Morte Francesco Mazzoleni, 15 febbraio 2026, Team Goodshop Yoyogurt

EDITORIALE / L’indifferenza uccide più della velocità

16.02.2026
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L’arco dell’amore di Melendugno. La valanga e i tre morti della Val Veny. Il tentativo di rapimento al supermercato di Bergamo. Il secondo oro di Federica Brignone e quello di Lisa Vittozzi nel biathlon. Il bambino cui hanno trapiantato il cuore “bruciato”. L’interrogatorio dei coniugi di Crans Montana. Persino il diciottenne investito a Roma dal referente di Elon Musk. Ma di Francesco Mazzoleni nei telegiornali nazionali di ieri sera e quelli del mattino non c’era traccia. Se ammazzano un ciclista non fa notizia?

La vita spezzata

La storia probabilmente l’avete già letta. Francesco Mazzoleni, under 23 della Goodshop Yoyogurt di Torino, stava rientrando da un allenamento quando è stato investito da un’auto che proveniva dalla direzione opposta lungo la provinciale 175 nella bergamasca. Strada dritta, doppia striscia nel mezzo. Non si sa molto sulla dinamica. Quel che resta è la morte di un ragazzo del 2007 che sognava di fare il corridore e intanto preparava la maturità.

L'incidente è avvenuto lungo la provinciale 175 nel territorio di Barzana (foto Michele Meraviglia/L'Eco di Bergamo)
L’incidente è avvenuto lungo la provinciale 175 nel territorio di Barzana (foto Michele Meraviglia/L’Eco di Bergamo)
L'incidente è avvenuto lungo la provinciale 175 nel territorio di Barzana (foto Michele Meraviglia/L'Eco di Bergamo)
L’incidente è avvenuto lungo la provinciale 175 nel territorio di Barzana (foto Michele Meraviglia/L’Eco di Bergamo)

La bici spezzata in due e l’auto dell’investitore sono state poste sotto sequestro. Non si sa molto sulla dinamica, si diceva, ma per spezzare a quel modo il telaio della sua bici l’urto deve essere stato violentissimo, la velocità sostenuta. Per Francesco non c’è stato nulla da fare, ma la notizia non è uscita dal ristretto ambito del ciclismo, seguita con grande tempismo dal comunicato della Lega e del presidente Pella. Ma i comunicati non bastano più.

La violenza di Stato

Stando ai dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 i femminicidi sono stati 97: uno ogni tre giorni e mezzo. Secondo l’osservatorio ASAPS.IT, i ciclisti uccisi sono stati 222: uno ogni giorno e mezzo. La risposta dei media è semplicemente scandalosa: ai primi viene concessa la necessaria attenzione, i secondi vengono ignorati. Quanto allo Stato, è difficile trovare la parola giusta senza cadere nel turpiloquio: forse disarmante è il termine giusto.

Giusto ieri, per una drammatica ironia della sorte, è capitato di scrivere di sicurezza per bici.STYLE, commentando un’iniziativa nata nel Comune di Tivoli.

«Le trattative estenuanti per riconoscere la distanza del metro e mezzo nel Codice della Strada – abbiamo scritto – sono state pari a quelle altrettanto disarmanti sul consenso nella Legge sulla violenza sessuale. Il primato del maschio che non accetta limitazioni, il primato del motore che non accetta di rallentare. Si parla in entrambi i casi di soggetti deboli, resi tali da una cultura sbagliata e violenta, che il sistema non riesce o non vuole riconoscere come tali».

E' difficile spiegarsi l'indifferenza o l'incapacità della politica di fronte alla mattanza sulle strade
E’ difficile spiegarsi l’indifferenza o l’incapacità della politica di fronte alla mattanza sulle strade
E' difficile spiegarsi l'indifferenza o l'incapacità della politica di fronte alla mattanza sulle strade
E’ difficile spiegarsi l’indifferenza o l’incapacità della politica di fronte alla mattanza sulle strade

La legge esiste già

Mentre tanti si riempiono la bocca della parola sicurezza pensando di mascherare la loro palese inadeguatezza, sulle strade si continua a morire con una regolarità imbarazzante e drammatica: dal primo gennaio, sempre secondo l’osservatorio ASAPS.IT, i ciclisti morti sono stati 15.

Nel 2001, quando il doping dilagava nel ciclismo, il presidente federale Ceruti propose di fermare il gruppo per un mese. Che cosa si dovrebbe fare oggi, davanti alla mattanza dei ciclisti sulle strade? Bisogna arrendersi alla violenza della velocità? Bisogna vietare l’uso della bicicletta? E’ così difficile ottenere il rispetto della legge, fare multe e ritirare patenti? E’ difficile o non interessa? C’è dietro la stessa aberrante logica per cui se una donna ha detto di no in realtà voleva dire di sì?

Nella ZTL di Roma è stato imposto il limite dei 30 all’ora. Siamo ciclisti, sappiamo bene che cosa significhi andare a 30 di media: se trovi una salita oppure ti fermi, la media va giù. Si ha un bel dire che la media nel centro di Roma si aggira fra i 16 e i 20 all’ora, ma vogliamo andare a vedere cosa accade alla partenza dei semafori e fra un ingorgo e l’altro, quando per tenere la media si sfreccia a 90 all’ora su strade piene di auto, motorini, bici e pedoni?

Silvia Piccini fu uccisa nel 2021 a 17 anni. L’automobilista patteggiò la pena (sospesa) di un anno e 4 mesi e perse la patente per 3 anni. Può bastare per chiamarla giustizia?
Silvia Piccini fu uccisa nel 2021 a 17 anni. L’automobilista patteggiò la pena (sospesa) di un anno e 4 mesi e perse la patente per 3 anni. Può bastare per chiamarla giustizia?

Politici senza vergogna

Ancora una volta siamo qui a chiedere di sopravvivere a un allenamento o una semplice passeggiata, atterriti dalla prospettiva che lo smarrimento e l’indignazione per la morte di uno di noi durino per il tempo della sepoltura e poi vengano dimenticati.

Da Silvia Piccini a Francesco Mazzoleni, passando per Matteo Lorenzi e Sara Piffer, Scarponi e Rebellin e nell’impossibilità di ricordarli tutti, riteniamo sia giunto il momento che i signori Ministri e a caduta tutti quelli che si nutrono dei nostri tributi nella catena alimentare dello Stato diano un senso ai loro stipendi. Altrimenti chiedano scusa e tornino a casa: quelli che governano e quelli che si oppongono. Sono tutti uguali e sono ingrassati abbastanza grazie ai nostri soldi e ai nostri morti. L’incompetenza e la superficialità dovrebbero essere bandite da ogni contesto professionale. L’indifferenza uccide più della velocità.

A.C. Milan, stadio San Siro

“Vinci il Milan con Sara”: un concorso tra sport, sicurezza e… valori

13.02.2026
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Sara Assicurazioni e il Milan celebrano una partnership che va oltre la semplice sponsorizzazione. Un progetto costruito su valori condivisi: eccellenza, innovazione e passione. Spirito di squadra. Principi che accomunano una delle più storiche compagnie assicurative italiane a uno dei club più iconici e vincenti dello sport internazionale.

Sara Assicurazioni, assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, affianca il club rossonero come Regional Partner per l’Italia e Official Insurance Partner. Un ruolo strategico. Fin dalla prima stagione, l’accordo ha dimostrato solidità e visione. Non solo in termini di visibilità del brand, ma soprattutto per la capacità di creare esperienze autentiche e contenuti ad alto valore emotivo, capaci di parlare a pubblici diversi.

I numeri confermano l’impatto della collaborazione. Oltre 10.000 clienti Sara hanno partecipato al contest che ha permesso di calciare rigori sul prato di San Siro. Più di 500 stakeholder hanno vissuto l’esperienza hospitality e tribuna durante le gare casalinghe. Le campagne digital e social hanno superato le 675.000 visualizzazioni complessive. Risultati che raccontano una strategia integrata, coerente e orientata al coinvolgimento reale.

A.C. Milan, stadio San Siro
Grazie a Sara Assicurazioni avrete la possibilità di andare vivere la partita allo stadio in maniera diversa
A.C. Milan, stadio San Siro
Grazie a Sara Assicurazioni avrete la possibilità di andare vivere la partita allo stadio in maniera diversa

Presenza a San Siro

Per la stagione in corso, la presenza di Sara Assicurazioni allo Stadio di San Siro è ulteriormente rafforzata. E’ prevista la domination dei jumbo LED durante le partite, insieme a una visibilità costante sui canali digitali ufficiali del Milan. A questo si affiancano nuove attivazioni social e digital. Il messaggio resta chiaro. Sport come stile di vita attivo. Sicurezza come valore quotidiano. Responsabilità come impegno concreto.

Il cuore della partnership resta l’esperienza. Clienti, agenti e dipendenti continuano a essere protagonisti di iniziative esclusive. Contest dedicati. Premi straordinari. Accessi privilegiati al mondo rossonero. Alcuni avranno la possibilità di scendere in campo a San Siro. Altri vivranno giornate speciali pensate per le famiglie, con i figli dei dipendenti chiamati ad accompagnare i giocatori all’ingresso in campo. Esperienze che rafforzano il senso di appartenenza.

La collaborazione si estende anche ai servizi. Sara Assicurazioni fornisce soluzioni assicurative dedicate alla squadra, allo staff e all’intera community del Milan. Parallelamente, prosegue l’impegno sui temi della sicurezza stradale. Un ambito centrale anche per chi pratica sport su strada, come il ciclismo. I corsi di guida sicura organizzati nei centri di eccellenza ACI-Sara di Lainate e Vallelunga rappresentano un punto di riferimento per formazione e prevenzione. Sicurezza come cultura. Non solo come regola.

Bici&co
Bici&Co è l’offerta di Sara Assicurazioni dedicata a chi va in bici
Bici&co
Bici&Co è l’offerta di Sara Assicurazioni dedicata a chi va in bici

Comunicazione al top

Grande attenzione è riservata anche alla comunicazione. Dopo il successo delle passate edizioni, continua il format video “Fuoriclasse di Sicurezza”. Oltre 10 milioni di visualizzazioni complessive. Un progetto che quest’anno ha coinvolto il Brand Ambassador Daniele Massaro, le calciatrici della Prima Squadra femminile e i giovani atleti di Milan Futuro. Testimonianze credibili. Linguaggio diretto. Messaggi accessibili.

La partnership guarda anche oltre il campo. Sara Assicurazioni e AC Milan condividono un impegno concreto sui temi di sostenibilità e inclusione. La collaborazione con Fondazione Milan sostiene progetti di sviluppo sociale e sportivo rivolti alle fasce più fragili della popolazione. Lo sport come strumento educativo. Lo sport come leva di cambiamento. Un concetto che trova piena sintonia anche nel mondo del ciclismo, da sempre veicolo di valori positivi e inclusivi.

Daniele Massaro, brand ambassador A.C. Milan
Daniele Massaro, brand ambassador A.C. Milan
Daniele Massaro, brand ambassador A.C. Milan
Daniele Massaro, brand ambassador A.C. Milan

Un contest… da favola

All’interno di questo quadro si inserisce anche il concorso “Vinci il Milan con Sara”. Un’iniziativa riservata esclusivamente ai clienti della compagnia, pensata per offrire un accesso privilegiato alle partite casalinghe del Milan. In palio, numerose coppie di biglietti per il Primo Anello Arancio di San Siro. Un’esperienza premium, da condividere con un accompagnatore.

Il concorso è attivo fino al prossimo 10 aprile. La partecipazione avviene tramite Area Personale o app SaraConMe, con la possibilità di esprimere due preferenze tra le partite disponibili. Le estrazioni si svolgono quindici giorni prima di ogni match. Tutti gli iscritti accedono automaticamente all’estrazione finale.

Il premio conclusivo è un’esperienza esclusiva a Milanello. Tour del centro sportivo. Accesso a bordo campo durante l’allenamento della Prima Squadra. Sessioni di test sportivi professionali seguiti dallo staff tecnico. E una sfida finale. Uno shoot out contro un portiere della Prima Squadra Maschile. Le spese di viaggio sono interamente coperte da Sara Assicurazioni.

Quella tra il Milan e Sara Assicurazioni è una partnership che dimostra come sport, sicurezza e coinvolgimento possano convivere in un progetto strutturato. Non solo visibilità. Non solo comunicazione. Ma esperienze reali, capaci di lasciare un segno duraturo. Anche fuori dal campo.

Sara Assicurazioni

Gruppo Sara, Giro d'Italia, sponsor

Gruppo Sara: tagliato il traguardo delle 3 stelle FIA Road Safety Index

28.01.2026
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Il Gruppo Sara ha conquistato il massimo riconoscimento del FIA Road Safety Index, ottenendo le 3 stelle: il punteggio più alto previsto dal programma internazionale promosso dalla Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA). Un risultato di assoluto rilievo che certifica l’impegno concreto del Gruppo nella gestione della sicurezza stradale e nella valutazione dell’impatto sociale delle proprie attività legate alla mobilità.

In particolare, Sara Assicurazioni e Sara Vita sono risultate rispettivamente la prima compagnia assicurativa in Italia e la seconda in Europa a raggiungere questo ambizioso traguardo. Un primato che rafforza il posizionamento del Gruppo Sara come punto di riferimento nel panorama europeo della sicurezza stradale.

Un traguardo ambizioso

Il riconoscimento arriva al termine di un “audit” molto approfondito che ha analizzato politiche aziendali, processi interni, regolamenti, comportamenti su strada dei dipendenti, mezzi di trasporto utilizzati e, soprattutto, il livello di coinvolgimento del management. Un’analisi strutturata che riflette l’approccio sistemico del FIA Road Safety Index, pensato per valutare l’intera “safety footprint” di un’organizzazione.

L’Indice FIA si distingue infatti per una metodologia che considera tutte le attività connesse alla mobilità aziendale, consentendo alle imprese di misurare il proprio contributo alla sicurezza stradale lungo l’intera catena del valore. L’obiettivo è chiaro: individuare aree di miglioramento e promuovere una cultura della prevenzione sempre più diffusa, in linea con le più recenti raccomandazioni internazionali.

In questo contesto, il ruolo delle aziende è centrale. La promozione di una mobilità più sicura e sostenibile è uno dei pilastri dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che invita le organizzazioni a integrare la sicurezza stradale nelle proprie strategie ESG come elemento chiave dell’impatto sociale. E il percorso intrapreso dal Gruppo Sara si inserisce pienamente in questa visione.

Il punteggio massimo ottenuto evidenzia come la sicurezza stradale sia parte integrante della responsabilità sociale d’impresa del Gruppo con sede a Roma, con ricadute dirette sulla tutela delle persone e sul benessere delle comunità. Un impegno che si traduce anche in azioni concrete verso l’esterno, attraverso lo sviluppo di soluzioni assicurative dedicate alla mobilità e iniziative di sensibilizzazione.

Tra queste spicca lo storico progetto di educazione stradale “Sara Safe Factor”, rivolto ai giovani, e l’investimento strutturale che vede la Compagnia destinare ogni anno l’1% dell’utile netto a progetti per la sicurezza stradale. La celebrazione ufficiale del traguardo e del riconoscimento si è svolta nel corso del passato mese di dicembre presso il Centro di Guida Sicura ACI-Sara di Roma Vallelunga.

Marco Brachini, Chief Marketing, Brand & Customer Experience Officer Sara Assicurazioni
Marco Brachini, Chief Marketing, Brand & Customer Experience Officer Sara Assicurazioni
Marco Brachini, Chief Marketing, Brand & Customer Experience Officer Sara Assicurazioni
Marco Brachini, Chief Marketing, Brand & Customer Experience Officer Sara Assicurazioni

Un modello virtuoso

Il riconoscimento assume un valore ancora maggiore se inserito nel quadro globale della sicurezza stradale. Ogni anno nel mondo si registrano circa 1,19 milioni di vittime e 50 milioni di feriti a causa di incidenti. In Italia, secondo i dati ISTAT e ACI, nel 2024 si sono verificati oltre 170.000 incidenti, con più di 3.000 vittime e 233.000 feriti, per un costo sociale pari all’1% del PIL.

«La sicurezza stradale non può essere delegata solo alle istituzioni – ha dichiarato Luca Pascotto, Head of Road Safety & Global Advocacy FIA – e l’esperienza di Sara dimostra come il settore privato possa avere un ruolo determinante nel proteggere le persone e generare un impatto positivo sulle comunità locali». 

Un messaggio chiaro, che pone il Gruppo Sara come modello virtuoso per l’intero sistema della mobilità.

Gruppo Sara

Lazer casco, occhiali, Sphere KinetiCore

Lazer Sphere KinetiCore: il casco dinamico per un ciclismo senza confini

21.01.2026
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La scelta del casco giusto e che sia in grado di accompagnarci durante tutte le nostre uscite e pedalate, a seconda del grado di difficoltà tecnica e dell’impegno richiesto, è fondamentale. Da questo elemento passa gran parte della sicurezza e del nostro benessere una volta saliti in bici. Con Lazer arriva un nuovo elemento: il casco Sphere KinetiCore, un prodotto dinamico e multiuso capace di rispondere attivamente alle diverse esigenze

Con lo Sphere KinetiCore Lazer ha voluto dare un supporto e realizzare un casco che sia studiato e pensato per una grande varietà di ciclisti con altrettanti stili di guida. 

La tradizione prosegue

L’azienda belga che conta più di cento anni di esperienza, sviluppo e innovazione arriva a realizzare questo nuovo casco con l’intento di proseguire il cammino di crescita tecnica e di design. Alla base di tutto c’è sempre l’obiettivo di mettere al centro la sicurezza del ciclista. Per questo il casco Sphere KinetiCore offre una protezione dagli impatti a 360 gradi. 

Grazie alla tecnologia Controlled Crumple Zones l’utente sarà sempre al sicuro e protetto, anche in caso di impatti rotazionali. Infatti lo Sphere KinetiCore è progettato per avere delle zone che si deformano in maniera strategica a seconda della pressione, in modo da deviare l’energia dell’impatto lontano dalla testa e dalle zone sensibili. 

Lazer casco, occhiali, Sphere KinetiCore
Le cinghie cucite garantiscono una chiusura resistente e sicura
Lazer casco, occhiali, Sphere KinetiCore
Le cinghie cucite garantiscono una chiusura resistente e sicura

Pratico

Un altro obiettivo di Lazer era quello di creare un casco leggero (soli 270 grammi in taglia M), ventilato e comunque in grado di offrire un buon supporto aerodinamico. Il ridotto uso della plastica ha permesso di risparmiare in termini di peso, senza compromettere la sicurezza e la stabilità in caso di impatto a terra. 

Lo Sphere KinetiCore è un casco pensato per un utilizzo quotidiano, quindi a ogni livello. Pratico e con caratteristiche che mettono al centro il comfort e la sicurezza. Il sistema di fissaggio per gli occhiali, presente nella parte anteriore, permette di mantenere questo accessorio in posizione quando non viene utilizzato. Riducendo così il rischio che possa cadere in caso di sobbalzi

E’ presente anche una porta LED integrata, la quale consente di montare il Lazer Universal LED per una visibilità ottimale in condizioni di scarsa luce.

Dettagli tecnici

Il comfort è garantito dal sistema di regolazione, facile da utilizzare e che porta l’utente ad avere un’ottima stabilità durante l’uscita. Con un profilo sottile e la forma aerodinamica il casco Sphere KinetiCore offre un look moderno e veloce, con  ampie prese d’aria anteriori che garantiscono un flusso ottimale per mantenere la testa fresca in ogni uscita.

Le taglie disponibili sono tre: S, M e L. 

Nove sono le colorazioni: Matte Black, Black Red, Electric Blue; Flash Orange, Frozen Violet, Deep Green, Harbor Grey, Tyrian, White Silver. 

Prezzo: 139,99 euro. 

Lazer

Tour de France 2025, Parigi, Jonathan Milan, GEraint Thomas

Guercilena: per essere sicuri, bisogna (anche) saper frenare

20.11.2025
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Qualunque sia l’argomento, dopo un po’ che ne parli con Guercilena ti accorgi che il suo approccio è sempre molto razionale. Analisi, sintesi, conclusione. E laddove l’ultima non sia possibile, viene sostituita da un’ipotesi o una domanda. Così è anche sul tema della sicurezza, dopo che la sua squadra femminile è stata squalificata per i GPS del Romandia, dopo che l’UCI ha proposto una serie di misure più posticce che incisive e la limitazione dei rapporti, subito vietata dal garante belga.

Nel frattempo le medie si alzano e non si capisce se e come sia possibile limitare le velocità del gruppo. Non si capisce nemmeno se sia necessario intervenire sulle bici, sulle strade o cos’altro. Probabilmente perché nessuno ha ancora fatto un’analisi completa e seria.

«Io sono convinto – dice il team manager della Lidl-Trek – che il discorso sicurezza debba passare attraverso dei materiali sicuri. Il miglioramento della velocità è insito nella tecnologia della performance. Per cui se anche si decidesse di limitare un materiale, la ricerca e lo sviluppo andrebbero comunque a svilupparne un altro più veloce. Si decide di imporre cerchi da 35? L’ingegneria porterà i cerchi da 35 a essere aerodinamici e con un momento di inerzia pari a quelli da 90, per cui certe limitazioni non saranno mai soluzioni durature».

Tour de France 2025, Luca Guercilena
Luca Guercilena è il general manager della Lidl-Trek. Negli anni è stato anche preparatore e direttore sportivo
Luca Guercilena è il general manager della Lidl-Trek. Negli anni è stato anche preparatore e direttore sportivo
Il problema è che le performance migliorano, mentre le strade peggiorano…

Il discorso è esattamente questo. Uno dei punti da affrontare è l’attenzione alle protezioni sulle strade. Aiuterebbe un sacco se ci fosse un sistema efficace, che chiaramente sarebbe anche costoso, per proteggere determinati punti in modo migliore. E poi viene l’aspetto dei materiali, che però va studiato e pensato in modo scientifico. Servono dei regolamenti che garantiscano maggiore sicurezza e il modo giusto di applicarli. Ma secondo me non è tutto vincolato alla velocità.

Cos’altro c’è?

Una questione di approccio culturale. Bisogna mettersi nell’ordine di idee che a un certo punto si può anche frenare. Secondo me uno degli snodi è che la correttezza tra atleti è venuta un po’ meno, perché l’età media del gruppo continua a scendere. Di conseguenza la spavalderia dei 18 anni contrasta con la maturità degli atleti più grandi, che hanno un altro raziocinio nell’individuare il momento in cui è meglio frenare piuttosto che ammazzarsi.

Vuoi dirci che è possibile dire a un corridore di correre un po’ meno forte?

Parlo dei miei. Da un po’ abbiamo iniziato a dirgli: «Ragazzi, il rischio deve essere controllato. Nel senso che tra avervi fuori per tre mesi e fare secondo, fate secondo!». L’investimento che faccio su Ayuso, Ciccone, Milan, Skjelmose o Pedersen non è banale. Certo, per l’amor di Dio, se devi rischiare per la volata che vale la vittoria, allora rischia. Però se devi cadere nella curva a 70 chilometri dall’arrivo e stai fuori un mese, allora no. Devono frenare, perché il valore dell’atleta è talmente elevato che la sommatoria la fai a fine stagione, non sulla singola gara. Se devi vincere il Fiandre è una cosa, però non dirò mai a un corridore di rischiare l’osso del collo ai meno 20 dall’arrivo perché dobbiamo posizionarci bene in volata al Tour du Poitou-Charentes. Siamo tutti consapevoli che le cadute fanno male e secondo me la discussione dovrebbe essere molto più scientifica e analizzata in dettaglio.

Correre rischi va bene solo se serve per arrivare a vincere, dice Guercilena, altrimenti è meglio tirare i freni
Correre rischi va bene solo se serve per arrivare a vincere, dice Guercilena, altrimenti è meglio tirare i freni
Hai parlato della baldanza dei corridori di 18 anni…

Per le leggi del mercato l’età media del gruppo sta diminuendo. Mi ci metto anch’io, non voglio fare il buono e dire che gli altri sono cattivi. Facciamo passare gente che da un inverno all’altro passa dai 90 chilometri delle gare juniores ai 290 della Sanremo. E’ inevitabile che i rischi aumentino. Anche solo dal punto di vista fisiologico, la lucidità che può avere un ragazzino di 18 anni dopo 290 chilometri rispetto a quella di un professionista navigato, che ha già fatto esperienze graduali per arrivare a quel punto, è completamente diversa e quindi il rischio aumenta.

Secondo te il gruppo WorldTour sarebbe disponibile a una frenata sui passaggi così precoci?

Penso di no, per cui a livello teorico è molto bello, ma a livello pratico forse si fa davvero prima a mettere mani sui materiali e sulle biciclette. Però è chiaro che andremmo a scegliere la soluzione più facile pensando che sia la migliore. Secondo me invece un’analisi ha senso se la faccio in modo scientifico. Se applico dei criteri che abbiano un senso. Allora di fronte alla prova provata dei numeri, nessuno può fare delle contestazioni. Il problema invece è che ci basiamo sulle opinioni e continuiamo a non uscirne.

Come si fa un’analisi credibile?

Serve un gruppo di lavoro che analizzi le leggi del lavoro, coinvolgendo l’associazione corridori, i procuratori e i gruppi sportivi. Serve anche fare delle analisi a lungo termine, coinvolgendo degli esperti. Bisogna che nelle commissioni ci sia gente del nostro ambiente, ma l’analisi oggettiva e la soluzione devono provenire da persone con la capacità professionale e l’esperienza adeguata a risolvere il problema.

Se i corridori vanno a contatto di gomito, dice Guercilena, la caduta ne tira giù tanti, come quando cade un aereo
Se i corridori vanno a contatto di gomito, dice Guercilena, la caduta ne tira giù tanti, come quando cade un aereo
Si dovrebbe partire da un’analisi più seria?

Abbiamo un’analisi analitica di un aumento sconsiderato delle cadute rispetto agli anni 70? Stiamo parlando del danno della singola caduta o stiamo parlando realmente del volume di corridori caduti e dell’entità dei danni? Non esistono statistiche longitudinali. Non siamo in grado di dire se si cada di più o di meno nei primi 100 chilometri piuttosto che negli ultimi 20. Suppongo che nei primi 100 chilometri cadi per distrazione, mentre negli ultimi 5 per il rischio in volata. Ma anche questa è un’opinione e con le opinioni non si trovano le soluzioni. L’opinione deve essere il punto di partenza, poi bisogna fare un’analisi reale e scientifica e affidare agli esperti l’incarico di trovare le risposte.

Avete raccolto dati statistici?

Negli ultimi 2-3 anni con i dottori abbiamo iniziato a farlo. In realtà il numero di fratture non è aumentato e non è vero che si cada di più. E’ diverso invece il numero di corridori coinvolti nella stessa caduta. Come quando cade un aereo rispetto agli incidenti stradali. I corridori sono tutti più freschi, sono tutti più allenati, il gruppo è compattissimo e, se si cade, si cade tutti insieme.

Hai parlato di opinioni come punto di partenza. Tu cosa faresti?

Investiamo in tecnologia per trovare un airbag nel casco o nella maglia che, se ti schianti, ti salva la testa e la colonna vertebrale. Investirei tonnellate di soldi su sistemi di airbag uguali per tutti, che ti proteggano nella caduta evitando l’infortunio. Perché le cadute ci saranno sempre, fanno parte del nostro sport.

La sicurezza secondo Guercilena passa per la tutela del corridore e poi la messa in sicurezza più seria delle strade
La sicurezza secondo Guercilena passa per la tutela del corridore e poi la messa in sicurezza più seria delle strade
Come gli incidenti facevano parte della Formula Uno…

Però loro prima hanno trovato la tuta ignifuga, poi il casco. Poi sono intervenuti sui guardrail e a quel punto, anche se hanno limitato i motori, le velocità sono salite nuovamente. Il ciclismo è diverso, non si corre in un circuito con le vie di fuga e le protezioni, però secondo me il concetto di partenza deve essere individuare cosa davvero ti metta in sicurezza e poi andare a cascata su tutto il resto. Al centro dell’attenzione devono esserci il corridore e poi la struttura della strada.

Oppure si fa come dice Pidcock e si impedisce di fare il pieno di carboidrati…

L’ha detto come battuta, ma a livello teorico ha ragione. Limito l’apporto energetico e alla fine vince quello che ha più capacità di gestirsi. Se invece tutti hanno la possibilità di mettere 120 grammi di carboidrati, alla fine tutto il gruppo è in forze, perché ormai la nutrizione va in quella direzione. Ma cosa facciamo, limitiamo tutti gli aspetti nutrizionali che provano ad influire sulla vita normale? Sarebbe un lavoro controproducente e soprattutto anacronistico, perché lo sviluppo va in quella direzione. E secondo me lo sviluppo, qualunque sia l’ambito, va salvaguardato.

Giro di Lombardia 2025, Tadej Pogacar

EDITORIALE / Limitando le bici, vince sempre il più forte

03.11.2025
4 min
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Le medie salgono, le bici migliorano così come le preparazioni, le strade peggiorano, sia come manutenzione, sia per la presenza di elementi di arredo urbano che non tengono conto della possibilità che prima o poi passi una corsa. E la sicurezza ovviamente diventa una chimera. La statistica realizzata da procyclingstats.com mostra come la media oraria delle corse WorldTour nel 2025 sia stata di 42,913 chilometri orari. Fra il 2001 e il 2020 si era arrivati a sfiorare i 40 orari, mentre dopo l’anno del Covid, i valori hanno preso a salire.

Dovendo metterci un freno, l’UCI si è infilata in un vespaio, imponendo una serie di limitazioni. Prima quella per arginare la rotazione delle leve dei freni. Poi quella per limitare la tendenza di stringere i manubri. Quindi imponendo un limite all’altezza dei cerchi. Infine cercando di avviare dei test per studiare la limitazione nello sviluppo metrico dei rapporti, fermata però dal garante per la concorrenza del Belgio, perché apparentemente avrebbe limitato solamente Sram.

Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Ai campionati del mondo di Kigali 2025, il presidente Lappartient ha difeso le misure dell’UCI che tuttavia non incidono
Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Ai campionati del mondo di Kigali 2025, il presidente Lappartient ha difeso le misure dell’UCI che tuttavia non incidono

Come la bici di Coppi

Intervistato di recente su tutt’altro argomento, Stefano Garzelli ci ha regalato uno spunto che si inserisce benissimo nel discorso.

«Lo scorso fine settimana – ci ha detto – mi sono trovato a fare la discesa di Pizzo Sant’Angelo in Costiera Amalfitana e mi sono ricordato di quando la feci per la prima volta alla Tirreno-Adriatico del 1999. Mi ricordo proprio la fatica della discesa. Molte volte la gente mi chiede quanto vadano forte quelli di adesso. E io rispondo che è vero, ma darei loro le biciclette che avevamo noi 20 anni fa e secondo me si scoprirebbe che non andavamo tanto più piano. Solo che la differenza di frenata tra i freni di una volta e quelli a disco è abissale.

«A casa ho la Bianchi con cui vinsi il Giro del 2000 e sembra la bici di Coppi. Oggi non potrei più usarla. Per andare a 40 all’ora in pianura, devi andare a tutta, ora invece a 40 all’ora ci vai quasi senza pedalare, grazie alle ruote, i cuscinetti in ceramica, l’aerodinamica, i profili. Le cadute ci sono perché con il freno a disco stacchi sempre dopo, quindi vuol dire che arrivi sempre più veloce alla curva e non puoi sbagliare. Se sbagli, cadi. Invece una volta si frenava 50 metri prima e nelle curve entravi con più margine».

Giro d'Italia 2000, cronoscalata Briancon-Sestriere, Stefano Garzelli
Giro 2000, cronoscalata decisiva: la bici di ogni giorno con la protesi: sembra la bici di Coppi?
Giro d'Italia 2000, cronoscalata Briancon-Sestriere, Stefano Garzelli
Giro 2000, cronoscalata decisiva: la bici di ogni giorno con la protesi: sembra la bici di Coppi?

Alto profilo, parliamone…

Vogliamo ridurre davvero le velocità? Non potendo limitare la capacità di prestazione dell’atleta, che anche grazie alla nutrizione ormai è sempre al top, bisogna intervenire sulle biciclette, ma non nel modo cervellotico e vano ipotizzato dall’UCI per non scontentare nessuno.

Non si può tornare indietro dai freni a disco e dai perni passanti che rendono la bici e la frenata più rigidi? Va bene. I telai in carbonio sono i più performanti, sicuri e confortevoli? Va bene. Si torni allora indietro sulle ruote. Il limite di 65 millimetri è troppo alto: fatte salve le cronometro e senza toccare i cuscinetti, si scenda a un profilo da 30. L’UCI dice di aver scelto la misura limite, notando che al Tour nessuno utilizzava cerchi più alti di 65. Se però le velocità sono troppo alte, qual è il senso di aver mantenuto lo status quo?

A questo punto si potrebbe ragionare anche sulle posizioni in sella, che attualmente proiettano il corridore così in avanti da rendere la bici difficilmente manovrabile. Il limite imposto un tempo all’avanzamento della sella, per arginare le posizioni troppo estreme, avrebbe oggi una nuova ragione di essere.

Sul Colle delle Finestre con la bici aero e ruote da 30-37 mm. Un assetto che potrebbe diventare la regola per tutti?
Sul Colle delle Finestre con la bici aero e ruote da 30-37 mm. Un assetto che potrebbe diventare la regola per tutti?

Bici più comode e sicure

Il traguardo finale dovrebbe essere avere biciclette più comode, con una distribuzione dei pesi che eviti squilibri e soluzioni tecniche che non trasformino l’atleta in un proiettile incontrollabile. Se il ritorno delle medie sotto il tetto dei 40 può ridurre il numero degli incidenti fatali (che purtroppo ci saranno sempre), crediamo che qualche sacrificio in questo senso possa essere accettabile. Se contemporaneamente si diventasse più intransigenti nella scelta dei percorsi e delle dotazioni di sicurezza per gli arrivi, i passi in avanti sarebbero anche maggiori.

Il Giro 2000 di Garzelli fu un raccoglitore di emozioni fortissime e venne corso a 37,548 di media. Assolutamente nulla da invidiare all’ultimo conquistato da Yates a 41,728 chilometri orari e anch’esso deciso da un capolavoro nelle tappe finali.

Look Keo Vision, il pedale di alta gamma che pensa alla sicurezza

Look Keo Vision, il pedale di alta gamma che pensa alla sicurezza

28.10.2025
5 min
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Nell’ottica di aumentare la sicurezza del ciclista, Look Cycle lancia un versione dei suoi pedali più rappresentativi, della famiglia Keo. Si chiama Keo Vision, adotta un led integrato e permette al ciclista di essere ben visibile fino ad un chilometri di distanza.

La luce dei nuovi Keo Vision è applicata posteriormente e non porta alcuna variazione alle caratteristiche tecniche di base del pedale che già conosciamo. Entriamo nel dettaglio.

Look Keo Vision, il pedale di alta gamma che pensa alla sicurezza
Ben visibili anche di giorno, dettaglio da non trascurare
Look Keo Vision, il pedale di alta gamma che pensa alla sicurezza
Ben visibili anche di giorno, dettaglio da non trascurare

La sicurezza non è un’opinione

Rendersi visibile, il primo deterrente che il ciclista dovrebbe considerare, non solo di tergo e frontalmente, ma anche ai lati. Le luci posizionate sul mezzo meccanico sono uno strumento eccellente e capace di incrementare il fattore sicurezza. Eppure le luci montate sul telaio, sul reggisella e/o sul manubrio mostrano anche dei limiti di orientamento e visibilità laterale. Anche da qui nasce la volontà di sviluppare un sistema di luci che segue il movimento della pedalata, visibile dietro e ai lati, ma anche in grado di fornire un’idea precisa di cosa rappresenta la stessa luce rossa che si muove ed è notata alla distanza.

La sicurezza non deve passare in secondo piano, ma è necessario rendersi visibili sempre, attirare l’attenzione e coprire un range di spazio il più ampio possibile.

Concetto Bio Motion

E’ un concetto tanto semplice, quanto utile. Le luci, applicate sui pedali, seguono il movimento della pedalata e creano una sorta di flusso continuo di luce, ben visibile ai lati, dietro, per un range complessivo di 180° e fino ad un chilometro di distanza.

A prescindere dalla modalità di attivazione del led integrato nei pedali, il flusso di luce si “muove” con il gesto, cambiando automaticamente intensità e creando al tempo stesso un caleidoscopio.

Look Keo Vision, il pedale di alta gamma che pensa alla sicurezza
Modello Blade vs Blade Vision, poco cambia
Look Keo Vision, il pedale di alta gamma che pensa alla sicurezza
Modello Blade vs Blade Vision, poco cambia

Tecnicamente di cosa si tratta

Il progetto Look Keo Vision abbraccia due famiglie di pedali Keo, ovvero l’ultima versione dei Blade (modello Ceramic) ed i Keo 2 Max. Le due versioni, rispetto a quelle standard, adottano una clip posteriore leggermente modificata, disegnata per far alloggiare in modo sicuro le due luci (destra e sinistra). Le stesse luci si possono rimuovere a piacere, utilizzano una batteria integrata e ricaricabile tramite porta USB-C, hanno un’autonomia dichiarata di oltre 40 ore (tantissimo). Inoltre sono dotate di modalità start&stop, vanno in pausa quando si è fermi, si riattivano quando la pedalata riprende, a prescindere dalla modalità impostata. Hanno un peso dichiarato di 20 grammi per singola luce e sono waterproof IPX7.

Ogni singolo led ha un potere massimo di 60 lumen (nella modalità day flash), non poco se consideriamo le dimensioni integrate e poco ingombranti del prodotto. Le modalità utilizzabili sono quattro: day e night flash, rispettivamente con picchi di 60 e 10 lumen, pulse e steady, rispettivamente a 3 e 2 lumen. Nella modalità notte ogni singola luce può arrivare ad un’autonomia di circa 40 ore senza ricarica.

Prezzi di listino ed upgrade possibile

Look Keo Blade Ceramic Vision ha un prezzo di listino di 250 euro, mentre ci vogliono 125 euro di listino per il modello Keo 2 Max Vision. Entrambi sono coperti da garanzia triennale. E’ disponibile anche il kit Vision upgrade, separato dai pedali. Ha un prezzo di listino di 60 euro e comprende le due luci ed i cavi per la ricarica, le due clip posteriori di supporto ai led, i perni di supporto per la clip e le nuove viti.

Con l’intento di offrire un prodotto rivolto alla sicurezza, estremamente integrato, moderno e compatibile, il kit Vision può essere montato anche sui pedali Blade Power che portano in dote il misuratore di potenza.

Look Cycle

Luci iGPSPORT 2025, ET6 Smart Emoji Taillight

iGPSPORT ET6 e TL50, un passo verso sicurezza e divertimento

24.10.2025
4 min
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Sicurezza e uno sguardo allegro sulla strada potrebbero sembrare due voci inconciliabili. Troppo urgenti le problematiche in cui si incappa ogni giorno per immaginare che esista una parte divertente, eppure iGPSPORT ha voluto provarci. E’ di oggi infatti il lancio sul mercato di due luci posteriori – la ET6 Smart Emoji Taillight e la TL50 Ultra-Light Smart Taillight – che abbinano tecnologie di connettività a esperienze interattive e divertenti. Sicurezza e coinvolgimento nella stessa frase: vediamo di cosa si tratta.

Luci iGPSPORT 2025 ET6 Smart Emoji Taillight
Il montaggio della ET6 è estremamente semplice, la sua batteria dura fino a 30 ore
Luci iGPSPORT 2025 ET6 Smart Emoji Taillight
Il montaggio della ET6 è estremamente semplice, la sua batteria dura fino a 30 ore

ET6, l’ecosistema della sicurezza

La ET6 è la prima luce posteriore smart con emoji. Alla base di tutto c’è l’Ecosistema Interconnectivity di iGPSPORT, per cui la nuova luce si accoppia perfettamente con i ciclocomputer iGPSPORT.

Con una batteria che dura fino a 30 ore, essa prevede una inedita funzione – Smart Turn Alerts – che permette di indicare i cambi di direzione. Quando lavora in sincronia con la navigazione del percorso, quindi in abbinamento con un ciclocomputer, il sistema può attivare automaticamente l’indicatore di direzione sinistro o destro 50 metri prima di una svolta, avvisando efficacemente chi segue. Combinata con funzioni di sicurezza come il flash luminoso in frenata (Bright Brake Flash) e il flash di avviso di pericolo (Hazard Warning Flash), la ET6 si rivela un dispositivo smart indispensabile per l’uso quotidiano. Fin qui l’aspetto imprescindibile legato alla sicurezza. Ma siccome si è anche parlato di divertimento, andiamo a vedere di cosa si tratta.

Una luce divertente

La nuova ET6 analizza le fasi della pedalata e attiva i pattern emoji in base ai dati in tempo reale, come velocità, frequenza cardiaca, potenza, cadenza, distanza percorsa e tempo di pedalata. La loro visualizzazione tramite i vari emoji rende lo stato di marcia intuitivo a colpo d’occhio, mettendo un tocco di allegria.

Non basta. La ET6 introduce la funzione Tap-to-Share. Quando ci si avvicina a un compagno di squadra che ovviamente ha lo stesso equipaggiamento iGPSPORT, toccando due volte la propria luce ET6, si trasmette istantaneamente la combinazione di emoji corrente alla luce del compagno. Quella che si attiva è definita “una comunicazione emotiva in tempo reale tra i ciclisti”.

I pacchetti di emoji gratuiti sono più di 100 ed è possibile ottenerli tramite l’APP iGPSPORT. La visualizzazione del pattern risulterà dettagliata e vivida grazie a oltre 274 perle LED COB integrate.

Luci iGPSPORT 2025, TL50
La TL50 pesa appena 23 grammi: è essenziale, ma ha grande autonomia
Luci iGPSPORT 2025, TL50
La TL50 pesa appena 23 grammi: è essenziale, ma ha grande autonomia

TL50, efficienza in 23 grammi

La seconda proposta lanciata oggi sul mercato è la TL50, evoluzione della precedente TL30. La luce pesa appena 23 grammi, eppure la durata della batteria arriva fino a 26 ore. Le modalità di illuminazione intelligente supportate sono 6, tutte controllabili ovviamente tramite un ciclocomputer iGPSPORT o l’app mobile.

La TL50 eredita anche le principali caratteristiche di sicurezza delle luci posteriori smart iGPSPORT. Fra queste spiccano il rilevamento della frenata (Brake Sensing), il flash di avviso di pericolo e il flash sincronizzato di gruppo (Group Synchronized Flash). Si tratta di un sistema particolarmente indicato per il ciclista che punti sulla semplicità, senza rinunciare tuttavia all’utilissima integrazione con l’ecosistema iGPSPORT.

Luci iGPSPORT 2025, TL50
Integrata con un computer iGPSPORT, anche la TL50 segnala la frenat e ha il flash di avviso pericolo
Luci iGPSPORT 2025, TL50
Integrata con un computer iGPSPORT, anche la TL50 segnala la frenat e ha il flash di avviso pericolo

Un sistema integrato

E proprio il concetto dell’integrazione fra componenti fa di ETS Smart Emoji Taillight e della TL50 Ultra-Light Smart Taillight un passo significativo verso la costruzione di un ecosistema iGPSPORT completo. Attraverso interattività e connettività, iGPSPORT continua a spingere gli accessori smart per il ciclismo verso una praticità che sia efficace e anche divertente. Segnalandosi fra i principali attori nella produzione di supporti di illuminazione e di sicurezza nel panorama mondiale

I prodotti iGPSPORT sono in vendita anche su Amazon: La ET6 Smart Emoji Taillight a 43,99 euro e la TL50 Ultra-Light Smart Taillight a 27,99 euro.

iGPSPORT Italy

Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa

Kigali, Lappartient e la celebrazione dell’UCI

01.10.2025
8 min
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KIGALI (Rwanda) – Rieletto alla guida dell’UCI per i prossimi quattro anni, il presidente dell’UCI Lappartient si è mostrato in giro per i mondiali con un bel sorriso e la sicurezza di chi non ha avuto neanche bisogno di difendersi da candidati avversi. L’apparato federale svizzero è ormai una solida industria, che produce fatturato e continua la sua espansione verso confini un tempo inimmaginabili. Lo sbarco in Rwanda è stato accolto con toni trionfali sia da parte del presidente dell’UCI, che se l’è appuntato sul petto, sia da parte dei media locali. Peccato ad esempio che alla celebrazione sia subito seguito ad esempio il contraltare delle parole di Girmay, che ha smontato il castello delle cerimonie. E invitando a riflettere sulla parola stessa: l’Africa non è il Rwanda. L’Africa è un continente immenso e ciascun Paese ha la sua storia e le sue esigenze.

All’indomani della sua elezione, Lappartient ha incontrato i media nella conferenza stampa di rito, in cui ha mostrato delle straordinarie doti oratorie, ma anche la scarsa volontà di affrontare a fondo i temi più seri. La sicurezza in gara. Le proteste contro Israele. Le rivolta delle aziende. Le azioni contro le squadre per l’annosa (e noiosa) vicenda dei GPS. Le cose hanno un solo punto di vista valido: quello dell’UCI. Intanto però le 5 squadre escluse dal Romandia Donne si sono rivolte al TAS, mentre SRAM si è rivolta al Garante Belga della concorrenza per la decisione legata alla limitazione dei rapporti. Quando abbiamo chiesto all’ufficio comunicazione dell’UCI di conoscere in che modo si svolgeranno i test in questo senso al Tour di Guangxi, ci è stato risposto che proprio in seguito al ricorso di SRAM, tali informazioni non possono essere condivise con i media

Campionati del mondo, Kigali 2025, Biniam Girmay
Girmay ha detto chiaramente che in Africa servono cose più elementari – ad esempio le bici – che grandi eventi internazionali
Campionati del mondo, Kigali 2025, Biniam Girmay
Girmay ha detto chiaramente che in Africa servono cose più elementari – ad esempio le bici – che grandi eventi internazionali
Finalmente in Africa, dunque?

Ho avuto l’obiettivo di organizzare i campionati mondiali in Africa e finalmente, 8 anni dopo la mia prima elezione, siamo qui in Rwanda e sono molto felice per l’alto livello di organizzazione e gare meravigliose. Il ciclismo in Africa sta crescendo. Tanti di noi non sapevano cosa aspettarsi. Sono rimasti colpiti dal livello dell’organizzazione.

Non rischia di essere un grande evento che domani non lascerà nulla?

Il ciclismo su strada è diverso da tutte le altre discipline. Bisogna correre, non puoi solo allenarti e gareggiare una o due volte al mese. Purtroppo non ci sono abbastanza gare e a volte ci sono problemi di risorse. Servono più corse a livello locale, ma anche internazionali. Se gli atleti africani vogliono raggiungere un determinato livello, non c’è nessun plan B che tenga: devono trasferirsi in Europa. Solo lì sono in grado di competere ogni settimana. Organizzare le gare, vista l’economia di alcuni Paesi, è molto più difficile.

E come si fa?

Il nostro obiettivo è che questo mondiale non sia un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Il fatto che gli eventi siano stati trasmessi in quasi tutti i Paesi dell’Africa ci aiuterà. Sono sicuro che potremo avere molti più eventi internazionali e in altre discipline, come la mountain bike o il gravel. Continueremo a investire, ma l’Africa è grande ed è difficile spostarsi da uno Stato all’altro. Per questo l’idea è di aprire un centro di ciclismo all’Ovest. Questi hub regionali saranno molto importanti per individuale i talenti e poi portarli al livello più alto. Dobbiamo continuare a discutere con le Federazioni nazionali per aiutarli a portare avanti una vera agenda, perché non sempre sono strutturate. Dobbiamo implementare una strategia per i prossimi 5 anni in Africa. E’ importante prendere in considerazione i risultati positivi di questi mondiali, ma anche quello che si può migliorare.

Vuelta Espana 2025, ultima tappa MAdrid, protesta pro Palestina, disordini, tappa annullata
Il rifiuto dell’UCI e dello sport di prendere posizione sulla situazione di Gaza ha prodotto le proteste della Vuelta
Vuelta Espana 2025, ultima tappa MAdrid, protesta pro Palestina, disordini, tappa annullata
Il rifiuto dell’UCI e dello sport di prendere posizione sulla situazione di Gaza ha prodotto le proteste della Vuelta
Mentre qui si celebra il mondiale, la Vuelta in Europa è stata fermata per una protesta politica.

Riconosciamo completamente il potenziale della democrazia e il diritto di protestare, quando le persone non sono d’accordo con qualcosa. Ma protestare ed essere rispettosi è una cosa, protestare e danneggiare gli atleti è un’altra e questo non lo possiamo accettare. E’ molto complicato. In Spagna la polizia ha cercato di proteggere i corridori, ma ugualmente gli atleti si sono sentiti insicuri e spaventati. Nel frattempo, il Primo Ministro spagnolo ha detto che supporta i protestanti, quindi non deve essere stato facile per gli agenti difendere la corsa.

La protesta mirava a escludere la squadra israeliana dal gruppo…

Secondo i valori olimpici, lo sport è un strumento di unità. Chiaramente come UCI non possiamo pretendere di salvare il mondo soltanto portando le persone insieme a una gara di bicicletta o in una competizione. Ma questo è anche il nostro DNA, la storia dei valori olimpici, essere in grado di competere qualunque sia la nostra nazionalità, la nostra religione, il nostro background, anche se i Paesi sono in guerra. Ieri nel Congresso c’erano la federazione palestinese, la federazione israeliana, la federazione ucraina nella stessa stanza, ma dobbiamo essere molto attenti che i nostri team portino un altro tipo di messaggio. Noi siamo sicuri che la Israel-Premier Tech abbia il diritto di partecipare, mentre il governo spagnolo mi ha chiesto di rimuoverlo: su quale base legale?

Sulla base di una inedita sensibilità umana, probabilmente…

Qualsiasi controversia futura sarebbe il pretesto per rimuovere un altro team. La politicizzazione dello sport è un grande pericolo. Non significa che dobbiamo accettare tutto. Quello che è successo il 7 ottobre è stato inaccettabile e ciò che succede oggi a Gaza è terribile per i civili. Se vogliamo la pace, la violenza non è la soluzione. Ma noi siamo politicamente neutrali e non vogliamo entrare nelle decisioni politiche, perché non possiamo diventare un strumento per applicare sanzioni.

Campionati del mondo Kigali 2025, GPS soto sella di Eleonora Ciabocco
Questo il sistema GPS usato dall’UCI al mondiale per la sicurezza dei corridori
Campionati del mondo Kigali 2025, GPS soto sella di Eleonora Ciabocco
Questo il sistema GPS usato dall’UCI al mondiale per la sicurezza dei corridori
Veniamo ai GPS e a tutto quello che è successo intorno?

Il nostro obiettivo è non avere più un caso come l’anno scorso, in cui il corridore è caduto e non è stato possibile trovarlo (il riferimento è alla morte di Muriel Furrer, ndr) Vogliamo essere in grado di trovare l’atleta e di sapere quando si ferma. E’ chiaro che l’obiettivo è di avere questi dispositivi per tutte le gare in futuro. Non parlo di avere il nostro sistema, ma come principio vogliamo averlo almeno per il WorldTour e se è possibile per le ProSeries, ma sarebbe un grande investimento.

Perché non adottare il sistema Velon, già collaudato e che non avrebbe costi, dato che le squadre WorldTour lo usano già?

Non metteremo mai la sicurezza nelle mani delle compagnie private, privando l’UCI del diritto di adottare un suo sistema. Alcune squadre hanno voluto bloccarci, per il timore che avremmo commercializzato i loro dati. Gli ho detto: ragazzi, la situazione è stata stessa per gli ultimi 6 anni, non lo faremo, non commercializzeremo i dati, ma non voglio essere ricattato (Lappartient usa il termine “blackmailed”, ndr) nel nome della sicurezza, quindi se non volete usare i GPS sarete rimossi dalla gara. E’ stato molto difficile per tutti noi e spero che possiamo trovare soluzioni. Velon non è pronto per questo. Stanno lavorando per mettere a punto e fare un test al Giro di Lombardia. Ma per il futuro voglio essere in grado di avere dei GPS per i corridori, nel nome della sicurezza e senza commercializzare nulla.

Nei giorni scorsi è stata deliberata la fine della Nations Cup per U23: significa che si andrà verso la soppressione della categoria?

C’è una discussione, perché oggi la maggior parte degli under 23 sono professionisti e il livello della gara U23 non è stato molto alto. E’ difficile per le nazioni ottenere un buon livello di partecipazione. Ormai i team professionistici si occupano anche degli juniores, per cui l’esigenza per cui creammo questo sistema oggi non c’è più. Prima i team non investivano nei devo team per cui abbiamo deciso che non fosse necessario mantenere la stessa struttura di un tempo, anche se il Tour de l’Avenir rimarrà una gara per team nazionali. Non siamo gli organizzatori, ma la sosterremo con un contributo perché si tratta di una gara riservata alle nazionali. Il mondiale U23 continuerà, ma a nostro avviso non è più necessario mantenere la Nations Cup. Avevamo avuto delle richieste, ma non tantissime, per cui abbiamo deciso di rinunciare.

Altezza dei cerchi, limitazione dei rapporti e larghezza dei manubri: i punti caldi delle nuove regole UCI
Altezza dei cerchi, limitazione dei rapporti e larghezza dei manubri: i punti caldi delle nuove regole UCI
A luglio avete varato le nuove normative tecniche nel segno della sicurezza, ma in una fase in cui i brand stavano lanciando delle novità non i linea con i nuovi standard. Non sarebbe meglio avere una collaborazione migliore con l’industria ciclistica?

Ovviamente possiamo migliorare il livello di discussione, ma posso dirvi che ci sono molti contatti con il WFSGI, che in un certo modo è l’unione di tutti i produttori. Pensiamo che sia buono avere un frame per le nostre discussioni e le relazioni sono state utili anche nelle ultime settimane, ad esempio per raggungere l’accordo sulla larghezza dei manubri. Quanto all’altezza dei cerchi, perché abbiamo scelto come limite massimo i 65 mm? Perché abbiamo osservato. Nell’ultimo Tour de France, nessuno aveva cerchi più alti  di 60 mm, quindi la misura che proponiamo è ancora più alta rispetto a ciò che usano i corridori.

Perché non coinvolgere le aziende nel quadro di SafeR?

Il nostro obiettivo non è solo seguire il lavoro dell’industria, ma anche mettere le regole per la sicurezza. Le gare sono sempre più veloci e manovrare una ruota da 80 mm in condizioni di vento è critico. Per questo abbiamo messo la limitazione a 65 mm, ovviamente per le gare su strada, nelle crono sono liberi. Quello che vorrei dire è che siamo aperti a tutte le discussioni, ma una cosa deve essere chiara: non useremo mai la nostra influenza per modificare il mercato. L’innovazione è la chiave dello sport, ma per noi viene prima la sicurezza. Tanti miei colleghi vorrebbero avere un’industria forte come la nostra. Sappiamo anche noi che serve il giusto preavviso perché il lancio di un prodotto richiede anche due anni, ma qui si trattava di limitare la velocità delle gare, perché continuando ad aumentarla, avremmo messo in pericolo i nostri atleti.