La voce è squillante come da tempo non capitava. Le emozioni del Fiandre sono ancora fresche, nella mente e nel cuore di Letizia Borghesi. Una di quelle corse dove anche un piazzamento, nel suo caso il 6° posto, ha un valore particolare e un sapore dolce…
La gioia di Letizia e dei dirigenti del team per un piazzamento di grande spessore (foto Facebook)La gioia di Letizia e dei dirigenti del team per un piazzamento di grande spessore (foto Facebook)
Quella corsa, per la trentina di Cles ha sempre avuto un proprio fascino: «La prima volta l’ho corsa nel 2017, ero una ragazzina e capii subito che era nelle mie corde, anche se mi ritirai. Poi l’ho disputata praticamente ogni anno ma per una ragione o per l’altra non riuscivo mai a centrare il risultato. Questa volta è andata come volevo, almeno in gran parte…».
Che intendi dire?
Sono rimasta coinvolta nella maxicaduta che è costata la corsa alla Longo Borghini. Non mi sono fatta male, ma la bici si è danneggiata, ho dovuto aspettare per sostituirla, ho così perso tempo e anche energie nei 20 chilometri d’inseguimento. In quei lunghi minuti pensavo che fosse finita, che ancora una volta tornavo a casa con nulla in mano, invece sono riuscita ad agganciarmi. Ma quando c’è stata l’azione decisiva io ero rimasta un po’ indietro e forse non avevo la gamba per poter tenere quel ritmo, chissà che sarebbe successo se avessi avuto un approccio meno traumatico.
Letizia la fianco della Kopecky. Non è un caso, la Borghesi appare sempre più al livello delle più grandi (foto Facebook)Letizia la fianco della Kopecky. Non è un caso, la Borghesi appare sempre più al livello delle più grandi (foto Facebook)
Che cosa ti piace del Fiandre?
A me piacciono un po’ tutte le classiche del Nord – sentenzia la ragazza dell’EF Education-Oatly – Il pavé, le salite ripetute, gli strappi brevi ma molto ripidi, le strade strette: è tutto un mix nel quale mi trovo bene. Mi sarei trovata ancora meglio con il clima classico di quelle corse, tra pioggia e freddo, invece abbiamo trovato una giornata calda e serena.
Il piazzamento ottenuto impreziosisce un inizio stagione nel quale, a fronte di pochi squilli, c’è però la consapevolezza che sei molto più vicina alle cicliste più forti…
Effettivamente è così, mi accorgo che qualcosa è cambiato, che c’è stato un salto di qualità e guardandomi indietro so anche da che cosa è dipeso: quest’inverno ho abbinato la preparazione a qualche gara di ciclocross, anche in Belgio, nel periodo di Natale, quindi nelle grandi classiche. Correre per un’ora fuori soglia, costantemente al limite, ti dà quella resistenza e quella brillantezza che fanno la differenza. Appena ho iniziato a correre ho visto che andavo meglio, purtroppo a Maiorca mi sono ammalata e ho perso qualche giorno, ma è servito ora perché ho raggiunto un’ottima forma. Tanto è vero che le corse precedenti il Fiandre mi avevano un po’ innervosito, perché non si traducevano nei risultati che mi aspettavo.
Per la Borghesi le apparizioni invernali nel ciclocross le hanno fatto fare un salto di qualità (foto Facebook)Per la Borghesi le apparizioni invernali nel ciclocross le hanno fatto fare un salto di qualità (foto Facebook)
E’ il tuo momento di carriera migliore?
Diciamo che ho sempre dimostrato di essere costante, di andare forte a inizio come a fine anno, ma ogni stagione mi ha dato qualcosa in più. Mi accorgo di essere più matura e di essere migliorata e lo vedo soprattutto confrontandomi con le più forti, vedendo che tengo il loro passo. E’ un segnale importante. Ci sto arrivando piano piano, senza bruciare le tappe e questo mi dà molto coraggio.
Domenica c’è la Roubaix, che per chi ha dimestichezza con il ciclocross può essere un campo di battaglia favorevole…
Si adatta a me, lo scorso anno ho chiuso tredicesima ma fino all’ultimo ero nel vivo della corsa, in grado di giocarmi qualcosa d’importante. In quella corsa la guida conta tantissimo, le capacità tecniche, ma sappiamo bene quale influsso abbia la fortuna, quanto incida sull’esito finale. Sicuramente l’attendo con curiosità, proprio per verificare sul posto i miglioramenti scaturiti dall’inverno trascorso sui prati.
L’italiana dell’EF Education-Oatly guarda ora con fiducia alla RoubaixL’italiana dell’EF Education-Oatly guarda ora con fiducia alla Roubaix
Per ora non hai gareggiato tanto, perché?
E’ dettato dal calendario, considerando come detto che ho perso qualche giorno in Spagna. Ho disputato solamente prove in linea, nessuna corsa a tappe. In tutte le gare però sono andata abbastanza bene, stando sempre con le prime fino alle battute decisive. Non ho raccolto molto, ma c’ero.
A Oudenaarde, quando sei arrivata, che cosa hai pensato?
Ero felicissima, lo ammetto, proprio per com’era scaturito quel risultato. Per il fatto che ero riuscita a fare la volata pur con tutta la fatica accumulata lungo la gara e soprattutto nell’inseguimento. Poi, a freddo, riguardando la corsa capisco anche che con un po’ di fortuna si poteva ottenere anche di più. Ma avere un po’ di credito con la fortuna non fa mai male, no?
Il cammino prosegue e Marta Cavalli si sta avvicinando con passo regolare al ruolo di leader e alle corse che più le piacciono. Gli ordini di arrivo raccontano una parte. Il tredicesimo posto della Sanremo è stato la conferma delle buone sensazioni e anche il Fiandre, che dopo la Roubaix è la corsa che meno le si addice, per un po’ ha fornito dati interessanti.
Ora Marta è a casa. Ci rimarrà fino a domenica, poi si sposterà a Sittard, nel quartier generale del Team Picnic-PostNL, nell’avvicinamento alle corse delle Ardenne. Prima che parta siamo curiosi di avere i suoi feedback su questo avvio di stagione.
«Sta andando abbastanza bene – dice – meglio delle mie aspettative. Innanzitutto non mi aspettavo che mi inserissero addirittura nel Fiandre, una corsa veramente esigente. Abbiamo visto che negli ultimi anni ha sempre fatto tanta differenza, perché ha il chilometraggio importante e richiede tanto, inclusa una bella preparazione. La primavera italiana è andata bene, sono corse che sento particolarmente. Non ho raccolto il risultato, ma non l’ho neanche cercato…».
La Strade Bianche e le corse italiane di inizio stagione hanno riallacciato il filo con le giuste sensazioniLa Strade Bianche e le corse italiane di inizio stagione hanno riallacciato il filo con le giuste sensazioni
Come mai?
Fa parte del processo di inserimento in una nuova squadra, di reinserimento in un ambiente che è cambiato molto e che all’inizio stagione mi sembrava tanto estraneo. Invece adesso mi ci ritrovo, ho ripreso le misure, ho visto l’andamento generale e siamo nella fase in cui ambientarsi senza pretendere nulla. Per questo dico che forse è arrivato qualcosa in più e questo ci dà fiducia, quella che loro chiamano confidence, per le gare che più mi si addicono. Cioè quelle delle prossime settimane.
Che esperienza è stata il Fiandre?
Fino a un certo punto è andato bene, ma è stato duro tenere la concentrazione per quattro ore e mezza di corsa. Come alla Strade Bianche, il Fiandre è una corsa che chiede costantemente attenzione. Devi fare il settore, poi devi riposizionarti bene, fai lo sforzo, poi devi riposizionarti. Due, tre, quattro, cinque, sei volte e a un certo punto ho impattato contro questo mio limite attuale, che mi fa piacere aver incontrato.
Per prendere la misura?
Per capire dove ancora devo migliorare e dove dobbiamo lavorare come squadra e come individualità. Fisicamente non sto male, non posso dire di essere ai livelli migliori, però riesco a mantenere una buona continuità nella preparazione e questo prima o poi si tradurrà in risultati.
La nuova squadra e le nuove abitudini sono uno step ormai quasi compiutoLa nuova squadra e le nuove abitudini sono uno step ormai quasi compiuto
Qual è stata finora la difficoltà di inserirsi nella nuova squadra?
Un approccio differente con il ciclismo. Hanno un modo totalmente diverso di correre. Tengono molto a essere presenti come squadra, a posizionarmi bene, a farmi sentire coperta. C’è dietro una struttura forte creata per me e faccio ancora fatica ad abituarmi anche solo a chiedere. Non perché abbia delle pretese, ma perché il loro obiettivo è aiutarmi a essere nella giusta posizione al momento giusto. Piano piano sto prendendo l’abitudine a gestire la squadra, ad averla in mano, a dire senza essere arroganti o troppo pretenziosi quello che preferirei facessero. Mi dicono costantemente che sono lì per me e mi hanno fatto capire che, senza il loro capitano, non sarebbero niente. Che io abbia buone sensazioni o che non sia il periodo migliore, loro fanno ugualmente il loro lavoro.
Un nuovo modo di pensare?
Alla fine il bus ce l’hanno tutti. I gel e le barrette li hanno tutti e tutti hanno il top dei materiali. Invece la differenza la fai nei rapporti con le persone, con lo staff, con il direttore sportivo, la comunicazione, l’ammiraglia, il grado di responsabilità che ti danno: quelle sono le cose che poi si vedono in corsa. E sono le cose alle quali sto cercando di adattarmi.
Il passato è passato o serve come riferimento?
Non posso cancellarlo perché mi può essere utile. Mi dà esperienza e tranquillità, mentre dall’altro lato potrebbe mettermi pressione, ma quell’aspetto lo considero una storia chiusa. Sono una Marta differente, che ha padronanza della propria condizione fisica. Consapevole di non poter fare la voce grossa. Quindi, come si dice in dialetto da me: “schiscia”, che significa schiacciata, volando basso.
Freccia Vallone 2022, Cavalli si impone su Van Vleuten, pochi giorni dopo aver vinto l’AmstelFreccia Vallone 2022, Cavalli si impone su Van Vleuten, pochi giorni dopo aver vinto l’Amstel
Quale preferisci tra Amstel, Freccia e Liegi?
La Liegi! Insieme al Fiandre, è da sempre tra le mie preferite, perché è tra le più esigenti. Se però dovessi indicare la più adatta a me, dovrei dire sicuramente la Freccia Vallone. L’arrivo secco in salita: tutto o niente. Il 90 per cento della corsa che si decide sul Muro d’Huy: è quella più adatta, però d’istinto e di pancia, dico la Liegi.
Da domenica si va in ritiro con le compagne?
Esatto, nel loro Keep Challenging Center. Abbiamo degli impegni con la squadra e poi faremo un paio di ricognizioni dei percorsi, un buon modo per entrare nell’atmosfera. Quello che ho imparato è godermi un po’ di più ciò che sta attorno alla corsa. E’ un bell’ambiente, con le ragazze mi trovo bene, si lavora bene. Lontani dalle gare si trascorre un bel tempo insieme, è una dimensione che mi piace.
Ultima cosa: hai cambiato squadra, ma la bici è rimasta Lapierre.
Non me l’aspettavo. Nel primo ritiro mi avevano dato l’altra bici (una Scott, ndr), dicendomi che sarebbe stata la mia bici da allenamento. Ho iniziato a usarla, invece pochi giorni prima del ritiro ci hanno chiamato e hanno annunciato il passaggio con Lapierre. Da una parte è stata una sorpresa, dall’altra lato sono contenta perché mi sono sempre trovata bene, sia in salita che ancora di più in discesa. Abbiamo rifatto la posizione, cambiato la sella e mi trovo nuovamente benissimo. Ovviamente è un modello differente, leggermente più aerodinamico, quindi più reattivo e questo aggiunge valore a un telaio che era già buono.
Valenciana 2025, bici Lapierre e seduta in punta, posizione allungataUAE Tour del 2023, per Cavalli bici Lapierre, seduta in punta e manubrio all’altezza delle spalleValenciana 2025, bici Lapierre e seduta in punta, posizione allungataUAE Tour del 2023, per Cavalli bici Lapierre, seduta in punta e manubrio all’altezza delle spalle
In cosa è cambiata la posizione?
E’ più aerodinamica. Siccome ho sempre fatto fatica in pianura, abbiamo cercato a livello di preparazione e anche di posizionamento, di migliorare il mio coefficiente aerodinamico. Per cui sono sempre molto avanzata, ma leggermente più lunga. Un assetto molto sbilanciato in avanti, che però mi permetta, in caso di necessità, di abbassarmi ancora per essere più aerodinamica.
Immersi ogni giorno tra analisi tattiche di vittorie e sconfitte, tra approfondimenti tecnici dell’ultima invenzione risparmia-watt, c’è il rischio di dimenticarsi cos’è, prima di tutto, il ciclismo. Uno spettacolo, un gioco, un’avventura, un meccanismo che genera meraviglia.
Per fortuna a volte troviamo qualcuno che ci ricorda tutto questo. E come spesso accade, quel qualcuno ha pochi – pochissimi – anni sulle spalle. Come nel caso di Petra, una bambina che grazie a Pogacar si è innamorata del ciclismo e che col suo stupore, con la sua meraviglia, ha fatto innamorare anche noi. “Bambini che osservano con stupore le stelle, è lo scopo, la conclusione” come diceva Dylan Thomas.
Per Petra e la sua famiglia la bici è stata prima di tutto un mezzo, poi si sono appassionati di ciclismoPer Petra e la sua famiglia la bici è stata prima di tutto un mezzo, poi si sono appassionati di ciclismo
Petra ha 4 anni ed ha un grande eroe
Tutto è iniziato forse all’età di un anno e mezzo quando, come tanti altri bambini, è andata con la sua famiglia a fare il tifo lungo le strade del Giro d’Italia. E se segui poco il ciclismo, per chi vuoi fare il tifo se non al ciclista in maglia rosa? Leggi il suo nome, capisci che è giovane e talentuoso, i giornali ne parlano bene, è una promessa. Lo registri. Allora lungo le strade con la bandierina o il palloncino rosa in mano urli: «Vai Pogacar! Sei fortissimo!«.
Petra in bicicletta ci va da quando ha pochi mesi ma non sa niente di ciclismo. In casa sua per scelta non c’è la televisione, la bicicletta è un mezzo ancor prima che uno sport. Tutti a Udine hanno notato quel papà e quella mamma che si trainano carretti e altri aggeggi con a bordo prima il fratello maggiore e poi lei, Petra. Il ciclismo lo incontra solo per le strade, nelle grandi manifestazioni. Ma evidentemente il nome di quel campione entra in casa, se ne parla. Ha vinto il Giro d’Italia, ha vinto il Tour de France…
Con le sue imprese e la sua disponibilità Pogacar ha fatto avvicinare al ciclismo tantissimi bambini Con le sue imprese e la sua disponibilità Pogacar ha fatto avvicinare al ciclismo tantissimi bambini
«Posso invitare Pogacar al mio compleanno?»
Tanto che quando la mamma le fa la fatidica domanda: «Chi vuoi invitare alla festa del tuo compleanno oltre ai compagni di classe?», Petra risponde senza esitazione: «Pogacar!». E aggiunge anche i Krampus, ma poi di quest’ultimi vede una fotografia e pensa sia meglio che restino nelle loro montagne. Invece al campione pensa davvero e insiste: «Mamma hai il suo numero, vero? Puoi invitarlo? Sarebbe bello che venisse al mio compleanno in bicicletta». In effetti, pensandoci bene, uno come lui dalla Slovenia potrebbe anche tranquillamente arrivare a Udine in bici.
E’ appena passato il carnevale e Petra ha un’idea improvvisa: «Il prossimo anno mi voglio vestire da Pogacar – dice alla maestra di asilo – avrò il casco rosa e i ciuffetti che escono dai buchi del casco e la maglietta della UAE».
La maestra va a documentarsi, chi è questo Pogacar? Sa tutto sui Pokemon, sui dinosauri, su Frozen e Oceania, ma di ciclismo no: non ne sa un granché, anche se questo nome lo ha già sentito.
Petra ha scoperto la bellezza di questo sport andando sulle strade del Giro d’ItaliaPetra ha scoperto la bellezza di questo sport andando sulle strade del Giro d’Italia
Giovanissimi tifosi crescono
Una sera Petra vede sul cellulare del papà gli highlights di Strade Bianche. Rivede il suo eroe di bianco vestito, lo vede in tutta la sua spavalderia, il suo coraggio, la grandezza. Un eroe che cade e si rialza e che, ferito, vince. È fatta, è amore totale.
Petra non smette di guardare quelle foto del campione in armatura sulla rivista della Gazzetta dello Sport che pubblicizza la Milano-Sanremo. Adora i suoi ciuffetti, osserva i suoi gesti, quella ferita eroica sulla sua spalla. «Però non è tanto bello in questa foto», dice soffermandosi su un’immagine in cui è senza casco e senza occhiali e tornando subito alla gigantografia in cui Tadej pedala. Lo adora quando è in sella alla bici, proprio come un cavaliere. Poi si guarda allo specchio e tira su i suoi capelli corti in modo da assomigliare a Pogi.
Jonathan Milan, qui allo scorso Giro d’Italia in posa con i Krampus, ha frequentato lo stesso asilo di Petra Jonathan Milan, qui allo scorso Giro d’Italia in posa con i Krampus, ha frequentato lo stesso asilo di Petra
Lo stesso asilo di Milan
La Milano-Sanremo se la guarda tutta, tifando e sudando sul divano e sempre tenendo la rivista con il ritratto di Pogacar tra le mani, ogni tanto gli dà un bacio e gli dice che è bravissimo. Sul podio l’eroe è mogio mogio perché non ha vinto e Petra commenta: «Ci credo che ha vinto l’altro (Van der Poel), è perché non ha fatto le Strade Bianche e non aveva le gambe stanche».
La rivista tutta stropicciata e sputacchiata arriva anche all’asilo. La deve assolutamente mostrare ai suoi amichetti. Ora, quando gioca in cortile, non corre più “veloce come Sonic”, altro personaggio da lei adorato, ma corre “veloce come Pogi”. Fa ridere pensare che vent’anni fa nello stesso cortile dell’asilo di Petra correva il bambino Jonathan Milan. E oggi, tra scivoli e biciclettine senza pedali, si sente la maestra chiamare: «Pogacar, vieni a lavarti le mani». Petra infatti, all’asilo, si è guadagnata il soprannome del suo eroe.
Vingegaard sta elaborando la sconfitta. Il primo passo è rendersi conto di aver avuto una preparazione monca. E già in testa prende forma il piano 2025
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Diciamoci la verità, un po’ abbiamo anche sognato quando domenica scorsa, ad un certo punto, in testa al Giro delle Fiandre c’erano tre italiani. E che italiani: Matteo Trentin,Davide Ballerini e Filippo Ganna. A un certo momento, dopo le bordate di Pogacar, erano rimasti in tre in un drappello di quattro. Da italiani ci siamo esaltati. Eravamo orgogliosi. In quei momenti anche i social hanno segnalato una certa gioia per quell’azione.
Tutto era nato con una fuga di quelle importanti, volte ad anticipare. In questa fuga c’era Ballerini. Poi è arrivato un contrattacco con Ganna e Trentin. Chiaro che nessuno si aspettava (o chiedeva loro) di vincere. Ma essere stati nel vivo della corsa è stato importante.
E alla fine, come Italia abbiamo ottenuto un ottavo, un decimo e un 22° posto. Con l’aiuto proprio di uno di quei protagonisti, Matteo Trentin, riviviamo il Fiandre dei tre italiani, che nella fuga di testa hanno trovato ad accoglierli il giovane Romele.
Matteo Trentin (classe 1989) è un veterano del Nord… e non solo!Trentin (classe 1989) è un veterano del Nord… e non solo!
Matteo, come è andato questo Fiandre? E cosa ci puoi dire del gruppetto degli italiani, se così possiamo chiamarlo?
La gamba è buona, dispiace che i risultati non lo siano altrettanto. Sì, una bella azione per noi italiani, peccato che ci siamo staccati! Non era un attacco previsto, però se si andava a rivedere l’andamento delle corse precedenti al Fiandre si sarebbe potuto capire chi avrebbe fatto quell’attacco. Un attacco volto ad anticipare, prima del secondo Qwaremont. C’era giusto un intruso…
Chi?
Jasper Stuyven. Lui era un altro calibro e alla fine è andato forte. Abbiamo cercato di anticipare per trovarci davanti nel momento clou della corsa, il più duro, quando poi appunto fosse esplosa la gara. Tutto per fare qualcosa di meglio del “piazzamentino”… ma non è andata a buon fine.
Vi hanno ripreso, eravate nel terzo drappello: Pogacar, il gruppetto Van der Poel e poi voi. Cosa è successo?
E’ successo che sono finite le gambe! Davanti e dietro andavano forte.
Matteo, sei un veterano. E dunque in questa veste di esperto, come hai visto Ballerini e Ganna? Partiamo da Pippo…
Devo dire che al primo scatto, se non fosse stato per Pippo, non sarei rientrato sulla fuga. Io ero al vento già da un po’ e lui ha davvero tirato forte, ha dato un ottimo impulso all’azione. Come l’ho visto? Sui muri ha sofferto molto, si vedeva, ma poi nel finale ne aveva eccome. Ha fatto una volatona.
Ecco i tre italiani in azione alla Ronde… Vedere tre nomi del genere ha esaltato i tifosi del BelpaeseEcco i tre italiani in azione alla Ronde… Vedere tre nomi del genere ha esaltato i tifosi del Belpaese
Lunga…
Lunga, ma soprattutto forte. Io ho anche provato, ma non è stato possibile uscire dalla sua ruota. Segno che ha forza. E’ Pippo: è così, ha una potenza immensa.
E Ballerini?
Ballero bene. Mi aveva fatto un’ottima impressione già alla Gand e in corsa si è mosso molto bene. Lui è bravo su certi percorsi. In bici si muove anche bene, meglio di Pippo da un punto di vista tecnico. Anche lui, come me e Ganna, ha avuto un momento di crisi prima del finale, però poi ha disputato una buona volata anche lui.
Matteo, sappiamo che andate forte e che si parla poco, ma c’è stata una sorta di alleanza italiana?
No, direi di no. Ognuno ha fatto la sua corsa, poi certo è stato bello ritrovarsi in tre in quel momento. Di sicuro quando eravamo rimasti in quattro e tre eravamo noi, non ci siamo risparmiati e nessuno di noi faceva il furbo. Poi neanche a dire che qualcuno ha fatto qualche scatto sciocco, del tipo che ci si corre contro, perché non ce n’è stata occasione.
Il gruppetto di Trentin, Ganna e Ballerini si giocava l’8° posto, andato proprio a Ganna (foto Instagram)Il gruppetto di Trentin, Ganna e Ballerini si giocava l’8° posto, andato proprio a Ganna (foto Instagram)
Si è visto. Proprio Ballero ci aveva detto prima del Fiandre che almeno non ci si corre contro…
Ma sì dai, alla fine è stato bello. Sono contento di come sia andata sotto questo punto di vista. Pippo e Ballero hanno ottenuto dei buoni piazzamenti, ma non dopo essere stati invisibili per tutta la corsa: sono stati nel vivo. Mi spiace solo non aver raccolto qualcosa di più, ma almeno mi porto via una buona gamba.
Matteo, ne hai fatti ben 13 di Fiandre e domenica avete siglato una media record. Mentre pedalavate ti stupivi di vedere certi wattaggi o certe velocità?
In corsa non si ha tempo di pensare a queste cose, poi però a fine gara vai a vedere il tempo di percorrenza, la media oraria, e ti accorgi che almeno 60-70 corridori sono andati più forte del vincitore di 5-6 anni fa. Ormai la cosa bella è che non mi stupisco più di questi “record”: si va forte sempre! Se vedi, ci sono quei 4-6 atleti e poi un drappello dietro di 30-40 corridori.
Che Roubaix ti aspetti? Tatticamente vedremo un andamento simile al Fiandre?
Difficile. Alla Roubaix tanto dipende dal vento, dal meteo… e poi è tutta piatta. E’ più complicato fare certe azioni o la selezione davanti. Si va via veloci e si fa una scrematura.
Questa è la storia emblematica di Cosma Gabriele Rausa, 18enne pugliese, che ha corso il tricolore pro' nei giorni della maturità. Fra incontri e fatiche
OUDENAARDE (Belgio) – «Penso che l’obiettivo principale l’ho raggiunto. Per tutto quello che è venuto dopo, anche in accordo con la squadra e avendone parlato con i direttori, penso si possa essere contenti. Il rimpianto potrebbe essere non aver finito il Fiandre. Però se penso al bambino che la sognava fin da piccolino, posso dire di averne avuto un piccolo assaggio, anche fosse essere passato per primo sul Qwaremont (foto di apertura, ndr). E poi in futuro si vedrà».
La fuga di Romele al Fiandre potrebbe sembrare un racconto scontato, ma se foste stati lì e gli aveste visto brillare gli occhi, capireste che di banale nel viaggio di questo ragazzo c’è veramente poco, se non la considerazione di chi potrebbe ritenerlo tale. Noi lo abbiamo vissuto da vicino prima e dopo, seguendo il durante attraverso il maxi schermo della sala stampa. E alla fine lo abbiamo raggiunto con mille domande.
La squadra verso la firma del foglio di partenza in un corridoio di tifosi urlantiXDS-Astana sul palco, per ciascun team la presentazione della stagione invernaleXDS Astana verso la firma del foglio di partenza in un corridoio di tifosi urlantiXDS-Astana sul palco, per ciascun team la presentazione della stagione invernale
Ti sei ripreso?
Tutto okay, grazie. C’è voluta una buona giornata di riposo lunedì, senza fare nulla, ma ieri sono già tornato in bici. Non so da quanto sono qua, ho perso il conto dei giorni. Ho fatto la Nokere Koerse (19 marzo, ndr) e non me ne sono più andato. Domenica farò anche la Roubaix, non era nel programma, ma abbiamo deciso così. Un po’ per scelta tecnica e un po’ perché, tra un infortunio e una malattia, servivano corridori. Io però sono super contento della decisione della squadra.
Allora facciamo due passi indietro: che cosa hai pensato quando ti hanno detto che avresti fatto il Fiandre al primo anno da pro’?
Era dicembre ed è stato a particolare. Mi hanno consegnato il programma e mi sono messo a scorrerlo. Nella prima parte ho visto la Strade Bianche e già lì ero super emozionato. Poi ho continuato a scendere e ho letto Gent-Wevelgem. Mi sono detto: bella la Gent, l’ho fatta da U23. Vado oltre e leggo Dwars door Vlaanderen e Ronde. Lo rileggo e chiedo: la Ronde sarebbe il Fiandre? Siete sicuri?
E loro?
«Sì, sì – mi hanno risposto – vogliamo fartela fare. Sappiamo che è super dura, probabilmente la corsa più dura e più importante che avrai quest’anno in calendario». Diciamo che mi hanno dato questa grande opportunità. Nella campagna del Belgio, tutte le corse sono importanti, ma il Fiandre è un’altra cosa.
Ecco Romele al via del suo primo Fiandre: la Piazza del Mercato di Bruges è stracolmaEcco Romele al via del suo primo Fiandre: la Piazza del Mercato di Bruges è stracolma
Torniamo a un passato più recente: nella riunione del sabato ti hanno detto che dovevi andare in fuga?
In realtà no. Ero stato designato come uomo squadra assieme Gazzoli e a Toneatti. Dovevamo tenere coperta la squadra il più possibile, lavorare nei nostri punti, nei nostri ingressi nei vari settori di pavé. Ovviamente se andavano via 20 corridori, non si poteva non essere dentro. La proposta di andare in fuga a qualsiasi costo l’ho lanciata io e devo dire che alla fine è stata accolta bene. Mi hanno detto che effettivamente poteva avere un senso per la squadra e da quello spunto è nata anche la decisione di Ballerini di anticipare il suo attacco. Quindi penso che alla fine sia stata una scelta che ha anche ripagato.
Scendere dal pullman, pedalare lungo quella strada e arrivare nella piazza del mercato di Bruges…
Fa specie, perché ti rendi conto di quanta gente c’è. Non sai il numero, ma sentire che solo alla presentazione erano stimate 30-35 mila persone, fa venire la pelle d’oca. Sei su quel palcoscenico in mondovisione, qualcosa di paragonabile forse a un Tour de France. E poi, proprio a livello di gente, sentivi questa enorme vicinanza al mondo del ciclismo. Dei miei amici erano qua e si sono fatti qualche giro nei bar e c’era un’atmosfera quasi da festa nazionale. E’ proprio la percezione del ciclismo che è diversa: lo senti e lo vedi, lo vivi.
Sono servite decine di scatti perché la fuga giusta prendesse il largoSono servite decine di scatti perché la fuga giusta prendesse il largo
Come è nata la fuga?
Impossibile prenderla, è stato veramente difficilissimo. Ho impiegato una quantità elevatissima di scatti e di energie. La partenza del Fiandre ha tutta una serie di elementi pericolosi che ci sono nelle città del Belgio. Spartitraffico, aiuole, siepi, isole del traffico che rendono la partenza più nervosa e pericolosa. Però dai ero lì e volevo andare in fuga fin dall’inizio. Penso che questa cosa mentalmente mi abbia aiutato a non fare trasparire le emozioni col rischio di perdere completamente il filo.
Che effetto fa passare da primo del Fiandre, con tutta quella gente? E’ vero che le forze si moltiplicano?
Si percepiva la spinta della gente, si sentiva. Parlavo con Cucinotta che mi seguiva con la seconda ammiraglia e quando ha visto che mi stavo avvantaggiando, ha cominciato a urlarmi via radio che li stavo staccando. Eppure era una cosa involontaria. La presenza della gente era enorme in uno spazio relativamente piccolo, perché la strada lì è veramente stretta. Poi mettiamoci anche l’emozione, perché sicuramente ero lì che mi godevo tutta quella gente. Mai mi sarei aspettato una cosa del genere. Pensavo al tifo e a tanta gente, ma così tanto è difficile anche da spiegare. E’ quasi inconcepibile che ci sia tanto casino da far vibrare tutto il corpo. Era veramente qualcosa di fuori di testa che non ho mai vissuto e ho ancora i brividi nel raccontarlo.
Correre fra due ali di pubblico rumoroso ha moltiplicato le forzeCorrere fra due ali di pubblico rumoroso ha moltiplicato le forze
Quando hai saputo che stava arrivando Ballerini, hai chiesto di aspettarlo?
In un primo momento si stava avvicinando tutto il gruppo, quindi assieme ai ragazzi della fuga abbiamo accelerato fino a riportare il vantaggio intorno ai 2’40”. Poi è arrivato il Molenberg di cui avevamo parlato la sera prima. Mi ero riguardato la corsa del 2024 e quello era stato il punto in cui il gruppo si era spaccato e da dietro erano rientrati. Non sapevo che Ballerini si fosse avvantaggiato e quando è arrivato ho sperato di potergli dare una mano.
Invece sono arrivati i crampi, come mai secondo te?
Non sono venuti perché avessi bevuto poco, quello ormai è difficile. Il crampo arriva e ti ferma, difficilmente continui. Dipende dalla tipologia, ma quella è stata una tensione al muscolo dovuta allo sforzo. Non credo alla carenza di carboidrati, su quel fronte ero a posto. Secondo me è stato tutto lo sforzo fatto all’inizio e magari anche il fatto che sono passato primo sul Qwaremont. Mettiamo tutto assieme, mettiamoci i chilometri che erano già 200 e prendiamola come esperienza.
Quando hai realizzato che ti dovevi fermare, è stato come avere la morte nel cuore?
Quando sono stato raggiunto dal gruppo, ho capito che non sarebbe stato neanche troppo utile per la squadra che io finissi in fondo, cercando di rimanere a galla. Piuttosto meglio aiutare Teunissen e Bol a stare davanti all’ingresso dei settori che arrivavano. Finché sono rimasto senza energie, non avevo più nulla da dare. E probabilmente questa cosa, il fatto che avessi finito tutto quello che potevo, mi ha fatto stare bene anche con me stesso.
Gazzoli e Romele alla fine del viaggio: uno 72° all’arrivo, Romele purtroppo ritiratoGazzoli e Romele alla fine del viaggio: uno 72° all’arrivo, Romele purtroppo ritirato
Quanto è importante conoscere i muri del Fiandre?
Fa la differenza e per questo sono stato ripreso dai ragazzi. Bol una volta si è un po’ arrabbiato, e aveva ragione, perché non ne sapevo proprio nulla, non sapevo dove passasse la corsa. Da piccolino le guardavo, ma solo gli ultimi 30 chilometri. Invece per capire davvero una corsa, c’è da studiare. E così ho iniziato a concentrarmi guardando il percorso al computer su VeloViewer. Da un lato lo schermo e accanto l’elenco delle salite. Tutto per essere consapevole delle cose e alla fine devo ringraziare i ragazzi perché mi hanno quasi obbligato a studiare e mi hanno anche aiutato a conoscere, capire e interpretare bene anche dinamiche tipiche di queste corse.
Quando hai riacceso il telefono, hai ricevuto più messaggi che dopo qualunque altra corsa della tua carriera?
Secondo me sì. Adesso sto cercando di limitare un pochettino, però subito dopo la corsa tendo sempre a rivedere i messaggi. Anche per capire se ho lasciato un qualcosa o se quello che ho fatto ha avuto un po’ un senso. Voglio una sorta di conferma mia e ammetto che ho avuto parecchi messaggi, da quelli che mi conoscono sin da quando correvo da ragazzino. Ma alla fine i messaggi importanti sono più quelli stretti, quelli della famiglia.
Che cosa hai imparato da questo Fiandre?
Non nascondo che mi abbia lasciato tanto, quindi penso che a livello di caratteristiche possa entrare tranquillamente fra le corse cui potrei ambire e che per ora si possono solo sognare. Ammetto che mi è piaciuto, mi ha sfinito. E mi ha anche emozionato tanto.
La RAI non ha trasmesso il Fiandre. Quali ragionamenti ci sono a monte di certe decisioni? Qual è lo stato di salute dello sport italiano? Come sta il ciclismo?
Si riparte. Come ogni anno, da quando Claudio Terenzi ha riannodato i fili di un evento che è incardinato nella storia stessa del ciclismo italiano, il Gran Premio Liberazione. Dal 23 al 25 aprile Roma tornerà ad essere il fulcro dell’attività per un gran numero di categorie, tanto che ormai restano fuori da quello che è un vero festival delle due ruote solamente i professionisti e ogni anno il buon Terenzi si ritrova a ribattere a chi gli chiede quando inserirà anche loro nell’evento.
Il percorso di Caracalla resta unico per il suo fascino. Scorrevole ma capace di fare sempre selezioneIl percorso di Caracalla resta unico per il suo fascino. Scorrevole ma capace di fare sempre selezione
Un evento in piena metamorfosi
Ragionando con l’organizzatore romano, emerge forte la sensazione che, pur trovandoci di fronte a un evento che si sta rinsaldando nella sua nuova formula, è anche nel pieno di un profondo cambiamento, facendo seguito a quanto il ciclismo stesso sta cambiando.
«Me ne accorgo ogni giorno che passa verificando le richieste di adesione alle gare: la bilancia fra under 23 e juniores che prima era sbilanciata a favore dei primi si sta sempre più equilibrando e credo che presto sarà proprio la gara dei più giovani l’evento centrale. Perché le grandi squadre guardano sempre più a loro, tanto è vero che la prova che fino allo scorso anno aveva una partecipazione di team italiani, quest’anno ospiterà anche 5 importanti club stranieri».
Davide Donati, vincitore della passata edizione del Liberazione e oggi in forza al devo team Red BullDavide Donati, vincitore della passata edizione del Liberazione e oggi in forza al devo team Red Bull
Il peso specifico degli juniores
Terenzi parla anche nella doppia veste di organizzatore e manager, gestendo il Veleka International Team: «Abbiamo corridori australiani e neozelandesi, russi e ucraini e bielorussi, è una bellissima esperienza lavorare con questi ragazzi. Mi accorgo che si sta spostando tutto da quella parte, ad esempio un ragazzo del team dello scorso anno è già approdato al Petrolike, due australiani sono ora nel Pogi Team. I manager e i procuratori guardano quasi esclusivamente a quella categoria e lo dico con un po’ di rammarico perché mi accorgo che per un under 23 già dopo la prima stagione, se non ha trovato un ingaggio in un devo team, sente il terreno mancargli sotto i piedi».
La formula di gara del GP Liberazione resta sempre la stessa, la kermesse su più giri del circuito delle Terme di Caracalla, con un programma decisamente ricco che quest’anno raccoglie anche un altro evento nell’evento: «Inizieremo addirittura con un campionato italiano, quello della cronosquadre per allievi e per noi, al secondo tricolore consecutivo, è un risultato davvero importante, un’attestazione di stima da parte della Federazione che ci inorgoglisce. Il 24 sarà la giornata dedicata alla prova juniores e questa, come anche quella degli U23 ha il numero di partecipanti bloccato a 175 per team di 5 corridori ognuno. Tornando al discorso di prima, anche fra gli juniores ora siamo costretti a dire di no a tanti team che vorrebbero partecipare perché abbiamo raggiunto il tetto massimo e questo mi dà sempre dispiacere».
Santiago Ferraro vincitore del Liberazione juniores dello scorso anno (Photors)Santiago Ferraro vincitore del Liberazione juniores dello scorso anno (Photors)
Agonismo ma non solo
Oltre alla gara degli juniores, il 24 aprile ci saranno anche altre prove in programma: «Oltre a quelle per esordienti e allievi ci sarà però un momento che mi è particolarmente caro, ossia la kermesse per amatori che tengono fortemente ad essere anche loro della partita. La loro presenza accresce il significato dei Lazio Bike Days (questa la dicitura del festival, ndr) arricchendo fino alla fine il programma della vigilia di quello che, complice anche il giorno di festa, resta il momento clou».
Già, il 25 aprile, dove il programma di gare presenta due eventi di primissimo spessore, «ma oltre a loro vorrei ricordare la pedalata solidale Bike4Fun, altro momento per me importantissimo perché è un’autentica emozione vedere tanti ragazzi emodializzati insieme a ciclisti abituali fare un giro nel centro di Roma, chiuso al traffico per l’occasione e vedere la loro gioia e sorpresa nei loro occhi è un’autentica emozione. Sarà un giro simbolico con maglia celebrativa e gadget, con parte dell’iscrizione che andrà in beneficenza».
Il team UAE ha sempre onorato l’evento capitolino, monopolizzando il podio della passata edizioneIl team UAE ha sempre onorato l’evento capitolino, monopolizzando il podio della passata edizione
Montepremi equiparato a quello maschile
La giornata clou inizierà con la prova femminile, alla sua settima edizione e anche questa presenta un importante aspetto nuovo: «La gara cambia infatti di livello, passando alla categoria Uci 1.1. E’ un importante salto di categoria e anche qui riceviamo tante richieste di partecipazione, anche dall’estero. Avremo al via la UAE Team ADQ, altre squadre di livello e so che ne verrebbero altre dal WorldTour, ma siamo nel pieno del periodo delle classiche. Vorrei sottolineare anche che abbiamo deciso di pareggiare il montepremi femminile a quello dei maschi, 21 mila euro a testa, credo che sia un segnale importante ottenuto grazie all’appoggio della Lega Ciclismo che ha inserito la nostra gara nella Coppa Italia delle Regioni».
La prova per U23 ha ormai raggiunto il livello di popolarità e attenzione che aveva nel secolo scorso, quand’era considerata il “mondiale di primavera”? «E’ una domanda che mi rivolgono spesso, ma credo che sia improponibile fare un paragone. I dilettanti erano un passaggio obbligato, l’unica alternativa al professionismo. Ora la situazione è molto più composita. Posso dire che ogni anno ci troviamo a dover rinunciare a tante adesioni, se si pensa che abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni già a dicembre. Ci saranno tutte le continental italiane e ci saranno molti team stranieri, tanto che in totale, fra le varie prove, abbiamo ben 42 nazioni al via».
Tanti i team stranieri che aderiscono alle corse romane, ormai in quasi tutte le categorieTanti i team stranieri che aderiscono alle corse romane, ormai in quasi tutte le categorie
Che succederà nel futuro?
Proviamo a giocare d’anticipo: Terenzi è pronto a cambiare scenario e puntare sugli juniores? «Staremo a vedere. Certo che quella che una volta era vista come una scorciatoia per pochi, il passaggio da juniores direttamente fra i grandi, ora è diventata un’autostrada. Io credo che presto vedremo cambiamenti regolamentari, magari un riadattamento della categoria U23 in qualcos’altro. Noi stiamo alla finestra e vediamo quel che succede».
«Il 31 di ottobre, al controllo annuale ginecologico, videro una ciste di 5 cm nell’ovaio e iniziarono a sospettare di endometriosi. Non è una cosa buona, ma per me fu una liberazione». Ane Santesteban, punta di diamante spagnola per il Team Laboral Kutxa, rende così pubblico con un post sui social la fine di un calvario, che ha compromesso l’intera stagione passata.
Ane Santesteban ha comunicato la sua endometriosi su Instagram con un post il 23 febbraioCon questa foto, Ane Santesteban ha accompagnato il post in cui ha spiegato il suo problema di saluteNel testo, la sua spiegazione parla tanto di coa significhi essere donna e fare il corridore
Di colpo un dolore inspiegabile
Troppo spesso, si valuta un atleta – uomo o donna non conta – solo sulla base dei risultati, con verdetti pesanti non appena le performance calano un po’. Ane Santesteban, dopo diversi piazzamenti in gare importanti nel corso degli ultimi anni, nel 2024 decide di approdare nel team basco con le vesti da leader, ma qualcosa non funziona e i risultati non arrivano.
«All’inizio avevo tanto male alla schiena e alla gamba, poi sentivo come un coltello in pancia. Non so quanti esami e visite mi hanno fatto fare – racconta Ane – ma non c’era niente! Dopo il Tour sono stata addirittura completamente ferma per un mese e mezzo perché soffrivo troppo. Mi hanno fatto fare anche gli esami per le intolleranze alimentari, ma era tutto a posto. Così molti mi dicevano: è tutto un problema di testa».
Dopo il Tour, Ane è stata ferma per un mese e mezzo a causa del doloreDopo il Tour, Ane è stata ferma per un mese e mezzo a causa del dolore
Come hai reagito a tutto questo?
E’ stato un anno fisicamente e psicologicamente molto duro. Io sapevo che non era un problema legato alla pressione per le gare però, dopo tutti quegli esami negativi, anche io ho iniziato a dubitare di me. Forse il dolore era veramente solo nella mia testa…
Poi cosa è successo?
Durante l’estate il dolore è iniziato a essere più nella parte bassa della pancia, vicino alle ovaie. A ottobre durante la visita ginecologica, hanno visto che c’era una cisti di 5 cm sull’ovaia destra. Così dopo che gli ho riportato tutti i dolori che mi tormentavano da inizio dell’anno, è stata sospettata l’endometriosi. A quel punto, nel giro di poco tempo, con degli esami specifici, la patologia è stata confermata e ho potuto iniziare la terapia.
Al 17° anno da professionista, Ane Santesteban firma alla partenza della sua prima SanremoAl 17° anno da professionista, Ane Santesteban firma alla partenza della sua prima Sanremo
Diagnosi complicata
L’endometriosi è una patologia spesso sottodiagnosticata che colpisce le donne. Pensate che mediamente una donna impiega otto anni prima che le sia diagnosticata correttamente. Il problema è causato da un’alterata localizzazione di parti di tessuto endometriale. Queste piccole isole di tessuto, che restano invisibili all’ecografia per anni, sanguinano periodicamente, causando dolori forti alla pancia, gonfiore addominale e spesso disbiosi intestinale. Insomma per molti anni, le donne che soffrono di endometriosi stanno male senza capirne il motivo.
Ane, ora cosa devi fare?
Devo prendere la pillola anticoncezionale e fare controlli periodici ogni 2-3 mesi. Da quando ho iniziato con la terapia, la mia qualità di vita è migliorata molto. La cisti di 5 cm è scomparsa e ne sono rimaste solo un paio più piccoline. Sto lavorando molto anche con l’alimentazione, curando la dieta e inserendo molti alimenti antiossidanti, per ridurre l’infiammazione legata alla presenza di questo tessuto delocalizzato all’esterno dell’utero. Inoltre mi sottopongo a trattamenti di osteopatia viscerale, che mi aiutano a ridurre le aderenze a livello addominale, che mi causano altrimenti dolore alla pancia.
Al Giro dello scorso anno, in azione sul Blockhaus: i problemi sono già cominciatiAl Giro dello scorso anno, in azione sul Blockhaus: i problemi sono già cominciati
Ti hanno spiegato quale può essere stata la causa?
A livello famigliare nessuna ne ha mai sofferto. Io in passato ho portato per molti anni la spirale, quindi quella già mi aiutava con questo problema senza saperlo. A dicembre 2023 ho però deciso di toglierla, perché non mi piaceva l’idea di prendere sempre ormoni e da lì ho cominciato ad avere problemi.
Come è stata la ripresa? Perché hai deciso di condividere la tua esperienza pubblicamente? Ti abbiamo visto già lottare di nuovo in testa al gruppo quest’anno…
E’ stato molto il lavoro per recuperare gli allenamenti persi, ma ora è bello vedere che sono capace di tornare al mio livello. Già nelle prime gare sono riuscita a lottare di nuovo in testa al gruppo, così ora ho più fiducia e posso continuare a lavorare. Parlare di mestruazioni e salute femminile non è semplice. Inizialmente provavo vergogna, ma è giusto condividere queste esperienze, perché noi donne spesso sentiamo di dover dimostrare in un mondo maschile, come il ciclismo, di non aver mai dolore e di essere sempre forti abbastanza, ma la salute viene prima di tutto.
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OUDENAARDE (Belgio) – Il velocista lo sa che quando la corsa è dura la sua unica chance è quella di restare nascosto sino alla fine e tentare semmai la volata. Solo che il Giro delle Fiandre non è una corsa per velocisti. Perciò se ti chiami Mads Pedersen, hai appena vinto la Gand, non sei solo un velocista ma certo il più veloce nel gruppo di testa, devi adattare la tattica alle sfuriate di Pogacar, Van der Poel e di Van Aert che per un giorno è parso quasi parente del miglior se stesso.
Stuyven lo lancia e Pedersen fa la volata dai 250 metri che piega Van der Poel, come alla Gand del 2024Sul podio, secondo dietro Pogacar, Mads ha ammesso che Tadej sta dando tantissimo al ciclismoStuyven lo lancia e Pedersen fa la volata dai 250 metri che piega Van der Poel, come alla Gand del 2024Sul podio, secondo dietro Pogacar, Mads ha ammesso che Tadej sta dando tantissimo al ciclismo
Il primo dietro Tadej
E’ stato davanti e poi l’hanno staccato. E’ tornato davanti. Quindi è stato in fuga con Pogacar e Van der Poel: tre campioni del mondo in testa al Giro delle Fiandre, spot migliore per la corsa non poteva esserci (erano insieme anche in partenza, foto di apertura). Li ha visti attaccare e un paio di volte ci ha provato anche lui, poi ha capito che sarebbe stato un suicidio e si è messo a ragionare. Ha fatto l’elastico per un tempo eterno. E quando alla fine gli inseguitori si sono raggruppati alle spalle di Pogacar, il danese è entrato nuovamente in modalità velocista. E nella volata finale ha anticipato e colto il secondo posto: chi guarderà l’albo d’oro potrà dire che al Fiandre del 2025, il migliore dietro Pogacar è stato Mads Pedersen, danese di 29 anni in maglia Lidl-Trek.
«Abbiamo lottato tutto il giorno per cercare di vincere – ha detto nella zona mista – tutti hanno dato il massimo anche prima che Tadej chiudesse il discorso. Poco da dire, siamo stati battuti da un corridore più forte di noi e non abbiamo rimpianti. Dobbiamo accettare che è il migliore di sempre e ci sta battendo in modo leale e onesto. Chapeau a lui, sta facendo così tanto per il ciclismo e sta rendendo l’immagine di questo sport follemente grande. E’ una rottura di scatole correre contro questi fenomeni (ha riso, ndr), ma è anche bello ritrovarsi fra loro in una gara come il Fiandre».
Tre campioni del mondo in testa al Fiandre, ma Pedersen sapeva già di doversi guardare da “quei due”Tre campioni del mondo in testa al Fiandre, ma Pedersen sapeva già di doversi guardare da “quei due”
L’aiuto di Stuyven
Ragionando da velocista, c’è da dire che la speranza di riprendere Pogacar da solo in quegli ultimi chilometri di pianura con il vento contrario non si è spenta subito, ma neppure ha avuto vita troppo lunga.
«Con 8 chilometri di vento contrario e quattro corridori a inseguirlo – ha ammesso – speravo che saremmo riusciti a riprenderlo. Non si sa mai come finiscono queste corse, non sono mai chiuse fino al traguardo. Ma non c’è stato molto da fare, se non aspettare la volata e avere con me Jasper (Stuyven, ndr) è stato la cosa migliore. Lui sa che preferisco gli sprint ad alta velocità, per cui a 500 metri dall’arrivo ha iniziato ad accelerare e mi ha dato la possibilità di partire ai meno 250. Devo dirgli grazie per avermi lanciato alla perfezione, devo dire grazie a tutta la squadra. E’ stata una gara davvero bella, abbiamo ottimizzato le nostre possibilità di vincerla. Sono orgoglioso della gara che ho fatto e di come sono riuscito a gestirmi sulle salite, ma semplicemente non c’era altro da fare».
Stuyven è stato ancora una volta un modello di correttezza. Il suo quinto posto vale oroAverlo accanto nel finale di corsa, ha permesso a Pedersen di recuperare e sprintare per il secondo postoStuyven è stato ancora una volta un modello di correttezza. Il suo quinto posto vale oroAverlo accanto nel finale di corsa, ha permesso a Pedersen di recuperare e sprintare per il secondo posto
Il sogno di Pedersen
Il Fiandre non è una corsa per velocisti, Pedersen è più di un velocista e la musica sta per cambiare. Gli occhi dei corridori iniziano a convergere verso la piazza di Compiegne da cui domenica mattina alle 11,10 partirà la Roubaix. E allora le taglie forti avranno meno salite con cui fare i conti e più che il rapporto potenza/peso conterà, come ci ha spiegato Angelo Furlan, la potenza pura.
«Il prossimo fine settimana mi si addice meglio – ha ammesso con lo sguardo fermo – senza così tante salite. Finora è stata una bella campagna del Nord e mi piacerebbe concluderla con una vittoria a Roubaix. Di tutte le gare Monumento, credo sia quella che mi si addice di più. Ma ci sono corridori molto forti e saranno sempre gli stessi a giocarsi la vittoria. Quindi non ci sono dubbi: ci sarà da lottare anche domenica».
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L’avvio di stagione “rallentato” di Elena Pirrone era stato preventivato e programmato a fine 2024. Il suo è uno di quei motori che ha bisogno di un po’ di tempo, sia di durata sia… climatico, per entrare a pieni regimi, ma nonostante tutto la 26enne della Roland si era fatta un bel rodaggio bevendosi 130 chilometri in fuga (poi risultata decisiva) alla Omloop Nieuwsblad al quinto giorno di gara.
Anche a De Panne ha nuovamente provato un’azione simile per capire il suo stato di forma dopo aver faticato tra Strade Bianche, Montignoso e Trofeo Binda. Proprio a Siena la 26enne di Laives aveva corso da “sindacalista” del CPA Women, ruolo che l’associazione femminile presieduta da Alessandra Cappellotto assegna a turno in ogni corsa a diverse atlete. Il compito non è solo di rappresentante, ma anche quello di osservatrice in gara per ciò che concerne la sicurezza. Abbiamo chiesto a Pirrone quali riscontri ha riportato e più in generale cosa prevede la sua terza annata in Roland.
Pirrone alla Strade Bianche ha corso come rappresentante del CPA Women per sicurezza e protocollo condizioni meteo estremePirrone alla Strade Bianche ha corso come rappresentante del CPA Women per sicurezza e protocollo condizioni meteo estreme
Andando in ordine cronologico, come hai iniziato il 2025?
Tenendo conto che avendo finito la scorsa stagione in Cina, e quindi avevo ripreso con calma la preparazione, sono partita abbastanza bene. Ho corso il UAE Tour per sfruttare il caldo e per aiutare le compagne. Sono uscita con una forma discreta, senza tuttavia pensare di andare alla Omloop Nieuwsblad e fare quello che ho fatto.
Non era preventivata quella lunga fuga?
A dire il vero, no. Ho tentato quella azione sicuramente perché mi sentivo bene, ma anche perché volevo tenermi fuori dal caos dei primi muri e perché solitamente è una gara molto sentita. Invece mi hanno seguite in poche, con me c’era la mia compagna Giuliani e alla fine ci siamo ritrovate in un gruppetto non troppo folto. Siamo andate molto forte, anche se dietro ci hanno lasciato molto spazio. Peccato per come si è evoluta la fuga.
Pirrone (in ultima ruota) in fuga alla Omloop Nieuwsblad. Il gruppo dietro lascia fare: massimo vantaggio di un quarto d’oraPirrone alla Omloop Nieuwsblad è andata in fuga anche per anticipare il caos sui muri (qui sul “Grammont”)L’azione di Elena (qui con Docx) si spegne di colpo nel finale. Sfuma un bel piazzamento, ma resta la buona provaPirrone (in ultima ruota) in fuga alla Omloop Nieuwsblad. Il gruppo dietro lascia fare: massimo vantaggio di un quarto d’oraPirrone alla Omloop Nieuwsblad è andata in fuga anche per anticipare il caos sui muri (qui sul “Grammont”)L’azione di Elena (qui con Docx) si spegne di colpo nel finale. Sfuma un bel piazzamento, ma resta la buona prova
Speravi di arrivare fino in fondo immaginiamo.
Assolutamente. Mi piange il cuore perché con tutte le fughe in cui mi butto, questa era davvero molto buona. Un’occasione rara, però poco per volta mi sono spenta, forse per il freddo. Sono arrivata stremata. Prima del traguardo, mentre restavamo sempre meno davanti e dopo che Claes e Nerlo (rispettivamente prima e seconda, ndr) avevano allungato, ho sperato di mantenere il terzo posto. Poco per volta sono stata ripresa dalle atlete che erano uscite da gruppo. Vollering e Pieterse volavano e io cercavo di difendere almeno la top 10. Verso la fine sono stata superata dal gruppo e ho chiuso molto lontana.
Hai pensato che potevi gestirti meglio?
Lì per lì ero molto delusa perché a pochi chilometri dall’arrivo avevo ancora un buon vantaggio ed è normale che rifletti su cosa potevi fare di più o meglio. A mente fredda invece ero piuttosto contenta per la prestazione, sapendo che sarebbe stato un buon lavoro per il futuro. Mi è spiaciuto per la fatica fatta dalle compagne e per non aver portato punti alla squadra, che è una cosa che ci richiedono dove e quando è possibile.
Dopo i 130 chilometri di fuga alla Omloop Nieuwsblad, Pirrone ci riprova a De Panne con un’avanscoperta più contenutaDopo i 130 chilometri di fuga alla Omloop Nieuwsblad, Pirrone ci riprova a De Panne con un’avanscoperta più contenuta
Nelle corse successive però cosa è successo?
Alla Strade Bianche sono andata bene a metà, finché non è intervenuta la sfortuna (sorride ironicamente, ndr). Sono rimasta coinvolta in una caduta e sono andata a blocco per rientrare nel gruppo principale. Poi mi si è rotto il cambio e a quel punto non sono più riuscita a tornare sotto. Anzi ad un certo punto, nonostante non avessimo un ritardo alto, ci hanno fermate quando la gara ha affrontato quel tratto in circuito. E’ stato demotivante perché meritavamo di arrivare al traguardo. Comunque il giorno dopo è stato pure peggio.
Per quale motivo?
Al Trofeo Oro in Euro è stata un’agonia totale perché mi sono presa un virus identico a quello che ha preso Longo Borghini. Mi ero già staccata e alla fine mi sono fermata. Sono ritornata in bici quasi subito e mi sono ripresa abbastanza bene, anche se a Cittiglio poi ho pagato un po’. Insomma, sono stati giorni un po’ difficili, ma resto serena per la primavera e l’estate.
Alla Strade Bianche eri stata designata dal CPA Women per la sicurezza e per il protocollo delle condizioni meteo estreme. Quali sono le indicazioni che vi vengono date?
Chiaramente è una grande responsabilità ed è giusto avere dei rappresentanti in ogni gara. Di base non c’è da fare molto finché non ci sono problemi seri in corsa, come ad esempio la sicurezza a rischio sul percorso. Però ormai la sicurezza in gara si è alzata molto da parte degli organizzatori proprio anche grazie alle segnalazioni del CPA. I punti pericolosi sono già preannunciati alle riunioni. In Belgio addirittura viene tutto segnato sul road-book della corsa e viene ulteriormente comunicato. In gara poi viene ricordato alla radio alle ammiraglie e poi a noi atlete. Per dire quanto siano fondamentali le radioline in gara.
Vettorello, Ruffilli, Giuliani e Pirrone sono le quattro italiane della RolandPirrone ha esordito al UAE Tour Women sfruttando il caldo per entrare meglio in forma Vettorello e Ruffilli sono due delle quattro italiane della RolandLe altre due sono appunto Giuliani e PirronePirrone ha esordito al UAE Tour Women sfruttando il caldo per entrare meglio in forma
Quando si è rappresentanti in gara si corre con un occhio diverso rispetto al solito?
Può capitare che alcune atlete vadano dalla rappresentante in corsa per indicare, ad esempio, le moto troppo vicine al gruppo. Oppure durante la ricognizione di un percorso si segnali un punto pericoloso. Ricordo che l’anno scorso all’Itzulia Women, che si corre un mese dopo quello maschile, Reusser aveva proposto di neutralizzare la discesa in cui erano caduti facendosi male Vingegaard, Roglic ed Evenepoel. Non fu possibile, ma in gruppo avevamo affrontato quella discesa con più cautela. Quando corri con una certa consapevolezza, diventa un po’ più semplice gestire certe situazioni in corsa.
Tornando alla squadra, come ti trovi?
Alla Roland sto bene. Siamo in quattro italiane (Giuliani, Ruffilli e Vettorello le altre, ndr). C’è un buon ambiente ed è un bel gruppo con cui lavorare. Non abbiamo troppe pressioni, ma come dicevo prima dobbiamo fare punti. La nostra caratteristica è che siamo in 11 in squadra, non tante in confronto alle altre formazioni. Infatti al primo ritiro che avevamo fatto ci siamo dette “vietato ammalarsi” perché altrimenti siamo contate. A parte le battute, questo significa correre tanto e fare quindi molta esperienza.
Vietato ammalarsi. Rispetto agli altri team, la formazione WorldTour svizzera è di sole 11 atlete (qui manca Dronova-Balabolina)Vietato ammalarsi. Rispetto agli altri team, la formazione WorldTour svizzera è di sole 11 atlete (qui manca Dronova-Balabolina)
All’orizzonte Elena Pirrone ha fissato qualcosa in particolare?
Ho sempre in testa il tricolore a crono per migliorare il terzo posto del 2024 o almeno confermarlo. Ci sono tante corse che mi piacciono nelle quali vorrei andare bene o mettermi alla prova, come il Tour de Suisse anche se non è adatto a me. Vorrei tornare presto a vincere e non saprei dove, ma di sicuro voglio ritrovare belle prestazioni. Credo che sia tutto una questione di testa e di morale. Se cresce la fiducia, cresce l’autostima e si mette in moto un certo meccanismo. Non bisogna abbattersi davanti alle difficoltà.
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