Tra WorldTour e abbandoni, un quadro d’insieme sui giovani azzurri

10.12.2024
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Le statistiche dicono molto, a proposito dello stato di salute di un movimento sportivo. Si parla tanto della crisi del ciclismo italiano, proviamo ad andare a fondo al discorso affrontando il tema della produzione di talenti a livello giovanile. Per capirlo abbiamo bisogno di uno specchio, costituito in questo caso dalle convocazioni degli azzurri per europei e mondiali fra juniores e under 23, tenendo in considerazione anche i risultati.

Dainese primo agli europei 2019, inizio di una carriera ancora in piena ascesa
Dainese primo agli europei 2019, inizio di una carriera ancora in piena ascesa

Armata azzurra: 73 in 5 anni

Che fine hanno fatto tutti quei ragazzi? Perché parliamo di un numero imponente, considerando che abbiamo preso in esame solo un quadriennio, quello tra il 2019 e il 2023 (non la stagione appena conclusa perché con presenze di juniores ancora al primo anno, in fase di formazione anche puntando al salto diretto della categoria successiva). Ebbene, nei 4 anni in questione (il che significa 5 manifestazioni europee e 4 mondiali visto che nel 2020 si organizzò in extremis solo la rassegna per gli elite) sono stati ben 73 i ragazzi che hanno vestito l’azzurro.

Partiamo dai risultati. Che si tratti di una generazione ricca di talento lo si desume da quanto è stato portato a casa dagli azzurri. In sede mondiale possiamo vantare 5 medaglie di cui ben 4 d’oro: i titoli mondiali di Tiberi (crono junior 2019), Battistella (strada U23 2019), Baroncini (strada U23 2021) e Lorenzo Milesi (crono U23 2023) più l’argento di Alessio Martinelli da junior nel 2019. A ciò vanno aggiunte 15 presenze complessive in Top 10.

Mondiali 2019, Tiberi vince la crono junior e si rivela al mondo. Ora è leader alla Bahrain Victorious
Mondiali 2019, Tiberi vince la crono junior e si rivela al mondo. Ora è leader alla Bahrain Victorious

I 20 ragazzi italiani nel WT

Agli europei ci sono 2 titoli (con Andrea Piccolo nella crono juniores e Alberto Dainese su strada U23 entrambi nel 2019), 4 medaglie e ben 26 presenze fra i primi 10. Numeri che dicono di una qualità molto alta.

Ma che fine hanno fatto tutti questi ragazzi? Il primo dato che emerge è che su 73 nomi presi in esame, ce ne sono ben 20 che sono approdati in squadre WorldTour, pari al 27,4 per cento. Significa che i principali team hanno investito su quei talenti, trovando risposte concrete. Parliamo di giovani che si sono già affermati come leader e elementi di punta anche al massimo livello, basti pensare a Jonathan Milan per le volate o a Andrea Tiberi come uomo da classifica nei grandi giri. Ma anche di gente in via di costruzione, come lo stesso Baroncini frenato da troppi infortuni ma che ormai sta imboccando la luce in fondo al tunnel.Oppure pensiamo a Pellizzari che trova spazio in una corazzata come la Red Bull – Bora Hansgrohe.

Matteo Scalco, uno dei tanti giovani che Reverberi ha preso sotto la sua ala protettrice
Matteo Scalco, uno dei tanti giovani che Reverberi ha preso sotto la sua ala protettrice

Non tutti possono essere campioni…

Ci sono poi quelli che in proiezione dovrebbero seguire la stessa strada, visto che sono ben 10 i corridori dal passato fra gli azzurri e dal presente nei devo team delle squadre WT. Un tragitto preferenziale verso il grande ciclismo che va allargandosi sempre più e che lascia ben sperare, soprattutto unendo questo numero a un altro, gli 11 neoprofessionisti che approdano al mondo principale fra WorldTour e Professional. Con tutti i suoi problemi, il ciclismo italiano continua a produrre talenti, poi starà a ognuno di loro ritagliarsi lo spazio giusto.

E’ forse quello il cammino più difficile: convincere i direttori sportivi delle proprie capacità, delle proprie ambizioni corroborandole con prestazioni e risultati. Non tutti ci riescono, c’è anche chi legittimamente si ritaglia un posto come gregario e si specializza, ma fa sempre parte di quel percorso di maturazione ciclistica che segue ogni corridore. Non sono certo tutti Pogacar.

Lorenzo Balestra, quel 5° posto agli europei 2020 sembrava l’inizio di qualcosa di grande
Lorenzo Balestra, quel 5° posto agli europei 2020 sembrava l’inizio di qualcosa di grande

Ritirati: numero elevato

C’è però un rovescio della medaglia. Abbiamo parlato di chi ce l’ha fatta, poi abbiamo tanti corridori che militano nelle nostre squadre Professional (e per fortuna che ci sono) con la VF Group – Bardiani che sembra la strada preferenziale, visto che nelle sue fila transitano ben 6 nomi. Ma anche Polti – Kometa, Toscana Factory Team e la purtroppo dismessa Zalf hanno dato un forte contributo. Ma c’è anche chi non ce l’ha fatta…

Considerando che facciamo riferimento a un lasso di tempo molto recente e a corridori molto giovani, nel pieno della loro attività, colpisce il fatto che ben 11 di essi dopo aver vestito i panni azzurri abbiano già mollato, si siano ritirati anzitempo. Corridori anche promettenti, come Lorenzo Balestra, quinto agli europei 2020 e già fuori dal giro due anni dopo, oppure Andrea Debiasi, in nazionale agli europei 2023 e ritiratosi dopo appena un anno. Impressionante il dato relativo agli europei juniores 2019: in nazionale c’erano Andrea Piccolo che chiuse 5°, Edoardo Zambanini anche lui in Top 10, poi Yuri Brioni, Davide Cattelan, Francesco Della Lunga e Tomas Trainini. Di loro troviamo in attività solamente Zambanini e Della Lunga, sempreché quest’ultimo trovi un approdo dopo la chiusura della Hopplà Petroli.

Una parabola brevissima quella di Andrea Debiasi, azzurro nel 2023 e ritirato quest’anno
Una parabola brevissima quella di Andrea Debiasi, azzurro nel 2023 e ritirato quest’anno

Dati su cui ragionare

Che cosa significa tutto ciò? Che le strade per approdare al ciclismo professionistico sono sempre più strette, a maggior ragione per i nostri che non hanno un team WT di riferimento e che si trovano a navigare in acque sempre più agitate dove i team vanno diradandosi. Sono dati sui quali sarebbero in primis Federazione e Lega a dover ragionare, perché vedere tanti ragazzi che avevano un talento tale da meritarsi l’azzurro e che poi mollano così presto non trovando sostegni è un brutto segnale.

Toneatti corona il sogno: dal 2025 sarà WorldTour

06.12.2024
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La rosa dell’Astana Qazaqstan Team è ancora mossa dalle onde che hanno rivoluzionato il recente ciclomercato. Dai kazaki sono arrivati un’infinità di corridori, alcuni pronti e tanti altri da creare. L’impronta è pressoché azzurra, come la maglia del team, ma in questo caso si parla di Italia. Sono ben tredici i ragazzi italiani presenti nel team WorldTour. L’ultimo a inserirsi in questa lunga lista è Davide Toneatti: altro atleta che passa dal devo team alla formazione principale, con lui arriva anche Alessandro Romele

Toneatti è uno di quei corridori di talento in grado di affermarsi da giovane nel ciclocross. Poi, quando si è trattato di scegliere che via far prendere alla propria carriera si è asciugato il volto dal fango, ha ringraziato per i successi ottenuti e ha guardato dritto alla strada. In lui ha creduto, per l’appunto l’Astana Qazaqstan

Davide Toneatti è entrato nel devo team dell’Astana Qazaqstan nel 2022
Davide Toneatti è entrato nel devo team dell’Astana Qazaqstan nel 2022

Da zero al WorldTour

Con il team kazako è partito dal giorno zero di questa scelta. Dal 2 marzo 2022, giorno del suo esordio in Croazia, sono passati più di 2 anni e mezzo. Toneatti è cresciuto, si è fermato, è ripartito e ora vede il mondo aprirsi davanti ai propri occhi. Il passaggio nel WorldTour nel 2025 gli dà ragione, ha scelto la sua strada, l’ha percorsa e ora si trova dove avrebbe voluto essere. 

«Aver firmato per il passaggio nel WorldTour – ammette – è un bellissimo step per la mia giovane carriera su strada. Non ero sicuro sarei riuscito a passare qui, l’Astana ha fatto una grande campagna acquisti e ha preso tanti corridori. Ad un certo punto anche altre squadre si sono mosse nei miei confronti, ma dopo le ultime gare in Veneto, corse con la formazione principale, l’accordo è stato trovato facilmente.

«Questi tre anni – continua Toneatti – sono passati velocemente, ma ognuno di loro aveva obiettivi precisi. Il primo era dedicato al prendere le misure con le corse su strada, il secondo avrei dovuto dimostrare qualcosa ma non ci sono riuscito. E’ arrivato ben poco di quanto ci eravamo prefissati. Non è stato il percorso ideale, anche a causa di eventi esterni. La mononucleosi mi ha fermato per parecchi mesi e non è stato facile ripartire».

Nel 2023 ha trovato parecchi ostacoli lungo il proprio cammino di crescita (foto Nassos Triantafyllou)
Nel 2023 ha trovato parecchi ostacoli lungo il proprio cammino di crescita (foto Nassos Triantafyllou)

Il 2024

L’anno che ha poi confermato le aspettative, o comunque fatto vedere quanto sia cresciuto Davide Toneatti su strada, è stato il 2024. Sono arrivati la prima vittoria e tanti piazzamenti nelle diverse corse a tappe disputate

«Una delle grandi soddisfazioni del 2024 – spiega – è sicuramente la risposta che ho avuto dal mio corpo dopo lo stop forzato della passata stagione. Quest’anno sono stato costante, una cosa che ho notato anche alla ripresa degli allenamenti. Mi sento molto meglio rispetto all’inverno passato. Spero possa essere un segnale di ulteriore crescita. Alla fine ho avuto una stagione lineare e in crescita, dove ho messo insieme 66 giorni di gara. Non troppi ma nemmeno troppo pochi.

«La crescita maggiore – dice – l’ho sentita sulle salite lunghe e impegnative. Non che questo sia il mio punto forte. Al Giro del Friuli mi sono confrontato con dei giovani molto forti come Nordhagen, Pellizzari e Torres. Loro andavano molto più di me in salita. Mi sono reso conto di stare bene e di aver trovato il mio terreno nelle gare in Veneto che ho fatto con il team WorldTour. Su salite con sforzi da tre minuti sono a mio agio. Passando professionista troverò ben altri scenari, ma sarà bello capire a che punto sono».

Nel 2024 il friulano si è ripreso, conquistando la sua prima vittoria in maglia Astana alla Belgrade Banjaluka (foto organizzatori)
Nel 2024 il friulano si è ripreso, conquistando la sua prima vittoria in maglia Astana alla Belgrade Banjaluka (foto organizzatori)

Il cross

La nostra battaglia verso la salvaguardia della multidisciplina non vuole essere come quella di Don Chisciotte verso i mulini a vento. Il costante abbandono di ragazzi talentuosi a favore della strada è una costante in Italia. Anche chi era a livelli alti o comunque avrebbe potuto lottare per arrivarci ha preferito mollare, o è stato consigliato di farlo. I team non hanno interesse che un loro atleta continui a correre in una disciplina dove non appare la maglia, lo sponsor o altro.

La definizione che Toneatti ha dato di sé ci ha fatto venire però una domanda. Gli sforzi di tre minuti sono assimilabili a quelli che si trovano nel ciclocross, attività che lo ha accompagnato fin da giovanissimo. Continuare con quella disciplina non sarebbe stato utile per migliorare ancora? Definendo maggiormente quale tipo di corridore essere? 

«Gli sforzi brevi che si trovano nel ciclismo su strada – analizza Toneatti – arrivano alla fine di una corsa, quando si è in bici da 3, 4 o 5 ore. Serve maggiore fondo e io ho voluto concentrarmi su questo: migliorare la mia performance nell’ultima ora di gara. Lasciare il ciclocross la vedo come una scelta giusta da fare, sensata. Ovvio, se fossi andato a correre in una squadra belga o olandese magari avrei continuato anche nel fuoristrada. Ma in Astana questo interesse non c’era e anche io ero convinto di volermi concentrare su una sola disciplina».

All’inizio del 2023 Toneatti ha abbandonato il ciclocross per concentrarsi sulla strada (foto Billiani)
All’inizio del 2023 Toneatti ha abbandonato il ciclocross per concentrarsi sulla strada (foto Billiani)

Continuità

Il dibattito è sulla programmazione, certi corridori riescono a far combaciare l’attività su strada con quella fuoristrada. I mesi a disposizione per correre sono tanti, soprattutto da quando il calendario WorldTour e non si è ampliato tanto. Serve scegliere gli appuntamenti giusti e programmarli, allenandosi a dovere. Lo stesso si potrebbe fare con la multidisciplina, serve però l’intenzione di entrambi i soggetti coinvolti.

«Credo che nel 2024 mi servisse maggiore continuità su strada – conclude Toneatti – perché ogni anno mi sembra di migliorare, di mettere qualcosa. A inizio stagione sono in un punto e alla fine mi ritrovo in un altro, superiore. Certi atleti hanno una struttura alla base che permette loro di fare doppia attività in maniera continuativa e al meglio, scegliendo gli impegni. In certi team esteri come in Belgio e Olanda puoi fare il ciclocross per com’è lassù. Io avevo l’idea di impegnarmi su strada e ho voluto coltivarla e anche l’Astana non aveva interesse che continuassi nel ciclocross».

Campagnolo torna nel WorldTour con il Team Cofidis

04.12.2024
4 min
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Il 2024 si chiude con il classico botto. Dopo solo un anno di assenza, Campagnolo ritorna ufficialmente nel WorldTour e lo fa in grande stile legandosi ad una delle formazioni storiche del ciclismo mondiale. Stiamo parlando dei francesi del Team Cofidis, attesi ad una stagione di riscatto dopo un 2024 alquanto deludente. 

Il ritorno di Campagnolo è una notizia destinata a fare felici i tanti appassionati del brand italiano che auspicavano un ritorno nel mondo del grande ciclismo da parte dell’azienda veneta.

Dopo un anno di assenza torneremo a vedere il gruppo Campagnolo su una bicicletta di un team WT
Dopo un anno di assenza torneremo a vedere il gruppo Campagnolo su una bicicletta di un team WT

Quattro anni insieme

L’accordo con il Team Cofidis avrà inizio il primo gennaio e avrà una durata di quattro anni coinvolgendo la formazione maschile e quella femminile, e soprattutto lo storico marchio di bici con il quale il team francese collabora da anni. Stiamo naturalmente parlando di Look Cycles.

I tecnici e i meccanici del team hanno avuto l’opportunità di testare, collaudare e infine scegliere la componentistica Campagnolo ideale per le bici che la squadra andrà ad utilizzare nel 2025. In un certo senso si è trattato di un lavoro a tre mani che ha coinvolto i tecnici Campagnolo, i responsabili di prodotto Look e i meccanici della squadra. Dalla loro collaborazione si è arrivati alla configurazione ideale che nel 2025 vedremo montata sulle Look del team

Sulle biciclette Look del Team Cofidis vedremo montato il gruppo Super Record Wireless
Sulle biciclette Look del Team Cofidis vedremo montato il gruppo Super Record Wireless

Il top di Campagnolo

Scopriamo a questo punto quella che sarà la componentistica Campagnolo che nel 2025 troveremo sulle biciclette del Team Cofidis. Si parte dal gruppo, il Super Record Wireless. Si caratterizza per una cambiata veloce e precisa e una frenata modulare e potente, fondamentale per gestire ogni situazione di gara. Il gruppo è completato da molteplici combinazioni tra cassette, corone e lunghezza pedivelle, in grado di rispondere al meglio alle esigenze di ogni singolo atleta. A supporto della squadra l’app MyCampy 3.0, il “centro di controllo” della bici, che permette di customizzare i settaggi, dalla selezione schermate alle modalità di cambiata, passando anche per la gestione del ciclocomputer.

Le ruote, invece, saranno le Bora Ultra WTO per la bici da strada, con profilo da 45 mm o da 60 mm
Le ruote, invece, saranno le Bora Ultra WTO per la bici da strada, con profilo da 45 mm o da 60 mm

Ecco le ruote Bora

Quando si pensa a Campagnolo viene subito naturale pensare alle ruote Bora. Le biciclette della squadra monteranno infatti le nuove Bora ULTRA WTO, scelte dai tecnici del team per l’elevata rigidità ottenuta con la raggiatura G3. Questa riduce al minimo la dispersione della potenza scaricata dal ciclista sulla bici. Anche per le ruote gli atleti potranno scegliere, in base alle condizioni di gara, tra profili da 45 o 60 mm che, grazie al canale 2-WAY FIT da 23 mm, offrono eccellenti prestazioni aerodinamiche, abbinate ai tubeless da 28 o 30 mm. Nelle gare a cronometro, ecco la ruota lenticolare Bora Ultra WTO TT, apprezzata dai corridori per la sua elevata rigidità e un peso di soli 930 grammi. Tutti modelli BORA in dotazione alla squadra utilizzeranno i cuscinetti CULT, che garantiscono un’ottima scorrevolezza.

Per quanto riguarda le prove contro il tempo il Team Cofidis si affiderà al modello Bora Ultra WTO TT
Per quanto riguarda le prove contro il tempo il Team Cofidis si affiderà al modello Bora Ultra WTO TT

Un nuovo capitolo

Il ritorno nel mondo del grande ciclismo rappresenta per Campagnolo un nuovo capitolo nella sua lunga storia fatta di 90 anni di grandi successi. Solo per fare alcuni esempi, Campagnolo è stato il partner tecnico nella conquista di ben 43 Tour de France e 30 Giri d’Italia, a cui si aggiungono 30 titoli mondiali. Si tratta di risultati straordinari ottenuti grazie a campioni che hanno avuto a disposizione l’eccellenza produttiva dell’azienda di Vicenza. Non va dimenticato che in quasi un secolo di storia Campagnolo ha sviluppato e depositato oltre 1.600 brevetti internazionali

Il ritorno nel mondo del WorldTour può essere quindi considerato a ragion veduta per Campagnolo come il ritorno nel proprio ambiente naturale. 

Campagnolo

Albanese saluta Arkea: «La EF arriva al momento giusto»

02.12.2024
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I passi da gigante fatti nel 2024 da parte di Vincenzo Albanese lo hanno portato al centro delle attenzioni da parte del team EF Education EasyPost. Succede così che durante la pausa di fine stagione il ventottenne di Oliveto Citra, piccolo comune campano, si ritrova proiettato in uno dei migliori team al mondo. Lo fa dopo solamente un anno corso nelle file della Arkéa B&B hotels, team francese sempre di categoria WorldTour. 

Albanese in questo anno all’Arkea ha fatto un notevole passo in avanti (foto Instagram Arkea-B&B Hotels)
Albanese in questo anno all’Arkea ha fatto un notevole passo in avanti (foto Instagram Arkea-B&B Hotels)

Primo approccio

In questi giorni Albanese ha messo alle spalle il primo ritiro con la nuova squadra, nel quale ha preso le misure e ha conosciuto un mondo nuovo. Più grande, ci dice lui, ma non per questo complicato o difficile. 

«Siamo stati insieme una settimana – racconta Albanese – è stata la prima volta che ho visto i nuovi compagni, lo staff e tutta la macchina organizzativa. Sono molto contento di essere arrivato qui, è un bell’ambiente, molto più grande rispetto a quanto sono sempre stato abituato a vivere e vedere. Capire i vari ruoli non è facile. Poi ci sono anche tante cose nuove con le quali prendere le misure: medici, materiali, insomma tutto è curato al massimo. Non che l’Arkea sia un cattivo team, ma si vede il distacco con quelle che sono le prime dieci squadre al mondo, e la EF è una di queste».

Per lui tante top 10: ben 16, delle quali quattro podi. Gli è mancata solo la vittoria
Per lui tante top 10: ben 16, delle quali quattro podi. Gli è mancata solo la vittoria
Che effetto fa entrare in uno dei migliori team al mondo?

Mi aspetto di fare un ennesimo passo avanti. Penso di arrivare qui nel miglior punto della mia carriera, per condizioni fisiche e maturazione. Ci saranno tante cose da fare e da apprendere ma sono sicuro di essere nel posto giusto. 

Il 2024 è stato un anno di grandi progressi.

E’ andato bene, è innegabile. Tuttavia ci sono stati dei momenti nei quali, per colpa mia o per circostanze esterne, mi è mancato il risultato. In alcune gare, dove ho corso bene e sono stato spesso davanti poi non sono riuscito a capitalizzare. 

Albanese ha esordito anche nelle Classiche del Nord, scoprendo un nuovo modo di correre (foto Instagram)
Albanese ha esordito anche nelle Classiche del Nord, scoprendo un nuovo modo di correre (foto Instagram)
Cosa ti è mancato?

Mi è mancata solamente la vittoria. Ne ho parlato anche nei giorni scorsi con la EF, vogliamo trasformare qualche top 10 o top 3 in successi. Dal punto di vista atletico qualcosa sicuramente mi è mancato, in certe situazioni anche un appoggio esterno. 

Che settimana è stata quella del primo ritiro con la EF?

Intensa. Non abbiamo pedalato molto visto che era ancora novembre. Ho incontrato tutti i membri dello staff: dai medici ai nutrizionisti, poi ho parlato con i preparatori e visto tutti i materiali per la stagione 2025. E’ stato tutto un susseguirsi di meeting e riunioni, nelle quali ho conosciuto le persone e i loro ruoli. 

Nelle semi classiche ha raccolto tanti risultati e piazzamenti (foto DirectVelo/Ronan Caroff)
Nelle semi classiche ha raccolto tanti risultati e piazzamenti (foto DirectVelo/Ronan Caroff)
I compagni?

Ho visto anche loro naturalmente. E’ stato bello anche questo, nonostante fossi nuovo mi hanno subito fatto sentire a casa. Ero in stanza con Carapaz, un ragazzo tranquillo con il quale ho stretto subito amicizia. Di italiani, come corridori, ci siamo solamente io e Battistella. All’interno della squadra ci sono diversi connazionali: massaggiatori, meccanici, ecc… Poi anche i diesse sono persone che hanno vissuto il ciclismo degli anni ‘90, quindi l’italiano lo sanno molto bene. Rispetto ad un team in cui si parlava esclusivamente francese mi sento più a mio agio. Non che prima mi trovassi male, comunque parlo diverse lingue e sono uno che è capace di adattarsi. 

Avete parlato anche di programmi?

Fino a giugno so che cosa mi aspetta, a grandi linee. Poi vedremo come va l’annata. Il calendario sarà simile al 2024 con l’inizio a Maiorca e poi le semiclassiche in Belgio, fino ad arrivare alla Sanremo e alla Classiche del Nord. Avrò una maggiore logica nel preparare i vari appuntamenti, con delle pause che mi serviranno per concentrarmi e allenarmi. 

Per tramutare le top 10 in vittorie serve preparare al meglio certi appuntamenti (foto DirectVelo/Micael Gilson)
Per tramutare le top 10 in vittorie serve preparare al meglio certi appuntamenti (foto DirectVelo/Micael Gilson)
Prima non era così?

Non con questo livello di cura nei dettagli. Mi è capitato di arrivare in certe gare all’85 per cento, tornando alla domanda “cosa mi è mancato” direi anche questo: una programmazione dettagliata. Ora so quali sono i miei obiettivi e voglio arrivare al 100 per cento. 

E quali saranno?

Il mese cruciale sarà marzo, con la Parigi-Nizza e le prime gare in Belgio. 

Quando c’è stato il contatto con la EF?

Mi avevano cercato già nel 2023. Poi però si era fatta avanti l’Arkea e avevo accettato la loro proposta, firmando un biennale. In questa stagione mi hanno dato tanto spazio, penso che sia stato il gradino giusto per la mia maturazione. Sapevo non fosse uno dei top team del WorldTour ma mi hanno dato tanto spazio e hanno creduto in me, per questo posso solo ringraziarli. 

L’addio di Bettiol ha aperto le porte ad Albanese, la EF era alla ricerca di un corridore da Nord
L’addio di Bettiol ha aperto le porte ad Albanese, la EF era alla ricerca di un corridore da Nord
I motivi dell’addio?

Diversi, un po’ legati al momento economico dell’Arkea. Non nego che sarei arrivato fino alla fine del contratto, poi però il team mi ha parlato e mi ha chiesto se fossi disposto al trasferimento. Si è rifatta avanti la EF, nel mese di ottobre, e siamo arrivati a un accordo. 

Arrivi alla EF Education Easy Post in un momento di grande cambiamento, forse il periodo giusto?

La squadra ha cambiato tanto, soprattutto con la partenza di Bettiol a metà stagione. Hanno perso l’uomo di riferimento per le Classiche, ma hanno preso Asgren che è uno molto forte. Penso di arrivare nel team e avere la possibilità di giocarmi le mie carte. Non sono un campione, questo lo so e non pretendo di avere la squadra a mia disposizione in certi appuntamenti. Anzi, sono uno che in certe situazioni sa mettersi tranquillamente a disposizione. 

Oltre ad Albanese alla EF è arrivato anche Asgreen, uno in grado di vincere il Fiandre nel 2021 battendo in volata Van Der Poel
Oltre ad Albanese alla EF è arrivato anche Asgreen, uno in grado di vincere il Fiandre nel 2021 battendo in volata Van Der Poel
Quando vi ritroverete per pedalare tutti insieme al primo ritiro?

Gennaio, faremo due settimane a Maiorca. Dicembre non ci troviamo, la squadra ha preferito incontrarci tutti ora. Mi hanno dato il programma di lavoro e starò a casa. Da un lato non è male come cosa perché si evita lo stress del viaggio e dello stare lontani. Questi per me sono i mesi fondamentali, vedremo poi se il meteo mi permetterà di allenarmi con tranquillità dalle mie parti. Altrimenti farò dei giorni al caldo, ma deciderò all’ultimo.

Moro: «Il 2024 come anno zero, ora voglio specializzarmi»

30.11.2024
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La prima stagione nel mondo del WorldTour, in maglia Movistar Team, per Manlio Moro non è stata facile. Il ventiduenne di Pordenone si è scontrato con il ciclismo dei grandi dopo le tre stagioni corse in maglia Zalf Euromobil. Un fisico imponente per il friulano, alto 190 centimetri e con peso di 81 chilogrammi. Numeri che lo inseriscono di diritto tra gli uomini dotati di grande potenza, ma che devono trovare il loro modo di correre. La giusta dimensione per poter performare al meglio. 

Moro dopo tre anni corsi in maglia Zalf è passato professionista con la Movistar
Moro dopo tre anni corsi in maglia Zalf è passato professionista con la Movistar

Subito nel mezzo

Il team spagnolo in Moro ha creduto fin da subito, nonostante fosse al suo primo anno nella massima categoria non gli è stata preclusa alcuna esperienza. Era partito dall’Australia, con Tour Down Under e Coppa del mondo su pista, per poi volare in Belgio e affrontare le pietre per la prima volta. Manlio Moro infatti ha anche le gambe e il fisico di uno che può fare bene su pista, lo ha dimostrato e Marco Villa punta molto su di lui. Nonostante i pochi giorni di gara messi insieme, appena 31, parlando con il friulano emerge che il 2024 non è stato un anno semplice. 

«Per ora mi sto godendo gli ultimi giorni a casa – racconta Moro – in compagnia della mia ragazza. E’ un periodo un po’ più tranquillo, nel quale ci alleniamo ma riusciamo anche a fare altro e stare insieme prima dell’inizio della stagione. Sono ormai due settimane che ho ripreso ad allenarmi, e pian piano ho iniziato ad aumentare i carichi di lavoro. Ripartire non è mai facile, anche fare due ore di uscita risulta faticoso (dice con una risata, ndr)».

Con il team spagnolo ha siglato un contratto triennale con scadenza nel 2026 (foto Instagram/GettyImages)
Con il team spagnolo ha siglato un contratto triennale con scadenza nel 2026 (foto Instagram/GettyImages)
Hai già avuto modo di parlare con il team?

Sì. Partirò dall’Australia, come fatto lo scorso anno, poi andrò a correre al UAE Tour e infine in Belgio, ma non so ancora bene quali corse farò lassù. Rispetto al 2024 mi è stata aggiunta la corsa a tappe emiratina, la squadra ha deciso così e va benissimo. Sarà un modo per aiutare i compagni e fare esperienza. 

Facciamo un salto indietro al 2024, che anno è stato?

Il salto nel WorldTour si è fatto sentire, è stato impegnativo. Direi che se devo fare un riassunto di questa stagione la etichetterei come un’annata in cui ho fatto esperienza. Mi è servita a capire come funziona il mondo del ciclismo professionistico. E’ stato comunque un anno ricco di appuntamenti, perché oltre alla strada c’erano le Olimpiadi di Parigi su pista. Uno dei miei obiettivi era partecipare e ci sono riuscito.

Al primo anno nel WT Moro ha messo insieme esperienze di alto livello, qui alla Omloop Het Nieuwsblad
Al primo anno nel WT Moro ha messo insieme esperienze di alto livello, qui alla Omloop Het Nieuwsblad
Com’è stato cercare l’equilibrio tra strada e pista al primo anno nel WorldTour?

Non facile. Parigi era un obiettivo molto grande, per raggiungerlo ho fatto diversi cambi di programma e in questo la squadra mi è stata di grande supporto. Ho saltato alcune gare per andare ad allenarmi su pista o fare qualche ritiro con la nazionale e loro non mi hanno mai detto nulla. 

Nelle esperienze che hai fatto su strada hai capito che corridore puoi diventare?

Non ancora in realtà. Il 2025 sarà il primo vero anno da professionista, nel quale riuscirò a concentrarmi al massimo sulla strada. Voglio andare alle corse e scoprire in quale parte del gruppo posso collocarmi. Questa stagione è servita per fare gare e fare esperienza. Dal prossimo anno vorrei specializzarmi. 

Non sono mancate nemmeno le Classiche Monumento, eccolo nella Foresta di Arenberg (foto Instragam/Team Movistar)
Non sono mancate nemmeno le Classiche Monumento, eccolo nella Foresta di Arenberg (foto Instragam/Team Movistar)
Hai però un’idea di cosa ti piace?

Le Classiche sicuramente. Poi per il mio fisico e le mie caratteristiche penso mi serva una stagione solida per costruire e fare un gradino in più. 

Passiamo alla pista, che effetto ha fatto andare a Parigi?

Bellissimo. Era il mio obiettivo e sono felice di averlo raggiunto. Ho dato tutto per arrivare al 100 per cento ed ero consapevole di essere al massimo del mio potenziale. Sono stato selezionato come riserva e non ho corso, ma posso dire con certezza che se fossi stato chiamato in causa sarei stato pronto. 

Moro al suo primo anno da professionista ha messo insieme 31 giorni di corsa, per il resto si è dedicato alla pista
Moro al suo primo anno da professionista ha messo insieme 31 giorni di corsa, per il resto si è dedicato alla pista
Come vedi il rapporto con la pista per il 2025?

Ci sono un po’ di cose da capire. Molta gente la lascerà da parte e anche io farò qualche gara in meno. Sicuramente non sarò agli europei, visto che cadono nello stesso periodo del UAE Tour. Nel prossimo anno voglio concentrarmi sulla strada, anche perché dal 2026 ci sarà da costruire l’appuntamento di Los Angeles 2028

Sembra lontano, ma non lo è affatto.

Non è un appuntamento che si prepara in un mese, ma come minimo in due anni, se non qualcosa in più. Devi abituare il fisico a un determinato sforzo. Quello che ho detto prima non significa che lascerò la pista, anzi. Continuerò comunque a curarla e ad allenarmi. Anche perché determinati lavori in strada non li può fare. Ci sarà da organizzare bene il tutto. 

Il friulano, classe 2002, è uno dei papabili uomini per il quartetto in vista di Los Angeles 2028
Il friulano, classe 2002, è uno dei papabili uomini per il quartetto in vista di Los Angeles 2028
Anche perché sei uno dei più papabili per il quartetto in vista di Los Angeles…

Da qui a quattro anni possono succedere tante cose, non è un periodo di tempo breve, ma passa in fretta. E’ presto per parlare della composizione del prossimo quartetto, è certo che io voglio provare a esserci. 

Intanto tra poco si parte per il primo ritiro, e la macchina ripartirà a girare.

L’8 dicembre andremo in Spagna, fino al 18. Poi si ritorna a casa, si passa il Natale in famiglia e sarà già tempo di volare in Australia. Penso di partire poco dopo il 25, ho degli zii che vivono lì e approfitterò dell’appoggio per andare e allenarmi. Servirà un po’ di tempo per abituarsi alle temperature australiane. 

Leonardo Basso e la nuova vita da diesse alla Ineos

28.11.2024
5 min
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In uno dei comunicati da parte dei team che arrivano solitamente tra la fine di una stagione e l’inizio di quella successiva ci ha colpito uno della Ineos Grenadiers. La squadra britannica ha cambiato un po’ di cose tra le file dello staff, e con grande piacere leggiamo che Leonardo Basso sarà uno dei diesse (in apertura foto Instagram Ineos Grenadiers). A dire il vero il comunicato dice che il veneto era già salito in ammiraglia con i granatieri nel 2024. E’ passato poco tempo da quando Leonardo Basso ha appeso la bici al chiodo ed è salito in macchina. I suoi 31 anni, che compirà proprio il giorno di Natale, lo rendono uno dei più giovani diesse del WorldTour.

Leonardo Basso ha concluso la sua carriera da corridore nel 2023, in maglia Astana
Leonardo Basso ha concluso la sua carriera da corridore nel 2023, in maglia Astana

Il ritorno tra i Grenadiers

Per tanti anni è stato uno degli uomini Ineos, dal 2018 quando il team era ancora Sky, fino al 2021 quando poi ha assunto la denominazione che conosciamo. Gli ultimi due anni di carriera, visto che Leonardo Basso si è ritirato nel 2023, li ha corsi all’Astana

«Già da corridore – racconta – avevo preso i tre livelli italiani per diventare diesse. Poi a fine 2023 sono andato in Svizzera per ottenere la licenza UCI. Il ritorno con la Ineos, anche se in ammiraglia, è avvenuto durante la stagione appena conclusa. Il team mi ha contattato a luglio chiedendomi se mi andasse di fare qualche esperienza da freelance. Ho accettato subito, tornare in questa squadra è stato un grandissimo piacere, così come l’essere stato confermato per la stagione a venire».

Basso Norvegia 2021
Il veneto per quattro anni ha corso con la Ineos: dal 2018 al 2021
Basso Norvegia 2021
Il veneto per quattro anni ha corso con la Ineos: dal 2018 al 2021
Che effetto fa essere dall’altra parte?

Vivere una gara dall’ammiraglia ti fa passare dall’essere attore a regista. Lo stacco è stato un po’ brusco, ti trovi a fare un altro tipo di lavoro, ma mi sono ambientato subito. La Ineos mi ha indirizzato subito bene spiegandomi cosa avrei dovuto fare e dandomi le giuste indicazioni sul ruolo da svolgere. 

Già da atleta avevi un’inclinazione per questo compito?

Diciamo che sono sempre stato un grande appassionato. Anche da corridore studiavo le tattiche di gara e dialogavo molto con i diesse. Una volta passato in macchina mi sono trovato subito a mio agio. 

Leonardo Basso già da corridore amava studiare le tattiche di gara e i percorsi (foto Instagram)
Leonardo Basso già da corridore amava studiare le tattiche di gara e i percorsi (foto Instagram)
Essere stato un corridore e aver chiuso la carriera da poco è un vantaggio?

Credo proprio di sì. L’approccio che ho avuto nel finale della scorsa stagione non è mai stato quello di un diesse vecchio stampo, uno che decide e si fa così per forza. Ora il ruolo è più vario, ha diverse sfaccettature. Non ultima quella di aiutare gli atleti attraverso il dialogo. Ho una sensibilità che mi permette di vedere certe cose, e grazie al fatto di essere stato corridore fino a 12 mesi fa posso avere uno sguardo più fresco. So cosa vuol dire essere un ciclista ora. 

Aver corso nella Ineos può essere un’arma in più?

So cosa vuol dire essere parte del team, avere quel DNA da corridore mi ha dato un plus sicuramente. Lo sport è fatto di cicli, come insegnano il calcio e il basket, che iniziano e finiscono. Se si vuole tornare sulla cresta dell’onda bisogna mantenere salda l’identità, guardare in una direzione e seguire un certo cammino. 

Leonardo Basso conosce perfettamente cosa vuol dire far parte del team Ineos
Leonardo Basso conosce perfettamente cosa vuol dire far parte del team Ineos
Quale pensi che sia il DNA Ineos?

La ricerca dell’eccellenza, cosa che fanno da quando sono nati, nel 2010. Cercare di vincere attraverso lo sviluppo e l’innovazione. 

Hai qualche figura dalla quale prendi ispirazione?

Sono uno a cui piacciono tanti sport, quindi più che una figura di riferimento nel ciclismo penso di avere un modello di lavoro che mi piacerebbe seguire. Carlo Ancelotti, l’allenatore del Real Madrid, è una figura dalla quale prendo esempio. Lui ha una grande qualità: saper creare un gruppo coeso, e sa farlo perché capisce le diverse personalità dei suoi ragazzi. E’ una cosa che vorrei fare anche io. Ma ce ne sono tante altre di figure che mi piacciono. Spesso leggo delle interviste o guardo delle conferenze stampa e cerco di prendere quel che mi piace, con l’intento di creare il mio stile. 

La Ineos Grenadiers nel mese di novembre ha svolto un team building a Manchester (foto Instagram/Ineos Graenadiers)
La Ineos Grenadiers nel mese di novembre ha svolto un team building a Manchester (foto Instagram/Ineos Graenadiers)
E quale pensi possa essere?

Simile alla mia personalità: sono uno che ascolta, penso sia fondamentale nello sport di alto livello. Se lo sai fare capisci i problemi e trovi dei margini di lavoro e di crescita. Penso di essere una persona dotata anche di buon senso, di essere educato e preparato. 

Buratti riparte: la crescita del 2024 e le certezze da ritrovare

14.11.2024
4 min
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Per Nicolò Buratti l’approccio al mondo dei professionisti è stato particolare, nel 2023 si è trovato catapultato nel WorldTour di punto in bianco. Fino ad aprile di quell’anno aveva corso tra gli under 23 con il CTF Victorious, poi dieci giorni dopo il Trofeo Piva era andato alla Freccia del Brabante con la Bahrain Victorious. Un salto grande, gestito bene sia da lui che dalla squadra. L’approccio però non è stato semplice e la stagione era scivolata via con qualche acuto ma solamente nella parte finale. 

Un anno e mezzo dopo Buratti si è messo alle spalle la prima stagione corsa interamente nel WorldTour, con 55 giorni di corsa. Esperienze in gare di primo livello come il Tour Down Under e la Vuelta a Catalunya, alternate a corse dove provare a lasciare la sua impronta, una di queste è stata la CroRace di fine stagione. 

Ripresa lenta

Il tempo delle vacanze è finito e Buratti ha ripreso a pedalare, con calma riprenderà confidenza con la bici e il gesto della pedalata. Per gettare la base sulla quale costruire la stagione prossima c’è tempo, ora è il momento di ricalibrare le gambe, con la testa ancora alla stagione appena conclusa

«Ho staccato appena finite le gare – dice Buratti – ero in Giappone, tra il viaggio di ritorno e tutto sono stato in giro un paio di giorni. Una volta tornato mi sono concesso una breve vacanza, alla fine della quale ho passato una settimana a casa nel relax più totale. Da una settimana ho ripreso a muovermi e fare qualcosa, con attività alternative come una camminata in montagna con gli amici. La bici l’ho ripresa da poco, fino al primo ritiro farò qualcosa ma non tanto. Dalle mie parti (Udine, ndr) fa già freddo, le temperature arrivano a una massima di 10 gradi centigradi. La Bora poi soffia forte e abbassa i gradi percepiti». 

I passi della crescita del giovane friulano sono passati anche da gare WorldTour, qui alla Strade Bianche
I passi della crescita del giovane friulano sono passati anche da gare WorldTour, qui alla Strade Bianche

Bilancio

Il resoconto di questo 2024 per il corridore della Bahrain Victorious parla di due soli piazzamenti nei primi dieci. Quello che però ha colpito è la partecipazione in certe gare di primo piano

«La cosa che mi porto dietro dalla passata stagione – dice – è la crescita generale che sento di aver fatto. Sia dal punto di vista fisico, che delle prestazioni, dei numeri e dei valori in generale. Ho visto tante corse importanti dall’interno e credo di aver migliorato anche il modo di correre, interpretare la gara e l’ambiente che la circonda. Queste sono tanto diverse da quelle che si trovano tra gli under 23.

«La stagione 2024 – prosegue – non è stata brillantissima dal punto di vista dei risultati, alla fine se si vanno a vedere le mie statistiche non ci sono spunti particolari. Si poteva fare di più, questo sicuramente, ma rispetto alla stagione passata credo di aver fatto un salto in avanti netto». 

Nelle gare più importanti si è messo a disposizione dei compagni
Nelle gare più importanti si è messo a disposizione dei compagni

Un altro passo

La crescita del ventitreenne friulano è stata costante, ma per costruire una continuità e ristabilire le certezze degli anni passati serve tempo e fiducia. 

«Per arrivare a fare risultato – spiega ancora – mi manca ancora qualcosa, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza. Con il cambio di categoria non è facile trovare quelle certezze che si avevano prima. Da under 23 bastano quattro o cinque gare fatte bene per emergere e acquisire sicurezza nei propri mezzi. Il WorldTour, invece, è un mondo grande dove tanti corridori vanno forte e trovare la propria strada è difficile. A volte basta poco, un risultato o una prestazione di rilievo e trovi la fiducia giusta per fare bene.

«Il prossimo gradino da fare – conclude – credo sia partecipare a un Grande Giro. Tutti dicono che cambia il motore, vedremo a dicembre quali saranno i miei programmi, per ora riprendo a pedalare con serenità».