Fidanza studia gli sprint in stile Visma e impara dalla Vos

07.12.2024
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Lo stupore di Martina Fidanza dopo la prima visita nel quartier generale della Visma-Lease a Bike è stato quasi ridicolizzato dopo il mini-ritiro fatto in Olanda per foto e team building. Questa volta l’atleta bergamasca ha avuto la sensazione di gigantismo che spesso coglie coloro che si trovano coinvolti nelle dinamiche dello squadrone. E così, in attesa che il training camp della prossima settimana inauguri la stagione 2025, siamo tornati da lei per capire come proceda l’inserimento. Non sono stati tanti gli atleti italiani coinvolti negli anni nel team di Richard Plugge. Il primo fu Enrico Battaglin. Poi è toccato a Edoardo Affini. Ci sono Belletta e Mattio nel devo team, però mai nessuna donna era stata ingaggiata: Martina Fidanza è la prima.

«La prima volta ero da sola – racconta – per fare delle visite e vedere il magazzino. Invece venerdì eravamo tutti. Siamo andati in una sede diversa, ci hanno parlato dei loro valori e poi abbiamo fatto anche delle attività di gruppo. C’eravamo noi donne, la WorldTour degli uomini e gli under 23. In più c’era anche tutto lo staff, praticamente un’enormità di persone. Eravamo in 350 ed è stata una cosa incredibile. Venerdì ho capito veramente dove fossi e cosa stessi facendo. In più ti vedevi passare accanto ovviamente Van Aert e Vingegaard, non capita tutti i giorni. Io ero nel gruppo con Jonas e abbiamo fatto dei giochi insieme e intanto mi chiedevo: “Ma dove sono finita?”. Mi sembrava davvero un altro mondo. Vingegaard è un tipo alla mano, lo sono tutti. Ma sono anche super competitivi. Erano giochi di squadra, quindi non si concedeva niente a nessuno…».

La realtà Visma-Lease a Bike è così grande che la vendita di fine anno diventa un immenso black friday (immagine Instagram)
La realtà Visma-Lease a Bike è così grande che la vendita di fine anno diventa un immenso black friday (immagine Instagram)
Nel frattempo hai ricominciato ad allenarti?

Da tre settimane, più o meno. Le cose sono un po’ cambiate, perché vengo seguita dal preparatore della Visma e tutto il resto dello staff viene dalla squadra. Rispetto a come ero abituata, ripartivo facendo delle ore in bici senza troppi lavori, cercando soltanto di fare medio e fondo. Ora siamo partiti un po’ più tranquilli a livello di ore, c’è meno carico in bici e un po’ più di palestra. Quindi durante la settimana faccio meno chilometri al medio, però più lavori tipo partenze e alta intensità per tenere un po’ la brillantezza.

Questo perché si pensa che partirai presto nella stagione oppure è il loro metodo di lavoro?

Secondo me è un richiamo che vogliono fare per arrivare pronti al training camp e poter caricare con ore in più quando saremo là. Dato che in Spagna il meteo è migliore, possiamo fare il volume di lavoro necessario per la preparazione di dicembre.

Come va sul piano della comunicazione?

Ero già in una squadra internazionale, però ero seguita da staff italiano. Avevo il mio preparatore, avevo la mia nutrizionista italiana, quindi anche a livello di comunicazione e di inglese c’è qualcosa che devo migliorare. Ho fatto il primo mini-ritiro settimana scorsa e ho visto che comunque ci capiamo bene e loro sembrano molto disponibili ad aiutarmi, mi sembra un bel gruppo.

Abbiamo capito che continuerai a lavorare in pista.

La stagione avrà altri ritmi, ma qualcosa rimane. La nazionale non ha fatto il solito raduno a Noto, che di solito si faceva a novembre. Ma io sto continuando ad andare in pista: giovedì per esempio mi sono allenata a Montichiari. La squadra è d’accordo che la mantenga, mentre bisogna capire per i programmi. L’europeo di Zolder sarà immediatamente dopo il Uae Tour, l’idea sarebbe di farceli stare entrambi. Penso che la squadra sia abbastanza d’accordo, ma dobbiamo capire se sia effettivamente fattibile. Bisogna parlare e capire perché comunque dietro c’è un bell’impegno.

Il nuovo preparatore ti segue per i lavori da fare in pista?

No, in realtà no. Vado in pista, faccio quello che mi dice la nazionale e lui lo considera come un giorno di alta intensità e gestisce la settimana di conseguenza.

Sarai la velocista della squadra, dovrai vedertela con Wiebes, Balsamo, Kool, come ti senti al riguardo?

Ci proviamo e sono contenta di poterlo fare con una squadra a fianco che mi dà sicurezza e mi mette nella migliore condizione possibile. Ci sono dinamiche da creare, però mi sembrano un bel gruppo, molto tranquillo, disposte ad aiutare. Mi piace e mi ci trovo bene. La Wiebes per ora è imbattibile, almeno sembra. Per il resto non è facile, il livello internazionale delle velociste è molto alto.

Tra Wiebes e Kool, le due velociste con cui Martina Fidanza dovrà misurarsi
Tra Wiebes e Kool, le due velociste con cui Martina Fidanza dovrà misurarsi
La sensazione è che Wiebes vinca perché dotata di una struttura fisica imponente, allo stesso modo Lotte Kopecky. Dovremo abituarci all’idea di Martina Fidanza che metterà su massa per contrastarle?

No, penso che rimarremo con la Martina che conosciamo. La struttura fisica è soprattutto una questione di fibre. E’ vero che Wiebes ha messo tanta massa anche nella parte superiore, però penso che lei sia un caso eccezionale. E’ comunque un peso che bisogna portarsi dietro in salita, per cui è meglio che ognuno cerchi il suo equilibrio. Magari lei va forte ugualmente, ma non è detto che se metto su 5 chili di muscoli, riesco a fare ugualmente la differenza.

Elisa Balsamo dice che il modo di battere la Wiebes è provare ad anticiparla.

Condivido la stessa idea di Elisa. Lorena ha uno spunto velocissimo appena parte, quindi se accelera che è già davanti, seguirla è impossibile per chiunque. Se invece si riesce a partire avvantaggiati, si ha una possibilità. Anticiparla è l’idea giusta, ma le volate sono sempre più caotiche e lei ha alle spalle una squadra che la mette nelle condizioni migliori. Diciamo che la teoria è valida, la pratica va esercitata. La Lidl-Trek sta formando un bel treno per Elisa, quindi magari è qualcosa che stanno pensando di fare e magari ci riusciranno.

Ci sarà un treno per Martina Fidanza?

Dobbiamo ancora parlarne, ma bisognerà prima mettere a posto i calendari. Farò parte della stagione con l’altra velocista che abbiamo in squadra e abbiamo avuto modo di confrontarci e siamo ben disposte ad aiutarci. Magari qualche volta dovrò supportarla io, altre volte toccherà a lei. L’obiettivo è tirare fuori il meglio di noi per fare il meglio per la squadra e penso che lei sarà il mio principale supporto.

Consonni e Fidanza: azzurre, velociste e bergamasche. Ed entrambe cambiano squadra
Consonni e Fidanza: azzurre, velociste e bergamasche. Ed entrambe cambiano squadra
Che cosa significa per te che hai 25 anni correre accanto a Marianne Vos che ne ha 12 di più e un palmares così impressionante?

Lei è sempre stata è uno dei miei idoli, forse il più grande. Quando ero piccola guardavo le gare in cui c’era lei, ma purtroppo il più delle volte arrivava seconda. Ai mondiali però era sempre lì e quindi l’ho sempre vista come un’atleta con tanta classe, un’atleta che mi piace in tutto. Trovarla nel ritiro è stato un po’ strano. Ho cercato di superare il fatto di considerarla un idolo, una persona inarrivabile, provando a trattarla solamente come una compagna di squadra e penso che l’abbia apprezzato. Ho notato che un po’ tutti hanno verso di lei una sorta di rispetto estremo e questo talvolta porta a isolarla. Mentre se le si parla normalmente, è molto tranquilla e disponibile. E per questo cercherò di osservarla e vedere come si comporta, cosa fa. Proverò a seguirla e cercare dei consigli da parte sua. Sarà un aiuto prezioso.

Per finire, cosa ti pare della nuova Cervélo?

Ho già iniziato a usarla e mi pare una bellissima bici. Mi c’è voluto un attimino per abituarmici, perché ha delle geometrie un po’ diverse rispetto a come ero abituata. Però mi sto trovando bene, è una bella bici. Non ho ancora provato le ruote da gara, lo faremo in Spagna. Ho quelle da allenamento e davvero non ho niente da ridire. Penso anche che continueremo a usare coperture Vittoria, con cui già correvo e penso siano fra le migliori al mondo, quindi mi trovo benissimo. Per la bici e dei feedback approfonditi mi serve ancora un po’. Va bene se ci risentiamo dopo il primo ritiro?

Viezzi a “casa” Van Der Poel: «La scelta giusta per il futuro»

07.12.2024
5 min
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BREMBATE – Il sole cerca di salire alto nel cielo e scaldare le gambe e le guance dei corridori ma non ci riesce. E’ dicembre e al Trofeo Mamma e Papà Guerciotti, corso per la prima volta al Vittoria Park, il tempo è bello e freddo. Una vera giornata di ciclocross. I corridori, giunti in grande numero e chiamati a partecipare dal cittì Pontoni, cercano riparo sotto giacche a maniche lunghe e scaldacollo tirato su fino agli occhi. Si fa quasi fatica a riconoscerli, serve un secondo in più ma alla fine ci si riesce. Nell’arco dell’intera mattinata c’è tempo per girare tra camper e furgoni per parlare con tutti, tra curiosità e saluti ci imbattiamo in una figura alta e slanciata. Si tratta di Stefano Viezzi, campione del mondo juniores di ciclocross e da questo inverno passato under 23. Il talento del friulano ha attirato su di sé gli occhi della Alpecin Deceuninck, e dal 2025 sarà uno dei ragazzi del devo team

«La possibilità di andare a correre con loro – racconta – è arrivata alla fine della scorsa stagione di ciclocross. Tante erano le formazioni interessate ma l’unica, o una delle poche, che poteva offrirmi il binomio strada e cross era la Alpecin».

Per Viezzi futuro è chiaro: dal 2025 correrà nel devo team della Alpecin Decuninck (foto Billiani)
Per Viezzi futuro è chiaro: dal 2025 correrà nel devo team della Alpecin Decuninck (foto Billiani)

Non mollare il colpo

Sentire la voglia di Stefano Viezzi nel continuare la sua carriera sia su strada che nel ciclocross è una bella notizia. A qualcuno può risultare scontata, ma in questi anni tanti ragazzi hanno preferito smettere per dedicarsi alla strada. Vero che il talento dello spilungone friulano è indiscutibile, ma siamo certi che non tutti lo avrebbero premiato volentieri

«Per me il ciclocross è importante – continua – anche perché ormai lo faccio da un po’ di anni e penso che sia utile. Sia la strada per il ciclocross che viceversa. Sicuramente la Alpecin è un’ottima squadra, una delle top cinque, se non top tre al mondo. E’ un bel passo per la mia carriera e un grande salto di qualità che sicuramente mi aiuterà a crescere nel modo giusto». 

Viezzi al Trofeo Guerciotti ha colto un ottimo terzo posto tra gli elite
Viezzi al Trofeo Guerciotti ha colto un ottimo terzo posto tra gli elite
Correrai nello stesso team di Van Der Poel, anche se tu sarai nella development, che effetto fa?

Penso sia un buon segno perché lui è gestito dalla squadra e quindi anche io lo sarò. Da questo lato mi sento un po’ più sicuro, Van Der Poel è un grande atleta e negli anni hanno saputo come farlo rendere al meglio. Dagli allenamenti a tutto quello che ci sta dietro. 

E cos’è che ci sta dietro?

Delle piccole cose che a un certo livello possono fare la differenza, ad esempio avere la possibilità in inverno di fare dei ritiri in Spagna per farti salire di condizione è già un bel passo in avanti. 

La scelta di correre alla Alpecin Decuninck è dovuta al fatto di voler coltivare la multidisciplina
La scelta di correre alla Alpecin Decuninck è dovuta al fatto di voler coltivare la multidisciplina
Hai già parlato con il team per capire come lavorerai da gennaio? 

Mi faranno gareggiare e fare qualche gara in coppa con gli elite, di confrontarmi con una categoria superiore. Poi di farmi fare le gare più prestigiose e ovviamente c’è anche la questione nazionale. Ma in generale sono felice perché avrò parecchie chance. 

Com’è stato l’approccio con la categoria?

Sempre un po’ delicato perché affronto corridori con i quali non ho mai gareggiato e sono più grandi di me, anche di quattro anni. Un po’ me l’aspettavo, poi sto ancora recuperando dall’infortunio di questa primavera (il riferimento è alla frattura della clavicola all’Eroica Juniores, ndr). 

Viezzi correrà nello stesso team di Van Der Poel, un riferimento per il ciclocross
Viezzi correrà nello stesso team di Van Der Poel, un riferimento per il ciclocross
Quando è che fai il primo ritiro col team?

Prima del campionato mondiale di ciclocross (in programma il 2 febbraio a Liévin in Francia, ndr) in Spagna. Per una questione di allenamento andare al caldo aiuta a fare un carico di lavoro maggiore, sarà bello andare là e allenarmi come si deve. Avrò modo di conoscere la squadra, gli atleti con cui correrò e anche un po’ chi ci sta dietro.

Il primo ritiro con la squadra sarà incentrato sulla strada o sul cross?  

Sicuramente sarà un ritiro più bilanciato sulla parte del ciclocross perché a pochi giorni dal mondiale faremo una rifinitura così da arrivare al meglio. Ci saranno tutti i ragazzi della squadra, con grande probabilità ci divideremo a seconda degli impegni. 

Il friulano continuerà ad allenarsi in vista del mondiale di febbraio, per poi passare alla strada
Il friulano continuerà ad allenarsi in vista del mondiale di febbraio, per poi passare alla strada
Quando inizierai a correre su strada?

Si è parlato di qualche classica in Belgio, non penso di fermarmi ma di sfruttare la condizione fino a metà stagione. Poi inizieranno le gare a tappe. 

Grazie e in bocca al lupo! 

Crepi.

Colpack, la casa di Oioli per l’ultimo anno da U23

07.12.2024
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Ancora un cambio di casacca. A dispetto dei suoi 22 anni, Manuel Oioli trasloca nuovamente armi (anzi bici) e bagagli e approda alla Colpack. Questa volta però è stato un cambio obbligato, vista la scelta della Q36.5 di non continuare con il devo team per concentrare tutte le sue energie sulla squadra Professional (e sull’approdo di un pezzo grosso come Pidcock…).

Oioli ha militato per due anni nel team continental Q36.5, con 3 vittorie al suo attivo
Oioli ha militato per due anni nel team continental Q36.5, con 3 vittorie al suo attivo

Ora ci si gioca tutto

Il corridore di Borgomanero era approdato nel ciclismo dei grandi attraverso la Eolo Kometa nel 2022, poi due anni nel team continental della Q36.5 e ora un nuovo cambio, terza strada verso un contratto fra i grandi.

«Il prossimo sarà il mio ultimo anno nella categoria – dice – e so che passato quel limite le possibilità di approdare a un contratto professionistico diminuiscono radicalmente. Quindi so che mi gioco tantissimo, ma non mi metto addosso tanta pressione, anzi voglio godermi questa nuova possibilità».

Quest’anno il piemontese ha fatto 56 giorni di corsa con 2 successi e 8 Top 10
Quest’anno il piemontese ha fatto 56 giorni di corsa con 2 successi e 8 Top 10
Hai già iniziato a lavorare in vista del nuovo anno?

Sì, con rinnovato entusiasmo. Già abbiamo fatto un primo ritiro, servito soprattutto per conoscerci, a Bergamo, io poi sono alla mia seconda settimana di lavoro effettivo. Il nostro ritiro vero e proprio sarà in febbraio in Spagna, voglio farmi trovare pronto in quell’occasione in modo da potermi mettere subito alla prova poi nelle gare che andremo a disputare.

La tua stagione 2024 è andata come ti proponevi?

Diciamo che nel complesso posso ritenermi soddisfatto, anche se devo dire che non ho mai raggiunto la condizione perfetta, quella che avrei voluto. I risultati ci sono stati, ma la cosa che più mi ha dato fiducia è che ho visto miglioramenti nelle prestazioni complessive ed è chiaro che parte tutto da lì. E’ importante anche verificare i progressi nella gestione della corsa, mi trovo molto più a mio agio anche in gare dal livello più alto. Un esempio c’è stato al GP Comunità di Capodarco: sono stato competitivo fino alla fine chiudendo al terzo posto, lo scorso anno ero stato 19° ma avevo chiuso sulle ginocchia…

Terzo a Capodarco, alle spalle di D’Aiuto e Dunar, su un percorso durissimo. Per Manuel segnali di crescita
Terzo a Capodarco, alle spalle di D’Aiuto e Dunar, su un percorso durissimo. Per Manuel segnali di crescita
Quando hai saputo che la Q36.5 avrebbe dismesso il team continental?

E’ avvenuto tardi, fino a settembre sembrava che tutto rimanesse come prima, anzi c’erano state anche avvisaglie che sarei passato in prima squadra. Poi invece ci hanno detto di trovarci un nuovo team e che non c’era più spazio nella squadra maggiore. E’ stata un po’ una doccia fredda, non posso negarlo. Significava cercare un contatto quasi in extremis, per fortuna il mio procuratore Manuel Quinziato si è adoperato per chiudere il contatto con la Colpack che mi veniva dietro da tempo. Avevo già avuto l’opportunità di correre con loro anni fa, ma poi andai alla Eolo.

La tua militanza fra gli U23 è stata comunque tribolata, il cambiar aria più volte non è la strada migliore per il professionismo. Ti è pesato non trovare casa?

A dir la verità pensavo che la Q36.5 lo fosse, c’era tutto perché lo fosse. Se fossi rimasto, se non avessero chiuso la squadra penso che la mia strada sarebbe comunque rimasta tracciata, le possibilità di approdare nella prima squadra erano comunque concrete. Quando abbiamo saputo che non proseguiva il suo cammino, Manuel ha cercato posti fra le professional, ma poi abbiamo di comune accordo ripiegato sulla Colpack che fra le dilettantistiche è la migliore.

La vittoria di Manuel Oioli alla Coppa Medicea, battendo i russi Ermakov e Shtin (foto Pettinari)
La vittoria di Manuel Oioli alla Coppa Medicea, battendo i russi Ermakov e Shtin (foto Pettinari)
Che ambiente hai trovato?

Ottimo e non lo dico per circostanza. Parlando con i ragazzi ho avvertito un legame stretto fra tutti, non ho sentito nessuno fare neanche la minima lamentela. Io credo che sia il posto ideale per affrontare il mio ultimo anno nella categoria sapendo che mi gioco tutto.

Ci saranno differenze nel calendario rispetto al team precedente?

Dipende, ma io non credo, so che sono state inviate richieste d’invito un po’ dappertutto. Io conto di affrontare tante gare internazionali anche all’estero perché saranno il terreno ideale per misurare davvero il mio valore.

Il piemontese ha vestito spesso la maglia azzurra. 7° ai mondiali juniores 2021
Il piemontese ha vestito spesso la maglia azzurra. 7° ai mondiali juniores 2021
Con che spirito affronti quella che tu stesso dici essere la stagione decisiva per il tuo futuro?

Io sono carico, infatti ho iniziato presto e con tanta voglia di fare. Ormai non voglio più cambiare se non per una squadra professionistica, meglio ancora se del WorldTour. Il mio proposito è di passare, ma devo meritarmelo e posso farlo solo con i risultati.

Il “blocco Bardiani” alla Polti-Kometa: parla Zanatta

07.12.2024
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L’arrivo di Alessandro Tonelli e Samuele Zoccarato alla Polti-Kometa, di cui abbiamo parlato in questi giorni, non è solo un movimento di mercato: rappresenta il tassello di un mosaico che si sta definendo negli anni. Nella squadra di Basso e Contador, in cui uno dei direttori sportivi è Stefano Zanatta, si stanno integrando corridori dal profilo ben definito e affini al progetto: uomini di sostanza per andare in fuga e aiutare. E non è un caso che Tonelli e Zoccarato seguano un percorso già tracciato da corridori come Mirco Maestri, Giovanni Lonardi e prima di loro Vincenzo Albanese: tutti loro sono stati, chi prima e chi dopo, alla VF Group-Bardiani.

Questa migrazione non riguarda solo gli atleti: lo stesso Zanatta, oggi figura chiave nella gestione sportiva della Polti-Kometa, ha vissuto entrambe le realtà. La filosofia del team di Basso è ben diversa da quella della VF Group-Bardiani. Entrambe, visti i tempi stanno intraprendendo una metamorfosi, pensiamo per esempio, ai preparatori interni. Ma ognuno lo fa con delle sfaccettature diverse.

Zoccarato in azione durante l’ultimo tricolore gravel da lui vinto, dopo quello del 2022
Zoccarato in azione durante l’ultimo tricolore gravel da lui vinto, dopo quello del 2022
Stefano, il “blocco Bardiani” cresce, ora avete inserito anche Zoccarato e Tonelli. Qual è la tua impressione su di loro?

Con Zoccarato non avevo mai lavorato prima, perché è arrivato alla Bardiani dopo che io ero andato via. Però conosco bene Tonelli e Maestri, avendo lavorato con loro per quattro anni. Sono molto contento di accogliere Tonelli: è un corridore maturo e penso che si integrerà benissimo nel nostro gruppo. Anche Zoccarato ha mostrato tanto crescendo. Non l’ho mai diretto, ma lo seguo da quando era con i dilettanti: è un uomo che prende molta aria. Qualche volta lo fa in modo un po’ azzardato, ma è migliorato. È diventato famoso per le sue fughe e anche per i suoi titoli italiani nel gravel. Samuele ha ancora margini di crescita: alla fine ha solo 26 anni.

Tonelli viene spesso definito una sorta di direttore sportivo in corsa. Come si inserisce nel vostro progetto?

È vero che Tonelli ha capacità tecniche che potrebbero far pensare a un direttore sportivo in corsa, ma noi preferiamo lasciare questo ruolo… a noi direttori in ammiraglia! Scherzi a parte, Alessandro ha grande esperienza e sa come muoversi in gara. Ha dimostrato la sua maturità e la capacità di essere decisivo nelle fughe. Alla Polti-Kometa sarà un elemento prezioso sia per la sua intelligenza tattica ma anche per le sue doti sportive. Non scordiamo che quest’anno ha anche vinto.

Lonardi (tutto a destra) durante uno dei suoi sprint…
Lonardi (tutto a destra) durante uno dei suoi sprint…
E poi ci sono i veterani della Polti-Kometa: Maestri e Lonardi…

Mirco ormai lo conosciamo. Lui sta ricalcando quello che fu Gavazzi. Quest’anno ha fatto grandi cose. Lui è davvero un uomo squadra ed è importante per noi. Lonardi passò alla Nippo. Al primo anno con noi ha fatto benino, poi ha avuto una stagione così così. Ma quest’anno, dalla metà in poi, ha dimostrato una bella costanza. “Lona” ci assicura sempre un buon piazzamento. Ha preso più confidenza in tutto il sistema e soprattutto nelle sue capacità, questa è la cosa importante.

Che tipo di squadra possiamo aspettarci dalla Polti-Kometa il prossimo anno?

Stiamo lavorando per crescere e strutturare meglio il nostro modo di operare. Abbiamo giovani promettenti come Piganzoli e Tercero, ma anche corridori che si stanno consolidando, come Martín e Serrano. Un abile velocista come Peñalver. Pertanto il nostro obiettivo è essere presenti nelle corse, con una mentalità aggressiva.

Avete corridori che sanno attaccare e allo stesso tempo dovete restare nelle prime 30 squadre del ranking UCI per sperare nell’invito die grandi Giri: è una bella sfida….

Pur non avendo un budget enorme come altre squadre, vogliamo restare tra le migliori professional, costruendo una squadra che si fa vedere ma che porta anche risultati. Non cambieremo dunque molto, ma lo faremo con più consapevolezza. Poi è chiaro che i punti servono e per questo oltre a finalizzare un po’ di più, sarà importante anche scegliere un calendario adatto. Per ora abbiamo molti inviti: valuteremo…

Uno dei dogmi della Polti-Kometa è quello di avere preparatori interni. Ecco i ragazzi a raccolta da coach Marangoni (foto Borserini)
Uno dei dogmi della Polti-Kometa è quello di avere preparatori interni. Ecco i ragazzi a raccolta da coach Marangoni (foto Borserini)
Stefano, tu hai lavorato sia con la Bardiani che con la Polti-Kometa. Quali differenze hai riscontrato nei metodi di lavoro?

Ogni squadra ha un proprio stile. La Polti-Kometa segue una filosofia strutturata, con specialisti dedicati e riunioni regolari per definire le strategie. Ivan Basso e Alberto Contador hanno voluto creare un sistema dove tutti sanno esattamente cosa fare. Questo ci ha permesso di crescere e ottenere risultati. Io oggi non posso più riprendere un corridore sull’alimentazione o gli allenamenti. Per entrambe le cose c’è una figura specifica. Se ne parla con chi di dovere e anche per questo vogliamo tecnici interni al team

Chiaro…

La VF Group-Bardiani, invece, ha un’impostazione più familiare. Ma questo non significa che è peggio, sia chiaro. Hanno acquisito una loro stabilità. Bruno Reverberi resta il capo e Roberto gestisce il lato manageriale e lo fa molto bene. In più loro stanno lavorando bene con i giovani, Mirko Rossato, sta facendo grandi cose. Entrambe le filosofie hanno i loro punti di forza, ma sono molto diverse.

C’è un motivo per cui molti atleti stanno passando dalla Bardiani alla Polti-Kometa?

Credo che sia una questione di opportunità e di prospettive diverse. La Bardiani offre stabilità, grazie a sponsor storici e si concentra sul lungo termine, investendo sui giovani. La Polti-Kometa, invece, offre un ambiente più strutturato, dove i corridori possono crescere rapidamente e lavorare con specialisti. Entrambe le realtà hanno il loro valore, ma sta ai corridori scegliere ciò che meglio si adatta alle loro ambizioni.

Toneatti corona il sogno: dal 2025 sarà WorldTour

06.12.2024
5 min
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La rosa dell’Astana Qazaqstan Team è ancora mossa dalle onde che hanno rivoluzionato il recente ciclomercato. Dai kazaki sono arrivati un’infinità di corridori, alcuni pronti e tanti altri da creare. L’impronta è pressoché azzurra, come la maglia del team, ma in questo caso si parla di Italia. Sono ben tredici i ragazzi italiani presenti nel team WorldTour. L’ultimo a inserirsi in questa lunga lista è Davide Toneatti: altro atleta che passa dal devo team alla formazione principale, con lui arriva anche Alessandro Romele

Toneatti è uno di quei corridori di talento in grado di affermarsi da giovane nel ciclocross. Poi, quando si è trattato di scegliere che via far prendere alla propria carriera si è asciugato il volto dal fango, ha ringraziato per i successi ottenuti e ha guardato dritto alla strada. In lui ha creduto, per l’appunto l’Astana Qazaqstan

Davide Toneatti è entrato nel devo team dell’Astana Qazaqstan nel 2022
Davide Toneatti è entrato nel devo team dell’Astana Qazaqstan nel 2022

Da zero al WorldTour

Con il team kazako è partito dal giorno zero di questa scelta. Dal 2 marzo 2022, giorno del suo esordio in Croazia, sono passati più di 2 anni e mezzo. Toneatti è cresciuto, si è fermato, è ripartito e ora vede il mondo aprirsi davanti ai propri occhi. Il passaggio nel WorldTour nel 2025 gli dà ragione, ha scelto la sua strada, l’ha percorsa e ora si trova dove avrebbe voluto essere. 

«Aver firmato per il passaggio nel WorldTour – ammette – è un bellissimo step per la mia giovane carriera su strada. Non ero sicuro sarei riuscito a passare qui, l’Astana ha fatto una grande campagna acquisti e ha preso tanti corridori. Ad un certo punto anche altre squadre si sono mosse nei miei confronti, ma dopo le ultime gare in Veneto, corse con la formazione principale, l’accordo è stato trovato facilmente.

«Questi tre anni – continua Toneatti – sono passati velocemente, ma ognuno di loro aveva obiettivi precisi. Il primo era dedicato al prendere le misure con le corse su strada, il secondo avrei dovuto dimostrare qualcosa ma non ci sono riuscito. E’ arrivato ben poco di quanto ci eravamo prefissati. Non è stato il percorso ideale, anche a causa di eventi esterni. La mononucleosi mi ha fermato per parecchi mesi e non è stato facile ripartire».

Nel 2023 ha trovato parecchi ostacoli lungo il proprio cammino di crescita (foto Nassos Triantafyllou)
Nel 2023 ha trovato parecchi ostacoli lungo il proprio cammino di crescita (foto Nassos Triantafyllou)

Il 2024

L’anno che ha poi confermato le aspettative, o comunque fatto vedere quanto sia cresciuto Davide Toneatti su strada, è stato il 2024. Sono arrivati la prima vittoria e tanti piazzamenti nelle diverse corse a tappe disputate

«Una delle grandi soddisfazioni del 2024 – spiega – è sicuramente la risposta che ho avuto dal mio corpo dopo lo stop forzato della passata stagione. Quest’anno sono stato costante, una cosa che ho notato anche alla ripresa degli allenamenti. Mi sento molto meglio rispetto all’inverno passato. Spero possa essere un segnale di ulteriore crescita. Alla fine ho avuto una stagione lineare e in crescita, dove ho messo insieme 66 giorni di gara. Non troppi ma nemmeno troppo pochi.

«La crescita maggiore – dice – l’ho sentita sulle salite lunghe e impegnative. Non che questo sia il mio punto forte. Al Giro del Friuli mi sono confrontato con dei giovani molto forti come Nordhagen, Pellizzari e Torres. Loro andavano molto più di me in salita. Mi sono reso conto di stare bene e di aver trovato il mio terreno nelle gare in Veneto che ho fatto con il team WorldTour. Su salite con sforzi da tre minuti sono a mio agio. Passando professionista troverò ben altri scenari, ma sarà bello capire a che punto sono».

Nel 2024 il friulano si è ripreso, conquistando la sua prima vittoria in maglia Astana alla Belgrade Banjaluka (foto organizzatori)
Nel 2024 il friulano si è ripreso, conquistando la sua prima vittoria in maglia Astana alla Belgrade Banjaluka (foto organizzatori)

Il cross

La nostra battaglia verso la salvaguardia della multidisciplina non vuole essere come quella di Don Chisciotte verso i mulini a vento. Il costante abbandono di ragazzi talentuosi a favore della strada è una costante in Italia. Anche chi era a livelli alti o comunque avrebbe potuto lottare per arrivarci ha preferito mollare, o è stato consigliato di farlo. I team non hanno interesse che un loro atleta continui a correre in una disciplina dove non appare la maglia, lo sponsor o altro.

La definizione che Toneatti ha dato di sé ci ha fatto venire però una domanda. Gli sforzi di tre minuti sono assimilabili a quelli che si trovano nel ciclocross, attività che lo ha accompagnato fin da giovanissimo. Continuare con quella disciplina non sarebbe stato utile per migliorare ancora? Definendo maggiormente quale tipo di corridore essere? 

«Gli sforzi brevi che si trovano nel ciclismo su strada – analizza Toneatti – arrivano alla fine di una corsa, quando si è in bici da 3, 4 o 5 ore. Serve maggiore fondo e io ho voluto concentrarmi su questo: migliorare la mia performance nell’ultima ora di gara. Lasciare il ciclocross la vedo come una scelta giusta da fare, sensata. Ovvio, se fossi andato a correre in una squadra belga o olandese magari avrei continuato anche nel fuoristrada. Ma in Astana questo interesse non c’era e anche io ero convinto di volermi concentrare su una sola disciplina».

All’inizio del 2023 Toneatti ha abbandonato il ciclocross per concentrarsi sulla strada (foto Billiani)
All’inizio del 2023 Toneatti ha abbandonato il ciclocross per concentrarsi sulla strada (foto Billiani)

Continuità

Il dibattito è sulla programmazione, certi corridori riescono a far combaciare l’attività su strada con quella fuoristrada. I mesi a disposizione per correre sono tanti, soprattutto da quando il calendario WorldTour e non si è ampliato tanto. Serve scegliere gli appuntamenti giusti e programmarli, allenandosi a dovere. Lo stesso si potrebbe fare con la multidisciplina, serve però l’intenzione di entrambi i soggetti coinvolti.

«Credo che nel 2024 mi servisse maggiore continuità su strada – conclude Toneatti – perché ogni anno mi sembra di migliorare, di mettere qualcosa. A inizio stagione sono in un punto e alla fine mi ritrovo in un altro, superiore. Certi atleti hanno una struttura alla base che permette loro di fare doppia attività in maniera continuativa e al meglio, scegliendo gli impegni. In certi team esteri come in Belgio e Olanda puoi fare il ciclocross per com’è lassù. Io avevo l’idea di impegnarmi su strada e ho voluto coltivarla e anche l’Astana non aveva interesse che continuassi nel ciclocross».

Frassi e il grande salto. Eccolo sull’ammiraglia della Israel

06.12.2024
5 min
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Un sogno che si avvera, ma costruito passo dopo passo con gavetta, passione e sacrificio. Così Francesco Frassi, direttore sportivo toscano, sintetizza il cammino che dalla realtà familiare della ASD Monte Pisano di qualche anno fa, lo ha portato, dalla prossima stagione, sull’ammiraglia della Israel-Premier Tech. Il passaggio rappresenta un’evoluzione naturale, dopo gli anni intensi e ricchi di sfide alla guida della Corratec-Vini Fantini, squadra che invece gli ha aperto le porte del professionismo.

Una carriera iniziata per passione, portando giovani talenti alle gare, e consolidata con ruoli man mano più importanti. Francesco, per esempio, è stato commissario tecnico della nazionale albanese, con cui ha colto successi storici. Frassi entra in una dimensione completamente diversa, quella di una “quasi” WorldTour dove competenza, organizzazione e internazionalità sono ai massimi livelli (in apertura foto @niccolo_lucarini).

Firenze 2013: tra gli juniores Frassi piazza sul podio Iltjan Nika, alle spalle di VdP e Pedersen. E’ la prima medaglia per l’Albania
Firenze 2013: tra gli juniores Frassi piazza sul podio Iltjan Nika, alle spalle di VdP e Pedersen. E’ la prima medaglia per l’Albania
Francesco dopo tanti anni di gavetta, finalmente approdi in una squadra importante. Come vivi questo cambiamento?

Mi sembra quasi irreale. Ho cominciato per pura passione, con mio padre Roberto, nella Monte Pisano, una squadra che seguivamo nei weekend sacrificando tutto il tempo libero. Non avrei mai immaginato di fare il direttore sportivo. Ma è bastato quel primo giorno con i bambini della Monte Pisano per innamorarmi.

Passione pura…

Ho fatto il mio percorso passo dopo passo: dalla gestione di ragazzi giovanissimi alla nazionale albanese, dove ho vissuto emozioni uniche: ho fatto con loro un’Olimpiade e diversi mondiali, riuscendo persino a conquistare la medaglia di bronzo mondiale con un giovane che avevo accompagnato fin dall’inizio. Ogni categoria ha avuto il suo fascino, ma oggi sono in un mondo completamente diverso.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza con la Corratec-Vini Fantini?

Alla Corratec ho vissuto un’esperienza totalizzante. Non avevamo grandi risorse e dovevo coprire più ruoli: direttore sportivo, organizzatore, persino meccanico quando serviva. È stato faticoso, ma formativo. Ho dato tutto, lavorando senza orari, spesso fino a notte inoltrata. Questo impegno mi ha permesso di crescere. E oggi posso dire che ogni difficoltà affrontata è stata una lezione preziosa. Con la Corratec mi sono lasciato in ottimi rapporti: sono grato a loro per avermi dato l’opportunità di fare esperienza in una realtà professionistica.

Frassi è salito in ammiraglia nel 2015 (Amore&Vita). Negli ultimi 6 anni è stato nel gruppo della Corratec-Vini Fantini
Frassi è salito in ammiraglia nel 2015 (Amore&Vita). Negli ultimi 6 anni è stato nel gruppo della Corratec-Vini Fantini
Come è nata l’opportunità con Israel-Premier Tech?

Un po’ per caso, direi. Ho sempre avuto un buon rapporto con Ivano e Christian Fanini, che in passato avevano parlato bene di me a Kjell Carlstrom (team manager della Israel-Premier Tech, ndr). Poi, a novembre, è arrivata una telefonata: stavano cercando un direttore sportivo. Da lì è iniziato tutto. Ho fatto diversi colloqui e alla fine mi hanno scelto. È stato un processo trasparente anche con la Corratec.

Cioè?

Loro sono stati incredibili. Mi hanno sostenuto, permettendomi di portare avanti la trattativa con serenità. Mi hanno detto: «Se hai questa opportunità vai. Provaci. E se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto sai che qui hai un posto». In tanti anni devo ringraziare Angelo Citracca che ai tempi della Vini Zabù mi ha fatto esordire nel professionismo, a Serge Parsani per questo ultimo periodo. Lascio una squadra piccola, ma una bella famiglia.

La Israel-Premier Tech andrà in ritiro nei pressi di Girona: sarà il primo vero contatto di Frassi col team (foto Instagram)
La Israel-Premier Tech andrà in ritiro nei pressi di Girona: sarà il primo vero contatto di Frassi col team (foto Instagram)
Quali saranno le tue principali responsabilità nel nuovo team?

La mia sarà una posizione più settoriale rispetto al passato. Quindi sarò più diesse nel vero senso della parola. Israel-Premier Tech è una squadra estremamente organizzata e il livello di professionalità che ho trovato è impressionante.

Chiaro, in Corratec come dicevi, dovevi svolgere più mansioni…

Ho già partecipato a riunioni con il team e conosciuto alcuni colleghi: mi hanno colpito sia la competenza tecnica sia l’umanità di persone come Carlstrom e Steve Bauer. A breve sarò in ritiro con la squadra, dove pianificheremo i primi dettagli della stagione. E lì davvero entrerò nel sistema.

È una squadra senza direttori sportivi italiani. Come vivi questo aspetto?

È vero, sarò l’unico italiano tra i direttori sportivi, ma nello staff ci sono persone che conosco bene: i fratelli Dizio, Paolo Zaggia, il meccanico Tonin, il massaggiatore Christian Valente… Se ho contato bene dello staff ci sono 13 italiani. È un ambiente molto internazionale, e questa è una delle cose che mi affascinano di più. Confrontarmi con culture e approcci diversi è una sfida stimolante, anche se richiede un periodo di adattamento.

Frigo sarà uno dei talenti che il tecnico toscano si troverà a dirigere
Frigo sarà uno dei talenti che il tecnico toscano si troverà a dirigere
Cosa ti aspetti dai corridori che seguirai? E soprattutto sai già chi seguirai? Ti spaventa un po’?

Il livello è altissimo e questo mi entusiasma. Parliamo di corridori come Derek Gee, protagonista al Giro d’Italia e al Tour, Hirt, Lutsenko, Woods, Fuglsang, Froome e giovani talenti come Blackmore, Strong, che hanno già dimostrato grande qualità. Il focus sarà sempre sul risultato, ma ciò che mi piace del ciclismo è il rapporto umano con gli atleti. Anche a questo livello, credo che la fiducia reciproca sia fondamentale per ottenere il meglio.

Però c’è anche un italiano: Marco Frigo… speriamo sia il suo anno.

Beh, lui me lo ricordo anche nelle corse che ho fatto e al Giro d’Italia, quando è andato in fuga. O questa estate l’ho visto – dalla tv – alla Vuelta. Lì è andato davvero forte. Marco è un gran bell’atleta: il motore per far bene ce l’ha. Magari deve migliorare qualcosina ancora, ma potrà emergere… il che sarebbe bello anche per il ciclismo italiano.

Quali sono le tue sensazioni per questa nuova avventura? C’è qualcosa che ti spaventa e qualcosa che invece ti piace?

Sono emozionato, ma anche consapevole delle difficoltà. Entrare in una squadra World Tour è come iniziare da zero in un certo senso. Mi sento pronto per questa sfida e voglio dare il massimo. Magari sarà più complicato essere l’unico diesse italiano, come accennavo prima, mentre mi piace molto questa internazionalità del team. Alla fine, è il coronamento di un percorso fatto di sacrificio e passione.

Bronzini, Zanardi e le telecamere: buona la prima… stagione

06.12.2024
5 min
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PIACENZA – Si va di corsa anche in off-season in una selva di incastri segnati in agenda. Allenamenti in bici, sedute in palestra, appuntamenti personali, nuova programmazione e, se siete a Piacenza e vi chiamate Giorgia Bronzini e Silvia Zanardi, pure passaggi televisivi.

I primi training camp in Spagna si avvicinano e bisogna quindi ottimizzare i tempi per ogni cosa. Per Bronzini e Zanardi vincere l’imbarazzo di andare davanti alle telecamere – in questo caso di Zona Sport, la principale trasmissione sportiva della tv locale (foto in apertura) – è stato quasi più impegnativo che vincere una volata di trecento metri. Anche questo aspetto però fa parte del ruolo che ricoprono, specialmente in questo periodo dell’anno, e alla fine entrambe riescono sempre a trovarsi a proprio agio. Così noi, appena uscite dall’inquadratura, ne abbiamo approfittato per chiedere cosa hanno imparato l’una dall’altra dopo la loro prima stagione di lavoro assieme alla Human Powered Health.

Per il 2025 Bronzini ha previsto il debutto di Zanardi in Australia al Tour Down Under
Per il 2025 Bronzini ha previsto il debutto di Zanardi in Australia al Tour Down Under

Giorgia e la svolta di Silvia

Il caffè del primo pomeriggio è il carburante ideale per iniziare la restante parte della giornata. Bronzini e Zanardi sono pronte alle domande incrociate. La diesse entra subito nella parte e preferisce rispondere lontana dalla sua atleta per non condizionarne le successive parole. Si pungolano a vicenda ridendo, la scenetta è divertente. Si nota che il loro rapporto si è ulteriormente rafforzato.

«Da Silvia ho capito che puoi sempre migliorare – spiega Giorgia – in qualunque punto ti trovi. Ha dimostrato di avere una caparbietà importante. Quando a metà stagione abbiamo visto che le cose non andavano come dovevano andare, onestamente ero preoccupata. Silvia però non ha mai smesso di credere di trovare il modo di fare il salto in avanti.

«A quel punto – prosegue Bronzini – le ho proposto di coinvolgere Enrico Campolunghi, il mio storico preparatore atletico (che in questi giorni è entrato nello staff della Human per il 2025, ndr), per farle rispolverare quelle doti naturali che nessuno ti toglie, ma che possono offuscarsi. Avevo paura più per una questione mentale che fisica perché è più difficile riprendersi quando tocchi il fondo. Invece Silvia è stata molto forte. Ha insegnato a me e in generale che anche nei momenti più scuri c’è sempre uno spiraglio di luce che ti può fare riprendere la strada giusta».

Bicchiere mezzo pieno

Dodici mesi fa l’ingaggio di Zanardi alla Human era stato visto da Bronzini come la sua classica sfida da vincere nel rilanciare o far svoltare un’atleta. Aspettative superate ed ora nuovi obiettivi.

«Tenendo conto da dove l’avevo presa come condizione psicofisica generale – conclude la diesse piacentina ex iridata su pista e strada – pensavo che Silvia potesse fare la sua prima stagione nel WorldTour nella media. Magari quando Daria Pikulik non era in corsa, lei poteva fare la sua volata con risultati medi. Ora, col senno di poi, posso dire che forse è stato meglio così. Per la stagione alle porte, vedo una Zanardi che parte già da un buon livello. Se avesse fatto una stagione mediocre, sarebbe ripartita probabilmente in modo mediocre, invece ha chiuso bene, in crescendo, e quindi riparte col piede già giusto. Ha tutte le carte in regola per fare un bel 2025».

Zanardi e Bronzini negli studi di Telelibertà si sono trovate a loro agio col conduttore Tassi
Zanardi e Bronzini negli studi di Telelibertà si sono trovate a loro agio col conduttore Tassi

Concentrazione e serenità

Zanardi e Bronzini si conoscono praticamente da sempre e in questa stagione si sono ritrovate nello stesso team. Tante caratteristiche tecniche le hanno sempre accomunate, facendo di Silvia l’erede naturale di Giorgia, non solo per aver iniziato le proprie carriere nella stessa storica società cittadina (la Franco Zeppi Pavimenti). Tuttavia alcune differenze ci sono.

«Dall’esperienza di Giorgia – racconta la ventiquattrenne, già campionessa europea U23 – ho imparato ad avere più calma in ambito tecnico. Mi ha aiutato molto anche nel trovare il momento giusto per partire quando si fa una volata. Sul piano umano mi ha insegnato ad essere più determinata e concentrata su tutto quello che faccio. Il nostro lavoro non è solo andare in bici, ma ci coinvolge a 360 gradi, ventiquattro ore su ventiquattro. C’è anche tutto il resto, i dettagli, che possono sembrare così semplici e scontati ed invece non lo sono. Essere tranquilli e sereni mentalmente fa la differenza. A Fourmies, quando ho vinto, è perché ero tranquilla e serena. Avevo ritrovato me stessa, anche negli allenamenti».

Svolta. Zanardi a metà stagione si è affidata a Enrico Campolunghi, che per il 2025 è diventato il preparatore della Human
Svolta. Zanardi a metà stagione si è affidata a Enrico Campolunghi, che per il 2025 è diventato il preparatore della Human

Si riparte dall’Australia

«Quest’anno – prosegue Zanardi mentre si avvia per andare in palestra – ho mollato un po’ la pista, dedicandomi più alla strada e alla mia nuova squadra. Giorgia ed io siamo simili per le doti veloci, però siamo diverse in alcune peculiarità. Non sono così esplosiva e velocista come era lei. Forse tengo un po’ di più sulle salite corte con arrivi allo sprint in gruppetti ristretti».

Assieme non si sono ancora date un obiettivo per il 2025 e potrebbero farlo dopo il primo raduno, ma Zanardi ci tiene a ripartire con lo stesso spirito con cui ho chiuso quest’anno. «Ora sto seguendo – chiude – una preparazione invernale più mirata. Giorgia, in accordo con lo staff della Human, ha deciso di farmi iniziare la prossima stagione presto, dall’Australia, tra Tour Down Under e le altre gare di quei giorni. Voglio dimostrare a loro che sono la ragazza che hanno visto a fine stagione».

Corratec lascia, ma Vini Fantini resta al fianco di Parsani

06.12.2024
5 min
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Aria di profonda rivoluzione al Toscana Factory Team Vini Fantini dove dopo tre anni verrà a mancare lo sponsor principale Corratec. Varie opzioni per la sua sostituzione sono al vaglio di Serge Parsani, il team manager che comunque continuerà a giovarsi del supporto della Vini Fantini che resta quale seconda firma. Una scelta che sotto alcuni aspetti potrebbe sembrare curiosa, ma il suo titolare Valentino Sciotti ha idee molto chiare al riguardo.

Valentino Sciotti, titolare della Vini Fantini, un profondo appassionato e conoscitore di ciclismo
Valentino Sciotti, titolare della Vini Fantini, un profondo appassionato e conoscitore di ciclismo

«Noi siamo già impegnati con la Intermarché Wanty nel WorldTour e con la ’Israel Premier Tech come professional, che però ha l’accesso illimitato alle corse del massimo livello. Quello per la squadra toscana è un atto d’amore verso il ciclismo italiano. Diciamo che nei primi due casi è una scelta imprenditoriale, nel terzo un vero e proprio moto di passione per il nostro mondo».

Quando è nato il vostro rapporto con il team?

Siamo insieme ormai da 15 anni. Subentrammo come Vini Fantini quando si tirò indietro il marchio ucraino ISD, da allora siamo sempre rimasti in rapporto, quando poi ci è stato chiesto un aiuto suppletivo diciamo che abbiamo cercato nelle nostre tasche. Noi siamo un’azienda e prima di tutto dobbiamo tenere a bada i conti e far quadrare i bilanci, ma nei limiti del possibile non ci siamo mai tirati indietro, supportando il team con ii nostri marchi, prima Vini Farnese, poi Fantini, Zabù e ancora Fantini.

Mark Stewart, argento olimpico a Parigi nel quartetto, riconfermato nel team toscano
Mark Stewart, argento olimpico a Parigi nel quartetto, riconfermato nel team toscano
Tre lustri di legame non sono pochi…

Nel team abbiamo sempre trovato brave persone, responsabili, animate come noi dalla passione e dalla voglia di vivere un ciclismo sano. Un contesto che ci ha sempre attratto, poi riteniamo un dovere dare una mano per quanto possiamo al ciclismo nostrano.

La fuoriuscita di un marchio importante come la Corratec non rischia di sottoporre il team a un ridimensionamento?

Ma è tutto il ciclismo italiano che va sempre più ridimensionandosi in piccolo. Ci sono pochi sponsor e tutti quelli che investono sul ciclismo lo fanno perché veri appassionati, come noi. Non è una scelta legata al business. Ma bisogna dire grazie a questi che consentono al ciclismo italiano di sopravvivere. Noi già paghiamo il fatto di non avere un team nella massima serie, se venissero meno anche i professional, i ragazzi non avendo più sbocchi diretti si dedicherebbero ad altro e sarebbe la fine del ciclismo.

Tommaso Nencini approda al Toscana Factory Team, insieme a Piras e Verrando
Tommaso Nencini approda al Toscana Factory Team, insieme a Piras e Verrando
Perché non si riescono a coinvolgere grandi aziende, perché il ciclismo è subordinato ad altri sport che hanno una storia e una popolarità molto inferiori?

Questo è un problema storico. Pochi sanno che il rapporto costo/ritorno d’immagine che il ciclismo può garantire è il più basso in assoluto: dove trovi un altro sport che televisivamente mette il tuo marchio così spesso in evidenza? Sarebbe l’ideale per un investimento da parte di qualsiasi imprenditore. Perché non avviene? Perché il ciclismo paga errori antichi, un lungo periodo fatto di scandali, di fango che è stato gettato anche in faccia alle aziende, a chi poco c’entrava con le scelte di pochi. A livello mediatico ci si è spinti molto oltre e gli sponsor si sono spaventati. Dimenticando che il ciclismo è sì uno sport di squadra, ma è fatto da singoli che in quanto tali sono incontrollabili.

Questi vecchi errori fin quando continueranno a pesare?

Finché il movimento non riuscirà a mostrare la sua immagine migliore al punto da attirare sponsor e cancellare il passato. Faccio un esempio: qualche anno fa alla partenza del Giro a Napoli organizzammo un grande evento al quale invitammo 4-5 grandissime aziende, di quelle più ricche e danarose, che volevano investire nel ciclismo. Era tutto praticamente fatto per creare un grande sodalizio da inserire nel WorldTour, ma poi ci fu il caso doping di Di Luca e gli sponsor si tirarono tutti indietro. Ecco come il singolo in quel caso non fece male solo a se stesso, ma a tutto il movimento. Ed è solo un esempio. Eppure le possibilità ci sarebbero, perché tutti i grandi manager sono grandi appassionati delle due ruote, ma hanno paura.

Yukiya Arashiro è l’ultimo acquisto, prelevato dalla Bahrain Victorious
Yukiya Arashiro è l’ultimo acquisto, prelevato dalla Bahrain Victorious
E’ un problema anche culturale?

Sicuramente, bisogna rivedere tutta la nostra filiera. A me ad esempio non piacciono quei genitori che esultano quando i loro figli vincono nelle categorie giovanili – parliamo di bambini – e li rimproverano quando perdono. Il ciclismo deve restare a quell’età un gioco, altrimenti perderemo non solo ciclisti, ma uomini. Partiamo da qui, da queste piccole cose…

Tornando al team toscano, avete fiducia nel futuro?

Non potrebbe essere altrimenti, ma io allargo il discorso. Vorrei sempre che tutti i team italiani emergessero, non solo il nostro, perché faccio un discorso più generale legato a tutto il ciclismo italiano. Teniamo anche conto che i costi sono lievitati paurosamente e vanno di pari passo con regole sempre più penalizzanti. Oggi uno sponsor con 10 milioni di euro a disposizione potrebbe costruire un team WorldTour andando a sbattere contro realtà che investono almeno 6 volte tanto. Allora non c’è partita, è come un peso mosca di pugilato che deve affrontare un peso massimo.

Lorenzo Quartucci è uno dei confermati nel team, ancora nel pieno del ciclomercato
Lorenzo Quartucci è uno dei confermati nel team, ancora nel pieno del ciclomercato
Questo significa che è tutto il WorldTour da rivedere…

Assolutamente. Dicono che sono 18 team appartenenti alla stessa serie e quindi uguali, ma non è così e infatti vincono quasi sempre gli stessi. La cosa più iniqua è che se entri in un team che non è nel WorldTour sai già che non avrai la vetrina delle più importanti corse. E allora perché investire? Da imprenditore, posso dire che se avessi un team italiano che può gareggiare nei Grandi Giri come nelle classiche monumento, non avrei dubbi a concentrare tutte le risorse su quello…

Il cambio generazionale della Vf Group-Bardiani: parla Reverberi

06.12.2024
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Le porte della Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè hanno girato come se fossero quelle di un saloon del Far West americano. Tanti sono i corridori che sono usciti dal team dei Reverberi, ben sei sui ventitré. Nella prossima stagione il numero totale dei ragazzi sarà sempre ventitré, ma tante cose sono cambiate all’interno della professional italiana. Intanto l’età media si è abbassata drasticamente, passando a 21,9 anni: un dato che la fa diventare la squadra più giovane del panorama professionistico. Questo perché i Reverberi salutano gli esperti Pozzovivo, Zoccarato e Tonelli. Arrivano invece tanti giovani dalla categoria juniores: ben sei

«Visto l’addio di tre corridori esperti come quelli elencati prima – dice Roberto Reverberi – abbiamo capito che forse era arrivato il momento di voltare pagina e seguire il filone dei giovani. Il fatto di aver abbassato di molto l’età media è anche dovuto al ciclismo moderno che ti obbliga a puntare subito sui giovani. Anche se, per loro, forse sarebbe meglio fare due o tre anni da under 23 puri e poi vedere. Però l’avvento dei devo team ci ha costretto a forzare la mano».

Spazi maggiori

Arriva il momento, voluto o meno, di puntare sui giovani e su un primo bilancio del progetto U23. I primi atleti arrivati direttamente dal mondo degli juniores furono Pellizzari e Pinarello. Il marchigiano approderà nel WorldTour, mentre Pinarello è chiamato a fare il passo di crescita definitivo (in apertura al Giro del Veneto 2024). 

«Il nostro progetto giovani – continua Reverberi – ci permette di portare i ragazzi alle corse internazionali under 23 e poi chi merita corre tra i professionisti. Pellizzari è l’esempio più lampante da questo punto di vista. Poi noi comunque cerchiamo di premiare e far crescere i giovani italiani, andare in un devo team straniero può portare a scelte difficili. Una squadra olandese vorrà far emergere i ragazzi del suo Paese. Anche gli under 23 italiani vengono fuori, chi prima o chi dopo. Piano piano i nostri ragazzi si fanno vedere: Pinarello, Martinelli, Scalco e Tolio. Ma anche gli altri capiscono che qui c’è lo spazio per emergere e diventare grandi».

Il problema del ranking

La Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè nel 2024 è rientrata tranquillamente tra le prime quaranta squadre al mondo, occupando la 27ª posizione. Risultato che le permette di essere invitata alle corse WorldTour e ai Grandi Giri. Alla fine del 2025 sarà importante però rientrare tra le prime 30 squadre del ranking UCI. Il problema sorge nel momento in cui la formazione professional perde i due atleti più prolifici: Pellizzari e Pozzovivo, i quali nel 2024 hanno apportato un totale di 1.132 punti. 

«E’ vero che perdiamo due corridori importanti – ammette Reverberi – anche se va detto che il nostro distacco nei confronti della 31ª posizione è di quasi 1.600 punti. Tra l’altro la squadra in questione è il devo team della Lidl-Trek. Uscire dalle prime 30 squadre vorrebbe dire fare una stagione priva di acuti. In squadra c’è fiducia, parlando con i ragazzi è emerso che tutti credono nel progetto».

Maggiori responsabilità

Chiaramente perdere corridori di esperienza e di qualità richiede una crescita da parte di tutto il team per non far sentire la loro assenza. Coloro che rimangono avranno maggiori carichi di responsabilità, com’è giusto che sia.

«L’idea è di cambiare un po’ le cose a livello di calendario – spiega Roberto Reverberi – passando a disputare più corse di un giorno (anche perché l’uscita di Pellizzari e Pozzovivo non è facile da rimpiazzare, ndr). La classifica generale di una gara a tappe offre gli stessi punti di una corsa in linea. Naturalmente ci aspettiamo un salto di qualità da parte dei ragazzi più grandi, come Fiorelli o Marcellusi, ma anche dai giovani che sono con noi da qualche anno: Pinarello e Conforti, ad esempio. Sono convinto che qualcuno della nostra “linea verde” verrà fuori nel 2025, non ai livelli di Pellizzari, ma siamo fiduciosi».