Giaimi promosso in prima squadra. Tra gioia e rammarico…

Giaimi promosso in prima squadra. Tra gioia e rammarico…

06.03.2026
5 min
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La notizia gli è arrivata quasi improvvisa, cambiando non solo la sua giornata, ma tutto il suo destino di corridore. Dal 27 febbraio scorso, Luca Giaimi è entrato a far parte ufficialmente della UAE Team Emirates. Non più Gen Z, non più devo team, ma porte aperte per lo squadrone che domina il ranking, alla corte del vincitutto Pogacar e del suo apprendista Del Toro. Con il compito di lavorare per i capitani ma anche con l’ambizione, corroborata da chi quel team lo dirige, di trovarsi i suoi spazi, di cogliere le occasioni che si presenteranno perché alla UAE tutti hanno in mente un solo obiettivo: vincere.

Il corridore di Pietra Ligure è rimasto senza parole: «Ero alla Volta ao Algarve, sono venuti da me Gianetti e Matxin e mi hanno detto che ero promosso alla prima squadra. Secondo loro – prosegue – sono pronto per il passaggio immediato, pensando alle classiche soprattutto. Quindi hanno deciso che fosse ora di fare il cambio senza aspettare un altro anno. Non mi hanno detto se si era liberato un posto, mi hanno semplicemente comunicato il cambiamento. Io non stavo nella pelle…».

La notizia della sua promozione, Giaimi l'ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l’ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l'ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l’ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
Come ci sei arrivato?

Partiamo intanto dall’inverno: è cambiato lo staff che ho avuto attorno, in particolare il nutrizionista. Inoltre ho lavorato molto con un mental coach per concentrarmi sul focus su cui volevamo migliorare, su avere tutto più studiato, più preciso, così sono riuscito a viverlo più serenamente. Sono arrivato subito a gennaio con una buona condizione e sono andato subito al Tour of Sharjah con un bel podio nella prova a cronometro. Poi il Portogallo e la bella notizia.

Che sensazioni ti ha dato?

Ne sono davvero felice. In squadra volevano farmi passare subito, ma poi nel corso del 2025 avevano detto che avrei dovuto fare un altro anno nella categoria, ma l’obiettivo mio e del team era comunque di prolungare la mia permanenza facendo il salto, per fortuna è arrivato prima di quanto mi aspettassi. Significa che il mio lavoro, il lavoro della squadra è andato come volevamo.

Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire...
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire…
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire...
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire…
Cosa cambia adesso per te, considerando la tua doppia attività di stradista e pistard?

Cambierà poco nell’immediato, principalmente avrò questo mese e mezzo dedicato completamente alla strada, dato che il calendario del mese di marzo e dei primi di aprile sarà abbastanza stretto e poi vedremo dopo il periodo delle classiche del Belgio cosa riserverà il resto della stagione.

Ma ti lasciano comunque la porta aperta per la tua attività su pista e per le tue prospettive di qui a qualche anno?

Non se n’è parlato chiaramente, ma comunque credo di sì, perché il mondiale su pista è a fine stagione e non è che ci sono tanti altri appuntamenti a cui posso partecipare. Facendo solamente inseguimento e quartetto, gli eventi sono quelli che assegnano i titoli.

Tu poi comunque su strada hai anche un doppio binario che è quello di partecipare ai lavori della squadra, ma poi anche il discorso relativo alle cronometro…

Sì, quello sicuramente sarà uno dei punti su cui continueremo a lavorare e sul quale stiamo investendo tanto anche con la squadra e i risultati già negli Emirati si sono visti. Giustamente la prima cosa è lavorare bene per le corse su strada, le classiche, per migliorare quelle che sono le mie caratteristiche, come passista o semivelocista, poi le cronometro. Ma altra cosa importante sarà fare anche un buon lavoro per la squadra, considerato che ha grandi campioni per le classifiche generali delle prove a tappe e dovremo riuscire a supportare loro.

Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest'anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest’anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest'anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest’anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Potrai nutrire tue ambizioni, soprattutto in certe corse?

Sì, credo di sì. In Algarve ho avuto l’opportunità sia di lavorare che di imparare come muovermi all’interno del gruppo WorldTour che non è certo la stessa cosa di una corsa normale. Adesso avrò la Tirreno-Adriatico dove ancora non so che compiti avrò. Si lavorerà per Del Toro e McNulty, poi vediamo cosa si deciderà di tappa in tappa.

Che cosa prevede il tuo programma dopo la Tirreno?

Andrò in Belgio a correre alcune classiche, di preciso ancora non so quali corse. Tutto dipenderà da come esco dalla Tirreno e dai corridori che saremo su in Belgio. Chi avrà la miglior condizione credo sarà colui che parteciperà a determinate corse.

Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Che emozioni e speranze ti dà andare a correre lì, nella patria del ciclismo, in questa nuova veste?

Io sono sempre molto contento di andare a correre in Belgio, sono le corse che più mi emozionano durante la stagione. Sono un po’ rammaricato che quest’anno le corse under 23 come Roubaix o Gand-Wevelgem non le potrò fare, ma del resto potrò partecipare alle grandi corse World Tour e giustamente non vedo l’ora di andare a correre là e iniziare a fare le mie esperienze.

Ora la categoria puoi guardarla dal di fuori: che cosa pensi del fatto che per i corridori WorldTour, anche se under 23, sono chiuse le porte delle prove titolate?

E’ una bella domanda. Adesso che sono di qua dico che è penalizzante per chi ha la mia età, ma fino a che ero di là dicevo: «Com’è possibile che i corridori WorldTour alla fine fanno calendario WorldTour, dove la crescita è un po’ diversa, e poi vengono a correre con noi under?». Dipende sempre da quale punto di vista vedi la questione. Ora lo vedo un po’ una perdita, perché avevo lavorato sodo anche per le cronometro e uno dei miei obiettivi iniziali della stagione era quello di partecipare alle prove titolate contro il tempo. Ma ce ne saranno altri, indietro non si torna…

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026

Maestri e un viaggio nel talento di Belletta, ancora da svezzare

05.03.2026
6 min
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Mirco Maestri sta contando i giorni che mancano alla Milano-Sanremo come un innamorato sfoglia i petali delle margherite. In mezzo ci sarà la Tirreno-Adriatico, che scatterà da Camaiore lunedì 9 marzo: «La più difficile delle corse a tappe che abbia mai fatto», così la descrive il corridore della Polti VisitMalta. Si tratta di lavorare sodo, recuperare bene, correre mettendocela tutta e ripetere. Così fino al Giro d’Italia, poi si tira il fiato e sarà il tempo di bilanci. Maestri è uno dei più esperti all’interno del team di Ivan Basso, i diesse e lo staff ne riconoscono il valore e i giovani lo seguono

«La squadra gira bene – racconta Mirco Maestri da casa – abbiamo raccolto qualche buon risultato. Ogni anno è peggio, la caccia ai punti è spietata e non si può sbagliare nulla. Si deve partire con la mentalità giusta, vincere o almeno andarci vicino è l’obiettivo in ogni gara. Però sono contento, siamo riusciti a ingranare bene. I giovani si sono subito ambientati e anche i più esperti stanno dando il loro contributo. Di solito mi piace essere autocritico, ma se il buongiorno si vede dal mattino…».

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, Giro di Sardegna 2026
Mirco Maestri dopo le fatiche, utili, del Giro di Sardegna prepara Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo
Mirco Maestri, Polti VisitMalta, Giro di Sardegna 2026
Mirco Maestri dopo le fatiche, utili, del Giro di Sardegna prepara Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo

Rifinitura

La settimana di Maestri trascorre tra il recupero post Giro di Sardegna e la preparazione alla Tirreno-Adriatico. Solita routine, ci dice, con allenamenti di qualità e non di quantità. Dietro moto e intensità alta, con il mirino puntato sulla Corsa dei Due Mari. 

«Aver fatto una corsa a tappe di cinque giorni già a inizio stagione – ci dice Maestri – vuol dire aver messo nelle gambe un bel blocco di lavoro. Ora si tratta di mantenere alta la condizione. Adesso si chiama supercompensazione, quando ho iniziato ad andare in bici si diceva “tenere allenata la gamba”. Non cambia il succo del discorso, voglio arrivare pronto alla Tirreno e poi alla Sanremo. Sono due gare che amo molto, mi piacerebbe ritagliarmi il mio spazio».

«L’anno scorso a Trasacco – ricorda – sono andato davvero vicino alla vittoria. Peccato perché arrivo sempre al 99 per cento, manca sempre quell’uno. Dicono che provandoci e riprovandoci prima o poi arrivi, ma le stagioni passano (ride, ndr)».

Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, stagione 2026
Dario Igor Belletta arriva dall’esperienza al devo team Visma e l’anno in Solme Olmo ed è uno dei volti nuovi delle Polti Visit Malta
Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, stagione 2026
Dario Igor Belletta arriva dall’esperienza al devo team Visma e l’anno in Solme Olmo ed è uno dei volti nuovi delle Polti Visit Malta
A proposito di giovani, durante una delle prime interviste della stagione Giovanni Ellena ha detto di aver visto in Dario Igor Belletta qualcosa di speciale…

Ha dei numeri pazzeschi e non intendo in termini di watt o di watt per chilo, ma in un senso generale, come si muove in gruppo e il modo in cui corre. Nella prima gara si è fatto trovare subito pronto. Si deve fidare di più di noi, arriva da un contesto diverso, da un devo team e ora è in una professional. Qui siamo una famiglia, c’è un gruppo affiatato che è anche la nostra forza. 

Sono passati pochi mesi, si deve ancora ambientare?

Sicuramente e, da questo punto di vista, spetta a noi farlo entrare ancora di più nei meccanismi, dobbiamo essere un esempio. Quando sono passato professionista il mio primo “vecchio” è stato Sonny (Colbrelli, ndr), da lui ho imparato tantissimo. Mi ha insegnato come si corre e cosa vuol dire fare questo lavoro. Ora tocca a me con i giovani, è un ruolo che mi piace parecchio. 

Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli, dimostrando di saperci fare in certe situazioni di gara
Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli, dimostrando di saperci fare in certe situazioni di gara
Da cosa dici che Belletta è sul pezzo?

Il modo in cui si muove in gara. Abbiamo anche Dario Giuliano, francese classe 2005, pure lui è uno che sa cosa fare. Li vedi che limano, corrono nelle prime posizioni del gruppo, si mettono a disposizione. 

Si vede che un ragazzo come Belletta è cresciuto in un devo team?

Sì, gli hanno insegnato tanto dal punto di vista tattico. A Valencia, nella prima gara, ci sono stati dei ventagli e lui era tra i primi. Questo vuol dire avere gambe, ma anche testa. Si vede che non dorme. Si capisce che arriva da una squadra dove si pretendevano già certe cose.

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026
Mirco Maestri è una figura di grande importanza all’interno del team di Basso, un anello di congiunzione tra giovani, corridori esperti e staff
Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026
Mirco Maestri è una figura di grande importanza all’interno del team di Basso, un anello di congiunzione tra giovani, corridori esperti e staff
E’ più avanti di altri…

Era abituato a certe dinamiche: preparatore, nutrizionista, cuoco. Quando parliamo di ciclismo e allenamento vedi che ne sa. Forse si potrebbe dire che è quasi esagerato.

In che senso?

Non lui, ma l’approccio che hanno i devo team. Ti insegnano tanto ma poi ognuno ci deve mettere del suo, altrimenti c’è il rischio di vedere tanti piccoli robot. A mio avviso entrare da giovane in certi meccanismi alza il rischio di sentirsi soli. Invece nel ciclismo il fattore squadra conta tanto, soprattutto a 18 o 19 anni. 

Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, Trofeo Laigueglia 2026
Al momento il calendario di Belletta è proporzionato alla sua condizione e preparazione, qui in azione al Trofeo Laigueglia corso ieri
Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, Trofeo Laigueglia 2026
Al momento il calendario di Belletta è proporzionato alla sua condizione e preparazione, qui in azione al Trofeo Laigueglia corso ieri
Esistono anche i caratteri.

Vero, però se già da giovane ti abitui a vedere i tuoi compagni di squadra in ritiro e poi quando corri è difficile creare la giusta alchimia. Questo in Belletta, ma anche in altri ragazzi passati dai devo team, lo vedo, devono imparare a fidarsi. E’ giusto che un devo team ragioni in un certo modo, ma si deve anche capire cosa e quanto prendere. 

Ad esempio?

Vanno bene i dati, il nutrizionista, il preparatore, il cuoco, ma non devi farti inghiottire da questo mondo. Anche lasciare giù il telefono e non concentrarsi sempre sulla bici e l’analisi dei numeri è importante. Il rischio è di entrare in un confronto diretto e costante, dove si mette in dubbio quello che si sta facendo. Per questo per i giovani è sempre più importante avere un sostegno psicologico, noi compagni possiamo dare una mano ma non sempre basta. 

Quanto pensi che Belletta sia più avanti rispetto ai suoi coetanei?

Tanto, ma non dobbiamo farci ingannare. E’ giusto che faccia ancora esperienze intermedie, come fatto fino ad adesso. Magari poi farà comunque esperienze in corse importanti, ma sempre con i giusti passi e compiti.

Camerino, presentazione tappa Tirreno Adriatico 2026, Giulio Pellizzari

Camerino chiama, Pellizzari risponde. E Scarponi che sorride…

26.02.2026
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Il 16 marzo del 2009 era di lunedì e fra i tifosi assiepati sullo strappo di Camerino, un giovanissimo Pellizzari aveva appena assistito alla vittoria di Scarponi nella sesta tappa della Tirreno-Adriatico, probabilmente senza rendersi conto della scena. Giulio aveva sei anni, Michele ne avrebbe compiuti 30 di lì a pochi mesi e si stava rilanciando verso la seconda parte della carriera. Piazza Cavour era un ribollire di tifosi al cospetto del campione che si era lasciato dietro Garzelli, Basso e Di Luca: il giorno perfetto nel posto perfetto.

Dieci anni dopo, di quella bellezza non c’era più niente. Scarponi era stato ucciso nella primavera del 2017 e il terremoto si era portato via la bellezza di Camerino. Ritrovarsi a Piazza Cavour per scoprire una targa dedicata a Michele, fra impalcature e puntelli, sembrò un magro risarcimento per la memoria. Era il 16 marzo del 2019, Pellizzari aveva sedici anni e per un insolito gioco del destino quest’anno quel traguardo lo vedrà impegnato in prima persona. Accadrà il 14 marzo, di sabato. E sarà inevitabile, per chi c’era e ha vissuto gli altri capitoli di questa storia, non tornare a quei giorni.

Il debutto della Tirreno

Il 21 febbraio, sabato scorso, la San Severino-Camerino (sesta tappa della Tirreno-Adriatico) è stata presentata nell’Auditorium Benedetto XIII di Camerino, lo stesso in cui due anni fa Pellizzari fu accolto dopo il Giro d’Italia (in apertura, immagine del Comune di Camerino). Quando lo chiamiamo, Giulio è a casa e parlare della tappa di qui lo emoziona e anche per questo cerca di starne alla larga. Sa che le attese sono alte e anche che i suoi obiettivi più importanti arriveranno dopo: meglio tenere i piedi per terra ed evitare i voli pindarici.

«Non ho mai corso la Tirreno-Adriatico – racconta – ma l’ho sempre vista fin da quando ero piccolo. Partecipare sarà bello e sarà anche meglio farlo nella tappa regina, che arriva a casa mia. Non sento tanto le attese, non ancora. So che alla fine sarà una corsa importante, ovvio che voglio fare bene, però i miei obiettivi sono più avanti. Per questo ho predicato di tenere la calma. Verrà una tappa durissima, però per le mie caratteristiche non è il massimo. Sono i classici muri marchigiani, alla fine vincerà un corridore forte, però diciamo che io sono più per le salite più lunghe. Anche per questo, cerco di vivermela bene».

Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla
Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla
Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla
Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla

Il primo Sassotetto

La salita lunga quel giorno ci sarà e anche quella ricorderà Scarponi, vista la stele a lui dedicata sulla cima. Arrivato a Sarnano infatti il gruppo prenderà la via di Sassotetto: 13,1 chilometri con dislivello di 965 metri fino a quota 1.465. Il Giro d’Italia c’è passato davanti lo scorso anno e quel giorno in gruppo c’era anche Pellizzari. Anche se il ricordo che più incuriosisce in un ragazzo nato all’ombra dei Monti Sibillini è quello della prima volta.

«Credo che sia stato il 4 maggio del 2020 – al ricordo sorride – quando ci permisero di riprendere le bici dopo il lockdown. Lo feci pure da Sarnano ed è stato bello, soprattutto perché uscivamo dal periodo del Covid. C’era una giornata splendida di sole e mandai una foto a Massimiliano Gentili, con sopra scritto Sassotetto. Fu liberazione e insieme anche una conquista».

Questa la stele per Scarponi inaugurata da Nibali sul Sassotetto nel 2021
Questa la stele per Scarponi inaugurata da Nibali sul Sassotetto nel 2021

Camerino che rinasce

La tappa non gli si addice, però intanto la scorsa settimana Pellizzari è andato a provare l’arrivo nel cuore di Camerino. E per la gente di lì vederlo spuntare fra vicoli e cantieri è stato un grido di guerra e insieme il segno della rinascita.

«Mi ha fatto un bel effetto tornare in centro – racconta Pellizzari – vedere i lavori che stanno andando avanti e rivedere le strade dove sono cresciuto. La città sta cambiando. Ogni volta che torno, trovo nuove gru ed è un bel segno, anche perché stavolta ne ho viste davvero tante, mai viste così tante, che a contarle perdi il conto. Piano piano, Camerino sta tornando. Ai miei tifosi ho cercato fino all’ultimo di impedire di fondare un fan club, ma ormai è arrivato il momento di averlo. Non ho niente contro (sorride, ndr), sono le cerimonie e le feste di fine stagione che mi mettono in difficoltà».

Alla serata di Camerino c'erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario strordinario Castelli
Alla serata di Camerino c’erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario straordinario alla ricostruzione Castelli (immagine Comune di Camerino)
Alla serata di Camerino c'erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario strordinario Castelli
Alla serata di Camerino c’erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario straordinario alla ricostruzione Castelli (immagine Comune di Camerino)

Il senso di famiglia

L’ultimo pensiero per la tappa di Camerino porta con sé sorrisi e scaramanzia. «Non ricordo quel giorno di sedici anni fa, ma la foto di Scarponi con le braccia alzate a Camerino l’ho vista ovunque. Tra l’altro vinse davanti a nomi importanti, mi sembra Garzelli e Basso. E’ un po’ come vincessi io davanti a Del Toro e Jorgenson. Nomi importanti, quindi quell’arrivo fa un certo effetto. Se mi farebbe schifo un arrivo del genere? Bè, proprio no (ride, ndr)».

La preparazione procede bene. Alla Valenciana si è sentito bene, poi ha recuperato un po’ e adesso fa rotta sulla Strade Bianche e poi la Tirreno. «Mi sto allenando – dice – la gamba è buona. Alla Strade Bianche si farà corsa per me, avremmo avuto Van Gils, ma è caduto, quindi dovrò fare il massimo per la squadra. Lo faccio volentieri, siamo molto legati tra noi corridori e lo staff e questo per me fa la differenza. L’ambiente familiare è importante, allo stesso modo in cui ogni due o tre giorni continuo a sentirmi con Massimiliano Gentili. Ogni volta che torno usciamo insieme in bicicletta. Credo che quello con lui sia un rapporto che resterà per sempre».

Fan Club Pellizzari a Madrid

Camerino attende già Pellizzari, nel ricordo di Scarponi

19.02.2026
5 min
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Sabato 14 marzo andrà in scena la penultima tappa della Tirreno-Adriatico, con partenza da San Severino Marche e arrivo a Camerino. 188 chilometri con quasi 4.000 metri di dislivello tra i muri marchigiani che, molto probabilmente, decideranno la classifica generale. Manca meno di un mese, ma la cittadina che ospita il traguardo è già pronta ad accogliere i corridori, specialmente uno: Giulio Pellizzari

Il giovane scalatore della Red Bull Bora Hansgrohe è infatti è l’enfant du pays, nato e cresciuto a Camerino, e quel giorno ci saranno ad attenderlo e a spingerlo tutti i suoi tifosi. In prima fila, a coordinare ed organizzare il tifo, ci sarà Sandro Santacchi, dirigente dell’ASD Avis Frecce Azzurre, società che per l’occasione ha anche creato una t-shirt dedicata al “Duca di Camerino”. Lo abbiamo contattato per farci raccontare come si stanno preparando al grande evento, nella cittadina che dopo dieci anni si sta finalmente rialzando dalla distruzione del terremoto.

Sandro Santacchi, Giulio Pellizzari
Sandro Santacchi con Giulio Pellizzari a Madrid alla fine della scorsa Vuelta
Giulio Pellizzari, Sandro Santacchi
Sandro Santacchi con Giulio Pellizzari a Madrid alla fine della scorsa Vuelta
Sandro, il 14 marzo sarà una data importante per la città…

Per noi che seguiamo Giulio il fatto che una tappa arrivi a Camerino è un evento. C’è molta fibrillazione, stiamo cercando di organizzare al meglio il tifo. Senza però mettergli addosso troppo peso, visto che anche per lui sarà una giornata molto particolare.

Quando è stata l’ultima volta che una tappa della Tirreno è arrivata a Camerino?

Il 16 marzo 2009, anche quella volta decisiva per la Tirreno-Adriatico, e vinse Michele Scarponi, che poi fece sua anche la classifica generale. Da quel giorno tra lui, la nostra città e le Frecce Azzurre si è creato un rapporto particolare, perché lui considerava quella vittoria molto importante. Arrivava dopo il periodo difficile della squalifica, vicino a casa sua, l’unica vittoria della sua carriera nelle Marche. Infatti Michele in seguito è venuto al nostro evento, la Granfondo di Terre dei Varano. Di quel giorno abbiamo anche una foto di Giulio, ancora bambino, portato dal papà a conoscere Scarponi.

Un rapporto che, seppur in altre forme, continua ancora oggi.

Dopo la disgrazia di Michele, l’affetto della città si è rovesciato sulla famiglia, in particolare sul fratello Marco e sulla sua Fondazione, a cui ora è molto vicina anche la famiglia Pellizzari. Il traguardo della tappa del 14 marzo è lo stesso dove vinse Scarponi 17 anni fa, in una Piazza Cavour piena di cantieri, ma con tanta speranza, per cui davvero ci sono tutti gli ingredienti per vivere una giornata speciale, comunque vadano le cose.

E voi sarete lì tutti con la maglia che avete creato per l’occasione. Ce ne parli?

E’ una maglia che celebra la vittoria di Giulio alla Vuelta dell’anno scorso. Il colore, un blu scuro che sembra quasi nero, l’ha scelto lui, è stata realizzata in accordo con la famiglia. Collaboriamo su tutti questi aspetti, cerchiamo di gestire le informazioni che escono su di lui, in modo che siano affidabili, stiamo creando il sito ufficiale. Non siamo un fan club vero e proprio perché Giulio non vuole che si chiami così, dal momento che è molto umile, ma di fatto lo è. 

Maglia Fan Club Pellizzari a Camerino
La maglia celebrativa realizzata dall’Asd Frecce Azzurre in collaborazione con la famiglia Pellizzari
Maglia Fan Club Pellizzari a Camerino
La maglia celebrativa realizzata dall’Asd Frecce Azzurre in collaborazione con la famiglia Pellizzari
La maglia si può ancora acquistare? Se sì, dove?

E’ ancora disponibile online sulla pagina Facebook Giulio Pellizzari fanpage, ne abbiamo già vendute molte a Camerino ma anche altrove. Ne avremo anche in loco il giorno della corsa, e anche sabato prossimo alla presentazione della tappa qui a Camerino, dove tra l’altro ci sarà anche Giulio.

Ci racconti qualcosa di lui? 

Io personalmente lo seguo fin da quando era piccolo. E’ come lo si vede in tv, sempre sorridente, coraggioso nelle dichiarazioni come in gara. Se sta bene prende e attacca, non ha paura. La cosa importante da far capire è che è davvero come appare, ha quel carattere lì, aperto e solare.

Camerino, Giulio Pellizzari, 28 maggio 2024
Così Pellizzari è stato accolto a Camerino dopo lo scorso Giro d’Italia, simbolo della cittadina che lotta per rinascere
Camerino, Giulio Pellizzari, 28 maggio 2024
Così Pellizzari è stato accolto a Camerino dopo lo scorso Giro d’Italia, simbolo della cittadina che lotta per rinascere
Pellizzari è il primo professionista di Camerino, giusto?

Esatto. Suo padre ha corso in bici da giovane fino ai dilettanti, suo fratello Gabriele fino agli U23. Ma Giulio è il nostro primo professionista, e per noi è incredibile. Fino agli allievi non era un vincente, anzi spesso non finiva nemmeno le gare. Si è sviluppato un po’ tardi, infatti poi dagli Juniores è stato un crescendo continuo. Questo può essere un insegnamento importante anche per gli altri ragazzi. Una carriera si può costruire anche col tempo, l’impegno e la determinazione, senza fretta e senza buttarsi giù.

Sandro, ultima domanda. Ci racconti com’è questo famoso arrivo di Camerino?

Dopo il primo passaggio in centro città i corridori entreranno in un circuito di circa 30 chilometri da fare due volte. Gli ultimi 3.000 metri sono una rampa al 12% di media, con un tratto facile in mezzo, quindi con tratti che superano il 20%. Quella strada è una scorciatoia che sale dritta per dritta in cima al colle di Camerino. Noi ci saremo lì in prossimità dell’arrivo, organizzati con grigliata e panini, e cercheremo di incitarlo con tutto il nostro affetto.

Tirreno-Adriatico 2025 ,Andrea Vendrame

Vendrame va al Catalunya e la Classicissima la guarda in tivù

20.03.2025
4 min
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La tappa di Colfiorito dell’ultima Tirreno-Adriatico era lunga 239 chilometri. Pioveva da tutto il giorno e quando i più forti si sono presentati nello stretto arrivo, il solo capace di nascondersi e saltare fuori al momento giusto è stato Andrea Vendrame (foto di apertura). Pioveva anche a Sappada, lo scorso 24 maggio, quando il trevigiano conquistò la tappa del Giro a capo di 147 chilometri di fuga.

Vendrame sa vincere quando il tempo è brutto. E dato che sabato alla Milano-Sanremo si annuncia pioggia, sembra veramente strano che la Decathlon-Ag2r abbia deciso di non portarlo. Fra Bennett (il solo dei 7 prescelti ad aver vinto: due tappe al Tour de la Provence, categoria 2.1), De Pestel, Gautherat, Gudmestad, Lafay, Naesen e Paret Peintre un posto per l’unico italiano della squadra, per giunta vincente nel WorldTour e in condizione, non si trovava?

Al Giro d’Italia 2024, la vittoria di Sappada era già venuta a capo di una giornata sotto la pioggia
Al Giro d’Italia 2024, la vittoria di Sappada era già venuta a capo di una giornata sotto la pioggia

Emozioni e imprevisti

Ovviamente si tratta della considerazione di chi scrive, perché Vendrame sa stare al suo posto e non si lamenta. Ha imparato a godere delle conquiste raggiunte, progettandone di nuove, in questo suo correre fatto di emozioni e grandi scariche di adrenalina. Il periodo gli è favorevole, non era andata male neppure alla Strade Bianche, secondo migliore italiano al traguardo: un secondo più lento di Formolo.

«Ma quella è una corsa dai mille imprevisti – racconta – abbiamo visto i risultati e le foto. Tante cadute, tante forature, un disastro tutta la giornata. Purtroppo sul Sante Marie, ero ruota di Pello Bilbao e mi sono mancati quei 30-40 metri per scollinare con il primo gruppo. Però la condizione si è vista ed è buona. Alla Tirreno l’obiettivo era la tappa di Colfiorito ed è andata di lusso».

Anche nella tappa di montagna del sabato verso Frontignano, Vendrame ha ritentato la fuga
Anche nella tappa di montagna del sabato verso Frontignano, Vendrame ha ritentato la fuga

L’estro di Bettini

Emozioni e imprevisti sono il soggetto di una sua riflessione social, che ci è parsa interessante da approfondire. Nel ciclismo dei numeri esatti, dei test, dei rapporti fra chili e watt che smontano qualsiasi sogno, leggere di uno che parla di emozioni e imprevisti ti fa credere nuovamente nelle favole. Soprattutto uno che sta lì e le corse se le gioca col duro lavoro, ma anche la scaltrezza di azzeccare la mossa giusta al momento giusto. Uno come Bettini, facendo tutte le proporzioni: uno che non vince solo con le gambe, ma anche con lo spirito.

«L’imprevisto a Colfiorito – spiega – vista la lunghezza della tappa, è stata la pioggia. Però è andato tutto bene, bisognava mantenere la calma nel finale e gestirla al meglio. Sapevo di avere una buona condizione, la gamba c’era e infatti ci ho riprovato anche nei giorni successivi. Però vi confermo che la testa conta tanto.

«Se hai una mentalità forte, è fatta al 90 per cento. Bisogna mantenere la calma, sapersi gestire e non farsi prendere dal panico. Il giorno di Trasacco, quando ha vinto Kooij, ero rimasto tagliato indietro e ad inseguire da solo, mi sarei finito. Invece la fortuna ha voluto che Landa davanti abbia bucato, sia stato ripreso e poi la squadra lo ha portato ancora sui primi. E io da disperso che ero, alla fine sono arrivato sesto».

Da solo sui tornanti del Monte Grappa al Giro del 2024: Vendrame ama andare all’attacco
Da solo sui tornanti del Monte Grappa al Giro del 2024: Vendrame ama andare all’attacco

Dal Catalunya al Giro

L’imprevisto sarebbe a questo punto essere schierato per la Sanremo, ma in apparenza non sono state previste eccezioni, a meno di ripensamenti nelle prossime ore.

«Per cui per ora la Sanremo resta un sogno – chiude Vendrame – perché la squadra mi ha comunicato da tempo che non l’avrei fatta. Da programma sono previsto al Catalogna, ma è chiaro che essendo l’unico italiano del team, un po’ dispiaccia. Per questo poi comincerò a pensare al Giro d’Italia, l’obiettivo principale dell’annata, dove correrò per vincere una tappa».

Obiettivo maglia rosa: la Tirreno rafforza le ambizioni di Ayuso

18.03.2025
6 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il tempo di ribadire che nella giornata di svago ad Ancona non avrebbe fatto null’altro che starsene a letto e semmai fare una breve passeggiata, poi Juan Ayuso ha lasciato la Tirreno-Adriatico con il sorriso appagato. Dopo il successo di Frontignano ha spiegato quanto sia difficile essere un corridore di vertice, dopo la vittoria finale (in apertura stringe il trofeo ricevuto da Stefano Allocchio) ha tracciato invece un primo bilancio con lo sguardo verso il Giro d’Italia.

Juan ha vinto, nessuno è parso in grado di mettere in discussione la sua vittoria, ma non ha schiacciato i rivali. La classifica corta ha reso necessario lottare su ogni traguardo senza dare mai nulla per scontato e grazie a questo la corsa è parsa molto interessante. Al punto da concedere una chance al miglior Ganna, che fino all’ultimo è rimasto in lotta per la maglia di ledaer.

Il duello Ayuso-Ganna si è risolto in montagna e solo in extremis. I due vengono entrambi dal Team Colpack
Il duello Ayuso-Ganna si è risolto in montagna e solo in extremis. I due vengono entrambi dal Team Colpack
Prima della Tirreno avevi detto che ci sarebbe stato spazio per crescere, credi di averlo fatto in questa settimana?

Molto, anche mentalmente, soprattutto con queste tappe di freddo e pioggia. Non mi era capitato tanto spesso di correre in condizioni simili. Una volta l’anno scorso, sempre qui alla Tirreno (la tappa di Gualdo Tadino, vinta da Bauhaus, ndr). Poi ricordo un giorno al Catalunya, con un meteo davvero difficile. Qui invece le condizioni sono state impegnative ogni giorno e sono certo che mi aiuteranno a migliorare, soprattutto in vista del Giro. Perché probabilmente a maggio ci saranno giornate come queste, cui devo abituarmi.

La tua tattica è stata piuttosto semplice: una grande crono e poi il tutto per tutto in salita. Hai temuto che potesse non riuscire?

Sì, certo. Ci sono stati momenti difficili, soprattutto per il freddo. Dopo la tappa di Colfiorito e i suoi 239 chilometri, ho pensato che non potesse andare peggio di così. Invece il giorno dopo, in discesa, faceva ancora più freddo. Per fortuna vedere che anche gli altri soffrivano mi ha aiutato a superare il momento di difficoltà. Come ho detto, anche questo è un percorso di apprendimento e quelli sono stati momenti delicati che sapevo di dover superare. Invece, parlando di gambe, mi sono sentito abbastanza bene per tutta la settimana. Sapevo che dovevo rimanere concentrato e aspettare la tappa di montagna.

Quanto è stato importante essere l’unico leader della squadra ed esserlo anche al Giro d’Italia?

Per me è sempre una questione di prestazioni e di essere il miglior corridore possibile. In questa squadra, ogni occasione che si presenta deve essere sfruttata al meglio, perché abbiamo tanti corridori che possono provare a vincere. L’anno scorso sono andato al Tour, ma è stato diverso. Nella sfida più grande della stagione, si doveva lavorare per un compagno di squadra e non sono abituato a farlo. Poi mi sono ritirato per il Covid ed è finita lì. Quando c’è Tadej, il migliore del mondo, dobbiamo correre per lui. Quest’anno però avrò anche io un grande obiettivo e mi piace molto sentire questo tipo di pressione.

Partenza del Tour 2024 da Firenze. Ayuso dovrà correre per Pogacar: un ruolo in cui non si troverà a suo agio
Partenza del Tour 2024 da Firenze. Ayuso dovrà correre per Pogacar: un ruolo in cui non si troverà a suo agio
In questi giorni è parso evidente l’ottimo rapporto che hai con Isaac Del Toro, sembra che siate anche buoni amici. Questo aiuta quando si è in corsa?

Issac mi aveva già aiutato molto in questa corsa l’anno scorso, poi non ci siamo più visti molto. Quest’anno, tranne Laigueglia, ho corso sempre con lui ed è stato di grande aiuto. Gli sono grato. Saremo insieme anche al Giro e credo che ci sosterremo a vicenda. Spero di ritrovarlo anche nella seconda parte di stagione, così anche io potrò aiutarlo a vincere.

Al Giro ci saranno altri rivali, il primo nome che salta agli occhi è Roglic. Preparando la corsa studierai i tuoi rivali oppure rimarrai concentrato unicamente su te stesso?

Da un lato, credo che ci si debba concentrare solo su se stessi, perché non si può controllare quello che fanno gli altri. Però devi anche conoscere i loro punti di forza e di debolezza per poterti adattare e cercare di batterli. Ho corso contro Roglic in tutte le condizioni atmosferiche, alla Vuelta e anche al Tour e mi ha sempre battuto (ride, ndr). Quindi, da questo punto di vista, la sfida non sarà a mio favore, ma spero di poterlo affrontare.

Un giornale spagnolo ha titolato: Ayuso, il Pogacar spagnolo. Ti piacciono certi accostamenti?

Da un lato è bello, perché dice che io sarei simile al miglior corridore della storia. D’altra parte però, non mi piace. Non perché soffra il confronto, perché hanno già parlato di me come del nuovo Indurain e del nuovo Contador. Semplicemente preferisco non essere paragonato a nessuno, perché tutti questi corridori sono stati migliori di me. Vorrei essere semplicemente me stesso, vincere le gare che devo vincere e perdere le gare che devo perdere. Sempre come Juan Ayuso. 

Le tappe di Colfiorito e Trasacco hanno messo a dura prova la sopportazione del freddo di Ayuso
Le tappe di Colfiorito e Trasacco hanno messo a dura prova la sopportazione del freddo di Ayuso
E’ vero, come ha detto il tuo diesse Guidi, che lo scorso inverno hai ragionato con la lungimiranza del vero leader?

Mi sono concentrato di più sul quadro generale, sul grande obiettivo: il Giro. Sto correndo poco. Ora andrò al Catalunya e poi basta. Forse si potrebbe pensare che abbia le gambe per andare ai Paesi Baschi e vincere, ma il Giro comanda su tutto. Per cui ora devo recuperare, dare tempo al mio corpo di assimilare gli sforzi e poi dedicarmi a un altro ritiro in altura per sistemare i dettagli. E’ stato l’inverno in cui ho lavorato di più, al punto che a gennaio ero già al peso forma, che ho sempre raggiunto un paio di mesi più avanti.

Hai già provato qualche tappa del Giro?

La tappa di Siena, quella delle strade bianche, che per noi corridori di classifica sarà cruciale e anche pericolosa. Poi ho visto la cronometro di Pisa, che è molto lunga e sicuramente farà delle grandi differenze. Penso che non ne vedrò altre, anche perché le montagne al momento sono ancora piene di neve.

Dopo Frontignano hai parlato della grande attenzione all’alimentazione: è davvero così estrema?

Si deve controllare tutto, vietato prendere cibo da asporto, ad esempio, perché non possiamo sapere come sia preparato. Credo che quando finirò il Giro, me ne starò per un po’ di tempo senza stress, mangiando cose normali. Ma per il resto non è così difficile, ci sono abituato. Non si tratta solo di riso bianco e uova. Gli chef del team fanno ricette molto buone e rendono tutto molto meno pesante.

Il giovane Del Toro è stato decisivo nella tappa di montagna e sarà con Ayuso anche al Giro
Il giovane Del Toro è stato decisivo nella tappa di montagna e sarà con Ayuso anche al Giro
Ti senti parte del gruppo importante, di quelli che vengono guardati con più rispetto?

Quando hai più gambe, tutto viene più facilmente. In gruppo facciamo tutti lo stesso lavoro, siamo su una bici e cerchiamo di ottenere i migliori risultati possibili. Anche se sanno che sei un corridore molto forte, nessuno ti regala niente e per questo devi lavorare sodo. Quindi per un verso non cambia molto, ma se alla fine della salita ho un po’ più di potenza per fare la differenza, allora le cose sono davvero differenti.

Tiberi, lavori in corso e primi assaggi di Giro contro Ayuso

17.03.2025
4 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Al chilometro 103,4 dell’ultima tappa alla Tirreno-Adriatico si è verificato quello che Antonio Tiberi aveva intuito da tempo. Il solo modo per cui Ganna avrebbe potuto guadagnare il secondo che lo divideva dal secondo posto nella generale dopo l’arrivo di Frontignano era quello sprint. Il lavoro della Ineos Grenadiers lasciava presagire il piano. Sono cose che di solito non si fanno: l’ultima tappa si è sempre considerata inspiegabilmente una passerella. In nome di questo a Mikel Landa al Tour del 2017 fu impedito di attaccare il terzo posto di Bardet, da cui lo divideva appena un secondo. Il suo capitano Froome, che quel Tour lo stava vincendo, si espresse a favore del bel gesto. Invece Ganna non si è rassegnato, ha lottato ed è andato a prendersi il piazzamento.

Tiberi ha provato a difendersi. Ha chiesto a Pasqualon di impegnarsi nella volata e poi l’ha fatta a sua volta, piazzandosi al terzo posto dietro Ganna e Milan, subito prima del compagno che gli ha lasciato strada. Sul podio finale della Corsa dei Due Mari, dietro Ayuso si sono ritrovati così Ganna a 35 secondi e Tiberi a 36. «Diciamo che è quasi impossibile – dice dopo l’arrivo dell’ultima tappa – riuscire a difendere un secondo da un uomo come Ganna su degli sprint così. Anzi sono contento di essere riuscito a guadagnare un secondo, quindi alla fine sono contento».

Nella crono di Lido di Camaiore, Tiberi ha colto il 4° posto a 27″ da Ganna, solo 6″ peggio di Ayuso
Nella crono di Lido di Camaiore, Tiberi ha colto il 4° posto a 27″ da Ganna, solo 6″ peggio di Ayuso

La Tirreno del 2024

Il punto di partenza era il risultato dello scorso anno, il piazzamento a più di 8 minuti da Vingegaard. E’ innegabile che il 2025 abbia mostrato finora un Tiberi più solido, capace di assorbire meglio i carichi di lavoro e di prendere l’iniziativa.

«Avevo buone sensazioni e ambizioni per questa Tirreno-Adriatico – spiega – volevo fare bene. Non solo per la gara in sé, ma anche per le prossime. La gara ha seguito uno schema simile a quello dell’anno scorso, a partire dalla cronometro di apertura. L’anno scorso ho faticato più di quanto mi aspettassi, perché la Tirreno fu di fatto la prima gara della stagione dopo la cancellazione della Ruta del Sol. Questa volta, ho avuto un inizio migliore in Portogallo, sentendomi sempre meglio con il passare delle tappe».

Arrivo in salita di Frontignano, Tiberi arriva al 5° posto 20″ dopo Ayuso
Arrivo in salita di Frontignano, Tiberi arriva al 5° posto 20″ dopo Ayuso

Prestazioni in crescendo

Quarto dopo la crono di Lido di Camaiore, 28″ alle spalle di Ganna, appena 6″ alle spalle di Ayuso. Quinto a Frontignano, 20″ alle spalle di Ayuso. I due si ritroveranno al Giro d’Italia, in cui saranno entrambi leader delle rispettive squadre. Che cosa ha detto la Tirreno-Adriatico al corridore del Team Bahrain Victorious?

«Sicuramente il bilancio di questa Tirreno è positivo – spiega – soprattutto rispetto a come è andata lo scorso anno. Sono molto contento di come è iniziato il 2025, lo valuto in modo positivo in vista del Giro. La crono era lunga solo 10 chilometri, quindi è stata uno sforzo diverso rispetto a quello cui sono abituato. Ieri ho cercato di fare la salita col mio passo, per come è il mio stile. Rispondere agli scatti non è da me, perciò ho cercato di salire regolare e fare la mia progressione negli ultimi due chilometri per cercare di recuperare il più possibile e chiudere il gap che avevo con Gee. Mi sono sentito molto bene, ho sentito di avere un ritmo migliore nella fase finale, piuttosto che in avvio».

Il programma ora prevede un ritiro in altura e poi il Tour of the Alps sulla strada del Giro d’Italia. Si riparte dal quinto posto finale del 2024 e dalla maglia bianca dei giovani. Anche nell’ultima tappa della Tirreno, Tiberi ha indossato quel primato, ricevuto in prestito da Ayuso. I due si ritroveranno a duellare proprio nella corsa italiana di maggio. Ayuso è un avversario alla sua portata, non ci sarà l’alibi di un Pogacar imbattibile. L’occasione non va assolutamente sprecata.

Tirreno, festa per due: brinda anche Milan. Che farà a Sanremo?

16.03.2025
5 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Non so se è troppo presto pensare di poter fare una bella Sanremo – dice Milan – so però che ci arriveremo con una squadra molto forte e unita, quindi vedremo. Io cercherò di dare il meglio, di tenere il più duro possibile sul Poggio e soprattutto sulla Cipressa. So che faranno un passo fortissimo. Come sempre, ci saranno degli attacchi. Per me sarà fondamentale scollinare nelle prime posizioni per poi magari giocarmela in volata. Però sono cose che si potranno capire solamente quando saremo là. Sarà fondamentale, durante questa settimana prima della Milano-Sanremo, recuperare bene, soprattutto dalle botte. Anche se non sto male, anzi. Va meglio di quello che pensavo e poi vedremo sabato…».

Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010
Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010

Dalla caduta alla volata

Con la vittoria di ieri a Frontignano, Juan Ayuso mette la firma sulla sessantesima edizione della Tirreno-Adriatico. Jonathan Milan ha vinto la tappa conclusiva dopo quella di Follonica, quarto successo italiano, dimostrando che se un velocista ha il richiamo dell’ultima volata, ha qualche incentivo in più a tenere duro. E Milan di motivi per andare prima a casa ne ha avuti anche parecchi, vista la caduta nel giorno di Colfiorito e le pene dei giorni successivi per superarne i postumi.

«Era importante portare a termine questa Tirreno-Adriatico – dice Milan – un po’ come chiudere il cerchio. Era un obiettivo, avremmo voluto cogliere qualche altro risultato durante la settimana, però non sono stato tanto bene ed è stato importante recuperare. Subito dopo la caduta ho pensato davvero di fermarmi. Ero veramente dolorante e avevo problemi soprattutto per il gomito e la caviglia. La botta sul fianco è uscita solo dopo, quando mi sono reso conto che non riuscivo a fare forza con la gamba sinistra.

«Ovviamente quando si cade, i momenti subito successivi sono quelli più dolorosi. Però essendo ripartito e avendo ancora qualche chilometro prima del traguardo – prosegue Milan – sono riuscito a sciogliere il tutto e non è andata nemmeno così male. Aver potuto pedalare mi ha fatto capire che non ci fosse niente di rotto, solo tante botte. Ed è andata veramente bene così. Da quel giorno, ho cercato semplicemente di sprecare meno energie possibili e fare gruppetto quando si poteva fare. Giorno dopo giorno, è stato fondamentale il lavoro della squadra. Quindi ringrazio i miei ragazzi per tutto quello che hanno fatto e sono contento per questo sprint».

I tanti treni di Milan

Sia Milan sia Ganna hanno evitato accuratamente di entrare nello specifico della collaborazione che proprio in questa ultima tappa li ha visti aiutarsi a vicenda. Milan per spianare la strada di Ganna nella volata al traguardo volante, che gli ha reso il secondo posto in classifica finale. Ganna nel tirare per arrivare senza scossoni alla volata finale. E’ stato come se sul gruppo fosse sceso lo spirito del quartetto azzurro. E l’assenza di Consonni nel treno di Milan è stata sopperita dall’aiuto dell’altro compagno di nazionale.

«Purtroppo Simone è andato a casa qualche giorno fa perché è stato male – prosegue Milan – anzi spero che si rimetta anche lui. Oggi è stato un po’ diverso, il suo lavoro l’ha fatto Teuns. Questi lead-out li abbiamo già provati nei training camp di dicembre e di gennaio, per essere pronti a cambiare nei momenti in cui qualcuno mancasse. Penso che sia anche una chiave che rende il mio treno molto forte. Tutti hanno fatto il loro grandissimo lavoro e spero che Jasper (Stuyven, caduto ai 150 metri, ndr) si rimetta per le prossime gare. Spero che non si sia fatto tanto male e che siano solo escoriazioni, dopo l’arrivo non l’ho visto tanto bene. Se ho parlato con Ganna? Gli ho fatto i complimenti per la sua settimana, quanto all’aver collaborato, penso che si siano sommate un po’ di cose fra loro».

Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco
Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco

Non solo Pogacar

La Sanremo torna come il rintocco di un pendolo nelle domande e nelle risposte. Il suo favorito è Ganna, per averlo visto andare fortissimo e averne offerto abbondante prova in questi giorni. Del suo ruolo ha già detto, ma è difficile che Jonathan Milan si lasci condizionare dalla posta in palio. Non fu così anche quando venne schierato alle Olimpiadi di Tokyo e a vent’anni trascinò il quartetto verso l’oro olimpico?

«Per me tutte le gare che faccio sono importanti – conferma Milan, rispondendo a una domanda sulla vigilia della Sanremo – da quella che sulla carta vale un po’ meno a quella più chiusa. Le prendo tutte in maniera molto seria, perché è bene concentrarsi e mantenere la routine di partire e dare sempre il 100 per cento. E’ quello che cerco di fare, per arrivare al risultato e anche per divertirmi. Anche per questo, dopo la Roubaix farò una settimana di stacco e poi vorrei andare un paio di giorni ad allenarmi in pista. Per fare qualche lavoro di forza, qualche sprint, lavorare sull’agilità e anche per allenarmi con i ragazzi.

«Non ho rituali, tranne essere concentrato e cercare di essere rilassato nei giorni prima della gara e anche in allenamento. Non parto mai battuto. Va bene che alla Sanremo ci sarà Pogacar, ad esempio, ma non sarà il solo. Ci saranno molti top rider e penso che un altro grande nome da fare è quello di Ganna. Oltre a Pogacar bisognerà guardare anche lui, ma io personalmente non parto mai per il secondo posto. Poi è chiaro che se si parla di una tappa di salita o di una corsa troppo dura per me, non posso farci tanto».

Pidcock senza parole: l’errore di una curva e addio vittoria

16.03.2025
3 min
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FRONTIGNANO – Seduto sullo sgabello della zona mista con la telecamera di Eurosport puntata in faccia, Tom Pidcock sembra davvero costernato. Pensava di essere in lotta per la vittoria, invece la corsa gli è scivolata di mano. Nel momento in cui Ayuso ha accelerato, il britannico del Q36.5 Cycling Team non è riuscito a rispondere o, a sentire lui, si è distratto. Per un po’ gli è rimasto a un soffio, poi è scivolato indietro, ma senza sprofondare. L’azione dello spagnolo non è stata irresistibile, non ha fatto il vuoto in modo definitivo. Poco rapporto nelle gambe, forse una condizione buona, ma non la migliore, anche se i dati intercettati qua e là parlano di 6,79 watt/kg per 19 minuti, contro i 6,06 di Ganna. Siamo così abituati alle progressioni di Pogacar, che uno scontro fra atleti di alto livello che si equivalgono ci fa storcere il naso. A Frontignano si è visto il confronto fra atleti di prima fascia, che faticano anche per guadagnare solo 10 secondi. Il ciclismo dei normali.

«Sono andato abbastanza bene – dice Pidcock – credo che sia stata la mia migliore prestazione su una salita come questa. Però in realtà pensavo che avrei potuto fare di più. E’ sempre difficile tenere il ritmo più elevato senza andare in rosso, ma credevo che la mia zona rossa fosse un po’ più alta di quanto abbiamo visto».

Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…
Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…

Una curva all’improvviso

Quasi si scusa, pensiamo ascoltandolo. Pidcock ha lasciato il team Ineos Grenadiers ed è rinato a nuovo entusiasmo. Ha vinto. E’ stato protagonista della Strade Bianche punzecchiando Pogacar. E ora che la sua squadra è in predicato di ottenere una wildcard per il Giro, lui è diventato un osservato speciale. Questa volta voleva vincere e non ne fa mistero.

«Ayuso mi ha messo molta pressione – dice – con i suoi attacchi e le accelerazioni. Ho risposto, ma ho mollato appena la spinta in una curva a sinistra perché ho pensato che subito dopo si sarebbe lasciato riavvicinare. Invece lui ha continuato a spingere. Ha preso un po’ di vantaggio e io avrei dovuto colmare il divario. Avrei dovuto chiuderlo. Non è un peccato, ovviamente, perdere contro Ayuso. E’ forte, ma avrei preferito perdere diversamente».

Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre
Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre

Le salite più ripide

Domina l’amarezza. Alla Strade Bianche ha visto andare via la schiena di Pogacar vestita della stessa maglia di Ayuso. Vittima per due settimane consecutive di uomini della stessa squadra.

«Sono un po’ frustrato con me stesso – ammette – ed è la sensazione peggiore con cui si esca da una gara. Non posso essere felice. La salita era lunga e pedalabile, ma penso che ormai preferisco quelle più ripide. Se me lo aveste chiesto l’anno scorso, avrei detto che questa era perfetta, ora invece mi piacciono le grandi pendenze. Me ne vado dalla Tirreno-Adriatico con due secondi posti. Sono contento anche per come ho visto lavorare la squadra. Manca ancora una tappa e io e David (De La Cruz, ndr) siamo nella top 10, dove vogliamo rimanere. Si vive e si impara, come si suol dire»