Diego Bragato ha confermato di essere rimasto sorpreso per la determinazione di Francesca Selva nell’intraprendere la via della velocità. Ivan Quaranta ha raccontato che il primo test ha fatto vedere dei numeri interessanti, per cui la veneziana prosegue nel suo lavoro di trasformazione tecnica e atletica. Gli ultimi 6-7 anni di endurance hanno impresso al suo corpo una direzione ben precisa, per cui si tratta di fare un vero reset e iniziare a lavorare in modo diverso. Il fatto che Francesca abbia sempre avuto fibre più veloci che resistenti avrebbe favorito la trasformazione se la decisione fosse stata presa 5-6 anni fa.
Oltre al dato tecnico, va considerato che la sua principale fonte di reddito erano le Sei Giorni, cui nella nuova veste dovrà rinunciare. Lei scherzando ci propone di pubblicare il suo IBAN, ma è innegabile che al sacrificio tecnico corrisponderà anche un sacrificio economico. Per questo ha iniziato a spingere sul canale YouTube e a raccontare in modo competente e ironico la sua nuova sfida.
La Sei Giorni di Brema, interrotta per una caduta, è stata l’ultima gara di endurance per Francesca Selva (@sixdaysbremen)La Sei Gironi di Brema, interrotta per una caduta, è stata l’ultima gara di endurance per Francesca Selva (@sixdaysbremen)
Tre giorni in palestra
La quotidianità la vede in palestra, ma anche in bicicletta per dare modo al corpo di abituarsi al nuovo modo di lavorare. Sarebbe sbagliato, abbiamo capito, passare senza gradualità alla dimensione della velocista.
«Sono in palestra per tre volte alla settimana – spiega Selva – quindi come facevo prima, perciò per me non è un gran cambiamento. Mi segue Nicola Nasetti, il tecnico per la palestra che lavora con i velocisti. Non escludo che elabori le schede con Marco Compri, facendo tutti parte del team performance della FCI. Cambiano l’intensità e i modi, perché mi hanno fatto capire che la velocità di esecuzione è uno degli elementi fondamentali dell’allenamento in palestra del velocista. E’ un aspetto che prima non avevo mai calcolato, invece adesso, grazie alle strumentazioni di cui disponiamo, ci sono dei valori da rispettare. Quello che poi serve in bici è pedalare veloce e potente, quindi non serve a niente essere un culturista fermo, praticamente piantato lì».
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto (immagine Instagram)Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto (immagine Instagram)
Poche ore su strada
La strada però rimane. Conclusa la stagione delle madison con la caduta che le ha impedito di arrivare in fondo alla Sei Giorni di Brema, Francesca ha iniziato a pubblicare sui suoi social foto di bilancieri, con la bicicletta ferma (malicononicamente) sullo sfondo.
«Più o meno in bici andrò tutti i giorni – sorride – anche se ce ne sono due di riposo previsti dalla scheda. Però anche Diego (Bragato, ndr) mi consigliava di tenere un po’ più di endurance rispetto a un velocista puro, almeno per questo primo anno di transizione. L’idea è di non dare uno shock troppo grande al corpo. E poi perché torna sempre utile avere un po’ di base, pur parlando di base veramente minima: non parliamo delle 5-6 ore dello stradista, ma dell’oretta che faccio quando dovrei fare riposo totale. E’ un volume molto ridotto in bici perché ovviamente il monte di ore è bassissimo».
Da velocisti, si sta in velodromo anche per due ore e mezza, spiega Selva, e magari solo per fare due volate massimali (immagine Instagram)Da velocisti, si sta in velodromo anche per due ore e mezza, spiega Selva, e magari solo per fare due volate massimali (immagine Instagram)
Eliminata la parte aerobica
Su pista invece i lavori in bici saranno molto meno dolci. Come spiegava la stessa Selva nell’articolo precedente, mentalmente dovrà passare dal performare per 10 minuti a 45 orari, al farlo sotto il minuto. Anche se capiterà che in un giorno di allenamento dovrà fare solo due volate massimali: di quelle che, appena concluse, non devi essere in grado di parlare.
«Tutti i giorni che sei in bici in pista – spiega – fai lavori a tutta, è un lavoro massacrante. Su strada, ci possono volere due ore e mezza per fare un allenamento. In velodromo magari ci stai per lo stesso tempo, però giri in pista solo per 15 minuti. In quel quarto d’ora però sei più che a tutta, quindi è proprio un lavoro diverso. Praticamente, togli tutta la parte aerobica».
Ai tricolori del 2018 al Vigorelli, Francesca Selva ha 19 anni e sfida Miriam Vece nel keirinLa vittoria andrà a Martina Fidanza, davanti a Selva e a VeceAi tricolori del 2018 al Vigorelli, Francesca Selva ha 19 anni e sfida Miriam Vece nel keirinLa vittoria andrà a Martina Fidanza, davanti a Selva e a Vece
Come il gatto col topo
Il suo compagno Oscar Winkler, di cui Selva è anche allenatrice, pare abbia preso la metamorfosi di Francesca con grande entusiasmo.
«Lui è contento – ride la veneziana di Marcon – perché tra l’altro la velocità è il mondo in cui ha iniziato, per poi passare all’endurance. Qualche giorno fa abbiamo fatto una prova di team sprint, sapendo che i tempi che fanno le donne in gara è più o meno quello che lui fa come lanciatore del quartetto. Quindi mi va bene fare come il gatto col topo. La sfida è provare a vedere quanto riesco a stargli dietro. Se non mi stacca troppo, allora vuol dire che stiamo andando nella direzione giusta. Il cronometro parla, non ci sono dubbi. Ma lui non deve andare a tutta, perché sennò io resto al vento».
In che modo lavorerà il quartetto azzurro per uniformare il livello tra chi ha fatto il Giro e gli altri? E come sta davvero Viviani? Il punto con Bragato
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Quando nella starting list del prossimo Giro d’Italia abbiamo visto il nome di Mikel Landa, c’è chi è contento e chi mente. E sì, perché lo spagnolo, anzi il basco, della Soudal Quick-Step continua a essere uno dei corridori più amati in assoluto. E il bagno di folla e di tifo visto per lui all’ultima Vuelta ne sono la conferma, ammesso che fosse necessaria (in apertura foto Wout Beel).
Landa è al terzo anno nella Soudal Quick-Step. All’inizio il suo arrivo in una squadra così sembrava parecchio strano: mentalità e obiettivi sportivi anche diversi, se vogliamo. Poi, con Remco Evenepoel, si era capito bene il perché della sua presenza. Solo che adesso Remco non c’è più e Mikel invece resta. E resta anche come uno dei capisaldi di questo team.
Mikel Landa (classe 1989) è alla 16ª stagione da pro’. Vanta 16 vittorie e ben 24 partecipazioni ai Grandi Giri (foto Wout Beel)Mikel Landa (classe 1989) è alla 16ª stagione da pro’. Vanta 16 vittorie e ben 24 partecipazioni ai Grandi Giri (foto Wout Beel)
Come il primo giorno
A 36 anni Landa appare più motivato che mai. «Non vedo l’ora di iniziare. Spero in un buon avvio e in una forma smagliante già per la Volta a Catalunya e per i Paesi Baschi. Adoro quelle corse e spero di ottenere una vittoria di tappa».
«Non posso che confermare tutto ciò – spiega Davide Bramati, uno dei direttori sportivi della Soudal Quick-Step – vedo ancora un Mikel motivato e super professionale come sempre. Un vero esempio per i giovani. E’ meticoloso, ama il suo lavoro, ride, fa bene al gruppo».
«Continuo a divertirmi in quello che faccio – riprende Landa – e ho la stessa passione del mio primo giorno in squadra. Ora sto per iniziare il mio sedicesimo anno, qualcosa che non avrei mai immaginato quando sono diventato professionista. E’ stato un bel percorso e sono fiducioso di poter ancora lottare per ottenere buoni risultati».
Landa è salito sul podio del Giro nel 2015 e nel 2022 (in foto) con Hindley e Carapaz. Tutti e tre saranno presenti nella prossima edizioneLanda è salito sul podio del Giro nel 2015 e nel 2022 (in foto) con Hindley e Carapaz. Tutti e tre saranno presenti nella prossima edizione
Giro: un conto aperto
La scorsa stagione è stata di alti e bassi, in cui il sogno di lottare per il podio della classifica generale del Giro d’Italia è svanito in pochi secondi già il primo giorno di gara, quando una caduta ha messo fine a quella che era stata una solida prima parte dell’anno. Qualcosa che, nella carriera di Landa, si è verificato spesso. Tante cadute, anche quando era in forma.
Mikel è sempre stato uno dei migliori scalatori del gruppo. Di certo uno dei più longevi, in grado di tenere il passo di quasi tutti i big (Pogačar a parte, ma quello chi lo tiene?). E su questo continuerà a puntare.
«Mikel – prosegue Bramati – sarà al Giro e sarà il nostro capitano. Tappe o classifica? Perché non provare a fare classifica. Ricordiamo che lui ha un conto aperto con il Giro, tra l’altro è anche un bel Giro.
Proprio Bramati ci raccontò l’anno scorso, qualche giorno dopo la caduta in Albania, di quanto il basco stesse bene. Da quel momento in tanti hanno pensato che, in fin dei conti, Landa potesse anche alzare definitivamente bandiera bianca. E invece no. Si è rimesso sotto e alla Vuelta era di nuovo lì, a lottare quando la strada saliva.
E ora, per ironia della sorte, senza più Evenepoel si ritrova a essere capitano di un team dal DNA vincente. Al Giro avrà spazio totale, al Tour potrà andare all’assalto di qualche traguardo parziale. Mikel si ritrova così rilanciato nuovamente.
«L’anno scorso è stato difficile – dice Landa – prima del Giro andava tutto benissimo, ero in perfetta forma e mi sentivo molto bene. Ero pronto a lottare per una buona classifica generale. Poi è successo quell’incidente e tutto è andato in fumo. Fortunatamente sono riuscito a rientrare ad agosto e ho finito per lottare per una tappa alla Vuelta, andando molto vicino alla vittoria. Sono contento di aver concluso così la stagione, è qualcosa che mi ha dato molta fiducia».
In allenamento a Calpe il basco ha mostrato la solita grande abnegazione (foto Wout Beel)In allenamento a Calpe il basco ha mostrato la solita grande abnegazione (foto Wout Beel)
Idea tripletta
E quando Bramati parlava di stimoli e di un ragazzo motivato non lo faceva a caso. Tra le varie frasi di Mikel Landa ne è emersa una che ha fatto vibrare il cuore degli appassionati: nel 2026 farà tutti e tre i Grandi Giri.
«E’ qualcosa che ci ha chiesto lui – conferma Bramati – ma poi bisogna fare i conti con il ciclismo attuale, che è molto esigente. Intanto farà il Giro e poi il Tour, poi si vedrà».
La Soudal Quick-Step dunque sembrerebbe intenzionata ad accontentarlo. E tutto sommato, senza uomini di classifica in grado di lottare per la vittoria assoluta, perché non provarci se ci fossero i presupposti per riuscire in questa sfida? Mikel è comunque un corridore solido ed esperto. La squadra è infarcita di giovani, alcuni dei quali scalatori, come il nostro Gianmarco Garofoli. E poi sarebbe una bellissima storia da raccontare.
Junior Lecerf ha 22 anni. Un piccolo belga delle Fiandre. Corre alla Soudal e prima della Vuelta ha vinto il Czech Tour. Deve ancora capire cosa può fare
Chi parte per confermarsi, chi per raccogliere i frutti della crescita e chi per esplodere definitivamente. Il movimento delle juniores di secondo anno è piuttosto eterogeneo: sullo sfondo c’è il passaggio alla categoria elite o, nel migliore dei casi, il salto nel WorldTour.
La giovane Italia arriva dal 2025 portandosi in dote un discreto peso di metalli conquistati con la maglia azzurra tra strada e pista, fra i quali spicca il prezioso argento mondiale di Pegolo a Kigali, un podio che mancava alle juniores dal 2017 a Bergen. Se in pista le carte si mischiano un po’ di più, andando a ritroso negli ultimi dodici anni solo in quattro occasioni le nostre atlete del primo anno hanno saputo mettersi al collo una medaglia tra strada e crono nelle rassegne continentali e iridate, a riprova che sono quelle più grandi a sobbarcarsi oneri ed onori nei confronti internazionali.
Pertanto abbiamo chiesto a Marta Bastianelli, braccio destro del cittì Marco Velo, chi in questa stagione sia pronta a raccogliere tale eredità con doti da leader o di donne squadre, tenendo conto di un calendario italiano che potrebbe offrire qualche corsa qualitativamente più probante.
Marta Bastianelli (qui con Magnaldi) è la vice del cittì femminile Marco Velo e segue con attenzione le junioresMarta Bastianelli (qui con Magnaldi) è la vice del cittì femminile Marco Velo e segue con attenzione le juniores
Come siamo messi con le juniores del secondo anno?
Stiamo parlando di una categoria la cui rosa delle più grandi va sempre ricostruita quasi da zero, così come per le ragazze del primo anno. L’anno scorso al mondiale e all’europeo erano tutte ragazze del secondo anno, a parte due del primo in Francia. Quest’anno potrebbe essere altrettanto, abbiamo profili di atlete molto interessanti che hanno già fatto una bella esperienza nel 2025. Poi stanno arrivando anchegrandi soddisfazioni dalle atlete del cross che possono fare altrettanto bene su strada. Con Marco (Velo, ndr) dobbiamo ancora sentirci con calma per decidere bene il programma delle juniores, ma direi che abbiamo una buona base delle secondo anno da cui partire.
Proviamo noi allora ad anticipare quel momento facendo qualche nome. Qual è la ragazza che può essere la capitana?
Non posso non iniziare da Matilde Rossignoli per diversi motivi. Innanzitutto perché è la campionessa italiana juniores in carica, un titolo non vinto per caso. Poi perché è quella che abbiamo avuto modo di conoscere di più avendola avuta nei ritiri della nazionale, dove ha lavorato ed è cresciuta accanto alle più grandi. Ha corso l’europeo in linea (in apertura foto Frantz Piva). Ha vinto tanto anche in pista, dove ha già ricominciato ad allenarsi. E’ veloce e tiene su percorsi misti, però crediamo e speriamo che possa migliorare ancora tanto.
Campana è stata la plurivittoriosa nel 2025 tra le juniores. Bastianelli si rivede in lei e si aspetta una conferma (foto Ossola)Campana è stata la plurivittoriosa nel 2025 tra le juniores. Bastianelli si rivede in lei e si aspetta una conferma (foto Ossola)
Agata Campana con sei vittorie è stata quella che ha vinto di più l’anno scorso nell’intera categoria juniores. Cosa puoi dirci di lei?
Quello di Agata è forse l’altro nome che avrei fatto subito tra le ragazze che nel 2026 sono del secondo anno, se non altro proprio per quella statistica che non può essere trascurata. E’ campionessa del mondo in pista nella velocità a squadre. Agata ha dimostrato di essere pronta fin da subito, riuscendo a battere in volata ragazze più esperte di lei. E’ molto veloce e si difende sugli strappi. Devo dire che mi rivedo molto in lei.
Hai altre atlete da inserire in questo lotto?
Ce ne sono tante che ho notato e che mi sono appuntata. Penso ad Alessia Orsi che sta venendo su bene, ha già vinto nel 2025 ed è stata medagliata col quartetto al mondiale juniores. C’è Elisa Bianchi, che ora sta facendo risultati nel cross. L’anno scorso si è vista poco su strada, ma anche lei è nel giro azzurro della pista con cui ha conquistato un paio di argenti nell’inseguimento a squadre. Ha numeri per farsi notare. Poi abbiamo anche ragazze che stanno curando la crono.
Nel 2025 Rossignoli nei Paesi Baschi ha vinto tappa e generale. Un grande risultato per una “primo anno” (foto Bizkaikoloreak)Nel 2025 Rossignoli nei Paesi Baschi ha vinto tappa e generale. Un grande risultato per una “primo anno” (foto Bizkaikoloreak)
A chi ti riferisci?
Tra le tante farei luce su due ragazze che abbiamo visto più da vicino. Maria Acuti, che ha disputato la crono europea l’anno scorso, è un’altra da cui ci aspettiamo un bel salto nelle prove contro il tempo. Ed anche lei potrebbe essere una risorsa in pista per il quartetto e inseguimento individuale. Poi c’è Linda Rapporti che ha mostrato buone doti ed è anche stata argento europeo nell’inseguimento individuale juniores.
Ci sarebbero anche due figlie d’arte che promettono un ulteriore step. Come le vedi?
Credo che entrambe abbiano un grande talento. Azzurra Ballan (figlia di Alessandro, ndr) ha corso un ottimo campionato italiano chiudendo sesta e quest’anno saprà sfruttare i propri margini di miglioramento. Giorgia Pellizotti (figlia di Franco, ndr) adesso sta andando fortissimo nel ciclocross, vincendo in Coppa del Mondo a Benidorm e prima ancora la internazionale di Zonhoven. So che suo padre vorrebbe farla correre di più su strada dove ha già vinto e noi siamo felici. La lista in generale comunque è lunga e siamo contenti.
Rapporti vince davanti a Delle Fontane nel vicentino. Per Bastianelli entrambe nel 2026 possono raccogliere tanto (foto italiaciclismo.net)Rapporti vince davanti a Delle Fontane nel vicentino. Per Bastianelli entrambe nel 2026 possono raccogliere tanto (foto italiaciclismo.net)
Tutte le juniores di secondo anno saranno tenute sotto osservazione?
E’ un lavoro grande e complesso, ma lo facciamo volentieri, quantomeno per i verdetti che emetterà la strada, anche a livello tattico. Quest’anno potrebbero esserci ragazze capaci di mettersi n proprio, diciamo così, dopo tanto lavoro oscuro. Ad esempio Sofia Delle Fontane nel 2025 non si è vista molto in azione in prima persona, però ha sempre lavorato per le compagne di squadra. Lei potrebbe raccogliere qualcosa di buono. E come lei ce ne sono tante che seguiamo in questo processo di crescita.
Avete già pensato a come impostare la stagione?
Come dicevo prima, dobbiamo ancora discutere a fondo con Marco. Bisogna valutare se fare trasferte nelle gare internazionali oppure se puntare come nel 2025 ad un buon ritiro a Livigno che ha portato ad ottimi risultati. Piuttosto mi sento di chiedere una cortesia.
Prego, spiegaci pure.
Anche quest’anno sappiamo che avremo il mondiale in Canada ed europeo in Slovenia ancora con percorsi duri. Nella prima parte di stagione, complice anche il periodo della scuola, le gare in circuito daranno alcuni riferimenti, ma per quelle due rassegne dovremo inventarci nuovamente qualcosa. Quindi ci piacerebbe che gli organizzatori delle gare della seconda parte di stagione potessero tenere in considerazione questi aspetti tecnici e magari pensare a tracciati altimetricamente più impegnativi.
Giorgia Pellizotti trionfa a Benidorm nella Coppa del Mondo di cross. Per Bastianelli ha talento per fare risultati anche su strada (foto UCI)Giorgia Pellizotti trionfa a Benidorm nella Coppa del Mondo di cross. Per Bastianelli ha talento per fare risultati anche su strada (foto UCI)
Vi aiuterebbe nelle convocazioni?
Per noi diventerebbero gare molto indicative per avere dei riscontri più attendibili. Non è una lamentela verso gli organizzatori che già fanno tantissimo, sia chiaro, quanto più un appello per poter aprire un dialogo per un’eventuale modifica dei loro percorsi. Un po’ come capita col campionato italiano quando l’organizzatore si consulta con il cittì di categoria. Sempre laddove sia possibile, perché piuttosto che perdere una gara per una strada che può stravolgere tutto, allora meglio lasciare come sono le cose.
Marta Bastianelli cosa vuole dire alle juniores?
Nulla di particolare a dire il vero. Qualche ragazza mi ha conosciuto un po’ nel finale della scorsa stagione dopo la gravidanza. Cercherò di essere a disposizione di tutte per una chiacchierata. Spero nella mia semplicità di dare buoni consigli alle ragazze, senza voler scavalcare il ruolo di nessuno. Io però sono convinta che faremo un buon lavoro.
Già 4 vittorie fra gli juniores per gli azzurri in Coppa del mondo. La rivalità Grigolini-Pezzo Rosola funziona. Il cittì Pontoni pensa anche ai ricambi
Come mai nell’ultimo Consiglio federale, la FCI ha redatto una normativa sui procuratori? Fra le questioni sollevate dall’intervista con Bandolin e Vietri, questa è stata quella di cui meno si è parlato. Deve ancora essere ratificata dal CONI, ci hanno detto, e di più non potevano. Ce ne eravamo quasi fatti una ragione, in attesa di ricevere aggiornamenti ufficiali, quando per una singolare coincidenza e perché certamente incuriosito dal tema, si è fatto avanti Nicolò Martinello.
Non avevamo sue notizie da quando, smesso di correre, aveva iniziato a lavorare da Decathlon. Ma tutto questo accadeva 12 anni fa: il tempo è passato e le competenze e i titoli ne hanno fatto un interlocutore privilegiato. Anche per capire come mai la FCI si sia improvvisamente dedicata agli agenti dei corridori.
«Dopo Decathlon mi sono spostato nell’area risorse umane – racconta il padovano – sono stato in Nestlè a Milano. Poi sono stato con Amazon a Roma e poi in Lussemburgo e da qualche mese sono tornato in Italia. Adesso opero come advisor e sto progettando di tornare a Roma, dove comunque mi trovo spesso per lavoro».
Nicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazioneNicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazione
La tua esperienza professionale ti ha portato anche nel mondo degli agenti?
Da qualche mese ho l’abilitazione UCI, quella di World Athletics e da poco anche quella FIGC e CONI (in apertura un esame di abilitazione alla Federazione Italiana Gioco Calcio nel Salone d’Onore del CONI, immagine FIGC). Se vi interessa, dato che ultimamente avete seguito il tema, vorrei portare il mio contributo, perché secondo me in ambito ciclistico c’è un grandissimo elefante nella stanza.
L’interesse c’è, chiaramente, perché il mercato degli ultimi anni sta ridisegnando la geografia del ciclismo italiano.
C’è sicuramente un tema di concentrazione di mercato e di conflitto di interessi. La professione dell’agente sportivo in Italia è una professione ordinistica (prevede l’iscrizione a un albo professionale, ndr), lo ha stabilito il Decreto Legislativo 37 del 2021. A seguito di questo, è stato emanato un regolamento del CONI, che traccia il perimetro della normativa, includendo tutte le Federazioni italiane che riconoscono il professionismo sportivo. Quindi calcio, basket, golf e ovviamente il ciclismo. Ebbene, su questo tema, la FCI è l’unica che non applica la norma.
Che cosa prevede la norma?
La Legge prevede che per operare come agenti sportivi in Italia si debba seguire un iter di abilitazione molto severo. Questo include una prova scritta e orale presso il CONI: una prova generale di diritto privato, diritto amministrativo e diritto sportivo. Chi la supera si può abilitare presso una delle quattro Federazioni che prevedono il professionismo, per poi operare come agente sportivo. Attenzione ai termini: dire “agente sportivo” non è una finezza lessicale, c’è una differenza sostanziale. Se qualcuno non ha superato queste prove e non è abilitato presso la Federazione di riferimento, muovendosi come agente sportivo commette un abuso di professione, che è sanzionato dall’articolo 348 del Codice Penale.
Come avviene l’abilitazione presso una Federazione?
La Federcalcio, Federgolf e la Federazione Italiana Pallacanestro indicono ogni anno due bandi di prova speciale (articolo 5. Il DPCM è del 2020: il modello che prevede una prova generale più una prova speciale presso le Federazioni era già state definito ed è stato poi inserito nel Decreto del 2021, ndr). I candidati che si possono iscrivere sono quelli che hanno superato le due prove del CONI. Solo così si può ottenere l’abilitazione. L’unica Federazione che in Italia attualmente ignora questo impianto normativo, che assieme a quello francese è uno dei più avanzati in Europa, è proprio la FCI. Nel ciclismo si salta a piedi pari questa abilitazione. Per cui trovo interessante che le due persone intervistate domenica, figure di spicco nella FCI, siano allarmate perché ci sono in giro osservatori e agenti che operano senza abilitazione.
Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)
Perché?
Perché ci sarebbero tutti gli strumenti per fermarli, ma non è possibile muoversi perché la FCI non ha ancora fatto un regolamento. E sottolineo che non si tratta di una misura scritta dall’ordinamento sportivo, ma di un Decreto Legislativo. E’ una Legge dello Stato. Non recependola, si dà la possibilità a sedicenti talent scout e osservatori di operare tranquillamente. Se si fosse nel mondo del calcio, si finirebbe in primo grado davanti alla Commissione Agenti Sportivi FIGC che decide anche in caso di controversie e di esposti. E poi in secondo grado ci sarebbe la Commissione Agenti CONI.
Quindi in questo caso si potrebbero prendere provvedimenti?
Ci sarebbero delle sanzioni chiare, un perimetro ben definito, un mercato regolato dove opererebbero soltanto i soggetti abilitati. Se ci fosse un soggetto abusivo, arriverebbe subito un esposto e partirebbe la fase istruttoria. Nel calcio succede spesso. Gli agenti fanno esposti perché vedono in giro dei faccendieri e delle persone non abilitate. Per questo dico che secondo me c’è un grande elefante nella stanza e la FCI lo sa.
Come fai a dirlo?
Per quello che è stato il mio percorso. A ottobre 2024 ho sostenuto l’esame del CONI, scritto e orale. Avevo l’interesse di operare nel calcio, ma tenevo d’occhio anche il ciclismo, aspettando che pubblicassero il bando per l’abilitazione. Nella seconda parte del 2024 non hanno pubblicato nulla, ma io avevo tante cose da fare e ho aspettato la primavera del 2025. Però ugualmente non c’è stato alcun segnale. Così ho scandagliato il sito della FCI e non ho trovato nulla. Perciò mi sono permesso di scrivere al RUP, Responsabile Unico del Procedimento della Commissione CONI, che è un Ente pubblico e quindi hanno l’obbligo di dare riscontro alle istanze.
Che cosa hai scritto?
Ho scritto che vorrei abilitarmi per operare nel ciclismo professionistico e volevo sapere come fare. Mi hanno risposto il 28 maggio. Hanno scritto: «A seguito di interlocuzioni con la Federazione Ciclistica Italiana, cui la presente è inviata in conoscenza, è confermato che la richiamata Federazione si è attivata con le procedure occorrenti per l’adozione del Regolamento federale agenti sportivi FCI».
Il Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agentiIl Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agenti
Quindi la decisione presa dal Consiglio federale della FCI di cui si parlava nell’articolo di domenica potrebbe essere la risposta a quella sollecitazione?
Probabilmente è così, ma non so cosa abbiano deliberato. La normativa non è vietare un caffè sul bus oppure contingentare l’accesso degli agenti a determinate aree. Ci sono da fare degli interventi sistemici e la cosa bella è che esiste già tutto l’impianto legale ed è uno dei più avanzati al mondo. Che cosa ha impedito alla FCI di farlo prima?
Cerchiamo di capire: se non sei abilitato presso la FCI non puoi operare con atleti in Italia?
Esatto. L’unico soggetto che in Italia può intermediare, lavorare al fine di una costituzione, modificazione o estinzione di un contratto che ha come oggetto una prestazione sportiva professionistica è un agente sportivo iscritto al registro CONI. Questo lo dice il regolamento del CONI e giusto lunedì sera in Gazzetta Ufficiale è uscito un decreto agenti sportivi (D.L. 218 del 2025) firmato dal Ministro Abodi che aggiunge un altro pezzo, alzando ancora il livello di professionalità di questo impianto normativo.
Essere agenti UCI può permettere di superare la norma italiana?
Anche io ho l’abilitazione UCI e sicuramente è un’abilitazione globale. I singoli Paesi hanno però la possibilità di prevedere delle norme più stringenti. Ad esempio in Francia non ti permettono di iscriverti all’esame dell’UCI se prima non hai raggiunto l’abilitazione presso il Comitato olimpico nazionale. C’è una differenza fra la legge sportiva e quella ordinaria. L’UCI, al pari delle Federazioni sportive internazionali, non è un Ente pubblico e quindi non può emanare norme che sovrastino quelle nazionali, come ad esempio può fare la Comunità Europea quando promulga una legge. Nel calcio c’è stata una grandissima discussione su questo tema.
Perché?
Data la difficoltà dell’iter abilitativo in Italia, alcuni agenti hanno sostenuto l’esame FIFA, ma per lavorare in Italia si sono dovuti domiciliare presso lo studio di un soggetto iscritto al Registro CONI e FIGC. In altre parole, puoi essere agente FIFA, ma se non sei domiciliato in Italia, il passaggio di un giocatore dalla Roma al Milan non puoi seguirlo. Non potresti neanche andare a prendere un giovane, per le restrizioni imposte proprio sul tema dei giovani atleti.
Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)
Discorso interessante su cui torniamo subito, ma prima c’è un dubbio: cosa succede se l’agenzia di intermediazione non ha sede in Italia?
Deve domiciliarsi. Prendiamo l’esempio di Mino Raiola, che purtroppo è scomparso. La sua agenzia ha ancora moltissimi atleti e la sede legale a Cipro. Per cui prima Mino e ora chi manda avanti l’agenzia ha la licenza cipriota, ma per lavorare in Italia si è domiciliato presso un avvocato che a sua volta ha l’abilitazione CONI e FIGC.
Nel ciclismo dovrebbe funzionare allo stesso modo?
Esatto, ma la FCI ha una strada interrotta, perché non fanno la prova di abilitazione. Sarebbe anche curioso sapere cosa ne pensi il Ministro dello Sport, visto che parliamo di una Federazione sportiva di primaria importanza.
Quindi con la licenza UCI puoi lavorare, ma nel momento in cui la FCI dovesse organizzare i bandi d’esame, dovresti metterti in regola con la normativa italiana?
In teoria si, però è complesso dare una risposta univoca, è evidente che ci sia un vulnus normativo. Anche nelle disposizioni UCI, si legge chiaramente che se il lavoro di un agente è sottoposto a una specifica regolamentazione nazionale, prima di richiedere l’abilitazione internazionale, dovrà adempiere a tutti i requisiti del livello nazionale. La regolamentazione nazionale CONI in Italia già c’è, però manca il pezzo finale in FCI. Insomma, è un tema gigante.
Chi ci andrebbe di mezzo casomai ci fosse una controversia?
Dato che ancora non c’è una normativa FCI, prendiamo spunto dal regolamento CONI per cui la società e il tesserato hanno l’obbligo di avvalersi solo di soggetti che siano iscritti a questo registro e devono anche verificarlo. L’agente deve far vedere che esiste questo registro e deve anche esibire la propria polizza assicurativa. Tutte le parti coinvolte dovrebbero assicurarsi di avere a che fare con un soggetto abilitato.
Quanti sono gli agenti italiani che operano nel ciclismo e hanno superato l’esame CONI?
So che Marco Piccioli opera nel ciclismo: lui non è agente UCI, ipotizzo che operi insieme ad un avvocato (l’avvocato Mari, come dichiarato da Massimiliano Mori in una nostra intervista, ndr). Piccioli è iscritto al Registro CONI e quindi, se la FCI facesse un bando d’esame, potrebbe accedervi (allo stesso modo ci risulta che fra i papabili per l’abilitazione in FCI potrebbe esserci Matteo Roggi, che opera nel ciclismo ed è un agente FIGC, ndr).
Marco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bandoMarco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bando
Cercando sul sito del CONI non risulta neppure il tuo nome.
Corretto. Il mio nome non lo vedete ancora perché ho passato da poco l’esame FIGC e ho inviato lunedì la richiesta di iscrizione al Registro FIGC-CONI ed è in fase di approvazione. Per cui io sarei nella stessa situazione di Piccioli, avendo in più l’esame UCI. Quindi, in estrema sintesi possiamo dire che, tra coloro che operano nel ciclismo, ci sarebbero due o tre agenti che potrebbero iscriversi subito ad un bando d’esame FCI.
Quindi al momento hai in mano la tessera di agente rilasciata dalla FCI dopo che hai superato il corso di Aigle?
Ho superato l’esame UCI a luglio e sto ancora aspettando il tesserino dalla FCI. In attesa che si mettessero in pari con il regolamento nazionale, ho richiesto la tessera come da normativa internazionale. Dato che non arrivava, ho mandato una PEC chiedendo che me la inviassero, mettendo l’UCI in copia. Non avendo avuto ancora segnali, la settimana scorsa ho scritto all’UCI e mi sono appellato a uno dei loro regolamenti.
Che cosa dice?
Che in caso di mancata risposta da parte di una delle Federazioni nazionali, in questo caso la FCI, dopo 30 giorni posso fare la richiesta per la tessera direttamente a Aigle. Non voglio andare dagli atleti a fargli firmare un mandato in cui manca un pezzo. Voglio lavorare sapendo di essere perfettamente in linea con i requisiti normativi, sia nazionali che internazionali.
Hai parlato di normativa sui giovani, che al momento sono il terreno di conquista più vivace.
Nel calcio c’è una normativa molto chiara. Dice che quando ottieni il mandato da un atleta che non è ancora professionista, se entro otto mesi non diventa professionista, il mandato cessa. Quindi come agente sei responsabilizzato a fare il massimo affinché quest’atleta diventi professionista. E poi c’è un’altra normativa sul conflitto di interessi, sia pure potenziale.
Puoi fare un esempio?
Non va bene ad esempio che tu abbia due giocatori nello stesso ruolo e nella stessa squadra se questo genera una situazione di influenza anche solo potenzialmente conflittuale con la società. E a proposito di conflitto di interessi, ho letto nella vostra intervista di domenica che un agente ricopre un incarico importante nel settore della pista. Come è possibile?
Nel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agentiNel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agenti
Andrebbe approfondito…
E’ un conflitto di interessi grande come una casa, anche se operi in collaborazione con un avvocato. Se hai un ruolo da consulente, un incarico o una semplice partnership con la FCI, non puoi fare l’agente. Io non potrei mai fare una cosa del genere in FIGC. Chiunque potrebbe farmi un esposto dopo due giorni e mi butterebbero fuori dal registro agenti. La cosa che fa veramente cadere le braccia è che due dirigenti federali lo dichiarino candidamente in un’intervista, in cui in tre paragrafi prima si era parlato di agenti.
L’elevata concentrazione di atleti nelle stesse mani sarebbe ugualmente un problema?
Decisamente. Se nella mia scuderia ho 30 juniores che passano U23, sono io che decido chi mettere in pole position e chi in terza fila. Quindi non sono più un agente, ma divento colui che arbitra la partita e questo è inammissibile anche per il regolamento CONI.
Solo che non esistendo una normativa FCI, problemi per gli agenti non ce ne sono…
Infatti al momento il problema è della FCI, perché si è permesso a tanta gente di lavorare senza un’abilitazione e perché c’è un ritardo di cinque anni. Quindi non ha tanto senso vietare l’accesso al pullman, piuttosto sono d’accordo sull’idea di portare la nostra normativa all’UCI. Saremmo veramente un esempio a livello mondiale.
Come ci si regola negli altri sport?
Nella World Athletics, se vuoi firmare il mandato con un minore, prima di tutto devi avere fatto dei corsi specifici. Infatti c’è un tema di safeguarding che stanno cercando di seguire con grande scrupolo. Detto questo, ci sono delle tempistiche precise per approcciare l’entourage dell’atleta, ma non prima dei sei mesi dalla data in cui potrà iniziare a lavorare. Per cui devi sapere come questa età cambi da Paese a Paese. Ma soprattutto, quando fai la bozza di quel mandato, poi devi mandarla a World Athletics a Monaco che la scansionano con la lente d’ingrandimento.
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Perché?
Al fine di verificare che non ci siano pratiche vessatorie o svantaggiose per l’atleta. Esempi virtuosi da imitare ci sarebbero. Nel ciclismo si cercano atleti sempre più giovani e io su questo non sono contrario a priori, a patto che la cosa sia gestita con regole chiare e facendo in modo che l’agente sia responsabilizzato.
In che modo?
Se fai legna e li prendi tutti, più che svilupparne la carriera sembra che voglia bloccarli prima che te li prenda un altro. Però tu, come agente, che responsabilità hai? Il rapporto è veramente sbilanciato, è tutto sulle spalle del corridore. E se poi non riesci a trovargli squadra, gli dici che non hai trovato niente e comunque ne hai altri 30 da sistemare.
Tuttavia non esistono norme che lo impediscono, giusto?
L’UCI ha una regolamentazione a maglie abbastanza larghe, però in Italia il legislatore ci mette il naso in modo proprio frequente e dettagliato. E’ chiaro che queste norme da noi sono nate principalmente per il calcio, ma in ogni caso abbiamo la legge sul professionismo sportivo e quindi vale per tutti. Non so dire se questa evidenza proporrà un tema in FCI e solleverà questioni di diritto commerciale, ma di certo si deve dire che qualcosa non funziona. Anche mettendoci la faccia.
Non considerando coloro che operano senza alcuna abilitazione, gli agenti italiani (residenti in Italia) con licenza UCI sono 16, altri sono disseminati tra Svizzera, Spagna e Principato di Monaco, in base alla loro residenza. Sarà curioso scoprire quali saranno gli obblighi che dovranno adempiere quando e se la FCI avrà adottato una normativa in linea con la Legge italiana. Quelli residenti all’estero potranno probabilmente limitarsi alla domiciliazione in Italia presso un agente abilitato CONI e FCI. Quelli residenti in Italia dovranno sottoporsi all’esame (scritto e orale) del CONI?
Tra le grandi del nostro pedale incontrate quest’inverno non poteva mancare Silvia Persico. In realtà avremmo dovuto parlare con lei durante il nostro lungo raid in Spagna, ma il caso ha voluto che proprio mentre stavamo andando dalla UAE ADQ, la lombarda fosse già in volo di ritorno verso casa, costretta a interrompere il ritiro a causa di una fortissima influenza.
A volte è anche bello raccontare questi “dietro le quinte”, se non altro per far capire la quotidianità della vita delle atlete, spesso molto meno lineare di quanto si possa immaginare.
Oggi però Silvia Persico ci ha raccontato come stanno andando le cose a Benidorm, con il debutto stagionale che è davvero imminente. Mancano infatti meno di 72 ore all’inizio della sua stagione, che si aprirà sabato sulle strade maiorchine del Trofeo Marratxí-Felanitx (in apertura foto UAE-ADQ).
Silvia Persico (classe 1997) è alla quarta stagione con la UAE ADQ. Ha un contratto con questo team fino al 2028Silvia Persico (classe 1997) è alla quarta stagione con la UAE ADQ. Ha un contratto con questo team fino al 2028
Silvia, partiamo proprio da quell’influenza del primo ritiro che ti ha un po’ rotto le uova nel paniere. Al netto di quell’inconveniente, che inverno è stato il tuo?
In generale è stato comunque un inverno abbastanza buono. Ho ricominciato dopo quasi un mese di stacco dall’ultima gara, iniziando con la palestra. All’inizio correvo anche un po’ a piedi, poi ho smesso e sono passata solo alla bici, con uscite molto blande e di poche ore, giusto per riprendere. Poi sono arrivata al primo training camp e lì ho perso un po’ di continuità, quella che serviva davvero, proprio per quel malanno. In questo secondo ritiro invece abbiamo lavorato tanto.
Sabato si inizia a correre. Cosa ti aspetti?
Esatto, si comincia con queste tre corse a Palma di Maiorca e poi andrò al UAE Tour Women. Vediamo come andrà, credo che inizialmente saranno soprattutto corse di rodaggio. Non sto male, ma neanche sono al top. Vedremo…
Qual è il resto del programma?
Ho giàuna traccia molto definita. Dopo l’UAE Tour Women andrò al Teide, quindi in altura, per preparare le classiche. Poi Strade Bianche e le altre gare italiane: Binda, Sanremo, Appennino e Trofeo Oro. Successivamente inizieranno le corse del Nord: Gand, Fiandre, Brabante e Amstel. Poi di nuovo altura per preparare il Giro d’Italia Women.
Quindi niente Vuelta per te?
No, niente Vuelta. Voglio preparare il Giro al meglio.
Silvia Persico ha chiuso il 2025 con la vittoria al Giro del Veneto WomenSilvia Persico ha chiuso il 2025 con la vittoria al Giro del Veneto Women
Visto questo programma così ampio, quali sono gli obiettivi? Qual è l’equilibrio tra il tuo spazio e quello di supporto a Elisa Longo Borghini?
L’obiettivo principale sarà comunque quello di essere di supporto ad Elisa. Detto questo, vorrei ritagliarmi anche qualche spazio mio. Magari non nelle gare in cui Elisa ha messo il cerchiolino rosso, ma in altre, anche di livello leggermente inferiore, oppure se Elisa non dovesse stare benissimo. Al momento non so ancora quale gara potrà essere quella giusta. Non credo sarà al UAE Tour, lì andremo chiaramente per Elisa, visto che è la vincitrice uscente. A me comunque piacerebbe arrivare in grande forma per il periodo delle classiche.
Hai cambiato qualcosa nella preparazione? Prima parlavi, ad esempio, della palestra…
La palestra l’ho sempre fatta. Quest’inverno però ho cercato di essere il più costante possibile, in generale su tutto il lavoro relativo alla forza, sia in bici sia a secco. Per il resto ho cambiato davvero poco, se non un leggero aumento delle ore totali di allenamento.
Il livello del ciclismo femminile sta crescendo molto e si va sempre più verso la specializzazione. Questo cosa richiede per te anche da un punto di vista fisico?
Io non mi sono mai vista come una vera scalatrice. Mi piacciono di più le classiche. Sicuramente essere magre è importante, ma secondo me oggi bisogna anche essere muscolose. Ogni anno bisogna spingere sempre più watt, quindi serve trovare il giusto equilibrio tra tonicità e massa. Personalmente credo di essere sulla buona strada.
Alcune compagne sono in Australia, altre sul Teide: in questi giorni a Benidorm, Persico e le altre della UAE ADQ uscivano a piccoli gruppiAlcune compagne sono in Australia, altre sul Teide: in questi giorni a Benidorm, Persico e le altre della UAE ADQ uscivano a piccoli gruppi
A livello di bici hai cambiato qualcosa?
Assolutamente niente. Non ne avevo bisogno e non ho voluto cambiare nulla. Ogni anno si cerca di essere più aerodinamiche, ma alcuni interventili avevo già fatti l’anno scorso. Avevo alzato il manubrio anche per un problema al ginocchio. Mi sono trovata bene e voglio dare continuità a questa posizione.
Con il gravel farai qualcosa? Ricordiamo che sei bronzo iridato in carica…
Sinceramente ancora non lo so. Essendoci i mondiali in Australia, non so se come nazionale si andrà. Molto dipenderà anche da come uscirò dalla seconda parte della stagione, visto che dopo il Giro Women dovrei fare anche il Tour de France Femmes.
Del UAE Team ADQ cosa ci dici?
Con il ritorno di Mavi García credo che ci siamo rinforzate ulteriormente. Federica Venturelli è molto giovane ma è fortissima e con grandi prospettive future. Aggiungerei anche Pauliena Rooijakkers: sarà molto duttile, utile come leader nei Grandi Giri e come supporto per Elisa nelle salite più lunghe. Siamo una squadra molto solida e, guardando anche le altre formazioni, credo che il livello generale si stia bilanciando. Il ciclomercato 2026 ha portato molte squadre a rinforzarsi. Questo è il quinto anno della squadra e l’obiettivo dichiarato è quello di vincere il ranking UCI.
Persico non si definisce una scalatrice, eppure l’anno scorso fu determinante in salita al Giro per Longo Borghini Persico non si definisce una scalatrice, eppure l’anno scorso fu determinante in salita al Giro per Longo Borghini
Come i vostri colleghi uomini fanno da due anni a questa parte! Durante il ritiro abbiamo visto due strutture diverse ma con molte sinergie. E’ così?
Vero, sicuramente all’inizio non era così, ma anno dopo anno ci siamo allineati sempre di più. Credo che anche a livello dirigenziale oggi ci siano una sinergia ed un’energia diversa rispetto ai primi anni.
Guardando alle altre big, che sensazioni hai in vista dell’inizio di stagione?
Dall’Australia si è visto che la FDJ-Suez è partita molto forte, con Ally Wollaston, e credo che si faranno trovare pronte anche per le classiche italiane. Non so se Demi Vollering farà il UAE Tour, ma ha a disposizione una squadra molto forte, così come Kasia Niewiadoma. Per quanto riguarda Lotte Kopecky, immagino che dopo un anno un po’ complicato si voglia rilanciare. Tanto più che la sua SD Worx si è rinforzata parecchio.
In effetti hanno fatto un ottimo mercato…
Per me è molto interessante l’innesto di Valentina Cavallar, l’austriaca proveniente dall’Arkéa. Ha dimostrato di poter andare forte sulle salite lunghe, essendo anche molto magra. La FDJ-Suez resta comunque una squadra molto completa e l’arrivo di Franziska Koch per le classiche è un grande upgrade. Canyon-SRAM e Visma-Lease a Bike hanno cambiato poco, anche se Pauline Ferrand-Prévot fa sempre un po’ paura: basti pensare a com’era messa nelle classiche e a come è andata poi al Tour. Ha lavorato molto sul peso, insieme a nutrizionista e mental coach. Lei quando punta non sbaglia.
Una delle novità per quanto riguarda la categoria juniores coinvolge il Team Tiepolo, che a partire da quest’anno è diventato devo team del NSN Cycling Team, formazione che ha preso il posto della Israel Premier Tech(in apertura la vittoria di Davide Frigo al Giro del Friuli juniores, photors.it). La squadra che con il cambio di nome è passata ad avere affiliazione svizzera mantiene le sue basi sul progetto Israel. Tanto che del passaggio a devo team della Tiepolo se ne parla da diversi anni, come ha avuto modo di raccontarci Marco Floriani generale manager della squadra friulana che ora avrà doppia affiliazione: austriaca e italiana.
«L’idea di questo progetto – racconta – nasce proprio da me un paio di anni fa. Avevo visto la deriva che stava prendendo la categoria juniores grazie all’esperienze all’estero che avevamo fatto come Team Tiepolo. Guardavo realtà come la Grenke Auto Eder, la FDJ e il Cannibal Team. Tutte squadre juniores che sono devo team di formazioni WorldTour. Così ho deciso di muovermi anche io in questa direzione per diversi motivi, il principale è la sempre maggiore difficoltà nel reperire fondi dagli sponsor per riuscire a fare un’attività internazionale».
Il Team Tiepolo era nell’orbita della Israel Premier Tech con la quale aveva un accordo sui materiali, dal 2024 (Photors.it)Il Team Tiepolo era nell’orbita della Israel Premier Tech con la quale aveva un accordo sui materiali, dal 2024 (Photors.it)
Com’è nato il contatto con la Israel?
Tramite Marco Frigo, che corre con loro dal 2022 quando era nel devo team under 23. Mi ha messo in contatto con il direttore generale della Israel, Kjell Carlstrom, e ci siamo incontrati per la prima volta ai mondiali di Glasgow. Il primo approccio è stato amichevole ma ho subito capito che fosse interessato nel portare avanti un progetto. Carlstrom mi ha detto di poterci dare un supporto a livello di materiali, pochi giorni dopo ero a Girona nel loro magazzino.
Tutto abbastanza rapido…
Molto, ci hanno dato le bici Factor, una trentina di modelli da strada e altre da cronometro. Un sostegno importante per noi che arrivavamo dall’accordo con Wilier, tuttavia scaduto.
In cosa consisteva?
Wilier ci forniva le bici a un prezzo avvantaggiato così da permettere ai ragazzi di avere un mezzo competitivo. Quando poi l’azienda è entrata nel WorldTour questo sostegno è venuto meno visto che per loro aumentavano le spese. Il grande costo nel ciclismo moderno, anche nelle categorie giovanili, riguarda il materiale. Un po’ perché l’evoluzione è arrivata fino a qui e anche perché ormai i ragazzi, e le famiglie, si aspettano un certo sostegno.
Il general manager Marco Floreani è colui che ha avviato i contatti con la Israel Premier TechIl general manager Marco Floreani è colui che ha avviato i contatti con la Israel Premier Tech
Qualcosa però è cambiato per voi visto che ora avete l’affiliazione in Austria.
Il Team NSN ha voluto inserire nella nostra squadra sei corridori stranieri, per le regole della nostra Federazione questa cosa non è possibile, il limite di stranieri è di uno per squadra. Questa regola mi sembra abbastanza assurda. Il mondo diventa sempre più globalizzato e la nostra Federazione ragiona con regole vecchie.
Per tutelare i ragazzi italiani, no?
Noi avremo quindici ragazzi nel nostro team, di cui nove italiani. Noi siamo friulani e comunque facciamo fatica a trovare corridori della nostra regione, alcuni hanno preferito andare in formazioni vicine come la Borgo Molino o altre. Alla fine i corridori buoni da prendere non sono molti, nella categoria allievi manca ancora la formazione e la preparazione. Si fa fatica a trovare corridori competitivi.
Non è un po’ presto?
In altri sport come il basket e pallavolo esiste il “piano altezza” se entro una certa età, quattordici o quindici anni, non hai determinati numeri vieni tagliato fuori. Nella ginnastica ritmica a quattordici anni sei già in ottica di andare all’Olimpiadi.
La Israel Premier Tech forniva al Team Tiepolo le bici Factor e il materiale tecnicoLa Israel Premier Tech forniva al Team Tiepolo le bici Factor e il materiale tecnico
Sono sport diversi e il ciclismo è sempre stato un’attività basata sull’endurance, cosa che arriva con l’avanzare dell’età…
Vero, nel ciclismo i ragazzi hanno maggiori possibilità di emergere. Esistono velocisti alla Milan, o come lo era Cavendish, due atleti all’opposto. Poi ci sono gli scalatori e tanti altri. Inoltre da juniores non tutti sono pronti a ricevere certi carichi di lavoro e l’attività si fa molto impegnativa.
La vera domanda sarebbe: è necessario?
Prima o poi ci dovremo sedere a un tavolo, parlarci e anche fermarci. Se un ragazzo non ha determinati parametri da allievo non passa juniores e se da juniores non sale di livello non diventerà mai un under 23 o un professionista. Noi avevamo un ragazzo che voleva fare pista ma senza determinati numeri la nazionale non lo prendeva in considerazione.
Questo è un altro discorso, lo sport non è fatto solamente di elite, la nazionale raccoglie il meglio ma l’attività dovrebbe essere garantita a tutti.
Infatti io sono per un ciclismo giovanile a due velocità. Da anni sono all’interno della chat dei diesse delle squadre juniores e mi sono battuto in prima linea per avere le radioline in gara. Stiamo parlando, da tempo, di questo problema legato alla crescita e allo sviluppo dei ragazzi. Alcuni a sedici anni sono maturi, altri no e lo si vede. Abbiamo bisogno di aspettare tutti, vi faccio un esempio.
A disposizione dei ragazzi anche le bici da cronometro e i caschi aerodinamici EkoiA disposizione dei ragazzi anche le bici da cronometro e i caschi aerodinamici Ekoi
Prego…
Da me al Team Tiepolo correva Giovanni Bortoluzzi, classe 2003, un ragazzo che da allievo faceva fatica a finire le gare. Rischiava di smettere ma noi lo abbiamo preso e fatto crescere, ora da primo anno elite ha iniziato a vincere e ha fatto anche uno stage con la Polti VisitMalta nel 2025.
Ora però da voi non ci sarà più spazio per ragazzi come lui e le altre squadre juniores chiudono, chi prenderà corridori come Bortoluzzi?
Infatti parlavo di ciclismo a due velocità. Quest’anno avrò quindici corridori, ma solo tre o quattro sono a livello di passare under 23 nel devo team di una squadra WorldTour. Gli altri avranno bisogno di tempo, per questo servirebbe fare una doppia attività dove nelle gare regionali corrono ragazzi con punteggi bassi.
Creare un circolo di “serie B” permetterebbe ai ragazzi di crescere davvero?
Si tratterebbe di fare doppia attività con i team (che in questo modo si troverebbero a sostenere costi ancora più alti, ndr). Far correre i ragazzi permetterebbe loro di guadagnare punti e poi essere portati a gare nazionali e internazionali.
Al momento nessun corridore del Team Tiepolo è passato con le varie formazioni della NSN, ma il rapporto è destinato a intensificarsi a partire dal 2026 (Photors.it)Al momento nessun corridore del Team Tiepolo è passato con le varie formazioni della NSN, ma il rapporto è destinato a intensificarsi a partire dal 2026 (Photors.it)
Torniamo al vostro progetto, diventare devo team era un passo necessario?
In termini economici sì. Riuscire a fornire due biciclette per corridore, più quella da cronometro, non è facile e i costi lievitano parecchio. Con il supporto del NSN Cycling Team avremo tutto il materiale, mi basterà fare una chiamata e nel giro di pochi giorni arriva tutto dal magazzino di Girona.
Nessuno fa niente per niente, quali sono stati gli accordi in termini di gestione del team?
Il mio obiettivo è crescere corridori friulani e su questo sono stato molto chiaro con Carlstrom, il team manager della squadra WorldTour. La doppia affiliazione è dovuta a una regola federale che ritengo obsoleta, ma sarei pronto a tornare sui miei passi in caso dovesse cambiare.
Non rischiate un altro effetto CTF, dove poi il team WorldTour ha messo le mani fino a cambiarne volto e identità?
Ripeto, sono stato chiaro e non voglio arrivare a quel punto. Piuttosto sono pronto a rinunciare alla collaborazione con la NSN. E’ anche vero che se in Italia avessimo una squadra WorldTour avremmo potuto fare tutto in casa.
Il discorso poi verte sull’esasperazione alla quale si è arrivati tra gli juniores e che sta, in parte, investendo anche la categoria allievi. Siamo davanti a un punto di svolta del ciclismo giovanile, sarà importante capire quale strada seguire ricordandoci che dovremmo lavorare per il futuro di questo sport e non per spolparne il presente.
Ultimi giorni a casa, fra conference call e lavoro, per Davide Bramati che a fine settimana partirà verso la penisola araba per l’Alula Tour. Allora inizierà, la sua stagione numero 20 da direttore sportivo, il che rappresenta quasi un primato a livello di WorldTour considerando il fatto che non ha mai cambiato squadra, rimanendo fedele alla Quick-Step attraverso i suoi cambi di colori, di roster, di obiettivi. In tanti sono passati, lui è sempre rimasto al suo posto.
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paureBramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Molti immaginerebbero fatica, quasi noia, invece a pochi giorni dalla partenza, le emozioni sono quelle che si vivevano non solo agli inizi della sua avventura da diesse, ma ancora prima, nel corso del 17 anni da corridore.
«Ho smesso al Giro d’Italia nel 2006 ma già l’anno prima, sapendo che il ritiro era dietro l’angolo, in squadra mi avevano paventato quest’idea. Un po’ per scommessa con Lefevere pensai che fosse un’opportunità. Ho avuto grandi maestri, come Alvaro Crespi ma anche Guercilena, Parsani, tutta gente che è ancora nel giro, un patrimonio di esperienza a disposizione. Che devo dire, mi piace questo mondo, è la mia vita, praticamente da quando avevo 8 anni…».
Quanto sei cambiato rispetto a quando sei salito sull’ammiraglia per la prima volta?
Tanto, perché giorno per giorno metti da parte esperienza, impari, lo faccio ancora oggi. Fino a quando corri, pensi a te stesso, a fare il meglio. Tutte le mattine ti devi allenare, cerchi di fare le cose fatte bene anche attraverso qualcosa di ripetitivo. Da diesse è diverso, c’è da dirigere il gruppo, i corridori, è un altro lavoro che cambia di continuo.
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-StepBramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Rispetto a quando hai iniziato a fare il direttore sportivo, adesso che cosa provi?
Posso dire una cosa: non so che cosa sia la noia. Il lavoro tutti gli anni cambia, c’è sempre da fare per migliorarsi. Ho ancora tanta passione, tutti coloro che mi conoscono sanno come vivo, dentro e fuori la macchina. Tutti gli anni arrivano corridori nuovi, c’è da conoscerli e farsi conoscere, ogni anno si cancella tutto e si ricomincia, con la stessa emozione, impazienza, voglia di far bene. E questo mi dà sempre entusiasmo.
Il lavoro però è cambiato…
E’ cambiato perché la tecnologia è andata avanti in tutto e anche il nostro lavoro è diverso. Adesso per preparare le gare ci vuole tempo. Una volta i GPX non esistevano e la presentazione di una tappa o di una gara di un giorno ai corridori si faceva su carta, si studiava e basta. Oggi no, si analizza sul pullman fino all’estremo, i percorsi bisogna quasi impararli come piste di sci. E’ cambiato veramente tanto. Una volta poi con l’italiano riuscivi a comunicare con tutti, oggi conoscere le lingue è indispensabile per stare all’avanguardia perché i corridori arrivano da tutte le parti del mondo.
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Adesso non ci si può distrarre un attimo, perché siete in contatto con i corridori in ogni momento…
Sì, è un altro fattore che è cambiato anche se le radioline c’erano già ai miei tempi. Io lo dico sempre, penso che il nostro lavoro sia fatto anche di comunicazione. Ma non siamo tutti uguali, ognuno usa la radio col suo carattere. Su questo voglio essere molto chiaro: è come se metti un allenatore di calcio, di basket, di volley a bordo campo e non può comunicare con i propri giocatori. Dare indicazioni ai propri ragazzi mi sembra del tutto normale.
In due decenni sono passati tanti corridori sotto le tue mani. Chi è che ti è rimasto nel cuore?
Sono passati veramente in tanti corridori e non vorrei fare torto a nessuno – risponde Bramati – ma sono legato a Bettini perché fa parte dei miei inizi, le gioie che ho vissuto insieme a lui e a Boonen, un altro col quale ho condiviso tante campagne del Nord ricche di momenti epici. Poi devo dire le emozioni vissute grazie ad Alaphilippe, le grandi soddisfazioni in Italia, alle gare che per me hanno un valore particolare come la Sanremo, il Giro, la Tirreno-Adriatico. Infine non si può dimenticare Remco (Evenepoel, ndr), anche lui m’ha dato tante soddisfazioni.
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiragliaLa vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
Di momenti importanti ne hai vissuti tantissimi. Quale ti viene in mente vissuto nella tua ammiraglia?
Sono davvero tanti, è chiaro che quelli vissuti quando a vincere era un italiano hanno un sapore particolare ed è giusto che sia così, vale per tutti. Sono stato anzi fortunato ad averne tanti capaci di trionfare. Sicuramente vivo tutte le vittorie con una passione forte, fa parte del mio carattere, questo è la mia voglia di fare. Se devo citarne una, forse sorprenderò ma cito il successo di Valentin Paret-Peintre all’ultimo Tour perché ha vinto contro ogni pronostico su una montagna storica come il Ventoux, senza dimenticare tutte le altre, prestigiose, che ho avuto con dei grandi corridori.
Tu hai vissuto tutta l’epopea del Wolfpack. Può tornare tale?
Io penso che il Wolfpack sia tale tutt’ora. Forse qualcuno si dimentica che vinciamo sempre il nostro numero di gare, nel 2025 sono state ben 54 e sicuramente continueremo a lavorare per far sì che questo gruppo migliori anno dopo anno, sapendo che anche le altre squadre sono cresciute tanto e tutti sono alla ricerca delle nuove tecnologie, ma sicuramente non siamo fermi e lo spirito del Wolfpack è sempre là.
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giornoAlaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Ti manca un po’ di avere grandi italiani vincenti a tua disposizione?
Ne sono passati tanti da queste parti, da Trentin a Viviani, a Brambilla che aveva messo la maglia rosa e poi Cattaneo, Bagioli, Ballerini, Masnada. Voglio dire che di italiani di valore in maglia Quick Step ci sono sempre stati. Questo momento non è facile, ma sono sicuro che abbiamo dei giovani italiani che stanno crescendo bene e penso che nel futuro si potranno avere ancora dei buoni corridori e, perché no, magari verranno alla mia corte nei prossimi anni…
Nel mondo dello sport di endurance si parla sempre più spesso di salute orale. Durante i Giochi Olimpici di Londra 2012 emerse che più della metà degli atleti presentava carie o erosioni dentali. Per capirne le ragioni e avere qualche consiglio, abbiamo approfondito l’argomento con la dottoressa Rebecca Semprini, igienista dentale e triatleta.
Rebecca, cosa si intende per igiene orale sportiva e perché carie e problemi dentali sono così frequenti nei ciclisti e negli atleti di alto livello?
Possiamo intendere con “igiene orale sportiva” l’insieme di strategie di prevenzione e cura della salute orale adattate alle esigenze di chi pratica sport, soprattutto ad alta intensità. Oltre al consumo frequente di integratori, bevande ricche di zuccheri e acidi, anche l’attività fisica modifica l’ambiente del cavo orale (in apertura, immagine EF Education, ndr). Ecco perché è necessario un approccio mirato che tenga conto di alimentazione, idratazione, respirazione e carichi di allenamento.
Il consumo di integratori e gel a base di zucchero rende necessario curare con attenzione l’igiene dentale (depositphotos.com)Il consumo di integratori e gel a base di zucchero rende necessario curare con attenzione l’igiene dentale (depositphotos.com)
In che modo i carichi di allenamento incidono sull’ambiente del cavo orale?
Durante lo sforzo intenso si riduce la produzione di saliva, che fisiologicamente ha un effetto protettivo. Meno saliva significa ridotta capacità di neutralizzare gli acidi e di difendere lo smalto. Anche la respirazione orale favorisce la secchezza del cavo orale e lo stress fisico può abbassare le difese immunitarie. Si crea così un ambiente ideale per la proliferazione batterica, aumentando non solo il rischio di carie ed erosioni dentali, ma anche infiammazioni gengivali.
Perché è importante curare la salute orale?
La salute orale influisce sul benessere generale e quindi sulla performance sportiva. La carie dentale non è un semplice “buco nel dente”, ma una malattia infettiva multifattoriale che colpisce i tessuti duri del dente. E’ causata dall’interazione tra i batteri della placca, gli zuccheri introdotti e l’acidità del cavo orale. I batteri metabolizzano gli zuccheri producendo acidi che, nel tempo, demineralizzano lo smalto e la dentina. Quando questo processo non viene controllato, la lesione cariosa progredisce, diventando irreversibile e rendendo necessario l’intervento dell’odontoiatra.
La consistenza appiccicosa di alcuni snack e gel fa sì che i residui rimangano più a lungo sui dentiLa consistenza appiccicosa di alcuni snack e gel fa sì che i residui rimangano più a lungo sui denti
Quanto incidono gel, bevande energetiche, caramelle gommose e snack sportivi sulla salute dei denti?
Questi incidono molto sulla salute dei denti perché ricchi di zuccheri e spesso acidi. Favoriscono la carie nutrendo i batteri e l’erosione dello smalto, soprattutto se consumati frequentemente e in condizioni di ridotta salivazione, come durante l’attività sportiva intensa. Inoltre, la consistenza appiccicosa di alcuni snack e gel fa sì che i residui rimangano più a lungo sui denti, prolungando l’esposizione di smalto e dentina agli attacchi acidi e batterici.
La disidratazione e la riduzione del flusso salivare durante allenamenti lunghi possono aumentare il rischio di carie?
Lo sforzo di qualsiasi intensità riduce la quantità di saliva, che rappresenta il naturale meccanismo di difesa del cavo orale. Di conseguenza il rischio è sempre carie e sensibilità dentale. Durante le sessioni prolungate e ad alta intensità aumenta il consumo di zuccheri. Pertanto se per molte ore non ci si lava i denti, l’ambiente orale cambia rapidamente. Il pH della bocca si abbassa e lo smalto dentale viene continuamente attaccato. Inoltre, i residui di cibo che rimangono in bocca diventano nutrimento per i batteri cariogeni.
Trascurare l’igiene dentale porta diretti fra le braccia del dentista (depositphotos.com)Trascurare l’igiene dentale porta diretti fra le braccia del dentista (depositphotos.com)
Quindi cosa possono fare i ciclisti?
Il consiglio principale è di risciacquare la bocca con semplice acqua dopo il rifornimento o utilizzare chewing-gum senza zuccheri o con zuccheri acariogeni, come xilitolo, stevia ed eritritolo. Inoltre, dopo l’assunzione frequente di zuccheri è meglio non lavare subito i denti. Attendete 30-60 min e lasciate il tempo all’ambiente orale di ristabilire un pH neutro o più basico.
Ci sono limiti nel consumo di chewing-gum?
Le cicche con xilitolo (zucchero acariogeno) possono migliorare l’ambiente orale grazie alla capacità di stimolazione salivare di questo zucchero non fermentabile. Inoltre, lo xilitolo favorisce un microbiota protettivo, tamponando gli acidi e favorendo la remineralizzazione. Tuttavia, bisognerebbe consumarne al massimo un paio al giorno e masticarle per non più di dieci minuti.
L’uso di gomme senza zucchero con xilitolo può migliorare l’igiene dentale, ma l’assunzione non può essere illimitataL’uso di gomme senza zucchero con xilitolo può migliorare l’igiene dentale, ma l’assunzione non può essere illimitata
Quali sono i segnali precoci che un ciclista dovrebbe riconoscere per intervenire prima che si sviluppi una carie?
Sensazione di bocca secca, aumento della sete, alito più acido o sgradevole e denti sensibili. Anche gengive particolarmente arrossate o che sanguinano facilmente.
Infine, quali sono i consigli essenziali che daresti a un ciclista per proteggere i propri denti nel tempo?
Curare l’alimentazione, perché carenze di vitamine e minerali possono compromettere la mineralizzazione del dente, indebolire i tessuti di supporto e favorire infiammazioni gengivali. Lavare i denti almeno due volte al giorno con spazzolino manuale o elettrico, usando dentifricio al fluoro e filo interdentale o scovolini per rimuovere la placca dalle zone più difficili. Inoltre, consiglio di bere sempre acqua, facendo una sorta di risciacquo, dopo l’assunzione di zuccheri e acidi, e di attendere 30-60 min prima di lavare i denti. Infine, bisognerebbe sottoporsi a controlli periodici ogni sei mesi circa.
Da una frase di Magrini durante la Vuelta, all'analisi del rapporto fra cura dei denti e rendimento atletico. Parlano Marcello Massini e il dottor Mineo
Il Giro d’Italia è pronto a passare sulle strade delle Cinque Terre, le stesse strade che furono di Massimo Podenzana, grande gregario e attaccante degli anni ’90, per due volte campione italiano e dal 1997 al 2001 uno dei fidatissimi di Marco Pantani. E’ lui che ci porta a scoprire le strade dove è cresciuto, dove il Giro d’Italia è passato tante volte e dove ritransiterà il prossimo 20 maggio con la Porcari-Chiavari.
Il territorio delle Cinque Terre è caratterizzato da cinque borghi marinari: Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Strade a picco sul mare, vigneti, uliveti e campanili che spuntano abbarbicati sulla costa. Il verde rigoglioso e il blu del mare a contrasto.
Massimo Podenzana (classe 1961) è nativo di La Spezia, quelle delle Cinque Terre erano le sue strade di allenamentoMassimo Podenzana (classe 1961) è nativo di La Spezia, quelle delle Cinque Terre erano le sue strade di allenamento
In Liguria
Podenzana è un ligure, di La Spezia per la precisione, una delle porte delle Cinque Terre. E’ una zona che ha dato non troppi, ma importanti campioni: uno su tutti Alessandro Petacchi. Il Giro vi arriverà dopo circa 80 chilometri della tappa che muove appunto verso Chiavari.
«E’ vero – inizia a raccontare Podenzana – si passa vicino a casa mia su strade che normalmente facevo in allenamento. Secondo me è una tappa molto nervosa, una tappa da fuga. Di sicuro non arrivano in volata perché quando arrivi a Pignone, ma già prima di Pignone, cominci a salire. Poi c’è la discesa che è una discesa tecnica quindi non recuperi niente, poi c’è l’altra salita che porta su al Termine. Anche quella è una salita di sette chilometri. Poi scendi, c’è un pochettino di discesa che non è tecnica, è una discesa abbastanza tranquilla e vai a prendere il Bracco. Scali il Bracco e poi il grosso è fatto. Insomma è una tappa da fuga».
Termine e Bracco sono salite tutto sommato simili: salgono con pendenze attorno al 6 per cento. Il Bracco qualcosina in più… Il Termine, almeno da Pignone, misura, 7 chilometri. Il Bracco circa 12.
Dallo scollinamento del Termine si vede il mare. Il Giro l’ha classificato come GPM di terza categoriaUno dei panorami di cui tanto parlava Podenzana (foto Wikimedia)Il Giro il prossimo 20 maggio arriverà sul Bracco dal versante del Colle di Guaitarola (foto Komoot)Dallo scollinamento del Termine si vede il mare. Il Giro l’ha classificato come GPM di terza categoriaUno dei panorami di cui tanto parlava Podenzana (foto Wikimedia)Il Giro il prossimo 20 maggio arriverà sul Bracco dal versante del Colle di Guaitarola (foto Komoot)
Il Passo del Termine
In effetti la frazione undici del prossimo Giro è alquanto tecnica e dura. La sequenza Pignone–Termine–Bracco e più avanti San Bartolomeo potrà essere selettiva. E in particolare sul Passo del Termine il gruppo potrebbe esplodere e sul Bracco, che in realtà si attacca dal versante del Colle di Guaitarola, ci potrebbe essere una più che discreta selezione.
«Avrò scalato non so quante volte il Termine. E molto spesso in compagnia di Leonardo Piepoli. Con lui, che era venuto dalla Puglia già da dilettante, facevamo sempre quelle salite delle Cinque Terre perché sono allenanti e, specialmente nel periodo primaverile, sono uno spettacolo. Hai delle vedute sul mare che non stancano mai.
«La nostra strada preferita era il giro delle Cinque Terre. Salivamo e scendevamo, salivamo e scendevamo. Partivamo da Spezia, ci mettevamo sulla costiera delle Cinque Terre e arrivando a Levanto facevamo il Termine. Da lì scendevamo a Carrodano e tornavamo indietro. Era un bel allenamento di 5-6 ore. Come ho detto, e come vedrete anche al Giro, le strade sono spettacolari, un panorama unico (non a caso sono parte del patrimonio UNESCO). E poi era bello fare la sosta. La facevamo sempre a Monterosso, perché avevi due opzioni: potevi scendere da una parte e risalire da un’altra. Cappuccio e brioche e poi si ripartiva».
Podenzana racconta che le prime volte che aveva affrontato Bracco e Termine era già grandicello, un dilettante. Da junior infatti andava verso la Toscana, che era più piatta. «Ma quando mi dovevo allenare a crono – riprende Podenzana – tornavo sulle strade della Versilia, ben più adatte alla specialità. Non ricordo bene quando affrontai queste salite per la prima volta, ma ricordo bene la fatica che feci, specialmente quando mi allenavo con gli scalatori. Man mano che passava la stagione notavo miglioramenti, quindi per me erano anche strade dove mi allenavo e dove capivo quando cominciava ad entrare in condizione o meno.
«Era questione di sensazioni. Anche perché sono salite impegnative, che spesso… strappano. Qualche volta veniva con noi anche Petacchi, però non quando facevamo troppa salita. Mentre a me, anche se era più giovane, piaceva molto allenarmi con Piepoli. Si vedeva proprio che era portato per la salita: ti tirava il collo. E sono sempre stato dell’idea che bisogna allenarsi soprattutto sui propri punti deboli».
Il Giro d’Italia affronterà l’11ª tappa, la Porcari-Chiavari di 178 chilometri, il prossimo 20 maggioIl Giro d’Italia affronterà l’11ª tappa, la Porcari-Chiavari di 178 chilometri, il prossimo 20 maggio
Col Giro a casa
Il Giro, come detto, vi tornerà il 20 maggio, ma era successo già in passato che le strade delle Cinque Terre s’infiammassero per la corsa. Una delle volte che si creò un grande caso fu nel 2015, quando un giovanissimo Davide Formolo fece uno show e, dopo essere stato in fuga proprio sul Bracco, planò su La Spezia. Ma l’emozione di pedalare al Giro d’Italia in casa non mancò neanche a Podenzana.
«Non ricordo con certezza – racconta Podenzana – quante gare ci abbia fatto, di certo non molte, ma ricordo che il Giro ci è passato più volte, anche prima che io diventassi un pro’. Ma una volta toccò a me essere in gruppo quando la corsa rosa passò su quelle strade e ricordo che sul Bracco c’era tutto il mio paese, un sacco di tifosi. Sono emozioni che ben ricordo».
Podenzana, da buon direttore sportivo – dal 2011 è alla Novo Nordisk, prima Team Type 1 – si sbilancia poi su quel che potremmo vedere. Già aveva detto che potrebbe essere una frazione per attaccanti. «Magari potrebbe essere una frazione buona per corridori come Scaroni, per dirne uno. Quest’anno ha dimostrato di essere abile su certi percorsi».