Due corse in una sul Puy de Dome, incredibilmente vuoto e silenzioso senza pubblico. Stavolta al Tour de France si è corso in modo simile al Giro d’Italia con due corse in una. E le due corse di oggi se le sono aggiudicate Michael Woods e Tadej Pogacar.
Due sfide dai contenuti tecnici più profondi di quanto non si sia visto da fuori e per questo Domenico Pozzovivo ci aiuta ad analizzarli. Il lucano ha una doppia valenza, è compagno di Woods alla Israel-Premier Tech ed è uno scalatore e visto che si parla di salita…
Partenza dalle zone di Poulidor, nonno di Van der Poel, più acclamato del solitoLa copertina de L’Equipe di oggi, che lanciava la 9ª tappa. La foto riprendeva la posizione sul Puy di Poulidor e AnquetilE “Poupou”, Poulidor, è ancora amatissimoPozzovivo (qui a Campo Imperatore) e ora in altura sullo Stelvio, rientrerà a San Sebastian: «Postumi del Covid alle spalle, ora va meglio»Partenza dalle zone di Poulidor, nonno di Van der Poel, più acclamato del solitoLa copertina de L’Equipe di oggi, che lanciava la 9ª tappa. La foto riprendeva la posizione sul Puy di Poulidor e AnquetilE “Poupou”, Poulidor, è ancora amatissimoPozzovivo (qui a Campo Imperatore) e ora in altura sullo Stelvio, rientrerà a San Sebastian: «Postumi del Covid alle spalle, ora va meglio»
Per la tappa
La corsa si potrebbe riassumere in un “tanto tuonò che non piovve”, o quanto meno fece una “pioggerellina”. C’era un’attesa enorme attorno a questa tappa e a questa montagna, che mancava da 35 anni. L’Equipe aveva proposto una copertina dal sapore storico, giocando sul duello del 1964 fra Poulidor e Anquetil.
Invece il gruppo degli uomini di classifica lascia andare. La fuga va via al primo tentativo e prende un margine enorme, il cui vantaggio massimo supererà i 16′.
All’imbocco della salita Matteo Jorgenson scappa e sembra averla fatta franca. Tutti gli occhi sono puntati su Woods, il favorito, che invece non reagisce.
Woods mette Jorgenson nel mirino. Recupera qualche istante, poi scatta. Per il canadese (classe 1986) un successo che corona una lunga carriera di sportWoods mette Jorgenson nel mirino. Recupera qualche istante, poi scatta. Per il canadese (classe 1986) un successo che corona una lunga carriera di sport
Domenico, ha vinto un tuo compagno. Complimenti!
Missione compiuta! Quando una squadra come la nostra, allestita per le tappe, ne vince una può ritenersi soddisfatta. Adesso i ragazzi correranno in modo più rilassato e magari potranno correre anche rischiando di più e, perché no, vincere ancora.
Vincere porta a vincere, insomma?
Sì, sei più rilassato, non hai paura di perdere e rischi. E tutto sommato già oggi Woods è come se avesse giocato a poker. Si è un po’ rilassato ad inizio salita e poi è stato costretto a recuperare. Ma è riuscito a sfruttare le sue qualità.
E quali sono le sue qualità?
Quelle di un corridore molto bravo su salite di questo tipo: dure ma non troppo lunghe. Lui è molto esplosivo e venendo dall’atletica, dal mezzofondo, ha una capacità lattacida invidiabile.
Tu già lo conoscevi?
Sì, sono anni che lo conosco, che siamo avversari e poi da quest’anno corriamo insieme. Una persona di qualità, forte…
E anche lui non è proprio un bimbo! Woods conosceva questa frazione? Era venuto in avanscoperta in quella giornata organizzata da ASO?
No, perché non era al Delfinato. Michael era con me al Tour d’Occitanie, dove ha anche vinto. E’ riuscito a sfruttare questa tappa. La fuga è stata favorita dall’andamento tattico. Ci si aspettava un controllo fra Vingegaard e Pogacar, una partita a scacchi che appunto ha favorito la fuga. Se uno dei due doveva recuperare avrebbero chiuso, ci sarebbe stato un altro ritmo e la fuga non sarebbe arrivata.
Ultimi 1.500 metri del Puy. Tadej affonda e al termine del forcing Jonas perde qualche centimetro, che in cima diventano 8″Pogacar a tutta…Vingegaard a tutta. Sarà anche uno scontro di nerviUltimi 1.500 metri del Puy. Tadej affonda e al termine del forcing Jonas perde qualche centimetro, che in cima diventano 8″Pogacar a tutta…Vingegaard a tutta. Sarà anche uno scontro di nervi
L’altra corsa…
E poi appunto c’è stata la partita a scacchi fra la Jumbo-Visma e la UAE Emirates. Solo poco prima della salita la squadra di Vingegaard ha preso in mano la corsa. Poi sono subentrati i ragazzi di Pogacar e di nuovo i gialloneri. Fino allo scatto dei due a 1.500 metri dal traguardo.
Domenico, passiamo dunque alla sfida fra i due grandi di questa Grande Boucle… Tanto tuonò che non piovve: anche tu la vedi così?
Come detto prima si sono controllati. Quando poi di mezzo non c’è la vittoria di tappa le polveri inevitabilmente si bagnano un po’, non c’è mai la stessa carica agonistica. Per di più oggi la tappa è filata via tranquilla e ci hanno messo un po’ per passare alla modalità aggressiva.
Si conoscono molto bene. Pogacar ha portato un attacco di “X” secondi e l’altro sapeva che il suo affondo sarebbe durato così. Poi ha tenuto duro, ma l’altro ha insistito un pelo di più. Erano sul filo. Tutto molto tecnico-tattico. Tu come la vedi?
La verità è che io ho visto più preoccupato Pogacar che Vingegaard. Per me Tadej era molto attento al caldo. Se ci avete fatto caso si bagnava spesso su tutto il corpo. Sappiamo che quando fa caldo lui ha spesso una piccola contro-prestazione. Vingegaard dal canto suo contava su questa cosa e forse si aspettava che calasse un filo. Mentre Pogacar si è sentito meglio di quel che credeva e ha attaccato.
E riguardo ai watt?
Credo che entrambi ne abbiano espressi un filo meno che sui Pirenei, e credo dipenda proprio dal caldo.
Pogacar e Vingegaard sono davvero al limite e alla pari. Ormai si parla di metri, neanche di secondi. Sarà una lotta anche di nervi?
Senza ombra di dubbio. Questa è una componente fondamentale nella sfida uno contro uno. E in questo Tadej forse ha qualche chance in più, anche se l’altro ha una grande squadra.
A Torino con Prudhomme, patron del Tour. Parliamo di percorsi, campioni e sicurezza. «La domenica ero con Rebellin a Monaco, tre giorni dopo era morto»
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Tappa facile oggi verso Bordeaux al limite del surplace e Van Aert sorridendo alla partenza ha ammesso che finalmente potrà riposarsi. Quel che ha fatto ieri il belga ha prosciugato la scorta degli aggettivi. Neppure il fatto che alla fine Pogacar da solo abbia messo in croce la corazzata Jumbo-Visma riesce a ridimensionare l’enormità del suo lavoro. La sola spia della grandezza del gesto sta nel barcollare nel momento in cui ha smesso di pedalare, avendo raschiato veramente il fondo.
Jumbo-Visma compatta: ultime tirate fino a 5 chilometri dall’arrivo, la tappa di Van Aert ieri è stata monumentaleJumbo-Visma compatta: ultime tirate fino a 5 chilometri dall’arrivo, la tappa di Van Aert ieri è stata monumentale
Da zero a 140
Van Aert se ne è andato al chilometro zero ed è rimasto davanti fino a 5 chilometri dall’arrivo di una tappa che ne misurava 144,9. Vicino a lui c’era Nathan Van Hooydonck, che ha subito intuito la portata di quell’accelerazione.
«Avevamo progettato di avere qualcuno in fuga – racconta – e sapevo che Wout sarebbe partito nella scia delle prime auto. Nel primo chilometro lo abbiamo visto accelerare e se non riesci a prendergli la ruota, non lo vedi più. La fuga è stata istantanea. Qualcuno dice che Wout non sarebbe forte come lo scorso anno, ma non è vero. E’ partito perché già da due giorni aveva vinto il premio della combattività. Wout è un ragazzo di classe e un corridore super bravo, dobbiamo fregarci le mani per il fatto di avere un corridore del genere».
Che sia stato per accumulo di fatica o per un calo di zucchero, Vingegaard al traguardo era davvero sfinitoChe sia stato per accumulo di fatica o per un calo di zucchero, Vingegaard al traguardo era davvero sfinito
Piano sfumato
Difficile dire se le tensioni dei giorni scorsi siano state tutte dimenticate o se si sia trovata una soluzione diplomatica. Sta di fatto che dopo il gran lavoro di ieri, anche Vingegaard ha faticato a restare del tutto indifferente: la sensazione è che il crescere del “nemico” Pogacar abbia compattato il fronte della Jumbo-Visma.
«Wout è stato ancora una volta super forte – ha detto la maglia gialla – ma non lo è stato solo lui. L’intera squadra è stata fantastica. Tutti hanno corso alla grande, ma Wout è stato davvero eccezionale».
Difficile dire meno a un campione che lo ha scortato fino a meno di 5 chilometri dal traguardo, nel giorno in cui lo stesso Vingegaard è stato meno fantastico del giorno precedente.
«L’intenzione – ha spiegato – era quella di staccare Pogacar sul Tourmalet e poi approfittare dell’aiuto di Wout dopo lo scollinamento per guadagnare ancora, ma non ha funzionato. Tadej è riuscito a passare bene il Tourmalet e sulla salita finale verso Cauterets è stato il più forte. Meritava di vincere».
L’analisi serale dei dati ha evidenziato che proprio sul Tourmalet, Vingegaard ha battuto il record di scalata, salendo in 45’11“, quasi due minuti meglio del record fissato da David Gaudu nel 2021. Lui è andato forte, Pogacar non è stato da meno.
Dopo aver scortato Roglic alla vittoria del Giro, Sepp Kuss si è preso la Jumbo-Visma sulle spalleDopo aver scortato Roglic alla vittoria del Giro, Sepp Kuss si è preso la Jumbo-Visma sulle spalle
Ancora super Kuss
La restituzione dei complimenti a 24 ore da quelli ricevuti da Pogacar potrebbe suonare anche come un atto formale, ma è un fatto che dopo l’arrivo quei due si siano abbracciati, in un gesto di riconoscimento reciproco che non è sfuggito neppure ai compagni.
«Volevamo provare a scoprire Pogacar – ha detto un immenso Sepp Kuss – ma forse Jonas aveva ancora nelle gambe la dura tappa di mercoledì, quando ha dovuto pedalare molto a lungo a un ritmo altissimo».
«Sono felice di essere di nuovo in giallo – ha chiuso Vingegaard – sarebbe stato meglio avere un vantaggio di due minuti, ma anche 25 secondi non è male. Non sono stato affatto sorpreso che Tadej abbia risposto. Questo Tour è stato già molto duro e siamo ancora nella prima settimana. Penso che possa rimanere emozionante fino a Parigi».
Dateci un pizzico. Ma è tutto vero? Una tappa sensazionale quella di oggi, che lo diventa ancora di più se sommata a quella di ieri. L’attacco e la rivincita. In una parola: duello. Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard ci hanno regalato uno spettacolo sensazionale.
Qualcuno già aveva parlato di Tour de France “chiuso”, o quantomeno ben indirizzato, vista la superiorità quasi violenta di ieri da parte del danese della Jumbo-Visma. E invece oggi è già tutto diverso.
Il duello dei duelli annunciato sin dall’arrivo di Parigi dell’estate scorsa non sta tradendo le attese. Ogni volta che i due hanno potuto si sono sfidati faccia a faccia.
Nella prima parte di tappa Bora-Hansgrohe sin troppo attiva. Hindley non lascia troppo spazio alla fugaNella prima parte di tappa Bora-Hansgrohe sin troppo attiva. Hindley non lascia troppo spazio alla fuga
Reazione da campione
Il valore aggiunto di questa giornata è stata la reazione di Pogacar. Una reazione da campione, da uomo tosto, non solo da atleta potente.
Questo ragazzo non era mai stato battuto. Aveva vinto facile e già doversi scontrare per vincere era una cosa nuova. In più ieri le aveva prese di nuovo. E anche bene. Lo sloveno non solo è riuscito a tenere botta verso Cauterets-Cambasque, ma ha fatto molto di più. Una reazione alla Pantani.
Qualche giorno fa avevamo scritto del campione che fiuta la preda. Che qualcosa cambia quando capisce di stare bene. E oggi la chiave – chissà se di tutto il Tour – è nel Tourmalet. Jumbo che distrugge ogni velleità. Spacca il gruppo come poche volte si è visto nella storia del ciclismo e Tadej che resta lì. Il corridore della UAE Emirates è concentrato, agile, stabile… alla ruota di Vingegaard.
Il danese spinge, ma lui capisce che lo tiene bene. Nella testa del campione che deve riprendersi in quel momento scatta qualcosa. Sicuro. Matematico.
Tourmalet: Vingegaard replica con violenza lo scatto di ieri. Ma Tadej non molla un centimetro. E’ il momento chiaveIl danese cerca di staccarlo anche in discesa: Van Aert è poco davanti e un buco potrebbe decidere il Tour in quel momento. Ma lo sloveno è attentoSuper Wout. Van Aert ha tirato fino a 4 km dall’arrivoTourmalet: Vingegaard replica con violenza lo scatto di ieri. Ma Tadej non molla un centimetro. E’ il momento chiaveIl danese cerca di staccarlo anche in discesa: Van Aert è poco davanti e un buco potrebbe decidere il Tour in quel momento. Ma lo sloveno è attentoSuper Wout. Van Aert ha tirato fino a 4 km dall’arrivo
Ma quali valigie
Ed è quel che è successo. Dopo ieri qualche pensiero poco positivo c’era nella testa di Pogacar. «Chi non sarebbe stato turbato? – ha detto Pogacar stesso – Quello che Jonas ha fatto ieri è stato incredibile.
«Oggi, quando ha iniziato ad accelerare nel Tourmalet, ho pensato tra me e me che sarebbe stato come ieri. Avremmo potuto fare le valigie e tornare a casa».
Oggi la gamba era diversa e, come detto Tadej, ha fiutato qualcosa… «Per fortuna oggi avevo una buona gamba. Sono riuscito a seguirlo nel Tourmalet e quando ho sentito che era il momento giusto, ho attaccato nel finale – breve pausa e poi aggiunge – E’ stato un grande sollievo».
Quest’ultima è una frase da non sottovalutare da parte di Pogacar. E’ la prima volta che gliela sentiamo dire. Ma tutto ciò non fa che avvalorare l’impresa della rivincita. Della reazione.
A 2,8 km dall’arrivo Pogacar attacca. Vingegaard non risponde. Ora nella generale tra i due ci sono appena 25″A 2,8 km dall’arrivo Pogacar attacca. Vingegaard non risponde. Ora nella generale tra i due ci sono appena 25″
Quella musica sul bus
Reazione che parte da ieri in qualche modo. Anche se in casa UAE non c’erano poi questi musi lunghi. E ancora una volta il merito era soprattutto del diretto interessato, ma anche dell’ambiente che lo circonda.
«Ieri abbiamo parlato tranquillamente quando è arrivato al bus – racconta Joxean Fernandez Matxin – si è messo nel macchinario per il down cooling e con lucidità abbiamo analizzato a tappa. Ma serenamente. Tadej ha detto che aveva trovato un avversario più forte, ma anche che mancavano tanti giorni e che si sentiva un po’ meglio. Era ottimista come sempre.
«Pensate che quando siamo ripartiti da Laruns avevamo la musica a tutto volume nel bus!».
In UAE si aspettavano un andamento della corsa di oggi come quello che si è visto. E loro sarebbero stati pronti a difendersi compatti.
«Dovevamo stare attenti sul Tourmalet. E Tadej ci è riuscito… Poi è successo quello che avete visto. In ammiraglia Andrej (Hauptman, ndr) che gli parlava gli diceva della strada: quanto mancava, le curve, le pendenze e dopo che è partito oltre ai distacchi reali – ci tiene a sottolineare il tecnico spagnolo – anche qualche altro incitamento… Per esempio gli ha detto che Urska (Zigart, la sua fidanzata, ndr) stava meglio, che c’erano i genitori all’arrivo, che stava facendo un’impresa dell’altro mondo. Tutte cose per non fargli sentire il mal di gambe».
Dopo l’incidente alla Liegi, Pogacar è più fresco e il Tour dura tre settimane. «Questo è vero. E’ un aspetto che abbiamo valutato, però ci sono anche gli avversari, a partire da Vingegaard. Non è una gara di Tadej… contro di Tadej».
«Come lo vedo io? Ieri aveva la rabbia di chi vuole riscattarsi e oggi quella di chi vuol vincere. Che poi non si tratta di rabbia. Tutti noi siamo compatti, uniti. In squadra c’è un bell’ambiente. Oggi quando è tornato al bus ci siamo abbracciati tutti. E tutti abbiamo iniziato a saltare».
Vingegaard è comunque in maglia gialla. Lo premia Macron, presidente della FranciaVingegaard è comunque in maglia gialla. Lo premia Macron, presidente della Francia
Conti senza l’oste
E poi c’è il lato della Jumbo-Visma. Fortissima. Anche loro belli da vedere. Arrivano con i passisti fino a 5-6 chilometri dal Tourmalet. Usano gli scalatori in modo diverso: non stile “gregari diesel”, ma come degli attaccanti da salita. Le azioni di Kelderman (soprattutto) e Kuss sono state brevi e intense.
In cima poi c’è l’altro protagonista di giornata che li attende,Wout Van Aert. Superbo. Ha tirato da solo per oltre metà tappa. E come Tarzan sulle liane, Vingegaard è passato da un gregario all’altro. Tattica perfetta e anche giusta, se vogliamo.
«Sarebbe stato perfetto – ha detto Vingegaard – staccare Tadej sul Tourmalet e trovare Van Aert nel fondovalle. Ci abbiamo provato ma non ci siamo riusciti. Lotteremo fino a Parigi».
In fin dei conti i gialloneri hanno ragionato sui numeri di ieri. Con Jonas che era il più forte. Ed è stata più che legittima la loro tattica. Ma oltre la tattica ci sono gli avversari. E quando uno di questi è Pogacar non si può mai stare tranquilli.
In tutto ciò un’altra bella notizia è che ancora non è finita. Il sogno continua. Non svegliateci… ma teniamo gli occhi aperti!
Il dominio di Sinner e quello di Pogacar: alle spalle dei grandi risultati fra tennis e ciclismo ci sono molti punti in contatto. Non si può fare altrimenti?
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Tosatto è al mare: una settimana di stacco con la famiglia in Romagna e poi sarà già tempo di ricominciare. Il pomeriggio è dedicato al Tour: bastano una connessione internet e gli auricolari. Così ieri il direttore sportivo della Ineos Grenadiers ha seguito la prima tappa pirenaica, con un occhio ai suoi ragazzi della Ineos Grenadiers. E anche se lo abbiamo chiamato per parlare del gruppo del Giro che ad agosto andrà alla Vuelta con capitan Thomas, è stato impossibile non farsi risucchiare da due chiacchiere sulla sfida francese.
«Cosa dire… La UAE si è sgretolata – riflette Tosatto – e Vingegaard gli ha rifilato più di un minuto. Cosa sia mancato a Pogacar è difficile da dire. Oggi (ieri, ndr) non è stato all’altezza in salita, sul cambio di ritmo. Gli manca la costanza della fatica? Il non aver fatto il Delfinato o lo Slovenia potrebbe averlo penalizzato. L’ultima corsa a tappe che ha fatto è stata la Parigi-Nizza, che c’è stata a marzo. Il Tour è ancora aperto, però moralmente hanno preso una bella botta dopo aver dettato legge sabato e domenica».
Dopo il Giro, Matteo Tosatto ha guidalto la Ineos alla Route d’Occitanie e poi ai campionati italianiDopo il Giro, Matteo Tosatto ha guidalto la Ineos alla Route d’Occitanie e poi ai campionati italiani
E i tuoi?
Dietro si è visto forte il mio Rodriguez, che può puntare alla top 5, non so se al podio. Pidcock è arrivato più staccato. E poi c’è Bernal. Quest’anno con Egan non ho fatto una sola corsa e ho non ci ho mai parlato. Ha fatto dei grandi progressi e sicuramente l’hanno portato vedendo che stava bene. Si sapeva che faceva fatica a lottare coi migliori, oggi ha perso tre minuti dal primo, può solo migliorare. Questo è un passaggio che gli può tornare utile come fase del recupero per il prossimo anno o per la Vuelta, se farà la Vuelta.
E Hindley?
Sono contento che abbia vinto lui. Tanti l’hanno sottovalutato anche dopo che ha vinto il Giro. Sembrava che lo avesse vinto uno così, ma lui due anni prima aveva fatto secondo. Ha vinto alla prima partecipazione al Tour, tappa e maglia. Adesso vedremo, non ha speso tanto secondo me, a parte gli ultimi 20 chilometri. Magari se prende fiducia, riesce ad andare sul podio.
Dopo il secondo posto de Giro, Thomas ha dichiarato di voler puntare alla VueltaDopo il secondo posto de Giro, Thomas ha dichiarato di voler puntare alla Vuelta
Veniamo a noi: bella questa cosa che Thomas vuole alla Vuelta il gruppo del Giro, no?
Il programma del gruppo Vuelta si è fatto dopo il Giro. C’erano e ci sono ancora dei punti di domanda. Ad esempio se Egan se faceva il Tour e chi coinvolgere fra quelli che non hanno fatto né Giro né Tour. Oppure Arensmans, che era previsto non facesse il Tour dopo il Giro e c’era da capire se fargli fare la Vuelta o le classiche in Canada. Poi c’è De Plus che vuole fare due grandi Giri, quindi anche la Vuelta.
Il fatto di portare il gruppo del Giro, se non altro come base, è una garanzia perché è un gruppo che funziona bene?
Quando lavori con un gruppo da lontano, nel senso che inizi a fare programmi e corse in comune da inizio anno, viene tutto più facile anche in gara.
Il Tour per Bernal è un passaggio sulla strada del ritorno. Sulle prime salite vere Egan paga pegnoIl Tour per Bernal è un passaggio sulla strada del ritorno. Sulle prime salite vere Egan paga pegno
Era in programma che Thomas andasse alla Vuelta?
C’era un punto di domanda. Si è sempre detto di puntare tutto sul Giro e poi avremmo valutato il finale di stagione. Una possibilità di fare Giro e Vuelta c’è sempre stata, nella lista lunga il suo nome c’era già. E alla fine ha deciso di voler andare in Spagna. Anche perché, secondo me, essendo un corridore di una certa età, non si vede a fare corse di una settimana, gli viene comodo fare un grande Giro. Poi non è che corra molto di qui alla Vuelta…
In che senso?
Adesso ha recuperato bene, ma prima della Vuelta farà una sola corsa. Alla fine il suo è un programma abbastanza leggero.
A Laruns, Rodriguez è arrivato nel gruppetto di Pogacar. Per Tosatto può entrare nei prini 5A Laruns, Rodriguez è arrivato nel gruppetto di Pogacar. Per Tosatto può entrare nei prini 5
La sensazione è che gli sia venuta voglia di Vuelta dopo aver visto al Giro di essere capace di grandi prestazioni…
Sì, quello sicuramente. Ha finito il Giro stanco, ma in crescendo. Va bene, nella cronoscalata ha pagato, ma se stai bene, impieghi meno a recuperare.
I compagni si sono fatti coinvolgere dal suo entusiasmo?
Quelli che hanno fatto il Giro avevano la voglia di fare la Vuelta con lo stesso gruppo. Ci sarà qualche inserimento, magari chi non ha fatto grandi Giri o qualche giovane. Però certo, correre insieme aiuta tanto.
Ci saranno anche Puccio e Ganna?
A Pippo in teoria la Vuelta farebbe un gran bene. Chi ha il motore come il suo, almeno una grande corsa a tappe all’anno deve farlo e del Giro ha fatto solo sette giorni. Sicuramente adesso il suo grande obiettivo è il mondiale, ma nella quadra della Vuelta ci starebbe bene, anche perché il primo giorno c’è una cronometro a squadre, che per lui sarebbe uno stimolo interessante. Quanto a Puccio invece si vedrà. Se lo chiami, è sempre pronto. E’ nella lista, ma ancora non saprei.
Fare la Vuelta gioverebbe a Ganna, che ha fatto solo 7 tappe del GiroFare la Vuelta gioverebbe a Ganna, che ha fatto solo 7 tappe del Giro
Pensi che Thomas si adatterà bene al modo di correre nervoso della Vuelta?
Ha fatto una sola Vuelta, nel 2015, quando vinse Aru, e arrivò parecchio indietro. Quello di quest’anno è stato il terzo Giro che finiva, negli anni prima è quasi sempre caduto. In Spagna sarà un’avventura, un’esperienza nuova. Ha lo stimolo di prepararsi come ha preparato il Giro, per cui secondo me potrebbe andare bene, perché c’è meno stress del Tour e non è come il Giro.
Secondo te non ha mai rimpianto il fatto di aver scelto il Giro al posto del Tour?
All’ultimo Tour ha fatto terzo e in precedenza era stato primo e secondo. Forse ha voluto fare il Giro perché aveva un conto in sospeso e quest’anno con le tre cronometro, ha pensato di poterlo vincere. Lo abbiamo deciso a novembre, difficile poi cambiare idea. Così adesso andrà alla Vuelta, vedremo coi giorni con quali obiettivi.
Ciccone ha un diavolo per capello. Poco oltre, l’altro abruzzese (adottivo) di giornata non sta nella pelle, per la tappa e la maglia. Jai Hindley ha dato uno scossone al Tour e dietro di lui un altro colpo durissimo l’ha mollato Vingegaard a Pogacar. Rispetto ai vecchi Tour delle prime sette tappe piatte come la noia, questa quinta tappa si è portata decisamente avanti.
Mai niente per caso
In casa Bora-Hansgrohesi fa festa, sia pure con garbo, perché la storia promette di essere ancora lunga. In attesa che Hindley si racconti o trovi quantomeno le parole per farlo, dall’ammiraglia della squadra tedesca scende Enrico Gasparotto. Vero che al Tour c’è venuto per stare sulla seconda e per giunta da debuttante, ma quando c’è di mezzo “il Giallo”, qualcosa succede sempre. Anche che vada via una fuga di 35 piena di uomini forti…
«Nella vita – sorride – non succede mai niente per caso. Bisogna sfruttare l’opportunità, farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. A un certo punto dopo 10 chilometri Pogacar ha fatto chiudere su una fuga di corridori che non erano pericolosi ai fini della classifica. Ci siamo stupiti noi in macchina e anche i ragazzi in corsa, abbiamo pensato di non capire più nulla di ciclismo. E a quel punto infatti è nata una fuga di 35 corridori. Jai e Buchmann erano già davanti, perché a Jai piacere correre in testa, mentre la Jumbo-Visma ha lasciato il lavoro in mano alla UAE Emirates.
La presenza di Hindleyt nella fuga è stata frutto della sua concentrazione, l’attacco era per vincere
«Detto questo – prosegue Gasparotto – ho trovato strano anche io che abbiano lasciato andare Hindley, che ha vinto un Giro e in un altro ha fatto secondo, boh! Ci siamo chiesti, in ammiraglia con Rolf Aldag, se fermando Jai la fuga sarebbe andata, però c’era anche Ciccone che era in classifica e voleva vincere la tappa. Noi eravamo in tre, come pure la Lidl e alla fine, sacrificando Konrad e con il lavoro della Ag2R, la fuga è andata. Poi, quando Hindley è partito, aveva in testa la tappa e la maglia. Sta bene, ha fatto la ricognizione, conosce le strade e questo aiuta come sempre…».
Ciccone mastica amaro
Secondo all’arrivo, Ciccone mastica amaro. Le telecamere hanno captato il suo disappunto: di quelle parole che si dicono dopo il traguardo, prima che qualcuno ti faccia il riassunto e tu capisca come stanno le cose.
« C’è stato un errore di comunicazione – dice a denti stretti – perché nella tabella dell’organizzazione ho letto 25 secondi, invece quello era il distacco da Felix Gall. Pensando che il distacco da Hindley fosse così basso, ho creduto di poter collaborare con Vingegaard, invece la squadra sapeva che Hindley era più lontano e non aveva senso inseguire. Jonas chiedeva collaborazione perché sapeva che tirando potevamo giocarci la tappa, ma il nostro leader era nel gruppo con Pogacar. Non potevo aiutarlo».
Ciccone chiude al secondo posto e ora è terzo in classifica: non ha capito il divieto di aiutare VingegaardCiccone chiude al secondo posto e ora è terzo in classifica: non ha capito il divieto di aiutare Vingegaard
«Onestamente – riprende Giulio – mi aspettavo di stare un po’ meglio sull’ultima salita, invece ho pagato tutti gli sforzi fatti prima. Però abbiamo fatto una bella tappa e pensiamo a recuperare, perché domani ce n’è un’altra, ancora più dura. Si sapeva che oggi sarebbe stata una giornata strana, perché con una partenza così veloce poteva succedere di tutto. Non mi aspettavo una fuga così numerosa e soprattutto così di qualità. Alla fine è stata una giornata corsa a tutto gas e le sensazioni non sono state male. Le gambe ci sono, la testa è bella dura, quindi ogni giorno proverò a fare qualcosa».
Pogacar si nasconde
La delusione ha facce diverse. Perciò, quando Pogacar passa il traguardo e va a fermarsi vicino agli uomini del UAE Team Emirates, il suo proverbiale sorriso cede il posto a perplessità. I tanti ragionamenti sul fatto di avere in Adam Yates un capitano alternativo poggiavano su una consapevolezza fondata? Oppure l’incapacità dello sloveno di rispondere potrebbe far pensare davvero a una giornata storta? Altrimenti come si spiegherebbe il tanto tirare dei giorni scorsi?
L’inatteso crollo di Pogacar colpisce la UAE Emirates. Yates scivola in 5ª posizione, Tadej subito dietroL’inatteso crollo di Pogacar colpisce la UAE Emirates. Yates scivola in 5ª posizione, Tadej subito dietro
«Delusione è la parola giusta – dice Pogacar – ma sono più triste nel sentire che la mia ragazza è caduta al Giro e forse ha una commozione cerebrale. Intendiamoci, è triste anche aver perso un minuto contro Jonas. Quindi bisgnerà andare avanti giorno per giorno. Penso si sia accorto che non stessi andando troppo bene in salita e così ha cercato di attaccare. Non ho potuto seguirlo perché oggi era più forte. Io invece ero al limite, sicuramente negli ultimi due chilometri di salita. Spero in gambe migliori per domani e penso che si raddrizzerà. C’è ancora molta strada e mi sento bene e questa è la cosa più importante della giornata».
Il morso di Vingegaard
Vingegaard e il suo sguardo lampeggiante si sono spenti una volta sceso dalla bici. La grinta e quei denti a punta che scopre nel momento di massimo sforzo, cedono ora il posto al ragazzo che ragiona e poi parla.
Dopo la lunga fuga, Van Aert ha ancora (poche) gambe per l’ultima tirata a favore dei compagniSul Marie Blanque, finito il lavoro di Sepp Kuss, Vingegaard ha attaccato e Pogacar non ha reagitoLo sloveno si è portato dietro Kuss fino al traguardo e ha chiuso a 1’38” da Hindley, 1’04” da VingegaardDopo la lunga fuga, Van Aert ha ancora (poche) gambe per l’ultima tirata a favore dei compagniSul Marie Blanque, finito il lavoro di Sepp Kuss, Vingegaard ha attaccato e Pogacar non ha reagitoLo sloveno si è portato dietro Kuss fino al traguardo e ha chiuso a 1’38” da Hindley, 1’04” da Vingegaard
«Il piano per questa tappa – dice il danese – era avere un paio di compagni nella fuga, ma poi sono diventati tre: Laporte, Van Aert, Benoot. Non era tanto per piazzarne uno all’arrivo, quanto per riuscire a salvarci: pensavamo che non fosse la tappa ideale per me. Invece quando abbiamo iniziato l’ultima salita ho sentito di avere buone gambe così ho detto a Kuss di passare davanti. Lui l’ha fatto e ho deciso di attaccare. Prima del via ne avevamo parlato e non pensavamo che fosse uno scenario possibile, piuttosto era più facile prevedere che uno dei ragazzi in fuga vincesse la tappa e per noi sarebbe stato davvero lo scenario dei sogni.
«Invece è successo tutto l’opposto. Io ho attaccato e Tadej non ha risposto. Mi sono meravigliato. Ho voluto metterlo alla prova, perché sentivo buone gambe e sono molto contento di quello che ho ottenuto. Un minuto guadagnato è un buon margine, ma so che lui non si arrende mai. Sarà una battaglia tutti i giorni fino a Parigi. E bisognerà tenere d’occhio Jai Hindley».
L’ultima vittoria di Hindley? La classifica del Giro 2022 e prima la tappa del BlockhausL’ultima vittoria di Hindley? La classifica del Giro 2022 e prima la tappa del Blockhaus
Il presente e il futuro
Intanto Hindley scende dal palco vestito di giallo, poco più di un anno dopo aver conquistato la maglia rosa. Il Tour è iniziato da appena cinque giorni: pensare sin da adesso di difendersi sarebbe da incoscienti.
«Oggi prima di partire – sorride ancora Gasparotto – ho fatto una battuta. Ho detto: “Viviamo il presente con un occhio futuro”. Nei grandi Giri è bene vivere giorno dopo giorno, può succedere qualsiasi cosa. Il nostro Tour non sarà negativo, quindi siamo già contenti di questo. Poi se staremo bene, è fuori dubbio che battaglieremo sino alla fine. Jai sta bene. Abbiamo scelto di puntare sul Tour e lui ha fatto i compiti a casa. Ma il viaggio è appena cominciato».
Il punto sulla stagione di Fabbro. Il friulano spiega il perché di un Giro così, così... Una stagione ottima fino alla Tirreno. Poi una bronchite ha rovinato tutto
La corazzata Jumbo-Visma e il campione uscente Jonas Vingegaard fanno paura, ma Joxean Fernandez Matxin (sports manager del UAE Team Emirates) è sicuro che i suoi uomini daranno filo da torcere ai gialloneri e lo dice senza peli sulla lingua. Ieri Pogacar e Vingegaard (foto di apertura) si sono appena punzecchiati. Nella breve visita nel ritiro di Sestriere del team avevamo visto all’opera Rafal Majka, Marc Soler e i nuovi innesti targati 2023 Adam Yates e Felix Grosschartner.
Matxin è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates: i tre giovani di casa li ha visti crescereMatxin è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates: i tre giovani di casa li ha visti crescere
Come valuti la prima metà del 2023 del team?
Abbiamo visto tante cose interessanti, soprattutto da tre corridori che seguo da diversi anni e che godono della mia piena fiducia. Almeida lo conosco da quando è junior, così come Tadej, mentre Ayuso dalla categoria allievi. Sono ragazzi che ho visto crescere mentalmente e fisicamente. Almeida ha dato un segnale importante al Giro.
Lo rivedremo alla Vuelta?
Sì, l’idea è quella, così come Ayuso che avrà la corsa spagnola come focus della stagione. E’ un corridore in grande crescita e su cui puntiamo molto.
Dunque, nessun problema di abbondanza?
No, perché tra tutti e tre, ovvero Tadej, João e Juan, c’è un rapporto fantastico. Li avete anche già visti insieme, soprattutto gli ultimi due, ad esempio alla Vuelta dello scorso anno. Ma anche Almeida e Pogacar, o Pogacar e Ayuso che hanno lavorato insieme a Sierra Nevada e fatto dei bei giorni di allenamento tranquilli da soli. Con le persone intelligenti è facile lavorare, senza problemi, e loro lo sono.
Il Giro è stato un ulteriore step di crescita per Almeida, che rivedremo al Tour con AyusoMentre Ayuso allo Svizzera ha fatto un altro passo verso la leadershipIl Giro è stato un ulteriore step di crescita per Almeida, che rivedremo al Tour con AyusoMentre Ayuso allo Svizzera ha fatto un altro passo verso la leadership
Ci racconti dell’avvicinamento anomalo di Tadej al Tour 2023?
Abbiamo fatto un programma iniziale un po’ diverso rispetto a quello che avevamo in mente, anche se le tempistiche erano simili. Già da gennaio abbiamo tolto l’altura che facevamo per il Uae Tour e, pur sapendo che questa era una corsa importante per la nostra squadra, l’abbiamo tolta per dare a gente come Ayuso e Yates la possibilità di farsi vedere. Soprattutto a quest’ultimo dovevamo dare un bello spazio, dopo averlo voluto fortemente in squadra.
Sarà lui l’ultimo uomo di Pogacar in salita?
E’ un corridore che può fare benissimo anche il leader. Insomma, un secondo capitano. Si è integrato bene, l’avete visto anche voi al Delfinato, non così lontano da Vingegaard, pur non essendo ancora nella miglior condizione.
Ha ancora voglia di imparare il britannico?
Tutti impariamo, anche io a 52 anni continuo ad apprendere qualcosa dai miei corridori, sia a livello professionale sia personale.
Secondo Matxin, Yates può essere anche un capitano aggiunto. Intanto è partito con tappa e magliaSecondo Matxin, Yates può essere anche un capitano aggiunto. Intanto è partito con tappa e maglia
Tadej ti stupisce ancora?
Bè, tutti gli obiettivi che ti prefissi, con lui li riempi. E’ completo sotto tutti gli aspetti ed è capace di vincere in volata, a cronometro, in uno strappo, in una salita lunga, in pavé. E’ la perfezione fatta ciclista.
E umanamente?
E’ un ragazzo normale. Dirlo di lui può sembrare strano, però è così. Come Ayuso, con cui sono stato qualche giorno fa in Svizzera: sono corridori che vanno forte qualunque cosa facciano, perché fanno bene il loro lavoro.
Avete segnato in rosso qualche tappa in particolare della terza settimana dopo i sopralluoghi?
Certo, ma ovviamente non vi dico quale (ride, ndr).
C’è qualche possibilità di vedere Tadej anche alla Vuelta?
Per ora, l’unico focus è il Tour, anche perché è stato un anno particolare. Ha fatto una prima parte di stagione fino alla Liegi, che era comunque l’ultima corsa di quel periodo anche senza la caduta, incredibile. Senza intoppi, avrebbe fatto o il Delfinato o il Giro di Slovenia in vista del Tour. Invece abbiamo cambiato il programma e deciso di puntare direttamente sui campionati nazionali (con il doppio successo, ndr) per dargli più recupero. Dovevamo fare i passi giusti.
La caduta della Liegi ha riscritto i piani di Pogacar, che ha ultimato la preparazione a Sestriere (foto Matteo Secci)La caduta della Liegi ha riscritto i piani di Pogacar, che ha ultimato la preparazione a Sestriere (foto Matteo Secci)
Come sta adesso?
Bene, la sua condizione è in crescendo e abbiamo deciso, dopo Sierra Nevada, di spostarci al Sestriere anche per evitare di fare troppi viaggi. In Spagna, ha usato il tutore in bici da crono per non appoggiarla e non mettere pressione sulla mano, adesso lo usa e lo toglie, ha ancora l’abbronzatura del tutore, però la progressione è giusta, poi vedremo in corsa.
La squadra è carica?
Abbiamo messo in chiaro già da diversi giorni prima dell’annuncio ufficiale chi avrebbe corso il Tour e chi sarebbero state le riserve. Abbiamo fatto un primo briefing a Sierra Nevada e poi un altro a Sestriere a cui hanno partecipato tutti i direttori sportivi. Abbiamo studiato le tappe che ci aspettano, la tattica con piano A, B e così via, ma anche i rivali che ci troveremo di fronte.
Sarà un Tour scoppiettante come lo scorso anno col duello Pogacar-Vingegaard a farla da padrone?
Credo sinceramente che abbiamo avversari importanti. Non possiamo nasconderci e si può dire che la rivalità sportiva con Vingegaard è molto forte e la sua condizione è importante. Però, non bisogna dimenticarsi che Tadej ha vinto parecchio (14 corse su 20 con le due nuove maglie di campione nazionale sloveno dello scorso weekend, ndr), lasciando pure vincere qualche compagno in alcune occasioni. Ci sarà da divertirsi.
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Pochi giorni ancora e sarà Tour de France. L’opinione pubblica già impazza sul possibile vincitore e quindi sul duello fra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. Al netto della presenza di tanti altri ottimi corridori, il succo della Grande Boucle è tutto racchiuso in questa sfida.
Noi abbiamo lanciato un sondaggio: chi sarà il vincitore? E in questa “caccia all’opinione”, abbiamo coinvolto tecnici, corridori, personaggi extra ciclistici… Il risultato? C’è un favorito. Scopriamo chi è e perché.
Silvio Martinello, ex pistard, stradista e oggi commentatore per Radio RaiSilvio Martinello, ex pistard, stradista e oggi commentatore per Radio Rai
Martinello: il danese è più solido
Vingegaard-Pogacar: 1-0
Iniziamo con Silvio Martinello, commentatore di Radio Rai e grande ex della strada e della pista.
«Propendo per Vingegaard. E il perché è semplice: il danese ha avuto un avvicinamento meno problematico, anzi privo di ogni genere di problema. Pogacar invece dopo l’incidente alla Liegi non ha più corso, pertanto ritengo che Vingegaard possa essere più efficace.
«Jonas ha avuto una crescita esponenziale. L’anno scorso è stato capace di concretizzare e di finalizzare un gran lavoro della sua squadra, di farsi trovare pronto nel momento in cui Pogacar ha commesso qualche errore. Ora è in una nuova dimensione, che sta sostenendo con grande personalità».
«Sarà una sfida anche tra le rispettive squadre e anche in questo caso dico Jumbo-Visma: mi sembra leggermente più solida rispetto alla UAE Emirates. Sarà comunque una sfida tutta da vivere. Siamo di fronte a due autentici fenomeni».
Luca Gregorio (a destra), qui con Riccardo Magrini Luca Gregorio (a destra), qui con Riccardo Magrini
Gregorio: Jumbo-Visma superiore
Vingegaard-Pogacar: 2-0
Dalla radio alla tv, passiamo a Luca Gregorio, commentatore di Eurosport.
«Chi vince il Tour? Domanda più difficile di quanto si possa dire. Sono molto in dubbio. La lotta sarà fra Pogacar e Vingegaard. Il cuore è per Tadej, la ragione per Jonas, quindi voto per il danese. Vingegaard può fare il bis. E’ maturato. L’ho visto in una condizione stellare, con una grande squadra attorno. E credo che sia anche un filo più forte di Pogacar in salita».
«Ha vinto il Tour e questo gli dà più esperienza e più sicurezza. Mi ha colpito proprio questa sua maturazione come leader. E mi piace molto anche la sua completezza, perché oltre ad attaccare in salita va forte pure a cronometro, chiaramente ha meno impatto emotivo rispetto Pogacar per il quale, ripeto, protende il mio cuore: spero rivinca lui, anche se non corre da mesi».
Stefano Garzelli, anche lui grande ex, oggi ai microfoni della RaiStefano Garzelli, anche lui grande ex, oggi ai microfoni della Rai
Garzelli: Tadej può crescere
Vingegaard-Pogacar: 2-1
Restiamo nel settore mediatico e passiamo il “microfono” a Stefano Garzelli, il quale commenterà il Tour con Andrea De Luca per la Rai.
«Il favorito per me resta Pogacar. C’è però l’incognita della sua condizione. Sono convinto che stia bene. Tadej dovrà cercare di superare senza troppi problemi la prima settimana, soprattutto le tappe in Spagna, che sono dure e nervose. Se parte all’80 per cento e ne esce al 100 per cento… sappiamo chi è.
«E poi bisogna ragionare in ottica della terza settimana. Vingegaard volava al Delfinato, ma da fine Delfinato a fine Tour ci sono circa 40 giorni, tanti. Quindi a mio parere il favorito rimane Pogacar, se non altro perché vuole fortemente la rivincita. La sconfitta dell’anno scorso, con degli errori, gli ha bruciato non poco. Tra virgolette, Tadej parte senza niente da perdere, al contrario di Vingegaard.
«L’incognita per lo sloveno potrebbe essere la squadra. La UAE è forte, ha buoni corridori come Adam Yates, il quale però è un capitano e non tutti sanno fare la parte del gregario. Jonas ha una grande squadra, ma bisognerà vedere come si comporterà Van Aert, l’anno scorso fondamentale per la vittoria».
Pino Toni dirige il centro Cycling Project Italia in ToscanaPino Toni dirige il centro Cycling Project Italia in Toscana
Toni: Tadej ha imparato
Vingegaard-Pogacar: 2-2
Dai commentatori passiamo ai tecnici, parola dunque al preparatore toscano Pino Toni, il quale di Tour ne sa qualcosa per averne vissuti parecchi da dentro.
«Per me vincerà Tadej Pogacar. Primo, perché se non fosse in condizione neanche ci andrebbe. Secondo, perché ha una cattiveria mai vista prima. Tadej non si farà cogliere in castagna come l’anno scorso. Per me l’estate scorsa dopo essere stato staccato la prima volta lui ha un po’ mollato, convinto che poi avrebbe recuperato, salvo poi rendersi conto che non era così. Era la prima volta in vita sua che viveva quella situazione. In qualche modo aveva sottostimato l’avversario, non commetterà lo stesso errore. In più ha una squadra veramente forte quest’anno, che si è ben preparata. Mentre in Jumbo-Visma, fortissima chiaramente, ci sono delle individualità che disperderanno energie».
Il discorso è chiaramente rivolto a Van Aert. «Bisognerà anche vedere se Wout lo farà questo Tour, visto che sta aspettando il figlio. Si fermerà? Non partirà? Io spero per lui che gli nasca tre giorni prima del via, così avrà il tempo di vederlo, di baciarlo e andare al Tour in tutta serenità. Perché una Jumbo con o senza Van Aert cambia… e tanto».
Paolo Belli è un grande appassionato di ciclismo. Ha vissuto anche dei Giri “da dentro”Paolo Belli è un grande appassionato di ciclismo. Ha vissuto anche dei Giri “da dentro”
Belli: Tadej come Merckx
Vingegaard-Pogacar: 2-3
Non solo voci dal mondo del ciclismo. Paolo Belli, showman e musicista, è un grande appassionato di ciclismo e anche lui ha le idee chiare in merito alla maglia gialla di Parigi.
«Io dico Pogacar perché, a mio avviso, dopo gli infortuni si è allenato (e nascosto) bene. Lo sloveno ha esperienza è una buonissima squadra. Seguo Tadej da tempo e, come tutti, sono rimasto folgorato dalla sua classe. Tra le sue tante imprese straordinarie, quella alla Strade Bianche dell’anno scorso mi ha letteralmente stregato… Anche se continuo a tifare per tutti i corridori italiani.
«Sono diventato un suo grandissimo fan, perché mi entusiasma al punto che mi ricorda – vista ormai la mia veneranda età – il mitico Eddy Merckx».
Roberto Reverberi, manager e diesse della BardianiRoberto Reverberi, manager e diesse della Bardiani
Reverberi: danese più incisivo
Vingegaard-Pogacar: 3-3
Direttore sportivo e manager super partes, Roberto Reverberi, punta sul danese.
«Per me Vingegaard è il favorito. Ha dimostrato di andare molto forte, ha vinto anche il Delfinato. Lui è uno di quei corridori che punta alle corse e che va forte in due o tre occasioni l’anno, l’altro, Pogacar, è senza dubbio più spettacolare, va forte dal UAE Tour al Lombardia.
«Ma Vingegaard ha una squadra molto forte e di fatto Tadej arriva al Tour senza aver praticamente corso dall’incidente alla Liegi. Senza contare che dopo il successo dell’anno scorso, Vingegaard ha preso sicurezza».
Nel 2005 Ivan Basso lottava al Tour con ArmstrongNel 2005 Ivan Basso lottava al Tour con Armstrong
Basso: Jonas terribile in salita
Vingegaard-Pogacar: 4-3
Ivan Basso di Tour de France ne fatti nove. E ha sempre lottato con grandi campioni. Oggi il manager della Eolo-Kometa è spettatore esterno.
«Vince Vingegaard. Vado a sensazione. Non ho elementi oggettivi per dirlo, ma mi sembra un corridore più adatto a questo Tour. Pogacar è il più forte al mondo e lo è a tutto tondo, in ogni tipo di corsa. Però Vingegaard in salita è veramente terribile e ha intorno la squadra più attrezzata per gestire le tre settimane».
Gianluca Brambilla da quest’anno veste i corridore della Q36.5Gianluca Brambilla da quest’anno veste i corridore della Q36.5
Brambilla: Tadej vince con la testa
Vingegaard-Pogacar: 4-4
Fermo per la frattura alla clavicola occorsagli al Tour de Suisse, anche Gianluca Brambilla esprime il suo parere e il suo è quello di chi ci pedala fianco a fianco e li osserva da dentro.
«Secondo me, memore dell’esperienza dell’anno scorso, Pogacar lascerà il suo segno. Lui e Vingegaard hanno dimostrato di essere una spanna sopra a tutti e se la giocheranno loro. Non conosco il percorso nel dettaglio e neanche i pretendenti, ma dico Pogacar perché è forte sotto ogni aspetto, non ultimo quello mentale. Tadej vive ogni situazione, anche tesa, con molta spensieratezza e questa cosa mi colpisce di lui».
Daniele Bennati, cittì della nazionaleDaniele Bennati, cittì della nazionale
Bennati: Tadej non sbaglia più
Vingegaard-Pogacar: 4-5
Passiamo poi al cittì azzurro, Daniele Bennati. Il Benna in questo periodo ha un bel da fare con il mondiale che si avvicina. Deve costruire la nazionale per Glasgow, ma non ha rinunciato a dire la sua…
«Per me lo vincerà Tadej Pogacar, perché lo scorso anno ha sbagliato e quest’anno non commetterà di nuovo lo stesso errore. Di questo ragazzo mi piace la sua spensieratezza, la sua semplicità nel rendere cose impossibili facili. E questa potrà essere un’arma a suo favore».
Nibali, re del Tour de France 2014, fra Peraud e PinotNibali, re del Tour de France 2014, fra Peraud e Pinot
Nibali: Pogacar più cattivo
Vingegaard-Pogacar: 4-6
Infine, uno dei pareri di più peso, se non altro perché il Tour de France lo ha vinto: Vincenzo Nibali. Per lo Squalo il re a Parigi sarà lo sloveno.
«Dico Pogacar. Lo vedo con un altro piglio rispetto allo scorso anno. In questa stagione ha corso sempre in modo diverso, con più grinta. Fino allo scorso Tour non aveva mai trovato nessuno che lo battesse. Questa persona, Vingegaard, è uscita fuori e quindi si è preparato in modo più determinato».
Neanche l’incidente della Liegi potrà fermarlo per Nibali. «Se non fosse stato bene, probabilmente neanche andrebbe in Francia. I numeri, i valori, lui e la sua squadra li hanno. Conosce i parametri, sa a quale livello si trova e a quale livello sono gli altri e anche per questo non ha avuto bisogno di fare altre corse-test, prima del Tour. In più abbiamo visto che è molto bravo ad arrivare in forma agli appuntamenti, anche non avendo corso».
Giulio Pellizzari crolla a Corno alle Scale e in casa Red Bull cala il silenzio. Vingegaard vince e allunga, mentre Ciccone sfiora un’impresa dal sapore epico
I giorni che ci separano dalla partenza del Tour de France sono sempre meno, la Grande Boucle, quest’anno, prenderà il via dai Paesi Baschi. I lavori di rifinitura proseguono, ormai il più è fatto, non ci si può nascondere. Uno dei favoriti, insieme al vincitore uscente Vingegaard, è Tadej Pogacar (in apertura foto Instagram Dmt). Lo sloveno è recentemente tornato alle corse dopo l’infortunio subito alla Liegi, ed ha subito conquistato il titolo nazionale a cronometro.
Viel ha avuto l’occasione, grazie al suo lavoro in Dmt, di passare una giornata con Pogacar (foto Instagram Dmt)Viel ha avuto l’occasione, grazie al suo lavoro in Dmt, di passare una giornata con Pogacar (foto Instagram Dmt)
Sempre sul Sestriere
Pogacar per rifinire la condizione e la gamba in vista del Tour ha fatto tappa sul Sestriere, dove siamo andati a curiosare qualche giorno fa. Un altro occhio attento sulle strade piemontesi lo ha portato Mattia Viel, il quale lavora da qualche mese con Dmt.
«Da gennaio sono nel gruppo marketing di Dmt- racconta Viel – tra i vari compiti svolgo anche attività di creazione di contenuti per le agenzie con cui lavoriamo. E’ bello rimanere a stretto contatto con il mondo del professionismo e le giornate passate con le atlete della UAE Team ADQ e poi con Pogacar sono state molto stimolanti».
Viel è rimasto sorpreso dalla qualità muscolare di Pogacar (foto Mattia Viel)Viel è rimasto sorpreso dalla qualità muscolare di Pogacar (foto Mattia Viel)
Com’è stato passare una giornata con un campione come Pogacar?
E’ una cosa molto bella, poi io ero concentrato sul lavoro, e sul momento non avevo realizzato di essere a contatto con uno dei ciclisti più forti al mondo.
Da vicino che impressione ti ha fatto?
Dallo schermo sembra giovane, e lo è, ma una volta visto dal vivo sembra ancora più piccolo. Ha un viso naif ma nonostante ciò ha le caratteristiche per essere il numero uno. Una cosa che ho pensato è come il ciclismo ti faccia maturare fin da giovane.
In che senso?
Pogacar tra una settimana si troverà al Tour de France a giocarsi la vittoria finale e questo lo vedi nel suo sguardo e nell’atteggiamento dello staff che lo circonda. I suoi atteggiamenti, invece, sono diversi, è molto disponibile, ha una tranquillità incredibile. Lo abbiamo seguito in una giornata di scarico, quindi era più sereno, però tutto doveva essere ben programmato. Bastano solamente due minuti di troppo fermo in cima al Colle delle Finestre per ammalarsi e perdere tutto il lavoro fatto.
Lo sloveno utilizzerà un nuovo modello delle Dmt KR SL con la suola bianca (foto Mattia Viel)Lo sloveno utilizzerà un nuovo modello delle Dmt KR SL con la suola bianca (foto Mattia Viel)
Altre cose che hai notato?
Le gambe, ha un muscolo “fresco”. Non si ritrova ad avere il polpaccio di un professionista navigato, dove si vede il muscolo teso o le vene in evidenza. Anzi, non ha nemmeno questa massa impressionante, poi però pensi a quello che fa e capisci che hai davanti un campione. Ah, c’è dell’altro…
Racconta…
Aver corso tra i professionisti mi permette di avere un occhio allenato e riesco ad apprezzare i particolari. Riesco a notare da come uno aggancia la scarpa sul pedale o da come parte come sta. Pogacar sembra davvero in ottima forma.
Cosa avete fatto lì al Sestriere?
Dei video e dei contenuti per dei prodotti. Abbiamo fatto venire una troupe per fare delle riprese e qualche foto: classici video dietro macchina ecc. Ho avuto la fortuna di osservarlo dalla macchina, l’ho visto sereno, sicuro di sé. Pedalava davvero bene, senza problemi. Ho respirato, però, l’atmosfera nella quale si capisce che sta per iniziare qualcosa di importante. Come una quiete prima della tempesta. Quello che impressiona è la serenità con cui viene vissuto l’avvicinamento alla corsa più importante dell’anno.
La troupe ha “litigato” per alcuni minuti per domare il ciuffo di Pogacar (foto Mattia Viel)La troupe ha “litigato” per alcuni minuti per domare il ciuffo di Pogacar (foto Mattia Viel)
Eravate lì per Dmt, Pogacar usa qualche accortezza per le sue scarpe?
No, Tadej indossa le KR SL, il modello con i lacci. Ad occhio nudo non si vedono particolari rilevanti, magari può esserci qualche piccola accortezza a livello di soletta, molti professionisti lo fanno.
C’è qualche aneddoto divertente della giornata?
Uno sì! La troupe per i video aveva anche due truccatrici, una di loro ha cercato invano di mettere il ciuffo di Pogacar dentro il casco. Probabilmente pensava che a livello estetico il video sarebbe venuto meglio, Tadej dopo un po’ di tentativi le ha fatto gentilmente notare che quel ciuffo è il suo segno distintivo. Fa parte del personaggio Pogacar, sono indivisibili!
Passaggio di consegne a Parigi: il Tour 2022 partirà da Copenhagen. Una scelta non casuale, visto l'enorme peso della bici in Danimarca. Brinda Vingegaard
SESTRIERE – L’ultima pedalata in altura di Tadej Pogacar prima del Tour de France. Una nebbiolina avvolge il Colle mentre nelle grandi città già si boccheggia per il caldo estivo, scoppiato con qualche settimana di ritardo. Le 9 sono passate da qualche minuto e, quando entriamo all’Hotel Lago Losetta, troviamo il Uae Team Emirates seduto a tavola per colazione.
Si ride e si scherza e il re delle Grande Boucle 2020 e 2021 ha il volto disteso mentre dialoga con il team manager Joxean Fernandez, per tutti “Matxin”, prima del blando allenamento che l’attende al termine di un fitto periodo di raduno. Al suo fianco ci sono alcuni dei fidi gregari che lo scorteranno al Tour de France, dal polacco Rafal Majka allo spagnolo Marc Soler, passando per gli ultimi arrivati in squadra in questo 2023: Adam Yates, reduce da un buon Delfinato, e il campione austriaco Felix Grosschartner.
Prima dell’allenamento, due parole con Matxin, che sta seguendo la ripresa di Pogacar (foto Matteo Secci)Prima dell’allenamento, due parole con Matxin, che sta seguendo la ripresa di Pogacar (foto Matteo Secci)
Due parole con Matxin
I corridori si avviano in stanza per prepararsi all’allenamento, mentre Matxin si intrattiene con noi e risponde alla domanda più in voga del momento tra gli appassionati del pedale e non solo: come sta Pogacar?
«Bene – risponde – la sua condizione sta crescendo. Abbiamo fatto un ritiro a Sierra Nevada, poi abbiamo svolto una ricognizione delle tappe della terza settimana del Tour e, per non andare di nuovo a Sierra, anche per motivi logistici, siamo venuti qui. Ora farà le due gare del campionato nazionale e poi si parte per il Tour de France».
Si apre il garage, viene fuori Adam Yates: il 2° del Delfinato aiuterà Pogacar al Tour (foto Matteo Secci)Primo anno alla UAE Emirates per Grosschartner, arrivato dopo 5 stagioni alla Bora (foto Matteo Secci)Si apre il garage, viene fuori Adam Yates: il 2° del Delfinato aiuterà Pogacar al Tour (foto Matteo Secci)Primo anno alla UAE Emirates per Grosschartner, arrivato dopo 5 stagioni alla Bora (foto Matteo Secci)
Sestriere fortunata
Nella scelta del Sestriere chissà che non abbia pesato anche la cabala, come scherza il proprietario della struttura e direttore del Sestriere Sport Center, Gianfranco Martin.
«E’ la terza volta che vengono qui da noi – racconta con un sorriso l’ex sciatore azzurro, vincitore dell’argento in combinata ad Albertville 1992 – e le ultime due volte, nel 2020 e nel 2021, direi che è andata bene. Ieri sera, insieme al sindaco di Sestriere Giovanni Poncet, gli abbiamo regalato il gagliardetto e il libro dei 90 anni del Comune: speriamo che Sestriere porti bene anche stavolta».
Per Majka, terzo Tour con Pogacar. Al Delfinato, è stato 7° nell’ultima tappa (foto Matteo Secci)Soler torna al Tour con Pogacar, dopo essere finito fuori tempo massimo nel 2022 (foto Matteo Secci)Soler è già avanti, partono anche Grosschartner, Yates e Majka: direzione Izoard (foto Matteo Secci)Per Majka, terzo Tour con Pogacar. Al Delfinato, è stato 7° nell’ultima tappa (foto Matteo Secci)Soler torna al Tour con Pogacar, dopo essere finito fuori tempo massimo nel 2022 (foto Matteo Secci)Soler è già avanti, partono anche Grosschartner, Yates e Majka: direzione Izoard (foto Matteo Secci)
Izoard per quattro
Il meccanico della squadra Gabriele Campello ci mostra l’itinerario dell’allenamento odierno che prevede il Monginevro e poi l’Izoard dal versante di Guillestre, rientrando poi su Sestriere da Briancon per un’uscita che supererà le cinque ore. Alle 10,38 si apre la porta del garage e spuntano fuori Soler, Grosschartner, Majka e un imbardato Yates. Tadej non c’è, ma nessun allarme: oggi soltanto un po’ di scarico, prima delle due fatiche dei campionati sloveni che fungeranno anche da test per il Tour. Quattro chiacchiere pre-partenza, tempo di impostare la traccia sul ciclocomputer e poi il gruppetto Uae scompare nella nebbia che ormai va diradandosi.
Conquistato l’Izoard. Foto ricordo per Majka, Yates, Soler e Grosschartner (foto Gabriele Campello)Ecco il Giro dei quattro uomini di Pogacar, che prevede l’arrivo a Briancon e la scalata dell’Izoard (foto Matteo Secci)Conquistato l’Izoard. Foto ricordo per Majka, Yates, Soler e Grosschartner (foto Gabriele Campello)Ecco il Giro dei quattro uomini di Pogacar, che prevede l’arrivo a Briancon e la scalata dell’Izoard (foto Matteo Secci)
Ecco Tadej
Alle 11,08, la porta del garage dell’hotel Lago Losetta si riapre e stavolta spunta un ciuffetto inconfondibile. Rispetto ai compagni, Tadej tira dritto, solleva la zip dell’antivento e si lancia in picchiata in direzione Cesana. Il suo menù odierno è decisamente più blando dopo una settimana e mezzo su e giù per le montagne. Stavolta niente Izoard, ma una girata in direzione Oulx e Val di Susa per testare la gamba. La faccia, una volta indossato casco e occhiali, non è più quella sorridente della colazione, ma concentrata e focalizzata sull’imminente campagna francese. L’obiettivo è ben fisso nella mente e ha un solo colore: il giallo.
Per Pogacar allenamento di un’ora e mezza, restando sul territorio italiano (foto Matteo Secci)Per Pogacar allenamento di un’ora e mezza, restando sul territorio italiano (foto Matteo Secci)
La squadra è fatta
I giochi ormai sono fatti per il Tour, ce l’ha confermato un’oretta prima anche Matxin, che non si è sbilanciato sui nomi, pur sorridendo alle domande sul baby fenomeno Ayuso.
«I corridori – ha spiegato – sanno già chi è in squadra e chi è riserva e stasera facciamo l’ultima riunione operativa con il gruppo Tour, per cui arriveranno anche i direttori sportivi Andrej Hauptman, Marco Marcato e ci sarà anche Simone Pedrazzini. Facciamo un briefing tranquilli prima di cena e domani Tadej va direttamente in Slovenia».
Dopo quest’ultimo allenamento, domani Pogacar andrà in Slovenia per il doppio campionato nazionale: crono e strada (foto Matteo Secci)Domani Pogacar andrà in Slovenia per il doppio campionato nazionale: crono e strada (foto Matteo Secci)
Via il tutore
Il particolare che salta subito all’occhio ammirando pedalare il vincitore di quattro Monumento (l’ultima la scorsa primavera, il Fiandre) è che il suo polso sinistro non è più coperto dal tutore che l’ha accompagnato nelle ultime settimane, soprattutto nelle uscite con la bici da crono. Un ulteriore segnale che l’asso sloveno si sta tirando a lucido in vista della sfida con Jonas Vingegaard.
Basta un leggero cavalcavia della Valsusa per vedere che il colpo di pedale è quello di chi promette spettacolo al Tour e ha tutte le intenzioni di riprendersi il trono. La caduta della Liegi-Bastogne-Liegi sembra ormai un lontano ricordo, laggiù all’orizzonte, dietro alle Alpi, si possono quasi scorgere i Campi Elisi.