Bernal, aggancio quasi completo. Gamba e morale in crescita

24.04.2024
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LIEGI (Belgio) – Le parole di Pidcock dopo la corsa sono la sintesi perfetta di quello che tutti abbiamo pensato vedendo Bernal scattare sulla Cote de la Roche aux Faucons: «E’ bello vederlo correre di nuovo in questo modo. Ha dovuto soffrire più di quanto io possa immaginare».

Il colombiano sta tornando. Ha ammesso di avere valori persino superiori a quelli che aveva prima dell’incidente, ma il ciclismo nel frattempo è andato avanti e la sua rincorsa non è terminata. Diciamo però che è ormai nella scia delle ammiraglie e il gruppo dei migliori, di cui fa parte per palmares e attitudini, è ormai in vista. Bernal ha 27 anni, ha vinto un Tour, un Giro e ogni genere di corse a tappe. L’incidente del 2022 poteva costargli la vita e invece lui la vita se la sta riprendendo, un gradino dopo l’altro.

Il colombiano ha corso la Liegi sempre in testa, ma è uscito allo scoperto a partire dalla Redoute
Il colombiano ha corso la Liegi sempre in testa, ma è uscito allo scoperto a partire dalla Redoute

Lo abbiamo incontrato alla vigilia della Liegi-Bastogne-Liegi, il sorriso radioso come sempre e forse di più. L’attesa iniziava a montare e si capiva, per averlo visto bello pimpante già nelle prove sulla Redoute, che avrebbe fatto una bella corsa. Il risultato finale non rende merito alla sua corsa. Il ventunesimo posto è stato figlio dell’aiuto dato a Pidcock, arrivato decimo, dopo la vittoria all’Amstel Gold Race. Alla fine però era contento lo stesso. Ha ammesso che avrebbe voluto seguire Pogacar e non ce l’ha fatta. Però almeno stavolta l’ha visto da molto vicino.

Egan, sei felice?

Sì, molto felice.

C’è stato un giorno quest’anno in cui hai sentito che sta tornando il vero Egan?

Forse al Gran Camino, i primi giorni. Sentivo che avevo ancora la forza per godermi la corsa. In quel momento ho pensato che forse quest’anno sarei riuscito a fare un passo in più.

Le prime buone sensazioni, Bernal le ha percepite al Gran Camino: aveva la forza per attaccare
Le prime buone sensazioni, Bernal le ha percepite al Gran Camino: aveva la forza per attaccare
Che cosa manca, secondo te?

Uh, non so… Penso solo a continuare quello che ho fatto fino ad ora. Ho finito la scorsa stagione pensando che non sarei più riuscito a tornare al livello per stare davanti. Quest’anno invece sono più avanti dell’anno scorso, quindi penso che sto andando per un buon cammino. Sono fiducioso e per quest’anno spero di fare il mio meglio, pensando che il prossimo anno sarò nuovamente al mio livello migliore.

Come si spiega che tu abbia numeri migliori del 2021 eppure sia costretto a rincorrere?

Al di là del mio ritorno alla piena efficienza, significa che gli altri stanno continuando a migliorare, che tutto va molto veloce. Per cui devo restare concentrato su me stesso e lavorare per raggiungere il miglior Egan e poi mettere nel mirino i più forti del gruppo.

Pensavi che il recupero durasse di meno, oppure sta andando veloce? Che impressione hai?

Dipende, ci sono i giorni che sembra che va veloce e altri giorni che sembra che va piano. Vogliamo sempre di più, però la caduta che ho avuto… Già il solo fatto di poter fare una vita normale, è già un miracolo. Stare qua e pensare di poter essere ancora vincente, lo è ancora di più. Ho tanta voglia di tornare a essere il migliore, ma non posso dimenticare che ormai ho già vinto la corsa più importante.

Dopo il Romandia, Bernal lascerà l’Europa e andrà in Colombia a preparare Delfinato e Tour
Dopo il Romandia, Bernal lascerà l’Europa e andrà in Colombia a preparare Delfinato e Tour
Ti manca più in salita o a crono?

Un po’ dappertutto (sorride, ndr). Con il ciclismo di adesso, mi manca anche la discesa. Ormai si va a tutta in qualsiasi momento, quindi bisogna stare molto attenti in ogni momento.

Rimani qua fino al Tour o torni in Colombia?

No, torno in Colombia. Dopo la Liegi, faccio il Romandia e poi torno a casa. Mi preparo per il Tour, passando prima per il Delfinato. Quest’anno niente Giro, anche se presto ci tornerò.

Alla scoperta di Van Gils, un altro giovane talento belga

04.04.2024
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E’ vero che in fin dei conti a vincere sono quasi sempre i “magnifici sei”, almeno nelle prove principali, ma c’è un ragazzo belga, di 24 anni, che sta letteralmente volando e che è atteso dalle Classiche delle Ardenne con enorme curiosità, perché davvero potrebbe far saltare il banco. Maxim Van Gils finora ha disputato 9 giorni di gara e in questi ha centrato una vittoria a cronometro, nella Vuelta a Andalucia e 5 presenze in top 10, tra cui il podio alla Strade Bianche e il 7° posto alla Sanremo, con un pizzico di rammarico per quel che poteva essere.

In un periodo difficile per la Lotto Dstny con i problemi fisici occorsi ad Arnaud De Lie, Van Gils si è preso sulle spalle le sorti del team riportandolo agli onori delle cronache. Lo scorso anno, illuminato dalla piazza d’onore nella tappa numero 13 del Tour, si era chiuso con buoni risultati nelle ultime uscite, ma è evidente il miglioramento di questo inizio 2024 e Van Gils lo ammette tranquillamente.

Van Gils è stato protagonista alla Strade Bianche, chiusa al terzo posto
Van Gils è stato protagonista alla Strade Bianche, chiusa al terzo posto

«Credo di essere migliorato – spiega – e questo mi ha fatto molto piacere. Ho lavorato bene durante l’inverno sfruttando anche quello che ho imparato nella stagione scorsa, ma spero sinceramente che ci siano altri miglioramenti in corso d’opera, soprattutto come risultati».

Ripensandoci ora, pensi che alla Milano-Sanremo potevi cambiare qualcosa per vincere?

Credo proprio di sì, perché sul Poggio, quando la corsa è esplosa, ero un po’ troppo lontano e ho speso energie che mi sarebbero state utili. Se iniziavo la salita in una posizione migliore, non dovevo accelerare così tanto. In discesa sarei rimasto attaccato ai primi e si poteva provare a trovare una posizione migliore nell’ultimo chilometro. Sì, ci sono cose da migliorare.

Van Gils si sta dimostrando uno dei corridori più arditi del momento, spesso all’offensiva
Van Gils si sta dimostrando uno dei corridori più arditi del momento, spesso all’offensiva
Anche tu come molti belgi sei arrivato alla strada partendo dal ciclocross: perché non fai più attività d’inverno?

Quando facevo ciclocross ero davvero molto giovane, adesso dopo una stagione così lunga e stressante preferisco sfruttare l’inverno per stare a casa. Inoltre cerco di non rischiare sia a livello fisico che di clima, magari faccio qualche uscita di allenamento, ma nulla di più.

Sei alla Lotto sin dal 2018, è raro trovare un corridore che per molti anni resta nello stesso team. Che cosa hai trovato in questo team?

Sì, sono un fedelissimo del team, mi piace essere qui. C’è una perfetta sinergia tra il loro modo di lavorare e come io intendo l’attività. Nel corso degli anni si è sviluppato un ottimo rapporto con i responsabili del team, sento questo ambiente come una famiglia. E non nascondo che di questo clima a volte ho bisogno, credo sia uno dei componenti di questo buon periodo. Sanno anche quando spingere un po’ sull’acceleratore, mettere pressione in maniera positiva. Ho un contratto fino al 2026 e anche questo mi fa stare tranquillo, posso pensare solo alle gare che devo fare.

Maxim ha un contratto con la Lotto Dstny fino al 2026, anche se persistono rumors di un interesse della Soudal su di lui
Maxim ha un contratto con la Lotto Dstny fino al 2026, anche se persistono rumors di un interesse della Soudal su di lui
Ora ti aspettano le classiche delle Ardenne, qual è quella che più si addice a te?

A me quella che piace di più è la Freccia Vallone, l’ho fatta lo scorso anno finendo ottavo ma credo che si possa fare molto meglio. Poi in questi 12 mesi, come detto prima, credo di essere migliorato notevolmente. Infatti sono molto impaziente di correrla.

Sei cresciuto molto negli ultimi anni, ma l’unica tua presenza in nazionale risale al 2017, ai mondiali juniores. Come mai non hai avuto occasioni?

Bella questione. Bisognerebbe chiederlo a chi in questi anni ha curato le selezioni del mio Paese nelle varie categorie. A volte mi pongo la stessa domanda…

Al Tour 2023, Van Gils ha chiuso 2° nella tappa di Grand Colombier, a 47″ da Kwiatkowski
Al Tour 2023, Van Gils ha chiuso 2° nella tappa di Grand Colombier, a 47″ da Kwiatkowski
Visti i tuoi risultati, speri di essere convocato per i Giochi Olimpici?

Non proprio. A Parigi si correrà su un percorso per classiche, ma non credo sia propriamente adatto alle mie caratteristiche. Certo sarebbe carino, un’opportunità che non capita tutti gli anni. Credo però che i mondiali di Zurigo di quest’anno siano più nelle mie corde e lì spero proprio di esserci e vestire, finalmente, la maglia della nazionale. Credo che sarebbe ora, no?

Tu hai vinto il Saudi Tour nel 2022. Pensi di poter ambire alla vittoria anche in corse a tappe brevi?

Sì, naturalmente. Le gare a tappe fino a una settimana sono corse che mi piacciono. Per ora non sono un mio obiettivo, nel senso che quando gareggio non guardo tanto alla classifica quanto alle singole tappe, ma più avanti vedremo. Infatti il piano per la seconda metà della stagione ricalca quello di questi giorni: puntare alle gare d’un giorno.

Il saluto con Pogacar. Il belga ammette che contro lui e gli altri fuoriclasse spesso c’è poco da fare…
Il saluto con Pogacar. Il belga ammette che contro lui e gli altri fuoriclasse spesso c’è poco da fare…
Nelle grandi corse si parla sempre di Van Der Poel, Pogacar, Evenepoel: tu hai dimostrato di poter essere alla loro altezza, il fatto che l’attenzione sia sempre tutta per loro lo reputi ingiusto?

No, perché dovrei? Non si può negare che questi ragazzi vengano da un altro pianeta. Ottengono tutti i grandi traguardi, sono sempre i soliti nomi perché sono campioni con la C maiuscola. Quindi è normale. I giornalisti parlano di loro perché sono i leader, io come altri cerco di lottare con loro sperando che qualche volta vada bene. L’importante è che ci siamo, ci facciamo vedere, onoriamo il nostro lavoro con i risultati.

Qual è il tuo sogno per questa stagione?

Vincere una tappa al Tour: quella dello scorso anno ancora non mi è andata giù…

Santini omaggia Bologna per l’arrivo del Tour

25.03.2024
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A poco più di tre mesi dalla partenza del Tour de France, cresce l’attesa nel nostro Paese per la corsa a tappe francese. Le città sedi di partenza e arrivo delle “tappe italiane” si stanno mobilitando in una sorta di countdown che ci accompagnerà da oggi fino al prossimo 29 giugno, quando da Firenze scatterà la corsa. Se il capoluogo toscano avrà l’onore della partenza ufficiale del Tour, spetterà a Bologna ospitare l’arrivo della seconda tappa che porterà il gruppo da Cesenatico al capoluogo emiliano.

La conferenza stampa tenutasi a Bologna per presentare la Grand Depart. In apertura, Paola Santini
La conferenza stampa tenutasi a Bologna per presentare la Grand Depart. In apertura, Paola Santini

Omaggio a Bologna

Come tutti sappiamo, sarà ancora una volta Santini a vestire i leader del Tour de France, a partire dalla maglia gialla. Da quando è partner ufficiale del Tour, il maglificio bergamasco ha preso la bella abitudine di realizzare dei kit che vogliono celebrare le principali città sedi di tappa della corsa francese. Un modo originale per poter raccontare la storia dei luoghi attraversati dalla Grand Boucle.

Per la seconda tappa del Tour de France di domenica 30 giugno, Santini ha confezionato un completo che racchiude in sé lo spirito della città felsinea. I colori del kit sono il rosso e il blu, che da sempre contraddistinguono la squadra di calcio del Bologna, vera rivelazione del nostro campionato. Sul retro della maglia è presente una serie di elementi grafici che richiamano alcuni dei simboli più iconici della città: la Torre degli Asinelli, la bandiera del comune e il tridente della fontana di Nettuno. Vi è anche un richiamo a uno dei numerosi piatti tipici: gli spaghetti alla bolognese.

Meno 100

La presentazione ufficiale del kit dedicato a Bologna si è tenuta venerdì 22 marzo, esattamente a 100 giorni esatti dall’arrivo del Tour in città. Alla conferenza stampa erano presenti Davide Cassani, Presidente del Consiglio di amministrazione della società di APT Servizi Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Giammaria Manghi, capo della segreteria politica della Presidenza della Regione, e Paola Santini, Marketing Manager di Santini Cycling.

A completare il kit di Santini ci sono anche i pantaloncini
A completare il kit di Santini ci sono anche i pantaloncini

Scopriamo il kit

La collezione Bologna è composta da maglia e pantaloncini e, dal punto di vista tecnico, la jersey presenta una vestibilità classica ed è realizzata con tessuto Race sulla parte anteriore e posteriore, rete sui lati e maniche tagliate a vivo, in un insieme che rende la maglia altamente traspirante. I calzoncini sono confezionati in tessuto a media compressione e dotati di grip a fondo gamba, per mantenerli sempre in posizione. Sono inoltre caratterizzati da bretelle in rete traspirante. Il fondello GITevo ha un cuore in gel per assorbire gli urti in modo graduale e garantire il massimo comfort nelle lunghe pedalate. 

Il completo sarà disponibile sul sito ufficiale dell’azienda da metà aprile. La maglia avrà un costo di 100 euro mentre il pantaloncino di 140 euro.

Una curiosità: non è la prima volta che Santini omaggia il calcio. Lo scorso anno l’azienda bergamasca ha voluto celebrare la squadra della sua città, l’Atalanta, con un kit speciale con i colori nero e azzurro.

Santini

Debutto in Francia con capitan Roglic: Sobrero ci dice che…

16.03.2024
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PAVIA – Matteo Sobrero è magro come non mai. Almeno così ci sembra: «Ovunque vado – spiega il piemontese – tutti mi dicono così, ma io sono sempre uguale». E allora saranno i nuovi colori della Bora-Hansgrohe a “snellirlo”. Fatto sta che la pancia è scavata!

Siamo alla vigilia della Milano-Sanremo, primo monumento dell’anno, e i corridori che sfilano nella mix zone ci appaiono tutti abbastanza concentrati. Magari non tesi, ma si vede che sono consapevoli che il gioco inizia a farsi serio.

A proposito di Bora-Hansgrohe, la nuova squadra con Primoz Roglic e tanti altri ottimi corridori, tra cui lo stesso Sobrero, era molto attesa alla Parigi-Nizza. Primoz era al debutto stagionale. Sulle strade della Francia sta puntando praticamente tutto il suo finale di carriera, per quel grande goal chiamato Tour de France.

Matteo Sobrero (classe 1997) pronto per la sua terza Sanremo, che affronta con una monocrona da 55 denti
Matteo Sobrero (classe 1997) pronto per la sua terza Sanremo, che affronta con una monocrona da 55 denti

Sobrero, inizio ok

E Matteo Sobrero è uno degli ingranaggi fondamentali di questa sfida. Fa parte a tutti gli effetti della Bora che vedremo al Tour.

«La mia Parigi-Nizza è stata corsa in supporto di Primoz – ha detto Matteo – quest’anno ho un programma di gare praticamente speculare al suo. Sarò in suo supporto nelle corse. E lo stesso nei camp in vista di preparazione per il Tour. Mi sto trovando bene, siamo un bel gruppo. Stiamo lavorando. E abbiamo parecchio da lavorare… come si è visto alla Parigi-Nizza».

Sobrero dice apertamente, ma si vede anche dagli occhi, di essere motivato. E’ contento di questa nuova avventura nella Bora. Ripete più volte di trovarsi bene in squadra. Ha un solo piccolo rimpianto: non aver colto un risultato migliore nella primissima gara dell’anno.

«La stagione è partita bene. La gamba rispondeva sin da subito. Al Saudi Tour speravo di salire sul podio, invece ho fatto quarto, ma è stato un buon inizio per me e per la squadra». 

Ad Auxerre, cronosquadre di 27 km, la Bora si spacca presto. Davanti restano in tre: Roglic, Vlasov e Sobrero
Ad Auxerre, cronosquadre di 27 km, la Bora si spacca presto. Davanti restano in tre: Roglic, Vlasov e Sobrero

Pasticcio cronosquadre

E con quel “abbiamo parecchio da lavorare… come si è visto alla Parigi-Nizza“, Sobrero ci porta nel cuore della conversazione: il lavoro che c’è da fare e quello che oggettivamente non ha funzionato in Francia. Anche uno dei tecnici della Bora-Hansgrohe, Patxi Vila, ha ammesso che sono stati commessi degli errori.

«I primi due giorni sono filati via bene – ha detto Sobrero – poi al terzo, nella cronosquadre, abbiamo avuto qualche problema. Abbiamo perso troppo presto diversi uomini e siamo rimasti in tre. Quel restare in tre per tanto tempo a tutta, ci ha fatto spendere molto. E quello sforzo in più lo abbiamo pagato nei giorni successivi. Abbiamo provato a correre all’attacco… alla fine il risultato è arrivato con Vlasov. Ed è stata una soddisfazione. A Primoz invece è mancato qualcosina, ma nel complesso l’ho visto bene. E già dai Baschi potrebbe farci vedere qualcosa».

Il discorso della crono, degli uomini che si perdono ci dicono che certi meccanismi nel ciclismo moderno sono troppo importanti. Non s’improvvisa nulla. Erano diversi i nuovi innesti schierati dalla Bora alla Parigi-Nizza. Quei meccanismi vanno oliati. E’ bastata una collinetta dopo pochi chilometri per sfaldare il treno tedesco. Certi wattaggi vanno calibrati, omogeneizzati fra i componenti del team. Insomma errori di “gioventù”. Come diceva Gasparotto, la Bora per ora è un cantiere.

Senza dimenticare che quello sforzo maggiore ha presentato il conto. Pensate che il quarto di loro, Marco Haller, ha incassato 4’05” da Roglic. La Bora-Hansgrohe in quella cronosquadre è arrivata undicesima, pagando 49” alla UAE Emirates. Ma loro così come tutte altre squadre davanti hanno pedalato ben più compatti e numerosi per tanti chilometri.

Matteo (al cnetro della foto) alle spalle di Primoz. Un’indicazione specifica del leader sloveno
Matteo (al cnetro della foto) alle spalle di Primoz. Un’indicazione specifica del leader sloveno

Prove di Tour

Una corsa come la Parigi-Nizza, come diceva anche Cattaneo, vale un piccolo Tour. Disputarla è importante, disputarla con la squadra che poi sarà schierata alla Grande Boucle lo è ancora di più. Bisogna conoscersi e trovare il feeling.

«Ho fatto – racconta Sobrero – anche il ritiro sul Teide con Roglic e devo dire che mi piace molto. Mi trovo benissimo con lui. Ho subito notato che ha una grande forza in tutto. Primoz ti mette a tuo agio, nonostante le mille pressioni che ha è molto rilassato, tranquillo. Non ho mai avuto un capitano del genere. Davvero una bella scoperta».

Matteo aggiunge che questa tranquillità Roglic ce l’ha anche in corsa. In gruppo non chiede di essere portato avanti, non parla in continuazione né chiede ai gregari di andare all’ammiraglia spesso.

«No, no… niente di tutto ciò. Anzi, addirittura nelle tappe di pianura mi diceva: “Stammi sulla ruota. Così se succede qualcosa mi passi davanti”. L’opposto di quello che mi sarei aspettato di fare. Visto che abbiamo misure simile, nel caso di un cambio bici sarei stato pronto a dargli la mia».

Il piemontese ha parlato di un buon clima in squadra (foto Instagram/@friesooooo)
Il piemontese ha parlato di un buon clima in squadra (foto Instagram/@friesooooo)

Tra Sanremo e Ardenne

Sobrero saluta i giornalisti nella mix zone. Deve andare. Snocciola il programma che lo attende dopo la Classicissima: il Giro dei Paesi Baschi, le Ardenne e poi un altro ritiro in quota.

«Sempre insieme a lui (Roglic, ndr). Io però le Ardenne le farò tutte, mentre Roglic farà solo la Liegi. Ma intanto pensiamo a domani (oggi, ndr). Avrò la possibilità di giocarmi le mie carte.

«Alla fine la Sanremo è una corsa un po’ particolare e aperta a molti scenari. Con i fuoriclasse non c’è storia, ma dietro ci può essere un po’ di “casino”. Per questo ho puntato sull’effetto sorpresa: monocorona da 55 denti!». Chissà, questa soluzione tecnica potrebbe essere ereditata da Roglic che a sua volta se l’è portata via dalla Jumbo-Visma.

Remco studia il Tour, con un super Cattaneo al suo fianco

14.03.2024
5 min
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Quante volte lo abbiamo visto in testa. Per quanti chilometri ha preso aria per il suo capitano, Remco Evenepoel. Mattia Cattaneo è reduce da una Parigi-Nizza decisamente buona. Così come buona è stata anche per il suo leader appunto.

Il belga della Soudal-Quick Step in qualche modo è “condannato” a vincere, specie se in corsa non ci sono Vingegaard o Pogacar, ma bisogna ricordare che per lui si trattava della prima esperienza su certe strade della Francia.

Spesso lo abbiamo visto far tirare la squadra e poi non cogliere il lavoro fatto. E spesso, davanti c’era Mattia Cattaneo.

Cattaneo in testa al gruppo per Remco. Il bergamasco non ha mai avuto paura del vento in faccia
Cattaneo in testa al gruppo per Remco. Il bergamasco non ha mai avuto paura del vento in faccia
Mattia, prima di tutto: come stai?

Onestamente sto bene. Sono super contento della mia condizione e del lavoro che ho fatto. Un buon lavoro. Sto dove volevo essere e forse anche un po’ meglio.

Cosa significa un po’ meglio?

Per un corridore come me certi percorsi esplosivi e con salite brevi non sono il massimo, invece in questa Parigi-Nizza ero competitivo. Da questo dico che sto un po’ meglio di quanto mi aspettassi. Se uno come me non è in forma vera, certi percorsi li soffre.

Hai parlato di buon lavoro: a cosa ti riferivi?

Un po’ a tutto. Che si dovesse tirare per 100 metri o per 50 chilometri, quando serviva io ero sempre al vento. Ho sempre detto che per proteggere i capitani bisogna prendere tanta aria, bisogna esporsi. Se fai così, è la cosa più facile che c’è. Riesci a portarlo sempre nella posizione giusta…

Ma servono gambe…

Esatto, per questo sono contento. E dico di aver fatto bene il mio lavoro. O che l’ho fatto come penso… andasse fatto!

In certe corse anche prendere posizione prima di un ponticello è causa di stress
In certe corse anche prendere posizione prima di un ponticello è causa di stress
Veniamo a Remco. Spesso vi ha fatto tirare, ma poi ha raccolto poco. Posto che comunque ha sempre vinto una tappa e se l’è giocata fino alla fine. Cosa, tra virgolette, non ha funzionato?

Dire che qualcosa non ha funzionato è relativo. Era la prima volta che Remco faceva la Parigi-Nizza e certe corse sulle strade francesi (non ha mai fatto né il Tour, né il Delfinato). Si sa che il livello è altissimo in certe gare. Ci sono 3-4 corse che sono notoriamente più dure e complicate di altre e una di queste è la Parigi-Nizza. E un po’ di timore forse Remco lo aveva. In queste corse c’è più nervosismo, tutto è più estremizzato.

Quindi quanto è stato importante fare questa gara in vista del Tour de France?

Importantissimo. Fare otto tappe così ti fa rendere conto di ciò che troverai al Tour, anche se poi lì le cose saranno ancora diverse. E la stessa cosa vale per il Delfinato. Sono le due corse che più somigliano al Tour anche se di una settimana. Però è anche vero che quella davvero critica al Tour è la prima settimana, poi le forze iniziano a scemare, ognuno trova il suo posto in classifica e tutto diventa un pizzico meno nervoso.

Hai parlato di nervosismo, ma cambia qualcosa anche sul piano tattico?

Beh, il nervosismo è un fattore importante, che influisce anche sulle tattiche. Queste corse super importanti hanno una sorta di status di nervosismo acquisito in cui tutti vogliono stare davanti a prescindere, anche se c’è un ponticello a 100 chilometri dall’arrivo. Perché? Perché è così… In altre corse neanche te ne accorgeresti di quel ponticello. Tutto è dunque vissuto in modo esponenziale e diventa complicato.

Questo ha messo in difficoltà Remco?

In difficoltà no, ma si è reso conto che il gruppo si muove in modo un po’ diverso. Semmai è rimasto sorpreso che in quei frangenti si lottasse così tanto. Ma lì sta a me, al mio ruolo, intervenire. E se devo tirare un chilometro a tutta, anche se l’arrivo è lontano, lo faccio. Se devo spendere, spendo: non sto lì a pensare di risparmiare qualcosa.

Tanta attenzione mediatica. «Ma Remco – dice Cattaneo – ci è abituato»
Tanta attenzione mediatica. «Ma Remco – dice Cattaneo – ci è abituato»
E le strade? In Francia tutto sommato sono abbastanza larghe. Remco ha potuto saggiare anche queste…

No, quello è l’ultimo dei problemi. Non c’è niente di diverso rispetto ad altre corse. Quello che contava era la corsa nel suo insieme.

Riguardo all’impatto mediatico? La Parigi-Nizza è un piccolo Tour…

Credo che un po’ in effetti Remco si sia reso conto di cosa lo attenderà a luglio. Però è anche vero che uno come lui è abituato a stare sotto la lente d’ingrandimento, specie dei media belgi. Lo avrebbero criticato o esaltato anche se avesse fatto la Coppi e Bartali, con tutto il rispetto per questa gara.

Ti ha chiesto, Mattia, qualcosa ti particolare in questa settimana francese?

Qualche consiglio sulla cronosquadre, su come la pensassi riguardo a determinate scelte tecniche. In più spesso abbiamo analizzato insieme il pre e post gara. Diciamo che Remco si fida molto di me e mi segue. Poi quando io finisco le gambe, lui inizia la sua corsa!

Alla luce di quanto detto e dell’importanza dell’esperienza sulle strade francesi, Remco può vincere il Tour al debutto?

Secondo me sì. E’ una corsa strana, ma sempre una corsa. Tutto deve andare bene e serve anche un po’ di fortuna. Ma a livello di preparazione fisica ci può stare. E non è un caso che dopo la tappa di Nizza siamo rimasti in Francia altri due giorni. Abbiamo visionato due frazioni: la crono finale e la penultima tappa del Tour.

Il ciclismo di Roglic, fra volontà, emozioni e fiducia

22.02.2024
6 min
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Non è mai troppo tardi per raggiungere i propri sogni. Primoz Roglic si è raccontato a L’Equipe in una lunga intervista, da cui abbiamo estrapolato e riletto i concetti chiave. Lo sloveno vincitore dell’ultimo Giro d’Italia debutterà il 3 marzo alla Parigi-Nizza (foto Instagram di aperetura), allo stesso modo in cui lo scorso anno era ripartito dalla Tirreno-Adriatico. La sola differenza è che nel 2023 era in ripresa dal terribile infortunio della Vuelta, mentre questa volta sorridendo ammette di aver rallentato per alcuni virus portati in casa dai bambini da scuola, ma per il resto dice di avere buona salute.

Il 28 maggio del 2023, Primoz Roglic riceve il trofeo del Giro dal presidente della Repubblica Mattarella
Il 28 maggio del 2023, Primoz Roglic riceve il trofeo del Giro dal presidente della Repubblica Mattarella

L’usura del tempo

Il cambiamento di squadra è stato fisiologico, per la consapevolezza che nell’attuale Visma-Lease a Bike la presenza di Vingegaard gli avrebbe precluso per sempre la chance del Tour. Poco dice invece della Vuelta. Se il danese ha ammesso di aver sofferto nel lasciare la corsa spagnola a Kuss, Roglic spiega di aver sempre saputo che l’americano potesse vincerla e per questo non sembra particolarmente afflitto.

«L’idea di cambiare maglia – dice – ha cominciato a prendere piede nell’estate. Facevo parte della stessa squadra da parecchio tempo. Non mi è venuto in mente all’improvviso, nell’ultima settimana della Vuelta. Avevo già riconosciuto l’usura del tempo e ad un certo punto bisognava fare il grande passo, ma solo a condizione che le condizioni fossero soddisfatte. Ho identificato venti gare che vorrei ancora vincere e che non sono nella mia lista di successi. Quindi ho dovuto cambiare, visto la mia squadra non poteva offrirmi queste opportunità. Il Tour de France è ovviamente il motivo principale del mio trasferimento e il mio obiettivo finale. A parte questo, mi piacerebbe diventare campione del mondo, vincere il Tour de Suisse e gare come il Tour Down Under. Ci sono tantissime gare fantastiche da vincere nel calendario ciclistico internazionale!».

L’amore per la neve non si scorda: prima di Natale, scorribanda sulle montagne di casa (foto Instagram)
L’amore per la neve non si scorda: prima di Natale, scorribanda sulle montagne di casa (foto Instagram)

Cordialmente avversari

Il guerriero non è affatto arreso, questo è certo. Non è difficile, almeno in apparenza, spiegare la differenza di atteggiamento fra Roglic, Pogacar e Vingegaard. Il danese, come pure Froome prima di lui, vince corse a raffica in avvicinamento al Tour, ma con la sensazione che siano conseguenza e necessità dettata dalla preparazione svolta. I due sloveni vincono perché amano le corse cui prendono parte, ne fanno obiettivi veri, pur riconoscendo la supremazia della sfida francese. E in questo, pur rimanendo rivali e con la ferita del Tour 2020 che ancora pulsa, i due hanno trovato delle insospettabili sintonie.

«E’ bello che Tadej abbia deciso di correre il Giro», spiega Roglic. «Vincerlo alla fine potrebbe essere più facile per lui di quanto sia stato per me. Non conosciamo ancora tutti i rivali, ma sarà difficile che qualcuno possa batterlo. Ha studiato bene tutto. Ama la pioggia e il maltempo, quindi il percorso di quest’anno dovrebbe adattarsi perfettamente. Purtroppo per lui (sorride, ndr) non sarà il primo sloveno a vincere la maglia rosa, perché quello l’ho già fatto io. E non so neppure se spenderà troppo verso il Tour, è difficile da valutare. Nel 2020 lo conoscevo a malapena. Ora so che è un ragazzo molto simpatico oltre che un grande campione. E’ difficile definire il nostro rapporto. Facciamo lo stesso lavoro, veniamo dallo stesso Paese che non è molto grande e viviamo entrambi a Monaco. Anche noi siamo avversari. Andiamo d’accordo, parliamo, è un ottimo compagno di viaggio e ovviamente ha tutta la mia stima».

Il 27 maggio 2023, giorno prima del gran finale, Roglic conquista la maglia rosa a Monte Lussari, in un tripudio di bandiere slovene
Il 27 maggio 2023, giorno prima del gran finale, Roglic conquista la maglia rosa a Monte Lussari, in un tripudio di bandiere slovene

Il giorno del Lussari

Il Giro resta un capitolo di grande impatto nella carriera di Roglic, che lo scorso anno scelse di correre in Italia, chiamandosi fuori dal Tour, avendo capito che in quella squadra non ci sarebbe stato posto per le sue ambizioni.

«Vincere un Grande Giro, qualunque esso sia – spiega – richiede un investimento tale per cui non potrò mai dire che una vittoria valga più di un’altra. Sarebbe irrispettoso nei confronti degli eventi e degli avversari. Quello che è certo è che le emozioni vissute al Monte Lussari durante l’ultimo Giro, quasi in Slovenia, rimarranno uniche. E’ legato al lavoro di squadra, alle condizioni drammatiche della mia cronometro (riferimento al salto di catena, ndr), alla comunione con i tifosi in quel contesto così speciale che mi ha ricordato la mia giovinezza come saltatore con gli sci. Tutti elementi che non si riuniranno mai più lo stesso giorno nello stesso posto. Le vittorie sono sempre importanti e allo stesso tempo non possiamo dormire sugli allori, dobbiamo rimetterci velocemente in cammino per prepararci alle conquiste successive. Non voglio nemmeno immaginare cosa significherebbe nella mia vita una vittoria al Tour de France».

Alla Bora lo ha accolto Cesare Benedetti, autentico veterano del team tedesco (foto Matthis Paul)
Alla Bora lo ha accolto Cesare Benedetti, autentico veterano del team tedesco (foto Matthis Paul)

34 come Bartali

Quel giallo continua a scintillare nel mezzo dell’estate, non si può fare a meno di guardarlo. E forse per quest’anno si potrebbe anche giustificarlo se nel nome della conquista sacrificasse il resto. La carta di identità dice che Primoz ha 34 anni, gli stessi di Gino Bartali quando vinse il secondo Tour. Un’età critica, anche se il record appartiene ancora a Firmin Lambot che lo vinse a 36 anni.

«Credo di poterlo vincere – dice Roglic – sono ancora qui, in buona salute, con un livello adeguato: ho la mia occasione e ci credo. Ho scelto la Bora-Hansgrohe perché negli ultimi due anni ha cambiato strategia e obiettivi. Adesso è una squadra completamente diversa, ha corridori di grande talento. Ho visto come ha corso nei grandi Giri delle ultime due stagioni, è strutturata per sostenermi in modo adeguato. Per questo non ho portato compagni con me, mentre ho insistito per avere il mio allenatore, Marc Lamberts. Non me la sentivo di rinunciare al suo bagaglio di conoscenze e sono felice che abbia accettato di cambiare squadra con me».

Non resta che cominciare, annotando un’altra singolare coincidenza. Anche il Tour del 2024, come quello del 2020 e come il Giro dello scorso anno, si chiuderà con una crono molto impegnativa sulle strade di Nizza, su cui Primoz si allena tutti i giorni. Quel giorno non ci saranno le migliaia di tifosi sloveni del Monte Lussari, ma si sentirà ugualmente un po’ a casa. E non è nemmeno da escludere che, con i due eroi nazionali impegnati in una sfida per la maglia gialla, quelle orde di appassionati così in gamba, si mettano in viaggio per fargli nuovamente sentire le loro voci.

O Gran Camiño, riparte Vingegaard: in testa solo il Tour

21.02.2024
5 min
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LA CORUNA (Spagna) – Jonas Vingegaard finisce di mangiare e, puntuale, si dirige nella lounge dell’hotel María Pita de la Coruña, dove le onde che si infrangono sulla spiaggia di Orzán si possono toccare con la punta delle dita. Una ventina di giornalisti attendono di sentirlo parlare. Sono le prime parole in pubblico di questa stagione che vedrà domani l’esordio del vincitore degli ultimi due Tour de France. Del signore e padrone della maglia gialla che vuole  fare nuovamente sua il prossimo luglio. E se la formula dell’anno scorso ha funzionato, perché cambiare? Qui, nel O Gran Camiño che inizia domani, Vingegaard ha debuttato anche nella scorsa stagione. L’inizio del percorso che lo portò a vincere il suo secondo Tour. Qui vuole seminare di nuovo lo stesso seme affinché fiorisca, lucido e giallo a Nizza la prossima estate.

Nel 2023, la Jumbo-Visma ha centrato i 3 grandi Giri con Vingegaard, Kuss e Roglic (foto Jumbo-Visma)
Nel 2023, la Jumbo-Visma ha centrato i 3 grandi Giri con Vingegaard, Kuss e Roglic (foto Jumbo-Visma)

Cinque mesi a casa

E’ «la mia motivazione principale». Il sogno che lo fa alzare ogni giorno e salire sulla bici per spingersi ancora di più. E poi ancora di più. E rifinire ogni dettaglio al minimo per diventare, ancora una volta, imbattibile.

«Mi piace correre, mi piace vincere. Mi piace fare ritiri per raggiungere il punto più alto – afferma – lavorarci sopra e sapere qual è il mio livello migliore. Farò tutto ciò che è in mio potere per arrivare al Tour nel miglior modo possibile».

Sono cinque mesi che non porta un numero sulla schiena. Dall’ultima Vuelta a España in cui ha dovuto frenare per far vincere il suo gregario Sepp Kuss. «E’ tanto tempo, ma mi è piaciuto molto anche stare a casa con la mia famiglia. Ora ho fame e voglio correre di nuovo».

Nuova maglia e stesse ambizioni: il 2024 di Vingegaard inizia domani (foto Visma Lease a Bike)
Nuova maglia e stesse ambizioni: il 2024 di Vingegaard inizia domani (foto Visma Lease a Bike)

Subito una crono

Mancano poche ore al debutto. I suoi primi colpi di pedale saranno i 15 chilometri contro il tempo con cui partirà domani O Gran Camiño..

«E’ una prova del fuoco, con tutti i chilometri contro il tempo che ci sono nel Tour, questi saranno molto importanti per mettermi alla prova e testare il materiale, nel caso in cui ci sia da fare qualche modifica da qui al Tour de France». Vingegaard non lascia nulla al caso. Tutto è misurato al millimetro nella sua preparazione.

La crono di domani sarà un test, ma proprio in quella di Combloux, Vingegaard ipotecò il Tour 2023
La crono di domani sarà un test, ma proprio in quella di Combloux, Vingegaard ipotecò il Tour 2023

No alla Strade Bianche

Anche i giorni che trascorre a casa. Per un ragazzo come lui, così legato alla famiglia, è fondamentale. Al punto da aver eliminato dal suo calendario la Strade Bianche, proprio per quel motivo.

«Il mio piano iniziale era di correrla – rivela – e poi andare alla Tirreno-Adriatico. Ma abbiamo deciso di toglierla dal mio calendario, perché così potrò stare a casa un giorno in più. Altrimenti ci sarei rimasto troppo poco tempo».

La Corsa dei Due Mari sarà, dopo il Gran Camiño, il suo prossimo obiettivo, seguito dal Giro dei Paesi Baschi, vinto anche lo scorso anno.

Van Aert si ritirò dal Tour dopo le Alpi per l’imminente nascita del figlio: Vingegaard gli portò la mini maglia gialla
Van Aert si ritirò dal Tour dopo le Alpi per l’imminente nascita del figlio: Vingegaard gli portò la mini maglia gialla

Manca Van Aert

Tutto concentrato sul Tour de France. Il danese del Visma non ha dubbi: «La gara quest’anno sarà più dura che mai. Sarà più difficile che mai vincerla – sottolinea – ma devo guardare a me stesso e fare la migliore preparazione possibile. Arrivare nella migliore forma possibile. Se basterà potrò vincere, altrimenti avrò fatto tutto il possibile», semplifica.

In questo 2024, dice, ha più rivali che mai. C’è Pogacar, che «anche se avrà fatto il Giro, lo aspetto al Tour forte come sempre. E ci sarà Remco Evenepoel e anche Roglic», che da compagno di squadra diventa rivale: «Sarà una sensazione strana. Sarà molto diverso per me correre contro di lui. Siamo compagni di squadra da cinque anni e abbiamo sempre corso insieme. Adesso siamo rivali e lotteremo entrambi per vincere. Penso che sarà una grande battaglia».

Vingegaard non esita a sottolineare che «Van Aert mi mancherà molto. Abbiamo visto negli ultimi tre anni quanto sia stato importante per la squadra, ma non vedo l’ora di seguirlo anche al Giro d’Italia. Spero che ottenga grandi risultati».

Nonostante faccia il Giro, Vibgegaard si aspetta al Tour un Pogacar fortissimo
Nonostante faccia il Giro, Vibgegaard si aspetta al Tour un Pogacar fortissimo

La Vuelta? Chissà…

E poi? Il mondo finisce dopo il Tour de France? E’ ancora un’incognita, chiarisce Vingegaard. «Non so quando deciderò se correre o meno la Vuelta a España. Vediamo come mi sento dopo il Tour. Dovremo aspettare fino ad allora».

I precedenti parlano chiaro, è stato l’uomo più forte dell’ultima Vuelta a España. «So che potrei farcela, ma ci sono più cose che ti influenzano, non solo i piani che puoi aver fatto. Per ora preferisco concentrarmi solo sul Tour». Domani al Gran Camino inizia la corsa verso la maglia gialla.

Una vittoria per ripartire. O’Connor mette il Giro nel mirino

19.02.2024
6 min
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Prima uscita stagionale e subito una vittoria per Ben O’Connor. Per l’australiano il successo alla Vuelta a Murcia ha avuto un sapore particolare. Intanto perché considerando le sue caratteristiche, non è cosa frequente vederlo primeggiare in una corsa d’un giorno. Poi perché questa vittoria ha chiuso una lunga parentesi, nella quale O’Connor si è messo in discussione, seguendo anche alcuni giudizi non certo teneri da parte di addetti ai lavori.

Molti si sono chiesti infatti che fine avesse fatto il corridore che aveva sorpreso tutti quando nel 2021 colse il quarto posto nella classifica del Tour. Un risultato che aveva un valore speciale per il corridore arrivato al professionismo non senza difficoltà e attraversando momenti davvero complicati, sfiorando l’oblio. Una vittoria che quindi non poteva passare sotto silenzio e da lì abbiamo preso lo spunto per un’intervista esclusiva con il leader del team Decathlon AG2R La Mondiale, già negli Emirati Arabi per partecipare al Uae Tour.

Per l’australiano l’esordio vittorioso a Murcia è stata una salutare iniezione di fiducia
Per l’australiano l’esordio vittorioso a Murcia è stata una salutare iniezione di fiducia
Che significato ha avuto per te vincere alla tua prima gara dell’anno?

Mi ha dato fiducia. E’ importante sapere che quando la mia salute va bene, posso confrontarmi, qualunque cosa accada, con i migliori al mondo, essendo all’altezza. So che era una piccola gara, ma penso che meriti rispetto quello che ho fatto. Un inizio così non poteva che farmi felice e darmi coraggio per il prosieguo della stagione.

Come giudichi la tua scorsa annata?

Diciamo che è stata interessante. Mi ero posto molti obiettivi, soprattutto legati ad alcune tappe del Tour de France. Poi il bottino è stato magro, lo so, ma ho imparato molto, anche se le cose non sono andate come speravo.

Il corridore dell’AG2R a Murcia nella fuga decisiva con Wellens, poi staccato per arrivare tutto solo
Il corridore dell’AG2R a Murcia nella fuga decisiva con Wellens, poi staccato per arrivare tutto solo
Dopo il quarto posto al Tour 2021 che cosa hai pensato, ti vedi come possibile vincitore di un grande Giro?

Diciamo che più concretamente mi vedo come un possibile contendente al podio. Penso che vincere adesso con ragazzi come Vingegaard e Pogacar al loro meglio sia davvero difficile, ma nel ciclismo niente è scritto in anticipo e non va scartato nulla. Se fai questo mestiere con convinzione, sai che devi continuare a lavorare per raggiungere i tuoi obiettivi e continuare a migliorare e concentrarti su te stesso e su quale sarà il passo successivo. Quindi per me il prossimo passo è finire sul podio di un grande Giro. Sono stato quarto prima di entrare nella top 10, vivo bene oggi e penso che dovrei farne anche di più, e ottenere più risultati dove sono vicino al podio, non solo per i grandi giri ma anche per le corse a tappe. L’importante è essere pronti, come al Uae Tour dove ci sono molti big ed è davvero un bel test per confermare che sono quel tipo di corridore.

Dopo quel risultato hai sentito molta pressione su di te, da parte del team e non solo?

La pressione c’è, ma è anche giusto così. Il risultato lo meritavo e il risultato ha poi cambiato il modo in cui venivo visto come corridore. Se hai la capacità di essere tra i primi cinque del Tour una volta, sai che potrai rifarlo. Poi ci sono molti fattori che si frappongono fra le tue speranze e la realtà: il tempo, la sfortuna, gli avversari. Tutto deve filare liscio, ma vale per tutti, per chi vince il giro, per chi vince una tappa, per chi vince e basta. Per questo penso che la pressione per ripetersi sia giustificata.

L’australiano al Tour 2021, chiuso al 4° posto a 10’02” da Pogacar, con il successo a Tignes
L’australiano al Tour 2021, chiuso al 4° posto a 10’02” da Pogacar, con il successo a Tignes
Quest’anno sarai al Giro d’Italia dove tutti puntano su Pogacar. Pensi che in quel contesto sia battibile?

Dipende da quanto è in forma in quel momento, ma sapendo quel che può fare è chiaro che sarà il catalizzatore della corsa, tutti saranno contro di lui. E’ un grandissimo, ma Vingegaard ha dimostrato che è battibile, quindi non si può mai dire. Alla fine, a me poi non interessa davvero. Devo solo andare lì e fare la mia gara. Qualunque cosa accada, io devo guardare a me stesso, chiunque sia il mio avversario.

Tu sei stato al Giro nel 2020, lo ritieni più facile o difficile del Tour?

E’ diverso. Penso che il Tour comporti un certo stress per tutto il gruppo, soprattutto nei primi due giorni. Il Tour ti porta una crescente stanchezza mentale a cui pochi danno credito. Poi molto dipende dal tempo, io il Giro l’ho corso in quell’anno così particolare come il 2020, a fine estate. Sai che il clima può essere un fattore difficile da interpretare, puoi trovare il grande caldo come il freddo in alta montagna. Non sono paragonabili come corse.

O’Connor torna al giro dopo il 2020, quando trionfò all’arrivo di Madonna di Campiglio, finendo poi 20° in classifica
O’Connor torna al giro dopo il 2020, quando trionfò all’arrivo di Madonna di Campiglio, finendo poi 20° in classifica
Che cosa ricordi della tua vittoria al Giro a Madonna di Campiglio?

Ricordo solo sollievo. E’ stata una giornata molto lunga. Bellissima, tra quelle montagne e quegli ultimi chilometri in cui ero in solitudine, l’ho adorato davvero e sapevo che avrei vinto. E’ stato un momento davvero speciale, in un anno difficile per molte ragioni, sia a livello generale, sia per me personalmente. Quindi vincere è stato un sollievo assoluto e mi ha davvero aiutato a mettere piede nella porta principale di questo mondo. All’epoca non ero sicuro se il ciclismo sarebbe stato sempre il mio futuro.

Nelle corse a tappe di 5 giorni o una settimana, pensi ci sia più spazio per puntare alla vittoria rispetto a un grande giro?

Sicuramente. Essendoci meno giorni, ci sono meno variabili. Meno possibilità che le cose vadano storte. Ciò non significa che sia più facile ottenere il risultato, ma non è come correre una prova di tre settimane dove devi essere bravo sempre, non avere defaillance. Questa è una storia diversa.

Per O’Connor uno degli obiettivi è dire la sua a Parigi 2024 e ai successivi mondiali
Per O’Connor uno degli obiettivi è dire la sua a Parigi 2024 e ai successivi mondiali
I tuoi primi anni nel ciclismo professionistico non sono stati facili. Ora come ti trovi, lo vedi diverso?

Sì, mi sento a mio agio adesso. Questa ora è la mia vita, il mio lavoro e ho obiettivi e aspettative molto chiari e so di essere in una struttura ideale per ottenerli. Il mio obiettivo lo voglio raggiungere entro la fine della mia carriera e sono solo a metà.

E che obiettivo ti sei posto per questa stagione?

Penso che alla fine sia necessario tornare nella mia top 5 costante in tutte le mie gare, non pensando solo ai grandi Giri, ma anche alle gare a tappe semplici. In particolare quelle del WorldTour, magari cominciando proprio dall’Uae Tour. E’ la mia strada per la felicità.

Buitrago: è il momento giusto per il primo Tour de France?

10.02.2024
5 min
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La lunga rincorsa di Santiago Buitrago alla stagione 2024 ha trovato il suo trampolino di lancio: la Volta a la Comunitat Valenciana. In Spagna il giovane colombiano si è messo subito in mostra con delle ottime prestazioni. Al termine delle cinque tappe previste si è aggiudicato la maglia bianca di miglior giovane e il secondo posto in classifica generale, alle spalle di McNulty

Al seguito dei ragazzi della Bahrain Victorious, in ammiraglia, c’era Roman Kreuziger. Il diesse ha visto da vicino l’evoluzione di Buitrago e ha potuto toccare con mano il suo stato di forma. Ne è rimasto piacevolmente sorpreso, vero, ma il cammino è lungo e la stagione non finisce certo a febbraio.

Il giovane colombiano ha lottato gomito a gomito con Vlasov (alle sue spalle) e McNulty (maglia UAE)
Il giovane colombiano ha lottato gomito a gomito con Vlasov (alle sue spalle) e McNulty (maglia UAE)

Crescita stabile

Mentre si parla di Buitrago e iniziamo a fare le prime domande Kreuziger ci dice di essere in partenza per Gran Canaria. Un viaggio per rilassarsi e godersi un attimo la famiglia, prima di entrare nel vortice delle gare. Anche se, come ci dice lui stesso, la vita del diesse è 365 giorni all’anno e 24 ore al giorno

«Vero che vado con la famiglia – racconta mentre sbriga le ultime faccende prima di partire – ma a Gran Canaria ci sono anche dei corridori. Quindi mi toccherà fare dei dietro scooter, ve l’ho detto, non si stacca mai.

«E’ il terzo anno che lavoro con “Santi” (Buitrago, ndr) – ci incalza subito – e lo vedo crescere stagione dopo stagione. Sono convinto che di questa generazione di colombiani lui sia il migliore al momento. Buitrago cresce stabilmente, questo inverno l’ho visto più maturo e consapevole, è una persona diversa. Penso sia il giusto anno per raccogliere dei risultati».

Buitrago ha vinto la classifica di miglior giovane alla Valenciana
Buitrago ha vinto la classifica di miglior giovane alla Valenciana
Come lo hai visto ai vari ritiri?

A dicembre non lo abbiamo visto, è rimasto ad allenarsi a casa, in accordo con la squadra. Però quando è arrivato al ritiro di gennaio si vedeva che stava bene. In bici aveva una pedalata fluida, piena. La Valenciana (corsa che ha aperto la stagione, ndr) era il piano B. Solo che Bilbao non stava bene e allora abbiamo preferito preservarlo. 

Buitrago però ha fatto vedere ottime cose…

Conosciamo le sue caratteristiche, avevamo ipotizzato potesse rimanere con i migliori. A mio avviso McNulty e Vlasov (rispettivamente primo e terzo nella generale, ndr) sono i corridori più competitivi al momento. Il fatto che Buitrago sia rimasto con loro vuol dire che ha fatto un inverno sereno e che ha lavorato bene. C’è da dire che la UAE e la Bora non erano nel loro migliore assetto, ci sarà da aspettare corse più dure come Tirreno e Parigi-Nizza. 

Quelle potrebbero essere un bel banco di prova.

Buitrago ha in programma di andare a fare la Parigi-Nizza. Prima passerà da Andalucia, poi dalla Parigi-Nizza e infine da Ardenne e Baschi. Le classiche delle Ardenne sono un suo primo obiettivo, nel 2023 è andato alla Liegi e si è piazzato terzo. Così quest’anno ha voluto provare a fare Freccia e Liegi curandole fin da subito.

A detta di Kreuziger, Buitrago è il miglior ciclista colombiano della sua generazione
A detta di Kreuziger, Buitrago è il miglior ciclista colombiano della sua generazione
Il grande focus della stagione quale sarà?

Ha sempre avuto il sogno di mettersi alla prova al Tour de France, così quest’anno potrebbe provare a puntarci. Sarebbe anche la nostra ultima occasione per conquistare la maglia bianca con lui. Il 2024 può essere l’anno giusto, ha fatto dei grandi passi in avanti e può arrivare al Tour competitivo. Dopo si avranno le idee più chiare. Sarà tutto diverso rispetto al Giro e alla Vuelta, dove ha già corso. La Grande Boucle è stressante, tanto. Ci sono molte più cadute e bisogna farsi trovare sempre pronti. 

Lui può essere pronto?

Deve fare dei passi in avanti sulle corse a tappe, deve imparare a rimanere più concentrato e stare più vicino ai compagni. In un momento difficile avere qualcuno accanto può essere fondamentale per non perdere troppo tempo. E’ un ragazzo che tende a rilassarsi facilmente, ma se non si mette alla prova mai saprà dove deve migliorare ancora. 

La Bahrain festeggia la vittoria di Mohoric, ottenuta alla seconda tappa
La Bahrain festeggia la vittoria di Mohoric, ottenuta alla seconda tappa
A livello di prestazioni, invece?

Pochi vanno forte come lui in salita, i suoi valori sono molto alti. E’ sicuramente uno degli scalatori più forti che c’è in gruppo. Se impara anche a posizionarsi bene quando è in gara risparmia quella giusta dose di energia che può fargli fare la differenza. 

La maglia bianca sarà quindi un obiettivo?

Con l’uscita di Pogacar da questa classifica si aprono delle chance. Vero che al Tour ci sarà anche Evenepoel, quindi la lotta è comunque serrata. Non è il nostro obiettivo principale, noi andremmo, nel caso, lì con “Santi” per capire come si trova e se è una corsa adatta a lui. Noi abbiamo una squadra forte, però non siamo un team con un leader unico, ma contiamo su tanti corridori competitivi: Bilbao, Caruso, Tiberi e anche Buitrago. 

Buitrago nel 2023 alla sua seconda Liegi è arrivato terzo alle spalle di Evenepoel e Pidcock
Buitrago nel 2023 alla sua seconda Liegi è arrivato terzo alle spalle di Evenepoel e Pidcock
Affianchereste a Buitrago un corridore di esperienza?

A me piacerebbe che Caruso uscisse bene dal Giro, così magari lo convinciamo a fare il Tour. Primo perché ha vinto almeno una tappa al Giro e alla Vuelta, gli manca solo il Tour de France. E in seconda battuta, la sua presenza potrebbe essere molto utile a Buitrago. 

Come procederà la sua rincorsa al Tour?

Dopo Parigi-Nizza, Baschi e Ardenne torna a casa in Colombia e riposerà. Si allenerà un po’ a casa, tornerà in Europa per fare un ritiro con la squadra e infine passerà dal Delfinato.