Campionati europei pista 2025, Zolder, Vittoria Guazzini

Guazzini sull’asse tra la fatica di rialzarsi e la gioia di vincere

01.11.2025
6 min
Salva

Non c’è niente di facile, diceva ieri Martina Alzini. Per questo quando il timbro di voce già fiacco di Vittoria Guazzini si abbassa ancora e diventa un sussurro, capiamo quanto sia duro arrivare a certi risultati e come il sorriso dopo un oro mascheri bene tutto, ma non cancelli nulla. Si parlava di Marta Cavalli e di come il continuo ripartire dagli incidenti le abbia tolto la voglia di andare avanti e di colpo anche la toscana ammette di essersi ritrovata a fare i conti con sensazioni simili. Lei che negli ultimi tre anni è sempre incappata in qualche caduta, ma mai come quella dello scorso campionato italiano.

«Diciamo che questa volta – dice – proprio non me l’aspettavo. Non avevo contemplato la possibilità di cadere, anche se effettivamente nel ciclismo può capitare in ogni momento. Però sarà che fino a quel momento la stagione non era andata benissimo, nel ritiro che avevamo fatto mi ero impegnata tantissimo con il focus sull’estate ed era andato tutto bene. Due giorni prima dell’italiano su strada, ero andata forte nella crono, per cui ero motivata. Poi è andata così e diciamo che non è stato semplice. All’inizio non volevo saperne di ributtarmi in bici, così mi sono messa sui rulli e pensavo a questa benedetta crono dell’europeo. Forse ci ho pensato anche troppo, tanto che quando sono arrivata lì effettivamente non ne avevo più. Non è semplice da gestire ogni volta che devi ripartire. Mi è successo tante volte, ma questa è stata dura».

In Cile come alle Olimpiadi

Niente vacanze per Guazzini, che però essendo una ragazza di spirito dice che non si può mai sapere cosa farà di qui a pochi giorni. Magari uscirà per andare a prendere un caffè e non la vedranno più per due settimane. E poi il discorso va avanti, partendo proprio dai mondiali su pista del Cile, che hanno permesso anche a lei di risollevarsi dalla caduta e dare un senso in extremis alla stagione.

«Tenevamo tanto a questo mondiale – dice – anche se non dava punti per la qualifica olimpica, che partirà dal mondiale del prossimo anno. Ma la pista è una cosa che ci piace e la facciamo volentieri, così abbiamo trovato anche qualche motivazione in più per provare a riscattare la stagione. Ognuna avrà avuto le sue motivazioni, credo, ma la cosa importante è che nessuna si sia tirata indietro e siamo andate lì come se fossimo, fra virgolette, all’Olimpiade. Con lo spirito e l’impegno giusto».

Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Fra gli uomini, tutti i più forti della pista si sono dedicati alla strada, voi avete fatto gli europei a inizio anno e li avete vinti e alla fine avete vinto i mondiali. E in Cile hai preso anche il bronzo nella madison…

Dipende dai calendari e come ci si mette d’accordo con la squadra all’inizio dell’anno. Penso che per noi sia dipeso dalla nostra volontà di andare. Sin dall’inizio abbiamo sempre detto che avremmo finito la stagione in Cile e così è stato. L’inseguimento a squadre e la madison sono le due discipline che mi piacciono di più. Quando siamo a Montichiari, i lavori che facciamo sono incentrati sul quartetto. L’oro di Parigi nella madison è stato una sorpresa fino a un certo punto, ma quell’emozione è stata fuori da ogni logica, non saprei neanche quali parole usare per esprimerlo. Detto questo, per me valgono allo stesso modo. Il quartetto è una botta di adrenalina, quattro minuti in cui si concentra tutto e poi tiri su la testa per vedere il tabellone. L’altro giorno hanno fatto due spari veramente molto ravvicinati. E quando ho alzato la testa e ho visto che davanti c’eravamo noi, è stata veramente una liberazione.

Quanto ti pesa essere caduta così spesso negli ultimi tre anni?

Per quanto riguarda la caduta all’italiano, da una parte mi dispiace, dall’altra bisogna pensare che mi è andata bene, quindi cerco di prendere il positivo. Ero in forma, avevo fatto un bel ritiro in altura con la squadra per preparare il Giro e il Tour e poi è stato difficile ritrovare la concentrazione per ricominciare. Forse proprio il fatto di avere questi mondiali a fine anno mi ha dato una mano. Ho detto: «Io lì ci voglio essere e voglio anche far bene per me e per i miei compagni». L’anno prima avevo fatto un anno senza cadute importanti e ho vinto le Olimpiadi. Quindi se proprio c’era da cadere e farsi male, meglio che sia capitato quest’anno (ride, ndr) e non nel 2024.

Il 9 agosto 2024, Vittoria Guazzini e Chiara Consonni sono diventate campionesse olimpiche della madison a Parigi
Il 9 agosto 2024, Vittoria Guazzini e Chiara Consonni sono diventate campionesse olimpiche della madison a Parigi
Come hai detto tu per prima, adesso ci vorrebbe un oro nella crono, anche se organizzano percorsi da scalatori…

Dopo il quartetto ho detto che la pista è la mia passione, però mi piacerebbe fare un salto di qualità anche su strada. Sicuramente devo continuare a lavorarci e a prenderlo come un obiettivo, però è anche difficile avere come obiettivo un mondiale, se il percorso è proibitivo. Il mondiale in Rwanda non è mai stato un obiettivo a prescindere dalla caduta, perché era obiettivamente troppo duro per le mie caratteristiche. Non l’ho mai visto come uno stimolo. Quello degli europei invece era un buon percorso ma, come dicevo, dopo la caduta c’è stato un periodo di alti e bassi ed è andata come è andata (Guazzini è stata 12ª nella crono e ha fatto la sua parte per l’argento degli azzurri nel team relay, ndr). Sono contenta almeno di essermi rimessa in sesto per finire bene in pista.

Com’è il clima nel quartetto? E’ entrata Venturelli, altre ragazze come Balsamo si sono dedicate più che altro alla strada…

E’ comprensibile che se qualcuno voleva dedicarsi maggiormente alla strada, lo abbia fatto quest’anno: nessuno ha mai giudicato queste scelte, che spesso dipendono anche dalle squadre. Io personalmente non ho voluto mollare la pista, perché mi fa bene anche mentalmente per staccare un po’. Nel quartetto bene o male siamo sempre quelle, abbiamo visto che spinta ha dato l’ingresso di Venturelli, quindi che sia la benvenuta (ride ancora, ndr). Come le porte sono sempre aperte se qualcun’altra volesse tornare.

La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay
La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay con l’argento azzurro
La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay
La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay con l’argento azzurro
La pista ti fa bene per la testa oppure ti dà anche dei vantaggi su strada?

Siamo state abituate a fare determinati lavori in pista, che magari su strada non facciamo. Nessuna di noi deve vincere sul Mont Ventoux, quindi ci sta che le ragazze più veloci abbiano dei giovamenti su strada dai lavori di forza o di cambio di ritmo che possono fare in pista. Anche a me torna utile per le cronometro quando faccio dei lavori dietro moto insieme a Villa o Bragato. Non è che quando andiamo in pista, facciamo solo i quattro chilometri. C’è anche tanta collaborazione fra i tecnici, che ascoltano le nostre esigenze.

Hai parlato del Ventoux, che il prossimo anno sarà la cima che deciderà il Tour. Conti di esserci?

Il Tour è su un altro livello, senza nulla togliere alle altre gare. Ha una rilevanza mediatica che non è paragonabile. So che per la mia squadra è il grande obiettivo della stagione e ci sono le atlete per andare e far bene. Se dovessi rientrare nei piani, cercherò di farmi trovare pronta, come avrei fatto quest’anno perché sinceramente prima di cadere stavo andando veramente forte. Se così non dovesse essere, andrò dove mi manderanno e sarò ugualmente motivata.

Sabonnadiere

L’esempio dell’Academy Region Sud, il team dell’iridato juniores

31.10.2025
5 min
Salva

Sette vittorie tra cui il Trofeo Buffoni in Italia con la chiusura della Chrono des Nations conquistata dal bulgaro Van Der Merwe, fanno dell’Academy Region Sud powered by Giant uno dei team juniores che si sono messi maggiormente in luce in questa stagione. Potremmo dire una delle poche alternative allo strapotere del Team Grenke Auto Eder, oltretutto non essendo ufficialmente inserito in alcuna filiera di un team WorldTour.

Trionfo in solitaria per Nolan Pedersoli al Trofeo Buffoni. Un corridore di sicuro talento
Trionfo in solitaria per Nolan Pedersoli al Trofeo Buffoni. Un corridore di sicuro talento
Trionfo in solitaria per Nolan Pedersoli al Trofeo Buffoni. Un corridore di sicuro talento
Trionfo in solitaria per Nolan Pedersoli al Trofeo Buffoni. Un corridore di sicuro talento

Team francese, ma tanti esteri nel suo roster

Un team di sicuro prestigio, che pur avendo nel suo roster corridori provenienti da ben 8 Paesi diversi ha sempre custodito la sua matrice francese, ospitando per un periodo anche il nuovo campione del mondo junior, quell’Harry Hudson che con la squadra transalpina ha corso l’Ain Bugey Valromey Tour. A gestire un gruppo di ragazzi così eterogeneo è Cyril Sabonnadiere, direttore sportivo giovane e dalle idee al passo con i tempi (nella foto di apertura è all’estrema destra).

«Proveniamo dalla fusione di due associazioni – racconta il manager – il Vélo Club de la Pomme Marseille e il Vélo Club Saint-Antoine de la Gavotte. Volevamo creare un’accademia per permettere ai ragazzi di competere a livello internazionale in gare in Italia, Spagna, Belgio e in tutta Europa. Abbiamo reclutato corridori da questi due club e, a poco a poco, li abbiamo assunti, siamo cresciuti e siamo diventati indipendenti. Tutto è iniziato nel 2022».

Nicholas Van der Merwe, nome olandese ma passaporto bulgaro, da due anni campione nazionale
Nicholas Van der Merwe, nome olandese ma passaporto bulgaro, da due anni campione nazionale
Nicholas Van der Merwe, nome olandese ma passaporto bulgaro, da due anni campione nazionale
Nicholas Van der Merwe, nome olandese ma passaporto bulgaro, da due anni campione nazionale
Voi avete una squadra con molti corridori esteri: è difficile integrare tante nazionalità?

No, per niente perché, a quell’età, hanno la capacità di adattarsi e la voglia di imparare. Sono tutti curiosi di stare con ragazzi di nazionalità diverse. Il gruppo principale rimane francese, poi siamo molto ben consolidati in Oceania grazie agli agenti con cui collaboriamo per i corridori australiani e neozelandesi e abbiamo anche una rete in Irlanda con alcuni corridori irlandesi, quindi il contatto è piuttosto semplice per questi corridori che vogliono competere solo a livello europeo nelle gare UCI.

Ma la presenza di così tanti corridori stranieri è un vantaggio per i corridori francesi nella vostra squadra? Avete notato dei progressi?

Enormi, perché permette loro di confrontarsi con corridori di alto livello che portano una cultura ciclistica diversa, un approccio diverso all’allenamento e all’alimentazione. E permette loro di progredire atleticamente, ma anche a livello umano. Insegna loro a vedere questi ragazzi che vengono dall’estero, che sono piuttosto indipendenti, senza i loro genitori. Sono anche piuttosto forti e questo li motiva. Inoltre permette loro anche di comunicare in inglese e di imparare a sviluppare questa lingua.

Anche per Conor Murphy doppietta di titoli nazionali in Irlanda, dal 2026 sarà alla Decathlon AG2R
Anche per Conor Murphy doppietta di titoli nazionali in Irlanda, dal 2026 sarà alla Decathlon AG2R
Anche per Conor Murphy doppietta di titoli nazionali in Irlanda, dal 2026 sarà alla Decathlon AG2R
Anche per Conor Murphy doppietta di titoli nazionali in Irlanda, dal 2026 sarà alla Decathlon AG2R
Vi aspettavate i risultati di quest’anno, con tre campioni nazionali?

Avevamo degli specialisti della cronometro e sapevamo che potevano emergere nei rispettivi Paesi. Poi avevamo anche corridori provenzali come Nolan Pedersoli, che ha vinto il Trofeo Buffoni a fine stagione Un ragazzo su cui riponiamo grandi speranze. Confrontarsi con un futuro campione del mondo come Harry Hudson durante la Valromey gli ha permesso di fare molti progressi in termini di gestione post-gara, alimentazione, recupero e approccio. Questi sono proprio i punti molto importanti che permettono ai nostri corridori locali di progredire più rapidamente.

Rispetto al campione del mondo, qual è stata la tua impressione?

Umanamente, è un ragazzo molto simpatico, molto educato, molto discreto. Che è sempre contento di ciò che la squadra può offrire. E’ un ragazzo che lavora molto in bici e sa come spingersi oltre i propri limiti per ottenere i migliori risultati possibili. E’ anche un eccellente scalatore con abilità di guida davvero eccellenti. La sua vittoria iridata non è stata un caso, sono sicuro che ora al devo team della Lidl-Trek crescerà ulteriormente. Credo che debba solo migliorare un po’ il suo posizionamento nel gruppo, perché non ha gareggiato molto a livello UCI. Ha un potenziale eccezionale e curare la sua crescita sarà una bella opportunità.

Il britannico Hudson nella sua settimana con l'Academy. E' il secondo da destra
Il britannico Hudson nella sua settimana con l’Academy. E’ il secondo da destra
Il britannico Hudson nella sua settimana con l'Academy. E' il secondo da destra
Il britannico Hudson nella sua settimana con l’Academy. E’ il secondo da destra
Quanto lontano può arrivare in futuro?

Sta facendo progressi innegabili e penso che lo vedremo molto presto in gare con profili impegnativi, in ottima forma. Per questo il suo approdo nel devo team WorldTour è un passo importante, io credo che possa avere una grande carriera.

Qual è la situazione del ciclismo giovanile in Francia?

Ogni club sta cercando di fare del suo meglio in questo periodo di difficoltà economiche, perché i bilanci sono sempre più difficili da gestire. I viaggi, tutto ciò che riguarda l’equipaggiamento e in generale l’economia sta diventando sempre più difficile in Francia, ma credo che sia così in tutti i Paesi, quindi dobbiamo essere particolarmente intraprendenti per bilanciare il budget e offrire ai nostri corridori il miglior programma sportivo possibile.

Reef Roberts, uno dei tanti oceanici che si appoggiano al team francese per fare attività in Europa
Reef Roberts, uno dei tanti oceanici che si appoggiano all’Academy Region Sud per fare attività in Europa
Reef Roberts, uno dei tanti oceanici che si appoggiano al team francese per fare attività in Europa
Reef Roberts, uno dei tanti oceanici che si appoggiano all’Academy Region Sud per fare attività in Europa
Avete corso molto in Italia. Potreste includere qualche corridore italiano nella vostra squadra?

Sì, in effetti, abbiamo già ricevuto molte richieste e contatti da procuratori quando conduciamo campagne di reclutamento. Esse si basano sui dati dei corridori e sui loro precedenti. Finora non è successo, ma saremmo lieti di accogliere ciclisti italiani in futuro, se il profilo corrisponde alle figure che stiamo cercando.

chetoni

Chetoni: perché l’UCI invita alla prudenza? Parola a Porfido

31.10.2025
4 min
Salva

E’ un tema che ciclicamente torna a far discutere il mondo del ciclismo: i chetoni. Sostanze naturali prodotte dal nostro organismo in condizioni particolari come digiuno prolungato, basso apporto di carboidrati o esercizio intenso. Ma parallelamente, disponibili anche come integratori esterni e lì esplode il caos. Sia chiaro: non hanno nulla a che fare con il doping (perché si è sentito anche questo). Sono metaboliti energetici che il corpo usa (e produce) quando il glucosio scarseggia.

Ma allora perché se ne parla così tanto? E perché il 20 ottobre scorso l’UCI ha suggerito prudenza nel loro utilizzo, pur senza inserirli nella lista delle sostanze vietate?

Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con Luca Porfido, nutrizionista della VF Group-Bardiani CSF-Faizanè. «L’obiettivo dell’UCI – entra subito nel merito Porfido – è stato chiaro: evitare usi impropri e concentrare l’attenzione sulle basi della nutrizione», cioè carboidrati, idratazione e recupero. In un contesto in cui la scienza non ha ancora dato risposte definitive sugli effetti ergogenici dei chetoni e il mercato muove cifre importanti, serve equilibrio.

Luca Porfido è il nutrizionista del team della VF Group-Bardiani
Luca Porfido è il nutrizionista del team della VF Group-Bardiani
Dottor Porfido, dunque, che cosa sono i chetoni e come vengono usati nel ciclismo?

I chetoni sono composti che il corpo produce quando la disponibilità di carboidrati è bassa. Entrano come combustibile alternativo: quando le riserve di glicogeno si riducono, possono fornire energia. Nel ciclismo sono stati introdotti perché si pensava potessero aiutare nel recupero e nella disponibilità energetica. Alcuni li assumevano prima e dopo lo sforzo, qualcuno anche durante. L’idea è sostenere la prestazione quando gli zuccheri finiscono. In pratica però servono protocolli precisi e tanta personalizzazione.

Perché l’UCI ha consigliato cautela? Fanno male?

Non si parla di doping e infatti non sono vietati. L’UCI ha citato ragioni di salute e trasparenza. I chetoni sono acidi e un abuso potrebbe alterare l’equilibrio del corpo, anche se è raro avere situazioni estreme in atleti monitorati. Il punto è più legato alla confusione che si è creata: tra pubblicità, costi elevati e poche prove scientifiche, il rischio è concentrarsi su un “mito” invece che sulla nutrizione di base. E poi non c’è ancora un metodo di controllo oggettivo o un protocollo consolidato.

In molti comunque continuano ad assumerli dopo lo sforzo almeno nelle corse a tappe in vista del giorno successivo (foto Instagram)
In molti comunque continuano ad assumerli dopo lo sforzo almeno nelle corse a tappe in vista del giorno successivo (foto Instagram)
Prima hai detto che qualcuno li assumeva anche durante lo sforzo. Ma oggi si usano ancora in gara?

Oggi in gara no, praticamente non li vedi più, perché con tutti i carboidrati che si assumono sarebbe inutile. E’ anche una benzina meno nobile.

E che rischi ci sono nell’abuso di chetoni?

L’abuso può creare squilibri: parliamo di acidi, e se si esagera si puoi alterare la fisiologia. Ma più che tossicità, il rischio reale semmai è distrarre l’atleta. Cioè mettere risorse economiche e mentali su qualcosa con benefici non dimostrati, trascurando alimentazione, idratazione e recupero. L’UCI vuole preservare proprio questo: la gestione corretta dell’atleta e evitare false aspettative.

Cos’è una dieta chetogenica e come si struttura per un atleta?

Una dieta chetogenica non è ricca di proteine, come molti pensano, ma di grassi. I carboidrati devono stare sotto i 50 grammi al giorno, a volte sotto i 30. Grossomodo parliamo del 70-80 per cento delle calorie dai grassi, il 15-20 per cento dalle proteine e solo 5-10 per cento dai carboidrati.

Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Un pasto tipo di chi esegue questa dieta?

Carne o pesce bianco, o una frittata semplice, con verdure poco zuccherine. Oppure ricotta, mozzarella, formaggi stagionati, avocado, frutta secca, olio extravergine. Fonti di grassi, anche MCT (trigliceridi a catena media, ndr): tipo olio di cocco, ma anche extravergine d’oliva. Ovviamente tutto calibrato sul soggetto e monitorato, non improvvisato.

Perché questo tema resta così sensibile se non c’è doping di mezzo?

Perché c’è tanta confusione e tanta comunicazione commerciale. L’UCI non li vieta, ma dice: la letteratura non mostra benefici importanti e costano molto. Meglio non far credere che siano la chiave della performance. E poi manca un vero modello sperimentale. Faccio un esempio: con la caffeina puoi fare placebo, coi chetoni no. Se ti faccio fare un test con la caffeina e te ne dò una che ne contiene un X grammi e una zero, ma ti dico che ti ho dato la stessa quantità puoi fare una valutazione. E poi non c’è standardizzazione di timing, dosi, contesti. Quindi l’alert dell’UCI non è contro la sostanza ma a favore della trasparenza, della scienza e del rispetto delle basi della preparazione.

campionati del mondo pista 2025, Santiago del Cile, Martina Alzini, Chiara Consonni

Il viaggio di Alzini verso l’oro, un anno sulle montagne russe

31.10.2025
6 min
Salva

Il giorno dopo essere tornata dal mondiale di Santiago del Cile, in cui ha conquistato l’oro nel quartetto, Martina Alzini ha preparato un’altra valigia ed è partita per Barcellona. E’ qui che la raggiungiamo, in un momento di pausa in cui parlare della fresca vittoria è un bel modo per farsi qualche risata. C’era anche lei nel 2022 a Parigi, quando per la prima volta nella loro storia le azzurre conquistarono il titolo dell’inseguimento a squadre. Quella volta uscivano dal sesto posto alle Olimpiadi di Tokyo, questa volta dal quarto di Parigi, che in proporzione ha bruciato molto di più. Non è stato per caso infatti che le italiane si siano guardate in faccia e a Santiago del Cile abbiano voluto esserci a tutti i costi. C’era una delusione da lavare con la vittoria e così è stato.

Anche in Cile, sul gradino più alto del podio l’espressione di Alzini è fra il rabbioso e il commosso, mentre le altre hanno facce da cartone animato e tutte a ridere come nel giorno più bello della loro vita. Però questa volta Martina ha uno scatto d’orgoglio e sottolinea ridendo la differenza.

«In parte è vero – ride – ma ci tengo a precisare che nel 2022 ero io quella che piangeva più di tutte, invece a questo giro il primato è della Ventu (Federica Venturelli, ndr). Infatti il video che più è diventato virale è quello in cui le dico: “Ma cosa piangi?” e ridendo la strattono. Ci tengo a precisare che è un video di affetto, uno scherzo. Nel 2022 mi sono ritrovata io nella stessa situazione di incredulità al mio primo mondiale elite. Per cui mi sono rivista tantissimo nella sua commozione ed è bello vedere come ogni ragazza reagisce a certe emozioni…».

Il debutto di Venturelli è stato baciato dalla vittoria: l'emozione è palpabile
Venturelli piange per il primo mondiale conquistato fra le elite e Alzini scherza: «Ma che cosa piangi?!»
Non è un caso che Federica abbia detto che nel quartetto sei quella che l’ha presa sotto la sua ala, la sua mamma sportiva…

E’ vero, secondo me perché le ho raccontato che in squadra (la Cofidis, ndr) ho lo stesso ruolo con Julie Bego, che ha vent’anni come lei. Sono due giovani rivali, ma si ammirano molto e in certi atteggiamenti di Federica rivedo Julie. Mi rendo anche conto che in certe situazioni mi scatta l’istinto della sorella maggiore. Non diciamo della mamma, perché poi mi sento vecchia (ride, ndr). Però sì, ormai per lei sono “mamma Marti”.

E’ facile per una ragazza tanto giovane entrare in un quartetto che si conosce da così tanto tempo?

No, di facile non c’è niente. Non è facile neppure per noi rimanerci. Il livello e la qualità sono altissime e secondo me i risultati e le varie conferme sono frutto di un lavoro scrupoloso. Penso che quest’anno sia stata una delle edizioni del mondiale che abbiamo preparato con più costanza e regolarità: non sono io a dirlo, ma tutte le volte che ci siamo trovati insieme a Montichiari. Federica ha avuto tanti impegni. E’ stata via tanto tra i mondiali in Rwanda e gli europei su strada. Però mi ha stupito che quando ha girato con noi, l’ho vista quasi senza timore, fiduciosa di quello che può fare. La sua strada è ancora molto lunga, ma non sta a me a raccontare il talento che ha. Lo dimostra da sola.

Hai dichiarato che in questo gruppo nessuno è indispensabile, per cui chi corre è davvero al massimo della forma.

E’ una cosa che mi piace tantissimo. Io stessa mi sono ritrovata in questa situazione all’Olimpiade un anno fa. Pensare 4-5 anni fa di vincere un mondiale del quartetto sembrava un sogno, invece con questo gruppo abbiamo dimostrato che dove non arriva una, arriva un’altra e ci si completa. Secondo me il bello di dire che tutte sono utili e nessuna è indispensabile è che siamo tutte utili alla causa. Sappiamo anche noi che dobbiamo tenere sempre i piedi per terra. Per me questo è fondamentale. Ho l’onore di lavorare con delle campionesse olimpiche, con cui tra l’altro siamo amiche anche al di fuori dell’ambiente. L’anno scorso siamo andate in vacanze insieme, però quando si lavora, si lavora. E tutte con i piedi ben piantati a terra: ogni volta che inizia un quartetto, riparti da zero. I titoli restano, ma al primo posto deve esserci sempre l’umiltà.

Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Una mentalità che c’è sempre stata?

Ad eccezione di Federica, abbiamo la fortuna di avere più o meno tutte la stessa età. E’ un gruppo di lavoro nato tanto tempo fa e questo per me è una grande forza. Se anche qualcuno si è trovato in difficoltà, il gruppo lo ha trascinato. Per cui mi sento di dire che è un progetto partito tantissimo tempo fa, che sta continuando. Ed è una grande fortuna che ci si voglia bene e che non abbiamo mai avuto particolari problemi tra di noi.

Dopo il quarto posto di Parigi, c’era davvero la voglia di rifarsi?

Penso di parlare a nome di tutte: sul piano del risultato, il quartetto di Parigi è stato una delusione, ciascuno per ragioni diverse. C’è chi si è riscattato subito, come Vittoria e Chiara (Guazzini e Cosonni, ndr), che alla fine hanno concluso l’esperienza olimpica con un oro. C’è chi come Martina (Fidanza, ndr) ha detto di avere passato un periodo negativo e la capisco bene. Per quanto mi riguarda, credo che il 2024 sia stato una stagione no e giuro che ho passato tutto l’inverno cercando di azzerare tutto e tirare fuori la cattiveria agonistica che all’Olimpiade non c’è stata. Volevo reagire a quella brutta esperienza, questo era chiaro. Tutti dicono che questo mondiale è il primo tassello verso Los Angeles. Io penso che sia una via di mezzo. Da un lato, è un cerchio che si chiude, per dire: «Cavolo, ecco, questo è il nostro valore, quindi punto e a capo». Dall’altro, è uno sguardo verso il futuro, per dire: «Ci sono delle novità, c’è una nuova giovane, ma ci siamo anche noi». E’ bello e motivante.

Di quali novità parli?

Nel mio caso, la novità è il ruolo che ho ricoperto in questo quartetto. Ho fatto la seconda frazionista, mentre di solito partivo oppure ero la terza. Mi diverte cambiare, non lo vedo come un motivo di stress, bensì come proprio una motivazione.

Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022
Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022. Alzini seconda da destra
Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022
Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022. Alzini seconda da destra
Per cui il mondiale è stato la ciliegina su una stagione che sei riuscita a raddrizzare?

Il 2025 mi è piaciuto, ma è stato una stagione roller coaster (le montagne russe, ndr). Siamo partite vincendo il quartetto all’europeo di Zolder. Poi mi sono fermata perché avevo due costole rotte a causa della caduta al UAE Tour. E’ stata una stagione condizionata da infortuni di cui non avevo mai sofferto prima. La frattura della scapola a metà anno, che mi ha tenuto per due mesi e mezzo fuori dalle gare. Però tirando ora una linea, ammetto che forse stare ferma per tutto quel tempo e aver ripreso da zero ha portato anche qualcosa di positivo. A ottobre, non mi sono sentita super affaticata o particolarmente stanca, quindi mi piace sempre trovare il positivo nelle cose.

Nel frattempo la Cofidis ha sostituito Cedric Vasseur nel ruolo di team manager, come l’avete vissuta?

Ci hanno mandato una mail. Abbiamo partecipato a una call su Zoom dove hanno annunciato il nuovo capo, Raphael Jeune, che già conoscevo perché era responsabile del marketing di Look. Forse ora è presto per parlare, ma le prime impressioni sono state positive. E’ venuto a trovarci nelle gare in Italia, ha passato molto tempo con ognuno di noi a parlarne, cercare di conoscerci. Mi piace il suo approccio, il suo modo di fare che sicuramente l’anno prossimo ripartirà da zero per tutti quanti. E come dicevo, ripartire da zero spesso è il modo migliore per fare bene.

Stefano Masciarelli. Aran Cucine, Coppa del Mobilio 2025 (foto Instagram)

Spunta Stefano, il più giovane dei fratelli Masciarelli

31.10.2025
5 min
Salva

La voce è praticamente identica, tanto che si ha il dubbio di parlare con il fratello maggiore Lorenzo, invece è Stefano Masciarelli a fare un bilancio del suo primo anno da under 23. Il più giovane dei due fratelli abruzzesi sta diventando grande e in questa stagione con la Aran Cucine ha imparato tanto. La bicicletta è ferma in garage da un paio di settimane, da quando alla Coppa del Mobilio ha guardato tutti dal gradino più alto del podio (in apertura indossa la maglia dedicata al vincitore). 

«Era da un po’ di tempo che pensavo a quella gara – racconta da casa Stefano Masciarelli – perché me ne avevano parlato parecchio ed ero curioso di scoprire come fosse. Si divide in due prove, una al mattino e l’altra al pomeriggio. La prima è stata una cronometro lunga, di 30 chilometri. Mentre la seconda era una gara in linea di 132 chilometri. La somma dei tempi avrebbe poi dato la classifica finale. Ho concluso la cronometro al terzo posto, mentre la gara su strada al secondo, così ho vinto la generale».

Stefano Masciarelli. Aran Cucine, 2025 (foto Instagram)
Ecco Stefano Masciarelli alla partenza della prova a cronometro alla Coppa del Mobilio (foto Instagram)
Stefano Masciarelli. Aran Cucine, 2025 (foto Instagram)
Ecco Stefano Masciarelli alla partenza della prova a cronometro alla Coppa del Mobilio (foto Instagram)
Una cronometro impegnativa, era la prima volta su una distanza così importante?

Sì, ed è stata parecchio dura. Avevo già fatto una prova contro il tempo ma era al Giro Next Gen e su una distanza di gran lunga inferiore, meno di 10 chilometri. 

Trenta chilometri sono stati difficili da gestire?

Non molto, ho deciso di seguire un ritmo e l’ho tenuto per tutto il tempo. Certo, gli ultimi quattro chilometri ho spinto senza guardare più il computerino, ero a tutta. Ho fatto anche un paio di errori, perché in una rotonda sono entrato male e ho perso tempo. Non sarebbe cambiato molto perché sono arrivato terzo a due minuti dal primo, quindi bene così. 

Stefano Masciarelli. Aran Cucine, 2025 (foto Instagram)
Stefano Masciarelli ha corso il suo primo anno da U23 alla Aran Cucine, storica formazione abruzzese (foto Instagram)
Stefano Masciarelli. Aran Cucine, 2025 (foto Instagram)
Stefano Masciarelli ha corso il suo primo anno da U23 alla Aran Cucine, storica formazione abruzzese (foto Instagram)
Hai chiuso il tuo primo anno da under, com’è andato?

Tutto sommato sono abbastanza soddisfatto. A inizio anno non mi aspettavo nemmeno di poter stare bene, invece penso sia stato un periodo molto positivo. Al di là dei risultati comunque ho risposto bene anche a livello di numeri. Nella seconda parte di anno ho avuto qualche difficoltà in più, invece. Dopo il Giro Next Gen sono stato colpito da un virus che mi ha debilitato parecchio. 

Ti sei diviso tra gare nazionali e internazionali, come ti sei trovato?

E’ stato un bel modo per approcciarmi alla categoria under 23. In realtà ho corso anche tante corse regionali, alla fine sono utili per trovare il ritmo. Negli appuntamenti nazionali sono riuscito a fare ottimi risultati. Credo si vada forte ovunque ormai, solamente che nelle corse internazionali ci sono molti più corridori di alto livello, di conseguenza emergere diventa difficile. 

Come ti sei trovato con la Aran Cucine?

Molto bene, anche mio padre e mio zio hanno corso qui, conosciamo bene la realtà e la squadra. Penso sia stata una cosa positiva, così come il fatto di conoscere alcuni dei compagni. 

Qual è la cosa che ti porti via da questo primo anno?

Forse ho preso un po’ più di consapevolezza nei miei mezzi. Ho visto che se sto bene posso fare qualche risultato. Inoltre il team ha fatto un calendario completo, con gare importanti dove ho avuto modo di fare esperienza e mettermi alla prova contro i corridori più forti al mondo. 

Stefano Masciarelli, Aran Cucine, 2025
Stefano Masciarelli si è diviso nelle corse regionali e nazionali ha avuto modo di mettersi alla prova e di correre con in testa il risultato
Stefano Masciarelli, Aran Cucine, 2025
Stefano Masciarelli si è diviso nelle corse regionali e nazionali ha avuto modo di mettersi alla prova e di correre con in testa il risultato
La corsa che ti è piaciuta maggiormente?

Il Giro Next Gen, per il tipo di gara e per il fatto che sembrava di essere a quello dei grandi. Insomma avere RCS che organizza una gara non succede tutti i giorni. 

Che inverno sarà? A sentire tuo papà e tuo fratello in casa sei quello che ama meno il ciclocross.

Mi piace come sport, però non credo di essere troppo adatto per correre nel fango. Mi manca qualcosa a livello tecnico, ad esempio saltare gli ostacoli rimanendo sulla bici. Di solito faccio qualche garetta giusto per passione e divertimento, ma preferisco la strada. 

Stefano Masciarelli, Aran Cucine, 2025 (foto Pettinati)
Le corse internazionali sono servite a Stefano Masciarelli per crescere e fare esperienza (foto Pettinati)
Stefano Masciarelli, Aran Cucine, 2025 (foto Pettinati)
Le corse internazionali sono servite a Stefano Masciarelli per crescere e fare esperienza (foto Pettinati)
Hai pensato quali farai?

Quest’anno penserò più a prepararmi per la stagione su strada, visto anche il cambio di team.

Dove andrai?

Il prossimo anno correrò con la SC Padovani Polo Cherry Bank, un bel salto perché è una squadra continental. Però mi sento pronto per fare questo passo nuovo, il 2025 mi è servito tanto e ora vorrei mettermi alla prova anche nelle corse all’estero.

Meintjes

Il ritiro di Meintjes, esempio di un ciclismo forse in estinzione

31.10.2025
5 min
Salva

Tra i tanti che hanno chiuso la propria carriera quest’anno, c’è anche Louis Meintjes, che rientra nella categoria dei corridori capaci di destare i giudizi più diversi. Considerando che è stato in attività, tra Professional e WT, dal 2013, c’è chi dice che è stato un buon piazzato e nulla più e chi lo considera comunque un riferimento dell’ultimo decennio. In fin dei conti ha portato a casa un titolo continentale (la prova in linea dei campionati africani su strada del 2015), tre top 10 al Tour de France e una decina di successi, anche dalle nostre parti.

Per Meintjes una stagione lunga ben 77 giorni di gara ma senza Top 10
Per Meintjes una stagione 2025 lunga ben 77 giorni di gara ma senza Top 10
Per Meintjes una stagione lunga ben 77 giorni di gara ma senza Top 10
Per Meintjes una stagione 2025 lunga ben 77 giorni di gara ma senza Top 10

Ognuno ha le sue opinioni, certamente Meintjes ha avuto una carriera movimentata, vivendo sulla sua pelle per un anno gli albori della UAE Emirates nata dalle ceneri della Lampre, l’epopea della Qhubeka (formazione di casa per lui) e la crescita dell’Intermarché, scegliendo di anticipare (e per certi versi favorire) la sua fusione con la Lotto. D’altronde la scelta di ritirarsi era maturata anche prima delle trattative fra i due team: «Credo che ci stessi pensando già da qualche anno e ora è semplicemente un buon momento».

Ma l’unione tra Intermarché e Lotto ha influenzato la tua decisione?

Non direi. Potrei sempre cercare qualche altro contatto se volessi, so che molte squadre mi avrebbero preso. Per me non è stato questo il fattore più importante per ritirarmi. Mi rendo conto che per molti corridori si prospetta una situazione difficile, non solo da noi. Alcune squadre hanno perso la sponsorizzazione. Quindi forse non è il momento più semplice per trovare un nuovo contratto, ma per me personalmente non è stato così.

Il 33enne di Pretoria è stato protagonista anche in Italia, vincendo il Giro dell'Appennino 2022
Il 33enne di Pretoria è stato protagonista anche in Italia, vincendo il Giro dell’Appennino 2022
Il 33enne di Pretoria è stato protagonista anche in Italia, vincendo il Giro dell'Appennino 2022
Il 33enne di Pretoria è stato protagonista anche in Italia, vincendo il Giro dell’Appennino 2022
Ripensando alla tua carriera, sei soddisfatto di ciò che hai realizzato in 13 anni di ciclismo professionistico?

Sì, sono abbastanza contento. Per me non è mai stato così importante il risultato ottenuto in gara. Se non vincevo ma avevo fatto una buona corsa, avevo ottenuto un buon piazzamento, andava bene lo stesso. Quindi sono stato abbastanza fortunato da vincere quella decina di volte, anche gare importanti, ma per me era più importante dare il 100 per cento. Se sentivo di aver fatto tutto quel che potevo, per me andava bene. Quindi sì, se mi guardo indietro ora, penso di averci provato con tutte le mie forze e ne sono contento.

Qual è stato il risultato più importante della tua carriera?

Penso che la vittoria alla Vuelta sia stata molto bella (tappa di LEs Praeres nel 2022, ndr) perché è diverso quando ottieni un buon risultato, ma quando tagli il traguardo per primo, è qualcosa di veramente speciale. Ma anche arrivare tra i primi dieci al Tour de France è davvero speciale, solo che lo percepisci davvero uno o due anni dopo, ti rendi conto di che grande risultato sia stato. Sul momento, non provi la stessa sensazione. Quindi ora l’apprezzo, anche perché esserci riuscito tre volte considerando che è l’appuntamento principe della stagione, ha un grande valore.

Il podio della tappa di Les Praeres alla Vuelta '22. Questa è la sua vittoria più prestigiosa
Il podio della tappa di Les Praeres alla Vuelta 2022. Questa è la sua vittoria più prestigiosa
Il podio della tappa di Les Praeres alla Vuelta '22. Questa è la sua vittoria più prestigiosa
Il podio della tappa di Les Praeres alla Vuelta 2022. Questa è la sua vittoria più prestigiosa
Per molti anni sei stato l’icona del Sudafrica. Pensi che il numero di praticanti e il livello di attività siano migliorati da quando hai iniziato?

Penso che il nostro ciclismo attraversi fasi di alti e bassi, In questo momento forse non è al suo apice perché è un po’ difficile emergere non avendo grandi squadre in Sudafrica, quando avevamo la Qhubeka era comunque un canale privilegiato e dava risonanza alla nostra attività. Ma penso che il ciclismo, da quando ho iniziato a praticarlo, sia seguito da molte più persone ed è molto più popolare.

Da cosa lo capisci?

All’inizio molte persone non capivano che ero un ciclista professionista e che lo facevo per lavoro. Ma ora, se parlo con qualcuno in Sudafrica e gli dico che ero un ciclista professionista, capisce che è come nel calcio o in un altro sport, dove puoi avere una carriera completa ed economicamente fruttuosa.

Il sudafricano in maglia Lampre, 8°al Tour 2016, risultato bissato l'anno dopo e migliorato (7°) nel 2021
Il sudafricano in maglia Lampre, 8° al Tour 2016, risultato bissato l’anno dopo e migliorato (7°) nel 2021
Il sudafricano in maglia Lampre, 8°al Tour 2016, risultato bissato l'anno dopo e migliorato (7°) nel 2021
Il sudafricano in maglia Lampre, 8° al Tour 2016, risultato bissato l’anno dopo e migliorato (7°) nel 2021
Cosa farai ora?

Questa è una bella domanda, perché non lo so. Non ho ancora nessun piano. Prima voglio prendermi un po’ di tempo e riposarmi, per pensare davvero a quello che voglio fare. Non volevo prendere una decisione mentre ero ancora nel ciclismo ed ero stanco per tutte le gare. Ho bisogno di decantare da oltre un decennio immerso in una routine. Pensare davvero a cosa mi entusiasma ora, quale nuovo progetto sarebbe bello affrontare.

Un giovanissimo Meintjes ai mondiali in Toscana 2013, argento dietro Mohoric nella prova U23
Un giovanissimo Meintjes ai mondiali in Toscana 2013, argento dietro Mohoric nella prova U23
Un giovanissimo Meintjes ai mondiali in Toscana 2013, argento dietro Mohoric nella prova U23
Un giovanissimo Meintjes ai mondiali in Toscana 2013, argento dietro Mohoric nella prova U23
Molte persone hanno detto che il ciclismo è sempre più per i più giovani. Pensi che in futuro emergeranno sempre meno corridori che avranno oltrepassato la soglia dei 30 anni?

Credo proprio di sì, esempi come il mio diverranno sempre più delle eccezioni, anche perché i ciclisti iniziano prima. Dopo 10 anni ai massimi livelli, inizi a vedere le cose in modo diverso da come vedi la vita. Quindi se iniziano da giovani, probabilmente smetteranno anche da giovani. Inoltre, le squadre ora tendono a cercare il prossimo campione, quindi preferiscono rischiare e ingaggiare un nuovo giovane corridore e sperare che sia qualcosa di speciale piuttosto che continuare con il vecchio che sanno essere in grado di fare risultato. Forse non il miglior risultato, ma almeno è costante.

Lorenzo Germani

Germani: «La crescita continua. Ora serve più sicurezza»

30.10.2025
6 min
Salva

Come spesso accade in questo periodo, è tempo di bilanci. Uno della sua stagione lo traccia Lorenzo Germani. Bilancio, ma anche e soprattutto sguardo al futuro. Le esperienze fatte per guardare avanti. In questi giorni il laziale della Groupama-FDJ è in pieno recupero. Qualche giorno di relax in località esotiche per farsi trovare ancora più pronto.

Germani ha chiuso bene il suo 2025 facendosi vedere parecchio soprattutto nella corsa finale, la Veneto Classic . Forse mai come prima in questi primi anni di professionismo è andato vicino alla vittoria, nonostante vanti diverse top 5. Si stava giocando quella che prima è una classica, dove in tanti corrono col coltello tra i denti alla ricerca di un contratto per l’anno dopo. Ma può bastare il quarto posto in questa corsa? Quanto può dare di più Lorenzo? Perché è cosa indiscussa che il talento c’è. Sentiamo cosa ci dice.

Lorenzo Germani
Lorenzo Germani (classe 2002) ha appena concluso la sua terza stagione da pro’
Lorenzo Germani
Lorenzo Germani (classe 2002) ha appena concluso la sua terza stagione da pro’
Lorenzo, che stagione è stata?

Direi prima di tutto che è stata una stagione lunghetta, iniziata a febbraio in Oman e conclusasi un paio di settimane fa alla Veneto Classic. La chiudo con 80 giorni di corsa, nonostante nel mezzo ci sia stato anche qualche ritiro con conseguente stop per delle cadute. E tante di queste gare le ho fatte nella seconda parte di stagione, il che non è stato facile pensando soprattutto agli allenamenti col caldo delle mie parti.

E come la giudichi dopo tre anni di professionismo?

E’ stata la mia miglior stagione. Vedo che sto continuando a crescere e a migliorare. Lo dicono i numeri, ma anche i risultati. Sono molto più costante. Anche al Giro d’Italia ho colto le mie fughe. Quindi direi più che soddisfacente rispetto all’anno scorso, quando ebbi molti problemi ad inizio stagione che in qualche modo mi portai dietro a lungo. Poi è vero: anche quest’anno ho avuto degli alti e dei bassi, ma se penso alle richieste della squadra ho sempre dato il mio contributo e alla Veneto Classic si è visto.

Tu, Lorenzo, sei passato con le stimmate del campioncino. Maglia tricolore, eri nell’infornata ristretta con Lenny Martinez e Romain Grégoire. Poi cosa ha funzionato e cosa ha funzionato meno secondo te?

Attenzione, sono passato professionista con loro, ma non ero comunque tra i fenomeni. Anche le corse che avevo vinto non le avevo vinte perché avevo distrutto gli altri, ma perché con la squadra (il riferimento è alla Groupama-FDJ Continental, ndr) visto il buon lavoro svolto avevo ottenuto il via libera. Non ho mai corso da leader, né da campione che va via di forza. Questa è la differenza fra me, Lenny e Romain. Io già facevo il mio lavoro in loro supporto. Solo che poi in quella categoria era una cosa e tutti ci vedevamo di più. Da pro’ invece è tutto più difficile. E’ più complicato trovare spazio per sé.

Germani ha vinto il campionato italiano U23 nel 2022
Germani ha vinto il campionato italiano U23 nel 2022
Quindi può essere anche una questione mentale?

Diciamo che io ci metto più tempo a trovare sicurezza ed equilibrio e ad arrivare così al mio massimo livello. Ma vedo che nel complesso miglioro anche grazie all’esperienza.

Cosa intendi?

Che adesso capisco cosa mi fa bene e cosa no. Cosa devo fare e cosa devo evitare. Che sia un cibo, un’azione in corsa, un allenamento.

Hai detto ci metto più tempo per arrivare al mio massimo: cosa manca dunque per raggiungere il tuo top?

Vorrei saperlo anche io! Se lo avessi saputo avrei vinto di più. Quel che posso dire è che continuo a crescere, ad impegnarmi e a fare del mio meglio.

Parlando tra di noi, spesso si diceva che dovevi avere più “cattiveria agonistica”: come la vedi?

Più che cattiveria, direi sicurezza in alcuni frangenti, specie quando sei là davanti in fuga. Essere più sicuro di quello che puoi e che devi fare. Vi faccio un esempio.

Come diceva Germani: «Alla Veneto Classic mi sono ritrovato con Ulissi e Vermeersch»
Vai…

Prendiamo proprio la Veneto Classic. Quando mi sono ritrovato davanti, per radio aspettavo il momento in cui mi fermassero e mi dicessero di aspettare Gregoire per riportarlo sotto. Invece questo ordine non è arrivato. Anzi, mi hanno detto che potevo fare la mia corsa. Così all’improvviso mi sono ritrovato con Ulissi, Veremeersch che in questo periodo va come una moto, ed altri che non sono proprio gli ultimi arrivati… Non sapevo come posizionarmi. A questo mi riferisco quando dico che mi serve maggiore sicurezza.

Sei stato chiaro e soprattutto sincero. Ma magari quella sicurezza arriva anche a forza di stare là davanti…

Chiaro, ma come ho detto non è facile trovare spazi. In quel momento non sapevo cosa fare. Tra l’altro Romain mi ha detto per radio, ma sul momento non l’ho sentito, me lo ha riferito a fine corsa: “Vai Lorenzo, oggi può essere il tuo giorno”. E mi dispiace non averlo sentito, perché mi avrebbe caricato tantissimo. Con Romain siamo molto amici. Io, ogni giro che passava, stando lì davanti prendevo più confidenza e fiducia.

E cosa hai fatto?

Ad un certo punto ho spento il cervello e ho pensato solo a dare il massimo.

Germani e Gregoire corrono insieme ormai da sei stagioni, anche quando non erano pro’. Tra i due c’è grande amicizia
Germani e Gregoire corrono insieme ormai da sei stagioni, anche quando non erano pro’. Tra i due c’è grande amicizia
Questo della sicurezza dunque può essere un aspetto su cui lavorare in vista dell’imminente stagione 2026 o è qualcosa che si acquisirà automaticamente col tempo?

Entrambe direi. Un po’ è qualcosa del tuo essere su cui devi lavorare e per farlo servono anche dei risultati concreti, che a loro volta ti aiutano. Poi è anche vero che quando ho avuto fiducia i miei risultati li ho ottenuti, sono entrato nelle fughe, ho svolto il mio lavoro. Quel che vorrei è che la Veneto Classic fosse un punto di partenza.

Sin qui Lorenzo abbiamo parlato di aspetti mentali, invece da un punto di vista fisico su cosa dovresti secondo te migliorare? I 5’, la resistenza, lo sprint…

Per come vanno oggi le corse dico la resistenza. Per me lì ci si può lavorare. Si va talmente forte che se riesci a fare i tuoi migliori valori a fine gara puoi davvero ottenere qualcosa di buono, ma non è facile visto il dispendio che c’è prima. Sempre alla Veneto Classic, per dire, ho stabilito il mio secondo miglior valore di sempre sul minuto. E l’ho fatto dopo una stagione lunga e una giornata durissima. Se invece arrivari nei finali di corsa sempre cotto quei numeri non riesci a farli. Credetemi, sembra una cosa banale, ma non è così.

Hai ribadito della tua amicizia con Gregoire: ti piace comunque lavorare per lui?

Romain è uno stimolo ed è un privilegio lavorare con lui. Ti spinge sempre verso l’alto. Se una corsa gli va male è il primo ad essere arrabbiato, ma anche il primo a dire che ci rifaremo. Mi ha stupito questa estate in Lussemburgo. Andò male una tappa. Sul bus ci disse: domani vinciamo. Poi non vinse il giorno dopo perché c’era una crono, ma quello successivo. Se hai 100 lui ti tira fuori 120… soprattutto quando stai bene.

Tour of Poyang Lake 2025, Lorenzo Cataldo, Sporting Club Gragnano

L’exploit di Cataldo (6 vittorie in 2 mesi) ce lo spiega Massini

30.10.2025
4 min
Salva

C’è un velocista italiano del Gragnano Sporting Club che da inizio settembre ha alzato le braccia al cielo per sei volte. Si potrebbe obiettare che le vittorie di cui parliamo siano venute in corse di classe 2, ma siccome per vincere devi comunque lasciarti dietro 180 corridori che vorrebbero essere al posto tuo, si può dire che Lorenzo Cataldo sia stato bravo.

Il guaio, per lui che è nato a Prato il 7 novembre del 1999, è proprio l’età. Nel ciclismo che lascia a piedi i corridori di 23 anni e che tra fusioni ed esuberi sta per liberare un quantitativo notevole di professionisti, sperare in un posto fra i grandi è quasi un’utopia. Sognare però non è vietato, altrimenti Mattia Gaffuri, che ha i suoi stessi anni, non avrebbe mai trovato un posto nel Team PicNic, però si tratta di una strada in salita. Pochi guardano il perché del ritardo e forse, visto il quadro generale, non è neanche giusto chiederglielo.

Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito
Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito
Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito
Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito

Noi abbiamo pensato però di chiedere qualche informazione in più a Marcello Massini, che del Gragnano è l’anima tecnica e ha lavorato su Cataldo come in precedenza gli capitò di lavorare su Filippo Fiorelli, fresco acquisto della Visma-Lease a Bike. Marcello, che ha 83 anni ed è stato il direttore sportivo di Paolo Bettini e poi di Gabriele Balducci, da qualche mese combatte per la sua salute, ma la lucidità quando parla dei corridori è la stessa che in altri anni mostrava Alfredo Martini.

Fiorelli e Cataldo: le loro storie sono differenti o ci sono dei punti in comune?

In realtà sono diverse. Cataldo ha iniziato presto a correre, Fiorelli parecchio più avanti. Da junior, Lorenzo andava abbastanza bene e poi credo che non abbia mai trovato l’ambiente giusto, perché ha smesso di vincere e non ha mai fatto grosse cose. Poi è venuto con noi e piano piano siamo riusciti a fargli capire come allenarsi, come correre in bicicletta. Ora direi che è un corridore vero, perché ha voglia di correre ed è in grado di fare le cose con facilità. Lo dicono i risultati. Fa tutto bene: allenarsi, dimagrire, non tralascia nulla.

Possibile che fosse soltanto un problema di ambiente? Non sarà stato anche un problema di voglia?

Che dire, da junior la voglia e la testa ce l’aveva, perché ha vinto. Però non è stato facile neanche per noi, perché aveva il suo carattere, il suo modo di correre sbagliato. C’è stato un po’ da fare, anche col presidente, che l’ha preso nel 2022 e poi l’ha lasciato andare. Allora è andato con Giuliani, però poi è tornato e ora direi che è perfetto a livello di allenamento, di tutto. E soprattutto ora ragiona, mentre prima forse era un po’ viziato.

Quindi c’è stato anche bisogno di parlarci?

Non voleva capire come deve correre il velocista, perché nessuno glielo aveva mai insegnato. Qualche scontro c’è stato, è normale, però poi ha fatto i risultati. Ora sa bene quello che deve fare e mi dispiace che abbia perso un po’ di anni. Se avesse vinto così a 21-22 anni, poteva benissimo passare professionista, ora sicuramente diventerà difficile.

Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l'assalto dei piccoli fan
Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l’assalto dei piccoli fan
Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l'assalto dei piccoli fan
Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l’assalto dei piccoli fan
Secondo te è una porta chiusa?

Temo di sì, spero di no. So che l’hanno cercato delle squadre continental, anche fuori dall’Italia. Mi dicono dalla Cina e anche dalla Malesia, come hanno cercato anche Lucca. D’inverno da quelle parti ci sono tante corse a tappe e lui qualcuna la vince di sicuro. Non so se resterà al Gragnano, credo gli dispiacerebbe lasciare perché qui è diventato corridore, però se dovessero arrivare offerte migliori, lo capirei se andasse. Non credo che tutte le squadre professional abbiano un velocista come lui.

La Polti riparte e Basso ha fatto scelte mirate

Il mercato del Team Polti: scelte mirate e talenti da valorizzare

30.10.2025
5 min
Salva

Fine stagione, è tempo di consuntivi. In casa Polti Visit Malta a dir la verità l’analisi è iniziata tempo fa, a stagione ancora nel pieno, tanto è vero che la formazione Professional italiana è stata tra le più attive nella prima fase del ciclomercato. Facendo anche scelte lontane dai riflettori, ma che hanno fatto anche discutere.

Di carne al fuoco ce n’è tanta e il team manager Ivan Basso (in apertura insieme all’altro titolare Alberto Contador) non si nasconde, anzi affronta anche argomenti scottanti a viso aperto, come faceva quando correva e vinceva in giro per il mondo: «Per noi è stata una stagione dove abbiamo raggiunto due obiettivi importanti, uno è quello del mantenimento della classifica internazionale ed è ogni anno più difficile arrivare nella top 30 del ranking. La seconda essere comunque la prima italiana in classifica con la ciliegina della vittoria nella Coppa Italia delle Regioni che ha sicuramente un significato, oltretutto con la maglia dei giovani andata a Piganzoli».

Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
E che cosa metti sull’altro piatto della bilancia?

Tantissimi piazzamenti che avrebbero potuto essere vittorie. I nostri due atleti più veloci, che sono Lonardi e Penalver, hanno fatto più di 20 podi. Questo io lo devo vedere come risultato positivo in termini di prestazione. Ma voglio che questi podi possano diventare vittorie, quindi dobbiamo lavorare sulla ricerca delle cose da migliorare per poter trasformare prestazioni di assoluto livello in vittorie, fare quel piccolo passo che ancora manca. Dopo ovviamente c’è anche un’autocritica, perché abbiamo alcuni atleti della squadra che dovevano andare meglio, ma stiamo già lavorando su quello e sta anche a chi dirige, a me in primis, prendersi le responsabilità.

Dove si esprime questa responsabilità?

Quando hai degli atleti, devi fare in modo che la loro individualità sia parte di un quadro generale nel quale contribuiscono tutti. Quindi quando si parla di fare meglio, gli parli di una cosa che loro conoscono. La consapevolezza è già il primo colpo di pedale del 2026 soprattutto dai corridori che non hanno performato come dovevano. Di questo il primo responsabile sono io e quindi ci stiamo lavorando insieme all’atleta, ai direttori sportivi, ai preparatori per cercare di capire che cosa non ha funzionato e che cosa cambiare.

Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 Top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 Top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 top 10
Voi siete una delle squadre più attive sul ciclomercato e state prendendo anche molti under 23, che però non potranno più gareggiare nelle internazionali di categoria? Questo comporta anche un minor contributo in termini di punti…

La questione dei punti è complessa e ci sarebbe da discutere per ore. Noi abbiamo preso sei giovani del quarto anno, che quindi passano di categoria e l’abbiamo fatto perché li vediamo già pronti per correre le gare maggiori. E’ chiaro che è un tema delicato che stiamo discutendo anche tra le società, perché la decisione ci è piovuta addosso all’improvviso. Cercheremo di capire meglio e poi vedremo che cosa fare.

Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Avete preso corridori per classiche, corridori per corse a tappe, corridori che possono dare una mano…

Apprezzo che si sia vista quest’operazione di prendere corridori mirati per le nostre esigenze. Ritengo che stiamo facendo un ottimo ciclomercato anche se non si nota il nome di spicco, anzi si sottolinea spesso che questo nome è in uscita ed è Piganzoli. Corridore per cui provo una stima infinita. L’abbiamo preso di poco maggiorenne e lo lasciamo con una personalità importante. Ma io ritengo che Crescioli sia un’eccellente successore. Non dimentichiamoci che ha fatto dei risultati importanti da under 23, mettiamoci in testa che i talenti non sono solo gli juniores che vanno forte. Possono essere anche i terzi, quarti anni o anche quinti anni, se magari uno ha avuto dei problemi. La storia degli atleti bisogna conoscerla bene, bisogna parlare con le squadre giovanili, con la famiglia dei corridori, capire bene che cosa c’è dietro. Perché ora se andiamo a cercare solo quelli di 16-17 anni che mostrano di essere i migliori al mondo commettiamo un grave errore.

Una vittoria per l'iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l’iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l'iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l’iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
C’è qualche nome in particolare sul quale ti senti di puntare fra i nuovi arrivati?

Ad esempio i due gemelli Bessega che avevamo nel settore giovanile e che hanno continuato il loro percorso di crescita. Poi Belletta, uno dei migliori talenti che abbiamo. Inoltre ritengo che Crescioli si evolverà ancora, come Lonardi, come Penalver. Non bisogna solo dirlo che si deve rispettare il talento, ma bisogna anche saper aspettare. Ma c’è anche altro…

Cioè?

Ho dovuto fare una scelta sofferta perché se avessi le possibilità di allargare il roster lo farei senza pensarci. Ma non è una questione di budget, è una questione di organizzazione. Perché se hai 30 corridori poi devi andare anche a correre e non possiamo ancora avere un calendario adeguato a questi numeri. Ci sono corridori di quarto-quinto anno che avrei preso volentieri: Arrighetti, Bortoluzzi, Olivo. Corridori che secondo me sono meritevoli di fiducia e solo perché hanno avuto problemi non sono riusciti ancora a emergere.

Per Dario Igor Belletta nuovo cambio di team. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta l’approdo al Team Polti. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta nuovo cambio di team. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta l’approdo al Team Polti. Basso crede molto nella sua crescita
A proposito di Belletta, pensi che vada ricostruito non solo tecnicamente e fisicamente, ma soprattutto dal punto di vista psicologico, riportato un po’ nella dimensione vera di corridore?

Ho conosciuto Dario Igor a casa mia, nel mio studio. L’ho guardato negli occhi, ho parlato a lungo con lui, non credo che ci sia da ricostruire niente. C’è semplicemente da riprendere un percorso di crescita. Io vedo dove può arrivare, il mio compito sarà quello di far credere anche a lui che può farlo. Spesso gli atleti per tanti motivi perdono la visione finale di dove vogliono arrivare. Io ho il compito con i miei collaboratori di far credere anche a lui che lì può arrivarci. E’ pronto e ha solo una gran voglia di iniziare.