perché incarna quello che secondo me è un po’ il percorso ideale di un atleta. Un ragazzo forte che ha lavorato finora più sulla qualità piuttosto che sulla quantità e questo lo dimostra essendo molto competitivo nell’inseguimento a squadre, ma anche in quello individuale fino al chilometro da fermo. Quindi i ventagli degli aspetti di forza e metabolici e di pura qualità li sta allenando tutti molto bene con risultati evidenti.
Questo cosa significa?
Che ha rispettato le tappe giuste finora, ha fatto vedere di essere forte come picco di potenza, infatti anche su strada in volata fa la differenza. Ha ottimi valori di potenza e capacità lattacida e questo si vede nelle prove individuali contro il tempo. Ma ha anche quelle qualità di gestione e di cambio di ritmo che nell’inseguimento a squadre servono. Credo che dal punto di vista della forza delle componenti esplosive è pronto e maturo per avere anche risultati in competizioni più importanti. Ora è arrivato a un’età di maturazione fisiologica e può iniziare a lavorare sulla parte più di quantità.
Jonathan Milan, per caratteristiche, è più assimilabile a Magagnotti, su pista come su stradaJonathan Milan, per caratteristiche, è più assimilabile a Magagnotti, su pista come su strada
Proiettiamo tutto questo discorso sulla strada. Alessio è un corridore molto veloce che va forte anche in certi tracciati di classiche, ma non è un uomo da cronometro…
Per questo dico che non è assimilabile a Ganna. Come tipologia di atleta per me adesso è giusto che si dedichi più a gare come le classiche di categoria, perché sembra che le sue qualità di forza lo portino più da quella parte lì. Un domani con la maturità e con il fondo, magari potrebbe anche far bene anche le cronometro, ma secondo me ad oggi le sue caratteristiche sono diverse. Più esplosive, lo vedo molto più velocista.
Lo stesso Salvoldi diceva che come tipologia di corridore è più vicino a Milan, infatti occupa il suo stesso ruolo nel quartetto…
Dino ha ragione, le caratteristiche sono quelle anche se uno come lui, con le capacità che ha, può coprire più ruoli, perché uno che fa il chilometro da fermo così forte potrebbe potenzialmente fare anche la partenza e infatti con Milan in partenza, al lancio abbiamo vinto un mondiale, non dimentichiamolo… In un quartetto Magagnotti è un elemento preziosissimo perché come potenza generale, come picco, come resistenza ti consente di schierarlo in più posizioni.
Magagnotti sul podio del chilometro, vinto dal britannico Hobbs, anche lui inseguitore (foto UCI)Magagnotti sul podio del chilometro, vinto dal britannico Hobbs, anche lui inseguitore (foto UCI)
Nelle altre specialità dell’endurance può emergere?
Ne abbiamo parlato con Salvoldi. Per questioni di tempo non ci si è potuto lavorare ma siamo convinti entrambi che sarebbe bellissimo vederlo nelle prove di gruppo, potrebbe essere un ottimo elemento per l’omnium, restando in un discorso legato alle gare del programma olimpico. Ma bisogna lavorare nel tempo anche dal punto di vista tecnico e tattico, provare, fare esperienza all’estero e un atleta come lui che inizia a correre in squadre importanti fatica a trovare il tempo necessario. Non nego però che come caratteristiche non mi spiacerebbe vederlo anche nelle prove endurance di gruppo. Farebbe faville…