L’anno è appena iniziato, ma per Dino Salvoldi c’è già l’urgenza di mettere insieme i pezzi e preparare il primo grande evento della stagione perché gli europei non aspettano, si comincia già dall’1 febbraio. Per questo, anche durante le feste natalizie, l’attività a Montichiari è andata avanti e il cittì sta già guardando anche più in là, verso una stagione più ricca di quella dello scorso anno che culminerà con i mondiali che quest’anno avranno una valenza particolare.


Salvoldi ha iniziato l’anno preso tra mille impegni e pensieri e sta già tracciando la strada verso l’evento iridato: «Chiaramente ci sono più manifestazioni rispetto allo scorso anno, se pensiamo alle Coppe del mondo che a differenza del 2025 da una sono diventate tre. Poi gli altri sono i soliti eventi che si ripetono, con in più il fatto non da poco che il mondiale 2026 sarà la prima gara di qualificazione olimpica, quindi quello è il vero obiettivo della stagione. Gli altri, a cominciare dagli stessi europei, ancora possono servire per far crescere un po’ i giovani che abbiamo e fare un’attività poi mirata al campionato del mondo, quello conta più di tutto».
Il campionato europeo arriva troppo presto secondo te, vista anche la struttura della stagione in generale, quindi considerando anche la strada?
Sì, secondo me è troppo presto, ma ormai ha trovato quella collocazione. Sono tre anni che si disputa tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, quindi bisogna prenderne atto. E’ presto per tutti, ma lo è ancora di più per noi perché abbiamo la possibilità di allenarci, ma a differenza degli altri Paesi non abbiamo un calendario gare invernale e penso soprattutto alle gare di gruppo. Ma c’è anche un’altra differenza relativa ma sostanziale che abbiamo rispetto a tutti gli altri…


Quale?
Per i nostri atleti è comunque prioritaria sempre la strada e di conseguenza, a meno di atleti che hanno avuto imprevisti o di poche individualità, tutti arrivano a ottobre con la necessità di recuperare e di staccare. Poi ricominci a dicembre, quando gran parte del mondo invece lo ha già fatto da più di un mese rispetto a noi.
I criteri di qualificazione olimpica adesso sono ufficiali. E’ quello che ti aspettavi?
Sì, alla fine hanno rispecchiato quello che si vociferava. Il problema è che non sono ancora state rese note le tabelle dei punteggi e ci sono ancora alcuni punti da interpretare. L’aspetto più evidente è che sono diminuiti ancora i posti e di conseguenza è molto più difficile qualificarsi e programmare la preparazione per un’Olimpiade, per il risultato, perché il percorso è lungo e si sovrappongono le date all’attività su strada. La cosa mi preoccupa, lo ammetto, diventa complicato riuscire a qualificarsi.


La sensazione è che, visto questo sistema di qualificazione, anche il ciclismo su pista sia diventato un po’ come altre discipline, dove è quasi più difficile qualificarsi che poi andare a medaglia nel momento importante…
Sì, esatto, è quello il concetto. Se pensi che, ad esempio, nell’inseguimento a squadre si qualificano solo 8 team, con l’aggravante per le squadre europee che abbiamo i campionati continentali dove è molto, molto più difficile fare risultati che negli altri continenti. Noi partiamo svantaggiati rispetto al resto del mondo, rispetto a Paesi come Australia e Nuova Zelanda che praticamente hanno già la certezza di esserci. Non è che poi sia facile fare il risultato alle Olimpiadi, ma se sei sicuro di andarci, puoi programmare con gli atleti migliori l’obiettivo specifico in maniera più semplice.


Ti sei già fatto un’idea di chi portare agli europei? Sarà una squadra che ricalcherà grosso modo quella dei mondiali?
Non sarà facile fare la squadra. Gli europei coincidono anche con le prime corse nel calendario su strada. Ci sono gare World Tour in Arabia, c’è Palma di Maiorca e quindi tanti dei nostri migliori atleti saranno impegnati lì e non me la sono sentita di tirare la corda o di forzare una preparazione per un evento che non è ancora di qualificazione olimpica. Avremo all’incirca la disponibilità degli atleti che avevo per i mondiali dell’anno scorso. Potrà cambiare qualcuno a seconda della condizione che avranno, però difficilmente di quelli che inizieranno la stagione su strada ne avrò qualcuno, a parte Consonni che mi ha confermato la partecipazione.
Partirete come per gli ultimi mondiali, senza grandi ambizioni ma con un occhio sempre attento a sfruttare ogni occasione?
Sì, zero illusioni e aspettative di risultato, ma ci prepareremo al meglio possibile. Ripetere le prestazioni del mondiale di Santiago sarebbe già un buon inizio.


E procederai allo stesso modo poi per le tre prove di Coppa del Mondo, in base a chi sarà disponibile, a chi potrà fare esperienze?
Per le coppe sarà ancora più difficile perché sono tutte lontanissime. Quindi con costi notevoli, dobbiamo ancora avere conferme dalla dirigenza federale su che tipo di indirizzo potremo dare, su che disponibilità economica. Sicuramente parteciperemo a tutte nelle gare di gruppo, perché c’è anche un discorso di ranking che dobbiamo continuamente alimentare per non rischiare di rimanere esclusi ai Mondiali. Quindi Madison e Omnium sicuramente sì.
E per il quartetto?
Dovremo per forza farne una, perché il regolamento lo impone. Per le altre diventa una questione di costi e di disponibilità degli atleti considerando che in primavera l’attività sarà nel pieno e per una prova di Coppa servirà una disponibilità di almeno 10 giorni.