Tadej Pogacar, Giro Fiandre 2026

VdP prova a resistere, ma Pogacar se ne va e fa tris al Fiandre

05.04.2026
7 min
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OUDENAARDE (Belgio) – L’avversario più grande poteva essere il vento, ma forse si è trasformato nel suo miglior alleato. Insomma, a quanto pare questo Tadej Pogacar sembra proprio imbattibile. Lo sloveno conquista il terzo Giro delle Fiandre e lo fa alla sua maniera: staccando tutti e correndo senza paura.

Completano il podio l’eterno rivale Mathieu van der Poel, che ha accettato la sconfitta con una serenità e una consapevolezza clamorose. E il sorprendente, o meglio, quasi sorprendente debuttante Remco Evenepoel. Mentre è buio pesto per gli italiani. Per scovare il primo bisogna scorrere la classifica fino alla casella numero 24: Alberto Bettiol ad oltre sei minuti e mezzo da Pogacar.

Vento alleato?

Il film della corsa è molto semplice: la fuga iniziale, la rimonta dei grandi quando la UAE Emirates decide di accendere la miccia e quindi gli scatti finali di Pogacar, che man mano hanno demolito tutti gli avversari. Tuttavia, questo vento che preoccupava molti lasciava quasi il sorriso sotto i baffi al direttore sportivo della UAE, Fabio Baldato, il quale aveva spiegato che alla fine era esattamente quello che si aspettavano.

«Spira intorno ai 25-30 chilometri all’ora – spiegava il diesse – forse 4-5 chilometri orari più forte del previsto, ma siamo lì». E poi aveva aggiunto: «Ma è in faccia…». Come dire: se la corsa diventa più dura, tanto meglio per noi, visto che abbiamo il più forte.

Era poi un vento freddo. Basti pensare che un esperto del Nord come Matteo Trentin, questa mattina, tremava. «Che numero di Fiandre è per te, Matteo?», gli avevamo chiesto. E lui: «E’ il mio Fiandre “numero troppo”! Scherzi a parte, sono al quattordicesimo. Bisognerà iniziare a pensare di fare qualcos’altro! Piuttosto, ma quando si parte? Fa un freddo cane». Anche oggi Trentin è stato uno dei migliori italiani: è rimasto davanti il più possibile. Poi è stato costretto al ritiro per una caduta ed è finito in ospedale.

Pogacar, Fiandre 2026
Una foto che parla da sola. L’Oude Kwaremont, i campioni, il pubblico…
Pogacar, Fiandre 2026
Una foto che parla da sola. L’Oude Kwaremont, i campioni, il pubblico…

UAE Emirates perfetta

La corsa va avanti. Sono gli uomini del campione del mondo a tenere tutto sotto controllo. Al passaggio a Oudenaarde erano tutti in fila e Pogacar pedalava a bocca chiusa alla loro ruota. Sembrava un direttore d’orchestra, con Nils Politt e compagni nei panni dei musicisti. La forza di un gruppo passa anche da questa consapevolezza.

Arriva la sequenza più attesa: il secondo Oude Kwaremont, il Paterberg e il Koppenberg. Pogacar accelera. Come sempre gli resiste solo Van der Poel, anche se va detto che Evenepoel ha venduto carissima la pelle. All’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont, Tadej inizia a sgasare prima del pavé. Questo ragazzo usa sempre la testa, anche se è il più forte. E’ più leggero di Van der Poel e la fisica gli rema contro sulle pietre: meglio non lasciare nulla al caso. Meglio far arrivare l’olandese sul pavé con un pizzico di fiatone in più.

E infatti Pogacar s’invola. Fiandre finito ed ennesima Monumento in tasca. Tuttavia non è sembrato devastante come sempre: il ghigno della foto di apertura lo dimostra. Era affaticato. Ci ha colpito un’immagine: a 8,4 chilometri dall’arrivo ha messo una mano in tasca cercando ancora un gel. Dunque era davvero al limite, con le energie quasi a lumicino. E sarà un caso, ma dopo quel gel ha ripreso ad aumentare il vantaggio. In fin dei conti, nella sequenza Kwaremont-Paterberg Van der Poel si era sì staccato, ma non era naufragato.

Felice ma stanco

«E’ stato difficile come ogni gara – ha detto Pogacar all’arrivo – ma sono molto contento di come sia andata e di come abbiamo corso come squadra. Tutti i miei compagni sono stati molto attenti, hanno lasciato tutto sulla strada ed è questo che rende questo Fiandre speciale per me. E’ una corsa speciale. Il Kwaremont è qualcosa di unico: non solo perché è lo sforzo più lungo, ma perché c’è tantissima gente. Lo affronti tre volte ed è come essere in uno stadio».

Lo sloveno ha parlato anche della collaborazione con Van der Poel, sempre più rivale ma anche sempre più rispettato. «Con Mathieu non abbiamo parlato molto, però abbiamo provato a lavorare insieme fino alla fine. Abbiamo cercato di capire quante persone ci fossero dietro di noi e quanto fosse distante Remco, bravissimo per essere al debutto. Sul Paterberg, alla fine, il vento ci ha aiutato».

Infine, qualcuno gli ha chiesto perché si sia tolto i guantini poco prima dell’affondo finale: «Nessun motivo particolare, semplicemente mi piace andare senza guanti. E’ importante anche ai fini della velocità e mi piace la sensazione di avere le mani libere. Se tornerò il prossimo anno? Vedremo. Intanto pensiamo alla Parigi-Roubaix. Mi sento pronto, la motivazione è alta e immagino che la corsa sarà sulle mie spalle».

L’arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e il 12° Monumento
L'arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e l'11° Monumento
L’arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e il 12° Monumento

VdP, resa da campione

L’olandese era a pochi secondi. Questo è stato fatto notare anche a Pogacar, che si è congratulato con lui. Il vero distacco è arrivato negli ultimi 10 chilometri di pianura dopo il Paterberg. E la riprova è che anche un cronoman come Evenepoel, terzo, ha pagato in quel segmento.

«Sono andato bene – ha commentato Van der Poel – ma ho perso un po’ alla fine. La gara è stata dura: Nils Politt e Florian Vermeersch (compagni di Pogacar, ndr) hanno fatto un lavoro enorme e hanno fatto esplodere la corsa sul Molenberg. Questo è sempre un muro cruciale, ma non mi aspettavo che la gara si decidesse proprio lì. Piuttosto ho commesso un errore al secondo passaggio sul Kwaremont: ero davanti, ma mi sono bloccato sul lato sinistro. Ho dovuto sganciare il pedale per un istante e ripartire. Ho perso posizioni e sono stato costretto a risalire, spendendo molte energie. Avrei dovuto essere davanti con Tadej».

Poi aggiunge: «Mi piace che i corridori più forti siano sempre presenti e combattano tra loro. E oggi si è visto un grande spettacolo».

Anche con l’olandese, in qualche modo, si guarda già alla Roubaix. In un ciclismo, ma forse sarebbe meglio dire in un mondo, che corre veloce, c’è subito l’esigenza di voltare pagina.

«Che Pogacar mi aspetto alla Roubaix? Molto forte, può fare meglio dell’anno scorso. Nel 2025 ha commesso solo un piccolo errore in un settore di pavé. Tutti sappiamo che può vincere ovunque. E’ un corridore fenomenale. Penso sia migliorato ancora in generale. Io, invece, ho fatto una delle mie migliori prestazioni di sempre».

Wout Van Aert

Cinque nomi per il Fiandre e perché: la previsione di Pozzato

03.04.2026
6 min
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Pochi giri di parole, tanta schiettezza e diretti al punto: cinque nomi per il Giro delle Fiandre e perché. A tenere banco in questa preview è Filippo Pozzato, uno che di Nord ne sapeva parecchio. E anche di corridori.

La seconda Classica Monumento della stagione va in scena fra 42 ore, più o meno. Ci sono tutti i più grandi. Dai due super pretendenti, Pogacar e Van der Poel, fino agli outsider più di lusso, passando per Pedersen, Asgreen e, non ultimo, anche Evenepoel… E Pozzato chi mette in questa top 5? Scopriamolo insieme.

Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre
Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre

Van Aert a sorpresa

«Cinque nomi sono tanti!», esordisce Pozzato… Come a dire che tanto i pretendenti più accreditati sono noti e sempre quelli. Ma il vicentino ci stupisce subito: «Vado controcorrente, il mio favorito è Wout Van Aert. E vi dirò di più: lo era anche alla Sanremo.
«Il perché? Perché è quello che è più in crescendo di tutti. Secondo me Wout ci arriva un po’ più fresco degli altri. Hanno corso poco anche gli altri, ma lui è stato fermo a inizio anno quando si è fatto male al piede».

Pozzato ci rivela poi la grande stima che nutre per Van Aert, un corridore che gli piace moltissimo. Attorno ai Monumenti ci gira da un bel po’: per lui vincere un Fiandre o una Roubaix sarebbe una vera liberazione, come lo è stato qualche giorno fa per Pogacar alla Sanremo. E immaginiamo lo sia anche per l’intera nazione belga.

Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?
Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?

VdP d’argento

«Al secondo posto dico Mathieu Van Der Poel. Vedo lui alla piazza d’onore perché qualcosa gli può mancare rispetto a Van Aert o anche Pogacar. Vi dico la verità, io non l’ho visto benissimo. Non fraintendetemi, a me Van der Poel piace molto. Era il super favorito di tutti alla Sanremo e forse era troppo scontato, per questo ho detto Van Aert… anche per fare un nome diverso da quello che dicevano tutti».

Oltre al discorso dell’andare controcorrente, Pozzato fa però un’analisi interessante e decisamente più tecnica riguardo al posizionare Van der Poel al secondo posto.

«Alla Sanremo io non l’ho visto benissimo. Non era super pimpante come sempre. Non so se si è fatto male quando è caduto. Ho visto che aveva sangue sulle mani, però non mi sembrava forte di gamba, potente come di solito. E anche quando ha vinto a Harelbeke, non l’ho visto super potente. Innanzitutto quel giorno non c’era gente del suo livello, ma la pedalata mi sembrava un po’ appesantita. Addirittura mi sembra troppo magro di gambe, più asciutto del solito. Che poi forse non è meno magro, ma meno tonico».

Tutto sommato anche alla In Flanders Fields lui e Van Aert (battuto da Ganna a Waregem), non sono andati all’arrivo e di solito nel ciclismo attuale, quando qualche calibro grosso parte, nessuno lo riprende. Questa teoria potrebbe avere risvolti molto interessanti proprio domenica. «Però aggiungo – dice Pozzato – che era anche una corsa facile. Il Kemmel era lontano dall’arrivo».

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre

Tadej “solo” terzo

Nella classifica di Filippo Pozzato, incredibilmente “solo” al terzo posto troviamo Tadej Pogacar. Sentiamo cosa ci dice Pippo. «Secondo me per lui sarà dura staccare tutti quanti. Di nuovo. Anche perché poi ormai se lo aspettano. Pogacar è uno che va di forza e per fare la differenza quasi certamente attaccherà nello stesso punto (l’Oude Kwaremont, ndr). E magari stavolta gli prendono le misure».

«Chiaro che anche gli altri devono avere le gambe, perché l’ultima volta erano attaccati a lui nel momento giusto, ma Tadej li ha tolti di ruota. Però, secondo me, questa volta la Alpecin-Premier Tech può mettergli fastidio. Guardiamo come hanno corso alla Sanremo: sei il più forte? Bene, cavoli tuoi, fai tu la corsa… E io farei lo stesso, non sto criticando la loro strategia. Perché così facendo possono pensare di sfiancare la sua UAE Emirates».

La prevedibilità è dunque il boomerang di Tadej, secondo Pozzato. Perché per il resto anche lui esalta le doti atletiche dello sloveno.

«Pogacar non si discute – spiega Pozzato – sapete dove mi ha impressionato alla Sanremo? Nella discesa del Poggio. Io cerco di guardare proprio l’aspetto tecnico e lui dopo le curve ha rilanciato due o tre volte tanto da mettere in difficoltà Pidcock. Capito? Pidcock in discesa! E lì ti accorgevi che era ancora forte, potente, che aveva la gamba piena. E non perché andasse giù più forte nelle curve, ma perché era più potente. Ha corso la Sanremo col 56! Ha fatto 300 chilometri con quel rapporto e poi ci ha anche vinto la volata. Perché poi l’ha vinta lui. Pidcock per me non ha sbagliato niente».

Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen
Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen

Spunta Laporte

E’ il francese, nonché compagno di squadra di Van Aert, il quarto della lista del Fiandre secondo Pozzato. Parliamo di Christophe Laporte. Un altro che si sta facendo rivedere dopo due stagioni a dir poco anonime.

«Al quarto posto – dice Pozzato – dico Laporte perché può correre un po’ di rimessa, con Van Aert che fa da punta. Chiaramente Laporte non va forte come i primi tre sugli strappi. E’ uno che dunque per vincere, deve giocare di rimessa, può stare a ruota. Ed è anche molto veloce in finale. Insomma, può vincere e lavorare. Anche lui è uno di quelli che quest’anno è tornato, ha una certa esperienza. Ha vinto qualche corsa di quelle giuste. Laporte è uno che sa muoversi in Belgio. Vincendo il campionato europeo ha dimostrato di essere un atleta che è davanti nelle corse che contano».

Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…
Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…

Chiude Vermeersch

Chiude la lista dei top 5 di Filippo Pozzato un altro belga, Florian Vermeersch, anche lui come Laporte compagno di squadra di un favoritissimo: Tadej Pogacar. Ma forse per Vermeersch l’incognita maggiore, più che i muri del Fiandre, potrebbe essere proprio Pogacar.

E infatti Pozzato spiega: «Se non lo usano prima per aiutare Pogacar, Florian è uno di quelli che può arrivare davanti. Ha già vinto un mondiale gravel, ha una buona gamba, sa muoversi benone, è davanti sui muri ed è anche “velocino“. Mi piace molto anche lui.

«Per Vermeersch vale lo stesso discorso fatto per Laporte: non è ancora all’altezza di quei tre davanti, però viene subito dopo. Lui e Laporte, correndo allo stesso modo, se la potrebbero giocare… sempre se si venissero a creare determinati scenari. Questi sono i cinque nomi che secondo me potenzialmente potrebbero giocarsi il Fiandre di domenica».

Prima di chiudere però non possiamo non incalzare Pozzato dicendogli che ha fatto fuori Mads Pedersen. Anche in questo caso Pippo ha la risposta pronta. «Gran corridore. Lo vorrei mettere dentro, ma ha saltato anche la In Flanders Fields perché era malato. Insomma, abbiamo pochi elementi per giudicare la sua condizione. In soldoni: non so come sta e per questo non lo metto nei primi cinque».

E sull’ultimo aggiunto della lista, Remco Evenepoel? Pozzato non ha dubbi: «Come motore sarebbe tra i primi cinque, però non l’ho mai visto sul pavè. E soprattutto un certo tipo di pavè».

Dwars door Vlaandern 2026, UAE Team Emirates

Squadra esperta e motore caldo: la ricetta di Baldato

03.04.2026
6 min
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Baldato conosce il Fiandre e anche la Roubaix. Le avrebbe pure vinte, se non si fosse trovato davanti due mostri sacri. Al Fiandre, giusto trent’anni fa, un grande Bartoli che peraltro vestiva come lui la maglia della MG-Technogym. Mentre due anni prima, nel fango della Roubaix, il vicentino si era dovuto piegare all’attacco di Tchmil.

Per vincere il Fiandre, Baldato ha dovuto aspettare di diventare direttore sportivo al UAE Team Emirates e con Pogacar quella soddisfazione se l’è presa per due volte. E proprio vedendo il calendario del campione del mondo, che quest’anno ha fatto due corse e le ha vinte, ci siamo chiesti che cosa significhi esserne il direttore sportivo e preparare la squadra per quando Tadej arriverà alla prossima corsa. In questo caso specifico, lo sloveno è atterrato ieri in Belgio, oggi si è concesso la recon sul percorso e domenica assalterà nuovamente il Fiandre.

Come si tiene… calda la squadra perché sia pronta per l’arrivo di Pogacar?

Purtroppo abbiamo perso Tim Wellens, gli altri sono tutti corridori collaudati. Abbiamo avuto una riserva da sciogliere fino alla gara di Waregem, ma gli altri sono Rui Oliveira, Niels Politt, Morgado, Bjerg e Vermeersch, che hanno già fatto il Fiandre con Tadej l’anno scorso. La squadra è fatta. In realtà era già stata fatta da Matxin sulla carta già a dicembre, quando abbiamo fatto i programmi, ed è tuttora quella.

Quanto è importante il fatto che abbiano già corso il Fiandre con lui?

E’ fondamentale. Al Fiandre è importante essere davanti nei punti chiave e quello la squadra lo sa, siamo preparati. La ricognizione del venerdì serve a vedere se ci sono piccoli cambiamenti, ma il succo è lo stesso. Kwaremont, Molenberg, Kruisberg, Koppenberg. I ragazzi che abbiamo sono esperti, speriamo che vada tutto bene. L’anno scorso ci furono un paio di cadute, ma trovammo Morgado e Bjerg che andarono oltre le attese e sopperirono quel che mancava.

Il meteo che cosa dice? Il Koppenberg sarà asciutto o ci sarà fango?

Adesso che parliamo c’è la classica pioggerellina belga – sorride Baldato – con quelle solite nuvole che passano e lasciano giù qualcosa. Il rischio pioggia potrebbe esserci, però mancano ancora tre giorni. A guardare le previsioni ieri, il rischio era superiore. In teoria non dovrebbe piovere, ma una sciacquatina ci può stare e potrebbe bagnare il pavé. Per ora continuiamo a monitorare, non possiamo fare altro.

Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Vermeersch è l'uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Baldato conferma che Vermeersch è l’uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Vermeersch è l'uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Baldato conferma che Vermeersch è l’uomo più in forma della UAE
Quali sono gli uomini che Baldato si aspetta di trovare in prima linea?

Quello più in condizione, che sta veramente bene, è Florian Vermeersch. Abbiamo ritrovato un Morgado in condizione, cui manca ancora un po’ di esperienza, di cattiveria e di determinazione in alcuni momenti chiave, ma le gambe ci sono. In queste corse contano anche la determinazione, la decisione e la capacità di non frenare. Ci sono situazioni in cui, se tiri troppo i freni, ti trovi dietro alla decima posizione e sei tagliato fuori. La squadra è ugualmente ben strutturata per sfidare Van Der Poel, Van Aert o tutti i più forti.

Pogacar è arrivato ieri e oggi la ricognizione servirà per valutare per l’ultima volta i materiali, ma quello è un lavoro che si è già fatto in precedenza?

L’ha già fatto con i meccanici dopo la prima ricognizione di dicembre e l’ha rifatta il mese scorso quando è venuto per un paio di giorni con Vermeersch e il meccanico. Loro sanno tutto, certo più di me. Hanno fatto tutte le considerazioni in caso di pioggia e sulle pressioni. Su questo aspetto si è già lavorato dall’inverno, anche sulla scorta dei dati che abbiamo raccolto l’anno scorso. Non abbiamo cambiato tantissimo: c’è una nuova versione sia delle coperture sia delle ruote, ma sappiamo bene come si comportano.

Che tipo è Tadej nelle ricognizioni: gli capita di ripetere qualche passaggio?

Non è uno che torna indietro e ripassa la curva, semmai prova qualche affondo in un tratto piuttosto che in un altro. Ormai il Fiandre ce l’ha anche lui nella testa, ha la sua esperienza, non è più la prima volta. Ne ha già fatti tre, questo sarà il quarto. Negli anni ha fatto anche molte ricognizioni e anche i muri sono sempre gli stessi. Li conosce bene.

Fu Matteo Trentin nel 2022 a guidare Pogacar nelle ricognizioni del primo Fiandre. Per Baldato l’esperienza di Tadej ormai è solida
Fu Matteo Trentin nel 2022 a guidare Pogacar nelle ricognizioni del primo Fiandre. Per Baldato l’esperienza di Tadej ormai è solida
Negli anni di Baldato corridore si passavano due settimane lassù per trovare la sintonia con le strade e il clima. Pogacar arriva tre giorni prima e magari stacca tutti…

E’ cambiato veramente il ciclismo, il modo di approcciare le corse. I materiali rendono più facile guidare su certe strade, questo è certo. Ma visto che ho la possibilità di guardare gli allenamenti che fa, posso dire che quando è a casa, non rimane sul divano e va a fare solo passeggiate. Simula le gare e questo sul piano mentale costa anche più che correre. A Tadej non fa paura la fatica, per contro dobbiamo stare attenti alla pressione mediatica dei tifosi e dell’ambiente.

Sta diventando pesante?

Non si è mai sottratto, però ora dobbiamo essere bravi a lasciargli un approccio tranquillo, normale. Che abbia qualche ora in cui può veramente rilassarsi e pensare a qualcosa che non sia solo la corsa o dare retta ai tifosi, ai media e tutto il resto.

Anche perché il suo calendario non finisce con la Roubaix…

Infatti non dimentichiamo che dopo la Roubaix ci sono le Ardenne, poi il Romandia, il Giro di Svizzera e il Tour, mentre magari Van der Poel dopo la Roubaix tirerà un po’ il fiato. Conosco Tadej da un po’ di anni, sicuramente l’affetto del pubblico e la pressione della gente sono sempre di più. Per anni è stato ultra disponibile, ora tocca a noi proteggerlo.

Baldato riconosce che le pressioni di tifosi e media su Pogacar iniziano a farsi trabordanti (foto @alenmilavec)
Baldato riconosce che le pressioni di tifosi e media su Pogacar iniziano a farsi trabordanti (foto @alenmilavec)
Come direttore sportivo te la senti la responsabilità di guidare uno così forte?

Assolutamente, è così ogni volta. Grazie a lui ho coronato il mio sogno di vincere il Fiandre, perché c’ero andato tante volte vicino alla BMC senza però riuscirci. Lo abbiamo vinto per due volte e ho avuto la fortuna di guidarlo per quattro volte alla vittoria del Lombardia. Dico fortuna, perché per dirigere Tadej non devi fare chissà cosa. Devi essere bravo a gestire i compagni e portarlo dove lui ha in mente di fare la corsa.

Domenica sarà lo stesso?

Certo. La mia preoccupazione maggiore è quella di far rendere la squadra alla sua altezza, per metterlo in condizione di fare la sua gara. Poi sta a lui con le sue gambe, la sua forza e la sua testa. Sa quello che deve fare, non dobbiamo dare tante indicazioni. Sa capire gli avversari, le situazioni e in che modo poter fare la differenza.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026

I segreti della monocorona di Pogacar tra Fiandre e Roubaix

02.04.2026
5 min
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Alla scorsa Milano-Sanremo abbiamo visto in azione un’importante novità a livello tecnico tra le file della UAE Team Emirates XRG: la monocorona. Lo scorso anno Pogacar perse, se non proprio la Roubaix, di certo la possibilità di giocarsela fino alla fine con Van Der Poel proprio a causa di un problema alla catena in seguito alla scivolata, altrimenti di per sé innocua. Incidente che non sarebbe accaduto se già allora avesse avuto questa soluzione sulla propria bici. 

All’indomani della (tanto sospirata) vittoria alla Classicissima, abbiamo contattato Alberto Chiesa, capo meccanico della squadra emiratina, per farci raccontare dall’interno come sia nata questa scelta tecnica e quando e quanto verrà usata in futuro.

Alberto Chiesa, capo meccanico del UAE Team Emirates, con Tadej Pogacar
Alberto Chiesa, capo meccanico del UAE Team Emirates, con Tadej Pogacar
Alberto, prima gara di Pogacar con la monocorona e subito una vittoria pesantissima…

Avevo già vinto la Sanremo con Simon Gerrans nel 2012, ai tempi del team GreenEDGE. Ma questa è una soddisfazione diversa, più bella. Qui Pogacar è caduto, si è rialzato ed è comunque riuscito a fare quello che ha fatto. La fortuna è che aveva la monocorona e nell’incidente non è caduta la catena, se avesse avuto la doppia, la sua gara sarebbe finita lì.

Arriviamo subito al dunque allora. Quando avete scelto la corona singola?

Abbiamo iniziato a svilupparla l’anno scorso su richiesta di Tadej e l’abbiamo usata in qualche corsa piatta con alcuni corridori, ma mai con lui. Il cambiamento radicale c’è stato quest’anno al UAE Tour, quando Del Toro ha vinto la prima tappa utilizzando la monocorona. Poi Pogacar l’ha montata nei suoi test prima delle la Sanremo e lì è stata presa la decisione finale. A quel punto anche tutti gli altri corridori hanno scelto quella soluzione.

Pogacar ha così tanto potere in squadra?

Quando il leader fa una scelta, gli altri lo seguono, perché avevano capito che era la strada giusta. Diciamo che lui è abbastanza influente su questo tipo di decisioni.

Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Pogacar ha scelto la monocorona per la Sanremo e tutti i suoi compagni l’hanno seguito
Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Pogacar ha scelto la monocorona per la Sanremo e tutti i suoi compagni l’hanno seguito
A livello tecnico quali sono i vantaggi rispetto alla doppia corona?

Principalmente il fatto di non avere il deragliatore, una cosa in meno che può dare problemi. Per quanto riguarda il peso invece siamo lì, su una corsa del genere è trascurabile. Con la doppia magari schiacci il pulsante per sbaglio e ti cade la catena. 

Aspetti negativi invece?

Attualmente non ne vedo. Certo non si può usare in ogni gara, ma per quelle senza troppo dislivello attualmente per noi è la scelta migliore.

Monocorona che però, almeno per ora, non è prodotto dal vostro fornitore tecnico ufficiale…

Shimano non lo fa, quindi fino a quando non lo avrà in catalogo possiamo usare il materiale di Carbon-Ti. Immagino che a breve arriverà anche Shimano con quest’opzione, ma ancora non si sa nulla di ufficiale.

Carbon-Ti, eccellenza italiana che ha sdoganato la personalizzazione nel mondo road
Carbon-Ti è un’azienda italiana scelta dalla UAE Emirates per le sue personalizzazioni in carbonio
Carbon-Ti, eccellenza italiana che ha sdoganato la personalizzazione nel mondo road
Carbon-Ti è un’azienda italiana scelta dalla UAE Emirates per le sue personalizzazioni in carbonio
State studiando qualche altra novità per le prossime Monumento, ad iniziare dal Fiandre? 

Credo che correremo il Fiandre con la doppia e la Roubaix con il monocorona. Ma le variabili sono molte e alla fine decidono sempre i corridori. La scelta poi dipende tanto dal meteo, se c’è vento contro oppure o no, perché questo aumenta il dispendio energetico e di conseguenza la doppia, in una corsa dura come il Fiandre, può tornare utile. Per il Fiandre poi stiamo lavorando su due diversi set-up del telaio.

Cioè?

Per ora non posso dire di più su questo aspetto…

Fingeremo di accontentarci. Per quanto riguarda i rapporti posteriori invece la scelta è già stata fatta?

Sicuramente 11-34 al Fiandre e 11-30 alla Roubaix. Poi appunto c’è da vedere se monocorona da 54, perché lì ci sono solo dentature pari, o con la doppia 55-40 o 55-42.  

L’anno scorso Pogacar perse l’occasione di giocarsi la Roubaix per la caduta della catena dopo una scivolata. Con la monocorona andrà meglio?
L’anno scorso Pogacar perse l’occasione di giocarsi la Roubaix per la caduta della catena dopo una scivolata. Con la monocorona andrà meglio?
Quindi, immaginiamo, doppia anche per la Liegi?

Direi di sì, però non si sa mai. Perché alla fine decide sempre lui. Noi possiamo dare consigli secondo la nostra esperienza, ma l’ultima parola resta sempre al corridore. Perciò non escludo mai niente a priori, come dicevo prima le variabili da tenere in considerazione sono molte e alcune le puoi sapere solo a ridosso della gara. Due giorni prima i ragazzi provano il set-up e poi si può modificare fino alla sera prima della partenza. Noi comunque abbiamo sempre tutte le opzioni disponibili per far loro affrontare al meglio ogni percorso in ogni condizione.

Ultima domanda: il futuro è già segnato? Nel senso che tra uno o due anni vedremo in gruppo solo bici con la monocorona, allo stesso modo in cui ora in gruppo vediamo solo freni a disco?

Non credo, perché almeno per ora la mono è abbastanza vincolante. E’ vero che in termini di sviluppo metrico ormai non c’è differenza, però poi c’è da tenere conto del peso del pacco pignoni, e certe tappe dure non puoi farle in quella modalità. Vedremo come sarà l’evoluzione, ma credo che le due opzioni debbano continuare ad esistere.

Tadej Pogacar, Sanremo 2026

Pogacar e l’assalto alle gare. Per Toni c’entra anche l’AI

30.03.2026
6 min
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Due corse, due vittorie. Alla Sanremo il discorso che proponiamo salta, in parte, per via della caduta, ma alla Strade Bianche è stato di nuovo dominio assoluto. Chiaramente avete capito che stiamo parlando di sua maestà Tadej Pogacar.

Il commento di queste gare e soprattutto del modo di affrontarle, anche in ottica calendario, lo poniamo a Pino Toni, uno dei “nostri” preparatori di riferimento e tra i più esperti soprattutto quando si tratta di fare certe analisi tecniche.

Toni 2022
Il preparatore Pino Toni
Toni 2022
Il preparatore Pino Toni
Partiamo dalla Strade Bianche, Pino: di nuovo Pogacar si presenta e lo fa con numeri assurdi. Più 40 watt medi nell’ultima ora e mezza di gara. Davvero per vincere deve sempre martellare “chilometri di watt”?

E’ Tadej Pogacar, è così. Vince così perché si toglie dai problemi. Se sei Marc Marquez con la Ducati dell’anno scorso, non stai dietro ai tre contendenti fino all’ultimo giro. Li passi prima e metti dei secondi di sicurezza nel mezzo. In quel modo ti puoi permettere anche l’errore. O l’inconveniente nel caso di Pogacar.

Che idea ti sei fatto di quella gara? In particolare di quelle due ore d’attacco verso Siena?

Io credo che prima di tutto bisogna mettersi in testa che è cambiato completamente il modo di andare alle gare e di preparare le corse. Faccio io una domanda: esiste al mondo uno che alla prima uscita dell’anno va a vincere una gara WorldTour? Una corsa di un giorno poi? Gli altri anni almeno lo stesso Pogacar andava a fare qualcosa, l’UAE Tour: ora non fa più neanche quello.

E questa sua forza, questo suo continuare a migliorare ti stupisce?

No. La performance alla fine è un insieme di tante cose. E’ un insieme di condizione generale, fisica, strutturale, di fatica accumulata e di riposo. Pogacar, ma soprattutto il suo staff, gestiscono benissimo tutto perché non andando a correre ogni volta puoi centellinare tutto. Puoi centellinare il lavoro, puoi metterci il recupero che vuoi, puoi fare ogni lavoro specifico al massimo. Chiaramente ci sono delle persone dietro che “sentono crescere l’erba”, insomma sono bravissimi, stanno avanti. Le cose non vanno così per caso o solo perché Pogacar è un fenomeno.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Alla Strade Bianche Pogacar prima di fare il vuoto si è regolato sulla forza dei suoi inseguitori
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Alla Strade Bianche Pogacar prima di fare il vuoto si è regolato sulla forza dei suoi inseguitori
Ci sono delle persone dietro che lavorano tantissimo. Quando parli d’insieme delle performance includi anche questo?

Esatto. Da quel che so sono arrivati già ad utilizzare l’intelligenza artificiale. Conosco uno del loro staff e da due anni, ma forse anche tre, lavora soltanto all’intelligenza artificiale.

E in questo contesto come viene utilizzata l’intelligenza artificiale? Per provare un attacco? Per le tattiche?

No, viene utilizzata in fase di preparazione per ottimizzare ogni cosa. Quello che mangi, l’allenamento che fai, in base a come ti riposi, a come hai recuperato, in base ai tuoi parametri fisiologici… e sai quello che puoi fare il giorno dopo. E’ l’insieme dei dati che fornisci all’intelligenza artificiale che conta. Generalmente tutti gli altri raccolgono dati e analizzano loro. Qui non analizzano loro: qui è qualcosa (l’AI, ndr) che analizza per loro. Però analizza proprio in maniera approfondita: prende dati dal computerino, dal misuratore di potenza, prende i dati del sonno, di quel che hai mangiato… Pogacar ha ottimizzato ogni cosa.

La macchina perfetta col motore perfetto, insomma…

No, con i controlli perfetti. Sta ottimizzando tutto e non penso che faccia niente a caso. Ripongo la domanda di prima: come ti potrebbe venire in mente di voler vincere la Strade Bianche, corsa durissima e con un livello altissimo, e non andare a fare una corsa prima? Sappiamo tutti che il ciclismo è cambiato, ma per fare una cosa simile ce ne vuole. Io mi ricordo le Tirreno-Adriatico che facevo.

Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d'avanguardia (foto Instagram)
Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d’avanguardia (foto Instagram)
Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d'avanguardia (foto Instagram)
Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d’avanguardia (foto Instagram)
Raccontaci…

Ero sulla seconda macchina, quindi dietro, e davanti avevo sempre il sedere di Paolo Bettini. Paolo era sempre in fondo al gruppo, tutti i giorni. Poi però un mese e mezzo dopo vinceva la Liegi-Bastogne-Liegi. Bettini andava lì, si allenava in quella maniera e come lui molti altri si allenavano andando a correre. Ora non puoi farlo, altrimenti arrivi fuori tempo massimo.

In qualche modo hai tirato in ballo il discorso dei calendari. A questo suo modo di assaltare la gara e poi “sparire” in vista dell’obiettivo successivo, che potrebbe essere distante anche settimane. Ma in questo contesto ci ha colpito l’ottimizzazione del recupero di cui hai parlato. Quanto è importante questo aspetto?

Fa parte dell’intero discorso della performance che facevo. Non è più o meno importante. Pogacar ha una squadra dietro che lavora sempre per lui. Poi chiaramente lui stesso ha delle capacità che sono diverse da tutti gli altri. Ho sentito che in alcuni test abbia fatto più di 7 watt/chilo per 30 minuti. Considerate che ai tempi della Telekom, il centro medico di Friburgo aveva proposto di considerare doping le prestazioni sopra i 6,1-6,2 watt per chilo. Dimmi dove siamo arrivati…

Anche perché certi numeri non li fa solo Pogacar. Guardiamo per esempio l’ultimo talento, Paul Seixas…

Vero: non è che gli altri giocano, anche gli altri hanno demolito certi valori. Guardiamo il francesino come va. A lui manca proprio poco per essere lì. Ora bisogna vedere la tecnologia che troverà questo ragazzo: perché se resta in una squadra francese ho i miei dubbi che riesca ad esprimersi del tutto. Però se si muove in un’altra squadra dove ci sono staff come quelli della UAE Emirates può migliorare tantissimo.

Pogacar
Al Fiandre Tadej ha vinto in fotocopia staccando tutti negli ultimi metri più duri del Oude Kwaremont. Farà così anche domenica prossima?
Pogacar
Al Fiandre Tadej ha vinto in fotocopia staccando tutti negli ultimi metri più duri del Oude Kwaremont. Farà così anche domenica prossima?
Ora si va al Nord da parte di Pogacar: ti aspetti un modo di correre stile Strade Bianche? Cioè distruggendoli tutti… o magari potrà giocare in modo più tattico?

Al Nord non è che ha il vantaggio che ha alla Strade Bianche, dove non mancano le salite. Poi consideriamo che lì non c’era Mathieu van der Poel e Wout van Aert non era cresciuto così tanto. Parentesi: vedrete che Wout andrà forte. Alla Sanremo, se non fosse rimasto indietro nella caduta non ci sarebbe andato lontano. Diciamo: al Nord ci sono 4 o 5 corridori che se le giocheranno tutte, a seconda di come staranno quel giorno e se gli andrà tutto bene.

E questo vale anche per Pogacar?

Difficile dire come correrà ogni gara. Consideriamo che in un mese e mezzo ci sono tante corse e tutte impegnative. Qualcuno può crescere, qualcuno può calare. Conterà molto anche il meteo… anche se poi qui, bagnato o asciutto, ogni anno battono un record…

C’è qualcosa, Pino, che ti ha colpito di questo Pogacar 2026?

Che corre, gare importantissime, e le vince. Due su due.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Tom Pidcock

«Una sbavatura è costata a Pidcock la volata della vita»

28.03.2026
5 min
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POMARANCE (PI) – Abbiamo approfittato di una pedalata con Paolo Bettini, in ricognizione sui percorsi che sta tracciando per il suo evento GeoGravel Tuscany del 6-7 giugno, per tornare, ad una settimana di distanza, sulla Milano-Sanremo vinta da Pogacar, con un particolare focus sulla volata contro Pidcock. L’inglese, non certo il favorito numero uno della vigilia, è stato l’unico a tenere lo scatenato sloveno su Cipressa e Poggio. Per cui, il secondo posto in via Roma a mezza ruota dal campione del mondo può far sembrare il bicchiere mezzo pieno. Ma è così? Sentiamo Bettini, come lo sentimmo nel 2025 quando la vittoria fu di Van der Poel

«A posteriori siamo sempre tutti bravi – inizia il toscano – però vediamo di cogliere qualche indizio di questa volata. Pogacar è stato super, qui non ci piove: ha fatto la corsa, ha fatto quello che voleva. E’ caduto, si è rialzato, ha staccato tutti, tranne Pidcock. Pidcock ha avuto la grande occasione della vita, quando è partita la volata ha scelto di andare alla sua destra, praticamente si è infilato nell’imbuto tra Pogacar e le transenne».

La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo l’ha giocata di gambe e di astuzia
La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo l’ha giocata di gambe e di astuzia
Tutto regolare però…

Certo, Pogacar non ha chiuso, non è stato scorretto, ha semplicemente dato il “cenno” di appoggiarsi verso le transenne, cosa che Pidcock ha capito subito. Infatti, se riguardate la volata, esce fuori, gli gira intorno e passa dalla parte sinistra. Alla fine ha perso per pochi centesimi, una trentina di centimetri.

Pidcock poteva fare qualcosa di diverso?

Forse, se fosse uscito dalla parte ampia della strada, dove aveva tutto lo spazio per esprimersi senza indecisioni, non lo so come sarebbe potuta andare a finire. Magari si sarebbe parlato del “fotofinish della storia” e quei due centesimi diventavano pochi millimetri, per giunta, chissà, a favore suo.

La mossa di Pogacar è stata dettata da un po’ di malizia?

Direi di… professionalità. Ripeto, non ha commesso alcuna scorrettezza. E’ normale che, se tra me e le transenne ho un metro, bastano dieci centimetri d’appoggio. A volte basta solo allargare il gomito che già chiudi un varco. E’ astuzia.

Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne: per Pidcock porta chiusa, dovrà andare verso centro strada
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock per un attimo pensa di infilarsi. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock esita. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock per un attimo pensa di infilarsi. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Diciamo che Pidcock è caduto in un tranello?

Se fosse passato da subito a centro strada, avrebbe avuto tutta la sede stradale libera. A quel punto Pogacar per “appoggiarsi” avrebbe dovuto cambiare traiettoria. In quel caso, sì, sarebbe stata una scorrettezza. Pertanto l’inglese avrebbe avuto tutto lo spazio per rimontarlo dalla parte sinistra.

Secondo te Pidcock ha qualcosa da recriminare in questa Sanremo?

No, se la riguarderà e dirà: «Come poteva andare la mia volata della vita se uscivo subito a sinistra?». Ma con i “se” e i “ma” non si vincono le Sanremo.

L’anno scorso Pogacar arrivò a giocarsi lo sprint con Van der Poel e Ganna, partendo dall’ultima posizione, leggermente defilato, un po’ passivo. Stavolta invece si è messo in testa con un atteggiamento più rabbioso. Cosa è cambiato?

Lui è abituato a svegliarsi la mattina e sapere che le gare praticamente le vince. La Milano-Sanremo rimaneva una delle poche dove al mattino poteva anche contemplare la sconfitta. La caduta gli ha tirato fuori ancora più adrenalina, si è esaltato ancora di più e, sì, la voleva davvero vincere questa gara…

Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Pidcock riceve i complimenti del suo idolo Cavendish, ma intanto mastica amaro
Abbiamo detto che con i “se” e con i “ma” non si fanno le storie delle corse. Ma se Van Aert fosse rientrato ai 500 metri o se Van der Poel avesse tenuto i due battistrada, Pogacar avrebbe impostato la volata allo stesso modo?

Beh, visto com’è andata con Pidcock, viste queste piccole sbavature dell’inglese che abbiamo analizzato, penso che Pogacar avrebbe perso la volata sia da Van der Poel che da Van Aert.

Anche tu, nel 2003 facesti uno sprint vittorioso sul traguardo della Sanremo dovendo marcare un solo avversario, Mirko Celestino, perché l’altro era il tuo compagno di squadra, Luca Paolini. Che ricordi hai di quella volata?

Avevo sfiorato la Sanremo già un paio di volte. In un’occasione venni ripreso all’ultimo chilometro, un’altra alla fontana. Quell’anno arrivai a vedere via Roma aperta e avevo un compagno di squadra eccezionale come Luca Paolini.

Ti disse qualcosa?

No, però mi servì il rettilineo d’arrivo come a dire: «Adesso sbagliala!». Pertanto, partii dalla terza posizione che in realtà era la seconda perché sapevo che Luca si sarebbe sacrificato fino all’ultimo metro.

E’ il 22 marzo del 2003: Bettini vince la Sanremo indossando la maglia di leader di Coppa del mondo. Dietro, Celestino e Paolini
Paolo Bettini, Luca Paolini, Milano-Sanremo 2003, Quick Step
E’ il 22 marzo del 2003: Bettini vince la Sanremo indossando la maglia di leader di Coppa del mondo. Dietro, Celestino e Paolini
E poi?

Io dovevo aspettare il momento giusto per anticipare e per mettere la ruota davanti a Celestino. Così è stato. Un’emozione incredibile anche perché quella Sanremo la vinsi con una maglia speciale per me: la maglia di Coppa del mondo che non esiste più, bellissima. C’era stato da poco il cambio di squadra dalla Mapei alla Quick Step, dall’Italia siamo andati a correre sotto bandiera belga. Partire con la prima grande classica Monumento e centrarla subito è stato veramente, veramente emozionante.

A proposito di Monumento, Pogacar può centrarle tutte e cinque?

Sì, magari anche non quest’anno, però ricordo che di vittorie grandi gliene mancano due: oltre alla Roubaix c’è anche l’Olimpiade…

Omloop Nieuwsblad 2026, Matteo Trentin

Harelbeke chiama, Trentin risponde: inizia la campagna del Nord

26.03.2026
5 min
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Da ieri sera, per la quindicesima volta da quando è pro’, Matteo Trentin è in Belgio. Lo abbiamo intercettato all’aeroporto, in partenza dai venti gradi di Monaco verso le nuvole e gli 11 gradi di temperatura massima annunciati per domani ad Harelbeke, da cui alle 12,45 prenderà il via il GP E3-Saxo Bank.

Dice che ormai andare su non provoca l’emozione della prima volta, ma che si tratta comunque di corse molto belle. E aggiunge ridendo che preferirebbe il bel tempo, che essendo ormai vecchio lascia volentieri ai giovani le fotografie epiche con il fango sulla faccia. Però Trentin è pronto. Il terzo posto alla Kuurne-Brussel-Kuurne e il nono della Sanremo dicono che la condizione è giusta.

«Sicuramente non parto scontento – dice Trentin facendosi serio – ma ugualmente ho i piedi ben saldi per terra. In questo momento ci sono dei corridori che, puoi girare la frittata come vuoi, non riescono a perdere né a restare indietro nemmeno se cadono. Quindi bisogna essere obiettivi nel riconoscere che per riuscire a stare con loro bisogna avere una giornata speciale. Non è impossibile, non parti mai con l’idea di essere tagliato fuori, ma bisogna sapere anche quando è il momento di alzare i piedi dal gas, perché abbiamo visto tanti saltare per aria come fuochi d’artificio cercando di corrergli dietro».

Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Per fortuna non ci sono sempre, anche se Van der Poel farà sia Harelbeke che la Gand…

Alla fine per vincere, le gare bisogna anche farle, altrimenti partirebbero soltanto loro. Come c’era Sagan che vinceva sempre la maglia verde del Tour. Chiaro che ci abbiamo provato a contrastarlo, ma ne ha vinte ugualmente sette e anche lui ha fatto la storia, come la stanno facendo Van Der Poel e Pogacar. Oggi ci sono ex corridori che raccontano di aver corso contro Merckx, noi diremo che ai nostri tempi c’erano Pogacar e Van der Poel. Quindi erano pure in due! E se Van Aert non si fosse infortunato così spesso, avremmo dovuto dire che erano in tre….

Dopo 15 anni, esiste la corsa preferita di Trentin fra quelle in arrivo?

Hanno tutte la loro storia. Harelbeke è un piccolo Fiandre e magari è quella un pochino più aperta. Anche la Gand si può provare, ma dipende se c’è il vento oppure no. Poi quest’anno sarà nuova, il finale è lo stesso, la partenza no. Lassù il meteo fa come sempre la differenza, però la Gand sarà una scoperta per tutti, perché si devono fare strade che non si sono fatte prima. Tante volte il copione della corsa segue l’esperienza di quello che era negli anni prima e domenica non ci saranno grandi riferimenti.

Trentin capitano e poi? Come è strutturata la Tudor per le prossime corse?

Abbiamo una bella squadra, purtroppo però siamo stati abbastanza martoriati con la perdita di Kung alla prima corsa. Per queste corse ci sarò io, ci sarà Pluimers e c’è il “Moz” (Luca Mozzato, ndr) che è arrivato secondo a Kuurne e ha appena fatto quinto alla Ronde Van Brugge…

Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Rileggendo la tua carriera, lasciasti la Quick Step dopo i primi buoni risultati: parlando di quelle corse al Nord è una scelta che rifaresti? Restare con loro sarebbe stato un vantaggio in termini del tuo sviluppo?

Sì, ma anche no. Anche la Quick Step negli anni si è trasformata, se vogliamo metterla così. Hanno seguito tutto lo sviluppo di Evenepoel e adesso che lui se ne è andato, stanno provando a tornare alle vecchie abitudini. L’altro giorno parlavo con Stuyven e ci dicevamo che questo è il primo anno che tornano a essere una squadra da classiche e non più per le classifiche generali.

Dopo Boonen, Gilbert e Alaphilippe si è chiusa un’epoca…

C’è un’evoluzione continua e penso che il mio percorso non sia stato poi male. Con la Mitchelton, tolti un po’ di infortuni del primo anno, sono arrivato nei primi dieci alla Gand, ad Harelbeke e anche all’Amstel. Alla UAE ho fatto podi anche alla Gand e al Brabante, poi ho lavorato per Pogacar e ovviamente ci si ricorda solo di chi vince…

Parlando di italiani, se ti guardi intorno, chi vedi per il Nord?

Difficile, difficile da dire. Perché Bettiol ha vinto il Fiandre, però poi, salvo qualche sortita, è sempre stato nella zona grigia delle classifiche. Il Ballero ha vinto l’Omloop, lui sì che finché è stato in Quick Step era molto più competitivo. Poi c’è Ganna, che ha la possibilità di fare bene, però anche per lui gli anni passano, quindi bisognerà che si decida a farle in maniera continuativa, perché è quello che fa la differenza. A meno che non sei Tadej, che arriva e vince anche se non conosce le strade, devi accumulare una certa quantità di esperienza, nel sapere come muoverti all’interno di percorsi che sono anche molto tecnici.

Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Forse Ganna è quello che avrebbe le migliori chance?

L’anno scorso abbiamo visto il podio a Sanremo e ad Harelbeke. Comunque, nonostante tutta la fatica che ha fatto al Fiandre del 2025, alla fine ha pure vinto la volata del gruppo. I numeri li ha sicuramente, è ovvio che deve capire se queste corse gli piacciono, perché comunque sono tanto di testa. Se ci vai senza motivazioni, diventano molto più dure.

L’abitudine è di correre e tornare a casa dopo ogni weekend, non serve più restare ad allenarsi su quelle strade?

Sicuramente il miglioramento dei materiali incide tanto, perché le bici sono più stabili anche sul pavé. Poi probabilmente a un neopro’ che va su per la prima volta, consiglierei ancora di restare qualche giorno in più. Per quanto mi riguarda, dopo 15 anni ritengo di aver fatto la mia gavetta, certe strade le conosco meglio della gente che ci abita. Devo dire che dopo il Trentino e la zona di Monaco, probabilmente il posto che conosco meglio è tutta la zona fra Kortrijk, Gand, Oudenaarde, Ronse. Ma dato che il giorno dopo il Fiandre è Pasquetta, l’idea di stare con la famiglia e mangiare un uovo di cioccolato con i bambini è pure un bel richiamo…

Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, vittoria, UAE Team Emirates

La Sanremo di Pogacar, costruita (anche) con i consigli di Bonifazio

24.03.2026
5 min
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Tadej Pogacar ha avuto una guida d’eccezione nel suo avvicinamento, vincente, alla Milano-Sanremo, e si tratta di Niccolò Bonifazio. L’ex professionista che sulle strade dove si decide la Classicissima ci è cresciuto e sulle quali si è allenato una vita. Anche ora che non è più in gruppo e si sta preparando a nuove sfide, a partire dal triathlon di Andora.

Sul web sono girate diverse immagini dello sloveno a ruota di uno scooter, guidato proprio da Niccolò Bonifazio, mentre saliva a velocità supersonica il Poggio. Lo stesso Pogacar ha ammesso che l’ossessione verso la Milano-Sanremo lo ha portato a ripeterne infinite volte gli ultimi 30 chilometri. Il campione del mondo ha trovato in Bonifazio un alleato con i fiocchi, ricordando anche nella conferenza stampa del post gara il suo prezioso aiuto. 

Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)

«La prima Cipressa che abbiamo fatto insieme – ci racconta Bonifazio, raggiunto al telefono nei giorni dopo il trionfo di Pogacar – è stata un anno fa. Ero in zona Imperia e stavo affrontando una delle mie prime uscite in bici dopo il ritiro e l’ho visto passarmi accanto. Così l’ho raggiunto, ci siamo salutati e mi ha detto di fare qualche chilometro insieme a lui. Ci siamo trovati a salire la Cipressa e in discesa mi è venuto naturale parlare con lui a proposito delle traiettorie da prendere».

E da lì sei diventato il suo “mentore”…

Sa che abito vicino e che ho dedicato tutta la mia vita alla Sanremo, conosco queste strade a memoria. Insomma, mi sono trovato ad accompagnarlo nel fare qualche dietro moto sia sulla Cipressa che sul Poggio. 

Non un compito facile?

Assolutamente no, anche perché sono salite particolari, oltre al grande traffico (cosa che ha sottolineato lo stesso Pogacar, ndr) bisogna conoscere ogni curva. Cipressa e Poggio sono salite brevi ed esposte al vento, per cui è importante sapere di cosa ha bisogno un ciclista quando è dietro moto. Io da atleta l’ho fatta tantissime volte, per cui di esperienza ne ho.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Che consigli si danno al campione del mondo?

Pochi ma mirati, qualche confronto sulle traiettorie da tenere in discesa, quali possono essere i punti critici in salita. Alla fine ogni dettaglio conta, se guardate alla Sanremo del 2025 e quella di quest’anno ci sono tante piccole differenze che hanno permesso a Pogacar di vincere.

Quali?

Una cosa sulla quale ci siamo confrontati, per quanto riguarda le discese, è di non lasciare il tempo agli avversari di respirare. Lo scorso anno Van Der Poel ha avuto il tempo anche di fare dello stretching e di rifiatare. Quest’anno Pogacar ha preso le curve nella maniera giusta, sapeva dove pedalare, dove chiudere la traiettoria, quando rilanciare. 

Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Dietro c’è il tuo zampino?

Pogacar è eccezionale, ma qualche piccola dritta mi sono permesso di dargliela. Ad esempio: nella discesa della Cipressa c’è una curva a imbuto sulla destra, la stessa dove ero scattato io nel 2019. Lì Pogacar ha preso due o tre metri a Van Der Poel e Pidcock, questo li ha costretti a rilanciare e fare fatica. Lui era davanti e, se tieni alta la velocità, gli altri dietro non si rilassano, anzi. C’è una cosa che mi ha impressionato.

Quale?

Il suo atteggiamento dopo la caduta. E’ risalito in bici e con un grande tranquillità è tornato in gruppo, ha attaccato e poi si è messo davanti in discesa ed è andato forte mettendo in crisi gli altri. 

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
E’ l’attenzione ai dettagli che gli ha permesso di vincere?

Assolutamente. Lui a mio avviso già nel 2025 avrebbe potuto vincere, quest’anno ha trovato gli aspetti fondamentali sui quali fare la differenza. Un altro punto sul quale gli ho dato un consiglio è quello in cui sono cadute nella corsa donne, sempre nella discesa della Cipressa. Anche Pogacar in quel punto tendeva ad allungare e tagliare secco, gli ho detto di entrare più tranquillo. 

Nella discesa del Poggio Pidcock ha detto di essere sempre stato al limite…

Quella è una discesa veloce, in tre minuti finisce. Parlando con Pogacar gli ho detto che sono cinque tornanti sui quali si deve sempre rilanciare. Alla Sanremo bisogna essere mentalizzati su salita e discesa. Altrimenti gli uomini veloci, come VDP, recuperano. Tadej è stato bravo a riempire quei buchi dove di solito loro avevano modo di rifiatare. Se ci pensate lo scorso anno Ganna in discesa era rientrato. 

Le salite sono state motivo di confronto?

Sì, abbiamo parlato un po’ dell’approccio. Lo sapeva già, ma gli ho detto che la prima parte della Cipressa si fa di slancio. Mentre poi arrivi nel punto in cui spiana e hai modo di respirare, lì è importante avere un compagno che tiene alto il ritmo. La parte finale, quella più dura, inizia dopo un tornante a destra

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Si sale veloce, anche lì contano le traiettorie?

Certamente non si può fare una curva “quadrata”, parlando gli ho detto che fare bene e ad alta velocità quel tornante ti mette in condizione di affrontare il tratto duro con ottimo slancio, e dietro fanno fatica. E’ sulla Cipressa che rompi la corsa. 

Avete anche pedalato insieme mercoledì, un ultimo ripasso?

Una pedalata per rivedere il percorso, ma nessun trucchetto dell’ultimo minuto: quando si arriva a pochi giorni dalla gara si parla di altro. Si scambiano quattro battute al bar per sgomberare la mente, ormai il lavoro era stato fatto.  

I record di Pogacar. Una serie destinata ad allungarsi?

I record di Pogacar. Una serie destinata ad allungarsi?

23.03.2026
5 min
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E ora? La vittoria di sabato alla Milano-Sanremo ha aperto a Tadej Pogacar nuove prospettive nella sua costruzione di un curriculum ormai privo di limiti. La sua carriera sembra quasi una sfida ai record più che agli avversari e su questa base la sua squadra gli costruisce addosso il calendario, per permettergli di centrare tutti i suoi obiettivi. Dopo il conseguimento della Classicissima, per sua stessa ammissione la corsa più difficile da vincere anche per uno come lui che è abituato ad “ammazzare” le gare, la caccia ai primati è in pieno sviluppo.

Il 12 aprile a Roubaix Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam, dove lo scorso anno è stato 2°
Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam il 12 aprile a Roubaix, dove lo scorso anno è stato 2°
Il 12 aprile a Roubaix Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam, dove lo scorso anno è stato 2°
Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam il 12 aprile a Roubaix, dove lo scorso anno è stato 2°

L’ossessione del Grande Slam

Per la prima volta dai tempi di Merckx, dopo la vittoria in Via Roma si è parlato della possibilità di centrare il Grande Slam delle classiche nella stessa stagione come una cosa fattibile. Certo, tra il dire e il fare ce ne passa considerando che ci sono sulla strada altri quattro eventi, di cui uno, la Roubaix, affrontato una sola volta in carriera con il secondo posto dell’anno scorso dietro il suo grande rivale (nelle classiche primaverili) Van der Poel.

Intanto però, transitando per primo al velodromo, Pogacar entrerebbe nel ristrettissimo club di coloro che il “career grand slam” lo hanno ottenuto. Sono in 3, tutti belgi: l’immancabile Merckx, Van Looy e De Vlaeminck. Per ora Pogacar condivide i 4 centri con altri due belgi, De Bruyne e Gilbert e con l’irlandese Kelly.

Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre

Il possibile primato al Fiandre

Entrando nello specifico delle Monumento, lo sloveno ha già il primato di successi al Lombardia, 5 come Coppi e in autunno proverà a suonare la sesta. A quel punto sarebbe solitario in vetta, ma non primatista di successi in una Monumento considerando le 7 Sanremo di Merckx. Vincendo il 5 aprile il Giro delle Fiandre, coglierebbe un altro primato, affiancando altri 7 corridori e qui clamorosamente non c’è il Cannibale: gli autori del tris sono i belgi Buysse, Leman, Musseuw e Boonen, il nostro Firenzo Magni, lo svizzero Cancellara e VDP.

C’è invece ancora da lavorare per la Liegi, dove Merckx ne vinse 5, Argentin e Valverde ne fecero il proprio terreno di caccia privilegiato con 4, Pogacar è però ben piazzato con 3. Il 26 aprile potrà allungare la sua lista, chiaramente Evenepoel e altri avversari permettendo.

Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy

La collezione di corse a tappe

E allargando il discorso alle altre principali classiche del calendario? Il discorso qui è un po’ diverso. Nella sua collezione, oltre alle Strade Bianche dove ormai è di casa potendo sfogare tutta la potenza del suo motore, Pogacar ha completato la sua collezione nelle Ardenne vincendo sia Amstel che Freccia, inoltre vanta due successi al GP di Montreal, ma per il resto non ci sono squilli. Alcune gare non lo hanno mai visto alla partenza, perché poco conciliabili con il suo calendario o poco adatte alle sue caratteristiche o ancora rischiose (come la Dwars door Vlaanderen o la Gand-Wevelgem) in vista di più importanti eventi successivi.

C’è anche un altro fattore da considerare: lo sloveno non è solo uomo da classiche, ma anche (soprattutto?) uomo da corse a tappe. E qui torniamo a parlare di primati. Tralasciando il discorso relativo ai grandi giri, che affronteremo tra poco, Pogacar ha quest’anno la possibilità di completare la sua collezione relativa alle altre principali prove a tappe. Ha già vinto la Parigi-Nizza nel 2023, la Tirreno-Adriatico nei due anni precedenti, il Delfinato lo scorso anno, il Catalogna nel 2024. Gli mancano Giro di Svizzera e Romandia, che affronterà quest’anno nel suo cammino di avvicinamento al Tour de France, arrivarci con un altro primato in tasca avrebbe un altro sapore…

Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia

Triplice Corona, per ora nel cassetto

Il Tour ha quest’anno un significato particolare per lui, che andrà a caccia del pokerissimo, impresa riuscita al solito Merckx ma anche ad Anquetil, Hinault e Indurain. Anche in questo caso entrerebbe in una ristrettissima cerchia di leggende del pedale. Intanto è già nell’elenco di 21 corridori capaci di salire sul podio in tutti e tre i grandi giri, podio che comprende anche corridori ancora in attività come Quintana, il suo connazionale Roglic e Carapaz. Pogacar di podi ne ha complessivamente 8 e considerando gli anni futuri, si può anche pensare a raggiungere il tetto di 13 presenze di Anquetil.

Manca però la Tripla Corona. Che forse, tra tanti primati ottenuti e da ottenere, non ha per lo sloveno lo stesso charme. Manca sempre la Vuelta e colpisce il fatto che fu proprio in Spagna che un giovanissimo Pogacar si rivelò al mondo, nel 2019 portando a casa tre successi di tappa e lasciando intravedere tracce del suo talento unito al suo modo garibaldino di interpretare il ciclismo, che l’avrebbe portato a trasformarlo. Poi però non ha più messo piede in Spagna, privilegiando altri traguardi. Sia lui che il suo staff hanno espresso chiaramente le perplessità sulla collocazione della corsa che a suo dire la rende inaffrontabile se si vuole puntare al mondiale.

Delle grandi corse, la Vuelta è l'unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l’unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l'unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l’unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?

E non dimentichiamo le gare titolate…

Dopo aver vinto le due precedenti edizioni, Pogacar vuole preparare con calma la campagna canadese, su un percorso che conosce e apprezza, per tentare la terza vittoria consecutiva, impresa riuscita solo a Sagan e affiancando oltre allo slovacco anche Binda, Van Steenbergen, Merckx e Freire come autori del tris di maglie iridate. Ma quando questi correvano, non c’erano gli europei: vincendo la rassegna in casa e facendo doppietta col mondiale, Pogacar staccherebbe Sagan nel totale, con 5 successi. E sarebbe un altro record.