Il Tour nei Paesi Baschi. Astarloa, che cosa ci aspetta?

27.06.2023
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Spesso il Tour de France è partito dall’estero, ma mai c’è stata una tale frenesia come in queste giornate di attesa che si stanno vivendo nei Paesi Baschi. Le ragioni sono tante, probabilmente affondano nella storia stessa di questo territorio disegnato fra le cime dei Pirenei, sempre una terra di mezzo, un po’ di qua e un po’ di là, ma con una fortissima base identitaria.

I Paesi Baschi hanno sempre avuto un rilevante peso nel mondo delle due ruote, basti pensare alle tante gare che vi si svolgono (non è un caso se l’unica gara spagnola in linea del WorldTour sia a San Sebastian), e ai tanti campioni usciti da queste strade. Uno di loro è ben conosciuto anche dalle nostre parti, Igor Astarloa campione del mondo nel 2003.

«La partenza del Tour risponde a una richiesta della gente basca che proviene da molto lontano – testimonia Astarloa – possiamo dire che finalmente è stata esaudita. Le gare basche sono sempre popolate da tantissimi tifosi e posso solo immaginare quanti saranno sulle strade ad applaudire i vari Vingegaard, Pogacar e tutti gli altri, sperando magari che qualche spagnolo possa far sognare».

Igor Astarloa, pro’ dal 2000 al 2009, iridato nel 2003 e vincitore della Freccia Vallone nello stesso anno
Igor Astarloa, pro’ dal 2000 al 2009, iridato nel 2003 e vincitore della Freccia Vallone nello stesso anno
Che significa per la gente locale l’arrivo della Grande Boucle?

E’ una festa che si protrarrà per più giorni ed è poco importante che questa comporti anche qualche disagio, considerando l’imponenza della carovana, che comporta chiusura delle strade ore se non giorni prima del suo passaggio. Nessuno si lamenta, tutti sono anzi contenti che ciò accada perché è gratificante in un territorio dove il ciclismo ha sempre avuto grande tradizione. Non a caso, tra le 66 vittorie di tappa spagnole al Tour, ben 21 sono basche.

Com’è la situazione sociale nei Paesi Baschi, c’è ancora tensione con il governo centrale?

La situazione è molto migliorata, non ci sono più gli attacchi terroristici dell’Eta e attraverso le trattative si è arrivati ad avere una notevole autonomia che ha calmato molti “bollori”. Il popolo basco vuole semplicemente riconosciuta la sua identità, che si esprime attraverso una lingua e una cultura proprie.

Il Tour prenderà il via il 1° luglio con la tappa da Bilbao a Bilbao di 182 chilometri
Il Tour prenderà il via il 1° luglio con la tappa da Bilbao a Bilbao di 182 chilometri
E’ un territorio di frontiera, legato anche alla stessa Francia…

Sicuramente, anzi in Francia ci sono tre territori dove si parla l’euskadi. C’è una divisione per Nazioni, ma la gente è la stessa, c’è grande affinità. L’arrivo del Tour de France serve anche per rappresentare questa affinità fra le due nazioni confinanti attraverso un territorio particolare come quello dei Pirenei.

Parlavi di tradizione ciclistica, noi siamo abituati alla squadra dell’Euskaltel che era una sorta di nazionale basca, ma come mai il corrispettivo femminile è invece una multinazionale?

Bella domanda, la risposta è nella relativa giovinezza del movimento ciclistico femminile. Non ci sono abbastanza ragazze nei Paesi Baschi che fanno ciclismo, ma senza una squadra propria non avrebbero possibilità di approdare alla massima serie. Il calendario femminile è ricco forse ancor più di quello maschile, eppure le praticanti sono molte meno, le squadre hanno bisogno di forze fresche per sostenere l’attività. Era quindi necessario fare dell’Euskaltel femminile una formazione multinazionale, ma comunque con una forte presenza di atlete locali.

Tappa molto dura anche il secondo giorno con arrivo a San Sebastian dopo 209 chilometri (foto Cor Vos)
Tappa molto dura anche il secondo giorno con arrivo a San Sebastian dopo 209 chilometri (foto Cor Vos)
La tradizione ciclistica locale è sempre forte?

Sì, attualmente però ci sono molti meno talenti che emergono. Il ciclismo nei Paesi Baschi vive un momento di difficoltà che mi ricorda molto quello che si vive in Italia: mancano i talenti e questo dipende da molti fattori. E’ vero che c’è una squadra come l’Euskaltel, ma è pur sempre una formazione minore e la Movistar, squadra spagnola, non basta. Parlando però di tradizione mi viene in mente, per fare un paragone, la Lombardia. Quando sono passato professionista le grandi squadre italiane venivano da lì, io mi trasferii sapendo di trovare la patria del ciclismo. Vivete un po’ il momento che viviamo noi che ci affidiamo ancora a Landa, Bilbao, i fratelli Izagirre. Ma questo si vede anche sul piano dell’organizzazione: avevamo gare giovanili con oltre 300 corridori, ora arriviamo a meno di 150. Soffriamo un po’ meno a livello nazionale, grazie all’emergere di talenti come Ayuso e Rodriguez.

Che percorsi troveranno i corridori al loro avvio?

Oltre 3.000 metri di dislivello. Mai una prima tappa del Tour è stata così difficile e questo mi dà da pensare. Temo che ci saranno cadute, perché tutti vorranno stare davanti sapendo che già la prima tappa è così importante: non dico decisiva, ma poco manca. E’ un Tour atipico, prima si partiva col cronoprologo e tappe piane, ora subito salita, ma d’altronde nei Paesi Baschi pianura non ce n’è…

Mikel Landa affronta il suo sesto Tour, dopo essere stato 4° nel 2017 e nel 2020
Mikel Landa affronta il suo sesto Tour, dopo essere stato 4° nel 2017 e nel 2020
Un corridore come Astarloa come si sarebbe trovato nel ciclismo attuale?

Bè, in Spagna oggi un corridore con le mie caratteristiche non c’è. Io ero corridore da classiche e fui fortunato a non finire alla Banesto o alla Once che erano squadre da corse a tappe. Fui fortunato soprattutto a trovare Leali prima e Martinelli dopo, che credettero in me. Martino soprattutto mi portò alla Mercatone di Pantani facendomi crescere con calma. Non ho vinto molto, ma ho coronato il mio sogno: la maglia iridata. E posso aggiungere una cosa?

Prego…

Anche la mia maglia è esposta al Museo San Mames, inaugurato quest’anno per il 120° anniversario dell’Atletico Bilbao. Pochi sanno che la squadra calcistica aveva anche una sezione ciclistica e nel museo ci sono cimeli della storia del ciclismo basco. Sarà aperto proprio per l’arrivo del Tour, a disposizione di tutti gli appassionati.

Caldo, acqua e carboidrati: un mix complesso

27.06.2023
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Il sole inizia a ruggire. La parola d’ordine è idratazione. Si beve tanto, ma contestualmente è aumentata la necessità di introdurre liquidi. Ci sono relazioni tra le borracce di sali, di acqua e quelle di maltodestrine? A quanto pare sì e a chiarirci le idee, come spesso accade quando si entra nel territorio dell’alimentazione, è Laura Martinelli, nutrizionista della Jayco-AlUla.

La nutrizionista Laura Martinelli (foto Jayco-ALula)
La nutrizionista Laura Martinelli (foto Jayco-ALula)
Laura, oggi si usano molto i carboidrati liquidi, come si conciliano con l’idratazione ora che fa caldo? La ostacolano? L’agevolano?

C’è da fare una premessa. Più una bevanda contiene carboidrati, più acquista potere energizzante, al tempo stesso però perde in potere idratante. E viceversa. Quindi più una bevanda è concentrata in termini di carboidrati, più mi fornirà energia e meno mi idraterà.

Quindi già abbiamo risposto alla prima domanda: ci sono delle relazioni…

Esatto. Più una bevanda è diluita, diciamo così, quindi con meno carboidrati, e maggiore sarà il suo potere idratante. Come detto mi fornirà meno energia, quindi si tratterà di trovare un certo equilibrio in base alle esigenze del momento. Ora che siamo in estate c’è più necessità di bevande molto idratanti, pertanto si tende a privilegiare quelle meno concentrate.

E come si fa con i carbo?

Essendo più caldo, il corridore beve di più. Anziché bere una borraccia da 80 grammi di carboidrati, nello stesso lasso di tempo ne beve due da 40. Alla fine ingerisce la stessa energia, però con più liquidi e quindi è ben idratato. Poi va detto che oggi c’è talmente tanta varietà di prodotti a disposizione che si può veramente fare un po’ quello che si vuole.

Solitamente quei numeri sulle borracce indicano i grammi di carboidrati presenti. Qui le borracce di Leo Hayter
Solitamente quei numeri sulle borracce indicano i grammi di carboidrati presenti. Qui le borracce di Leo Hayter
Laura, ci rendiamo conto che le variabili possono essere molte, ma si può stimare quanto cala l’apporto di carboidrati nella singola borraccia quando per esempio fa molto caldo? Quando si pedala al di sopra dei 35 gradi?

In realtà i grammi di carboidrati restano gli stessi, sia che faccia caldo, sia che faccia freddo. Per quanto riguarda la singola borraccia si va da un minimo di 20 grammi per borraccia in piena estate, ad un massimo di 80-100 grammi in altri periodi dell’anno. In questo periodo caldo, per mantenere un  buon livello d’idratazione, si usano le borracce con 20 e da 40 grammi di carboidrati.

Il corridore dunque deve bere di più, parecchio di più. Ma ci riesce? Si ricorda di farlo?

Assolutamente sì, si ricorda di bere. Semmai il problema spesso è di natura logistica, perché il percorso non consente numerosi “bottle point” o perché le squadre, specie quelle più piccole, non hanno abbastanza staff. Ai campionati italiani dell’altro giorno per esempio, nonostante il caldo, questo problema non sorgeva in quanto si era in un circuito.

L’acqua resta l’elemento fondamentale per l’idratazione e la refrigerazione del corpo, ma con i prodotti attuali si può ottenere di più
L’acqua resta l’elemento fondamentale per l’idratazione e la refrigerazione del corpo, ma con i prodotti attuali si può ottenere di più
Quindi non bisogna “allenare a bere di più”, non è come d’inverno che ci si deve abituare a ingerire le alte quantità di carboidrati per ora…

Di base il corridore si ricorda di bere. Ma in caso di atleti che non bevono tanto, ci sono degli allenamenti ad hoc per abituarlo a non aspettare la sete.

Quali sono? 

Oltre a fissare dei target di carboidrati in allenamento, si fissano anche dei target di numero di borracce affinché il corridore si sforzi di bere. Deve riuscire a farlo sia per un obiettivo comportamentale (del gesto fisico del prendere la borraccia), sia per lo stomaco, affinché questo si abitui a gestire certi volumi di di acqua. Però devo dire che se fa caldo, generalmente il corridore beve di suo.

Prima hai accennato ad una grande disponibilità di prodotti. Ce ne sono da sciogliere nella borraccia che contengono sia i sali che i carboidrati?

Sì, ci sono dei prodotti che hanno sia i carboidrati che gli elettroliti e sono prodotti già formulati. E questa è una cosa importante perché evita di fare dei mix artigianali poco equilibrati. Quelli confezionati hanno una tolleranza intestinale già testata.

In commercio ci sono già dei prodotti che mescolano nelle giuste dosi, sali minerali e carboidrati
In commercio ci sono già dei prodotti che mescolano nelle giuste dosi, sali minerali e carboidrati
Niente piccolo chimico insomma!

Esatto, altrimenti si rischiano mal di pancia e brontolii fino alla diarrea. Quindi non è qualcosa da improvvisare.

In tutto ciò la cara vecchia Coca Cola ha una sua valenza? Rientra nel computo dell’idratazione e dei carbo?

Direi di no. E’ più un extra. La Coca Cola è ipertonica nel senso che ha una concentrazione molto elevata di carboidrati, ma sulla carta non ha un potere idratante elevatissimo. Ha molto potere energizzante. La Coca Cola serve più per il contenuto di caffeina, semmai.

Hai detto che più contiene carboidrati e meno la bevanda è idratante. Allora perché non mangiare una barretta o del solido?

Paradossalmente l’acqua da sola idrata meno di una soluzione ipotonica. Se io ho dell’acqua con pochi carboidrati, con quei famosi 20 grammi a borraccia per esempio, otterrò una soluzione che è ancora più idratante dell’acqua liscia. Quando uno dice: «E’ caldo, bevo un sacco di acqua liscia», in realtà commette un errore.

Dislivello e corse a tappe: caro Vegni, come si fa?

27.06.2023
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Archiviato il Giro d’Italia e a seguire il Giro Next Gen, anche il direttore Mauro Vegni può tirare il fiato. E’ questo il momento buono per guardarsi un attimo indietro e rivalutare insieme alcuni aspetti delle due corse. In particolare al direttore del Giro abbiamo chiesto della distribuzione del dislivello nell’arco delle corse a tappe.

Come si fa a mantenere vivo un grande Giro, senza mettere però le grandi salite tutte alla fine nella terza settimana? E’ possibile equilibrare il dislivello? E come? Domande dalle risposte non facili e che portano al gancio altre problematiche, spesso invisibili.

Mauro Vegni è il direttore del ciclismo di Rcs Sport
Mauro Vegni è il direttore del ciclismo di Rcs Sport
Signor Vegni, parliamo di dislivello, ma prima ci consenta una curiosità rimasta in sospeso. Tempo fa ci aveva detto: «Il Giro più bello è quello che devo ancora disegnare e che forse mai farò…»

Esatto, è il Giro che esula da ogni logica economica. A quel punto potrei fare il Giro con il percorso dei miei sogni inserendo tappe, salite, passaggi e città che piacciono a me. Mettere ciò che voglio e non “limitarmi” a ciò che mi chiedono i vari Enti, sponsor…

Passiamo al tema del dislivello. Come mantenere viva sfida e non mettere le salite tutte nella terza settimana?

Se andiamo a vedere quest’anno, l’ultima settimana è stata meno importante, altimetricamente parlando, rispetto a quella del Giro scorso. La sua distribuzione era più equilibrata. Poi ci sono certe  logiche di corsa che non mi piacciono, ma sulle quali io posso fare poco. E mi riferisco, per esempio, a Campo Imperatore. Quando ho inserito non solo quella salita, ma quella tappa nella prima settimana, era per poter vedere già qualcosa d’importante. Se poi i corridori hanno paura di perdere, se decidono di “non correre”, allora tutto diventa inutile. Era già successo già sull’Etna in passato. A questo punto se si aspetta la fine della seconda settimana a prescindere, c’è poco da mettere dentro questa o quella salita.

E si assiste alla corsa nella corsa…

Con delle fughe che poi fughe non sono, ma è il gruppo che decide di non farsi male e di lasciare andare alcuni corridori. Non è bello. O almeno a me non piace… Ma io conto poco.

Giro Next sullo Stelvio alla quarta tappa, per molti il grande valico ha “ucciso” l’intera corsa (foto LaPresse)
Giro Next sullo Stelvio alla quarta tappa, per molti il grande valico ha “ucciso” l’intera corsa (foto LaPresse)
Quanto incide la tecnologia in tutto ciò? Dalle radioline alle preparazioni fino alla conoscenza minimale del percorso?

Ormai è tutto troppo tecnologico. C’è programmazione di ogni cosa. Si conoscono già le medie, i watt, le calorie che si andranno a bruciare, quello che si spenderà in funzione delle tappe successive… Poi parliamo di ciclismo dei tempi eroici, ma non è più così. La maglia di lana non c’è più da 50 anni e neanche si può tornare indietro. Pertanto viviamo un ciclismo più veloce, in cui è più difficile fare la differenza.

Sempre in tema di dislivello, si è parlato parecchio dello Stelvio posizionato nella prima parte del Giro Next Gen, in questo modo avrebbe ammazzato la corsa. Lo rimetterebbe in quella “posizione”?

Per me non ha ammazzato la corsa. Su un Giro di otto tappe, lo Stelvio arrivava alla quarta e oltre a quella frazione ce n’era un’altra successivamente molto difficile con oltre 3.800 metri di dislivello. Lo Stelvio era la sola di quella tappa e per di più, tolti i primi chilometri, non è una salita impossibile. Se poi ci facciamo queste domande perché 31 ragazzi hanno fatto i furbi, dico: demerito a loro e merito agli altri che l’hanno fatta con le loro gambe.

Non volevamo andare a parare lì, ma fare un discorso tecnico nella costruzione di un Giro.

Ripeto, a me una tappa con il solo Stelvio non sembra una frazione impossibile, una roba “da impresa”, tra l’altro si faceva una sola volta. La corsa la fanno i corridori. Torno alla tappa di Campo Imperatore. Come ho detto, poteva smuovere la classifica, ma non lo ha fatto e in parte la stessa cosa è successa a Lago Laceno. Oggi purtroppo il modo di correre è questo: si aspetta la terza ed ultima settimana, tanto che quasi sarebbe vano fare le prime due. Ormai si corre al risparmio nelle prime due e si punta sulla terza.

Se a Roma c’è stato grande spettacolo è stato anche per gli sprinter rimasti in gara
Se a Roma c’è stato grande spettacolo è stato anche per gli sprinter rimasti in gara
Verrebbe da pensare di tornare ai vecchi percorsi, coi piattoni nella prima metà e le salite nella seconda…

E poi succede che dopo 12-13 tappe i velocisti vanno tutti a casa. Tutti direbbero che è una vergogna. Ma resterebbero in corsa per fare cosa? E come ce li tengo? Oggi quando si disegna un Giro si deve tenere conto di tutti, per questo metto: 2-3 tappe a crono, 5-6 per i velocisti, 2-3 per i finisseur e  4-5 tappe per gli scalatori o uomini di classifica.

Una cosa che abbiamo notato è che ci sono meno tapponi con arrivo in discesa… Ve lo chiedono le squadre? E’ una questione di sicurezza?

Ormai i tapponi lunghi non li vogliono più altrimenti succede come a Morbegno due anni fa. Per quanto riguarda la sicurezza, ormai mi sembra diventato quasi uno slogan. La sicurezza, tema importantissimo, è costituita da molti fattori. La prima cosa è: dove corriamo? Su strada e oggi per risparmiare energia elettrica e avere un traffico automobilistico più fluido sono stati inseriti spartitraffico e rotatorie in quantità. Questo è un primo grande elemento che va ad intaccare la sicurezza. Altro problema: il corridore oggi, soprattutto nelle prime tappe di un grande Giro, non tira i freni. E non lo fa perché una vittoria di tappa potrebbe cambiare il suo destino lavorativo. 

Questo è un problema che c’è da sempre…

Vado avanti. La tecnologia: le velocità sono più alte e molti corridori non sono in grado di gestirle… Come vediamo sono tanti i fattori che riguardano la sicurezza e ognuno fa, e deve fare, la sua parte. I corridori spesso se la prendono con gli organizzatori, ma a volte dovrebbero puntare il dito anche contro se stessi. Mi piacerebbe molto che un corridore ancora in attività venisse a seguire un Giro da dietro le quinte, che lavoro c’è dietro, anche in merito alla sicurezza. Perché poi alla fine, okay l’UCI, okay le associazioni dei corridori… Ma se poi succede qualcosa, chiamano me.

Martinelli: viaggio a ritroso nel suo Giro Next Gen

26.06.2023
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Il miglior italiano al Giro Next Gen è stato Alessio Martinelli, che si è portato a casa la maglia tricolore, dedicata a questa classifica (in apertura, foto Lisa Paletti). Nelle otto tappe che hanno attraversato il Nord dell’Italia, il corridore della Green Project Bardiani CSF Faizanè ha costruito la sua prestazione, coronata da un sesto posto finale in classifica generale conquistato con solidità e costanza. Qualità che gli hanno permesso di lottare gomito a gomito con i più forti.

Martinelli era uno dei tre capitani designati, la strada ha poi deciso che diventasse lui l’uomo di classifica (foto Lisa Paletti)
Martinelli era uno dei tre capitani designati per la Green Project Bardiani CSF Faizanè (foto Lisa Paletti)

Mattone dopo mattone

Martinelli ha ottenuto due ottimi piazzamenti nelle due tappe più impegnative del Giro Next Gen. Un quarto posto sul temuto Stelvio ed un decimo nella tappa forse più impegnativa, quella di Pian del Cansiglio

«E’ stata una bella esperienza – racconta alla vigilia del campionato italiano di Comano Terme – direi super positiva. Ho ottenuto un buon risultato ed un ottimo piazzamento finale, dispiace aver corso in quattro fin da subito. Ma tra tutti noi della Green Project si è creato un bel rapporto già dalle prime tappe». 

Martinelli ha conquistato la maglia di miglior italiano sulle rampe dello Stelvio, nella tappa di casa (foto Lisa Paletti)
Martinelli ha conquistato la maglia di miglior italiano sulle rampe dello Stelvio, nella tappa di casa (foto Lisa Paletti)
Negli occhi abbiamo ancora la prestazione dello Stelvio, la migliore del Giro?

Sì, direi proprio di sì. Ci tenevo tantissimo a quella tappa, d’altronde era quella di casa. Ho perso poco dai primi ed il morale era alle stelle. Ho pagato lo sforzo, forse, durante la tappa a Pian del Cansiglio, dove ho preso quasi due minuti dal vincitore. 

Hai comunque portato a casa un buon sesto posto finale…

Mi sono sempre sentito bene, quando una corsa va bene e le sensazioni sono promettenti, riesci a dare un qualcosa in più. Anche nella penultima tappa ho dato il massimo e ne sono contento. 

La svolta positiva è arrivata sullo Stelvio? Lì sei diventato il miglior uomo di classifica della squadra.

Fin da prima della cronometro di Agliè si era deciso che la tappa decisiva sarebbe stato lo Stelvio. Da lì in poi avremmo capito chi sarebbe stato il capitano per la restante parte del Giro Next Gen. All’inizio eravamo in tre a “giocarci” quel ruolo: Pinarello, Pellizzari ed io. 

Martinelli ha potuto contare sull’appoggio di tutti i suoi compagni di squadra (foto Lisa Paletti)
Martinelli ha potuto contare sull’appoggio di tutti i suoi compagni di squadra (foto Lisa Paletti)
Il ritiro di Pellizzari è stato un duro colpo?

Sapevamo fin da prima di partire che stesse male, il mercoledì prima del Giro aveva ancora qualche linea di febbre, ma sembrava poter migliorare. Invece ha avuto una ricaduta ed alla seconda tappa si è ritirato. 

Correre in quattro vi ha penalizzato?

Non direi, alla fine noi come squadra eravamo votati alla montagna, quindi in pianura abbiamo sempre lasciato lavorare gli altri. Una volta in salita, recuperare tempo alla fuga di giornata risulta più semplice, la tappa dello Stelvio ne è stato un esempio.

Dopo il Tour de l’Avenir dello scorso anno hai avuto un’altra occasione di misurarti con gli under 23 più forti al mondo… 

E’ sempre bello correre a questi livelli. Alla fine, se ci penso, ho perso tanto nella cronometro iniziale: 40 secondi. Poi per il resto sono sempre rimasto con i primi, considerando che ho chiuso a 3 minuti da Staune-Mittet direi che già togliendo quei secondi persi a cronometro sarei rientrato nei primi cinque. 

Il ritiro di Pellizzari ha lasciato i ragazzi della Green Project in quattro per tutto il Giro Next Gen (foto Lisa Paletti)
Il ritiro di Pellizzari ha lasciato i ragazzi della Green Project in quattro per tutto il Giro Next Gen (foto Lisa Paletti)
Non hai mai avuto un “giorno no”?

No. Come detto prima sono stato costante durante tutti gli otto giorni di gara, sia come sensazioni fisiche sia a livello di recupero. 

Questo grazie ad una buona gestione dello sforzo o ci sono stati altri fattori?

In generale ogni anno sento di migliorare molto e non ho ancora raggiunto il mio limite. Nelle prossime stagioni correrò ancora per crescere, con la consapevolezza che lo sto facendo bene. 

Nelle prove contro il tempo Martinelli, qui a destra, può migliorare ancora (foto Lisa Paletti)
Nelle prove contro il tempo Martinelli, qui a destra, può migliorare ancora (foto Lisa Paletti)
Correre con i professionisti ti ha aiutato nella crescita?

E’ sicuramente un buon modo per confrontarsi e capire a che punto si è arrivati. A inizio stagione nelle gare in Spagna ho fatto bene, quindi sono fiducioso di potermi ripetere anche a quei livelli. 

Hai fatto per la prima volta lo Stelvio in gara, quando tornerai per la prima volta in allenamento?

Questa settimana non sono andato perché non ho avuto modo. I primi due giorni dopo il Giro Next Gen li ho usati per fare del riposo completo, gli altri mi sono concentrato per preparare al meglio i campionati italiani. Ho comunque promesso ai miei amici di tornare e salire più piano, ci sono delle scritte che devo leggere. In gara ero a tutta e non sono riuscito!

Nuove posizioni, spuntano i dolori articolari

26.06.2023
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Qualche giorno fa, Federico Morini, per tutti Fred, massaggiatore ed osteopata della nazionale italiana, ci aveva parlato del mal di gambe. I dolori dei corridori però sempre più spesso non sono solo muscolari, ma anche articolari. E spesso questi sono correlati.

Le motivazioni alla base di questi “nuovi dolori” sono legati soprattutto alle posizioni moderne, se è corretto dire così.

Morini ha anche un suo studio (Physio Sport Clinic a Città di Castello, in Umbria). Eccolo con Simone Consonni
Morini ha anche un suo studio provato (Physio Sport Clinic a Città di Castello, in Umbria). Qui, eccolo con Simone Consonni
Fred, a quanto pare i dolori articolari sono in aumento. E’ così?

Il ciclismo ha sempre vissuto una costante evoluzione. Lo vediamo nei sistemi di preparazione, nell’abbigliamento, nelle posizioni e tutto questo alla fine ricade sul corpo umano. Corpo che viene bersagliato dagli stress, siano essi prestativi che legati alla posizione, almeno per quel che riguarda questo argomento.

Entriamo dunque subito nel merito e inevitabilmente partiamo dalle posizioni appunto.

Negli ultimi 10-15 anni si è cominciato a parlare sempre più di biomeccanica. Si è cominciato a portare le bici, prima quella cronometro poi quella da strada, in galleria del vento e questo perché? Per estremizzare il gesto, per cercare di guadagnare più velocità possibile, quindi per sprigionare sempre più forza. E questo però comporta uno stress non da poco sul corpo, che alla lunga muta in patologia. 

Patologia?

Il corridore soffre di una patologia che può essere un’infiammazione, magari di un’articolazione e di conseguenza si finisce sui tendini. L’atleta avverte un dolore in una parte del corpo dovuta ad una specifica posizione che è costretto a tenere. Per esempio, a cronometro si estremizza il tutto e non solo in termini di velocità, ma soprattutto in termini di posizione appunto. E questo fa sì che a volte ti trovi a gestire l’atleta non più solo con il tradizionale massaggio.

Cos’altro serve?

Il massaggiatore attuale deve avere più competenze perché le problematiche moderne sono diverse. E’ anche osteopata, sa usare dei macchinari, deve saper gestire problematiche lombari o del ginocchio perché magari ha un’infiammazione ai tendini rotulei. Quando prima, lo stesso massaggiatore si occupava dei muscoli e basta.

Oggi il massaggiatore è anche fisioterapista e a volte osteopata. E deve saper utilizzare i macchinari
Oggi il massaggiatore è anche fisioterapista e a volte osteopata. E deve saper utilizzare i macchinari
Le nuove posizioni quindi incidono parecchio?

Oggi devi intervenire a 360 gradi. Per esempio devi saper intervenire sull’articolazione temporomandibolare, cercare di detendere quella zona perché le nuove posizioni costringono l’atleta ad atteggiamenti forzati per più ore. Idem per la cervicale per esempio. L’evoluzione della “specie ciclista” ha sì portato più prestazionima alla fine c’è un biglietto da pagare.

Per la foto di apertura abbiamo scelto Adam Yates, che pedala molto in avanti. Una volta si diceva: quando il pedale in avanti è parallelo al terreno, la perpendicolare per la rotula deve cadere sull’asse del pedale stesso. Adesso stanno parecchio più avanti.

Esatto, io sto portando avanti una ricerca con alcuni corridori, anche della nazionale, con gli under 23, con i quali ho fatto dei test più sofisticati utilizzando degli elettromiografi di superficie, per verificare le buone o cattive attivazioni muscolari. Per capire perché si è  è generata quel tipo di infiammazione sul ginocchio o quel tipo di dolore alla schiena. Molto spesso ci accorgiamo che i muscoli hanno subito un “over use”, perciò uno stress eccessivo che con un tradizionale massaggio non si riesce più a risolvere.

Perché?

Perché ti trovi di fronte ad una vera patologia. Per questo è necessario che tu, massaggiatore moderno, debba ampliare le tue competenze. Cerchi di comprendere meglio il “network” del corpo… Anche chi lavora attorno al ciclista, massaggiatori, osteopati, fisioterapisti, devono cercare di studiare meglio “chi è” il corridore. La scarpetta rigida: benissimo, ma così come la macchina di Formula 1 che è super rigida richiede poi tanto lavoro sul corpo del pilota, lo stesso sta accadendo sul ciclista. E non a caso le squadre ormai hanno più figure professionali, c’è un lavoro più sistemico, più complesso.

Fred, prima hai parlato quasi più di patologia che di stress muscolare del momento. Allora viene da chiedersi: ma come può un corridore che ha una patologia vincere un Tour o una Sanremo?

I corridori a volte sono costretti, così come gli altri professionisti dello sport, a convivere con una situazione patologica. Per i motivi che abbiamo detto: posizioni “forzate” o gesti ripetuti in condizioni estreme o non ottimali. Nel caso di un ciclista, questo magari ha un’infiammazione, ma mancano tre tappe alla fine di un Giro e devi gestire quel problema.

E come?

Prima di tutto cercando di tranquillizzare l’atleta il più possibile. Secondo, togliendogli il dolore, perciò devi lavorare su una vera patologia. Oltre al massaggio devi cercare di risolvere il problema che porta a quello stato infiammatorio… che per noi del settore viene definito patologia. Poi possono esserci anche altre forme di patologie.

Tipo?

Contratture o lesioni più gravi. Ma si spera sempre di non arrivare a quel punto, di lanciare prima l’allarme. In questo caso, l’essere un ex corridore, mi fa comprendere il vantaggio di avere attorno delle figure preparate per gestire queste situazioni e parlare con gli atleti.

Per prevenire insomma… Fred ci hai dato un quadro completo: materiali e posizioni più estreme portano a dolori articolari. Quali sono i punti più stressati per te?

La zona cervicale, quella del basso lombare e le ginocchia. Stando così schiacciati e compressi queste sono quelle che più ne risentono.

EDITORIALE / Campionati italiani, appunti e strappi

26.06.2023
6 min
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I campionati italiani juniores del prossimo fine settimana in Veneto e quelli allievi di luglio a Boario Terme assegneranno gli ultimi titoli della strada. Frattanto Comano Terme e Mordano hanno ospitato le rassegne delle altre categorie.

Stile trentino

Gli organizzatori del GS Alto Garda, che in aprile mettono su strada il Tour of the Alps nel Trentino in cui nel 2012 fu organizzata l’ultima Settimana Tricolore, hanno portato a casa un ottimo risultato, con il passo del grande evento: i campionati europei di Trento 2021 sono un ricordo ancora fresco. Nei giorni fra giovedì e domenica si sono succedute le crono individuali di tutte le categorie, poi le prove su strada di professionisti e donne elite.

Il Trentino ha fatto sistema e il territorio di Comano Terme è diventato teatro di manifestazioni nel segno dell’efficienza e senza concessioni allo sfarzo. I percorsi hanno riscosso il gradimento di atleti e tecnici, nelle hospitality si degustavano prodotti tipici, si è tenuta aperta una porta sul turismo e pare che la sola cena di gala organizzata il sabato abbia visto la partecipazione di pochi invitati.

Al via della gara pro’ a Comano, anche 9 under 23 di squadre continental. Perché non correre a Mordano?
Al via della gara pro’ a Comano, anche 9 under 23 di squadre continental. Perché non correre a Mordano?

I pro’ al sabato

Ha fatto parlare tuttavia la scelta di invertire le gare del sabato e della domenica, anticipando i professionisti rispetto alle donne. La decisione, annunciata il 2 marzo alla presentazione dell’evento, era già stata ventilata a dicembre, quando i tecnici azzurri andarono a Comano per visionare i percorsi.

Il motivo dello spostamento, come spiegato da Maurizio Evangelista (general manager del GS Alto Garda), sta nell’aver voluto concedere un giorno di recupero in più agli atleti che saranno impegnati al Tour e una vetrina più importante per le donne elite. Ugualmente la scelta ha creato qualche contrattempo.

Solo i giornalisti di tre testate sono rimasti a Comano per la gara delle donne elite, vinta da Longo Borghini
Solo i giornalisti di tre testate sono rimasti a Comano per la gara delle donne elite, vinta da Longo Borghini

La fuga dei media

Il primo va a disonore della categoria cui apparteniamo. Seguita la gara dei professionisti, gli inviati di alcune delle testate più prestigiose sono stati richiamati alla base. Così ieri a raccontare la vittoria di Elisa Longo Borghini, tolto chi scrive, si sono ritrovati i colleghi di Tuttobiciweb e di InBici.net. Dopo aver dovuto digerire l’assenza della diretta televisiva nella crono, la campionessa italiana ha mandato giù un altro boccone amaro.

Il secondo ha creato una sovrapposizione evidente fra gli organizzatori trentini e quelli romagnoli che per sabato avevano in programma il tricolore degli under 23, conquistato da Francesco Busatto. Qualcuno fra coloro che sono preposti allo studio dei calendari avrebbe potuto accorgersene nei tre mesi a disposizione e mettere sul tappeto le possibili soluzioni? Si poteva valutare che si proponevano i campionati italiani in piena maturità? Oggi Eleonora Ciabocco, che ieri ha corso a Comano, ha avuto gli orali…

Impossibile che il tricolore U23si corresse sulle strade del mondiale: è nato così il tracciato di Mordano
Impossibile che il tricolore U23si corresse sulle strade del mondiale: è nato così il tracciato di Mordano

L’alluvione in Romagna

Una premessa si rende ora necessaria. Dopo l’alluvione della Romagna, per mantenere il tricolore U23 gli uomini di Extra Giro hanno dovuto ridisegnare un nuovo percorso in tempo record. Le strade di Riolo Terme e delle colline dei dintorni sono infatti impraticabili e chissà per quanto ancora lo saranno. Sembra il loro destino, che pure parla di una struttura agile e buone capacità organizzative. Se Trento ha organizzato gli europei, non dimentichiamo che l’anno prima Extra Giro tirò fuori dal cilindro un mondiale a tempo di record.

Non più il tracciato ispirato a quei mondiali, dunque, bensì uno nuovo che richiamava Imola 1968: il mondiale di Adorni. La situazione avrebbe richiesto che le istituzioni avessero un occhio di riguardo. Che il presidente, ad esempio, andasse sul posto, anziché mandare il consigliere federale Cazzola.

Se il tricolore U23 fosse stato spostato alla domenica, avrebbe ricevuto un’attenzione mediatica superiore? Se le donne avessero corso il sabato sarebbe cambiato qualcosa? E se qualcuno avesse pensato a una progettazione di alto livello, si sarebbero potuti fare collegamenti dalla Romagna durante la gara dei pro’? La RAI avrebbe affrontato le spese di un’altra diretta da Mordano? Molto probabilmente no.

In rappresentanza della FCI ai campionati italiani di Mordano, il consigliere federale Cazzola, secondo da destra (foto Extra Giro)
In rappresentanza della FCI a Mordano, il consigliere federale Cazzola, primo da destra (foto Extra Giro)

Il momento di Extra Giro

Non è un mistero che, dopo aver prosperato grazie al sostegno esterno di Cassani e con l’appoggio del presidente Di Rocco – risollevando il Giro U23, organizzando corse nel post pandemia e addirittura quei mondiali del 2020 – Extra Giro sia stata messa ai margini, seguendo il destino dello stesso Cassani. Quando va così, purtroppo la tendenza è quella di saltare giù dal carro. Gli sponsor. Gli amici. I politici. I media… La cosa può infastidire, ma non certo stupire.

Dipende però da come si vive il disagio. Se comanda la rabbia, perché l’emergenza, lo scoramento, la stanchezza e l’esasperazione sfociano spesso in rabbia, può capitare che si alzino i toni.

Selleri è sul punto di mollare tutto e si spiega così probabilmente il post su Facebook in cui si è complimentato con gli atleti di Comano Terme, ma ha colpito la capacità organizzativa del GS Alto Garda. Ci risulta che nella telefonata successiva fra lui e Maurizio Evangelista, i toni non siano stati concilianti: tutt’altro. Lo scontro è fra adulti, sapranno gestirlo benissimo senza interventi esterni.

Una guerra sterile

Gli sponsor vanno dove ottengono di più, l’errore più grosso è cadere in una guerra fra bande. Il GS Alto Garda fa da anni la sua strada, senza neppure cercare intese con altri soggetti. E’ la loro scelta, che ad esempio li porta fuori dalla trattativa della Lega per i diritti televisivi e su binari totalmente autonomi.

Extra Giro fa fatica a trovare risorse e visibilità, danneggiata ad esempio dal passaggio del Giro d’Italia U23 nelle mani di RCS Sport, con un bando per loro inaccessibile. La cosa può infastidire, ma puntare il dito contro chi invece sta a galla, è l’errore più comune. Ricordiamo ad esempio che nei giorni in cui il Giro U23 aveva i favori di sponsor e palazzi, gli organizzatori del Val d’Aosta – lontani dalle logiche romane – masticavano amaro, ma rimasero sempre zitti.

Anziché farsi giustizia sui social, sarebbe più utile chiedere risposte alla FCI. Ad esempio sulle cause dell’enorme esborso di denaro per il Giro Donne oppure sul prolungamento del commissariamento della Lega. Le società affiliate sono soci con diritto di voto, sono azionisti della Federazione: sarebbe ora che la smettessero di sentirsi parti lese o di spendersi per ottenere le amicizie giuste. Che entrino semmai nel vivo delle scelte. Molto meglio portare avanti il proprio lavoro senza dover dire grazie a nessuno. E semmai, se qualcosa non va, chiedere che si lavori meglio o si mandi a casa chi non riesce a far andare la macchina.

Gasparrini, il successo che mancava e i dettagli da curare

26.06.2023
5 min
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«Finalmente è arrivata la prima vittoria WorldTour. Un po’ cercata, un po’ inaspettata, è stata una liberazione». Proprio una settimana fa, al Tour de Suisse Women, Eleonora Camilla Gasparrini ha fatto centro nella terza tappa suggellando a dovere un bel momento di forma.

La torinese di None ieri ha corso il campionato italiano a Comano Terme per difendere la maglia tricolore U23 (andata a Realini), ma sapendo contemporaneamente che con ogni probabilità avrebbe dovuto lavorare per Magnaldi e Persico (poi seconda al fotofinish dietro Longo Borghini) più adatte di lei al percorso. Nessun problema però per la 21enne del UAE Team ADQ. Gasparrini sa quando bisogna sacrificarsi per le compagne o quando è il proprio turno per entrare in scena in prima persona. Ora è già concentrata su ciò che l’aspetta e mentre lei chiude la valigia per la prossima trasferta ne abbiamo approfittato per farci raccontare questo suo recente periodo.

Al Tour de Suisse Eleonora Camilla Gasparrini ha conquistato la sua prima vittoria WorldTour
Al Tour de Suisse Eleonora Camilla Gasparrini ha conquistato la sua prima vittoria WorldTour
Eleonora come sono stati questi ultimi giorni?

Intensi (risponde con un sorriso e un sospiro, ndr). Martedì scorso dopo l’ultima tappa del Tour de Suisse ho preso il volo da Zurigo per Londra perché mercoledì avevo i test nella galleria del vento a Silverstone, in una struttura a fianco del circuito di Formula Uno. Poi in serata sono ripartita da Londra per Torino. Ho fatto un giorno a casa e poi sono andata in Trentino per gli italiani. A Comano il tracciato era piuttosto duro, più di quello che ho dato non ne avevo, ma sono molto contenta per il risultato di Silvia (Persico, ndr).

Come sono stati questi test?

Li ho fatti sulla bici da crono. Li considero una sorta di investimento per il futuro per migliorare la posizione ed il coefficiente di aerodinamicità. Già a febbraio nel velodromo di Valencia avevamo lavorato su alcune misurazioni, ma stavolta è stato qualcosa di molto più approfondito, che per la verità non avevo mai fatto in precedenza. Ho capito che curare questi dettagli è fondamentale. Mentre ero su ne parlavo con Alejandro Gonzalez (uno dei diesse della UAE ed head of performance, ndr), che mi ha accompagnato assieme ad un meccanico ed altre compagne. Abbiamo constatato come si possano guadagnare 15/20 watt in ogni fase di spinta.

Gasparrini è in continua crescita. Per lei non solo obiettivi con il UAE Team ma anche con la nazionale
Gasparrini è in continua crescita. Per lei non solo obiettivi con il UAE Team ma anche con la nazionale
Bastianelli ci ha detto tante volte di quanto tu sia precisa e scrupolosa. Questo investimento di cui parlavi è rivolto alle gare a tappe?

Marta è sempre molto buona con me (sorride, ndr). Per me lei è diventata subito un riferimento, ammiro la sua determinazione e la sua capacità di tirare sempre fuori qualcosa dal cilindro. Personalmente non voglio mai lasciare nulla al caso. Sono giovane, ma forse perché sono figlia di una generazione moderna, mi viene facile cercare sempre il miglioramento. L’idea è proprio quella di diventare più competitiva nelle corse a tappe più corte, visto che ormai una cronometro la mettono sempre. Il livello è sempre più alto e voglio farmi trovare pronta. Stando tanto tempo in camera con Marta, ho avuto modo di parlare anche di queste cose. Anzi, ho cercato di imparare da lei, oltre a strapparle qualche segreto del mestiere.

Gasparrini in galleria del vento ha lavorato sulla posizione a crono. Vuole migliorare per le gare a tappe
Gasparrini in galleria del vento ha lavorato sulla posizione a crono. Vuole migliorare per le gare a tappe
Torniamo al tuo successo al Tour de Suisse. Che sensazione è stata?

Sapevo di avere una bella condizione, ne ero consapevole, ma per un motivo o l’altro non riuscivo ad impormi. Arrivavo da buoni piazzamenti alla Ride London e Het Hageland, dovevo solo finalizzare. In Svizzera c’erano un paio di tappe più indicate per me. Alla prima ho fatto terza, a Ebnat-Kappel invece ho aggiustato la mira e ho vinto. Oltre tutto avevo una spinta morale in più. Era venuto a mancare mio nonno da pochi giorni e credo che da lassù mi abbia aiutato a vincere. E’ a lui che ho dedicato questa mia prima vittoria WorldTour.

Cosa cambia in Eleonora Gasparrini dopo questa vittoria?

Sicuramente c’è molta più responsabilità rispetto a prima. Un po’ come dopo la prima vittoria UCI con la Valcar lo scorso agosto, anche se c’era meno pressione. Di base ho una giusta autostima e riesco a farmi scivolare addosso la tensione. Sono convinta dei miei mezzi e so dove posso essere competitiva. Ecco, adesso mi sento più grintosa. E so a maggior ragione che partire alle gare con compagne favorite è un ulteriore stimolo a fare bene.

Gasparrini correrà il Tour Femmes in supporto alla squadra, ma è pronta a giocarsi le sue carte
Gasparrini correrà il Tour Femmes in supporto alla squadra, ma è pronta a giocarsi le sue carte
Che programmi ci sono nel tuo calendario?

Sono arrivata a Livigno ieri sera direttamente da Comano Terme. Farò altura per tre settimane poi correrò il Tour Femmes. Andrò in Francia con aspettative ben precise, ovvero essere di supporto alla squadra e alle compagne che cureranno la generale. Ovvio che poi vedremo se ci sarà l’occasione di giocarmi le mie carte in qualche tappa.

Mondiale ed europeo? Il cittì Sangalli ti tiene molto in considerazione per entrambe le gare…

Lo so e per questo ho fatto una programmazione ragionata per questi due appuntamenti. Sono due obiettivi importanti. Per arrivarci pronta, ogni giorno sto cercando di mettere un mattoncino, ma senza angosciarmi. Se preparo a dovere il Tour e ne esco bene, so che al mondiale potrò fare altrettanto.

L’italiano dalla moto e il taccuino di Bennati

26.06.2023
5 min
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COMANO TERME – Nonostante il percorso tricolore abbia poco da spartire con quello nervoso dei prossimi mondiali, alcuni uomini che si sono distinti potrebbero far parte a buon diritto del club azzurro. Qualcuno più, qualcuno forse meno. Daniele Bennati li ha seguiti dal punto di vista privilegiato di una moto: quella guidata da Marco Velo. I due cittì dei pro’ – quello della crono e quello della strada – non si sono persi un colpo di pedale.

«Quello del mondiale– dice subito Bennati – è un percorso che tecnicamente non ha niente a che vedere con questo, perché comunque ha strappi più brevi. Per far bene nel campionato italiano servivano più doti da passista scalatore, tuttavia corridori come Trentin, Baroncini e lo stesso Sbaragli sanno anche essere esplosivi, per cui magari starebbero bene anche sulle strade di Glasgow».

Baroncini poteva vincere il tricolore: quando la sfortuna finirà, secondo Bennati sarà un riferimento nelle classiche
Baroncini poteva vincere il tricolore: quando la sfortuna finirà, Filo tornerà a dettare legge
Allora andiamo per nomi. Cosa dire di Baroncini?

Mi è piaciuto, perché quando ha deciso di prendere in mano la corsa, ha provato in tutte le maniere a rientrare. A mio avviso, è stato il più attivo e anche quello che ha creduto più di tutti di poter recuperare. L’ho sempre seguito con interesse, nell’ultimo anno e mezzo si è rotto tre volte il radio, quindi ha avuto veramente tanta sfortuna. Però si è sempre rialzato dai momenti difficili e questa è una cosa molto importante. Non lo dico solo io, ma Baroncini è un corridore che per il futuro sarà importantissimo soprattutto per le classiche di un giorno

Trentin si è gestito con esperienza, ha pagato sull’ultima salita, ma per Bennati ha un’ottima condizione
Trentin si è gestito con esperienza, ha pagato sull’ultima salita con la solidità che conosciamo
Prima del via hai parlato con Trentin, che cosa ti è parso del suo campionato italiano?

E’ stato molto forte, ha una buona condizione. Farà il Tour de France, sicuramente in appoggio per Pogacar. Il percorso non era semplice per lui, quindi si è visto bene chi aveva davvero le gambe. Sia lui sia Filippo (Baroncini, ndr) sono andati forte. Persare 74 chili e andare bene in salita su un percorso del genere è sempre molto complicato. E’ stata una corsa diversa rispetto a quello che troveremo al mondiale, totalmente diversa. Però ci sono gli elementi su cui lavorare.

Rota ancora una volta secondo dopo lo scorso anno. Protagonista a Wollongong, Bennati dovrà capire i suoi programmi
Rota ancora una volta secondo dopo lo scorso anno. Protagonista a Wollongong, Bennati dovrà capire i suoi programmi
Rota è arrivato secondo e l’anno scorso ha fatto un bel mondiale in Australia.

Con Lorenzo ho parlato già dallo scorso mondiale. A Wollongong è stato uno dei più forti e si meritava anche il podio, che è sfumato veramente per pochissimi metri. Non lo vedo molto adatto per il tipo di percorso che troveremo a Glasgow, benché comunque ci starebbe anche bene. So che adesso, dopo questo campionato italiano staccherà completamente e penserà a preparare il finale di stagione. Il suo pensiero è sicuramente più orientato al prossimo mondiale in Svizzera.

Velo e Bennati hanno seguito il campionato italiano dalla moto (foto Instagram)
Velo e Bennati hanno seguito il campionato italiano dalla moto (foto Instagram)
E poi c’è Velasco…

C’è un nuovo campione italiano. Velasco non era nei miei pensieri, io però ho sempre detto che la maglia tricolore va sempre valorizzata. E’ chiaro che Simone ha delle caratteristiche molto particolari. E’ più un corridore che si difende su salite lunghe e ha un buono spunto veloce. Diciamo anche che è un po’ piccolino fisicamente per fare un certo tipo di lavoro a un mondiale, per cercare di proteggere i suoi compagni di squadra. Però ci devo parlare. Ogni corridore ha il suo programma, magari anche Simone è arrivato a questo campionato italiano e poi immagino che mollerà. E quindi quest’anno, essendoci il mondiale ad agosto, non sarà facile gestire certe dinamiche. Ma ripeto: voglio parlarci, mentre sono certo che anche lui potrebbe stare bene sul percorso di Zurigo 2024.

Sbaragli ha confermato di essere un corridore super affidabile: un altro con cui Bennati dovrà parlare
Sbaragli ha confermato di essere un corridore super affidabile: un altro con cui Bennati dovrà parlare
Sbaragli si è sfogato, dicendo di aver dimostrato di esserci, mentre molti non lo considerano per il lavoro che fa nella sua squadra…

“Sbara” è molto bravo e molto solido e anche lo scorso anno era nella mia lista. Non voglio mai parlare di esclusioni, perché anche chi rimane fuori deve sempre sentirsi in squadra. Quindi parlerò anche con lui.

E’ confermato il ritiro prima di partire per Glasgow?

Ci ritroveremo a Scarperia, nel Mugello, dal 30 luglio al 3 agosto. Serve per creare il gruppo e poi vorrei fare l’ultima distanza in Italia, prima di partire. Si corre il 6 agosto, arriveremo in Scozia tre giorni prima.

Realini tira, non vince ma è campionessa italiana U23

25.06.2023
4 min
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COMANO TERME – Quando la strada sale, Gaia Realini risponde sempre presente. Oggi ha portato a casa una maglia tricolore tirando senza alcuna riserva su ogni rampa del circuito finale. Il titolo è under 23, ma rappresenta la vincita da gregaria, il che non è quasi mai possibile quando la capitana alza le braccia.

«Secondo me sono più felice io di lei» ha detto la Realini sul palco delle premiazioni dopo aver sputato lo spumante appena stappato, raccogliendo la risata di tutto il pubblico. L’esuberanza dell’abruzzese non va di certo di pari passo con la sua stazza. Piccola e minuta, è l’anima della squadra, non a caso dopo l’arrivo ha cominciato a urlare di gioia per la vittoria di Elisa Longo Borghini. 

Obiettivo principale

«L’obiettivo principale era quello di riportare la maglia Elite a casa». Gaia esordisce così quando le si chiede com’è andata la corsa. Unendo i puntini infatti, tutto diventa più chiaro. «Averla aiutata – continua – mi rende ancora più felice. Abbiamo eseguito tutto quello che avevamo deciso ieri. Tutti quanti avranno qualcosa da ridire sulla mia tattica di gara. Diranno “potevi attaccare prima” oppure “potevi giocarti le tue carte”. Possono criticare quanto vogliono ma abbiamo portato a casa il tricolore e questa è la cosa più importante. 

«Sinceramente – dice – sono molto più contenta per il suo risultato che per il mio. E’ una maglia importante e stasera magari metabolizzerò anche io questa mio risultato tricolore». L’impressione è proprio questa, per Gaia il fatto di aver vinto il campionato italiano U23 con il suo quarto posto assoluto conta ma non così tanto. Per onor di cronaca a comporre il podio insieme a lei c’erano seconda Francesca Barale e terza Gaia Masetti.

Una parola

La mamma l’ha definita “la più pazza del gruppo”. Gaia è un concentrato di energia. «Stasera festeggeremo con un chilo di gelato». La sua solarità e spensieratezza ha ammaliato ogni membro del gruppo. Dalle compagne ai diesse. Perfino i genitori di Elisa si sono avvicinati a lei per complimentarsi e sussurragli «Gaia i diamanti e le cose preziose spesso sono piccole, mai grandi». 

A renderla ancora più mascotte del team c’è però una parola che riecheggia da ogni membro dello staff Trek Segafredo. Una parola detta in dialetto “ngul”. Di facile comprensione anche per chi non bazzica nelle terre abruzzesi. Anche Slongo non ha potuto fare a meno di essere contagiato da questo essere esuberante di Gaia. Tant’è vero che proprio a Paolo la piccola neo-campionessa U23 ha regalato una maglia con quella parola stampata sul petto giusto pochi giorni fa. Ma questa è una storia da “spogliatoio“ e tale deve rimanere. 

Qui la Realini in uno dei suoi tanti scatti non così convinti
Qui la Realini in uno dei suoi tanti scatti non così convinti

Ora il Giro

Tra meno di una settimana il Giro Donne scatterà da Chianciano Terme e la Trek-Segafredo che oggi ha fatto bottino pieno, è pronta a puntare alla classifica generale. La Realini è e sarà a tutti gli effetti una delle chiamate in causa insieme alla olandese Shirin van Anrooij. Per loro, entrambe giovanissime rispettivamente 22 e 21 anni, la corsa rosa sarà un test importante per la stagione. 

«Sicuramente questa gara – conclude la Realini – mi ha dato molta fiducia e partiremo con una squadra forte e determinata. Cercheremo il miglior risultato e combatteremo su ogni fronte. Sono in condizione di dire la mia e mi farò trovare pronta anche per questo importante appuntamento».

Nove tappe per dimostrare di essere all’altezza per dire la propria. Da inizio stagione nessuno ha mai messo in dubbio la sua lealtà e forza in salita. Sarà da vedere ora se lo stesso vale quando la sua ruota dovrà arrivare prima di tutte le altre.