Pogacar come Hinault nell’81? Moser fra ricordi e previsioni

Pogacar come Hinault nell’81? Moser fra ricordi e previsioni

12.04.2026
5 min
Salva

Torniamo indietro di anni, di tanti anni, alla Parigi-Roubaix 1981. Francesco Moser ha dominato le tre edizioni precedenti e ha la possibilità di un poker consecutivo mai realizzato da alcun corridore. Il trentino è nel gruppetto di testa, dove c’è il grande rivale De Vlaeminck, altri belgi, ma soprattutto Bernard Hinault, che quella corsa non l’ha mai amata. Il bretone sa che il grande amore dei francesi va ripagato non solo attraverso le vittorie al Tour, ma anche con la classica più importante e originale.

Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser

Una storia vecchia eppure attuale

Perché tornare così indietro nel tempo? Perché i parallelismi con l’impresa alla quale si accinge Pogacar sono tanti. Anche per lo sloveno il pavé è qualcosa, forse non indigesto come per il transalpino, ma sicuramente di meno congeniale rispetto ad altri scenari, quelli dove è abituato a dominare. Moser ricorda molto bene quell’edizione, chiusa con un terzo posto che gli aveva lasciato tanto amaro in bocca.

«Hinault mi diceva sempre: “A me non piace, non la faccio” poi però veniva sempre, di controvoglia, l’anno prima era finito ai piedi del podio. Quell’anno lì ha deciso di farla puntando apertamente alla vittoria ed è andato forte perché poi nella volata ci ha tolto di ruota. Io ero convinto di batterlo, magari De Vlaeminck no, ma lui sì e invece siamo arrivati tutti e due dietro, anche se era caduto nel finale».

Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei grandi giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei Grandi Giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei grandi giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei Grandi Giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Anche Pogacar ha fatto le prove lo scorso anno. L’approccio è lo stesso di quello che aveva Bernard?

No, intanto perché Tadej non ha quel rifiuto viscerale verso il pavé. L’anno scorso lui è andato forte, c’è stata la caduta ma senza di quella arrivava assieme a Van der Poel. L’unico suo problema è che VDP è molto più adatto a quel percorso per la sua attitudine al ciclocross, per quello ha vinto tre Roubaix e potrebbe vincere anche la quarta, perché è il suo terreno prediletto. Pogacar va forte, ma non avendo la salita è più difficile per lui staccare l’olandese e se arrivano in volata, abbiamo visto l’anno scorso alla Sanremo com’è finita.

Tu che cosa ricordi di quell’edizione dell’81?

Ricordo che c’è stata selezione continua fino a che siamo rimasti in 7. C’era anche Kuiper che era un altro grande specialista e nel finale mi pare che fosse caduto anche lui. Nel finale avevamo rallentato tutti, per mancanza di energie ma anche per giocarcela allo sprint. Hinault è partito in testa, io mi ero alzato anche un po’ nella curva, per acquisire velocità, ma lui è andato proprio via, praticamente siamo arrivati a ruota. E vuoi sapere il bello?

Cosa?

C’era addirittura chi diceva che la corsa gliel’avevamo venduta e c’è gente che è ancora convinta di questo…

Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar viene dalle vittorie alla Sanremo e al Fiandre e dicono tutti che ormai il copione di corsa è sempre lo stesso, con lo sloveno che attacca lontano dal traguardo. La Roubaix si presta a questa tattica o anche lui dovrà cambiare qualcosa?

La Roubaix è diversa perché il percorso non ha le asperità dove lui avrebbe sicuramente la meglio. E allora dovrà cercare di sfiancare Van der Poel, ma a cose normali è difficile che lo stacchi nel piano, perché è il suo terreno. Anche il fisico di VDP è più adatto rispetto a Pogacar. Sul pavé non puoi andare di agilità, devi andare di potenza e far velocità per passarlo via bene, perché se ti pianti lì in mezzo ai sassi non vai avanti.

Ci sono altri che possono inserirsi nella lotta fra loro due?

Forse Ganna, speriamo che riesca a star lì con loro, ma la sfida è fra loro due soprattutto dopo domenica scorsa. Nel Fiandre penso che Van der Poel abbia fatto male a tirare, doveva far rientrare Evenepoel, che in tre la corsa sarebbe stata diversa. Io l’avrei fatto rientrare avendo un avversario così in più da controllare per lo sloveno.

La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via...
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via…
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via...
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via…
Nel pavé conta molto di più anche il fattore fortuna…

Beh, è chiaro che se uno nel momento sbagliato scivola rischia di perdere tutto. Io la prima Parigi-Roubaix non sono arrivato con De Vlaeminck perché ho bucato prima, poi sono caduto e sono arrivato lo stesso secondo. Ma se uno è là davanti che buca, è chiaro che dà il via libera agli altri.

Ma rispetto alle tue imprese adesso è allo stesso livello il pericolo di bucare, di cadere?

Gomme e ruote sono profondamente cambiate e migliorate per questo tipo di corse, ma si può sempre forare, dipende sempre dalla guida che uno ha o se prendi la buca sbagliata, un sasso che ti taglia la gomma, sono tante le circostanze. Per questo è una corsa unica…

Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
In base alla tua esperienza Pogacar ce la può fare a centrare la Roubaix e quindi a fare il Grande Slam delle Monumento?

Sì, ma io sinceramente spero che quell’altro lo batta, perché se vince sempre uno non va bene, la gente smette di appassionarsi. L’olandese è favorito, ancor di più in caso di pioggia perché con un clima brutto lui, con l’esperienza che ha nel ciclocross, ci va a nozze, ma comunque lo sloveno non è lontano. L’anno scorso si è capito benissimo.

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Tadej Pogacar

Poche ore e si parte per l’inferno: le voci dalla Roubaix

11.04.2026
6 min
Salva

COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore. 

Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé. 

Tadej lancia la sfida

Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là»

Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato. 

«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix». 

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale
Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale

Occhi aperti

Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero. 

«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».

Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso. 

«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».

La prima di Mattio

Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale. 

Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.

«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.

«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».

Ganna in cerca di fortuna

Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.

«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».

Michele Del Gallo, lavoro a secco, elastici

Classiche del Nord, il “lavoro a secco” che fa la differenza

10.04.2026
7 min
Salva

Il periodo delle classiche non si riduce alle corse. E’ molto importante l’intermezzo. Cosa fanno i corridori in tutta quella parte che definiamo “lavoro a secco”? Si parla sempre più spesso di forza e allora viene da chiedersi se facciano anche dei richiami in palestra. O se con il pavé cambia qualcosa in termini di stretching o massaggi.

Tutte questioni che abbiamo sottoposto a Michele Del Gallo, uno degli osteopati, fisioterapisti e massaggiatori della  UAE Emirates, la squadra di Tadej Pogacar. E questa intervista, fatta proprio nel giorno della ricognizione dello sloveno e del suo team (avvenuta ieri), capita come si suol dire a pennello (in apertura foto Fizza – UAE).

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele Del Gallo, Uae Team Emirates, massaggiatore
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele dunque, parlaci di tutta questa parte “a secco” nel periodo delle classiche del Nord, specie quelle dei muri e del pavé. Per esempio, una nostra curiosità era se si fanno dei richiami in palestra…

Rispetto alle altre corse non cambia tantissimo, perché comunque sia l’atleta deve essere sempre pronto. Che sia per la Roubaix, per il Fiandre o la Sanremo bisogna arrivarci preparati. E per arrivarci preparati i metodi sono sempre quelli. Chiaramente anno dopo anno si migliora, si cerca di cambiare, di aggiustare sempre un po’ il tiro. Per quel che riguarda la preparazione fatta in palestra, adesso siamo in un periodo di gare molto intenso e molto duro: c’è più che altro da recuperare, quindi si tende ad evitarla. Poi magari qualche eccezione ci sarà anche. A mio avviso però nelle classiche del Nord l’unica cosa che cambia sono le ricognizioni.

Perché?

Noi siamo arrivati in Francia mercoledì sera, perché Tadej in particolare vuole visionare il percorso il giovedì, al fine di avere due giorni in più di riposo. L’obiettivo dunque è riuscire a recuperare al meglio per la Parigi-Roubaix. E in particolare queste due recon, Fiandre e Roubaix ancora di più, ti mettono nelle condizioni di aver bisogno di un giorno in più di recupero.

Come mai?

Sono tracciati esigenti (che spesso proprio la UAE tende a fare ad alta velocità, ndr) e poi perché si possono presentare anche delle piccole vesciche alle mani o altre piccole situazioni che magari richiedono maggior tempo per recuperare e poi in gara darebbero fastidio. Quindi si preferisce farlo il giorno prima per avere 24 ore in più.

Le ricognizioni di Fiandre e Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram – Alan Bucar)
Le ricognizioni di Fiandre Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram - Alan Bucar)
Le ricognizioni di Fiandre e Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram – Alan Bucar)
Quindi niente palestra e tanto recupero…

Esatto. Quello che invece stiamo facendo sempre è tutta la parte che riguarda l’attivazione pre-gara. L’attivazione e il controllo motorio, soprattutto per quanto riguarda la cintura delle gambe.

Perché è importante questa attivazione e perché è importante in queste corse, Michele?

C’è un concetto fondamentale: le gambe e le braccia sono delle leve rispetto a quello che è il busto. Se il busto fa da fulcro di leva, quanto più stabile è questo fulcro, tanto meno forza ti serve per far compiere un determinato lavoro a gambe e braccia. Questo è il concetto fondamentale. Da qui parte tutto quello che si è visto negli ultimi anni circa il lavoro fatto sul core e la muscolatura profonda. Però va bene tutto il lavoro di core e i relativi esercizi di rinforzamento, ma come funziona la macchina umana?

Spiegacelo tu!

Quando dai l’impulso di pedalare, quello che decidi volontariamente è appunto di spingere sul pedale, ma non decidi quali muscoli si devono contrarre. Al massimo puoi decidere quanta forza imprimere, però il gesto è quello. Chi decide è il cervello. E come fa? Attraverso dei pattern di movimento. Quando si dà il comando e si spinge sul pedale, il pattern di movimento è quello dell’estensione dell’anca. Durante l’estensione dell’anca il cervello ha già registrato quali muscoli si devono attivare. Per cui i muscoli 1, 2, 3, 4… si devono attivare. Ma cosa succede?

Spiegacelo per favore…

Mi ricollego in particolare alle corse del Nord, che a causa di traumi subiti o infortuni il pattern di movimento sia stato alterato. Di conseguenza, all’interno di quei muscoli che si devono attivare durante l’estensione dell’anca, per alcuni soggetti non è prevista l’attivazione del core. O comunque è prevista in maniera inferiore a quello che potrebbe.

Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell'eseguire questo lavoro
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell’eseguire questo lavoro (foto Fizza – UAE)
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell'eseguire questo lavoro
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell’eseguire questo lavoro (foto Fizza – UAE)
E cosa succede?

Ecco allora che si verificherebbe una perdita di forza a livello di spinta. Quello che bisogna fare è ripristinare la capacità del cervello di attivare il core nel momento specifico in cui tu chiedi un’estensione dell’anca. In soldoni: non ha senso fare tre minuti di plank per rinforzare il core, se poi nel momento in cui ti serve non si attiva. Diventerai campione del mondo di plank ma non un ciclista super efficiente. Ecco che allora ci sono delle tecniche per andare a ripristinare, nel pattern di movimento di estensione d’anca, l’attivazione del core.

Quali sono queste tecniche? Questi esercizi immaginiamo…

Si ricorre allo sviluppo neurologico infantile, per cui dapprima si fanno esercizi con la colonna appoggiata, che sia a pancia in su o a pancia in giù. Poi si usa la colonna in sospensione, per cui si fanno esercizi in quadrupedia, in ginocchio o seduti. Infine esercizi in piedi. Quando un corridore arriva a farli in piedi ha completato tutto l’iter. Quello che io chiamo “aggiornamento software”.

E questo aggiornamento software: si fa la mattina prima del via, si fa il giorno prima?

Di base è un lavoro più lungo. Per arrivare al risultato finale servono dei mesi. Quello che invece faccio io la mattina, proprio prima della gara, è il controllo motorio. A volte c’è una differenza di forza tra una gamba e l’altra. Chi più, chi meno, tutti gli atleti hanno questa differenza. Io faccio dei test sul lettino e valuto queste differenze. Il mio obiettivo è riuscire a portarli alla partenza della gara con una spinta che sia pari o comunque più equilibrata possibile.

Gli esercizi di stretching sono lasciati alla libertà dei corridori
Gli esercizi di stretching sono lasciati alla libertà dei corridori
Perché avviene questa perdita di forza, Michele?

Non è la mancanza di esercizio o di lavoro che fa perdere la forza, ma è la mancanza di controllo motorio e quindi una minore capacità di reclutamento muscolare nella parte dove c’è meno forza. Una volta si facevano esercizi monopodalici per cercare di rinforzare la parte più debole: si facevano più ripetizioni con l’arto meno forte. Però se il tuo cervello non ti fa attivare quella parte più debole, non ti fa attivare il 100 per cento delle fibre muscolari. Qui interveniamo con esercizi di controllo motorio. Cerchiamo di dare agli atleti degli stimoli affinché il cervello riesca a reclutare il massimo delle fibre muscolari possibile nella parte che ha meno forza.

E come si eseguono?

Si fa un lavoro con gli elastici. Ci vuole circa un quarto d’ora, 20 minuti a corridore. Si fanno prima della partenza ed è un lavoro che resta anche per una settimana. Preferibilmente li faccio fare la mattina prima della gara, però come potete capire i tempi sono sempre risicati. Riesci a farne due o tre, non sette o otto. Ma si possono fare anche il giorno prima. Per esempio uno come Pogacar e quei due che più di tutti dovranno fare la corsa li fanno la mattina, gli altri il giorno prima.

Invece a livello di massaggi, con pietre e muri cambia qualcosina?

Generalmente si tende ad andare un po’ più a fondo, perché c’è più tensione. Dopo la ricognizione di un Fiandre o di una Roubaix ancora di più, per esempio, i ragazzi tendono ad avere sempre braccia, cervicale e parte dorsale un po’ più sovraccaricate rispetto alle altre gare. Alla fine pedalare su questi tipi di tracciati non è qualcosa che fanno tutti i giorni e anche per loro cambia qualcosa. Il solo fatto di dover fare più attenzione nella guida, cercare di non cadere, di stare concentrati… inevitabilmente porta a essere un po’ più tesi.

Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità (foto Fizza – UAE)
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità (foto Fizza – UAE)
Quindi vanno certe zone trattate un po’ più in profondità?

Sì, si cerca di scaricare un po’ di più quella parte lì. Oltre al solito lavoro sulle gambe, si lavora parecchio sulla schiena.

Restiamo sulla parte a secco: lo stretching. Si fa di più?

Questo è un aspetto abbastanza soggettivo. Noi lo consigliamo sempre. Poi c’è chi lo fa perché gli piace, trova il tempo ed è abituato a inserirlo nella sua routine giornaliera. Altri lo fanno una tantum. Semmai noto che ci sono piccoli accorgimenti, come qualcuno che si fascia i polsi e le dita. Non sempre è un tipo di attività che porta benefici, però dà la sensazione di essere più protetti.

Perché non porterebbe benefici?

Perché in teoria vai ad aumentare lo spessore, quando invece bisognerebbe lasciare più spazio. Sarebbe molto importante impugnare il manubrio nel modo più “largo” possibile. E oggi con i manubri stretti non è facile.

Giro delle Fiandre 2026, Mathieu Van der Poel, Tadej Pogacar

Ancora sul Fiandre, VdP ha fatto tutto per vincere?

10.04.2026
6 min
Salva

Ballerini impiegò settimane per farsene una ragione. Dopo il sesto posto del Fiandre, entrò nel velodromo, fece la volata di testa ed esultò, senza rendersi conto che Duclos Lassalle, già primo alla Roubaix dell’anno precedente, gli avesse messo la ruota davanti. In Italia del francese se ne dissero di tutti i colori, L’Equipe in Francia gli dedicò una delle sue prime pagine da testa a piedi. Titolone: Il l’a fait, l’ha fatto.

Sarebbe bello, se fosse ancora tra noi, chiedere a Ballerini la sua opinione sul Fiandre di Van der Poel contro Pogacar, perché il dibattito sulla collaborazione offerta da Mathieu al rivale non si è ancora esaurito. Belle le parole di Adrie Van der Poel, chiare anche quelle di Ballan, eppure la storia è piena di corridori che, trovandosi opposti ad altri più forti, oltre alle gambe hanno usato la testa. Il ciclismo dei tanti watt e dei tanti carboidrati per chilo ha bandito l’astuzia?

Durante la telecronaca del Fiandre su Eurosport, Moreno Moser ha mostrato qualche dubbio, passando con grande acume dai panni del corridore a quelli del tifoso e inquadrando la questione da entrambi i punti di vista. E noi siamo tornati alla carica con il trentino, perché la tattica di Van der Poel non è stata la più convincente.

Se sei già al limite in salita dietro a uno che non riesci nemmeno ad affiancare, perché dargli i cambi?

In telecronaca mi sono limitato a osservare la situazione, nel senso che mi trovo anch’io a metà strada. Se Van der Poel non avesse tirato, avrebbe fatto innervosire Pogacar e magari sarebbe rientrato Remco che poteva pure attaccare. A quel punto Pogacar sarebbe dovuto andare a chiudere, perché Mathieu a quel punto sarebbe rimasto a ruota. Si potevano creare delle dinamiche diverse. Tirando invece, si crea la dinamica per cui il più forte resiste. Ma visto che il più forte si sapeva che fosse Tadej, effettivamente…

Adrie Van der Poel, padre di Mathieu, dice che ha fatto bene a collaborare, perché sono corridori alla pari e a quei livelli non si fanno le furbate. Ma alla fine conta vincere o essere eleganti?

Io in cronaca l’ho detto. Van der Poel tira perché non si vuole sentire inferiore. Per una questione di orgoglio, lui al Fiandre ha bisogno di mettersi sullo stesso piano. Il problema secondo me è uno solo, per quello che penso io. Se tiri e poi la perdi con onore, va tutto bene. Ma se inizi a fare il furbo, non tiri e poi la perdi lo stesso, fai una figuraccia. Anche questa, nel formulare un giudizio, è una riflessione secondo me da mettere sul banco, no?

Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se comunque devi perdere, non vale la pena giocare tutte le carte provando a vincere?

Quindi chi se ne frega, dici, della figuraccia? Ci può stare, la posta in palio era obiettivamente alta.

Non è forse vero, facendo la volata della Sanremo, che quando ha visto Pidcock infilarsi a destra, Pogacar ha chiuso leggermente la traiettoria? Stando a certi ragionamenti, avrebbe dovuto lasciarlo passare…

Ma infatti nelle poche volte che lo abbiamo visto andare piano, Tadej comunque ha fatto il furbo e si è innervosito, ha iniziato anche lui a fare i giochetti. Ovvio però che quando è così forte, non gli serve nemmeno farli.

Credi che si stupirebbe se un altro corridore in fuga con lui smettesse di dargli i cambi?

Capisco la frustrazione del grande pubblico, perché in fondo qualche scaramuccia sarebbe bella da vedere anche per il racconto, soprattutto in queste condizioni dove c’è uno che domina. Aggiungerebbe qualcosina, perché effettivamente se il Fiandre lo avessero fatto su Zwift, avrebbe avuto lo stesso risultato. Se lo facevi sui rulli e misuravi quanti watt/chilo fa ognuno di loro, sarebbe venuto fuori lo stesso ordine di arrivo o comunque ci andavi poco lontano.

Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Anche perché, se anche fosse rientrato Evenepoel, alla fine probabilmente avrebbe vinto ugualmente Pogacar…

Pogacar ha fatto il suo gioco, cioè cercare di scremare sempre di più, senza mai calare. Se Van der Poel non avesse tirato, magari iniziavano a farsi gli scherzetti. Rientravano da dietro anche Van Aert e Pedersen e si sarebbero create dinamiche diverse. Però dall’altro canto cerco di essere più neutrale nel giudizio, perché da corridore quando ti trovi lì e li hai già fatti fuori quasi tutti, sei contento di dove ti trovi. Tutti quelli che ho fatto fuori sono dietro, perché devo farli rientrare?

Non c’è il rischio che questo in qualche modo sia indice del fatto che Van der Poel si sia accontentato? Vista da fuori, era chiaro che Pogacar lo avrebbe staccato…

Però in fin dei conti a Van der Poel quest’anno non è mancato così tanto. Rispetto all’anno scorso, sul Qwaremont ha tenuto molto meglio. Secondo me si sentiva bene e al Fiandre è andato molto forte anche per i suoi standard. Lui è arrivato alla resa dei conti convinto che l’altro non lo avrebbe staccato. Ha scollinato molto bene anche di faccia e di pedalata. In cima era ancora in spinta, non era cotto. E anche Pogacar per staccarlo ha dovuto andare a fondo, fondo, fondo…

Hai anche detto che se li avessero messi su Zwift il risultato sarebbe stato identico. Perché pensare di fare tutto con la forza e non mettere in campo un po’ di tattica?

C’è anche da dire che se inizi a non tirare, rischi che al primo strappo l’altro ti stacchi. Comunque in telecronaca ho detto qualcosa in questo senso, ma la verità secondo me è che Van der Poel ha tirato perché voleva sentirsi alla pari, non farlo sarebbe stato ammettere di essere inferiore. Lui probabilmente è molto orgoglioso e l’orgoglio a volte è una brutta bestia, diventa un limite più che un punto di forza.

Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Oggi contro Pogacar, Van der Poel si ritrova nella posizione in cui per tre anni ha relegato Van Aert…

Questo è proprio vero, ma penso anche che la Roubaix la vincerà lui. Magari di ruota non lo stacca, ma in volata è superiore, anche se Pogacar in volata non è così lento, quindi in qualche modo ha qualche chance anche lì. Dipende da come arrivano al finale, però di certo la Roubaix sarà la più bella.

Perché c’è più gente ad alto livello?

Per quello e perché per quanto tu possa andare forte, staccare la gente di ruota è sempre più difficile. E’ la corsa in cui c’è la tensione alta per più tempo. Anzi, per la maggior quantità di tempo. Alla Sanremo è bellissimo il finale, ma comunque è solo il finale. Il Fiandre ultimamente si risolve sempre presto, con pochi colpi di scena. La Roubaix invece ha 150 chilometri di finale e di tensione.

Pogacar e Van der Poel, Fiandre 2026

Tra Fiandre e Roubaix: Ballan commenta Adrie Van der Poel

08.04.2026
5 min
Salva

Tra Fiandre e Roubaix. Siamo proprio nel mezzo di queste due magnifiche classiche. Ed è inevitabile continuare a parlarne. Uno dei primi a farlo è stato Adrie Van der Poel, papà di Mathieu. L’ex corridore ha espresso alcune considerazioni circa l’andamento del Giro delle Fiandre e di quel che sarà alla Parigi-Roubaix.

Adrie ha toccato diversi temi: tattica, forza, potenzialità del figlio e di Tadej Pogacar. Noi ne abbiamo presi tre, quelli più importanti a nostro avviso, e li abbiamo posti al commento di Alessandro Ballan, uno che di pietre se ne intendeva eccome.

Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP
Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP

Cambi sì, cambi no

Il primo tema di Adrie van der Poel che mettiamo sul piatto è tattico. Secondo papà Adrie, Mathieu avrebbe fatto bene a dare i cambi a Pogacar. Sostanzialmente aveva detto che suo figlio è un grande atleta, al pari dello sloveno in certe corse, ed era giusto giocarsela così. Loro due davanti e dietro tutto il resto del mondo. E il primo di questo altro mondo era un certo Remco Evenepoel.

«Per me – commenta Ballan – è stato giusto in parte. Tra l’altro a smentirlo un po’ è stato il figlio stesso, visto che tirava molto meno rispetto a Pogacar. Si vedeva anche dal distacco che infliggevano a Evenepoel. Quando Van der Poel era a ruota, Remco era a 6-7 secondi o più. Quando passava in testa Mathieu, Remco quasi rientrava. Poi Pogacar lo vedeva avvicinarsi e riportava il distacco a 8-9 secondi. Quindi diciamo che un po’ si è risparmiato. Però ha collaborato sempre, non ha mai saltato un cambio. E giustamente direi. Si stavano pur sempre giocando un bel risultato al Fiandre. Anche un secondo posto dietro a Pogacar non è da buttare via. Poi sapete: finché non si taglia la linea d’arrivo, nulla è mai scontato. Magari poteva succedere anche un imprevisto e lui sarebbe stato davanti. Quindi anche per me ha fatto bene a collaborare».

«E’ logico che, in vista della Roubaix, è tutta un’altra gara. Tadej ha vinto tre gare consecutive… tra l’altro una più bella dell’altra. Sta dimostrando di avere una superiorità netta e una condizione enorme. E’ migliorato ulteriormente, di conseguenza se vogliono provare a vincere la Roubaix devono anche rischiare di non dargli i cambi».

Un problema di nome Tadej

In qualche modo Ballan anticipa poi il secondo punto toccato da Adrie: «Pogacar è migliorato ancora. Ma anche mio figlio è migliorato. Mathieu è andato molto forte». Forse più forte che mai al Fiandre. Tanto è vero che a fine corsa Mathieu stesso ha detto: «Il mio problema? Si chiama Tadej Pogacar! Mi sono dovuto inchinare alla legge del più forte».

«Evidentemente – spiega Ballan – “il più forte” di Van der Poel non basta. Tuttavia è vero che la Roubaix fisicamente è più adatta a corridori di peso come lo stesso Mathieu o come Van Aert, Pedersen o anche Philipsen… Sì, Pogacar sta andando fortissimo, ma nelle altre gare c’erano gli strappi o le salite e riusciva a fare nettamente la differenza. Alla Roubaix queste non ci sono e gli sarà più difficile staccarlo. Ho letto che sul Kwaremont Van der Poel andava a 650 watt, Pogacar probabilmente sviluppava (pochi) watt in meno, però essendo più leggero lo ha staccato. In pianura dovrà essere lo sloveno ad aumentare il wattaggio: la questione è molto differente. Non solo, poi c’è la questione volata. È vero che alla Roubaix contano le gambe, ma su carta Van der Poel è più veloce».

«Rispetto ai miei tempi – prosegue Ballan – avevo bisogno di 25 giorni di gara per arrivare alla Roubaix competitivo. Pogacar alla prima corsa dell’anno viene e vince. Arriverà alla Roubaix con tre gare e ci andrà per vincere. A me serviva conoscere le strade e non solamente quelle. Serviva conoscere i tratti in pavé, le buche, le curve, i segmenti in asfalto… perché rischiavo di non ricordarmi il percorso e di rimanere tagliato fuori per questo motivo. Nel ciclismo moderno, purtroppo, non è così: contano meno questi aspetti. Quello che conta, purtroppo, è quasi solo la forza. E’ quella che fa la differenza più di tutto».

Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente

Fifty-fifty

L’ultimo argomento, che in parte si ricollega a questo, riguarda le percentuali di vittoria. Aveva detto Adrie van der Poel: «Al Fiandre le percentuali erano 60 a 40 per Pogacar. Ma alla Roubaix, senza dislivello, saranno pari, al 50 per cento. Fifty-fifty».

«In questo caso – dice Ballan – non sono del tutto d’accordo con Adrie. Sicuramente c’è più equilibrio che al Fiandre, ma direi 55 a 45 per Van der Poel, soprattutto perché è più veloce, come dicevo prima. Poi è logico che Pogacar ha il morale altissimo per le vittorie ottenute fino ad ora e per me questo è un grande suo punto di forza in questo momento. Però la Roubaix è una gara nella quale ci vuole tanta fortuna e Pogacar l’ha capito l’anno scorso. Ha capito che non gli serve, e non gli basta, solamente la forza. Serve sapere guidare bene la bici, sapere dove mettere le ruote… E in questo Van der Poel è maestro. Non solo, ma ci potranno essere finali diversi, che non è detto siano solo a due».

Ballan dunque in questa percentuale pre-Roubaix punta forte anche sull’esperienza. Tuttavia è anche vero che al debutto l’anno scorso Pogacar è arrivato secondo. Quest’anno sa cosa lo aspetta dal via di Compiègne.

E poi, tornando a parlare di tattica e forza (ma anche aerodinamica), un eventuale assolo di Pogacar passerebbe dall’aprire un buco. Uno spazio in cui per qualche secondo Van der Poel perda l’effetto scia.

«Pogacar deve provare proprio questo. Deve cercare di uscire da un tratto in pavé con 10-20 metri e poi dare tutto. E se dovesse staccare di ruota Van der Poel vorrebbe dire che lo stesso Mathieu sarebbe al limite. Di conseguenza, da quel momento diventerebbe una cronometro e immagino che per VdP non ci sarebbe più nulla da fare».

Giro delle Fiandre 2026, Anversa, grote Markt, pubblico, tifosi, colore, foglio firma, partenza

EDITORIALE / Il Fiandre oscurato nel giorno di Pasqua

06.04.2026
4 min
Salva

La RAI al Fiandre non c’era, così per seguirne la diretta alcuni si sono attaccati a un sito di streaming, mentre altri si sono spostati su Discovery Plus, seguendo la cronaca di Eurosport. E mentre noi di bici.PRO già pregustavamo i pezzi e i contenuti social che a breve avremmo ricevuto da lassù, altri hanno scritto e incollato quello che hanno visto nello schermo, in un racconto freddino che un Fiandre così bello proprio non meritava. Ci si lamenta degli appena 5 azzurri nell’ordine di arrivo, ma nella sala stampa di Oudenaarde i giornalisti italiani erano anche meno.

Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle
Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle
Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle
Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle

I soldi pubblici

L’assenza della RAI fa più notizia delle altre. Si tende ad accostare le sue trasmissioni a qualcosa di gratuito, anche se per vederle sborsiamo ogni anno 90 euro. Grazie ai soldi che vengono prelevati direttamente dalla bolletta dell’elettricità, la televisione di stato copre circa il 65 per cento del suo fatturato, con entrate per circa 1,8 miliardi ogni anno. Per acquistare i diritti in chiaro del Fiandre tuttavia, non si sono trovate le risorse: la corsa vinta ieri da Pogacar è infatti la sola Monumento del 2026 a non essere trasmessa in chiaro in Italia.

Dopo le parole imbarazzanti del direttore di Rai Sport nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali, quelle del presidente della FIGC in seguito all’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio sono state la conferma della mentalità di un sistema che gestisce le risorse a senso unico e a spese degli altri. La RAI non avrebbe mai rinunciato a una partita di calcio in cui fossero presenti così tante stelle internazionali, mentre ha ritenuto di poterlo fare a spese del ciclismo. Ma se quelli sono soldi pubblici, è corretto che grandi eventi come il Giro delle Fiandre vengano oscurati con tale facilità? E perché non si è udita una sola parola da parte del presidente della FCI e quello della Lega Ciclismo?

Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l'ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)
Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l’ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)
Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l'ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)
Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l’ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)

Il sistema si indebolisce

Potremmo gonfiare il petto e dire che noi al Fiandre c’eravamo, ma abbiamo capito da tempo che se il sistema si indebolisce, alla fine siamo tutti più vulnerabili. Ed è questo che rende preoccupante la situazione dello sport italiano, aggrappato al calcio come un naufrago al barcone rovesciato. Certo è pretenzioso attendersi che in questo tempo così tragico il Governo metta mano a certe questioni ed è proprio su questa rassegnazione che fanno affidamento coloro che sono abituati a vivere nel privilegio senza rendersi conto della realtà.

«Forse i politici italiani – ha detto giorni fa il presidente della UEFA Ceferin – dovrebbero chiedersi perché avete una delle peggiori infrastrutture calcistiche d’Europa». Ma i politici italiani hanno una vaga idea delle infrastrutture del ciclismo e di altri sport che devono adeguarsi a strade su cui si muore, piste che non esistono e palestre scolastiche vecchie e inadeguate? Il compito dei politici che di recente si sono affacciati al ciclismo potrebbe essere forse quello di cercare una misura comune perché lo sport in Italia abbia il valore previsto dalla Costituzione e non sia un club per pochi?

Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell'evento?
Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell’evento?
Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell'evento?
Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell’evento?

Una Pasqua diversa

La Pasqua 2026 se ne è andata con Pogacar vincitore del Fiandre e Van der Poel che in pochi mesi si è ritrovato nei panni in cui pensava di aver costretto Van Aert. La Roubaix avrà probabilmente uno sviluppo diverso per l’assenza di salite, ma vedendo tutte quelle persone assiepate lungo i viottoli del Nord, per qualche istante la mente è andata alla Pasqua di chi in questo momento vive sotto le bombe e la protervia degli altri.

Se come dice questo Papa un po’ spuntato – «La pace si persegue con il dialogo, non con la forza. No all’indifferenza e alla rassegnazione» – alla partenza della corsa si sarebbe potuto spendere un minuto di silenzio per i bambini ammazzati, i naufraghi delle ultime ore e le persone che non hanno più una casa e una vita. Sarebbe stato bello vivere la nostra Pasqua ricordando anche loro e non fingere che vada tutto bene. A modo nostro, andando avanti parlando solo di sport e dei fatti nostri, rischiamo di somigliare a coloro contro cui puntiamo il dito.

Tadej Pogacar, Giro Fiandre 2026

VdP prova a resistere, ma Pogacar se ne va e fa tris al Fiandre

05.04.2026
7 min
Salva

OUDENAARDE (Belgio) – L’avversario più grande poteva essere il vento, ma forse si è trasformato nel suo miglior alleato. Insomma, a quanto pare questo Tadej Pogacar sembra proprio imbattibile. Lo sloveno conquista il terzo Giro delle Fiandre e lo fa alla sua maniera: staccando tutti e correndo senza paura.

Completano il podio l’eterno rivale Mathieu van der Poel, che ha accettato la sconfitta con una serenità e una consapevolezza clamorose. E il sorprendente, o meglio, quasi sorprendente debuttante Remco Evenepoel. Mentre è buio pesto per gli italiani. Per scovare il primo bisogna scorrere la classifica fino alla casella numero 24: Alberto Bettiol ad oltre sei minuti e mezzo da Pogacar.

Vento alleato?

Il film della corsa è molto semplice: la fuga iniziale, la rimonta dei grandi quando la UAE Emirates decide di accendere la miccia e quindi gli scatti finali di Pogacar, che man mano hanno demolito tutti gli avversari. Tuttavia, questo vento che preoccupava molti lasciava quasi il sorriso sotto i baffi al direttore sportivo della UAE, Fabio Baldato, il quale aveva spiegato che alla fine era esattamente quello che si aspettavano.

«Spira intorno ai 25-30 chilometri all’ora – spiegava il diesse – forse 4-5 chilometri orari più forte del previsto, ma siamo lì». E poi aveva aggiunto: «Ma è in faccia…». Come dire: se la corsa diventa più dura, tanto meglio per noi, visto che abbiamo il più forte.

Era poi un vento freddo. Basti pensare che un esperto del Nord come Matteo Trentin, questa mattina, tremava. «Che numero di Fiandre è per te, Matteo?», gli avevamo chiesto. E lui: «E’ il mio Fiandre “numero troppo”! Scherzi a parte, sono al quattordicesimo. Bisognerà iniziare a pensare di fare qualcos’altro! Piuttosto, ma quando si parte? Fa un freddo cane». Anche oggi Trentin è stato uno dei migliori italiani: è rimasto davanti il più possibile. Poi è stato costretto al ritiro per una caduta ed è finito in ospedale.

Pogacar, Fiandre 2026
Una foto che parla da sola. L’Oude Kwaremont, i campioni, il pubblico…
Pogacar, Fiandre 2026
Una foto che parla da sola. L’Oude Kwaremont, i campioni, il pubblico…

UAE Emirates perfetta

La corsa va avanti. Sono gli uomini del campione del mondo a tenere tutto sotto controllo. Al passaggio a Oudenaarde erano tutti in fila e Pogacar pedalava a bocca chiusa alla loro ruota. Sembrava un direttore d’orchestra, con Nils Politt e compagni nei panni dei musicisti. La forza di un gruppo passa anche da questa consapevolezza.

Arriva la sequenza più attesa: il secondo Oude Kwaremont, il Paterberg e il Koppenberg. Pogacar accelera. Come sempre gli resiste solo Van der Poel, anche se va detto che Evenepoel ha venduto carissima la pelle. All’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont, Tadej inizia a sgasare prima del pavé. Questo ragazzo usa sempre la testa, anche se è il più forte. E’ più leggero di Van der Poel e la fisica gli rema contro sulle pietre: meglio non lasciare nulla al caso. Meglio far arrivare l’olandese sul pavé con un pizzico di fiatone in più.

E infatti Pogacar s’invola. Fiandre finito ed ennesima Monumento in tasca. Tuttavia non è sembrato devastante come sempre: il ghigno della foto di apertura lo dimostra. Era affaticato. Ci ha colpito un’immagine: a 8,4 chilometri dall’arrivo ha messo una mano in tasca cercando ancora un gel. Dunque era davvero al limite, con le energie quasi a lumicino. E sarà un caso, ma dopo quel gel ha ripreso ad aumentare il vantaggio. In fin dei conti, nella sequenza Kwaremont-Paterberg Van der Poel si era sì staccato, ma non era naufragato.

Felice ma stanco

«E’ stato difficile come ogni gara – ha detto Pogacar all’arrivo – ma sono molto contento di come sia andata e di come abbiamo corso come squadra. Tutti i miei compagni sono stati molto attenti, hanno lasciato tutto sulla strada ed è questo che rende questo Fiandre speciale per me. E’ una corsa speciale. Il Kwaremont è qualcosa di unico: non solo perché è lo sforzo più lungo, ma perché c’è tantissima gente. Lo affronti tre volte ed è come essere in uno stadio».

Lo sloveno ha parlato anche della collaborazione con Van der Poel, sempre più rivale ma anche sempre più rispettato. «Con Mathieu non abbiamo parlato molto, però abbiamo provato a lavorare insieme fino alla fine. Abbiamo cercato di capire quante persone ci fossero dietro di noi e quanto fosse distante Remco, bravissimo per essere al debutto. Sul Paterberg, alla fine, il vento ci ha aiutato».

Infine, qualcuno gli ha chiesto perché si sia tolto i guantini poco prima dell’affondo finale: «Nessun motivo particolare, semplicemente mi piace andare senza guanti. E’ importante anche ai fini della velocità e mi piace la sensazione di avere le mani libere. Se tornerò il prossimo anno? Vedremo. Intanto pensiamo alla Parigi-Roubaix. Mi sento pronto, la motivazione è alta e immagino che la corsa sarà sulle mie spalle».

L’arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e il 12° Monumento
L'arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e l'11° Monumento
L’arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e il 12° Monumento

VdP, resa da campione

L’olandese era a pochi secondi. Questo è stato fatto notare anche a Pogacar, che si è congratulato con lui. Il vero distacco è arrivato negli ultimi 10 chilometri di pianura dopo il Paterberg. E la riprova è che anche un cronoman come Evenepoel, terzo, ha pagato in quel segmento.

«Sono andato bene – ha commentato Van der Poel – ma ho perso un po’ alla fine. La gara è stata dura: Nils Politt e Florian Vermeersch (compagni di Pogacar, ndr) hanno fatto un lavoro enorme e hanno fatto esplodere la corsa sul Molenberg. Questo è sempre un muro cruciale, ma non mi aspettavo che la gara si decidesse proprio lì. Piuttosto ho commesso un errore al secondo passaggio sul Kwaremont: ero davanti, ma mi sono bloccato sul lato sinistro. Ho dovuto sganciare il pedale per un istante e ripartire. Ho perso posizioni e sono stato costretto a risalire, spendendo molte energie. Avrei dovuto essere davanti con Tadej».

Poi aggiunge: «Mi piace che i corridori più forti siano sempre presenti e combattano tra loro. E oggi si è visto un grande spettacolo».

Anche con l’olandese, in qualche modo, si guarda già alla Roubaix. In un ciclismo, ma forse sarebbe meglio dire in un mondo, che corre veloce, c’è subito l’esigenza di voltare pagina.

«Che Pogacar mi aspetto alla Roubaix? Molto forte, può fare meglio dell’anno scorso. Nel 2025 ha commesso solo un piccolo errore in un settore di pavé. Tutti sappiamo che può vincere ovunque. E’ un corridore fenomenale. Penso sia migliorato ancora in generale. Io, invece, ho fatto una delle mie migliori prestazioni di sempre».

Wout Van Aert

Cinque nomi per il Fiandre e perché: la previsione di Pozzato

03.04.2026
6 min
Salva

Pochi giri di parole, tanta schiettezza e diretti al punto: cinque nomi per il Giro delle Fiandre e perché. A tenere banco in questa preview è Filippo Pozzato, uno che di Nord ne sapeva parecchio. E anche di corridori.

La seconda Classica Monumento della stagione va in scena fra 42 ore, più o meno. Ci sono tutti i più grandi. Dai due super pretendenti, Pogacar e Van der Poel, fino agli outsider più di lusso, passando per Pedersen, Asgreen e, non ultimo, anche Evenepoel… E Pozzato chi mette in questa top 5? Scopriamolo insieme.

Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre
Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre

Van Aert a sorpresa

«Cinque nomi sono tanti!», esordisce Pozzato… Come a dire che tanto i pretendenti più accreditati sono noti e sempre quelli. Ma il vicentino ci stupisce subito: «Vado controcorrente, il mio favorito è Wout Van Aert. E vi dirò di più: lo era anche alla Sanremo.
«Il perché? Perché è quello che è più in crescendo di tutti. Secondo me Wout ci arriva un po’ più fresco degli altri. Hanno corso poco anche gli altri, ma lui è stato fermo a inizio anno quando si è fatto male al piede».

Pozzato ci rivela poi la grande stima che nutre per Van Aert, un corridore che gli piace moltissimo. Attorno ai Monumenti ci gira da un bel po’: per lui vincere un Fiandre o una Roubaix sarebbe una vera liberazione, come lo è stato qualche giorno fa per Pogacar alla Sanremo. E immaginiamo lo sia anche per l’intera nazione belga.

Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?
Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?

VdP d’argento

«Al secondo posto dico Mathieu Van Der Poel. Vedo lui alla piazza d’onore perché qualcosa gli può mancare rispetto a Van Aert o anche Pogacar. Vi dico la verità, io non l’ho visto benissimo. Non fraintendetemi, a me Van der Poel piace molto. Era il super favorito di tutti alla Sanremo e forse era troppo scontato, per questo ho detto Van Aert… anche per fare un nome diverso da quello che dicevano tutti».

Oltre al discorso dell’andare controcorrente, Pozzato fa però un’analisi interessante e decisamente più tecnica riguardo al posizionare Van der Poel al secondo posto.

«Alla Sanremo io non l’ho visto benissimo. Non era super pimpante come sempre. Non so se si è fatto male quando è caduto. Ho visto che aveva sangue sulle mani, però non mi sembrava forte di gamba, potente come di solito. E anche quando ha vinto a Harelbeke, non l’ho visto super potente. Innanzitutto quel giorno non c’era gente del suo livello, ma la pedalata mi sembrava un po’ appesantita. Addirittura mi sembra troppo magro di gambe, più asciutto del solito. Che poi forse non è meno magro, ma meno tonico».

Tutto sommato anche alla In Flanders Fields lui e Van Aert (battuto da Ganna a Waregem), non sono andati all’arrivo e di solito nel ciclismo attuale, quando qualche calibro grosso parte, nessuno lo riprende. Questa teoria potrebbe avere risvolti molto interessanti proprio domenica. «Però aggiungo – dice Pozzato – che era anche una corsa facile. Il Kemmel era lontano dall’arrivo».

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre

Tadej “solo” terzo

Nella classifica di Filippo Pozzato, incredibilmente “solo” al terzo posto troviamo Tadej Pogacar. Sentiamo cosa ci dice Pippo. «Secondo me per lui sarà dura staccare tutti quanti. Di nuovo. Anche perché poi ormai se lo aspettano. Pogacar è uno che va di forza e per fare la differenza quasi certamente attaccherà nello stesso punto (l’Oude Kwaremont, ndr). E magari stavolta gli prendono le misure».

«Chiaro che anche gli altri devono avere le gambe, perché l’ultima volta erano attaccati a lui nel momento giusto, ma Tadej li ha tolti di ruota. Però, secondo me, questa volta la Alpecin-Premier Tech può mettergli fastidio. Guardiamo come hanno corso alla Sanremo: sei il più forte? Bene, cavoli tuoi, fai tu la corsa… E io farei lo stesso, non sto criticando la loro strategia. Perché così facendo possono pensare di sfiancare la sua UAE Emirates».

La prevedibilità è dunque il boomerang di Tadej, secondo Pozzato. Perché per il resto anche lui esalta le doti atletiche dello sloveno.

«Pogacar non si discute – spiega Pozzato – sapete dove mi ha impressionato alla Sanremo? Nella discesa del Poggio. Io cerco di guardare proprio l’aspetto tecnico e lui dopo le curve ha rilanciato due o tre volte tanto da mettere in difficoltà Pidcock. Capito? Pidcock in discesa! E lì ti accorgevi che era ancora forte, potente, che aveva la gamba piena. E non perché andasse giù più forte nelle curve, ma perché era più potente. Ha corso la Sanremo col 56! Ha fatto 300 chilometri con quel rapporto e poi ci ha anche vinto la volata. Perché poi l’ha vinta lui. Pidcock per me non ha sbagliato niente».

Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen
Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen

Spunta Laporte

E’ il francese, nonché compagno di squadra di Van Aert, il quarto della lista del Fiandre secondo Pozzato. Parliamo di Christophe Laporte. Un altro che si sta facendo rivedere dopo due stagioni a dir poco anonime.

«Al quarto posto – dice Pozzato – dico Laporte perché può correre un po’ di rimessa, con Van Aert che fa da punta. Chiaramente Laporte non va forte come i primi tre sugli strappi. E’ uno che dunque per vincere, deve giocare di rimessa, può stare a ruota. Ed è anche molto veloce in finale. Insomma, può vincere e lavorare. Anche lui è uno di quelli che quest’anno è tornato, ha una certa esperienza. Ha vinto qualche corsa di quelle giuste. Laporte è uno che sa muoversi in Belgio. Vincendo il campionato europeo ha dimostrato di essere un atleta che è davanti nelle corse che contano».

Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…
Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…

Chiude Vermeersch

Chiude la lista dei top 5 di Filippo Pozzato un altro belga, Florian Vermeersch, anche lui come Laporte compagno di squadra di un favoritissimo: Tadej Pogacar. Ma forse per Vermeersch l’incognita maggiore, più che i muri del Fiandre, potrebbe essere proprio Pogacar.

E infatti Pozzato spiega: «Se non lo usano prima per aiutare Pogacar, Florian è uno di quelli che può arrivare davanti. Ha già vinto un mondiale gravel, ha una buona gamba, sa muoversi benone, è davanti sui muri ed è anche “velocino“. Mi piace molto anche lui.

«Per Vermeersch vale lo stesso discorso fatto per Laporte: non è ancora all’altezza di quei tre davanti, però viene subito dopo. Lui e Laporte, correndo allo stesso modo, se la potrebbero giocare… sempre se si venissero a creare determinati scenari. Questi sono i cinque nomi che secondo me potenzialmente potrebbero giocarsi il Fiandre di domenica».

Prima di chiudere però non possiamo non incalzare Pozzato dicendogli che ha fatto fuori Mads Pedersen. Anche in questo caso Pippo ha la risposta pronta. «Gran corridore. Lo vorrei mettere dentro, ma ha saltato anche la In Flanders Fields perché era malato. Insomma, abbiamo pochi elementi per giudicare la sua condizione. In soldoni: non so come sta e per questo non lo metto nei primi cinque».

E sull’ultimo aggiunto della lista, Remco Evenepoel? Pozzato non ha dubbi: «Come motore sarebbe tra i primi cinque, però non l’ho mai visto sul pavè. E soprattutto un certo tipo di pavè».

Dwars door Vlaandern 2026, UAE Team Emirates

Squadra esperta e motore caldo: la ricetta di Baldato

03.04.2026
6 min
Salva

Baldato conosce il Fiandre e anche la Roubaix. Le avrebbe pure vinte, se non si fosse trovato davanti due mostri sacri. Al Fiandre, giusto trent’anni fa, un grande Bartoli che peraltro vestiva come lui la maglia della MG-Technogym. Mentre due anni prima, nel fango della Roubaix, il vicentino si era dovuto piegare all’attacco di Tchmil.

Per vincere il Fiandre, Baldato ha dovuto aspettare di diventare direttore sportivo al UAE Team Emirates e con Pogacar quella soddisfazione se l’è presa per due volte. E proprio vedendo il calendario del campione del mondo, che quest’anno ha fatto due corse e le ha vinte, ci siamo chiesti che cosa significhi esserne il direttore sportivo e preparare la squadra per quando Tadej arriverà alla prossima corsa. In questo caso specifico, lo sloveno è atterrato ieri in Belgio, oggi si è concesso la recon sul percorso e domenica assalterà nuovamente il Fiandre.

Come si tiene… calda la squadra perché sia pronta per l’arrivo di Pogacar?

Purtroppo abbiamo perso Tim Wellens, gli altri sono tutti corridori collaudati. Abbiamo avuto una riserva da sciogliere fino alla gara di Waregem, ma gli altri sono Rui Oliveira, Niels Politt, Morgado, Bjerg e Vermeersch, che hanno già fatto il Fiandre con Tadej l’anno scorso. La squadra è fatta. In realtà era già stata fatta da Matxin sulla carta già a dicembre, quando abbiamo fatto i programmi, ed è tuttora quella.

Quanto è importante il fatto che abbiano già corso il Fiandre con lui?

E’ fondamentale. Al Fiandre è importante essere davanti nei punti chiave e quello la squadra lo sa, siamo preparati. La ricognizione del venerdì serve a vedere se ci sono piccoli cambiamenti, ma il succo è lo stesso. Kwaremont, Molenberg, Kruisberg, Koppenberg. I ragazzi che abbiamo sono esperti, speriamo che vada tutto bene. L’anno scorso ci furono un paio di cadute, ma trovammo Morgado e Bjerg che andarono oltre le attese e sopperirono quel che mancava.

Il meteo che cosa dice? Il Koppenberg sarà asciutto o ci sarà fango?

Adesso che parliamo c’è la classica pioggerellina belga – sorride Baldato – con quelle solite nuvole che passano e lasciano giù qualcosa. Il rischio pioggia potrebbe esserci, però mancano ancora tre giorni. A guardare le previsioni ieri, il rischio era superiore. In teoria non dovrebbe piovere, ma una sciacquatina ci può stare e potrebbe bagnare il pavé. Per ora continuiamo a monitorare, non possiamo fare altro.

Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Vermeersch è l'uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Baldato conferma che Vermeersch è l’uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Vermeersch è l'uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Baldato conferma che Vermeersch è l’uomo più in forma della UAE
Quali sono gli uomini che Baldato si aspetta di trovare in prima linea?

Quello più in condizione, che sta veramente bene, è Florian Vermeersch. Abbiamo ritrovato un Morgado in condizione, cui manca ancora un po’ di esperienza, di cattiveria e di determinazione in alcuni momenti chiave, ma le gambe ci sono. In queste corse contano anche la determinazione, la decisione e la capacità di non frenare. Ci sono situazioni in cui, se tiri troppo i freni, ti trovi dietro alla decima posizione e sei tagliato fuori. La squadra è ugualmente ben strutturata per sfidare Van Der Poel, Van Aert o tutti i più forti.

Pogacar è arrivato ieri e oggi la ricognizione servirà per valutare per l’ultima volta i materiali, ma quello è un lavoro che si è già fatto in precedenza?

L’ha già fatto con i meccanici dopo la prima ricognizione di dicembre e l’ha rifatta il mese scorso quando è venuto per un paio di giorni con Vermeersch e il meccanico. Loro sanno tutto, certo più di me. Hanno fatto tutte le considerazioni in caso di pioggia e sulle pressioni. Su questo aspetto si è già lavorato dall’inverno, anche sulla scorta dei dati che abbiamo raccolto l’anno scorso. Non abbiamo cambiato tantissimo: c’è una nuova versione sia delle coperture sia delle ruote, ma sappiamo bene come si comportano.

Che tipo è Tadej nelle ricognizioni: gli capita di ripetere qualche passaggio?

Non è uno che torna indietro e ripassa la curva, semmai prova qualche affondo in un tratto piuttosto che in un altro. Ormai il Fiandre ce l’ha anche lui nella testa, ha la sua esperienza, non è più la prima volta. Ne ha già fatti tre, questo sarà il quarto. Negli anni ha fatto anche molte ricognizioni e anche i muri sono sempre gli stessi. Li conosce bene.

Fu Matteo Trentin nel 2022 a guidare Pogacar nelle ricognizioni del primo Fiandre. Per Baldato l’esperienza di Tadej ormai è solida
Fu Matteo Trentin nel 2022 a guidare Pogacar nelle ricognizioni del primo Fiandre. Per Baldato l’esperienza di Tadej ormai è solida
Negli anni di Baldato corridore si passavano due settimane lassù per trovare la sintonia con le strade e il clima. Pogacar arriva tre giorni prima e magari stacca tutti…

E’ cambiato veramente il ciclismo, il modo di approcciare le corse. I materiali rendono più facile guidare su certe strade, questo è certo. Ma visto che ho la possibilità di guardare gli allenamenti che fa, posso dire che quando è a casa, non rimane sul divano e va a fare solo passeggiate. Simula le gare e questo sul piano mentale costa anche più che correre. A Tadej non fa paura la fatica, per contro dobbiamo stare attenti alla pressione mediatica dei tifosi e dell’ambiente.

Sta diventando pesante?

Non si è mai sottratto, però ora dobbiamo essere bravi a lasciargli un approccio tranquillo, normale. Che abbia qualche ora in cui può veramente rilassarsi e pensare a qualcosa che non sia solo la corsa o dare retta ai tifosi, ai media e tutto il resto.

Anche perché il suo calendario non finisce con la Roubaix…

Infatti non dimentichiamo che dopo la Roubaix ci sono le Ardenne, poi il Romandia, il Giro di Svizzera e il Tour, mentre magari Van der Poel dopo la Roubaix tirerà un po’ il fiato. Conosco Tadej da un po’ di anni, sicuramente l’affetto del pubblico e la pressione della gente sono sempre di più. Per anni è stato ultra disponibile, ora tocca a noi proteggerlo.

Baldato riconosce che le pressioni di tifosi e media su Pogacar iniziano a farsi trabordanti (foto @alenmilavec)
Baldato riconosce che le pressioni di tifosi e media su Pogacar iniziano a farsi trabordanti (foto @alenmilavec)
Come direttore sportivo te la senti la responsabilità di guidare uno così forte?

Assolutamente, è così ogni volta. Grazie a lui ho coronato il mio sogno di vincere il Fiandre, perché c’ero andato tante volte vicino alla BMC senza però riuscirci. Lo abbiamo vinto per due volte e ho avuto la fortuna di guidarlo per quattro volte alla vittoria del Lombardia. Dico fortuna, perché per dirigere Tadej non devi fare chissà cosa. Devi essere bravo a gestire i compagni e portarlo dove lui ha in mente di fare la corsa.

Domenica sarà lo stesso?

Certo. La mia preoccupazione maggiore è quella di far rendere la squadra alla sua altezza, per metterlo in condizione di fare la sua gara. Poi sta a lui con le sue gambe, la sua forza e la sua testa. Sa quello che deve fare, non dobbiamo dare tante indicazioni. Sa capire gli avversari, le situazioni e in che modo poter fare la differenza.