Mattia De Marchi The Grip

The Grip, il nuovo progetto (race) di Mattia De Marchi

24.01.2026
5 min
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Mattia De Marchi non smette di evolversi, progettare, cercare nuove strade. L’anno scorso ha organizzato la sua prima gara gravel: The Hills. In questa stagione il cambiamento è stato ancora più radicale. Ha lasciato il collettivo Enough, di cui era stato co-fondatore, e si è lanciato in un nuovo progetto gravel chiamato The Grip. L’abbiamo contattato per farci raccontare tutto di questa nuova avventura.

Mattia, come al solito cominciamo dall’inizio. Qual è la genesi di The Grip? 

Il gravel non è più quello di cinque anni fa, questo è chiaro a tutti. Ero già stato approcciato da Wilier tre anni fa, ma in quel momento ho voluto continuare con il collettivo Enough, perché quel progetto era appena cominciato. Poi ne abbiamo riparlato a luglio scorso, in Wilier volevano creare un team gravel con dietro una forte comunicazione. L’idea mi è piaciuta e loro si sono fidati di me. Quindi abbiamo deciso di creare assieme questa nuova squadra. 

Mattia De Marchi The Grip
The Grip è il nome scelto da De Marchi per il suo nuovo progetto
Mattia De Marchi The Grip
The Grip è il nome scelto da De Marchi per il suo nuovo progetto
Possiamo dire che la differenza con Enough è che The Grip avrà una vocazione più competitiva?

La differenza è che c’è più propensione verso la performance, sì, anche per come ci siamo strutturati. Avremo per tutta la stagione un meccanico e una nutrizionista che ci aiuteranno anche nelle trasferte. In Enough ci arrangiavamo in tutto con le nostre forze, ma ormai anche nel gravel è diventato tutto molto specifico, si è alzata l’asticella su ogni aspetto, ed è importante avere a fianco delle figure professionali. Saremo sempre seguiti anche da un fotografo e da videomaker, perché la comunicazione rimarrà un aspetto centrale. 

Parliamo della squadra di The Grip. Chi ne fa parte e qual è il tuo ruolo?

Con Wilier abbiamo cercato di mettere insieme degli sponsor che ci permettessero di avere il budget necessario per creare una squadra come si deve. L’ideale era avere 3-4 persone con una ragazza, ma per quest’anno siamo partiti in tre. C’è Jordy Bouts, un ragazzo belga già affermato nel gravel che correva nello Swatt Club, che conosco perché abbiamo gareggiato tante volte assieme. L’altro è Eddy Le Huitouze, che esce dal World Tour, (fino alla scorsa stagione correva nella Groupama-FDJ, ndr), ma si annoiava, si divertiva solo quando c’era il pavè.

Rave The Grip
Il nuovo team è nato in stretta collaborazione con Wilier. De Marchi & co. correranno sul modello Rave
Rave The Grip
Il nuovo team è nato in stretta collaborazione con Wilier. De Marchi & co. correranno sul modello Rave
E poi ci sei tu…

Oltre a correre, gestisco la squadra. Un’altra differenza rispetto ad Enough è che saremo sempre insieme durante tutte le gare. Già in questi mesi abbiamo passato molto tempo assieme, sia a casa mia che in Liguria, perché era importante fare gruppo, specie in queste prime fasi.

Il nome della squadra, invece, da dove arriva?

La prima cosa che viene in mente è l’idea del grip sul terreno, delle mani sul manubrio, eccetera. Ma in realtà il concetto che c’è dietro è il contatto con le persone, grip in quel senso lì. Voglio tenere il più possibile il legame con la community. Infatti, oltre al piano delle gare, abbiamo anche un piano parallelo di eventi a cui stiamo lavorando, ma per tenerci vicini alle persone. Parlo di social ride, partecipazioni ad altri eventi, anche non competitivi, festival, eccetera. Anche raccontando quello che facciamo in modo genuino, il più possibile dal vivo.

Mattia De Marchi The Grip
La squadra per questa stagione sarà composta da tre atleti. Oltre a De Marchi ci saranno Jordy Bouts e Eddy Le Huitouze
Mattia De Marchi The Grip
La squadra per questa stagione sarà composta da tre atleti. Oltre a De Marchi ci saranno Jordy Bouts e Eddy Le Huitouze
La vostra estetica anni ‘90 è stata una tua scelta?

E’ una continuazione del progetto iniziato con la presentazione della bici Rave, lanciata da Wilier nel giugno scorso. Quell’estetica aveva funzionato e quindi abbiamo deciso di andare avanti per quella strada. Ovviamente declinando i colori e il design in modo nuovo. Mi hanno convinto proprio perché la comunicazione è seguita molto bene da loro, internamente, quindi riusciamo a curare tutto nel dettaglio. L’altra grossa componente estetica è Café du Cycliste, che ci fornisce l’abbigliamento, perché alla fine le due cose che identificano una squadra sono la bici e il kit.

Quando debutterete in gara?

A metà febbraio alla Santa Vall a Girona, poi a fine febbraio andremo alla Sahara Gravel, una gara di quattro tappe tra le montagne dell’Atlante e il deserto. Ci tenevo ad iniziare subito con qualcosa di importante.

Mattia De Marchi The Grip
Il debutto in strada (di ghiaia) è previsto per il 14 febbraio alla Santa Vall
Mattia De Marchi The Grip
Il debutto in strada (di ghiaia) è previsto per il 14 febbraio alla Santa Vall
Parteciperete anche agli Europei e ai Mondiali UCI?

Agli europei di sicuro, anche perché saranno in Belgio, un territorio che interessa molto a Wilier e agli sponsor. Il mondiale ci piacerebbe molto, dobbiamo capire un attimo con il budget, dal momento che sarà in Australia. Magari capiremo in un secondo momento durante la stagione, anche in base ai risultati. 

Quale orizzonte temporale ha per il momento The Grip?

Per ora è a tre anni, ma stiamo già pensando a come crescere, perché è fondamentale ragionare in prospettiva. La prima cosa per la prossima stagione potrebbe essere inserire una ragazza in squadra. Non è mai facile iniziare un progetto nuovo da zero, devi convincere gli altri di qualcosa che c’è solo nella tua testa. Poi quando è uscito il video di presentazione tutti hanno avuto le idee più chiare ed è stato più semplice per me, per noi, presentarci agli sponsor. Anche perché volevo creare un team vero e proprio

Mattia De Marchi The Grip
The Grip ha per il momento un orizzonte di tre anni, ma le idee per le prossime stagioni sono già molte
Mattia De Marchi The Grip
The Grip ha per il momento un orizzonte di tre anni, ma le idee per le prossime stagioni sono già molte
Quindi, oltre a te, anche gli altri due ragazzi hanno uno stipendio? 

Avrei potuto avere il doppio degli atleti, ma ho preferito averne pochi ma retribuiti, in modo che potessero dedicarsi davvero al progetto. E’ stata una scelta mia, volevo avere persone che venissero non solo per pedalare su una bella bici e avere uno stipendio aiuta ad essere motivati. Ma siamo solo all’inizio. Vorrei arrivare a trovare degli sponsor anche fuori dalla bike industry, in modo che sia ancora tutto più sostenibile. Perché ho un sacco di idee per il futuro.

Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23

Pro.Gi.T Team: al lavoro per valorizzare il ciclismo in Puglia

24.01.2026
5 min
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Il lavoro del Pro.Gi.T Cycling Team è iniziato da qualche settimana ormai e la formazione pugliese si sta muovendo in vista di un 2026 che vuole unire ambizioni e crescita. Fare attività al Sud non è mai semplice, le difficoltà che si riscontrano mettono a dura prova il movimento, per emergere serve tanta organizzazione e una volontà di ferro. Il team manager della realtà pugliese, Giovanni Chierico (in apertura insieme ai ragazzi nel ritiro di gennaio) , ci racconta in che modo si stanno muovendo al fine di trovare un equilibrio e fare attività con i loro ragazzi. 

«Pro.Gi.T sta per “Progetto Giovani Talenti” – racconta Chierico – e dopo tanti anni di attività, 26 ormai, quest’anno ci siamo trovati e seduti intorno a un tavolo per capire quale strada intraprendere. La nostra formazione accoglie atleti juniores e under 23, ma con il passare degli anni fare attività è diventato sempre più difficile. Siamo anche arrivati a chiederci se avesse senso proseguire con la categoria under 23, visti i cambiamenti messi in atto dall’UCI».

Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23, ritiro Basilicata
Il Pro.Gi.T Cycling Team è stato in Basilicata per il primo ritiro stagionale fatto a gennaio
Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23, ritiro Basilicata
Il Pro.Gi.T Cycling Team è stato in Basilicata per il primo ritiro stagionale fatto a gennaio

Perseverare

Le formazioni under 23 cambiano, chiudono e si modificano. Questa categoria un tempo centrale per lo sviluppo e la crescita dei corridori sembra diventata quasi marginale. Ma potrebbe non essere così, ogni cambiamento ne deve provocare altri e le possibilità di lavoro esistono, per quanto non escluse da problemi e complicazioni. 

«Molte squadre preferiscono passare alla categoria under 23 – prosegue Chierico – e anche noi ci abbiamo pensato. La categoria juniores sta diventando sempre più sovrapponibile a quella under 23, tanto da arrivare a chiederci se esista ancora una differenza. Tuttavia ci siamo risposti che nel “Progetto Giovani Talenti” meritino di stare gli under 23. Abbiamo comunque preso una scelta per conciliare le due attività, terremo ragazzi di primo e secondo anno».

Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23
La formazione pugliese quest’anno conterà quindici corridori tra juniores e under 23
Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23
La formazione pugliese quest’anno conterà quindici corridori tra juniores e under 23
Questo ha avuto delle ripercussioni a livello di rosa?

Dai 24 atleti, tra juniores e under 23, che avevamo nel 2025 siamo passati a 15: sette juniores e otto U23, ai quali si aggiunge un atleta elite che correrà in mtb. 

Come vi muovete per organizzare l’attività e le varie trasferte?

Facciamo fatica a trovare e a partecipare alle gare nella nostra regione (la formazione non ha preso parte al Giro di Puglia Challenge, ndr). Per cui ci spostiamo tanto, soprattutto con gli under 23. Abbiamo degli accordi con delle strutture alberghiere in Toscana ed Emilia-Romagna, questo ci permette di restare diversi giorni da loro e avere un appoggio per correre. 

Pro.Gi.T Team, under 23
Il Pro.Gi.T Team terrà la categoria under 23, ma per una scelta di gestione saranno solo ragazzi di primo e secondo anno
Pro.Gi.T Team, under 23
Il Pro.Gi.T Team terrà la categoria under 23, ma per una scelta di gestione saranno solo ragazzi di primo e secondo anno
Per gli juniores, invece?

Con loro è più semplice perché nel Sud e nel Centro Italia ci sono più gare, ad esempio lo scorso anno abbiamo partecipato a una serie di gare ad Aglianico in Basilicata e a Sora (per il Giro di Ciociaria, ndr). Inoltre sfruttiamo le gare miste, che includono under 23 e juniores, cosa che ci permette di far crescere i nostri giovani e farli confrontare con atleti più grandi. 

Si tratta comunque di un modo per fare attività…

Noi stessi organizziamo una corsa ad aprile che unisce queste due categorie, ad Adelfia in provincia di Bari. L’anno scorso abbiamo avuto 146 partenti con formazioni come la Delio Gallina, la Rostese, il Team Zappi che ha portato una formazione juniores straniera.

Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23
Anche lo staff del team è selezionato in base alla valorizzazione di ex corridori che hanno intrapreso un percorso di studio e hanno conseguito o sono prossimi alla laurea
Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23
Anche lo staff è selezionato per valorizzare ex corridori che hanno intrapreso un percorso di studio e hanno conseguito o sono prossimi alla laurea
Nelle tante difficoltà c’è comunque un progetto volto alla crescita dei ragazzi.

Vogliamo continuare a proporre attività al sud e permettere ai giovani di correre ed emergere. Non nascondo che ci piacerebbe fare un passo ulteriore e diventare continental, ci sarebbero anche sponsor interessati. Abbiamo visto che con l’avvento dei devo team diventare continental è un modo per riuscire a proseguire. Serve un budget superiore, ma siamo abituati a lavorare guardando a ogni dettaglio. Quando si arriva da così lontano non si può sbagliare di una virgola. 

E’ difficile trovare un equilibrio?

Si tratta di fare scelte. A volte mi dicono che i nostri mezzi sono “datati”. Preferiamo fare una manutenzione in più e avere mezzi vecchi e funzionanti, ma riuscire a garantire una buona attività ai ragazzi. C’è un’altra cosa a cui teniamo molto.

Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23
Il Pro.Gi.T Team si impegna nel garantire ai suoi ragazzi un’attività il più possibile completa e strutturata (foto Federico Gherardi)
Pro.Gi.T Team, Puglia, juniores, under 23
Il Pro.Gi.T Team si impegna nel garantire ai suoi ragazzi un’attività il più possibile completa e strutturata (foto Federico Gherardi)
Prego…

Quest’anno come Pro.Gi.T Cycling Team ci vogliamo spendere per parlare di sicurezza stradale. Un tema che ci sta a cuore e chi ci ha visti coinvolti da vicino vista la perdita di uno dei nostri ragazzi, Stefano Principale, coinvolto in un incidente mortale lo scorso 18 dicembre a soli 20 anni. Ci siamo già mossi per parlare con alcuni comandi di Polizia e portare avanti dei progetti sulla sicurezza stradale. 

Allora in bocca al lupo per tutto, ci vedremo alle corse.

Crepi! E a presto. 

Integratori Syform, XDS Astana (foto XDS Astana)

XDS Astana e Syform: come nascono gli integratori

24.01.2026
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Negli ultimi anni Syform si è affermata come una realtà in forte crescita nel panorama dell’integrazione sportiva italiana. Azienda di origine veneta, già citata in precedenti articoli per l’attenzione alla qualità delle materie prime e per l’approccio scientifico allo sviluppo dei prodotti, Syform ha scelto di costruire la propria identità affiancando alla ricerca il lavoro quotidiano sul campo. Una filosofia che trova la sua massima espressione nella collaborazione con il team WorldTour XDS Astana.

E’ proprio all’interno di questo contesto di altissimo livello che nascono molti dei prodotti da loro proposti sul mercato per la performance sportiva. Testati, affinati e validati in gara, grazie al lavoro congiunto tra azienda, staff tecnico e mondo accademico.

Per capire in cosa consiste questo lavoro di ricerca sul campo, come nasce un integratore destinato alla performance e quale ruolo abbiano il feedback degli atleti, abbiamo intervistato il dottor Luca Simoni, responsabile del team nutrizionale della XDS Astana e figura centrale di questo processo.

Luca Simoni è il responsabile della nutrizione della XDS Astana e fa parte anche dello staff della Padovani
Luca Simoni è il responsabile della nutrizione della XDS Astana e fa parte anche dello staff della Padovani
Luca Simoni è il responsabile della nutrizione della XDS Astana e fa parte anche dello staff della Padovani
Luca Simoni è il responsabile della nutrizione della XDS Astana e fa parte anche dello staff della Padovani
Nel lavoro quotidiano con il team XDS Astana, quali aspetti o difficoltà legate all’uso pratico degli integratori emergono più spesso dagli atleti?

Più che di difficoltà, oggi parlerei di un sistema che ha imparato a funzionare bene. Questo è il risultato di anni di lavoro sulla costruzione di protocolli di integrazione chiari e, soprattutto, di un grande lavoro di squadra. Alla base c’è una collaborazione costante tra nutrizionisti, medici e soprattutto massaggiatori, che durante le gare sono il vero punto di contatto quotidiano con l’atleta e permettono che il protocollo non resti sulla carta. 

Che tipo di osservazioni o richieste arrivano dai corridori e come queste influenzano le scelte di sviluppo di un prodotto?

La verità è che ogni corridore avrebbe una o più richieste specifiche. Viviamo costantemente una sorta di dicotomia: da un lato la necessità di standardizzare, dall’altro quella di personalizzare. In un certo senso, la nostra sfida quotidiana è proprio quella di standardizzare la personalizzazione.

Syform è un'azienda veneta fondata nel 1999 da Leopoldo Moretto ed è partner della XDS Astana
Syform è un’azienda veneta fondata nel 1999 da Leopoldo Moretto ed è partner della XDS Astana
Syform è un'azienda veneta fondata nel 1999 da Leopoldo Moretto ed è partner della XDS Astana
Syform è un’azienda veneta fondata nel 1999 da Leopoldo Moretto ed è partner della XDS Astana
Come si fa?

Il primo passaggio è sempre un lavoro di filtro. Non tutte le osservazioni che arrivano dai corridori possono trasformarsi automaticamente in una modifica di prodotto, anche perché non tutti hanno la stessa sensibilità, le stesse esigenze, a volte in giornate differenti rispondo a stimoli analoghi in maniera diversa. Solo quando una richiesta emerge in modo ricorrente e condiviso si torna sulla formulazione. 

Quali sono le richieste più frequenti?

Quelle che riguardano aspetti pratici come gusto, densità e facilità di utilizzo. Un esempio concreto è stata l’introduzione di una scanalatura su una barretta per identificare rapidamente al tatto il contenuto in carboidrati anche in gara (immagine di apertura, ndr). Oppure lo sviluppo dei gel X-Plosive Pro e Fusion, per i quali abbiamo effettuato tre release successive basate su sondaggi strutturati con atleti WorldTour e Devo.

Quando le indicazioni dei corridori convergono su un'indicazione convincente, parte lo sviluppo del prodotto (foto XDS Astana)
Quando le indicazioni dei corridori convergono su un’indicazione convincente, parte lo sviluppo del prodotto (foto XDS Astana)
Quando le indicazioni dei corridori convergono su un'indicazione convincente, parte lo sviluppo del prodotto (foto XDS Astana)
Quando le indicazioni dei corridori convergono su un’indicazione convincente, parte lo sviluppo del prodotto (foto XDS Astana)
Quando il feedback degli atleti diventa rilevante?

E’ importante sottolineare che per intervenire sul prodotto è necessario raggiungere una sorta di quorum. Se una richiesta, come ad esempio una maggiore densità, arriva da una percentuale molto ridotta di atleti, non viene presa in considerazione. Se invece emerge in modo significativo e ricorrente, allora si torna un passo indietro e si rivedono le scelte formulative. In sintesi, il feedback degli atleti è fondamentale, ma deve essere contestualizzato, quantificato e interpretato. Solo quando le richieste sono sensate e condivise da un numero significativo di corridori, diventano uno strumento reale di evoluzione del prodotto.

Cosa determina la scelta dell’integratore usato in gara: le condizioni climatiche o l’atleta?

Nella ricerca spasmodica della performance, la risposta è che contano entrambi. In linea generale, le strategie di gara nascono da un protocollo nutrizionale inserito in un contesto di calcolo giornaliero, che tiene conto del dispendio energetico, dell’efficienza metabolica e del ruolo dell’atleta in corsa. Inoltre, può cambiare la modalità di assunzione dei carboidrati. A parità di grammi per ora, alcuni corridori non riescono ad assumere due gel energetici consecutivi, ma necessitano di alternare l’assunzione con un alimento solido, purché altamente digeribile. 

Non tutti i corridori riescono a ingerire il quantitativo previsto di carboidrati solo con i gel e a volte hanno bisogno di solidi (foto XDS Astana)
Non tutti i corridori riescono a ingerire il quantitativo previsto di carboidrati solo con i gel e a volte hanno bisogno di solidi (foto XDS Astana)
Non tutti i corridori riescono a ingerire il quantitativo previsto di carboidrati solo con i gel e a volte hanno bisogno di solidi (foto XDS Astana)
Non tutti i corridori riescono a ingerire il quantitativo previsto di carboidrati solo con i gel e a volte hanno bisogno di solidi (foto XDS Astana)
Ci può raccontare un episodio in cui un dettaglio ha portato a ripensare un prodotto?

In occasione della cronoscalata del Monte Lussari (Giro 2023, ndr), avevamo fatto tutti i protocolli disponibili per supportare la performance degli scalatori, inclusa la beta-alanina. Parliamo di un supplemento con elevato livello di evidenza scientifica, inserito nel gruppo A dell’Australian Institute of Sport, noto per il suo ruolo nella sintesi della carnosina e quindi nel supporto ai sistemi tampone muscolari. L’efficacia della beta-alanina era chiara, ma al termine della corsa due atleti, particolarmente sensibili, mi hanno riferito che il formicolio associato all’assunzione erano stati eccessivi e fastidiosi. L’effetto secondario è noto e assolutamente non pericoloso, ma in quel caso avrebbe portato i corridori a smettere di prenderlo.

E che cosa avete fatto?

Ho deciso di modificare l’approccio, non rinunciando al supplemento, ma intervenendo sulla tecnologia di formulazione. Ho suggerito all’azienda di modificare la formula per ottenere un rilascio prolungato, che rende il principio attivo disponibile in modo più graduale nel tempo, riducendo i picchi e limitando in modo significativo il formicolio.

Racconta Luca Simoni che la cronoscalata del Lussari al Giro 2023 lo portò a chiedere una modifica nel rilascio della beta-alanina
Racconta Luca Simoni che la cronoscalata del Lussari al Giro 2023 lo portò a chiedere una modifica nel rilascio della beta-alanina
Racconta Luca Simoni che la cronoscalata del Lussari al Giro 2023 lo portò a chiedere una modifica nel rilascio della beta-alanina
Racconta Luca Simoni che la cronoscalata del Lussari al Giro 2023 lo portò a chiedere una modifica nel rilascio della beta-alanina
Come si trasferisce l’esperienza pro’ della XDS Astana al prodotto per il mercato?

Il processo può partire da due direzioni. La prima nasce da un’esigenza condivisa dagli atleti, che viene poi discussa con il Reparto Ricerca e Sviluppo di Syform. Si definisce la formula, si scelgono materie prime certificate e si testano i campioni, preferibilmente in off-season. Il secondo flusso parte dall’azienda, che propone nuove tecnologie o materie prime, come nel caso dei protocolli di bicarbonato per migliorarne tollerabilità e praticità. Solo dopo test positivi, si valuta l’ingresso sul mercato, considerando anche sostenibilità economica ed efficacia.

Quali strumenti di analisi utilizzate per la valutazione e la scelta dei protocolli?

Nel contesto dello sport professionistico, l’utilizzo di strumenti di analisi avanzata e la conseguente raccolta dati rappresentano oggi un elemento imprescindibile per l’ottimizzazione delle strategie nutrizionali e integrative. Nel caso di XDS Astana, anche grazie alla collaborazione con l’Università di Padova, è possibile gestire internamente una serie di valutazioni avanzate ad alto valore applicativo. Ad esempio la valutazione del Minimum Lactate Steady State (MLSS), lo studio dell’ossidazione dei substrati energetici e test specifici relativi allo stato di idratazione e alla perdita elettrolitica.

La stagione della XDS Astana è iniziata col piede giusto: vittoria di Scaroni alla Classica Camp de Morvedre
La stagione della XDS Astana è iniziata col piede giusto: vittoria di Scaroni alla Classica Camp de Morvedre
La stagione della XDS Astana è iniziata col piede giusto: vittoria di Scaroni alla Classica Camp de Morvedre
La stagione della XDS Astana è iniziata col piede giusto: vittoria di Scaroni alla Classica Camp de Morvedre
Quindi grazie a questi strumenti riuscite a personalizzare e validare i protocolli?

Sì, il ricorso a test fisiologici, metabolici e di composizione corporea consente di superare approcci standardizzati, orientandosi verso una reale personalizzazione basata sull’evidenza. Tuttavia, i test genetici vengono integrati con cautela all’interno di un quadro clinico più ampio, evitando interpretazioni deterministiche. La raccolta dati è costosa, ma rappresenta la base per comprendere la variabilità individuale e costituisce un prerequisito fondamentale per lo sviluppo progressivo di strategie nutrizionali e integrative realmente efficaci e sostenibili nel lungo periodo.

Come immagina l’evoluzione della personalizzazione dell’integrazione nei prossimi anni?

Vedremo un’ulteriore integrazione tra nutrigenetica (la scienza che studia come la genetica individuale influenzi la risposta dell’organismo agli alimenti, ndr), nutrigenomica (la scienza che studia l’interazione tra i nutrienti della dieta e l’espressione dei geni, analizzando come gli alimenti influenzano il DNA, ndr) e approcci metabolomici (analizzano il profilo metabolico completo o specifico di un sistema biologico per studiare piccole molecole e personalizzare la nutrizione, ndr). Tuttavia, sarà sempre più importante distinguere tra dati affascinanti e quelli realmente applicabili.

Che cosa significa?

La vera competenza risiederà sempre più nella capacità di interpretare criticamente i risultati. L’innovazione ha valore solo quando si traduce in un miglioramento prestativo reale e misurabile.

VDP senza ciclocross? Forse Hulst sarà l’ultimo acuto da tenore…

VdP senza cross? Forse Hulst sarà l’ultimo acuto da tenore…

24.01.2026
5 min
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Mathieu Van der Poel continua a raccogliere successi nel ciclocross. Ormai è un copione che si ripete negli anni: esordisce a stagione inoltrata, dopo essersi preso un po’ di riposo dalla strada (dove il suo rendimento è sempre molto più brillante nella prima che nella seconda parte) e inizia a vincere una gara dopo l’altra, fino all’apoteosi mondiale. Quest’anno tra l’altro il calendario lo ha favorito e l’olandese sta provando anche a conquistare la Coppa del Mondo pur avendo iniziato più tardi.

A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo...
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo...
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…

Un inverno senza competizioni

Tutto ciò però ha un prezzo e in casa Alpecin Deceuninck lo segnalano da tempo. Si ha un bel dire che la squadra WorldTour si divide equamente fra strada e ciclocross, ma ragioni di ranking impongono un’attenzione maggiore verso la prima (almeno finché non diventerà attuativa la riforma UCI che contempla anche discipline come valide per l’assegnazione di punti). Il team manager Philip Roodhooft da tempo preme per un cambio di strategia dell’olandese e non è il solo.

Persino papà Adrie Van der Poel, che pure ha vissuto una carriera intera fra ciclocross e strada arrivando ai vertici in entrambe, preme per un cambio di passo. «Abbiamo discusso più volte di questo – ha rivelato a Sporza – sarebbe buono per la sua testa, staccare dalle competizioni per un po’, preparare con calma la stagione su strada dedicandosi anima e corpo alla preparazione, ma sappiamo entrambi che rimanere per un lungo periodo senza competizioni, l’adrenalina che esse ti danno è difficile per com’è fatto lui».

Vincendo in Spagna Van der Poel ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna Van der Poel ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo

Caccia all’8° titolo iridato

Mathieu è sempre stato restio: «Quando ne parliamo, mi dice sempre “Che cosa ne sai tu?”. Lo capisco, non conta cosa piace a me, ma cosa piace a lui. Fa le sue scelte, in piena libertà ed è giusto così». Il campione del mondo però ci sta facendo più di un pensierino: se dovesse conquistare il titolo mondiale il prossimo 1° febbraio (e visto il suo dominio attuale sulla concorrenza è più che probabile) diventerebbe il padrone assoluto nella storia della specialità, staccando anche Erik De Vlaeminck fermo a 7 titoli e allora potrebbe anche rinunciare alla prossima stagione. Dandosi un ideale passaggio di testimone con Thomas Pidcock che ha detto di voler rientrare…

«Molto dipende da quando finirà la sua stagione su strada – afferma papà Adrie VDP – proprio per evitare uno stacco dalle gare troppo lungo. Ma se facesse la Vuelta con una forma competitiva e poi le classiche italiane, potrebbe anche rinunciare almeno per un anno».

Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo

I dubbi su Hoogerheide 2028

Già, un anno. Perché c’è un evento al quale la famiglia Van der Poel tiene. Nel 2028 i mondiali si terranno ad Hoogerheide e la progettazione del percorso dell’evento è stata affidata proprio all’esperienza di Adrie. Che vorrebbe naturalmente avere suo figlio al via, quindi staccare un anno dal ciclocross, nel 2026-27 sarebbe ideale, pensando poi a un suo rientro. Ma su questo tema, Mathieu era stato scettico.

«Ho sempre detto che mi piacerebbe battere il record di titoli iridati e farlo nel mio Paese – aveva dichiarato a Het Laatste NieuwsHulst è l’occasione giusta per farlo, poi non mi resterebbe molto altro da dire in questo ambiente, mentre su strada le opportunità sono sempre tantissime (non dimentichiamo che l’olandese è in corsa per il Grand Slam Career nelle classiche Monumento come Pogacar, con 3 successi su 5, ndr). Vorrei ritirarmi in grande stile, da vincente. E se poi a Hoogerheide finissi 5°? Ci sarebbe un retrogusto amaro. Se posso vincere prima, è molto meglio».

Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro

«Amo ancora il ciclocross, ma…»

L’idea di Mathieu è passare un intero inverno in Spagna, senza distrazioni, lavorando sulla sua condizione da far crescere piano piano e far durare di più. Una scelta dettata anche da trascorrere del tempo, da una nuova consapevolezza legata ai suoi 30 anni: «Amo ancora il ciclocross, ma è molto impegnativo e richiede molta energia. Inoltre vorrei vedere se il mio livello, senza il ciclocross, sarebbe ancora migliore e non posso saperlo se non ci provo. Ma il ciclocross resta la disciplina che amo di più, gli spettatori, l’atmosfera. E’ un amore così forte che mi trattiene dal fare il grande passo».

Papà Adrie resta in disparte, in attesa di quel che sarà e delle decisioni del figlio: «Sarebbe bello se Mathieu ci fosse, sa che a quell’evento tengo particolarmente. Ma quando lo sento parlare, so che c’è una forte possibilità che non ci sarà. Staremo a vedere, sicuramente se c’è un inverno da saltare, è il prossimo…».

Federazione Ciclistica Italiana - FCI - Paolo Scofield Design

La posizione della FCI su procuratori ed esami

23.01.2026
6 min
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Perché, ci si chiedeva, la FCI non ha ancora applicato la legge sugli agenti sportivi, come hanno fatto il calcio, il basket e il golf? La domanda sollevata dopo l’intervista di mercoledì richiedeva una ricostruzione federale, anche perché il decreto attuativo pubblicato lunedì in Gazzetta Ufficiale ha riportato l’attenzione sulla disciplina di questa figura professionale.

FU lo scandalo di Calciopoli nel 2006 a spingere per regolamentare la professine degli agenti
Fu lo scandalo di Calciopoli nel 2006 a spingere per regolamentare la figura dell’agente. La normativa riguarda FGCI, FCI, FIG (golf) e FIP (basket)
Fu lo scandalo di Calciopoli nel 2006 a spingere per regolamentare la professione degli agenti
Fu lo scandalo di Calciopoli nel 2006 a spingere per regolamentare la figura dell’agente. La normativa riguarda FGCI, FCI, FIG (golf) e FIP (basket)

Calciopoli, la prima pietra

La posizione della FCI eccola qua (in apertura immagine di Paolo Scofield), per come l’abbiamo ricostruita attraverso vari colloqui. La necessità di ordinare la professione dell’agente sportivo nasce dal mondo del calcio e dagli scossoni successivi allo scandalo di Calciopoli e della GEA: la società che si sciolse nel 2006 e accusata di agire in un regime di quasi monopolio (si è mai fatto il calcolo delle percentuali di atleti rappresentati dalle varie agenzie che operano nel ciclismo?).

Nel momento in cui lo Stato e il CONI decidono di intervenire, la FCI pone due questioni. Una legata alla presunta mancanza di norme attuative rispetto al Decreto 37 del 2021. Un’altra legata alla tutela dei procuratori già attivi e formati a livello internazionale (UCI), per i quale chiede al CONI e alle istituzioni che prima di andare a nuovi esami si sani la loro posizione.

Questo tuttavia non avviene. Il CONI non riconosce i loro percorsi di formazione e la qualificazione internazionale presso l’UCI. Ci dicono da ambiente federale che ciò sarebbe dovuto al fatto che l’UCI ha sede in Svizzera e con la Svizzera non esiste reciprocità in ambito sportivo. 

La FCI non rinuncia e per quasi due anni porta avanti l’istanza. Dato tuttavia che la situazione non si sblocca, nel corso del 2025, il Consiglio federale si muove per trovare una soluzione che salvaguardi il percorso dei procuratori che già lavorano nel ciclismo.

Come ci ha anticipato Gianni Vietri, la FCI crea un nuovo regolamento. L’obiettivo sarebbe quello di raggiungere un’equiparazione per tutte le federazioni che riconoscono il professionismo. Al fine di tutelare i procuratori già attivi, all’interno di questo regolamento, sarebbe stata inserita una norma transitoria. Licenziato dal Consiglio federale, il regolamento stesso viene poi inviato al CONI, per la necessaria approvazione da parte della Giunta.

Il Consiglio federale della FCI a Noto ha approvato la proposta di regolamento sugli agenti sportivi (foto Noto News)
Il Consiglio federale FCI del 7 ottobre 2025 ha approvato la proposta di regolamento sugli agenti sportivi (foto Noto News)
Il Consiglio federale della FCI a Noto ha approvato la proposta di regolamento sugli agenti sportivi (foto Noto News)
Il Consiglio federale FCI del 7 ottobre 2025 ha approvato la proposta di regolamento sugli agenti sportivi (foto Noto News)

Il decreto di fine 2025

La promulgazione del Decreto 218 del 2 dicembre 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio) può aver inciso sull’iter del provvedimento? Probabilmente sì.

Nel testo si legge che entro sei mesi a partire dal 2 febbraio 2026, le federazioni dovranno adeguare il loro regolamenti per l’accesso alla professione di agente. Forse è quello il termine oltre il quale la Giunta CONI darà la sua valutazione sul regolamento proposto dalla FCI.

Nel frattempo la ricostruzione della FCI lascia spazio al ragionamento. Se effettivamente non era possibile agire in assenza di un decreto attuativo come quello di lunedì scorso, la creazione del sistema di esami e abilitazioni federali dopo la promulgazione del Decreto 37 del 2021 è stato un passo falso da parte delle altre Federazioni? Chiaramente nessuno è disposto a sostenerlo. Ma soprattutto è vero che non si potesse operare perché il quadro normativo era incompleto?

Di sicuro, come tutto ciò che avviene in Italia, l’argomento è contorto e pieno di complicazioni. Anche perché la data di inizio degli esami e delle abilitazioni è precedente rispetto al 2021. Scusate se d’ora in avanti il discorso diventerà noioso, non è stato divertente neppure muoversi in questo ambito confuso.

La prima norma sugli agenti sportivi porta la data del 27 dicembre 2017, in seguito alla quale si costituisce presso il CONI il Registro nazionale agenti sportivi.

Il 23 ottobre del 2018 viene promulgato un DPCM che stabilisce le modalità con cui si può diventare agenti: quindi l’esame CONI e l’abilitazione da parte delle federazioni. Il DPCM, in quanto tale, non ha bisogno di decreti attuativi (lo abbiamo imparato nei frenetici giorni del COVID), essendo esso stesso lo strumento attuativo di una norma primaria (in questo caso la Legge n. 205 del 27 dicembre 2017). Un aggiornamento avviene con il DPCM 27 giugno 2019, che estende la validità dei titoli abilitativi rilasciati tra il 31 marzo 2015 e il 31 dicembre 2017 sino al 31 dicembre 2019.

Il 23 marzo del 2020, il decreto sugli agenti sportivi disciplina l’organizzazione degli esami e tutti gli adempimenti necessari. Pertanto il 14 maggio dello stesso anno, il Regolamento agenti sportivi varato dal CONI entra in vigore con deliberazione della Giunta Nazionale. A partire da novembre 2020, con il rallentamento dovuto alla pandemia, il CONI predispone il primo dei 10 esami finora organizzati. A giugno del 2021, la FIGC dispone il primo bando aperto a chi abbia superato l’esame del CONI.

E’ vero che quando viene varato il Decreto 37 del 2021 non ci sia ancora un decreto attuativo come quello pubblicato lunedì scorso, ma è altrettanto vero che in Gazzetta Ufficiale viene indicato che, in attesa di tale decreto, vale ed è applicabile la normativa indicata nel 2020 (articolo 14, comma 1).

Esame abilitazione agenti FIGC Roma, Salone d'Onore CONI (foto FIGC)
Il calcio ha iniziato ad abilitare i suoi agenti a partire dal 2021 (foto FIGC)
Esame abilitazione agenti FIGC Roma, Salone d'Onore CONI (foto FIGC)
Il calcio ha iniziato ad abilitare i suoi agenti a partire dal 2021 (foto FIGC)

La tutela dei procuratori già attivi

Lasciando a questo punto la palla ai giuristi, la posizione della FCI è che non sia stato messo in atto il sistema dei bandi di ammissione per tutelare gli agenti che già c’erano. Per questo si è aperta una discussione non ancora chiusa con il CONI. La finalità è comprensibile e anche condivisibile, ma fa nascere la curiosità su come altre federazioni, che sicuramente avevano già degli agenti attivi, abbiano gestito il passaggio e continuato ad abilitare i loro agenti.

Il calcio ad esempio ha stabilito che gli agenti con licenza acquisita prima del 2015 non dovessero sostenere l’esame di abilitazione ai fini dell’iscrizione nel Registro Nazionale degli agenti sportivi. Quelli che dopo tale data erano in possesso della sola licenza FIFA (che ha sede a Zurigo) hanno dovuto sostenere gli esami. Questo nel ciclismo non è stato purtroppo possibile. La gestione dei procuratori vide la scrittura di un regolamento, una prima fase di regolarizzazione da parte della Lega di quanti già operavano, poi il pallino passò dalla Lega nelle mani della FCI dell’allora segretario generale Gabriotti.

Nel Consiglio federale di Noto del 7 ottobre, la FCI ha redatto la nuova regolamentazione, cercando di salvaguardare le richieste dei procuratori, che probabilmente riceverà una valutazione dopo il 6 febbraio. Poi, qualunque sarà l’esito, ci sarà da capire se per il futuro verrà adottato il sistema dei bandi per l’abilitazione, alla luce di quanto stabilito dall’ultimo decreto.

Avere un albo degli agenti abilitati rende possibile vigilare sul loro operato e sul rispetto delle regole. Basta confrontare l’elenco degli agenti abilitati UCI con le figure professionali delle varie agenzie per rendersi conto che sono tanti coloro che si definiscono agenti senza alcun tipo di abilitazione. Comunque andrà a finire fra vecchi e nuovi agenti e se l’orizzonte è quello di una uniformità regolamentare, si può sperare che un domani dovranno tutti attenersi alla normativa prevista sul piano legale, commerciale e deontologico. 

Samuele Zoccarato

Entusiasmo e professionalità: Zoccarato ci porta dentro alla MBH

23.01.2026
6 min
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La MBH Bank CSB Telecom Fort sta lavorando sodo. Dal clan di Bevilacqua e Valoti arrivano notizie di grande ottimismo ed entusiasmo. Un gruppo giovane che si appresta a mostrare di essere all’altezza del titolo di professional. Ma tra questi giovani c’è anche un veterano: Samuele Zoccarato. E’ il terzo più “vecchio” dopo Fausto Masnada e Marton Dina.

Zoccarato ci porta un po’ nei suoi progetti stagionali e un po’ proprio in questo clima della MBH. Una chiacchierata a tutto tondo nella quale emerge anche l’ottima organizzazione del team, composto sì da ragazzi, ma anche da tecnici che sanno il fatto loro, come Gianluca Valoti e Orlando Maini.

Samuele Zoccarato
La MBH Bank CSB conta 21 corridori. E’ al debutto nella categoria professional
Samuele Zoccarato
La MBH Bank CSB conta 21 corridori. E’ al debutto nella categoria professional
E quindi, Samuele, sei quello esperto della squadra: possiamo dirlo?

Sì, ormai gli anni passano. Stando con i ragazzi avverti anche questo ruolo o meglio questa situazione di essere ormai un veterano. Do qualche consiglio, anche se, a dire il vero, è una cosa che è venuta quasi in automatico. Un po’ come avvenne nel 2020 proprio qui, quando era Colpack.

Cioè?

La squadra era una under 23 (una continental tecnicamente, ndr) e io ero un quarto anno, quindi uno dei più vecchi. Già all’epoca mi ritrovai in questo tipo di ruolo. Anche adesso la squadra è abbastanza giovane. Ed è bello perché abbiamo tante teste che pensano, tante idee diverse su tutto, ma ci ricordiamo che il fine ultimo è andare forte, fare le cose fatte bene e seguire quello che viene detto.

Cosa significa tante teste pensanti con idee diverse? E’ curioso…

La squadra è una realtà in cui arrivano tanti tipi di corridori. C’è chi arriva dal WorldTour, chi dalle professional, chi dalle continental, alcuni addirittura da squadre regionali. E’ inevitabile che ognuno abbia i suoi ritmi e le abitudini che si porta dietro dal vecchio team. Perciò soprattutto all’inizio bisogna cercare di trovare una linea comune che possa andare bene a tutti. Faccio un esempio: gli orari dei massaggi. Quando li facciamo? Perché a questa ora e non a un’altra? Sono piccole cose di logistica.

Samuele Zoccarato
I ragazzi della MBH Bank CSB in allenamento sulle strade valenciane. Da oggi invece Zoccarato e compagni saranno in gara (foto Instagram)
Samuele Zoccarato
I ragazzi della MBH Bank CSB in allenamento sulle strade valenciane. Da oggi invece Zoccarato e compagni saranno in gara (foto Instagram)
Che però raccontano bene l’idea di un team che sta nascendo. Restiamo su questo filone: eri già stato qui nel 2020 e oggi è tutta un’altra realtà. Trovi delle similitudini?

Molte. La differenza è che adesso ci sono molte più persone. Però se ho un problema o se devo chiedere un’informazione di qualsiasi tipo so già a chi devo rivolgermi, quindi per me è tutto più facile. Ovviamente oggi la squadra è diventata professional, quindi c’è un sacco di lavoro in più da fare rispetto a quando era continental. Lo si nota da piccole cose, come il fatto che tutti i pomeriggi il gruppo dei direttori sportivi fa riunioni, stila programmi, cerca di trovare soluzioni.

E invece dei ragazzi cosa ci dici? Come stanno andando gli allenamenti? Ricordiamo che anche voi siete in Spagna…

Ci sono corridori che sono già in una buona forma e altri meno, ma dipende da molti fattori, tra cui il Paese di provenienza. Banalmente, il gruppo degli ungheresi una decina di giorni fa ha avuto forti nevicate e nei primi giorni su strada faceva fatica ad allenarsi. Sì, hanno fatto lavoro indoor e tanti rulli, ma non è la stessa cosa che allenarsi in bici e al caldo. Poi c’è chi l’anno scorso ha smesso presto e quindi è ripartito prima, chi ha già fatto tre ritiri qui in Spagna e altri che non dico abbiano appena ripreso ad andare in bici, ma quasi.

Un bel mix insomma…

Esatto. C’è chi è già in forma e chi meno. Ma non è una brutta cosa, perché non è che ci possiamo presentare tutti in forma nello stesso periodo. Si deve cercare di programmare i calendari in modo che ognuno abbia il proprio picco di forma nel momento giusto e alternare i leader della squadra. Dal mio punto di vista stiamo facendo le cose nel modo e nel ritmo giusto. Non siamo così presi dall’inizio della stagione da dire: alla prima gara dobbiamo spaccare il mondo. Ma neanche dormiamo. La giusta via di mezzo.

Samuele Zoccarato
Zoccarato (classe 1998) si appresta ad affrontare la sua sesta stagione da pro’
Samuele Zoccarato
Zoccarato (classe 1998) si appresta ad affrontare la sua sesta stagione da pro’
Hai detto che c’è chi va già forte e chi meno: Samuele Zoccarato come si pone in questa graduatoria?

Bella domanda, perché a casa, forse per il freddo, non mi sentivo pronto per iniziare le gare. Poi sono arrivato qui in Spagna, con una decina di gradi in più, e ho trovato subito una buona risposta dalla gamba. Allenamento dopo allenamento mi sento meglio. Ovviamente non sono nella forma della vita, però non sono neanche male. Pronto per correre insomma.

Tra i ragazzi che ci sono, ne conoscevi già qualcuno?

No, conoscevo Davide Persico: anche lui era in squadra con me nel 2020. Ma si fa presto a fare amicizia. Al momento, per dire, sono in camera con Nicolò Buratti. Con lui avevamo fatto anche un ritiro a dicembre, sempre qui in Spagna, ma a Benidorm. Ora invece col team siamo a Denia. Quando ci siamo ritrovati è stato naturale stare insieme, anche perché ormai ci conoscevamo bene.

C’è qualcuno che ti sta colpendo?

Se vai a vedere il roster della squadra trovi almeno dieci corridori che possono stupire. Non faccio i nomi di chi è già stato pro’, sarebbe un po’ scontato, ma per esempio ho visto molto bene Lorenzo Nespoli. E anche Diego Bracalente mi ha fatto un’ottima impressione. Se parliamo di sprinter, lo stesso Persico mi è parso brillante.

Zoccarato è molto meticoloso e lavora sodo anche fuori dalla bici
Zoccarato è molto meticoloso e lavora sodo anche fuori dalla bici
E oggi inizi a correre, giusto? Conosci già il resto del programma?

Esatto: oggi, domani e dopodomani s’inizia la stagione. Poi ho un programma piuttosto dettagliato fino a maggio. Tra queste gare ci sono anche il Giro di Sardegna e la Milano-Torino, quest’ultima la correrò in supporto degli altri.

Questa è una bella cosa: nelle squadre più piccole non è cosa comune avere un programma così a lungo termine…

Molto bella, direi. Avere un programma così lungo è importante ai fini dell’allenamento e della programmazione. Non solo, ma mi hanno anche detto a grandi linee il ruolo che avrò. Quindi dove puntare, dove aiutare, dove dovrò essere in condizione.

Hai cambiato qualcosa nell’allenamento?

Ora mi segue Dario Giovine. Con lui mi trovo bene perché è il giusto compromesso tra lavorare sodo e recuperare, mantenendo brillantezza. Vedo che, pur non facendo allenamenti esagerati come negli anni scorsi, sono in uno stato di forma più che accettabile. Sono curioso di vedere come migliorerò e soprattutto come sarà il percorso stagionale dal punto di vista della preparazione.

Zoccarato ha esordito tra i pro’ nel 2021 proprio in Spagna, con la maglia della Bardiani
Zoccarato ha esordito tra i pro’ nel 2021 proprio in Spagna, con la maglia della Bardiani
In generale ti sentiamo motivato…

Parecchio motivato. E’ una bella avventura: nuovi stimoli, una squadra giovane. Quando mi hanno presentato il programma mi hanno anche spiegato il ruolo che dovrei dovuto avere in gara e mi è piaciuto molto. Lì ho percepito professionalità. E in generale sento fiducia nei miei confronti e questo mi motiva ancora di più. Sì, sono contento!

C’è anche qualcos’altro che ti rende particolarmente contento?

I direttori sportivi, in particolare di Orlando Maini, che era con me l’anno scorso alla Polti-VisitMalta. Quando ero alle corse con lui tiravo fuori il 110 per cento. Averlo qui è bellissimo perché, oltre a essere un direttore sportivo molto valido, in alcune occasioni è anche una persona con cui puoi parlare, quasi uno psicologo. Gente così non si trova in tutte le squadre.

Eddy, escluso dal WorldTour e ora campione australiano

Eddy, escluso dal WorldTour e ora campione australiano

23.01.2026
5 min
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L’inizio di stagione in Australia regala sempre sorprese e curiosità. Ad aprire le ostilità sono stati i campionati nazionali dai quali è emersa una sorpresa, la vittoria di Patrick Eddy capace di beffare quella che era considerata una vera armata pronta a sbaragliare la concorrenza, la Jayco AlUla unico team nazionale nel WorldTour. E proprio la massima serie è un po’ il leif motiv della storia legata al nuovo campione nazionale.

Il Team Brennan festeggia la prima vittoria 2026 (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Il Team Brennan festeggia la prima vittoria 2026 (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Il Team Brennan festeggia la prima vittoria 2026 (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Il Team Brennan festeggia la prima vittoria 2026 (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)

Quattro anni al Team Picnic

Eddy era alla sua prima uscita nel Team Brennan, una formazione continental locale. Dodici mesi fa la situazione di Eddy era ben diversa, si accingeva a vivere la sua seconda stagione al Team Picnic PostNL dopo altre due stagioni nel devo team. Tutto sembrava andare per il meglio, poi però la fine del contratto lo ha messo con le spalle al muro. Per questo la conquista della maglia di campione nazionale sembra quasi una risposta del “karma” dopo giorni e settimane di sbattimenti.

E’ sera tardi quando Eddy risponde al telefono da Adelaide, quasi incredulo nello scoprire il risalto che la sua vittoria ha avuto anche così lontano dalla sua patria. Il suo racconto parte proprio dal clamoroso trionfo di Perth: «Ero davvero emozionato nell’indossare la maglia. E’ la mia prima vittoria da professionista. Ovviamente dopo non aver ottenuto il rinnovo a livello WorldTour, volevo dimostrare che meritavo di essere lì e volevo anche iniziare bene con la mia nuova squadra e dare loro il massimo, dimostrare che valgo il loro investimento e iniziare la stagione con il piede giusto. La squadra mi ha supportato tantissimo prima e durante la gara».

Lo sprint vincente di Eddy ai danni del favorito Plapp (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Lo sprint vincente di Eddy ai danni del favorito Plapp (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Lo sprint vincente di Eddy ai danni del favorito Plapp (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Lo sprint vincente di Eddy ai danni del favorito Plapp (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Come sei riuscito a battere la Jayco AlUla, che tutti consideravano il team favorito e soprattutto Luke Plapp col quale ti sei ritrovato da solo in fuga?

Penso che tutti in Australia sapevano che Plapp e Jayco hanno l’obiettivo primario di vincere i campionati nazionali ogni stagione ed è una gara molto importante per loro. Ma penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro nel creare un buon piano. Come diciamo in inglese, abbiamo messo tutte le nostre uova in un paniere perché fossi io il vincitore. Ragazzi come Oliver Bleddyn e Tristan Saunders hanno sacrificato completamente la loro gara per darmi la possibilità di vincere. Ovviamente loro hanno commesso un paio di errori durante la giornata, ma credo che avessimo un ottimo piano di squadra e lo abbiamo eseguito alla perfezione.

Vieni dal WorldTour ed eri con il Team Picnic da quattro anni. E’ stato difficile lasciare la categoria e trovare una squadra Continental?

L’obiettivo di tutti è essere nel World Tour e rimanerci. Ho pensato che la Picnic fosse una squadra fantastica, ma forse non era l’ambiente migliore per me, per le mie ambizioni perché anche a me piace vincere. Quindi è stato bello tornare a livello Continental con Brennan e cercare di ritrovare quella mentalità vincente. Penso che Tim Decker (il diesse, ndr) sia un allenatore di grande successo, vincitore alle Olimpiadi e con l’esperienza giusta ed è stato fondamentale nell’aiutarmi a tornare a essere un vincitore. E non vedo l’ora di gareggiare in Europa con Brennan quest’anno. Spero anche un po’ in Italia.

Eddy aveva chiuso l'esperienza al Team Picnic PostNL con il primo posto al Tour de Langkawi nella classifica per scalatori
Eddy aveva chiuso l’esperienza al Team Picnic PostNL con il primo posto al Tour de Langkawi nella classifica per scalatori
Eddy aveva chiuso l'esperienza al Team Picnic PostNL con il primo posto al Tour de Langkawi nella classifica per scalatori
Eddy aveva chiuso l’esperienza al Team Picnic PostNL con il primo posto al Tour de Langkawi nella classifica per scalatori
Che tipo di corridore sei?

Negli ultimi anni sono stato principalmente usato come apripista, ma penso di aver dimostrato nel fine settimana di poter essere un po’ più di questo. Voglio davvero dimostrare di essere un corridore da classiche. Qualcuno che sia in grado di superare brevi e impegnative salite e di avere comunque un buon finale in volata. Diciamo che sto ancora cercando di capire chi sono, ma penso di poter fare un po’ di tutto.

Ora il tuo calendario sta cambiando rispetto al passato. Come sarà strutturato?

Principalmente abbiamo le gare nazionali in Australia. Quindi, dopo il Tour Down Under e la Cadel Evans Ocean Race che correrò con la nazionale australiana, seguirò la ProVelo Super League con il Team Brennan da febbraio a marzo. E poi da maggio verremo in Europa e gareggeremo per tre mesi in alcune delle gare minori UCI come le 2 e le 1. Non so ancora dove correremo e a quali gare parteciperemo. Spero in Belgio, Francia e Italia. Non vedo l’ora…

Il podio finale di Perth con Eddy fra Plapp e Chamberlain (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Il podio finale di Perth con Eddy fra Plapp e Chamberlain (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Il podio finale di Perth con Eddy fra Plapp e Chamberlain (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Il podio finale di Perth con Eddy fra Plapp e Chamberlain (foto JP Ronco -Australia Cycling Photography)
Ora indossi la maglia di campione nazionale. Che sensazioni ti dà?

E’ un grande onore, soprattutto avere iniziato il Tour Down Under con questa effige. Spero di onorarla al meglio e poter rendere orgoglioso il mio gruppo.

Cosa pensi di dover fare per poter tornare al WorldTour?

Beh, vincere i campionati nazionali è stato un grande aiuto per attirare l’attenzione di alcune squadre, ma probabilmente avrò bisogno di altre buone prestazioni al Tour Down Under e alla Cadel Evans. Ma soprattutto vincere alcune di queste gare in Europa con il Team Brennan più avanti quest’anno. Comunque sono davvero contento di come è iniziata la stagione. Continuando così, spero che si apra qualche porta…

Alessandro Pinarello, NSN Cycling Team, 2026

Pinarello sul Teide: il WorldTour con la NSN e i nuovi standard

23.01.2026
5 min
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Alessandro Pinarello sta guardando per la prima volta nella sua vita il gigante silenzioso che fa da guardiano all’isola di Tenerife: il Teide. In questi giorni sul vulcano il giovane veneto, che dal 2026 si è unito ufficialmente alla NSN Cycling Team, sta assaporando un clima diverso e la magia del WorldTour. 

«Il panorama è incredibile – racconta la mattina mentre aspetta di uscire in bici – e particolare, il terreno lavico tutto nero è qualcosa di davvero unico. L’approccio è stato normale, mi sono dovuto adattare al vento che in alcuni giorni soffia davvero forte mentre in altri è completamente assente».

Alessandro Pinarello, NSN Cycling Team, Teide, 2026
Il NSN Cycling Team ha scelto il Teide come destinazione per il ritiro di gennaio, che terminerà domenica 25 gennaio
Alessandro Pinarello, NSN Cycling Team, Teide, 2026
Il NSN Cycling Team ha scelto il Teide come destinazione per il ritiro di gennaio, che terminerà domenica 25 gennaio

La meta dei pro’

Finalmente il ragazzo, che insieme a Giulio Pellizzari ha aperto le porte al progetto giovani in Bardiani ormai quattro anni fa, può dire di essere diventato grande, o comunque di aver intrapreso la strada per diventarlo. Pedalare sulla salita che porta in cima al Teide vuol dire accorgersi che intorno non c’è nulla, se non altre piccole isole e chilometri di oceano

«Se mi fermo a pensare – dice Pinarello – in effetti fa strano pensare di essere qui in un luogo così particolare. Anche se, devo ammettere, che la prima cosa che ho pensato è stata: «Finalmente!». Il Teide rappresenta la meta dei professionisti, essere qui vuol dire essere arrivato dove desideravo fin da quando ero piccolo. Siamo arrivati il 7 gennaio e torneremo a casa il 25 (domenica, ndr), tanti giorni che ci hanno permesso di adattarci bene all’altura e fare un carico di lavoro importante».

Alessandro Pinarello, NSN Cycling Team, 2026, Teide
Pinarello in questi giorni è stato nel secondo training camp con la NSN, un altro bel blocco di lavoro in vista del debutto stagionale
Alessandro Pinarello, NSN Cycling Team, 2026, Teide
Pinarello in questi giorni è stato nel secondo training camp con la NSN, un altro bel blocco di lavoro in vista del debutto stagionale
Tanti giorni, è la prima volta che fai un ritiro così lungo?

Anche due anni fa avevo fatto un bel blocco di lavoro in altura, ma era estate ed ero andato a Livigno. Diciamo che tra essere da soli o essere insieme alla squadra cambia tanto. Alla fine lo scorso anno non ho fatto nessun ritiro in altura per diversi motivi. 

Come mai?

La ricerca di punti da parte della VF Group-Bardiani ci ha portati a correre molto anche in periodi in cui di solito ci si dedica alla preparazione, quindi in vista del Giro non ero andato in ritiro. Mentre l’infortunio alla mano che ho avuto alla Corsa Rosa mi ha precluso l’estate, nella quale sono rimasto a casa ad allenarmi per fare fisioterapia e riprendere ad allenarmi. 

Alessandro Pinarello approda nel WorldTour dopo i quattro anni trascorsi con il team di Bruno e Roberto Reverberi
Alessandro Pinarello approda nel WorldTour dopo i quattro anni trascorsi con il team di Bruno e Roberto Reverberi
Non è stato il primo ritiro con la NSN, giusto?

No, a dicembre siamo stati a Denia, sempre in Spagna. Non sapevo cosa aspettarmi da questo doppio ritiro invernale, però al momento tutto procede per il verso giusto. Sono un ragazzo semplice, quando sono in altura mi basta allenarmi, fare i massaggi e recuperare al meglio in vista del giorno dopo. 

Come sta andando questo secondo ritiro?

Rispetto al primo molto meglio, a dicembre l’impatto con la nuova realtà è stato grande. Passare da una professional a una WorldTour mi ha messo davanti un numero molto più elevato di compagni e membri dello staff. Inoltre il fatto di essere in un team internazionale ti obbliga a parlare in inglese, non è stato facile. Ora va meglio, qui sul Teide siamo in quattordici corridori e una decina di membri dello staff. 

Simon Clarke, NSN Cycling Team, 2026, Santos Tour Down Under
Simon Clarke, impegnato al Tour Down Under nell’esordio stagionale del NSN Cycling Team, è stato uno dei riferimenti per Pinarello nella nuova squadra
Simon Clarke, NSN Cycling Team, 2026, Santos Tour Down Under
Simon Clarke, impegnato al Tour Down Under nell’esordio stagionale del NSN Cycling Team, è stato uno dei riferimenti per Pinarello nella nuova squadra
E’ cambiato qualcosa nei lavori e nell’approccio all’allenamento?

Sto facendo più ore rispetto agli altri anni, ma nulla di esagerato. Sono contento perché stiamo mettendo nelle gambe parecchio dislivello, quasi 4.000 metri ogni giorno. Dovendo risalire sul vulcano è facile accumulare metri verticali (ride, ndr). 

Chi sono le tue figure di riferimento?

Come diesse ho Francesco Frassi, mentre la preparazione la cura Ruben Plaza. Mi sto trovando bene anche con i compagni, i miei “tutor” sono stati Marco Frigo, che conosco da anni e siamo entrambi veneti, e anche Simon Clarke. Lui l’ho conosciuto proprio a Livigno due anni fa, eravamo nello stesso hotel e negli anni in gruppo ci siamo sempre salutati e tenuti in contatto. 

Alessandro Pinarello, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Tirreno-Adriatico 2025
Pinarello ha già avuto modo di correre gare di categoria WorldTour quando era in VF Group: qui alla Tirreno-Adriatico del 2025
Alessandro Pinarello, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Tirreno-Adriatico 2025
Pinarello ha già avuto modo di correre gare di categoria WorldTour quando era in VF Group: qui alla Tirreno-Adriatico del 2025
Hai già un programma di gare?

Partirò il 14 febbraio in Portogallo conla Figueira Classic e poi la Vuelta ao Algarve, poi farò Laigueglia, Strade Bianche e Tirreno-Adriatico. Inizio leggermente più avanti perché la squadra non farà le gare a Maiorca, inoltre avere più tempo per lavorare con calma nella prima parte della stagione è un bene

Di Grandi Giri se ne parla?

Lo staff ne sta parlando per capire come creare i vari gruppi e le varie rose. Dopo la sfortuna dello scorso anno mi piacerebbe tornare al Giro: è stata una richiesta che ho fatto al team. Il calendario che mi hanno dato arriva fino alla Tirreno-Adriatico, poi si tireranno le somme. Direi che c’è da lavorare sodo per meritarsi la convocazione al Giro.

Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (Cyclingmedia Agency)

Gualdi: la fusione Lotto-Intermarché e il progetto di crescita

22.01.2026
5 min
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Il mese di gennaio di Simone Gualdi ha il colore rosso della Lotto-Intermarché, formazione con licenza WorldTour nata dalla fusione tra Lotto e Intermarché-Wanty. Lo scenario per il resto non cambia, la stagione si prepara nel clima mite delle coste spagnole a L’Albir, a metà strada tra Benidorm e Altea. Nonostante si scappi lontano dal freddo continentale qualche goccia di pioggia cade sulla testa dei corridori, ma questo non frena i piani di lavoro.

«Purtroppo in questo primo inverno nel WorldTour – racconta Gualdi – ho avuto un problemino al ginocchio, un’infiammazione alla bandelletta ilotibiale. Nulla di grave ma sono stato fermo per una quindicina di giorni, cosa che mi ha portato a rallentare la preparazione nel mese di dicembre. Ho perso un po’ di ore di lavoro e di volume, ma ora tutto si è risolto per il meglio e sono tornato a regime».

Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)
Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)
Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)
Simone Gualdi, Lotto-Intermarché 2026, ritiro (foto Instagram/Lotto-Intermarché)

Impegni slittati

Un fastidio, quello al ginocchio, che non ha creato alcun problema successivo per Simone Gualdi. Tuttavia il rallentamento non previsto ha avuto un effetto domino sul suo inizio di stagione. Il bergamasco dovrà aspettare qualche giorno in più prima di attaccare il numero sulla schiena e dare il via alla sua avventura nel WorldTour. 

«L’esordio stagionale era previsto con le gare della Challenge Maiorca – spiega Simone Gualdi – ma parlando con il team abbiamo deciso di non voler correre rischi e si è deciso di posticipare l’esordio. Partirò dall’Oman a febbraio, alla fine quei quindici giorni di stop si sono tradotti in una decina di giorni di ritardo sul calendario delle gare. Nulla di cui preoccuparsi».

Simone Gualdi nei due anni da under 23 ha fatto vedere grandi qualità, qui alla Liegi di categoria chiusa al terzo posto (foto Flavio Moretti)
Simone Gualdi nei due anni da under 23 ha fatto vedere grandi qualità, qui alla Liegi di categoria chiusa al terzo posto (foto Flavio Moretti)
Qual è l’obiettivo in questo primo anno di WolrdTour?

In questi due anni di devo team con l’Intermarché ho avuto modo di fare una crescita progressiva che mi ha portato a debuttare nelle gare professionistiche. Adesso avrò modo di vedere cosa vuol dire correre nel WorldTour e fare gare di un livello ancora superiore. In questa prima stagione sarà importante imparare e migliorare, per poi comunque giocarsi le proprie chance quando mi sarà data l’occasione.

Sai già quale sarà la tua prima gara WorldTour?

Da programma la Strade Bianche, una gara di livello altissimo che si corre in Italia, questo mi dà tanta motivazione e una gran voglia di essere lì a lottare e mettermi alla prova. Fino all’anno scorso la vedevo in televisione, ora ho modo di correrla. In questo primo anno ci saranno tante corse che continuerò a guardare da uno schermo, però posso dire di essere arrivato tra i grandi e di poter lavorare per correre a questi livelli.

Arrivi dall’Intermarché e hai vissuto da dentro la fusione dei due team, che periodo è stato?

Alla fine le cose sono andate solo per il meglio, all’inizio c’è stato un periodo di incertezza viste le voci che rimbalzavano in giro. Però da quando il progetto è partito l’ambiente è positivo e abbiamo subito trovato un bell’equilibrio. 

A livello di staff le cose sono cambiate?

Personalmente poco, lavorerò con lo stesso preparatore e avrò intorno persone che arrivano dall’Intermarchè come me. Direi che è stato trovato un perfetto equilibrio anche in questo caso. Il mio diesse di riferimento è cambiato, ma arrivando dal devo team questo sarebbe successo comunque. 

Gualdi nella passata stagione ha avuto modo di fare esperienze nelle corse professionistiche, prendendo le misure con il nuovo modo di gareggiare
Gualdi nella 2025 ha avuto modo di fare esperienze con i pro’, prendendo le misure con il nuovo modo di gareggiare
Quando eri entrato in Intermaché avevi un progetto a lungo termine, questo è cambiato con la fusione?

No, direi che è rimasto invariato. Gli accordi prevedevano che nel 2026 sarei entrato nel team WorldTour e così è stato. Di questo sono felice, i patti sono stati rispettati e il percorso di crescita proseguirà come programmato. 

Hai parlato di giocarti le tue carte, sai già che ruolo avrai nel team?

Con il passare delle corse capiremo meglio. Sicuramente quando ci sarà Van Eetvelt saremo in suo supporto, poi come detto avrò le mie occasioni in gare di secondo piano. Ad esempio al Laigueglia lo scorso anno ho ottenuto un decimo posto, quest’anno sarò ancora lì e credo proprio che mi sarà lasciato lo spazio per provare a fare del mio meglio

Non resta che aspettarti in corsa…

Manca sempre meno, non vedo l’ora di iniziare!