Davvero un brutto momento in casa Groupama-FDJ. Se da una parte Madiot ha sacrificato Demare per andare al Tour con un gruppo di scalatori focalizzati sulla rincorsa al podio, dall’altra il leader di questi scalatori – David Gaudu – è uscito dal Delfinato con le ossa rotte. Qualcosa per cui allarmarsi sul serio? Anche Nibali prima dei suoi Tour migliori, incluso quello vinto nel 2014, uscì dalla corsa a tappa francese con più dubbi che certezze, ma in questo caso lo sprofondo è più evidente e crea incertezze, rese più pesanti dal difficile clima psicologico.
«La gente mi ha criticato molto in questi ultimi giorni – ha detto il francese – le critiche passano, non mi interessa. E’ la legge dello sport. Ma sentirmi dare del “figlio di puttana” nei messaggi privati di Twitter è un’altra cosa, sentir insultare i membri della mia famiglia non lo accetto…».
Il Delfinato ha lasciato in Gaudu dubbi e amarezza, che cercherà di smaltire nel ritiro di TignesIl Delfinato ha lasciato in Gaudu dubbi e amarezza, che cercherà di smaltire nel ritiro di Tignes
Errori di preparazione?
Se nei giorni scorsi avevamo parlato di Enric Mas e dei suoi problemi di stomaco, dalla squadra francese si esclude che Gaudu possa aver avuto qualche malanno specifico. Per questo il trentesimo posto in classifica (a 25’49” da Vingegaard) e il quasi totale anonimato sono stati un vero schiaffo. Fortunatamente però, pur con qualche allarme e le dovute verifiche da fare, la squadra non si è lasciata prendere dall’isteria. Il rendimento del bretone sin dallo scorso Tour de France è sempre stato di alto livello e il secondo posto alla Parigi-Nizza (fra Pogacar e Vingegaard) hanno spinto la squadra a puntare su un podio finalmente vicino. Ma certo la speranza era di arrivare al via di Bilbao con altri segnali.
«Non ho dubbi – ha dichiarato Gaudu – che la condizione fisica tornerà. Il lavoro a monte che ho fatto sul Teide e che proseguirò a Tignes riguardo alla bici e all’alimentazione ha sempre funzionato, adesso invece no. Il paradosso è che non mi sento stanco, quindi evidentemente abbiamo fatto alcuni piccoli errori in preparazione che nei prossimi giorni dovremo analizzare bene. Sono frustrato dai miei risultati, per questo ho voltato subito la pagina su questo Delfinato».
Il passivo di Gaudu nella crono di Belmont de la Loire è stato di 2’22”, ma peggio è andato sulle saliteIl passivo di Gaudu nella crono di Belmont de la Loire è stato di 2’22”, ma peggio è andato sulle salite
Delfinato amaro
Quel che pesa è l’impatto emotivo di una situazione imprevedibile e inattesa. E’ difficile mandare giù certi bocconi quando per tutto l’anno sei stato e hai parlato da protagonista, assumendoti anche qualche rischio di troppo nel dettare la formazione del Tour. A suo favore depone lo storico: anche lo scorso anno uscì male dal Delfinato (17° a 9’13” da Roglic), ma alla fine ottenne il quarto posto della Grande Boucle, dietro Vingegaard, Pogacar e Thomas.
«Non è la prima volta che vivo un Delfinato complicato – conferma Gaudu – se guardiamo alle due volte in cui sono stato il più forte al Tour de France, nel 2019 e nel 2022, ogni volta qualcosa era andato storto. Devo solo riuscire a mettere le cose in prospettiva. L’obiettivo rimane il Tour de France. Avrei preferito fare meglio, ma questa è la situazione. E non chiedetemi che cosa pensi di Vingegaard. Purtroppo non l’ho visto per tutta la settimana (ride, ndr)».
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Di Jakub Mareczko si parla sempre abbastanza poco, pur facendo parte di un team WorldTour. Chiamato a correre lo ZLM Tour in Olanda, il corridore bresciano di origine polacca ha risposto presente alla sua maniera, con una vittoria e due podi, dimostrando di essere ancora un velocista di primissimo piano. Per lui non è ancora passato il valico dei trent’anni, eppure molti lo considerano uno dei più maturi sprinter del momento e in un ciclismo che punta sempre verso la giovinezza sfrenata, il termine “maturi” per qualcuno assume una concezione negativa.
Pochi si sono accorti ad esempio che con il successo olandese, Mareczko ha toccato quota 62 vittorie fra i professionisti e si ha un bel dire che fra queste non ci saranno grandi classiche, ma è pur sempre un traguardo che vale e che pochi possono vantare. La verità è che in Olanda Jakub ha raggiunto finalmente la forma, in un consesso non di poco conto.
«Lo ZLM Tour era una corsa con tracciati adatti a me, questo è certo – spiega Mareczko – sapevo che poteva essere foriero di soddisfazioni e volevo farmi trovare pronto, quindi mi sono preparato con cura. C’erano tutti percorsi pianeggianti salvo la prima tappa che era un cronoprologo e di fatto ha costruito la classifica».
La volata vincente di Mareczko a Buchten, con l’aiuto di Robbe Ghys (a sinistra) terzoLa volata vincente di Mareczko a Buchten, con l’aiuto di Robbe Ghys (a sinistra) terzo
Guardando le classifiche ci si accorge che, al di là del vincitore Kooij, c’erano molti velocisti di spicco e soprattutto molti sprinter italiani, essere riuscito a svettare in quel consesso vorrà pur dire qualcosa.
Assolutamente, quando ho tagliato il traguardo vittorioso ero davvero soddisfatto, ma anche i due podi successivi sono stati importanti perché hanno dimostrato la mia costanza di rendimento e la mia forma. Avevo già gareggiato lo scorso anno, ma non c’era il prologo quindi ci si giocava tutto con gli abbuoni, questa volta sono emersi velocisti capaci di far bene anche a cronometro.
Come Kooij, che ha confermato la sua predisposizione per le classifiche delle corse a tappe…
Non solo lui, anche l’australiano Welsford. Sapendo che i percorsi erano a loro congeniali, sia la Jumbo Visma che il Team DSM hanno tenuto la corsa molto chiusa, non dando grandi possibilità per andare in fuga, quindi ci si giocava tutto allo sprint e come detto c’era gente di peso, dagli stessi sopra nominati a Cavendish.
Per Mareczko finora poche apparizioni in gara ma con ottime percentuali di risultatiPer Mareczko finora poche apparizioni in gara ma con ottime percentuali di risultati
Tu finora hai gareggiato piuttosto poco, appena 20 giorni di gara con un bilancio statisticamente lusinghiero: 2 vittorie e altre 5 presenze nella Top 10. Come mai così poche apparizioni?
E’ una scelta del team, che è molto ampio come ogni squadra del WT. Considerando Philipsen e Groves come gli sprinter principali per i grandi Giri, per me è stato scelto un calendario ridotto, ma con appuntamenti adatti alle mie caratteristiche, ricalcando un po’ quello dello scorso anno, ma con differenze sostanziali.
Quali?
Il primo anno alla Alpecin è stato fondamentale per capire le gare alle quali partecipavo, le prove del Nord Europa che non sono certo quelle italiane o quelle che vai a fare in giro per il mondo. Pian piano sono entrato nel mood di questo modo di correre e infatti, se si va a guardare ci sono stati miglioramenti in quasi tutte le gare alle quali ho partecipato.
La doppietta vincente dell’Alpecin al Tour de Bretagne, con l’azzurro davanti a Dehairs (BEL)La doppietta vincente dell’Alpecin al Tour de Bretagne, con l’azzurro davanti a Dehairs (BEL)
Vorresti gareggiare di più?
Il sistema dimostra di funzionare, quando sono stato chiamato in causa mi sono fatto trovare pronto. Nel team mi trovo molto bene, quando non sono in gara con loro posso allenarmi a casa oppure in Spagna per qualche ritiro ben posizionato nella stagione. Ora ad esempio farò il Giro di Polonia e poi staccherò dalle gare per un paio di settimane per poi preparare la seconda parte di stagione.
Parlando dei tuoi colleghi Philipsen e Groves, che velocisti sono?
Fortissimi e per Jasper direi quasi atipico, perché è uno che tiene bene anche in salita. Uno che vince sui Campi Elisi al Tour e giunge secondo alla Roubaix dietro Van Der Poel non puoi certo considerarlo un velocista comune, è davvero tanta roba.
Un altro centro per Olav Kooij, primo in classifica con 13″ su Welsford e 15″ su EekhoffUn altro centro per Olav Kooij, primo in classifica con 13″ su Welsford e 15″ su Eekhoff
Nella seconda parte di stagione speri di avere più occasioni di confronto?
Dipende dal calendario, considerando che Jasper e Kaden presumo si divideranno fra i grandi Giri. Io voglio continuare su questa strada, prendere parte a corse che si adattano alle mie caratteristiche, per aumentare le mie possibilità di vittoria e, perché no, potermipresentare alle trattative per il rinnovo del contratto con risultati, che ci sono, e con un rendimento costante e anche pienamente integrato nel gruppo.
La scorsa settimana Gianmarco Garfoli ha messo un tassello importante per la sua carriera. Ha preso parte e concluso il Criterium del Delfinato, a detta di molti la corsa più veloce e dura dell’intero anno. E’ qui che tanti leader fanno le prove in vista del Tour de France e altrettanti si devono guadagnare un posto in squadra proprio per la Grande Boucle.
E poi c’è chi, come il marchigiano dell’Astana-Qazaqstan, va al Delfinato per capire a che punto sia, per iniziare a scontrarsi con i grandi e prendere parte alle corse di altissimo livello. La classifica finale recita: 75° ad un’ora e 19′ da Vingegaard. Ma solo nell’ultima frazione “Garo” ha incassato mezz’ora.
Dopo il Romandia ancora una gara WT per Garofoli. Al Delfinato però il livello era ancora più alto…Dopo il Romandia ancora una gara WT per Garofoli. Al Delfinato però il livello era ancora più alto…
Gianmarco, sei appena tornato dal Delfinato: cominci a fare corse davvero grandi…
Eh sì, credo sia una delle corse più importanti del panorama mondiale. Il livello è altissimo, da Tour de France. Per me è stata una prima esperienza in gare di questo livello e sono discretamente contento. Per certi aspetti è stato anche un traguardo riuscire a completarla.
E come è andata?
Purtroppo non è iniziato nel migliore dei modi perché sono caduto ben due volte, nella prima e nella terza tappa. E quelle cadute hanno un po’ condizionato tutto l’andamento del Delfinato: le botte le ho sentite e tuttora ho una costola che mi fa male.
Eppure nelle prime frazioni sei andato benino. Eri vicino alla testa della corsa…
Nella prima tappa sono caduto in discesa. Grandinava. C’è stato un momento in cui veramente scendeva tantissima acqua e non si vedeva la strada. Pensate che sono cascato su un pezzo dritto. Non so nemmeno come abbia fatto. Quella è stata la botta più forte: andavamo a velocità assurde. La terza tappa invece era per velocisti, però siamo andati così forte che di sprinter ne erano rimasti pochi ed essendo io “velocino” ho provato a buttarmi nella mischia per ottenere un piazzamento. Purtroppo sono caduto all’ultimo chilometro quando ero nelle prime 15 posizioni.
Per il marchigiano una crono all’insegna della regolarità: tanta fatica, ma senza esagerarePer il marchigiano una crono all’insegna della regolarità: tanta fatica, ma senza esagerare
Che idea ti sei fatto di questo Delfinato dunque?
E’ stato bello confrontarsi con i migliori del mondo. Adesso ho dei dei punti di riferimento. So dove devo lavorare per migliorare. Torno a casa con tanta esperienza e tanta motivazione per fare di più. La tappa dove sono andato un pochino più forte è stata quella che ha visto la prima vittoria di Vingegaard. Sull’ultima salita non ho perso tantissimo da lui e sono arrivato al traguardo intorno alla cinquantesima posizione, ad un paio di minuti. Ero soddisfatto della mia prestazione.
Hai detto che sai come lavorare. A cosa ti riferisci?
Ho capito soprattutto il livello che c’è e dove devo arrivare, perché fino a che te lo dicono puoi solo immaginarlo. E sinceramente mi immaginavo che andassero un pochino più piano! Invece vanno forte, molto forte. Adesso capisco molte cose. Sarà la mia giovane età, ma certe cose devo toccarle con mano. Già al Romandia avevo visto che il livello WorldTour era tutt’altra cosa rispetto alle altre gare professionistiche. Al Delfinato ho visto e vissuto uno step ulteriore.
In cosa devi dunque migliorare?
In salita, perché è lì che che si fa la differenza, e anche nella tattica di gara. O quantomeno nella gestione dello sforzo. In una gara di minor livello ti puoi permettere di sbagliare, di fare un fuorigiri che non serviva: in qualche modo riesci a salvarti. Qui no. Nell’ultima tappa ho fatto un fuorigiri esagerato per provare ad entrare nella fuga, ma poi ero ero completamente finito. Mi sono staccato dal gruppo! Da 100 corridori. E mi sono detto: «Cavolo, adesso come ci vado all’arrivo?».
Nelle ultime due tappe, complici le cadute ad inizio Delfinato e qualche errore tattico, Gianmarco ha pagato dazioNelle ultime due tappe, complici le cadute ad inizio Delfinato e qualche errore tattico, Gianmarco ha pagato dazio
E’ una delle esperienze di cui parlavi?
Esatto, ho imparato a conoscermi meglio, a gestirmi in queste situazioni. Logicamente non basta e devo migliorare molto proprio il mio livello generale, ma già solamente facendo questa gara secondo me sono cresciuto. Ho fatto dei passi in avanti.
Adesso Gianmarco hai un obiettivo più concreto: sai dove devi arrivare. Sai quanto manca. Non si tratta di dover andare forte a prescindere… E’ diverso.
E’ molto diverso, so quanto manca e come lavorarci su. So di avere le possibilità di fare una bella carriera e voglio investirci. Ripeto, è stata una prima esperienza positiva, anche se certe volte durante la gara mi sono un po’ demoralizzato proprio perché si va tanto forte.
Ti sei ritrovato con un parterre regale. Ti sarà capitato di stare vicino a Vingegaard e notare che tu eri impegnato e lui ancora doveva iniziare ad aprire il gas?
In realtà la cosa più impressionante non è stato tantoVingegaard, ma il fatto che proprio tutti vadano forte. Dici il velocista va piano in salita… neanche per idea! Tu sei a tutta, ma proprio a tutta su una salita, poi ti volti e vedi che non si è staccato nessuno. Questo è impressionante. Poi è chiaro che vedere la Jumbo-Visma dominare fa un certo effetto. Io comunque non mi sono sentito fuori luogo, anzi…Quello era il mio posto. Ho vent’anni, devo migliorare tanto, ma è lì che voglio arrivare.
E tu come stai? Abbiamo visto che sei più magro, ma ipotizziamo non sia ancora al massimo…
No, no… non sono ancora al top. L’anno di stop si è fatto sentire. Sono rientrato e ho fatto anche bene, ma quel “buco” adesso si fa sentire, specie se inizi a fare questo tipo di gare. Non puoi permetterti di non essere al 100 per cento. Male non sto, altrimenti il Delfinato neanche lo avrei finito. Dalla Sicilia però ho fatto dei passi in avanti e anche il lavoro sul Teide con Lutsenko è stato utile.
Gianmarco con Lutsenko sul Teide. Tra i due c’è un bel rapporto. Dopo l’italiano il marchigiano tornerà in altura, ma a Livigno (foto Instagram)Gianmarco con Lutsenko sul Teide. Tra i due c’è un bel rapporto. Dopo l’italiano il marchigiano tornerà in altura, ma a Livigno (foto Instagram)
Adesso qual è l’obiettivo?
Non tanto essere al top per questa o quella gara e poi magari mollare o sfinirsi e ammalarsi, quanto riuscire a finire una stagione fatta bene. Senza intoppi. Fare gare e mettere chilometri di corsa nelle gambe.
E’ condivisibile nel tuo caso: più costanza che prestazione.
E’ proprio quello che mi manca. Lo sento nelle gambe. Tra Covid ad inizio anno, miocardite la stagione passata… si sente. Mi serve la costanza e la costanza per le gare più lunghe, magari anche quelle da 21 giorni, che voglio siano presenti nel mio futuro. Intanto farò l’italiano e poi dovrei andare a Livigno in altura per preparare i prossimi appuntamenti. Il finale di stagione potrebbe riservarmi qualche gara importante.
Idea Vuelta?
Non è da scartare. Vedremo con la squadra se ci sarà questa possibilità.
La bella storia di Garofoli. Lo stop, la ripresa, il rientro e la vittoria. In Puglia il marchigiano ha vinto a sorpresa. E adesso punta alle corse con la WT
PASSO STELVIO – Staune-Mittet e Faure Prost escono dall’ultima curva appaiati, la strada sotto le loro ruote sale e li respinge. Il norvegese è a tutta, così come il francese della Circus-ReUz. Vince il corridore della Jumbo-Visma Development, che esplode in un urlo liberatorio che riecheggia sulle pareti delle montagne. Il Passo dello Stelvio si è confermato il Re di questo Giro Next Gen e con i suoi 36 tornanti ha guardato tutti negli occhi, sputando sentenze.
Subito dopo l’arrivo Johannes Staune-Mittet litiga con i rulli prima di fare defaticamento, dal volto sembra quasi che la parte più difficile della giornata sia questa. Sale in bici e pedala, si copre e pedala, di nuovo. A 2.758 metri fa freddo ed il vento non perdona.
Staune-Mittet “litiga” con i rulli dopo la tappaUna volta sistemati inizia il defaticamentoDopo la premiazione arrivano i complimenti dei compagni di squadraStaune-Mittet “litiga” con i rulli dopo la tappaUna volta sistemati inizia il defaticamentoDopo la premiazione arrivano i complimenti dei compagni di squadra
Nuovo leader
Conquistare il binomio tappa e maglia sullo Stelvio è un qualcosa da ricordare, un motivo di orgoglio. Staune-Mittet lo realizza pian piano, tra una pedalata e l’altra, mentre ringrazia compagni e staff.
«Sono molto felice – racconta con un sorriso che non finisce più – abbiamo avuto una prima parte di Giro molto positiva, siamo rimasti uniti e lontani dai pericoli. L’Italia è un Paese che mi piace molto, c’è una grande passione per il ciclismo e indossare la maglia rosa è fantastico. Qui da voi ho corso molto da inizio stagione, prima la Coppi e Bartali e poi Belvedere e Recioto. Non è la mia prima volta a queste altitudini, l’anno scorso al Tour de l’Avenir abbiamo corso su Iseran e Col de la Madeleine. Ho fatto anche tanti training camp in altura dove ho imparato a gestire certe situazioni».
«Lo Stelvio è una salita mitica – conclude – vincere qui è qualcosa di eccezionale, è una giornata che non dimenticherò mai. Conquistare anche la maglia rosa ha reso questa tappa davvero leggendaria».
Faure Prost e Staune-Mittet stanno per giocarsi la tappa, con loro c’è RaffertyMartinelli stringe i denti, alla sua ruota c’è UmbaFaure Prost dopo l’arrivo rimugina sulla tappa, la vittoria era davvero vicinaFaure Prost e Staune-Mittet stanno per giocarsi la tappa, con loro c’è RaffertyMartinelli stringe i denti, alla sua ruota c’è UmbaFaure Prost dopo l’arrivo rimugina sulla tappa, la vittoria era davvero vicina
Faure Prost ci crede
Il francese della Circus-ReUz ha dato le prime risposte, prima di questa tappa tutti si chiedevano in che modo avrebbe reagito allo Stelvio. Secondo posto e maglia bianca di miglior giovane, una bel modo di mettere tutti d’accordo. La sua squadra si è messa davanti fin dai primi chilometri della salita ed ha imposto il ritmo.
«Stavo bene e ci credevo – spiega Faure Prost seduto nella mixed zone – ho chiesto ai miei compagni di lavorare perché oggi era una tappa fondamentale. Forse la più importante del Giro. Era la prima volta che lottavo con Staune-Mittet, fin dalla riunione del mattino sapevamo fosse lui l’uomo da battere. E’ molto forte ed oggi ha vinto lui, ma anche io ho avuto buone sensazioni. Ora indosso la maglia bianca, ho dimostrato di stare bene e non mi accontento, punterò a quella rosa. Le prossime tappe saranno fondamentali, quella di sabato ci metterà davanti ad una grande chance».
Martinelli dopo l’arrivo viene sorretto dai massaggiatori: ha dato tuttoSull’arrivo una bella sorpresa, l’abbraccio della fidanzata SaraIl corridore della Green Project ha tolto la maglia di miglior italiano dalle spalle di BusattoMartinelli dopo l’arrivo viene sorretto dai massaggiatori: ha dato tuttoSull’arrivo una bella sorpresa, l’abbraccio della fidanzata SaraIl corridore della Green Project ha tolto la maglia di miglior italiano dalle spalle di Busatto
La grinta di Martinelli
Alessio Martinelli si ferma in cima, si sdraia e fa fatica anche a rialzarsi, i massaggiatori della Green Project-Bardiani lo devono sostenere. Lui si piega in due e respira affannosamente, poi si prende la gamba destra e la tira, i crampi mordono.
«Ho dato tutto – racconta una volta rialzato – non potevo arrendermi, oggi era la tappa di casa. Avevo tante persone sul percorso che mi incitavano, mi sono spinto davvero oltre i miei limiti. Alla prima casa cantoniera, a 14 chilometri dall’arrivo, il gruppo ha alzato il ritmo e ho un po’ sofferto. Però ero a conoscenza del fatto che la salita spianasse e allora ho stretto i denti. Ho preferito andare su del mio passo, anche quando mi sono staccato una seconda volta non sono andato in panico. Il fatto di vedere davanti a me il gruppetto di testa mi ha aiutato a non perdermi d’animo. E’ stata la scelta giusta, alla fine sono riuscito anche ad arrivare quarto e conquistare la maglia di miglior italiano».
Come si monta una trasmissione Shimano Di2? Ci spiega il meccanico dei pro'
ALESSANDRIA – Se qualche stagione fa le trasmissioniShimano Di2 occupavano un ruolo marginale, ora le troviamo sulle biciclette di tutte le categorie e fasce di mercato. L’ultima versione Di2 del 105 lo dimostra. Che piaccia oppure no, le trasmissioni con il funzionamento elettromeccanico rappresentano, insieme ad altri componenti, il percorso evolutivo delle bici in tutte le sue forme.
Abbiamo posto alcuni quesiti a Massimo Rava, che per molti rappresenta il volto dell’Assistenza Tecnica Neutrale Shimano, è Team Leader dei meccanici in blu e appassionato della tecnica della bicicletta.
Partendo da zero ci vogliono dalle 2 alle 3 ore circa per montare una biciclettaPartendo da zero ci vogliono dalle 2 alle 3 ore circa per montare una bicicletta
Rispetto al montaggio di una trasmissione meccanica, una Shimano Di2 è più complicata da gestire?
No, anzi, una trasmissione Shimano Di2 è più semplice e ha accorciato la tempistica di montaggio. Ma una cosa è la trasmissione, un’altra è la bicicletta nel suo complesso, dove è da considerare anche l’impianto idraulico dei freni a disco e tutto quello che riguarda l’integrazione.
Il discorso cambia?
Posso dire che le biciclette più moderne – dove tutti i cavi e le guaine sono nascoste nei tubi, nei manubri e nei profilati dello sterzo – trovano un abbinamento ottimale con le trasmissioni Di2 o comunque elettromeccaniche, che riducono tantissimo gli attriti dovuti alle curve dei cavi ed eventuali strozzature che si possono creare nei punti più stretti. Tutti fattori che influiscono sull’efficienza della trasmissione.
La sezione dello sterzo è uno dei punti cruciali per il passaggio delle guaineL’adeguata ispezione del telaio permette di valutare la bontà del passaggio interno dei caviLa sezione dello sterzo è uno dei punti cruciali per il passaggio delle guaineL’adeguata ispezione del telaio permette di valutare la bontà del passaggio interno dei cavi
Quali sono le operazioni più complicate da eseguire durante le fasi di montaggio?
Prima di tutto è fondamentale prendere visione del kit telaio, del cockpit e rendersi conto di come è costruito ogni componente. Il riferimento è quello delle biciclette con i freni a disco, con un’integrazione massimizzata. Non ci sono esclusivamente le bici di altissima gamma, ormai anche quelle che consideriamo entry level sono molto integrate.
Che cosa si capisce guardando il telaio?
Talvolta se ne trovano alcuni che non hanno dei passaggi interni perfetti, quindi far scorrere per la prima volta le guaine idrauliche e i cavi elettrici, può risultare difficoltoso. Le trasmissioni Shimano Di2 a 12 velocità, rispetto alle vecchie 11, hanno dei vantaggi, perché hanno i cavi con un diametro inferiore ed i manettini comunicano via wireless con la trasmissione vera e propria. E’ più veloce anche il primo abbinamento. Ma la giusta lunghezza della catena è fondamentale.
Si misurano la tensione e gli spazi tra i pignoni ed il bilanciere posterioreIl primo controllo della lunghezza della catenaIl controllo della giusta tensioneLa catena non deve mai uscire dalle sue sedi, neppure durante un utilizzo al massimo delle potenzialitàIl “fine tuning” grazie alle micro-regolazioniSi misurano la tensione e gli spazi tra i pignoni ed il bilanciere posterioreIl primo controllo della lunghezza della catenaIl controllo della giusta tensioneLa catena non deve mai uscire dalle sue sedi, neppure durante un utilizzo al massimo delle potenzialitàIl “fine tuning” grazie alle micro-regolazioni
La lunghezza della catena?
La misura della catena è fondamentale per il corretto funzionamento del deragliatore, del cambio posteriore e dell’esperienza che il ciclista vive sulla bicicletta. La catena della giusta lunghezza permette di sfruttare appieno le potenzialità del pacchetto nella sua interezza e qui includo anche le funzioni automatiche: full-synchro e semi-synchro. Una catena troppo lunga o eccessivamente corta influisce in modo negativo sulla precisione, sulla rumorosità e rischia di rompersi.
Dipende tutto dalla lunghezza da questo?
Al pari della catena ci sono i registri del cambio posteriore, fondamentali per regolare la tensione della catena stessa e del fondo-corsa del bilanciere. Non solo, la corretta regolazione degli stessi registri aiuta a preservare il motorino azionamento del cambio. Una serie di regolazioni non adeguate può bruciare la parte elettronica.
L’ultima versione della app E-TubeL’ultima versione della app E-Tube
Ci sono dei componenti che hanno un’importanza maggiore rispetto ad altri?
In una trasmissione Shimano Di2 ogni componente è funzionale agli altri. A mio parere, mai come ora un Di2 è un vero e proprio ecosistema, nel quale mi piace includere anche la app E-Tube che permette di gestire e aggiornare tutto quello che riguarda l’elettronica.
Per quanto concerne la manutenzione, ci sono delle operazioni che consentono di sfruttare la trasmissione sempre al 100 per cento?
Fortunatamente ci confrontiamo con una trasmissione che è completamente immune da sporco, umidità e acqua, ma una manutenzione corretta, sistematica ed ordinaria è alla base di un corretto funzionamento. Una trasmissione Shimano Di2 in genere è meno soggetta a subire i rigori del tempo e dell’usura dovuto ad un utilizzo intenso in qualsiasi condizione. Ma come per tutte le cose moderne, super performanti e con l’elettronica integrata, l’utilizzatore dovrebbe adottare alcune accortezze.
La guarnitura Dura-Ace 54/40La trasmissione Shimano Ultegra 12 usata anche nel gravelLa guarnitura Dura-Ace 54/40La trasmissione Shimano Ultegra 12 usata anche nel gravel
Ad esempio?
Una tra tutte: eseguire sempre gli aggiornamenti che, ribadisco, sono facili da eseguire tramite la app E-Tube da telefonino, oppure affidarsi ad uno Shimano Service Center. Talvolta è questione di qualche minuto, non di più.
Dura-Ace e Ultegra a 12 rapporti, le differenze sono quelle dei componenti e dei materiali, oppure cambia qualcosa anche per il montaggio?
Shimano Dura Ace 12v ed il nuovo Ultegra sono trasmissioni identiche, sviluppate grazie alla medesima piattaforma. Le differenze sono da identificare nei materiali di costruzione e sulle combinazioni, come ad esempio i pignoni e le corone.
La partenza del Giro d'Italia dall'Ungheria, un evento e una festa, ma anche un grande dispiegamento di uomini e mezzi. Abbiamo chiesto al Servizio di Assistenza Tecnica Neutrale di Shimano, cosa ha comportato il dislocamento della partenza della corsa rosa
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Il campionato italiano è pronto ad andare in scena. Il teatro di quest’anno, dopo il caldo e il mare della Puglia, sarà Comano Terme con la sua fresca aria di montagna e i suoi panorami mozzafiato. A mezza via fra le acque del Lago di Garda e la maestosità delle Dolomiti, la sede del tricolore 2023 è pronta ad accogliere i migliori ciclisti del panorama nazionale.
Saranno assegnate nove maglie tricolori, su tracciati che porteranno gli atleti anche in Giudicarie Esteriori, Garda Trentino e Valle dei Laghi. Un contesto naturale, promosso da Garda Dolomiti, che è già culla del turismo su due ruote e che con questa prova del campionato italiano è pronta a mostrarsi ancora una volta come luogo amico delle bici e dello sport in generale.
Comano Terme sarà il teatro naturale delle battaglia tricoloriI percorsi di snodano su tutto il territorio per qualsiasi disciplinaComano Terme sarà il teatro naturale delle battaglia tricoloriI percorsi di snodano su tutto il territorio per qualsiasi disciplina
Un territorio da scoprire
Comano Terme rappresenta il punto di partenza ideale per la scoperta di un territorio unico nel suo genere. La località è circondata da autentici tesori di storia, natura e cultura, borghi medievali, laghi cristallini, castelli e infinite opportunità per lo sport e le attività outdoor.
Luoghi meravigliosi a misura di bici, come la Ciclabile del Limarò e della Valle del Sarca, l’itinerario della Piana del Lomaso, quello che porta al borgo di San Lorenzo Dorsino, il Tour dei Borghi del Bleggio e la ciclabile della Val Rendena. Da non perdere sono le acque limpide della Valle dei Laghi, del Lago di Toblino, con l’omonimo castello da ammirare e fotografare, e gli incantevoli Laghi di Lamar, Lago di Terlago, Lago di Cavedine e il Lago di Santa Massenza.
«Abbiamo voluto questi campionati italiani – afferma Silvio Rigatti Presidente APT Garda Dolomiti – proprio per dare visibilità anche a località come Comano Terme e a tutta la sua valle. Un territorio storico, una località appunto che ben si presta all’utilizzo della bicicletta, in quanto ha delle strade percorribili non trafficate. E’ un territorio a misura di ciclista, che dà veramente quella sensazione di tornare indietro nel tempo, perché si vedono degli scorci dei borghi tra i più belli d’Italia. La tranquillità che si vive in quei luoghi, l’autenticità e la ruralità sono veri e propri pregi che si assaporano solo visitandoli. Qui si può fare una vacanza con la famiglia ed abbinarla allo sport in qualsiasi declinazione, tra cui ovviamente la bicicletta.
«I prodotti enogastronomici del territorio – prosegue – la fanno da padrone, abbiamo tutta la filiera del latte. Ottimi prodotti, dallo yogurt ai formaggi. Ma anche tutta quella che è la parte vitivinicola. Ci sono delle peculiarità veramente interessanti da visitare, come per esempio la produzione della noce, con tutto quello che c’è dietro».
Le acque termali di Comano sono un vero e proprio toccasana Le acque termali di Comano sono un vero e proprio toccasana
L’acqua termale
L’acqua termale di Comano è un “farmaco”. In ambito dermatologico, è ideale per il trattamento delle malattie infiammatorie croniche della pelle come la psoriasi e le dermatiti. Se bevuta, inoltre è un valido alleato per tutto l’organismo grazie a un’azione diuretica e depurativa. Infine, respirata sotto forma di vapore, è indicata per la cura e la prevenzione dei disturbi delle alte e basse vie aeree, anche croniche, come sinusiti, riniti allergiche e bronchiti.
A Comano Terme è possibile effettuare programmi di benessere e di bellezza purificanti a effetto detox e antismog. Inoltre è possibile anche usufruire di un parco di 14 ettari, inserito nell’area UNESCO della Riserva della Biosfera delle Alpi di Ledro e delle Giudicarie, dove l’aria di montagna e le attività all’aperto la fanno da padroni.
Gli alti alberi secolari, l’aria pura delle Dolomiti di Brenta, gli ampi spazi verdi e i laghetti ornamentali fanno di questo parco un autentico angolo dedicato al benessere in cui passeggiare, respirare e rilassarsi.
«Comano Terme – spiega Silvio Rigatti – è famosa per la sua acqua miracolosa, naturale priva di controindicazioni ed effetti collaterali, nota in tutta Europa per le sue proprietà curative. Si avvicina lo sport e il relax con le Terme che fanno da collante. Il benessere è la chiave di tutto questo».
Garda Trentino è un contesto ideale per vivere lo sport outdoorLa Valle dei Laghi è un territorio ricco di itinerari e panoramiGarda Trentino è un contesto ideale per vivere lo sport outdoorLa Valle dei Laghi è un territorio ricco di itinerari e panorami
Garda Trentino
Lo spettacolo di una cornice montana che si riflette nel blu del Lago di Garda, trasmette una profonda sensazione di libertà a cielo aperto. Il brivido dell’avventura si alterna al piacere del relax. Garda Trentino è il lembo che racchiude il territorio che sarà animato dal campionato italiano. Tanto sport all’aria aperta praticabile tutto l’anno grazie al clima mite, eccellenze enogastronomiche da degustare, antiche storie da scoprire e luoghi dove rigenerare corpo e mente. Questo contesto è un riferimento per chi predilige uno stile di vita attivo, ama il cibo sano e i sapori genuini e per chi è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e trova nella pace della natura il proprio relax.
«Comano Terme – dice Silvio Rigatti – fa parte dell’azienda per il turismo Garda Trentino che comprende Riva del Garda, Torbole e Arco e Tenno che sono un po’ le perle della bike a livello europeo. Come per esempio l’evento Bike Festival Garda Trentino nato trent’anni fa. Un luogo dove migliaia di biciclette si trovano ogni giorno per strada. Dove c’è una rete di sentieri rivolta alla mountain bike e al gravelben segnalata e che nei mesi primaverili e autunnali registra una grande affluenza anche di bici da corsa. Qui vengono ad allenarsi molti turisti da tutta Europa».
La volontà di portare i campionati italiani in Trentino è stata premiata dalla FederazioneQui Silvio Rigatti Preseidente APT Garda DolomitiLa volontà di portare i campionati italiani in Trentino è stata premiata dalla FederazioneQui Silvio Rigatti Preseidente APT Garda Dolomiti
Una festa di sport
Verranno assegnate nove maglie tricolori. Nove competizioni saranno il ring su cui gli atleti si sfideranno a suon di pedalate, scatti e contro scatti. Emozioni uniche da vivere sul ciglio della strada e nei luoghi addobbati a festa per il campionato italiano.
«La scelta di portare il campionato italiano da noi – afferma Rigatti – è studiata e voluta assieme a Trentino Marketing, la nostra agenzia di riferimento per il turismo trentino, e assieme all’assessorato al turismo. Una sinergia d’intenti che ci hanno spinto a ospitare in Trentino questo evento. Lo abbiamo fatto in nel nostro stile, cioè con un percorso duro. Abbiamo scelto Comano Terme per la storicità nell’organizzazione di corse per i più giovani. Abbiamo una struttura organizzativa in grado di fare tutto questo composta da GS Alto Garda e Vitesse. Vantano corse organizzate come l’europeo di Trento o come ogni anno il Tour of the Alps.
«La scelta di questo territorio – conclude Rigatti – va oltre. Non sono solo i quattro giorni, ma il messaggio è lasciare un biglietto da visita e un esempio per chi verrà dopo per scoprire questi luoghi. Questo è un grande valore dal punto di vista turistico. Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, sarà sicuramente una gara bella e impegnativa. I nove giri sul circuito finale saranno ovviamente decisivi. La salita non è così dura ma è costante e da rapporto. Sono sicuro vincerà un corridore meritevole e talentoso che ci farà divertire. Infine ci tengo a dire che siamo onorati che la Federazione abbia scelto il Trentino, Comano Terme, per per svolgere questi campionati. Sarà una festa di sport pronta ad accogliere migliaia di appassionati e curiosi».
Quante possibilità ci sono che Gaudu vinca il Tour de France? E quante per Pinot? Zero, poco più. Forse per questo nella testa di Arnaud Demare l’esclusione dalla corsa francese sembra non avere senso. Il francese, che dal 2012 ha portato 93 vittorie alla Groupama-FDJ, proprio in queste ore sta smaltendo la delusione più pesante. Sapeva che il prossimo anno non ci sarà più posto per lui nella squadra di Besancon, ma sperava e credeva di essersi meritato il posto per indossarne la maglia al Tour per l’ultima volta.
Il 4 giugno, l’ultima vittoria di Demare alla Brussels Cycling ClassicIl 4 giugno, l’ultima vittoria di Demare alla Brussels Cycling Classic
La chiamata di Madiot
Glielo ha detto Madiot giovedì scorso con una telefonata che il francese non si aspettava. «Senti Arnaud – gli ha detto il team manager – non ti porto al Tour». E in un colpo nella sua testa è nata la sensazione di essere stato preso in giro.
«Sono arrabbiato – dice a L’Equipe – disgustato. Ho lavorato sodo. Durante l’inverno ho rinunciato ad avere un treno, avendo capito che l’obiettivo per la squadra è la classifica. Alla Parigi-Nizza ho dimostrato di essere un grande professionista e un buon compagno di squadra. Ho lavorato per gli scalatori. Ho investito su me stesso organizzando dei ritiri personali. Avremmo potuto fare grandi cose insieme. Non si trattava di scegliere fra me e Pinot. Avremmo potuto correre benissimo insieme».
Madiot infine ha scelto per una squadra di scalatori (foto facebook/GroupamaFdj)Madiot infine ha scelto per una squadra di scalatori (foto facebook/GroupamaFdj)
Solo otto posti
Madiot non cambia idea, lo conosciamo bene, anche se Demare gli ha spiattellato in faccia la sua delusione. Il dato oggettivo è che finora il 2023 di Arnaud non sia stato indimenticabile, con due sole vittorie, figlie però anche del non avere più il suo solido treno.
«E’ una scelta prettamente sportiva – spiega il manager francese – confermo che ad aprile avevo deciso che Arnaud sarebbe andato al Tour. Ma la situazione di Pinot si è notevolmente evoluta, così ho deciso di creare una squadra esclusivamente per la montagna. Non è stata una scelta facile, perché ad Arnaud sono grato, anche se dirà il contrario. E’ con noi da dodici anni, non ho critiche da fargli e si è meritato di essere al Tour. Ma abbiamo solo otto posti e ho ragionato con l’obiettivo di puntare al podio. Nessuna pressione da parte di corridori o direttori sportivi. E’ una mia decisione, capisco la sua amarezza e alla fine la condivido. Ha ragione ad essere deluso».
Gaudu, alle spalle di Demare, ha chiaramente detto di non volerlo al Tour (foto/GroupamaFdj)Gaudu, alle spalle di Demare, ha chiaramente detto di non volerlo al Tour (foto/GroupamaFdj)
Gaudu non c’entra?
Il riferimento è chiaramente agli attacchi sferrati verso Demare da Gaudu, che ha vinto il Tour de l’Avenir del 2016 e lo scorso anno si è avvicinato al podio del Tour, chiudendo al quarto posto a più di 5 minuti dal terzo posto di Thomas.
«Quando Madiot mi ha chiesto di calmare le acque – dice Demare – sono stato molto professionale. Sappiamo tutti che rilasciando quell’intervista, David è scivolato. Ha voluto dire la sua, ma non è lui il manager. Alla Parigi-Nizza ho dimostrato di essere riuscito a calmare i toni, di aver lavorato per lui e per la squadra e lui ha fatto un’ottima Parigi-Nizza (Gaudu ha chiuso secondo a 53″ da Pogacar, ndr). Alla fine Marc mi ha ringraziato dicendo che sono stato un gentiluomo. Ripeto: c’era modo di fare grandi cose insieme».
Il Giro d’Italia ha mostrato un Pinot a livelli altissimi: e se al Tour facesse meglio di Gaudu?Il Giro d’Italia ha mostrato un Pinot a livelli altissimi: e se al Tour facesse meglio di Gaudu?
Addio dal 2024
Il primo colpo di Madiot è arrivato lo scorso inverno, con lo smantellamento del suo treno. Guarnieri alla Lotto Dstny e Sinkeldam alla Alpecin-Deceuninck sono stati il chiaro segno del rapporto che si andava chiudendo.
La conferma, il secondo colpo, è venuto infatti a fine maggio. Si era appena conclusa la Boucles de la Mayenne, in cui Demare aveva vinto una tappa e fatto secondo in generale, quando Madiot gli ha confermato che nel 2024 non ci sarà più posto per lui. La squadra sta ringiovanendo l’organico, il passaggio di tanti giovani dalla Development ha imposto un cambio di rotta.
«Ma io – spiega Demare – mi sono saputo adattare, ho sempre dimostrato di saper assecondare l’evoluzione del ciclismo, anche se era evidente che la squadra stesse investendo meno sul mio treno. Pensavo che mi avrebbero lasciato la scelta, pensavo di contare qualcosa ai loro occhi…».
L’esclusione dal Tour non è una novità per Demare, che negli ultimi anni ha spesso ripiegato sul GiroL’esclusione dal Tour non è una novità per Demare, che negli ultimi anni ha spesso ripiegato sul Giro
Il futuro incerto
Del futuro ora non ha voglia di parlare. Dice che i parenti avevano preso le ferie in funzione del Tour e che sua moglie aveva già prenotato gli hotel nelle zone dei giorni di riposo, per raggiungerlo con la famiglia.
«Non ho ancora fatto la mia scelta – dice Demare – ma ci sono delle proposte. Vedere il rispetto delle altre squadre è davvero bello. Ho voglia di avere nuovamente un treno, di fare grandi corse. E’ molto motivante. Ho ancora la vittoria nelle gambe e nella testa, ma non ho ancora scelto la squadra con cui conquisterò le mie future vittorie».
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Il Giro di Svizzera ha già archiviato tre frazioni. Ieri il successo di Skjelmose, l’altroieri quello di Girmay, ma sin qui è stata la prima tappa a destare non poco interesse visto l’ordine di arrivo. Nella crono inaugurale, primo Stefan Kung. Secondo Remco Evenepoel. Terzo Wout Van Aert… un podio del genere non è sfuggito alle considerazioni di Adriano Malori.
L’ex campione italiano a cronometro e oggi preparatore affermato, ha le idee chiare su quella prima frazione: l’anello di Einsiedeln di 12,7 chilometri. E tutto sommato non è rimasto poi così colpito dalla vittoria di Kung.
Adriano Malori (classe 1988) è stato pro’ dal 2009 al 2016. Ora gestisce il suo centro di preparazione 58×11Adriano Malori (classe 1988) è stato pro’ dal 2009 al 2016. Ora gestisce il suo centro di preparazione 58×11
Kung da pronostico
Ci si aspettava una crono di 14′-15′, invece è stata vinta in 13’31” alla media di 56,375 all’ora.
«Si è trattato di una prova molto veloce – ha affermato Malori – c’erano diversi tratti che scendevano anche un po’ e su percorsi così Kung era favorito. Ma cosa non secondaria, dei tre è stato l’unico che probabilmente l’aveva preparata in modo certosino».
In effetti Kung è svizzero e ci teneva, puntava forte su questo appuntamento casalingo. Non dimentichiamo neanche il suo abbandono del Giro d’Italia proprio in corrispondenza della seconda crono pensando ad altri impegni.
«Lo stesso Evenepoel – va avanti Malori – veniva dalla spossatezza post Covid, da una preparazione importante… E Van Aert più o meno era sulla sua stessa linea, essendo sceso poco prima dall’altura, quindi non ancora in piena forma».
Stefan Kung (classe 1993) spianato sulla sua Lapierre conosceva bene il percorso…Remco Evenepoel (classe 2000) è giunto 2° a 6″ da KungWout Van Aert (classe 1994) ha spinto subito forte dopo il ritiro in altura: 3° a 12″ da KungStefan Kung (classe 1993) spianato sulla sua Lapierre conosceva bene il percorso…Remco Evenepoel (classe 2000) è giunto 2° a 6″ da KungWout Van Aert (classe 1994) ha spinto subito forte dopo il ritiro in altura: 3° a 12″ da Kung
Dubbi gialli su Remco
Ma in merito alle prestazioni di Remco, Malori si dichiara stupito dal buon rendimento del belga della Soudal-Quick Step. Una brillantezza inaspettata a detta del “Malo”, che induce a pensieri che hanno un loro perché.
«Io non me lo aspettavo così forte, specie dopo il Covid. Lui che deve puntare ai mondiali, che ci sono a metà agosto, se va già così… è troppo avanti. Non ha senso quella condizione. E allora non escluderei che possa essere al via del Tour de France. Il che avvalorerebbe la mia tesi. E cioè che al Giro la storia del Covid non era vera (la sua squadra ha già dichiarato più volte che il Tour non rientri nei piani del belga e così ha fatto lo stesso campione del mondo, ndr).
«E’ un pensiero che ho già espresso. E che si lega anche al modo in cui ha corso il Catalunya e vinto la Liegi, conquistata praticamente col sigaro in bocca. Ha fatto sembrare Pidcock un amatore». Insomma sarebbe stato un po’ troppo’ in forma per arrivare forte a fine Giro. Magari in mente c’erano già altri obiettivi: questa la sintesi del discorso di Malori. «Poi okay, è fantaciclismo… me ne rendo conto».
Per il campione belga curve non perfette, specie l’ultima sui sampietrini e il rilancio in leggera salita (foto Instagram)Per il campione belga curve non perfette, specie l’ultima sui sampietrini e il rilancio in leggera salita (foto Instagram)
Obiettivi incrociati
Per il resto anche sul fronte dei materiali non c’è stato un granché da segnalare da parte di Malori sui tre “tenori”.
«Era una crono dello Svizzera, i materiali sono quelli collaudati e non ci hanno perso troppo tempo. Non era neanche il momento.
«Ho notato però un paio di aspetti tecnico-tattici. Il primo è che Van Aert era eccessivamente agile, al suo rapporto mancava un dente o due e secondo me se lo avesse avuto lo avrebbe messo e spinto volentieri. Ma torniamo al discorso di prima: era una crono importante sì, ma alla quale è stato dato il giusto peso in fase di preparazione anche dal punto di vista dei materiali.
«L’altro aspetto che ho notato è che nonostante fosse una crono veloce, aveva parecchie curve. Era tutto un destra-sinistra e ho visto i due belgi non sfruttare bene tutta la strada. Non tagliavano a dovere le curve. Loro due restavano al centro, mentre Kung sfruttava tutta la carreggiata.
«Credo che solo nell’ultima curva Evenepoel abbia perso 3”-4” dallo svizzero. Anche perché ne è uscito più lento e poi iniziava il pavé, quindi non poteva risollevare la velocità più di tanto».
Altre motivazioni per Kung. Basta confrontare questa foto di Van Aert con quella in apertura di Stefan. Prestazione e rischi di guida ponderati per il belgaAltre motivazioni per Kung. Basta confrontare questa foto di Van Aert con quella in apertura di Stefan
Ancora Kung?
Kung, Evenepoel e Van Aert: hanno dominato la scena. Si sono mostrati i migliori ed era anche auspicabile. Adesso sarà interessante vedere come saranno i valori in campo con l’evolversi della corsa elvetica e a quello che spetta agli atleti successivamente. Kung non dovrebbe essere al Tour e in teoria neanche Evenepoel. Van Aert è invece presente in funzione della Grande Boucle.
Senza contare che sul piatto Kung ha gettato fuorigiri (all’arrivo aveva la bava alla bocca), rischi di guida e una conoscenza delle strade che gli altri due non avevano.
«Credo – conclude Malori – che nella crono finale (la St. Gallen-Abtwil di 25,7 chilometri, ndr) Stefan sia ancora il favorito. Ci punta molto, ha altre motivazioni rispetto ai due belgi e soprattutto lui potrà arrivarci più fresco in quanto non dovrà fare classifica come Remco, né lavorare in ottica Tour come Van Aert».
Se punti a fare un grande Tour de France, non vai al Delfinato a prendere quasi nove minuti. Questo pensava Leonardo Piepoli leggendo i numeri di Enric Mas, che allena ormai da due anni al Movistar Team. Sapevano di aver lavorato bene. Dati alla mano, in nessuna situazione dal 2021 lo spagnolo era andato così male. E anche se la corsa francese non gli ha mai portato fortuna, le sue esibizioni al Tour sono sempre state di altro tenore. Allora come spiegarsi il passaggio a vuoto? C’è da preoccuparsi?
«All’inizio non ero tanto tranquillo – ammette il pugliese – poi abbiamo scoperto che è stato male. Ce l’ha detto lui e non lo aveva fatto prima per paura si pensasse che accampasse scuse. Ha avuto la dissenteria. Considerato il tanto lavoro fatto, almeno adesso abbiamo una spiegazione plausibile e possiamo lavorare nella giusta direzione. In più ha il vantaggio o la sfortuna che alla Movistar la pressione non sanno cosa sia e si capisce perché non ne abbia fatto un dramma».
Enric Mas è nato ad Arta (Isole Baleari) nel 1995. Scalatore, è alto 1,77 e pesa 61 chiliEnric Mas è nato ad Arta (Isole Baleari) nel 1995. Scalatore, è alto 1,77 e pesa 61 chili
Hai parlato di grande lavoro: ultima corsa la Liegi, poi cosa ha fatto Mas?
Un po’ di vacanza, quindi è stato a casa a Mallorca, infine è andato in altura ad Andorra. Ha lavorato davvero bene.
Quali risposte cercavate dal Delfinato?
Quali che fossero le risposte che cercavamo, non cerchiamo scuse: è andato piano e basta. Adesso siamo tutti convinti che sia stato per la pancia, ma in ogni caso dobbiamo trarre delle cose positive. Il Delfinato serviva per fare un ulteriore passo di crescita verso il Tour. Se avesse pagato il ritorno dall’altura, poteva fare quinto o sesto. Magari c’era una tappa in cui sarebbe andato bene e le altre no. Invece, il Delfinato è stato disastroso, ma questo non ci farà cambiare la linea.
Non ci saranno correttivi?
La sua linea cambierà solo se, entro i prossimi tre giorni, non gli sarà passata e continuerà ad avere problemi. Ma se passa l’isteria e riprende ad allenarsi per bene, c’è poco da fare. In carriera ha sempre fatto malissimo al Delfinato e poi al Tour è andato meglio, per cui non l’ha presa troppo male. Personalmente invece volevo uscirne con altre idee. Ragionare sul fatto che ci manchi il cambiamento di ritmo piuttosto che la tenuta… A livello personale, la cosa mi spiazza un po’.
Quando anche la crono ha parlato di un anonimo 55° posto a 3′ da Bjerg, per Piepoli è scattato l’allarmeQuando anche la crono ha parlato di un anonimo 55° posto a 3′ da Bjerg, per Piepoli è scattato l’allarme
Cosa c’è da fare adesso?
Ci sto ragionando. Spero che la dissenteria sia passata. Di solito si fa fatica a guarire quando si è sotto sforzo, ma adesso che ha avuto il tempo per recuperare e fare qualche passeggiata, magari se l’è lasciata alle spalle. Lo vedremo al primo allenamento. Sarà la solita uscita lunga e tranquilla e da lì capiremo come sta e io avrò indicazioni su come comportarmi.
Mancano venti giorni scarsi al Tour, cosa si fa d’ora in avanti?
Come ci siamo detti, se il Delfinato fosse andato in modo normale, ora sapremmo che magari c’è da lavorare sulla cronometro o su altri aspetti, sui punti deboli. Quello che comunque andava fatto, è stato fatto. Ora ci sarà capire strada facendo. L’inizio del Tour non è semplice, ma se Enric è in salute, non c’è da preoccuparsi. E’ sempre andato fortissimo, tolto l’anno scorso che si è fermato per il Covid. Quindi non mi preoccupo di come possa arrivare alle prime tappe del Tour, anche se non abbiamo avuto la possibilità di lavorare di fino.
Cosa significa?
Che a cose normali, sarebbe uscito dal Delfinato avendo ancora dei margini. Enric non ha il motore di Pogacar o Vingegaard, quindi per essere al loro livello, deve fare le cose alla perfezione, continuando a crescere fino all’inizio del Tour. Quei due magari vincono le corse all’80 per cento della condizione, noi dobbiamo essere oltre il massimo.
Per un po’, le discese sono state un problema per Mas a causa di una serie di cadutePer un po’, le discese sono state un problema per Mas a causa di una serie di cadute
Farà i campionati nazionali?
No, perché volendo poi fare la Vuelta e tirare fino al Lombardia, per il quale ha un debole, andare ai campionati nazionali a Madrid rischia di essere uno spreco. E’ una distanza bastarda: potresti andare in aereo, ma forse è troppo vicino. Però di certo è lontano per andarci in macchina, sono quasi cinque ore. Perciò se ne sta a casa e basta.
Quindi non si è valutata l’ipotesi di inserire un Giro di Slovenia oppure il Giro del Belgio?
La squadra non li fa, ma non credo che aggiungere una gara a tappe prima del Tour servirebbe a qualcosa. Quando uno arriva che ha fatto per mesi le cose nel modo giusto, come nel suo caso, se raggiungi una buona condizione, poi le capacità di recupero, di assimilazione e di gestione della gara, tornano a galla e ti proiettano al tuo posto.
E tu pensi che arriverà comunque bene?
Credo che arriverà in condizioni decenti, ma non sono in grado di dire che arriverà quarto a pochi secondi dal podio, oppure ottavo a un minuto. In quei casi potremo capire se e quanto il Delfinato fatto così ci abbia penalizzato.
Mas non sembra particolarmente preoccupato: «Sa di aver lavorato bene» dice PiepoliMas non sembra particolarmente preoccupato: «Sa di aver lavorato bene» dice Piepoli
Lui come se la passa?
E’ tranquillo, come se niente fosse. Dopo la corsa, domenica m’ha chiamato ed era tranquillissimo. Ha la sua percezione, non è un matto. Sa di aver lavorato bene e non è una dissenteria che cambia i valori, quello è vero. E tutto sommato, meglio sia successo al Delfinato che al Tour. Poi i colpi sfortunati ci sono sempre e questo magari gli farà alzare ancora di più l’asticella. Invece se non hai lavorato bene e hai trascurato certi dettagli, ti senti molto vulnerabile. Anch’io ho saputo tardi che stava male. Quando è andata storta anche la crono, ho arricciato il naso. In montagna è stato evidente che qualcosa non andasse.
Andrai ad Andorra per seguirlo fino al Tour?
Confermo: vado nel fine settimana. Per cercare di capire, ascoltare, rimettere insieme tutti i pezzi.
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