Bettini sicuro: «Viviani ai Giochi? Non si può fare altrimenti…»

04.05.2024
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«Parlare di Olimpiadi? Per me è sempre bellissimo, è la vittoria che ricordo con più piacere tanto che ad agosto tornerò in Grecia per celebrare con un’avventura cicloturistica i miei vent’anni dall’oro di Atene». L’argomento a cinque cerchi solletica sempre Paolo Bettini, che ha vissuto l’esperienza a cinque cerchi sia da corridore che da commissario tecnico e non si tira indietro nel tracciare un profilo di quel che ci attende.

14 agosto 2004, Bettini vince di forza la medaglia d’oro, staccando tutti, ultimo il portoghese Paulinho
14 agosto 2004, Bettini vince di forza la medaglia d’oro, staccando tutti, ultimo il portoghese Paulinho

Quando Bettini ha gareggiato nella prova olimpica, nel 2000-2004 e 2008, la squadra italiana era composta da 5 elementi: «Ma non è che in 5 riesci a controllare la gara – dice – non potevi allora e ancor meno adesso che le nazionali al massimo possono averne 4 e noi non siamo tra queste. Allora poi il percorso era leggermente ridotto, 225-230 chilometri contro i 270 di oggi. E’ normale che, alle Olimpiadi ancor più che nelle altre gare titolate, vadano così a innescarsi quei legami non scritti, dipendenti dal club di appartenenza ma anche da comuni interessi perché, non va mai dimenticato, ai Giochi vincono in 3, non uno solo».

Che cosa si deve fare allora in una gara così sui generis?

Se non puoi controllarla, devi cercare soluzioni per risparmiare energie. Ricordo che quando corremmo a Londra eravamo io e Rebellin le punte e io avevo il compito di marcare Valverde. Si scelgono gli uomini sui quali fare la corsa oppure si cerca di mandare qualcuno dei tuoi in fuga in modo da non dover tirare. Ma ragioniamo di gare che avevano 5 uomini e nelle quali si cercava una collaborazione. Ora, con 4, è praticamente impossibile.

Viviani su strada? Per Bettini è una scelta giusta pensando alle possibilità nell’omnium
Viviani su strada? Per Bettini è una scelta giusta pensando alle possibilità nell’omnium
Noi addirittura ne avremo 3…

Il lavoro di Bennati è difficilissimo, io lo so bene, eppure paradossalmente in questo caso è più facile. Mi spiego: non si applicano i criteri che valgono per mondiali o europei. Esistono logiche completamente differenti. Intanto perché la rosa dalla quale pescare devi sceglierla molto tempo prima, a inizio anno per far fare le visite mediche ai ragazzi e per presentare la relazione alla Federazione che dovrà girarla al Coni. E’ questo che dirige.

Come giudichi allora le voci che vogliono Viviani nel trio per garantirgli un posto nella delegazione su pista?

E’ una scelta che rientra proprio in quelle regole diverse dal solito. Faccio un esempio per assurdo: Bennati può convocare Bettini e Paolini, ma questi due non vanno d’accordo (in realtà siamo amicissimi, ma è per far capire). Il cittì decide di puntare su uno dei due: questo potrebbe farlo se si trattasse di un mondiale, ma ai Giochi devono andare gli uomini più medagliabili a prescindere. Per questo dico che il lavoro di Bennati per certi versi è più semplice, perché certe scelte sono vincolate.

Van Der Poel è uno di quelli che può far esplodere la corsa anche da lontanissimo
Van Der Poel è uno di quelli che può far esplodere la corsa anche da lontanissimo
Non pensi sia una situazione un po’ triste?

Paghiamo il difficile momento che il ciclismo italiano sta vivendo, è giusto per certi versi pensare ad altre specialità dove ci sono concrete possibilità. Viviani ha belle carte da giocare su pista, un secondo uomo Bennati deve selezionarlo pensando alla cronometro da affiancare a Ganna, di fatto gli resta un solo corridore. Sono ragionamenti che tanti tifosi, i “cittì da tastiera” non conoscono, ma quando si parla, si critica il cittì, bisognerebbe ricordarsene…

La gara olimpica di quest’anno si preannuncia però un po’ diversa dalle edizioni precedenti, nel senso che al via si presenteranno corridori che non hanno paura di fare una gara “uomo contro uomo”…

E’ vero, al via ci saranno corridori che sono talmente forti al punto da poter fare la corsa per conto proprio, da cercare la soluzione di forza anche a 80 chilometri dal traguardo. Noi partiamo apparentemente senza grandi ambizioni, quasi per far numero.

Bettiol secondo l’ex cittì può anche fare il colpo a Parigi, ma serve la giornata perfetta
Bettiol secondo l’ex cittì può anche fare il colpo a Parigi, ma serve la giornata perfetta
Perché dici “apparentemente”?

Perché io un’idea me la sono fatta ed è legata al nome di Alberto Bettiol. E’ sicuramente il corridore italiano più strutturato per affrontare una corsa simile e se indovina la giornata giusta, fisicamente e mentalmente, potrebbe anche essere uno di quelli che a 80 chilometri dal traguardo, se e quando la gara esplode, è lì a giocarsi le sue carte. La differenza con i Van Der Poel e Pogacar (senza dimenticare quelli che sono ancora in infermeria per cadute, il resto dei “magnifici sei”) è che quelli sono sempre nella condizione per fare la corsa in quella maniera, per il toscano serve che una serie di circostanze combaci, ci sia quasi una congiunzione astrale favorevole…

Velocisti. Petacchi mette in pole Milan, Jakobsen e Dainese

04.05.2024
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Il parterre dei velocisti in questo Giro d’Italia è davvero stellare. Tolto Jasper Philipsen ci sono tutti: da Jakobsen a Merlier, da Dainese (in nero nella foto di apertura) a Kooj, passando per Milan, Ewan… E potremmo continuare a lungo. Ci aspettano quindi grandi sfide, sgomitate, colpi di reni e velocità folli. Adrenalina pura.

Questi possibili duelli li mettiamo sotto la lente d’ingrandimento di Alessandro Petacchi, uno dei velocisti più vittoriosi della storia, specie quella del Giro. Solo nella corsa rosa AleJet vanta 22 successi. E restano memorabili le sue nove tappe in una sola edizione, quella del 2004.

Jonathan Milan sarà pilotato da Simone Consonni
Jonathan Milan sarà pilotato da Simone Consonni
Dicevamo, Alessandro, di un parterre da urlo per quanto riguarda i velocisti…

In effetti ci sono tutti. Manca quello che su carta è il più forte del momento, cioè Philipsen. E lo è anche per quel che ha fatto vedere ad inizio stagione, non solo nelle volate, ma anche alla Sanremo e alla Roubaix.

Ma alla Tirreno ha perso da Milan…

Ha perso nei confronti di Milan è vero, ma prima c’era uno strappo e anche a San Benedetto del Tronto, dove lo strappo non c’era. Speriamo che Jonathan possa avere di nuovo quella condizione che aveva alla Tirreno. Jonathan ha fatto vedere tanto l’anno scorso al Giro, ma quest’anno il livello è più alto. Il lotto dei velocisti è più importante e se riuscisse a confermare quanto fatto, allora potremmo dire che è cresciuto ancora. Io però aspetto Milan al Tour. Se queste vittorie le otterrà anche in Francia, allora il più forte sarà lui. E potremmo dire di aver trovato un velocista di livello mondiale.

Scorriamo l’elenco: forse un nome grande, il più grande, tra i velocisti è quello di Fabio Jakobsen, ora alla Dsm-Firmenich…

Jakobsen è un grande motore. Senza dubbio se lui sarà quello di prima dell’incidente sarà difficilissimo da battere per potenza pura e punta di velocità. L’incognita appunto è capire se è di nuovo a quei livelli. 

La Dsm ha anche Andresen (in foto) che viene da tre vittorie in Turchia dove l’apripista fu Jakobsen. C’è da supporre che il danese ricambierà il favore
La Dsm ha anche Andresen (in foto) che viene da tre vittorie in Turchia dove l’apripista fu Jakobsen. C’è da supporre che il danese ricambierà il favore
Andiamo avanti…

Mi viene in mente il nome di Gaviria, il quale è sempre forte ma se continua a partire ai 300 metri poi non arriva. Deve ancora valutare bene le distanze. Non si riesce mai a capire cosa farà.

Di Merlier cosa ci dici?

E’ giovane, è forte e ha già fatto vedere buone cose. Con uno come lui tutto è possibile. Merlier è piuttosto imprevedibile ma è molto, molto veloce.

Un altro atleta interessante che zitto, zitto c’è sempre è Phil Bauhaus, che tra l’altro ha un ultimo uomo come Pasqualon…

In una tappa difficile o in un arrivo più complicato Bauhaus c’è di sicuro. Lui è perfetto per quegli arrivi, mentre lo vedo un po’ più in difficoltà su quelli più ampi, piatti e regolari di gruppo. Di questi ne vince uno su dieci, mentre in quelli più tecnici difficilmente esce dai primi tre. Sarà da tenere d’occhio. Magari già ad Andora.

Bauhaus in questa stagione ha vinto una tappa alla Tirreno, proprio in uno di quegli arrivi tecnici di cui diceva Petacchi
Bauhaus in questa stagione ha vinto una tappa alla Tirreno, proprio in uno di quegli arrivi tecnici di cui diceva Petacchi
C’è poi una vecchia conoscenza: Caleb Ewan, il quale tra l’altro ha un bell’apripista come Mezgec…

Stavolta però Caleb non ha dato grandi segnali sin qui. Ewan non mi sembra più quello esplosivo di un tempo. Però poi magari azzecca due tappe perché ha esperienza ed è motivato. Una volta Ewan era perfetto anche per gli arrivi che tiravano un po’ o dopo uno strappetto, in quanto sfruttava il suo peso ridotto.

Veniamo ad un corridore che tu stimi molto: Alberto Dainese. Come lo vedi?

Bene, anche perché su carta Dainese è il velocista che ha il treno più numeroso (Storer, Froidevaux, Mayrhofer e Trentin come ultimo uomo, ndr). E questo è molto importante visto che si corre in otto e non più in nove. Ed è importante anche perché vuol dire che hanno puntato su di lui. Alberto, quando gli hanno lasciato spazio, ha vinto due tappe al Giro ed era giusto per me dargli più spazio. Lo ha trovato alla Tudor. Tra l’altro questo ragazzo si difende bene su determinate difficoltà.

Olav Kooij è uno degli sprinter più forti. Sarà pilotato da Laporte
Olav Kooij è uno degli sprinter più forti. Sarà pilotato da Laporte
Ti riferisci a qualche tappa specifica?

Penso ad Andora che prima ha Capo Mele o anche a quella di Fossano, il cui arrivo è preceduto da uno strappo. Nulla di che, l’ho visto in ricognizione e si fa di rapporto, ma si scollina ai -3 chilometri. Quindi se il treno si disunisce o è corto poi è un problema risalire.

C’è poi una folta schiera di velocisti di rango: Kooj, Girmay, Molano, Aniolkowsky…

Ce ne sono molti e tutti sullo stesso livello. Come detto, il parterre è importante. Tra questi Girmay è un po’ come Bauhaus, se prima c’è uno strappetto o una difficoltà tecnica c’è. Molano ogni tanto una volata l’azzecca, ma immagino non avrà un grande aiuto dalla squadra (è nella UAE Emirates di Pogacar, ndr). Una cosa è certa, per vedere la prima volata e i valori in campo dei velocisti bisognerà aspettare almeno la terza tappa, quella di Fossano.

E Verre? All’inizio sarà tosta, ma sulle grandi salite…

03.05.2024
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TORINO – Dopo la serataccia di ieri sera, con la pioggia e il freddo che hanno investito la presentazione dei team, oggi splende il sole. Alessandro Verre ha appena finito la sgambata di rifinitura con i suoi compagni dell’Arkea-B&B Hotels. Un’ora e mezza facile, facile. Mentre ieri avevano provato, appunto sotto la pioggia, il finale della tappa inaugurale.

Lo scalatore lucano si appresta ad affrontare il suo secondo Giro d’Italia. L’emozione è alta, la condizione un po’ meno, ma Verre ha comunque il coltello tra i denti. Ogni cosa se l’è sempre sudata ed è pronto a fare lo stesso anche stavolta.

Alessandro Verre (classe 2001) è alla sua terza stagione da pro’ e al secondo grande Giro
Alessandro Verre (classe 2001) è alla sua terza stagione da pro’ e al secondo grande Giro
Alessandro, come stai? Come ci arrivi a questo Giro d’Italia?

Ci arrivo tranquillo, molto tranquillo. Il che significa che non lo vivo come l’anno scorso, quando mi ero caricato troppo di tensioni, programmi… Stavolta lo sto vivendo davvero senza stress. Quasi non mi sembra di essere al Giro.

Come mai questo approccio così diverso?

Non lo so, forse sono io che mi sono caricato meno di aspettative. E forse anche perché ci sono stati dei cambi di programma nelle corse precedenti e mi sono ritrovato un po’ in ritardo con la preparazione. Inizialmente non dovevo fare i Paesi Baschi, bensì Catalunya, poi Amstel e Romandia. Invece non è andata così. Ci sono state un po’ di sfortune.

Cosa prevedeva il programma iniziale?

Era un programma in cui dopo il Catalunya avrei fatto l’altura, ma appunto sono stato chiamato all’ultimo minuto per i Paesi Baschi in sostituzione di un compagno che stava per diventare papà. E lì mi si è infiammato il ginocchio destro. Avevo dolore, quindi ho saltato sia l’Amstel che il Romandia. E il Romandia l’ho saltato perché altrimenti sarei arrivato al Giro con troppi giorni di corsa. 

Verre durante la crono dei Paesi Baschi
Verre durante la crono dei Paesi Baschi
Ti sei dovuto un po’ adattare insomma…

Esatto, al posto del Romandia ho fatto una settimana di allenamento un po’ più intenso a casa, però nulla di che. Alla fine però non ho fatto né altura, né tenda.

Riguardo ai grandi Giri, l’nno scorso in Cina e ci avevi detto che per un giovane era meglio iniziare con la Vuelta e che tutto sommato ti sarebbe piaciuto farla. Come è andata questo inverno? Poi avevi chiesto di fare la corsa spagnola?

In effetti io ero rimasto con questa idea della Vuelta. E ammetto che in partenza quest’anno avrei preferito fare la Vuelta, almeno per come erano andate le cose fino a dicembre. Poi è successo che durante il ritiro, quando mi è stato proposto il calendario ho accettato di fare il Giro. Era un calendario ottimo, il migliore di tutti e tre gli anni fatti finora in Arkea. Era perfetto per arrivare al Giro.

Quindi già a dicembre comunque sapevi del Giro?

Sì, sì. Con quel calendario non potevo chiedere niente di meglio. Un calendario corretto, con corse di alto livello e allo stesso tempo gli spazi giusti per allenarsi. Dovevo partire in Australia. Ora invece mi ritrovo con più di 25 giorni di gara… Per fortuna che alla fine sono state quasi tutte corse a tappe e va bene così. Poi comunque io non sono uno dei leader e non mi posso permettere di chiedere di fare questo o quello: alla fine mi devo anche accontentare. E resta in ogni caso un buon calendario, non è quello iniziale ma è buono.

L’Arkea-B&B Hotels durante la presentazione del Giro al Castello del Valentino. Verre è il primo da sinistra
L’Arkea-B&B Hotels durante la presentazione del Giro al Castello del Valentino. Verre è il primo da sinistra
E sei pure sempre al Giro!

Nonostante lo scorso anno non sia riuscito a performare come ci si aspettava, non è cosa da poco che la squadra mi abbia dato di nuovo questa opportunità. Spero di ricambiare questa fiducia nei prossimi giorni.

Come mai poi non sei andato in Australia?

Come dicevo sono iniziate subito un po’ di sfortune. A dicembre per colpa di un gatto sono caduto e ho perso del tempo. Così non sono più partito per l’Australia. Il mio inizio di stagione è slittato di un mese. Però in quel mese mi sono allenato bene.

Alessandro, sei ancora giovanissimo, ma hai già tre anni di esperienza da pro’ sulle spalle. Senti questa tua crescita? L’avverti in modo concreto quando sei in gruppo?  

Non è facile rispondere a questa domanda perché alla fine magari avrò trovato anche qualcosa di più rispetto al passato, anche più costanza, ma il problema è che come sono cresciuto io, sono cresciuti anche gli altri. Quindi il livello si è alzato. Me ne sono reso conto in Oman, alla prima gara. E’ vero che non ero andato in Australia, ma in quel mese mi sono comunque allenato bene e mi sentivo bene. In Oman sono stato discreto, ma pensavo fosse perché ero alla prima corsa, poi una volta in Europa ho capito che il gap più o meno è sempre quello.

Il lucano lo scorso anno al Giro. Qualche fuga, tanti acciacchi e ritiro dopo 14 tappe
Il lucano lo scorso anno al Giro. Qualche fuga, tanti acciacchi e ritiro dopo 14 tappe
Cambiamo argomento, conosci la tappa di Cusano Mutri? Non è lontanissima dalle tue terre…

Purtroppo no e non sono andato a vederla. Forse è per questo tipo di approccio che sono molto tranquillo. L’anno scorso c’erano più tappe vicino casa e avevo fatto più di una ricognizione.

Cosa ti aspetti da questo Giro? Come te lo immagini?

Duro! Spero che il meteo sia migliore dell’anno passato. Correre a maggio è sempre particolare, passi dai 30 gradi delle coste, alla neve in montagna. Poi il Giro propone percorsi sempre impegnativi. Sul piano personale non ho grandi aspettative e chissà, magari questa alla fine sarà una cosa positiva.

Insomma, corri senza pressione…

Esatto, quello che viene prendo, ma dando sempre il massimo. Vivrò giorno per giorno. In questa prima settimana dovrò cercare un po’ la condizione. E per questo starò attento a non finirmi… In attesa dell’ultima settimana, la più dura, quella con le grandi salite. Lì serviranno le gambe.

Majka ritorna al Giro, dopo le Asturie con baby Del Toro

03.05.2024
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TORINO – Piove che Dio la manda, la notte piemontese è anche fredda, mentre sul palco al Castello del Valentino scorrono le squadre del Giro d’Italia. Arrivano. Si infilano nella zona mista per le interviste. Sfilano. E a tratti tornano per rispondere ad altre domande. Rafal Majka fa così, ma quando torna, le telecamere e i fari si sono spostate tutte attorno a Pogacar, così di colpo la scena si fa buia.

Il polacco è un personaggio a metà fra un buffo moschettiere e un guerriero d’altri tempi. Ha tante storie da raccontare e gambe che hanno sopportato ogni genere di fatica. Dagli anni accanto a Contador, poi quelli nella Bora e da qualche anno al fianco di Pogacar. A ben vedere, Rafal è stato il primo vero rinforzo preso dal UAE Team Emirates nel 2021 all’indomani della vittoria dello sloveno nel primo Tour. Il suo palmares parla di otto partecipazioni al Tour e alla Vuelta, cinque al Giro. Proprio qui dovrà fare da guida al capitano, che promette di vincerlo già al debutto. Mentre nell’avvicinamento al via di Torino, per scaldare le gambe Rafal ha scortato Del Toro alla vittoria della Vuelta Asturias, arrivando a sua volta secondo. Dal capitano di oggi a quello di domani: a un campione di 34 anni come lui certe cose puoi chiederle ed essere certo che le porterà a termine con impegno e successo.

Rafal Majka è polacco e ha 34 anni. E’ pro’ dal 2011
Rafal Majka è polacco e ha 34 anni. E’ pro’ dal 2011

Il giorno più duro

Accanto c’è Alan Marangoni, che sta facendo a tutti la stessa domanda per GCN. Qual è stata, gli chiede, la tua più grande fatica al Giro? E qual è stato il massimo dislivello che hai fatto in allenamento? Majka ci pensa un attimo e poi allarga un sorriso grande così.

«Mi ricordo – dice – è stato dieci anni fa, su Stelvio, quando faceva neve. Faceva un freddo cane, però è passata: meglio così. Il dislivello invece… 6.500 metri, non ci credi? A Sierra Nevada».

Poi si gira e viene da noi. Ha voglia di parlare. E’ spiritoso. Sa che in qualche modo in questo Giro si divertirà e la serata un po’ tenebrosa e umida offre a suo modo qualche spunto di divertimento.

La UAE Emirates del Giro è un gruppo molto forte, al pari di quello che poi andrà al Tour
La UAE Emirates del Giro è un gruppo molto forte, al pari di quello che poi andrà al Tour
Fino a ieri con Del Toro, oggi con Tadej: cosa ti pare?

Sono questi giovani portentosi, fortissimi. Ho già 34 anni, però sono molto contento di essere qui al Giro. Dopo quattro anni al Tour de France, torno in Italia. Io ho cominciato con il Giro da giovane, è una bella corsa, ma speriamo che ci sia bel tempo. Adesso con Tadej, prima con Del Toro. Sono due fenomeni. Vediamo cosa arriva con il più giovane, mentre di Tadej siamo certi.

Sei stato il primo rinforzo preso per aiutarlo e ora dovrai guidarlo nei meccanismi del Giro…

Non sono tanto preoccupato di questo, sono più preoccupato che possa sprecare troppe energie. Con lui bisogna fare il Giro e il Tour, spero che qui vinca qualche tappa, ma che non dia fondo a tutte le forze per arrivare bene in Francia. Io per fortuna non faccio parte del gruppo del Tour, non per ora almeno.

Primo Giro per Tadej Pogacar, il pubblico lo accoglie con un boato, nonostante la pioggia
Primo Giro per Tadej Pogacar, il pubblico lo accoglie con un boato, nonostante la pioggia
Quindi si tratta di tenerlo a freno? E’ una cosa possibile?

Difficile tenerlo fermo, veramente. E’ un fenomeno e quando le gambe ci sono, va via. Speriamo di salvarci nella prima settimana e poi vediamo sulle salite lunghe come andrà il nostro Pogacar.

Tu come stai?

Io sto bene, sono stato un mese a Sierra Nevada. Ho fatto le Asturie con Del Toro e adesso sono qua al Giro d’Italia. Isaac (Del Toro, ndr) è un altro fenomeno, scusate se mi ripeto. Speriamo che fra due anni venga fuori come Tadej. Mi ha sorpreso perché è un ragazzo umile, veramente bravo. E’ veloce, va forte a crono e va forte anche in salita. E’ completo, pare che sarà un’altra rivelazione fra i grandi talenti della UAE. In più, è molto giovane, però ha già una grande professionalità. Questi giovani quando arrivano sono già ben avviati.

Prima del Giro, Majka ha scortato Del Toro alla vittoria nelle Asturie. Con loro c’è Matxin
Prima del Giro, Majka ha scortato Del Toro alla vittoria nelle Asturie. Con loro c’è Matxin
Secondo te ci sarà una tappa chiave per Pogacar in questo Giro?

Questo non lo posso dire, perché parte in tutte le corse con il gusto di correre, spaccare del mondo e andare via da solo. Vediamo come va, sarà una scoperta anche per noi. Però attenti a non pensare che sia facile. Sappiamo che i grandi Giri non sono come le classiche e bisogna stare anche un po’ calmi. Ma se mantiene la condizione che aveva prima di Liegi e poi a Sierra Nevada, allora ci farà divertire.

Come è stato per lui tornare al top dopo l’infortunio dello scorso anno?

Non facile. Uno che arriva secondo al Tour de France dopo che non si è allenato per un mese è ugualmente un fenomeno. Vero che non ha vinto, ma nella prima settimana giocava. Ha perso il Tour in due giorni, perché alla fine è venuto fuori il buco di condizione di quel mese che non si è allenato. Adesso però è al top, ha trovato la condizione senza problemi. Secondo me è anche più forte degli anni scorsi. Almeno per come si allena e come lo vedo andare forte. Ormai si comincia, ormai capiamo tutto. Speriamo che faccia bello…

Il gigante Milan a Torino e l’assalto dei 400 bambini

03.05.2024
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TORINO – «Sarebbe bello se diventasse il Sinner del ciclismo». Di sicuro, la disponibilità e la gentilezza con i suoi piccoli tifosi, oltre alla classe sopraffina, sono doti che il gigante friulano classe 2000 del pedale e l’asso altoatesino del tennis (nato un anno più tardi) hanno in comune. Milan e Sinner: due fenomeni che quest’estate a Parigi cullano il sogno olimpico nei rispettivi sport e che sono destinati a far sognare la platea italiana per tanti anni.

Il paragone scherzoso degli organizzatori, al termine del riuscitissimo evento organizzato dal Motovelodromo Torino con Lidl-Trek, ben tratteggia i lineamenti del campione. Seppur meno popolare del collega tennista, Milan ha tanti in punti in comune e vanta già un palmares di tutto rispetto tra la gemma a cinque cerchi di Tokyo e i titoli europei e mondiali in pista. A questi si aggiunge la splendida maglia ciclamino conquistata lo scorso anno all’esordio al Giro.

Quattrocento bambini e bambine delle scuole torinesi erano in visibilio per Johnny, a sua volta preoccupato che non si bagnassero troppo e pronto ad accoglierli tutti per la foto ricordo al termine della simpatica chiacchierata. Un campione si vede anche in questo e si leggeva dai suoi occhi che il bagno di folla l’ha caricato ancor di più in vista di quel sogno matto a tinte rosa che spera diventi realtà di fronte alla Gran Madre sabato pomeriggio.

Abbiamo incontrato Milan ieri mattina al Motovelodromo di Torino
Abbiamo incontrato Milan ieri mattina al Motovelodromo di Torino
Jonathan, ti aspettavi un’accoglienza così?

E’ stato veramente bellissimo incontrarli tutti, parlare un po’ con loro e vedere quanto fossero contenti di esserci, di tifarci e di conoscerci. E’ stata una mattinata splendida, peccato soltanto per il tempo.

Sabato però il meteo dovrebbe essere clemente: che inizio di Giro d’Italia sarà?

Vediamo, perché la salita è bella dura. Sei-sette chilometri di ascesa molto insidiosi, a una ventina di chilometri dal traguardo: sono curioso di vedere che corsa verrà fuori. Sarà imprevedibile.

Dopo l’esordio trionfale in maglia ciclamino e il cambio di squadra, come approcci la tua seconda Corsa Rosa in carriera?

Sono qui con un bel team, pronto a supportarmi nelle volate e per la classifica con Juanpe (Lopez, ndr). Quest’anno le sensazioni sono buone, un po’ come quelle dello scorso, e proprio in quest’ottica cercherò di vivere alla giornata. E’ una strategia che ha funzionato nell’ultimo Giro, per cui cercherò di godermela e di dare il mio massimo anche stavolta.

Autografi e risposte ai bimbi. Peccato a un tratto per la pioggia
Autografi e risposte ai bimbi. Peccato a un tratto per la pioggia
Hai già segnato qualche tappa col circoletto rosso?

Come dicevo, pur essendo molto impegnativo, il percorso della prima tappa mi piace. Essendo l’inizio, tutti saranno belli freschi e si andrà a mille. Vedremo chi si muoverà, però senza dubbio si farà tanta fatica. Non nascondo però che, come tutti sapete, essendo la prima, si può arrivare a raggiungere una certa maglia, mentre dal secondo giorno sarà già impossibile.

Già, perché domenica il Santuario di Oropa, nel nome di Pantani, farà selezione. Che ricordi hai del Pirata?

Dico la verità, non tantissimi vista la mia età, però l’eredità che ci ha lasciato è qualcosa di unico.

Lo scorso anno ti eri presentato al via un po’ a fari spenti, mentre stavolta le aspettative nei tuoi confronti sono alte: ti pesa o ti senti pronto?

Quest’anno ci sono tantissimi ragazzi che sono forti in volata e riconfermarsi è sempre difficile. Però, il mio piano è di prendere una giornata dopo l’altra, divertirmi, fare un bel lavoro per la squadra e, ovviamente, vincere. I conti li faremo a Roma.

Chi sono i velocisti che temi di più?

Olav Kooij è uno che ha delle buone potenzialità per tenere anche in salita, mentre per le tappe completamente pianeggianti c’è Tim Merlier. Loro due sono i velocisti che temo di più, poi ce ne sono molti altri insidiosi.

Ieri sera, alla presentazione delle squadre, Milan accolto con grande calore
Ieri sera, alla presentazione delle squadre, Milan accolto con grande calore
Pogacar è da temere anche allo sprint?

Magari ci farà qualche sorpresa (sorride, ndr). Comunque, è bellissimo averlo al Giro, anche se ci metterà in difficoltà nelle salite e sicuramente non sarò davanti lì con lui in quel contesto.

Come vedi la cronometro di Desenzano per le tue caratteristiche?

E’ una cronometro vera, bella lunga. E’ un bel punto di domanda, anche perché mi sono preparato bene per le volate e per arrivarci il più fresco possibile, anche in caso di tappe ondulate. Con il tempo mi sono ripromesso di migliorare anche nelle cronometro, quindi, piano piano facciamo tutto.

Un portafortuna in valigia?

Quello c’è sempre, ma non posso dire qual è.

Cettolin ha già ripreso la strada verso la vittoria

03.05.2024
5 min
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Con la vittoria al Trofeo San Vendemiano si può dire che Filippo Cettolin ha rimesso un po’ le cose a posto. Non che la stagione fosse iniziata male per il corridore della Borgo Molino, ma certamente la mancanza di successi iniziava a pesare e il fatto che sia arrivata in una delle principali classiche di primavera è la giusta compensazione.

Cettolin, al suo secondo anno da junior, è abituato a partire forte nella stagione e anche quest’anno ha subito trovato la strada giusta: «Avevo scelto di esordire affrontando una gara dura, non proprio adatta alle mie caratteristiche proprio per testare la gamba, poi sono arrivati due secondi posti alla Coppa Senio e al Circuito di Orsago dove avevo visto che gamba era già quella giusta ma non riuscivo ancora a svettare, anche perché poi ho avuto un problema al ginocchio che mi ha tenuto fermo per un po’ di giorni. Tutte cose che mi portavo dietro e che vincendo a San Vendemiano ho finalmente messo alle spalle».

Lo sprint vittorioso di San Vendemiano, ai danni di Andreaus e Sambinello (foto Bolgan)
Lo sprint vittorioso di San Vendemiano, ai danni di Andreaus e Sambinello (foto Bolgan)
Sei al tuo secondo anno: noti differenze rispetto a 12 mesi fa?

Mi sento molto più sicuro di me stesso, affronto le gare con più serenità e questo mi consente di essere più freddo. Prima per troppa foga sbagliavo spesso qualcosa, non ero centrato e penso che qualche risultato mi sia sfuggito per questo. Sprecavo troppa adrenalina, ora mi so gestire di più.

Le tue vittorie arrivano spesso in volata, ma questo basta per fare di te un velocista?

Se si intende uno sprinter puro, di quelli che aspettano la volata allora non è il mio caso. Io preferisco gare impegnative, dove posso mostrare anche la mia resistenza su certe salite, dove il gruppo si screma fino a 20-30 elementi, allora posso far valere il mio spunto veloce. Poi sì, anche nelle volate di gruppo ci provo.

Il podio della Coppa Senio con Cettolin battuto da un altro sprinter di qualità, Davide Stella (foto Bicitv)
Il podio della Coppa Senio con Cettolin battuto da un altro sprinter di qualità, Davide Stella (foto Bicitv)
Se non sei un velocista puro, che cosa serve allora per tuffarsi in sprint di gruppo dove spesso si rischia moltissimo?

Molti parlano di incoscienza, ma a me piace pensare che si tratti di furbizia da mettere in campo. Col tempo sto imparando a sfruttare il lavoro della squadra, a inserirmi nel buco giusto e per farlo serve sì tanto coraggio, ma soprattutto furbizia, saper cogliere l’attimo. E’ un fattore che si affina col tempo, ma devi averlo dentro perché in quei frangenti non c’è molto tempo per pensare.

Alla fine dell’anno dovrai trovare uno sbocco, nella categoria superiore o, ancor meglio, una strada verso il professionismo. Hai già contatti?

Nulla di specifico, ma già dallo scorso anno c’era dell’interesse nei miei confronti. Qualcosa si è mosso, so che ora dipende solo da me, da quel che saprò fare, ma sono abbastanza tranquillo che al momento giusto troverò la strada.

Per Cettolin questo è un anno decisivo per trovare uno sbocco fra i grandi
Per Cettolin questo è un anno decisivo per trovare uno sbocco fra i grandi
Tu d’altronde hai su di te i fari dell’attenzione già da quando eri allievo, da quando hai vinto la Coppa d’Oro, un po’ come sta avvenendo anche per Magagnotti. Questo ti pesa?

Peso no, ma di certo so che molti si sono sempre aspettati tanto da me, quei risultati da allievo diventano una sorta di responsabilità che ti porti sempre dietro. A me però questa pressione non pesa, è anzi uno stimolo per fare sempre meglio.

La gara di San Vendemiano è uno degli appuntamenti cardine della stagione…

Nella mia agenda era cerchiata di rosso… Avevo visto già lo scorso anno che poteva essere davvero la gara giusta per me, ci sono arrivato con la cattiveria giusta. Il percorso è duro, ma bisogna resistere. Quando ho visto che eravamo rimasti in pochi davanti sapevo che dovevo solo arrivare in volata e avrei potuto giocare le mie carte. Quando ti trovi a sprintare con scalatore parti da una situazione di vantaggio, ma questo significa che sul loro terreno mi sono fatto trovare pronto…

Il corridore della Borgo Molino al GP Liberazione, chiuso all’11 posto (foto Dalmazi)
Il corridore della Borgo Molino al GP Liberazione, chiuso all’11 posto (foto Dalmazi)
Che cosa ti aspetta ora?

Intanto il campionato regionale domenica a Predappio, poi spero che arrivi una convocazione in nazionale per qualche corsa all’estero, sarebbe un importante ulteriore passaggio nella mia stagione, anche per farmi vedere in un consesso ancora più qualificato.

Con Salvoldi ti sei già sentito?

Siamo in contatto stretto, mi chiama spesso. Abbiamo un ottimo rapporto, mi ha già chiamato per fare qualche raduno con il gruppo e so di essere nel suo taccuino, quindi sono abbastanza tranquillo.

Il trevigiano è già stato in azzurro ai mondiali 2023. Salvoldi confida molto in lui
Il trevigiano è già stato in azzurro ai mondiali 2023. Salvoldi confida molto in lui
Il cittì a inizio stagione era stato molto chiaro su quel che si aspettava dai secondo anno, una sorta di ruolo di traghettatori per chi approda alla categoria. Ti senti di recitare questo ruolo?

Dino voleva responsabilizzarci ed io mi sono detto subito disponibile, se posso trasmettere quel che ho imparato lo faccio volentieri, penso anzi che sia un onore. Se posso dare consigli, ad esempio a uno come Magagnotti che sta seguendo la mia stessa strada lo faccio volentieri e penso che la prima cosa sia che, quando vince qualcuno che ha la nostra maglia, soprattutto in nazionale, vinciamo tutti.

Wladimir Belli: «La sorpresa del Giro? Io dico Lipowitz»

03.05.2024
4 min
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«Una sorpresa per questo Giro d’Italia? Florian Lipowitz», attacca deciso Wladimir Belli. Con il commentatore di Eurosport abbiamo fatto una sorta di gioco, ponderato chiaramente, su chi oltre a Tadej Pogacar non diciamo possa vincere la corsa rosa ma comunque fare bene. E farlo ad alti livelli.

Tutto sommato se è vero che il fuoriclasse sloveno sembra fare gara a sé e viaggiare su un altro pianeta, è anche vero che dopo di lui il campo è davvero libero e lascia spazio a molte interpretazioni, sorprese e lotte aperte.

E quindi spazio anche a Florian Lipowitz: tedesco, alto 181 centimetri per 67 chili, è al terzo anno tra i professionisti. Vanta una tappa e il Giro della Repubblica Ceca 2023.

Wladimir Belli (classe 1970) è stato pro’ per 16 stagioni, ora è un commentatore di Eurosport
Wladimir Belli (classe 1970) è stato pro’ per 16 stagioni, ora è un commentatore di Eurosport
Wladimir, perché hai fatto il nome del corridore della Bora-Hansgrohe come sorpresa per questo Giro?

Perché sta arrivando al Giro in buone condizioni. E’ andato in crescendo e al Tour de Romandie, dove c’erano corridori molto importanti, alcuni dei quali che uscivano in palla dalle Ardenne, è arrivato terzo. E parlo di gente come Ayuso, Carapaz, Bernal, Van Wilder… e solitamente chi va forte al Romandia, poi va bene anche al Giro. Poi mettiamoci che è giovane e questo è il ciclismo dei giovani. Quindi se devo fare un nome fuori da quelli classici dico lui.

Come lo hai visto appunto al Romandia?

Si è mosso bene, mi è piaciuto in generale. E si è mosso bene sia lui che la sua squadra, mi sembra si siano preparati nel modo più idoneo per questo Giro. In più ho notato che sin qui ha corso poco, appena 15 giorni di gara e questo vuol dire che è fresco, che può andare in crescendo. Poi è chiaro che è anche al suo primo grande Giro e non dà garanzie sulla tenuta nelle tre settimane. 

Motivo in più perché sia una sorpresa!

Inoltre è giovane, ma non giovanissimo, ha 23 anni (è un classe 2000, 24 da compiere a settembre, ndr).

Al Tour de Romadie Lipowitz ha lottato alla pari con gente come Carlos Rodriguez e Carapaz
Al Tour de Romadie Lipowitz ha lottato alla pari con gente come Carlos Rodriguez e Carapaz
Hai fatto cenno alla sua squadra. Questo è un punto a suo favore visto che in ammiraglia c’è un tecnico come Enrico Gasparotto che con i giovani ci sa fare e ha già vinto un Giro con Hindley…

Gasparotto è bravo. Io ci ho anche corso con lui ed era uno sveglio. Non solo, ma oltre a Gasparotto in quel team è tornato Patxi Vila dopo l’esperienza alla Movistar: anche lui è esperto. Insomma Lipowitz alle spalle ha una squadra ben strutturata.

Ma a crono cosa ci puoi dire di lui?

E’ un punto di domanda, ma più che stare a parlare della sua prestazione a crono analizzerei la cosa nel suo insieme. Non abbiamo informazioni certe e ripeto, la prestazione ce l’ha, bisognerà vedere se ha anche la tenuta nelle tre settimane.

Forse il suo più grande limite è il fatto che sia al debutto nei grandi Giri…

Sì e no. Alla fine io al mio primo anno da pro’ feci tredicesimo, al secondo anno fino a quattro tappe dal termine ero in maglia bianca… me la sfilò Pantani all’Aprica, ma presi l’influenza e scivolai in 12ª piazza. Ma ero al debutto tra i pro’, lui un po’ di anni già li ha fatti. Sicuramente l’esperienza è importante, ma non avendo pressioni, aspettative e al tempo stesso però ha motore può correre liberamente, come se non ci fosse un domani. Non deve per forza correre al risparmio. Magari così facendo può ottenere qualcosa d’importante.

A crono Lipowitz non è un fulmine, ma si difende grazie anche alle sue leve lunghe
A crono Lipowitz non è un fulmine, ma si difende grazie anche alle sue leve lunghe
Lo spazio lo può avere in effetti. Alla fine il leader della Bora-Hansgrohe è  Dani Martinez che si è forte, ma non dà poi tutte queste garanzie…

Io credo che il discorso sia un po’ diverso. Con un faro in corsa come Pogacar per me c’è più libertà per tutti. Se le cose vanno come devono andare, per gli altri la sfida è aperta. Penso alla Ineos Grenadiers con Thomas, Arensman e Foss: vuoi che non attacchino, che non provino a inventare qualcosa? La Bora-Hansgrohe non è da meno. Io vedo una corsa aperta. Anche la EF Education- Easy Post ha un buon team per fare un certo tipo di corsa.

Wladimir, Lipowitz è il nome secco che ti avevamo chiesto. Ma se dovessi aggiungerne un altro paio?

Cian Uijtdebroeks, ma anche per lui vale il discorso della tenuta sulle tre settimane, aggiungendo però l’incognita che non è un super guidatore e sulle strade del Giro serve sempre. E poi O’ Connor, anche se non è del tutto una sorpresa.

Test e valori prima del via. Il cuore conta più dei watt

02.05.2024
4 min
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Samuel Marangoni, coach della Polti-Kometa è di ritorno dal Giro di Turchia. La corsa è servita, come spesso capita, per rifinire la condizione prima di un grande appuntamento, in questo caso il Giro d’Italia, chiaramente… 

I ragazzi di Marangoni, tra l’altro, si sono ben comportati vincendo una tappa con Lonardi e stando spesso nella mischia. 

Ma in queste corse di preparazione cosa guarda davvero un allenatore? Quali sono gli ultimi test, i valori e i dati che analizzare? Da cosa capisce veramente come stanno i suoi atleti? Quesiti che abbiamo sviscerato appunto con Marangoni.

Samuel Marangoni, coah romagnolo che segue i ragazzi della Polti- Kometa, durante un test (foto Instagram)
Samuel Marangoni, coah romagnolo che segue i ragazzi della Polti-Kometa, durante un test (foto Instagram)
Samuel, dunque, partiamo da questa serie di quesiti…

I test sono più relativi alla parte di allenamento e si fanno prima, sia a ridosso dell’evento che nei mesi precedenti, dell’ultima gara, in questo caso del Turchia. Del nostro team presente al Giro abbiamo fatto il ritiro in altura suddiviso in due gruppi. Una parte era al Teide e una a Sierra Nevada. In quell’occasione sono stati effettuati i test base prima del Giro d’Italia.

Che tipo di test?

Il classico incrementale in salita, facendo dei tratti sali e scendi, fino ai 4 millimoli di accumulo di acido lattico. E poi quelli della critical power sui 5′, 10′ e 20′ per verificare le massime prestazioni degli atleti in quei lassi di tempo.  Ma questi ultimi si possono verificare anche in corsa e sono in quel caso legati anche alla performance.

In corsa cosa guarda un coach in questa fase della preparazione?

Non ci sono solo i watt, sia in ritiro che in corsa si monitorano diversi parametri legati al cuore: frequenza cardiaca del mattino, variabilità cardiaca, il medico misura la pressione e si bada soprattutto agli scostamenti di questi parametri più che ai valori in sé per sé. E poi oltre ai dati si osserva anche la corsa, la performance come dicevo. 

Una fascia cardio: il cuore assume grande importanza per la valutare lo stato di condizione
Una fascia cardio: il cuore assume grande importanza per la valutare lo stato di condizione
Alla fine il ciclismo non è fatto di soli numeri, questo è il concetto?

Esatto, è la strada che dice quello che hai fatto e come stai veramente. E quando scatta la corsa vera e propria e gli atleti fanno performance buone, cioè si fanno trovare pronti, sai che hai lavorato bene. Poi per me è anche molto importante parlare con i corridori per confrontare sensazioni e stati d’animo con tutti i vari parametri e i vari momenti della gara.

Samuel, hai dato una certa importanza ai valori cardiaci. Perché?

Perché sono parametri importanti e non solo quelli in attività ma anche quelli in fase di riposo. Si hanno riscontri sulla condizione anche in base al recupero: quanto ci mette, in che “quantità” avviene… E  ovviamente si valuta anche il recupero durante lo sforzo. Un parametro molto indicativo per esempio in questo caso è la deriva cardiaca.

Di cosa si tratta?

E’ quel valore del cuore che dice quanto si alza la frequenza cardiaca a parità di watt nel corso del tempo. Faccio un esempio con numeri totalmente a caso: nella prima ora per fare 250 watt le pulsazioni sono 150, dopo 5 ore per esprimere sempre 250 watt di pulsazioni ne servono 157. Ecco, quella differenza di 7 pulsazioni è la deriva cardiaca. E più questa è ridotta e più l’atleta sta bene. 

Tra Teide e Sierra Nevada gli ultimi grandi volumi di allenamento prima del Giro per i ragazzi della Polti-Kometa
Tra Teide e Sierra Nevada gli ultimi grandi volumi di allenamento prima del Giro per i ragazzi della Polti-Kometa
Insomma più cuore che watt?

In questo caso di valutazione sì, ma è chiaro che i watt restano importanti. In questo periodo se hanno lavorato bene, se stanno bene in corsa vedi i valori migliori, magari anche qualche picco eccellente. Anche questi sono indicativi. Da qui comunque capisci tanto, se uno scalatore si stacca da 50 corridori ovviamente c’è qualcosa che non va, specie se non raggiunge i suoi standard.

Un tempo si diceva che quando il cuore saliva bene, il corridore era fresco. Vale ancora questa regola?

Vale ancora, ma quel che conta ancora di più è che il cuore sia elastico, cioè che salga tanto, ma anche che scenda tanto. Ma questo valore emerge soprattutto durante il Giro, con l’accumularsi della fatica tappa dopo tappa. In corse di un giorno o di poche tappe, le differenze emergono meno.

C’è un’altra Borghesi che emerge sempre di più…

02.05.2024
5 min
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Un padre come Giuseppe che è stato un ottimo dilettante, vincitore della Trento-Bondone nel 1989 e della Torino-Valtournenche, fermatosi alle porte del professionismo per problemi fisici. Una sorella come Letizia che è una colonna portante dell’EF Education Tibco SVB. Poteva Giada Borghesi non seguire le orme di famiglia? Lei ci ha provato, si è dedicata a tennis e atletica, ma poi il richiamo della bici è stato troppo forte.

Il successo nella prima tappa del Giro Mediterraneo in Rosa, chiuso poi terza (foto Ossola)
Il successo nella prima tappa del Giro Mediterraneo in Rosa, chiuso poi terza (foto Ossola)

Cambio di alimentazione

Il suo amore per le due ruote è stato talmente forte da superare momenti davvero difficili ed è la stessa ciclista trentina a raccontare la sua odissea che ha trovato il suo “approdo a Itaca” solamente in questa stagione.

«A dicembre 2020 – racconta – ho preso il Covid. L’anno dopo dovevo esordire nell’Aromitalia Basso Bikes Vaiano, ma non sono mai stata bene e gareggiavo pochissimo. C’è voluto tanto tempo per capire che cosa avevo, si pensava fossero i postumi del covid, ma non era così. A marzo 2022 ho avuto la risposta: sono celiaca. Ho cambiato alimentazione, ma per ritornare quella di prima c’è voluto tempo e intanto un’altra stagione era passata. Nel 2023 ho fatto qualche buona gara nazionale e intanto iniziavo a emergere anche nel gravel».

Una delle rarissime apparizioni della Borghesi nel 2021, il suo annus horribilis
Una delle rarissime apparizioni della Borghesi nel 2021, il suo annus horribilis
Poi sei approdata alla BTC City Ljubljana

E finalmente ho potuto mostrare quel che so fare. Ho potuto lavorare bene d’inverno e avere una buona stagione nel ciclocross.

Che cosa ti accomuna a tua sorella Letizia e che cosa avete di diverso?

Caratterialmente siamo all’opposto, lei è più timida e introversa, io sono molto più esuberante. Dal punto di vista ciclistico è più difficile dirlo, anche perché abbiamo 4 anni di differenza e di esperienza, considerando anche che io, saltando due anni, posso considerarmi ancora alle prime battute. Lei comunque è una passista che va bene anche in salita, io nelle ascese forse ho qualcosa in più, ma devo ancora dimostrare tutto. Letizia poi ha una predilezione per le corse belghe, per le classiche e in questo vorrei imitarla.

Giada con sua sorella Letizia (a sinistra), della quale vuole seguire le orme anche nel WorldTour
Giada con sua sorella Letizia (a sinistra), della quale vuole seguire le orme anche nel WorldTour
La sensazione vedendo la tua stagione è che il successo nella Worthersee Gravel Race, la tappa austriaca delle World Series, ti abbia un po’ sbloccato: dopo non sei quasi mai uscita dalla top 10…

E’ che in quella gara ho finalmente potuto iniziare a raccogliere i frutti del mio lavoro. Alla Ponente in Rosa avevo un virus intestinale come altre del mio team e non sono riuscita a emergere, ma già al Trofeo Binda ero andata bene. Ero con le prime fino a una trentina di chilometri dal traguardo. Alla gara gravel le cose hanno iniziato a girare bene e da lì sono state tutte giornate positive.

Passare indifferentemente dal gravel alla bici su strada non è però molto semplice…

E’ vero, serve un periodo di adeguamento, come per ogni tipo di bici. Dopo la vittoria in Austria sono tornata a gareggiare su strada una settimana dopo, in Francia, sono andata bene ma un po’ di contraccolpi in quella settimana li ho sentiti. Ormai poi per emergere bisogna guardare ogni dettaglio.

La vittoria in Austria è stata uno sblocco per la Borghesi. Unica a rimanerle vicina la Schreurs (NED) a 4″
La vittoria in Austria è stata uno sblocco per la Borghesi. Unica a rimanerle vicina la Schreurs (NED) a 4″
Cosa rappresenta per te il gravel?

Un’opzione importante. Avrei gareggiato anche nella prova di Orosei, ma c’era il Liberazione e la squadra voleva la mia partecipazione. A fine giugno agli italiani comunque ci sarò e spero che dal gravel arrivi anche una convocazione in azzurro, anche come sorta di compensazione per non essere riuscita a coglierla nel ciclocross.

A proposito di Liberazione: sia lì che precedentemente al Giro Mediterraneo in Rosa sei stata l’unica vera alternativa alla Uae.

Mi sono sentita circondata, soprattutto sulle strade romane. Essere allo stesso livello di un team del WorldTour è una grande soddisfazione. Contro ragazze così hai la sensazione di non poter gestire la corsa. Al Giro del Mediterraneo, dopo che nella prima tappa avevo preso la maglia, ho capito subito che non c’era possibilità di difenderla. Infatti Gillespie è andata via e non ho potuto fa nulla. Essere riuscita comunque a salire sul podio finale è stata una grande soddisfazione al termine di una bella esperienza. Per me era la prima vera corsa a tappe disputata nel pieno delle mie possibilità.

Giada Borghesi al Liberazione, attorniata dalle ragazze della Uae
Giada Borghesi al Liberazione, attorniata dalle ragazze della Uae
E a Roma?

Ero io contro di loro… A cinque giri dalla fine scattavano a turno e io rispondevo sempre, unica a farlo. Ero contenta di quel che facevo, ma sapevo anche che non potevo continuare così. Infatti quando sono andate via in tre, non sono riuscita ad agganciarmi e chiaramente Venturelli non poteva aiutarmi nell’inseguimento. Alla fine quel 5° posto è stato di grande valore.

Chiaramente la tua squadra non è a quel livello, ma come ti ci trovi?

Molto bene, apprezzo soprattutto il fatto che sia un team che fa attività di un certo livello, con molte prove all’estero. E’ un team italiano, anche se collegato a una struttura slovena. E’ un bel gruppo, certamente contro una squadra del WT c’è troppa differenza. Ora siamo in Francia, per le corse di Morbihan del fine settimana, sarà un altro bel test contro team più accreditati.

In maglia azzurra nel ciclocross. Ora l’aspirazione è fare lo stesso su strada e nel gravel
In maglia azzurra nel ciclocross. Ora l’aspirazione è fare lo stesso su strada e nel gravel
Che cosa ti aspetti da qui alla fine dell’anno?

Tanto. Innanzitutto continuare a sentirmi così o anche meglio, in modo da conquistare la vittoria giusta per ottenere magari una convocazione in azzurro. In definitiva quel che vorrei è raccogliere più risultati possibili per meritarmi un palcoscenico più grande…