Mathieu Van Der Poel, Filippo Ganna e Tadej Pogacar, questo è il podio dell’ultima Milano-Sanremo. Domani da Pavia partirà la 117ª edizione della Classica di Primavera e le carte torneranno a mischiarsi, nell’infinito mazzo delle probabilità e degli imprevisti, che rendono affascinante e unica la Sanremo. Tuttavia i risultati e le prestazioni messe in campo dai tre corridori che hanno conquistato il podio nella passata edizione hanno tenuto banco. Van Der Poel e la sua vittoria alla Omloop Nieuwsblad, poi le due tappe alla Tirreno-Adriatico e l’azione in salita nell’ultima tappa. Ganna e la cronometro di Camaiore, un segnale importante. E infine Pogacar, con l’ennesimo capolavoro sugli sterrati di Siena.
Prestazioni monstre che abbiamo voluto analizzare insieme a un tecnico, per capire quali sono stati i segnali lanciati dai tre tenori di Sanremo. Ne parliamo con Pino Toni, e il preparatore toscano ha le idee chiare.
«Stanno tutti e tre molto bene – ci dice – lo hanno dimostrato in maniera abbastanza evidente. Van Der Poel e Ganna sono passati dalla Tirreno-Adriatico, mentre Pogacar ha preferito fare un altro tipo di avvicinamento».
Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026Omloop Nieuwsblad, Van der Poel si era presentato vincendo la corsa del debuttoSprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026Omloop Nieuwsblad, Van der Poel si era presentato vincendo la corsa del debutto
Partiamo da qui, chi ha fatto la Tirreno può essere un passo avanti?
Non direi, soprattutto se leghiamo il discorso a questi tre corridori. Tadej Pogacar ha dimostrato di sapersi preparare al meglio anche allenandosi da solo, a casa. In passato non correre alla Tirreno-Adriatico o alla Parigi-Nizza era un limite, ora non più. Non è facile simulare uno sforzo del genere, come quello della Sanremo, rimanendo a casa.
Cosa ci passa nel mezzo?
Devi avere una concentrazione elevatissima, perché in corsa hai l’adrenalina che ti guida e spinge a fare il massimo. Mentre da solo replicare quei fuorigiri è difficile.
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancoraAttacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
In termini di carico e recupero ci sono grandi differenze?
Penso che Pogacar possa avere quella punta di freschezza in più, al netto del fatto che sia Van Der Poel che Ganna abbiano comunque avuto una settimana di riposo e avvicinamento dove recuperare al meglio. Pogacar in questa settimana avrà lavorato per rifinire la condizione, facendo allenamenti con maggior carico e intensità. Mentre gli altri due non hanno avuto bisogno di rifinire, ma di mantenere.
Parliamo di Van Der Poel?
Dalla sua ha il finale a favore, in volata rispetto a Pogacar e Ganna è superiore. Tuttavia alla Tirreno-Adriatico l’ho visto meno esplosivo, lo sprint contro Del Toro e Pellizzari lo ha vinto ma di misura. Poi a Martinsicuro nella quarta tappa ha fatto una volata lunghissima, che è il suo vantaggio reale. Van Der Poel ha quel minuto a tutta dove non ha rivali.
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista SanremoLa cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Nell’ultima tappa della Tirreno ha fatto una prova del Poggio…
Sta bene, ma veramente bene. Quella è stata una prova di sforzo al termine di una settimana impegnativa, nell’economia di una corsa a tappe quella salita può essere paragonata a un finale di Sanremo. Arrivi con la giusta stanchezza addosso e provi a fare qualcosa di extra.
La cronometro di Ganna può essere un segnale?
Non troppo, lui in quello è il migliore al mondo. Poi è uno sforzo talmente diverso che non può essere paragonato a una corsa in linea, il vero segnale lo ha dato quando ci ha provato ad anticipare a Martinsicuro. Per fare un’azione del genere vuol dire che stai bene, sei pronto e preparato. Vuoi cercare qualcosa di diverso.
I segnali positivi da Ganna sono arrivati nel corso della Tirreno, dove è parso a suo agio anche su salite impegnativeVan Der Poel nella tappa finale della Tirreno ha messo il gruppo in fila nell’ultima salita a disposizione, un test in vista SanremoI segnali positivi da Ganna sono arrivati nel corso della Tirreno, dove è parso a suo agio anche su salite impegnativeVDP nella tappa finale della Tirreno ha messo il gruppo in fila nell’ultima salita a disposizione, un test in vista Sanremo
Può essere una chiave in ottica Sanremo?
A Ganna deve andare tutto bene, però lo vedo davvero tirato, pronto e in condizione. Credo che l’anticipo su via Roma sia possibile, ma non è facile trovare il tempo giusto. Tuttavia se uno come lui prende due, tre, poi dieci metri chi lo riprende? Soprattutto se il finale rimane ristretto a pochi corridori come lo scorso anno.
Da fine discesa del Poggio al traguardo c’è spazio.
Quanto saranno, quattro minuti di gara? E’ come un inseguimento individuale, lì saranno tutti stanchi e al limite. E Ganna è uno dei pochi al mondo, forse l’unico, che può fare i 60 all’ora anche nel finale di corsa.
Giro di Norvegia, gare di un giorno e due mondiali, Ganna non si ferma. Dopo la sbornia olimpica ancora tanti impegni per Pippo. E Cioni ci spiega come farà
Van der Poel ha buttato via la Roubaix. Pogacar è stato stratosferico, ma Van Aert l'ha messo nel sacco, correndo come quando si deve battere uno più forte
Ancora 24 ore e sarà la Milano-Sanremo. E come ogni anno eccoci a fare piani, congetture, ipotesi. Tra queste ce ne torna in mente una, in modo preponderante, a firma di Valerio Piva, direttore sportivo della Jayco-AlUla. Tempo fa, il mantovano ci disse: «Per vincere la Sanremo, a Tadej Pogacar serve un compagno che la possa vincere a sua volta». Ebbene, l’occasione è quanto mai ghiotta quest’anno e quel compagno ha il nome di Isaac Del Toro.
Ecco il nostro scenario, seguendo questo ragionamento di Piva: Pogacar fa un primo scatto sulla Cipressa, facendo saltare il gruppo. Gli rispondono Mathieu van der Poel, forse Filippo Ganna e qualcun altro, insieme a Del Toro. Il messicano rilancia e a quel punto a chiudere deve essere Van der Poel. E se spende energie, se prende aria, magari non ne ha per resistere a Pogacar sul Poggio, visto che lo sloveno sarebbe stato passivo alla sua ruota. Facile, no? Ma si sa: tra il dire e il fare c’è di mezzo… il DNA della Sanremo!
Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Ci può stare questo scenario, Valerio?
Del Toro è uno dei papabili vincitori della Sanremo, quindi avere un corridore così in squadra permette di giocare diversamente il finale. Puoi correre di rimessa e costringere gli altri a muoversi, visto che controllano anche lui. Di certo la situazione cambia rispetto a quando sei l’unico favorito e l’unico corridore che può attaccare forte per davvero. Però è anche vero che in questo modo rischi che vinca l’altro.
In effetti è un rischio, ma la UAE Emirates porterebbe a casa la corsa…
Tutti sanno che Pogacar vuole vincere la Sanremo, però sarebbe una strategia. Ai tempi della BMC, per esempio, vincemmo un’Amstel Gold Race giocandoci Samuel Sanchez. Lo feci attaccare sul Cauberg e poi di rimessa partì Philippe Gilbert. Tutti reagirono a Sanchez e poi Gilbert scattò in contropiede. Avere un corridore che sulla carta può vincere la corsa fa muovere inevitabilmente gli altri favoriti: è uno scenario possibile.
Ecco, parliamo proprio di scenari, Valerio. Secondo te il primo scatto dovrebbe farlo comunque Pogacar?
Potrebbe essere così, ma anche il contrario. Si può far muovere prima Del Toro sulla Cipressa, aspettando il Poggio con Pogacar. Magari pensando di far arrivare la corsa molto più sfilacciata e tirata sul Poggio. In questo modo Pogacar può dare la stoccata decisiva, ma il problema è sempre lo stesso per lui.
Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Quale?
Che il Poggio è troppo corto (e facile) per lui. Deve staccarli tutti da ruota e c’è sempre qualcuno che gli resta agganciato: Van der Poel, Wout Van Aert o qualche giovane emergente. Le velocità sono pazzesche e non è facile staccarli. L’obiettivo è far arrivare gli avversari il più stanchi possibile sul Poggio. E in questo Del Toro può fare tanto: può rendere la corsa dura ben prima dell’ultimo strappo, selezionando il gruppo.
Certo, un Van der Poel deve rispondere perché sa che Del Toro può arrivare fino in fondo…
Chiaro che se uno vuole vincere la corsa, non lascia andare Del Toro e questo è il vantaggio di Pogacar. In ogni caso non è facile fare previsioni: la Sanremo è una corsa che può risolversi in tanti modi.
Proviamo a fare un po’ di fantaciclismo liberamente. Se guidassi tu l’ammiraglia con Del Toro e Pogacar come te li giocheresti?
Farei la corsa dura dalla Cipressa, perché sul Poggio rischi di non staccarli tutti. Lancerei Del Toro per primo, provando a smuovere la corsa… almeno in ottica di successo di squadra. Se invece devo pensare a far vincere Pogacar, allora punterei ad arrivare sul Poggio e lì farei partire fortissimo Del Toro e poi a seguire farei partire Pogacar. Il problema è che l’unico punto davvero selettivo sono quei 300-400 metri vicino alla cima. E ormai lo sanno tutti.
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandeseLo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
E al contrario addormentarla fino sull’Aurelia, senza fare nulla sulla Cipressa? Troppo alto il rischio di portarsi dietro i velocisti?
Più che altro a quel punto non c’è più spazio per fare la differenza. Come detto, ci sono solo quei 300-400 metri. Io, pensando a una vittoria di squadra con due atleti di quel calibro, farei corsa dura già prima della Cipressa.
Tu quindi scarti la nostra ipotesi che il primo scatto lo debba fare Pogacar?
Pogacar ha la possibilità di fare due scatti forti, questo è vero. Ma mettiamo che dopo questa azione si ritrovi da solo in testa e dietro ci siano due o tre uomini che collaborano, o peggio una squadra che tira per il proprio leader: come ci arriva al Poggio? Anche 20”-30” potrebbero non bastargli. Se anche solo gli si avvicinano, qualcuno potrebbe essersi risparmiato sull’Aurelia e avere più energie nel finale. E sappiamo che la Classicissima si regge su questi sottili equilibri. Alla Sanremo non è come nelle altre corse per Pogacar, dove decide quando partire e può vincere anche con grandi margini.
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Un bell’intrigo insomma?
E’ la Sanremo. Anzi, il bello della Sanremo: anche se sei il favorito non è sicuro che tu possa vincere. Però quest’anno, avendo un compagno fortissimo che può davvero trionfare, magari cambia qualcosa. Io ho vinto una Sanremo con Mark Cavendish alla sua prima partecipazione e con la salita delle Manie. E due anni dopo l’ho vinta con Matthew Goss, l’unico corridore che mi era rimasto davanti, perché avevano fatto le Manie a tutta per eliminare i velocisti.
E quest’anno? Tanto più che non avrai Michael Matthews fermo ai box: su chi punterà la tua Jayco-AlUla?
Diciamo che Andrea Vendrame può essere il suo sostituto. Fin qui ha dimostrato buone cose, è in ottima condizione e puntiamo su di lui. Lo stesso discorso vale per Mauro Schmid. Saranno loro due le nostre punte domani.
Quest’anno è tutto diverso e Chiara Consonni l’ha capito subito. Se l’adattamento di inizio 2025 alla Canyon//Sram non era andato come se lo aspettava, quest’anno il feeling con la squadra tedesca e i suoi metodi è stato decisamente migliore. Sono arrivati i primi piazzamenti e una vittoria che hanno confermato le buone sensazioni (in apertura è con Zoe Backstedt nel giorno della vittoria alla Vuelta Extremadura). Prova ne è il fatto che questa volta alla Sanremo Chiara avrà la possibilità di giocarsi le sue carte in caso di arrivo in volata, mentre lo scorso anno fu portata per aiutare e concluse la corsa all’ultimo posto accanto a Vittoria Guazzini, l’amica di sempre e compagna di oro olimpico.
Da due giorni la Canyon//Sram è in ritiro in Liguria per mandare a memoria il percorso che, per il secondo anno dopo venti stagioni di assenza, da Genova porterà il gruppo a Sanremo. Una corsa corta e facile, che già lo scorso anno è stata motivo di dibattito, e che per questo si presta a sviluppi inattesi. Salitelle come la Cipressa e il Poggio hanno una valenza se affrontate dopo tanti chilometri, diventano ben altro dopo appena 128.
«Però lo stesso è una corsa che mi piace – dice sorridendo Consonni – piace a tutte quelle che la fanno. Sarà anche dura, la faranno diventare dura. L’anno scorso forse hanno esitato perché era il primo anno che la facevamo e non sapevano come correre. Non si sapeva chi ci sarebbe stato ancora dopo la Cipressa e dopo il Poggio, però secondo me quest’anno vogliono fare corsa dura, quindi non per velocisti. Ci si prova, mai dire mai, però sarà dura…».
UAE Tour 2026, una foto di Consonni con Vittoria Guazzini non poteva mancareUAE Tour 2026, una foto di Consonni con Vittoria Guazzini non poteva mancare
Il tuo approccio sarà diverso rispetto allo scorso anno?
Sì, decisamente. Diciamo anche che l’anno scorso ci fu una caduta prima di prendere la Cipressa, ma il ruolo mio e quello di Vittoria era lo stesso: portare la squadra e tutte le compagne davanti all’imbocco della Cipressa e poi il nostro lavoro era finito. Però dopo la caduta eravamo già un po’ staccate dal gruppo e siamo arrivate piano piano.
Perché la scelta di fare di te un elemento di appoggio e non una carta da giocare per il finale?
Non avevo fatto un bell’inizio di stagione. C’era stato il cambio di squadra: non c’erano stati problemi, però è stata dura cambiare l’allenatore e i direttori sportivi. Quindi non ero proprio in forma e sapevo già che sarei andata alla Sanremo in appoggio.
Dopo il secondo posto al UAE Tour dietro Wiebes, in Extremadura la vittoria di Consonni davanti a BalsamoDopo il secondo posto al UAE Tour dietro Wiebes, in Extremadura la vittoria di Consonni davanti a Balsamo
Quest’anno la musica sembra diversa…
Quest’anno sì, infatti sarò la carta per il piano B. C’è Kasia (Niewiadoma, ndr) che sta volando, va fortissimo, quindi penso che se dovrà succedere qualcosa, lei sarà davanti. Se però dopo gli attacchi il gruppo dovesse raggrupparsi, prima o dopo del Poggio, io farò di tutto per esserci ancora e giocarmela in volata. Per questo siamo state a fare le recon a partire dai Capi, per avere le idee chiare su quello che dovremo fare.
Cosa c’è stato di diverso in questo inizio di stagione rispetto all’anno scorso?
Sicuramente la squadra mi ha aiutato a a focalizzarmi di più sul mio vero obiettivo, ovvero le classiche. Hanno imparato a conoscermi meglio, io ho imparato a conoscere meglio loro e abbiamo aggiustato quelle due cosine che secondo noi l’anno scorso mi hanno condizionato negativamente. Abbiamo cercato di migliorare quelloavevamo sbagliato l’anno scorso. Abbiamo sicuramente imparato dagli errori e quest’anno fino alla Roubaix per me sarà un blocco bello impegnativo.
Contrariamente al solito, Consonni ha raccontato che la Canyon//Sram quest’anno ha fatto due ritiri a gennaio e febbraio, ma non a dicembreContrariamente al solito, Consonni ha raccontato che la Canyon//Sram quest’anno ha fatto due ritiri a gennaio e febbraio, ma non a dicembre
Come è stato l’inverno di Chiara Consonni?
E’ stato strano che per il primo anno non ho fatto il ritiro di dicembre, mentre ne abbiamo fatti due nel nuovo anno: a gennaio e poi a febbraio. Pensavo che avrei sofferto parecchio l’inverno a casa, invece fortunatamente anche a San Marino non è stato così freddo, quindi sono riuscita a fare i miei chilometri. Poi a gennaio abbiamo lavorato per preparare bene il UAE Tour e alla fine siamo andate al ritiro di febbraio.
Pensi che rischierai di più sulla Cipressa oppure sul Poggio?
Per me la Cipressa è peggio, perché è uno sforzo ugualmente violento, ma più lungo. Dalla cima potrei riuscire a capire il resto della mia corsa.
Sembrava che dopo il quartetto, i Giochi delle azzurre fossero finiti e invece arriva la madison d'oro di Guazzini e Consonni. Sera di festa a Casa Italia
CAZZAGO SAN MARTINO (BS) – Carbon-Ti è sinonimo di tecnologia, materiali leggerissimi e pesi altrettanto ridotti. Carbon-Ti è bellezza e gratificazione estetica, i suoi componenti rappresentano l’upgrade per eccellenza ed il plus, tecnico e relativo alla gratificazione estetica.
Cosa manca? Il concetto che forse meglio rappresenta la ricerca Carbon-Ti, ovvero performance. I prodotti Carbon-Ti non sono una maschera, non sono un contenitore ben verniciato, ma vuoto. Ogni pezzo che esce dalla nuova sede lombarda deve prima di tutto performare al massimo, senza compromessi. E poi quella collaborazione con il team numero 1 nel WorldTour, il UAE Team Emirates di Tadej Pogacar, cosa rappresenta? Lo abbiamo chiesto a Marco Monticone, Product Manager Carbon-Ti, grande appassionato di bici (in tutte le sue forme), praticante e primo tester.
La nuove sede degli impianti Castellini, azienda della quale fa parte Carbon-Ti La nuove sede degli impianti Castellini, azienda della quale fa parte Carbon-Ti
Avete di fatto aperto l’after market anche in ambito strada, è così?
Quando è nata Carbon-Ti, nel 2005, gran parte dei prodotti era destinata alla mtb. Un settore sempre molto aperto alle personalizzazioni e alla sostituzione dei componenti di serie con soluzioni aftermarket, spesso lavorate CNC e con finiture anodizzate. Per la bici da strada l’approccio era tradizionalmente più conservativo. I ciclisti tendevano a utilizzare la bici così come acquistata, limitandosi a sostituire i materiali di consumo. Negli ultimi anni l’introduzione di tecnologie come cambi elettronici, power meter e freni a disco ha reso le bici di serie più pesanti.
Per cui sono nate nuove esigenze?
E si è riacceso l’interesse verso componenti aftermarket in grado di ridurre il peso. L’utilizzo da parte di alcune squadre del UCI WorldTour ha contribuito a far conoscere il nostro marchio e a rafforzarne la presenza nel segmento strada a livello internazionale.
Marco Monticone, product manager Carbon-TiMarco Monticone, product manager Carbon-Ti
Dove e come nasce l’idea di abbinare alluminio e carbonio per corone e dischi?
L’azienda madre di Carbon-Ti era LLS Titanium, specializzata nella lavorazione di viteria e componenti in leghe tecnologiche, alluminio e titanio, materiali di derivazione aeronautica. Sin dal principio l’idea è stata quella di combinare le proprietà complementari di materiali diversi per ottenere componenti estremamente performanti.
Da dove avete cominciato?
Per le prime corone abbiamo scelto unastruttura portante in fibra di carbonio, abbinata inizialmente a una lega di titanio per la dentatura, da cui deriva anche il nome Carbon-Ti. Successivamente il titanio è stato sostituito da una lega di alluminio, più leggera e più pratica nella lavorazione.
Anche i rivetti in titanio, marchio di fabbrica Carbon-TiLe scritte impresse sul titanio sono eseguite a laser, indelebile e perpetueAnche i rivetti in titanio, marchio di fabbrica Carbon-TiLe scritte impresse sul titanio sono eseguite a laser, indelebile e perpetue
Concetto applicato anche ai dischi?
Esatto. Una struttura in fibra di carbonio per garantire rigidità e riduzione del peso, abbinata a una pista frenante metallica, inizialmente in titanio e successivamente in acciaio, per assicurare le migliori prestazioni in frenata e una maggiore durata. L’obiettivo è sempre stato quello di sfruttare ogni materiale per ciò che sa fare meglio.
Quindi?
La fibra di carbonio per la leggerezza e la rigidità strutturale, le leghe metalliche per la precisione, resistenza meccanica e la durata. Possiamo realizzare componenti estremamente leggeri senza scendere a compromessi in termini di prestazioni, affidabilità e longevità.
Le corone, tre parti principali, la base in carbonio, in denti in alluminio, i pin in titanioDenti in alluminio e base in carbonio sono abbinate a manoOgni singolo pezzo è controllato e ricontrollato in ogni faseAusilio di macchinari, ma sempre con un operatore in fase di controlloLe corone, tre parti principali, la base in carbonio, in denti in alluminio, i pin in titanioDenti in alluminio e base in carbonio sono abbinate a manoOgni singolo pezzo è controllato e ricontrollato in ogni faseAusilio di macchinari, ma sempre con un operatore in fase di controllo
Quanti passaggi sono necessari per la produzione di un singolo pezzo? Quante ore di lavoro?
Le nostre corone in fibra di carbonio, uno dei prodotti che oggi identifica maggiormente Carbon-Ti, sono il risultato di un processo molto complesso. Il componente nasce dall’unione didue parti realizzate separatamente. Il supporto strutturale in fibra di carbonio e la dentatura metallica. La parte in carbonio viene ricavata da una lastra laminata con una nostra ricetta proprietaria. Viene tagliata waterjet e successivamente lavorata CNC.
Che cosa succede poi?
Si definiscono le geometrie di accoppiamento e le rampe che facilitano la salita della catena. In parallelo viene realizzata la dentatura. E’ ricavata da una lastra in alluminio 7075-T6, prima tagliata laser, poi lavorata CNC, infine sottoposta ad anodizzazione dura per aumentarne la resistenza all’usura. L’assemblaggio finale è completamente manuale.
Controlli certosini fatti completamente a mano da un operatoreControlli certosini fatti completamente a mano da un operatore
In cosa consiste?
Le due parti vengono incollate e unite tramiterivetti in titanio che assicurano il fissaggio della dentatura alla struttura in carbonio. Al netto dei tempi di polimerizzazione dell’adesivo, che richiedono almeno 24 ore, la somma delle lavorazioni necessarie per produrre una singola corona richiede circa 3 ore.
Qual è, se esiste, la fase più complicata per l’intero processo?
In realtà non esiste una fase più complicata delle altre. L’intero processo richiede grande attenzione e competenze specifiche in ogni passaggio.
La differenza è nella materia prima e nelle competenze?
La qualità del prodotto nasce innanzitutto dalla selezione della materia prima, che rappresenta la base fondamentale del componente. A questa si aggiungono le lavorazioni meccaniche su materiali molto diversi tra loro, come fibra di carbonio e leghe metalliche, che richiedono tecniche e attenzioni specifiche. E sì, anche le operazioni di assemblaggio ed incollaggio sono particolarmente delicate.
Del Toro ha usato nuove corone 1X sviluppate in collaborazione con il teamDel Toro ha usato nuove corone 1X sviluppate in collaborazione con il team
Sotto quale aspetto?
Devono garantire un’unione perfetta tra materiali con caratteristiche molto differenti. Tutte le fasi della produzione sono affidate a personale altamente specializzato e vengono eseguite con una cura maniacale, assicurando livelli di qualità, precisione e affidabilità che contraddistinguono i nostri prodotti.
Lavorate con materie prime tutte italiane?
Sì, lavoriamo con materie prime certificate e di alta qualità, tutte di provenienza italiana. La nostra esperienza deriva dal settore aeronautico, che ci ha sempre garantito accesso a materiali affidabili e controllati.
Tutto avviene della sede di Cazzago San MartinoTutto avviene della sede di Cazzago San Martino
In ottica mono corona per le trasmissioni del futuro, quale è e quale sarà l’approccio di Carbon-Ti?
Derivando dalla MTB, abbiamo trasferito le competenze maturate negli anni sui prodotti fuoristrada alle trasmissioni mono corona per la strada. Precisione meccanica, leggerezza ed efficienza aerodinamica saranno sempre più fattori chiave nei componenti del futuro. Siamo già pronti con offerte per quasi tutti i gruppi e stiamo sviluppando nuove tecnologie estremamente innovative per realizzare prodotti sempre più performanti.
Infine, quanto è importante a livello di immagine e per quanto concerne l’aspetto tecnico la collaborazione con il Team UAE-XRG?
La collaborazione quadriennale con il UAE Team Emirates, che da due anni è leader del WorldTour è stata fondamentale per l’evoluzione della nostra azienda. Siamo stati coinvolti per risolvere esigenze specifiche dei campioni, sviluppando prodotti ad hoc con misure personalizzate che garantissero prestazioni, leggerezza e affidabilità. Un rapporto di questo tipo non solo aumenta significativamente la visibilità del marchio e dei nostri prodotti, ma ci obbliga a mantenere standard estremamente elevati in ogni fase della progettazione e della produzione. Questa esperienza si riflette direttamente sulla qualità di tutti i nostri componenti.
Avevamo parlato della corona 55 sulla guarnitura di Pogacar, ora sveliamo quella da 38. Una richiesta per la miglior agilità, provato a sorpresa alla Liegi
Milano-Torino e poi Milano-Sanremo, la settimana che ci porta definitivamente ad assaporare la primavera e le grandi classiche del ciclismo si apre con una doppietta interessante e altrettanto impegnativa per Edoardo Zamperini. Quest’anno corre nel Team Cofidis e nonostante sia al primo anno tra i professionisti è già alle prese con un calendario interessante e stimolante (in apertura foto Florian Frison/DirectVelo).
«Ora sto bene, anche se qualche giorno fa, al Trofeo Laigueglia – spiega Zamperini – sono stato male, ho avuto un’indigestione la sera prima della corsa. Non sono riuscito a dormire e la mattina nemmeno ho fatto colazione, ho provato a partire ma dopo pochi chilometri sono stato costretto ad alzare bandiera bianca. Mi sono fermato qualche giorno, in via precauzionale, per poi ripartire con gli allenamenti in vista di Milano-Torino e Sanremo».
Edoardo Zamperini è passato professionista nel 2026 con il Team Cofidis, qui all’esordio all’AlUla Tour a gennaioEdoardo Zamperini è passato professionista nel 2026 con il Team Cofidis, qui all’esordio all’AlUla Tour a gennaio
Novità e posizioni
Al termine di quello che è stato il suo quarto anno da under 23, corso con il devo team dell’Arkea B&B Hotels, Edoardo Zamperini ha trovato spazio in un altro team francese. Con la Cofidis, retrocessa da WorldTour a professional al termine del triennio 2023-2025, è passato professionista al termine di un cammino lungo e complicato.
«Sono davvero felice di essere qui – racconta ancora Zamperini – perché ho sentito subito molta fiducia nei miei confronti. In poco tempo ho trovato la mia posizione in squadra, che al momento è quella di dare supporto ai vari capitani in gara. Quando serve capire come si evolve la corsa, le tattiche e il percorso mi faccio trovare pronto».
Aver già corso in un team francese, l’Arkea, lo ha aiutato nell’ambientarsi nella nuova realtà (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)Aver già corso in un team francese, l’Arkea, lo ha aiutato nell’ambientarsi nella nuova realtà (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Un bel biglietto da visita…
Siamo partiti bene già all’AlUla Tour, quando in tre tappe sono usciti altrettanti ventagli e tutte le volte mi sono fatto trovare nel primo gruppo. E’ stato un buon segnale, ho fatto capire che magari mi manca uno step a livello atletico, ma che tatticamente ci sono. Direi che è una parte fondamentale del ciclismo in realtà, soprattutto se sei chiamato a dare supporto ai compagni.
Sei in linea con quanto ci avevi detto questo inverno?
Assolutamente, la Cofidis mi ha preso perché ha riconosciuto queste mie capacità e mi sta dando fiducia facendomi lavorare nei momenti chiave della gara. E’ chiaro che il mio desiderio sia quello di migliorare atleticamente e crescere per guadagnarmi fiducia e posizioni all’interno del team, così da sfruttare qualche occasione.
Dopo quattro anni da under 23 Zamperini sta ancora crescendo e si vedono i margini di miglioramento (foto Instagram Team Cofidis)Dopo quattro anni da under 23 Zamperini sta ancora crescendo e si vedono i margini di miglioramento (foto Instagram Team Cofidis)
Anche l’anno scorso eri passato dal Laigueglia, a un anno di distanza hai notato miglioramenti dopo una stagione in un devo team?
Nel 2025, in questo periodo, quando uscivo da corse a tappe di tre o quattro giorni sentivo una stanchezza maggiore rispetto ad adesso. Una crescita c’è stata, anche se quello con la formazione sviluppo dell’Arkea lo considero un anno a metà.
In che senso?
Ero in un devo team, ma ho fatto qualche gara con i pro’: una quindicina in tutta la stagione. Ora sono finalmente tra i grandi e posso dire che le cose sono diverse, non che l’anno scorso non sia cresciuto.
Ma ci sono delle differenze…
Certo. Vedo tanti neo professionisti, anche parlando con altri ragazzi in gruppo, che al primo anno fanno tanta fatica. Il vero step di crescita arriva con la seconda stagione, quando hai messo alle spalle un bel blocco di lavoro e di gare ad alti livelli. Per questo non ho fretta, la cosa importante era trovare il giusto feeling e la fiducia da parte del team.
In questo inizio di stagione 2026 si sta mettendo a disposizione dei compagni e del team (foto Instagram Team Cofidis)In questo inizio di stagione 2026 si sta mettendo a disposizione dei compagni e del team (foto Instagram Team Cofidis)
Aver già corso in un team francese ha aiutato?
Dico sempre che l’inglese serve, però quando sei una formazione con un’impronta così evidente è importante sapere la lingua. Ti dà una marcia in più. Questo non significa che se non conosci la lingua del team non sarai mai leader, ma per integrarsi e sentirsi davvero parte della squadra è un aspetto importante.
Va bene il francese ma in squadra hai un diesse come Damiani, che è un grande riferimento…
Soprattutto per l’esperienza che ha con il team. Damiani è in Cofidis da nove anni, inoltre è sempre attento a noi corridori e alle nostre esigenze. Mi chiama due o tre volte a settimana e parliamo tanto, tornando al discorso della lingua direi che confrontarsi in italiano rende tutto più semplice.
Edoardo Zamperini sabato 21 marzo correrà la Milano-Sanremo, la sua prima Monumento (foto Instagram Team Cofidis)Edoardo Zamperini sabato 21 marzo correrà la Milano-Sanremo, la sua prima Monumento (foto Instagram Team Cofidis)
Il metodo di lavoro è diverso?
Sono tornato ad allenarmi lavorando tanto sulle due soglie, aerobica e anaerobica. Sto curando molto anche le salite lunghe, aspetto che l’anno scorso avevamo accantonato. Mi piace, sento di stimolare aspetti e caratteristiche che sento più affini a me.
Emozionato per la Sanremo?
Tanto, è la prima Monumento della mia carriera e sono felicissimo di farla. Avrò il compito di scortare Aranburu fino ai piedi della Cipressa, tenendolo davanti, poi lì finisce il mio lavoro. Poi si tratta di arrivare a Sanremo, provando a fare del mio meglio.
Luca Guercilena è al settimo cielo. Stuyven ha vinto. Nibali sta ritrovando la condizione. Conci è stato bravissimo nella fuga. Il futuro è più rassicurante
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Ha vinto, anzi stravinto la Parigi-Nizza. Jonas Vingegaard in qualche modo risponde così a Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, Remco Evenepoel… insomma ai grandissimi. Quello che arriva dalla Francia è un chiaro “ci sono anche io”.
Ma è stato davvero tutto così facile per l’atleta della Visma-Lease a Bike? Può crescere ancora? Un’analisi tecnica che abbiamo fatto con il preparatore Paolo Artuso. Ci siamo affidati al suo occhio per capire il livello del danese che sin qui aveva avuto un inizio in sordina e aveva ritardato il suo inizio stagionale.
Paolo Artuso è oggi un preparatore affermato, formato al Centro Mapei con Andrea MorelliPaolo Artuso è oggi un preparatore affermato, formato al Centro Mapei con Andrea Morelli
Dunque Paolo, Vingegaard ha dominato: cosa hai notato da preparatore? E’ già in forma Giro d’Italia?
Direi proprio di sì. In salita ha dimostrato di andare forte. Tuttavia secondo me non era l’unico che andava fortissimo in salita, c’erano anche i due Martinez, Lenny e Dani, ma soprattutto Lenny è stato sfortunato nella tappa del vento. Il supporto della squadra è stato fondamentale in quella frazione e quello che ha guadagnato nella tappa dei ventagli è stato importante ai fini di quella superiorità. Quindi sì: ho visto un Vingegaard fortissimo, in forma e supportato ottimamente dalla squadra. Le due cose assieme lo hanno portato a stravincere.
Analisi più che condivisibile…
Anche se la differenza è sempre tanta, secondo me è un po’ meno rispetto ai minuti reali che ha inflitto ai suoi avversari. Penso appunto ai Martinez.
Cosa hai notato nei momenti degli attacchi di Vingegaard? Hai notato numeri, valori, modalità tattiche dei vostri rivali? Hai notato attacchi un po’ più corti o più lunghi rispetto ad altre volte?
Più che la durata degli attacchi (che variano molto anche in base a meteo e avversari, ndr) ho notato che nella giornata del grande freddo, davanti c’erano solamente i top team e i top rider. L’organizzazione della squadra nelle giornate molto impegnative diventa ancora più importante. Se ci ragioniamo, chi c’era davanti?
Secondo Artuso il dominio di Vingegaard è stato esaltato anche dal supporto del suo teamSecondo Artuso il dominio di Vingegaard è stato esaltato anche dal supporto del suo team
I team più corazzati…
C’erano tanti Red Bull-Bora, che sono andati fortissimo. C’erano i Lidl-Trek, che poi sono stati sfortunati con Juan Ayuso che è caduto. C’erano i Visma… Insisto su questo aspetto per dire che i leader vanno forte, ma la squadra conta eccome. Ayuso non lo abbiamo visto in salita, ma nella cronometro è andato fortissimo. E Lenny Martinez, che non aveva la squadra dello stesso livello, nella tappa finale ha retto le ruote di Vingegaard in salita. Magari, con più supporto, sarebbe arrivato più vicino a Vingegaard a Nizza e avrebbe potuto fare il ribaltone, come si è visto fare più di qualche volta.
Sapendo che Vingegaard deve fare anche il Tour, te lo aspetti ancora più forte al Giro o più o meno manterrà questi valori?
Per me farà un altro step. Sicuramente dopo la Parigi-Nizza farà un altro blocco di altura prima del Giro d’Italia. E questo lo porterà a crescere ancora. E se non avrà intoppi nella corsa rosa, tipo cadute o malanni, e chiaramente riuscirà a recuperare bene, ne farà un altro in vista del Tour de France.
La calzamaglia di Vingegaard che tanto ha fatto discutereLa calzamaglia di Vingegaard che tanto ha fatto discutere
Senza i Del Toro, i Pogacar, i Remco… uno come Jonas il Giro lo può vincere anche al risparmio?
Assolutamente sì. Anche se non credo andrà al risparmio. Secondo me con lui siamo a un livello talmente alto che fare un blocco di lavoro come il Giro d’Italia, anche senza risparmiarsi, gli potrà dare qualcosa in più. Quindi io me lo aspetto più forte che mai al Tour de France. E fortissimo anche al Giro.
Torniamo alla Parigi-Nizza, la sensazione è che Vingegaard fosse leggermente più duro del solito in salita. Tu cosa ne pensi?
Difficile da stabilire, perché eventuali differenze sarebbero nell’ordine di 3-4 pedalate e senza i dati è complicato dirlo. A me sinceramente non ha dato questa sensazione. Però bisogna tenere conto che quando è freddo è più difficile andare agili. Poi magari avrà lavorato di più sulla forza, ma sono ipotesi.
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez nella volata a NizzaJonas Vingegaard e Lenny Martinez nella volata a Nizza
Magari ha inciso anche quella “discutibile” calzamaglia sopra il giubbino… Scherzi a parte, Jonas ha detto che si sarebbe voluto togliere la calzamaglia in corsa, ma era palese che non sarebbe stato possibile visto meteo e percorso. In una chiacchierata informale con Domenico Pozzovivo in merito a questo abbigliamento, il lucano ci diceva che è la serenità del campione. Cosa ne pensi di questo aspetto psicologico?
Sì, ci può stare questa teoria, ma penso che tutti quanti adesso badino un po’ meno all’estetica e più alla concretezza. Se stava meglio, visto che le condizioni erano estreme a livello meteorologico, ha fatto bene così. Secondo me certi corridori sono talmente maturi, concentrati e preparati e fanno talmente tanti sacrifici, che se ne infischiano di certe cose, come gli outfit. Poi è chiaro che se hai il pelo lungo come Primoz Roglic e vinci, va bene tutto, altrimenti sei criticato.
Paolo, Vingegaard ha sempre staccato tutti in salita, però nell’ultima tappa Lenny Martinez l’ha tenuto. Senza il freddo, è andato più forte il francese o è stato meno brillante il danese?
Per me non è questo il tema. Ritorno al discorso del supporto dei team. Quel giorno la squadra di Lenny, la Bahrain-Victorious, in una tappa meno dura del solito, è riuscita a supportarlo, cosa che non era accaduta nelle frazioni precedenti tra freddo e difficoltà altimetriche. Per dire, se hai Nico Denz o i fratelli Van Dijke e compagni di alto livello al tuo fianco, è ovvio che hai un supporto decisamente più forte rispetto a quello che ti può dare una Bahrain in questo caso, ma anche altre squadre. Magari in altre situazioni Lenny lo avrebbe tenuto lo stesso. Secondo me il livello di Lenny Martinez era da podio.
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Due Tiberi piuttosto diversi fra loro. Quello arrembante del UAE Tour, vincitore di una tappa e sconfitto solo da Del Toro a Jebel Hafeet, e quello della Tirreno-Adriatico, che ha lottato, ma non è riuscito a reggere l’impatto degli avversari (rallentato da qualche acciacco).
Il 2026 del corridore di Gavignano è iniziato con il cambio del preparatore. Michele Bartoli è infatti uscito dall’organico della Bahrain Victorious e ha lasciato i “suoi” corridori agli ex colleghi dello staff tecnico: Tiberi ha perciò iniziato a lavorare con Andrea Fusaz, che un occhio su di lui lo aveva sempre tenuto.
Le prime uscite sono state incoraggianti. Sono stati effettuati dei cambiamenti nella programmazione del lavoro e, avendo nei piani il Tour al posto del Giro, anche la preparazione è stata adattata. Così abbiamo pensato di fare il punto con Fusaz, cercando di capire quale versione di Tiberi potremo aspettarci nel corso della stagione.
Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz
Che cosa si fa quando si prende un corridore con cui non si è mai lavorato prima?
Si cerca di impostare qualcosa di diverso. Ho tenuto conto di quello che c’è, di quello che si è fatto, dell’esperienza, di quello che al ragazzo piace o non piace, perché alla fine anche le preferenze degli atleti determinano il successo degli allenamenti. Con Antonio abbiamo tenuto conto di tutto quello che aveva fatto e abbiamo analizzato che cosa potevamo cambiare per migliorare i punti deboli e consolidare i punti di forza.
Quali erano i punti deboli di Tiberi?
Sicuramente l’esplosività, su cui siamo ancora un po’ indietro. Come caratteristiche, Antonio tende a essere un regolarista, quindi soffre i cambi di ritmo violenti. Siamo sicuramente migliorati, però c’è ancora margine di miglioramento. Per questo abbiamo inserito delle corse di un giorno nel suo programma, perché lo costringano ad affrontare sforzi più volenti ed esplosivi.
Spiegando il cedimento di Jebel Hafeet, Pellizotti ha parlato anche di qualche errore di gestione da parte di Tiberi stesso.
Quello che ha detto Franco è vero. Ci sono strategie da adottare, come non seguire sempre chi fa attacchi troppo violenti. A meno che non parliamo dei super fenomeni, anche chi attacca in modo tanto violento a volte non riesce a dare seguito all’azione. Quindi avere un pacing preciso ti permette di ovviare alle sfuriate senza perdere troppo tempo.
Quindi ha sbagliato a reagire subito all’attacco di Del Toro?
Esatto. Purtroppo… gli è scappata la mano! Quello che eravamo riusciti a fare bene nella prima tappa sulla salita più dura, non ci è riuscito nella tappa decisiva. Nel primo caso avevamo deciso di fare un ritmo subito forte e di portarlo fino in cima. Nel secondo, la voglia di vincere e di combattere a viso aperto ha preso il sopravvento e Antonio ha risposto a quegli scatti di Del Toro.
Rispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tatticaRispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tattica
A fine stagione scorsa si disse che con Tiberi si fosse esagerato con i ritiri in altura: se ne è tenuto conto nel programmare il 2026?
Sì, proprio per questo gli è stata proposta una partenza abbastanza intensa a livello di corse. Si tende spesso a non tenere in considerazione questo aspetto, ma tante volte a livello mentale un ritiro può pesare quasi più di una gara. Bisogna trovare il giusto bilanciamento.
Quest’anno Tiberi debutterà al Tour: seguirà un diverso cammino di preparazione?
Sicuramente. Bisogna tenere conto che il livello del Tour è decisamente molto alto e si corre in maniera differente rispetto a un Giro o una Vuelta, in cui c’è un po’ più di libertà per tutti quanti. Chiaramente la gran parte del lavoro è abbastanza simile, con l’idea che il tipo di salite che si trovano al Tour potrebbe essere più adatto ad Antonio. E questo è uno dei motivi che ci ha spinto verso questa scelta.
Nei giorni del ritiro di dicembre e poi nelle prime corse, abbiamo trovato un Tiberi molto motivato, lo hai riscontrato anche nella dedizione in allenamento?
Abbiamo trovato subito un buon rapporto. Antonio riesce a seguire quello che gli dico, siamo in linea con le idee e le cose vengono facilmente. In più è vero che mentalmente ha fatto un grosso step in avanti e questo nuovo approccio è stato forse il cambiamento più consistente.
Purtroppo il confronto che quelli che hai chiamato “i super fenomeni” è impietoso: come ci si gestisce per sfidarli?
Bisogna curare ogni dettaglio. Riuscire a dare il giusto carico di lavoro e il giusto recupero. Farli lavorare è facile, il problema è riuscire a farli recuperare e proporre la giusta mole di allenamento per portarli quando serve nella condizione perfetta. I super fenomeni ci sono, sappiamo che dobbiamo combatterci, quindi di sicuro ci prepariamo con tutte le armi possibili. L’importante è aver voglia di andare in battaglia.
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivoTirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tiberi ha questa attitudine?
Credo che al UAE Tour abbia dimostrato di essere un atleta che corre per vincere. E proprio quel rispondere a Del Toro è stato dovuto alla voglia di vincere che ha prevalso sulla lucidità. Sicuramente il fatto di essere lì per la prima volta con la maglia di leader e le relative pressioni ha avuto il suo peso, ma è una cosa che si migliora con l’abitudine e con l’esperienza. Sono sicuro che se corressimo di nuovo domani quella tappa, Antonio si muoverebbe diversamente.
Vi sentite spesso per sapere come vadano le cose?
Cerchiamo di avere un contatto quotidiano, sia al telefono, sia con dei semplici messaggi. Alla fine la cosa più difficile è proprio avere un feedback reale e costante. I numeri al computer sono tutti belli, però parlare con gli atleti ti dà un’altra dimensione e permette di pareggiare i numeri con le sensazioni che riescono a trasmetterti. E quando parlo di feedback mi riferisco soprattutto a quelli dell’allenamento.
Non quelli della corsa?
La corsa tendenzialmente non la gestisci tu. Quindi, puoi stare bene, puoi stare male, però è una sfera su cui non hai controllo. In allenamento abbiamo il controllo totale del giorno prima, del giorno dopo, del giorno stesso. Quindi tante volte si può intervenire in tempo reale per adattare il lavoro alle esigenze. Per questo nei ritiri è importante essere con loro, che ci sia io o altri allenatori. Ad esempio nel ritiro in altura dopo il Romandia in cui lavoreremo per il Tour, sarò al suo fianco.
C’è un’aria nuova alla Campana Imballaggi. Il fatto che la squadra abbia cambiato categoria, diventando una Continental ha delle conseguenze e i vertici della società si adeguano di buon grado. Ecco così che l’attività del team amplia i suoi orizzonti e guarda all’estero. La formazione è stata nei giorni scorsi in Olanda, a due classiche a Zwolle e Ruchpen che nel Paese dei tulipani sono considerate classiche di prestigio. E questa non sarà certo l’ultima trasferta, anzi…
La Campana Imballaggi ha preso parte a due corse, la Salverda Bouw a Zwolle e la Dormenomloop RucphenLa Campana Imballaggi ha preso parte a due corse, la Salverda Bouw a Zwolle e la Dormenomloop Rucphen
Una trasferta, la prima di tante
Alessandro Coden era annunciato sull’ammiraglia del team, ma poi impegni personali lo hanno trattenuto in Italia, costringendolo a delegare a Roberto Sant e Daren Brawn la guida del team in Olanda. Con loro d’altronde tutte le decisioni sono condivise, come anche con Gian Antonio e Roberto Bressan ed è con loro che va costruendo un calendario ben diverso da quello degli anni scorsi.
«Io ho preso molti contatti l’anno scorso – spiega Coden – che mi hanno detto che se volevo c’era la possibilità di fare un po’ di gare all’estero, anche in Belgio e Olanda. Poi ci siamo sentiti a inizio stagione e abbiamo stabilito una serie di trasferte, saranno circa una decina. A maggio andremo a fare un giro a tappe in Inghilterra, sarà un momento chiave nella stagione».
Alessandro Coden porterà i ragazzi della Campana Imballaggi a maggio in Belgio e Ungheria (photors.it)Alessandro Coden porterà i ragazzi della Campana Imballaggi a maggio in Belgio e Ungheria (photors.it)
Questo è un po’ un cambio di registro per la vostra squadra rispetto al passato?
Solo parzialmente, nel senso che io sono sempre andato tanto all’estero: Spagna, Austria, insomma ho sempre cercato altri lidi per i miei ragazzi, altre esperienze e avendo fatto la Continental quest’anno, vogliamo provare a vedere i ragazzi in altri contesti. E’ saltata fuori questa possibilità del Belgio e dell’Olanda e la sfruttiamo, ad esempio a maggio saremo alla Fleche Ardennaise.
La squadra in Olanda era composta su 5 elementi da tre stranieri, è stata una scelta fatta perché hanno più esperienza di quel tipo di corse?
Beh, Adam Kelly e Jenson Brown, il primo irlandese e l’altro britannico hanno sicuramente più dimestichezza, ho aggiunto l’ungherese Revesz e i nostri Volpato e Piffer, che sono i più grandi d’età del gruppo italiano. Inoltre venivano fuori dalla corsa a tappe, avevano già nelle gambe un bel ritmo. A dir la verità ho fatto uno sbaglio: non ho portato un velocista perché pensavo che fossero corse più dure, invece erano quasi totalmente piatte, con molti su e giù ma che non incidevano come anche il vento. Se portavo De Longhi penso che potevamo portare a casa qualcosa di valido.
In Olanda la Campana Imballaggi ha fatto i conti con percorsi piatti ma resi duri dal vento e dalle alte velocitàIn Olanda la Campana Imballaggi ha fatto i conti con percorsi piatti ma resi duri dal vento e dalle alte velocità
Ti hanno raccontato, soprattutto i due ragazzi italiani, quanto gli sia servita questa esperienza?
Sì, ma non solo loro. Lì parti a 55 e finisci a 60 all’ora. Hanno fatto 100 chilometri al sabato, 196 alla domenica e sono andati a 46 e rotti di media. Hanno imparato che lì anche quando il percorso è piatto, le corse sono impegnative, innanzitutto perché c’è il fattore vento, poi perché lì ci sono Continental di corridori ex professionisti o che devono passare al professionismo.
Un po’ diverse quindi dalla vostra, che ha 15 corridori la maggior parte dei quali non ha ancora raggiunto i 20 anni…
Io ho sempre fatto squadre di giovani perché voglio dare loro la possibilità di potersi impegnare, crescere, avere tutte le carte in mano per poter puntare al gradino più alto, al professionismo. Ormai devi ragionare su quella fascia d’età visto che passano anche gli juniores al professionismo. Ma se hai la fortuna di avere qualche giovane che ha qualità, è una soddisfazione. Quando passi di categoria, diventi elite, è tutto molto più difficile, ad approdare fra i professionisti a quell’età li conti sulle dita di una mano…
La Dormenomloop Rucphen ha premiato il belga Dupont. Nel gruppo dietro anche Kelly, 14°La Dormenomloop Rucphen ha premiato il belga Dupont. Nel gruppo dietro anche Kelly, 14°
Quindi il vostro progetto è un adeguamento a come si sta evolvendo il ciclismo?
Esatto e per farlo serve che i ragazzi accumulino esperienza, imparino che il ciclismo che conta si fa in quei lidi e devi imparare a saperti comportare lì, prenderti la scena. Quando si parte, lo si fa sempre per far bene, anche se ti confronti con squadre che hanno un altro modo di correre, sono molto più avvezze a quei livelli. Quello che viene è sempre buono, a quei livelli lì. In Olanda abbiamo avuto Kelly con un 14° posto, ma anche lì è stata una volata un po’ confusa, anche pericolosa con troppi cambi di direzione. Il giorno prima ci sono state cadute che hanno un po’ compromesso anche una Top 10, sempre per Kelly.
Con il 74 l’ungherese Adam Revesz, uno dei 5 ragazzi che la Campana Imballaggi ha portato in OlandaCon il 74 l’ungherese Adam Revesz, uno dei 5 ragazzi che la Campana Imballaggi ha portato in Olanda
Tra i tanti ragazzi che ci sono, c’è qualcuno che secondo te mostra di avere una certa maturità?
Io quest’anno ho preso tutti ragazzini. Per fare un esempio, c’è Avi, che viene dal nostro vivaio di juniores, che è un ragazzo prima di tutto molto serio. Ha fatto anche il Giro di Sardegna, come primo anno, ha fatto corse importanti e le ha terminate tutte. Quei chilometri gli verranno utili, sono convinto che il prossimo anno le vivrà in maniera ben diversa. Oppure un giovane come Zanin o come altri atleti al primo anno, ma è chiaro che si devono fare le ossa perché è tutta un’altra musica dalla categoria juniores. E trasferte come questa li forgiano.
LUINO (VA) – La presentazione delle squadre del Trofeo Binda e del Piccolo Trofeo Binda è stata spostata all’interno del teatro sociale di Luino, a pochi metri dal lungolago sul quale sarebbe dovuta inizialmente avvenire. Il maltempo ha battezzato anche questa edizione della seconda corsa WorldTour femminile in Italia, che dall’anno scorso ha un ruolo chiave per capire il livello e la condizione delle atlete in vista anche della Sanremo Women. Tra le partecipanti del Trofeo Binda c’era anche Shirin Van Anrooij, l’olandese della Lidl-Trek è stata il riferimento in queste prime classiche stagionali raccogliendo due top 10 tra Strade Bianche e Binda.
Le protagoniste del Trofeo Binda sono numerose, qualcuna di loro l’ha definito come un mondiale visto il livello delle atlete al via. La stessa definizione era stata utilizzata alla Strade Bianche, segno che nel ciclismo femminile ci si nasconde meno rispetto ai colleghi uomini, anche nei grandi appuntamenti.
Shirin Van Anrooij ha fatto il suo esordio su strada in Belgio, prima alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Omloop van het HagelandShirin Van Anrooij ha fatto il suo esordio su strada in Belgio, prima alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Omloop van het Hageland
Apertura
Proprio alla vigilia della corsa, a Luino, abbiamo parlato con Shirin Van Anrooij. Una stagione, quella su strada, iniziata con buoni spunti ma dove probabilmente è mancato qualcosa per trovare il risultato pieno. Anche se la direzione intrapresa sembra essere quella giusta.
«Le prime gare della stagione – racconta Van Anrooij – sono andate piuttosto bene in realtà. Credo che la Omloop Nieuwsblad sia stata una sorpresa, era la corsa di esordio e non è mai facile capire quale sia il vero livello raggiunto durante l’inverno. Tutto sommato sono felice di aver iniziato la mia stagione con Omloop Nieuwsblad e Omloop van het Hageland (l’olandese si è piazzata rispettivamente 38ª e 36ª, ndr). Penso di non essere stata troppo fortunata in alcuni frangenti di corsa, ma la condizione con la quale sono arrivata alla Strade Bianche era buona».
Alla Strade Bianche un primo squillo: 9° posto per lei in Piazza del Campo a SienaAlla Strade Bianche un primo squillo: 9° posto per lei in Piazza del Campo a Siena
Tutto sta procedendo secondo i piani?
Sì, penso proprio di sì. Anche perché altrimenti non sarei arrivata con queste gambe la settimana scorsa e qui al Binda (come poi testimoniato dal decimo posto finale, ndr). Ovviamente la stagione delle Classiche inizia adesso, quindi sono fiduciosa di poter fare ancora uno step in più in termini di prestazione.
Sei tornata anche a correre nel cross dopo un anno di pausa
Ho chiuso la stagione del cross con il mondiale corso in casa, in Olanda (dove ha vinto l’oro nel team relay ed è arrivata 9ª nella prova donne elite, ndr), poi mi sono fermata per un paio di settimane e ho ripreso ad allenarmi su strada. Ora mi aspettano altre due settimane di riposo dalle corse prima di riprendere con la Dwars Door Vlaanderen, il Fiandre e le Ardenne.
Dopo quasi due anni di assenza Van Anrooij è tornata a correre nel ciclocross a fine 2025 Una stagione positiva che l’ha portata a indossare di nuovo la maglia della nazionale ai mondiali di HulstDopo quasi due anni di assenza Van Anrooij è tornata a correre nel ciclocross a fine 2025 Una stagione positiva che l’ha portata a indossare di nuovo la maglia della nazionale ai mondiali di Hulst
Con il ritorno del cross hai cambiato qualcosa nella preparazione?
Abbiamo calibrato gli allenamenti sul calendario del cross (con 14 giorni di corsa dal 23 novembre al 31 gennaio, ndr). E’ stato un inverno senza contrattempi, non succedeva da po’. Due anni fa ho subito un intervento all’arteria iliaca, cosa che mi ha tenuta ferma per due mesi. Tornare in condizione non è stato affatto semplice.
Il ciclocross può avere un ruolo chiave nell’approcciare le classiche del pavé?
Penso proprio di sì, è una disciplina che aiuta a tenersi allenati su sforzi brevi e ad alta intensità. Una caratteristica direi fondamentale per le gare che andremo ad affrontare in primavera. Inoltre il cross mi piace tantissimo, quindi penso sia un aiuto anche a livello mentale. Ripartire non è stato facile, perché non correvo da molto tempo e partivo con zero punti UCI, cosa che mi faceva iniziare le gare in fondo allo schieramento. Piano piano però sono tornata davanti, penso sia stata una bella stagione.
Lo terrai nel programma?
Assolutamente sì. Mi piace troppo.
Il cross risulterà utile nell’approccio verso le classiche del pavé? Van Anrooij dice di sìIl cross risulterà utile nell’approccio verso le classiche del pavé? Van Anrooij dice di sì
Non correrai la Sanremo, come mai?
Con il livello che ha raggiunto in questi anni il ciclismo femminile è impensabile partire con la Omloop Nieuwsblad e arrivare direttamente alla Liegi. Serve uno stacco e allenarsi a casa per entrare nella seconda parte delle classiche con nuove energie.
La squadra è cambiata tanto in questi anni, sei chiamata ad essere una delle atlete di punta?
Sì, è vero, il team ha subito dei cambiamenti, ma non saprei. Personalmente non la vedo proprio in questo modo. Per me, ogni anno è semplicemente un anno importante. Voglio solo provare a vincere una gara e fare del mio meglio per crescere ancora. Non penso ci sia una pressione ulteriore nei miei confronti.
Luca Guercilena, team manager della Lidl-Trek racconta il mercato della sua squadra e i criteri che lo hanno animato. E ha qualcosa da dire anche in tema di contratti
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