Un lampo di Simon Yates che (forse) preoccupa Bernal

22.05.2021
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Nelle note del mattino, Marco Saligari in diretta aveva usato parole intelligenti. Si ragionava sulla tattica di Simon Yates, visto andare fortissimo al Tour of the Alps, e sul fatto che rispetto al 2018 stesse vivendo un Giro più tranquillo, per venire fuori meglio nella terza settimana. «Può darsi – aveva detto Saligari — ma usare una tattica prudente non significa staccarsi, al massimo significa non contrattaccare. Ma se nelle tappe delicate perdi le ruote, forse significa che non hai le gambe».

Ai 300 metri dall’arrivo, lo scatto di Bernal, che guadagna 11 secondi
Ai 300 metri dall’arrivo, lo scatto di Bernal, che guadagna 11 secondi

900 lunghissimi metri

La svolta c’è stata a 900 metri dall’arrivo, che a riguardare le immagini sono durati una vita. Simon Yates ha risalito il gruppo sulla destra, in piedi e con le mani sopra. Li ha guardati un secondo, mentre davanti c’era ancora Dani Martinez ed è partito secco. Bernal se la sentiva e si è subito accodato, mentre alle loro spalle la testa del gruppo si sfocava alle spalle.

«Ho sentito le gambe che stavano meglio – commenta il britannico – hanno ricominciato a girare. Sono felice per la prestazione, anche se Bernal ad ora è imbattibile. Speravo di uscire da questa giornata con una classifica come questa e anche se è difficile, continuerò ad attaccare, provando a prendermi la maglia rosa».

Sul traguardo, l’umore di Yates nettamente migliore che nei giorni scorsi
Sul traguardo, l’umore di Yates nettamente migliore che nei giorni scorsi

La grande illusione

Bernal è furbo. E siccome non lascia niente di intentato e tantomeno cade nell’errore di sottovalutare gli avversari, gli è bastato uno sguardo per vedere Evenepoel staccato e Vlasov in difficoltà. E a quel punto, per mettere anche Yates al suo posto, negli ultimi 300 metri ha piazzato uno scatto che il capitano della Bike Exchange ha pagato con 11 secondi di distacco sulla riga.

«Oggi era una tappa test – spiega Vittorio Algeri, diesse del team – aspettavamo questa risposta, perciò stamattina c’era l’attesa dei giorni importanti. Quello che è successo o che non è successo finora si deve probabilmente al fatto che ci aspettavamo tutti di più, dopo averlo visto vincere al Tour of the Alps. Ci siamo resi conto che lui andava forte e che lì c’erano comunque Vlasov e altri rivali che sono qui. Ma non c’erano Bernal e questa Ineos, che hanno un livello superiore».

All’arrivo la maglia rosa è rimasta per un paio di minuti a riprendere fiato
All’arrivo la maglia rosa è rimasta per un paio di minuti a riprendere fiato

La fiducia ritrovata

Il risultato di giornata riapre la porta sulla classifica. Yates è salito al secondo posto a 1’33” da Bernal, Caruso resiste al terzo posto a 1’51” e poi c’è Vlasov a 1’57”.

«E’ chiaro che ogni giorno fa storia a sé – saluta Algeri – per cui non si può dare per certo che lunedì a Cortina il risultato sarà altrettanto buono, ma neppure si può escludere. Il fatto di avere una partenza meno spinta del 2018 era uno dei fattori che volevamo raggiungere e indubbiamente questo è successo. Oggi si è ricominciato a vedere il Simon che conosciamo e che ci aspettavamo, soprattutto un corridore che aveva bisogno di fiducia. E adesso ce l’ha. E’ tornato al pullman con un bel sorriso. Tanto è stato fatto, ma tanto c’è da fare. Bernal per ora bisognerebbe lasciarlo stare, ma ci proveremo sino alla fine».

La via di Yates alla maglia rosa. Parla Algeri

03.05.2021
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Tutti per Simon Yates, sorride Algeri. Il Team Bike Exchange è pronto a stringersi attorno al suo capitano, reduce dal successo nella classifica generale all’ultimo Tour of The Alps e grande favorito per l’imminente Giro d’Italia. Fra gli addetti ai lavori che la pensano così, il vincitore dell’edizione 2000 e attuale opinionista Rai Stefano Garzelli.

Test a Montalcino

Per saperne di più, abbiamo chiesto a Vittorio Algeri, direttore sportivo dal 2012 della formazione australiana, come procedono gli ultimi preparativi per la campagna in rosa del ventottenne di Bury, a meno di una settimana dal via. Il Giro inizierà il prossimo 8 maggio con la cronometro (8,6 chilometri) che si snoderà nel centro di Torino.

Vittorio Algeri, 68 anni, diesse del Team Bike Exchange
Vittorio Algeri, 68 anni, diesse del Team Bike Exchange

«Stiamo terminando gli ultimi preparativi – ha risposto Algeri – ci sono ancora un sacco di cose da sistemare per noi dello staff, mentre i corridori sono praticamente pronti. Da corridore ho corso 8 Giri d’Italia, mentre ho perso il conto di quelli fatti da ds. Stavolta sarò in ammiraglia soltanto nelle prime tappe e poi durante tutta l’ultima settimana, mentre il resto della Corsa Rosa verrà seguita dai miei colleghi australiani.

«La squadra arriverà a Torino mercoledì sera, al termine di una giornata in cui effettuerà la ricognizione in vista dell’undicesima tappa, sulle strade bianche di Montalcino. Sarà una di quelle più delicate. Simon ha fatto la Strade Bianche per conoscere un po’ il terreno, però purtroppo è caduto e non aveva potuto finirla. Comunque, il percorso è diverso, per cui è importante che lo veda. Non è certo duro come il pavé, ma è pur sempre insidioso».

Al Giro del 2018 iniziò a calare nella terza settimana, sul Finestre il blackout
Al Giro del 2018 iniziò a calare nella terza settimana, sul Finestre il blackout

Sega di Ala: durissima

Insomma, ogni dettaglio è stato preso in considerazione e il terreno per attaccare non mancherà per Simon. Qualche idea se l’è già fatta, come conferma il suo ds bergamasco.

«Già a Sestola c’è un arrivo esigente, non è una salita durissima, ma sarà un primo test per vedere anche chi sono gli avversari. I miei colleghi australiani hanno visionato tutte le tappe e qualcuna di quelle di salita l’hanno provata anche i corridori. Il giorno dopo la conclusione del Tour of the Alps, ad esempio, Simon e alcuni altri compagni hanno scalato il Passo di San Valentino e la successiva Sega di Ala (in apertura, nella foto Mosna), traguardo della 17ª tappa. Sono rimasti impressionati soprattutto da quest’ultima ascesa, che han trovato davvero molto dura».

Mikel Nieve sarà l’uomo in più per la salita, basco di 36 anni
Mikel Nieve sarà l’uomo in più per la salita, basco di 36 anni

Conferme in corsa

La differenza grande rispetto al passato per il Team Bike Exchange è che la sua punta di diamante è più tranquilla che mai, merito delle ulteriori conferme ricevute al Tour of the Alps.

«E’ il primo anno che Simon arriva al Giro disputando una gara subito prima – prosegue Algeri – io sinceramente gliel’avevo consigliato già in altri anni, in cui aveva preferito l’altura e la scelta di questa stagione sembra si sia rivelata buona. Ha conosciuto una parte degli avversari che troverà sulle strade del Giro, ma soprattutto ha scoperto se stesso, la propria condizione e oliato i meccanismi di squadra. Simon lo vedo tranquillo come non mai, perché sa di poter far la differenza quando conta».

Un super team

E tutto l’organico della formazione australiana ruoterà tutto intorno a lui. «La squadra è attrezzata per tutti i percorsi. Abbiamo corridori come Nieve e Schutlz che sono una sicurezza in salita. Per le tappe pianeggianti, potrà fare soprattutto affidamento su Hepburn, Juul Jensen e Kangert. Quest’ultimo ha una grande esperienza e potrà proteggerlo da ulteriori insidie». Completano la rosa altri due gregari pronti a sacrificarsi per il proprio capitano come Scotson e Meyer. 

Kangert è stato la spalla di Nibali e Aru all’Astana, ora è con Yates
Kangert è stato la spalla di Nibali e Aru all’Astana, ora è con Yates

Rosa a Milano

Alla quarta partecipazione consecutiva al Giro, Simon vuole vestirsi ancora di rosa, ma stavolta sul podio finale di Milano. Aveva indossato il primato per 13 giorni nel 2018 e lo aveva visto sfumare a causa di una crisi nella tappa regina dell’ultima settimana, con l’attacco decisivo di Chris Froome sul Colle delle Finestre.

«Nel 2019 poi, per cercare di rifarsi, è arrivato troppo stanco al Giro, esagerando con la preparazione – spiega Algeri – mentre lo scorso autunno la condizione era migliore, ma si è messo di mezzo il Covid. Deve fare tesoro di queste esperienze e, se non succederà nulla a livello di cadute o salute, se la può giocare. Non ci interessa prendere la maglia presto, perché il Giro è lungo e si rischia di arrivare in debito di ossigeno nell’ultima settimana, che è quella determinante. Il segreto dei grandi Giri non è andare fortissimo un giorno, ma essere sempre lì».

Colleoni al fianco di Yates: «Tirando si impara…»

27.04.2021
4 min
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Al Tour of the Alps gli è toccato tirare: pratica assai diffusa e salutare tra i corridori più giovani, soprattutto se in squadra hai un certo Simon Yates, che la maglia di leader l’ha portata sino in fondo. E così Kevin Colleoni ha cominciato a dare uno spessore più solido alla sua carriera, partecipando alla vittoria di squadra senza mai tirarsi indietro. A 21 anni, se non ti chiami Pogacar o Evenepoel, per diventare grandi serve anche questo tipo di lavoro, che ti consente di mettere nelle gambe i giusti chilometri e giorno dopo giorno di crescere nella convinzione e sul piano fisiologico.

«E’ dura, sicuramente è dura – diceva alla partenza del terzo giorno, all’indomani della tappa e della maglia di Yates – siamo riusciti a prendere la maglia di leader e adesso dobbiamo controllare. Ma devo dire che veder arrivare sul pullman Simon dopo la vittoria mi ha dato tanto morale. Davvero una marcia in più».

Colleoni con Nieve e il Team Bike Exchange nel fretto della prima tappa al Tou of the Alps
Con Nieve e il Team Bike Exchange nel fretto della prima tappa al Tou of the Alps

Un peso in meno

A volerla leggere con attenzione, la sua convocazione per la corsa italo-austriaca ha tanto il sapore della promozione sul campo. Se al Uae Tour e poi alla Settimana Coppi e Bartali si poteva trattare di una messa alla prova senza particolari obblighi, la presenza nel team che già dalla partenza avrebbe dovuto scortare Yates verso la vittoria fa pensare che sul piano della solidità Kevin abbia già convinto i nuovi datori di lavoro.

«Comunque sia, ci vuole tempo – dice – perché comunque è un altro ritmo. Per stare in salita con i migliori c’è da lavorare molto, ma il fatto di essere di aiuto per la squadra offre uno stimolo per lavorare con il massimo impegno. E tutto sommato il fatto di avere un compito da svolgere è un peso in meno rispetto a quando nelle categorie minori mi veniva chiesto di fare la corsa. Qua aiutare è l’unica cosa che si può fare, perché si va veramente forte e si dà il massimo per aiutare la squadra».

Il manubrio di Colleoni come un roadbook, con tutte le cose da sapere
Il manubrio come un roadbook, con tutte le cose da sapere

La condizione cresce

Il prossimo passaggio potrebbe però vedere mezzo riflettore puntato sul bergamasco che per la preparazione viene seguito personalmente da Marco Pinotti, che da quest’anno è uno dei coach della squadra australiana.

«Finora ho sempre fatto corse da 5 giorni – spiega – così quando torno a casa, gli allenamenti sono fatti di 3-4 giorni di recupero e poi si riparte. E poi ci sono le corse. La corsa a tappe ad esempio dà condizione, però serve tempo anche per recuperare. E tutto questo pian piano mi fa migliorare. Da adesso in avanti, ci prepareremo per corse più lunghe, di una settimana e poi vedremo di fare il punto. Il mio prossimo impegno sarà il Giro d’Ungheria e poi vedremo di fare bene al Giro del Delfinato. Quindi ci sarà un periodo di stacco e poi gli italiani e poi si parlerà del finale di stagione».

Colleoni con Julien Simon al Gp Indurain: sarà 22°, migliore dei suoi
Con Julien Simon al Gp Indurain: sarà 22°, migliore dei suoi

Il suo spazio

E’ presto per valutare se ad agosto Kevin sarà convocato per la Vuelta, quantomeno dice di non averne un’idea. In ogni caso il Delfinato, per il livello del gruppo in queste ultime settimane, sarà indubbiamente un passaggio impegnativo e prestigioso.

«Finora ho aiutato Yates e mi sta bene così – dice – ma credo che qualora se ne presentasse l’occasione, avrò anche il mio spazio. Nelle corse di inizio anno mi hanno lasciato la mia libertà, però è ovvio che per avere carta bianca, bisogna andar forte e quindi c’è da lavorare ancora tanto».

Con 19 giorni di corsa e tre piazzamenti nei 10 alla Settimana Coppi e Bartali, ora Colleoni tirerà un po’ il fiato a casa, poi dal 12 al 16 maggio sarà in gara al Giro d’Ungheria. E chissà che da quelle parti non si possa incidere la prima tacca…

Pello Bilbao, discesa full gas pensando a Scarponi

22.04.2021
4 min
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C’è tanto Scarponi ancora nel gruppo, anche se sono passati quattro anni. Te ne accorgi la mattina quando al ricordo si abbassa lo sguardo. Te ne accorgi sfogliando i social. E soprattutto te ne rendi conto dopo l’arrivo, quando Pello Bilbao racconta con trasporto di aver fatto una discesa da kamikaze per dedicargli la vittoria.

E’ appena finita la tappa più impegnativa del Tour of the Alps e come spesso accade quando ci si aspetta il finimondo, il mondo è ancora qui con le vette, i prati e il sole del Trentino. Sivakov si è staccato per la botta di ieri e Pello ne ha preso il posto, dopo un giorno di controllo in cui Yates ha mostrato i muscoli quel tanto che è bastato per raffreddare gli entusiasmi di Vlasov. Il colpo di scena, dunque, c’è stato proprio alla fine quando il basco del team Bahrain Victorious è piombato sui due più forti della salita. Li ha agganciati in uno degli ultimi tornanti in discesa e li ha allungati ancora un po’. E poi li ha freddati in volata, con Vlasov che ha picchiato il pugno sul manubrio e Yates a dare l’impressione di disinteressarsi.

«Ero venuto per vincere una tappa – racconta Pello – dopo un secondo posto ai Paesi Baschi dietro Izagirre che ancora mi brucia. Ci ho provato sin dalla prima tappa. Martedì al primo arrivo in salita ho sofferto, ho provato ad andare con il mio passo, ma quando ho ripreso i migliori, Yates aveva già fatto il vuoto. Ieri poteva essere un bel giorno, ma non abbiamo agganciato Moscon e Grosschartner per un solo secondo. E oggi sapevo che la discesa potevo recuperare il distacco dell’ultima salita e giocarmi la tappa. Per questo l’avevo studiata con Pellizotti…».

Froome in fuga: primo segnale di vitalità del britannico
Froome in fuga: primo segnale di vitalità del britannico

Pellizotti e il GPS

Franco lo troviamo dopo che la baraonda del pullman si è posata e i corridori si sono messi giù cercando di recuperare e lanciando ogni tanto ancora qualche incitamento al vincitore di tappa.

«Non conoscevo la discesa – spiega – ma usiamo come tanti VeloViewer che ci permette di interagire con Google Maps e di piazzare l’omino nelle varie curve per capire come sono fatte. I tornanti non davano problemi, perché si vedeva bene la strada dopo. Invece due curve erano più pericolose di altre e volevamo anche capire come fossero fatte quelle nell’ultimo chilometro della discesa, per capire se si potessero fare senza frenare. Lo strumento è utile e con Pello si va sul sicuro, perché guida benissimo. Sapevo che se avesse scollinato con 15 secondi, ce la giocavamo. Yates non avrebbe rischiato di cadere, avendo la maglia. Pello sta andando forte ed è intelligente. Ha capito che non gli conveniva dare tutto nel tratto ripido della salita, perché in cima il finale spianava e avrebbe potuto riconquistare il terreno perduto».

Gianni Moscon riceve una di quelle visite che mettono di buon umore
Per Moscon, una visita che mettoe di buon umore

Dedicato a Scarponi

Pello è lucido in ogni cosa che dice. E quando gli chiedono se con queste vittorie non si senta sottovalutato e non ambisca piuttosto a essere leader della squadra, resiste alla vanità e risponde con la testa.

«Non mi sento sottovalutato – dice – sono perfettamente d’accordo con la gestione che il team fa di noi corridori. Al contrario, trovo che sarebbe stressante essere leader per 90 giorni all’anno. A me piace aiutare i compagni e che siano loro ad aiutare me quando sto meglio. E’ bello vincere, ma è bello anche quando vedo che il resto del team va a segno anche grazie al mio lavoro. Oggi però vincere ha un sapore particolare, perché è il quarto anniversario della morte di “Scarpa” e la vittoria volevo dedicarla a lui. Ho preso tutti quei rischi anche per questo. Abbiamo corso insieme per meno di un anno (il 2017, ndr), ma ho fatto in tempo a capire quale persona speciale fosse. Un corridore fantastico e un uomo capace di relazionarsi in modo grandioso con gli altri».

Hindley (18°) e Bardet (8°), continua la costruzione della forma Giro
Hindley (18°) e Bardet (8°), continua la costruzione della forma Giro

Discesa da brivido

La discesa che per Pello è stata il trampolino verso la vittoria ha messo tanti corridori in crisi. «A un certo punto – raccontava Fabbro sull’arrivo – ho cominciato a vederne troppi che cadevano o arrivavano lunghi nelle curve. Ho da fare un Giro d’Italia e ho preferito pensare alla salute. E se oggi ho pagato la fatica di ieri, domani dovrò ancora andare in fuga».

E’ il bello di questa corsa nervosa e selvaggia. Ogni giorno una fuga e nella fuga mai personaggi banali. Oggi nel gruppetto ripreso proprio all’inizio dell’ultima salita viaggiava addirittura Froome, che ha compensato il senso di una timida ripresa con una curva sbagliata e la conseguente, lieve caduta. Domani l’ultima tappa. Yates appare sicuro, Pello non ha troppo da perdere, Sivakov vorrà rifarsi. Agli italiani resta l’opzione fuga. Bisogna dire che finora non ci è andata affatto male.

Tour of the Alps, primo arrivo in salita e spunta Simon Yates

20.04.2021
4 min
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A Simon Yates era rimasto strozzato in gola l’attacco a Prati di Tivo, quando lo stratosferico Pogacar di marzo era andato a riprenderlo gettando le basi della sua vittoria alla Tirreno-Adriatico. A lui erano andati 6 piccoli secondi e uno zaino di malumore. Ma il ragazzo è orgoglioso e, come ci ha ben spiegato Vittorio Algeri, non ci sta a lasciare vantaggio a suo fratello Adam, vincitore del Catalunya. Così è tornato a casa dalla corsa spagnola con il nono posto sul groppone e si è allenato per bene. Avendo certo in testa il Giro d’Italia, ma anche quel sassolino nella scarpa: pareggiare i conti col fratello. Adesso è certamente presto per dire che Yates abbia ipotecato la vittoria del Tour of the Alps, ma ha offerto una bella dimostrazione di superiorità.

Si sale verso vette innevate, ma la temperatura è mite
Si sale verso vette innevate, ma la temperatura è mite

Testa e gambe

Ha attaccato nel tratto più duro del Kaunergrat-Piller Sattel, ha guidato da grande nella discesa e poi ha scalato con sicurezza l’arrivo di Feichten im Kaunertal. Tutto fa pensare a grandi gambe e grande determinazione.

«Ogni giorno qui è dura – dice – ma non potevo scegliere paesaggio più bello per la prima vittoria di stagione. Ci ho provato più volte, è stata una salita molto impegnativa. Non è stato facile sbarazzarsi di quei ragazzi, ma mi piacciono queste tappe più brevi. Sono combattute sin dall’inizio piuttosto che fare 150 chilometri a spasso e correre solo nel finale. E’ stata una buona giornata, sono molto contento. Fin qui tutto bene, ma ci sono ancora molte tappe molto difficili da affrontare, la quarta ad esempio, quindi vedremo cosa possiamo fare nei prossimi giorni».

Moscon in crisi per le pendenze, frenato anche da una foratura: buon compleanno
Moscon in crisi per le pendenze, frenato anche da una foratura: buon compleanno

Finale in apnea

Simon, come suo fratello Adam, come Landa e pochi altri, quando attacca tira il lungo rapporto. Per questo, quando scatta fa subito il vuoto e costringe gli altri a inseguire su ritmi spesso asfissianti. Così Sivakov ha provato a tenere duro e in un paio di occasioni è riuscito ad acciuffarlo. Ma all’ennesima accelerazione del piccolo britannico, il russo si è arreso alla sua stazza superiore, mostrando il fianco a uno dei rivali del prossimo Giro d’Italia.

«Ma Sivakov è andato forte – dice Yates – e come lui Quintana. Il livello di partecipazione a questa corsa è molto alto e se devo essere onesto, fare il vuoto mi è costato parecchio. Negli ultimi chilometri ho un po’ sofferto».

Visto un Sivakov brillante sulla rotta del Giro, in attesa di Bernal
Visto un Sivakov brillante sulla rotta del Giro, in attesa di Bernal

Brutti ricordi

Nell’attesa delle premiazioni Yates era di ottimo umore, nella conferenza stampa successiva lo ha confermato. Il medico della squadra intanto ragionava ad alta voce sul Giro abbandonato lo scorso anno per la positività al Covid. E si augurava che le misure saranno più stringenti, quantomeno nella scelta degli hotel che lo scorso anno al Giro hanno visto corridori e turisti condividere gli stessi spazi.

Sul traguardo di Feichten im Kaunertal, l’arrivo solitario di Simon Yates
Sul traguardo di Feichten im Kaunertal, l’arrivo solitario di Simon Yates

White all’attacco

Poco più avanti, il diesse del Team Bike Exchange, Matthew White, tracciava un bilancio positivo della giornata.

«Oggi è stata una corsa impressionante per Simon – diceva – molto dura. Doveva essere una tappa dedicata alla sua preparazione come tutta questa gara, che serve a costruire la forma migliore per il Giro d’Italia. E’ la prima vittoria dell’anno per lui e sono certo che ce ne saranno altre. Adesso cercheremo di difendere il suo vantaggio sino alla fine. Sarà pure una corsa in preparazione, ma è una corsa importante e 45” sono un margine su cui ragionare».

Quintana ha provato un paio di scatti, poi ha ceduto 1’42”
Quintana ha provato un paio di scatti, poi ha ceduto 1’42”

Un buon vino rosso

Sembra che Simon lo abbia sentito, sembra che non abbia fatto altro che pensare a questo su quell’ultima salita.

«Il Tour of the Alps – dice – non è paragonabile al Giro d’Italia, perché qui si corre in modo molto più aggressivo. Però prendiamo il buono e andiamo avanti. Non credo che dedicherò questa corsa a qualcuno in particolare perché so il duro lavoro che ho dovuto fare per tornare a questo livello. Perciò stasera apriremo una buona bottiglia di vino rosso con i miei compagni, la berremo e poi penseremo alla tappa di domani».

Team Bike Exchange: si riparte con un solo Yates

20.04.2021
3 min
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Anno di grandi cambiamenti per la società australiana, che ha preso il nome di Team Bike Exchange, dallo sponsor tecnico (saluti a Scott e passaggio alla Bianchi), fino all’impostazione stessa della squadra. L’addio di Adam Yates è molto pesante, ridisegna completamente gli equilibri del team ed è arrivato oltretutto nell’ultimissima parte del ciclomercato in maniera un po’ inattesa, soprattutto per la destinazione del britannico, gli odiati… cugini della Ineos. La separazione dei due fratelli Yates rappresenta una scelta ben precisa, quella di dare maggiori responsabilità a quello rimasto, Simon, che ha dovuto cucirsi sulle spalle i gradi di capitano per ogni grande Giro.

Tour of the Alps, Simon Yates vince da solo la 2ª tappa
Tour of the Alps, Simon Yates vince da solo la 2ª tappa

Rinforzo Matthews

I responsabili della Bike Exchange hanno pensato bene di riscrivere le caratteristiche del team, per renderlo competitivo in ogni situazione. L’arrivo di Michael Matthews porta grandissima qualità nelle corse di un giorno, soprattutto per le grandi classiche, grazie all’australiano che è un interprete di prim’ordine sia per quelle veloci che per quelle altimetricamente più impegnative.

Con Kangert invece si dà maggior corpo alla squadra per garantire copertura alle punte in montagna, aggiungendo spessore al lavoro di gente come Nieve e Meyer, mentre Chaves resta l’uomo per i colpi di mano, una funzione che sembra avergli ridato fiducia come si è visto nel 2020.

Alla Gand-Wevelgem 2021, grande lavoro per Michael Matthews
Alla Gand-Wevelgem 2021, grande lavoro per Michael Matthews

Colleoni in rampa

Con grande curiosità sono attesi poi i primi passi fra i professionisti del “figlio d’arte” Kevin Colleoni, considerato uno dei prospetti più promettenti non solo del movimento italiano, corridore che nelle prospettive del team australiano potrebbe un domani raccogliere l’eredità di Adam Yates come leader nelle corse a tappe.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Hans J.J.BauerTakakaNzl07.04.19852010
Samuel J.R.BewleyRotoruaNzl22.07.19872012
Brent BookwalterAlbuquerqueUsa16.02.19842008
J.Esteban Chaves RubioBogotàCol17.01.19902011
Kevin ColleoniPonte S.PietroIta11.11.19992021
Luke DurbridgeGreenmountAus09.04.19912012
Alexander J.L.EdmonsonTiriAus22.12.19932016
Tsgabu Gebremaryam GrmayMacalléEth25.08.19912012
Kaden GrovesBrisbaneAus23.12.19982020
Lucas HamiltonAraratAus12.02.19962017
Michael HepburnBrisbaneAus17.08.19912012
Damien HowsonAdelaideAus13.08.19922014
Amund Grohdahl JansenNesNor11.02.19942017
Christopher JensenWaldsteinDen06.07.19892012
Tanel KangertVandraEst11.03.19872008
Alexander KonychevVeronaIta25.07.19982020
Michael MatthewsCanberraAus26.09.19902011
Cameron MeyerViveashAus11.01.19882009
Luka MezgecKranjSlo27.06.19882011
Mikel Nieve IturraldeLeitzaEsp26.05.19842009
Barnabas PeakBudapestHun29.11.19982020
Nicholas SchultzBrisbaneAus13.09.19942017
Callum ScotsonGawlerAus10.08.19962019
Dion SmithTauakiNzl03.03.19932016
Robert StannardSydneyAus16.09.19982019
Simon Philip YatesBuryGbr07.08.19922014
Andrey ZeitsPavlodarKaz14.12.19862008

DIRIGENTI

Brent CopelandRsaGeneral Manager
Matthew WhiteAusDirettore Sportivo
Vittorio AlgeriItaDirettore Sportivo
Gene BatesAusDirettore Sportivo
Julian DeanNzlDirettore Sportivo
Mathew HaymanAusDirettore Sportivo
David Mc ParlandAusDirettore Sportivo
Marco PinottiItaDirettore Sportivo
Andrew SmithRsaDirettore Sportivo
Matthew WilsonAusDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Il team australiano, che ha cambiato nome ma non proprietà, corre da quest’anno su bici Bianchi: un ritorno, visto che al debutto del gruppo al professionismo proprio da Bianchi si partì. I corridori hanno a disposizione modelli Oltre XR4, Specialissima e Aquila CV: le prime due sono dedicate alle gare in linea, mentre la terza è per le cronometro. L’equipaggiamento è Shimano, gli pneumatici Pirelli.

CONTATTI

TEAM BIKE EXCHANGE (Aus)

Via Ginevra 5, 69 Lugano (SUI)

contact@greenedgecycling.comwww.greenedgecycling.com

Facebook: @GreenEdgeCycling

Twitter: @GreenEDGEteam

Instagram: greenedgecycling

Gemelli Yates, uguali per modo di dire! Algeri racconta

31.03.2021
4 min
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Gli Yates sfuggono alla regola, come fu in epoca recente anche con gli Schleck, secondo cui tra due fratelli che corrono uno va forte e l’altro fa numero. Sarà perché sono gemelli? I due britannici vanno come le moto e adesso che Adam è passato alla Ineos Grenadiers avranno finalmente modo di misurarsi. E se inizialmente è parso strano che si siano separati, adesso la novità inizia a sembrare ghiotta. Pur essendo gemelli, quali sono le differenze fra loro? Lo abbiamo chiesto a Vittorio Algeri, che li ha accolti alla Orica-GreenEdge nel 2014 e li ha visti crescere.

Lo scatto di Simon Yates verso Prati di Tivo è stato un bel segno di vitalità
Lo scatto di Simon Yates verso Prati di Tivo è stato un bel segno di vitalità
Sono proprio uguali?

Mica tanto. Adam è più estroso e al limite anche nervoso. Simon è più calmo e riflessivo. Adam a volte esplode. Sono sempre stati così, ma fra loro vanno d’accordo, pur essendo sempre in competizione. Se uno vince, l’altro cerca di pareggiare subito i conti. Ricordate quando nel 2018 Simon vinse alla Parigi-Nizza e il giorno dopo Adam andò in fuga e vinse alla Tirreno-Adriatico a Filottrano? Fra loro è sempre così.

Simon sembrava più vincente…

Simon sembrava il predestinato, ma Adam ripeteva che avrebbe vinto grandi corse anche lui. Al Catalunya ci è riuscito e si è lasciato indietro anche il fratello, ma va detto che Simon ha perso le corse spagnole di inizio stagione e ha bisogno di fare chilometri.

Scattano entrambi in salita con il lungo rapporto.

Adam ha sempre esagerato. La sua prima corsa con noi fu in Argentina. Nella settimana che precedeva la gara, seguendolo in allenamento non facevo che dirgli di andare più agile. Poi però vinse la classifica dei giovani, quindi evidentemente quei rapportoni non li pagò.

Adam Yates ha vinto il Catalunya, precedendo i compagni Porte e Yates
Adam Yates ha vinto il Catalunya, precedendo Porte e Yates
Simon è più agile?

Agile è un parolone – sorride Algeri – e comunque hanno i loro allenatori che li guidano. Piuttosto spero che Simon abbia risolto i suoi problemi e possa tornare quello del Giro 2018. Ha doti importanti. L’anno scorso era preparato bene per il Giro, poi saltò fuori la positività al Covid. Quest’anno ha corso la Tirreno senza preparazione. A Prati di Tivo ha attaccato bene, ma si è visto che in finale gli è mancata la base. E a Castelfidardo ha avuto i crampi per lo stesso motivo.

Era prevedibile che si sarebbero separati?

Secondo me era nell’aria e credo che Ineos abbia fatto una bella offerta. In più qui al Team Bike Exchange nel frattempo era tornato Matthews, per cui il budget si è stretto.

Ricordi quando dissero che non sarebbero mai andati al Team Sky?

Ci ho pensato (Algeri ride, ndr), ma cambiare idea ci può stare. Il primo pensiero quando Adam disse che sarebbe andato là, fu che sarebbe andato a tirare per gli altri. In realtà fino a questo momento ha avuto le gambe per imporsi ed essere lui uno dei leader. Sono contento se riuscirà a confermarsi a quel livello, altrimenti ci saranno logiche di squadra da seguire, come è normale.

Simon e Adam alla Vuelta 2018 corsa insieme: Adam si riconosce per la cicatrice sul mento
Insieme alla Vuelta 2018: Adam si riconosce per la cicatrice sul mento
Lo vedi adatto ai grandi Giri?

Sulla carta si è sempre pensato che fosse Simon il più adatto alle tre settimane, in cui bisogna sapersi gestire in modo più oculato. Adam può vincere bene il Catalunya, anche se sempre con noi fece un bel Tour nel 2016, arrivando 4° in classifica dietro Froome, Bardet e Quintana, ma a soli 37″ dal secondo posto. E sempre quell’anno vinse la maglia bianca. Sarei curioso di vederlo partire come leader, per capire come regge la responsabilità.

Mentre Simon?

Simon deve mettere chilometri nelle gambe. Non so se al Catalunya abbia sofferto il fatto di stare dietro al fratello – chiude Algeri – spero solo che torni ai suoi livelli. Così poi vederli uno contro l’altro sarà ancora più divertente.

VIDEO/Yates è guarito e aspetta il Giro

09.12.2020
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Simon Yates, a Torino per le visite mediche prima di inizio stagione, racconta la sua stagione sfortunata. Prima la Tirreno-Adriatico vinta da dominatore, poi il Giro d'Italia, iniziato con grandi ambizioni e finito in anticipo a causa del Covid...

«Sto bene, bene grazie – dice Simon Yates – ho già ricominciato ad allenarmi per la nuova stagione e non vedo l’ora che inizi».

Parte così la nostra chiacchierata con il corridore britannico, che nel 2021 sarà ancora nel gruppo GreenEdge Cycling e correrà separato dal fratello Adam, passato al Team Ineos-Grenadiers. L’incontro si è svolto presso il Centro IRR di Torino (Istituto delle Riabilitazioni Riba), dove Brent Copeland ha convocato Yates e Esteban Chaves, di cui vi racconteremo nel prossimo video.

La collaborazione fra il Centro e il manager sudafricano era iniziata sin dai tempi in cui Brent guidava il Team Bahrain-McLaren e si è pensato bene di non interromperla proprio ora che Brent ha preso in mano la ex Mitchelton-Scott. Che oltre ai vertici ha cambiato anche le bici, passando a Bianchi.

Dottor Riba centro IRR, Brent Copeland
Le visite si sono svolte presso il Centro IRR del dottor Riba, scelto da Brent Copeland
Dottor Riba centro IRR, Brent Copeland
Il dottor Riba del Centro IRR e Brent Copeland

«Il 2020 – prosegue Yates – è stato un anno storto, ma sapevamo i rischi che correvamo per continuare a correre. Al Giro ero in grandissima forma, ma non è andata bene. Vediamo cosa offre l’anno prossimo e magari sarò di ritorno. Abbiamo visto il percorso del Tour, aspettiamo quello del Giro. Torno qui sempre volentieri, perché amo le gare che fate, la gente e la cultura che si respira qui».

Il discorso va poi avanti parlando di quanto sarà strano ed emozionante correre contro suo fratello Adam. E poi anche di Ganna, visto che lo stesso Simon in passato era un inseguitore…

Scott Addict RC Pro

Nuova Scott Addict RC, ancora più veloce

30.10.2020
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Scott non si fa trovare impreparata per il 2021 e lancia sul mercato la nuova Addict RC. Una bicicletta dal pedigree prestigioso che ha vinto la Vuelta lo scorso anno con Simon Yates. La nuova versione si propone ancora più competitiva.

Un punto su cui Scott ha lavorato molto è l’aerodinamica, ad iniziare dall’integrazione dei cavi. La nuova Addict RC è la prima bici che ha il passaggio dei cavi totalmente integrato sia per i gruppi meccanici che elettronici. Questo risultato si è avuto con il nuovo “asse eccentrico per forcella”. In pratica è stato creato uno spazio fra i cuscinetti, superiore e inferiore, della serie sterzo. In questo modo è possibile far passare tutti i cavi sia della trasmissione che dei freni. Tutto questo in combinazione con il manubrio Creston IC ha prodotto la piena integrazione.

Sempre per favorire l’aerodinamica è stato brevettato un nuovo profilo dei tubi, con l’obiettivo di ridurre la resistenza all’aria. Anche i foderi obliqui più bassi concorrono a migliorare l’aerodinamica evitando che l’aria ristagni in quella zona e crei una resistenza maggiore.

Il marchio svizzero è riuscito grazie a una stratificazione innovativa delle fibre di carbonio a modulo elevato, a incrementare la rigidità del telaio del 14,5% e senza penalizzazioni in termini di peso. La geometria è ovviamente tipica di una bicicletta orientata alla ricerca delle prestazioni.

Nell’immagine di apertura si vede la Scott Addict RC Pro montata con lo Shimano Dura Ace Di2 e ruote Syncros Capital 1.0 35 Disc.

Prezzo di euro 8.499,00

scott-sports.com