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Lucca tra i pro’: emozioni e promesse mantenute

05.11.2022
4 min
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Spuntare la casella delle categorie di bici.PRO nella sezione “News” e “Professionisti” parlando di Riccardo Lucca ci riempie il cuore di gioia. “Succede a chi ci crede” così potremmo definire l’Odissea di Lucca, che nel 2023 sarà nelle file della Bardiani CSF Faizanè, che nella nuova stagione cambierà nome. Il trentino di Rovereto approda nel mondo dei professionisti all’età di 25 anni. Tardi se si considera la media di queste ultime stagioni, ma i sogni ed il destino non stanno a guardare i giorni o i mesi, loro passano, anche quando meno te lo aspetti.

Il 19 agosto arriva la notizia dai canali social della Bardiani: Lucca farà parte del team per le prossime due stagioni
Il 19 agosto arriva la notizia dai canali social della Bardiani: Lucca farà parte del team per le prossime due stagioni

L’inverno tanto atteso

Questo inverno, che ancora tale non si può definire viste le temperature anomale, è quello della certezza per Lucca. Ce l’ha fatta, ma da qui si riparte, guai pensare di essere arrivati.

«Dopo le corse – ci dice da casa sua – mi sono fermato per un bel periodo. Basta, avevo bisogno di fermarmi. Non sono andato in vacanza, non ne ho avuto modo. Ho cercato per un po’ qualcuno con cui andare via, poi ho deciso di godermi la tranquillità di casa. Stavamo ristrutturando e sono rimasto qui a lavorare, abbiamo demolito qualche muretto (dice ridendo, ndr). Ho iniziato in questi giorni a fare qualcosa: un po’ di corsa, qualche camminata in montagna, ma nulla di che. Il primo ritiro con la squadra sarà a metà dicembre».

La Bardiani ha già fatto un mini ritiro a fine ottobre, per conoscersi e fare gruppo
La Bardiani ha già fatto un mini ritiro a fine ottobre, per conoscersi e fare gruppo

Un’estate “leggera”

Il 19 agosto, sui social della squadra di Reverberi, è arrivata la notizia della firma di Lucca. Una gran bella notizia, per tanti motivi: il primo sicuramente personale per il corridore. Il secondo, è per tutti gli altri elite, mai smettere di crederci.

«A fine giugno ho avuto i primi contatti con la Bardiani – racconta Lucca – e avevo in programma un test con Pino Toni, poi slittato a causa del Covid. Avere un contratto per il 2023 mi ha fatto vivere gli ultimi mesi qui alla Work Service in maniera consapevole. L’obiettivo delle mie ultime stagioni era stato finalmente raggiunto, questo mi permetteva di andare alle corse libero di testa. Questa “spensieratezza” mi ha permesso di vincere ancora in stagione.

«Quando mi sono trovato il contratto firmato davanti ho fatto un bel respiro (dice ridendo, il buon umore non glielo toglie nessuno ora, ndr). Me lo sono proprio sudato, mi sono passate per la mente tante immagini. Quello che ho fatto prima non si cancella, anzi, mi deve aiutare a ricordare da dove sono partito».

Pochi giorni dopo l’annuncio della firma con la Bardiani la vittoria sullo Zoncolan al Giro del Friuli (foto Bolgan)
Pochi giorni dopo l’annuncio della firma con la Bardiani la vittoria sullo Zoncolan (foto Bolgan)

Il professionismo

Lucca ci ha corso con i professionisti, la sua non sarà un’esperienza “da zero”. Anzi, la sua vittoria più bella è arrivata proprio tra i grandi, all’Adriatica Ionica Race, nella soleggiata Sirolo.

«Sicuramente il livello si alzerà ulteriormente rispetto alle gare fatte fino ad ora, quando una professional corre tra i grandi alza le aspettative. Arrivo ad un’età più matura, questo non so se può essere un vantaggio o meno, dipende da tante cose. A 25 anni ho una maggiore consapevolezza delle mie qualità e delle mie caratteristiche, mi sento più sicuro e formato. Affronterò corse più lunghe, con chilometraggi che non ho mai fatto nemmeno in allenamento e gare a tappe più impegnative. I margini di crescita non mancheranno».

Lucca e il ds Contessa sono legati da una promessa fatta nel 2019 e finalmente realizzata: il passaggio di Riccardo tra i pro’
Lucca e il ds Contessa si sono fatti una promessa nel 2019: il passaggio tra i pro’. Matenuta!

La rivincita di Contessa

«Riccardo potrebbe essere un buonissimo gregario per una WorldTour, speriamo che almeno possa provarci in una professional». Queste le parole di Contessa, diesse della Work Service, dopo la vittoria di Lucca all’AIR

«Lui per me è contentissimo – racconta Riccardo – e io lo sono per lui. Questa è stata la nostra rivincita, Contessa in me ci ha sempre creduto. Avevamo già lavorato insieme quando ero al quarto anno, nel 2019. Mi aveva promesso che avremmo lavorato insieme per farmi passare e se non ci fossimo riusciti sarebbe stata una doppia sconfitta: per me e anche per lui. Ci siamo riusciti alla fine, anche se a distanza di qualche anno. La cosa bella è che quando sono tornato alla Work Service, non sapevo che ci sarebbe stato anche lui, forse il destino ci ha fatto riunire per mantenere quella promessa fatta qualche anno fa».

Sullo Zoncolan il morso di Lucca: la vendetta è servita

03.09.2022
5 min
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Today is THE day, l’ora dello Zoncolan è arrivata. Alla partenza sembra una tappa come un’altra: c’è il sole, fa caldo, sembra una giornata estiva qualunque, ma nei visi dei corridori che si preparano c’è qualcosa di diverso. Che sia preoccupazione per l’arrivo in salita o la consapevolezza che si arriverà lì dove si è scritto un pezzo di storia del ciclismo, non è chiaro.

Lo speaker lo dice e lo sottolinea più volte: oggi si scala lo Zoncolan, ripercorrendo le strade che due anni fa Lorenzo Fortunato ha divorato, vincendo la sua prima tappa al Giro d’Italia. A Pavia di Udine le squadre arrivano in orario, salgono sul palco, si prestano a presentazioni e sorrisi in favore delle telecamere, poi si incolonnano.

Li guardiamo, si guardano a vicenda. Si cerca di trovare negli occhi degli avversari la determinazione di colui che ci tenterà e il timore di chi invece sa che oggi potrebbe non essere la giornata giusta.

Il gruppo ha affrontato lo Zoncolan da Sutrio, con l’arrivo ai piedi dell’ultima rampa
Il gruppo ha affrontato lo Zoncolan da Sutrio, con l’arrivo ai piedi dell’ultima rampa

Verde da difendere

Tra le decine di corridori che ci passano vicino, decidiamo di fermare Andrea Alfio Bruno (Parkpre Racing Team), in maglia verde. E’ concentratissimo (o forse un po’ teso?). Ci racconta di come sono andati questi due giorni e dice che le gambe sembrano rispondere bene. Conosce la tappa e ha ben fisso in mente il suo obiettivo: restare in verde. Dei GPM di giornata dice che punta al terzo, di seconda categoria. Sa di dover centrare la fuga per prendere quei punti, ma confida che la strada gli darà le risposte che cerca, le sicurezze di cui ha bisogno.

«I chilometri (e la media oraria) degli scorsi giorni – dice – iniziano a farsi sentire».

Andrea è consapevole che la tappa non è così semplice come può sembrare dall’altimetria, ma è determinato a fare bene.

Andrea Alfio Bruno vede sfumare la maglia verde: è sconsolato, ma forse se lo aspettava?
Andrea Alfio Bruno vede sfumare la maglia verde: è sconsolato, ma forse se lo aspettava?

Gialla in bilico

Diverso invece l’umore della maglia gialla, Matteo Zurlo (Zalf Euromobil Fior). Ieri l’ha detto: «Ce la metterò tutta, ma non è il mio campo». Ci parliamo, confessa di non aver mai corso prima sullo Zoncolan, ma che si sente bene. Sa che probabilmente, così come lo scorso anno, la maglia gialla sarà il ricordo di un giorno solo di corsa.

Tre, due, uno…si parte. Il gruppo pedala alla volta del chilometro zero, noi ci avviamo verso lo Zoncolan. All’altezza del rifugio Aldo Moro, la giornata calda e soleggiata di appena qualche ora prima, sembra un lontano ricordo: è nuvoloso, fa più freddo. Ma è maestosamente bello: è LA montagna. Qui si suda, si fatica, ma si conquistano le soddisfazioni più grandi. Per chi apprezza la montagna, oggi è semplicemente la giornata perfetta. 

Lucca ha da poco annunciato il contratto con la Bardiani: questa vittoria è un bel modo per brindare
Lucca ha da poco annunciato il contratto con la Bardiani: questa vittoria è un bel modo per brindare

Vince Lucca

All’arrivo dei corridori non manca molto, in perfetta tabella oraria arrivano i primi del gruppo. Timidamente, dalla linea dell’arrivo si vede sbucare il primo casco. Tra i massaggiatori che attendono i ragazzi c’è grande fermento, sebbene dalle ammiraglie sia già arrivata qualche indicazione.

E’ un casco bianco, poi si vede la maglia. E’ bianca. No sfuma nel blu. La massaggiatrice lo riconosce: è Riccardo Lucca, della Work Service Vitalcare Vega. E’ sorridente, appagato, soddisfatto… Ci mancherebbe, potrebbe dire qualcuno, è lui il migliore sullo Zoncolan (in apertura, foto Bolgan).

Si susseguono gli arrivi dei corridori, sono stanchi, cercano qualcosa per coprirsi, ma gli occhi non nascondono una certa gratificazione nell’essere arrivati fin lì. Mentre siamo immersi a guardare questo spettacolo, arriva Francesco Busatto (General Store), che all’amico vincitore, sorridendo, dice solamente: «Mi hai fatto arrivare di nuovo secondo»

Riccardo è contento: conosceva la salita, sapeva dove allungare poco prima dell’ultimo chilometro, ma non ci ha pensato due volte a giocarsi il tutto per tutto. Da come racconta è stata una giornata nervosa, con una caduta, una discesa veloce e poca collaborazione in salita. La montagna non fa sconti, sullo Zoncolan il prezzo è fisso e uguale per tutti: si può contare solo sulle proprie forze.

Gialla fiamminga

Tra chi si scioglie in abbracci, sbuffi, chi allenta la tensione della tappa regina del Giro, c’è chi è ancora concentratissimo, impegnato con lo sguardo a fare i conti. Nicolò Buratti (Cycling Team Friuli) termina terzo e conta i secondi per la maglia gialla, finché non arriva il comunicato ufficiale: il nuovo leader è Emiel Verstrynge (Alpecin-Deceuninck Development Team).

Più sconsolato, qualche metro più indietro si ferma Andrea Alfio Bruno, ancora in maglia verde e il nostro semplice fare domande è l’occasione per sfogarsi un po’. La maglia verde, il suo obiettivo, sfuma per pochi punti. E’ un po’ deluso, non ce lo nasconde, ma promette che domani ci riproverà.

Le squadre scendono in fretta, rimangono solo i tanti appassionati e i meccanici che, tra le nuvole che si infittiscono, sistemano le bici. Era una giornata che poteva andare diversamente? Forse no. E’ stata una giornata di grande ciclismo, la giornata della montagna regina del Giro. Da qui, è tutto in discesa, verso Udine.

Lucca: la scommessa della Bardiani (e di Pino Toni)

03.09.2022
5 min
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Si può ancora passare professionisti a 25 anni? La risposta è sì, basta chiedere a Riccardo Lucca, che dal prossimo anno correrà con la Bardiani CSF Faizanè. La squadra guidata da Bruno Reverberi ha creduto nel ragazzo trentino, quest’anno in forza alla Work Service, ed in questi giorni impegnato a correre al Giro del Friuli. 

Nonostante il mondo del ciclismo corra sempre più veloce, dove la pazienza sembra una virtù ormai persa ,Lucca non ha demorso. Quest’anno, all’Adriatica Ionica Race, aveva colto la sua prima vittoria in una gara professionistica, ammettendo che nessuna squadra lo avesse ancora contattato. 

Quest’anno la vittoria all’Adriatica Ionica Race, nella tappa di Asolo, una bel biglietto da visita per il 25enne trentino
Quest’anno la vittoria all’Adriatica Ionica Race, nella tappa di Asolo, una bel biglietto da visita per il 25enne trentino

Ecco la Bardiani

Alla fine qualcuno ha bussato alla porta del corridore trentino, ed aveva la maglia viola, bianca e verde della Bardiani. Nel 2023 Lucca passerà professionista ed allora, curiosi di questa scelta un po’ controcorrente, abbiamo chiesto a Mirko Rossato il perché.

«Lucca, bene o male, è da tempo che lo seguiamo – ci racconta dal Belgio, dove segue gli under 23 al Flanders Tomorrow Tour – ha avuto un percorso travagliato a causa di tanti problemi fisici, tra cui anche il Covid. Fino a due anni fa tutti ne dicevano bene, ne parlavo con Giorgio Furlan e mi diceva che il ragazzo era forte, dotato di un gran motore. Lo stesso Zoccarato, nostro corridore, ci ha sempre detto che tra i dilettanti il punto di riferimento per le fughe, e non solo, era Lucca. Avevamo già provato a prenderlo nel 2021 ma non si era riusciti a concretizzare la cosa, quest’anno, invece, è andata per il verso giusto. Poi ha fatto un test da Pino Toni, e lui ha garantito per le sue grandi qualità».

Nel 2022 Riccardo era ripartito dalla Work Service, un’ultima occasione per conquistare il ciclismo dei grandi (foto Scanferla)
Nel 2022 Riccardo era ripartito dalla Work Service, un’ultima occasione per conquistare il ciclismo dei grandi (foto Scanferla)

Già pronto

Arrivare tra i professionisti quando si ha un’età superiore alla media è sinonimo di tenacia. Anche davanti alle mille difficoltà Lucca non ha mai rinunciato, anzi era ripartito proprio dalla Work Service per riscattarsi. Piano riuscito, ed ora, sembrano tutti curiosi di vederlo all’opera, Bardiani in primis. 

«La nostra non la definirei una mossa in controtendenza – spiega Rossato – siamo una squadra che dà la possibilità ai corridori di provare ad essere dei professionisti. Abbiamo preso anche Fiorelli quando era un po’ più grande degli altri e guardate che bella stagione che sta facendo. Era giusto dare una chance a Lucca, sono contento per lui e convinto che potrà fare bene. La sua età gli permette di essere già pronto magari per delle gare importanti, non mi sorprenderei se fosse alla partenza del Giro d’Italia nel 2023».

Lucca insieme a Ilario Contessa, i due sono stati insieme anche nella prima esperienza del trentino in maglia Work Service
Lucca insieme a Ilario Contessa, i due sono stati insieme anche nella prima esperienza del trentino in maglia Work Service

Parola a Pino Toni

Allora, se è vero che Lucca ha fatto dei test dal preparatore della Bardiani Pino Toni bisogna chiedere a lui che tipo di corridore ha trovato.

«La mia opinione potete immaginarla – esordisce Pino Toni – se alla Bardiani prendiamo un corridore vuol dire che va bene. Lucca è uno che i numeri li ha, li ha sempre avuti, ma ha corso in squadre poco organizzate, o che non ne facevano risaltare le qualità. Alla fine, quando sei in una squadra dove si vince tanto tutti guardano ai numeri di vittorie e non alle qualità dei corridori, il mercato va verso chi vince. Dopo aver visto i test di Lucca ho alzato il telefono ed ho chiamato Bruno (Reverberi, ndr) e gli ho detto che un corridore così è da prendere. E’ un ragazzo molto intelligente che sta facendo degli studi inerenti allo sport ed alla preparazione. Ha curato anche i minimi dettagli, togliendo quei due o tre chili di troppo ed ora si vede. Ha tanto motore, le corse che ha vinto sono tutte simili: circuito in pianura e poi salita finale, anche lunga, di 11 o 12 chilometri. In pianura a 45 all’ora ci va con un filo di gas, in scioltezza, e poi anche in salita rende molto».

Per Lucca sei vittorie anche nel 2021 in maglia General Store, ma nessuna chiamata (foto Scanferla)
Per Lucca sei vittorie anche nel 2021 in maglia General Store, ma nessuna chiamata (foto Scanferla)

Uno come pochi

A giudicare dalle parole di Rossato e di Pino Toni sembra che uno come Lucca sia un corridore che capiti davvero di rado nel ciclismo. Eppure, fino a giugno, non era neanche sicuro di trovare un posto, ed alla fine della scorsa stagione aveva continuato perché motivato da altri e non perché ci credesse fino in fondo. 

«Questo è un corridore con dei numeri – si riaggancia Toni – non è stato apprezzato per quello che sono i numeri, la gente non guarda alle capacità ma alle vittorie, secondo me se lui è motivato va forte. Faccio test dal 1996 e li ho sempre fatti con il misuratore di potenza, ho visto davvero pochi corridori come lui, uno su tutti Politt, che ha fatto secondo ad una Parigi-Roubaix. Assomiglia molto al tedesco, in più, ha una migliore aerodinamicità ed un rapporto peso potenza più alto. Anche perché Lucca è un metro e 84 per 74 chili. Io faccio test, non la campagna acquisti, quindi mi intrometto poco, però non si poteva lasciare in giro un corridore come questo, soprattutto in una squadra come la nostra.

«Spero possa avere una bella carriera in Bardiani, ma per me ci dura poco. Nel senso che ha tanti sbocchi interessanti di crescita professionale, potrebbe ambire in poco tempo ad una WorldTour. Se fosse nato in Belgio, Lucca sarebbe già alla Quick Step da almeno tre anni. Se dovessi paragonarlo ad un corridore lo avvicino a De Gendt. Un corridore che nel portare a spasso un gruppetto ci va a mezzo gas e poi ha anche la forza di andargli via. Potenzialità ne ha, poi deve imparare a gestirsi, dovrà essere il più “economico” possibile, la cilindrata ce l’ha, non deve finire la benzina».

Come funziona l’esperienza dello stagista? Parola a Lucca

18.08.2022
6 min
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Dal primo agosto le squadre possono prendere gli stagisti. Lo stagista è il dilettante, generalmente un under 23, che per un certo periodo di tempo corre con una squadra professionistica. Ed è quella squadra con la quale molto probabilmente passerà professionista. 

La regola è questa, ma non è un dogma, e lo sa bene Riccardo Lucca (in apertura foto Julie Desanlis), che lo scorso anno fece lo stagista con la Gazprom-RusVelo. Al netto di quanto è poi accaduto al team russo, il ragazzo ora in forza alla Work Service non è stato confermato. Ma presto le cose potrebbero cambiare per lui…

In altre circostanze fare lo stagista diventa una formula per anticipare il passaggio del ragazzo. Questo accade per chi ha già firmato il contratto con quel determinato team e lo stesso team, che magari a fine stagione è a corto di uomini, lo chiama a correre. E con il Covid è successo spesso.

Lucca ha vinto la tappa di Sirolo all’Adriatica Ionica 2022. Anche alla luce di questa vittoria presto potrebbe avere un contratto da pro’
Lucca ha vinto la tappa di Sirolo all’Adriatica Ionica 2022. Alla luce di questa vittoria potrebbe arrivare a un contratto da pro’
Riccardo, come inizia il percorso dello stagista? E’ il procuratore che cerca la squadra?

Dipende dalla situazione. A volte il procuratore, che magari non è ancora riuscito a farti firmare, si sente con una squadra disponibile e ti propone di fare una prova, appunto uno stage. E se il team accetta il tuo arrivo… è assurdo rifiutare!

Ma serve anche l’okay del team di provenienza…

Burocraticamente chiedi alla tua squadra il via libera e da quel momento assumi lo stato di stagista. Questo accade da continental a professional o WorldTour. Da continental a continental, oltre che fuori luogo, si avrebbe la possibilità di prendere poi parte solo a gare internazionali. Non avrebbe senso.

Cosa succede quando passi “di là”?

Vedi subito la differenza. Un’altra realtà. Loro ti studiano. Alla fine è un esame.

E per questo esame come si fa con la preparazione? Se ne fa una ad hoc?

Difficile, perché di solito la chiamata arriva in piena estate e ormai i “giochi” sono fatti. Le preparazioni e le condizioni sono quelle. Ad agosto non fai i miracoli. Per quanto mi riguarda io in qualche modo ho fatto anche parte della preparazione con loro. Sono andato a Livigno. Ho fatto anche dei test con loro. Gli interessavo e mi hanno dato l’okay a provare.

Lo scorso anno Lucca (qui in coda) ha corso con la Gazprom dallo Sazka Tour al Tour du Jura, poco più di un mese dunque
Lo scorso anno Lucca (qui in coda) ha corso con la Gazprom dallo Sazka Tour al Tour du Jura, poco più di un mese dunque
Come si vive quel periodo? Hai parlato di esame, ci si sente sotto stress?

Da un punto di vista è bello, dall’altro sai che la squadra che ti ospita, diciamo così, ha delle aspettative su di te. Aspettative che a volte sono troppo grandi rispetto a quello che può dare un ragazzo. L’ho già detto una volta: «Uno stagista è un dilettante vestito bene». Anche perché di solito non lo sai troppo prima ed è difficile magari in 15 giorni fare chissà quale salto di qualità. Tante volte, almeno nel nostro caso, le corse sono quelle: Mallorca, Coppi e Bartali, Giro di Sicilia, Adriatica Ionica Race… gare in cui cerchi di metterti in mostra andando all’attacco. Ma anche l’atleta è quello, solo che i team professionistici si aspettano un pro’. E poi c’è un aspetto da considerare: il rapporto con gli altri ragazzi.

Cioè?

Ad agosto chi interessava ai team è già stato preso o ha rinnovato, ma gli altri di fatto in quel momento sono come te. Sono compagni che cercano un contratto. In qualche modo ci “stai stretto”. Si fa un po’ “a spallate” per quel posto.

E questo incide anche sull’andamento della corsa?

Un po’ sì. Io lo scorso anno per esempio dovevo dare una mano a Velasco e l’ho fatto, qualcun altro invece ha fatto la sua gara ed era al servizio del suo risultato.

In effetti è un aspetto che non sempre viene considerato. Riccardo, prima indirettamente hai parlato di dilettante vestito bene. Come funziona con il vestiario? Come ci si abitua magari ad un fondello diverso?

Io alla fine lo scorso anno sono capitato in una realtà medio-piccola, non ero in una WorldTour dove ti danno tre valigie di materiale e magari il vestiario è anche su misura. Non che mi mancasse nulla però. Io sono andato nel loro magazzino. Ho fatto tutte le prove per individuare le taglie e mi hanno dato quel che serviva: divise (corte e lunghe), dopo gara, caschi… Tutto tranne le scarpe.

Come mai?

Beh, quelle sono molto personali e cambiarle all’improvviso nel corso della stagione non è il massimo. Così come per la bici.

E questa sarebbe stata la domanda successiva: la bici. Tu come hai fatto?

Io ho utilizzato la mia e tutto sommato non è male. Cambiare la bici ad agosto è un po’ delicato per le misure e anche per le sensazioni di guida. Però certo, avere gli stessi materiali in gara sarebbe meglio, può succedere di tutto: forature, cedere la bici ad un compagno… Poi molto dipende dalle esigenze di sponsor.

Spiegaci meglio…

Alla Gazprom per esempio lo scorso anno non avevano tutto questo interesse a far vedere il marchio in quanto erano in scadenza con quel brand. Ma per esempio a Raccani, che ha appena fatto lo stagista alla Quick Step-Alpha Vinyl (una WorldTour, ndr), hanno subito fornito la Specialized del team. Pertanto un po’ si fa i conti con i materiali disponibili e un po’ con le esigenze del team (e del suo blasone, ndr). Semmai si lascia la sella: è lo stesso discorso delle scarpe.

Lucca (primo a sinistra) festeggia con i compagni la vittoria di Velasco nella terza tappa del Limousin 2021
Lucca (primo a sinistra) festeggia con i compagni la vittoria di Velasco nella terza tappa del Limousin 2021
Invece con i caschi e gli occhiali? Tante volte cambiando questo set, la stecca dell’occhiale tocca con la parte laterale del casco e non è comodissimo: ci sono situazioni così?

Che dire: si prende quel che passa il convento! E poi in certi team non hai mai un solo casco e un solo occhiale a disposizione. Alla fine il giusto mix lo trovi.

E invece che differenze ci sono dal punto di vista dell’ambiente?

Quando sali di livello è più facile trovarsi bene. E’ un altro mondo. Sono loro che ti chiedono se hai bisogno di qualcosa. E non il contrario. Sei seguito costantemente. Ricordo che c’era sempre il medico al seguito, per esempio. Poi tutto è più professionale. Ti arriva un documento Pdf sul quale c’è tutto il programma della giornata. In questa tabella c’è l’orario di tutto: dalla colazione alla corsa.

E a livello di alimentazione: differenze?

Diciamo che tutto è gestito meglio. Soprattutto quando vai all’estero la pasta non manca mai, la portano loro e sei sicuro di mangiare bene. Anche a colazione hanno dietro dei grandi contenitori con dentro i cibi per la colazione appunto e quando arrivi trovi già tutto apparecchiato.

Come ci si relaziona con gli altri? Si trova subito il feeling?

Non è facilissimo, perché già ti conosci poco, arrivi in un gruppo e sei quello nuovo. In più c’è spesso il problema della lingua che non agevola le conversazioni. Io non ho problemi con l’inglese. In Gazprom per esempio in radio tutto veniva detto in russo e in italiano.

Strepitoso Lucca: davvero troppo vecchio per passare?

07.06.2022
5 min
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Taglia il traguardo in lacrime e non sa che nell’ammiraglia alle sue spalle, il diesse Contessa ha iniziato a farlo ben prima. Riccardo Lucca ha vinto di prepotenza in una corsa di professionisti e anche per lui si tratta della prima volta. Alle sue spalle un gruppo da corsa elite, perché per vincere si deve andare in fuga e non è detto che vengano sempre a prenderti. Probabilmente la caduta di Carboni nella penultima discesa l’ha avvantaggiato, ma quella curva l’avevano vista tutti e la scivolata del marchigiano parla forse di troppa foga.

Corsa al riscatto

E’ la corsa di chi vuole far sentire la propria voce e Lucca è uno di quelli che s’è abituato a camminare con i sassi nelle scarpe. L’anno scorso ha vinto sei corse con la maglia della General Store, ma ha pagato caro il fatto di avere già 24 anni. Come Alfio Locatelli si sentì dire da un procuratore che alla stessa età era già vecchio, il trentino di Rovereto ha semplicemente trovato le porte chiuse.

«Ieri è stata una brutta giornata – dice – ho pagato caro il Grappa. Ho perso più di 7 minuti e in classifica stamattina ne avevo quasi 10. Per questo sono entrato in quella fuga così numerosa. Ero convinto che ci avrebbero preso, invece si sono fermati. Prima di me ha provato Carboni, ma è caduto. E io arrivando, piangevo…».

Gregario da WorldTour

Il suo nome salta fuori dalle cronache delle ultime tappe e dai successi degli anni passati e di colpo la vittoria mette in fila i vari tratti e compone l’identikit di un corridore forte che magari si è fatto scivolare sopra il tempo nei primi anni di carriera.

«Sapevamo tutti delle grandi qualità di Riccardo – dice Davide Rebellin sfinito sul traguardo – ha un grande motore e merita di proseguire a un livello superiore, perché è un ragazzo vincente che sa anche fare lavoro di squadra. Merita una chance».

Sulla stessa lunghezza d’onda è Ilario Contessa, che con Lucca aveva già lavorato nella sua prima parentesi nella marchigiana Work Service.

«Il primo giorno – racconta al settimo cielo – era il più forte di tutti, ma ha pagato l’inesperienza di essere l’unico atleta continental e non è riuscito a gestire il finale. Va bene che ha vinto l’amico Scaroni, ma quel giorno non è andata bene. Alla luce di oggi però, ce la facciamo bastare ugualmente. Riccardo potrebbe essere un buonissimo gregario per una WorldTour, speriamo che almeno possa provarci in una professional».

Le porte chiuse

Lucca adesso non piange più e quando dice che nessuno l’ha ancora cercato per passare professionista, lo fa allargando le braccia.

«Forse ho perso del tempo – dice – ma certo i miei anni da junior sono stati gli ultimi in cui non facevano passare ragazzi così giovani. Adesso quei miei errori li uso per farli vedere ai nostri under 23, per correggerli quando è necessario. La squadra sta andando nella giusta direzione, abbiamo vinto quattro corse con quattro diversi corridori e adesso gli U23 andranno al Giro, mentre io avrò il Giro del Veneto e poi i campionati italiani su una distanza che non ho mai fatto. Ci saranno i corridori più forti, sarà comunque un’esperienza. Nessuno mi ha cercato, mentre tanti continuano a passare. Poi però vedo che tanti passano presto, non trovano il giusto colpo di pedale e sono in difficoltà».

Attacco frontale

Sirolo si specchia nell’Adriatico in un primo accenno di vacanze e spiagge. Antonio Nibali, sfinito dopo il traguardo, ha raccontato di averci provato e che la sua idea fosse più o meno la stessa messa in atto da Lucca. Scollinare con 5-6 secondi al penultimo passaggi sul Gpm e poi tirare dritto. Perché la discesa, diceva, si faceva meglio da soli che in gruppo.

Il finale ha proposto l’attacco frontale di Tesfatsion a Zana, che però ha risposto senza particolare affanno. E mentre il vicentino pedala verso l’attesa vittoria, il corridore eritreo cresce ogni giorno sul piano della fiducia. Chissà se anche su di lui ha già messo gli occhi qualche squadrone.

Contessa e il bilancio dei primi mesi in Work Service

20.05.2022
6 min
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Ilario Contessa è sempre indaffarato. Alla Work Service le cose da sistemare e mettere a posto per questa seconda parte di stagione sono tante e lui non è uno che si tira indietro.

«Stavo preparando le cose per questo weekend – dice Contessa appena alzata la cornetta – sarà pieno di gare. Sabato si corre il Marchigiana e domenica gli junior sono impegnati in due corse: Strade Bianche ed una qui in provincia di Padova».

Il diesse, innamorato del ciclismo, è tornato alla Work dopo una parentesi di due anni alla Zalf, con lui tracciamo un punto su questi primi, intensi, mesi di corse.

Alla prima tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali Giovanni Bortoluzzi ha conquistato la maglia del Gpm
Alla prima tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali Giovanni Bortoluzzi ha conquistato la maglia del Gpm

Tanti podi, poche vittorie

«La stagione della squadra è partita bene, abbiamo fatto qualche podio di troppo e qualche vittoria di meno – dice ridendo – ma sono soddisfatto. Il Giro di Sicilia è stato super, siamo andati davvero bene. Abbiamo ottenuto un bellissimo piazzamento con Venchiarutti nella terza tappa vinta da Miholjevic. Nella seconda tappa con l’arrivo a Caltanissetta Lorenzo Ginestra si è piazzato quindicesimo, sono davvero contento per lui, è giovane e questi risultati danno morale».

Venchiarutti Pontedera 2022
Il podio di Pontedera, con Venchiarutti fra De Pretto (2°) e Di Felice (3°) (foto Federciclismo)
Venchiarutti Pontedera 2022
Il podio di Pontedera, con Venchiarutti fra De Pretto (2°) e Di Felice (3°) (foto Federciclismo)

Il ritorno alla vittoria di Venchiarutti

Nicola Venchiarutti e Riccardo Lucca sono i due corridori su cui ci eravamo concentrati ad inizio stagione. Ora, dopo qualche mese, i primi risultati si sono visti, anche se i margini per migliorare ci sono ancora. 

«Venchiarutti è partito bene – racconta Ilario – ha vinto a Pontedera e si è piazzato al Giro di Sicilia, dopo il quale ha preso una maledetta bronchite che lo ha fermato per un po’. Meglio averla presa ora che era in un periodo di “riposo” piuttosto che in altri momenti della stagione. I prossimi appuntamenti che sta preparando sono l’Adriatica Ionica Race, il campionato italiano e poi con la nazionale farà i Giochi del Mediterraneo».

«La vittoria gli ha fatto bene, all’inizio della stagione ha avuto qualche tentennamento proprio per la disabitudine a vincere. Si è sbloccato e questo gli ha dato il giusto morale. Con noi sta bene, non se lo sarebbe aspettato neanche lui, anche se siamo una continental si lavora sodo e con grande professionalità. E’ chiaro che rispetto agli anni scorsi ha fatto un passo indietro ma con noi è sempre sotto supervisione diretta da parte della Drone Hopper».

Dopo la bella vittoria a Pontedera per Venchiarutti un bel quarto posto nella terza tappa del Giro di Sicilia
Dopo la bella vittoria a Pontedera per Venchiarutti un bel quarto posto nella terza tappa del Giro di Sicilia

Lucca crescerà

Un altro che sorride, forse un po’ meno, è Riccardo Lucca, lui e Ilario si sono ritrovati alla Work. Il feeling tra i due c’è, Riccardo lavora sodo e aspetta il suo momento, che arriverà…

«Quando dicevo dei troppi podi un po’ mi riferivo a lui – dice ridendo di nuovo Ilario – gli manca la vittoria per coronare il lavoro fatto fino ad ora. A Montecassiano era in forma ma non è riuscito ad imporsi e a Monte Urano ha trovato un giovane molto forte, Raccani. Con il caldo lui prende spunto e riesce a dare il meglio di sé, io in lui ci credo».

«Spiace che non sia stato chiamato a fare i Giochi del Mediterraneo, Lucca a crono è sempre andato bene. Ha fatto dei piazzamenti anche al campionato italiano qualche anno fa. Anche per lui il programma di corse prevede Adriatica Ionica e campionati nazionali, su strada e a crono. Correrà anche il De Gasperi ed il Giro del Veneto, dove nel 2019 ha vinto una tappa proprio in maglia Work».

Per Riccardo Lucca una prima parte di stagione con tanti piazzamenti, con l’arrivo del caldo spera di trovare la vittoria (foto Scanferla)
Per Riccardo Lucca una prima parte di stagione con tanti piazzamenti, con l’arrivo del caldo spera di trovare la vittoria (foto Scanferla)

Spazio anche ai giovani

Nei pensieri e nei programmi del diesse ci sono anche gli under 23, il programma per loro è fitto e si avvicina il Giro d’Italia Under 23, un bel palcoscenico. 

«Con gli under stiamo preparando il Giro – racconta l’indaffarato Ilario – tra poco andranno sul Pordoi e faranno un po’ di giorni lì, una volta scesi faranno il De Gasperi e poi si inizia. Una corsa come il Giro è bello farlo andando preparati, non siamo all’altezza degli squadroni che lotteranno per vincere ma ci saremo. Anche al Recioto, al Belvedere ed al Piva siamo stati propositivi».

Bene anche gli U23 della Work Service, qui alla Due Giorni per Alessandro Bolis (foto Scanferla)
Bene anche gli U23 della Work Service, qui alla Due Giorni per Alessandro Bolis (foto Scanferla)

E l’eterno Rebellin?

Davide Rebellin smetterà di correre a fine stagione, lo aveva annunciato. Il recupero dall’infortunio procede e sembra pronto a tornare.

«Davide – racconta Contessa – è pronto per incominciare la sua stagione, anche lui dovrebbe correre l’Adriatica Ionica e poi i campionati italiani, vorrebbe smettere in quell’occasione. Diciamo che ha quelle 4 gare che vorrebbe fare per chiudere la sua carriera, il recupero è andato bene, visivamente gli manca un po’ di volume muscolare del polpaccio infortunato. Ora servirà lavorare bene sul ritmo gara ma sono gli ultimi dettagli, vuole divertirsi e godersi le ultime corse».

Davide Rebellin ha subito un infortunio durante la scorsa stagione, il suo rientro è atteso all’Adriatica Ionica Race
Davide Rebellin ha subito un infortunio durante la scorsa stagione, il suo rientro è atteso all’Adriatica Ionica Race

Un giudizio personale

E’ sempre difficile autovalutarsi, si rischia di eccedere in eccesso o in difetto, ma un primo bilancio sul ritorno in Work ad Ilario lo chiediamo lo stesso, senza pressioni. 

«Solitamente commentano gli esterni – ci incalza con una battuta- ma mi sembra di aver lavorato bene, mi trovo bene con la squadra. Bisogna guardare avanti, verso i prossimi anni. Ritengo di aver dato una nuova verve al team, spero che i miei aiuti siano ben graditi. Mi reputo ancora giovane per il ruolo che ricopro, ho solamente 37 anni e rapportarsi con ex pro’ o elite di alto livello è stimolante e si impara gli uni dagli altri. Se devo fare un paragone extra ciclistico mi definirei un Sarri o un Mourinho, non talentuoso nel praticare lo sport ma con entusiasmo e lavoro ho fatto la mia gavetta. Sono partito dai giovanissimi e ho fatto tutte le categorie, spero un giorno di fare il salto che mi manca!».

Lucca e Plebani: alla Work Service per riscattarsi

18.12.2021
6 min
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L’importante è non arrendersi mai. Potrebbe essere sintetizzata così la nuova avventura che attende Riccardo Lucca e Davide Plebani. I due sono dei nuovi corridori del team Work Service Vitalcare Vega, avevano già corso insieme quando erano in Colpack nel 2018. Sono cambiate tante cose e questa nuova avventura è un po’ un’ultima chiamata per entrambi. Sono pronti a rispondere presente e sanno che bisogna dimostrare che meritano lo spazio che tanto reclamano.

Lucca con Simoni dopo la vittoria al De Gasperi
Lucca con Simoni dopo la vittoria al De Gasperi

Per sognare un posto tra i pro’

«La speranza è l’ultima a morire», così aveva concluso la scorsa intervista Riccardo Lucca. A giudicare da quel che è successo in quelle parole ci ha creduto davvero. «A fine stagione ero giù di morale perché non avevo ricevuto offerte rilevanti – dice Riccardo (in apertura al Giro del Piave vinto) – poi è arrivata la chiamata di Levorato, il presidente della Work».

Si tratta di un ritorno per te, come mai hai scelto loro?

Devo essere sincero, sono stati i primi a cercarmi e gli unici a farmi un’offerta concreta. Avevo tante mezze promesse ma non si è mai fatto nulla. In più la Work Service ha un bel calendario che mi permetterà di correre con i pro’ e questo è importante per la crescita. I risultati quest’anno non mi sono mancati (7 vittorie per lui nel 2021, ndr) ho fatto un po’ più fatica a fare bene nelle gare con i professionisti, un po’ per sfortuna un po’ per una condizione non ottimale.

Riccardo Lucca ha già corso con il team Work Service nel 2019
Riccardo Lucca ha già corso con il team Work Service nel 2019
Pensi di essere pronto per affrontare un calendario più impegnativo?

Questa chiamata della Work mi ha risollevato molto il morale. Il calendario è ampio e ci sarà la possibilità per tutti di mettersi in mostra. Ho visto come gareggiare con i professionisti ti faccia crescere e maturare molto dal punto di vista tattico e di “motore”. Le prime gare prendi un sacco di “bastonate” ma sono pronto, voglio crescere in modo graduale.

Hai già un’idea del calendario che andrai ad affrontare?

Inizieremo a Maiorca a fine gennaio, parteciperemo a 5 gare in altrettanti giorni. Andremo lì con la squadra al completo e alterneremo gare ed allenamenti, non ho mai iniziato a correre così presto quindi sarà un po’ un’incognita. D’altra parte, questo mi potrebbe garantire una buona forma per le gare di marzo ed aprile come il Laigueglia, la Coppi e Bartali ed il Giro di Sicilia.

Ritroverai Contessa, tuo diesse alla Zalf ed alla Work…

Sono contento, quando ho firmato con la Work non sapevo del suo ritorno. Con lui ho lavorato bene, è un diesse giovane quindi è facile lavorare con lui perché è vicino alle nostre dinamiche di pensiero.

Davide Plebani è da sempre impegnato in pista con la nazionale italiana con la quale ha ottenuto buoni risultati fino al 2019
Davide Plebani è da sempre impegnato in pista con la nazionale italiana

Work Service e pista nel mirino

Davide Plebani arriva dalla Biesse Arvedi dove ha corso le stagioni dal 2019 al 2021. Il suo percorso da corridore è sempre stato legato alla pista ed il suo passaggio alla Arvedi sembrava improntato in quella direzione, per questo il suo addio alla squadra bergamasca ci ha fatto drizzare le antenne.

Perché hai lasciato la Biesse Arvedi?

Sono andato via, ma il mio rapporto con loro è rimasto ottimo. Quando sono arrivato nel 2019 mi hanno permesso di entrare subito nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro e di questo ne sarò sempre grato. Mi sono accorto però di aver bisogno di più giorni di corsa su strada per puntare a migliorare anche in pista.

E la scelta della Work da dove arriva?

I Carera mi hanno messo in contatto con Levorato e abbiamo parlato. Già da metà del 2021 non ero sicuro di voler continuare con l’Arvedi ne avevo parlato con loro e mi hanno consigliato la Work Service.

Come dividevi i tuoi impegni?

La Biesse ha un calendario in cui si contano una quarantina di gare su strada, divise però tra elite ed under 23. Essendo un elite non avevo accesso a tutte le gare ma solamente ad un parte di queste. Per la precisione ne ho corso 25 nella scorsa stagione.

Davide Plebani ha corso tre anni in maglia Biesse Arvedi mettendosi in mostra anche su strada (foto Scanferla)
Davide Plebani ha corso tre anni in maglia Biesse Arvedi (foto Scanferla)
Ritenevi fossero poche?

Per quanto mi riguarda sì, se voglio colmare il gap con gli altri atleti che corrono in pista ho bisogno di correre di più. Gareggiare su strada ti permette di crescere di condizione e ti garantisce una base di forza fondamentale per fare bene su pista.

La Biesse è una squadra che cura molto la pista, alla Work riuscirai a prepararti con la stessa cura?

Sono una persona molto chiara e trasparente, quando ho parlato con Levorato ho dichiarato di voler curare anche la pista. Non so ancora quali eventi andrò a correre. Anche perché la stessa nazionale deve decidere se partecipare, ed eventualmente a quali, gare di Coppa del mondo che ci saranno a marzo ed aprile.

Hai parlato anche con Marco Villa di questa tua decisione?

Sì, era favorevole, anche lui pensa che disputare più gare possa aiutarmi a crescere ancora.

Quali margini di miglioramento pensi di avere?

Non so bene, fino al 2019 avevo dei risultati buoni (terzo nell’inseguimento individuale ai mondiali e secondo con il quartetto agli europei di Apeldoorn). Ho avuto anche una buona dose di sfortuna perché poco prima degli europei e dei mondiali di quest’anno mi sono rotto la clavicola. Credevo molto in quei due appuntamenti, soprattutto di poter prendere parte al quartetto che ha vinto il mondiale.

Liam Bertazzo
Davide Plebani insieme a Liam Bertazzo, i due hanno corso insieme anche nel quartetto in Coppa del mondo nel 2019
Liam Bertazzo
Davide Plebani insieme a Liam Bertazzo
Il calendario della Work è ampio, ma siete tanti corridori, 16, pensi ci sarà spazio per tutti?

Sì siamo tanti ma penso che avremo tutti le nostre opportunità. La squadra partecipa a molte gare anche in giorni ravvicinati quindi saremo chiamati tutti in causa.

Il Laigueglia però ti prepara in un modo, l’Istrian Trophy in un altro…

Non tutte le gare sono uguali ma chi si vuole mettere in mostra coglie tutte le occasioni al volo. Siamo una squadra completa, ognuno con caratteristiche diverse.

Ritrovi Lucca con cui hai corso nel 2018.

E’ bello incontrare e correre con qualcuno che si conosce già. “Di vista” conosco anche altri miei compagni con i quali ho gareggiato da avversario più volte. Ora che siamo tutti dalla stessa parte sarà divertente perché ci conosciamo già dal punto di vista tecnico e tattico.

Riccardo Lucca: «Al San Daniele ho ritrovato la fiducia»

07.10.2021
4 min
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Riccardo Lucca ha vinto l’84esima Coppa San Daniele, gara disputata martedì 5 ottobre. Ha vinto la volata a due contro Davide Botta. Riccardo ha 24 anni e corre per la General Store, è al secondo anno della categoria élite ma non ha ancora trovato il varco giusto per passare professionista. In questa stagione ha vinto sei gare tra cui il Giro Ciclistico del Piave (foto in apertura, foto Scanferla). Il suo è stato un percorso di maturazione lungo e completo, non senza qualche difficoltà, come normale che sia, ora però lui si sente pronto e vuole correre tra i grandi.

Un sorridente Riccardo Lucca dopo l’Astico-Brenta (foto Scanferla)
Un sorridente Riccardo Lucca dopo l’Astico-Brenta (foto Scanferla)
Ciao Riccardo, innanzitutto, come sta andando questa stagione?

Bene direi, è stata una stagione a due facce: sto andando forte nella mia categoria (élite, ndr) ed ho ottenuto delle belle vittorie, ben sei. Però c’è stata la parentesi non positiva quando ho fatto il mese di stage alla Gazprom-RusVelo.

Come mai?

Nel mese che sono stato con loro non sono andato come la squadra si sarebbe aspettata e nemmeno come mi sarei aspettato io. Ho corso con loro dal 5 agosto al 4 settembre, ho disputato due gare a tappe ed un paio di corse di un giorno.

Come mai non sei riuscito ad esprimerti al massimo?

Quella dello stage, per i corridori, è una bella esperienza e va colta al volo senza esitare. Però un mese è troppo poco. I compagni diversi, il modo di correre differente… sono tante le variabili che ti possono destabilizzare. Considerando che io ci ho messo quattro anni per ingranare tra gli under 23 (dice ridendo, ndr).

Riccardo Lucca in azione all’Astico-Brenta corsa poi vinta da Riccardo Verza (foto Scanferla)
Riccardo Lucca in azione all’Astico-Brenta corsa poi vinta da Riccardo Verza (foto Scanferla)
E’ anche vero che molti corridori ci mettono un anno a carburare tra i professionisti, racchiudere tutti i processi in un mese forse è poco.

Sì, quando sono passato a correre con i professionisti ho avuto l’impressione di essere un dilettante vestito bene. Non si può cambiare la mentalità e la preparazione in così poco tempo, è anche vero che se uno va forte lo fa in tutte le condizioni, ma non siamo tutti uguali. Poi avere questa finestra a fine stagione crea un imbuto, ci sono troppi corridori che si vogliono mettere in mostra. Un team come la Gazprom ha già i suoi atleti da gestire e che devono mettersi in mostra ed hanno anche una posizione di vantaggio visto che la squadra ha fatto un investimento su di loro.

Tu sei al secondo anno della categoria elite, quello che vediamo però è un ciclismo che cerca sempre i più giovani, c’è ancora spazio per un corridore come te?

Quando ho fatto il primo anno da under 23, nel 2016, ero alla Zalf e le cose erano molto diverse, si correva in appoggio ai corridori elite. Ora invece se arriva uno junior che va forte si punta si di lui e magari passa professionista al secondo anno, ma non ha mai vinto o non ha fatto esperienza.

L’esperienza tu ce l’hai?

Alla General Store ho trovato un ambiente molto più adatto a me e alla persona che sono, è più familiare e anche meritocratico. In corsa i ragazzi giovani mi ascoltano e mi chiedono consigli, quando c’è una decisione di gara da prendere vengo chiamato in causa perché so come si gestiscono certe situazioni.

Se invece si passa tra i professionisti troppo presto questa cosa viene a mancare?

Ci sono casi e casi: Evenepoel o Ayuso è giusto che vadano tra i professionisti. Le loro qualità sono tali che rischierebbero di compromettere una stagione se rimanessero tra gli under perché vincerebbero tutte le gare. I ragazzi normali rischiano di bruciarsi, anche perché quando passi il contratto è minimo di due anni, ma se alla fine non rendi ti ritrovi a 24 anni senza squadra e devi ritornare nei dilettanti.

Riccardo Lucca festeggia la vittoria al 76° Giro Ciclistico del Piave
Riccardo Lucca festeggia la vittoria al 76° Giro Ciclistico del Piave
Il tuo percorso è stato lineare?

Diciamo che ho maturato l’esperienza giusta per non sfigurare, da under 23 e continental ho passato tante gare e situazioni. Ora se guardiamo all’ultimo Giro dell’Emilia sono stato l’unico continental a finire la gara.

Quindi ti senti pronto?

E’ ovvio che quando uno entra negli under 23 sogna di poter fare questo per lavoro e lavora per raggiungere i propri obiettivi. Io mi sono detto che questo è l’ultimo anno che faccio nella categoria elite, se non ricevo proposte mi fermo. Ero un po’ giù di morale dopo l’esperienza con la Gazprom, ma dopo la vittoria di San Daniele mi sento meglio. Come si dice: la speranza è l’ultima a morire.

Guazzini: va bene tutto, ma la gamba serve a Tokyo

04.06.2021
4 min
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Inutile dire che sugli europei in pista puntassero tutte molto. Le ragazze italiane in odore di quartetto olimpico avrebbero avuto l’occasione per provare la gamba e i meccanismi di gara, riprendere confidenza con il clima della competizione e guardare in faccia le rivali da troppo tempo fuori dai radar. Tolti gli europei di Plovdiv 2020, corsi senza troppe Nazioni partecipanti, l’ultimo vero confronto internazionale restano i mondiali di Berlino della scorsa primavera. Se la Bielorussia non avesse dimenticato la democrazia, mettendosi a dirottare aerei per sequestrare un giornalista scomodo al regime di Lukashenko, gli europei si sarebbero svolti regolarmente a Minsk.

«Noi per un po’ si è sperato che li collocassero nelle stesse date ma da un’altra parte – dice la toscana Vittoria Guazzini, in apertura mentre coglie il quarto posto alla Dwars door Vlaanderen – invece martedì mentre eravamo nell’ultimo giorno di ritiro a Livigno, Salvoldi ci ha comunicato che li faremo a ottobre. E’ stato veramente brutto. Non sarebbero stati un obiettivo, ma un passaggio per capire. Allenarsi non è come correre, ma Dino ci conosce e valutando le nostre prestazioni in pista, saprà scegliere lo stesso».

Vittoria Guazzini, Martina Alzini, Chiara Consonni: tre pedine importanti per il quartetto, ma la rosa è ben più ampia
Vittoria Guazzini, Martina Alzini, Chiara Consonni: tre pedine importanti per il quartetto, ma la rosa è ben più ampia

Priorità alla pista

Si andrà dritti all’esame di laurea senza averne sostenuti altri in avvicinamento. Le Olimpiadi senza gare. Si disse in tempi non sospetti: per tante discipline, il ciclismo fra queste, sarà l’edizione più folle di sempre.

«Si va alla cieca – ride con il solito tono scanzonato – e del resto nemmeno sapevamo se agli europei sarebbero venuti tutti. Il primo quartetto sarà quello delle Olimpiadi, per cui a giugno passeremo tanti giorni in pista, correndo nei weekend per velocizzare. Io sto bene, lavori in corso. In altura abbiamo fatto tanti lunghi e palestra. Nella prima parte di stagione ho corso tanto in Belgio, ma adesso la priorità è la pista. Per cui ad esempio non farò il Giro d’Italia».

Nel tempo libero suona la chitarra: l’acustica e l’elettrica (foto Instagram)
Nel tempo libero suona la chitarra: l’acustica e l’elettrica (foto Instagram)

Sana competizione

La gara avrebbe se non altro permesso a ciascuna di trovare la sua collocazione, farsi una ragione davanti alle prestazioni delle altre: la selezione in allenamento ha il sapore del trial e non sempre si riesce a vivere in modo sereno.

«In questo ritiro siamo state bene – dice Vittoria che è burlona ma anche tosta – ognuna sa che può essere selezionata e si è creato un clima di sana competizione. Ciascuna di noi ha pianificato con il proprio allenatore un cammino verso Tokyo e di certo il picco di forma andrà raggiunto là. Essere con la gamba al top a giugno in Italia non lo vedo troppo saggio».

Agli ultimi europei di Plovdiv, ha vinto la madison in coppia con Elisa Balsamo
Agli ultimi europei di Plovdiv, ha vinto la madison in coppia con Elisa Balsamo

Tricolori in Puglia

Intanto le ragazze della Valcar, la squadra di Vittoria Guazzini, si sono vaccinate e stanno viaggiando verso il Belgio a correre domani la Dwars door het Hageland e il giorno dopo la Dwars door de Westhoek.

«Del gruppo pista – dice – ci saremo Balsamo, Consonni e io. Ma troveremo anche Ilaria Sanguineti e Silvia Persico che pochi giorni fa ha vinto la Euganissima Flanders e dovrebbe avere una gran gamba. Noi tre andremo per fare i nostri lavori, ma la squadra si farà vedere di sicuro. E poi a fine giugno sarò ai campionati italiani in Puglia. Insomma, c’è parecchio da fare…».