Siamo ormai giunti alla vigilia di una nuova edizione del Tour de France. La corsa a tappe francese è da sempre l’occasione ideale per presentare delle novità di prodotto o annunciare nuove partnership. Non si è tirata indietro Look Cycle, che ha appena reso ufficiale una collaborazione davvero di prestigio con Tadej Pogacar, il vincitore delle ultime due edizioni della Grande Boucle.
L’asso sloveno diventa testimonial ufficiale dei pedali di punta del marchio francese. Stiamo parlando dei Keo Blade Carbon Ceramic Ti. Un pedale che presenta una superficie di contatto di 700 millimetri quadrati, cuscinetti in ceramica per una maggiore durata e un peso incredibilmente ridotto di 95 grammi.
Tadej Pogacar insieme ai ragazzi del Pogi Team, squadra di sviluppo giovanile fondata dal campione slovenoTadej Pogacar insieme ai ragazzi del Pogi Team, squadra di sviluppo giovanile fondata dal campione sloveno
Al fianco di Pogacar
Il legame con Look ha permesso a Pogacar di raggiungere successi davvero importanti, considerando soprattutto la sua giovane età: due Tour de France, una Liegi-Bastogne-Liegi, un Lombardia, solo per citare i più importanti. Questa nuova partnership diventa quindi il giusto coronamento di una collaborazione tecnica di successo.
La partnership coinvolgerà anche il Team Pogi, la squadra di sviluppo giovanile fondata da Pogacar, con sede in Slovenia. I ragazzi del team avranno così l’opportunità di utilizzare gli stessi pedali del loro idolo.
Insieme a Look, Pogacar ha conquistato due corse monumento e due Tour de France Insieme a Look ,Pogacar ha conquistato due corse monumento e due Tour de France
Parola ai protagonisti
Pogacar si è dimostrato estremamente contento dell’accordo raggiunto con Look, formalizzato alla vigilia del Tour de France, che scatterà domani, primo luglio.
«Per me i pedali Look – racconta – sono la scelta più performante. I Keo Blade sono fantastici, con un’ampia superficie di appoggio e un peso minimo. Sono perfetti per un trasferimento ottimale della potenza. Oltre a essere partner tecnico del team UAE Emirates, Look è partner del team Pogi, che è molto importante per lo sviluppo dei futuri talenti in Slovenia. Sono orgoglioso di pedalare con Look – ha aggiunto l’asso sloveno – che ha inventato il pedale automatico e che utilizzo da quando ho iniziato a gareggiare. Intendo avere Look al mio fianco per molti anni a venire».
Estremante soddisfatto anche Federico Musi, CEO Look Cycle: «Tadej rappresenta i valori del nostro marchio – ha dichiarato – performance, brio, coraggio… Dopo oltre 35 anni di storia e milioni di pedali prodotti nella nostra fabbrica in Francia, la collaborazione con Pogacar rappresenta un capitolo meraviglioso per Look.
«Siamo entusiasti di sostenere Tadej, il UAE Team Emirates e il Pogi Team. Vogliamo coltivare i giovani talenti del futuro e portare la passione del ciclismo a un pubblico più vasto in Slovenia e in Europa. La nostra esperienza tecnica Made in France nella produzione di pedali vuole essere una risorsa importante per aiutare Tadej sulle strade di Francia».
Tanto Tour
A proposito di Tour de France, non va dimenticato che Look è da tanti anni protagonista della Grande Boucle. Fino ad oggi la casa francese ha ottenuto ben 213 successi di tappa. Hanno corso con pedali Look campioni del calibro di Bernard Hinault e Alberto Contador, solo per citare i due più vincenti sulle strade di Francia, naturalmente insieme a Pogacar. Complessivamente dal 1985 ad oggi, sono stati più di 2.500 i corridori che al Tour hanno utilizzato pedali Look percorrendo all’incirca 7.680.000 chilometri.
Quest’anno Look sarà al Tour de France affiancando i seguenti team: AG2R Citroën Team; Astana Qazaqstan Team; Team Cofidis; Intermarché Wanty Gobert Team; Team Lotto Soudal; Movistar Team; UAE Team Emirates.
La preparazione per il Tour da parte di Tadej Pogacar procede spedita e con ottimi risultati, come ha dimostrato la conquista del Tour of Slovenia. In questa lunga fase di avvicinamento alla Grande Boucle il fuoriclasse sloveno è riuscito a trovare il tempo per visitare la nuova sede di Prologo, partner tecnico insieme a Colnago del UAE Team Emirates. L’occasione era davvero speciale in quanto l’azienda lombarda aveva in serbo per Pogacar due bellissime sorprese: una sella custom e alleggerita ma soprattutto una vespa 50 Special originale tutta gialla (foto di apertura Alen Milavec).
Tadej Pogacar insieme a Salvatore Truglio, General Manager di Prologo, che gli ha mostrato la nuova sede dell’azienda (foto Alen Milavec) Tadej Pogacar insieme a Salvatore Truglio, General Manager di Prologo, che gli ha mostrato la nuova sede dell’azienda (foto Alen Milavec)
Una nuova casa per Prologo
Ad accogliere Pogacar è stato Salvatore Truglio, General Manager di Prologo. Salvatore ha avuto modo di mostrare in anteprima allo stesso Tadej la nuova sede dell’azienda che oggi funge da moderno centro operativo, manageriale e logistico.
Nella sua visita in Prologo, Pogacar è stato accompagnato dalla sua fidanzata Urska Zigart, anch’essa ciclista in forza al Team Bike Exchange, dal suo manager Alex Carera e dal fotografo personale Alen Milavec. Tutti e tre hanno potuto ammirare la nuova sede di Prologo restandone positivamente colpiti.
Il campione sloveno ha ricevuto un’altra sorpresa: una Vespa 50 gialla (foto Alen Milavec)
Tadej e la sua fidanzata sono appassionati del marchio Vespa (foto Alen Milavec)
Prologo ha lasciato anche una dedica indirizzata al giovane corridore della UAE (foto Alen Milavec)
La targa è personalizzata e richiama i successi di Pogacar negli ultimi due Tour de France: 2020 e 2021 (foto Alen Milavec)
Il campione sloveno ha ricevuto un’altra sorpresa: una Vespa 50 gialla (foto Alen Milavec)
Tadej e la sua fidanzata sono appassionati del marchio Vespa (foto Alen Milavec)
Prologo ha lasciato anche una dedica indirizzata al giovane corridore della UAE (foto Alen Milavec)
La targa è personalizzata e richiama i successi di Pogacar negli ultimi due Tour de France: 2020 e 2021 (foto Alen Milavec)
Una Special gialla
Nel corso della sua visita Pogacar ha avuto la bellissima sorpresa di ricevere direttamente dalle mani di Salvatore Truglio una vespa 50 Special originale, ristrutturata nelle sue varie parti e verniciata di giallo per richiamare il Tour de France.
«La scelta di regalare una vespa a Tadej non è affatto casuale. Sapevamo infatti che Tadej e la sua fidanzata sono appassionati di Vespa – ci raccontano dall’azienda – e infatti subito dopo il Tour de France dello scorso anno aveva regalato un modello a ciascuno dei suoi compagni di squadra per ringraziarli dell’ottimo lavoro svolto durante le faticosissime e difficilissime giornate della Grand Boucle».
Alla vespa donata a Pogacar sono state aggiunte delle grafiche speciali per celebrare il campione sloveno, la sua squadra e la sua vittoria in modo tale che nei momenti di svago Pogacar e Urska possano godersi questo regalo ricordandosi che con il duro lavoro e la perseveranza si possono ottenere ottimi risultati: “Work hard play hard”.
Tra le tante chicche presenti sulla vespa donata a Pogacar segnaliamo una placca con dedica speciale sulla parte anteriore della scocca e una targa molto particolare (TDF 20-21, ndr), a ricordare i due successi consecutivi al Tour de France.
Una nuova sella
Un altro momento da ricordare si è avuto con la consegna a Pogacar di una sella davvero particolare. Prologo ha infatti realizzato una versione esclusiva con le grafiche custom della Scratch M5 in carbonio Nack. Si tratta del modello preferito dal campione sloveno. I dettagli aggiuntivi sono stati pensati per celebrare Tadej, la sua nazione e il traguardo degli Champs Élysées . Si tratta della sella che ha accompagnato Pogacar nei suoi trionfi più significativi come il Tour de France 2021, la Liegi-Bastogne-Liegi, Il Lombardia, e Strade Bianche. Di questa edizione speciale Prologo ha messo in vendita solo 20 pezzi, rendendolo un esemplare unico al mondo.
Oggi questa sella è stata ulteriormente alleggerita. Grazie ad un nuovo processo strutturale e ad un uso particolare del carbonio sono stati eliminati 30 grammi dal modello precedente. Si è così passati dai 172 grammi agli attuali 142.
Tadej ha anche ricevuto una nuova versione customizzata della sella Prologo Scratch M5 (foto Alen Milavec) Tadej ha anche ricevuto una nuova versione customizzata della sella Prologo Scratch M5 (foto Alen Milavec)
Grazie Prologo
Al termine della giornata Pogacar ha voluto ringraziare Prologo, ed in particolare Salvatore Truglio, per i bellissimi regali ricevuti donandogli e autografando una maglia gialla. Un gesto con il quale il campione sloveno ha voluto manifestare in maniera sincera la propria riconoscenza verso un’azienda che, insieme a Colnago, l’ha accompagnato in questi anni nella conquista di tanti importanti traguardi.
I momenti più belli della giornata sono stati immortalati da Alen Milavec che, oltre ad essere il fotografo personale di Pogacar, da quest’anno collabora anche con Prologo mettendo a disposizione dell’azienda foto esclusive dell’asso sloveno.
Campioni diversi, avvicinamenti diversi. Come mai Roglic ha scelto di passare per il Delfinato, che ha vinto, mentre Pogacar arriverà al Tour attraverso lo Slovenia? Il tema si presta a ragionamento, che in questa fase della stagione è basato su ipotesi e pensieri in attesa della prova dei fatti.
«Una scelta curiosa di percorsi diversi – dice Adriano Malori, compagno in questo viaggio fatto di considerazioni – indice di come si sentano i due. Roglic doveva trovare la condizione e aveva bisogno di conferme. Dei due, psicologicamente è il più fragile. Basti ricordare la crono del 2020. Pogacar invece è andato in Slovenia, trovando un livello più basso. Lui non fa una piega. Il primo giorno gli è bastato fare uno starnuto e si sono trovati in fuga a 60 chilometri dall’arrivo. Ieri invece nel gruppo di testa c’era ancora Groenewegen, si vede che non era un gran passo. Puoi fare un discorso come Pogacar, solo quando hai la certezza di essere Pogacar, quindi hai la tranquillità di non confrontarti subito e lo stress in corsa è la metà».
Il livello del Giro di Slovenia non è quello di Delfinato e Svizzera. Qui esulta dietro Novak per la vittoria di MajkaIl livello del Giro di Slovenia non è quello di Delfinato e Svizzera. Qui esulta dietro Novak per la vittoria di Majka
C’è anche un fatto di tempi, Roglic non rischia di arrivare scarico alla terza settimana?
Quello non credo, l’anno scorso si è ritirato, ma è arrivato forte a Tokyo e ha vinto le Olimpiadi della crono. A primavera è rimasto tanto fermo per il ginocchio e questo lo ha costretto a ripartire dal Delfinato, mentre l’anno scorso aveva fatto le classiche. Piuttosto… Questa cosa del ginocchio sarà vera?
Non ci credi?
Secondo me il fastidio c’era, ma lo hanno ingigantito per dargli modo di non correre tanto e lavorare gradualmente. Secondo me sta provando a raggiungere il primo picco al Tour, vista la differenza di quasi 10 anni con Pogacar. Questo potrebbe essere il suo ultimo anno a un certo livello, perché comunque ne ha già 33. E allora potrebbe aver deciso di puntare tutto sul Tour, sacrificando il resto. E’ dall’inizio dell’anno che non è il solito Roglic.
Il dolore al ginocchio è venuto fuori ai Paesi Baschi: ma se faceva così male, perché finire la corsa?Il dolore al ginocchio è venuto fuori ai Paesi Baschi: ma se faceva così male, perché finire la corsa?
Da cosa lo hai visto?
Alla Parigi-Nizza non avrebbe vinto senza avere accanto Van Aert. E ai Paesi Baschi, se davvero hai quel problema al ginocchio, sapendo cosa rischi, perché finirlo e non fermarsi subito per curarlo? Detto questo, condivido appieno la sua scelta. L’altro va come un aereo e ha 10 anni di meno, giusto provarle tutte per batterlo.
Quindi al Delfinato ha continuato a lavorare?
In qualche momento ho avuto la sensazione che stesse usando la corsa per prepararsi. Nell’ultima tappa con Vingegaard gli è mancato il recupero. E a meno che non sia pretattica, mi viene da pensare che il danese sia già al top, mentre Primoz stia crescendo. Però in faccia non l’ho mai visto morto. Sono abbottonati, non fanno trapelare nulla…
Intanto l’altro sembra più lieve.
Pogacar non è tipo che soffra la pressione o abbia l’ansia di sapere come stia il rivale.
Per Pogacar, avvicinamento tranquillo nella corsa di casa, alla larga da confronti troppo severiPer Pogacar, avvicinamento tranquillo nella corsa di casa, alla larga da confronti troppo severi
Si dice che vincere il Delfinato puntando al Tour sia un rischio.
Però Armstrong, poi Wiggins e Froome lo hanno vinto anche prima. Dipende da come ti gestisci e quanto margine pensi di avere rispetto agli avversari. La corsa di avvicinamento va scelta in base a come ti senti e quello di cui hai bisogno. Se ti serve condizione, vai a Delfinato e Svizzera. Io li ho fatti entrambi e sono stancanti, la Francia più della Svizzera. E’ un mini Tour, pieno di francesi cattivi come bestie. Io staccavo ad aprile, soffrivo le prime tappe, crescevo, poi facevo un periodo di stacco e andavo al Tour.
A Roglic conviene fare un mini Tour prima del Tour?
Bisogna considerare che ha meno stress di tutti, perché con una squadra come quella, nessuno va a rompergli le scatole. E poi magari dopo i Baschi è stato per due settimane senza toccare la bici, può aver preso un paio di chili… Il bello di questa fase è che si vive di supposizioni!
Al Delfinato, Roglic senza stress grazie a compagni forti come Vingegaard, Van Aert e KruijswijkAl Delfinato, Roglic senza stress grazie a compagni forti come Vingegaard, Van Aert e Kruijswijk
Puoi fare come Pogacar, se sei certo di essere Pogacar…
Di fatto la sola corsa che ha steccato quest’anno è stata la Freccia Vallone, ma c’era già in ballo il problema della nonna della ragazza. Al Fiandre ha perso per un fatto di tattica, ma per il resto non ha sbagliato un solo appuntamento. Non ha avuto un solo episodio nella sua carriera che l’abbia fatto dubitare di se stesso. Bisognerà vedere come reagirà il giorno che avrà una crisi vera.
Peccato che gli italiani stentino…
Il ciclismo italiano non è in crisi, si è semplicemente alzato il livello degli altri. Ma non è che altrove stiano meglio. La Slovenia domina. Il Belgio ha Remco e Van Aert. L’Olanda ha Van der Poel. La Francia ha mezzo Alaphilippe e qualche lampo di Gaudu, mentre Pinot non va avanti. La Colombia non ha più l’abbondanza di prima. E noi abbiamo appena capito che Nibali sta per smettere. Siamo bravi a darci mazzate da soli, ma Nibali vale quanto Pogacar. Solo che non l’abbiamo mai apprezzato. Trovatemi sennò uno che abbia vinto Giri e classiche come lui…
Una bici completamente nera e senza brand. Tadej Pogacar a fine maggio è stato paparazzato dal giornalista Nicolas Geay, mentre faceva la ricognizione dell’undicesima tappa del Tour (arrivo a Col du Granon) in sella ad una Colnago completamente oscurata e mai vista prima.Ora questo segreto è stato finalmente svelato e si chiama Prototipo. Un nome che è un programma ed è esplicativo più che mai di ciò che i tecnici hanno e stanno progettando per questa bici.
La Prototipo sarà presente al prossimo Tour de France e affiancherà la V3Rs già in dotazione agli atleti del UAE Team Emirates. Quella della Grand Boucle sarà l’occasione soprattutto per testare questo nuovo modello esclusivo firmato Colnago. Proprio così. Alla base di questo concetto gli atleti sono in prima linea e saranno gli attori principali dello sviluppo della bici prima della sua commercializzazione.
La foto scattata da Nicolas Geay, giornalista sportivo di France Télévisions e pubblicata su TwitterLa foto pubblicata su Twitter da Nicolas Geay, giornalista sportivo di France Télévisions
Primo esemplare
Fino ad ora abbiamo visto laColnago Prototipo solo in foto e senza nessun tipo di feedback apprezzabile. Tra pochi giorni però i test passeranno sul campo e saranno direttamente misurabili una tappa dopo l’altra, attraverso interviste, scatti e anche probabili vittorie, visti gli interpreti del calibro di Pogacar.
Dopo una prima fase di sviluppo i progettisti si aspettano di trovare,durante la prova in gara delle cinque diverse laminazioni della fibra di carbonio, la soluzione migliore per un telaio che dovrà essere soprattutto versatile ed eccellente su ogni tipo di terreno.
Esistono cinque differenti versioni, fra cui verrà scelta quella per la commercializzazioneEsistono cinque differenti versioni, fra cui verrà scelta quella per la commercializzazione
Design di Torgny Fjeldskaar
Due concetti determinano questa nuova creazione: risultati tecnici ed estetica. Dal punto di vista del design, i punti chiave dello sviluppo della Colnago Prototipo sono soprattutto il tubo di sterzo (sottile e scavato con venature profonde e marcate) e la zona del movimento centrale, più ampia e robusta.
La matita che ha disegnato le curve e le linee del nuovo gioiello Colnago, è quella del rinomato designer del ciclismo, il norvegeseTorgny Fjeldskaar, il quale vanta una lunga lista di creazioni uniche legate alle ruote strette.
«Il punto di partenza nello sviluppo della Prototipo – dice – è stato quello di creare un telaio totalmente performance-driven. Cioè con un design chiaramente orientato all’ottenimento delle migliori prestazioni tecniche. Gli obiettivi sono quelli di ottenere una maggiore rigidità verso le sollecitazioni generate dalla pedalata ed un minore drag aerodinamico. Il tutto a fronte di un peso complessivo del telaio sostanzialmente invariato se comparato a quello della V3Rs.
«Ritengo che il lavoro più importante sia stato quello di migliorare l’aerodinamica attraverso un nuovo disegno del tubo sterzo, che ha migliorato anche la rigidità, rendendolo ancora più reattivo».
Colnago ha deciso di affrontare la progettazione di questo modello direttamente sul campo Colnago ha deciso di affrontare la progettazione di questo modello direttamente sul campo
Il progetto
Per lo sviluppo di questo innovativo progetto, gli ingegneri Colnago sono partiti da quello che conoscevano già sulla base delle gamme già in commercio. Per poi tramutarlo in un metodo completamente nuovo. In una prima fase, le caratteristiche di rigidità della Prototipo – telaio monoscocca – sono state sperimentate dal brand italiano sulle parti che compongono il nuovo telaio della serie C, formato da parti componibili e non monoscocca.
Poter lavorare su parti di un telaio invece che su uno completo, come dovrebbe succedere per il monoscocca, ha dato la possibilità ai progettisti di studiare diverse laminazioni dei tubi di carbonio con una sequenza molto più agile e verificabile in breve tempo.
Le linee sono state progettate dal designer norvegese Torgny FjeldskaarLe linee sono state progettate dal designer norvegese Torgny Fjeldskaar
Cinque versioni
Dai vari test dietro le quinte sono state selezionate cinque matrici di rigidità, quindi altrettante laminazioni in prova per i telai monoscocca sulle quali lavorare durante i test Saranno infatti cinque le versioni differenti che saranno a disposizione del team nelle competizioni a partire da questo weekend.
Una fase di sviluppo a imbuto che al suo epilogo neconsegnerà soltanto una in pasto al mercato mondiale. Un compito difficile, che Colnago ha scelto di affidare a chi su queste queste bici passa gioie e dolori, tanto sudore e sopratutto gli dedica la propria vita quotidiana: i corridori. Saranno infatti loro attraverso i feedback e le impressioni a determinare il risultato finale di questo test premium.
Rigidità e aerodinamica sono due aspetti su cui i progettisti si sono focalizzati maggiormenteRigidità e aerodinamica sono due aspetti su cui i progettisti si sono focalizzati maggiormente
Atleti protagonisti
Dietro a questo progetto audace ma del tutto funzionale, c’è Davide Fumagalli, responsabile R&D Colnago, che spiega così il progetto.
«Per migliorare le performance di questo telaio – dice – abbiamo utilizzato un metodo totalmente nuovo. Ovvero collaborare direttamente con gli atleti della UAE Team Emirates, proponendogli di usare di volta in volta telai prodotti con laminazioni di carbonio diverse. L’obiettivo finale è di giungere alla migliore laminazione per un telaio che dovrà essere il più polivalente possibile. Quindi adatto alle esigenze dei velocisti, dei passisti e degli scalatori e di essere all’altezza nelle diverse fasi della corsa.
«D’altronde i test a computer e in galleria del vento sono importanti, ma presentano sempre dei limiti. E’ infatti difficile replicare i contesti di gara, le irregolarità del percorso, le sollecitazioni del terreno, le turbolenze aerodinamiche, le accelerazioni nei diversi momenti della competizione».
Tadej Pogacar attacca da lontano e capovolge ancora una volta il Tour. L'atleta dubbioso visto ieri semplicemente aveva rinunciato a distruggere la squadra.
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Quando si parla di Look si pensa subito a prodotti top di gamma al servizio dei grandi campioni. Basta ricordare Tadej Pogacar che ha gareggiato e vinto due Tour de France utilizzando pedali Kéo Blade Carbon Ceramic, oppure l’accordo raggiunto di recente da Look con Usa Cycling che vedrà d’ora in avanti gli atleti delle nazionali americane gareggiare in pista con i pedali dell’azienda francese.
Look, o meglio la filiale italiana dell’azienda, ha deciso di guardare anche ai piccoli ciclisti promuovendo di recente una bellissima iniziativa con la Società Ciclistica Biringhello, una delle più prestigiose realtà giovanili italiane che ha base a Rho, in provincia di Milano, ed è attiva nel ciclismo da oltre 50 anni.
Per saperne qualcosa di più abbiamo deciso di incontrare Alberto Fumagalli, Marketing Manager Italia di Look, nei suoi uffici di Saronno.
Look supporta anche i giovani ciclisti del team Biringhello Look supporta anche i giovani ciclisti del team Biringhello
Alberto come è nato il contatto con la Società Ciclistica Biringhello e in cosa consiste la vostra collaborazione?
Tutto è nato da una mail che ci ha inviato qualche mese fa Alberto Di Leo che fa parte dello staff della Biringhello. Ci chiedeva un supporto per aiutarli nella loro attività sportiva al servizio dei giovani ciclisti. L’idea di poterci legare ad un team giovanile ci è subito piaciuta e abbiamo deciso di dare il nostro supporto mettendo a loro disposizione dei pedali Look Kéo Classic. Si tratta di un pedale ideale per i bambini che si avvicinano al ciclismo. E’ affidabile e facile da sganciare.
Alberto Fumagalli Marketing Manager Italia Look alla presentazione della Società Ciclistica Biringhello 2022 Alberto Fumagalli Marketing Manager Italia Look alla presentazione della Società Ciclistica Biringhello 2022
Cosa vi ha spinto a siglare una partnership con un team giovanile?
Alla base della nostra decisione non c’è nessuna idea di marketing o di ritorno economico. Look in tutti questi anni ha accompagnato generazioni di ciclisti fornendo loro prodotti innovativi. Da sempre l’azienda crede nell’importanza dello sviluppo del ciclismo giovanile. Come Look Italia vogliamo che sempre più bambine e bambini possano avere la possibilità di avvicinarsi in piena sicurezza al nostro sport. Vogliamo che siano messi nelle condizioni migliori per appassionarsi al ciclismo. Dare il nostro supporto ad una società giovanile era il passo naturale da compiere. La Biringhello dispone poi di una pista che permette a quanti gareggiano nella categoria Giovanissimi di pedalare in maniera sicura sotto lo sguardo attento dei propri allenatori.
In futuro avete in programma di fare qualche attività che coinvolga i piccoli atleti della Biringhello?
Al momento abbiamo fornito i nostri pedali per i ragazzi, mentre alla Società abbiamo dato gazebo e striscioni brandizzati Look per le loro attività sui campi di gara. Stiamo però pensando di invitarli in azienda per fargli conoscere la nostra realtà e avvicinarli ancora di più al ciclismo. Vista poi la nostra partnership con il Comitato Velodromo Vigorelli vorremmo portare alcuni di loro a pedalare in pista utilizzando le bici che abbiamo messo a disposizione della scuola dedicata proprio alla pista presente al Vigorelli. Di idee ne abbiamo tante. La cosa più importante è essere vicini a questi piccoli ciclisti, ma soprattutto ad una società come la Biringhello fatta di persone che mettono a disposizione la loro passione e il loro tempo libero per far praticare a dei bambini uno sport bello e sano come il ciclismo.
A disposizione dei ragazzi della società Biringhello ci sono i pedali Look Kéo Classic A disposizione dei ragazzi della società Biringhello ci sono i pedali Look Kéo Classic
Parola alla società
Non poteva a questo punto mancare un commento da parte della Società Ciclistica Biringhello racchiuso nelle parole del presidente Pietro Cacciamani.
«Siamo felici ed entusiasti – dice – della partnership con una azienda leader nel ciclismo come Look. Questo ci dà immagine oltre che gratificazione, ma soprattutto motivazione che nello sport è fondamentale. I giovani e il ciclismo sono due parti che si uniscono per creare uomini del futuro. Questa è la nostra mission e siamo certi che con l’avvento di Look il messaggio potrà sicuramente avere una valenza maggiore ed essere propositivo anche per team che credono nella crescita progressiva dell’atleta».
Chiudiamo con una curiosità. In Look Italia credono così tanto nel valore della partnership con la Società Ciclistica Biringhello da averle riservato uno spazio speciale nella sezione “Inside” del proprio sito.
Il Giro d’Italia prosegue nella sua lenta risalita dello stivale e domenica sul Blockhaus si è consumata una delle prime grandi battaglie, di gambe e testa, di questa Corsa Rosa. Giro che quest’anno avrà due “sfoghi” oltre confine: il primo è stato la partenza dall’Ungheria. Il secondo, invece, lo si avrà nel corso della tappa numero 19, quando i corridori si daranno battaglia in Slovenia, più precisamente nella valle dell’Isonzo.
Kobarid (Caporetto) è una delle città simbolo della Prima Guerra Mondiale Kobarid (Caporetto) è una delle città simbolo della Prima Guerra Mondiale
Un salto nella storia
La carovana del Giro passando per questi territori attraverserà Kobarid (Caporetto), la città simbolo della Grande Guerra. Un luogo che ancora conserva il ricordo doloroso di una delle pagine più tristi del recente passato. Proprio su queste colline, in particolare sul Kolovrat, che sarà GPM di prima categoria, si apre quello che è il Museo Transfrontaliero, una testimonianza a cielo aperto di quello che è stato il periodo della prima guerra mondiale.
Fra trincee, grotte, caverne e torrette d’artiglieria i visitatori potranno immergersi nel ricordo più vivo. A Kobarid è da tempo aperto uno dei musei più importanti dedicati agli accadimenti della prima guerra mondiale. Premiato e riconosciuto come tale sia a livello nazionale che europeo.
Gola della Forra del Soca, un luogo incantevole non molto distante da Kobarid Gola della Forra del Soca, un luogo incantevole non molto distante da Kobarid
Un’immersione nella natura
L’Isonzo è un fiume piuttosto corto, misura solamente 135 chilometri, sorge nella Val Trenta, in Slovenia, e si tuffa nel Golfo di Trieste. Per quanto breve sia il suo percorso è ricco di colori e di paesaggi che lasciano a bocca aperta. Uno dei punti dove l’Isonzo sprigiona tutta la propria bellezza è la Grande Forra del Soca: una gola lunga 750 metri dove la roccia è stata levigata nei secoli dalla forza dell’acqua.
Il fiume è anche meta per i turisti che amano le vacanze “attive”. Infatti, nelle sue acque i più avventurieri potranno provare a domare la forza dell’Isonzo con i propri kayak. Anche gli amanti del trekking qui possono trovare la propria dimensione, i sentieri sono alla portata di tutti e ben segnalati. Uno dei più importanti è il “Sentiero della Pace” che con i suoi 520 chilometri collega lo Stelvio alla Marmolada unendo luoghi e località lungo il fronte italo-austriaco della Grande Guerra.
La cascata del Kozjak, alta 15 metri si trova nella gola dell’omonimo torrenteLa cascata del Kozjak, alta 15 metri si trova nella gola dell’omonimo torrente
Sostenibilità Giro-E
Anche i partecipanti del Giro-E avranno la possibilità di pedalare e di scoprire le meraviglie del territorio sloveno. Nel corso di quella che sarà la 16ª tappa della prima corsa a tappe dedicata ai mezzi con pedalata assistita, i partecipanti partiranno dal Kobarid arrivando al Santuario di Castelmonte. Questa iniziativa si sposa perfettamente con lo stile di vita e con la filosofia di questo territorio, infatti, la Slovenia è all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità e lo stile di vita “green” delle proprie città.
Lubiana, la capitale, è stata addirittura insignita di titolo di Best European Destination 2022. Riconoscimento raggiunto grazie alle sue tante aree verdi ed alla sua attenzione per quelli che sono lo stile e la qualità della vita. Un concetto che si amplia a tutto il territorio nazionale, la Slovenia è da anni il “Cuore verde dell’Europa”.
Roglic è stato uno degli apripista per il movimento ciclistico sloveno
Tadej Pogacar ha vinto gli ultimi due Tour de France più un Lombardia ed una Liegi
Roglic è stato uno degli apripista per il movimento ciclistico sloveno
Tadej Pogacar ha vinto gli ultimi due Tour de France più un Lombardia ed una Liegi
Un territorio di campioni
La Slovenia, a fronte di una popolazione di poco superiore ai 2 milioni conta una tradizione sportiva in costante crescita. Questo tema si collega facilmente alla sostenibilità, infatti, il popolo sloveno è attivo per i due terzi del suo totale in sport dilettantistico.
Muoversi è parte integrante della vita di questo popolo e le possibilità, anche dal punto di vista territoriale sono infinite. Se d’estate trekking e bicicletta la fanno da padroni, in inverno è lo sci lo sport più amato.
A noi appassionati di ciclismo, quando si mettono insieme Slovenia e sci, non può che venire in mente il nome di Primoz Roglic. Un altro legato ai pedali è sicuramente quello di Tadej Pogacar, vincitore degli ultimi due Tour de France: il primo strappato in extremis proprio al connazionale Roglic. Anche negli altri sport la Slovenia può contare su dei talenti davvero incredibili, uno su tutti è Luka Doncic, cestista che in questi giorni sta dando spettacolo sul parquet di oltreoceano nelle finali NBA.
Ruud sconfitto da Sinner a Roma, Pellizzari da Vingegaard al Giro. Il racconto del risultato avverso può far cambiare diametralmente la percezione del pubblico
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E’ davvero un momento estremamente positivo per Campagnolo, uno dei marchi più rivoluzionari e iconici del ciclismo mondiale. Nei giorni scorsi l’azienda vicentina ha presentato ufficialmente il claim che l’accompagnerà nei prossimi anni e che segna un rinnovamento del brand: “Dream Bigger”, sogna più in grande.
L’invito rivolto a tutti i membri della comunità ciclistica è quello di pretendere di più da se stessi e dalla propria bicicletta, inseguendo sfide sempre più grandi per puntare ancora più in alto.
La nuova idea di brand fungerà da catalizzatore di una serie di iniziative del tutto nuove che Campagnolo metterà in atto da qui in avanti, con uno sguardo rivolto al ciclismo femminile e alle nuove discipline emergenti. Non mancheranno naturalmente prodotti estremamente innovativi in puro stile Campagnolo.
Campagnolo negli anni ha puntato anche su altre discipline: questa è la corona del gruppo Ekar, dedicato al gravelCampagnolo negli anni ha puntato anche su altre discipline: questa è la corona del gruppo Ekar, dedicato al gravel
Crescita record
La campagna di rinnovamento del brand sintetizza gli obiettivi futuri di Campagnolo: migliorare la notorietà e la rilevanza del marchio, aumentando le vendite e l’apprezzamento verso l’azienda.
La campagna arriva in un momento molto particolare in quanto l’azienda sta registrando il suo più forte periodo di crescita dagli anni ‘80, con un incremento di fatturato del 45% nel periodo 2020-2022. Un progresso senza precedenti alimentato in particolare dalla rapida espansione delle partnership OEM che hanno portato Campagnolo a collaborare sia con i principali produttori direct-to-consumer sia con i nomi storici più prestigiosi del settore ciclo. Secondo le previsioni interne, le vendite delle partnership OEM nell’esercizio 2022 rappresenteranno il 45% del fatturato dell’azienda, un incremento impressionante del 500% in termini assoluti dall’esercizio 2019.
Il logo per la strategia Social di Campagnolo Il logo per la strategia Social di Campagnolo
Vicenza sempre al centro
Gran parte di questo successo è da attribuire alle scelte effettuate negli ultimi anni dal management aziendale a partire dalla decisione di non esternalizzare la propria produzione in Asia. E’ stato infatti deciso di mantenere progettazione, sviluppo e produzione concentrate a Vicenza col supporto di un hub europeo in Romania. In questo modo le “perturbazioni” subite dalla supply chain hanno inciso in modo inferiore. Tutto questo ha permesso all’azienda di aumentare in maniera decisa la propria capacità produttiva rafforzando la propria quota di mercato.
“Dream Bigger” è il claim che accompagnerà il brand nei prossimi anni “Dream Bigger” è il claim che accompagnerà il brand nei prossimi anni
Tale crescita ha avuto un effetto positivo anche in tema di occupazione. L’organico Campagnolo è cresciuto del 30% negli ultimi due anni, mentre la capacità produttiva è aumentata del 75% per soddisfare la domanda crescente. Dal 2020, l’azienda ha registrato più di 100 nuovi brevetti tecnologici. L’ingegneria elettronica è una area di espansione in cui Campagnolo ha rafforzato le competenze esistenti, guardando in maniera decisa al futuro.
A tutto questo si accompagnano i successi sportivi. Negli ultimi due anni sono arrivati le vittorie al Tour de France con Tadej Pogacar e diversi ori olimpici e titoli mondiali su pista.
Grazie alla collaborazione con i team professionistici, a partire dall’UAE Team Emirates, Campagnolo ha inoltre avuto la possibilità di testare sul campo i nuovi prodotti.
Pogacar è imbattibile e il Giro è già chiuso? Crediamo di no, così come forse si erano immaginati altri scenari. Forse si puntava alla sfida Tadej-Remco
Il Martin’s Rentmeesterij hotel si incontra 300 metri dopo il castello dei misteri di Bilzen, ricavato nella Grand Commandery in cui il… fantasma di Lord Bielsen – al secolo Squire Armand Roelants du Vivier, che lottò da solo tutta la vita per mantenere intatta l’enorme proprietà – accompagna i turisti nelle magie del castello. La nostra visita vuole essere ugualmente una guida nei misteri della Freccia Vallone che si corre domani (oggi, ndr) da Blegny al Muro d’Huy. I corridori del UAE Team Emirates sono rientrati più tardi del previsto. Il programma prevedeva un’oretta e mezza di bici alla vigilia della corsa, ma la sosta caffè è durata più del dovuto e il rientro avviene all’ora del pranzo già scoccata.
Alessandro Mazzi prepara la bici per la Freccia di Ulissi, con pignone da 32 al posterioreAlessandro Mazzi prepara la bici per la Freccia di Ulissi, con pignone da 32 al posteriore
UAE con più frecce
Ulissi ha l’espressione paciosa di un uomo di 32 anni che si è appena svegliato, perché evidentemente l’impegno dell’uscita è stato davvero blando. Lui la Freccia la conosce bene, sempre intorno ai dieci, con l’exploit del terzo posto nel 2019. La corsa del Muro d’Huy sembra tagliata sulle sue caratteristiche e magari domani (oggi, ndr) sarebbe una delle punte della squadra, se la UAE Emirates non avesse tra le sue file un certo Tadej Pogacar.
«Terzo – ricorda – dietro Alaphilippe e Fuglsang. Sto bene anche adesso. Sono uscito dai Baschi con buone sensazioni. Abbiamo passato la Pasqua a casa, quindi siamo di buon umore. Siamo una squadra con più frecce. Siamo consapevoli di avere il corridore più forte al mondo, quindi vedremo come affrontare la corsa».
Ulissi è uscito bene dal Giro dei Paesi Baschi, con il terzo posto a ZamudioUlissi è uscito bene dal Giro dei Paesi Baschi, con il terzo posto a Zamudio
Non solo il Muro
Il via da Blegny, dalla miniera Patrimonio dell’Unesco. Distanza di 202,5 chilometri e 11 cotes: tre di queste sono lo stesso Muro d’Huy, che si scala la prima volta dopo 139,8 chilometri, quindi al 170,9 e poi per l’arrivo.
«Bisogna stare attenti. Una volta che si è fatto il primo passaggio sul Muro – dice Diego – si va verso altre salite. Le stesse due ogni volta (la Cote d’Ereffe e la Cote de Cherave, ndr). C’è da vedere se tira vento, comunque ci sono dei punti critici da affrontare. E poi, come abbiamo visto dalle ultime volte, le corse ormai esplodono lontano dall’arrivo. Di conseguenza ci sono tanti punti dove stare attenti. Perché quelle salite si prestano per attacchi…».
Sul podio del 2019 con Alaphilippe e Fuglsang
Il miglior risultato di Ulissi alla Freccia Vallone è stato il terzo posto del 2019
Sul podio del 2019 con Alaphilippe e Fuglsang
Il miglior risultato di Ulissi alla Freccia Vallone è stato il terzo posto del 2019
Curva al 19 per cento
Il Muro d’Huy è l’arena verticale su cui si gioca la corsa. Salita di 1,3 chilometri con pendenza media del 9,6 per cento e la famosa doppia curva al 19 per cento. Chi si scopre troppo presto, finisce col piantarsi, ma non tutti hanno l’esplosività di Alaphilippe o Valverde.
«I segreti del Muro sono pochi – sorride – se non che ci vogliono tante gambe. Soprattutto è determinante la doppia curva, sinistra-destra. Lì devi essere assolutamente in ottima posizione. Il punto dell’attacco dipende dai corridori. Negli ultimi anni hanno dominato Valverde e Alaphilippe, appunto, che hanno fatto la differenza subito dopo la doppia curva. Per cui, una volta che ti sei lasciato dietro quel punto critico, si deve stare con gli occhi aperti ai movimenti degli avversari.
«Io ho messo il 32 per i primi passaggi, che magari si fanno un po’ più tranquilli. Si spera, almeno! Invece il rapporto per il tratto finale non si guarda mai. A quel punto contano le sensazioni delle gambe. Sai che devi spingere a tutta e guardare gli avversari, sapere che rapporto spingi è l’ultima delle preoccupazioni».
Pogacar non ha ancora brillato alla Freccia: come la affronterà?
Ayuso è uno dei debuttanti di lusso del UAE Team Emirates
Pogacar non ha ancora brillato alla Freccia: come la affronterà?
Ayuso è uno dei debuttanti di lusso del UAE Team Emirates
Vicino a Tadej
Quel che resta da capire sono i ruoli in corsa, con Hirschi che la Freccia l’ha vinta nel 2020 e Pogacar che l’ha fatta per due volte, con il 9° posto del 2020 come miglior risultato e un bagaglio specifico ancora da costruire.
«In tutte le classiche del Nord – dice Ulissi – alla fine l’esperienza paga. Per cui è importante aver fatto il Muro d’Huy in corsa per sentirlo nelle gambe e capire dove farsi trovare nei momenti decisivi. Vediamo quali saranno le sensazioni in gara. Senza dubbio dovrò stare vicino a Tadej nel finale, però bisognerà anche vedere come saremo messi quando la corsa esploderà sul serio».
Il resto sono chiacchiere, come facendo il punto dopo tanto tempo. Lia cresce bene, dice, ma è impressionante vedere la velocità con cui Anna, la più piccola, impara ogni cosa. I corridori per le Ardenne sono arrivati nella serata del lunedì, dopo Pasqua e Pasquetta in famiglia. La Liegi di domenica sarà il giro di boa della stagione, poi alcuni faranno rotta sul Giro, mentre Pogacar e il suo gruppo si concentreranno sul Tour. Ora si parla del Muro d’Huy. La curiosità di vedere all’opera il Pogacar delle classiche, che già s’è messo in tasca il Lombardia e la Liegi, sarà uno dei motivi di interesse della giornata.
Non ci sono solo Pogacar e Roglic. A ben guardare, ormai non c’è gara, in linea o a tappe, dove non ci sia uno sloveno protagonista e sì che nel panorama internazionale, il loro numero è ancora ben poca cosa di fronte ad altre scuole, anche quella italiana, come numero di corridori appartenenti alle formazioni WorldTour. Il fatto è che ogni sloveno però è una garanzia d’impegno al 200 per cento il che porta risultati. Nella Bahrain Victorious, ad esempio, Jan Tratnik è una vera colonna portante, non si limita solo a sostenere i vari leader, ad essere l’uomo di fiducia in salita, ma spesso e volentieri si prende anche le sue responsabilità.
All’ultimo Giro delle Fiandre, dove la squadra non aveva un leader dichiarato alla vigilia, con la sua azione iniziale Tratnik ha contribuito a far esplodere la corsa finendo comunque 12° dopo essere stato 9° alla Milano-Sanremo. Campione europeo U23 nel 2012, vanta 17 vittorie da professionista e nel movimento sloveno, con i suoi 32 anni, è ritenuto una sorta di “vecchio saggio”.
Tratnik e Pogacar all’inseguimento nella Attraverso le Fiandre. I due hanno ottimi rapporti fra loroTratnik e Pogacar all’inseguimento nella Attraverso le Fiandre. I due hanno ottimi rapporti fra loro
Innamorato della bici
La sua particolarità è di essere sempre in giro, disponibile, pronto a ogni evento. In partenza per l’Olanda e per un’altra classica da prendere di petto, l’Amstel Gold Race, Tratnik si è sottoposto di buon grado a un fuoco di fila di domande, partendo dalle sue radici.
«Ho iniziato con il ciclismo nel 2007. Prima praticavo molti altri sport (arrampicata su roccia, calcio, basket, corsa, sci…). Mi sono innamorato del ciclismo perché il maestro di scuola mi ha invitato a una gara di MTB e sono arrivato 3°. Dopo questa gara, ho provato a utilizzarla di più col risultato che mi sono innamorato della bici. L’anno dopo ho preso la licenza di corridore e ho iniziato con le mie prime gare».
Da quando sei in Bahrain Victorious, non sei mai stato protagonista come nelle ultime settimane, con la top 10 a Sanremo e Dwars door Vlaanderen e poi il Fiandre con la tua lunga fuga. Cosa è cambiato rispetto agli ultimi anni?
Penso che dipenda solo dal mio ruolo nella squadra. Le mie prestazioni ogni anno erano quasi le stesse, ma solitamente aiuto la squadra nelle gare più importanti. So che posso fare anche buoni risultati se ho le mani libere e quest’anno è capitato. Se si guarda alla mia storia, questo tipo di gare è perfetto per me. Quando ero leader nel team CCC, ho vinto la classica del Limburgo, 5° al Brabantse Pijl, ecc… Ma quando sono arrivato in Bahrain, c’erano leader più forti e mi sono adeguato. Quando ho l’opportunità, ho ottenuto anche risultati. Questo si può vedere da alcune tappe dove sono andato in fuga (3° al Tour de France, vittoria di tappa al Giro). Quindi quest’anno ho più libertà e posso giocare le mie carte.
Un giovanissimo Tratnik campione europeo Under 23 nel 2012. Jan è del 1990, è alto 1,73 e pesa 67 chiliUn giovanissimo Tratnik campione europeo U23 nel 2012. Jan è del 1990, è alto 1,73 e pesa 67 chili
L’assenza di Colbrelli ha cambiato gli equilibri nella squadra per correre in Belgio, dandoti più possibilità?
Sì, questo è corretto. Se Sonny non avesse avuto problemi, starei stato a casa per Dwars Door Vlaanderen e Giro delle Fiandre e non avrei potuto mostrare le mie qualità.
Quali sono i percorsi dove ti trovi meglio?
La mia specialità sono le salite brevi e ripide. Posso produrre numeri di watt molto alti da 1 a 5 minuti. Penso di progredire anche su lunghe salite e sono anche bravo a cronometro. Quindi penso di essere un ciclista abbastanza completo, ma le mie prestazioni migliori sono sulle brevi salite, quindi le gare del Belgio mi si addicono…
Sei tra i più esperti del ciclismo sloveno: da dove viene un numero così alto di corridori vincitori, non solo Pogacar o Roglic?
A dire il vero non lo so nemmeno io. Sappiamo che Roglic e Pogacar sono ciclisti eccezionali. Sono i migliori al mondo in questo momento. Di sicuro ci aiuta, perché li vediamo fare bene, sono sloveni e anche noi vogliamo fare progressi. Se lavori duro, ti alleni duramente, credi in te stesso, i risultati arriveranno. E quando arriva il primo risultato, sei anche mentalmente più forte e gara dopo gara è più facile. Quando ho vinto la prima volta nel WT, non potevo crederci. Ma poi ho capito che ce la potevo fare. Quindi credo di poter vincere di più e lavorerò ancora di più per farlo.
Lo sloveno della Bahrain ha una buona propensione per le crono: vanta due titoli nazionaliLo sloveno della Bahrain ha una buona propensione per le crono: vanta due titoli nazionali
Rispetto a quando hai iniziato, ora c’è più attenzione in Slovenia per il ciclismo e il numero dei corridori è aumentato?
Sì, molto! Posso vedere sulla strada quante persone vanno in bicicletta. Dal giovane all’anziano. Gli automobilisti ci rispettano anche di più sulla strada. Anche nelle gare delle categorie più giovani ci sono più ciclisti e di questo sono orgoglioso. Siamo grati, perché possiamo aiutare i giovani con l’ispirazione, che magari diventeranno anche ciclisti professionisti. E sono sicuro che la nuova generazione sta arrivando.
Conosci entrambi bene, Roglic e Pogacar: quali sono le principali differenze in termini di carattere umano e con chi vai più d’accordo?
Vado d’accordo con entrambi. Ci sono differenze di età, quindi con Primoz sono amico già da molto tempo, prima ancora di diventare professionisti. Tadej è più giovane e lo conosco forse da 2-3 anni. Sono entrambi amichevoli e pronti ad aiutare, anche se sono le più grandi star del ciclismo. Primoz è più vecchio e forse ora la vita gli sembra diversa. Tadej è ancora molto giovane e penso che anche lui non sappia quanto sia bravo. Ho solo buone parole per entrambi e sono felice di far parte di questa storia slovena.
Jan con la famiglia di Roglic: la loro amicizia è di vecchia data, prima di passare pro’Jan con la famiglia di Roglic: la loro amicizia è di vecchia data, prima di passare pro’
Quali saranno le tue prossime gare?
Il mio prossimo obiettivo è l’Amstel Gold Race, poi ci sarà la Freccia del Brabante. So di essere in buona forma e cercherò di fare buoni risultati anche lì. Poi ho circa 3 settimane per mantenere questa condizione per il Giro d’Italia. Dopo forse sarò al Giro di Slovenia, ma manca tanto tempo e dobbiamo vedere come ci arriverò.
Quali obiettivi ti sei prefissato da qui alla fine della stagione?
Per prima cosa voglio fare bene nelle prossime due gare. Poi per il Giro cercherò di fare il meglio per la squadra e di aiutare i nostri ragazzi, ma di sicuro se ci sarà l’occasione cercherò di vincere una tappa come ho già fatto. Per le prossime gare forse mi concentrerò maggiormente sulle gare di un giorno (Plouay, Canada) e sul campionato del mondo. Se posso avere le stesse condizioni di adesso, penso di poter essere lì nel finale. Alla fine, se so di aver fatto di tutto per essere in gara al 100 per cento e anche se non c’è risultato, non mi biasimo. L’importante per me è fare tutto ed essere pronto per la gara. Se lavori sodo, i risultati arrivano.
L’impresa di San Daniele del Friuli al Giro 2020, vittoria dopo una lunga fugaL’impresa di San Daniele del Friuli al Giro 2020, vittoria dopo una lunga fuga
Sei abituato a correre tanto ogni anno, nel 2019 sono stati addirittura 83 giorni: essere in gara così spesso per te è un vantaggio o pensi di poter ottenere di più riducendo i giorni di gara?
Penso che tu debba trovare un equilibrio. Devi anche ascoltare il tuo corpo. Se ti senti bene, forte, perché non correre e cercare di ottenere buoni risultati con una buona condizione? Se ti senti stanco, mentalmente distrutto, allora è un problema. Non ci sono grossi problemi a correre molti giorni di gara, il problema diventa se non sai come riposarti. Penso di avere un buon equilibrio tra corsa, allenamento e riposo. Se mi sento stanco, mi prendo uno o due giorni di riposo in più e poi continuo con gli allenamenti. Dopo tutti gli anni nel ciclismo, con alti e bassi nella mia carriera, ho imparato molto. Forse potrei avere qualche risultato in più ormai, ma ho una mentalità diversa. Alla fine la cosa più importante è che devi divertirti in allenamento, in gara e fuori dalla bici. Allora puoi durare ancora tanto.