Paul Magnier, Soudal Quick-Step

Raccagni Noviero: uno sguardo da dentro sul talento di Magnier

30.10.2025
6 min
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La prima stagione nel WorldTour per Andrea Raccagni Noviero si è conclusa in Cina, dall’altra parte del mondo. Una trasferta che ha visto i ragazzi della Soudal Quick-Step conquistare cinque delle sei tappe previste, tutte con l’autografo del giovane talento francese Paul Magnier.

Il mese di settembre è stato il periodo di maggior raccolta per il velocista classe 2004, in diciotto giorni di corsa ha conquistato quattordici successi. Dalla Francia alla Cina, passando per Slovacchia e Croazia, Paul Magnier non ha lasciato praticamente nulla agli avversari. Solamente qualche briciola.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe
Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe

Ricalibrare

Andrea Raccagni Noviero si sta godendo le vacanze in Repubblica Ceca dove da qualche tempo ama passare i periodi di stacco insieme alla fidanzata, atleta di biathlon, e fa il punto su questa prima esperienza tra i grandi del ciclismo mondiale. Una stagione lunga, partita a gennaio dalla terra dei canguri e terminata dieci mesi dopo in Cina

«Come primo anno era iniziato abbastanza bene – racconta – ma non al meglio, nelle gare più impegnative facevo più fatica del previsto. Questo perché a inizio anno la squadra mi aveva consigliato di rallentare un pochino con i carichi e le ore in vista dei tanti impegni. Però abbiamo capito che per performare mi serviva qualche ora di allenamento in più, così nel mese di aprile, dopo la Roubaix, ho cambiato qualcosa. Maggior volume e lavori ad alta intensità per migliorare i valori fuori soglia. In questo modo ho visto un cambio di passo notevole e sono fiducioso in vista del prossimo anno. Dovrei ripartire dall’Australia, dove avrò qualche chance per provare a mettermi in mostra».

La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
Torniamo un attimo indietro sul finale da record di questo 2025…

L’ultima parte di stagione l’ho corsa spesso accanto a Paul Magnier, prima in Slovacchia e poi in Cina. Sulle undici tappe a disposizione ne ha vinte nove, direi che il bilancio è più che positivo. Non c’è stato solo lui, anche perché mentre noi in Cina festeggiavamo con Magnier la squadra ha raccolto successi anche con Tim Merlier ed Ethan Hayter

La cosa impressionante di Magnier è stata la costanza e la facilità nell’inanellare vittorie. com’è correrci insieme?

E’ un ragazzo molto simpatico, ma anche uno capace di trascinare il gruppo. Quando si corre con lui si respira un’aria buona in squadra, certo che vincere aiuta a distendere gli animi ed essere sereni. 

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Magnier e Raccagni Noviero festeggiano la terza vittoria di tappa consecutiva in Slovacchia
In corsa è un leader?

Pur avendo solamente ventuno anni è molto sicuro e determinato, quando c’è lui la strategia è chiara: stare davanti, tenere chiusa la corsa e portarlo allo sprint. In tutto questo Magnier è uno che parla e si fa sentire tanto anche attraverso la radio. Inoltre è sicuro e determinato, ci aiuta a posizionarci e a farci capire quello di cui ha bisogno. Chiaro che non si corre sempre in gestione.

Ci fai un esempio?

Quello che ho descritto prima è la situazione ideale, gara adatta alle sue caratteristiche e che finisce sicuramente allo sprint. Nelle tappe più complicate, come l’ultima al Tour of Guangxi, abbiamo corso in difesa. Il percorso prevedeva uno strappo impegnativo da fare cinque volte, noi abbiamo lavorato per tenere chiusa la gara ma quando la strada saliva dovevamo tenere il suo passo. Nell’ultimo giro si è staccato, io gli sono rimasto accanto e in pianura siamo rientrati. E’ stata una grande fatica, ma poi ha vinto la volata…

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Un segnale forte.

Fa capire che non è solo uno sprinter, ma anche un corridore estremamente resistente. Infatti potrebbe essere adatto alle classiche del pavé, magari non quelle dei muri ma una Omloop Het Nieuwsblad, la Gent-Wevelgem o la Roubaix addirittura. E comunque come velocista Magnier ha dimostrato di essere tra i migliori al mondo, non tra i primi tre, ma non è molto lontano.

Uno di quei tre, Merlier, lo ha in squadra…

Per questo ho detto che Magnier può essere da classiche, in quelle corse Merlier fa fatica, mentre lui no. Allo stesso modo credo che per arrivare al livello dei primi al mondo (Philipsen e Milan, ndr) gli manchi solamente la costanza nello sfidarli. Deve mettersi alla prova. 

Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Tu come ti trovi con lui?

Bene, molto bene. Poi come detto prima, quando si vince così tanto è difficile trovarsi male. Mi piace anche il mio ruolo in gara, che all’inizio doveva essere quello dell’ultimo uomo, poi con il cambio di dieta e ritmo sono diventato il penultimo o anche qualche posizione prima. Magnier ha il suo ultimo uomo di fiducia che è Dries Van Gestel, ma in alcune gare si sono aggiunti al gruppo Lampaert e l’ultimo uomo di Merlier.

Com’è vederli all’opera?

Incredibile, abbiamo tanto da imparare. Alla fine quando conta sono capaci di fare un’accelerazione ai 700 metri dall’arrivo per portare fuori il velocista dal gruppo. Ti chiedi come fanno, ma la risposta è facile: sanno limare benissimo. Noi magari nel finale facciamo dieci minuti di fuori soglia, mentre loro giocano con le posizioni e risparmiano tantissime energie. 

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Jasper Philipsen, Alpecin Deceuninck
Elfstedenronde Brugge, Magnier guarda Philipsen, arrivo al fotofinish, ma la spunta il giovane del Wolfpack
Cosa manca a Magnier per lottare contro i migliori velocisti al mondo?

Pochissimi dettagli, ha dimostrato di avere potenza e forza a volontà. Forse, se devo trovare qualcosa, una posizione più aerodinamica in volata. Se si guarda a uno sprinter come Philipsen, si vede tanta differenza, lui è molto più schiacciato sulla bici rispetto a Magnier. Anche se una volta lo ha battuto, alla Elfstedenronde Brugge a giugno. Quindi penso sia proprio una questione di abitudine.

Campionati del mondo Kigali 2025, Fred Morini con il golrilla mascotte dell'evento e simbolo del Rwanda

Cile, l’ultima danza azzurra di Fred Morini. Sarà vero?

30.10.2025
6 min
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Morini è ripartito dal Cile senza poter vedere il mondiale di Viviani. Col veronese è rimasto Marco Bertini, mentre Fred è ripartito con il gruppo dei più giovani. La vittoria l’hanno vista insieme durante lo scalo di Parigi, ma ovviamente non è stato come seguirla dal centro della pista. Bertini è legato a Viviani da più anni, nessun problema per Fred nell’accontentare il collega.

Quando ci parlammo alla fine dei mondiali di Kigali (in apertura con la mascotte dell’evento), Morini ci confidò che quelli su pista sarebbero stati gli ultimi. Perciò, ora che la trasferta cilena è finita, abbiamo pensato di verificare se rimarrà saldo nel proposito. Quelli di Santiago del Cile sono stati davvero gli ultimi mondiali per l’umbro che fu professionista per due stagioni e dovette ritirarsi per un grave incidente alla schiena conseguenza di una caduta in allenamento?

«Potrebbe essere – dice, sorride e già un po’ tentenna – anche se in queste ore abbiamo iniziato a parlarne. La mia attività si è ampliata e un po’ di presenza in più a casa è necessaria, anche per i figli. Le giornate diventano sempre tante. Ti aggiungono un ritiro oppure una gara. Nell’ultimo periodo ho fatto il mondiale in Africa e poi sono andato in Cile. Mi avevano chiesto di fare due ritiri in più prima del Cile, ma ho detto che non ce la facevo».

Sul podio iridato del quartetto femminile a Santiago: Morini è sulla destra
Sul podio iridato del quartetto femminile a Santiago: Morini è il secondo da destra, accanto c’è Marco Bertini
Sul podio iridato del quartetto femminile a Santiago: Morini è sulla destra
Sul podio iridato del quartetto femminile a Santiago: Morini è il primo da destra
Che cosa ti ha dato finora tutto questo azzurro?

Sono molto sincero, mi ha ridato tanto di quello che mi è mancato negli anni da atleta. Ho dovuto smettere presto e vivere certe emozioni mi ha fatto pareggiare qualche conto. Non perché io avrei vinto i mondiali o le classiche, però mi sarebbe piaciuto essere in una squadra che le vinceva. Non è stato possibile, ma in questo senso la nazionale sicuramente mi ha restituito tanto. Mi ha dato anche un po’ di visibilità, devo essere grato al ciclismo anche per questo. In più mi ha dato anche quelli che potrei definire i buoni valori che proviamo a trasmettere ai più giovani.

Di cosa stai parlando?

Le nuove generazioni arrivano, hanno più pretese e meno attenzioni, ricevono meno gesti educativi. Una volta nelle squadre c’era più severità. Nella nazionale di Fusi, finivi di pranzare e dovevi rimettere la sedia sotto il tavolo. Non potevi prendere la forchetta fino a che non fossero tutti a tavola. Non avresti mai mangiato con il berretto in testa, invece oggi arrivano con le cuffie, parlano, ascoltano musica e pranzano con il compagno accanto.

Si riesce a far passare messaggi di questo tipo?

Sì, con le dovute maniere. Dico la verità, alla fine i ragazzi che vengono hanno tutti una forma di rispetto, chi più chi meno, verso la maglia azzurra e l’ambiente della nazionale. Se glielo dici non rimangono male e non rispondono in forma maleducata, assolutamente. La nazionale riesce ancora a preservare tutto questo.

La vittoria del quartetto a Tokyo 2021 è stata per Morini l’emozione più grande
La vittoria del quartetto a Tokyo 2021 è stata per Morini l’emozione più grande
Quali delle tante trasferte di hanno lasciato di più?

Mi sono piaciute tutte, almeno come valore assoluto. Sicuramente le Olimpiadi di Tokyo con l’oro del quartetto mi hanno dato le emozioni più grandi, il piacere, la goduria massima, passatemi la parola.

Che cosa si prova a essere lì nel mezzo mentre loro fanno l’impresa?

La vivi da tifoso privilegiato. E poi vedere l’atleta che dopo la vittoria viene e ti dà una pacca sulla spalla ti fa capire che il tuo lavoro viene riconosciuto. Ti ripaga. Sapete qual è una cosa molto bella? Il fatto che anche poco prima di partire, mi è successo con la Guazzini prima che vincessero il quartetto, vengono e ti chiedono se hai dieci minuti per fare un controllo. Sono loro ti cercano e questo ti fa star bene, perché senti che sei utile. Magari quello che fai non cambia nulla nel loro fisico, perché sono già pronti e allenati per vincere, però è bello il fatto che ti cerchino. E’ successo alle Olimpiadi con Ganna, Milan e Consonni. E’ successo all’ultimo mondiale, prima della finale della madison. Probabilmente è un supporto mentale in più e in quel frangente diventi un vero compagno di squadra.

Di cosa si parla quando sono sul lettino?

Di numeri. I giovani sono poco appassionati del ciclismo, a meno che non si parli di Pogacar. Della storia e dei grandi nomi gli interessa fino a un certo punto, mentre io mi informavo sui corridori degli anni 70 e 80. Quello che accomuna tutti quanti sono i numeri. «Ho fatto la Tre Giorni di La Panne, vedevo 450 watt e stavo lì. Stavo bene, però sapevo che dovevo stare in quel range». E se gli dici che avrebbero potuto provare ad andare via, ti rispondono di no, che altrimenti non avrebbero forze per il finale. Si basano sui numeri, questo è il ciclismo attuale.

Viviani è arrivato in Cile per vincere l'eliminazione: ha curato tutto al meglio
Viviani è arrivato in Cile per vincere l’eliminazione: ha curato tutto al meglio
Viviani è arrivato in Cile per vincere l'eliminazione: ha curato tutto al meglio
Viviani è arrivato in Cile per vincere l’eliminazione: ha curato tutto al meglio
Con Ganna, Milan e gli altri è lo stesso?

No, con Ganna si parla anche di altro. Con Pippo, Milan e Consonni si parla anche di vita personale. Si parla sì di ciclismo, ma anche di altre cose. Sono ancora giovani, ma non più giovanissimi nell’ambiente del ciclismo. Chiedono come va il lavoro. Chiedono se mi manchi la vita del corridore. Vedono che quando sono con loro, sto bene. Parliamo di tutto, mi hanno chiesto se ho già aperto il nuovo centro. Invece ci sono ragazzi più giovani che potrebbero mettersi sul lettino con la cuffia e farsi massaggiare senza dire una parola.

E’ giusto dire che la nazionale, almeno per i più grandi, sia come una famiglia?

Sì! Abbiamo un bellissimo gruppo Whatsapp in cui noi come staff rispondiamo di tanto in tanto, ma siamo tutti coinvolti. E’ nato prima di Tokyo ed è iperattivo.

Quindi capisci che Viviani abbia voluto chiudere in pista e non si sia fermato al Giro del Veneto?

Lui voleva fare l’ultimo mondiale e poi è capitata questa data. Se fosse stato a settembre, l’avrebbe comunque fatto e poi avrebbe concluso. Voleva lasciare un segno al mondiale su pista e ce l’ha fatto capire dal primo giorno che eravamo in Cile. Appena siamo arrivati, ha detto che avrebbe voluto lasciare il segno, che stava bene e aveva fatto l’impossibile per arrivarci al meglio. Non era laggiù per i saluti, ha fatto di tutto per vincere.

Sul palco del concerto di Jovanotti ai Laghi di Fusine, che anche Morini ha raggiunto pedalando (@nobordersmusicfestival)
Sul palco del concerto di Jovanotti ai Laghi di Fusine, che anche Morini ha raggiunto pedalando (@nobordersmusicfestival)
Sul palco del concerto di Jovanotti ai Laghi di Fusine, che anche Morini ha raggiunto pedalando (@nobordersmusicfestival)
Sul palco del concerto di Jovanotti ai Laghi di Fusine, che anche Morini ha raggiunto pedalando (@nobordersmusicfestival)
Ad esempio?

Ha chiesto di essere trattato nei momenti in cui doveva essere trattato. «Domani mattina no, perché devo uscire e fare quel tipo di lavoro. Meglio di pomeriggio». Gli chiedevamo se venisse al velodromo per vedere i ragazzi e più di una volta ha risposto che li avrebbe seguiti dalla camera, perché voleva fare un po’ di lavoro sul suo corpo. E’ andato per vincere. Può essere facile dirlo ora, però era come se fosse già sicuro che ci sarebbe riuscito.

Lo sai che non smetterai nemmeno questa volta, vero?

Mi mancherebbe se dovessi chiudere del tutto, per questo dico che smetterò con l’impegno che ho dato fino ad ora. Magari qualche giornata potrò farla, però già dico di no agli europei del prossimo anno, il mondiale vedremo, una Coppa del mondo per farla, però tutto l’impegno che ho avuto finora non ci sarà più. A casa ho tanto da fare, ho fatto un ampliamento importante del lavoro e devo seguirlo.

E poi comunque con Jovanotti ti sei trovato un altro atleta importante da seguire…

E’ un campione anche lui. E’ un campione nella maniera più vera, perché è attento a tutto. Adesso che ho cominciato a seguirlo un po’ di più, lo sento con una continuità incredibile, quasi tutti i giorni. I lavori, gli esercizi da fare. Ci vediamo, pianifichiamo, proviamo. E’ un grande professionista e la bici ha anche un’influenza incredibilmente positiva su di lui. La vive come passione, ma sa anche che i suoi concerti sono delle vere prestazioni atletiche e la bici è il modo migliore per prepararli. Prima lavorava con Fabrizio Borra e un giorno mi ha detto: «Guarda, c’erano anche altri, ma io sento anche sulle tue mani quello che sentivo con il coach». Perché lui lo chiamava così. E credo che detto da lui, sia davvero un bel complimento.

Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)

Belletta: un primo assaggio di Polti VisitMalta insieme a Basso

29.10.2025
5 min
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Tre giorni a Malta per iniziare a respirare il clima e l’ambiente che tra poche settimane diventerà parte della routine. Dario Igor Belletta ha concluso il primo incontro con la Polti VisitMalta e insieme ai nuovi compagni di squadra ha trascorso qualche giorno proprio a Malta. Ora ripartono le vacanze del corridore di Magenta che con la Solme Olmo ha trovato finalmente un pass per il professionismo. L’occasione è arrivata nel momento più difficile e dopo una stagione che lo ha messo alla prova sotto ogni aspetto il riposo è pienamente meritato.

«Finita la stagione – racconta – ho pedalato insieme a qualche amico, nulla di impegnativo. Solamente dei piccoli giri per andare a prendere un caffè o un pezzo di torta, giusto per passare il tempo insieme. Poi ho staccato completamente e sono stato in Sardegna, mentre ora dopo il ritiro a Malta ho ancora un paio di settimane senza bicicletta».

Per Belletta è stato fondamentale il supporto di Marino Amadori che lo ha portato in due tappe di Nations Cup
Per Belletta è stato fondamentale il supporto di Marino Amadori che lo ha portato in due tappe di Nations Cup

Inizio anticipato

Il riposo gioca una parte importante per costruire la prossima stagione, la prima tra i professionisti per Dario Igor Belletta. Dopo un 2025 che lo ha visto iniziare in ritardo a causa dell’addio alla Visma Lease a Bike e si è concluso al Lombardia U23, il 4 ottobre scorso

«Ora che parliamo di nuove esperienze – continua Belletta – mi viene quasi voglia di ritornare in bici e pensare alla prossima stagione. Però devo farmi forza e restare ancora a riposo, anche perché non manca molto alla ripresa degli allenamenti. I primi di novembre dovrei ripartire, e voglio farlo al 100 per cento. Anche perché dovrei partire a correre dalla Spagna a fine gennaio, mentre da under le prime gare sono a marzo. Quindi c’è da entrare in forma presto».

Podio Milano-Busseto 2025 Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)
Dopo il periodo complicato vissuto a marzo finalmente il sorriso sul volto di Belletta, qui alla Milano-Busseto (Photors.it)
Podio Milano-Busseto 2025 Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)
Dopo il periodo complicato vissuto a marzo finalmente il sorriso sul volto di Belletta, qui alla Milano-Busseto (Photors.it)
Com’è andato il primo incontro con la nuova realtà a Malta?

Molto bene, siamo stati per tre giorni in un posto fantastico grazie allo sponsor VisitMalta con il ruolo di ambassador per l’isola ed è stato fantastico. Ho scoperto un posto per me completamente nuovo e del quale sono rimasto affascinato. C’è stato anche modo di conoscere i compagni di squadra che l’anno prossimo saranno al mio fianco. 

Avete subito rotto il ghiaccio?

Sì, anche perché conosco bene Ivan Basso, siamo delle stesse zone e mi seguiva già quando ero junior. In questi anni siamo stati spesso in contatto e durante la stagione ci siamo sentiti spesso, l’ultima volta proprio in estate una volta firmato il contratto. Per andare a Malta abbiamo preso l’aereo da Malpensa, anche perché la Polti VisitMalta ha il magazzino principale a Varese. 

Al campionato italiano U23 un secondo posto amaro, ma ha dimostrato di avere una grande condizione (foto Sprint Cycling/Tommaso Pelegalli)
Al campionato italiano U23 un secondo posto amaro, ma ha dimostrato di avere una grande condizione (foto Sprint Cycling/Tommaso Pelegalli)
Cosa hai provato una volta in aeroporto, pronto a partire per il tuo primo viaggio da pro’?

E’ stato strano ed emozionante allo stesso tempo. Vedere Ivan Basso e sapere che questa volta saremmo partiti insieme per andare al primo ritiro fa un certo effetto. Ricordo che quando sono arrivato stava parlando di come gestiva il riposo invernale quando era corridore, ed io ero lì che nella mia testa prendevo già appunti. Poi è salito in bici per fare qualche scatto e delle riprese e devo dire che è ancora in gran forma

La tua stagione non è stata semplice, avresti mai pensato di passare professionista a fine anno?

Se lo aveste chiesto al mese di marzo, vi avrei risposto di no. Quello è stato il momento più duro, non sapevo che direzione avrebbe preso la mia carriera ed è stato difficile ripartire (il riferimento è l’addio alla Visma Lease a Bike, ndr). Fino al primo luglio non avrei potuto firmare con altre continental, nonostante ci fossero dei devo team interessati a me. 

Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)
Nonostante le corse italiane non siano adatte a corridori come lui, Belletta si è sempre difeso risultando spesso tra i migliori (Photors.it)
Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)
Nonostante le corse italiane non siano adatte a corridori come lui, Belletta si è sempre difeso risultando spesso tra i migliori (Photors.it)
Poi ha preso più consapevolezza?

Grazie a Gian Pietro Forcolin e alla Solme Olmo sono ripartito e ho ritrovato fiducia passo dopo passo. La condizione a inizio stagione non era delle migliori e ci ho messo un po’ a ritrovare il ritmo giusto. Da dopo il Giro Next Gen ho trovato continuità e risultati importanti, con l’unico rammarico del secondo posto al campionato italiano under 23. 

Cosa ti ha dato fiducia?

Il fatto che nonostante il mio fisico non sia proprio quello di uno scalatore, ho comunque raccolto tanti risultati in corse internazionali, su percorsi con molte salite. Lì ho capito di aver fatto un ulteriore passo in avanti, i risultati non sono stati eccezionali probabilmente, ma riuscire a fare top 10 e top 5 in certe corse mi ha permesso di ritrovare fiducia. 

Quando hai firmato con la Polti VisitMalta?

Nella prima parte dell’estate, nei giorni del campionato italiano under 23. C’era stata anche qualche squadra WorldTour che si era interessata a me, tuttavia erano progetti non certi e che ancora dovevano essere definiti. La proposta di Ivan Basso mi è piaciuta, un ambiente familiare e nel quale mi sono sentito subito ben voluto. Ci sono anche ragazzi che conosco bene, come i gemelli Bessega. 

Il 2025 è stato un anno che ha insegnato molte cose al corridore lombardo, ora è pronto al salto tra i pro’
Il 2025 è stato un anno che ha insegnato molte cose al corridore lombardo, ora è pronto al salto tra i pro’
Cosa ti ha convinto?

Lo spazio che ogni corridore ha all’interno del team, per crescere, imparare e provare a vincere. In una squadra WorldTour a volte entri e fai fatica a trovare le giuste occasioni, oppure sono poche. Il rischio è di fare due anni e rimanere senza nulla in mano. Qui alla Polti VisitMalta, invece sento di poter trovare le giuste occasioni per crescere. 

Pensi di aver imparato qualcosa da questa stagione?

Che nel ciclismo, come nella vita, ci sono cose che non possiamo controllare. Questo non deve spaventarci, ma bisogna lavorare e preoccuparsi di ciò che è sotto il nostro controllo.

Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X

Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X

29.10.2025
6 min
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Campagnolo Super Record 13, quando è stata lanciata la versione road lo avevamo anticipato, lo stesso sistema aveva tutta l’aria di essere solo un antipasto. Campagnolo non ci smentisce e amplia ulteriormente la piattaforma a 13 rapporti, lancia la versione X che si spinge (in modo specifico) verso il gravel e l’interpretazione all-road.

Super Record 13 X Gravel si aggiunge ai pacchetti road 2×13, 1×13 road ed al Super Record TT 1×13, quest’ultimo specifico per le bici da crono. Ma non finisce qui, perché la trasmissione 13 Gravel fa da trampolino di lancio anche per la 2×13 All-Road e alle ruote Campagnolo Bora X. Entriamo nel dettaglio.

Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X
Super Record 13 X, alta gamma anche per il gravel e tutto wireless
Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X
Super Record 13 X, alta gamma anche per il gravel e tutto wireless

Campagnolo Super Record 13

Contestualizzato ad oggi non si tratta solo di un cambio, solo di una trasmissione, ma di una piattaforma vera e propria che strizza l’occhio a differenti categorie di bici ed interpretazioni. Di fatto il nuovo sistema Campagnolo Super Record si avvia ad un completamento dell’offerta, sempre con una matrice wireless.

Super Record X identifica la famiglia sviluppata in modo specifico per il gravel e all-road, che mutua alcune soluzioni del 2×13 lanciato a giugno (lo abbiamo provato a fine estate), che porta in dote alcune soluzioni create ad hoc per il gravel.

Le peculiarità del Campagnolo X

Super Record X 1×13 è una trasmissione con la monocorona anteriore ed è il primo gruppo wireless Campagnolo per il gravel. Il bilanciere posteriore è con la gabbia lunga (comunque abbinabile ad una configurazione stradale) e adotta il suffisso Nano Clutch, perfettamente stabilizzato e capace di supportare pignoni fino a 48 denti. E’ specifico per la trasmissione monoring, dove ci sono da sottolineare anche le presenze delle scale pignoni 9-42 e 10-48. Queste nuove cassette adottano in ogni caso il disegno N3W della ruota libera.

La guarnitura ha corone aero, con ben otto dentature disponibili, 38 e 40, 42 e 44, 46 e 48, 50 e 52. I denti delle corone hanno un disegno sviluppato ad hoc, anti-caduta e la stessa guarnitura non obbliga l’impiego del dente salva-telaio. Il range di compatibilità del monocorona parte proprio dai 38 denti, per arrivare ai 52. In aggiunta, nell’ottica di un perfetto abbinamento con il sistema monoring, è previsto anche lo shifter senza pulsanti, solo con la leva del freno. Il prezzo di listino di Super Record X 1×13 gravel è di 3.375 euro, ai quali devono essere aggiunti 1.167 euro per l’eventuale power meter.

C’è anche il Super Record 2×13 All Road (4.370 euro di listino, senza power meter), adatto a chi abbina l’utilizzo stradale a quello gravel. Ben sette le combinazioni delle corone e si possono utilizzare le quattro diverse scale pignoni (10-29, 10-33, 11-32 e 11-36) che il nuovo Super Record 13 rende disponibili. Anche in questo caso il bilanciere posteriore è Nano Clutch (una frizione miniaturizzata) che mantiene la stabilità della catena ed evita cadute. Per tecnica, sviluppo e concetto, questo cambio posteriore è perfettamente abbinabile al pacchetto road.

Più di una semplice evoluzione di Ekar

La piattaforma Campagnolo X non ha praticamente nulla in comune con Ekar. Come scritto in precedenza il sistema è completamente wireless, ma anche il disegno delle corone adotta un profilo diverso dei denti, più evoluto e disegnato per offrire un ingaggio ottimale della catena, stabilizzando quest’ultima anche sui terreni più scassati. Inoltre si aggiungono nuove lunghezze alle pedivelle: 165 e 170, 172,5 e 175.

Le guarniture hanno un fattore Q di 152 millimetri ed il perno passante è il tradizionale Ultra-Torque di Campagnolo. Un power meter anche per il gravel e si basa sul sistema HPPM usato in ambito road.

I punti in comune con il Super Record 13 da strada

Anche il bilanciere X con gabbia allungata è caratterizzato dalle pulegge con diametri e dentature differenti. Quella superiore ha 12 denti e lavora in modo eccentrico, quella inferiore ha 16 denti, è disegnata per ottimizzare la tensione della catena e favorire la scorrevolezza.

Il disegno del bilanciere è pensato nell’ottica di adattarsi ai diversi forcellini di supporto, che siano tradizionali, oppure UDH. La batteria è completamente integrata al corpo cambio e può essere rimossa.

Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X
Design Ergopower in tutto e per tutto
Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X
Design Ergopower in tutto e per tutto

Comandi sempre Ergopower

Rispetto a quelli del precedente sistema Wireless i comandi sono stati completamente ridisegnati, riprogettati e semplificati. Nella versione X è introdotto anche l’Ergopower sinistro senza elettronica, mentre il destro mutua tutte le soluzioni presenti sulla versione stradale. La app di atterraggio dei dati e gestione della trasmissione è la My Campy di Campagnolo.

Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X
Canale largo e altezza da 50, sono le Bora X
Campagnolo Super Record 13 cresce ancora, arriva la versione X
Canale largo e altezza da 50, sono le Bora X

Ci sono anche le nuove Bora X

Cerchio full carbon a 50 millimetri di altezza ed un canale con uncino interno (tubeless ready e non hookless) da 27 di larghezza. E’ perfettamente ermetico e schermato come vuole la tradizione Campagnolo, senza nastro tubeless. I raggi sono in acciaio (differenziati e diversi da quelli delle Bora in versione strada) con sistema di raggiatura G3 ed i nipples sono esterni al cerchio.

Il design della nuova Bora X è ottimizzato per far alloggiare coperture dai 35 millimetri in avanti. Il valore dichiarato alla bilancia è di 1.430 grammi. I mozzi adottano i cuscinetti USB Ceramic. Il prezzo di listino delle Bora X è di 2.290 euro.

Campagnolo

Un secondo di distacco, ma per Vigilia è uno stimolo in più

Un secondo di distacco, ma per Vigilia è uno stimolo in più

29.10.2025
5 min
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Una chiusura quasi col botto. All’ultima gara della stagione, Alessia Vigilia coglie il suo miglior risultato con la piazza d’onore nella prestigiosa Chrono des Nations, ma soprattutto vede sfuggirle di sotto il naso una vittoria che avrebbe avuto del clamoroso, per un solo secondo appannaggio della specialista olandese Ellen Van Dijk all’ultima gara della carriera prima di dedicarsi completamente al suo ruolo di mamma.

Il podio finale con la Van Dijk fra la Vigilia e l'austriaca Schweinberger, terza a 11" (foto Instagram)
Il podio finale con la Van Dijk fra la Vigilia e l’austriaca Schweinberger, terza a 11″ (foto Instagram)
Il podio finale con la Van Dijk fra la Vigilia e l'austriaca Schweinberger, terza a 11" (foto Instagram)
Il podio finale con la Van Dijk fra la Vigilia e l’austriaca Schweinberger, terza a 11″ (foto Instagram)

Un verdetto simile è sempre difficile da interpretare, se quel secondo ha ancora un sapore dolce o è solo sconfitta. Alessia però ha le idee abbastanza chiare in merito, è qualcosa che addolcisce la stagione: «L’inizio non è stato il migliore, visto che mi sono rotta la clavicola proprio nella prima gara dell’anno. Devo dire però che da lì in poi sono andata sempre in crescita e alla fine sono molto contenta. In generale penso di aver fatto una stagione comunque a un livello buono e costante, molto al servizio della squadra, giustamente. Sono riuscita anche a ritagliarmi qualche soddisfazione, come ad esempio la Top 10 nella prima tappa del Giro e anche a cronometro, con il podio sfiorato ai tricolori».

Stai diventando sempre più una specialista…

Diciamo che i presupposti c’erano già, qualcosa si era già visto da junior. Poi negli ultimi anni ho fatto un po’ fatica ad esprimermi al massimo delle mie potenzialità. Due anni fa mi ero già espressa a buon livello centrando il podio tricolore. Questa dimensione specifica è una cosa in cui credo, io ho sempre cercato di migliorare e quindi mi soddisfa davvero tanto essere arrivata così vicino a una specialista come Van Dijk. Soprattutto in una prova comunque non facile perché erano 27 km, su un percorso mosso e per quasi metà gara pioveva, quindi diciamo che è stata una bella prova di resistenza.

Per Ellen Van Dijk questa è stata l'ultima gara in carriera chiusa con 3 titoli mondiali e uno europeo (foto Getty Images)
Per Ellen Van Dijk questa è stata l’ultima gara in carriera chiusa con 3 titoli mondiali e uno europeo (foto Getty Images)
Per Ellen Van Dijk questa è stata l'ultima gara in carriera chiusa con 3 titoli mondiali e uno europeo (foto Getty Images)
Per Ellen Van Dijk questa è stata l’ultima gara in carriera chiusa con 3 titoli mondiali e uno europeo (foto Getty Images)
Tra l’altro è l’unica classica a cronometro che ha poi un passato molto importante…

Sì, è veramente una crono di grande prestigio, si vede dal seguito che ha, dalla presenza di tanta gente sul percorso. Magari la posizione all’interno del calendario non l’aiuta molto, ma in realtà tutti quegli atleti che ritengono le cronometro importanti, la vedono veramente come un riferimento, una gara importante. L’hanno vinta tanti campioni e campionesse, ha un grosso richiamo.

Tu hai sempre continuato a prepararti per le cronometro?

Ho sempre cercato di lavorarci. Non l’ho mai trascurata e anche in futuro non voglio farlo. Nelle categorie giovanili era più facile per me esprimermi a cronometro che magari nelle prove in linea e quindi penso che sia un po’ il mio punto di forza. Su cui appunto voglio continuare a lavorare. Ovviamente i percorsi piatti piatti non mi si addicono molto, ma già con percorsi un po’ misti o più tecnici riesco a esprimermi meglio.

La Vigilia era già stata terza a cronometro ai tricolori 2023 e quarta quest'anno
La Vigilia era già stata terza a cronometro ai tricolori 2023 e quarta quest’anno
La Vigilia era già stata terza a cronometro ai tricolori 2023 e quarta quest'anno
La Vigilia era già stata terza a cronometro ai tricolori 2023 e quarta quest’anno
In che cosa devi migliorare nella specialità?

Sicuramente nell’aerodinamica che gioca un ruolo fondamentale. Non avendo mai lavorato in galleria del vento, penso che ci siano ancora tanti step che si possono fare. Poi personalmente e fisicamente credo che anche a livello di prestazione, devo continuare a lavorare su questo tipo di sforzo e cercare anche di imparare magari a gestire ancora meglio.

La nuova squadra, l’Uno X conta di appoggiarti e di investire anche su questo settore, pur considerando che le cronosquadre sono andate un po’ sparendo?

E’ difficile parlare già di programmazione non sapendo esattamente che percorsi ci saranno per i grandi giri e in generale quante prove a tappe prevedranno la cronosquadre. Al Tour femmes ad esempio ci sarà un’importante cronometro di 21 chilometri a metà corsa, ma sarà individuale. E’ comunque una delle cose di cui abbiamo già parlato con i dirigenti e credo che lavoreremo insieme per migliorare, per vedere un po’ quali sono i limiti anche in questa specialità.

La bolzanina punta fortemente sulle cronometro e conta di progredire lavorando alla galleria del vento
La bolzanina punta fortemente sulle cronometro e conta di progredire lavorando in galleria del vento
La bolzanina punta fortemente sulle cronometro e conta di progredire lavorando alla galleria del vento
La bolzanina punta fortemente sulle cronometro e conta di progredire lavorando in galleria del vento
Può essere questa anche una tua nuova dimensione per allargare le tue aspirazioni e provare anche a guardare a un obiettivo come Los Angeles 2028?

Sicuramente è uno dei sogni che ho nel cassetto. Ovviamente ci sono tante atlete forti e tante gare in mezzo, tante stagioni, tante cose da fare. Ma se guardo al futuro a lungo termine, quello sicuramente sarebbe uno degli obiettivi più grandi della mia carriera.

Tu adesso cambi squadra, cambiano anche le tue prospettive, i tuoi ruoli che svolgerai nel nuovo team?

Questa settimana avremo il training camp amministrativo e cominceremo ad affrontare il discorso. Penso però di avere un pochino più di libertà e di potermi esprimere di più. Vediamo come va.

L'altoatesina lascerà la FDJ-Suez per approdare alla Uno-X che le ha garantito maggiore libertà (foto Instagram)
L’altoatesina lascerà la FDJ-Suez per approdare alla Uno-X che le ha garantito maggiore libertà (foto Instagram)
L'altoatesina lascerà la FDJ-Suez per approdare alla Uno-X che le ha garantito maggiore libertà (foto Instagram)
L’altoatesina lascerà la FDJ-Suez per approdare alla Uno-X che le ha garantito maggiore libertà (foto Instagram)
E’ stato anche questo che ti ha portato a cambiare, avere più libertà rispetto a quella che potevi avere alla Françoise des Jeux?

Sì, sono state un insieme di cose. Credo di essere nella fascia d’età in cui o provi a fare il salto o ti stabilizzi un po’ dove sei e sinceramente volevo provarci e avere responsabilità o libertà e vedere come va. Se non ora, quando?

Jakob Dorigoni MTB (foto Guazzapix)

MTB propedeutica al cross? La risposta sorprendente di Dorigoni

29.10.2025
4 min
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La stagione del ciclocross è entrata nel vivo e la vittoria di Sara Casasola nel Superprestige ce lo ricorda alla grande. Ma come sempre, questa specialità così di settore porta con sé una grande quantità di spunti tecnici, sia per quanto riguarda la bici che la guida. E proprio di questi vogliamo parlare con Jakob Dorigoni (in apertura foto Guazzapix).

L’altoatesino del Team Torpado Kenda Factory, quest’anno ha deciso di dedicarsi solo alla MTB, ma ricordiamo che è stato uno degli atleti di vertice della nazionale di ciclocross, nonché due volte tricolore elite. A lui, fresco vincitore tra l’altro della Roc d’Azur, una delle prove di MTB più prestigiose del pianeta, abbiamo chiesto in cosa la mountain bike possa essere propedeutica al cross. Di solito infatti facciamo sempre il contrario, perché è il ciclocross a essere considerato propedeutico alla strada.

E quindi Jakob, partiamo proprio da qui: perché la MTB può essere propedeutica al cross?

Sicuramente dal punto di vista tecnico la mountain bike ci permette di giocare un po’ di più con la bici, cosa che poi torna molto utile nel cross. Nel fuoristrada, in generale, bisogna avere piacere di giocare con la bici. E nel cross questo vale ancora di più.

Perché?

Perché se una bici non lavora diventa poi difficile guidarla quando i terreni si fanno estremi. Però, viceversa, se uno è bravo a usare la bici da cross nel fango, cosa che richiede tanta sensibilità, impara davvero a gestire ogni mezzo: MTB, cross e strada. E’ utile avere quelle skill, quelle doti, per usare la mountain bike o la bici da cross nel fango. Chi fa cross guida in modo diverso nel fango… e a mio avviso migliore.

Insomma, per te è quasi il contrario? E’ il cross che è funzionale alla MTB?

In un certo senso sì, almeno su certi terreni.

Tipo?

Sull’asciutto non lo direi proprio. Lì le due cose sono abbastanza diverse. La mountain bike è un mezzo diverso da tutte le altre bici. Ma sul bagnato e in particolare nel fango ci sono molte similitudini nella guida tra cross e MTB.

Su fango e bagnato MTB e cross si avvicinano molto secondo Dorigoni
Su fango e bagnato MTB e cross si avvicinano molto secondo Dorigoni
Hai detto tantissimo e messo parecchia carne al fuoco, Jakob. Proviamo a rallentare e partiamo da quella frase interessantissima: “se la bici non lavora”. Spiegaci meglio, cosa intendi?

La mountain bike ha sospensioni, ruote e gomme che lavorano tanto. Sono più mobili, devono rispondere alla tenuta meccanica e chimica (le gomme, ndr). Si gioca molto con la pressione, sia delle gomme che delle sospensioni. Nella forcella e nell’ammortizzatore puoi mettere più o meno aria, regolare l’affondo e il ritorno, che può essere più veloce o più lento. Puoi scegliere una forcella progressiva, lineare… Insomma, la bici ha tanti assetti e più la imposti sulla tua guida, più vantaggi hai.

Invece la bici da cross?

L’unica cosa su cui puoi intervenire e in modo minore è la pressione delle gomme. E devi stare attento: se è troppo alta, la bici da cross, che già lavora poco, finisce per non lavorare affatto. Non ammortizza, non dà risposte.

Le abilità del cross, come scendere e salire dalla bici, sono diverse da quelle richieste per la MTB (foto Billiani)
Le abilità del cross, come scendere e salire dalla bici, sono diverse da quelle richieste per la MTB (foto Billiani)
Però possiamo supporre che la MTB ti dia un certo colpo d’occhio nell’approccio a curve e ostacoli?

Quello sì. E’ il grande vantaggio, soprattutto quando bisogna guidare sul bagnato. Bisogna saper trovare il grip in generale: nei sentieri sempre nuovi della MTB, ma anche sull’erba o sullo sterrato di un circuito di ciclocross. Per il resto, sono due discipline talmente diverse che è quasi difficile fare un paragone tecnico. Nella MTB ci sono più salti, percorsi sempre più artificiali e serve un mezzo adeguato. Nel ciclocross invece è l’aspetto della curva che conta: l’ingresso e la percorrenza. Ma per quello c’è la sensibilità dell’atleta.

Che affina con l’allenamento con la bici da cross?

Esatto. La sua bravura. Poi c’è l’ottimizzazione nel salire e scendere dalla bici. Sono i famosi automatismi del corpo. Che però non servono in MTB.

Sono altre peculiarità insomma…

Sì. Come ripeto, peculiarità diverse che diventano molto simili sul bagnato. La ricerca del feeling in quel caso è quasi identica, con la differenza che nel cross sei solo tu ciclista a lavorare sulla curva, sull’ostacolo, nel fango o nella sabbia. Mentre nella MTB sei tu, ma anche la bici, che deve fare la sua parte. Per me quindi è più il cross a dare qualcosa al biker. Il fango del cross ti insegna davvero a muoverti sulla bici. E i biker che hanno fatto cross li vedi (tipo Tom Pidcock, ndr)

Grand Prix du Morbihan 2025, Benoit Cosnefroy

Cosnefroy alla UAE: scommessa o gran colpo di mercato?

29.10.2025
5 min
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«Sono molto felice di unirmi al UAE Team Emirates – ha commentato Benoit Cosnefroy – e sono entusiasta di far parte della squadra migliore al mondo. Quando Mauro Gianetti mi ha presentato il progetto, ho capito che era la sfida ideale per me in questa fase della mia carriera».

Con queste poche parole, il corridore francese, che dal 2016 al 2025 ha sempre corso nello stesso gruppo (prima Ag2R La Mondiale e poi Decathlon AG2R), ha commentato il passaggio nella squadra emiratina. Il suo 2025, iniziato fra mille intoppi, si è riaperto in modo convincente a primavera per poi interrompersi di nuovo bruscamente in estate. Tredici giorni di corsa e una vittoria. Eppure questo gli è valso la chiamata della UAE, con un contratto biennale.

Il trentenne di Cherbourg en Cotentin è la grande scommessa di Gianetti e Matxin per il 2026. Quest’anno infatti Cosnefroy ha corso molto poco a causa di un intervento al ginocchio e ha poi saltato i campionati francesi e il Tour de France per una caduta al Giro di Svizzera. Benoit porterà con sé l’esperienza nelle corse di un giorno, avendo vinto il Grand Prix Cycliste de Québec e la Classica di Plouay battendo Alaphilippe. Sembrava il francese del futuro per le corse di un giorno, soprattutto dopo aver conquistato il secondo posto all’Amstel del 2022, battuto al fotofinish da Kwiatkowski, ma il suo cammino ha subito varie battute di arresto.

Amstel Gold Race 2022, Benoit Cosnefroy, Michal Kwiatkowski
Questo lo sprint tiratissimo fra Cosnefroy e Kwiatkowski all’Amstel del 2022, vinta poi dal polacco
Amstel Gold Race 2022, Benoit Cosnefroy, Michal Kwiatkowski
Questo lo sprint tiratissimo fra Cosnefroy e Kwiatkowski all’Amstel del 2022, vinta poi dal polacco

Il Natale più nero

Gli ultimi mesi sono stati tutti in salita. L’inverno era già stato un continuo patire, a causa del dolore al ginocchio, che a gennaio aveva richiesto un intervento. Ha raccontato suo padre che Cosnefroy non riusciva a pedalare per più di un quarto d’ora. A Natale aveva un dolore fortissimo, fino al momento in cui ha capito cosa avesse e a quel punto si è sentito liberato.

«Non è stato un periodo lineare – ha raccontato Cosnefroy – inizialmente avevo tanti dubbi, finché abbiamo trovato la causa. L’inverno è stato molto complicato, soprattutto a dicembre. Speravo di fare una bella stagione e per questo stavo lavorando. Di colpo invece non sono stato più in grado di gestire la situazione. All’inizio di gennaio sono andato a vedere un chirurgo in Belgio e lui mi ha detto che avrei avuto bisogno di un’operazione. A partire da quel momento è stato tutto più facile. Dopo l’operazione ho fatto 15 giorni di riposo totale, poi sono andato per tre settimane in un centro di rieducazione».

Dopo essere tornato in azione al Giro di Romandia e dopo il secondo posto alle Boucles de l’Aulne, Cosnefroy ha vinto il GP du Morbihan a Plumelec (foto di apertura). «Onestamente – ha commentato – non ho mai dubitato che sarei tornato al meglio. Dopo l’intervento, tutti i parametri erano buoni e la mia riabilitazione è stata buona. E’ stata una lunga strada».

Lo scorso anno, la vittoria al Brabante è stata la conferma della passione di Cosnefroy per le strade fiamminghe
Lo scorso anno, la vittoria al Brabante è stata la conferma della passione di Cosnefroy per le strade fiamminghe
Lo scorso anno, la vittoria al Brabante è stata la conferma della passione di Cosnefroy per le strade fiamminghe
Lo scorso anno, la vittoria al Brabante è stata la conferma della passione di Cosnefroy per le strade fiamminghe

Passione per le Fiandre

Il 2024 era stato probabilmente la sua stagione migliore. La vittoria al Tour de Alpes Maritimes davanti ad Albanese. Il sesto posto alla Strade Bianche. Le vittorie alla Parigi-Camembert e soprattutto alla Freccia del Brabante. Il quarto posto alla Freccia Vallone e la vittoria al GP du Morbihan e al GP du Finistere. Infine la frattura della clavicola al Renewi Tour che lo ha costretto a chiudere anzitempo la stagione.

«Questi luoghi sono le radici del nostro sport – disse dopo aver battuto Teuns e Wellens al Brabante – da anni desideravo scoprire questo mondo, immergermi in questa atmosfera. Da quando ho visto Valentin Madouas arrivare terzo al Giro delle Fiandre del 2022, mi è venuta una gran voglia di provarci. Le gare fiamminghe non sono come le altre: richiedono molta energia fisica, ma l’aspetto mentale gioca un ruolo fondamentale. E’ un aspetto stressante e bisogna sapersi superare. Per questo mi sono preparato a compiere sforzi molto impegnativi, spingendomi oltre i miei limiti».

Alla Strade Bianche del 2024, Cosnefroy ha centrato il sesto posto, a 4'39" da Pogacar
Alla Strade Bianche del 2024, Cosnefroy ha centrato il sesto posto, a 4’39” da Pogacar
Alla Strade Bianche del 2024, Cosnefroy ha centrato il sesto posto, a 4'39" da Pogacar
Alla Strade Bianche del 2024, Cosnefroy ha centrato il sesto posto, a 4’39” da Pogacar

La scommessa di Gianetti

Adesso si riparte nella squadra numero uno al mondo. Nel ciclismo francese ci si chiede se Cosnefroy avrà lo spazio per fare le sue corse, ma probabilmente nella gestione della UAE Emirates potrebbe andare a occupare lo spazio lasciato libero da Alessandro Covi. Un corridore vincente, mandato a fare punti nelle corse in cui non verranno schierati i top rider. Il motivo della scelta sarà da chiedere a Mauro Gianetti, per ora Cosnefroy resta nel suo entusiasmo e sta per riprendere il lavoro interrotto con la caduta allo Svizzera.

«Dopo aver parlato con il team e analizzato le loro ambizioni – ha spiegato – è diventato chiaro che questa collaborazione avrebbe potuto rivelarsi un successo e la decisione giusta da prendere. Non vedo l’ora di iniziare questo nuovo capitolo e di gareggiare con i miei nuovi compagni di squadra».

Nel finale di stagione lo si è visto in Italia per recuperare il nuovo materiale. Il primo appuntamento con la nuova squadra sarà il ritiro spagnolo di dicembre. E a quel punto il nuovo capitolo nella carriera dell’occhialuto francese sarà iniziato. Una scommessa per due: per lui e per i manager che l’hanno ingaggiato.

Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65

Swiss Side Hadron3 650 Classic, veloci e gratificanti

28.10.2025
7 min
Salva

Abbiamo provato le ruote Swiss Side Hadron3 650 nella versione Classic, ovvero quelle con il profilo da 65 millimetri e con i mozzi che si basano sulla meccanica dei DT Swiss 370.

Chi partiva con qualche remora (giustificata se contestualizzata in un’epoca passata) ora dovrebbe cambiare idea. Le ruote con profili altissimi offrono dei vantaggi non secondari e, prodotti ben congegnati come le Swiss Side, sono divertenti e anche piuttosto facili da guidare. Entriamo nelle specificità della nostra prova, eseguita con una doppia configurazione.

Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Quella famiglia di ruote che invitano a fare velocità
Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Quella famiglia di ruote che invitano a fare velocità

Hadron3 650 Classic: il dettaglio

La serie Classic di Swiss Side adotta la medesima tecnologia di sviluppo della Ultimate, ma è resa “più democratica” per scelte differenti di alcuni componenti. Ci sono i mozzi in alluminio con meccanica DT Swiss 370 (sempre con Rachet System interno al mozzo posteriore e cuscinetti sigillati con sfere in acciaio), raggi in acciaio (DT Swiss) Aero Comp con incrocio in seconda ed un cerchio full carbon da 65 millimetri di altezza. Il cerchio è quello di ultima generazione: è tubeless ready con uncino (non hookless) ed ha un canale largo 22 (la larghezza complessiva è di 29). Il canale prevede l’impiego del tubeless tape. Un cerchio con questo shape è ottimizzato anche per coperture fino a 32 millimetri di sezione.

Una delle particolarità di queste ruote è il sistema combinato ruota/pneumatico, possibile grazie ad una installazione di fabbrica con i pneumatici Continental/Swiss Side (come nella versione usata per il test). Dietro abbiamo un “classico” GP5000s TR da 30 millimetri, che prevede il montaggio originale con la camera d’aria in TPU (da notare che lo pneumatico è tubeless ready). Davanti c’è un Swiss Side Aero111 da 29, gomma dal disegno e shape particolari, marcatamente aero concept, prodotta da Continental su specifiche Swiss Side. Anche in questo è tubeless ready ed è montata in originale con la camera in TPU. Il peso (rilevato) della coppia con gomme e camere montate è di 2470 grammi. Il prezzo di listino (al netto di eventuali sconti spesso disponibili sul sito Swiss Side) è di 1495 euro.

Test doppio: camere poi tubeless

Proprio così, non ci siamo fermati alla singola prova, ma abbiamo voluto capire come può funzionare una “ruotona” del genere con un setting differenti di pneumatici. Prima la prova in originale, poi con la configurazione tubeless (tolte le camere ed inserito il liquido).

Stesso giorno di lavoro, stesso percorso e medesima bici usata per il test finale dal quale abbiamo estrapolato i dati. 10 chilometri esatti, un vallonato leggero e comunque lineare in modo da minimizzare le variabili ambientali. 30 metri circa di dislivello positivo in modo da sfruttare anche la velocità generata dalle Hadron3. Vento a 3 chilometri orari rilevato per tutto il test e 15° come temperatura esterna.

I numeri del test con le camere d’aria in TPU

2.925 grammi rilevati per le Hadron3 pronte per la messa su strada. Dischi da 160/140, camere in TPU Continental con valvola da 80 (37 grammi ciascuna). 300 watt medi per un rapporto fisso 54/16. Tempo di percorrenza rilevato 15 minuti e 38 secondi. Velocità media di 38,4.

La prova con il montaggio tubeless

Abbiamo rilevato il medesimo valore alla bilancia del montaggio. 2.925 grammi anche per il setting tubeless. Valvole da 80 millimetri e 30 cc di liquido sigillante per ogni gomma. In entrambe le prove la partenza è stata da fermo. Cosa ci dicono i numeri del setting tubeless? Che siamo stati più veloci di 12 secondi con i 1526″ secondi rilevati a parità di tutto. La media oraria è stata di 39 chilometri orari con i tubeless.

Alcune considerazioni relative alle Hadron3 650

Il risparmio di tempo con il setting tubeless è lampante. 12 secondi possono non sembrare molti. Se però andiamo nel dettaglio e quantifichiamo sono poco più di un secondo al chilometro per soli 10 chilometri di test. Se il test fosse stato di 60/80 chilometri il tempo risparmiato sarebbe esponenziale. Non solo, perché ad una velocità più elevata la configurazione tubeless permette un maggiore e migliore controllo, dissipazione aumentata delle vibrazioni che arrivano dal basso. Un maggiore controllo e fluidità della bici soprattutto sull’avantreno, anche e soprattutto in discesa e quando è necessario cambiare traiettoria ad alta velocità.

Il test completo delle Swiss Side da 65 ha previsto anche giornate di utilizzo collinare. Salite e discese, percorsi vari mediamente tecnici, ben coscienti del fatto che un profilo del genere trova la sua massima sfruttabilità ad andature elevate e senza eccessive complicazioni ambientali.

Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Sono oggettivamente un bel vestito per la bici
Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Sono oggettivamente un bel vestito per la bici

In conclusione

Le Hadron3 650 Classic sono l’esempio di quanto una ruota alta moderna possa essere facile, molto più che in passato, gratificante e anche sfruttabile. Non siamo qui ad affermare che sia un prodotto dedicato a tutti i ciclisti, ma di sicuro abbatte alcune convinzioni che arrivano dal passato e relative a queste categorie di strumenti dedicati alla ricerca della performance. Non obbligano ad arpionare il manubrio quando si cambia direzione e non mostrano effetti negativi sullo sterzo della bici. Aiutano a mantenere una velocità elevata e spingono a dare gas quando la stessa andatura è già alta (comunque oltre i 40 chilometri orari). In discesa quando si oltrepassa il muro dei 55 chilometri orari diventano un boost e si attiva una sorta di effetto volano facile da percepire, quello che non avviene (ad esempio) con profili da 38.

Ovviamente non sono ruote da salita e quando le velocità sono piuttosto basse necessitano di molta energia, forza ed impegno per essere rilanciate nel modo adeguato. Il prezzo di listino. Lo troviamo adeguato, quasi vantaggioso, considerando proprio la versione Classic e la categoria di utenti potenziali, che non hanno il peso ridotto come pallino, ma pretendono velocità ed efficienza.

Swiss Side

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese

Scagliola: il biker della Rostese alla Lidl-Trek Future Racing

28.10.2025
7 min
Salva

Dalla Rostese alla Lidl-Trek Future Racing, il salto è talmente grande che potrebbe spaventare chiunque, invece Gabriele Scagliola risponde dall’altra parte del telefono sereno e tranquillo. La spensieratezza dei suoi diciotto anni gli ha fatto vivere il primo incontro in Germania con leggerezza, ma anche tanta consapevolezza. Gabriele Scagliola sa dov’è ma ha le idee chiare e sa che nel devo team di una delle squadre WorldTour più importanti al mondo non ci è arrivato per caso. 

E’ tornato da poco dalla Germania, da Stoccarda, dove è stato per una settimana e ha potuto respirare il clima di quella che ora è casa. 

«Siamo stati una settimana nel quartier generale della Lidl – racconta – dove stanno allestendo anche una parte dedicata interamente al team. Abbiamo fatto tantissime cose, dagli shooting per il prossimo anno fino alla messa in sella. E’ stata una bellissima esperienza, certo che dalla Rostese alla Lidl-Trek il salto è grande. Ci siamo anche goduti qualche serata tutti insieme, la squadra ha organizzato un oktoberfest interno. Davvero particolare e divertente».

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese
Gabriele Scagliola arriva dalla mountain bike, disciplina che lo ha lanciato
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese
Gabriele Scagliola arriva dalla mountain bike, disciplina che lo ha lanciato

Dalla mtb alla strada

La storia di Gabriele Scagliola è quella di un ragazzo che si è innamorato della bicicletta in diversi modi. Tutto è partito con la mountain bike e dalla curiosità di provare qualcosa che aveva già attirato la sua attenzione

«Ricordo che la mtb – racconta Scagliola – è arrivata quando ero molto piccolo, avevo nove anni più o meno. Ero in vacanza con i miei genitori sul lago di Bolsena dove abbiamo una casa. Avevo visto che c’era una squadra di mountain bike così ho provato, giusto per passare il tempo. Quando siamo tornati a casa, in provincia di Torino, ho detto a mia mamma di cercarmi una squadra per correre. Così sono arrivato alla Ciclistica Rostese. Ai tempi giocavo anche a calcio ma dopo poco l’ho lasciato».

«All’inizio la strada non mi piaceva – continua – perché la trovavo monotona. Avevo provato ma senza troppo entusiasmo, così ho proseguito con il fuoristrada. Mi sono innamorato del ciclismo su strada da allievo secondo anno, quando ho riprovato a correre e ho scoperto il suo fascino».

Gabriele Scagliola, mountain bike
L’amore per le ruote grasse è legato al territorio e alla voglia di esplorarlo che lo contraddistingue fin da bambino
Gabriele Scagliola, mountain bike
L’amore per le ruote grasse è legato al territorio e alla voglia di esplorarlo che lo contraddistingue fin da bambino
Che differenze ci sono in questi due amori, mtb e strada?

Sono molto legato al mio territorio, alle montagne e al mio paese. Dietro casa ho un monte, il Musinè, dove ci sono tantissimi sentieri sui quali divertirsi. Sentimentalmente sono molto legato alla mountain bike. Del ciclismo su strada ho apprezzato la libertà che ti dona, passare tante ore in sella e condividere con gli altri ragazzi allenamenti e gare. Ci sono molti più atleti in questa disciplina e si creano legami intensi e profondi. 

Sei passato anche al ciclismo su strada e le cose sono andate bene, no?

Molto bene. Da allievo secondo anno ho fatto qualche corsa, sempre con la Rostese, a fine stagione. Poi dal 2024 ho iniziato la doppia attività insieme a un gruppo di ragazzi del team. Il mio diesse e io abbiamo spinto per creare un gruppo che facesse tutte e due le discipline. Il primo anno è stato impegnativo perché correvo il sabato in mtb e la domenica su strada. Mentre quest’anno abbiamo pianificato bene la stagione per non sovraccaricare. 

Gabriele Scagliola, mountain bike, mondiali mtb Svizzera 2025 (foto Instagram)
Gabriele Scagliola impegnato nei mondiali mtb 2025 in Svizzera (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, mondiali mtb Svizzera 2025 (foto Instagram)
Gabriele Scagliola impegnato nei mondiali mtb 2025 in Svizzera (foto Instagram)
Sono arrivati anche i primi risultati…

Ho visto una crescita davvero impressionante su strada. Quando ho iniziato non avevo nemmeno il potenziometro, mi è arrivato a metà del primo anno (2024, ndr). Ora per un allievo è quasi impensabile correre senza, ma io pensavo solo a divertirmi. 

Arrivi dalla mtb e dalla strada, quali ciclisti ti hanno fatto innamorare di queste discipline? 

Mtb, Nino Schurter, senza alcun dubbio. Mentre su strada Peter Sagan, anche se mi rispecchio in Van Der Poel per la polivalenza e la passione per le diverse specialità.

Gabriele Scagliola, strada, Pedala con Zazà
Scagliola ha iniziato a correre su strada da juniores e in poco tempo ha trovato grandi numeri e vittorie importanti
Gabriele Scagliola, strada, Pedala con Zazà
Scagliola ha iniziato a correre su strada da juniores e in poco tempo ha trovato grandi numeri e vittorie importanti
Come sono arrivati i contatti con la Lidl-Trek?

Andando forte e iniziando a vincere si sono avvicinati i primi procuratori. Mi sono preso un periodo di tempo per capire cosa fare perché non ero sicuro di voler firmare subito e vincolarmi con gente che non conosco. Alla fine ho parlato con Fabio Felline, con il quale siamo diventati amici nel corso del tempo, e lui mi ha detto di non avere fretta, se uno va forte le squadre arrivano. Mi ha consigliato di parlare con Giovanni Lombardi, che lo ha seguito in tutta la sua carriera. Siamo andati a cena tutti insieme e ho deciso di firmare con lui, giusto per tutelarmi.

Ti ha portato lui alla Lidl-Trek?

Si erano avvicinate altre squadre prima di loro. La prima è stata la Ineos, poi la Movistar e infine la Red Bull-BORA. Ero ormai quasi un corridore della Red Bull ma alla fine la cosa è saltata perché alcuni ragazzi del devo team non sarebbero passati nel WorldTour e quindi c’erano meno posti liberi. Ci sarebbe stato da aspettare, forse troppo, così ho preso l’occasione al volo ed eccomi qui in Lidl-Trek

Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Ci sono stati anche dei contatti con squadre italiane? 

Che io sappia no. Ma ero deciso di voler andare all’estero, l’impatto è davvero grande ma penso sia la cosa giusta per la mia crescita. Interfacciarmi con figure nuove e altre persone mi darà modo di imparare tanto. Ho anche chiesto di essere seguito da un preparatore straniero, voglio approcciarmi e sperimentare metodi di allenamento differenti. 

In questa settimana con chi hai parlato?

Con tanti ragazzi del devo team, praticamente li ho conosciuti tutti. Poi nei vari incontri ho conosciuto anche i corridori del WorldTour visto che eravamo spesso tutti insieme. Ad esempio Mads Pedersen mi ha dato una mano e dei consigli nella messa in sella, mentre con gli altri italiani come Ciccone e Bagioli ho parlato del più e del meno. C’era anche Ayuso.

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
La mountain bike rimarrà centrale anche nel suo primo anno alla Lidl-Trek Future Racing (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
La mountain bike rimarrà centrale anche nel suo primo anno alla Lidl-Trek Future Racing (foto Instagram)
Che effetto fa averli così vicini?

E’ strano passare dalla televisione alla realtà e dover far finta di niente. Non ho neanche chiesto una foto, non volevo sembrare il ragazzino invadente. Alla fine sono e saranno miei compagni di squadra. 

Quindi hai già portato la bici nuova a casa? L’hai provata?

Sì, è qui con me. L’ho provata per un giretto, ma sono in off season quindi devo ancora pazientare un pochino per girarci seriamente. Ma non mi farò divorare dalla fretta, c’è tutto il tempo. 

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
Scagliola è cresciuto e maturato lontano dagli estremismi del ciclismo moderno (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
Scagliola è cresciuto e maturato lontano dagli estremismi del ciclismo moderno (foto Instagram)
Sei primo anno under, vuol dire che ci sarà anche la scuola?

Assolutamente. Sto finendo il liceo scientifico-sportivo. Sono all’ultimo anno, a giugno avrò la maturità. Quando ho scelto questa scuola l’ho fatto per il programma visto che mi interesso tanto di nutrizione e allenamento. Non pensavo che il ciclismo sarebbe diventato il mio lavoro. In futuro magari mi piacerebbe anche continuare gli studi e iscrivermi all’Università, magari alla facoltà di Scienze Motorie.

Già da subito?

Al momento non ci penso. Anche se la squadra offre la possibilità di avere un piano interno di studi, ne parlavo con un ragazzo in questi giorni. Praticamente ti seguono e ti aiutano attraverso dei tutor nel percorso universitario, è una cosa molto interessante.

Prossimi impegni in squadra?

Ci vedremo direttamente al ritiro di dicembre, lì parleremo anche dei programmi. Quest’anno manterrò ancora la doppia attività, il team è favorevole. Anche se il futuro lo immagino su strada.