SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Alessandro Pinarello di colpo appare più maturo di un anno fa. Concreto quando parla, sereno, ha lo sguardo di chi sembra aver cambiato pagina. Il ragazzo è passato quest’anno alla NSN Cycling e quindi è approdato nel WorldTour.
E’ l’ennesimo prodotto di quel vivace vivaio che è la Bardiani-CSF. Evidentemente anche chi era in quel team con lui ha lavorato bene. E alla Tirreno-Adriatico, la sua buona prestazione è stata quella nota (potente) che dà coraggio.
Alessandro Pinarello (classe 2003) all’arrivo di Camerino, all’ultima TirrenoAlessandro Pinarello (classe 2003) all’arrivo di Camerino, all’ultima Tirreno
Pinarello e l’inverno easy
Alla fine il veneto ha chiuso al decimo posto. Ha perso qualche posizione nel giorno di Camerino, su un arrivo tosto e nervoso, non facile da gestire. E poi diciamola tutta: erano tutti ravvicinati in pochi secondi, pertanto bastava un attimo per scendere o per salire. «Sicuramente questa settimana alla Tirreno – ha detto Pinarello – mi ha dato tanta fiducia. E’ stata una bella carica di stima e di stimoli per continuare a lavorare bene».
Alessandro non si aspettava del tutto questa prestazione. Una top ten alla Tirreno non è qualcosa di banale. «Anche all’Algarve ero andato bene – dice – ma sinceramente non mi aspettavo un risultato simile in una corsa WorldTour. E questo mi rende davvero contento perché il livello qui era davvero alto.
«Abbiamo pianificato un buon inverno con la squadra. E ne sono contento perché poi è stato un inverno tranquillo. Anzi più easy del solito. Anche a livello di nutrizione: solo a gennaio ho iniziato ad essere più specifico con i carichi di nutrienti e carboidrati in base agli allenamenti. Quindi grammature esatte pasto per pasto. A gennaio sono salito in altura e lì ho fatto un bel blocco di tre settimane. Per me dunque la differenza forse l’ha fatta proprio il fatto di partire con più calma e la possibilità di avere grandi ambizioni».
Francesco Frassi, direttore sportivo della NSN Cycling, segue direttamente PinarelloFrancesco Frassi, direttore sportivo della NSN Cycling, segue direttamente Pinarello
Frassi sorpreso a metà
«Pinarello – dice il direttore della NSN, Francesco Frassi – lo conoscevo un po’ come corridore, perché il nostro mondo alla fine è piccolo, ma non come persona. Ho iniziato a seguirlo a novembre, lui è uno dei miei ragazzi. L’ho aiutato a inserirsi nel nuovo ambiente, che è ricco di stranieri fra staff e corridori. E’ un ragazzo molto socievole. Si è integrato bene. Anzi, è Alessandro che ha portato un po’ di sorriso. E’ molto positivo».
Frassi poi parla del discorso delle performance e conferma il tema dell’avvio lento di cui parlava lo stesso Pinarello. «E’ vero quel che ha detto – riprende il diesse – Alessandro ha iniziato in modo graduale, senza pressioni. Abbiamo stabilito insieme un percorso e lo ha seguito senza intoppi. Ha fatto i suoi ritiri fra Maiorca, Denia e altura. Alle gare non aveva pretese. Non sapeva come sarebbe andata. Ma in Algarve, nella prima tappa dura, era davanti con gente che fa top 10 al Giro e al Tour.
«A quel punto, dopo l’Algarve, alla Tirreno lo abbiamo messo in condizione di fare classifica. Cioè un gruppo di compagni più esperti che gli danno fiducia e lo guidano in gara, specie in una Tirreno come questa dove la posizione era determinante per non perdere energie o restare fuori dai momenti chiave.
«Arrivare sesto a San Gimignano, tra quei corridori, ha significato molto per lui e per noi. Ma la cosa che più mi interessa è che Pinarello sente che la squadra ha fiducia in lui. Noi vogliamo costruire un percorso solido».
All’improvviso tra i grandi, ecco Alessandro fra Del Toro e Van AertAll’improvviso tra i grandi, ecco Alessandro fra Del Toro e Van Aert
Altura e Gran Camino
E il percorso solido inevitabilmente non prevede che si brucino delle tappe. Frassi ci va cauto, ma come Pinarello appare determinato.
«Ha dei grossi margini di miglioramento – spiega il toscano – sia fisici ma anche mentali. Per dirne una: non sente la pressione. Vero che noi non gliel’abbiamo messa, ma è altrettanto vero che poi quando ti ritrovi davanti questa viene da sola. E questa è una buona caratteristica per fare classifica».
Ora cosa prevede il calendario di Pinarello? Frassi parla del Giro d’Italia, ma dice che non possiamo chiedergli se ci andrà per fare classifica o meno. «Come detto, andiamo per gradi. Vedremo».
«Ora risalgo al Teide – conclude Pinarello – di nuovo altura. E vi resterò per circa 15 giorni. A seguire, una settimana a casa per recuperare un po’ e poi Gran Camino, altra corsa a tappe». Pinarello parla di equilibri di gruppo. «Un po’ anche gli altri corridori mi vedono stare più avanti tra i big, ma non basta questo per andare forte e prendersi tutta la stima del gruppo». Insomma, il cammino è lungo, ma la direzione sembra quella giusta.
Due Tiberi piuttosto diversi fra loro. Quello arrembante del UAE Tour, vincitore di una tappa e sconfitto solo da Del Toro a Jebel Hafeet, e quello della Tirreno-Adriatico, che ha lottato, ma non è riuscito a reggere l’impatto degli avversari (rallentato da qualche acciacco).
Il 2026 del corridore di Gavignano è iniziato con il cambio del preparatore. Michele Bartoli è infatti uscito dall’organico della Bahrain Victorious e ha lasciato i “suoi” corridori agli ex colleghi dello staff tecnico: Tiberi ha perciò iniziato a lavorare con Andrea Fusaz, che un occhio su di lui lo aveva sempre tenuto.
Le prime uscite sono state incoraggianti. Sono stati effettuati dei cambiamenti nella programmazione del lavoro e, avendo nei piani il Tour al posto del Giro, anche la preparazione è stata adattata. Così abbiamo pensato di fare il punto con Fusaz, cercando di capire quale versione di Tiberi potremo aspettarci nel corso della stagione.
Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz
Che cosa si fa quando si prende un corridore con cui non si è mai lavorato prima?
Si cerca di impostare qualcosa di diverso. Ho tenuto conto di quello che c’è, di quello che si è fatto, dell’esperienza, di quello che al ragazzo piace o non piace, perché alla fine anche le preferenze degli atleti determinano il successo degli allenamenti. Con Antonio abbiamo tenuto conto di tutto quello che aveva fatto e abbiamo analizzato che cosa potevamo cambiare per migliorare i punti deboli e consolidare i punti di forza.
Quali erano i punti deboli di Tiberi?
Sicuramente l’esplosività, su cui siamo ancora un po’ indietro. Come caratteristiche, Antonio tende a essere un regolarista, quindi soffre i cambi di ritmo violenti. Siamo sicuramente migliorati, però c’è ancora margine di miglioramento. Per questo abbiamo inserito delle corse di un giorno nel suo programma, perché lo costringano ad affrontare sforzi più volenti ed esplosivi.
Spiegando il cedimento di Jebel Hafeet, Pellizotti ha parlato anche di qualche errore di gestione da parte di Tiberi stesso.
Quello che ha detto Franco è vero. Ci sono strategie da adottare, come non seguire sempre chi fa attacchi troppo violenti. A meno che non parliamo dei super fenomeni, anche chi attacca in modo tanto violento a volte non riesce a dare seguito all’azione. Quindi avere un pacing preciso ti permette di ovviare alle sfuriate senza perdere troppo tempo.
Quindi ha sbagliato a reagire subito all’attacco di Del Toro?
Esatto. Purtroppo… gli è scappata la mano! Quello che eravamo riusciti a fare bene nella prima tappa sulla salita più dura, non ci è riuscito nella tappa decisiva. Nel primo caso avevamo deciso di fare un ritmo subito forte e di portarlo fino in cima. Nel secondo, la voglia di vincere e di combattere a viso aperto ha preso il sopravvento e Antonio ha risposto a quegli scatti di Del Toro.
Rispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tatticaRispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tattica
A fine stagione scorsa si disse che con Tiberi si fosse esagerato con i ritiri in altura: se ne è tenuto conto nel programmare il 2026?
Sì, proprio per questo gli è stata proposta una partenza abbastanza intensa a livello di corse. Si tende spesso a non tenere in considerazione questo aspetto, ma tante volte a livello mentale un ritiro può pesare quasi più di una gara. Bisogna trovare il giusto bilanciamento.
Quest’anno Tiberi debutterà al Tour: seguirà un diverso cammino di preparazione?
Sicuramente. Bisogna tenere conto che il livello del Tour è decisamente molto alto e si corre in maniera differente rispetto a un Giro o una Vuelta, in cui c’è un po’ più di libertà per tutti quanti. Chiaramente la gran parte del lavoro è abbastanza simile, con l’idea che il tipo di salite che si trovano al Tour potrebbe essere più adatto ad Antonio. E questo è uno dei motivi che ci ha spinto verso questa scelta.
Nei giorni del ritiro di dicembre e poi nelle prime corse, abbiamo trovato un Tiberi molto motivato, lo hai riscontrato anche nella dedizione in allenamento?
Abbiamo trovato subito un buon rapporto. Antonio riesce a seguire quello che gli dico, siamo in linea con le idee e le cose vengono facilmente. In più è vero che mentalmente ha fatto un grosso step in avanti e questo nuovo approccio è stato forse il cambiamento più consistente.
Purtroppo il confronto che quelli che hai chiamato “i super fenomeni” è impietoso: come ci si gestisce per sfidarli?
Bisogna curare ogni dettaglio. Riuscire a dare il giusto carico di lavoro e il giusto recupero. Farli lavorare è facile, il problema è riuscire a farli recuperare e proporre la giusta mole di allenamento per portarli quando serve nella condizione perfetta. I super fenomeni ci sono, sappiamo che dobbiamo combatterci, quindi di sicuro ci prepariamo con tutte le armi possibili. L’importante è aver voglia di andare in battaglia.
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivoTirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tiberi ha questa attitudine?
Credo che al UAE Tour abbia dimostrato di essere un atleta che corre per vincere. E proprio quel rispondere a Del Toro è stato dovuto alla voglia di vincere che ha prevalso sulla lucidità. Sicuramente il fatto di essere lì per la prima volta con la maglia di leader e le relative pressioni ha avuto il suo peso, ma è una cosa che si migliora con l’abitudine e con l’esperienza. Sono sicuro che se corressimo di nuovo domani quella tappa, Antonio si muoverebbe diversamente.
Vi sentite spesso per sapere come vadano le cose?
Cerchiamo di avere un contatto quotidiano, sia al telefono, sia con dei semplici messaggi. Alla fine la cosa più difficile è proprio avere un feedback reale e costante. I numeri al computer sono tutti belli, però parlare con gli atleti ti dà un’altra dimensione e permette di pareggiare i numeri con le sensazioni che riescono a trasmetterti. E quando parlo di feedback mi riferisco soprattutto a quelli dell’allenamento.
Non quelli della corsa?
La corsa tendenzialmente non la gestisci tu. Quindi, puoi stare bene, puoi stare male, però è una sfera su cui non hai controllo. In allenamento abbiamo il controllo totale del giorno prima, del giorno dopo, del giorno stesso. Quindi tante volte si può intervenire in tempo reale per adattare il lavoro alle esigenze. Per questo nei ritiri è importante essere con loro, che ci sia io o altri allenatori. Ad esempio nel ritiro in altura dopo il Romandia in cui lavoreremo per il Tour, sarò al suo fianco.
Sfida in salita sabato scorso fra Johannessen e Tiberi. Due anni di differenza e storia di scelte diverse. Quale la migliore? Solo il tempo potrà dirlo
SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Un forcing tremendo sulle uniche (rapide) salite di giornata, poi un allungo altrettanto potente di Jonas Abrahamsen e infine una caduta ai tre chilometri. In ogni modo si è provato a non arrivare allo sprint di gruppo in questa frazione finale della Tirreno-Adriatico, ma no: il destino non ce l’ha fatta. Chi ce l’ha fatta invece è stato Jonathan Milan.
Il friulano della Lidl-Trek è riuscito finalmente ad alzare le braccia al cielo in questa Corsa dei Due Mari che, come vedremo, lo ha messo sotto torchio tanto, tantissimo. Pensate che mezz’ora dopo l’arrivo in conferenza stampa aveva ancora un accenno di fiatone. La classifica generale, come di fatto era stato scritto ieri, è andata a Isaac Del Toro, il quale ha preceduto Matteo Jorgenson. Bravo l’americano con la sua Visma-Lease a Bike orchestrata da Wout Van Aert a strappare quel secondo di abbuono a Giulio Pellizzari.
Il forcing fortissimo di VdP sulle salite di giornata. Guardate il gruppo come è allungatoLa Riviera delle Palme, molto affascinante e curata, accoglie come da tradizione il finale della TirrenoIl forcing fortissimo di VdP sulle salite di giornata. Guardate il gruppo come è allungatoLa Riviera delle Palme, molto affascinante e curata, accoglie come da tradizione il finale della Tirreno
Forcing incredibile
Dicevamo del forcing incredibile. La Alpecin-Premier Tech tira giù l’asso e mette a tirare in salita Mathieu Van der Poel. Il gruppo si spezza. Il messaggio è chiaro.
«Sì – dice Milan e lo stesso ci aveva detto Sangalli poco prima – ci aspettavamo un’azione simile da parte di alcune squadre tra cui la Alpecin per fare fuori i velocisti puri e pesanti come me… Magari ce l’aspettavamo un filo meno forte! Ho preso bene la salita e poi ho trovato un buon passo, scortato anche dai compagni di squadra. E sono molto contento di essere riuscito a restare davanti».
Questa salita, ma forse sarebbe meglio dire tappa, è stata un po’ l’emblema della Tirreno di Milan. Lui ha parlato di sofferenza, di tener duro ogni giorno, di una grande fatica. Non a caso a farne le spese sono stati velocisti come Arnaud De Lie, ma anche Simone Consonni, uomo fidatissimo di Jonathan.
«Tutta la Tirreno – dice Milan – per me è stata durissima. Non voglio dire che ero venuto qui per allenarmi, ma certo per affinare alcune cose e trovare una gamba migliore. Ne esco con delle belle sensazioni e questo mi dà fiducia. Questa vittoria mi serviva. Volevo chiudere con un bel risultato. E’ stata, come dicevo, una settimana molto dura per me e per i miei compagni di squadra che mi hanno sempre sostenuto, quindi sentivo che dovevo portare a termine tutto quel lavoro».
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford e Laurenz RexJonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford
Milan c’è…
Poi succede di tutto. Milan dice che a spaventarlo più dell’attacco di Abrahamsen, a suo dire un po’ troppo lontano dal traguardo, lo ha fatto riflettere la caduta che ha coinvolto Jasper Philipsen e Paul Magnier, gli altri due favoriti di giornata. «In quel momento – spiega Milan – per un attimo, col gruppo aperto com’era, ho pensato che forse saremmo potuti anche non arrivare allo sprint. Ma poi siamo ripartiti fortissimo. E sono stato di nuovo supportato alla grande».
«Chiudiamo bene – dice Andrea Bagioli sorridente dopo l’arrivo (proprio mentre dietro sfilano Philipsen, con la radiolina penzoloni lungo la schiena, e Magnier) – io non ho visto la volata perché sono rimasto dietro dopo la caduta ai meno 3. Però i ragazzi hanno fatto un bel lavoro. Ci siamo dovuti reinventare il treno due volte: dopo la salita perché Consonni e Walscheid erano rimasti indietro, poi appunto nel finale. Io comunque sto bene e sento di essere in crescita per le prossime gare».
«Brava tutta la squadra – interviene Sangalli – Edward Teunsin particolare ha fatto un’azione incredibile nel finale per far uscire Milan dopo la caduta in quella curva, la solita, che ogni anno crea problemi».
Verso San Benedetto, Milan ha usato una corona insospettabilmente meno grande del solito. Aveva una doppia con il 54-41, evidentemente in casa Lidl-Trek se la sono studiata bene, aspettandosi proprio gli attacchi in salita.
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprintL’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint
Fra Sanremo e Nord
Milan ha parlato di buone sensazioni e inevitabilmente il discorso si sposta verso i prossimi appuntamenti, a partire dalla Milano-Sanremo e dalle classiche del Nord, la Gent-Wevelgem su tutte.
«Okay – riprende Milan – le mie sensazioni sono buone, bisogna però vedere anche quelle degli avversari. E posso dire che da quel che ho visto anche loro stanno molto bene. I nomi per la Sanremo sono sempre quelli, ma aggiungerei anche Filippo Ganna. Io sto bene e cercherò di fare uno step in più nella Classicissima. Ma è chiaro che non è facile oggi la Sanremo per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai.
«Ripeto, so che sarà difficilissimo superare prima la Cipressa e poi il Poggio. Intanto cerchiamo di recuperare gli sforzi di questa Tirreno, di fare qualche “allenamentino” mirato in settimana e poi vedremo. Anche perché dopo la Sanremo poi avrò anche la Gand e la Dwars door Vlaanderen».
Lo scorso anno, quando c’era Mads Pedersen, Milan disputò queste gare soprattutto in suo appoggio. Stavolta la questione sarà diversa. Sia perché lui nel frattempo è cresciuto e ha accumulato altra esperienza al Nord, sia soprattutto perché Pedersen non c’è. O non dovrebbe esserci. Dicono che stia lavorando in modo assurdo. Si è fatto fino a sei ore di rulli.
Ancora Milan: «Se sarò leader al Nord? Alcune cose non le sappiamo ancora. Davvero difficile rispondere. Io prenderei settimana per settimana. E comunque oltre a me ci saranno anche altri ragazzi che avranno le loro possibilità».
Del Toro ha voluto sfilare con la squadra attorno. Gli UAE si sono messi in coda al gruppo e sono arrivati in parataIl podio finale dice: 1° Isaac Del Toro; 2° Matteo Jorgenson a 40″; 3° Giulio Pellizzari a 42″Del Toro ha voluto sfilare con la squadra attorno. Gli UAE si sono messi in coda al gruppo e sono arrivati in parataIl podio finale dice: 1° Isaac Del Toro; 2° Matteo Jorgenson a 40″; 3° Giulio Pellizzari a 42″
Del Toro re dei Due Mari
Prima di archiviare la Tirreno-Adriatico, non potevamo non spendere due parole anche sul vincitore: Isaac Del Toro. Lui, al contrario di Milan, cerca di schivare il più possibile le domande sulla Classicissima. Più di qualche volta risponde solo con no o sì. Il suo volto è ben più rilassato rispetto a quello di Jonathan, ma ci sta… alla fine per lui la frazione è stata più tranquilla.
«Correre da leader – dice il messicano, primo della sua Nazione a conquistare la Tirreno – mi piace e mi fa sentire a mio agio. In questa settimana sono stato spesso a ruota di Van der Poel e questo mi aiuterà in ottica Sanremo. Ma devo dire che lì aiuterò Tadej Pogacar e di certo avrò meno pressione, anche se senza Narvaez e Wellens dovrò dare ancora di più. Ricognizioni della Sanremo? No, non ne farò. Il percorso l’ho visto le uniche due volte che l’ho fatta.
Del Toro si conferma sempre più astro nascente, erede di Pogacar. Questa Tirreno-Adriatico è la perla della sua carriera da pro’, nonché la seconda corsa a tappe WorldTour messa nel sacco dopo lo UAE Tour di qualche settimana fa.
«Sono felice – dice Isaac con il Tridente del vincitore – voglio continuare così nella mia carriera, devo migliorare alcune cose ma le tengo per me. Non le dico a nessuno. Ora un po’ di riposo, perché alla Sanremo dovrò arrivarci al meglio, per questo mercoledì non farò la Milano-Torino».
Milan si è presentato ai mondiali con una sola corsa dopo il Giro. La fatica non è stata facile da smaltire, il podio dell'inseguimento parla di ripartenza
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Quei due ci faranno divertire e ci stanno proiettando sin d’ora in una rivalità giovane e corretta. Chissà se si possa essere amici e ugualmente grandi avversari: la storia sostiene il contrario. Invece quando Del Toro ha tagliato il traguardo di Mombaroccio e si è fermato per controllare il distacco di Pellizzari, gli ha dato il tempo di prendere fiato e digerire il ribaltamento della classifica, poi ha allungato la mano e accettato le sue congratulazioni.
Adesso il primato della Tirreno-Adriatico è del messicano con 23 secondi di vantaggio sull’italiano che domani per riscrivere il finale dovrà farlo crollare sulle strade di casa e non sarà affatto facile. Chissà se nelle sue scorribande di bambino, quando restava fuori per tutto il giorno e correva lungo le mura di Camerino, Giulio abbia mai immaginato che le cose sarebbero andate così.
Dopo il brutto incidente del 2022, la vittoria del danese assume significati ben più profondiPassato l’arrivo Alaphilippe è andato a congratularsi con Valgren, emerso da una situazione molto difficileDopo il brutto incidente del 2022, la vittoria del danese assume significati ben più profondiPassato l’arrivo Alaphilippe è andato a congratularsi con Valgren, emerso da una situazione molto difficile
Valgren, calvario e risalita
La tappa l’ha vinta il danese Valgren, 34 anni, che dopo il successo di Andresen a Magliano de’ Marsi ha fatto giustamente ringalluzzire il giornalista della televisione danese. Il corridore della EF Education-Easy Post è stato in fuga per tutto il giorno e alla fine si è ritrovato da solo con Alaphilippe, staccandolo sull’ultimo strappo. Conoscendone la storia drammatica, dopo la sconfitta, il francese è andato a congratularsi con lui.
Era giugno del 2022, quando durante la Route d’Occitanie, la sua carriera è arrivata a un passo dal chiudersi. Il referto dell’ospedale parlava di lussazione dell’anca e frattura del bacino, ma quello che poteva sembrare un recupero lineare, si è trasformato in un percorso a ostacoli.
Sono insorti problemi al ginocchio, si è parlato di rischio di necrosi dell’anca e solo nel 2023 Valgren è potuto tornare in gruppo, ma con il devo team della squadra americana per avere un rientro graduale. E quando il 2024 lo ha riconsegnato alla normalità, proprio alla Tirreno del 2025 è caduto, rompendosi una clavicola, perdendo le classiche e rientrando al Tour of the Alps. Ultima vittoria la Coppa Sabatini del 2021: a distanza di cinque anni, ecco la tappa di Mombaroccio alla Tirreno-Adriatico.
«E’ stato difficile – ha detto – tornare al mio livello dopo l’infortunio. Quando ci sono riuscito, sono dovuto crescere ancora perché l’evoluzione qualitativa del ciclismo attuale è imponente. Sapevo che Del Toro e Jorgenson stavano rientrando velocemente, però dentro di me pensavo che volevo solo la vittoria e ho sempre provato a rimanere ottimista. Non ho mai perso questa mentalità vincente, neanche nei momenti più bui. Mi sento giovane, anche se la mia data di nascita dice altro».
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsaDel Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
L’orgoglio di Del Toro
Non si può dire che la UAE Emirates si sia nascosta. I compagni di Del Toro si sono messi davanti alzando il ritmo chilometro dopo chilometro e forse il fatto che da un certo punto in poi dalla testa del gruppo si sia assottigliata la presenza dei compagni di Pellizzari ha fatto capire che oggi Giulio non fosse in palla come ieri. Del resto, lo avevamo scritto: questo tipo di percorso si addice maggiormente a un corridore scattante come il messicano, ma la speranza è stata sino in fondo accesa.
Nel finale Del Toro si è messo a scattare con il consueto rapportone, Pellizzari ha iniziato ad aumentare la frequenza di pedalata, trovando solo a tratti la forza per alzarsi e rilanciare. L’attacco del messicano non l’ha colto impreparato, ma a corto di energie fresche e probabilmente alle prese con un crampo. La difesa è stata dignitosa, ma certo Del Toro ha fatto un passo verso la vittoria finale
«E’ bello tornare a indossare la maglia di leader – ha detto Del Toro – ho provato a mettere pressione sull’ultima salita e sono riuscito a creare un po’ di distacco tra me e i miei rivali. E’ stata una tappa davvero dura, con salite per tutta la giornata e un ritmo molto alto. La squadra ha lavorato incredibilmente bene per tenere la corsa sotto controllo e mettermi nella posizione giusta per l’ultima salita. Ho provato ad attaccare nel momento giusto e sono felice che questo mi abbia permesso di riprendere la maglia. Ci sono ancora due tappe difficili da affrontare, quindi resteremo concentrati e continueremo a lottare».
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristichePellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
A Camerino per lottare
Ma la Tirreno-Adriatico non è finita. E anche se i precedenti di Del Toro lo accreditavano di maggiori chance sin dalla vigilia, resta la curiosità di assistere alla reazione di Pellizzari domani sulle strade della sua Camerino.
Da casa sua al traguardo ci sarà un chilometro e c’è da scommettere che tutto il tifo sarà per lui. Una situazione che può esaltare o buttare giù. L’auspicio è che gli acciacchi di oggi rientrino nella notte e domani la battaglia veda in prima linea contendenti alla pari. Poi vincerà il migliore, ma in ogni caso noi ce ne andremo con la sensazione (confermata) di aver trovato qualcuno grazie cui sognare in grande.
Matteo Fabbro non sarà al via del Giro d'Italia per il febbrone preso dopo la Tirreno. Per tutelarlo, la Bora ha cambiato i piani. Si fa rotta sulla Vuelta
Circa 50 chilometri dopo il via da San Severino Marche, domani il gruppo della Tirreno-Adriatico raggiungerà Sarnano e da lì metterà le ruote sulla salita che porta a Sassotetto (in apertura, foto di Fabio Marziali). Stando alla tabella di marcia ufficiale, la attaccheranno poco prima di mezzogiorno e passeranno in cima dopo mezz’ora abbondante. Perché la salita è lunga e dalla cima, a quota 1.465, si tufferanno verso il lago di Fiastra e la serie spaccagambe di alture che condurrà al traguardo di Camerino.
Per gli sciatori marchigiani, Sassotetto è garanzia di neve. Per i corridori invece, è una palestra e da qualche anno anche un luogo dello spirito. Lassù nei giorni più limpidi risuona ancora la risata di Scarponi e arrivare in cima negli allenamenti di primavera dà la misura della condizione. Di certo, è garanzia di fatica, come ricorda bene Roglic che lassù vinse nel 2023. E lo sa bene Simone Stortoni, che era solito andarci con Michele e che su quelle pendenze nel 2010 provò anche a tentare la fuga.
«Da queste parti – racconta l’ex corridore di Jesi – Sassotetto è soprattutto una montagna collegata alla Tirreno-Adriatico, perché è stata affrontata spesso e quindi questo abbinamento con la corsa la rende ancora più affascinante. Sicuramente per noi marchigiani è la salita simbolo di questa parte della stagione».
Scarponi riuscì a portare con sé Stortoni alla Lampre nel 2012 e 2013. Qui sono al Giro di SvizzeraScarponi riuscì a portare con sé Stortoni alla Lampre nel 2012 e 2013. Qui sono al Giro di Svizzera
Stortoni ha 40 anni e ha smesso di correre nel 2015, a capo di sette anni fra la CSF-Panaria di Reverberi (poi diventata Colnago), la Lampre e l’Androni. Di sei anni più giovane, ha condiviso allenamenti ed esperienze con Scarponi. E nell’anno in cui Michele vinse la Tirreno-Adriatico brillando proprio su Sassotetto, lui era un neoprofessionista.
Vi capitava davvero spesso di andare a Sassotetto?
Soprattutto prima che iniziassero le corse o nell’imminenza della Tirreno, quando magari si andava in perlustrazione. Facevamo sempre il versante da Sarnano, altrimenti partendo da Ancona arrivare da quelle parti risultava un po’ scomodo. Per i nostri test usavamo altre salite, come Monte San Vicino che è più vicino a casa, mentre posso capire che per un Pellizzari arrivare a Sarnano sia più semplice e possa usare Sassotetto per sondare la sua condizione.
La salita di Sassotetto si fa rispettare: 15 chilometri con pendenze dal 5,5 al 7 per centoLa salita di Sassotetto si fa rispettare: 15 chilometri con pendenze dal 5,5 al 7 per cento
Andare lassù partendo da Jesi significava fare una bella distanza?
Decisamente, veniva una giornata bella lunga. Una volta in cima, scendevamo dall’altro versante e facevamo tutto l’entroterra. Quando fai quei giri, il dislivello è bello tosto, chiunque le frequenti lo sa bene. Immagino che anche Pellizzari sappia che se va in quella direzione, ci sarà da soffrire. L’entroterra marchigiano verso i Sibillini è veramente tosto.
Come descriveresti Sassotetto a chi non c’è mai stato?
E’ una salita lunga, molto lunga, che ti spegne piano piano. Sembra che non sia durissima, ma alla fine è devastante, soprattutto fatta in questa parte della stagione in cui magari non sei al top, ma il livello del gruppo è davvero alto. Non c’è un punto strategico per fare la differenza, ad esempio un tratto che sale al 20 per cento. Quello che inganna è proprio questo non sembrare durissima, finché arriva il momento in cui c’è da menare e ti accorgi di non avere più gambe.
Stortoni, classe 1985, passò professionista nel 2009. Qui all’attacco a Sassotetto nel 2010Stortoni, classe 1985, passò professionista nel 2009. Qui all’attacco a Sassotetto nel 2010
Ricordi la prima volta che la facesti in corsa?
Ricordo che attaccai, provai ad anticipare, perché ero entusiasta di partecipare alla Tirreno e di fare quella salita. Era il 2010, secondo anno da professionista. Venne a riprendermi Vinokourov, poi si mossero tutti i più grandi e alla fine io mi staccai. Michele mi aveva detto di stare fermo e aspettare, che la salita era ancora lunga, ma io non lo ascoltai. E quando i big si mossero, io rimasi senza gambe.
Nel 2009, quando Scarponi vinse a Camerino, tu eri al primo anno da pro’. Che cosa ricordi?
Chiaramente non ero in gruppo, quell’anno feci poche corse e di livello un po’ più basso, così la guardai alla televisione. Eravamo andati a fare Sassotetto qualche settimana prima e Michele disse subito che sarebbe stata la sua tappa. Provammo più volte anche l’arrivo di Camerino, fino al centro della città. Proprio la sentiva sua. Parlammo al telefono anche la sera prima.
16 marzo 2009, Scarponi trionfa a Camerino e prende la maglia della Tirreno. La tappa affrontava anche Sassotetto. 16 marzo 2009, Scarponi trionfa a Camerino e prende la maglia della Tirreno. La tappa affrontava anche Sassotetto.
Che cosa ti disse?
Che si sentiva veramente bene, che voleva fare la tappa e che si sentiva di vincere. Due giorni prima c’era stato l’arrivo sul Muro di Montelupone, vinto da Joaquim Rodriguez, l’uomo dei muri. Michele non era riuscito a prendere la salita davanti ed era arrivato nono, una ventina di secondi dopo il vincitore. La sera prima di Camerino, mi disse che se fossero partiti alla pari, avrebbe avuto le gambe per stare con lo spagnolo. Che però a Camerino non avrebbe sbagliato e così fu.
Che cosa rappresenta la Tirreno-Adriatico per un ragazzo marchigiano?
Certo il Giro è molto più grande, però la Tirreno-Adriatico è veramente sentita. Da ragazzi è anche più facile vederla, è più facile venire in contatto col gruppo, anche se io da bambino non ricordo di esserci mai andato. Al contrario, mio figlio, cui evidentemente ho trasmesso questa passione, stamattina è andato alla partenza da Marotta, che è vicino casa. Io forse andrò, ma dipende dal lavoro. Ho scoperto da tempo che gestire un negozio di bici non lascia troppo tempo per riposare.
Van der Poel vince la sua seconda tappa alla Tirreno, ma alle sue spalle si piazza Pellizzari che sale in testa alla classifica. Si parla di Sanremo e di futuro
MARTINSICURO (TE) – Uno per la Sanremo, l’altro per la Tirreno e la fiducia. La tappa partita da Tagliacozzo è stata risparmiata dalla pioggia, ma non dalla fatica. E alla fine i saliscendi abruzzesi hanno spaccato il gruppo, tenendo davanti la crema. Chi è rimasto indietro ha pagato le pendenze arcigne e probabilmente un adattamento ancora non perfetto alla fatica. Quelli davanti invece se le sono date di santa ragione e alla fine il più lucido di tutti è stato nuovamente Van der Poel, a segno dopo San Gimignano.
Eppure la nota più incredibile e affascinante è il secondo posto in volata di Pellizzari che gli è valso l’abbuono e la maglia di leader. L’ultimo marchigiano ad averla indossata fu Scarponi nel 2010, l’anno dopo il trionfo del 2009. Il fatto che sabato si arrivi a Camerino dove Michele (proprio nel 2009) conquistò tappa e primato finale ha un sapore a suo modo struggente.
«Ci metterò un po’ a realizzare questa cosa – dice Pellizzari visibilmente emozionato – spero di farlo il prima possibile, voglio cercare di godermi il più possibile questa maglia. Stamattina in gruppo stavo pensando a quando sia stata l’ultima volta che ho staccato Del Toro e credo sia successo negli juniores. Ci siamo divertiti al Tour de l’Avenir qualche anno fa, poi lui ha chiuso il 2025 da secondo al mondo mentre io ero un po’ più indietro (sorride, ndr). Cercare di chiudere il gap è una grande motivazione. Questa Tirreno non ha le salite lunghe che preferisco, però devo dire che anche su quelle corte mi sembra di essere cresciuto e ne sono contento».
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, PellizzariSeconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari
Il piano di Van der Poel
Van der Poel dice di essersi un po’ pentito di non aver corso la Strade Bianche, che è anche una delle sue gare preferite. Ma aggiunge di aver fatto con la squadra lo stesso piano che in passato si è rivelato vincente e che hanno preferito non cambiare.
«Sono venuto alla Tirreno-Adriaticoin cerca di una maggiore resistenza – dice – che si può ottenere soltanto in gara e dando il massimo per vincere delle tappe. Per me sarebbe molto difficile simulare le stesse condizioni in allenamento. Oggi ad esempio sono scattato in salita per reagire al forcing di Del Toro. Mi sentivo abbastanza bene, ma dubitavo che attaccare fosse una buona idea, dato che la strada per arrivare al traguardo non era adatta a un attaccante. Per questo ho cercato di mantenere la calma e di fare tutto alla perfezione fino al traguardo. So che in questi casi tutti mi guardano, ma credo di aver gestito il finale nel modo migliore».
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripidePellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Il nuovo Pellizzari
Pellizzari sullo strappo di Tortoreto a un certo punto ha pensato di attaccare, poi si è reso conto che lo avrebbe fatto anche Del Toro e si è messo in attesa. Così, quando il messicano ha sparato la sua cartuccia, Giulio lo ha seguito con relativa facilità.
«Ho cercato di non farlo allontanare – sorride – e nello sprint… non so bene cosa sia successo. Ero dietro, ma davanti si sono piantati in mezzo alla strada, ho trovato il varco e ora, più che soddisfatto, sono incredulo. Mi trovo per la prima volta a difendere una maglia di leader, per giunta sulle strade e nell’affetto delle mie Marche: mi sembra un sogno. Ho pensato tanto in questo ultimo periodo a come sia cambiato il mio ruolo in squadra. Sicuramente non è facile, però sono contento di avere attorno tanti campioni da cui ho imparato tantissimo.
«L’anno scorso era tutto più facile, oggi c’è la pressione di fare risultato, però mi piace e sto imparando a gestirla. La sera a tavola guardo i miei compagni e penso che sia incredibile. Io sono lo stesso, rimango con i piedi per terra. L’unica cosa che è cambiata è il mio inglese: adesso con uno come Roglic posso fare anche dei veri discorsi».
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la SanremoGanna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Prove di Sanremo
Van der Poel è il ritratto della calma, ma quando è in bici nei finali, non sbaglia un colpo. Il suo orizzonte più immediato è la Sanremo e non lo nasconde. Qualcuno dice che la tappa di oggi sia stata disegnata come test per la Classicissima, però è Mathieu per primo a rimettere le cose nel giusto ordine.
«Per certi versi gli somigliava – dice – ma soprattutto penso che questi strappi e questi stimoli sono quello di cui ho bisogno per arrivare alla forma migliore. E’ stata una giornata piuttosto dura, con un ritmo elevato per tutto il giorno da parte della UAE Emirates e poi un po’ di maltempo in montagna. Essere in grado di finalizzare una giornata come questa è un segnale importante.
«Non penso ogni giorno alla Sanremo, ma è uno dei miei obiettivi principali. E’ speciale e difficile da vincere. Io ho avuto la fortuna di riuscirci già due volte e ovviamente mi piacerebbe farlo ancora. Detto questo, lo strappo di Tortoreto è completamente diverso dal Poggio e ci si arrivava anche con meno chilometri nelle gambe. Però se davvero il tempo di scalata è stato lo stesso, allora è stato una buona preparazione: per me e anche per altri, ad esempio Ganna. Già l’anno scorso ha fatto vedere quanto sia forte e dopo la crono di lunedì e le sue prestazioni in salita, sta facendo vedere di essere nella forma giusta».
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmenteDopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Prove di futuro
Pellizzari lo dice quasi con pudore che anche lui farà la Sanremo. La squadra glielo ha proposto prima della Strade Bianche, aggiungendo la Classicissima al pacchetto di cui faceva già parte la Milano-Torino.
«Ho detto subito di sì – dice – perché credo che sia una corsa fantastica e andrò lì per aiutare. Cercherò di fare esperienze, di divertirmi e cercherò di godermela. Per fortuna la cosa in cui sono migliorato di più dallo scorso anno (e che ho imparato dai compagni più esperti) è la capacità di limare e di muovermi nel gruppo, che alla Sanremo è molto importante. Anche oggi ho preso lo strappo a ruota di Del Toro ed è una cosa che mi rende orgoglioso.
«Più in generale penso che il cambiamento sia complessivo, mi sono sentito diverso sin da quando sono risalito in bicicletta dopo le vacanze. C’è ancora tanto da fare, cerco di fare il massimo ogni giorno e di migliorare sempre, cercando di godermi un po’ la vita da ciclista».
Nei primi dieci di questa tappa della Tirreno c’è tanta Italia. Oltre a Pellizzari, prendete nota dei nomi di Vendrame, Pinarello, Ganna e Ciccone che ha chiuso all’undicesimo posto e sul traguardo aveva un diavolo per capello. La Tirreno-Adriatico entra nel vivo: da domani la Sanremo sarà un pensiero secondario. Quelli di classifica saranno impegnati a darsele di santa ragione: prima a Mombaroccio e sabato a Camerino.
I distacchi sono minimi e probabilmente il percorso si addice più a Del Toro che a Pellizzari, ma intanto ci portiamo via il sorriso sornione di Van der Poel che ha vinto nello stesso giorno in cui anche suo padre Adrie nel 1984 vinse ad Ancona la sua unica tappa alla Tirreno. E poi il sorriso beato e ingenuo di Pellizzari che stavolta, contrariamente a quanto fece l’altro giorno a San Gimignano, ha fatto la volata con le mani sotto.
LIDO DI CAMAIORE (LU) – Due giorni di crono fra l’Italia e la Francia. Prima quella individuale a Lido di Camaiore, vinta da Ganna. Poi quella a squadre della Parigi-Nizza, vinta a Pouilly-sur-Loire. dalla Ineos Grenadiers con 2 secondi di vantaggio sulla Lidl-Trek.
Per avere la conferma di come nulla sia ormai più per caso, ci siamo ritrovati a parlare con Giuseppe Archetti proprio durante la prova della Tirreno-Adriatico, in cui Jonathan Milan è stato il miglior atleta della Lidl-Trek con il quinto tempo.
Dopo la cronosquadre di ieri, Juan Ayuso è la nuova maglia di leader della Parigi-NizzaLa tappa è stata vinta dalla Ineos Grenadiers, al pari della crono della Tirreno. La Lidl-Trek è stata seconda a 2″Dopo la cronosquadre di ieri, Juan Ayuso è la nuova maglia di leader della Parigi-NizzaLa tappa è stata vinta dalla Ineos Grenadiers, al pari della crono della Tirreno. La Lidl-Trek è stata seconda a 2″
Scelte e pressioni alla Lidl-Trek
Nel giorno della crono si presta tanta attenzione agli aspetti tecnici, con una maniacalità che inizia dal giorno prima – quando si tratta come alla Tirreno della prima tappa – con i giudici che si prendono un tempo comodo per misurare le bici. Nei giorni scorsi si è letto delle dichiarazioni di Evenepoel a proposito degli pneumatici della sua bici, portata al successo al UAE Tour con quel rapportone che a suo dire lo avrebbe danneggiato nei giorni successivi.
E così, in mezzo a tanto ragionare di rapporti e protesi, con Archetti ci siamo ritrovati a parlare proprio delle gomme. La Lidl-Trek utilizza pneumatici Pirelli: mentre su strada il tubeless è una scelta obbligata e vantaggiosa, nelle crono non è così.
«Nella crono il tubeless non lo usiamo – spiega Archetti – abbiamo copertoncini fatti per le prove contro il tempo, con la camera d’aria in lattice. Le pressioni si scelgono in base al peso del corridore. Alla fine resta una scelta soggettiva, ma c’è una base di partenza fissata da un tecnico del team, Yeyo Corral, che si occupa di queste cose e ce le comunica. ».
I copertoncini P Zero TT di Pirelli usano la mescola SmartEVO di derivazione Motorsport e una carcassa super leggera da 120tpiI test condotti da Pirelli dimostrano che la scorrevolezza del copertoncino è superiore a quella del tubelessIl prodotto da crono di Pirelli ha la carcassa flessibile che massimizza la scorrevolezza, la velocità e l’omogeneità di guidaI copertoncini P Zero TT di Pirelli usano la mescola SmartEVO di derivazione Motorsport e una carcassa super leggera da 120tpiI test condotti da Pirelli dimostrano che la scorrevolezza del copertoncino è superiore a quella del tubelessIl prodotto da crono di Pirelli ha la carcassa flessibile che massimizza la scorrevolezza, la velocità e l’omogeneità di guida
E la pressione dipende solo dal peso del corridore?
Parte da 5,7-5,8 e scende a 5,2-5,3 dipende sempre da fattori come il peso e le condizioni ambientali. Comunque si sta molto più bassi rispetto a un tempo quando la gomma doveva essere durissima. Con la ruota più larga, cambia tutto e non si possono più fare paragoni con quello che si faceva qualche anno fa. Ormai queste scelte si fanno in base a test effettuati su scorrevolezza, rolling resistance e sul peso del corridore. Hanno visto che utilizzando delle pressioni più basse, che vengono ritenute ottimali, la resa è maggiore.
Se la ruota è lenticolare, quindi molto più rigida, il ragionamento sulla pressione è lo stesso?
Identico.
Andando a vedere più da vicino gli pneumatici utilizzati dalla Lidl-Trek, abbiamo riconosciuto i P Zero TT che la squadra ha in dotazione dallo scorso anno. Ne avevamo parlato durante una visita al centro di sviluppo di Milano Bicocca, si tratta di un copertoncino realizzato con una mescola… intelligente che si chiama SmartEVO e che grazie a tre distinti polimeri riesce ad adattarsi bene a ogni condizione di strada, ottimizzando la scorrevolezza.
Walscheid sui rulli lunedì alla Tirreno. Anche lui con un 68 e pedivelle da 172,5: è alto 1,99 e pesa 91 chiliWalscheid sui rulli lunedì alla Tirreno. Anche lui con un 68 e pedivelle da 172,5: è alto 1,99 e pesa 91 chili
Questi copertoncini da crono hanno larghezze differenti in base alle situazioni?
No, usiamo sempre quelli da 28 (anche se nel catalogo ci sono anche i 26, ndr). E’ un prodotto che abbiamo già usato l’anno scorso, va bene e continuiamo a montarlo.
Perché non usare il tubeless?
Sempre per via dei test, secondo cui quel tipo di copertoncino con la camera d’aria in lattice è più scorrevole, meglio anche del classico tubolare.
Invece quanto è variabile la scelta delle pressioni?
Come dicevo, di questo passaggio si occupa Yeyo Corral. Studia com’è il percorso, come sono le strade e poi stabilisce un valore di pressione in base al peso del corridore. Logicamente, pur avendo in mano i suoi dati, si confronta con loro, perché qualche variazione viene fatta sempre. Se ad esempio il meteo cambia di colpo e la strada si bagna, la pressione è inferiore. E anche in quel caso può esserci il corridore che preferisce avere qualcosina in meno in base alla propria sensazione, però la base di partenza viene stabilita a monte.
L'ultima crono del Tour ribadisce i nomi dei più forti. Vince Van Aert, poi i tre del podio, quindi Ganna. Con Malori parliamo di posizioni e allenamento
Uno spalla a spalla quasi da velocisti, più che da scalatori o uomini da classiche. Mathieu Van der Poel, Isaac Del Toro, Giulio Pellizzari: chi avrebbe pensato sarebbero mai arrivati al fotofinish? Sono bastate le colline Metallifere, la pioggia e un finale sterrato perché tutto esplodesse.
Ma soprattutto, di fatto, oggi è iniziata la vera Tirreno-Adriatico. Quella della classifica generale e in questa classifica è legittimo pensare al testa a testa dei giovani amici e rivali: Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Non che la crono inaugurale non contasse, ma per come è andata la tappa si sono rimescolati subito i valori.
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicanoVan der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano
Chi sale e chi scende
Sotto le 14 torri di San Gimignano cede Filippo Ganna. Giusto ieri il “Pippo Nazionale” aveva detto che avrebbe provato a fare la classifica generale, a difendere il primato… ma senza dannarsi troppo, in quanto l’obiettivo primario per lui era, ed è, la Milano-Sanremo. Magari fra acqua e sterrati non ha voluto rischiare oltre.
Succede però tutto nel finale, nello sterrato di Piano Cappellina, quando mancano circa 6 chilometri al traguardo. Il primo a muoversi dei tre è proprio Mathieu Van der Poel, che a sua volta aveva seguito Julian Alaphilippe. Evidentemente tra cross e strade bianche deve essersi sentito a casa, come quando vinse a Siena nel 2021.
Concedeteci però una breve digressione. Che in parte riprende anche l’editoriale di ieri. Okay i grandi campioni nelle grandi corse… ma Van der Poel proprio non poteva venire alla Strade Bianche di sabato? Al diavolo la probabile non-vittoria contro Tadej Pogacar su un percorso con così tanto dislivello: ma che fiamme ci sarebbero state anche con lui in corsa? Cosa sarebbe stato per tutta quella gente a bordo strada vedere passare un tale campione? Ma forse il nostro è un ragionamento da vecchi da bar, da semplici appassionati (o appassionati sempliciotti). Un ragionamento non basato sui numeri dei preparatori e su quelli delle convenienze economiche.
Al netto di questa riflessione, onore a Van der Poel. Onore sincero. Perché comunque ha mostrato grinta e voglia di vincere. E anche quando Pellizzari sembrava essergli scappato ai 150 metri ha insistito e ci ha creduto.
«E’ stato difficile battere questi giovani – ha detto VdP – il livello era altissimo, sia nell’approccio al finale sia sullo sterrato bagnato. Sapevo che le curve erano molto tecniche (lui stesso si è salvato grazie alla sua classe, ndr) e volevo mettere in difficoltà gli inseguitori. E’ stato uno sprint complesso: la strada era piuttosto scivolosa, quindi è stato molto complicato scattare da fermo, ma avevo appena risparmiato abbastanza energie per vincere. Sono venuto qui per prepararmi alla Milano-Sanremo e agli altri appuntamenti importanti, ma allo stesso tempo volevo vincere una tappa. L’anno scorso ci ero andato vicino più volte, questa volta ce l’ho fatta ed è bello tornare a imporsi in questa corsa dopo cinque anni».
Isaac Del Toro (classe 2023) guida la classifica generale con 3″ su Pellizzari e 13″ su SheffieldLa fuga di giornata: Sevilla della Polti, Tarozzi della Bardiani, Alessandro Iacchi della SolutionTech e (nascosto) e Bou della Caja Rural. Per loro oltre 160 km in testaUna bella immagine del gruppo che lasciava la VersiliaIsaac Del Toro (classe 20023) guida la classifica generale con 3″ su Pellizzari e 13″ su SheffieldLa fuga di giornata: Sevilla della Polti, Tarozzi della Bardiani, Alessandro Iacchi della SolutionTech e (nascosto) e Bou della Caja Rural. Per loro oltre 160 km in testaUna bella immagine del gruppo che lasciava la Versilia
Del Toro leader
Ma veniamo a due amici fraterni, alla coppia che ha infiammato il Tour de l’Avenir 2023, che si allena spesso insieme sulle strade di San Marino e che continua a darsele. San Gimignano ha lanciato la rincorsa verso il Tridente d’oro.
Pellizzari ci tiene particolarmente a questa Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari potrebbe decidersi a casasua. Già ieri a Camaiore aveva fatto una super crono. Lui che rispetto ai diretti rivali partiva più dietro in questa specialità. Invece il messicano della UAE Emirates gli aveva rifilato solo 1” e appena 4” Antonio Tiberi. A proposito, oggi il corridore della Bahrain Victorious è arrivato con il gruppo dei migliori. Degli altri migliori. Perché la sensazione è che la sfida sia già tutta là davanti e tra quei due. Van der Poel oggi dalla sua aveva la freschezza di chi non aveva dovuto riempire le proprie gambe di acido lattico nella crono di ieri.
«Sono leader alla Tirreno e ne sono felice – ha detto Del Toro, che oggettivamente è stato colui che più di tutti ha tirato pensando proprio alla generale – il tratto sullo sterrato è stato davvero complicato. Ho visto Matteo Jorgenson cadere e per poco non lo seguivo. Poi sono rimasto davanti e lì ho combattuto fino alla fine con il mio amico Pellizzari. Abbiamo un buon rapporto io e lui. E’ stato incredibile come abbia chiuso su me con Van der Poel… Vuol dire che Giulio è in ottima forma. Ma è ancora presto per pensare alla classifica generale».
Il messaggio da parte di Pellizzari dunque è stato chiaro. Del Toro e la sua UAE Emirates sanno chi è il primo avversario. Poi nulla è precluso neanche per Magnus Sheffield, terzo, per Tiberi che non è troppo distante o per Primoz Roglic. I due della Red Bull-Bora potrebbero giocare di sponda…
Giulio Pellizzari (classe 2003) era stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)Giulio Pellizzari (classe 2003) era davvero stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era certo il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)
Pellizzari attento
Domani si riparte da Cortona con una classifica che è già sconvolta. Del Toro partirà leader con 3” su Pellizzari. L’arrivo di Magliano de’ Marsi sembra essere per gli sprinter, ma attenzione, perché il finale tira e abbiamo visto cosa ha combinato proprio Del Toro all’UAE Tour nella prima tappa. Gli ultimi 700 metri sono al 2,5 per cento. Quasi un copia e incolla di quell’arrivo emiratino.
Altro aspetto da considerare è la distanza. Domani sono ben 221 chilometri e se la corsa dovesse prendere una certa piega, visto che la parte centrale si presta agli attacchi, potrebbero emergere gli uomini di fondo. Lo stesso Van der Poel potrebbe fare le prove per la Sanremo.
La questione è molto intrigante e molto interessante. Gli scenari sono diversi. Chi dovrà stare con le antenne dritte è Giulio Pellizzari, specie dopo quel “Giulio è in ottima forma” di Del Toro. Ci è parso davvero sibillino. Il ragazzo della Red Bull-BORA, decisamente più scalatore, dovrà pensare soprattutto a non prenderle. A stare attento agli abbuoni che potrebbe guadagnare il messicano.
Ma al netto di queste congetture, che stasera i tecnici studieranno al dettaglio, la bella notizia è che Giulio Pellizzari può giocarsi questa Tirreno. La sfida è appena iniziata. E Camerino, che lo aspetta a braccia aperte, si avvicina già al di là degli Appennini.
Giulio Ciccone è atterrato stamattina a Kigali. Il leader degli azzurri parla della squadra e del suo avvicinamento. E della bella intesa con il ct Villa
LIDO DI CAMAIORE (LU) – Al pari di Pogacar l’altro giorno a Siena,Ganna è contento come succede quando hai tanto lavorato senza riferimenti e la vittoria conferma che l’hai fatto bene. Dopo Tadej e Van der Poel, un altro dei tre di Sanremo ha battuto il colpo. Sul lungomare il sole ha costretto tutti a sfilare giacche e maglioni, Pippo indossa la maglia di leader della Tirreno e dal colletto affiora quello del body tricolore. La cronometro della Versilia lo ha visto vincitore in 12’08” alla media di 56,858. Un treno, sfrecciato sul traguardo con un fruscio. Su 38 vittorie ottenute finora, 31 sono venute a cronometro.
«Sì, ne avrò vinte anche 38 – sorride Ganna, di ottimo umore – ma quanti sono i secondi posti? Sono tanti quanti le vittorie, per questo bisogna investirci e migliorare. Bisogna rimanere aggiornati perché da vittoria al secondo posto a volte è un pelo, a volte è proprio niente, a volte è un’eternità. L’anno scorso all’europeo ho visto come nei punti più adatti a me potevo difendermi anche contro Remco, però dove la strada sale, il peso fa la differenza.
«Perdo molti secondi, quindi ogni volta devo cercare di essere più veloce dove posso e limitare i danni dove non posso essere veloce. I rumors dicono che la crono della prossima Olimpiade avrà l’arrivo in salita, quindi magari mi dovrò concentrare su altre cose (ride, ndr)».
Il pubblico italiano lo ha acclamato come ogni anno, in questa crono che è diventata una classica e al mattino ha visto fra gli juniores la vittoria di Patrick Pezzo Rosola, anche lui con copriscarpe della Ineos Grenadiers che da pochi giorni ha affiancato la sua Nord est Petrucci Assali Stefen. Sua madre Paola, due ori olimpici nella mountain bike, l’abbiamo vista nell’ultimo chilometro che aspettava il passaggio degli ultimi prima di andare via.
Però intantoGanna risponde e parla, con la voglia di raccontarsi. Stamattina prima del via, Marco Villa ci ha raccontato che dopo la Volta ao Algarve, il suo pupillo è andato ad allenarsi da solo e spesso dietro moto a Gran Canaria e che quindi è arrivato qui un po’ stanco.
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticatoDopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Come Pogacar e Van der Poel: l’allenamento solitario è la nuova chiave di Ganna per il successo?
Quest’anno ho speso tanto tempo ad allenarmi al caldo. A Gran Canaria ho avuto prima una settimana con un po’ di mal di gola e un po’ di tosse per il cambio di clima. Però non mi sono fatto demoralizzare, sapevo che comunque dovevo allenarmi per arrivare agli obiettivi che mi ero proposto durante l’inverno. Quindi sono rimasto tanto tempo concentrato. Ho avuto compagni di avventura diversi, all’inizio con Matteo (Sobrero, ndr), poi compagni di squadra nei vari ritiri. Però sì, tanti allenamenti da solo.
E come è andata?
Quando pensavo di mollare, avevo in mente l’obiettivo principale della stagione che ovviamente è la Sanremo. Però non volevo neanche strafare e l’allenatore più di una volta mi ha tirato il freno a mano. E mi ha detto: «Filippo non andiamo in condizione adesso, gli obiettivi sono più avanti». Quindi spero di essere sulla rotta giusta, con le condizioni giuste, senza aver dato né troppo né troppo poco.
Questa vittoria si può considerare una risposta a quello che hanno fatto Van der Poel all’Omloop Nieuwsblad e Pogacar alla Strade Bianche?
Diciamo che sono corse differenti, sono tipologie differenti di corsa. Ho grande stima di questi due corridori. Credo che Tadej sia rientrato dall’inverno facendo vedere che è veramente forte. E lo stesso Mathieu ha fatto grandi cose per tutto l’inverno. In ogni caso non mi posso confrontare con lo stesso metro di paragone, però credo di aver fatto tutto il meglio per fare un ottimo risultato.
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Hai detto che sulla crono c’è da investire e migliorare: quanto sono cambiate le bici negli ultimi dieci anni?
Alla fine credo che già con i freni a disco la situazione sia molto cambiata. Oggi abbiamo visto anche Van Aert partire con una doppia lenticolare. C’è tanta tecnologia che progredisce, tante cose comunque belle e interessanti, perché se rimanessimo ancora con i freni a bacchetta sarebbe una strana situazione. Tutto il mondo continuerebbe a evolversi e noi rimarremmo fermi. L’unica cosa che non è cambiata negli anni è attaccare ancora il numero con le spille. Quello ricorda il ciclismo di una volta e fa un po’ ridere. Tutti controllano l’aerodinamica, poi si attacca il numero con le spille cercando di farlo il più aderente possibile.
Hai detto di non esserti sentito al 100 per cento, eppure hai vinto: pensi che sia un bel segnale?
Magari non ho ancora l’elasticità muscolare che potevo avere fino a qualche anno fa, forse l’età comincia a farsi sentire. Dite che sono ancora giovane, però comincio ad essere uno dei vecchi del gruppo. Speriamo che la condizione possa arrivare nei prossimi giorni e darmi quello che mi serve per arrivare senza pensieri dove conta. Di sicuro sono consapevole di aver lavorato bene. Forse non ho ottenuto ancora la condizione che volevo, però ho imparato che anche quando la gamba non è della migliore, la testa può fare la differenza.
Hai raccontato di aver parlato tanto della Sanremo con Piero Baffi, quasi a voler cercare riscontri fuori dalla cerchia dei tecnici. Preferisci avere un confronto meno schematico?
Al contrario di tanti, non ho nessun mental coach, preferisco confrontarmi con gli amici che magari sanno meno di ciclismo, perché mi piace avere il punto di vista di qualcuno che non è esperto. L’esperto ha chiaramente una sua opinione e riesce subito a dare un punto negativo o positivo alla performance. Mi piace confrontarmi con amici e parenti perché di sicuro non hanno in testa i watt, l’alimentazione e tutte queste cose qua e sono un po’ più all’acqua di rose. Mi piace più avere un confronto di questo tipo che avere un confronto minuzioso.
Fra gli uomini di classifica, buona prova di Tiberi, che ha chiuso 9° a 33″ da GannaTre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36″ da GannaColpisce il 5° posto di Jonathan Milan, iridato dell’inseguimento, che chiude a 29″ da GannaFra gli uomini di classifica, buona prova di Tiberi, che ha chiuso 9° a 33″ da GannaTre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36″ da GannaColpisce il 5° posto di Jonathan Milan, iridato dell’inseguimento, che chiude a 29″ da Ganna
Si può dire che a Ganna non piaccia il ciclismo troppo scientifico?
Quest’anno ho provato a seguire minuziosamente l’alimentazione e dopo una settimana sono saltato. Quindi ho continuato a fare quello che facevo prima e forse riuscirò a tornare ai livelli dell’anno scorso, che mi sono sembrati più che dignitosi. Però ho notato che in certi momenti mangiavo meno di quello che avrei dovuto. Forse per mia ignoranza, scambiavo il fatto di mangiare poco come il modo per dimagrire, invece mangiando di più ho meno deficit e mi aiuta a perdere peso più velocemente. Quindi mi piace il ciclismo metodico, mi piace la ricerca, ma non sono esasperato come tanti.
Come chi, ad esempio?
Ogni tanto sui social vedo i reel che mi passano, dove ragazzi di categorie molto giovani seguono già diete o grammature. La cosa che mi fa sorridere è pensare che il mio primo mondiale l’ho vinto mangiando Nutella, uova strapazzate e bacon. La nutrizione è importante, essere metodici è importante, ma credo che la leggerezza di testa sia molto più importante.
A proposito di leggerezza, trovare sull’ammiraglia Viviani e Geraint Thomas è un valore aggiunto?
Qui doveva esserci Cioni, ma è malato e lo saluto: «Ciao Dario, torna presto qui!» (ride, ndr). Mi ha seguito Leo Basso e mi ha spinto bene. Elia l’ho sempre visto come un direttore sportivo anche quando era un mio compagno, perché tanti consigli glieli ho sempre chiesti e ho voluto sempre confrontarmi con lui. Credo che avere accanto lui e Thomas mi dia la tranquillità che potrà portarmi dove voglio senza essere troppo pesante di testa o senza troppe pressioni.
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometroFilippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Cercherai di difendere la maglia?
Sincero, fino ad oggi non avevo pensato che domani c’è lo sterrato e può essere una tappa di classifica. Ero rimasto solo alla cronometro, non ho pensato a domani. Di sicuro stasera, quando arriverò in hotel, ci saranno i vari meeting con direttori e allenatori e penseremo anche a domani. Cercheremo di vedere il finale e capire come affrontarlo, come arrivare nelle migliori condizioni per riuscire anche ad agevolare i nostri compagni di squadra. Proverò a difendermi senza strafare e se poi nei prossimi giorni ci scappasse un giorno di gloria personale, sarei altrettanto felice.
L’obiettivo è un altro, insomma…
Sono qui per trovare il miglior feeling possibile per affrontare le prossime settimane e non vedo l’ora che venga quella fra la Tirreno e la Sanremo per potermi riposare un po’. Il giorno in cui avrò messo il mio ping, se arriverà il risultato, sarò molto felice. Se invece non dovesse, vuol dire che qualcuno è stato più forte di me.