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Skjelmose è pronto a prendersi tutto. Parola di Andersen

23.06.2023
5 min
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Di Mattias Skjelmose si parla da tempo come uno degli elementi di spicco del nuovo ciclismo, uno di quei corridori capaci di entusiasmare. Al Giro della Svizzera è stato capace di dare scacco matto a gente come Evenepoel e Ayuso, ossia corridori della sua generazione, ma già capaci di prendere parte a classiche e grandi Giri vestendo il ruolo del favorito. Sarà questo il futuro del danese della Trek Segafredo?

Chi lo conosce bene è Kim Andersen, diesse di lungo corso con un lungo passato da pro’ negli anni Ottanta e Novanta. Kim lo seguiva già dalle categorie inferiori, ha fortemente insistito per portarlo alla Trek e i risultati gli stanno dando ragione.

«Ho sentito parlare di lui da chi segue il mondo delle corse juniores – racconta il dirigente danese – e mi sono fidato, ho iniziato a seguirlo e ho visto che ha grandi qualità, tali da convincermi a portarlo nel team e per certi versi a bruciare le tappe».

A destra Kim Andersen, ex pro’ di 65 anni nello staff della Trek sin dal 2012
A destra Kim Andersen, ex pro’ di 65 anni nello staff della Trek sin dal 2012
Quali sono i suoi punti di forza e i suoi punti deboli?

Innanzitutto è molto dedito al suo lavoro e fa di tutto per questo. E ovviamente fisicamente ha anche de buoni valori. Può fare bene sia a cronometro che in salita, ma soprattutto moltiplica tutto ciò perché ha la testa del corridore e questo pesa molto.

Che cosa è stato determinante per la sua vittoria in Svizzera?

Penso che il primo passo sia stato in salita perché vista la gente che c’era, le differenze erano minime tra i più forti. Nelle tre tappe di montagna, è arrivato primo, terzo e secondo, con una continuità e una costanza che a questi livelli fanno la differenza, poi nella cronometro finale ha avuto una grande prestazione meritandosi la vittoria finale.

Skjelmose è migliorato molto a cronometro. Ieri è giunto secondo ai campionati nazionali
Skjelmose è migliorato molto a cronometro. Ieri è giunto secondo ai campionati nazionali
Lo vedi più come corridore per corse a tappe o per le classiche?

Quest’anno abbiamo scoperto che in realtà è fortissimo anche nelle corse d’un giorno perché è bravissimo sia nel gestirsi, sia nella guida della bici, ma io non sono rimasto sorpreso, si era visto anche negli anni scorsi che aveva tutte le qualità per essere un corridore completo, me ne sono subito accorto e per questo l’ho voluto con noi, ora poi è cresciuto ulteriormente anche nelle cronometro e questo lo fa crescere ancora in autostima.

La sua più grande delusione è stata probabilmente il Giro d’Italia dello scorso anno: che cosa gli mancò allora?

Penso che puntando alla maglia di miglior giovane abbia fissato un obiettivo troppo alto per quel momento. Qualcosa nell’allenamento non aveva funzionato e i risultati sono stati di conseguenza. Ora ha trovato un suo equilibrio, anche con l’alimentazione, l’allenamento, la gestione dell’altura. Ha fatto tesoro di quella grande delusione. Non dimentichiamo che veniva da due anni difficili con attività ridotta a causa del Covid. Molti dicono che ha pur sempre la stessa età di Evenepoel, ma ognuno matura con i suoi tempi, quelli di Mattias sono solo un po’ più lenti, ma si vede che sta arrivando…

Il danese con Evenepoel. Alla fine Mattias ha vinto lo Svizzera con 9″ su Ayuso e 45″ sull’iridato
Il danese con Evenepoel. Alla fine Mattias ha vinto lo Svizzera con 9″ su Ayuso e 45″ sull’iridato
Come persona che tipo è?

E’ un ragazzo molto simpatico, il tipico ragazzo di città, con tutti gli interessi della sua età, ma ripeto ha una grande concentrazione per quello che fa e per certi versi ciò mi stupisce. E’ una persona con cui è molto piacevole lavorare perché è con i piedi per terra, sa cosa vuole ed è davvero dedito a fare di tutto per raggiungerlo.

In Svizzera ha battuto campioni come Evenepoel e Ayuso: secondo te è ormai ai livelli dei più forti?

Lo dice il ranking, se sei il numero dieci nella classifica mondiale significa che non ci sei arrivato in una sola gara, è quello il tuo status attuale, in questo caso i numeri non mentono. Non penso che Remco fosse comunque al top, ma anche quando non sta bene vuole sempre vincere e non c’è riuscito. Ha vinto Mattias, quindi ovviamente significa che la crescita lo sta portando a quei livelli, dove non deve temere nessuno. Ora lo cercano tutti, ma verranno anche giorni in cui avrà brutte giornate e dovrà essere bravo a superarle.

Il danese della Trek ha vinto la terza tappa finendo sul podio nelle due successive
Il danese della Trek ha vinto la terza tappa finendo sul podio nelle due successive
Al Tour de France che cosa ti aspetti da lui?

Bella domanda. Penso che in realtà possa fare abbastanza bene, ma non rimarrò deluso se un giorno dovesse perdere l’aggancio in classifica. Penso che sappiamo tutti che il Tour è qualcosa di speciale, di molto difficile. E’ tutto. E’ la gara con più stress, ma penso che possa gestirla e la stiamo affrontando con gli occhi aperti e l’obiettivo che deve essere innanzitutto quello di imparare. Lo prendiamo giorno per giorno. Non si era allenato per essere vincitore del Giro di Svizzera, probabilmente è al top della forma. Abbiamo studiato bene il percorso, lo conosciamo, ma c’è ancora molta strada per arrivarci. Quindi vedremo, ma in realtà penso che possa fare abbastanza bene.

Mattias ha ancora 22 anni: secondo te al mondiale sarebbe più utile correre fra gli Elite o fra gli Under 23?

Non correrà mai fra gli under 23, è un capitolo che abbiamo chiuso da molto tempo. Ormai deve guardare al vertice assoluto, senza discussioni.

Addio Mader: «Grazie per la luce, la gioia, le risate»

16.06.2023
4 min
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«E’ con profonda tristezza e con il cuore pesante che dobbiamo annunciare la scomparsa di Gino Mader. Venerdì 16 giugno, a seguito di un gravissimo incidente durante la quinta tappa del Tour de Suisse, Gino ha perso la sua battaglia per riprendersi dalle gravi ferite riportate. Tutta la nostra squadra è devastata da questo tragico incidente e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con la famiglia e i cari di Gino in questo momento incredibilmente difficile».

Settima tappa del Giro 2021, Gino Mader conquista San Giacomo
Settima tappa del Giro 2021, Gino Mader conquista San Giacomo

L’eroe di San Giacomo

Inizia così il comunicato del Team Bahrain Victorious che ci ha raggelato il sangue, come accadde con Fabio Casartelli al Tour del 1995. Mader era nato il 4 gennaio del 1997 ed era passato professionista nel 2019 alla Dimension Data, spostandosi poi al suo team attuale.

Era salito agli onori della cronaca nell’ultima tappa della Parigi-Nizza del 2021, quando sul traguardo di Valdeblore La Colmiane, Roglic lo aveva superato negli ultimi metri di una lunga fuga. Ma il giovane svizzero, atleta di talento e persona brillante si era rifatto con gli interessi nello stesso anno, vincendo la tappa di San Giacomo al Giro d’Italia e poi quella di Andermatt al Giro di Svizzera. E proprio la corsa di casa gli è stata fatale.

«A seguito dell’incidente ad alta velocità avvenuto durante la discesa finale della tappa di giovedì – prosegue il comunicato – Mader è stato rianimato sul posto dal personale medico che ha anche eseguito la rianimazione cardiopolmonare, prima di essere trasportato in aereo in ospedale.

«Nonostante i migliori sforzi del fenomenale staff dell’ospedale di Coira, Gino non ce l’ha fatta a superare la sua ultima e più grande sfida, e alle 11,30 abbiamo salutato una delle luci splendenti della nostra squadra.

«Gino è stato un atleta straordinario, un esempio di determinazione, un membro prezioso della nostra squadra e di tutta la comunità ciclistica. Il suo talento, la dedizione e la passione per lo sport ci hanno ispirato tutti».

Mader era impegnato nel Giro di Svizzera. Questa foto è del giorno prima dell’incidente
Mader era impegnato nel Giro di Svizzera. Questa foto è del giorno prima dell’incidente

Grazie per la luce, la gioia, le risate

L’amministratore delegato Milan Erzen ha commentato questa mattina: “Siamo devastati dalla perdita del nostro eccezionale corridore. Il suo talento, dedizione ed entusiasmo sono stati fonte d’ispirazione per tutti noi. Non era solo un ciclista di grande talento, ma anche un grande persona fuori dalla bici. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari, e i nostri pensieri sono con loro in questo momento difficile. Il Team Bahrain Victorious correrà in suo onore, mantenendone la memoria su ogni strada che percorreremo. Siamo determinati a mostrare lo spirito e la passione che Gino ha mostrato, e rimarrà sempre parte integrante del nostro team”.

«La famiglia di Gino ha chiesto privacy mentre piange la sua perdita e chiediamo gentilmente che i loro desideri siano rispettati. Il team e la famiglia esprimono la nostra gratitudine per il travolgente supporto che abbiamo ricevuto da tutto il mondo del ciclismo.

«Gino, grazie per la luce, la gioia e le risate che hai portato a tutti noi, ci mancherai come pilota e come persona».

Lo Svizzera si ferma

Dopo un breve conciliabolo con tutte le parti coinvolte, Olivier Senn ha annunciato che la tappa di oggi del Giro di Svizzera non avrà luogo. Il gruppo pedalerà soltanto negli ultimi 20 chilometri, restando compatto per ricordare l’atleta svizzero.

«Siamo tutti devastati – si legge nel comunicato del direttore generale della corsa – noi come organizzazione, le squadre, i corridori, tutti quanti. Quanto successo è davvero terribile, è difficile ora per me parlare, perché Gino era una splendida persona e non meritava di lasciare questo mondo in questo modo. Lo conoscevano tutti e tutti gli volevamo bene. Oggi non correremo ma vogliamo ricordarlo e omaggiarlo con una passerella del finale di gara. Correremo tutti assieme, in gruppo, fino al traguardo in ricordo di Gino».

Malori sulla crono dello Svizzera. Kung favorito naturale

14.06.2023
5 min
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Il Giro di Svizzera ha già archiviato tre frazioni. Ieri il successo di Skjelmose, l’altroieri quello di Girmay, ma sin qui è stata la prima tappa a destare non poco interesse visto l’ordine di arrivo. Nella crono inaugurale, primo Stefan Kung. Secondo Remco Evenepoel. Terzo Wout Van Aert… un podio del genere non è sfuggito alle considerazioni di Adriano Malori.

L’ex campione italiano a cronometro e oggi preparatore affermato, ha le idee chiare su quella prima frazione: l’anello di Einsiedeln di 12,7 chilometri. E tutto sommato non è rimasto poi così colpito dalla vittoria di Kung.

Adriano Malori (classe 1988) è stato pro’ dal 2009 al 2016. Ora gestisce il suo centro di preparazione 58×11
Adriano Malori (classe 1988) è stato pro’ dal 2009 al 2016. Ora gestisce il suo centro di preparazione 58×11

Kung da pronostico

Ci si aspettava una crono di 14′-15′, invece è stata vinta in 13’31” alla media di 56,375 all’ora.

«Si è trattato di una prova molto veloce – ha affermato Malori – c’erano diversi tratti che scendevano anche un po’ e su percorsi così Kung era favorito. Ma cosa non secondaria, dei tre è stato l’unico che probabilmente l’aveva preparata in modo certosino».

In effetti Kung è svizzero e ci teneva, puntava forte su questo appuntamento casalingo. Non dimentichiamo neanche il suo abbandono del Giro d’Italia proprio in corrispondenza della seconda crono pensando ad altri impegni.

«Lo stesso Evenepoel – va avanti Malori – veniva dalla spossatezza post Covid, da una preparazione importante… E Van Aert più o meno era sulla sua stessa linea, essendo sceso poco prima dall’altura, quindi non ancora in piena forma».

Dubbi gialli su Remco

Ma in merito alle prestazioni di Remco, Malori si dichiara stupito dal buon rendimento del belga della Soudal-Quick Step. Una brillantezza inaspettata a detta del “Malo”, che induce a pensieri che hanno un loro perché.

«Io non me lo aspettavo così forte, specie dopo il Covid. Lui che deve puntare ai mondiali, che ci sono a metà agosto, se va già così… è troppo avanti. Non ha senso quella condizione. E allora non escluderei che possa essere al via del Tour de France. Il che avvalorerebbe la mia tesi. E cioè che al Giro la storia del Covid non era vera (la sua squadra ha già dichiarato più volte che il Tour non rientri nei piani del belga e così ha fatto lo stesso campione del mondo, ndr).

«E’ un pensiero che ho già espresso. E che si lega anche al modo in cui ha corso il Catalunya e vinto la Liegi, conquistata praticamente col sigaro in bocca. Ha fatto sembrare Pidcock un amatore». Insomma sarebbe stato un po’ troppo’ in forma per arrivare forte a fine Giro. Magari in mente c’erano già altri obiettivi: questa la sintesi del discorso di Malori. «Poi okay, è fantaciclismo… me ne rendo conto». 

Per il campione belga curve non perfette, specie l’ultima sui sampietrini e il rilancio in leggera salita (foto Instagram)
Per il campione belga curve non perfette, specie l’ultima sui sampietrini e il rilancio in leggera salita (foto Instagram)

Obiettivi incrociati

Per il resto anche sul fronte dei materiali non c’è stato un granché da segnalare da parte di Malori sui tre “tenori”. 

«Era una crono dello Svizzera, i materiali sono quelli collaudati e non ci hanno perso troppo tempo. Non era neanche il momento. 

«Ho notato però un paio di aspetti tecnico-tattici. Il primo è che Van Aert era eccessivamente agile, al suo rapporto mancava un dente o due e secondo me se lo avesse avuto lo avrebbe messo e spinto volentieri. Ma torniamo al discorso di prima: era una crono importante sì, ma alla quale è stato dato il giusto peso in fase di preparazione anche dal punto di vista dei materiali.

«L’altro aspetto che ho notato è che nonostante fosse una crono veloce, aveva parecchie curve. Era tutto un destra-sinistra e ho visto i due belgi non sfruttare bene tutta la strada. Non tagliavano a dovere le curve. Loro due restavano al centro, mentre Kung sfruttava tutta la carreggiata.

«Credo che solo nell’ultima curva Evenepoel abbia perso 3”-4” dallo svizzero. Anche perché ne è uscito più lento e poi iniziava il pavé, quindi non poteva risollevare la velocità più di tanto».

Altre motivazioni per Kung. Basta confrontare questa foto di Van Aert con quella in apertura di Stefan. Prestazione e rischi di guida ponderati per il belga
Altre motivazioni per Kung. Basta confrontare questa foto di Van Aert con quella in apertura di Stefan

Ancora Kung?

Kung, Evenepoel e Van Aert: hanno dominato la scena. Si sono mostrati i migliori ed era anche auspicabile. Adesso sarà interessante vedere come saranno i valori in campo con l’evolversi della corsa elvetica e a quello che spetta agli atleti successivamente. Kung non dovrebbe essere al Tour e in teoria neanche Evenepoel. Van Aert è invece presente in funzione della Grande Boucle.

Senza contare che sul piatto Kung ha gettato fuorigiri (all’arrivo aveva la bava alla bocca), rischi di guida e una conoscenza delle strade che gli altri due non avevano.

«Credo – conclude Malori – che nella crono finale (la St. Gallen-Abtwil di 25,7 chilometri, ndr) Stefan sia ancora il favorito. Ci punta molto, ha altre motivazioni rispetto ai due belgi e soprattutto lui potrà arrivarci più fresco in quanto non dovrà fare classifica come Remco, né lavorare in ottica Tour come Van Aert».

Remco torna in gruppo. Cosa farà al Tour de Suisse?

10.06.2023
4 min
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«Remco, sai che Pogacar ti ha invitato al Tour? Cosa gli rispondi?», abbiamo chiesto a Remco Evenepoel. E lui: «Lo ringrazio, ma non quest’anno! Mi sono scambiato qualche messaggio con lui, ma deve capire che già sono stato tanto tempo su una montagna deserta e spesso è stato noioso. Ci ho messo mesi per preparare il Giro mettendo quell’obiettivo davanti a tutto e solo così, con tanto lavoro, ci sono arrivato in ottima forma. Per il Tour deve essere la stessa cosa. Devi essere al 150% . Non lo puoi preparare, cambiando un programma due o tre mesi prima».

Il corridore della Soudal-Quick Step è pronto a tornare in gara dopo l’abbandono del Giro d’Italia per Covid. Il buonumore sembra non venire meno e la convinzione… beh, quella neanche a dirlo. Sappiamo bene quanto Remco conti su stesso. E a ben ragione.

Lunedì 15 maggio, Remco lascia il Giro. Già nella serata precedente la news della positività al Covid e il conseguente ritiro (foto @woutbeel)
Lunedì 15 maggio, Remco lascia il Giro. Già nella serata precedente la news della positività al Covid e il conseguente ritiro (foto @woutbeel)

Coda polemica…

La call con il campione del mondo si apre giusto con la coda di polemiche con cui ha lasciato il Giro. Il perché se ne sia venuto via cosa di corsa. C’è persino chi gli ripropone “l’attacco” di Pier Bergonzi sulla Gazzetta dello Sport.

«Io – spiega Remco – non riservo odio per nessuno. So come stavo e come è andata. Già durante la crono di Cesena non riuscivo a spingere come faccio normalmente. Non erano quelli i miei valori. E nella prima settimana dopo il ritiro ogni giorno stavo peggio. Non avrei reso che al 50%. Se avessi lasciato dopo la prima tappa di montagna sarebbe stato peggio… anche sui giornali.

«Quando ho fatto il test, la T si è colorata subito e in modo intenso. Sono stato davvero fermo per diversi giorni. E per me non è stato facile rinunciare al tanto lavoro fatto e andato in fumo in un attimo.

«Per fortuna la mia famiglia, mia moglie, gli amici, il mio cane mi sono stati vicino. Abbiamo fatto un barbecue…».

Remco ha ripreso a pedalare un paio di settimane scarse dopo lo stop per Covid. Tuttavia ci ha messo un po’ per ritrovare le sensazioni migliori, quelle lui ha chiamato di normalità. «Per fare bene le 6-7 ore di allenamento».

Allenamento monster giovedì scorso per Remco: 231 km, 4.335 metri di dislivello sulle cotes delle Ardenne (foto Instagram)
Allenamento monster giovedì scorso per Remco: 231 km, 4.335 metri di dislivello sulle cotes delle Ardenne (foto Instagram)

Ripartenza svizzera

«La stagione va avanti. Non è finita e credo che ripartire dal Giro di Svizzera sia la cosa migliore. E’ una corsa WorldTour. E’ importante, con grandi salite e due cronometro. Già domani ci saranno da fare 14′-15′ a tutta. Una crono da fare “full gas” sin dalla partenza. In generale è un percorso molto bello.

«Non sono al livello del Giro chiaramente, per il quale lavoravo da mesi, ma se non stessi in forma, se non avessi una condizione adatta ad una gara WorldTour non partirei».

Un’altra piccola polemica, chiamata in causa a dire il vero più dalla stampa belga, ha riguardato la scelta di Evenepoel di fare il Tour de Suisse (11-18 giugno) anziché il Giro del Belgio (14-18 giugno), tanto più che faceva tappa nei pressi del suo paese (pare che anche il re del Belgio sarebbe rimasto male sulla sua non-presenza). Polemiche che tra l’altro seguono quelle di Lefevere il quale aveva detto che lo Svizzera pagava poco la presenza del campione del mondo…

«Ho già vinto due volte il Giro del Belgio – ha detto Remco – e mi sembrava carino provare a vincere altro. Inoltre è importante sfoggiare la maglia iridata in giro nel mondo. In Belgio già ho corso quest’anno… e non è finita. In più il Giro di Svizzera è anche una gara WorldTour ed è importante per me e per il team pendervi parte».

Crono fondamentale per Remco che punta al campionato nazionale e ai mondiali. In Svizzera avrà due crono
Crono fondamentale per Remco che punta al campionato nazionale e ai mondiali. In Svizzera avrà due crono

Verso i mondiali

Il Giro di Svizzera è un crocevia cruciale per la stagione di Evenepoel. Dopo questa “apparizione” l’asso della Soudal-Quick Step infatti correrà il campionato nazionale a crono e poi tornerà in Italia. 

Remco infatti verrà al Passo San Pellegrino, in Val di Fassa. Ci resterà con molti compagni per almeno due settimane, poi andrà verso i lidi spagnoli della Clasica de San Sebastian e quindi ecco far capolino i mondiali di Glasgow.

Già da domani aspettiamoci dunque un Remco agguerrito come sempre. Pronto a puntare alla vittoria. La squadra è per lui. «Siamo qui per fare il massimo – ha detto Evenepoel – il programma è questo. Già vincere domani non sarebbe male, anche se con corridori come Van Aert, Kung, Bisseger… il mio obiettivo è guadagnare terreno sugli uomini di classifica».

Infine una battuta da ex calciare sull’imminente finale di Champions League che vedrà contrapposti due calciatori belgi di spicco: Kevin De Bruyne, del Manchester City, e Romelu Lukaku, dell’Inter.

«Sono due grandi giocatori, in due grandi squadre. Ed è importante per la nostra Nazionale. Credo che il Manchester City sia favorito».

Livigno, Svizzera e forse Tour: come sta Sobrero?

08.06.2023
4 min
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L’ultima volta era in partenza per l’Amstel. Avevamo sentito Matteo Sobrero alla vigilia della campagna delle Ardenne, punto di passaggio sulla strada del Giro d’Italia. Aveva spiegato che dopo la Liegi si sarebbe fermato a casa e non in altura, perché quelle due settimane gli sarebbero servite soprattutto per recuperare. Invece, arrivati a Pescara, abbiamo realizzato che Matteo il Giro non lo avrebbe fatto. Il suo allenatore Pinotti ha parlato di scelta condivisa, poi la corsa rosa è partita portando con sé ogni altra considerazione. Dov’è finito Sobrero?

«Mi ricordo di quell’intervista – sorride – ci eravamo sentiti che ero in aeroporto, ma alla fine c’è stato un cambio di programma. E’ stata una scelta della squadra, ma anche una mia richiesta. Ho fatto una primavera impegnativa, ho corso parecchio. Dopo le Ardenne sarei dovuto venire a casa per preparare il Giro. Però abbiamo visto che ai Paesi Baschi stavo già abbastanza bene, per cui parlandone con Pinotti, abbiamo concluso che avesse più senso fermarsi e recuperare. Andare in altura e preparare bene eventualmente il Tour. Non essere andato in quota prima del Giro e dover fare tutto di corsa non mi convinceva. Sarebbe stata una cosa un po’ troppo di corsa…».

Che fatica sul Muro d’Huy: Sobrero chiude la Freccia Vallone al 21° posto
Che fatica sul Muro d’Huy: Sobrero chiude la Freccia Vallone al 21° posto
Quasi una forzatura?

Vedendo anche com’è andato il Giro, con parecchia acqua e freddo, arrivandoci senza essere abbastanza forte, magari non lo avrei finito e mi sarei ammalato. Sono cose che non si possono sapere, sarebbe potuto anche andare benissimo, chi lo sa? Però sono contento, la squadra ha fatto un ottimo lavoro, è stato un piacere guardarli.

E tu che cosa hai fatto in quelle tre settimane?

Ho corso fino al Romandia. Dato che non facevo il Giro, dopo la Liegi mi hanno chiesto di volare direttamente in Svizzera. Ero un po’ stanco, specialmente dopo la Liegi. Poi ho staccato, sono rimasto una settimana senza bici, siamo andati a farci una vacanza a Firenze e quando sono tornato, ho ricominciato. Sono stato una settimana e poi sono andato per tre settimane a Livigno. Sono tornato domenica.

Due piemontesi al via della Liegi: Sobrero e Mosca
Due piemontesi al via della Liegi: Sobrero e Mosca
Sei andato da solo?

A Livigno non si è mai da soli. Mi è bastato arrivare lassù e ho sempre trovato ottima compagnia. Una sera siamo stati a salutare i ragazzi del Team Colpack, poi è venuto su anche Ganna e adesso che sono andato via, è arrivato Bettiol.

Per cui adesso come prosegue la stagione?

Domani parto e vado a fare Gippingen e poi il Giro di Svizzera, quindi i campionati italiani e poi si vedrà. Se la squadra mi porta al Tour, vado di corsa. Trovare un posto è sempre difficile, non vorrei dire una guerra, ma quasi. Io vorrei farlo, non ci sono mai andato. Allo Svizzera sarò tranquillo, ma vorrei anche far vedere qualcosa. Ci sono due crono, ma anche un livello partenti molto alto e io non sono più necessariamente solo un cronoman. Insomma, dovrebbero esserci Kung ed Evenepoel…

Dopo la Liegi, volo diretto per il Giro di Romandia e poi un periodo di stacco
Dopo la Liegi, volo diretto per il Giro di Romandia e poi un periodo di stacco
La rinuncia al Giro un po’ è pesata?

E’ logico che da italiano dispiace sempre non fare il Giro, specialmente quest’anno con la Bra-Rivoli che passava vicino casa. E’ stato anche un peccato che fossi in altura e non ho potuto essere qua a guardare la tappa dal vivo. Però alla fine me ne sono fatto una ragione. Anche perché mi piacerebbe davvero tanto andare a fare il Tour.

Tour che viene bene anche per preparare il mondiale…

Esatto, diciamo che il cambiamento potrebbe portarmi a ridisegnare la seconda parte della stagione, anche se a Glasgow non ci ho ancora pensato troppo. So che c’è la crono con l’arrivo in salita, che potrebbe essere adatta. 

Dopo il Romandia, per Sobrero una settimana di vacanza a Firenze con Carlotta (foto Instagram)
Dopo il Romandia, per Sobrero una settimana di vacanza a Firenze con Carlotta (foto Instagram)
Quale potrebbe essere allora un obiettivo ragionevole per te al Giro di Svizzera?

Eh, una bella tappa non sarebbe male, se proprio potessi scegliere. E’ la corsa del rientro e sinceramente non vedo l’ora. Adesso è un po’ che non corro più e mi manca proprio quell’atmosfera. Ero su in montagna da solo, guardavo sempre il Giro e mi dicevo che mi sarebbe piaciuto correre. E poi lo Svizzera viene prima del dell’italiano, dove secondo me posso provare a far bene in entrambe le prove.

Anche quest’anno, Q36.5 vestirà il Tour de Suisse

06.06.2023
5 min
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Mancano davvero pochi giorni alla partenza del Tour de Suisse. La corsa a tappa elvetica, giunta alla sua edizione numero 86, scatterà domenica prossima 11 giugno da Einsiedeln per concludersi, sempre di domenica, il 18 giugno, nei pressi di San Gallo. Ad aprire e chiudere l’edizione 2023 del Tour de Suisse saranno due prove a cronometro e per il secondo anno consecutivo a vestire i leader delle varie classifiche individuali sarà Q36.5.

La presentazione delle divise del Tour de Suisse è avvenuta all’interno del flagship store di Zurigo
La presentazione delle divise del Tour de Suisse è avvenuta all’interno del flagship store di Zurigo

A casa di Q36.5

La presentazione delle maglie ufficiali della corsa a tappe elvetica si è tenuta lo scorso 25 maggio presso il flagship store Q36.5 di Zurigo, in quella che può essere considerata una seconda casa per il brand italiano dalla forte matrice svizzera.

Ricordiamo che anche quest’anno il Tour de Suisse mette in palio le seguenti maglie: gialla per il leader della classifica generale, nera per il migliore sprinter, rossa per il leader dei gran premi della montagna e bianca per il miglior giovane.  

Il top di Q36.5

La maglia realizzata per i leader delle varie classifiche si basa sul modello R2, un punto di forza della collezione Q36.5. Il capo è stato accuratamente progettato applicando i principi di mappatura corporea per garantire termoregolazione ed aerodinamicità al massimo livello. La maglia è realizzata con diversi tessuti proprietari posizionati in modo strategico per offrire le massime prestazioni. Altamente traspirante, questa maglia si contraddistingue per altri piccoli dettagli che garantiscono massimo comfort ed aerodinamicità: giromanica con taglio al vivo e sistema di tasche invisibili.

La maglia è stata realizzata con il 70% di materiali riciclati ed è stata disegnata per garantire un fitting confortevole ed efficace. Per evitare pieghe ed arricciature all’altezza del collo, sono stati utilizzati degli inserti collocati in posizione strategica.

Q36.5 ha affiancato Vincenzo Nibali durante la Cape Epic (foto Q36.5)
Q36.5 ha affiancato Vincenzo Nibali durante la Cape Epic (foto Q36.5)

Una grande opportunità

Come già anticipato, Q36.5 ha un forte legame con la Svizzera. Sabrina Emmasi, co-fondatrice con il marito Luigi Bergamo, è di nazionalità svizzera e in passato ha rappresentato il suo Paese in diversi appuntamenti ciclistici a livello internazionale. La rinnovata collaborazione con il Tour de Suisse rappresenta per il brand italiano una grande opportunità per farsi conoscere ancora di più.

«La partnership con il Tour de Suisse – dichiarano dall’azienda – è un’ottima piattaforma per Q36.5 per aumentare ulteriormente la consapevolezza del marchio e del suo valore tecnologico in Svizzera, ma non solo. Grazie a questa collaborazione, possiamo attirare nuovi potenziali clienti che prima non conoscevano il marchio, o la nostra squadra Q36.5 Pro Cycling Team e il flagship store di Zurigo. Vogliamo offrire ai nostri clienti un’esperienza eccezionale e un servizio eccellente nel nostro negozio svizzero, sito in Bärengasse 10, in modo che un numero ancora maggiore di persone possa beneficiare dei nostri prodotti innovativi e spingersi verso i propri limiti, e oltre, quando va in bicicletta». 

Dalla stagione 2023 è nato il Q36.5 Pro Cycling Team
Dalla stagione 2023 è nato il Q36.5 Pro Cycling Team

Al centro l’ambiente

Uno dei temi che accumunano fra loro Q36.5 e il Tour de Suisse è rappresentato dalla cura dell’ambiente. Q36.5 sviluppa tessuti il cui processo di produzione rispetta e protegge l’ambiente. Per questo motivo, tutti i capi sono privi di PFC. L’impegno nel produrre solo localmente fa parte dell’etica di lavoro dell’azienda. Infatti, la produzione avviene nel raggio di 350 km dalla sede centrale di Q36.5 a Bolzano e tutti i tessuti ed i componenti utilizzati sono italiani. 

Mario Klaus, responsabile della sostenibilità del Tour de Suisse, ha espresso con queste parole il suo pensiero su questo tema.

«Vogliamo dimezzare le nostre emissioni di CO2 entro il 2027 (ha affermato, ndr). Nei prossimi anni, verrà affrontata sempre più l’argomento della neutralità delle emissioni di carbonio. Il brand Q36.5, con i suoi processi produttivi sostenibili, ci supporta in questo sforzo». 

Ricordiamo che le maglie replica del Tour de Suisse sono disponibili in store selezionati ed online sul sito ufficiale dell’azienda. 

Q36.5 sarà protagonista sulle strade svizzere non solo come partner tecnico del Tour de Suisse ma anche con il proprio team. Stiamo parlando del Q36.5 Pro Cycling Team che quest’anno ha fatto il suo debutto nella categoria professional.

Q36.5

«La vittoria al Giro mi ha sbloccato». Parola di Oldani

19.06.2022
5 min
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In questi ultimi trenta giorni siamo certi che avrà pensato tanto a quel giovedì pomeriggio in cui a Genova ha vissuto la miglior giornata della sua carriera. Stefano Oldani col primo successo da pro’, ottenuto nella dodicesima tappa del Giro d’Italia, sa di essere entrato in una nuova dimensione. Nulla che centri con le mode del “metaverso” ma qualcosa di reale, tangibile, pratico.

L’intenzione del 24enne della Alpecin-Fenix sarebbe stata quella di dare continuità alle buone prestazioni di maggio al Tour de Suisse prima di chiudere questa prima parte di stagione, ma qualcosa non è andato secondo i piani. Al telefono Oldani ci racconta di questo e tanto altro proprio a cavallo della sesta frazione nella quale non ha preso il via, al pari di altri suoi quattro compagni, due dei quali positivi al Covid come annunciato dalla squadra.

Stefano come stai intanto?

Sono negativo e questo è un bene. Però dopo il Giro, dal quale ero uscito in condizione, avevo preso una leggera tracheite a causa degli sbalzi di temperatura tra il caldo afoso, il freddo di qualche tempesta e l’aria condizionata. In Svizzera le gambe giravano bene nelle prime cinque tappe, ma essere così “incatramato” nella respirazione mi ha frenato. Peccato perché la quinta tappa passava praticamente da casa mia e sulle mie strade d’allenamento. Pur non essendo al massimo ho compensato con la gran voglia di fare ma nel ciclismo di oggi se non sei al 110% fai fatica a fare risultato.

Che obiettivi avevi dopo lo Svizzera?

Spero che questo ritiro forzato mi possa aiutare a recuperare a dovere. Forse l’infiammazione alla trachea può passarmi con un po’ di riposo. E spero che questo non rallenti troppo la preparazione al campionato italiano. Il percorso non è durissimo ma è adatto alle mie caratteristiche. Di sicuro ci proverò. Dopo di che dovrei fare un periodo di stacco ed iniziare a pensare alla seconda parte di stagione. Salvo cambiamenti, dovrei rientrare al Tour de Wallonie (dal 23 al 27 luglio, ndr).

A distanza di un mese, a mente fredda, che effetto ti fa la vittoria al Giro?

Mi sto rendendo conto adesso di quanto valga. Ha inciso tanto dal punto di vista mentale. Non vincevo dal 2018 da quando ero U23 (Trofeo Magni a Barzago, ndr) ed ormai mi ero quasi scoraggiato. Avevo perso un po’ di fiducia in me stesso, anche perché l’anno scorso avevo sfiorato il successo in diverse occasioni come al Polonia, in cui mi avevano rimontato negli ultimi dieci metri. Da una parte pativo questa situazione, dall’altra invece correvo spensierato perché potevo andare a caccia di risultati quando mi capitava l’occasione.

Alla fine è arrivata questa vittoria…

Sì, è valsa la pena aspettare così tanto. La cercavo sempre però mi dicevano di avere pazienza se non arrivava quando lo volevo io perché lavorando sodo, poi si raccolgono i risultati.

Si rischia di essere appagati?

No, non per me almeno. Questa vittoria è un punto di partenza. Sapete, un paio di volte in alcuni ambienti ciclistici mi è capitato di sentirmi fuori luogo. Magari mi capitava di andare ad eventi dove c’erano giovani che avevano vinto tantissimo e io soffrivo un po’ il fatto di essere pro’ e non aver ancora vinto. Era una cosa mia ma dopo il Giro, vittoria a parte, mi sento all’altezza. Già ero andato forte nella dura tappa dell’Etna ed ero contento. Adesso mi sento sbloccato.

Puoi fare quindi un pensiero anche alla nazionale?

Certo, perché no?! Il cittì Bennati ed io ci conosciamo bene. Proprio al Giro, specie dopo Genova, mi ha detto che mi tiene in considerazione. Naturalmente non mi ha garantito nulla, però le sue parole mi hanno dato grandi stimoli per guadagnarmi una convocazione per europei o mondiali. Infatti ho parlato col mio preparatore e abbiamo deciso che potremmo fare dell’altura proprio in vista di queste rassegne con la nazionale. Insomma, voglio farmi trovare pronto ad una eventuale chiamata.

Hai una gara da sogno nel cassetto che, dopo la vittoria al Giro, può diventare realizzabile?

La corsa dei miei sogni è sempre stata la Milano-Sanremo. Un po’ perché da bambino, essendo io milanese, l’andavo sempre a vedere. Un po’ perché è la Classicissima, basta il nome. Ecco, ora un pensiero ce lo faccio un po’ di più. Negli ultimi anni è stata una gara imprevedibile ed uno con le mie caratteristiche la potrebbe vincere. Se la gara si fa dura, io voglio esserci.

Il blackout finale di Bettiol? Pozzato se ne intende…

14.06.2022
4 min
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Allo stesso modo in cui Alberto Bettiol non ha mai vinto ad Aesch, seconda tappa del Giro di Svizzera, Filippo Pozzato non ha mai vinto la Roma Maxima ai Fori Imperiali. Eppure entrambi hanno la foto dell’arrivo a braccia alzate.

«Ma siccome io vedo il bicchiere mezzo pieno – scherza il vicentinopreferisco pensare che grazie a quel gesto, io ho un quadro con il mio arrivo a braccia alzate e dietro il Colosseo. Nella casa di Monaco c’è un solo ricordo del ciclismo ed è questa foto stampata due metri per tre, grande come tutta una parete. Me l’hanno ingrandita e regalata e io ne vado fiero, perché non ce l’ha nessuno una foto così».

Pozzato non ha visto la tappa svizzera, stava rientrando da un viaggio ed era in partenza per il successivo. Tanto che scherzando, prima di entrare in quei ricordi così… imbarazzanti, ha riso dicendo che se lo pagassero in base ai chilometri dei suoi viaggi, sarebbe ricco sfondato.

Senza la radio

Era il 3 marzo del 2013 e la corsa era alla prima edizione dopo quattro edizioni saltate quando ancora si chiamava Giro del Lazio. Pozzato correva con la Lampre e tagliò il traguardo a braccia alzate, ma notò subito lo sbracciarsi del suo massaggiatore Michele Del Gallo, che lo invitava a mettere giù le braccia.

«Quello è stato il momento più brutto – sorride a nove anni di distanza – anche se non capivo perché mi dicesse di abbassarle. La verità è che non avevo la radio. Sapevamo che ci fosse una fuga e mano a mano li avevamo ripresi. Quando sei lì a tutta, non ti metti a contarli. E se anche avessi avuto la radio, quando sei a tutta è anche difficile sentire».

La corsa la vinse il francese Blel Kadri della Ag2R La Mondiale, che arrivò sul traguardo con 37 secondi di vantaggio sul gruppo regolato da Pozzato.

Abbaglio collettivo

Il vantaggio con cui ieri Andreas Leknessund ha preceduto Bettiol è stato di 38 secondi. Il gruppo ha ripreso uno dopo l’altro gli uomini in fuga, ma visto il ritardo rispetto al norvegese al comando, sembrava davvero strano che tutti tirassero alla morte, essendo chiaro che l’ultimo fuggitivo fosse ormai imprendibile.

La volata di Bettiol è stata tuttavia impeccabile e gli ha consentito di lasciarsi dietro Matthews, Pasqualon e Trentin. E mentre il toscano ancora esultava, alle sue spalle facevano festa i gregari e tutti quelli che lo incrociavano festante dopo l’arrivo.

«Ho esultato – ha provato a spiegare Bettiol con grande ironia – perché ho battuto tutti i miei amici italiani. E da domani dovrò vedermela con tutti quelli che vorranno prendermi in giro… In realtà avevo la radio guasta e non sapevo che ci fosse ancora un uomo in fuga».

L’anno dopo, nel marzo del 2014, Luca Paolini celebra così il primo anno dalla non-vittoria dell’amico (foto photors.it)
L’anno dopo, nel marzo del 2014, Luca Paolini celebra così il primo anno dalla non-vittoria dell’amico (foto photors.it)

Il naso del Gerva

In realtà Bettiol non è stato il solo a non aver capito, ma sia pur certo che il premio per questa non-vittoria saranno gli sfottò del gruppo ancora a lungo.

«Va avanti ancora adesso – ammette Pozzato – e ancora oggi c’è chi mi fa i complimenti per quella vittoria e poi dà di gomito. Neanche a dire che avessi disperato bisogno di vincere, perché due settimane prima avevo vinto a Laigueglia».

Fra le prese in giro più geniali di allora, ci fu quella del suo grande amico Luca Paolini, che aspettò un anno intero per metterla in atto. Era il 9 marzo del 2014, nell’edizione vinta della Roma Maxima da Alejandro Valverde in cui Pozzato centrò il 12° posto, il comasco allora in maglia Katusha tagliò il traguardo in 52ª posizione, mimando l’arrivo a braccia alzate con un bel naso da clown sul volto.

Q36.5 veste con stile il Tour de Suisse

03.05.2022
4 min
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Il Tour de Suisse è da sempre considerato come importanza la quarta corsa a tappe al mondo. Segue infatti nell’ordine Tour de France, Giro d’Italia e Vuelta di Spagna. Per molti rappresenta la rivincita dopo le delusioni provate al Giro d’Italia, per altri l’ultimo banco di prova per testare la propria condizione in vista della sfida alla maglia gialla. L’edizione 2022 della corsa elvetica è in programma dal 12 al 19 giugno e quest’anno presenterà un’importante novità. Per i prossimi tre anni sarà infatti il brand di abbigliamento italiano Q36.5 a vestire ogni giorno i leader delle varie classifiche fino al traguardo finale di Vaduz. Qui, nello specifico, parleremo della maglia gialla riservata al leader, conquistata lo scorso anno da Richard Carapaz.

Retro della maglia del leader del Tour de Suisse disegnata da Q36.5
Retro della maglia del leader del Tour de Suisse disegnata da Q36.5

La Svizzera nel cuore

La scelta di “vestire” il Tour de Suisse è sicuramente dovuta al forte legame che lega Q36.5 alla Svizzera. Luigi Bergamo e Sabrina Bergamo Emmasi, fondatori del marchio, hanno infatti maturato proprio in Svizzera parte della loro esperienza professionale che li ha portati a sviluppare un personalissima visione sull’abbigliamento da ciclismo, innovativo e orientato alle prestazioni. 

Luigi Bergamo, CEO dell’azienda, ha espresso con queste parole il legame che lega Q36.5 alla gara a tappe svizzera: «Per il nostro brand sostenere il Tour de Suisse è un onore. Ci riconosciamo nell’idea del successo come conseguenza della dedizione, della fatica, del lavoro e della ricerca, valori che il ciclismo di montagna e la Svizzera esprimono appieno».

Ad ulteriore prova del forte legame con la Svizzera recentemente è stato inaugurato a Zurigo il primo flagship store Q36.5.

Facciata dello store di Q36.5 a Zurigo
Facciata dello store di Q36.5 a Zurigo

Il meglio di Q36.5

La maglia ufficiale dell’edizione 2022 del Tour de Suisse sarà la Y R2. Si ispira ai tradizionali capi raglan ed è stata progettata, dopo attenti studi, sia nella mappatura del corpo che nell’aerodinamica. La maglia beneficia dell’uso e della combinazione di materiali diversi, posizionati strategicamente. Il risultato finale è un capo leggero e traspirante che offre il miglior supporto anche sui lunghi chilometraggi e le diverse condizioni atmosferiche. 

Oltre alle maglie per i leader delle classifiche, Q36.5 produrrà una collezione replica destinata agli appassionati. Questi ultimi potranno indossare i capi della stessa qualità, tecnicità, design di quelli dei leader di classifica

La maglia è già preordinabile sul sito https://www.q36-5.com/it/online/uomo/collezioni/tour- de-suisse-collezione  e nei migliori negozi di ciclismo a 129 euro. Sarà disponibile in consegna a metà maggio. 

L’obiettivo comune di Q36.5 e del Tour de Suisse è di avere un impatto sempre minore sull’ambiente
L’obiettivo comune di Q36.5 e del Tour de Suisse è di avere un impatto sempre minore sull’ambiente

La sostenibilità al centro

Tra i tanti punti di contatto tra Q36.5 e il Tour de Suisse troviamo sicuramente quello della sostenibilità. Olivier Senn, direttore del Tour de Suisse, si è espresso al riguardo con queste parole: «Il nostro obiettivo è quello di diventare entro il 2026 la corsa a tappe più sostenibile. Q36.5, con i suoi processi di produzione sostenibili, ci sostiene in questo sforzo».

Q36.5 sviluppa tessuti il cui processo di fabbricazione rispetta e protegge la natura. Il marchio si vede come parte di un ciclo naturale. Per questo motivo, tutti gli indumenti sono privi di PFC. La produzione di meno rifiuti e le distanze di trasporto brevi fanno parte dell’etica del brand. Il 95% della produzione avviene in un raggio di 350 km dalla sede di Q36.5 a Bolzano e il 100% dei materiali utilizzati proviene dall’Italia.

Un’ultima curiosità. Da quest’anno Q36.5 si lega anche al ciclismo femminile vestendo il team Roland Cogeas Edelweiss Squad. Si tratta di una squadra fondata per offrire alle giovani cicliste l’opportunità di affacciarsi al ciclismo professionistico. Il team parteciperà all’edizione femminile del Tour de Suisse in programma dal 18 al 21 giugno.

Q36.5