Van Rysel, Seixas

La Van Rysel di Seixas. Una posizione super avanzata

17.03.2026
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SIENA – E’ uno dei nomi più caldi del circus del pedale e già capace di misurarsi con i grandi: Paul Seixas rappresenta il futuro del ciclismo francese e internazionale. Il talento della Decathlon-CMA CGM sta bruciando le tappe con una maturità sorprendente, sostenuto da un progetto tecnico sempre più ambizioso. E uno dei perni al centro di questo progetto sono le sue bici firmate Van Rysel. Che sia il modello “all round” RCR-R o quello aero RCR-F…

La crescita del marchio francese nel WorldTour (e non solo) va di pari passo con quella di Seixas. Una bici moderna, sviluppata con un approccio scientifico e orientata alla massima efficienza aerodinamica, accompagna Paul nelle sue sfide. Ogni aspetto è curato e non è un caso che anche tra gli atleti si parli parecchio di questi modelli.

RCR-R per gli sterrati

Per la Strade Bianche, l’intero team ha optato per la più versatile Van Rysel RCR-R. In particolare noi ci siamo concentrati sulla bici di Seixas, ovviamente.

Si tratta di un telaio progettato per coniugare aerodinamica e leggerezza, con un design che strizza l’occhio alle esigenze del ciclismo moderno: tubazioni profilate, integrazione totale dei cavi e una rigidità torsionale elevata. Il tutto con un peso estremamente ridotto, con il telaio pesa 790 grammi.

Le geometrie sono “semplici”, ma possono diventare aggressive con un determinato assetto e una specifica componentistica. L’angolo di sterzo (nella misura M, quella scelta da Seixas) è di 73 gradi, ideali per la guida sugli sterrati senesi. Mentre l’angolo piantone è di 73,5 gradi. Angoli che vengono ripresi anche dalla RCR-F, il modello più aerodinamico, rigido e con linee elaborate. Questi angoli sono molto versatili e in base all’assetto che si sceglie possono diventare aggressivi o “comodi”.

Va detto che Seixas è alto 186 centimetri a fronte di un peso che si aggira sui 62 chilogrammi. La taglia M poteva sembrare piccola, ma viste le posizioni attuali che vedono un innalzamento dell’anteriore rispetto al passato, la misura è perfetta. Il tubo piantone della sua bici infatti misura 147 millimetri, ai quali si aggiungono circa 1,5 centimetri in più se si considera il dislivello della serie sterzo e i due spessori, di 5 millimetri ciascuno, presenti sotto l’attacco manubrio.

Setup da Strade e non solo

Come detto, a Siena il francese ha preferito la Van Rysel RCR-R con un determinato setup, che ora vedremo. Ma ci hanno riferito che le sue quote non sono state modificate rispetto ad altre corse. Quello che può cambiare da gara a gara è la scelta della bici: la versione R, appunto, o la F.

A Siena la sua Van Rysel era equipaggiata con il gruppo Sram Red Axs: chiaramente il top proposto dalla casa statunitense. Per la Strade Bianche aveva un 54-41 all’anteriore e un 10-36 al posteriore. La guarnitura è abbinata al misuratore di potenza integrato, elemento sempre più importante. E chissà se Paul lo ha guardato quando a Monte Sante Marie ha risposto a Pogacar. Sempre in tema di guarnitura, Seixas pedala con pedivelle da 170 millimetri, piuttosto corte vista la sua statura e le lunghe leve.

Capitolo ruote. Okay la bici all-round e gli sterrati, ma Seixas ha puntato forte sulle ruote ad alto profilo. Parliamo delle Swiss Side Hadron3 da 55 millimetri. Anche se la posteriore c’era un curioso adesivo con su scritto 61, quasi a pensare che fosse un profilo differenziato (cosa però che non ci è sembrato di intravedere).

Ci sono poi le gomme. In casa Decathlon-CMA CGM si affidano a Continental, ma per l’occasione il campioncino francese ha utilizzato coperture tubeless da 30 millimetri, anziché i consueti 28 millimetri.

In sella

Il cockpit è completamente integrato, con manubrio e il relativo attacco sviluppati per ridurre la resistenza all’aria e garantire una posizione aggressiva ma il più comoda possibile.

Il dislivello manubrio-sella è significativo, quasi esagerato visti i tempi attuali, ma sempre meno di una volta. Stando ad una misura approssimativa fatta da noi a Siena siamo oltre i 9 centimetri (ma prendetela con le molle). Quello che invece sappiamo con certezza sono le misure del manubrio integrato Van Rysel (di fattura Deda Elementi) utilizzato da Seixas, largo 400 millimetri centro-centro, mentre l’attacco corrisponde ad un 120 millimetri, con il reach alquanto compatto: appena 75 millimetri.

Da notare come il francese non esageri con la deviazione delle leve, che resta a 360 millimetri.

Infine la sella: Paul Seixas adotta una posizione decisamente avanzata: la sua Fizik è praticamente tutta serrata in avanti, tanto più con un reggisella con off-set positivo. Aspetto che ci fa intuire come il francesino si affidi molto ai glutei e ai quadricipiti in fase di spinta.

Autozai Contri juniores 2026,

Juniores, la ricetta di Boreggio: i devo team non sono tutto

17.03.2026
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Fausto Boreggio è il team manager della Autozai Contri, la squadra juniores che lo scorso anno ha portato Alessio Maganotti al devo team della Red Bull Bora. Dopo una lunga militanza in club under 23, il suo punto di vista può essere utile per fare un altro punto sulla categoria, ora che la stagione è cominciata e presto i nodi segnalati dal gruppo di lavoro promosso da Enrico Mantovanelli verranno al pettine.

«Nel 2023 sono entrato con gli juniores – racconta – e si è capito subito che la realtà fosse diversa rispetto a prima. Sono rientrato con una piccola squadra, il Team VCA di Anguillara Veneta, e le ho dato comunque una buona impronta organizzativa. Mi sono reso conto subito che già allora gli juniores fossero sullo stesso livello degli U23 che avevo lasciato anni prima. Ora invece tocco con mano che fra il 2023 e il 2025 il livello è cresciuto ancora in maniera esponenziale, tant’è che anche restare al passo diventa impegnativo».

Faisto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Fausto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Faisto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Fausto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Sono cresciuti anche i ragazzi secondo te?

Sul piano dello sviluppo morfologico, di sicuro. E’ uno sviluppo che inizia dalle categorie inferiori, perché adesso anche gli esordienti cominciano ad allenarsi insieme a dicembre: stiamo arrivando alla follia. Esordienti che fanno 40 chilometri e, quando li vedi in bici, sembrano veramente dei professionisti. Possiamo discutere se sia un bene o un male, però è così. La differenza è che quando lavoravo con gli under 23 i ragazzi avevano determinate esigenze e ora che sono con gli juniores ne hanno altre. Perché la maturità è un po’ diversa e quindi c’è da rapportarsi in altro modo.

Qual è il messaggio che vuoi o riesci a far passare con gli juniors?

Io cerco di insegnargli che questo è un percorso necessario che dobbiamo fare insieme. Quindi cerco di proporgli un’attività in cui la vittoria non sia l’unica opzione, anche se è importante perché ti dà autostima, morale e tutto quello che porta con sé. Sto cercando anche di fargli capire che è sbagliato pensare che la carriera finisca se non vai in un devo team.

E’ quello che pensano?

Se dopo i due anni non approdano in una di quelle squadre, i più smettono di correre perché sembra che a quel punto il ciclismo sia finito. Ma non è così, non va bene. Io sto cercando di fargli capire anche che, sperando che cambi qualcosa, c’è la possibilità di andare in una squadra che ti permetta di maturare per uno o due anni. Chi ci dice che fra i 100-150 juniores che smettono non ce ne siano alcuni, anche pochi, che ancora non hanno la maturità giusta e che la raggiungeranno l’anno successivo? E qui mi allaccio al discorso che il terzo anno negli juniores secondo me sarebbe una cosa giusta.

La Autozai Contri si è presentata a Verona. Alla serata, ospite anche Magagnotti
La Autozai Contri si è presentata a Verona. Alla serata, ospite anche Magagnotti
Hai esempi in questo senso?

Un paio di stagioni fa avevo un ragazzo che sicuramente, se fosse rimasto un altro anno, avrebbe avuto uno sviluppo diverso. E’ passato in una squadretta e adesso sta anche andando bene, però ce ne sono alcuni che fisicamente proprio non sono formati. Non tutti sono come Magagnotti.

Secondo te per il resto della squadra aver avuto Magagnotti è stato uno stimolo, un vantaggio, oppure li ha fatti sentire piccoli, perché lui è così grande?

Secondo me, dipende da chi li dirige. Per molti della squadra, Alessio è stato un insegnamento. Anzi, dirò di più e faccio l’esempio di Marco Pierotto. Lui è un ragazzo intelligente e con Magagnotti in squadra ha imparato, è migliorato e soprattutto lo ha sfruttato a suo vantaggio.

Sfruttato?

Tutti aspettavano Alessio e Pierotto ne approfittava. La tappa che ha vinto in Abruzzo è venuta proprio per questo. Avere in squadra un corridore così forte deve essere uno stimolo e un insegnamento. Se però il direttore sportivo trova il Magagnotti di turno e dice agli altri ragazzi, che hanno 16 anni, che c’è da tirare per lui, allora quella squadra non va lontano.

Con nove corridori di primo anno, i primi mesi di attività saranno di assestamento
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Le osservazioni fatte dalle squadre che vorrebbero riformare gli juniores sono pertinenti e fondate: perché tante società fanno fatica ad aderire?

Perché qualcuno potrebbe aver pensato che, essendo partito tutto dal mio general manager Mantovanelli, ci sia sotto la voglia di trarne un vantaggio personale. In realtà non è così, perché ci stiamo battendo per delle cose che mi sembrano ovvie e che dovrebbero essere cambiate dalla Federazione. Una su tutti è la partecipazione dei club al campionato italiano. Le donne junior lo fanno e gli uomini no, non capisco. Con la formula che vorremmo proporre, ci sarebbe ampio spazio per chi preferisce partecipare in una rappresentativa regionale.

La categoria è cambiata, ma resta imbrigliata in regolamenti superati?

Mi sembra la foto esatta della situazione. L’UCI dice una cosa, noi ne diciamo un’altra. Adesso possiamo andare a fare una gara internazionale con dei team misti, le devo possono farne finché vogliono.

Secondo il cittì azzurro Salvoldi, il livello dei tecnici della categoria è di buonissima qualità, mentre i presidenti non accettano il cambiamento.

Sono pienamente d’accordo. Vedo tanti giovani, alcuni che hanno voglia di imparare e alcuni che pensano di essere già arrivati. Non basta aver corso in bici per fare il direttore sportivo, un po’ di esperienza e di gavetta sono necessarie, però sbagliando si impara. Per fare il tecnico devi crescere e allargare il gruppo attorno a te…

Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
La Autozai Contri juniores si rilancia nel dopo Magagnotti con un gruppo giovane
Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
La Autozai Contri juniores si rilancia nel dopo Magagnotti con un gruppo giovane
In che senso?

Se non ti costruisci intorno uno staff di assoluto livello, non vai da nessuna parte. Noi non obblighiamo nessun ragazzo, ma ad esempio abbiamo trovato un nutrizionista che insegna come costruire il proprio piano alimentare, partendo da quello che ti piace mangiare. Non è un discorso restrittivo, ma serve per imparare a bilanciare gli alimenti. Questo è solo un esempio. Ho trovato due meccanici giovani che hanno voglia di imparare, ho trovato un massaggiatore giovane. Se non coinvolgiamo i giovani, non andiamo da nessuna parte.

Come si riparte dopo Magagnotti?

Abbiamo fatto un cambio radicale, andando a pescare fra i giovani più promettenti del Veneto. Abbiamo nove primi anni, consapevoli che il collettivo è più forte, ma anche che un leader così ci manca. Sicuramente l’inizio, sarà un po’ difficile, ma bisogna avere almeno due o tre mesi per entrare nell’ottica giusta. Poi la strada dirà se abbiamo fatto bene o se abbiamo sbagliato tutto.

L’esordio di Jackowiak, in prospettiva un autentico crack

L’esordio di Jackowiak, in prospettiva un autentico crack

17.03.2026
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Facciamo un piccolo salto indietro, perché non tutti si sono accorti che all’ultimo Giro di Sardegna, fra coloro che sono stati protagonisti c’è stato anche Jan Michal Jackowiak, polacco della Bahrain Victorious. Da poco diciottenne, proveniente da Torun teatro questo weekend dei mondiali indoor di atletica e città leader in campo sportivo nel suo Paese, Jackowiak ha dimostrato lo scorso anno di essere uno dei migliori prospetti mondiali, sul quale la Bahrain ha fatto un grande investimento di speranze per il futuro.

Jan Michal Jackowiak è approdato quest'anno alla Bahrain, nel suo team di sviluppo
Jan Michal Jackowiak è approdato quest’anno alla Bahrain, nel suo team di sviluppo
Jan Michal Jackowiak è approdato quest'anno alla Bahrain, nel suo team di sviluppo
Jan Michal Jackowiak è approdato quest’anno alla Bahrain, nel suo team di sviluppo

Un gioiello da modellare con pazienza

Per questo, pur inserito nel devo team, Jacko come già viene chiamato dai suoi compagni ha subito assaggiato il ciclismo dei grandi e le sue esperienze nel team principale non saranno sporadiche, perché i dirigenti sanno di avere tra le mani un autentico gioiello, che lo scorso anno ha vinto la Corsa della Pace, è stato bronzo mondiale ma soprattutto, cosa davvero inconsueta, non è quasi mai uscito dalla Top 10, pur gareggiando molto a livello internazionale fra gli junior.

Per questo Jackowiak è diventato un personaggio da tenere sotto osservazione come uno dei campioni di domani, magari per ora meno debordante rispetto a Seixas ma in prospettiva considerabile alla sua stessa altezza.

In Sardegna il polacco ha stupito tutti chiudendo 6° e aggiudicandosi la classifica dei giovani
In Sardegna il polacco ha stupito tutti chiudendo 6° e aggiudicandosi la classifica dei giovani
In Sardegna il polacco ha stupito tutti chiudendo 6° e aggiudicandosi la classifica dei giovani
In Sardegna il polacco ha stupito tutti chiudendo 6° e aggiudicandosi la classifica dei giovani
Ti aspettavi un inizio così ricco di risultati al tuo esordio alla Bahrain?

Questa era la prima gara da Under 23 e mi sono trovato di fronte a diverse novità, come le comunicazioni radio e tappe piuttosto lunghe rispetto al livello juniores. Gareggiavamo con corridori di livello mondiale, quindi c’era un grande punto interrogativo su cosa avrei potuto fare in gara. La Top 10 era un obiettivo che volevo raggiungere, era un buon risultato, partendo dall’affrontare una tappa alla volta e dare il massimo ogni giorno. Gli altri però avevano già corso parecchio in questa stagione, per me era la prima gara dell’anno, quindi è stata anche una bella sfida. D’ora in poi le aspettative potrebbero essere un po’ più alte, ma questo è il prezzo da pagare…

Come sei arrivato al ciclismo?

A 11 anni, con la mountain bike nei fine settimana, divertendomi un po’ nei boschi. Gradualmente, ho provato anche la pista e il ciclocross, poi la strada è stata il passo successivo, ma era tutto solo divertimento, non sono andato in bicicletta seriamente per i primi tre o quattro anni. Poi sono diventato un po’ più competitivo e più capace di pensare al risultato. Così gradualmente è diventato tutto più intenso di pari passo con la convinzione di quello che voglio fare.

Il polacco viene dalla CCC di Michal Kwiatkowski, a cui molti lo paragonano in prospettiva (foto Krziwanski)
Il polacco viene dalla CCC di Michal Kwiatkowski, a cui molti lo paragonano in prospettiva (foto Krziwanski)
Il polacco viene dalla CCC di Michal Kwiatkowski, a cui molti lo paragonano in prospettiva (foto Krziwanski)
Il polacco viene dalla CCC di Michal Kwiatkowski, a cui molti lo paragonano in prospettiva (foto Krziwanski)
Chi è stato fondamentale nella tua scelta?

Innanzitutto Copernicus, l’accademia fondata da Kwiatkowski e mio padre insieme. E’ lì che ho iniziato e gradualmente la mia vita è diventata sempre più incentrata sul ciclismo, ho passato sempre più tempo in sella, ho partecipato ai primi training camp con il gruppo, è successo tutto in modo naturale.

La cosa più sorprendente della tua stagione da junior è che non sei mai uscito dalla top 10. Qual è il tuo segreto?

Non essere mai sovrallenato, essere sempre pronto a lavorare sul posizionamento, essere in grado di affrontare diversi tipi di gare essendo sempre competitivo, che si tratti di una classica, di una corsa di un giorno in salita o di una corsa a tappe, semplicemente migliorare in generale come ciclista in diversi ambiti. Quindi l’obiettivo era essere il più costante possibile, il che significava anche non sovraccaricarsi e accumulare molta esperienza, essere sempre presente. Questa era la sfida. Contro le grandi squadre, che lavoravano bene insieme, spesso mi ritrovavo da solo nel finale, quindi non era sempre possibile vincere, ma io c’ero, questo contava.

La maglia gialla vinta alla Corsa della Pace l'ha incoronato come stella della sua generazione ciclistica (foto Instagram)
La maglia gialla vinta alla Corsa della Pace l’ha incoronato come stella della sua generazione ciclistica (foto Instagram)
La maglia gialla vinta alla Corsa della Pace l'ha incoronato come stella della sua generazione ciclistica (foto Instagram)
La maglia gialla vinta alla Corsa della Pace l’ha incoronato come stella della sua generazione ciclistica (foto Instagram)
Consideri il terzo posto ai Campionati del Mondo positivo o negativo?

Positivo, senza dubbio. All’inizio dell’anno abbiamo definito gli obiettivi, chiari: la Corsa della Pace e i campionati del mondo e forse anche i campionati nazionali. Quindi salire sul podio in Ruanda, vincere la Peace Race, il titolo nazionale e sorprendere un po’ tutti alle classiche belghe di primavera. E tutto questo siamo riusciti a realizzarlo. Probabilmente, ripensando alla corsa di Kigali, ci sono diversi modi di affrontare una gara e non si sa mai come andrà a finire. Ma sono contento che avessimo un piano, che abbiamo eseguito e che ha portato a un bronzo.

Hai ottenuto ottimi risultati nelle corse a tappe e anche nelle classiche. Cosa preferisci fra i due contesti?

Credo che, da junior, non si debbano avere preferenze. Le salite e le corse a tappe sono il mio punto di forza. Preferibilmente con una tappa con cronometro. Magari ho una leggera preferenza per le corse di più giorni, ma le classiche mi hanno dato altrettanta esperienza e divertimento, se non di più. Quindi penso che per crescere come ciclista alla mia età, sia fondamentale partecipare alle classiche. E garantisco che ci si diverte molto. Mi piacerebbe parteciparvi anche in futuro.

Jackowiak con la medaglia di bronzo mondiale. A Kigali ha chiuso a 16" dal vincitore Hudson
Jackowiak con la medaglia di bronzo mondiale. A Kigali ha chiuso a 16″ dal vincitore Hudson
Jackowiak con la medaglia di bronzo mondiale. A Kigali ha chiuso a 16" dal vincitore Hudson
Jackowiak con la medaglia di bronzo mondiale. A Kigali ha chiuso a 16″ dal vincitore Hudson
Come ti trovi alla Bahrain, hai trovato un punto di riferimento fra i corridori della prima squadra?

Penso che, in generale, valga la pena ascoltare tutti i rider del team WorldTour e passare del tempo con loro. Penso che ogni sessione di allenamento, cena o qualsiasi altra cosa, con un rider di livello mondiale, che ha più esperienza di te, possa essere molto utile. Ci sono sicuramente dei grandi rider in Bahrain e tutti noi del devo team possiamo imparare da loro. Kamil Gradek è nel team, forse è il più facile da cui imparare per via della stessa nazionalità ed è quindi più semplice entrare in sintonia con lui.

Qual è la situazione attuale del ciclismo polacco?

Penso che non abbia mai smesso di essere popolare. Credo che ci siano stati degli errori e forse un approccio un po’ datato al ciclismo professionistico in Polonia. Ma il ciclismo in generale è in ripresa, sta diventando più popolare anche tra gli utenti comuni come i dilettanti. C’è più movimento rispetto a qualche anno fa. Sicuramente il fatto che abbiamo meno corridori nel WorldTour rispetto a 10 anni fa influisce, ma spero che siamo sulla strada giusta. Negli ultimi tre o quattro anni le cose sono andate sempre meglio, abbiamo già diversi progetti per quest’anno come squadra nazionale, almeno fra gli Under 23, quindi sono ottimista al riguardo.

La vittoria di tappa al GP Baron 2024, battendo Consolidani ora suo compagno di team (foto Jackowiak)
La vittoria di tappa al GP Baron 2024, battendo Consolidani ora suo compagno di team (foto Jackowiak)
La vittoria di tappa al GP Baron 2024, battendo Consolidani ora suo compagno di team (foto Jackowiak)
La vittoria di tappa al GP Baron 2024, battendo Consolidani ora suo compagno di team (foto Jackowiak)
Molti ti considerano in prospettiva al livello dei più grandi, come Pogacar o Evenepoel, che cosa ne pensi?

Credo che sia presto per dirlo, ci sia ancora molta strada da fare. Ho 18 anni, quindi è molto difficile fare previsioni. E’ difficile anche essere sicuri di che tipo di corridore sarò, almeno per ora. Ci sono moltissimi fattori che influenzano i nostri limiti e li scopriamo solo quando li raggiungiamo. Quindi continuerò a lavorare sodo e a fare del mio meglio per essere il più forte possibile. Tra cinque o sei anni vedremo a che punto sarò…

Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, Jonathan Milan

Le volate di inizio stagione: Milan il re e dietro Philipsen e Brennan

17.03.2026
4 min
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L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».

Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.

«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…

Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano. 

Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?

Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista

Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Ha un punto debole?

Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere. 

Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…

Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Che differenze ci sono tra i due?

Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro. 

In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?

Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.

Parigi-Nizza 2025, terza tappa, cronosquadre, Ineos Grenadiers

Cronosquadre, il Tour rilancia e Quinziato apre i ricordi

16.03.2026
7 min
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La terza tappa della Parigi-Nizza è stata una cronosquadre, con il tempo fermato sul primo corridore al traguardo (di solito viene fermato sul quarto). La prova di Pouilly-sur-Loire misurava 23,5 chilometri ed è stata vinta dalla Ineos Grenadiers, con 2 secondi di vantaggio sulla Lidl-Trek e 11 sulla Decathlon.

La cronometro a squadre è stata a lungo uno dei pezzi forti del programma iridato e olimpico. Fino al 1994 si correva per nazioni sulla distanza di Cento Chilometri e l’Italia, vittoriosa in Olimpiadi e mondiali, è la detentrice dell’ultimo titolo iridato. Invece a partire dal 2012 e fino al 2018, l’UCI inserì nel calendario mondiale la cronometro a squadre per team, che di recente è stata sostituita dal Mixed Team Relay, che però è tutt’altra cosa.

Sul podio iridato di Richmond 2015, il tecnico Broccardo fra Oss e Quinziato (a destra): tanta Italia nel secondo iride cronosquadre della BMC…
Sul podio iridato di Richmond 2015, il tecnico Broccardo fra Oss e Quinziato (a destra): tanta Italia nel secondo iride cronosquadre della BMC…

Quando correva con la BMC, Manuel Quinziato vinse per due anni consecutivi il mondiale della specialità. Con lui c’era anche Daniel Oss e loro sono gli unici italiani ad aver vinto quel titolo, giacché nella Quick Step e nella Sunweb con cui la squadra svizzera si divise le vittorie, non furono mai selezionati corridori di casa nostra.

Nei suoi 16 anni di professionismo, Manuel vinse altre cinque cronosquadre. E dato che quest’anno il Tour de France si aprirà proprio con una prova a squadre sulle strade di Barcellona, abbiamo interpellato il bolzanino per rinfrescarci la memoria. 

Come mai la BMC divenne una delle dominatrici delle cronosquadre?

La verità è che fino al mondiale del 2014, la BMC aveva vinto soltanto una cronosquadre al Giro del Trentino ed era stata seconda ai mondiali del 2012. Il 2013 non fu un granché, ma nel 2014 arrivò Broccardo che prese in mano la situazione. A Ponferrada andammo soltanto in sei, ma vincemmo il mondiale.

Come andò?

Eravamo buoni corridori, ma vincemmo grazie alla migliore gestione dello sforzo. Da lì partì un vero volano. Nei ritiri e anche dopo, iniziammo a fare due allenamenti specifici alla settimana. Di colpo tutti volevano partecipare, perché tutti volevano provare a vincere il mondiale. E’ questo il motivo per cui iniziammo a migliorare.

La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto, ad appena 2" dalla Ineos
La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto nella cronosquadre di Pouilly-sur-Loire, ad appena 2″ dalla Ineos
La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto, ad appena 2" dalla Ineos
La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto nella cronosquadre di Pouilly-sur-Loire, ad appena 2″ dalla Ineos
Hai parlato di gestione dello sforzo, che cosa intendi?

Vedo che alcune squadre fanno ancora errori sorprendenti. Broccardo portò una mentalità differente. Quando parti per una cronosquadre, almeno cinque corridori su sette pensano: “Non voglio essere io a far perdere la squadra”. Così finisce che, invece di dare il massimo, si tende a essere più prudenti e capita che arrivino in sei al traguardo, quando invece il tempo si prende sul quarto. Noi facevamo la differenza perché alla partenza sapevamo già chi non doveva arrivare al traguardo e questo dava loro grande tranquillità.

Sapevano di poter mollare?

Nessuno si aspettava che quei due corridori arrivassero al traguardo e quindi davano al massimo fino a un certo punto, permettendo agli altri di risparmiare e fare poi il finale. Questa secondo me è stata la chiave e aver iniziato a vincere ci ha fatto entusiasmare.

Quindi alla base c’è molta tattica?

Tantissima tattica, la cronosquadre ti obbliga a essere intelligente, ma anche altruista e generoso. Broccardo ci diceva che il corridore più forte deve essere quello più stanco all’arrivo, generalmente invece succede il contrario. E’ sempre il più forte quello che arriva, che generalmente è in grado di strappare nelle ultime tirate e che mette in crisi la squadra. Se invece arriva più stanco, vuol dire che sin dall’inizio ha dato più degli altri. A volte sento dire che i cambi vengono indicati dall’ammiraglia e questa è la cosa più folle. Cosa ne sanno dalla macchina come sta un corridore?

La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
Qual era il segreto di Broccardo?

Dario ha portato un approccio intelligente e un gran lavoro a livello psicologico. Faceva la differenza anche solo nella comunicazione. L’anno dopo la prima vittoria, tutti ci guardavano e avevamo come riserva Peter Velits, che aveva vinto tre mondiali consecutivi. Quando arrivammo all’ultimo allenamento del giovedì, dopo dieci minuti, io saltai per aria, vedevo i mostri. Così in albergo dissi a Dario che forse sarebbe stato meglio far correre Peter.

E lui?

E lui arrivò in camera e mi disse: «Che botta di fortuna! Ogni volta che ho la squadra più forte e sono sicuro che vinciamo, c’è sempre uno che per qualche motivo va meno di come dovrebbe andare e io lo scopro solo in gara. Invece sappiamo già adesso che sarai tu, quindi abbiamo tre giorni per metterla a posto». Vi giuro che io la domenica feci la migliore gara della mia vita. Dario fa in modo che ogni sua parola abbia un grande impatto psicologico. E poi è un grande tecnico, come a Ponferrada…

Che cosa fece?

Non avevamo una riserva, correvamo in sei e come settimo era stato iscritto Atapuma, che però era uno scalatore. I primi 10 chilometri erano abbastanza veloci e poi venivano altri 8 tutti a sciacquoni impegnativi. E Dario ci disse: «Voglio che andiate regolari nei primi 10 chilometri. E poi dal decimo chilometro al diciottesimo, voglio che andiate al ritmo del sesto. Perché se andate al ritmo del sesto, quando saremo ai meno 30 dall’arrivo e se il sesto starà bene, ne avrò tre che volano. Infatti eravamo in ritardo dalla Quick Step, ma vincemmo per 15 secondi.

Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e PIganzoli ha chiuso al quarto posto
Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e Piganzoli ha chiuso al quarto posto
Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e Piganzoli ha chiuso al quarto posto
Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e Piganzoli ha chiuso al quarto posto
Anche una prova di rispetto…

Nella cronosquadre si devono rispettare tutti i compagni di squadra: zero ego. Ecco, forse la definizione giusta è quella di una performance in cui bisogna eliminare completamente l’ego. Nel ciclismo è molto difficile. Anche quando giri in doppia fila in allenamento, chi è più forte vuol farlo vedere, no? Invece eliminando l’ego, chi è più forte pensa agli altri e chi è meno forte tira meno perché sa che sennò non arriva in fondo.

Nel quartetto su pista ci sono corridori con caratteristiche diverse e ruoli diversi: è così anche in una cronometro a squadre?

Si ragiona anche lì del cambio di ritmo e del picco di potenza, però chi è cronomen puro è anche tra i più forti. Per cui magari conviene che dia le prime tirate come gli altri e poi, quando la gara entra in un chilometraggio superiore, può iniziare a tirare un po’ più lungo. Alla fine il trucco è mantenere la velocità, nessuno la deve far calare, non importa per quanto tempo tiri.

Capitava di scegliere i corridori in base al disegno del percorso?

Sì, è capitato. Si vedevano corridori che andavano molto bene a cronometro, senza essere esattamente dei cronoman. Penso a Boonen, che ha vinto un paio di mondiali. Io avrei dovuto chiudere la carriera a Bergen, sarebbe stata l’ultima gara della vita. Quando però ho visto che il percorso era molto impegnativo, ho fatto un figurone dicendo che avrebbero dovuto fa correre un altro. Mi dicevano tutti che ero stato onesto e corretto. In realtà fu il modo di risparmiarmi una figuraccia.

La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
E’ una prova democratica da inserire in un Grande Giro?

E’ una bella disciplina e secondo me sarebbe un peccato che si perdesse. Non ho una posizione netta sul fatto di farla come la Parigi-Nizza o come si fa tradizionalmente. Forse la formula di prendere il tempo sul primo dà ancora più la possibilità a una squadra forte di fare la differenza, ad esempio con un Pogacar. Meglio il modo classico, però magari non la farei troppo lunga. Starei sui 25 chilometri, in modo che i distacchi siano di poche decine di secondi.

Che cosa la rendeva una prova così bella?

Secondo me la cronosquadre è una disciplina molto più bella e con un livello agonistico più alto rispetto al Mixed Team Relay. Era anche bello per i club e per le marche di bici, si investiva sui materiali e sulla preparazione. Era una prova che si vinceva sui centesimi o comunque per pochi secondi, era bella da vedere. Secondo me aveva più senso. Quindi è un peccato che non ci sia più.

Piccolo Trofeo Binda, Matilde Rossignoli vince in maglia tricolore (foto Facebook Team BFT Burozni)

Matilde Rossignoli: la vittoria al Binda, il tricolore e l’amore per il ciclismo

16.03.2026
4 min
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CITTIGLIO (VA) – La cerimonia di premiazione del Piccolo Trofeo Binda tarda di qualche minuto rispetto all’orario previsto: le 14. Questo ha permesso alle ragazze della categoria juniores di guardare i primi passaggi della gara riservata alle elite, vinta poi con un colpo di mano di Karlijn Swinkelse e con una gestione astuta da parte del UAE Team ADQ. Matilde Rossignoli, vincitrice in mattinata della gara juniores in maglia tricolore, e le ragazze del Team BFT Burzoni aspettano sotto al palco, intanto parlano e scherzano tra di loro. 

La volata con cui Matilde Rossignoli si è imposta è partita lunga, anzi lunghissima (in apertura foto Facebook Team BFT Burzoni). Con la strada che porta al traguardo di Cittiglio sempre più in salita, metro dopo metro. La campionessa italiana in carica è uscita dalla scia delle avversarie quando il cartello indicava i -100 metri all’arrivo. Non l’hanno più superata, ha vinto e mostrato a tutti il tricolore e il nome della squadra. 

Piccolo Trofeo Binda, Matilde Rossignoli vince in maglia tricolore, sul podio insieme alle compagne del Team BFT Burzoni
Piccolo Trofeo Binda, Matilde Rossignoli vince in maglia tricolore, sul podio insieme alle compagne del Team BFT Burzoni
Piccolo Trofeo Binda, Matilde Rossignoli vince in maglia tricolore, sul podio insieme alle compagne del Team BFT Burzoni
Piccolo Trofeo Binda, Matilde Rossignoli vince in maglia tricolore, sul podio insieme alle compagne del Team BFT Burzoni

Inizio scoppiettante

L’esordio in Olanda, nello stesso fine settimana in cui le ragazze del Team BFT Burzoni sono state nella sede della Picnic per effettuare dei test. Poi la corsa in Italia e il Piccolo Trofeo Binda, primo appuntamento internazionale della stagione juniores. Vincere è stato importante, soprattutto in un contesto di gara dove era richiesto di tirare fuori quel qualcosa in più per riuscire ad emergere.

«Sicuramente è stata una gara molto dura, come sempre – ci racconta al riparo da qualche goccia di pioggia – ogni anno il Piccolo Trofeo Binda diventa imprevedibile e difficile. Si tratta della seconda corsa stagionale in Italia e della prima internazionale, quindi non sappiamo mai davvero il livello delle avversarie. Inoltre in tutte e due le edizioni in cui ho corso (2025 e 2026, ndr) il meteo ha sempre reso il tutto ancora più complicato. L’anno scorso l’ho sofferta tanto, quest’anno invece mi sono sentita bene ma è stata comunque molto impegnativa».

Nel suo primo anno nella categoria juniores Matilde Rossignoli è riuscita a togliersi parecchie soddisfazioni (photors.it)
Nel suo primo anno nella categoria juniores Matilde Rossignoli è riuscita a togliersi parecchie soddisfazioni (photors.it)
L’anno scorso hai conquistato la maglia tricolore al primo anno nella categoria juniores, è cambiato qualcosa dopo quel risultato?

Sono cambiate diverse cose a livello di prestazioni, ma questo fa parte della crescita e del continuo apprendimento. Quella che è arrivata, con la maglia tricolore, è una maggiore consapevolezza nelle mie capacità

In quali aspetti?

Essere al primo anno juniores e riuscire a destreggiarmi e farmi valere contro atlete più grandi è stata una bella risposta. Per quanto riguarda la prestazione c’è stato un cambio netto, un salto davvero importante arrivato grazie ai miei due nuovi preparatori. 

Matilde Rossignoli nel 2025 ha vinto la seconda tappa della Bizkaikoloreak, nei Paesi Baschi, il suo primo successo di Nations Cup
Matilde Rossignoli nel 2025 ha vinto la seconda tappa della Bizkaikoloreak, nei Paesi Baschi, il suo primo successo in Nations Cup
Matilde Rossignoli nel 2025 ha vinto la seconda tappa della Bizkaikoloreak, nei Paesi Baschi, il suo primo successo di Nations Cup
Matilde Rossignoli nel 2025 ha vinto la seconda tappa della Bizkaikoloreak, nei Paesi Baschi, il suo primo successo in Nations Cup
Cosa avete cambiato?

Ci siamo concentrati maggiormente sul fondo, cercando di implementare lavori su sforzi più lunghi e intensi (la volata di ieri lo testimonia, ndr). Mentre lo scorso anno mi ero allenata tanto sugli sforzi più brevi, per stimolare il VO2 Max. E’ stata una scelta legata al fatto che il prossimo anno passerò elite, quindi le gare saranno più esigenti. 

Come ti stai trovando con la BFT Burzoni?

Benissimo, siamo un gruppo veramente unito e affiatato, ci divertiamo molto insieme, inoltre i risultati non mancano, cosa che non fa mai male (ride, ndr). 

Tuo padre, Francesco Rossignoli, è stato professionista, è lui che ti ha avvicinato al ciclismo?

In realtà il via me lo ha dato mio zio Paolo, fratello di mio padre, era il vicepresidente di una squadra delle nostre zone (Salizzole, Verona, ndr). E’ una passione che mi ha presa fin da subito e ho iniziato a correre tra i giovanissimi, da G5.

Matilde Rossignoli è considerata la "capitana" delle junior secondo anno. Nel 2025 ha corso l'europeo (foto Frantz Piva)
Matilde Rossignoli ha vestito anche la maglia azzurra al campionato europeo lo scorso ottobre (foto Frantz Piva)
Matilde Rossignoli è considerata la "capitana" delle junior secondo anno. Nel 2025 ha corso l'europeo (foto Frantz Piva)
Matilde Rossignoli ha vestito anche la maglia azzurra al campionato europeo lo scorso ottobre (foto Frantz Piva)
Cosa ti ha attratto del ciclismo?

E’ uno sport che mi diverte molto, essere sotto sforzo, fare fatica, sono tutti aspetti che mi hanno avvicinata a questo mondo. Non so ancora che ciclista posso diventare, mi piacerebbe vincere una tappa al Giro Women, ma anche le Classiche non sono male (dice con una risata, ndr). 

C’è un desiderio per questa stagione appena iniziata?

Sicuramente di passare un anno tranquillo, come lo scorso, e di ottenere buoni risultati sia a livello personale sia come squadra. Magari superarci e fare ancora meglio del 2025. 

Tastiera, mappamondo traduzione, bici.PRO (deposithotos.com)

EDITORIALE / bici.PRO nel mondo, adesso basta un clic

16.03.2026
4 min
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Portare nel mondo quello che sappiamo fare. In quelle bandierine che da pochi giorni vedete in alto nelle nostre pagine c’è questa idea di fondo. Uscire dai confini dell’italiano per portare la nostra storia oltre i confini di sempre (immagine di apertura depositphotos.com).

Quando venne al mondo 5 anni fa, bici.PRO rispondeva all’esigenza di raccontare il ciclismo in un modo diverso. Fu una scommessa che il tempo ha iniziato a ripagare in modo sempre crescente. Piccoli passi precisi, per durare a lungo. Negli anni, il ciclismo ha cambiato pelle, ma non la sostanza. E quello italiano resta un riferimento culturale che ci siamo proposti di difendere e diffondere, passando dalla logica cannibale della globalizzazione a quella più articolata della glocalizzazione. Dalla frenesia della notizia, alla riflessione che essa genera.

Per questo siamo convinti che poter leggere bici.PRO in più lingue (per ora inglese, francese e spagnolo) sia il modo per portare la nostra visione oltre i confini dell’italiano, nel mondo: senza costringere chi non lo conosce a spostare la lettura sulle pagine di un traduttore .

Piazza del Campo, Siena, Strade Bianche: l'Italia del ciclismo è uno scrigno di tesori amati in tutto il mondo
Piazza del Campo, Siena, Strade Bianche: l’Italia del ciclismo è uno scrigno di tesori amati in tutto il mondo
Piazza del Campo, Siena, Strade Bianche: l'Italia del ciclismo è uno scrigno di tesori amati in tutto il mondo
Piazza del Campo, Siena, Strade Bianche: l’Italia del ciclismo è uno scrigno di tesori amati in tutto il mondo

Una scelta di cultura

Tradurre i nostri articoli è una scelta di cultura resa possibile dallo sviluppo tecnologico, che per una volta abbiamo scelto di cavalcare e non di subire. I racconti delle corse. Gli approfondimenti tecnici. Gli incontri. I paesaggi. I temi legati alla preparazione e alla nutrizione. Le tematiche delicate dello sviluppo dello sport giovanile. Le storie delle aziende, grandi e piccole, che popolano la scena del ciclismo.

Nei quasi 15 mila articoli pubblicati sinora, abbiamo esplorato e scoperto aspetti che sarebbe limitante contenere nel bacino dell’italiano. E se è vero che lungo le strade delle corse si radunano ogni anno tifosi provenienti da tutto il mondo, mostrargli il nostro lavoro in un idioma a loro familiare può fare la differenza fra capire e il semplice… guardare le figure.

Neanche il tempo di andare online con le versioni in lingua straniera e le richieste dal mondo sono esplose
Neanche il tempo di andare online con le versioni in lingua straniera e le richieste dal mondo sono esplose
Neanche il tempo di andare online con le versioni in lingua straniera e le richieste dal mondo sono esplose
Neanche il tempo di andare online con le versioni in lingua straniera e le richieste dal mondo sono esplose

La riunione del lunedì

E’ un giornalismo fatto di passione e ragionamento. Attento a quanto viene scritto nel mondo, perché spesso le idee di colleghi di altri Paesi diventano lo spunto per ulteriori approfondimenti. Quella dei giornalisti che seguono il ciclismo è una community di persone che, fatte le dovute eccezioni, si stimano e si sfidano in un gioco di competenze che accresce il servizio reso ai lettori.

Stasera intorno alle 18, la redazione di bici.PRO si incontrerà e rovescerà sul tavolo le idee appuntate nella settimana e le trasformerà nel programma di lavoro per i giorni che conducono alla sfida della Sanremo e le successive che puntano a Nord. Ci piace l’idea che questo nostro camminare lungo le strade del ciclismo sia messo a disposizione dei lettori di tutto il mondo.

Da sabato, bici.PRO strizza gli occhi al mondo ed è online con le versioni in lingua inglese e spagnola
Da sabato, bici.PRO strizza gli occhi al mondo ed è online con le versioni in lingua inglese e spagnola
Da sabato, bici.PRO strizza gli occhi al mondo ed è online con le versioni in lingua inglese e spagnola
Da sabato, bici.PRO strizza gli occhi al mondo ed è online con le versioni in lingua inglese e spagnola

Qualità, non solo quantità

Quelle bandierine rispondono alla voglia di raccontare all’estero quanto sia prezioso il nostro lavoro artigiano e quello delle imprese italiane che si sono affermate nel mondo per la loro qualità, ma sono nate come noi da un sogno e dalla politica dei piccoli passi.

Il WorldTour e il suoi milioni hanno schiacciato il ciclismo italiano, che non ha saputo farsi trovare pronto. Eppure c’è una base orgogliosa e cocciuta che non si rassegna e su cui quegli squadroni hanno fondato la loro costruzione. A noi di bici.PRO piace la possibilità di rivendicare nel mondo l’italianità ricca di contenuti preziosi. Convinti che certe battaglie non si vincano necessariamente con la quantità, ma assai più spesso con la qualità.

Noi siamo bici.PRO. Agli amici che d’ora in avanti ci leggeranno nella loro lingua, non resta che augurare buon viaggio. Allacciate le cinture di sicurezza, stiamo per decollare. Please fasten your seatbelts, we’re about to take off. Abróchense los cinturones, estamos a punto de despegar.

Alessandro Verre

Pozzovivo coach di Verre. Come procedono i lavori?

16.03.2026
5 min
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Alessandro Verre e Domenico Pozzovivo. Il corridore e l’ex corridore, ora preparatore. Entrambi lucani, entrambi scalatori, entrambi minuti… ma quante analogie ci sono! Oggi “Pozzo” è il coach di Verre e l’atleta della MBH Bank Pro Team si sta comportando bene.

Con Domenico dunque facciamo il punto su come sta andando questo lavoro congiunto. Come reagisce Verre ai suoi metodi. E soprattutto dove può arrivare. Per ora, stando a quanto visto al Giro di Sardegna, le sensazioni sono buone. Ricordiamoci sempre che parliamo di un ragazzo che è sì al quarto anno da pro’, ma che ha pur sempre appena 24 anni.

Pozzovivo, con la sua meticolosità, ha ripreso in mano tutti i dati di Verre, anche quelli del passato. Ha analizzato i volumi dei lavori di Alessandro sin qui. I dati espressi nelle corse. Hanno parlato delle sensazioni nei vari momenti. Ed eccoli qui…

Pozzovivo
Pozzovivo ha corso fino al 2024 con la Bardiani, da un paio di anni è diventato un preparatore
Pozzovivo
Pozzovivo ha corso fino al 2024 con la Bardiani, da un paio di anni è diventato un preparatore
Come sta andando con Alessandro, Domenico? Partiamo dalla persona…

La persona è un po’ la proiezione di me quando avevo la sua età, quindi forse è anche questa l’origine comune. Alla fine siamo bagnati dallo stesso fiume, nella Val d’Agri: lui è un po’ più a monte, io più a valle, però ci assomigliamo molto dal punto di vista caratteriale. Forse è anche un po’ la cifra distintiva dei lucani: non troppo esuberanti, ma comunque molto rispettosi degli altri e molto laboriosi.

Dal punto di vista dell’atleta, invece, che “motore” hai trovato? E come può evolversi?

Non ha paura di fare fatica, soprattutto di essere costante nel lavoro. E’ un motore che lascia aperte diverse porte, perché mentre caratterialmente siamo molto simili, dal punto di vista atletico lui arriva magari alle stesse conclusioni ma partendo da una base più esplosiva. Ha quindi delle caratteristiche che lo portano a essere performante di natura più sul breve. La resistenza è una cosa che sta sviluppando gradualmente, però forse non è ancora la sua carta migliore.

Alessandro Verre
Alessandro Verre (classe 2001) dopo tre stagioni all’Arkea è approdato alla MBH Bank Pro Team, la sua ex squadra da U23
Alessandro Verre
Alessandro Verre (classe 2001) dopo tre stagioni all’Arkea è approdato alla MBH Bank Pro Team, la sua ex squadra da U23
Si dice sempre che non tutti maturano allo stesso modo. Verre a che punto è?

Lo sviluppo fisico e quindi della performance, oltre a essere diverso da atleta ad atleta, procede anche a gradini. Non è qualcosa di lineare. Sicuramente nel secondo anno da under 23 ha fatto un bel salto dal punto di vista delle capacità condizionali. Poi ha avuto un plateau, una fase di stallo. E quel plateau, a un certo punto, spero sia adesso, ricomincerà a salire. I numeri che aveva già nei primi due anni da under facevano comunque propendere per il passaggio tra i professionisti, non era un passaggio troppo rischioso. Ovviamente col senno di poi magari gli avrebbero fatto bene altri due anni nella categoria. Adesso però sarebbe impensabile.

In pochi anni è cambiato tanto in effetti…

Sì, assolutamente. Anche psicologicamente sappiamo come si sente un under 23 al terzo o quarto anno: si sente un po’ all’ultima spiaggia. E non è mai una bella sensazione.

Domenico, hai parlato della resistenza. Come state lavorando su questo aspetto? E’ qualcosa che verrà più naturale?

No, ci stiamo lavorando ma con gradualità, perché per me i picchi sono la base della performance. C’è un po’ la moda di parlare di durability, di replicabilità dello sforzo. Per me è una cosa che arriva dopo. Prima vorrei raggiungere l’eccellenza o comunque un livello più alto dal punto di vista dei picchi, e poi riuscire a riprodurre quei picchi in maniera più agevole e quindi più ripetibile.

Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Alessandro Verre sul podio del Giro di Sardegna, dietro Zana e Garofoli
Secondo gli obiettivi che vi siete prefissati siete in tabella? O magari siete dietro o più avanti?

Direi che siamo in tabella. Mi aspettavo di trovare un Verre così. Nei nostri scambi prestagionali, quando ci siamo confrontati sulle opinioni e lui mi ha detto quando voleva essere in forma, l’obiettivo era proprio il Giro di Sardegna. Al Tour de la Provence non era al top, ma era in crescita. I numeri dell’allenamento non erano stati rispecchiati in corsa, avrebbe potuto fare meglio. Però in Sardegna ha raccolto le prime soddisfazioni in una corsa a tappe. Magari ci si aspettava qualcosa in più alla Strade Bianche.

E cosa non ha funzionato a Siena? Noi alla vigilia lo avevamo visto bene, sereno…

E’ scivolato proprio quel giorno. E questo ti condiziona anche un po’ nella guida.

Ma dove può arrivare veramente Verre? Oggi servono dei mega motori, ma si può arrivare a quei livelli? Ci viene in mente un Tiberi, per esempio…

A me piace stare con i piedi per terra. Quando parliamo di Verre dobbiamo tenere conto che è un buon atleta anche per le cronometro e questo può far sì che possa curare anche la classifica generale. Forse nelle tre settimane, almeno per adesso, non ce lo “vedo sul pezzo”. Come ho detto prima stiamo lavorando sulla continuità. Però nelle gare di una settimana, se c’è anche una crono, può dire la sua.

Verre
Quest’anno Verre non farà Grandi Giri. Da una parte potrebbe mancargli qualcosa, ma dall’altra è l’occasione per reimpostare certi lavori (foto Instagram – @gettysport)
Verre
Quest’anno Verre non farà Grandi Giri. Da una parte potrebbe mancargli qualcosa, ma dall’altra è l’occasione per reimpostare certi lavori (foto Instagram – @gettysport)
Venite dalle stesse zone, ma in quanto preparatore per te il fatto di conoscere le sue strade di allenamento è un vantaggio per i programmi?

Nel mio caso è una prerogativa diffusa un po’ in tutta Italia, non solo della nostra Lucania! Quando viene a Bergamo o quando va sull’Etna gli parlo delle strade come fossero casa mia. Però la sua zona in Basilicata è quella in cui facevo le mie prime “alture” da giovane. Siamo a circa 1.400 metri di quota e i miei primi Giri d’Italia passavano proprio da quelle strade. Infatti quando gli scrivo i lavori, gli dico anche dove farli.

Alessandro ci ha confidato che vi sentite tutti i giorni. Alla fine la vostra è anche una bella storia del Sud. E questo fa piacere

Eh sì – sorride Pozzovivo – non siamo in tanti della nostra regione, la Basilicata, e quindi c’è anche un doppio legame oltre a quello fra coach e atleta. Le origini comuni, le mie esperienze… insomma, ci si confida facilmente.

Trofeo Binda 2026, UAE Team ADQ, Karlijn Swinkels, Giorgia Bronzini

Trofeo Binda: La UAE dipinge, Swinkels firma l’opera. Borghesi quinta 

15.03.2026
5 min
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CITTIGLIO (VA) – Quando Silvia Persico, Elisa Longo Borghini e le altre compagne di squadra del UAE Team ADQ hanno visto pedalare Karlijn Swinkels in salita le hanno detto che quella di oggi sarebbe stata la sua giornata. Lei ha risposto «Potrebbe», ma loro le hanno detto di essere più convinta, di crederci fino in fondo. E così quando Silvia Persico ha allungato in un tratto di strada favorevole, Karlijn Swinkels l’ha seguita insieme a Eleonora Gasparrini, con alle loro spalle Anna Van Der Breggen, Mie Ottestad e Pfeiffer Georgi. 

Anna Van Der Breggen ha fatto il diavolo a quattro, muovendosi spesso e alzando il ritmo sull’ascesa finale. Solo Karlijn Swinkels ha tenuto la sua ruota con una facilità quasi disarmante. Una volta arrivate allo sprint non c’è stata storia e l’olandese dal UAE Team ADQ ha regolato la connazionale Van Der Breggen.

Gara dura

Questa mattina, alla partenza di Luino, un’aria gelida increspava le onde del Lago Maggiore e le montagne intorno erano spolverate di neve. Un clima da Nord, il freddo pungente e il vento hanno caratterizzato la gara delle juniores, vinta dalla campionessa italiana Matilde Rossignoli

Nella corsa riservata alle elite il tema è stato lo stesso, con il gruppo sempre compatto e che man mano si assottigliava. Non tanto una differenza di potenza, ma di resistenza e voglia di rimanere lì davanti a lottare

«Abbiamo fatto una bella gara – commenta in conferenza stampa la vincitrice Karlijn Swinkels – rendendola dura fin da subito. Era il nostro obiettivo, d’altronde siamo venute al Trofeo Binda con una formazione di scalatrici. Silvia e “Gaspar” (rispettivamente Persico e Gasparrini, ndr) hanno fatto un lavoro enorme, eccezionale». 

Sguardo a Nord

Karlijn Swinkels festeggia e parla, dice di sentirsi sempre meglio e di aver lavorato bene durante l’inverno anche grazie al supporto del team e delle compagne. Nella primavera del 2025 qualche problema fisico l’ha fermata, ma ora guarda alle Classiche con un sogno nel cassetto.

«Sono una che vorrebbe fare tutto alla perfezione – dice ancora – ma in questo sport è difficile che le cose vadano sempre bene. Ho imparato a restare tranquilla e fare tutto al meglio delle mie possibilità. La squadra aveva lavorato per me anche alla Omloop Nieuwsblad ma sono rimasta attardata a causa di una caduta, ma sapevo di avere una buona condizione.

«Se mi chiedete qual è la Classica dei sogni direi il Giro delle Fiandre è la corsa delle corse al Nord. Un’altra che mi piace è l’Amstel Gold Race, l’unica corsa WorldTour del calendario olandese».

Anna Van Der Breggen, SD Workx Pro Time, Silvia Persico UAE Team ADQ, Trofeo Binda 2026
Silvia Persico, alle spalle di Anna Van Der Breggen, oggi ha giocato un ruolo fondamentale, propiziando la fuga che si è poi giocata la corsa
Anna Van Der Breggen, SD Workx Pro Time, Silvia Persico UAE Team ADQ, Trofeo Binda 2026
Silvia Persico, alle spalle di Anna Van Der Breggen, oggi ha giocato un ruolo fondamentale, propiziando la fuga che si è poi giocata la corsa

Persico sorride

Alle spalle del gruppo che si è giocato il quarto posto, con lo sprint vinto da Blanka Vas c’erano Elisa Longo Borghini e Silvia Persico con le braccia al cielo e un sorriso così. Hanno vinto, la tattica è riuscita. Dietro al podio le due italiane continuano a scherzare e ridere, e anche quando Silvia Persico si mette a raccontare il sorriso non la abbandona mai. 

«Eravamo in una situazione di gara con tutte all’attacco – ci spiega infreddolita – ci ho provato anche io e ho portato via il gruppetto giusto. Abbiamo lavorato per Swinkels perché stava bene, ed è stata brava a finalizzare il tutto. Anche io mi sento bene, oggi è stato un buon segnale in vista delle Classiche. Longo Borghini sarà il nostro riferimento, ma ha le spalle coperte. In questo nuovo ruolo mi sento libera, serena e in vista di Sanremo e Nord è una buona notizia. Se ho un sogno per quest’anno? Vincere una classica, ma non dico quale».

Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Nello sprint per le posizioni di rincalzo spunta un’ottima Letizia Borghesi, quinta alle spalle di Blanka Vas
Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Nello sprint per le posizioni di rincalzo spunta un’ottima Letizia Borghesi, quinta alle spalle di Blanka Vas

Ancora Borghesi

La migliore delle italiane in questo Trofeo Binda è stata Letizia Borghesi, quinta, un altro piazzamento per l’atleta della AG Insurace-Soudal Team. Le lacrime di Siena hanno fatto spazio a un sorriso accennato, ancora non è arrivato il risultato grosso ma la strada è quella giusta. 

«Sono molto contenta di questo inizio di stagione – racconta con gli occhi che sorridono più del viso – anche se è un po’ frustrante perché i risultati non arrivano come avrei voluto. Oggi mi sono trovata leggermente indietro quando è andato via il gruppetto giusto. Però sento di continuare a migliorare, penso di non aver ancora dimostrato quello che posso fare davvero.

«Avere una squadra che crede tanto nelle mie possibilità mi dà molta motivazione, vorrei ripagarli per tutto questo supporto. Spero di poterlo fare nella settimana di Fiandre e Roubaix (dove l’anno scorso è arrivata seconda, ndr). Insieme al preparatore del team stiamo lavorando bene, in perfetto equilibrio tra quello che posso e voglio fare. A volte mi frena, ma per me è un bene avere qualcuno che mi dice di non esagerare. Le cose arrivano anche con calma».