Ultimi giorni di scuola, Malucelli fiuta le vacanze

17.06.2023
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«Sono partito venerdì – sorride Malucelli – dovevo correre solo il sabato, tanto che avevo l’aereo domenica mattina. Invece mi hanno chiesto se volessi correre lo ZLM Tour. Gli ho detto che per me andava bene, ma a patto che poi non mi chiedessero anche di fare il Giro del Belgio. Così ho corso lo ZLM e sono andato bene. E loro cosa hanno fatto? Mi hanno detto: hai la condizione, perché non fai anche il Giro del Belgio?».

Malucelli e Marco Tizza: i due italiani della Bingoal
Malucelli e Marco Tizza: i due italiani della Bingoal

Uno zainetto per 18 giorni

Malucelli racconta. Il Baloise Belgium Tour si accinge a vivere la penultima tappa, nel segno dei velocisti più forti e di Van der Poel che ha ricominciato a… fare il matto. Per il romagnolo che da quest’anno corre nella Bingoal-WB, si tratta dell’ultimo atto di una lunghissima prima parte di stagione.

«Insomma – prosegue – ero partito da casa con uno zainetto e quando domenica tornerò, sarò stato via per 18 giorni. Per fortuna c’era la Coppa della Pace vicino casa, in Romagna. Martina, la mia compagna, ha fatto la valigia e l’ha data al direttore sportivo del team U23, che me l’ha portata su. E’ il mio lavoro: finché ce n’è, giusto rispondere presente. Ma dopo questa corsa mi fermo, recupero e mi presento alla grande per la seconda parte di stagione. Sono sfinito».

Seconda tappa dello ZLM Tour: 1° Mareczko, 4° Malucelli: fra i due c’è grande rivalità (foto Bingoal)
Seconda tappa dello ZLM Tour: 1° Mareczko, 4° Malucelli: fra i due c’è grande rivalità (foto Bingoal)
La prima tappa l’ha vinta Philipsen, tu sei arrivato a 15 minuti: come mai?

Sono un po’ avanti coi lavori, un po’ provato, diciamo così (sorride, ndr). Quando sei stanco, anche la capacità di soffrire crolla drasticamente. Mi sono staccato per un soffio. Eppure in quel momento non sono riuscito a soffrire, ma ci sta e credo che sia anche normale.

Come mai tanta fatica?

Ho corso a inizio stagione al Saudi Tour, poi dovevo andare in Turchia, ma l’hanno cancellata. Ho fatto il ritiro, sono stato in Belgio per 15 giorni a fare le prime corse e poi ho sofferto due mesi per l’allergia. Sono rientrato a casa dalla Sicilia, ma a differenza dello scorso anno sono andato piano. Allora sono andato in altura e quando sono sceso, ho cominciato a correre. Sono partito da casa il 14 maggio e finora ci sono tornato solo per tre giorni.

Sempre alle corse?

Ho fatto Dunkerque e subito dopo Boucle de la Mayenne. Sono tornato a casa il lunedì e sono ripartito il venerdì. Ho corso il sabato, sono rimasto in Belgio, ho fatto lo ZLM Tour e adesso il Giro del Belgio. Ho corso di più fino adesso che tutto il 2022, anche se negli ultimi tre anni ho corso proprio poco.

Al via della Classic Brugge-De Panne, però Malucelli si ritirerà per problemi legati all’allergia (foto Bingoal)
Al via della Classic Brugge-De Panne, però Malucelli si ritirerà per problemi legati all’allergia (foto Bingoal)
Perché?

Nel 2020 c’è stato il COVID e ho fatto una trentina di gare. Nel 2021 ho preso il Covid a inizio stagione, poi ad agosto quando siamo rientrati mi sono rotto le costole e ho fatto una cinquantina di giornate di gara. L’anno scorso c’è stata la storia della Gazprom e alla fine ho chiuso con 33 corse. Quest’anno sono già 37. Chi ha fatto il Giro d’Italia è a 40, quindi più o meno sono su quei livelli.

Quindi?

Quello che comincia a essere pesante è il fatto che corri, poi rimani tre giorni in Belgio in un hotel da solo. Poi vai a un’altra gara, fai un viaggio e torni a casa per tre giorni e riparti subito. Mentalmente diventa tosto ed è difficile recuperare. Non è che vai via due settimane, poi stai a casa due settimane. L’ultima volta sono tornato di lunedì, ho avuto tre giorni e poi sono ripartito. Non fai neanche in tempo a riprendere le abitudini. Così adesso sono 2-3 giorni che mi sento stanco. L’ho detto alla squadra, però hanno voluto che corressi perché nelle ultime settimane avevo fatto diverse top 10. Se vai alle corse e non sei al 100 per cento di testa e gambe, diventa dura.

Sembra brutto tirarsi indietro dopo le pause forzate del 2022?

E’ proprio questo. Da una parte non ce la fai, dall’altra la testa dice che non ti devi tirare indietro, perché hai passato quella situazione e adesso non puoi dire no se ti chiedono di correre. So cosa significa essere costretto a casa, ci sono già passato. Ma adesso ho anche bisogno di recuperare. E me ne accorgo perché Van der Poel sta facendo fuoco e fiamme e con questi corridori diventa una sofferenza.

L’ambientamento della Bingoal-WB procede bene, ma il Belgio ha un ciclismo tutto suo. Parola di Malucelli
L’ambientamento della Bingoal-WB procede bene, ma il Belgio ha un ciclismo tutto suo. Parola di Malucelli
Dopo il Belgio tiri il fiato?

Ho due mesi senza corse perché la squadra farà il Giro d’Austria, il Vallonia e il Sazka Tour, che però sono dure per me. Per questo hanno voluto che corressi qui e poi potrò riposarmi.

Rifaresti la scelta di firmare alla Bingoal?

C’è un buon clima, ci ho messo un po’ per ambientarmi. Hanno un’altra cultura, ma è proprio il ciclismo belga che è diverso. Magari ti sembra di essere in un momento tranquillo, partono e ti lasciano lì. A me è capitato perché mi sono fermato a fare la pipì oppure perché ho portato la mantellina alla macchina al momento sbagliato. Ma con l’esperienza si impara tutto e adesso con i compagni ha trovato un po’ di feeling, che è importante.

C’è mai stato quest’anno il miglior Malucelli?

No, forse l’unica volta è stato al Saudi Tour. Purtroppo, più passano gli anni e più il gap con gli squadroni si sente. Magari allo ZLM Tour durante le tappe mi sono sentito veramente bene, ma non so per quale motivo, quando arrivo là, faccio quarto. Guardando i file delle corse, faccio i miei valori, a volte un po’ meno, ma a volte di più. Però gli altri anni ho sempre vinto, quest’anno arrivo lì, ai piedi del podio. E’ anche vero che ho sempre fatto tutte gare con le WorldTour e quando dieci di quelle squadre mettono uno nei primi dieci, tu sei fuori dai giochi.

In azione nel prologo dello ZLM Tour, una corsa in cui Malucelli ha ottenuto buoni piazzamenti (foto Dancerelle/Direct Velo)
In azione nel prologo dello ZLM Tour, una corsa in cui Malucelli ha ottenuto buoni piazzamenti (foto Dancerelle/Direct Velo)
Cosa farai dopo le vacanze, andrai in altura o ti allenerai a casa?

Sicuramente andrò in montagna. San Marino si è salvata dall’alluvione, ma nelle mie zone non c’è più la salita. La pioggia ha demolito tutte le strade. Noi ciclisti siamo gli ultimi a doversi lamentare, ma non abbiamo più percorsi. Gli amatori si sono ridotti come quando c’era il Covid e non potevi uscire dal tuo comune. C’è una sola salita e vanno tutti lì, che sembra di capitare in una gran fondo. E’ tutto franato, strade chiuse, un macello. Perciò l’idea è quella di finire qui, andare a casa per una decina di giorni di stacco, poi montagna e riprendere a metà agosto in Francia. Potrebbe essere al Limousin, poi non so se Poitou Charentes o Benelux e poi un po’ di gare di un giorno in Belgio e c’è da vedere cosa ci sarà in Italia. Adesso finiamo qui, mancano ancora due tappe…

Pensando a Gino Mader, le parole del gruppo

17.06.2023
6 min
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«Non proprio la performance che speravo qui alla Volta Catalunya. Ma non perdo la speranza, anche la Lamborghini prima costruiva trattori». Spiritoso. Allegro. Sognatore. Ironico. Queste parole di Gino Mader prese da Instagram dopo il Catalunya sono il modo che abbiamo trovato per cominciare il racconto con un sorriso.

Gino Mader è nato il 4 gennaio 1997 a Flawil, è morto il 16 giugno 2023 a Coira
Gino Mader è nato il 4 gennaio 1997 a Flawil, è morto il 16 giugno 2023 a Coira

Sentimenti e social

Ventiquattro ore dopo la morte del giovane svizzero, il mondo del ciclismo fa comprensibilmente fatica a lasciarlo andare. Che le cose non andassero si era capito la sera stessa, dalle risposte insolitamente abbottonate sua squadra. E quando ieri mattina il cuore di Gino ha smesso di battere, c’è stata prima l’incredulità, poi è subentrato il dolore. E a quel punto le dispute sui dilettanti attaccati dello Stelvio sono parse ridicole e vuote.

Come ogni volta che un corridore se ne va, il gruppo si è raggomitolato su se stesso in una posizione quasi fetale. Poca voglia di parlare, zero interviste: solo messaggi fra amici che resteranno tali. Eppure tutti, ciascuno a modo suo, hanno trovato il modo di salutare l’amico scomparso sui social. Quella che vi proponiamo è una galleria di post, per come il gruppo ha voluto ricordare quel ragazzo sorridente, capace di portare allegria e impegnarsi per l’ambiente con lo slancio di un bambino.

Damiano Caruso

«Caro Gino è stato un onore averti come compagno di squadra, ma soprattutto aver avuto il privilegio di conoscere la splendida persona che eri. Intelligente ed educato , razionale e leale come pochi. Ciao Gino, ti voglio bene».

I compagni del team Bahrain Victorious in raccoglimento prima del via
I compagni del team Bahrain Victorious in raccoglimento prima del via

Michele Bartoli

«La cosa che ti ripetevo di più era Gino ridi, qui mi avevi ascoltato. Mi ascoltavi sempre, il confronto con te era sempre costruttivo. Oggi sto pagando con un dolore immenso, ma ringrazio Dio di averti conosciuto e di aver potuto costruire un grande rapporto con una persona speciale come te. Buon viaggio Gino, mi mancherai, non immagini quanto».

Sonny Colbrelli

«Sei stato un amico, un compagno e un motivatore quando ero in difficoltà. Da oggi abbiamo un angelo in più».

Matej Mohoric

«Gino, riposa in pace. Sarai vivo per sempre nei nostri cuori. Ho avuto così tanto rispetto per il tuo impegno per rendere il mondo un posto migliore per tutti. Porterò questo con me oggi, domani e ogni giorno».

Sandra, la mamma di Gino Mader, ha abbracciato i suoi amici corridori
Sandra, la mamma di Gino Mader, ha abbracciato i suoi amici corridori

Fabian Cancellara

«Riposa in pace, Gino. Ci mancherai, sei stato speciale per me per il modo in cui ti ho incontrato. I miei pensieri sono ora con la sua famiglia e i suoi cari».

Romain Bardet

«Come. Perché. Cosa ci resta adesso? I nostri occhi che piangono, i nostri pensieri devastati. Siamo tutti Gino, sfrecciando in ogni discesa sempre più veloci, al limite dell’equilibrio. Sfidando i nostri limiti curva dopo curva. Dopotutto, l’abbiamo già fatto 1000 volte. E’ buio il giorno in cui il destino viene a strapparci uno dei nostri, un nostro simile, acrobata in lycra, con un’ingiustizia che ci lacera e che nessuno può riparare. Coscienti dell’incoscienza solo quando la brutalità ci raggiunge e ci danneggia per sempre. Se solo la sincerità dei nostri pensieri bastasse per confortare coloro che rimangono. Facciamo questo sport per le emozioni, ma mai per vedere la nostra famiglia in lutto. Ad una stella che non smetterà mai di brillare, Gino».

Francesco Villa

«R.I.P. Gino. Eri un ragazzo speciale, non dimenticherò le nostre chiacchierate sul bus. Mancherai…».

Alejandro Torralbo

«Vaaamooos Gino, ora correrai per sempre e sarai vivo nei nostri ricordi».

Evenepoel ha parlato subito della sicurezza dell’arrivo in fondo alla discesa
Evenepoel ha parlato subito della sicurezza dell’arrivo in fondo alla discesa

Adriano Malori

«Oggi è morto un altro ciclista giovanissimo, Gino Mader della Bahrain Victorious, caduto ieri nella discesa che portava all’arrivo. I motivi? Sconosciuti e non serve a nulla cercarli! Posso solo dire un mio parere. Gli organizzatori devono capire che purtroppo il ciclismo è cambiato. I corridori hanno pressioni inimmaginabili, le biciclette sono dei missili super rigidi che non permettono errori. Ad oggi a un corridore pro’ basta accarezzare i pedali per fare in pianura i 35-40 km/h e gli bastano pochi metri di discesa per raggiungere 70-80 km/h. Questo sport che è cambiato del 70% negli ultimi 20 anni quindi anche i percorsi devono adeguarsi.
«Dunque mi associo alle dichiarazioni di Evenpoel che ha dichiarato: «Non è stata un’idea intelligente collocare il traguardo di una tappa così impegnativa al termine di una discesa. Ma ovviamente c’è sempre più bisogno di spettacolo. Detto questo, ciao Gino».

Mark Cavendish

«Assolutamente senza parole per questa notizia devastante. Amico, ci mancherai tu e il tuo sorriso che avrebbe illuminato il gruppo. Invio forza e amore alla tua famiglia, ai tuoi amici e al Team Bahrain Victorious. Riposa in pace, Gino».

Lungo i pochi chilometri percorsi ieri dal gruppo, il pubblico applaudiva e piangeva
Lungo i pochi chilometri percorsi ieri dal gruppo, il pubblico applaudiva e piangeva

Ineos Grenadiers

«Abbiamo il cuore spezzato nel sentire di Gino e i nostri pensieri sono con i suoi amici, la famiglia e tutti al Team Bahrain Victorious. Gino non era solo un ciclista di grande talento e un grande agonista, era anche una persona incredibile e un amico per molti di noi. La sua assenza sarà sentita da tutti nel gruppo e in tutto il nostro sport».

Elke Weylandt

«Senza parole. Sono oltremodo triste nel vedere un’altra famiglia, un altro gruppo di amici, un’altra squadra, un altro gruppo attraversare questo inferno vivente. RIP Gino»

Franco Pellizotti

«Ciao Ginetto, ti porterò per sempre nel mio cuore. Riposa in pace».

Fran Miholjevic

«Oggi ho perso un amico. Caro Gino, sei stato molto più di un collega. Sei stato un amico e un modello. Sono grato e orgoglioso di aver condiviso con te i tuoi ultimi giorni e la strada del tuo ultimo viaggio qui sulla terra. Riposa in pace».

Sul traguardo, uno striscione ha celebrato Gino Mader al passaggio dei suoi compagni
Sul traguardo, uno striscione ha celebrato Gino Mader al passaggio dei suoi compagni

Brent Copeland

«Ho cercato di trovare le parole tutto il giorno per esprimere i miei sentimenti per una giornata così tragica! Difficile trovare le parole, ma una cosa speciale si è evidenziata oggi ed è quanto sia veramente stretta la comunità del ciclismo, sia nei momenti buoni che in quelli cattivi. Possiamo tutti avere le nostre opinioni diverse, ma alla fine siamo tutti qui per supportarci l’un l’altro e questo è qualcosa di speciale! RIP Gino! Ci hai intrattenuto in tanti modi speciali e memorabili!».

Marzano, appunti dell’ammiraglia: rivali, squadre, prestazioni

16.06.2023
5 min
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Marco Marzano era sull’ammiraglia della UAE Emirates al Giro del Delfinato. Gara che è stata  un vero laboratorio in vista del Tour. E lo è stata per i suoi ragazzi, ma anche per osservare da dentro gli avversari, a partire da Jonas Vingegaard e la sua Jumbo-Visma.

Il diesse lombardo ci spiega cosa ha visto, cosa ha notato e quanto davvero il danese faccia paura… ammesso che la faccia. Il duello con Tadej Pogacar è già vibrante e sembra sia quasi rimasto in sospeso dal Tour scorso. Tattiche, watt, valori in campo: cosa ha visto dunque Marzano?

Marco Marzano (a sinistra) con Hauptman (a destra)
Marco Marzano (classe 1980) pro’ fino al 2014 è uno dei diesse della UAE Emirates
Marco, certe cose le hai viste da dentro. Cosa ti è sembrato di questo Delfinato e di Vingegaard?

Ho visto un Vingegaard fortissimo e ce lo aspettavamo. Lui e la sua squadra non hanno sbagliato nulla. Hanno corso ad un livello altissimo… dispiace perché quest’anno con Tadej si era pianificato di andare al Delfinato, proprio per avere un primo confronto diretto e sarebbe stato bello vederli già in sfida, ma l’incidente della Liegi ha cambiato i piani. Noi però siamo comunque soddisfatti.

Adam Yates ha chiuso al secondo posto…

Siamo soddisfatti per Yates, che sta facendo un’ottima stagione. E’ salito sul podio del UAE Tour, ha vinto il Romandia e qui ha fatto secondo dietro a Vingegaard. Ma poi siamo contenti della crono, del fatto che siamo sempre riusciti a lavorare insieme nell’ultima salita…

Contenti della crono per la vittoria di Bjerg?

Per la vittoria di Bjerg, che aveva vinto tre crono ai mondiali under 23, ma ci aveva messo un po’ a capire che “di qua” le velocità sono altre (il danese nella foto di apertura con la maglia di leader dopo aver vinto la crono, ndr). Siamo contenti per i materiali, siamo contenti perché al termine di quella giornata siamo stati la miglior squadra. Segno che i materiali e il lavoro sulla crono stanno pagando.

Bjerg ha ottenuto la sua prima vittoria nel WT. Per Marzano è stato merito anche del buon lavoro sui materiali da parte del team (foto Instagram)
Bjerg ha ottenuto la sua prima vittoria nel WT. Per Marzano è stato merito anche del buon lavoro sui materiali da parte del team (foto Instagram)
In effetti pagavate qualcosa contro il tempo?

Vero, ma come detto ci stiamo lavorando. Grazie a Mauro (Gianetti, team principal, ndr) abbiamo cambiato rotta. Materiali, meccanici, Colnago: Mauro ci ha messo nelle migliori condizioni per esprimerci al meglio, per ottenere questi marginal gains e si vede. 

Voi avete i veri numeri in mano, Marco. Cosa ti è sembrato di Vingegaard in particolare?

I numeri non li posso dire, ma posso dire che ci aspettavamo prestazioni su questo livello. Si vedeva che il danese faceva la differenza netta, ma la cosa per noi è che nelle salite finali riuscivamo ad avere Majka, spesso Grosschartner e Yates… Situazioni che vedremo anche al Tour, anche se una corsa di tre settimane è diversa. Nella terza settimana cambiano tante cose, le incognite del meteo sono maggiori…

Ma sono numeri fuori portata quelli espressi da Jonas?

No, io credo siano alla portata di Pogacar. Ora c’è solo da capire come andrà questa differenza di preparazione in seguito al riposo forzato. Noi Tadej lo vedremo al Tour di fatto.

Per Marzano Vingegaard ha espresso ottimi valori, ma non impossibili, almeno per Pogacar
Per Marzano Vingegaard ha espresso ottimi valori, ma non impossibili, almeno per Pogacar
A proposito di Pogacar, si faceva sentire durante il Delfinato? Era curioso?

Sì, sì… chiamava. Si sentiva spesso con Hauptman, il suo diesse di riferimento, sarà lui in prima ammiraglia al Tour. Era a Sierra Nevada e chiedeva, s’informava di come andassero le cose.

Delfinato e Tour: è stato e sarà anche uno scontro fra squadre. La vostra è già definita?

Non del tutto, ma lo schieramento per la salita è quello che avete visto al Delfinato (Grosschartner, Majka, Yates) più Pogacar, chiaramente. Poi ci sono garanzie per la pianura come Bjerg e Laengen.

Quindi ora siete ai livelli della Jumbo-Visma?

Credo di sì. Loro hanno corridori molto importanti. Penso a Kelderman che è allo Svizzera, Kruijswijk (anche se si è infortunato) e Kuss. Ecco, se Kuss al Giro d’Italia ha dato tutto, ed è un bel punto di domanda, allora magari al Tour soprattutto all’inizio non sarà al massimo. Ma se non dovesse aver dato tutto, allora Vingegaard potrebbe avere un corridore molto, molto importante al suo fianco. Noi ci stiamo attrezzando e anche in questo caso il merito è di Gianetti, che ha completato la squadra. Credo che ci stiamo avvicinando parecchio.

Al Delfinato è mancato il duello Pogacar vs Vingegaard, ma non quello fra Jumbo e UAE
La Jumbo Visma ha dato una prova di grande forza e mancano ancora Keldermann, Kuss e Van Aert
Sarà dunque anche un scontro tra UAE Emirates e Jumbo-Visma…

Io non sottovaluterei la Ineos Grenadiers. In quel team hanno tanta esperienza per le corse a tappe, anche se magari non hanno un super leader. E poi c’è questo O’Connor che ormai è qualche anno che è lì e che va forte. C’è Gaudu

Okay Marco, ma non credo temiate O’Connor e Gaudu, con tutto il rispetto per questi atleti, sia chiaro.

Comunque Gaudu ha fatto secondo alla Parigi-Nizza, ma se è vero che non sono i primi rivali, sono corridori molto validi che appartengono a squadre che magari tatticamente possono entrare in ballo, avere un ruolo insidioso.

C’è qualcosa che invece ti ha colpito nell’arco di questa corsa?

Di base direi di no. Mi aspettavo un Delfinato così e corso a questi livelli. Ho visto una Jumbo e un Vingegaard che senza Kruijswijk avevano un uomo in meno in salita, volevo vedere come avrebbero lavorato, ma tanto Jonas non ne ha avuto bisogno: prendeva e partiva… Un giorno ha trovato Carapaz e lo ha seguito. Semmai è stato interessante quel che non ho visto.

Il podio del Delfinato (Vingegaard, Adam Yates e O’Connor) ha lasciato soddisfatto Marzano
Il podio del Delfinato (Vingegaard, Adam Yates e O’Connor) ha lasciato soddisfatto Marzano
Cioè?

Kelderman e Van Aert al Giro di Svizzera.

Come mai li hanno dirottati lì? Un modo per “nascondere le carte” su come lavoravano?

Forse anche per quello, ma credo per essere completi sulle due gare e cogliere risultati ovunque, anche in ottica dei punti e della classifica a squadre. Al Delfinato per il risultato pieno: la generale (e sono arrivate anche le tappe). Allo Svizzera per le tappe. Così che tutti i corridori avessero il loro spazio. Non credo perché ci siano problemi tra Van Aert e Vingegaard.

Carboni, niente italiano, tanta sfortuna e voglia di ripartire

16.06.2023
6 min
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Nella mitologia greca, la dea della fortuna è cieca. Ad essere mal pensanti viene da dire che invece la sfortuna ci vede benissimo. Giovanni Carboni dopo aver chiuso il capitolo nero della Gazprom nel 2022, si è trovato in questo 2023 a fronteggiare una serie di eventi sfortunati. Nessuno così grave, ma sportivamente parlando si può dire che il marchigiano abbia un conto in sospeso con la dea bendata. 

Il suo approdo nella formazione spagnola Kern Pharma era pieno di aspettative e buoni proposti. La condizione di inizio anno ha fatto ben sperare, poi però è arrivato l’incidente sul Teide, l’appendicite protratta e infine l’infortunio alla schiena. Si chiude così un altro capitolo di questa prima parte di stagione con il forfait forzato al campionato italiano di Comano Terme in programma a fine giugno. Scopriamo il suo stato d’animo e la reazione del classe ’95 nei confronti di questa metà stagione. 

Qui Carboni alla sua prima uscita in maglia Kern Pharma nel 2022
Qui Carboni alla sua prima uscita in maglia Kern Pharma nel 2022
Giovanni, come hai vissuto questa prima parte della stagione?

Diciamo che ho vissuto la prima parte dal punto di vista fisico e mentale nel migliori dei modi, quello che è mancata è stata un pochino di fortuna.

Spiegaci meglio?

Per quanto riguarda l’allenamento e quello che potevo fare, mi sono fatto trovare pronto quando richiesto. Ma con gli incidenti e i problemi fisici mi sono trovato in situazioni fuori dal mio controllo.

Andando nello specifico, cosa è successo?

Inizialmente ho avuto l’incidente sul Teide, il 3 marzo. Una macchina che ha aperto lo sportello e io ci sono finito dentro: questo mi ha rallentato parecchio. Di seguito sono stato male un paio di volte per un’appendicite, che però non era stata riconosciuta fin da subito. 

In che senso?

La prima volta che sono stato male è stato una settimana dopo l’incidente del Teide e sono stato male di notte. Soltanto che, essendo comunque all’estero e per giunta in un posto un po’ difficile da raggiungere, non ho potuto far visite. Quindi è passato tutto in secondo piano. L’appendicite è stata confusa inizialmente come un problema di gastroenterite.

Per Carboni l’inizio di stagione era carico di buone sensazioni e aspettative
E poi?

Mi si è ripresentata al Tour of the Alps. In quel caso mi sono ritirato alla penultima tappa. E anche quella volta si è presentata con dei sintomi strani e non è stata riconosciuta. Fino a quando il 30 di aprile sono stato proprio male, in maniera forte e tanto da costringermi ad andare all’ospedale. Dagli accertamenti, dalle analisi avevo un’appendicite ingrossata, a rischio di peritonite: sono stato operato d’urgenza. Il problema è che tutta questa situazione me la sono portata avanti per due mesi, perché dai primi sintomi di marzo sono stato operato a fine aprile.

Nel frattempo hai corso?

Sì, anche se notavo che c’era qualcosa che non andava nel mio fisico specialmente alla gamba. Avevo molto fastidio alla coscia destra. Fastidi ripetuti alla zona destra dell’addome, però mai avrei pensato di di avere l’appendicite infiammata.

L’incidente invece ha lasciato strascichi?

Recentemente, dopo l’operazione all’appendicite ho ripreso gli allenamenti e ho iniziato ad accusare un mal di schiena un po’ inspiegabile. Dagli accertamenti abbiamo scoperto che sul Teide avevo subito una microfrattura alla vertebra D9 all’altezza dell’intersezione con il costato. E infatti da dopo l’operazione, quando ho ripreso la palestra ho avuto questi sintomi di dolore al costato e alla schiena. Diciamo che c’è stato un susseguirsi di eventi non molto fortunati.

Qui Carboni al centro Fisioradi per la riabilitazione
Qui Carboni al centro Fisioradi per la riabilitazione
Questa micro frattura come la stai trattando?

Avevo appena iniziato ad allenarmi e mi sono rifermato, devo ringraziare Maurizio Radi e il Fisioradi Medical Center che mi hanno seguito in tutto e mi hanno permesso adesso in questi ultimi giorni di riprendere a pieno ritmo. Purtroppo però non abbastanza in fretta per fare il campionato italiano. Ho deciso infatti che è meglio non partecipare. 

Mentalmente come stai reagendo a tutta questa situazione?

Sia io che la squadra eravamo contenti della prima parte di stagione, perché comunque alla Valenciana, in Oman e anche al Gran Camino non ho ottenuto dei risultati pieni, ma sono andato bene. Sapevamo infatti che la mia preparazione non era incentrata sul fare un grande mese di febbraio. L’obiettivo principale e quello che interessava alla squadra erano le corse di marzo

Nella Kern Pharma, Carboni è l’unico atleta italiano (foto Instagram)
Nella Kern Pharma, Carboni è l’unico atleta italiano (foto Instagram)
In tutto questo ti sei anche dovuto ambientare ad una squadra nuova, spagnola, in cui sei l’unico italiano…

Dovevo conoscere i compagni, conoscere la squadra perché l’anno scorso alla fine sono arrivato solo a fine stagione. C’erano un po’ di meccanismi nuovi da imparare. E’ andata anche bene. A detta di tutti, i ritmi nelle prime gare di stagione sono altissimi, a febbraio si fanno i migliori watt, quindi ho percepito che la mia preparazione fosse buona. Ero soddisfatto. A livello di squadra ho trovato quello che il team manager mi aveva anticipato e sono contento anche della scelta che ho fatto di firmare con loro. Nel loro piccolo, ciascuno si impegna per dare il massimo e quando le cose stanno così, non puoi che essere contento. 

Quando hai previsto di tornare in corsa?

Conto di rientrare a fine luglio. Ancora non so bene dove, ma ora ho l’appoggio della squadra e la tranquillità del momento, quindi penso più che altro a rimettermi in forma e senza fretta.

Per il finale di stagione hai in mente qualche gara in particolare? 

Spero di poter riconfermare quello che ho fatto lo scorso anno. Sarebbe bello, fare bene all’Adriatica Ionica Race. Avere il percorso che passa sotto casa è stato bellissimo e mi piacerebbe ricorrerla. 

La vittoria a Brisighella nell’Adriatica Ionica Race 2022
La vittoria a Brisighella nell’Adriatica Ionica Race 2022
Veniamo a una nota dolente. La Kern Pharma non è stata invitata alla Vuelta. Come hai preso la notizia?

Non so bene i meccanismi e come siano andate le cose, però sicuramente sappiamo che i grandi Giri sono sempre delle grandi opportunità per noi corridori. Però penso anche che questa cosa rientri tra le situazioni fuori dal mio controllo. Quindi non voglio neanche pensarci più di tanto. Vorrei sottolineare che mi dispiace molto di non poter fare il campionato italiano. Correre quella gara, per quella maglia, è sempre emozionante. Una corsa che da bambino ho sempre guardato con ammirazione. Non poterla correre mi rattrista, però metto un punto e guardo al prossimo anno.

A livello mentale hai passato dei momenti difficili. Sei riuscito sempre a mantenere un atteggiamento positivo?

Sì, per questo devo ringraziare soprattutto la mia famiglia perché mi è sempre stata accanto e mi ha sostenuto. Penso che in certi momenti è indispensabile riuscire a mantenere un atteggiamento positivo e stabile. 

Soprattutto venendo dall’anno scorso…

Diciamo che gli ultimi anni non sono stati proprio dei migliori. Però ora testa ai prossimi obiettivi.

Addio Mader: «Grazie per la luce, la gioia, le risate»

16.06.2023
4 min
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«E’ con profonda tristezza e con il cuore pesante che dobbiamo annunciare la scomparsa di Gino Mader. Venerdì 16 giugno, a seguito di un gravissimo incidente durante la quinta tappa del Tour de Suisse, Gino ha perso la sua battaglia per riprendersi dalle gravi ferite riportate. Tutta la nostra squadra è devastata da questo tragico incidente e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con la famiglia e i cari di Gino in questo momento incredibilmente difficile».

Settima tappa del Giro 2021, Gino Mader conquista San Giacomo
Settima tappa del Giro 2021, Gino Mader conquista San Giacomo

L’eroe di San Giacomo

Inizia così il comunicato del Team Bahrain Victorious che ci ha raggelato il sangue, come accadde con Fabio Casartelli al Tour del 1995. Mader era nato il 4 gennaio del 1997 ed era passato professionista nel 2019 alla Dimension Data, spostandosi poi al suo team attuale.

Era salito agli onori della cronaca nell’ultima tappa della Parigi-Nizza del 2021, quando sul traguardo di Valdeblore La Colmiane, Roglic lo aveva superato negli ultimi metri di una lunga fuga. Ma il giovane svizzero, atleta di talento e persona brillante si era rifatto con gli interessi nello stesso anno, vincendo la tappa di San Giacomo al Giro d’Italia e poi quella di Andermatt al Giro di Svizzera. E proprio la corsa di casa gli è stata fatale.

«A seguito dell’incidente ad alta velocità avvenuto durante la discesa finale della tappa di giovedì – prosegue il comunicato – Mader è stato rianimato sul posto dal personale medico che ha anche eseguito la rianimazione cardiopolmonare, prima di essere trasportato in aereo in ospedale.

«Nonostante i migliori sforzi del fenomenale staff dell’ospedale di Coira, Gino non ce l’ha fatta a superare la sua ultima e più grande sfida, e alle 11,30 abbiamo salutato una delle luci splendenti della nostra squadra.

«Gino è stato un atleta straordinario, un esempio di determinazione, un membro prezioso della nostra squadra e di tutta la comunità ciclistica. Il suo talento, la dedizione e la passione per lo sport ci hanno ispirato tutti».

Mader era impegnato nel Giro di Svizzera. Questa foto è del giorno prima dell’incidente
Mader era impegnato nel Giro di Svizzera. Questa foto è del giorno prima dell’incidente

Grazie per la luce, la gioia, le risate

L’amministratore delegato Milan Erzen ha commentato questa mattina: “Siamo devastati dalla perdita del nostro eccezionale corridore. Il suo talento, dedizione ed entusiasmo sono stati fonte d’ispirazione per tutti noi. Non era solo un ciclista di grande talento, ma anche un grande persona fuori dalla bici. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari, e i nostri pensieri sono con loro in questo momento difficile. Il Team Bahrain Victorious correrà in suo onore, mantenendone la memoria su ogni strada che percorreremo. Siamo determinati a mostrare lo spirito e la passione che Gino ha mostrato, e rimarrà sempre parte integrante del nostro team”.

«La famiglia di Gino ha chiesto privacy mentre piange la sua perdita e chiediamo gentilmente che i loro desideri siano rispettati. Il team e la famiglia esprimono la nostra gratitudine per il travolgente supporto che abbiamo ricevuto da tutto il mondo del ciclismo.

«Gino, grazie per la luce, la gioia e le risate che hai portato a tutti noi, ci mancherai come pilota e come persona».

Lo Svizzera si ferma

Dopo un breve conciliabolo con tutte le parti coinvolte, Olivier Senn ha annunciato che la tappa di oggi del Giro di Svizzera non avrà luogo. Il gruppo pedalerà soltanto negli ultimi 20 chilometri, restando compatto per ricordare l’atleta svizzero.

«Siamo tutti devastati – si legge nel comunicato del direttore generale della corsa – noi come organizzazione, le squadre, i corridori, tutti quanti. Quanto successo è davvero terribile, è difficile ora per me parlare, perché Gino era una splendida persona e non meritava di lasciare questo mondo in questo modo. Lo conoscevano tutti e tutti gli volevamo bene. Oggi non correremo ma vogliamo ricordarlo e omaggiarlo con una passerella del finale di gara. Correremo tutti assieme, in gruppo, fino al traguardo in ricordo di Gino».

Cattani e la giovane Italia (di Salvoldi) che cresce

16.06.2023
4 min
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L’ottava piazza finale di Alessandro Cattani all’LVM Saarland Trofeo, prova della Nations Cup juniores ha un significato importante non immediatamente visibile. E’ la perfetta rappresentazione di quei concetti che il cittì Salvoldi aveva espresso a inizio stagione, prendendo spunto dalla sua prima esperienza nella categoria.

Salvoldi aveva detto chiaramente di voler costruire uno zoccolo duro in nazionale, che attraverso continue esperienze potesse mostrare quei progressi che erano mancati lo scorso anno. Cattani fa parte di quel gruppo sin da inizio stagione, ha preso parte a tre trasferte all’estero per prove a tappe andando sempre in crescendo fino alla Top 10 centrata in Germania

Cattani alla partenza della crono finale, chiusa al 20° posto a 36″ da Nordhagen
Cattani alla partenza della crono finale, chiusa al 20° posto a 36″ da Nordhagen

«Quella tedesca era la gara più adatta a me – ammette il diciottenne di Saronno – perché non c’era tanta pianura, tutte le tappe erano vallonate con salite anche aspre e mi hanno permesso di mettermi in evidenza».

Tu sei ormai un componente fisso della nazionale di Salvoldi, puoi testimoniare realmente come le ripetute esperienze portino a cambiamenti?

Sì, mi hanno aiutato molto. Si forma una certa abitudine a correre a questi livelli e nulla ti sorprende più. E’ un livello completamente diverso da quello delle gare italiane, qui devi essere sempre a tutta, sin dall’inizio la corsa può cambiare, da noi si aspetta sempre la fase finale quindi per certi versi è meno probante.

La nazionale italiana, con Cattani, Cipollini, Finn, Gualdi, Montagner e Privitera
La nazionale italiana, con Cattani, Cipollini, Finn, Gualdi, Montagner e Privitera
Alla fine che valore dai a questo ottavo posto?

Non lo credevo possibile a inizio gara, considerando che tutte le nazionali presentavano i loro elementi migliori. Io ho cercato di fare il meglio possibile sfruttando la fuga del primo giorno, dove si è formato un gruppo di una decina di corridori su un piccolo strappetto nel circuito finale. Alla fine ho messo alle spalle gente molto forte come il belga Widar e il norvegese Nordhagen che molti considerano il migliore della categoria e questo mi dà molta soddisfazione perché ho saputo sfruttare l’occasione.

Come ti trovi con questo sistema di lavoro?

Benissimo, Dino riesce a motivarci, analizza con cura ogni corsa e ogni situazione facendoci notare sia quel che ha funzionato sia gli errori commessi. Posso garantire da parte mia che un’evoluzione c’è, ma non scaturisce solo dalle gare, anche dai ritiri che abbiamo iniziato a fare sin dall’inverno e tutto quel lavoro anche a tavolino poi si riflette in corsa.

La corsa tedesca è andata al padrone di casa Leisert con 11″ su Frydkjaer (DEN) e 18″ su Pattinson (GBR)
La corsa tedesca è andata al padrone di casa Leisert con 11″ su Frydkjaer (DEN) e 18″ su Pattinson (GBR)
In che modo sei arrivato al ciclismo?

E’ dipeso dal… Giro d’Italia. Nel 2008 avevo appena 3 anni e mio nonno mi portò a vedere il passaggio della corsa rosa per le mie strade. Gli ho detto che un giorno avrei voluto essere come loro e da allora la passione non mi ha più lasciato. Mi sono sempre dedicato al ciclismo su strada, ho fatto solo un po’ di ciclocross da esordiente.

Tu sei campione italiano di categoria a cronometro, ma sei più passista o scalatore?

Entrambe le cose, mi ritengo un corridore abbastanza completo, anche se devo migliorare in ogni aspetto, come è normale che sia. Le gare a tappe sono comunque le mie preferite, proprio per le mie caratteristiche.

Il quartetto europeo nel 2022: da sinistra con Cattani ci sono le azzurre Toniolli e Zanzi e, a destra, Milesi
Il quartetto europeo nel 2022: da sinistra con Cattani ci sono le azzurre Toniolli e Zanzi
La gara più bella che hai disputato?

L’europeo dello scorso anno, è stata una grande emozione vestire la maglia azzurra. Ancor di più conquistare la medaglia d’oro nella staffetta mista. La nazionale ti dà sempre qualcosa di più, quest’anno l’ho capito in maniera ancora più chiara.

D’altronde ormai cominci a collezionarne un bel po’…

Spero di poterla vestire ancora, ma è qualcosa che va meritato. Devo dire grazie anche alla mia società, la Bustese Olonia se sono riuscito ad arrivare a questi livelli, è la società della mia zona e essendo tutti della provincia di Varese riusciamo quasi sempre ad allenarci in compagnia, il che è importante per fare gruppo.

Il varesino si è laureato lo scorso anno campione italiano a cronometro e punta alla riconferma
Il varesino si è laureato lo scorso anno campione italiano a cronometro e punta alla riconferma
Ora che hai finito l’anno scolastico sarai più libero anche per allenarti…

Sì e non vedevo l’ora, ma anche per le gare, posso dedicarmi appieno alla mia attività ciclistica. Ora mi attende il campionato italiano a cronometro della prossima settimana dove voglio assolutamente riconfermarmi e riportare a casa la maglia tricolore.

Doppio mondiale per Milan? Bettini dice di sì

16.06.2023
6 min
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Da corridore ha vinto i mondiali e le Olimpiadi, poi da tecnico ha guidato gli azzurri sugli stessi traguardi. Per cui quando ci siamo trovati a ragionare sulle prossime sfide di Glasgow, che si incrociano pericolosamente fra strada e pista, l’idea di interpellare Paolo Bettini è stata una delle prime. Soprattutto dopo che il Giro d’Italia ha mostrato la forza di Milan in volata, alla vigilia di un mondiale che in teoria potrebbe strizzare gli occhi agli uomini veloci. Tu che faresti con uno come Johnny: lo mandi su pista o lo porti anche su strada?

Il discorso è interessante per i tanti risvolti, anche perché sono diversi i corridori di spessore che potrebbero essere chiamati al doppio impegno. Certo Milan, ma anche Ganna, Viviani e anche Consonni. Proprio per questo occorre partire dalla grande concretezza, perché tutto questo non si trasformi in una chiacchiera da bar.

«Il ragionamento deve essere sottile – dice subito Bettini – nel senso che si deve partire dalla probabilità di medaglia. Se Milan fa il quartetto, anche se non conosco la condizione di tutti e quattro e quella degli avversari, hanno abbondantemente dimostrato che possono vincere il mondiale. E’ anche vero che un mondiale su pista, dopo che si sono portati a casa un oro olimpico, non cambia la vita. Mentre sono sincero, un mondiale su strada è una medaglia pesante. Ha il suo peso specifico come merito sportivo, ma anche come potere contrattuale. Insomma, è un mestiere, ti togli le tue soddisfazioni, però poi rinegozi il tuo valore in base ai risultati».

Alle Olimpiadi è già capitato di far correre lo stesso atleta su strada e in pista, giusto?

Esatto. Quando ero a Londra da Commissario tecnico, le indicazioni federali furono di privilegiare la multidisciplina e io schierai Viviani anche su strada. Forse proprio quella volta capì come poteva vincere su pista, non credo che la strada gli abbia precluso la medaglia dell’omnium. Magari non aveva ancora esperienza per giocarsi il titolo. Tradotto in parole povere: ci può anche stare il doppio impegno, ma dipende sempre dalla condizione. Se uno ha una condizione stratosferica, alla fine i 4 chilometri dell’inseguimento che ti vai a giocare in pista sono più psicologici che un fatto di energie.

Parlando di Milan, quando capiterà nuovamente un percorso così?

Allora dobbiamo fare un altro ragionamento e vedere su chi possiamo contare per il mondiale strada. Milan può essere buono in caso di arrivo in volata, ma siamo sicuri che a Glasgow si arriverà in volata? Per esperienza, i percorsi li valuto quando li vedo e io questo non l’ho visto. E’ certo che lui in volata ha dimostrato che le sa suonare a tutti. Non proprio tutti, in realtà, perché a maggio non c’erano proprio tutti. Comunque è una delle ruote veloci più importanti che ci siano in circolazione.

L’incognita è dunque se il mondiale dovesse rivelarsi più duro…

Esatto, io infatti me la giocherei diversamente, pur portando Milan, che in una rosa di nove corridori ci sta bene. Parlerei chiaro e gli direi: «Sei da potenziale medaglia in pista con Marco Villa, ma io ti do la possibilità di starci anche su strada, però sappi che non si può correre per ammazzare la corsa. Ci sono altre nazionali che lo faranno e noi dovremo tutelare gli uomini da classiche. Tu vieni e te ne stai nella pancia del gruppo. Se poi all’ultimo giro non è successo nulla, ti si compatta la squadra addosso e fai la tua volata. Quel che viene viene». Potrebbe essere anche il modo per fargli fare un mondiale senza la pressione e lasciarlo tranquillo in ottica pista.

Viviani agli ultimi europei di Monaco ha corso su strada e dopo 5 ore ha vinto l’eliminazione su pista
Viviani agli ultimi europei di Monaco ha corso su strada e dopo 5 ore ha vinto l’eliminazione su pista
Di sicuro non ruberebbe il posto a nessuno.

Ai miei tempi, veniva fuori un problema con chiunque lasciavano fuori, semplicemente perché andava forte. Lasciavano fuori Di Luca e lui andava forte. Rebellin, la stessa storia. Lasciavano fuori Petacchi e lui vinceva. Tutti gli anni era scontato che ci fossero 4-5 o addirittura 6 scontenti che andavano forte. Oggi questa problematica non c’è.

Dici di no?

Bennati che mettesse dentro Milan, lascerebbe a casa qualcuno che va così forte? Chi si offende? Chiunque pensi di meritare un posto al mondiale, da qui al 20 luglio deve vincere tre corse vere e allora può alzare la mano e dire: «Presente! Milan vada a fare la pista, qua ci penso io!». Ma alla fine la strada è sempre democratica.

Ganna ha stupito alla Sanremo e il sesto posto di Roubaix per Bettini è un altro ottimo risultato
Ganna ha stupito alla Sanremo e il sesto posto di Roubaix per Bettini è un altro ottimo risultato
Citazione di Alfredo Martini, giusto?

Una volta, quando tutti ci chiedevamo come facesse Alfredo a mettere insieme tante teste, lui ci rispose sempre: «Ma state tranquilli, settimane prima hanno tutti le loro pretese. Poi, quando si arriva a ridosso del mondiale, la strada è democratica e mette ognuno al suo posto». Se poi la democrazia della strada ti porta cinque atleti ad alti livelli, a quel punto subentra il commissario tecnico che non è un allenatore, ma è molto più psicologo e selezionatore. Sta a lui fare il lavoro sottile di amalgamare la squadra e di fare le proprie scelte. Però non credo che in Italia in questo momento ci sia questo tipo di problema, purtroppo no.

Per lo stesso discorso e senza chiedergli la luna, ci starebbe anche Ganna?

Potrebbe essere. Allora vi dico che a me Ganna ha veramente stupito alla Sanremo, perché non solo ha tenuto le accelerazioni, ma ha risposto alle accelerazioni di quelli che sapevamo essere tre spanne superiori agli altri. Qualcuno dice ha fatto flop alla Roubaix, ma chi corre oppure ha corso in bici sa che fare sesto alla Roubaix non è proprio una cosa dell’ultimo momento. E allora perché non buttarlo dentro? Se ti viene la corsa un pochino più dura, ti trovi davanti in un gruppetto di una decina che ha qualche minutino di vantaggio, non ci sono salite impossibili, solo nervose… Perché non contare anche su di lui?

Giro 2023, Bennati parla con Consonni: Simone è un altro pistard che potrebbe fare il mondiale su strada
Giro 2023, Bennati parla con Consonni: Simone è un altro pistard che potrebbe fare il mondiale su strada
Forse passate le prossime Olimpiadi per tutti loro la strada avrà un richiamo diverso, non trovi?

Io dico che erano anni che l’Italia soffriva su pista e ora è giusto portare a casa il più possibile. Poi i ragazzi crescono e si diventa vecchi tutto d’un colpo, perciò bisogna che siano bravi loro a trovare il limite. Il quartetto olimpico va difeso a prescindere. Se venisse la seconda medaglia, ci sarebbe da togliersi il cappello, anche se non fosse d’oro. In Italia bisogna andare sulle le discipline che fanno 18 finali, tipo il nuoto o la scherma, per avere due medaglie in due Olimpiadi consecutive. Poi però credo che ci sarà un po’ di ricambio, per cui dal 2024 direi: «Sai cosa c’è? Intanto penso esclusivamente alla strada per tre anni, poi guardiamo cosa succede nell’anno olimpico».

Cosa potrebbe succedere?

Che se poi nell’anno olimpico mi qualifico, mi qualificano o mi ripescano, allora se sono ancora utile alla causa, magari in pista ci torno. Ma prima faccio due anni a dedicarmi alla strada senza guardarmi indietro…

Il temporale su Manerba e il disonore dello Stelvio

15.06.2023
6 min
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MANERBA DEL GARDA – La tappa successiva alla giornata dello Stelvio viene vinta da Lukas Nerurkar, atleta della Trinity Cycling. Corridore britannico nato e cresciuto, per i suoi primi sette anni di vita in Etiopia. Suo padre, Richard, è arrivato quinto alle Olimpiadi di Atlanta 1996, nella maratona. Il diciannovenne si è imposto in una volata a due con Brennsaeter della Equipe Continental Groupama FDJ

La fuga ha avuto margine complice la pioggia che ha reso difficile la discesa finale. Lo ha confermato anche la maglia rosa Staune-Mittet, dicendo che oggi era più facile perdere il Giro che vincerlo. Zero rischi e margine ai due attaccanti di giornata che ringraziano e si giocano la tappa. 

Nubi sul Giro

La pioggia è anche metaforica, anzi si potrebbe dire che sul Giro Next Gen “fioccano” squalifiche. Dopo l’arrivo in cima al Passo dello Stelvio si temevano degli strascichi sulle gambe dei corridori. La leggendaria salita non ha però influito come si sarebbe potuto immaginare. Sul Giro Next Gen si è scatenato un temporale che ha portato nel corso di una notte alla squalifica di 31 atleti

Il motivo è la violazione dell’articolo 2.12.007-4.6: “Un corridore attaccato al proprio veicolo, o quello di un’altra squadra viene squalificato ed escluso dalla corsa. L’ammenda è di 100 franchi svizzeri e 25 punti dalle classifiche UCI. L’esclusione è prevista anche per il veicolo, senza possibilità di sostituzione, ed il direttore sportivo viene sanzionato con 100 franchi svizzeri di ammenda”. 

Valerio Damiano, con il numero 75, è uno dei due ragazzi rimasti in corsa della Rostese
Valerio Damiano, con il numero 75, è uno dei due ragazzi rimasti in corsa della Rostese

Lo sconforto di Damilano

La Ciclistica Rostese è una delle squadre che si è ritrovata con il maggior numero di corridori squalificati: tre, come loro anche la Beltrami TSA Tre Colli. Il diesse dei piemontesi alla partenza aveva l’aria affranta.

«Io posso solo essere critico nei confronti dei miei ragazzi – ci dice seduto nel retro dell’ammiraglia – di quello che fanno gli altri non me ne frega nulla. Hanno provato a giustificarsi dicendo che lo facevano tutti, ma a me non interessa. In 46 anni che faccio il direttore sportivo non ho mai preso una multa. E’ successo perché il diesse che c’era sulla seconda ammiraglia si è fatto abbindolare. Mi avesse fatto un colpo di telefono mi sarei rifiutato di fare una cosa del genere».

«Ci sono dodici giudici – continua Damilano – se avessero messo due moto in più in fondo alla corsa non sarebbe successo. In tempi passati c’erano tre o quattro giudici che facevano su e giù, si facevano vedere e risultavano da deterrente. I filmati girati in rete fanno paura, io non ho mai visto una cosa del genere. Ora prenderemo dei provvedimenti nei confronti dei nostri ragazzi, diamo l’anima per cercare gli sponsor e due ragazzini rovinano l’immagine della squadra». 

La Sissio paga caro

Il ciclismo è cambiato, si vede nel professionismo e lo si nota anche tra i giovani. Una volta questo era il Giro d’Italia Dilettanti, poi è passato ad essere Under 23. Ora si parla di Next Gen “Prossima Generazione”. Nel ciclismo d’altri tempi queste cose erano all’ordine del giorno, ma nell’era dei social come occhio vigile sul mondo tutto ciò perde senso. L’immagine che è uscita dalla giornata dello Stelvio non è quella che invoglia a guardare e seguire il ciclismo. 

«Si è sempre fatto – parla Toffoli, diesse del G.S. Sissio Team – fin dal ciclismo eroico. La seconda macchina cerca sempre di salvare il salvabile, ma va bene. Erano d’accordo con me. A mezz’ora di distacco si cerca di aiutare i ragazzi, già ne stiamo perdendo tanti, se in più gli facciamo passare la voglia di correre. Portiamo all’arrivo e diamogli la soddisfazione di aver finito, anche zoppicando il Giro».

La domanda potrebbe essere quale sia l’onore di finire qualcosa che non si è meritato di portare a termine. Nello sport ci sono delle regole e, per quanto dure siano, servono per dare una forma allo sport che amiamo. 

Persico era arrivato sul traguardo con 20 minuti di ritardo, molto prima del tempo massimo (foto Instagram)
Persico era arrivato sul traguardo con 20 minuti di ritardo, molto prima del tempo massimo (foto Instagram)

Le versioni di Di Leo e Coppolillo

Nel comunicato stampa mandato da RCS Sport, come ogni mattina, dopo la partenza della tappa, erano stati aggiunti 7 nomi ai 24 qualificati nella serata di ieri. Tra i nomi di spicco risultano quello di Persico della Colpack-Ballan, mentre la Technipes #InEmiliaRomagna perde quattro corridori: Collinelli, Masoni, Montefiori e Umbri. 

«Abbiamo sbagliato – dice Coppolillo dall’ammiraglia mentre era in corsa – sono addolorato ed affranto. Lo sport è fatto di fatica e sacrifici, ho visto delle cose che vanno oltre, feriscono. Non sono abituato e non dobbiamo esserlo, a fine Giro penseremo a come affrontare al meglio questa cosa con i ragazzi».

Anche Rossella Di Leo, responsabile del team Colpack-Ballan, è in macchina che segue lo svolgimento della quinta tappa. «Persico è stato mandato a casa questa mattina, dopo che è stato presentato un video da un diesse di un altro team. Si è attaccato all’ammiraglia per 200 o 300 metri, ma per il resto si è fatto la salita da solo».

Al team di Coppolillo è rimasto il solo Dapporto
Al team di Coppolillo è rimasto il solo Dapporto

La parola alla Direzione Gara

Il via vai di membri dello staff sul Passo dello Stelvio è stato poi giustificato nel corso della serata con la squalifica degli atleti per traino. 

«A fine tappa – spiega Raffaele Babini, direttore di corsa di lungo corso qui presente al Giro Next Gen – eravamo ancora in una fase di indagine. Quando si interviene bisogna farlo con una serie di elementi certi ed inappuntabili. Ci sono due aspetti: il primo è quello del collegio dei commissari che ha l’obbligo ed il dovere, sportivo e umano, di applicare le norme regolamentari. Cosa fatta una volta che siamo venuti in possesso degli elementi necessari e certi. Arrivati in primis con una visione sul campo, ovvero i giudici che hanno riscontrato determinate infrazioni. I social da questo punto di vista rappresentano un grande occhio di falco che ha aiutato nelle indagini».

«L’UCI – conclude – quando ci sono delle dirette, che poi possono diventare delle differite, ha le immagini. Il presidente riceve in prima battuta gli elementi di infrazione, che poi sono stati approfonditi nel post tappa. Dobbiamo garantire a tutti degli elementi di equità, per il rispetto verso i corridori e l’organizzazione».

Un anno col tricolore sulla pelle: Zana racconta

15.06.2023
5 min
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Il 26 giugno 2022 Filippo Zana alzava le braccia sul traguardo di Alberobello. Da quel momento in poi, nel suo armadio ha dovuto fare spazio ad una maglia dall’importanza e dalla storia imprescindibile. A pochi giorni dal campionato italiano di Comano Terme, in cui quella maglia sarà messa nuovamente in palio, riavvolgiamo il nastro con il classe ’99. Dal passaggio da Bardiani a Jayco-AlUla, all’inverno carico di aspettative per la nuova stagione. Infine il suo Giro d’Italia vissuto come gregario prima e come protagonista poi alzando le braccia nella tappa di Val di Zoldo.

Non vi stupite se le parole “bellissimo” e “sogno” si ripetono, questo è l’anno di un ragazzo 23enne che ha vissuto 365 giorni da campione italiano

Com’è stato quest’anno tricolore?

Mah, diciamo che è cambiato tutto. La maglia ti dà un segno che ti contraddistingue. Penso sia stato un anno bellissimo, un anno in cui la maglia mi ha fatto crescere molto. Sono veramente onorato e contento di averla portata in giro per il mondo.

Partendo dall’anno scorso, da quella vittoria in Puglia. Quanto ci hai messo per realizzare quanto hai fatto?

La vittoria è stata un po’ inaspettata, quindi subito non ci credevo. Man mano che si andava alle gare vestendo quella maglia e usando la bici nuova con la livrea italiana, attraverso i dettagli ho iniziato a capire quello che ho fatto.

Venendo un po’ a quello che è il lato meno romantico, una maglia di questo tipo è in grado di darti più visibilità…

Quello sicuramente. Il telefono ha squillato di più. Mi conosce molta più gente, quindi sì, è bello ma certe volte è un po’ pesante. Andare di qua e di là non è semplice però è stato bellissimo. Indimenticabile.

Ti abbiamo incontrato a Pesaro questo inverno alla “Serata di grande ciclismo 2022”. Lì mettesti in palio una tua maglia tricolore e ricevesti un premio. Questo lato dell’essere campione italiano come l’hai vissuto?

Mi ricordo. In quei casi è sicuramente un onore essere premiati, essere invitati a questi grandi eventi. Certe volte, quando magari sono uno attaccato all’altro, pensi: “Bè, starei bene anche a casa“. Però diciamo anche che è bellissimo essere presenti. A tutti gli eventi a cui sono riuscito ad andare, mi hanno gratificato e mi ha sempre fatto piacere esserci andato.

Veniamo al tuo passaggio in una WorldTour. Com’è stato arrivare in Jayco AlUla da campione italiano?

Mi hanno accolto veramente bene e sono stato contentissimo. Poi penso mi abbiano fatto crescere molto già in questa prima parte di stagione e non me lo sarei mai aspettato così rapidamente. Il biglietto da visita tricolore mi ha aiutato a farmi conoscere subito.

C’è qualche aneddoto che ti ha riempito il cuore in questo anno?

Sicuramente le partenze. Un momento bellissimo, un sacco di tifosi, dai bambini agli adulti. Ti riconoscono tutti ed è bellissimo. 

Quante maglie firmate hai regalato?

Ne ho regalate davvero tante. Per esempio a tutto lo staff della squadra dell’anno scorso. Agli sponsor. Insomma a più gente possibile. Oppure in occasioni speciali come l’asta benefica di Enrico Pengo

Arriviamo al Giro d’Italia. Che emozione è stata correrlo con la maglia tricolore indosso?

Ah beh, è stato un Giro fantastico… E’ stato speciale indossarla. In più è andato veramente bene, quindi è stato ancora più un sogno. Non so neanche come descriverlo. Non me lo sarei mai aspettato. 

Una corsa come il Giro accomuna tante persone, dagli appassionati che ti chiamano per nome a quelli che invece riconoscono il simbolo tricolore…

Sì, è stato bellissimo. Qualsiasi persona, anche se non sapeva come mi chiamassi, mi salutava perché vedeva la maglia. Tutte le persone, anche chi magari non segue tantissimo il ciclismo, tifavano e mi riconoscevano.

La ciliegina sulla torta è arrivata con la vittoria della 18ª tappa…

Anche questa era un po’ inaspettata. Quest’anno penso di aver preparato bene il Giro, quindi sono arrivato veramente pronto. Ero contentissimo di come stava andando, aver contribuito sia alla vittoria di Matthews sia per avere aiutato i miei compagni tutta la corsa. Penso che la vittoria sia stata veramente la ciliegina sulla torta. Vincere al Giro e farlo con la maglia tricolore è stato come un sogno

E ora pochi giorni e quella maglia dovrai rimetterla in palio. Domanda banale, ma importante: ci riproverai?

Sicuramente andiamo per riprovarci. L’italiano è sempre una gara particolare, può andar bene, può andar male, però sicuramente noi ci proveremo e cercheremo di difendere il titolo. Speriamo di essere protagonisti. E poi come andrà, andrà…