Tour 2026 numeri

Grande Boucle al via: numeri, curiosità e statistiche

02.07.2026
6 min
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Questa sera inizia il Tour de France. Non quello pedalato, ma quello dei corridori. Dalle 18,30, infatti, davanti alla Sagrada Familia, andrà in scena la presentazione delle squadre. Sarà un grande bagno di folla. A Barcellona sono attese quasi 500.000 persone in più rispetto alla normale affluenza. Numeri da capogiro. E questo grazie a un parterre de roi… è proprio il caso di dirlo.

E sbirciando, studiando e ristudiando questo parterre abbiamo notato numeri e statistiche curiose, alcune delle quali meritano anche riflessioni più approfondite. Al via, sabato sera, con la cronosquadre ci saranno 184 atleti in rappresentanza di 23 team. Da questi due numeri ne nascono tanti altri… scopriamoli.

Tour 2026 numeri
Il podio finale del Giro. Vingegaard e Hindley ci saranno, mentre Gall è il primo del ranking UCI a non partire da Barcellona
Tour 2026 numeri
Il podio finale del Giro. Vingegaard e Hindley ci saranno, mentre Gall è il primo del ranking UCI a non partire da Barcellona

Parterre de roi

Se Sanremo è Sanremo, il Tour è il Tour! Il parterre è stellare e non è certo una novità, ma quest’anno lo è ancora di più. Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard, Paul Seixas. E poi Remco Evenepoel, Mathieu Van der Poel, Tom Pidcock… mentre Wout Van Aert ha dovuto dare forfait.

Perciò, scorrendo la classifica UCI, sulle strade di Francia sono presenti ben 15 dei primi 20 corridori al mondo. Già numeri importanti. Ed è un dato in qualche modo fuorviante, perché, a esclusione di Van Aert, fermato da un infortunio, gli assenti sono coloro che hanno disputato il Giro d’Italia e che sono risaliti in classifica grazie ai punti conquistati nella corsa rosa.

Perché, se si estende la graduatoria, la qualità sale ancora. Facciamo un esempio: Lenny Martinez è 24° nel ranking UCI e, con ogni probabilità, dopo la Grande Boucle supererà almeno alcuni dei rivali più vicini che non sono presenti. A proposito, i cinque atleti assenti sono, nell’ordine: Felix Gall (6°), Van Aert (11°), Tobias Lund Andresen (13°), Paul Magnier (14°) e Christian Scaroni (17°).

Tra i numeri più strabilianti di questo Tour c'è la qualità dei giovanissimi al via. Tra questi figurano anche Del Toro e Seixas
Tra i numeri più strabilianti di questo Tour c’è la qualità dei giovanissimi al via. Tra questi figurano anche Del Toro e Seixas
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Isaac Del Toro
Tra i numeri più strabilianti di questo Tour c’è la qualità dei giovanissimi al via. Tra questi figurano anche Del Toro e Seixas

Giovani semidei

E restiamo sempre in termini di qualità e di numeri. E’ a dir poco curioso, quasi inquietante, come sei dei migliori giovani del gruppo siano già autentici fuoriclasse. Tre di loro potrebbero addirittura salire sul podio di Parigi.

Il più giovane in assoluto, con quasi tre anni in meno rispetto al penultimo, Robbe Dhondt della PicNic PostNL, è Paul Seixas. Il francesino sta scuotendo gli animi come, forse ancora più di quanto fece Thibaut Pinot ai suoi esordi. In questa lista figurano anche Joshua Tarling, che per pochi giorni precede Isaac Del Toro. Poi Lenny Martinez e Romain Grégoire. Juan Ayuso, invece, è quasi un veterano in confronto, visto che occupa soltanto (tra virgolette) la dodicesima posizione tra i più giovani.

Ma questo è lo specchio del ciclismo attuale. I giovani, come ci diceva Mattia Cattaneo ieri, dispongono di strutture, metodologie e informazioni a 360 gradi che consentono loro di raggiungere il massimo rendimento molto prima rispetto al passato. E se vai forte le squadre ti portano subito al vertice. Non possono fare altrimenti nel ciclismo dei numeri.

Poi subentrano altri elementi: tattica, gestione della pressione e, in una parola, esperienza. Ma quella ha un solo giudice: la strada.

Tour 2026 numeri, Matteo Trentin
Fra i 12 italiani al via Trentin è l’unico ad aver vinto al Tour. Per Matteo tre successi, qui l’ultimo, a Gap, nel 2019
Tour 2026 numeri, Matteo Trentin
Fra i 12 italiani al via Trentin è l’unico ad aver vinto al Tour. Per Matteo tre successi, qui l’ultimo, a Gap, nel 2019

Italiani su, francesi giù

Il barometro dell’Italia indica ancora maltempo, ma quest’anno la lancetta segna forti piovaschi e non tempesta, come accadde due edizioni fa: 7 italiani nel 2023 e 6 nel 2024. Al via schieriamo 12 corridori: Filippo Ganna, Davide Piganzoli, Edoardo Affini, Antonio Tiberi, Stefano Oldani, Matteo Trentin, Damiano Caruso, Mattia Cattaneo, Marco Frigo, Simone Velasco, Davide Ballerini e Lorenzo Germani.

Tre di loro saranno certamente votati alla causa dei rispettivi leader in lotta per la maglia gialla: parliamo dei due uomini della Visma-Lease a Bike, Edoardo Affini e Davide Piganzoli, e di Mattia Cattaneo, preziosissimo gregario della Red Bull-Bora-hansgrohe.

Gli altri, invece, potrebbero avere ottime possibilità di andare a caccia di un successo di tappa. Già Filippo Ganna, per esempio, potrebbe conquistare una parte importante dell’eventuale vittoria nella cronosquadre di sabato. La Ineos ha portato anche Tarling e ha lavorato moltissimo proprio in funzione di questo obiettivo.

Davide Ballerini, invece, potrebbe sfruttare il suo spunto veloce oppure inserirsi nella fuga giusta, immaginando uno sprint a ranghi ristretti. Certo, tornare a vincere come accadde lo scorso anno con Jonathan Milan non sarà semplice, ma la speranza non può mancare ancora prima del via.

Sempre parlando delle nazioni rappresentate, va segnalato che, per la prima volta, la Francia non è il Paese con il maggior numero di corridori al via. Ne schiera otto in meno rispetto allo scorso anno e così il Belgio la supera: 31 atleti contro 30. Guarda caso, l’Arkéa-B&B Hotels è scomparsa e squadre come la Decathlon-CMA stanno diventando sempre più internazionali. ai numeri non si comanda.

Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Sono 64 i corridori senza contratto in questa Grande Boucle. Tra loro anche Evenepoel
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Sono 64 i corridori senza contratto in questa Grande Boucle. Tra loro anche Evenepoel

I senza contratto

Dei 184 partenti di Barcellona, oltre un terzo, 64 per la precisione, è privo di un contratto per la prossima stagione. Questo può voler dire tutto e niente. Ma quale migliore vetrina del Tour de France per mettersi in mostra?

Una volta si diceva che il corridore senza contratto andasse più forte, che era in caccia. La maggior parte di questi atleti occupa posizioni intermedie nella classifica UCI. Molti non sono né velocisti né uomini di classifica e viene naturale pensare che possano rendere ancora più spettacolari le tappe mosse, andando a caccia di fughe e risultati importanti sia per la squadra sia per il proprio futuro.

Anche qui, tuttavia, non manca qualche pesce grosso. E uno è gigantesco: Remco Evenepoel. Si sa che il belga ha un accordo di massima con la Red Bull-Bora-hansgrohe, ma tecnicamente il suo contratto è depositato fino al termine della stagione. E proprio la Red Bull è uno dei team che guarda con maggiore interesse anche a Paul Seixas…

Se poi il corridore senza contratto è uno come Edoardo Affini, cambia relativamente poco sotto il profilo tattico. E’ un pilastro della Visma-Lease a Bike. Certamente il mantovano lavora sempre al massimo, ma questa situazione potrebbe rappresentare un piccolissimo stimolo in più. Sia chiaro: abbiamo preso Affini soltanto come esempio. La sua professionalità e la sua lealtà non sono minimamente in discussione.

Altri nomi illustri senza contratto sono Richard Carapaz, Egan Bernal, Quinn Simmons e Arnaud De Lie.

I numeri di Soren Waerenskjold sono piuttosto estremi...
I numeri di Soren Waerenskjold sono piuttosto estremi…
I numeri di Soren Waerenskjold sono piuttosto estremi...
I numeri di Soren Waerenskjold sono piuttosto estremi…

Il corridore prototipo

Secondo le statistiche, il partecipante medio al Tour de France è alto 181 centimetri, pesa 68 chilogrammi e ha 29 anni. Numeri praticamente identici a quelli del Giro d’Italia, dove però l’età media è inferiore di circa sei mesi. Cambiano invece leggermente alla Vuelta: 27 anni, 180 centimetri e 66 chilogrammi. Evidentemente in Spagna gli scalatori incidono ancora di più.

E allora chi è, di fatto, il corridore tipo? Se non fosse per l’età, quello che più si avvicina al profilo statistico del Tour è Florian Lipowitz. Magari è proprio questo il prototipo del professionista del futuro: più alto, più pesante e, di conseguenza, più potente. Nell’era in cui il peso conta leggermente meno rispetto al passato, a vantaggio dell’aerodinamica, chissà…

Quanto ai più leggeri, continua il derby tutto francese fra Valentin Paret-Peintre e Lenny Martinez: entrambi dichiarano 52 chilogrammi, ma Valentin è alto dieci centimetri più di Lenny. Il più pesante, invece, è il norvegese Soren Waerenskjold: 1,95 metri per 92 chilogrammi. Pensate quando dovrà portare la sua stazza sull’Alpe d’Huez. Lì si che dovrà fare dei numeri… ma di altro genere!

TAdej Pogacar, Svizzera

Pogacar troppo in forma? Marcato assicura: «E’ in tabella»

29.06.2026
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Pochi giorni ancora e sarà Tour de France. Tadej Pogacar, neanche a dirlo, è il grande favorito e il recente Tour de Suisse non ha fatto altro che confermarlo. Sulle strade elvetiche il campione della UAE Emirates ha conquistato tre tappe e la classifica generale.

Fra i direttori sportivi che lo hanno seguito in Svizzera c’era anche Marco Marcato. Con lui abbiamo fatto il punto della situazione per capire se l’avvicinamento alla Grande Boucle sia stato davvero perfetto come è sembrato dall’esterno oppure se, paradossalmente, Pogacar rischi persino di essere già troppo avanti con la condizione.

Marco Marcato (classe 1984) è un direttore sportivo della UAE Emirates dal 2022
Marco Marcato (classe 1984) è un direttore sportivo della UAE Emirates dal 2022
Che tutto sia andato bene, Marco, lo abbiamo visto. Ma con Pogacar siete un po’ più avanti rispetto a quello che immaginavate oppure siete esattamente dove volevate essere?

Alla fine di Tadej sapevamo già tutto. Dopo le classiche si è fermato, ha lavorato in altura ed è rientrato alle corse come avevamo programmato. Lui è abituato a questo tipo di approccio: anche se resta senza gare per un periodo, quando torna è subito pronto. Lo ha dimostrato anche in Svizzera, nonostante arrivasse direttamente dall’altura. L’unico punto interrogativo poteva essere l’adattamento al caldo, invece abbiamo visto che non ha sofferto nemmeno sotto quell’aspetto.

Pogacar, poi, storicamente non ha mai amato particolarmente il caldo…

Esatto, ma è maturato molto anche sotto questo punto di vista. Nei primi anni lo pativa maggiormente, mentre oggi anche noi come squadra siamo cresciuti nella gestione di tutti gli aspetti legati all’idratazione e al raffreddamento del corpo. Secondo me è proprio questo il segnale più incoraggiante: nonostante il caldo e nonostante arrivasse dall’altura Pogacar è stato subito competitivo.

Si è parlato molto anche della sua trasformazione fisica. Pogacar è passato dalla versione da classiche a quella da Grandi Giri. E’ già nel pieno del formato Tour oppure c’è ancora qualcosa da rifinire?

No, da rifinire direi di no. Dopo il periodo in altura si è asciugato parecchio. Ha lavorato tanto, concentrandosi soprattutto sulle salite lunghe e sull’endurance. Magari gli manca ancora qualcosa, ma stiamo parlando davvero di due o tre etti, forse mezzo chilo. Lo perderà naturalmente in quest’ultima fase di altura.

TAdej Pogacar, Svizzera, Marcato
Pogacar al termine dell’ultima tappa. Un forcing in cui si è messo alla prova. Dopo il traguardo era stanco
TAdej Pogacar, Svizzera, Marcato
Pogacar al termine dell’ultima tappa. Un forcing in cui si è messo alla prova. Dopo il traguardo era stanco
Per curiosità, ma in quanto consiste questa trasformazione? Ha perso due o tre chili?

No, meno. Siamo nell’ordine di un chilo e mezzo. A questi livelli un chilo e mezzo, soprattutto sulle salite lunghe, si sente eccome.

Capitolo cronometro. Avete notato dei miglioramenti?

Abbiamo questa nuova bici da cronometro, la Colnago TT2, e i ragazzi sono molto contenti. Sulla posizione si cerca sempre di limare qualcosa, anche in funzione del nuovo mezzo. Il setup che abbiamo trovato sembra essere molto buono.

Siamo talmente abituati a vedere un Pogacar dominante che fa quasi impressione dire che abbia vinto la cronometro per pochi decimi su Van der Poel…

Ma lui è andato fortissimo e anche Tadej ha fatto una grande prova. Essere davanti su un percorso del genere è stato molto importante. Non era un tracciato perfettamente adatto alle caratteristiche di Pogacar. Nell’ultima parte si scendeva parecchio e Van der Poel, con la sua struttura fisica, era leggermente favorito. Senza dimenticare le curve del finale, dove sappiamo tutti quanto Mathieu sia bravo a guidare. No, quella cronometro ci dà fiducia. E’ la dimostrazione che il lavoro svolto contro il tempo è stato ottimo.

Tour de Suisse 2026, Tadej Pogacar, cronometro, TT2
Anche a crono piccoli aggiustamenti di setup che hanno dato buoni frutti
Tour de Suisse 2026, Tadej Pogacar, cronometro, TT2
Anche a crono piccoli aggiustamenti di setup che hanno dato buoni frutti
Si parla sempre di Pogacar, ma la squadra? Quella vista tra Svizzera e Auvergne-Rhone Alpes era già in formato Tour?

Si cerca sempre di curare anche gli aspetti legati alla squadra. Il Tour de Suisse e il Tour Auvergne-Rhone Alpes rappresentavano due test importanti per capire a che punto fossimo dopo i ritiri in altura. Anche sotto questo aspetto mi sento di dire che siamo pronti. I ragazzi stanno bene e lo hanno dimostrato, sia quelli che erano in Francia sia quelli impegnati in Svizzera. Tolto Tadej, che appena scende dall’altura vola subito, agli altri serviva uno o due giorni di gara per ritrovare il ritmo. E devo dire che hanno centrato l’obiettivo.

Tadej è un perfezionista. E’ rimasto soddisfatto di tutto oppure avrebbe voluto cambiare qualcosa?

Si sente perfettamente in tabella di marcia, è contento e sta bene. Faccio tutti gli scongiuri del caso, ma questo è stato uno dei migliori avvicinamenti al Tour che ricordi. Non ci sono stati intoppi. Noi siamo fiduciosi e lui lo è ancora di più. E’ motivato, consapevole delle proprie potenzialità e sa anche di avere attorno una squadra molto forte. Quando il gruppo è unito e l’atmosfera è quella giusta si creano automatismi per cui basta uno sguardo per capirsi. Tutti sanno cosa devono fare.

Forse noi ragioniamo da persone comuni. Ma vedendosi così forte, Pogacar non teme di essere troppo avanti con la condizione?

Io lo considero un ragionamento da persone normali. Lui vince e ogni anno riesce a ripetersi, ma finora ci ha sempre visto giusto nella gestione della preparazione. Al netto del problema che ha avuto la sua compagna Urska Zigart, adesso è tranquillo.

Marcato, Svizzera, UAE
Unico neo, se così si può dire, per la UAE, piccoli aggiustamenti tattici in vista del Tour, ma parliamo davvero del pelo nell’uovo
Marcato, Svizzera, UAE
Unico neo, se così si può dire, per la UAE, piccoli aggiustamenti tattici in vista del Tour, ma parliamo davvero del pelo nell’uovo
Insomma, Marco sembra andare tutto per il meglio. Ma cercando davvero il pelo nell’uovo, c’è qualcosa che può ancora essere migliorato?

Qualcosina sul piano tattico, ma parlo della gestione della squadra. Mi spiego. Il giorno in cui ha vinto Gregoire sono andati via quattordici corridori, tutti di ottimo livello. A quel punto era difficile chiudere, anche perché poi tutti aspettavano noi, ovviamente. Sono situazioni che cambiano tappa dopo tappa: dipende dalla classifica, da chi entra nella fuga e da tanti altri fattori. Sono dinamiche di corsa e, in certi momenti, prendere la decisione giusta non è così scontato. C’è stata anche una tappa nella quale siamo rimasti circa quindici minuti senza radiocorsa, per dire. Se non hai informazioni è impossibile dare indicazioni precise ai corridori.

Quindi bisogna essere ancora un po’ più attenti nella fase in cui nasce la fuga?

Esatto, ma siamo tranquilli. Abbiamo ragazzi con esperienza e sanno gestire anche queste situazioni. Quando ha vinto Narváez era giusto giocarsi anche carte diverse, senza costringerci ogni volta a controllare la corsa dall’inizio alla fine. Narváez è stato bravo e intelligente a inserirsi nell’azione giusta. Poi ha aspettato le mosse delle altre squadre prima di attaccare. Posso dirvi che quel giorno Tadej era quasi più contento della sua vittoria che di una propria. E’ un ragazzo molto attento a questi aspetti e questo lo aiuta a farsi voler bene dai compagni. Quando i tuoi gregari sono pronti a dare il 120 per cento per te, è lì che si costruiscono le grandi vittorie.

Giro d'Italia 2026, Carì, Vincenzo Nibali, Jonas Vingegaard

Il Tour alle porte: Nibali fa le carte ai tre sfidanti

27.06.2026
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FELTRE (BL) – Uno come lui di Grandi Giri se ne intende. La fiammata rossa in terra spagnola nel 2010, due campagne rosa vincenti nel 2013 e 2016, intervallate da un lampo giallo nel 2014 e l’incoronazione ai Campi Elisi: all’ultima 24 Feltre Connection abbiamo incontrato Vincenzo Nibali e gli abbiamo chiesto un commento sul Giro d’Italia e una prospettiva sugli uomini di classifica al Tour de France che sta per cominciare.

Come sapeva fare da corridore, lo Squalo non ci ha deluso e ci ha esposto il suo interessante punto di vista tra presente e futuro. Per lui che è nel club della Tripla Corona, non si poteva che cominciare dal nuovo membro danese entrato lo scorso 31 maggio.

«Sapevamo – dice Nibali – che Vingegaard fosse arrivato al Giro con grandi ambizioni. Magari non si è presentato con una super condizione all’inizio, ma ha dimostrato via via di avere gamba superiore agli altri. Comunque, era già tutto scritto ed è andata così. Penso che sia stato il giusto epilogo perché Jonas è un corridore che merita la Tripla Corona, grazie alle due grandi vittorie al Tour e poi quelle consecutive più recenti prima alla Vuelta (settembre 2025, ndr) e poi all’ultimo Giro».

Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Jonas Vingegaard
Vingegaard è arrivato al Giro determinato a vincerlo e secondo Nibali sembra averlo fatto con la riserva necessaria per andare bene anche al Tour
Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Jonas Vingegaard
Vingegaard è arrivato al Giro determinato a vincerlo e secondo Nibali sembra averlo fatto con la riserva necessaria per andare bene anche al Tour

Il confronto con Pogacar

La cavalcata dalla Bulgaria a Roma però non ha convinto tutti e, sin dal successo dal Blockhaus, c’è chi ha detto che sia mancata una vera nemesi. Nibali anche qui risponde senza fronzoli: «Molti dicevano che non avesse rivali, per me ce n’è solo uno alla sua altezza. Si chiama Tadej Pogacar e lo incontrerà ora al Tour de France. Sarà un duello interessante, perché Jonas è in crescendo, anche se è molto difficile mantenere la condizione senza grandi corse fino alla Grande Boucle. Al tempo stesso però, penso che si farà trovare pronto, anche se è difficile dire chi sarà il vincitore».

L’ultimo Tour de Suisse partito dalla Valtellina qualche indicazione importante l’ha data, viste le gesta dell’alieno sloveno: l’assolo in solitaria di 70 chilometri a Sondrio, le trenate per il compagno di squadra Narvaez e gli altri due successi tra cronometro (sul filo dei centesimi su Van der Poel) e il tappone finale. «Tutti sappiamo che Tadej in questo momento è il re, il “king indiscusso” come dicono i giovani di oggi. Però, resto convinto che sarà davvero emozionante vedere la battaglia tra i due», commenta il fuoriclasse messinese.

Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Al Tour de Suisse, Pogacar ha risposto da par suo a Vingegaard. Ha però saltato l’ultima altura per stare vicino a Urska, caduta nella stessa corsa
Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Al Tour de Suisse, Pogacar ha risposto da par suo a Vingegaard. Ha però saltato l’ultima altura per stare vicino a Urska, caduta nella stessa corsa

L’azzardo Seixas

Oltralpe però si augurano che ci sia un terzo uomo, che questa primavera ha già mostrato di voler stringere i denti pur di non perdere la ruota di Pogacar.

«Seixas è un giovane – dice Nibali – da cui dobbiamo aspettarci di tutto. Non dimentichiamoci che ha solo 20 anni e ha grandi pressioni da tutta la Francia, io avrei optato per una scelta meno azzardata come il Giro d’Italia come grande corsa a tappe per prendere confidenza e cominciare a conoscere i suoi limiti in una competizione di 21 giorni».

La Grande Boucle, infatti, secondo chi l’ha conquistata dodici anni fa, ha ben più insidie rispetto a Giro e Vuelta, oltre ad altre varianti, dalle cadute ai ventagli: «Ricordiamoci che al Tour – prosegue Nibali – la pianura vera non esiste e anche nelle tappe meno insidiose puoi portarti a casa 2.000 metri di dislivello. Dunque, si rischia di avere frazioni molto stressanti e difficili psicologicamente. In particolare, per uno come Paul Seixas che essendo francese e di talento, si porta dietro una grande ricaduta mediatica per qualunque cosa faccia».

La tutela dei giovani è all’ordine del giorno. Guardate Davide Piganzoli. Ha aspettato un anno in più e si è fatto le ossa un’altra stagione alla corte di Ivan Basso prima del salto nelle corazzate WorldTour. La sua scelta è stata ripagata dalla chiamata della Visma e il primo anno in giallonero ha superato tutte le attese. Un Giro da grande protagonista superando persino un veterano come Sepp Kuss nelle gerarchie interne di ultimo uomo per Vingegaard, oltre a sfiorare persino la maglia bianca. E non è un caso che il danese l’abbia voluto al suo fianco anche al Tour per provare a spodestare Pogacar dal trono francese.

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Seixas debutterà al Tour: una scelta azzardata, secondo Nibali. Si dice dettata dal fatto che il prossimo anno potrebbe cambiare maglia
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Seixas debutterà al Tour: una scelta azzardata, secondo Nibali. Si dice dettata dal fatto che il prossimo anno potrebbe cambiare maglia

La reazione di Pellizzari

Su Seixas, Nibali fa un altro esempio a noi caro: «Bisogna proteggerlo. Guardate Giulio Pellizzari quest’anno. Tutti ci aspettavamo qualcosa di più in termini di classifica, ma secondo me ha esplorato i suoi limiti e sono convinto uscirà con qualche idea in più, più formato e consapevole dei suoi mezzi».

E che stia maturando giorno dopo giorno lo si vede con piccoli segnali. Proprio il giorno dopo la 24 Ore feltrina, abbiamo incrociato per caso Giulio durante una sgambata domenicale dalle parti del comune bellunese e l’abbiamo trovato tranquillo e già motivato a girar pagina, al punto da scherzare anche sulle giornate storte nella Corsa Rosa. Qualche giorno dopo, abbiamo visto come ha aiutato il suo capitano Florian Lipowitz a trionfare nella tappa regina del Giro di Slovenia. Subito dopo, sui propri social, ha ringraziato il team per come l’ha aiutato soprattutto nei giorni in cui la bici non gli andava proprio a genio e ha detto di essersi meritato un po’ di mare e gelato.

A nemmeno 23 anni, a volte bisogna saper aver pazienza e fare tesoro anche delle esperienze non completamente positive. E’ vero che rispetto ai tempi di Nibali ora i talenti da grandi corse a tappe sembrano tutti esplodere con qualche anno di anticipo rispetto al passato, ma in questa epoca di fenomeni, ci teniamo stretto uno dei nostri che sicuramente, già nel corso di quest’annata, tornerà a mostrare quanto già sfoderato tra Giro e Vuelta nel 2025 e poi ancora soltanto la scorsa primavera al Tour of the Alps. Basti pensare che l’ha riportato in Italia 13 anni proprio dopo un certo talento siciliano di nome Vincenzo Nibali.

Uno sguardo a Pogacar e la TT2: qualche modifica di assetto e posizione

25.06.2026
5 min
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Lo spunto per questo articolo nasce dall’occhio tecnico di Alessandro Colò, biomeccanico del centro Biomeccanica Bodyframe. Attraverso un post pubblicato su Instagram Colò ha letto ed evidenziato alcuni cambiamenti riguardo la posizione a cronometro di Tadej Pogacar. Lo sloveno del UAE Team Emirates-XRG nel fine settimana scorso ha vinto la cronometro del Tour de Suisse pedalando sul nuovo modello Colnago: la TT2. 

Una prova che ha permesso al campione del mondo di puntellare il suo avvicinamento al prossimo Tour de France, dove le prove contro il tempo saranno due: la crono a squadre inaugurale di Barcellona e la cronometro della tappa sedici, con i suoi 26 chilometri da Evian-Les-Bain a Thonon-Les-Bains

Colnago TT2, Tadej Pogacar
Ecco la Colnago TT2 che ha esordito con Tadej Pogacar al Tour de Romandie 2026
Colnago TT2, Tadej Pogacar
Ecco la Colnago TT2 che ha esordito con Tadej Pogacar al Tour de Romandie 2026

Il nuovo modello

La TT2 di Colnago va a sostituire il modello precedente per le prove a cronometro: la TT1. Tadej Pogacar ha pedalato con la nuova bici già alla vigilia del Tour de Suisse, come abbiamo avuto modo di raccontarvi. E nonostante i pochi giorni di gara, solamente due nelle prove contro il tempo, i risultati sono evidenti. Segno che il campione sloveno ha lavorato molto durante i ritiri per trovare il giusto feeling con la TT2

«Partiamo con la bici – ci introduce Alessandro Colò – e diciamo che la prima evidenza è che Colnago ha aggiunto una taglia di telaio in più rispetto al passato. La TT2 infatti è disponibile in quattro taglie: XS, S, M e L. Pogacar sta utilizzando sempre la taglia S. Rispetto al modello precedente la TT2 ha qualche novità tecnica, ma si tratta più di aggiornamenti strutturali».

Tadej Pogacar, cronometro 2025, Tour de France, TT1
Tour de France 2025, Tadej Pogacar sulla TT1, si nota un attacco delle protesi piuttosto basso
Tadej Pogacar, cronometro 2025, Tour de France, TT1
Tour de France 2025, Tadej Pogacar sulla TT1, si nota un attacco delle protesi piuttosto basso
Di cosa si tratta?

L’angolo di inclinazione sella passa da 77 gradi a 76,5 gradi, con una modifica minima che non incide particolarmente sulla posizione. Infatti il carrello reggisella ha un gioco molto ampio e permette di arrivare dove si vuole con l’arretramento. In più l’angolo del tubo sterzo dai 72 gradi della TT1 passa a 72,5 gradi con la TT2

Che impatto ha questa modifica?

Minimo, però più l’angolazione è verticale e maggiore sarà la risposta della bici, risultando più scattante. Si tratta di un perfezionamento, non di una modifica drastica. 

Tour de Romandie 2026, Tadej Pogacar, cronometro, Colnago TT2
Tour de Romandie 2026, prologo, le protesi si sono alzate e la posizione delle mani è avanzata
Tour de Romandie 2026, Tadej Pogacar, cronometro, Colnago TT2
Tour de Romandie 2026, prologo, le protesi si sono alzate e la posizione delle mani è avanzata
In termini di posizione Pogacar ha cambiato molto?

Le modifiche più importanti sono arrivate tra il 2024 e il 2025, quelli di questa stagione sono aggiustamenti e perfezionamenti. Uno dei più evidenti è come Tadej abbia le mani e i gomiti più vicini al volto. Sotto le protesi sono presenti molti più spessori rispetto allo scorso anno, è evidente, si parla di due o tre centimetri. 

Quali vantaggi porta una modifica del genere?

Per quanto riguarda la superficie di impatto con l’aria, quindi analizzando un aspetto aerodinamico, più ci si alza e maggiore sarà la resistenza che si incontra. Tuttavia un posizione più alta di mani e gomiti porta il corridore ad esprimere un maggior numero di watt, questo perché applica più forza sulla bici con la parte sopra del busto. Ma c’è anche un altro punto.

Prego…

Questa posizione permette a Pogacar di avere il busto più alto e di aprire maggiormente l’angolo dell’anca. Così facendo si aumenta il flusso sanguigno alle gambe, facilitando la respirazione e favorendo l’azione muscolare di gluteo e degli ischiocrurali. Aspetto che permetterebbe di far arrivare al muscolo più sangue e di conseguenza ossigeno. 

Colnago TT2, cronometro, Tadej Pogacar 2026
Ecco gli spessori citati dal Alessandro Colò, l’altezza è notevolmente aumentata tra 2025 e 2026
Colnago TT2, cronometro, Tadej Pogacar 2026
Ecco gli spessori citati dal Alessandro Colò, l’altezza è notevolmente aumentata tra 2025 e 2026
Aspetto che si lega alla scelta di pedivelle sempre più corte, possibile che Pogacar abbia cambiato la misura? Si parlava di 155 millimetri.

Difficile dirlo, ma che Pogacar sia stato il primo a fare un lavoro di questo tipo è risaputo. Escludo, anche se non del tutto, che stia utilizzando pedivelle da 155 millimetri. Potrebbe, però, montare quelle da 160 millimetri che è la misura minima proposta da Shimano. 

Si nota però una posizione delle mani più avanti.

Sembra di sì, anche se da anni il regolamento UCI vieta di spostare troppo in avanti sella e manubrio, per diverse ragioni. Ma in questo caso Pogacar sembra essere riuscito ad avanzare, forse, addirittura di un centimetro, anche qui il vantaggio è legato alla forza che riesce a imprimere alla bici con la parte superiore del busto. 

Tour de Suisse 2026, Tadej Pogacar, cronometro, TT2
Il manubrio dritto permette al ciclista di cambiare posizione dalla presa alta alle manopole basse più rapidamente
Tour de Suisse 2026, Tadej Pogacar, cronometro, TT2
Il manubrio dritto permette al ciclista di cambiare posizione dalla presa alta alle manopole basse più rapidamente
Ci sono altri aspetti che hai notato?

Tornando alla bici direi che la zona dei foderi posteriori è cambiata molto. Nella TT1 chiudevano a zigzag, mentre con la TT2 si è scelto di seguire un design classico, quindi i foderi chiudono dritti sul tubo piantone. Un ultima cosa.

Vai pure…

Il manubrio, visto frontalmente, è molto diverso. Sulla TT2 si è scelto di avere una forma orizzontale, senza pieghe ai lati. La scelta penso sia legata a una dinamica di guida, la presa laterale del manubrio più alta consente di cambiare con maggiore velocità la posizione e arrivare prima ai freni. Dettaglio che migliora anche la guida in curva. Inoltre la TT2 è più leggera della TT1 di ben 540 grammi, che sono tanti e sui rilanci o in salita è un fattore determinanti ai fini della prestazione.

Tour de Suisse 2026, Mathieu Van der Poel

Van der Poel in Svizzera: prima il Tour poi la MTB

18.06.2026
4 min
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SONDRIO – Quando ieri ha riattaccato il numero per la prima tappa del Tour de Suisse, Mathieu Van der Poel non correva dal quarto posto della Roubaix. Un anno davvero strano il suo finora, con la vittoria della Omloop Nieuwsblad al debutto stagionale, poi quella alla Tirreno e Harelbeke e tutto intorno piazzamenti dolorosi al Fiandre e alla Roubaix, che solo due volte in carriera l’ha visto giù dal podio: nel 2022 e lo scorso 12 aprile.

Conoscendolo, non si può dire che il 2026 sia stato per ora soddisfacente. E di certo non lo sarà stato ieri dopo l’arrivo, avendo tagliato il traguardo a 13’22” dallo scatenato Pogacar. Se davvero pensava di poter vincere come aveva detto alla vigilia, il risveglio è stato davvero brusco. Tadej ha trasformato in una corrida la tappa con appena 2.446 metri di dislivello, infliggendo distacchi da tappone dolomitico. Contro uno così salta ogni schema.

«Mi sono preso una pausa di quasi due mesi – ammette – ho fatto alcuni giri fra gli sponsor e poi ho fatto una buona preparazione, prima da solo e poi con la squadra in Spagna, per cui mi sono sentito pronto per tornare a correre. Abbiamo fatto un ottimo ritiro con la squadra proprio dopo la vittoria di Philipsen a Copenhagen. Il Tour de Suisse dura solo cinque giorni, già ieri è stata dura, ma l’obiettivo resta quello di vincere una tappa».

Quarto alla Roubaix, dopo Van Aert, Pogacar e Stuyven, la sua campagna del Nord si è chiusa così
Quarto alla Roubaix, dopo Van Aert, Pogacar e Stuyven, la sua campagna del Nord si è chiusa così
Quarto alla Roubaix, dopo Van Aert, Pogacar e Stuyven, la sua campagna del Nord si è chiusa così
Quarto alla Roubaix, dopo Van Aert, Pogacar e Stuyven, la sua campagna del Nord si è chiusa così

La faccia da poker

Mathieu non lascia trasparire emozioni sulla faccia da poker: corretto e puntuale nelle risposte, ma nulla più di quelle. Al massimo un sorriso se la domanda lo punzecchia. L’ultima volta che venne al Tour de Suisse era il 2021: nel suo palmares c’era… soltanto il primo Fiandre e da qui si portò a casa le prime due tappe, poi si ritirò. Stessa storia al Tour de France: mollò nella tappa di Tignes, ma vinse la seconda sul Mur de Bretagne davanti a Pogacar, con dedica a nonno Poulidor.

«Ogni giorno qui è molto difficile – dice – ma penso che sia una gara perfetta. Non è troppo lunga, le tappe sono piuttosto brevi, quindi la corsa sarà intensa fino a domenica. E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che sono stato qui, ho dei bei ricordi, quindi spero che possiamo crearne di nuovi. Certo vincere quando i percorsi sono così duri diventa duro, dipende anche da cosa vorranno fare i corridori di classifica generale».

Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa con 2.446 metri di dislivello
Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa con 2.446 metri di dislivello

Vittima di Pogacar

La posizione di Van der Poel ha iniziato a farsi scomoda da quando il ciclismo ha spianato i dislivelli fra atleti e Mathieu si è ritrovato con gli uomini di classifica e i velocisti nelle classiche cui un tempo non si sarebbero neppure avvicinati. Nel suo caso, avere Philipsen in casa significa dover tenere da conto le ambizioni di uno che è stato capace di vincere la Sanremo, mentre la presenza di Pogacar già da tempo rende tutto più precario.

Non a caso il Van der Poel sbarazzino che vinceva le corse dopo fughe scriteriate ma belle ha lasciato il posto a un… chirurgo solitamente capace di finalizzare la fatica con grandi vittorie.

«Sono stato tanto senza correre – dice Van der Poel – quindi non vedevo l’ora di iniziare. Conosco un po’ la zona grazie ai tanti ritiri che ho fatto da queste parti. So che dovrò soffrire, ma è necessario per farsi trovare pronti per il Tour de France. Non ho avuto intoppi. Volevo giusto fare due gare in MTB, ma non è stato possibile a causa di qualche problema alla schiena che si è risolto rapidamente».

A Les Gets 2025, Van der Poel ha chiuso al sesto posto la gara vinta dal francese Luca Martin (foto UCI MTB World Series)
A Les Gets 2025, Van der Poel ha chiuso al sesto posto la gara vinta dal francese Luca Martin (foto UCI MTB World Series)

Il richiamo della MTB

Il fuoristrada, più la mountain bike del ciclocross in cui Van der Poel è praticamente imbattibile, resta il suo pallino. E’ la conquista che lo ha sempre respinto e lo ha fatto apparire anche goffo, con le cadute olimpiche e le prestazioni opache nelle ultime uscite. E se qualcosa può pizzicargli l’orgoglio, questo è il tasto giusto da suonare.

«Confermo che voglio partecipare ai mondiali di mountain bike (26-30 agosto, ndr) – dice Van der Poel – ma ho bisogno di tenere i due mondi separati. Prima abbiamo voluto prepararci al meglio per il Tour de France e mi concentrerò sulla mountain bike in seguito: il tempo dovrebbe bastare. Non sarà l’ideale, ma voglio provarci. E poi ci saranno i mondiali su strada (27 settembre, ndr). Sono nel programma, ma l’estate è ancora molto lunga».

Tour de Suisse 2026, Sondrio, Tadej Pogacar

Pogacar al Tour de Suisse, pizzoccheri, sorrisi e ambizione

17.06.2026
7 min
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SONDRIO – Il boato che scroscia sul palco quando Stefano Bertolotti annuncia Tadej Pogacar (dopo aver snocciolato l’assaggio più cospicuo delle sue vittorie) scuote le finestre che si affacciano su Piazza Garibaldi. La città è ferma da due ore per la presentazione delle squadre del Tour de Suisse, che per la prima volta nella storia partirà (stamattina) dall’Italia e il passaggio del campione del mondo è stato tenuto volutamente in coda. Con il UAE Team Emirates c’è anche il UAE Team ADQ e anche per Elisa Longo Borghini l’applauso è stato fragoroso e potente.

Mentre gli annunci e la musica si prendono la scena, il campione del mondo mescola con lo sguardo curioso il piattino di pizzoccheri che le donne dell’Accademia di Teglio gli hanno messo in mano. Poi li assaggia e sorride. Forse nell’annotazione di un collega più anziano, sul fatto che sembri un ragazzino, c’è la verità della sua magia. Tadej sceglie le corse per stare lontano dalla noia e forse anche da bambino i suoi giochi erano sempre diversi. Finché nell’orizzonte è entrata la bicicletta e allora magari si è messo a rincorrere avversari più veloci di lui e continuava finché non li prendeva tutti quanti.

Un cordone intorno

Quando scende dal palco della presentazione, Pogacar si ferma con lo stesso sguardo a firmare magliette e cappellini per i bambini che lo hanno aspettato così a lungo. Hanno le firme di tutti i campioni, ma per la sua hanno tenuto un posto speciale. Intorno gli hanno costruito un piccolo cordone di sicurezza, perché avere il campione del mondo al Tour de Suisse è un bel lustro: se ne sono accorti i cugini del Romandie che alla fine di aprile lo hanno visto volare e portare migliaia di persone sulle strade.

Magari da queste parti siamo più abituati ad averlo in corsa, ma è bene evitare che qualche tifoso troppo caloroso lo spintoni per una foto. Nessuno in realtà sembra troppo minaccioso, ma intanto Pogacar è arrivato davanti alle telecamere, i taccuini e i microfoni e di colpo dai suoi occhi è sparito lo stupore del bambino. Nel parlare di ruote, altura, salite e pedali è tornato il corridore.

I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens

La forma ritrovata

Racconta di essere stato in ritiro con la squadra e che gli allenamenti sono stati duri e di buon ritmo tutti i giorni. Quando abbiamo parlato di lui con lo staff del UAE Team Emirates al Giro d’Italia, qualcuno si è lasciato scappare che il peso che gli era servito per giocarsi la Roubaix non fosse ancora del tutto a posto e che al Romandia avesse dominato perché il suo livello è spaziale anche se la forma non è delle migliori. A Sierra Nevada sarebbe tornato tutto nella norma.

«Ora siamo qui per il Tour de Suisse – dice Pogacar – metteremo alla prova le gambe già domani (oggi, ndr) e vedremo se saremo davvero pronti per il Tour o se dovremo cercare qualcosa in più negli allenamenti che restano. In allenamento mi sento benissimo e non posso lamentarmi. Quando è caldo, un chilo si perde facilmente. Qui affronteremo un percorso impegnativo di soli cinque giorni e non più nove come un tempo quando c’erano anche i tapponi di montagna.

«E’ un po’ diverso, ma penso che sarà comunque molto bello. Sarà una bella corsa per le gambe, per la velocità e per mettere alla prova la resistenza. Forse è anche positivo che duri solo cinque giorni, perché così potrò recuperare più velocemente. Vedremo come andrà…».

Di bici e cronometro

In mattinata, di passaggio nell’Agrirelais La Fiorida in cui ha soggiornato con la squadra, lo abbiamo visto ragionare a lungo con il meccanico e amico Bostjan Kavcnik, che nel tempo libero si prende cura delle bici del Pogi Team in Slovenia. Confabulavano sulla bici da crono e le sue appendici, l’imbottitura e la larghezza dell’appoggio, mentre fino a pochi minuti prima i meccanici si erano dati un gran da fare perché le sue Colnago Y1RS nere pesassero allo stesso modo.

Anche il casco privo di scritte ha fatto pensare alla ricerca dei dettagli per la sfida del Tour, che anche quest’anno si annuncia di altissimo livello. Al punto che durante l’uscita, Tadej si è fermato nella sede MET che produce i suoi caschi e ha dato qualche annotazione sul prototipo bianco.

«Quando ho deciso di partecipare al Tour de Suisse – dice Pogacar – non sapevamo ancora che sarebbe cambiato così. Ho scelto di venire qui perché si adatta bene, è diverso dal Delfinato, ma il periodo più o meno è lo stesso. L’obiettivo oltre a vincere, è rimanere in salute. Già domani (oggi, ndr), con salite brevi e impegnative, molti corridori proveranno a vincere. Probabilmente ci saranno molti attacchi e noi abbiamo una buona squadra per seguire e magari proveremo a fare qualcosa anche noi».

Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia

Due corse in una

La novità del Giro di Svizzera, che tanti anni fa si era battuto per avere il secondo weekend di gara, sta proprio nella riduzione dei giorni di gara (da nove a cinque), nel fatto che si sia puntato molto su finali in circuito e che su percorsi pressoché identici correranno anche le donne. L’ingresso di Flanders Classics nell’organizzazione ha portato una ventata di novità e sarà la strada a dire se la nuova formula sarà quella giusta.

«Sulla partecipazione delle donne negli stessi giorni – dice Pogacar – si potrebbero migliorare alcuni aspetti organizzativi, perché loro partono molto presto e noi molto tardi. Possiamo parlare di più dei dettagli, c’è margine di miglioramento e sicuramente ci si potrebbe coordinare meglio, però è fantastico che abbiano tappe simili alle nostre ed è altrettanto fantastico che il ciclismo femminile stia andando in questa direzione».

L’emozione del gigante

Torna bimbo col suo stupore soltanto alla fine quando gli chiediamo se sia curioso di provare una corsa mai fatta prima e che cosa pensi davvero dopo aver sentito il suo nome chiamato così forte dal pubblico.

«Sono molto emozionato – dice e di nuovo sorride – e non vedo l’ora di affrontare tutte le tappe che mi aspettano. E’ stato bello vedere tutti questi tifosi già qui oggi per la presentazione per cui cercherò di godermi questi cinque giorni di gara. Ogni tappa sembra piuttosto diversa, ma forse la cronometro e l’ultima tappa sono le migliori per me».

Lo spingono verso l’uscita della zona mista, sono passate le sette ed è tempo di tornare in hotel. Mancano due settimane al Tour de France, per allora l’entusiasmo del bambino sarà stato riposto nel fondo di un baule. Ci sono battaglie in cui anche i bambini devono diventare grandi in fretta. Ma siamo certi che il gusto di quei pizzoccheri continuerà a girargli a lungo per la testa.

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM

Seixas: la lezione del Tour Auvergne e i limiti da scoprire

16.06.2026
6 min
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La corsa che ha sancito l’ultimo passo di avvicinamento, almeno per quanto riguarda le gare, di Paul Seixas al suo primo Tour de France si è conclusa con un ritiro nell’ultima tappa: la frazione numero otto del Tour Auvergne-Rhone-Alpes. Quello che prima era il Critérium du Dauphiné. La breve corsa a tappe ha cambiato nome ma non ha perso l’importanza che ha sempre ricoperto in avvicinamento alla Grande Boucle. Il giovane talentino della Decathlon CMA CGM, che è uscito con evidenti escoriazioni e un DNF, probabilmente ha vissuto il momento più difficile di questi due anni nel WorldTour, che arriva a poche settimane dall’esordio nella corsa più importante di tutte. 

La scivolata che ha messo fuorigioco Paul Seixas è arrivata nella penultima tappa, la settima: quella che prevedeva l’arrivo in cima al Grand Colombier. Nonostante la caduta e i segni evidenti sul corpo, il francese ha poi concluso la frazione con un ritardo di un minuto e venti secondi dal vincitore di giornata Isaac Del Toro. Messicano che il giorno dopo si è ripetuto a Brison, con il principale rivale ritiratosi dopo pochi chilometri. 

Momento buio

Quello che sta vivendo il talento di Lione, uno dei più attesi per il prossimo Tour de France, non è decisamente il momento migliore. Anche se non sembrano esserci grandi preoccupazioni sulla sua partecipazione, né tanto meno sulla sua condizione. 

«Effettivamente è il primo momento difficile che si trova ad affrontare – dice Moreno Moser a proposito delle prestazioni di Seixas al Tour Auvergne-Rhone-Alpes – non che questo porti preoccupazioni o particolari allarmismi. Una caduta capita a tutti, come ha ammesso lui stesso si è trattato di un errore di gioventù. Nel tentativo di recuperare qualche posizione in discesa si è trovato a terra. Una scivolata frutto anche della tanta sicurezza che Seixas ha nei propri mezzi e nella sua capacità di guida».

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Tappa otto, la resa di Seixas arriva dopo una quarantina di chilometri
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Tappa otto, la resa di Seixas arriva dopo una quarantina di chilometri
Un ritiro che può incidere nell’avvicinamento al Tour de France?

Direi di no, anche per il semplice fatto che è riuscito a finire la tappa. Quello sforzo serviva ed era necessario ai fini della preparazione. A mio avviso la scelta di non partire il giorno dopo era rivolta al voler preservare il corridore. Ha perso una tappa, direi che il danno è minimo. Anzi…

Cosa?

Da un lato, in ottica Grande Boucle, Del Toro gli ha rubato la scena e gli ha tolto un bel po’ di pressione. Pensate se Seixas, dopo la stagione che ha fatto fino ad adesso, avesse vinto anche il Tour Auvergne-Rhone-Alpes. Altro che pressione.

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Isaac Del Toro
Una caduta, quella di Seixas, che ha privato gli spettatori del duello con Del Toro, i due si ritroveranno al Tour ma con due ruoli diversi
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Isaac Del Toro
Una caduta, quella di Seixas, che ha privato gli spettatori del duello con Del Toro, i due si ritroveranno al Tour ma con due ruoli diversi
Del Toro quella pressione la scarica però su Pogacar, Seixas comunque rimane il faro della Decathlon.

Tra i tifosi c’è già chi sogna una storia simile a quella tra Cunego e Simoni al Giro del 2004. E’ una dinamica che affascina sempre, il giovane che arriva e scalza il capitano o l’uomo da battere. Se questa cosa poi si trasporta tra compagni di squadra il tutto si amplifica. Ma non credo proprio che succederà a questo Tour de France.

Però le attenzioni verso Seixas sono in un certo senso simili, no?

Assolutamente. Lui è il giovane rivale che arriva e potrebbe scalzare il dominatore di turno. Una dinamica che ricorda Davide contro Golia. Nel film di Batman il Joker dice: «O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo». Pogacar sta diventando, tra tante virgolette, il cattivo. Tutti sono in attesa di qualcuno che possa batterlo. 

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas è stato l’unico a dare l’impressione di poter reggere agli attacchi di Pogacar alla Liegi
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas è stato l’unico a dare l’impressione di poter reggere agli attacchi di Pogacar alla Liegi
Si cerca già la sfida…

Il Giro da questo punto di vista ha regalato davvero poco, quindi il pubblico non vede l’ora di guardare il Tour e gustarsi le battaglie sportive tra i migliori ciclisti al mondo. Anche se il Tour non è che abbia regalato grandi duelli nelle ultime edizioni. 

Seixas può essere davvero il terzo incomodo?

Con i giovani tante volte si vive sull’hype e l’attesa piuttosto che sulla realtà. Questo è accaduto anche con Pellizzari al Giro, tutti erano curiosi di vedere se fosse riuscito e restare con Vingegaard. Però Seixas ha dimostrato che con Pogacar ci può stare, riesce a seguirlo (almeno più di quanto fatto dagli altri negli ultimi anni, ndr). Insomma, tutti si chiedono fin dove possa arrivare Seixas. 

Van Rysel, Seixas
L’unico dubbio è sulla capacità di tenuta di Seixas sulle tre settimane
Seixas sulla Van Rysel RCR-F (notate il dislivello sella manubrio)
L’unico dubbio è sulla capacità di tenuta di Seixas sulle tre settimane
La caduta al Tour Auvergne apre una parentesi, gli errori di gioventù.

Una scivolata può succedere a tutti, anche a Pogacar e Vingegaard. Seixas è estremamente bravo a guidare la bici, poi è in un momento positivo. Diventa facile sentirsi infallibili, in questi casi dosi meno i pericoli e gli eventuali rischi. Detto questo credo che l’esperienza del Tour Auvergne gli abbia insegnato tanto

Insomma, non ridimensiona di tanto le attese o l’impressione di avere un rivale all’altezza di Pogacar?

Seixas lo vedo solido, ha una maturità impressionante e una capacità di gestire lo stress davvero elevata. Lo percepisco come un ragazzo molto intelligente e sicuro di sé. 

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Il Tour Auvergne-Rhone-Alpes è stata l’ultima tappa di avvicinamento per la Grande Boucle
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Il Tour Auvergne-Rhone-Alpes è stata l’ultima tappa di avvicinamento per la Grande Boucle
Quindi un avversario più temibile di Evenepoel e di Lipwitz?

Sì, io lo metto davanti a loro perché va più forte in salita, lo ha dimostrato. In un ciclismo molto scientifico ci sono dinamiche che non possono essere più improvvisate. Seixas ha fatto vedere numeri e prestazioni superiori rispetto ad Evenepoel e Lipowitz. A Remco mancherà sempre qualcosa per competere a certi livelli, mentre Lipowitz lo scorso anno ha fatto un ottimo terzo posto, ma correndo di rimessa. 

Non vedi punti deboli o critici?

Seixas è uno degli atleti maggiormente performanti e solidi. In un ciclismo in cui gli atleti più forti lo sono su quasi tutti i terreni lui è su quel livello. Faccio fatica a vedere un limite in tutti e tre: Pogacar, Vingegaard e Seixas. Forse c’è l’incognita della terza settimana, dove non si ha uno storico visto che è il primo Grande Giro per Seixas. Però c’è il fascino del corridore giovane, non si sa fin dove può arrivare. Ma lo scopriremo presto.

Grand Prix Cycliste de Quebec 2025, Pavel Sivakov, Tadej Pogacar

Sivakov e la UAE: tanti leader al servizio di «un alieno»

20.05.2026
6 min
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Un anno prima di Narvaez e forse spianandogli la strada, Pavel Sivakov si è lasciato alle spalle la Ineos Grenadiers ed è approdato al UAE Team Emirates, la squadra di Pogacar. Il russo con passaporto francese, che nel 2017 vinse il Giro d’Italia U23 e poi a seguire il Polonia, la Vuelta a Burgos e il Tour of the Alps, ha accettato la nuova sfida rendendosi conto che avrebbe avuto più spazio nella squadra di Gianetti di quanto ne abbia mai avuto con i britannici.

Proprio parlando con Sivakov, si coglie lo spirito della UAE Emirates che vince nonostante le ferite. La squadra numero uno al mondo ha scoperto al Giro di poter essere fragile, ma ha dimostrato quel che si è sempre detto per riassumerne la forza: i suoi gregari potrebbero essere capitani in qualsiasi altro team. Le vittorie di Narvaez e quella di Arrieta, supportati da compagni formidabili, non sono state per caso.

L'inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop
L’inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop
L'inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop
L’inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop

Con o senza Tadej

Il suo essere francese e forte avrebbe smosso l’interesse della Decathlon, in cerca di un supporto più solido per Seixas. Secondo L’Equipe l’offerta di un triennale a partire dal 2027 sarebbe stata già ricevuta, ma per ora non se ne parla. Le sfide che lo attendono sono alte ed è bene restare concentrati.

«La stagione non è cominciata molto bene a dire il vero – racconta Sivakov – non ho mai avuto le migliori sensazioni. Da corridore, pensi sempre di superare le difficoltà e di sentirti meglio, ma per me non è successo. Sono grato alla squadra per avermi permesso di recuperare e riposare dopo il ritiro alla Parigi-Nizza».

E’ tornato alle corse all’Amstel, poi ha proseguito con Freccia Vallone, Liegi e Romandia: le ultime due in appoggio a Pogacar che ha vinto. Ma la UAE Emirates non è solo Pogacar e il Giro lo conferma. Del resto, basta scorrere il programma del campione del mondo, per rendersi conto che le giornate di gara senza di lui sono davvero tante. Nonostante sia stato fermo per un mese dopo la Parigi-Nizza, Sivakov ha 24 corse nelle gambe: Pogacar che non ha avuto intoppi è fermo a 11.

Quest'anno Pogacar ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Quest’anno Sivakov ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Quest'anno Pogacar ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Quest’anno Sivakov ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Ti piacerebbe fare il suo calendario?

Magari potessi (sorride, ndr), ma non sono sempre con lui. Ho un mio programma che abbiamo discusso con Matxin e con la squadra all’inizio della stagione, poi a causa delle mie sensazioni negative, abbiamo dovuto cambiare qualcosa e saltare il Catalogna. Ho corso nuovamente con Tadej alla Liegi e al Romandia e mi piace farlo. Onestamente, è fantastico, ma non incide molto sul lavoro. La preparazione non cambia, mi alleno sempre allo stesso modo: quello che cambia è solo il modo in cui corriamo.

Da talento negli under 23 a super gregario e leader quando si può: come descriveresti la tua crescita?

Credo che come corridore e anche come persona si migliori di anno in anno. Si continua a imparare, credo si continui a farlo sino alla fine della carriera e della stessa vita. Si impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno e io ho cercato di fare proprio questo. Ovviamente a un certo punto, fisicamente si raggiunge un limite, ma continuo a sentirmi giovane. Forse sono vecchio rispetto ai ragazzi che stanno diventando professionisti, ma credo che i migliori anni debbano ancora venire.

Hai mai pensato che la tua carriera sarebbe potuta andare diversamente?

Non ho particolari rimpianti. La vita è come un libro, ci sono tanti capitoli e ogni capitolo arriva al momento giusto. Da giovane avevo questo talento ed è stato fantastico, ma bisogna saper cambiare e adattarsi. Il passato non si può cambiare, ma si può continuare a migliorare e a imparare. E non credo che mi manchi qualcosa, perché altrimenti non sarei qui.

Giro d’Italia Giovani U23 del 2017, a Campo Imperatore l’ultima tappa e la classifica finale: 1° Sivakov, 2° Hamilton, 3° Hindley
Giro d’Italia Giovani U23 del 2017, a Campo Imperatore l’ultima tappa e la classifica finale: 1° Sivakov, 2° Hamilton, 3° Hindley
Sei stato uno dei primi corridori a passare al professionismo da un devo team: credi che oggi sia il modo più efficace per avviare una carriera?

Credo di sì. Ormai i team cercano corridori sempre più giovani, il problema sorge semmai quando il corridore di un devo team firma per una squadra diversa. Io fui un po’ criticato per questo, per il mio passaggio dalla BMC Development al Team Sky. Ma penso che questa sia la strada giusta oggi più di allora, perché adesso i corridori arrivano al professionismo prestissimo quindi avere intorno queste strutture rende tutto più facile.

Team SKY e UAE Emirates sono le due squadre che hanno cambiato il ciclismo negli ultimi vent’anni: ci sono punti di contatto secondo te?

Sono davvero grato, mi sento davvero fortunato di essere stato in queste due squadre. Il Team SKY era una squadra britannica, mentre qui c’è una cultura un po’ italiana e un po’ spagnola. Però a parte questo, la voglia di vincere è presente in entrambe le squadre: si vuole primeggiare, fare secondi o terzi non interessa. E per vincere si lavora sodo. Forse è diverso anche l’approccio.

In che senso?

Direi che forse il Team Sky è più focalizzato su qualcosa di più rigido, più strutturato, mentre alla UAE Emirates c’è un po’ più di rilassatezza. Entrambi gli approcci però funzionano e portano a ottimi risultati. Si può vedere da come si comportano i team, come si comportava il Team Sky prima e come stiamo facendo ora qui come squadra numero uno al mondo. E’ stato fantastico far parte di questi due progetti diversi.

E' il 2019, secondo anno da pro': Sivakov vince il Tour de Pologne
E’ il 2019, secondo anno da pro’: Sivakov vince il Tour de Pologne
E' il 2019, secondo anno da pro': Sivakov vince il Tour de Pologne
E’ il 2019, secondo anno da pro’: Sivakov vince il Tour de Pologne
E Pavel Sivakov con quale approccio si trova maggiormente a suo agio?

Domanda difficile, credo di preferire un mix di entrambi. Ho cambiato squadra nel momento più giusto della mia carriera. Forse avevo bisogno di qualcosa di un po’ più rilassato e, per come stanno andando le cose qui dopo aver lasciato il Team Sky, non ho nulla da obiettare su questa squadra. Ma quella è stata un’esperienza davvero positiva. Ho imparato molto, soprattutto su come fare bene le cose nonostante fossi molto giovane.

Invece alla UAE Emirates?

Sono arrivato qui al momento giusto: Gianetti e Matxin ci gestiscono benissimo, ci ascoltano e sanno come gratificare i corridori. Perciò non credo ci sia un approccio migliore, perché entrambi sono stati positivi.

Che cosa significa essere nella squadra numero uno al mondo?

Significa molto: non ci penso spesso, ma è così e forse me ne renderò conto meglio quando mi sarò ritirato. Arrivare nella squadra migliore al mondo può essere il traguardo di una carriera.

Dopo la Liegi il Romandia e poi l'avvicinamento al Tour
Dopo la Liegi il Romandia e a breve per Sivakov inizierà l’avvicinamento al Tour
Dopo la Liegi il Romandia e poi l'avvicinamento al Tour
Dopo la Liegi il Romandia e a breve per Sivakov inizierà l’avvicinamento al Tour
Correre con Tadej significa anche imparare qualcosa da lui oppure è talmente speciale che non c’è niente da imparare?

Penso che sia talmente speciale – sorride Sivakov – che non c’è niente da imparare. Tadej è un alieno nel ciclismo, è come se venisse da un altro pianeta. Forse si può imparare dal suo approccio al ciclismo e alla vita in generale. Penso che per i corridori più giovani possa essere un esempio anche su questo. Nonostante sia una superstar, rimane sempre una persona molto semplice. E trovo sbalorditivo il modo in cui gestisce tutta la pressione che lo circonda.

Come fa?

Non lo so. In bici lo vedono tutti che è semplicemente un gradino sopra gli altri e, se provi a imitarlo, potresti sbattere contro un muro. Ma per il resto e per quello che vedo, sono davvero impressionato dal modo in cui fa le cose. Lo trovo pazzesco.

Tadej Pogacar, Romandia

Forza, peso e palestra: il lavoro di Pogacar verso il Tour

17.05.2026
5 min
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Mentre si corre il Giro d’Italia, ci sono altri campioni che stanno preparando il Tour de France e tra questi c’è sua maestà Tadej Pogacar. In questo periodo di riposo è curioso fare qualche considerazione sullo sloveno, partendo da ciò che ha detto lui stesso al Romandia: «Sono più pesante perché mi sono lasciato trasportare dalla tanta palestra fatta questo inverno».

E in effetti si è visto un Pogacar più grosso, muscolato e forse anche con un filo di grasso in più. Ma la cosa era più che legittima. Il campionissimo della UAE Emirates puntava forte su classiche per lui complicatissime: Sanremo, Fiandre e soprattutto Roubaix, dove la componente peso è determinante per non saltellare troppo sulle pietre. E nonostante tutto, pensate che tra i primi dieci arrivati era 11 chili in meno del più leggero. In pratica anche col secondo posto ha fatto un’impresa.

Pogacar e Van der Poel, Fiandre 2026
Pogacar in azione al Fiandre. Per sua stessa ammissione, Tadej ha detto di essere più pesante per via della tanta palestra fatta in inverno
Pogacar e Van der Poel, Fiandre 2026
Pogacar in azione al Fiandre. Per sua stessa ammissione, Tadej ha detto di essere più pesante per via della tanta palestra fatta in inverno

Dalle classiche al Tour

Questi atleti sono come auto da Formula 1 e, visto che si parla sempre di dettagli, anche piccole differenze di preparazione, peso e scelte tecniche possono essere determinanti. E variano da corsa a corsa in base al tracciato.

Non è un caso che al Giro di Romandia, prima corsa a tappe della stagione, Pogacar sia stato sì il più forte, ma non devastante in salita come sempre. Alla fine lo ha detto lui stesso: era più pesante, più muscoloso e non aveva ancora fatto lavori specifici sulle lunghe salite. Poi, okay, si chiama Tadej Pogacar e vince lo stesso, ma per farla breve: Florian Lipowitz non gli era lontano.

Ora però le cose stanno cambiando. Si va verso il Tour de France e di certo troveremo un Pogacar trasformato. Lo sloveno ha già iniziato a lavorare sulle lunghe salite e anche sulla dieta. Dieta tra virgolette. Quel che abbiamo saputo da fonti attendibili è che Pogacar, da qui al Tour, dovrà perdere non meno di due chili.

Palestra, forza, Compri
Marco Compri, a a destra, del Centro Studi della FCI con Tommaso Lupi, ex tecnico della Bmx
Palestra, forza, Compri
Marco Compri, a a destra, del Centro Studi della FCI con Tommaso Lupi, ex tecnico della Bmx

Effetto palestra: parla Compri

Ma se questa è la fotografia della situazione di Pogacar, la curiosità è capire se tutta questa palestra fatta in inverno in vista delle classiche potrà essergli utile anche per la Grande Boucle. Se quella forza ulteriore in qualche modo resterà nelle sue gambe. A tal proposito abbiamo chiamato in causa Marco Compri, dello staff performance della Fci. E’ lui che segue i ragazzi della pista.

«Non si tratta solo di palestra e forza – inizia Compri – il fatto che un atleta abbia più massa non significa automaticamente che sia più forte. Un conto è l’ipertrofia funzionale, un conto è la forza. E poi bisogna capire quale tipo di forza. A un ciclista servono i picchi di forza, quindi la capacità di spostare peso ad alto carico e ad alta velocità. E di per sé questo è il presupposto per poter poi avere potenza.

«Bisogna approfondire quale fosse il vero obiettivo della periodizzazione di Pogacar. Doveva alzare i massimali? Gli serviva ipertrofia? Nel nostro sport l’obiettivo della palestra è avere elevati livelli di testosterone da tradurre in potenza. Per dare una risposta precisa bisognerebbe sapere quali protocolli ha utilizzato e come ha periodizzato tutto questo».

Senza dubbio un lavoro di ipertrofia muscolare è servito a Pogacar. Compri parla di una massa, specie se addotta nella parte superiore del corpo, utile per esprimersi su percorsi come Fiandre e Roubaix. Per essere più stabili nella guida, stancarsi meno sulle pietre, guidare e spingere meglio. Ma certo non è questo che porterà Pogacar ad avere un eventuale vantaggio al Tour derivante dalla tanta palestra fatta questo inverno.

«Averla fatta per le classiche non significa che porterà quel lavoro al Tour, perché la forza dopo quattro giorni comincia a scemare se non viene richiamata».

Senza dubbio nel formato Tour, lo sloveno è più magro
Senza dubbio nel formato Tour, lo sloveno è più magro

Meno chili, stessi watt

I tecnici della UAE Emirates hanno di sicuro programmato bene questa trasformazione da cacciatore di classiche a corridore da Grandi Giri. Ricordiamo che quando parliamo di trasformazione ci riferiamo a cambiamenti minimi, ma che a questo livello possono fare la differenza.

La vera sfida di Pogacar e del suo staff è dimagrire di quei due chili o poco più senza perdere la forza acquisita. Ma ancora una volta Compri fa capire che non è così semplice.

«Questi – riprende Compri – sono due concetti diversi. La massa non è indicatore diretto di forza. Si potrebbe perdere peso senza perdere massa magra, perché perdere troppa massa magra condiziona anche i tipi di forza. La cosa importante è capire come avviene questo processo e come in UAE tutelano i parametri di forza. L’obiettivo è non perdere i picchi di potenza. Sulla forza in senso assoluto si lavora in pre-season. In piena stagione quello che interessa è il picco di potenza, non il picco di forza».

E qui urge un chiarimento fra forza e potenza. «Il picco di forza è la capacità di spostare un alto carico ad alta velocità. Il picco di potenza è il massimo carico alla massima velocità».

Tadej Pogacar
La scorsa volta il suo coach Sola ci disse come il miglioramento di Pogacar fosse dovuto principalmente dal lavoro a secco (foto Facebook)
Tadej Pogacar
La scorsa volta il suo coach Sola ci disse come il miglioramento di Pogacar fosse dovuto principalmente dal lavoro a secco (foto Facebook)

Quali richiami?

Tra la fine del Romandia e il Giro di Svizzera, Pogacar rimarrà senza correre per 45 giorni: un mese e mezzo in pratica. Chiaramente tornerà a fare dei richiami. Come spiega Compri, il lavoro in palestra serve a riqualificare livelli di forza che in bici non si riescono a mantenere.

«Probabilmente – riprende Compri – faranno un richiamo del lavoro a 0,4-0,5 metri al secondo (la velocità di esecuzione dei vari esercizi, ndr), per poi avvicinarsi al momento gara a velocità prossime a 0,6-0,7, anche 0,8 metri al secondo. Se Pogacar riuscirà a lavorare in palestra ai livelli di questo inverno ma con 2-3 chili in meno, allora avrà alzato ulteriormente l’asticella.

«Soprattutto se quei chili in più erano distribuiti in gran parte sulla parte alta del corpo. Allora il gioco potrebbe essere relativamente semplice. Si smette di stimolare troppo l’upper body e automaticamente si perde massa. In quel caso perde un po’ di stabilizzazione, ma allo stesso tempo non è una perdita che va a inficiare la spinta. Discorso diverso e più complicato se hanno aumentato anche nella parte inferiore».